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PABA
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Paba è tipicamente sardo, di Aritzo nel nuorese, di Cagliari e
Selargius nel cagliaritano di Sassari e Bonorva nel sassarese e
di Tramatza ed Oristano nell'oristanese, dovrebbe derivare da un
soprannome basato sul termine sardo
Paba (Pontefice).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PABA: “su paba”,
è la variante sarda di il papa
(pontefice), ma qui in nel Medio Campidano e nel Sulcis
Iglesiente esiste la voce “sa
paba”, che è la variante di “sa
pala” intesa come
spalla e come pendio di montagna
(vedi PALA): il fenomeno del betacismo è frequente nelle parlate
della Sardegna meridionale: s’obìa per s’olìa (l’oliva), su sòbi
per su soli (il sole), sa sabìa per sa salìa (la saliva),
s’àkibi per s’àkili (l’aquila), su cobòru per su colòru (la
biscia), s’arjòba per s’arjòla (l’aia), etc. Tale fenomeno è
però recente, poichè non si registra nei documenti medioevali,
dove invece è presente, ed anche profusamente, Pala, come
cognome e come toponimo. Per tali motivi, siamo convinti che il
cognome Paba
sia la variante sarda di papa –
pontefice (vedi PAPA), dato al
capostipite come soprannome, ad esempio. Attualmente il cognome
Paba è presente in 78 Comuni italiani, di cui 37 in Sardegna:
Aritzo 85, Cagliari 57, Sassari 26, Oristano 24. Nella penisola
è Roma con 43 ad avere il numero più alto. |
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PACCA
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Pacca è tipicamente campano, di Pannarano nel beneventano e di
Napoli, potrebbe derivare da un soprannome o nome medioevale
basato sul termine longobardo
pakka (carne
salata), forse ad intendere che
il capostipite fosse stato un vivandiere. |
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PACCADUSCIO |
Paccaduscio, molto molto raro, è specifico di Perugia, di
origine etimologica oscura. |
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PACCAGNA
PACCAGNI
PACCAGNINI
PACCAGNINO |
Paccagna, estremamente raro, ha un ceppo nel sudmilanese e
lodigiano, Paccagni, quasi unico, parrebbe del varesotto,
Paccagnini ha un ceppo nel milanese a Castano Primo, Milano e
Buscate, un ceppo nel pistoiese a Pistoia, Quarrata e San
Marcello Pistoiese ed a Montalcino nel senese, un piccolo ceppo
è presente anche ad Alghero nel sassarese, Paccagnino,
praticamente unico, parrebbe del novarese, dovrebbero tutti
derivare, direttamente o tramite ipocoristici, da soprannomi
originati dal termine dialettale
paccagna
(colpo, botta, ma anche nespola). |
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PACCAGNELLA |
Paccagnella è tipicamente veneto, di Padova, Rubano,
Albignasego, Vigodarzere, Limena, Sant'Angelo di Piove di Sacco,
Cadoneghe, Selvazzano Dentro, Rovolon, Villafranca Padovana,
Abano Terme, Curtarolo e Vigonza, del veneziano, di Venezia e
Dolo, e del vicentino, di Torri di Quartesolo, Vicenza e Bolzano
Vicentino, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale arcaico
basato su di un'alterazione del termine veneziano arcaico
paccagnesso
(cicaleccio, ma anche chiasso e
baccano), forse ad indicare nei
capostipiti delle persone molto solite alle ciarle. (vedi
comunque anche PACCAGNA) |
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PACCHIANI
PACCHIANO |
Pacchiani ha un ceppo nel bergamasco, in particolare a Bossico,
uno a Parma e nel parmense ed uno toscano, a Siena, Massa e
Firenze, Pacchiano è tipico del napoletano, di Cimitile, Nola,
Pomigliano d'Arco e Marigliano, dovrebbero derivare da
soprannomi originati dal vocabolo
pacchia
nella sua accezione arcaica di cibo,
pasto abbondante,
con il significato forse di
crapulone o
ingordo,
forse a sottolineare una particolare ingordigia o smodatezza nei
consumi da parte dei capostipiti. Troviamo tracce di queste
cognominizzazioni in Emilia nel 1700 quando un certo Don Pietro
Pacchiani è arciprete a Bazzano nel bolognese. |
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PACCHIARINI |
Pacchiarini ha un ceppo nel lodigiano, a Lodi e Massalengo, a
Milano ed a Pavia, ed uno molto piccolo tra reggiano e modenese,
a Palagano nel modenese in particolare, dovrebbe derivare dal
nome medioevale Pacchiarino,
con questo nome ricordiamo il Capitano di Ventura del 1500
Pacchiarino, nome derivato da un soprannome originato da una
forma ipocoristica del termine
pacchia (mangiata
e bevuta memorabile), che
sembrerebbe essere a sua volta derivato dal vocabolo tardo
latino pacho
(porco all'ingrasso),
il termine pacchiarino
dovrebbe aver voluto dire sia
ghiottoncello che
pasticcione.
Il Capitano di Ventura Pacchiarino è citato ad esempio nell'Assedio
di Firenze di Mambrino Roseo da
Fabriano: "..Trascorrea il campo il signor Mario Ursino // come
crudo serpente o fiero drago, // quivi combatte forte
Pacchiarino // che della pugna sempre è stato vago, // lommetto
sembra nuovo paladino // e brama ognor veder di sangue un lago,
// li soldati al combatter son sì chiusi // eh' oprano senza
fuoco li archibusi. ..". |
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PACCHIAROTTA
PACCHIAROTTI
PACCHIERI
PACCHIEROTTI |
Pacchiarotta, molto raro, è specifico dell'aquilano, di Celano e
di Avezzano, Pacchiarotti è tipicamente laziale, di Roma e di
Grotte di Castro e Blera nel viterbese, con piccoli ceppi anche
a Sorano ed Orbetello nel grossetano e nel ternano, Pacchieri,
molto molto raro, è tipico di Grosseto, Pacchierotti è specifico
di Casole D'Elsa nel senese, dovrebbero derivare da soprannomi,
forse legati al mestiere dei capostipiti, originati dal termine
arcaico pacchiaro
o pacchiero,
cioè chi da da mangiare ai
pacchi (porci
all'ingrasso), o per estensione
chi mangia smodatamente,
ma anche sempliciotto e
grossolano. (vedi anche
PACCHIARINI) |
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PACCHIONE
PACCHIONI |
Pacchione è tipico abruzzese, della zona tra teramano e
pescarese, di Silvi (TE) e Pescara, Pacchioni ha un ceppo
lombardo tra Bagnolo Cremasco e Crema nel cremasco, Lodi e Corte
Palasio nel lodigiano e Milano, ed un ceppo emiliano nel
modenese, tra Modena, Carpi e Cavezzo.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Il cognome Pacchione deriva probabilmente dall'antico italiano
pacchione,
col significato letterale di
mangione, che mangia molto (dal
verbo pacchiare,
che nel linguaggio familiare significa appunto
mangiare molto, ingordamente);
in questo caso, infatti, si tratterebbe di una rara variante del
molto più comune Mangione (che presenta un ulteriore variante in
Mangiante), un cognome diffuso un po' in tutta Italia
(soprattutto nel sud, con forti concentrazioni in Sicilia e
Puglia). Va inoltre aggiunto che, al di là di un'origine diretta
da un soprannome, questi cognomi potrebbero anche derivare da
vecchi nomi di persona, da intendere forse come varianti dei
nomi medievali Grasso e Grosso: nella Siena del secondo '200,
infatti, compare il nome di messer Mangiante da Pietra della
Casa Pannocchieschi e, nel corso dei secoli successivi, questo
nome si ritrova spesso fra i membri della stessa famiglia. In
conclusione, dunque, si tratta della cognominizzazione o del
nome personale del capostipite o di un soprannome a questi
attribuito. |
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PACCI
PACCIO |
Pacci, assolutamente rarissimo parrebbe dell'area toscano,
umbro, marchigiana, Paccio è praticamente unico, dovrebbero
derivare da forme aferetiche di modificazioni peggiorative del
nome Iacopo, ma non è impossibile anche una derivazione dal
praenomen latino Paccius
di cui abbiamo un esempio negli
Annales di Tacito: "...Interim
Corbulo legionibus intra castra habitis, donec ver adolesceret,
dispositisque per idoneos locos cohortibus auxiliariis, ne
pugnam priores auderent praedicit. curam praesidiorum Paccio
Orfito primi pili honore perfuncto mandat....". |
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PACCIANI
PACIANI |
Pacciani è tipico della zona tra Firenze e Siena, Paciani
èassolutamente raro, probabilmente si tratta di un errore di
trascrizione di Pacciani, dovrebbero derivare dall'aferesi di
una trasformazione del nome
Jacopo - Jacopaccio - Paccio.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pacciani è frequentissimo in Toscana e nel Lazio. Viene dal
personale latino Pac[c]ius.
Toponimo Pacciano
(SI ) Pieri 122. |
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PACCIARDI |
Pacciardi è tipicamente toscano di Livorno e del livornese e di
Cascina e Pisa nel pisano, si dovrebbe trattare di una forma di
appartenenza in -ardi,
riferita al fatto di essere del gruppo dei
Pacci
(vedi PACCI), probabilmente un ramo cadetto di questa famiglia. |
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PACE
PACI
PACIONE
PACIONI |
Pace è assolutamente panitaliano, Paci è diffuso in Romagna,
Toscana, Marche, Umbria, Lazio e nella Sicilia meridionale,
Pacione ha un ceppo nell'area che comprende l'aquilano, il
romano ed il frusinate ed un ceppo nel barese, Pacioni ha un
ceppo marchigiano tra maceratese e Piceno, ed uno laziale nel
romano, latinense e frusinate, derivano, direttamente o tramite
accrescitivi, dal nome augurale medioevale
Pace di
una certa fama fu, nel 1500 Giulio Pace, professore
all'università di Genova, di Heidelberg e di Valencia. |
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PACECO
PACHECO |
Paceco, molto molto raro, è tipico dell'agrigentino e dovrebbe
derivare dal toponimo Paceco nel trapanese, ma è pure possibile
una derivazione dal nome latino
Paciaecus di cui abbiamo un
esempio in una lettera di Cicerone ad Attico: "Cicero Attico
sal. hic rumores tamen Murcum perisse naufragio, Asinium delatum
vivum in manus militum, L navis delatas Uticam reflatu hoc,
Pompeium non comparere nec in Balearibus omnino fuisse, ut
Paciaecus adfirmat. sed auctor nullius rei quisquam. habes quae,
dum tu abes, locuti sint. ludi interea Praeneste. ibi Hirtius et
isti omnes. .." e che ha dato probabilmente origine al nome e
cognome spagnolo Pacheco. |
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PACELLA
PACELLI
PACELLO
PACIELLI
PACIELLO |
Pacella è molto diffuso nel Lazio, nell'aquilano e nel teatino,
nella Campania costiera, nel potentino ed in Puglia, in
particolare nel leccese, Pacelli ha un nucleo laziale tra la
provincia di Roma ed il frusinate ed un ceppo campano
soprattutto nell'avellinese, Pacello, molto raro, è tipico della
zona di Monopoli (BA), Pacielli è quasi unico, Paciello ha un
ceppo tra casertano, napoletano e salernitano, uno pugliese nel
barese e soprattutto nel foggiano ed uno nel potentino,
dovrebbero tutti derivare dal nome medioevale
Pacella o
Pacellus
di cui abbiamo un esempio nell'elenco degli impiegati della
zecca del Regno di Napoli nel 1401, dove viene citato un certo
Pacellus Cutungnius.
integrazioni fornite da
Tiziano Venti
La derivazione esatta è da un nome originato dalla frase latina
pax coeli
cioè la pace dei cieli.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pacella è cognome leccese derivato, secondo Minervini 361, dal
cognome base
Paci che
ha alla base il personale Pace
dal latino pax,
pacis,
dato a un figlio con significato augurale.
integrazioni fornite da
Vincenzo Pacelli
Esiste un ceppo notevole di Pacelli nel nord del Lazio
(provincia di Viterbo) con un nucleo centrale fra Vignanello,
Vallerano e Fabrica di Roma. Inoltre Onano è il paese di origine
di Eugenio Pacelli, papa Pio XII.
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PACERA
PACIERA |
Pacera ha un ceppo a Palermo ed uno a Gragnano nel napoletano,
Paciera è praticamente unico, dovrebbero derivare dal nome
arcaico Paciera,
o Pacera,
nome attribuito in passato in quanto attributo di Maria Vergine:
"Ipsa reperit pacem inimicis, salutem perditis, indulgentiam
reis, misericordiam desperatis...".
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PACESCHI |
Paceschi, molto raro, ha un ceppo nel perugino a San Giustino,
potrebbe derivare da una forma patronimica arcaica in -eschi,
per indicare i figli di un non meglio identificato
Pace
(vedi PACE), ma non si può escludere che possa invece trattarsi
di una modificazione del nome latino
Paciaecus
(vedi PACECO), con l'inserimento di una esse epentetica, o che
possa derivare da un soprannome o nome medioevale. Tracce di
questa cognominizzazione si trovano nell'alta Toscana fin dagli
inizi del 1600, in un atto del 1635 si legge di un certo Don
Petronio Pacesco Pistoriensi.
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PACHER
PACKER |
Pacher è specifico del trentino, di Levico Terme, Roncegno e
Grigno, Packer è praticamente unico, dovrebbero derivare,
direttamente o tramite una forma dialettale, dal termine tedesco
packer
(operaio addetto al
confezionamento ed all'imballaggio),
forse il mestiere del capostipite.
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PACHINI
PACHINO |
Pachini è quasi unico, Pachino, molto raro, parrebbe tipico di
Naro (AG), dovrebbero derivare dal toponimo Pachino nel
siracusano. |
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PACIARIELLO |
Paciariello, molto molto raro, sembrerebbe specifico di
Stigliano nel materano, potrebbe derivare da una forma
ipocoristica del praenomen latino
Paccius
(vedi PACCI), ma potrebbe anche derivare da un soprannome
originato dal fatto che il capostipite fosse un mangione.
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PACIFICI
PACIFICO |
Pacifici è tipico della fascia centrale che comprende Umbria,
Lazio ed aquilano, Pacifico è propriamente campano e pugliese,
derivano dal nome tardo latino Pacificus, di cui abbiamo un
esempio nella seconda metà del 1300 a Firenze con il notaio
Pacificus de Pacificis, a Roma agli inizi del 1500 opera un
notaio Pacifici. |
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PACINI
PACINO |
Pacini è
tipico della fascia centrale, Toscana, Marche, Umbria e Lazio,
con massima diffusione in Toscana, Pacino, molto meno diffuso,
ha un nucleo in Sicilia ed uno nel cosentino, derivano dal nome
augurale medioevale Pacinus, secondo altri potrebbe derivare dal
nome troiano Pacinos, tracce di queste cognominizzazioni le
troviamo ad esempio nell'elenco degli scolari dell'Università di
Perugia sotto l'anno 1576 dove è menzionato un certo Ioannes
Baptista Pacinus. |
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PACIOSI |
Molto
raro sembra essere tipico della zona tra perugino e rietino,
potrebbe derivare dal toponimo Paciano (PG). |
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PACIRDI |
Pacirdi, assolutamente unico, potrebbe trattarsi di un cognome
di fantasia attribuito ad un trovatell, o di un'errore di
trascrizione del cognome
Pacciardi (vedi PACCIARDI). |
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PACIULLI |
Specifico
dell'area tra Bari e Taranto, deriva da alterazioni dialettali
del nome augurale medioevale Pace. |
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PADALINA
PADALINI
PADALINO
PATALINI
PATALINO |
Padalina, Padalini e Patalino sono assolutamente rarissimi,
Patalini ha un piccolo ceppo a Todi (PG), Padalino ha un grosso
ceppo pugliese a Foggia con punte molto minori nel foggiano ed a
Carovigno (BR), Bisceglie (BA) e Taranto, ed un ceppo minore in
Sicilia, a Catania e nel catanese, a Carini e Palermo nel
palermitano, a Casteltermini (AG) ed a Messina.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Padalina, quasi unico, sembra essere originario della Sicilia,
Padalini, anch'esso quasi unico, è specifico di Brindisi,
Padalino, presente da nord a sud del paese, è più tipicamente
pugliese e siciliano, con ceppi maggiori nel foggiano e, in
misura minore, nel catanese, Patalini, quasi unico, è originario
del perugino, Patalino, anch'esso quasi unico, si riscontra
maggiormente nell'avellinese, tutti questi cognomi derivano
dalla metatesi del nome medievale
Paladino
o Palatino,
col significato letterale di
abitante del palazzo (di solito
si intende il palazzo reale o imperiale); la diffusione di
questo nome di persona, tuttavia, si deve probabilmente alla
fama assunta dai paladini di Carlo Magno, dodici nobili scelti
dallo stesso sovrano, che combattevano a fianco di re Carlo (le
loro gesta furono rese note dall'epica cavalleresca, tant'è che
il termine paladino assunse anche il senso figurato di uomo
intrepido, valoroso). Per quanto riguarda i cognomi in
questione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni dei nomi
personali dei capostipiti. |
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PADDEO
PADDEU |
Paddeo, assolutamente sardo, sembrerebbe specifico
dell'oristanese, Paddeu, è tipico del sassarese, di Alghero e
Sassari, ma con presenze anche nel nuorese a Nuoro ed Orani,
potrebbero derivare da soprannomi collegati con il vocabolo
sardo padda
(paglia),
forse ad indicare che il capostipite vivesse in un pagliaio. |
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PADEDDA |
Padèdda ha un piccolo ceppo a Bolotana nel nuorese e nel
sudovest della Sardegna, dovrebbe derivare da un soprannome
basato sul termine sardo meridionale
padèdda (pentola,
pignatta), forse ad indicare
che il mestiere del capostipitefosse quello del cuoco, o
dell'addetto di cucina.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PADEDDA; PADELLA: deriva dal latino
patella (vassoio
per i sacrifici), che è il
diminutivo di patera
(vedi Paderas). In tutto il territorio italiano il termine
“padella”, come il sardo padedda, designa un utensile da cucina,
di forma rotonda, largo e poco profondo, usato soprattutto per
friggere i cibi. Se è di ceramica qui in Sardegna (ma anche in
altre parti dell’Italia meridionale), lo chiamiamo solitamente,
“tiano/u”
(vedi anche il cognome Tiano) =
tegame, dal greco τηγάνον o
τήγανον. Attualmente il cognome Padedda è presente in 17 Comuni
italiani, di cui 9 in Sardegna: Bolotana 15, Vallermosa 12,
Sedilo 8, Carbonia 5, etc. Il cognome Padella è presente in 42
Comuni Italiani, ma non in Sardegna. Nella penisola è Roma, con
37, ad avere il numero più alto. |
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PADELLA
PADELLI
PADELLO |
Padella ha un piccolo ceppo a Padenghe sul Garda nel bresciano,
uno a Pisa e Livorno ed uno, il più consistente, a Roma, Padelli
ha un ceppo a Rogolo nel sondriese, uno nell'aretino, ad Arezzo,
Capolona e Cortona, Padello, assolutamente rarissimo,
sembrerebbe piemontese, dovrebbero derivare da un soprannome
basato sul termine italiano
padella, o su sue alterazioni
dialettali, probabilmente attribuito a capostipiti, che di
mestiere facessero i cuochi o gli addetti di cucina. |
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PADERA
PADERAS |
Padera è unico ed è probabilmente dovuto ad un errore di
trascrizione di Paderas, che è assolutamente rarissimo ed è
tipico del cagliaritano.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PADERAS: deriva probabilmente dal latino
patēra
(deverbale da patēre
= essere aperto),
col significato proprio di
vassoio per i sacrifici, patera, tazza, piatto
o anche padella.
(Vedi pure Padéri, Pattéri e soprattutto Padèdda). Non è
presente nei documenti antichi della lingua e della storia della
Sardegna. Si tratta di un cognome molto raro, presente oggi in 9
Comuni italiani, di cui 6 in Sardegna: Carbonia 11, Sassari 6,
Teulada 5, Iglesias, Cagliari e Carloforte con un solo nucleo
familiare. |
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PADERI
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Paderi è abbastanza comune nel cagliaritano e nel Campidano,
dovrebbe derivare da soprannomi originati o dal vocabolo sardo
padda
(paglia)
o da un vocabolo campidanese arcaico che fa riperimento allo
stalliere, dovrebbe quindi trattarsi di cognomi relativi al
mestiere del capostipite.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PADERI: non ne conosciamo né il significato, né l’etimologia. Si
può tentare un accostamento a
Pa(t)téri (vedi il cognome
Patèri). Potrebbe derivare da
palla, padda, padza, =
paglia;
padéri
= addetto alla stalla;
o da pardu
= aia:
pardéri
= addetto all’aia,
arjolaiu. Non sappiamo altro. È presente nei documenti
medioevali della lingua e storia della Sardegna. Tra i firmatari
della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figura Padéri Petro,
ville Nuruci, * Nuruci...odierno Nureci, ** Laconi…et Contrate
Partis Alença et etc. seu Atara Barçolo, officiali Curatorie de
Parte Alença. In posse Penna Ambrosii et filii Guiducii (Penna)
notari...die XII januarii 1388.( nisi pastores bestiarium et
etc.). Della storia moderna ricordiamo Paderi Domenico, di
Oristano. A lui si deve il primo ed interessante tentativo di
bonifica nei suoi terreni, negli ultimi decenni del ‘700,
probabilmente ispirandosi alla grande idea di riforma
dell’agricoltura in Sardegna, proposta dal conte Giambattista
Lorenzo Bogino(vedi nel Web – Giuseppe Concas Almanacco di
Maggio: il Bogino). Nella storia contemporanea citiamo Paderi
Concas Giuseppe, di Villaputzu (1826 – 1906): fu il secondo
vescovo della nuova Diocesi di Ogliastra, oggi Lanusei, dal 1900
al 1906. Il cognome Padéri è attualmente presente in 97 Comuni
d’Italia, di cui 35 in Sardegna: Cagliari 75, Quartu 50,
Quartucciu 39, Sanluri 35, etc. |
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PADERNI
PADERNO |
Paderni ha un ceppo nel milanese, uno nel bresciano ed uno in
Emilia nell'area che comprende il reggiano, il modenese ed il
bolognese, Paderno, tipicamente lombardo è specifico dell'area
bresciana, dovrebbero tutti derivare da nomi di località come
Paderna nel parmense e nel reggiano, Paderno Franciacorta nel
bresciano, Paderno di Bologna, Paderno d'Adda nel lecchese,
Paderno Ponchielli nel cremonese e Paderno Dugnano nel milanese,
tutti questi comuni dovrebbero derivare la comune radice Paderno
dal termine latino paternus ager
o paternus fundus
(terreni del padre,
probabilmente ad individuarli come lascito paterno). Un
principio di queste cognominizzazioni lo troviamo in una
Notitia consulum Laude
(sentenza consolare lodigiana)
del 1143 a Lodi: "Anno ab incarnacione domini nostri Iesu
Christi millesimo centesimo quadragesimo tercio, mense aprilis,
indicione sesta. Dum in Dei nomine consules Laudenses, videlicet
Lafrancus de Trixino et Trancredus de Paderno et Otto Morena et
Arialdus de Gavazo et Adam de la Pusterla et Manfredus Bellotti
et Albertus Muscleto, residerent ad iusticias faciendas ac
deliberandas, venit ante eos domnus Iohannes Vacca, missus domni
Iohannis, Dei gratia Laudensis episcopi, conquestus ac
laumentatus est a parte suprascripti episcopatus de Iohanne
Asdenti quod detinebat eidem episcopatui iniuste et sine racione
iugera quattuordecim in loco Sancti Mathi que fuerunt olim
feodum de scutherio Grimerii Agustino...". |
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PADOA
PADOAN
PADOANI
PADOANO
PADUA
PADUANI |
Padoa. Padoani, Padoano e Paduani sono assolutamente rarissimi,
ma probabilmente sono attribuibili all'area veneto friulana,
Padoan è diffusissimo nelle tre Venezie, nel Veneto e nel
veneziano in particolare, Padua ha un nucleo a Scicli nel
ragusano ed uno tra le province di Roma e Latina, dovrebbero
derivare dal toponimo Padova, Padua in latino medioevale o dal
suo etnico paduano,
ma è pure identificabile un
Padoano nome proprio
medioevale, come si evince da questa Carta venditionis dell'anno
1199 a Cortenova (LC): "Anno dominice incarnacionis milleximo
centeximo nonageximo nono, ultimo die aprilis, indicione
secunda. Investivit per mercatum nomine vendicionis Guifredus de
Osa civitatis Mediolani, pro se et Padoano et Lodorengo atque
Uberto fratribus suis de eadem civitate Mediolani, presbiterum
Guilielmum offitiallem ecclesie Sancti Alexandri que est sita in
Curtenova...", tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a
Roma nel 1380: "...Domina Ioanna uxor Aleonti Ypoliti, dicti
alias Paduani de parochia sancti Laurentii de piscibus...". |
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PADOVAN
PADOVANI
PADOVANO |
Padovan è
tipicamente veneto, Padovani è molto diffuso in Veneto,
Lombardia ed Emilia, Padovano è specifico di Puglia e Campania,
derivano tutti dall'etnico padovano, originario o proveniente da
Padova. |
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PADRONAGGIO |
Assolutamente rarissimo, potrebbe essere originario
dell'agrigentino, tracce di questo cognome si trovano a Bivona
(AG) verso la fine del 1700. |
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PADUANO
PADULANO
PARUANO
PARULANO |
Paduano, tipicamente campano, è del napoletano in particolare di
Napoli, Torre del Greco, Torre Annunziata, Boscoreale,
Boscotrecase, Trecase, Pompei e Castellammare di Stabia, di
Scafati nel salernitano e di Ariano Irpino nell'avellinese,
Padulano è specifico di Napoli e Torre Annunziata, Paruano e
Parulano sono quasi unici, dovrebbero derivare da soprannomi
originati dal mestiere dei capostipiti, o dal nome delle
località di provenienza come Padula nel salernitano, o Paduli
nel beneventano.
integrazioni fornite da
David Nacar
paduano o anche padulano, paruano, parulano in napoletano
vogliono dire ortolano. Padula o padua, significa orto. |
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PADULA
PADULI
PADULO |
Padula è tipico del sud peninsulare, particolarmente concentrato
in Basilicata, dovrebbe derivare da uno dei molti toponimi con
questo nome, come ad esempio Padula (SA), Padula di San Pietro
(CS), Paduli è quasi unico, Padulo, molto raro, è specifico del
Molise, zona di Campobasso e dintorni, anch'esso potrebbe
derivare da un toponimo come Padulo (AP) o Padula di Monteroduni
(IS).
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Padula, panitaliano, frequentissimo nel sud. Cognome derivato
dal termine latino 'palus,
paludis', da cui il nostro "palude"
nonché il sinonimo 'padule'
= "pantano",
derivato per metatesi, con un senso alquanto diminutivo. In
napoletano "parule".
Il cognome può derivare da toponimi omonimi come ad es. Padula
(SA). |
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PADULLI |
Quasi
unico, probabilmente milanese, :dovrebbe derivare, da palude o
padule. Le prime notizie risalgono al 1234, quando li troviamo
tra i notabili del milanese. |
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PADUS
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Quasi
unico. |
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PAES
PAESE
PAESI |
Paes è
assolutamente rarissimo, sembrerebbe ligure, ma è più
probabilmente di origine portoghese e sarebbe una variazione del
cognome galiziano Paez, Paese, molto raro dovrebbe essere
cosentino, Paesi quasi unico parrebbe del sudmilanese e pavese,
potrebbero derivare da toponimi recanti l'attributo Paese, come
ad esempio Linate Paese (MI) o simili. |
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PAESAN
PAESANI
PAESANO
PAISSAN |
Paesan,
assolutamente rarissimo sembrerebbe del padovano, Paesani è
della fascia che comprende Marche, Abruzzo e Lazio, Paesano ha
un ceppo ad Isola del Liri nel frusinate ed a Roma, ed un grosso
nucleo a Napoli e nel napoletano e salernitano, Paissan, molto
raro, è tipico della zona di Trento e Torlago (TN), derivano da
soprannomi dialettali originati dal termine stante ad indicare
una provenienza dal paese in un ambiente di gente di campagna. |
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PAFFUMI
PAFUMI |
Pafumi è tipico di Messina e del messinese e di Catania, Bronte,
Linguaglossa e Giarre nel catanese, Paffumi, rarissimo, dovrebbe
essere originario della provincia di Messina, secondo alcuni si
tratterebbe di una modificazione dialettale del nome greco
Pachymios. |
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PAFUNDI
PAFUNDO |
Pafundi
ha un ceppo a Napoli ed uno a Pietragalla nel potentino, con
presenze, sempre nel potentino, ad Acerenza, Potenza ed Oppido
Lucano, Pafundo, quasi unico, è del potentino, dovrebbero
derivare da una forma etnica della città di Paphos sull'isola di
Cipro, ed essere probabilmente arrivato in Italia portato da
profughi ciprioti a seguito degli scontri con i turchi nel 1500. |
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PAGANA
PAGANELLI
PAGANELLO
PAGANETTI
PAGANETTO
PAGANI
PAGANIN
PAGANINI
PAGANO
PAGANONI |
Pagana molto raro è tipico della provincia di Enna, Paganelli è
della zona tra l'Emilia e la Toscana appenninica, Paganello ha
un ceppo siciliano a Palagonia (CT) e Palermo ed uno veneto,
Paganetti, molto raro, è della provincia di Sondrio, Paganetto
sembrerebbe genovese, Pagani è del norditalia con un ceppo
importante in Lombardia, Paganin è tipicamente veneto ed è
diffuso in tutta quella regione, Paganini sembra avere almeno
tre ceppi, nella Liguria orientale, nella Lombardia occidentale,
in Emilia e Romagna, Pagano è assolutamente panitaliano,
Paganoni è originaro dell'area che comprende il lecchese e la
Bergamasca. Tutti questi cognomi fanno ipotizzare un'origine non
cristiana delle famiglie, infatti era usanza medioevale il
definire i barbari non cristiani o saraceni, con l'appellativo e
quindi il soprannome di pagano, ma è pure possibili che
derivino da uno dei tanti toponimi con radice Pagan...come a
solo titolo di esempio Pagani (SA), un'ipotesi non trascurabile
è che derivino dal termine latino
pagus (villaggio)
intendendo perciò una provenienza dal contado indicando la
famiglia come appartenente al villaggio e non alla città. Circa
l'antichità del cognome Pagani, in un atto di cessione di
terreni, risalente all'anno 1136, leggiamo: "Duodecima iacet in
via de Cario et est pertice .V.; ab una parte terra Bernardi
Braga, ab alia Pagani clerici, a tercia via de Aqua Longa.
Tercia decima petia iacet in via de Cario, in loco Candiani et
est pertice .X.; ab una parte terra Bernardi Braga, ab alia
Pagani clerici, a tercia Sancte Marie.". Personaggio famoso è
stato nel 1700 l'insigne giurista Francesco Mario Pagano nativo
di Brienza, in Basilicata.
integrazioni fornite da
Aldo Piglia, Milano
Esiste anche la possibilità che questi cognomi derivino dal nome
Pagano,
con gli alterati Paganello e Paganino. Attestazioni: Pagano
Della Torre (Torriani), capostipite della dinastia, nel XIII
secolo; Pagano Doria nel XIV secolo. |
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PAGETTA
PAGETTI
PAGETTO |
Pagetta è veneto, di Curtarolo e Padova nel padovano, Pagetti è
tipicamente lombardo, di Milano, di Casalpusterlengo nel
lodigiano, di Cremona e di Mortara e Landriano nel pavese,
Pagetto, molto molto più raro, sembrerebbe piemontese,
dovrebbero derivare da soprannomi originati dal mestiere dei
capostipiti, basati sul termine medioevale
pagettus,
una forma diminutiva del termine latino medioevale
pagius (servo,
paggio). |
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PAGGI
PAGGINI
PAGGINO
PAGGIO |
Paggi ha ceppi in Piemonte e Lombardia, nel bolognese, e nella
fascia che comprende l'anconetano, il maceratese, il perugino,
il ternano, il viterbese ed il romano, Paggini ha un ceppo
toscano ad Arezzo ed uno a Livorno, Paggino, praticamente unico,
sembrerebbe napoletano, Paggio ha un ceppo nel vercellese, uno
molto piccolo nel rovigoto, uno nel ternano, a Roma ed a Napoli,
dovrebbero derivare, direttamente o tramite un ipocoristico, dal
termine paggio
(giovane di nobile famiglia con
funzioni di servitore di nobili e cavalieri). |
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PAGGIARO
PAGIARI
PAGIARO |
Paggiaro è tipicamente veneto, di Venezia e Santa Maria di Sala
nel veneziano, di Padova, Camposampiero e Vigonza nel padovano e
di Treviso, Pagiari è unico, Pagiaro, sicuramente veneto
anch'esso, ha un ceppo a Santa Maria di Sala nel veneziano ed
uno ad Abano Terme nel padovano, dovrebbero derivare da un
soprannome basato sul termine veneziano arcaico
pagiaro (pagliaio),
probabilmente ad indicare nei capostipiti dei contadini. |
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PAGIN
PAGINI |
Pagin è tipicamente veneto, di Padova, Piove di Sacco, Codevigo
e Campodarsego nel padovano e di Venezia, Noale e Martellago nel
veneziano, Pagini ha un ceppo a Vigonza nel padovano ed ha
qualche presenza nel pesarese, dovrebbero derivare da soprannomi
basati sul termine latino pagus
(villaggio),
indicando probabilmente il fatto che i capostipiti provenissero
non dalle campagne, ma da un villaggio, esiste anche se molto
mneno probabile l'ipotesi che possa trattarsi di forme
dialettali venete di ipocoristici del termine
paggio
(vedi PAGGI). |
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PAGINATI |
Paginati,
estremamente raro, è bolognese, di origine etimologica oscura,
potrebbe trattarsi di un cognome di fantasia attribuito ad un
trovatello. |
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PAGLIA
PAGLIAI
PAGLIARI
PAGLIARINI
PAGLIARO
PAGLIARULO |
Paglia è
presente a macchia di leopardo in tutt'Italia, Pagliai è tipico
toscano, Pagliari ha un nucleo tra Lombardia ed Emilia ed uno
nell'Italia centrale, Pagliarini è della zona centrale
dell'Italia settentrionale con un ceppo anche nel Piceno, che
dovrebbe derivare dal toponimo Pagliare (AP), Pagliaro è
specifico del sud, Pagliarulo ha un ceppo nel barese ed uno
nell'avellinese, tutti questi cognomi derivano da soprannomi
legati al vocabolo paglia o per il mestiere o per vicinanze a
località caratterizzate dalla presenza di fienili o pagliai.
Tracce del cognome Pagliaro si hanno in un atto del 1600 stilato
in Cassino (FR): "...Capomastri d'Achi della Città di S. Germano
da una parte, ed Benedetto Pagliaro della medesima Città da
un'altra parte;...". |
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PAGLIACCIO |
Rarissino, potrebbe essere o del litorale abruzzese o di quello
molisano, deriva da un soprannome legato alla paglia, o per il
mestiere o per episodi che vi facciano riferimento. |
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PAGLIALONGA
PAGLIALUNGA |
Paglialonga è specifico delle Puglie, in particolare dell'area
foggiana e del vicino avellinese, con un importante ceppo nel
leccese, Paglialunga ha un ceppo nella fascia centrale che
comprende le Marche centromeridionali, l'Umbria ed il Lazio
centrosettentrionale, ma presenta inoltre un ceppo importante
nella penisola salentina, in particolare nel leccese, dovrebbero
derivare da nomi di località, come se ne individuano molte in
Italia, tracce molto antiche di queste cognominizzazioni le
troviamo in un atto del 1614 ad Ispica nel ragusano dove viene
citato un non meglio identificabile Mastro Giovanni Paglialonga. |
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PAGLIANA
PAGLIANI
PAGLIANO |
Pagliana, molto molto raro, è tipico della zona tra basso
cuneese ed imperiese,di Ormea nel cuneese in particolare,
Pagliani ha un piccolissimo ceppo a Padova, uno molto più
consistente in Emilia, nel modenese a Modena, Formigine, Carpi,
Finale Emilia e Sassuolo, ed a Reggio Emilia, Fabbrico e Bagnolo
in Piano nel reggiano, ed un ceppo a Roma ed a Magliano Sabina
nel reatino, Pagliano è tipicamente piemontese, di Torino, di
Mondovì nel cuneese e di Rosignano Monferrato nell'alessandrino,
con un ceppo anche a Napoli, dovrebbero derivare dal nome dei
moltissimi paesi italiani contenenti la radice
Paglia-. |
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PAGLIARICCI
PAGLIARICCIA
PAGLIARICCIO
PAGLIERICCI
PAGLIERICCIO |
Pagliaricci è della zona centrale, ha picccoli ceppi nel
maceratese, nel perugino e nel ternano, nel pescarese e nel
romano, Pagliariccia, assolutamente rarissimo, è del pescarese,
Pagliariccio, molto raro è specifico del Piceno, di
Montegranaro, Porto Sant'Elpidio e Sant'Elpidio a Mare,
Pagliericci e Pagliericcio, praticamente unici, dovrebbero
essere dovuti ad errate trascrizioni dei precedenti, che
dovrebbero derivare da nomi di località come Pagliariccio nel
pistoiese e nell'aretino. |
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PAGLIARISI |
Molto
molto raro è tipico siciliano, dovrebbe derivare dall'etnico del
toponimo Pagliara (ME). |
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PAGLIONE
PAGLIONI |
Paglione ha un ceppo nel bolognese, uno nell'area che comprende
il romano, il latinense, l'Abruzzo, il Molise ed il foggiano,
con massima concentrazione nel teatino ed iserniese, Paglioni,
molto più raro, ha un ceppo tra anconetano e maceratese ed uno
nel romano, questi cognomi dovrebbero derivare da una
modificazione del cognome
Baglione per una trasformazione
della consonante occlusiva bilabiale sonora iniziale (B)
in sorda (P)
(vedi BAGLI), dislalia tipica nellea pronuncia italica dei
popoli germanici.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Paglione è cognome foggiano che deriva dalla forma base
Paglia.
(cfr.) |
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PAGLIOSA |
Pagliosa è specifico del vicentino, di Valli del Pasubio e
Schio, dovrebbe derivare da un soprannome basato su di un
termine dialettale arcaico per
pagliuzza,
pagliucola,
forse con un riferimento alla parabola del Vangelo che recita:
"...Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo
fratello, e non t'accorgi della trave che è nel tuo? ..". |
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PAGLIUCA |
Pagliuca è tipico del centrosud, molto diffuso soprattutto in
Campania, con un ceppo a Roma, uno nel pescarese ed uno nel
potentino, potrebbe derivare da un soprannome grecanico
originato dal termine πάγκαλος pagkalos (bellissimo),
ma non si può escludere che possa anche derivare da un
soprannome originato dal vocabolo italiano arcaico
pagliuca
(pagliuzza),
forse a sottolineare una struttura fisica minuta e secca del
capostipite. |
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PAGNANELLI
PAGNANI
PAGNI
PAGNINI
PAGNO
PAGNONI
PAGNOZZI
PAGNOZZO |
Pagnanelli è del centro Italia, Pagni è tipico toscano, Pagno,
molto molto raro, è bellunese, Pagnani ha diversi ceppi, nel
ravennate, a Fabriano (AN) e nel frusinate, Pagnini sembra avere
un ceppo pistoiese ed uno pesarese, Pagnoni ha un nucleo nel
bresciano, nel bolognese, nel pesarese e nel Piceno, Pagnozzi è
tipico di Napoli e di Pannarano (BN) nel beneventano, Pagnozzo è
praticamente unico, dovrebbero tutti derivare da modificazione
dell'aferesi di nomi medioevali come Compagno e Boncompagno, di
cui abbiamo un esempio a Bologna nel XII° secolo:
"...Boncompagno da Signa, civis Bononiensis, natus est circa
annum 1170, obiit circa annum 1240, rhetor et vir doctus
Italicus....", dell'uso di questo nome contratto abbiamo un
esempio in uno scritto del 1332 ad Arezzo: "...Et scriptus per
nos Pucciorinum domini Pagni de Aritio..." e a Firenze nel 1432
dove nei verbali dell'Opera del Duomo si legge di.un tal
Cristofano di Niccolò di Pagnozzo, ser - notaio fiorentino
fideiussore del popolo di S. Martino alla Palma o nelle
Storie fiorentine
del Guicciardini nel dicembre del 1494: "...e cosí si levassi el
divieto a Francesco dello Scarfa gonfaloniere di giustizia, di
potere essere accopiatore; non si pagassino piú le gabelle di
monete bianche; creassinsi e' dieci di balía per potere
attendere alla guerra di Pisa, con la consueta autorità secondo
gli ordini della città, l'uficio de' quali durassi mesi sei.
Fatto el parlamento sanza tumulto, furono l'altro dí eletti e'
venti uomini che furono questi: messer Domenico Bonsi, Ridolfo
di Pagnozzo Ridolfi,...".
integrazioni fornite da
Alessio Bruno Bedini
Pagnanelli è diffuso in modo quasi esclusivo in Italia diviso in
due ceppi: uno nella regione Lazio, con prevalenza specifica
nella zona Sora (FR) - Isola del Liri (FR) e uno nelle Marche
con fortissima diffusione nella città di Macerata. Da dati in
mio possesso risulta una antica famiglia Pagnanelli di Sora (FR)
originaria però di Castelliri (FR). |
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PAGNOTTA |
Pagnotta è molto diffuso in Umbria, nel romano, in tutta la
Campania e la Calabria ed in Sicilia, in alcuni casi può
derivare da toponimi come Tor Pagnotta nel romano, ma è pure
possibile una derivazione da soprannomi, tracce molto antiche di
questa cognominizzazione le troviamo ad Anagni (FR) nel 1330:
"...So bene l'Abbate Ughelli nel Tomo primo della sua Italia
Sagra in Ecclesia Anagnina col. 341, num. 42 parlando di
Francesco Giovanni Pagnotta Vescovo della detta Città, e nostro
Religioso (la di cui promototione alla sudetta Chiesa d'Anagni
registrassimo noi sotto l'Anno di Christo 1330) dice, che fu da
Papa Benedetto XII nell'Anno primo del suo Pontificato alli 7
Marzo, cioè nell'Anno 1335 creato suo Pontificio Vicario in
Roma; e soggiunge poi anche, che lo stesso Pontefice nell'Anno
terzo del suo Pontificato, li concesse altresì gratia speciale
di potere conferire li Beneficj Ecclesiastici della sua
Diocesi...".
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pagnotta, molto frequente in tutta l'Italia peninsulare
(maggiormente nel Lazio). Potrebbe derivare, come il sostantivo
italiano 'pagnotta',
dal latino 'panis'
= pane,
ma anche essere un alterato del cognome
PAGNI che
è aferetico di BONCOMPAGNI. |
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PAGOGNA |
Pagogna, assolutamente rarissimo, quasi unico, è dell'area
bellunese ed udinese, dovrebbe derivare dal nome del paese di
Pagogna, una frazione di Mel nel bellunese, ma non si può
escludere la possibilità di una derivazione da un soprannome
basato sul termine dialettale arcaico
pagogna,
che individua l'arbusto della
lantana, una verbenacea odorosa
dai semi usati per il loro gusto amarognolo e gradevole. |
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PAGOT
PAGOTTO |
Pagot ha un ceppo nel trevisano ad Ormelle, Vittorio Veneto e
Conegliano, ed in Friuli, Pagotto è caratteristico dell'area
veneto, friulana, del trevisano, di Arcade, Spresiano, Vittorio
Veneto, Conegliano, San Fior, Fontanelle, San Vendemiano, Orsago
e Treviso, del veneziano, si Santa Maria di Sala, Venezia e
Noventa di Piave, del pordenonese, di Pordenone, Fontanafredda,
Sacile, e Cordenons e di Codroipo nell'udinese, dovrebbe
originare da un soprannome legato al vocabolo latino
pagus (circoscrizione
territoriale rurale secondo l'antica definizione romana),
dovrebbe perciò indicare che il capostipite proveniva da una
zona rurale non inurbata.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pagot, Pagotto è cognome veneto che significa 'oriundo
di Alpago (BL)'. Olivieri 167. |
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PAIALUNGA |
Paialunga
è tipicamente marchigiano, di Senigallia e Chiaravalle
nell'anconetano e di Mondavio nel pesarese, dovrebbe derivare
dal nome di Paialunga una località situata nel comune di
Morciano di Romagna nel riminese. |
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PAIANI
PAIANO
PAJANI
PAJANO |
Pajano, quasi unico, dovrebbe essere una forma arcaica del
cognome Paiano, che ha un ceppo a Bojano in provincia di
Campobasso, un ceppo nel leccese, soprattutto ad Ortelle, Lecce,
Spongano, Maglie, Otranto, Giuggianello, Taurisano, Ruffano,
Matino e Uggiano La Chiesa ed uno ad Oppido Mamertina nel
reggino, Paiani, molto molto raro, è invece tipico dell'udinese,
come l'altrettanto raro Pajani, dovrebbero tutti derivare dal
cognomen grecolatino Paianus
di cui abbiamo un esempio in
Areius Paianus Arconte di Atene.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Paiano, Pajano è cognome presente in tutta Italia ma
particolarmente frequente in Puglia e nel Salento. E' uno dei
tanti derivati del cognome
Paglia, dal latino 'palea'
= paglia. |
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PAIARO
PAIER |
Paiaro,
abbastanza raro, ha un ceppo padovano ed uno nell'udinese, Paier
è specifico di Vittorio Veneto nel trevisano e di Cordenons e
Pordenone nel pordenonese, dovrebbero derivare da soprannomi
legati al vocabolo dialettale indicante sia il pagliaio, o il
pagliericcio, sia chi lavora la paglia, probabile occupazione
dei capostipiti. |
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PAIELLI
PAIELLO
PAJELLO |
Assolutamente rarissimo, Paielli è tipico della fascia centrale,
della provincia romana in particolare, Paiello, quasi unico, è
forse calabrese, Pajello altrettanto raro, parrebbe emiliano,
potrebbero derivare dal nome medioevale
Pagellus.
Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nel 1500 a
Bergamo con il Giudice Alexander Paiellus.
integrazioni fornite da
Luigi Colombo
Paiello dovrebbe essere un cognome di origine albanese, scritto
pajelli
in lingua "arbresh". E' quasi certo che venga da un soprannome. |
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PAILLARD
PALLARD |
Paillard
è unico, Pallard è tipico del torinese, di Giaveno e Luserna San
Giovanni, entrambi di origine francese, dovrebbero derivare dal
cognome francese Paillard che a sua volta può derivare dal
mestiere di pagliaro o da un soprannome originato da una
condizione miserevole del capostipite. |
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PAINA
PAINI
PAJNI |
Paina, molto raro, ha un ceppo nel sudmilanese ed uno nell'alto
vicentino, Paini ha più di un nucleo, uno nel parmense e
reggiano, uno nel sondriese e uno nel bresciano, Pajni, quasi
unico, è lombardo, dovrebbero derivare da un soprannome
dialettale legato all'origine contadina della famiglia,
paini
da pagini
(villani)
da pagus
(villaggio)
e si tratterebbe di un epiteto sgradevole, è pure possibile una
derivazione dal termine medievale
paina
inteso come pezzo di terra (area
coltivabile), di quest'uso
abbiamo un esempio nel Codice
Diplomatico della Lombardia medioevale
in una Cartula venditionis
del 1028 redatta a Calusco (BG): "...Et bergamena cum
actramentario de terra levavimus, me paina Petri notarius et
iudex tradidit et scribere rogavit in qua subter confirmans
testibusque obtulit roborandum. Actum suprascripto loco
Calusco....", non si può escludere anche un possibile
collegamento con la paglia, o per il mestiere o per episodi che
vi facciano riferimento. Personaggio famoso fu Ferdinando Paini,
compositore, nato nel 1773.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Paini è un derivato centro-meridionale e veneto di Paglia,
abbreviato di Pagliarini. |
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PAINO
PAJNO |
Paino ha un ceppo napoletano, a Napoli e Torre del Greco, ed ha
alcuni ceppi in Sicilia, in particolare sull'isola di Lipari, ad
Agrigento, Messina, Catania e Palermo, ed a Condofuri nel
reggino, Pajno ha un ceppo a Lipari, dovrebbero derivare da un
soprannome dialettale basato sul termine siciliano
pajno (persona
vacua e frivola, ma per la
quale l'eleganza è fondamentale), secondo un'altra ipotesi
deriverebbe invece dalla contrazione del nome
Paglino,
un ipocoristico di Paglia. I Paino godettero del titolo di
barone di Luccoveni e di Duca di Verdura. |
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PAIOTTI |
Paiotti è tipicamente toscano, del lucchese, di Stazzema,
Seravezza e Pietrasanta, con qualche presenza anche a San Salvo
nel teatino, dovrebbe derivare dal nome medioevale
Paiotus,
nato da un soprannome, basato sul termine medioevale toscano
paiottus
(uno dei due gemelli),
di cui abbiamo tracce in uno scritto dell'anno 1144: "De
calumpnia Goslini, filii Goslini de Leugis, ante episcopum
Gaufridum super terra de Campo Fauno nobis quiete ac libere
dimissa. Presentibus et sequentibus representemus presente
scripto, qualiter Goslinus, filius Goslini de Leugis, quietas
clamavit omnes calumpnias quas faciebat nobis de rebus, de
terris, de hominibus nostris, ubicunque eas faciebat sine ullo
retinaculo....Testes qui tunc fuerant in capitulo nostro sunt
hii: Gollinus de Merevilla, Menerius; Garinus de Alona
....Guillelmus Qui non bibit aquam, Paganus Paiotus, Hubertus de
Curva Villa, Amalricus...". |
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PAIRETTI
PAIRETTO
PEIRETTI
PEYRETTI |
Pairetti, molto molto raro, è del torinese, Pairetto, quasi
unico, è del torinese, Peiretti è tipico di Torino e del
torinese, di Carignano, di Collegno, di Osasio, di Rivalta di
Torino e di None, Peyretti, molto raro, è tipico del torinese,
di Torino e Collegno, ed è probabilmente una forma arcaica del
precedente, dovrebbero tutti derivare da forme ipocoristiche del
nome franco Pair,
ricordiamo con questo nome il Santo Pair vescovo di Avrances in
Gallia nel sesto secolo, ma è pure possibile una derivazione dal
nome Payret,
forma ipocoristica provenzale del nome
Pierre (Pietro). |
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PAIS
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Pais è tipico del sassarese, di Sassari ed Alghero, con presenze
significative anche a Usini, Ploaghe e Tissi nel sassarese ed a
Nuoro e Macomer nel nuorese.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PAIS: in linguaggio fonetico abbiamo
pàîs, con
nasalizzazione della "i"
= panis
= pani
(vedi Pani) Sta ad indicare l'appartenenza al ceppo familiare
dei Pani. Diciamo comunemente: "Esti
de is Pa(n)is"!
è del ceppo dei Pani.
O semplicemente, "de is Pa(n)is".
Con cui si indica anche un terreno, un negozio, un luogo ben
preciso: "su de is Pa(n)is". Nelle carte antiche lo ritroviamo
tra i firmatari della Pace di Eleonora, *LPDE del 1388: Pais
Comita, ville Cerchillo(odierno Berchidda - già appartenente
alla Curatoria de Costa de Valls). Nel Condaghe di Santa Maria
di Bonarcado, *CSMB, XI°, XIII° sec., troviamo: Pais Comita,
armentariu de iudike(85). L'armentariu de iudike era
amministratore o sovrintendente generale della corte del
Giudice. In una lite tra la chiesa di Bonarcado e la corte di
Arborea, per l'appartenenza ( della servitù) dei figli di Luxuri
Meloni. Pais Comita, vescovo di Uellus (87, 93, 110, 122, 125,
176), più volte citato come teste, nelle spartizioni di servi.
Nella storia ricordiamo: Francesco Pais Serra (Bitti 1837 - Roma
1924), generale, giornalista e politico. Deputato dal 1896 al
1919. si interessò soprattutto dei problemi sardi. Collaborò
alla redazione della "Relazione dell'inchiesta Parlamentare
sulle condizioni economiche e della sicurezza in Sardegna" ,
sotto il governo Crispi. Attualmente il cognome Pais è presente
in 117 Comuni d'Italia, di cui 37 in Sardegna: Sassari 182,
Alghero 126, Nuoro 21, Macomer 20, Usini 19, Cagliari 19. Nella
penisola è Roma al primo posto con 43, Genova 18, Torino 8,
Milano7. |
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PALA
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Assolutamente sardo, potrebbe derivare dal vocabolo dialettale
pala
(busto, corpetto)
o dal nome di alcune località, come Pala di Scivu (CA) o Pala
Cotta (OR) o Sa Pala e Su Frassu di Ploaghe, secondo altri
deriverebbe dal termine pala
in sardo antico che starebbe per
piccola collinetta
o declivio
ed individuerebbe le caratteristiche del luogo in cui abitava la
famiglia del capostipite.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PALA: pala
= attrezzo per smuovere e
caricare materiali incoerenti, come sabbia, carbone,
etc. o anche per infornare o
sfornare il pane: pala da forno;
dal latino pala.
In lingua sarda, oltre a questi, assume altri significati, ad
esempio is palas
o pabas
sono le scapole, le spalle.
Is palas o pabas de su monti
sono i pendii, le falde della
montagna. A palas o a pabas
significa dietro, alle spalle. Qui in Campidano la pala nel
senso di vanga o pala da forno è comunemente detta sa pabia, sa
pabia de su forru; mentre per indicare le spalle diciamo
comunemente is palas o pabas, come is palas o pabas de su monti.
Pala è un cognome diffuso in maniera quasi omogenea nel
territorio dell’isola. È presente nei documenti antichi della
lingua e della storia della Sardegna, anche come toponimo, col
significato di pendio o falda di monte. Sono numerosi quelli
presenti tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE de 1388:
Pala Andrea, jurato ville Barumela; * Barumela…forse Mogorella?
Partis de Montibus; Pala Anthonio – de Bosa, ** Bosa: omnibus
civibus et habitatoribus civitatis Bose…nisi
pastores…congregatis intus Ecclesiam Beate Marie Virginis …die
XV Januarii 1388; Pala Basilio, ville Macumerii, ** MACUMERII et
Curatorie de Marghine de Gociano…Macomer etc. In posse Chelis
Simonis, notarii publici...die XII Januarii 1388; Pala Dominico,
majore(amministratore di giustizia, sindaco) ville Calcargia, *
Calcargia…villaggio distrutto (Contrate Partis Milis); Pala
Dominico, majore(amministratore di giustizia, sindaco) ville
Ruinas, * Ruinas ...distrutto (Ogliastra) Contrate Partis de
Guilcier. (da non confondere con Ruinas Contrate Laconi; Pala
Francisco, jurato ville Sedilo, * Sedilo…odierno Sedilo.
Contrate Partis de Guilcier; Pala Gavino, ville Lecy, *
LECY...odierna Lei. Curatorie de Marghine de Gociano; Pala
Guantinus – de Aristanni, *** Aristanni: elenco dei nomi dei
firmatari della PETIZIONE. Omnes cives mercatores et habitatores
dicte civitatis…nisi pastores bestiaminum et quorum dificulter
demorari non poterant…congregati. Porta la data : die XIIII
mensis Januarii M°. CCC°. LXXXVIII° et etc. ; Pala Guillelmo,
jurato ville Borone, * Borone…odierno Boroneddu. Contrate Partis
de Guilcier; Pala Juliano, ville Sorradili. * Sorradili…odierno
Sorradile. Contrate Partis Varicati – Barigadu; Pala Murronus –
de Aristanni; Pala Nicolao, majore ville Sedilo; Pala Nicolao,
ville Curchuris, * Curchuris…Curcuris: Partis de Montibus; Pala
Parisono, ville Moddaminis, * Moddaminis…distrutto. Contrate
Partis Varicati – Barigadu; Pala Philipo, jurato ville Iscano, *
ISCANO…attuale Scanu M. Ferro. Contrate Castri Montis de Verro;
Pala Serafino, majore ville Urri, * Urri…odierno Nurri. Contrate
Partis de Guilcier; Pala Tado, jurato(guardia giurata,
collaboratore del maiore) ville Bauladu, * Bauladu…odierno
Bauladu(Contrate Partis de Milis). Nel Condaghe di San Nicola di
Trullas, CSNT, XI, XIII secolo, al capitolo 288 è citato Palas
Goantine, proprietario di terra in Pelago (in agro di Cossedin –
odierno Cossoine) : Ego Petru Manno comporaili (ho comprato)
terra a so donnu meo, adonno Andrea de Castra et a sa muiere
Vera de Carvia, termen a pari con sa donnica mea de Pelago, et
termen a pari con sa de Goantine Palas et ass’atera parte con sa
de Petru de Serra Boe…Al capitolo 223, sempre del CSNT, troviamo
Palas Gomita, teste in un acquisto di terra : comporaili a Petru
de Capaçennor, in su saltu de valle de Ruinas sa parçone sua
cantu bi li ditabat ; e deibili .VI : ebas. Testes…(il CSNT a
cura di Paolo Merci. Ed. Delfino). Il cognome, nelle varianti
Pala e Palas, compare anche nel Condaghe di San Pietro di Silki,
CSPS, XI, XIII, secolo: al capitolo 33, avente per oggetto una
lite per la spartizione della servitù (kertu de servis), figura
una intera famiglia, Pala Jorgi, Jorgia, Aravona, Iscurthi,
Janne, Leo, figli di Barbara Rasa: > Ego prebiteru Jorgi
Maiule(di San Pietro di Silki) ki ponio in ecustu condake, pro
ca tenni corona cun Gunnari d’Oiun e cun Gunnari de Nureki e cun
Baru de Castavar, pro fiios de Barbara Rasa…Al capitolo 29 è
citata Justa Pala: > Ego prebiteru Elias ki ponio in ecustu
condake de scu. Petru de Silki pro ca li pettii muiere a Janne
Rasu, ki fuit servu de scu. Petru de Silki (ho chiesto moglie
per Janne Rasu, servo di San Pietro); pettiila a Justa Pala, a
Gosantine d’Erthas et a Donotho d’Urieke, et issos derunilos
appare e coiuvamusilos a boluntade de pare(ho chiesto Justa Pala
– ai padroni - Gosantine d’Erthas et a Donotho d’Urieke, ed essi
l’hanno data di comune accordo e così li abbiamo sposati col
loro consenso). Al capitolo 100, sempre del CSPS, è citata Palas
Barbara, in una lite per la spartizione della servitù (kertu de
servis): > Ego prebiteru Ithoccor de Fravile, ki kertai cun
Furatu de Gallu e cun Mariane de Lella e cun frates suos pro
fiios de Furatu Tranpas ki furun de scu. Petru; et isse
kertaimi: “ Fiios de Barbara Palas levastis vois”! (Voi levaste
i figli di Barbara Palas – che era serva intera di San
Pietro)…Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI, XIII
secolo, ai capitoli 174/175 figura Iorgi Pala donnu, prima in
una lite per la spartizione della servitù e poi come teste in
una spartizione di terre; (174) > Coniugai (ho unito in
matrimonio) Lughia Cuperi ankilla de Sanctu Serghi de Suei (San
Sergio di Suei – villaggio scomparso già appartenente alla
Curadorìa di Guilcièr – la sua parrocchia storica, intitolata a
san Sergio, fu donata nel 1211 ai monaci Camaldolesi), cun
Trogodori Nechi et fecerunt kimbe fiios(hanno generato 5
figli)…continua e si arriva alla lite: > et osca posit iudike
Mariane a Dorgotori de Sogos et a Iorgi Pala a daremi s’ankilla
con sos fiios ke erant in domo di Dorgotori de Sogos…il capitolo
termina con la data – anno Domini MCCXXVIIII (1229); al capitolo
175 Iorgi Pala, donnu (nobile – proprietario terriero) è citato
come teste in una lite per la spartizione di terre…> Ego
Nicolaus prior et etc. Al capitolo 126, sempre del CSMB, è
citato Pala Terico – donnu – teste in una spartizione di servi
(kertu – lite) > Coiuvedi (ho unito in matrimonio) Grega Pasi,
ankilla de Sanctu Iorgi de Calcaria( villaggio scomparso, sito
in agro di Milis – rimane ancora la chiesa campestre di San
Giorgio) cun Terico de Paule serbu de Sancta Maria de Norgillo
(Norbello). Fra i testes è citato donnu Terico Pala. Nel
Condaghe di San Michele di Salvennor, CSMS, XI, XIII secolo,
sono citate diverse persone col cognome Pala: Andria Pala – al
cap. 118; 152 (Andria Pala maior de bulbare = preposto ai chiusi
comunali in cui si raccolgono armenti e greggi); 325 figlio di
Juan Pala e fratello di Elene; Comine Pala, ai capp. 287, 288,
291, 294 – mandatore de liberos > era il rappresentante dei
liberos o lieros – liberi cittadini – in un dipartimento
amministrativo o territoriale); Cristoforo e Gavino Pala, al
cap. 34; Dorgotori Pala al cap. 211; Furadu Pala ai capp. 36,
64; Gantine Pala, al cap. 23; Gavine Pala ai capp. 31,34, 47,
62, fratello di Jorge, et etc.(vi sono ancora 10 persone con
questo cognome); infine al cap. 33 sono citati los Palas:
Compre(compro: il testo è in spagnolo) de Gosantin Sago su parte
dela tierra con la higuera que tenia con “los Palas” >
probabilmente ad indicare l’intera famiglia(il CSMS – a cura di
Virgilio Tetti – Ed. Delfino). Il Dizionario Storico Sardo di
Francesco Cesare Casula, ricorda inoltre: Pala Alibrandino,
personaggio sassarese, che partecipò nel 1325 alla rivolta
antiaragonese del Capo del Logudoro; Pala Dantone, sassarese,
uno dei firmatari della convenzione del 1294 della Repubblica di
Sassari con la Repubblica di Genova; Pala Domenico,
cagliaritano, coinvolto nella congiura antigovernativa del 1799;
Pala Salvatore, cagliaritano, anche lui membro del movimento
democratico antigovernativo del 1799. Attualmente il cognome
Pala è presente in 606 Comuni italiani, di cui 186 in Sardegna:
Sassari 330, Cagliari 262, Nuoro 259, Oristano 164, Olbia 124,
Marrubiu 119, etc. Nella penisola è Roma con 321, ad avere il
numero più alto. |
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PALADINI
PALADINO
PALLADINI
PALLADINO |
Paladini
ha più ceppi, nel sudmilanese e lodigiano, in Toscana, da
Firenze a Massa e nel Salento, Paladino è presente in tutto il
sud, Palladini presenta più ceppi, nel sudmilanese e lodigiano,
nel modenese, nella fascia litoranea abruzzese e nel basso
Lazio, Palladino è specifico della zona che comprende la
Campania, il Molise, il potentino, il foggiano e l'alto barese.
Tutti questi cognomi derivano dal nome medioevale Paladinus,
diffusosi con l'avvento della Chanson de Geste, il cui primo
esemplare fu La "Chanson de Roland" databile all'anno 1098.
cognominizzato dal 1400 lo troviamo frequentemente negli atti,
nel 1523, a Montoro (AV), un tal magistro Francesco de Paladino
di Montoro, viene incaricato di un lavoro edile, a titolo di
esempio, riportiamo uno spezzone da un atto datato 25 novembre
del 1532: "Sindicato della vicinanza del Comune di Tovo (SO),
sulla pubblica piazza, su mandato di Pietro fu Giovanni detto
Mazonus de Resonata, decano, ed esecuzione del saltaro Antonio
fu Giacomino de Cariola, presenti un consigliere e trentatrè
vicini, con cui vengono nominati procuratori Stefano fu Gaspare
de Venosta di Mazzo e Armanasco detto Manolus fu Romerio, detto
Paladino de Armanasco di Tovo, per 5 anni, al fine di decidere
circa i confini tra i due comuni di Tovo e Mazzo. Notaio
Giovanni fu ser Cassiano de Armanaschi di Tovo.". |
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PALADO
PALLADI
PALLADIO
PALLADO |
Palado è unico, si tratta probabilmente di una forma alterata di
Pallado, che, quasi unico, è sicuramente veneto, probabilmente
del padovano, Palladi, molto molto raro, è specifico del
reggiano, di Reggio Emilia e Carpineti, Palladio, anch'esso
rarissimo, sembrerebbe avere un ceppo lombardo ed uno nel
napoletano, dovrebbero derivare direttamente o tramite
alterazioni ed errori di trascrizione dal nome medioevale
Palladius,
a sua volta derivato dal nome greco
Pallade (vergine),
un attributo della dea Athena (Minerva). |
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PALAMARA
PALAMARI
PALAMARO |
Palamara è specifico del reggino, di Africo, Bova Marina, San
Lorenzo, Roccaforte del Greco e Palizzi, con un ceppo anche
nell'isola di Lipari ed a Messina, Palamari è praticamente
unico, mentre Palamaro, assolutamente rarissimo, ha un piccolo
ceppo nell'isola d'Ischia, a Barano d'Ischia, questi cognomi
dovrebbero derivare da soprannomi dialettali, originati
probabilmente da alterazioni del termine greco πολΰμιτος
polèmitos (molti fili),
con il senso di produttori di cordami marini, gomene o cime,
probabile occupazione delle famiglie.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Palamara è cognome siciliano dal cognome greco
Palamáras.
Rohlfs 141. |
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PALAMEDI
PALAMIDES
PALAMITESSA
PALMITESSA
PALMITESTA |
Palamedi, quasi scomparso, sembrerebbe del parmense, Palamides è
un cognome tipico di Faleria, Civita Castellana e Calcata nel
viterbese, e di Roma, Palamitessa, quasi scomparso, è del
barese, Palmitessa è molto diffuso nel barese a Barletta e
Monopoli in particolare, Palmitesta ha un ceppo abruzzese a
Francavilla al Mare ed Ortona nel teatino, ed uno pugliese nel
tarentino a Massafra, Taranto e Ginosa, tutti questi cognomi
dovrebbero derivare, anche attraverso modificazioni dialettali
od alterazioni eufonetiche, dal nome greco
Palamedes,
Palamede
è un personaggio della mitologia greca, figlio di Nauplio e
Climene. Re dell'isola di Eubea, esperto nell'arte bellica e
valoroso guerriero, questo nome venne utilizzato anche nelle
Chansons De Geste, nel ciclo arturiano per indicare un nobile e
valorosissimo cavaliere saraceno, figlio del re Esclabor e
nemico giurato di Tristano.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Palmitesta: sembra probabile che si tratti di una variante del
cognome Palmitessa, molto diffuso nell'area del barese: la
variante Palmitesta, a mio parere, nascerebbe da un accostamento
paretimologico fra il suffisso
-tessa e il termine 'testa',
come avviene talvolta nei cognomi di stampo popolare. Ora, però,
lo stesso Palmitessa è un cognome di difficile interpretazione,
soprattutto perché si tratta di un cognome molto locale.
Azzardando un'ipotesi, viene da pensare al cognome Palamidessi
(con una variante in Palamides), che, molto probabilmente,
deriva dal nome greco Palamedes
o Palamides,
appartenente alla mitologia greca; in epoca medievale, inoltre,
il nome Palamede fu ripreso nei racconti della Tavola Rotonda,
in cui Palamede era un guerriero saraceno convertitosi più tardi
al Cristianesimo.
A mio parere, quindi, i cognomi Palmitesta, Palmitessa,
Palamidessi, Palamides e Palamedi derivano tutti dal nome greco
Palamedes,
reso popolare dalla mitologia greca o dal ciclo arturiano (un
po' come è accaduto coi cognomi Ulisse, Enea, Lancellotto,
Perciavalle, etc): da quanto ho notato, molti di questi nomi
venivano adattati alla pronuncia popolare - ad esempio, dal
francese Perceval si passa all'italiano
Perciavalle/Percivalle/Percivaldo o, ancora, dal francese
Lancelot si arriva all'italiano
Lancillotto/Lancellotto/Lanzellotto/Lanzarotto - per questo
motivo penso che Palmitessa e Palmitesta risentano di un
adattamento popolare. |
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PALAMIDESSI |
Palamidessi è tipicamente toscano, dell'area che comprende le
province di Lucca, Pisa, Livorno e, soprattutto, Pistoia,
dovrebbe derivare dal nome medioevale
Palamidesso,
di cui abbiamo un esempio in epoca dantesca nel Libro di
Montaperti con il poeta fiorentino guelfo Palamidesso di
Bellindoti del Perfetto, vessillifero dei balestrieri di Porta
del Duomo; il cognome potrebbe anche derivare da un soprannome
originato dal termine medioevale
palamidone
(sorta di pastrano molto lungo),
forse per sottolineare una particolarità dell'abbigliamento
tipico del capostipite (vedi anche PALAMEDI). |
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PALAMUSO |
Assolutamente rarissimo, probabilmente originario
dell'agrigentino. |
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PALANDRA
PALANDRANI
PALANDRI
PALANDRINI
PALANDRO |
Palandra, assolutamente rarissimo, sembrerebbe emiliano,
Palandrani, tipico del centro Italia, ha un ceppo a Giulianova e
Mosciano Sant'Angelo nel teramano ed uno a Roma, Palandri è
specifico dell'area che comprende il modenese appenninico e
l'alta Toscana, Frassinoro nel modenese, Pistoia, Livorno,
Firenze e Pisa, Palandrini, che sembrerebbe unico, parrebbe
romano, Palandro, molto molto raro, probabilmente campano, ha un
piccolo ceppo a Portici nel napoletano, tutti questi cognomi
dovrebbero derivare da soprannomi originati dal termine italiano
arcaico palandra
o palandro,
un'imbarcazione fluviale
scoperta per il trasporto di
merci, indicando così, probabilmente, che i capostipiti
manovrassero o guidassero questo tipo di naviglio. |
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PALAVANCHI |
Palavanchi, molto molto raro, è tipicamente emiliano, forse di
San Giovanni in Persiceto, e della frazione di Decima in
particolare, è molto difficile individuarne l'origine
etimologica, si potrebbe proporre a puro titolo di ipotesi una
derivazioni da modificazioni del nome germanico Perelant. |
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PALAVICINO |
Praticamente unico, dovrebbe trattarsi di un errore di
trascrizione del cognome Pallavicino. (vedi Pallavicini) |
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PALAZZESE
PALAZZESI |
Palazzese
ha un ceppo nel teramano a Roseto degli Abruzzi, Teramo,
Notaresco, Colonnella e Giulianova, un piccolo ceppo a Roma e
Monterotondo nel romano ed uno a Monopoli nel barese, Palazzesi
è della fascia centrale che comprende la Toscana meridionale,
Grosseto e Siena, le Marche, soprattutto il maceratese, con San
Severino Marche e Treia, e Roma, dovrebbero derivare dal nome di
paesi come Palazzese nel teramano, o da forme etniche riferite
agli altri paesi chiamati Palazzo o che hanno il termine Palazzo
nel loro nome. |
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PALAZZI
PALAZZINI
PALAZZO |
Palazzi è
del centro nord, Palazzini sembra avere un nucleo nelle Marche
uno nell'aretino ed uno nel Lazio, la presenza in Lombardia è
significativa, ma non sembrerebbero esserci nuclei originarii,
Palazzo è presente in tutta l'Italia centromeridionale con ceppi
autonomi anche in Piemonte e Liguria. Derivano o da soprannomi
legati all'abitare in prossimità di palazzi, o all'appartenenza,
in qualità di servitù, ad un certo palazzo, è pure possibile, in
alcuni casi che derivino da toponimi, molto diffusi in Italia,
contenenti la radice Palazz.., come Palazzo Canavese (TO),
Palazzo d'Arcevia (AN), Palazzo del Pero (AR), Palazzo Pedrengo
(BG) e moltissimi altri. |
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PALAZZOLI |
Parrebbe
avere un nucleo nel perugino nella zona di Umbertide e Città di
Castello, ed uno nel milanese, che potrebbe derivare dal
toponimo Palazzolo Milanese (MI). |
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PALAZZOLO |
Abbastanza diffuso, ha un nucleo importante in Sicilia, che
potrebbe derivare da toponimi come Palazzolo Acreide (SR), ceppi
nell'area che comprende torinese, vercellese, alessandrino e
genovese, che potrebbero derivare da toponimi come Palazzolo
Vercellese (VC) e un piccolo nucleo in Friuli che potrebbe
derivare dal toponimo Palazzolo dello Stella (UD), è pure
possibile che in alcuni casi derivino da soprannomi legati al
fatto di abitare nelle prossimità di un palatiolus, o piccolo
palazzo. |
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PALEARI
PALIARI |
Paleari è
tipicamente lombardo, del milanese, soprattutto, di Monza,
Milano, Pogliano Milanese, Cerro Maggiore, Brugherio, Rho,
Besana in Brianza, Muggiò, Lainate, Lissone, Seregno, Biassono,
Villasanta e Cologno Monzese, Paliari, praticamente unico,
dovrebbe essere dovuto ad un'alterazione del precedente, casato
milanese, il cui nome dovrebbe essere derivato dalla
toponomastica, forse dal nome di località come Pagliaro nel
bergamasco o Pagliaro Superiore nell'alessandrino, ne troviamo
tracce fin dal 1400, dopo la quale data, li troviamo in qualità
di ingegneri militari, di Podestà e di Castellani. |
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PALENA
|
Palena ha un ceppo nel teatino ad Atessa, Cupello, Villa Santa
Maria e San Salvo, ed uno, più consistente nel foggiano a
Manfredonia, Monte Sant'Angelo, Vieste e Foggia, dovrebbe
derivare dal nome della città di Palena nel teatino, città il
cui nome dovrebbe derivare dal popolo dei
Paleni, i
Palhnoi
citati da Diodoro Siculo, popolo confluito poi nei Peligni,
secondo un'altra ipotesi deriverebbe dal nome di un monte
teatino dedicato al dio romano Iovis Palenus, nella città di
Palena vi era, in epoca tardo medioevale, un fiorente mercato
della lana e dei tessuti di lana, quindi è probabile che con
questo cognome si indicassero anticamente dei commercianti
lanieri, tracce di questa cognominizzazione si hanno fin dal
1200, un esempio lo troviamo negli atti di fondazione del
Convento di Santa Chiara a Sulmona, dove troviamo citata la
fondatrice Floresenda da Palena. |
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PALENI
|
Paleni è tipicamente lombardo del bergamasco, di Cusio, Bergamo,
San Pellegrino Terme e calcinate, dovrebbe derivare da un nome
medioevale originatosi da una forma alterata del nome del dio
celta Balenus,
o dal nome del dio romano Iovis
Palenus. |
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PALEOLOGO |
Paleologo ha un ceppo a Reggio Calabria ed uno a Messina,
dovrebbe derivare da un soprannome grecanico
paleologos
(conoscitore di cose antiche),
basato sul termine greco antico
palaios (antico,
vecchio), unito al termine
logos
(parola,
discorso, ragionamento), ad
indicare il mestiere dell'antiquario probabilmente svolto dal
capostipite. |
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PALERMI
PALERMO |
Palermi
è tipico della fascia centrale che comprende il Piceno, il
teramano, l'Umbria ed il romano, Palermo è estremamente diffuso
in tutto il sud, derivano ovviamente dal toponimo omonimo, in
qualche raro caso può essere di origini ebraiche. |
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PALESE
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Sembra
avere due nuclei, uno nel Salento ed uno nel potentino, dovrebbe
derivare dal nome greco Pales, anche se in alcuni casi potrebbe
derivare dal toponimo Palese una frazione della città di Bari,
tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Potenza fin dal
1600. |
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PALESTINI |
Tipico
abruzzese di Pescara e di Silvi (PE), il cognome dovrebbe
denotare un'antica origine ebraica o un riferimento ad una
residenza o ad operazioni in Palestina da parte del capostipite,
anticamente gli ebrei venivano appunto chiamati Palestini. |
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PALESTRI
PALESTRO |
Palestri è tipicamente milanese, Palestro ha un ceppo piemontese
e nel vicino pavese ed uno in Sicilia a Siracusa ed a Catania,
dovrebbero derivare dal nome della città di Palestro nel pavese,
il cui nome molto probabilmente deriva dal latino
paludestris
(palustre),
indicando che la località fosse stata molto paludosa. La
presenza in Sicilia potrebbe essere stata una conseguenza
dell'arrivo di truppe piemontesi sull'isola al seguito del
Ventimiglia. |
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PALETTA |
Paletta ha un ceppo a Perugia, uno a Scanno nell'aquilano, uno a
Roma ed uno in Calabria, nel crotonese, a Cirò, Savelli, rucoli,
Verzino, e Crotone, nel cosentino a Roggiano Gravina, Cetraro,
Cariati, Santa Caterina Albanese, Mandatoriccio e Cosenza, ed a
Serrastretta nel catanzarese, potrebbe derivare da un soprannome
basato sul termine paletta
(piccola pala),
tipica quella usata per pulire il focolare o l'aratro, forse ad
indicare che i capostipiti avessero sempre in mano quel tipo di
strumento, ma, molto più probabilmente deriva da una forma
contratta di un ipocoristico del nome
Paola
(vedi PALETTI). |
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PALETTI
PALETTO |
Paletti ha un ceppo lombardo nel bresciano, a Brescia, Rezzato,
Gussago, Pontevico, Coccaglio e Collebeato, un ceppo a Preore in
Trentino, un ceppo a Resia nell'udinese, uno molto piccolo a
Parma, uno altrettanto piccolo a Fucecchio nel fiorentino ed a
Bientina nel pisano, ed uno nel Lazio, a Roma, a Pontinia nel
latinense ed a Scandriglia nel reatino, molto probabilmente
derivano da forme contratte di un ipocoristico del nome
Paolo. |
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PALINA
PALINI
PALINO |
Palina è praticamente unico, Palini ha un ceppo nel bresciano, a
Polaveno, Ome, Gardone Val Trompia, Lumezzane e Rovato, un
piccolo ceppo ad Urbania nel pesarese ed uno in Umbria, a
Bevagna e Foligno nel perugino ed a Terni, Palino, estremamente
raro, ha qualche presenzanel napoletano e nella Sicilia
sudorientale, potrebbero derivare da forme contratte
dell'ipocoristico del nome Paolo,
mentre in qualche caso potrebbero derivare da alterazioni del
nome slavo Balin
(Valentino). |
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PALITTA |
Palitta è tipicamente sardo, di Olbia, Trinità d'Aqultu e
Vignola in Gallura e di Sassari e Pattada nel sassarese,
dovrebbe derivare dal termine sardo settentrionale
palitta (cazzuola),
probabilmente ad indicare nel capostipite un muratore.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PALITTA: palìtta
è il corrispondente sardo di
paletta.
Sa palìtta po su fogu
= la paletta per il fuoco;
sa palìtta de su mest’’e muru
= la cazzuola del muratore;
su palittòni > per raccogliere la polvere, nella pulizia delle
case, etc. Non l’abbiamo trovato nelle carte antiche della
lingua e della storia della Sardegna, evidentemente si tratta di
un cognome moderno. Lo troviamo anche come toponimo ad esempio
in agro di Gonnosfanadiga (prov. VS), nelle pendici
settentrionali de Monte Linas si trova una località denominata
“sa Roja de is Pobìttas” (ròja = rivolo de is palìttas).
Attualmente il cognome Palìtta si trova in 34 Comuni italiani,
di cui 19 in Sardegna: Olbia 46, Sassari 17, Trinità d’Agultu
15, Pattada 14, etc. |
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PALLA
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Palla ha vari ceppi sparsi per l'Italia, uno nel bellunese e
trevigiano, uno nello spezzino, massese, lucchese e pisano, uno
nel grossetano, viterbese, romano e reatino, uno molto piccolo
nel casertano, uno nel catanese ed uno nel cagliaritano,
potrebbe derivare dall'italianizzazione del nome greco
Pallas,
nome il cui uso era diffuso in epoca medioevale anche in
Toscana, come possiamo evincere da questo scritto del 1432 a
Firenze: "..Item deliberaverunt quod notarius Opere teneatur
facere bullettinum relapsationis et liberationis staggimenti
facti ad instantiam operariorum dicte Opere penes superextites
Stincharum Communis Florentie de Antonio de Davizis, si et in
quantum Pallas de Davizis fideiusserit pro dicto Antonio de
solvendo Opere debitum ad quod dictus Antonius obligatus est pro
eius patre et non pro aliis coniunctis suis pro quibus etiam
fuit staggitus, actento quod ipse non tenetur pro eis. ..".
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PALLA: in italiano significa “palla” = sfera usata in vari tipi
di giochi e di sport: di gomma, piena e vuota; di cuoio, con
camera d’aria; di stracci e simili; di dimensioni e peso
variabili et etc. Il termine viene dal longobardo “palla”
e corrisponde al franco “balla”
In lingua sarda la palla è detta “sa bòccia” e si tratta di un
italianismo; cambia soltanto l’accento della “o” > da acuto
diventa grave. Invece “sa palla”
in lingua sarda campidanese è la
paglia;
sa páğğa
in logudorese, sa paža
nelle parlate centrali, e viene dal latino “palea”.
La Via Lattea in campidanese è sa “‘Ia de sa Palla”. Appallài =
dare la paglia alle bestie. Quando una persona ci assilla con i
suoi discorsi, per farla smettere usiamo l’espressione:” Ses
appallendimì”! = “Mi stai dando la paglia”! Il cognome è
presente nei documenti antichi della lingua e della storia della
Sardegna. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388,
figura un certo, Palla Francesco, ville Macumerii, ** MACUMERII
et Curatorie de Marghine de Gociano…Macomer etc. In posse
Chelis Simonis, notarii publici...die XII Januarii 1388. Come
toponimo lo troviamo in agro di Gonnesa: Portu Palla (Porto
Paglia), nel quale, in vicinanza della spiaggia, sorgeva una
torre antibarbaresca, che oggi è ridotta a rudere. Attualmente
il cognome Palla è presente in 219 Comuni d’Italia, di cui 29 in
Sardegna : Cagliari 138, Quartu 52, Capoterra 26, etc. |
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PALLANTE
PALLANTI |
Pallante è specifico della provincia di Roma e di Avellino,
Pallanti è decisamente toscano, della zona che comprende il
fiorentino e l'aretino in particolare, derivano entrambi dal
nome latino di origine greca
Pallans, Pallantis: "Euander
Arcas fuit, nepos Pallantis, regis Arcadiae. hic patrem suum
occidit, suadente matre Nicostrata, quae etiam Carmentis dicta
est..". |
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PALLARA
PALLARI
PALLARO |
Pallara ha un ceppo a Ferrara ed uno, molto consistente, nel
leccese, a Monteroni di Lecce, Lecce, Lequile, Carmiano e
Lizzanello, Pallari è tipicamente toscano, di Montalcino nel
senese e di Grosseto e Campagnatico nel grossetano, Pallaro ha
un ceppo nel varesotto a Varese, Busto Arsizio e Carnago, ed
uno, il più consistente, nel padovano a Loreggia, Camposampiero,
San Giorgio in Bosco, Villa del Conte, Padova, Piombino Dese e
Trebaseleghe, potrebbero derivare da nomi di località o da
soprannomi basati sul termine tardo latino medioevale
pallarus
(pagliaio). |
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PALLAVICINI
PALLAVICINO |
Pallavicini è tipico del genovese e alessandrino con un ceppo
probabilmente secondario tra pavese e sudmilanese, Pallavicino,
molto raro sembrerebbe specifico di Sant'egidio Del Monte Albino
(SA), con presenza significativa anche nell'alessandrino,
dovrebbero derivare dal nome medioevale
Palavicinus o Pallavicinus,
"... Quod audientes Eccelinus et Palavicinus Ecclesie inimici,
frustrati spe sua, sunt non modicum conturbati....". Troviamo
già nel 1000 questo cognome con l'antipapa Honorius II°
(1061-1072) il Cadalus Pallavicinus fatto Papa dal re dei
francesi; nel 1226 viene scritto il Codex Pallavicinus dal
Vescovo Guglielmo Pallavicino; verso la fine del 1400 la
signoria di terre parmensi è esercitata dal marchese Giovan
Francesco Pallavicino; nella seconda metà del 1500 è arcivescovo
di Genova Cyprianus Pallavicinus.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pallavicini, Pallavicino è cognome diffuso nel Nord Italia e
particolarmente in Lombardia e Liguria, Pallavicini viene (con
un accorgimento di scaltra alterazione) da un soprannome
medievale di valore spregiativo "Pelavicini",
dal latino "pelat vicinum"
che equivaleva a ladro,
usuraio. |
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PALLINI
PALLINO |
Pallini oltre al ceppo toscano, sembra averne anche in Abruzzo e
Lazio, Pallino molto raro sembrerebbe salernitano, è possibile
che derivi da una modificazione del nome Paolo, in alcuni casi
potrebbe derivare dall'aferesi dell'etnico del toponimo Capalle
(FI).
integrazioni fornite da
Fabrizio Pallini
il cognome Pallini è presente anche come ceppo a Parma in Emilia
Romagna derivante anticamente da Lentigione ora in provincia di
Reggio Emilia.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pallini, Pallino derivano da "palla"
con il significato di pallottola. |
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PALLITTA
PALLITTO |
Sia
Pallitta che Pallitto sono assolutamente rarissimi potrebbero
essere originari del potentino, potrebbero derivare dal nome
etnico greco Pallis. |
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PALLOTTA
PALLOTTI
PALLOTTO |
Pallotta è molto diffuso nella fascia che comprende le Marche,
l'Umbria, il Lazio, l'Abruzzo, il Molise, la Campania, la Puglia
centrosettentrionale ed il materano, Pallotti ha un ceppo tra
modenese e bolognese, uno tra maceratese e Piceno ed uno nel
romano e viterbese, Pallotto ha un ceppo nel maceratese, uno
nell'iserniese ed uno nel romano, questi tre cognomi dovrebbero
derivare da soprannomi, probabilmente originati da un aspetto
non magro dei capostipiti.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pallotta è un cognome panitaliano ma specialmente diffuso nel
Centro-Sud. E' la cognominizzazione del soprannome 'pallotta'
che deriva da "palla"
ed era probabilmente usato per indicare una persona grassa.
Oltre a questa interpretazione P. Minervini, 365, ne aggiunge
anche un'altra: dal dialetto calabrese 'pallotta'
= castagna sbucciata e lessa;
zolla; melone'. Per l'analogo
cognome Pallotti Rohlfs indica invece la derivazione da 'pallottola'. |
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PALMA
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Palma è assolutamente panitaliano, può derivare sia dal nome
tardo latino Palma,
di cui abbiamo un esempio d'uso nell'Historia
Augusta: "...in adoptionis
sponsionem venit Palma et Celso, inimicis semper suis et quos
postea ipse insecutus est...", sia da toponimi come Palma (AG),
(PA) o (NA). |
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PALMACCI
PALMACCIO |
Entrambi tipicamente laziali, Palmacci, il più diffuso dei due
ha un grosso ceppo a Terracina nel latinense ed uno secondario a
Roma, Palmaccio è di Formia, sempre nel latinense, dovrebbe
trattarsi di forme ipocoristiche peggiorative del nome
medioevale Palma
(vedi PALMA), probabilmente portato dai capostipiti, ma è pure
possibile una derivazione da nomi di località. |
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PALMAS
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Tipico del sud della Sardegna, dovrebbe derivare dal toponimo
Palmas nel cagliaritano o Palmas Arborea nell'oristanese.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PALMA; PALMAS: Palma è diffuso in tutta l’Italia (raro in
Sardegna); Palmas è propriamente sardo. Il significato della
voce è palma.
Palma
è la superficie ventrale della
mano, detta anche palmo;
palma è un albero di medio o alto fusto,
appartenente, in botanica, alla famiglia delle “Arecaceae”:
derivano dalla stessa voce latina, “palma”.
In lingua sarda la palma della mano si dice “sa
pranta de sa manu”; la palma
(albero), è detta “pràma”.
Ma un palmo,
inteso come unità di misura, si dice “u’
pràmu” (7, 39 cm.) e
corrisponde a un quarto di piede; e misurare a palmo, a palmo,
si traduce, mesurai a pràmu, a pràmu. Anche il cognome Palmas è
comunemente pronunciato, “Pramas”: ad esempio, il tal signor
Giovanni Palmas è meglio conosciuto come “tziu Juànni Pràmas”.
Le voci “palma” ed ancor più “palmas”, sono toponimi comuni in
tutto il territorio dell’isola. Palma, abitato scomparso, detto
anche San Pietro, in agro di Villasor, di origine romana. In
periodo medioevale appartenne alla Curadorìa di Gippi, nel regno
giudicale di Càlari. Nel 1324 entrò a far parte del Regno
catalano aragonese di Sardegna; poi fu territorio oltremarino
della repubblica di Pisa. Alla fine del XIV secolo, per effetto
della guerra tra il giudicato d’Arborea e gli aragonesi, il
centro fu definitivamente abbandonato. Palmas “Arborea”
(semplicemente Palmas sino al 1862), centro abitato di origine
medioevale. Come “villa – bidda” appartenne alla Curadorìa di
Simaxis, nel regno giudicale di Arborea. Dal 1410, in seguito
alla sconfitta delle truppe arborensi a Sanluri e la caduta del
giudicato, andò a far parte del Regno catalano aragonese di
Sardegna. Palmas Suergiu o semplicemente Palmas, attualmente è
frazione di San Giovanni Suergiu, nella provincia di CI. Ha
origini antichissime deducibili dai numerosi resti preistorici
e poi punici e romani. In periodo medioevale appartenne alla
Curadorìa di Solci o Sulci, nel regno giudicale di Càlari. Dal
1324 andò a far parte del Regno catalano aragonese di Sardegna.
Appartenne di nuovo ad Arborea dopo il 1354 e poi
definitivamente al Regno di Sardegna, dal 1410. La Torre di
Palmas è una fortificazione antibarbaresca costruita nel periodo
del Regno catalano aragonese di Sardegna. Nel 1911 fu demolita
perché pericolante. Come cognomi sia Palma che Palmas sono
documentati nelle carte antiche della lingua e della storia
della Sardegna. Fra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del
1388, abbiamo: Palmas (de) Barcolo, ville Gemussi, * Gemussi,
villaggio scomparso, detto anche Gamussi o Genusi, in agro di
Simala; Palmas (de) Deodato, jurato ville Nulvi, *
Nulvi...odierno Nulvi. Contrate de Anglona- Chiaramonte; Palmas
(de) Margiano, ville Selluri, *** Selluri – Sedduri – Seddori:
odierno Sanluri. Et ego Capula Marcus …sindicus, actor et
procurator ville Selluri…seu a Petro De Castay, locuntenente
capitanei et Margiano Costa, locuntenente potestatis terre
Selluri et omnibus habitatoribus dicte terre, congregatis. X die
januarii 1388. Nel Condaghe di San Michele di Salvennor, CSMS,
XI, XIII, secolo, al capitolo 327, figurano Dorgotori de Palmas,
Mariano de Palmas e Pedro de Palmas, citati come testimone in
una donazione (il codice è segnata con numero romano – CLXXIV –
174)…Yo llame por testigos(chiamo per testimoni), a Dorgotori de
Palmas, Andres Turdu, y Marian de Palmas y Pedro de Palmas, etc.
Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI, XIII, secolo,
al capitolo 163 troviamo citata come serva una certa Palma, ma
sembra nome più che cognome: Levatinke(ha preso) Gosantine
d’Athen sa parçone(la parte) dessa connata…Ego levai pede(un
quarto, del servizio s’intende) de Simione, etc… et remanserun a
in comone latus (la metà)de Margarita et pede de Palma et etc.
Al capitolo n. 139 figura Torbeni de Palmas, testimone in un
acquisto di terra, in Balles (Sanctu Pedru de Balles, in agro di
Bonnannaro). Al capitolo 154 è citata Elene de Palmas, moglie di
Comita Icalis, erede di Petru Muçucu etc. i cui beni di
Nuracucuma (Noragùgume) sono donati a San Nicola. Nella storia
medioevale ricordiamo inoltre Palmas fra’ Elia, arcivescovo
dell’archidiocesi, oggi chiamata di Oristano, un tempo di
Arborea, dal 1414 al 1447. Sardo di origine, fu priore nel
monastero di Bonarcado. Nel 1410, dopo la “capitolazione di San
Martino “extra muros” fu ambasciatore del giudice reggente
Leonardo Cubello, davanti al vincitore catalano aragonese Pietro
Torrelles( riuscì ad ottenere il rispetto dei beni ecclesiastici
già posseduti prima della caduta del giudicato), etc. (Di. Sto.
Sa. di F. C. Casula). Nella storia moderna figura un certo Luigi
Gualpes, cagliaritano, che nel 1616, in periodo iberico del
Regno di Sardegna, ricevette il titolo di conte di Palmas,
elevato a marchesato nel 1627. Attualmente il cognome Palma è
presente in 1113 Comuni italiani, di cui 11 in Sardegna: Sassari
20, Olbia 6, Tempio 6, etc. Nella penisola è Giugliano (Napoli)
ad avere il numero più alto con 1188; seguono, Roma con 1092,
Napoli 598, Milano 183, Torino 181, etc. Il cognome Palmas è
presente in 270 Comuni d’Italia, di cui 117 in Sardegna:
Cagliari 200, Sinnai 133, Assemini 111, Sassari 92, etc. Nella
penisola è Roma con 48 ad avere il numero più alto. |
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PALMENTERI
PALMENTIERI
PALMINTERI
PALMINTIERI |
Palmenteri, quasi unico è probabilmente dovuto ad errori di
trascrizione, Palmentieri, molto raro, è tipico di Napoli,
Palminteri è tipico della Sicilia occidentale, dell'agrigentino
in particolare, Palmintieri è quasi unico ed è anch'esso causato
da errori di trascrizione, dovrebbero derivare da un soprannome
legato o al mestiere di mugnaio, il palmento è un tipo di macina
per il grano, o al mestiere di vignaiolo, nella zona si chiama
palmento una specie di tino per la raccolta, pigiatura e
fermentazione del vino. In epoca tardo medioevale esisteva nella
zona di Melfi un feudo chiamato Palminteri. |
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PALMERI
PALMIERI |
Palmeri è decisamente siciliano, Palmieri è un cognome
assolutamente panitaliano, dovrebbero derivare dal termine
medioevale palmerius,
attribuito a quanti avevano effettuato il pellegrinaggio in
Terra Santa. Nella Cronica delle cose occorrenti ne' tempi suoi
di Dino Compagni si legge nel diario del dicembre 1294:
"...Rimasono quivi i congiurati contro a Giano; i quali furon
messer Palmieri di messer Ugo Altoviti, messer Baldo Aguglioni
giudice, Alberto di messer Iacopo del Giudice, Noffo di Guido
Bonafedi, e Arriguccio di Lapo Arrighi. I notai scrittori furono
ser Matteo Biliotti e ser Pino da Signa. Tutte le parole dette
si ridissono assai peggiori: onde tutta la congiura s'avacciò di
ucciderlo; perchè temeano più l'opere sue che lui.", nel 1406 un
Matteo Palmieri è fra i sostenitori dei Medici, nel 1432
nell'Archivio dell'Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze, in
un atto si legge: "...Stanziaro a Matteo di Marcho Palmieri lire
191 soldi 16. 6 ...", tracce di una famiglia Palmieri a Prato si
trovano già nel 1400, un atto del 1496 sancisce la successione
di tal Palmieri Antonio, nel 1520 Vescovo di Matera è un
Palmieri, nel 1700 legato imperiale a Poggio Imperiale (AV) è un
certo Don Carmine Palmieri. Personaggi famosi sono stati il
pittore Giuseppe Palmieri (1674-1749) di Genova ed il marchese
Giuseppe Palmieri di Martignano (LE) famoso economista del 1700.
integrazioni fornite da
Fabio Paolucci
A Colle Sannita si individua, grazie alla documentazione
parrocchiale, un ceppo Palmieri molto ricco e distinto già dalla
fine del Cinquecento, che diede i natali a molti colti
personaggi di spicco della storia politica e culturale del
nostro Paese: ricordo, a titolo di curiosità, che Donna Carmela
Palmieri, appartenente a questo nobile ceppo, era la madre
dell'illustre matematico, astronomo e poeta Remigio del Grosso.
Anche la mia trisavola, la nobildonna Maria Teresa Palmieri,
moglie del nobiluomo Dottore delle Leggi Cavaliere Don Francesco
Maria Paolucci, discendeva da questo distinto Casato (tutta la
genealogia dei Palmieri in questione è stata da me ricostruita e
sarà poi pubblicata nel Memoriale della Famiglia Paolucci di
Colle Sannita). |
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PALMESANO
PALMISANI |
Palmesano
è tipico di Pignataro Maggiore nel casertano, Palmisani ha un
ceppo ad Alatri nel frusinate, un ceppo a Monopoli nel barese ed
uno a Cisternino nel brindisino ed un piccolo ceppo a
Sant`Ilario dello Ionio (RC), potrebbero derivare dall'etnico di
Palmi (RC), ma è pure possibile che si tratti di forme alterate
del cognome Palmisano (vedi PALMISANO). |
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PALMIANI
PALMIANO |
Palmesano
è tipico di Pignataro Maggiore nel casertano, Palmisani ha un
ceppo ad Alatri nel frusinate, un ceppo a Monopoli nel barese ed
uno a Cisternino nel brindisino ed un piccolo ceppo a
Sant`Ilario dello Ionio (RC), potrebbero derivare dall'etnico di
Palmi (RC), ma è pure possibile che si tratti di forme alterate
del cognome Palmisano (vedi PALMISANO). |
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PALMIERO |
Tipico della fascia che comprende il napoletano, il casertano,
il beneventano ed il Molise.
integrazioni fornite da
Fabio Paolucci
da
I Cognomi di Colle Sannita
- cognomi ancora in loco (di prossima pubblicazione)
Diffuso a macchia di leopardo nella nostra Penisola, con picchi
di intensità maggiore a Napoli, a Roma e nel Molise ai confini
con la Campania, Palmiero è uno dei cognomi tipici di Colle
Sannita, dove risulta attestato con alta frequenza già dagli
ultimi decenni del Cinquecento. Il cognome deriva dal termine
Palmiere,
appellativo che nel basso medioevo veniva attribuito a chi era
stato in pellegrinaggio in Terra Santa ed era rientrato in
Patria con un ramo o una foglia di palma come simbolo della pace
cristiana. Il nome, poi cognome, Palmerius è attestato in Italia
e in Francia già dal XII° secolo: la diffusione di tale nome è
imputabile alle Crociate.
I ceppi Palmiero di Colle Sannita risultano del tutto estranei
al nobile Casato Palmieri di Colle (la cui genealogia è
accertata), anche se non mancano errori di trascrizione
anagrafica da Palmiero a Palmieri. Tra i Palmiero vanno
ricordati i nomi di due briganti del periodo post-unitario:
Antonio Raffaele Palmiero fu Giovanni e Vito Palmiero fu
Damiano. Dal registro dello Stato delle Anime dell'anno 1861
(archivio parrocchiale della chiesa di San Giorgio Martire di
Colle Sannita) risulta che "a palazzo Paolucci in via
Fontenuova" (attuale corso Umberto) tra coloro che svolgono
l'attività di "domestici" risultano anche "Palmiero Filomena, di
anni 18" e "Palmiero Damiana, di anni 14". Nello stesso anno a
palazzo Palmieri tra i domestici risulta una tale "Palmiero
Maddalena, di anni 16, serva". Nel Libro dei defunti degli anni
compresi tra il 1775 e il 1809 nell'elenco (scritto
dall'Arciprete di Colle "Magnifico Don Giovanni de Paullis")
delle 42 vittime che "morirono sotto il flagello del terremoto"
del 26 luglio 1805 risultano anche i seguenti nominativi:
"Grazia PALMIERO di Giovanni e Libera Nigro, di anni 5" "Anna
Maria PALMIERO di Giovanni e Libera Nigro,di anni 4" "Giovanni
Finella di Giorgio e Maria PALMIERO, marito di Anna Elena Di
Pinto, di anni 29" "Crescenza PALMIERO di Domenico e Angela
Iamarino, moglie di Pasquale Tedesco, di anni 66".
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PALMIOLI |
Palmioli
è tipico della fascia centrale che comprende Marche Umbria e
Lazio, con piccoli ceppi a San Severino Marche, Cingoli e
Montelupone nel maceratese, a Cannara e Bevagna nel perugino ed
a Roma e Monterotondo nel romano, potrebbe derivare dal nome del
paese Palmiolo di Cascia nel perugino, probabile località
d'origine dei capostipiti. |
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PALMIOTTA
PALMIOTTI
PALMIOTTO |
Palmiotta, assolutamente rarissimo, è del barese, Palmiotti è
tipico barese, di Molfetta in particolare, Palmiotto, oltre al
nucleo principale a Giovinazzo (BA) ha un ceppo forse non
secondario a Cerignola (FG), potrebbe derivare dall'etnico
grecanico palmiota,
che vale cittadino di Palmi
nel reggino, secondo un'altra ipotesi, che prende sempre
comunque in considerazione la desinenza in iotta, potrebbero
essere cognomi di origine albanese.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Palmiotti è un cognome originario calabrese, riconoscibile dalla
tipica desinenza in -otto,
che indica origine, provenienza. Significa "originari
di Palmi (RC)". Il suffisso è
di origine neo-greca. |
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PALMISANO |
Si
identificano perlomeno due ceppi originari, uno nella zona che
comprende il barese, il tarantino e il brindisino, l'altro sul
percorso che dal reggino, tramite il messinese, il catanese,
Enna e Termini Imerese, arriva fino al palermitano e di lì ad
Ustica. Chiaro esempio di concorrenza di derivazione multipla,
da luogo ad una ridda di ipotesi, che varia a seconda della
località. Il Ceppo siculo, probabilmente deriva dal nome della
cittadina di Palmi (RC), ma potrebbe pure derivare dal nome
greco Palmys o da un aggettivo tardo latino palmisanus, che
dovrebbe significare portatore di palme. Il ceppo pugliese
probabilmente ha più origini, data l'alta concentrazione e
diffusione, l'ipotesi più probabile è che prenda il nome da un
clan (la gens Mesia) che dovrebbe aver dato il nome a vari
casali e toponimi, in Puglia e nel centro e sud Italia, o da una
regione dalla quale sarebbero emigrati in modo abbastanza
massiccio, come potrebbe essere la Mesia (nei Balcani) o la
Misia (in Anatolia zona di Pergamo), esiste anche un'ipotesi più
romantica che vuole che il capostipite fosse Paolo di Tommaso
(Pali-Misani), principe epirota al seguito di Demetrio Reres che
si distinse quale condottiero nella lotta contro i feudatari che
nel 1435 combatterono Alfonso d'Aragona dal quale Pali Misani
venne investito del governatorato di Casale San Giorgio, poi
chiamato Locorotondo il 20 maggio 1456. Tra gli uomini illustri
di questa famiglia si ricorda il primo Sindaco di Locorotondo di
nome Feliciano Palmisano che esercitava anche la professione di
dottore in legge; Palmisano di Palmisano arciprete e Donato
Antonio Palmisano procuratore dell'Università di Locorotondo.
Nel 1613 Feliciano Palmisano divenne arciprete ed insignito
della seconda dignità della Collegiata di San Giorgio Martire in
Locorotondo; Nel 1821, il Regio Cancelliere don Giuseppe
Giorgio Palmisano insieme ad altri concittadini, partecipò ai
moti mazziniani promossi dalla Giovane Italia. |
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PALMISCIANO |
Specifico
campano, potrebbe essere connesso con il nome di località
Miscianus di cui abbiamo tracce dal febbraio del 1042, quando in
un atto vediamo donate alcune terre di Montoro (AV), una delle
quali confina con la bia caba e col ribus siccum. "... Ideoque
nos leo filius quondam giaquinti et comitissa filia quondam
iohanni, qui sumus vir et uxor, clarefacimus nos abere rebus in
locum montorum ubi miscianus dicitur, rotense finibus
...". |
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PALMITESSA |
Specifico
di Barletta e Monopoli nel barese. |
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PALOMBA
PALOMBELLA
PALOMBELLI
PALOMBI
PALOMBIERI
PALOMBO
PALOMMELLA
PALUMBA
PALUMBELLA
PALUMBI
PALUMBO |
Palomba è tipicamente campano, soprattutto del napoletano, con
ceppi anche nel tarantino, nell'iserniese, a Roma ed in
Sardegna, Palombella, molto raro, è tipico del barese e
tarentino, Palombelli, molto molto raro, è laziale, Palombi è
comune nella fascia centrale che comprende Marche, Umbria e
Lazio, Palombieri, assolutamente rarissimo, è tipico della
fascia che comprende Umbria Lazio e teramano, Palombo è tipico
laziale, con ceppi anche in Abruzzo e Molise, Palommella è quasi
unico e sembrerebbe della fascia centrale, Palumba,
assolutamente rarissimo, è del sud, Palumbella, assolutamente
rarissimo, è pugliese, Palumbi, molto raro, è tipico del
teramano, Palumbo è difusissimo in tutto il centro sud, derivano
tutti da soprannomi legati a diminutivi o vezzeggiativi del
vocabolo dialettale palumbo
(colombo)
usato anche come nome, come si può desumere da questo scritto
del 1300 a Pescara: "...Est profecto quaedam villa vocata
Superclo, in Sancti Valentini Castello translata, quam a
Tederamo et Palumbo germanis fliis quondam Reparati legaliter ad
profectum Piscariensis Ecclesiae triginta solidis emit. ..", ma
è pure possibile che molti ceppi derivino da nomi di località
come Roccapalumbia (PA), Cessapalombo (MC), Colpalombo (PG),
Santa Palomba (RM) e molte altre. Troviamo tracce di queste
cognominizzazione, in Campania a Solofra (AV) nel 1500 con il
fiscale regio
Tomase Palumbo, in Calabria nel 1600 con 1mons. Paolo Palumbo,
vescovo di Cassano Jonio (CS).
integrazioni forniti da
Massimiliano Palombi
Palombi di Monte San Martino (MC), nobili di Monte San Martino,
sono presenti nel comune dal Rinascimento. |
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PALOPOLI
PAOLOPOLI |
Palopoli, oltre al piccolo ceppo secondario romano, ha un ceppo
nel cosentino, a Rossano, Cassano allo Jonio, Longobucco, Crosia
e Spezzano della Sila, Paolopoli, praticamente unico, è
anch'esso del cosentino.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
D'origine arbëreshë (più probabilmente greco-albanese), i
cognomi Palopoli e Paolopoli sembrano nascere da un adattamento
del cognome greco Pavlopoulos,
che, composto dalla radice
Pavlos (l'italiano
Paolo) e
dal suffisso -opoulos
(con valore d'appartenenza), può essere tradotto come
figlio di Paolo
(vedi Di Paola). In conclusione, dunque, si tratterebbe delle
cognominizzazioni dei nomi personali dei capostipiti.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Palopoli è un cognome calabrese che potrebbe essere derivato
dal greco Paleòpolis
= città antica. |
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PALOSCHI |
Originario delle province di Brescia, Bergamo e Cremona, deriva
dal toponimo Palosco (BG), tracce di questa cognominizzazione le
troviamo ad esempio agli inizi della seconda metà del 1600 con
Michele Paluscus, fu Santo, agrimensore pubblico di Soncino che
in un atto certifica la misurazione di due terreni in Calcio
(BG), dati in enfiteusi alla famiglia Paloschi dal conte Antonio
Secco Suardo Comneno. |
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PALTERA |
Paltera,
molto raro, sembra tipico di Bari. |
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PALUCCI
PALUCCIO |
Palucci è
tipicamente abruzzese, Paluccio, più raro sembra essere di
Crotone, dovrebbero derivare da modificazioni del nome Paolo. |
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PALUDETTI |
Dovrebbe
essere specifico dell'opitergino. |
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PALUDI
PALUDO |
Paludi è
estremamente raro, ha un ceppo nel chietino ed uno nel
cosentino, Paludo è assolutamente rarissimo, sembra tipico della
provincia di Venezia. |
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PALUSCI |
Palusci, molto molto raro, è tipico di Pescara e in particolare
di Bisenti nel teramano, potrebbe derivare dall'antico nome
paluscus
attribuito forse ad un capostipite che proveniva da località
palustri come Le Pantane situata appunto nei pressi di Bisenti. |
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PAMBIANCO
PANBIANCO
PANEBIANCO
PANIBIANCHI |
Pambianco sembra specifico della fascia marchigiano, umbro,
laziale con massimaconcentrazione nel perugino, Panbianco è
assolutamente rarissimo, Panebianco è molto diffuso al sud, in
particolare in Sicilia, Calabria e Puglia, Panibianchi è unico,
tutti questi cognomi dovrebbero derivare dal nome tardo
medioevale Panis
cui l'aggiunta di bianco attribuisce un maggior valore di bontà,
rientrano tutti nella grande famiglia dei nomi augurali
attribuiti ai capostipiti. |
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PAMIO
|
Pamio, molto raro, è tipico di Scorzè nel veneziano, di Venezia
e di Noale, dovrebbe derivare dal nome celta
Pamius,
ma potrebbe anche derivare da un nome di località ora scomparso,
luogo chiamato come quello citato in un
Breve recordationis terre
del 1189 nel milanese: "..Campi et silve et vinee et sedimina et
prata insimul tenente iugera .XVI. et pertice .VIIII. et tabule
.II., a mane et monte illorum Fontana, a sero illorum de
Caprino, a meridie suprascripta terra; silva dicitur Rio
Avostano, a mane Pacialo, a monte Carabio, a sero rio, pertice
.VII. et tabule .VIII.; pratum donegum dicitur Affosato, a mane
Fontana et Navino, a meridie Pamio, a sero Sovrengo, a mont
flumen, pertice .IIII. et dimidia; campus dicitur a Longa, a
meridie via illorum de Pamio, pertice .II. ..", troviamo tracce
di questa cognominizzazione a Treviso nella seconda metà del
1600 con un tale Gottardo Pamio "publico agrimensore di Commun"
e nello stesso periodo, sempre nel trevisano troviamo Don
Lodovico Pamio Pievano di Peseglia. |
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PAMPANA
PAMPANI
PAMPANO |
Pampana ha un ceppo toscano nell'area livornese, pisana, ed uno
laziale, in particolare nel viterbese, Pampani, assolutamente
rarissimo, parrebbe dell'area emiliano, romagnola, Pampano è
specifico di Ascoli Piceno, potrebbero derivare da soprannomi
originati dal termine dialettale toscoemiliano
pampana o
pampano
(pampino, tralcio d'uva),
forse a sottolineare caratteristiche comportamentali dei
capostipiti. |
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PAMPARATO |
Pamparato, assolutamente rarissimo è di origini liguri, del
savonese in particolare, dovrebbe derivare dal toponimo
Pamparato in provincia di Cuneo nelle vicinanze di Albenga,
Finale Ligure e Pietra Ligure nel savonese dove è presente il
cognome. |
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PAMPINTO
PANEPINTO |
Pampinto, praticamente unico, è la forma contratta di Panepinto,
che è tipicamente siciliano, dell'agrigentino, in particolare di
San Giovanni Gemini, ma anche di Casteltermini, Cammarata e
Bivona, di Palermo, Valledolmo e Caccamo nel palermitano e di
Caltanissetta, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal
termine pane pinto,
cioè pane scuro,
pane dozzinale,
riferito ad un capostipite di cui evidentemente non si avesse
una buona opinione (vedi in antitesi PAMBIANCO). |
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PAMPURA
PAMPURI
PAMPURINI
PAMPURO |
Pampura è
quasi unico, Pampuri è tipico di Milano e della zona tra Milano
e Pavia, con un ceppo forse secondario a Prevalle (BS),
Pampurini, assolutamente raro, è di Piacenza, Pampuro,
altrettanto raro, sembrerebbe dell'alessandrino, dovrebbero
derivare dal nome Pampurio, ricordiamo San Riccardo Pampuri
(1897-1930) di Trivolzio (PV). |
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PANACCIULLI
PANNACCIULLI |
Panacciulli, estremamente raro, sembrerebbe specifico del
barese, forse di Conversano, e del foggiano, Pannacciulli,
leggermente meno raro, è tipico del barese, di Castellana Grotte
in particolare, potrebbero derivare da forme ipocoristiche
relative al nome greco Pannakios,
latinizzato in Pannachius,
(vedi PANNACI).
integrazioni fornite da
Francesco Panacciulli
l'origine di questo cognome è dal cognome greco
Panagulis,
dovrebbe essere arrivato in Puglia dalla Grecia nel 1200,
stabilendosi nella zona di Triggiano nel barese, in seguto
Josepo Panacciulli si trasferì nella vicina Conversano. Si
trovano ancora nell'archivio della curia scritti riferentesi a
tali personaggi. In America risalta tra gli altri il professor
Louis Panacciulli maestro e direttore della Nassau orchestra
sinfonica fino al 1984. |
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PANADA
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Panada è tipico del bresciano, di Brescia, Castenedolo e
Mazzano, dovrebbe derivare da soprannomi originati dal termine
di lingua veneta panada
(pancotto),
cognome antico, già citato da Teofilo Folengo (1491 - 1544) nel
Baldus:
".. Non ego deciperem te, mi Zambelle Panada, quae tibi promisi
semel, attendenda memento. ..". |
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PANAGIA
PANAGIS
PANAIA
PANAJA |
Panagia, molto molto raro, è dell'estrema punta della Calabria,
Panagis è quasi unico, Panaia è specifico della Calabria, di
Vallefiorita e Squillace nel catanzarese con un ceppo anche nel
crotonese e nel reggino, Panaja, assolutamente rarissimo, è
tipico del reggino.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Panaìa è cognome di Catanzaro che viene dal nome locale
Panaìa,
anch'esso nel Catanzarese. Si tratta della forma sincopata del
cognome Panagìa,
presente a Reggio Calabria. Entrambi derivano dal greco
Panaghìa
= santissima, cioè la Vergine Maria. Della stessa famiglia è
anche il cognome Panagis. |
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PANARA
PANARI
PANARIO
PANARO |
Panara ha un ceppo a Rosate (MI) ed a Milano, ed uno a Chieti ed
a Bucchianico (CH), Panari, molto raro, è tipico di Modena ed
Imola, Panario, assolutamente rarissimo, parrebbe del savonese,
Panaro ha piccoli ceppi a Genova, Savona e nell'alessandrino a
Acqui Terme e Castelletto d`Erro, ha un nucleo campano tra Casal
di Principe (CE), Napoli e Pozzuoli (NA), uno a Paola (CS), ma
il nucleo più importante è sicuramente pugliese, tra Altamura,
Alberobello, Monopoli e Bari nel barese, Foggia e Castelluccio
Valmaggiore nel foggiano ed a Massafra (TA).
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Panara ha ceppi maggiori nel chietino e nel milanese, Panari e
Panario, piuttosto rari, sono presenti a bassa frequenza fra il
nord e il centro nord del paese, Panaro, molto più comune dei
precedenti, è più tipicamente meridionale, con un nucleo
principale fra il barese e il tarantino e nuclei secondari nel
casertano, nel napoletano e nel cosentino, tutti questi cognomi
derivano dall'antico italiano
panaro, col significato di
panettiere, fornaio;
nel caso dei ceppi romagnoli (valido soprattutto per il cognome
Panari), non è da escludere, tuttavia, che il cognome derivi
dalla toponomastica modenese e, più nello specifico, da comuni
quali Marano sul Panaro, San Felice sul Panaro, San Cesario sul
Panaro e Savignano sul Panaro oppure direttamente dal fiume
Panaro, un affluente del Po che scorre lungo il territorio. |
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PANARELLI
PANARELLO
PANARIELLO
PANNARELLI |
Panarelli è specifico della fascia centrale delle Puglie,
Pannarelli, assolutamente rarissimo, è probabilmente dovuto ad
un errore di trascrizione del precedente, Panarello sembra
essere specifico del messinese e catanese, con un possibile
ceppo nel casertano, dove è comunque probabile che si tratti di
trascrizioni errate del locale Panariello, che è specifico del
napoletano e salernitano. Questi cognomi derivano da soprannomi
originati dal vocabolo pane e stanno ad indicare o un aspetto
del carattere del capostipite o il mestiere di fornaio.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Panarello è cognome siciliano che significa 'piccolo
paniere' (siciliano 'panaru').
Rohlfs142. |
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PANARONE
PANARONI
PANERONI |
Panarone, assolutamente rarissimo, parrebbe del napoletano,
Panaroni è tipico del pesarese di Fano, Pesaro e Piagge,
Paneroni è tipico del bresciano, di Rudiano e Roccafranca,
dovrebbero derivare da soprannomi originati dal mestiere del
capostipite, molto probabilmente un
panaro o
panero
(fornaio
o panettiere)
di una stazza imponente, fatto che avrebbe giustificatoo
all'accrescitivo. |
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PANASCI
PANASCI' |
Molto rari, potrebbero essere originari della zona tra il
messinese ed il catanese, la forma corretta è quella accentata.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Panascì è cognome della Sicilia orientale, variante fonetica di
Panagia
(cfr.) |
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PANATO
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Panato è tipicamente veneto, del veronese e del vicentino, con
un piccolo ceppo anche nel ferrarese, dovrebbe trattarsi di una
forma patronimica tipicamente veneta, dove il suffisso
-ato
stia per il figlio di,
riferito a capostipiti i cui padri si fossero chiamati
Pane
(vedi PANE). |
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PANATTA
PANATTI
PANATTONI |
Panatta è tipicamente laziale, di Roma, Sambuci, Vicovaro e
Tivoli, Panatti, molto raro, è lombardo, di Chiavenna nel
sondriese e di Porlezza nel comasco, Panattoni ha un ceppo
toscano a Montecarlo, Lucca, Altopascio e Capannori nel
lucchese, a Livorno, a Castelfranco di Sotto, Pontedera e Santa
Croce sull'Arno nel pisano ed a Ponte Buggianese nel pistoiese,
ed un ceppo a Roma, Tivoli, Casape e Frascati nel romano,
dovrebbero derivare da soprannomi basati sul termine arcaico
panata,
una specie di zuppa di pane
raffermo in uso soprattutto in
Toscana e nel Lazio, in epoca medioevale la
panata
era anche un largo boccale. |
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PANAZZA
PANAZZI
PANAZZOLO |
Panazza, molto molto raro, sembrerebbe del mantovano, di
Ostiglia e Viadana in particolare, Panazzi è quasi unico,
Panazzolo è decisamente veneto, del trevisano, di Asolo e
Pederobba e Cornuda in particolare, potrebbero derivare,
direttamente o attraverso una forma ipocoristica, da un
soprannome originato dal mestiere di
garzone di fornaio
svolto dal capostipite. |
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PANCALDI
PANCALDO
PANCALLI
PANCALLO
PANCOTTI
PANECALDO
PANGALLI
PANGALLO |
Pancaldi è tipico del bolognese e ferrarese occidentale,
Pancalli, assolutamente rarissimo, sembrerebbe del centro
Italia, Pancallo e Pancaldo rarissimi, potrebbero essere della
provincia di Reggio Calabria o di Messina, Pancotti è molto
raro, dovrebbe avere un nucleo nel milanese, lodigiano ed alto
piacentino, un'altro probabile nel bolognese ed uno opinabile
nell'anconetano, Panecaldo decisamente raro è specifico del
Lazio meridionale, Pangalli, quasi unico, parrebbe veneto,
Pangallo ha un ceppo nel verbanese ed uno molto consistente nel
reggino e nel vicino messinese, dovrebbero tutti derivare dal
nome medioevale Pancaldus
già cognominizzato nel 1188, come si evince dal
Codice Diplomatico della Lombardia
medievale nel quale si può
leggere: "Anno dominice incarnationis millesimo centesimo
octuagesimo octavo, nono die kallendas marcii, indictione
septima.... ....de aliis questionibus nichil scit Petrus
Pancaldus iurato dicit quod vidit presbiterum Rubaldum stare in
suprascripta ecclesia pro monasterio...".
ipotesi fornita da Enzo
Papa
Il cognome Pancallo (e l'alterato Pangallo) è un grecismo (Pan-kallos)
del Sud-Italia e significa Tutto
bello,
molto bello. |
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PANCERA |
Specifico
del bresciano e mantovano, dovrebbe derivare da un soprannome
legato o alle dimensioni abbondanti, o all'essere il capostipite
una buona forchetta. |
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PANCHETTI |
Panchetti, tipicamente toscano, è specifico di Firenze, Borgo
San Lorenzo, Empoli, Barberino di Mugello e Montespertoli nel
fiorentino e di San Miniato e Santa Croce sull?Arno nel pisano,
potrebbe derivare da un soprannome forse attribuito a
capostipiti che facessero i falegnami e producessero panche di
mestiere. |
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PANCIATICHI
PANCIATICI |
Panciatichi, molto molto raro, è tipico dell'area romagnola del
ravennate e del forlivese, Panciatici è una forma ancora più
rara, tipica del senese, ma entrambi i cognomi sono originari di
Pistoia, dovrebbero derivare da soprannomi inerenti al mestiere
di mercanti di generi alimentari, il casato medioevale dei
Panciatici o Panciatichi, mercanti avveduti, che fecero la loro
fortuna economica in operazioni finanziarie in terra di Francia,
annovera Consoli come Sinibaldus Bartholomeus Panciaticus che Il
Granduca Cosimo I° inviò presso la corte francese, ed un
Cardinale, Bandinus Panciaticus, creato da Alessandro VIII
durante il suo brevissimo pontificato. |
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PANCINI
PANCINO
PANSINI
PANSINO
PANZINI
PANZINO |
Pancini è ha un ceppo nel piacentino a Piacenza, San Giorgio
Piacentino e Carpaneto Piacentino, ed uno toscano nell'aretino,
ad Arezzo e Castel Focognano, Pancino ha un ceppo nel veneziano
a Santo Stino di Livenza e Venezia e di San Giorgio della
Richinvelda ed Arzene nel pordenonese, Pansini ha un piccolo
ceppo a Napoli, ma il ceppo principale è nel barese a Molfetta,
con grandi concentrazioni anche a Bari, Bisceglie, Trani,
Giovinazzo, Ruvo di Puglia e Canosa di Puglia, sempre nel
barese, Panzini ha un ceppo ad Ancona, nel Lazio a Roma, Subiaco
e Canterano nel romano ed a Pontecorvo e San Giovanni Incarico
nel frusinate, ed in Puglia a Mola di Bari nel barese ed a
Trinitapoli nel foggiano, Pansino è tipico di Lamezia Terme e
Marcellinara nel catanzarese, Panzino è specifico del
catanzarese, di Marcellinara e Catanzaro, tutti questi cognomi
dovrebbero derivare da soprannomi nati da forme ipocoristiche
derivate dal termine pancia
o da suoi derivati dialettali, come
pansa o
panza,
forse ad indicare nei capostipiti una leggera pinguedine. |
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PANCIROLI |
Specifico
della zona parmense e reggiana, deriva dal cognome
rinascimentale Pancirolus, nel 1507 troviamo a Torino un
illustre canonico e storico Guido Pancirolus, nel 1600 Mons.
Giovanni Giacomo Panzirolo è segretario del Cardinal Barberini. |
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PANCRAZI
PANCRAZIO
PANGRAZI
PANGRAZIO |
Pancrazi ha un ceppo toscano, soprattutto nel fiorentino e nel
pisano ed uno nel Lazio, Pancrazio, molto molto raro,
sembrerebbe tipico del meridione, con un possibile ceppo nel
catanzarese, Pangrazi è specifico dell'area che comprende le
Marche, anconetano ed ascolano in particolare, Umbria, in
particolare Terni e Narni nel ternano, il viterbese e Roma e
Nerola nel romano, Pangrazio ha un piccolo ceppo nel bresciano e
nel veronese ed uno nell'iserniese, dovrebbero derivare,
direttamente o tramite alterazioni dialettali, dal nome
Pancrazio,
originato dal termine greco
pankration che significa
lottatore. |
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PANDINI |
Pandini è tipicamente lombardo della zona al confine tra le
province di Milano, Bergamo e Cremona con un ceppo anche nel
ferrarese, dovrebbe derivare dal toponimo Pandino nel cremasco.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pandini, secondo D. Olivieri (Dizionario di toponomastica
Lombarda), deriva dal nome germanico
Panto. |
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PANDOLFA
PANDOLFI
PANDOLFO |
Pandolfa
quasi unico è probabilmente dovuto ad errori di trascrizione,
Pandolfi è diffuso in tutt'Italia, ha un ceppo importante in
Lombardia, nelle Marche, nell'alta Toscana, nel Lazio, nel
napoletano e nel cosentino, Pandolfo, meno diffuso, ha un ceppo
nella zona che comprende le province di Venezia e quella di
Treviso, uno nel Basso Lazio, uno tra napoletano, salernitano e
potentino ed uno in Sicilia, derivano dal nome longobardo
Pandulf latinizzato in Pandulfus, di cui si hanno tracce ad
esempio nel 900 come si legge in Chronicon Salernitanum: "Dum
ipso Landulfus prefuisset Samnitis annos..., ab hac luce
subtractus est; Beneventanorum principatum eius filii Pandolfum
et Landulfum bifarie regebant. Eo tempore sancte Romane sedis
preerat papa Iohannes, filius cuidam Alberici patricii. Dum
esset adolescens atque huiusmodi viciis detitus, undique hostium
congregare iussit in unum, et non tantum Romanum exercitum, sed
eciam Tusci Spolitinique in suum suffragiium conduxit,
populusque multum nimis, et cum magna virtute Capuam properabat.
Ilico princeps Pandulfus consanguineos suos Salernum misit,
quatenus eminentissimum principem Gisulfum enixius obsecrarent,
ut in eius adiutorium sine dilacione veniret.", o nel 1131
quando nel Codice Diplomatico della Lombardia medievale si
legge: "... Nos in Dei nomine Sigeza, relicta quondam Orrici qui
fuit dictus Pandulfus, de civitate | Mediolani, et Albertus et
Orricus germani, ..." e nel 1210 nella Ryccardi de Sancto
Germano Chronica excerpta de Landulfo de Aquino, dove si legge:
"...Hic cum gente ipsius Ottonis ivit ad debellandum civitatem
Aquini, in qua Landulfus, Thomas, Pandulfus et Robbertus domini
Aquini, qui regis fidem servabant, se receperant cum gente sua;
et cum non prevaleret in eam, viribus resistentibus predictorum,
confusus et non sine dampno recessit ...". Esempio di questa
cognominizzazione si ha già alla fine del 1500 a Segni (ROMA)
con un tal Cesare Pandolfi citato in un atto dall'Ufficio del
Vicario di Roma in qualità di esecutore testamentario. |
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PANE
PANELLA
PANELLI
PANELLO
PANI
PANINI
PANINO |
Pane ha un nucleo importante nel napoletano, e dei ceppi nel
catanzarese ed in Sicilia, Panelli sembra avere un ceppo nel
bresciano ed uno nel lucchese, Panello, assolutamente rarissimo,
è del genovese e spezzino, Pani è tipico del sud della Sardegna,
Panini è tipico di Modena, del modenese di Formigine, Sassuolo,
Nonantola e Maranello e del reggiano, di Correggio e Reggio
Emilia, Panino, quasi unico, sembrerebbe piemontese, dovrebbero
tutti derivare, direttamente o tramite ipocoristici, dal nome
tardo medioevale Pane, Panis
e Panellus
o da soprannomi originati dal buon carattere del capostipite;
tracce di questo nome si hanno ad esempio in un atto di
compravendita redatto a Brescia nel 1172, dove si trova come
teste un tal Panello Ferrari: "...Signa manuum Berardi de Madio
et Vuithoni de Porta et Panelli et Stefani et Gambari Ferarii et
Teutaldi Bosi testium....". Esempio di questa cognominizzazione
si ha ad esempio a Venezia nel 1177, in un atto relativo al
trattato tra le repubbliche di Genova e Venezia si legge: "...et
per manum Ogerii Panis, notarii et scribe Ianuensis curie
conscripta, Venetie Ianue quoque confirmata ...", in un
documento del 1411 leggiamo: "..et renonciaverunt et juraverunt
et oblligaverunt et scilicet dictus procurator bona dicti
monasterii et eiusdem domini prioris de Aurelio et dictus
Joannes bona sunt et concesserunt litteras domini ducis
aquitaniae dominis officialis lemovicensis et [.] nobiliaris in
meliora forma presentibus religioso viro domino Petro Panini
presbyterus priore de Salviaco et Georgeo Rogeris clerico de
Castronovo testibus ad hac vocatis et est subsignatum Joannes
clericus. ..".
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
sia Pane che Pani di Sardegna significano pane e derivano dal
latino panis.
Pane
in logudorese, pani
in campidanese. Pani e casu (pane e formaggio), il pasto tipico
dei pastori della Sardegna; a cui si aggiunge. e binu a rasu (e
vino a bicchiere pieno). È un cognome diffuso, nelle due uscite,
in tutta la Sardegna sin dai tempi antichi. Tra i firmatari
della Pace di Eleonora, *LPDE, vi sono tre Pane e 5 Pani, tra i
quali ricordiamo: Pane (de) Francisco, jurato ville Floxio
(Flussio - Contrate Montis de Verro), Pane (de) Gantino, ville
de Sancto Gavino (San Gavino Monreale), Pani (de) Andrea, jurato
ville Morgogiori, Pani (de) Arsoco, ville Gonnos de Tramacia,
Pani Margiano, ville Ecclesiarum (Villa di Chiesa - Iglesias),
Pani (de) Nicolao, jurato ville Nurau Albu (villaggio distrutto
- Campitani Majoris); infine troviamo, Paniecasu Guantino, ville
Mahara. (Villamar - Contrate Marmille). Nel Condaghe di S. N. di
Trullas, *CSNT (82, 98, 99), viene citato Pane Torbeni, teste in
un acquisto di terra (comporu). Nel Condaghe di S. M. di
Bonarcado, *CSMB, sono nominati: Pane Dominige (74, 142), citato
in Corona (tribunale - 142) da Comida de Varca per furto di
bestiame; Pane Nicola (12, 20.) più volte citato come teste in
spartizione di servi (partizione de servis). Pani Bonu è il nome
di un villaggio medievale scomparso (Campitano Simaxis).
Attualmente il cognome Pani è presente in Sardegna in 131 Comuni
su 377. |
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PANERA
PANERI
PANERO
PANIERE
PANIERI
PANIERO |
Panera e Paneri, molto rari, sono probabilmente dell'area
lombardo ligure piemontese, Panero, molto diffuso è piemontese,
delle province di Torino e Cuneo, Paniere e Paniero sono quasi
unici, <<<<<<panieri sembrerebbe toscoemiliano.
ipotesi fornite da
Stefano Ferrazzi
Panera e Paneri, molto rari, sono presenti quasi esclusivamente
neln nord ovest del paese, Panero, più comune dei precedenti, ha
un nucleo principale in Piemonte, fra il cuneese e il torinese,
e nuclei secondari sparsi fra il nord e il centro nord del
paese, Paniere, unico, si riscontra soltanto a Gioiosa Marea
(ME), Panieri, piuttosto raro, è più tipicamente tosco-emiliano,
Paniero, quasi unico, si riscontra esclusivamente a Ravenna e a
Moggio Udinese (UD), tutti questi cognomi derivano dall'antico
italiano panero
o paniere,
col significato di panettiere,
fornaio. Si tratta, dunque,
delle cognominizzazioni di nomi di mestiere attribuiti ai
capostipiti. |
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PANETTA |
Cognome sicuramente originario della zona Siderno (RC) - Locri
(RC) - Gerace (RC) (dov'è tutt'oggi il cognome più diffuso) e
presente per immigrazione in Piemonte, Liguria e Lazio. Potrebbe
derivare dalla radice "pani" (pane)
integrazioni fornite da
Alessio Bruno Bedini |
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PANFILI
PANFILO |
Panfili è tipico della zona che comprende le province di
Perugia, Terni, Orvieto, Roma e Frosinone, di Gubbio (PG) in
particolare, Panfilo ha un ceppo veneto, del veneia particolare,
ed uno nel romano e rietino, dovrebbero derivare dal nome greco
latino Panphilus
o Pamphilus,
ricordiamo il martire fenicio Sanctus Pamphilus Caesariensis
trucidato nell'anno 309. Il casato dei Panfili ha dato alla
chiesa nel 1600 Papa Innocenzo X°. |
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PANFINI
PANFINO |
Panfini, assolutamente rarissimo, sembrerebbe dell'area
marchigiana, Panfino è praticamente unico, dovrebbero derivare
dal nome tardo medioevale
Panfinus, o anche da un
soprannome, probabilmente attribuito ad un panettiere. |
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PANGALLI
PANGALLO |
Pangalli è praticamente unico e si tratta di un errore di
trascrizione del cognome Pangallo che è tipico del reggino.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Originario del reggino, deriva dal nome di origine greca
Pangalos,
col significato di molto buono o molto bello (letteralmente
tutto buono o tutto bello, dal greco
pan =
tutto e kalos
= buono, bello). |
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PANGARI
PANGARO |
Pangari, quasi unico, ha presenze nel crotonese e nel catanese,
Pangaro ha un ceppo nel basso potentino, a Francavilla in Sinni
e San Severino Lucano ed un ceppo a Rose nel cosentino,
dovrebbero derivare dal nome e cognome sia tracio che turco
Pangarus,
Pangaros,
tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Frascineto nel
cosentino nel 1600. |
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PANICCI
PANICCIA
PANICCIO |
Panicci è specifico di Roma, Paniccia è tipicamente laziale,
molto diffuso nel frusinate a Veroli, Frosinone, Torrice, Sora,
Alatri ed Anagni, a Roma, Civitavecchia e Zagarolo nel romano ed
a Priverno, Terracina, Aprilia, Sabaudia e Latina nel latinense,
Paniccio è estremamente raro, ed è sempre laziale, dovrebbero
derivare da un soprannome originato dal termine dialettale
paniccia
(un tipo di minestra d'orzo
casereccia), derivato dal vocabolo latino medioevale
panicia,
con il medesimo significato, di cui abbiamo un esempio d'uso in
epoca longobarda in un 'atto dell'anno 768: "..per omnem diem in
Quadragesima, et habeant ad refectionem ipsi pauperis per
unumquaque panem quadra una, uinum ternas fiolas, fabas et
panicia ut sufficiat, et in Adsensionem Domini uel in uigilia de
Aebefanias uolo ut pascat pauperus eos in istas duas uices, et
habeant ad refectionem per unaquaque personam pane medio, lardo
et faba..", ma è pure possibile che in qualche caso possano
derivare dai nomi latini
Panicius,
Panicia,
cioè dedicati al dio Pan. |
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PANICHELLI
PANICHI
PANICO
PANICUCCI |
Panichelli è specifico di Civitanova Marche (MC), Panicucci è
tipico dell'area pisana, zona di Pontedera e aree limitrofe,
Panichi è specifico della Toscana e zone limitrofe di Umbria e
Marche, Panico è molto diffuso nella Campania litoranea e nel
centrosud della Puglia, dovrebbero derivare tutti, direttamente,
o tramite modificazioni ipocoristiche, dal nome latino di
origine greca Panicus,
ricordiamo Panicos
aiutante di Ade dio degli inferi, ma potrebbero in alcuni casi
derivare da soprannomi originati dal termine
panìco un
tipo di graminacea, tracce dell'uso di queste modificazioni le
troviamo nel Codice Diplomatico
Bresciano sotto l'anno 1184:
"..inter Nuvolentum et Suranam terram et in loco Pospencii, et
de his eum investivit, se teste presente, in lobia supra scalas,
et Panichellus erat ibi et archipresbiter Iohannes de Gavardo et
domnus Columbanus camararius et domnus Obizo prior et domnus
Macarius et alii plures...".
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Panico è cognome panitaliano ma soprattutto diffuso in Campania
e Puglia (prov. di Lecce). Deriva dal soprannome medievale
PANE,
dalla voce 'pane',
latino 'pane(m)'
per indicare un mestiere o, in senso figurato 'persona
buona'. Con accento diverso:
Panìco deriva invece dalla voce latina 'panìcum'
= panìco,
pianta erbacea con infiorescenza a pannocchia, coltivata per
l'alimentazione degli uccelli. Toponimo Panìco, Asciano, Siena. |
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PANIGA
PANIGHI
PANIGO |
Paniga è decisamente lombardo della provincia di Sondrio, di
Morbegno e Talamona, Panighi, decisamente più raro, è specifico
di Milano, Panigo è caratteristico del milanese, di Cornaredo,
Sedriano, Bareggio, Settimo Milanese e Milano, dovrebbero tutti
derivare da un soprannome basato sul termine dialettale
panigh
(panico o miglio, Panicum
miliaceum), un cereale che in
epoca medioevale aveva una notevole importanza alimentare per
l'uomo, anche se in Lombardia veniva più che altro utilizzato
per il foraggio degli animali, i milanesi di una certa età si
ricordano il pan de mej
o pane di miglio, usato un tempo,
magari con aggiunta di zucchero, come dolce. |
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PANIGADA |
Specifico della Lombardia occidentale, dovrebbe derivare da
panichata
(un piatto medioevale vedi ricetta), o anche dal vocabolo
milanese panigada
, in pratica del pane con fiori di sambuco. Da un libro di
ricette del 14° secolo, leggiamo: Panichata con agresta.
Se tu voy fare panichata
con agresta, toy lo panico pesto e ben lavata la schorza e ben
monda, e toy do libre de mandole ben monde e ben macenate e
distemperate con aqua chiara, e toy tre oche e mitile a rosto, e
miti a fogo lo late de le mandole, le do parte e 'l panizo ben
mondo, e fay coxere, e quando è ben cocto, toy lo grasso de l'
ocha e mitillo entro lo panizo ed altro grasso frescho de struto
che sia de porcho e una quantitade de zucharo e sale tanto che
basta. Questa vivanda vuole essere biancha al piú che tu poi, e
volse dare per scudelle e zucharo de sopra e le oche per taiere
con uno altro savore, e vuole essere fatto como disse. Chi tolle
lo figato de l'ocha e rossi d' ova lessali insieme e quando sono
cocti, pestali in mortaro con bone specie fine [e] distempera
cum l' alessaúra e con un pocho d' aceto e d' agresta e falo
coxere a questo savore vole essere camelino. |
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PANIGATI
PANIGATTI |
Tipici
del milanese, Panigatti è abbastanza raro, due sono le ipotesi,
o la fusione dei due cognomi Pani e Gatti o la modificazione da
panigatha (vedi Panigada). |
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PANIGAZZI |
Assolutamente rarissimo specifico del vogherese, dovrebbe
derivare da un soprannome originato dal vocabolo panigazzi
(focacce di grano). |
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PANIS
PANISI
PANIZ
PANIZZA |
Panis è quasi unico, Panisi è specifico del reggiano, di Reggio
Emilia, Luzzara, Reggiolo, Fabbrico, Guastalla e Correggio,
Paniz, molto raro è tipico della zona di Santa Giustina (BL),
Panizza ha un ceppo trentino, ma è presente anche nel resto del
nord, dovrebbero derivare da soprannomi originati dal vocabolo
dialettale panis,
o paniz
(panico, un tipo di graminacea
che viene brillata come il riso),
panizza
nella Lombardia, nel Trentino e nel Veneto viene ancora oggi
chiamata una minestra fatta appunto con il
paniz,
tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Bianzone (SO)
in un'annotazione del 1685 su di un Registro delle Opere, dove
viene citato un pagamento al capomastro Stefano Panizza abitante
a Ponte in Valtellina. |
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PANIZZI
PANIZZO
PANIZZOLI
PANIZZOLO
PANIZZON
PANIZZONE
PANIZZONI
PANOZZO |
Panizzi ha tre ceppi, uno tra Sanremo, Taggia e Badalucco
nell'imperiese, uno nel reggiano, tra Gualtieri e Boretto, ed
uno tra Pisa e Livorno, Panizzo è veneto, con un ceppo a Roncade
e Silea nel trevisano ed a Venezia e Meolo nel veneziano, con
qualche presenza anche nell'udinese, Panizzoli, abbastanza raro
è lombardo, Panizzolo ha un nucleo nel padovano e uno nel
comasco e varesotto, Panizzon è sicuramente veneto, con un ceppo
in particolare nel vicentino a Malo, Monte di Malo e Schio,
Panizzoni, quasi unico, è molto probabilmente dovuto ad
un'italianizzazione del precedente, Panizzone, estremamente
raro, sembrerebbe piemontese del biellese, Panozzo è specifico
del vicentino e veronese. Questi cognomi dovrebbero derivare,
direttamente o tramite ipocoristici od accrescitivi, dal nome
medioevale Panizo,
o anche da soprannomi originati dal vocabolo
pane e
stanno ad indicare probabilmente un aspetto del carattere del
capostipite, o, molto più probabilmente, il mestiere di fornaio.
integrazioni fornite da
Huguette Rostagni
Il cognome Panizzi si trova a Badalucco (IM) dal 1644 vi è
giunta provenendo da Lucca cambiando il nome da Panichi come era
ivi chiamata in Panizzi probabilmente per una modificazione
dialettale. I Panichi a Lucca risalgono almeno al 1000. Nel XV°
secolo un ceppo di questa famiglia si trasferì in Francia dove
vive tutt'ora. |
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PANNACI |
Pannaci, assolutamente rarissimo, sembrerebbe di Briatico nella
provincia di Vibo Valentia.
integrazioni fornite da
Francesco Pannaci Trigona
Antica famiglia calabrese di possidenti e liberi professionisti,
presente da remota data nel territorio del Vibonese (un tempo
Monteleone calabro) ed in particolare nel Comune di Briatico.
Infatti, in alcune pergamene in lingua greca, tradotte poi in
latino, riguardanti negozi giuridici svoltisi in "Agro Briatici"
(vedi "Sillabus Graecarum Membranarum" di F.sco Trinchera)
troviamo già nel 1251 un "Philippus Pannachius iudex civitatis
Briatici", nel 1268 un "Gregorius Pannachius.", nel 1269 un
"Rogerius Pannachius". L'etimologia del cognome Pannaci, dal
greco Pannakios,
latinizzato in Pannachius
nel \"Sillabus Graecarum\", trova origine da
panakis,
ossia che sana tutto
oppure che guarisce ogni male.
Che detta famiglia sia stanziata nel territorio di Briatico da
diversi secoli e che la stessa abbia avuto un ruolo attivo nella
vita pubblica del posto, lo conferma anche il fatto che il
toponimo Pannakonon
(lett. dei Pannaci),
ossia l'odierno paese Pannaconi
(oggi frazione del Comune di Cessaniti, in passato entrambi
"casali" di Briatico), già presente per certo nell'anno 1130,
trova a sua volta origine dal cognome Pannaci. Del resto, tanti
toponimi di paesi tuttora esistenti prendono appunto il nome
dalla famiglia che, all'epoca in cui andavasi formando più o
meno spontaneamente l'agglomerato abitativo, era proprietaria
dei luoghi su cui esso sorgeva, ed ivi esercitava pertanto la
propria influenza non solo nella vita sociale del nascente borgo
ma anche nell'automatismo del nome che lo stesso abitato doveva
assumere. |
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PANNELLA
PANNELLI
PANNIELLO |
Pannella ha un ceppo a Teramo, uno a Roma ed uno, il più
consistente ad Acerra nel napoletano, nel beneventano a Paipisi,
Ponte, Benevento, Torrecuso e Colle Sannita, ed a Napoli,
Pannelli ha presenze nelle Marche e nel teramano, Panniello ha
un ceppo a Napoli ed uno a Foggia, dovrebbero derivare,
direttamente o attraverso un'alterazione dialettale, dal nome
medioevale Panellus, Panella
(vedi PANE). |
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PANNONE
PANNONI
PANONE
PANONI |
Pannone è tipico dell'area che comprende il romano, il
frusinate, il latinense, il casertano ed il napoletano, Pannoni,
quasi unico, sembrerebbe laziale, Panone ha un ceppo
nell'aquilano a Barisciano e l'Aquila ed uno a Roma, Panoni ha
un ceppo a Bibbiena nell'aretino ed a Roma, dovrebbe derivare
dall'aggettivo latino pannonius
(della Pannonia, ungherese)
o dal nome Pannonius
da esso derivato, di cui abbiamo un esempio nelle
Historiae
di Ammiano Marcellino: "...tunc et Aequitius Illyriciano
praeponitur exercitui, nondum magister sed comes, et Serenianus,
olim sacramento digressus, recinctus est, ut Pannonius
sociatusque Valenti domesticorum praefuit scholae. quibus ita
digestis et militaris partiti numeri. Et post haec cum ambo
fratres Sirmium introissent, diviso palatio, ut potiori
placuerat, Valentinianus Mediolanum, Constantinopolim Valens
discessit....". Tracce primeve di queste cognominizzazioni le
troviamo riferite all'anno 1297 in questo testo: "...Evolat ad
superos Beatus Vitus Panonius, qui Varadini e Regio sanguine
natus vitam duxit in omni virtutum exercitio religiosam,
claruitque miraculis a morte, et in vita. Ad confirmandam eius
sanctitatem Deus renovavit prodigium, quod fecerat cum Elisaeo;
dum enim homo tumulandus demitteretur in terram, ubi cadaver
Viti attigit, repente est a mortuis suscitatus. Colebatur
quondam inter Patronos contra pestem in Hungaria....". |
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PANNOZZA
PANNOZZI
PANNOZZO |
Pannozza è praticamente unico, Pannozzi sembrerebbe specifico di
Terracina nel latinense, Pannozzo, il più diffuso, ha un grosso
ceppo a Fondi e buone presenze a Lenola, Campodimele, Terracina
ed Itri nel latinense, dovrebbero derivare dal cognomen latino
Panothius,
che dovrebbe derivare da un soprannome greco originato dal fatto
che il capostipite avesse delle grandi orecchie: "... dux
audivit esse in latere terre illius supra mare nominum genus
indomitum et populosum, qui
Panothii vocantur. Illud nomen
a latitudine aurium mutuaverunt. Nam pan totum, othis auris
dicitur. ..". |
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PANNUNZI
PANNUNZIO
PANNUZZI
PANNUZZO
PANUNTI
PANUNZI
PANUNZIO |
Pannuzzi, assolutamente rarissimo, parrebbe umbro, Pannuzzo è
specifico della Sicilia meridionale, del siracusano e del
ragusano, Panunti, quasi scomparso, parrebbe marchigiano,
Panunzi e Pannunzi sono specifici della provincia di Roma,
Pannunzio, estremamente raro, è tipico di Agnone nell'iserniese
Panunzio è tipico pugliese della zona di Molfetta nel barese e
di Lesina nel foggiano, derivano dal nome medioevale
Panuntius
di cui abbiamo un esempio in un testamento del 1556: "...Item
lasso che ogni anno si dia mezo scudo per far dir la messa di
San Gregorio per l'anima mia. Item lasso a mastro Panuntio
medico una veste di rascia negra da medico che gli sia fatta
nuova....".
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Panunzio è un cognome abbastanza diffuso in Italia. È piuttosto
comune in Puglia. Secondo Minervini 368 potrebbe avere alla base
il termine dialettale napoletano 'panunzio'
= grembiule sostenuto da due
bretelle in uso nell'Ottocento
da parte di contadine. Secondo un'altra ipotesi significherebbe
letteralmente "pane con unto
d'arrosto" e si riferirebbe a
persone che facevano di solito questo tipo di colazione, specie
i frantoiani. |
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PANSA
PANSI |
Pansa, che ha presenze sparse in tutt'Italia, ha un ceppo
piemontese, a Moretta, Genola, Savigliano e Cavallermaggiore nel
cuneese, a Torino ed a Villafranca Piemonte nel torinese, ed
uno lombardo nel bergamasco, a Bergamo, Suisio e Castelli
Calepio, Pansi, assolutamente rarissimo, sembrerebbe del
bresciano, dovrebbero derivare dal cognomen latino
Pansa,
ricordiamo Gaio Vibio Pansa Caetroniano tribuno della Plebe e
sostenitore di Cesare, che divenne Console di Roma nell'anno
successivo alla morte di Cesare, Svetonio ne parla nel suo
De Vita Caesarum - Divus
Augustus: "..iussusque
comparato exercituii pro praetore praeesse et cum Hirtio ac
Pansa, qui consulatum susceperant, D. Bruto opem ferre,
demandatum bellum tertio mense confecit duobus proeliis...". |
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PANUCCI
PANUCCIO |
Di
origini tipicamente calabresi sia Panucci che Panuccio, Panucci
ha un ceppo a Crotone, nel catanzarese a Catanzaro ed Albi e nel
cosentino a Rogliano, Panuccio è invece tipico del reggino, di
Bagnara Calabra, Palmi, Sant'Eufemia d'Aspromonte, Sinopoli,
Gioia Tauro, Taurianova, Seminara e Rizziconi, dovrebbero
derivare dal nome medioevale
Panuccius, di cui abbiamo un
esempio d'uso a Pisa in uno scritto del 1279: "..Ex hoc publico
instrumento sit omnibus manifestum quod Panuccius quondam
Panuccii de Balneo ex certa et pura scientia et non per errorem
dedit et tradidit, concessit et irrevocabiliter inter vivos
donavit, ita quod nulla causa ingratitudinis revocari possit,
domine sorori Francische, filie quondam domini Bernardini,
venerabilis abbatisse dominarum monasterii omnium Sanctorum
pisane diocesis. ..", un ipocoristico del nome medioevale
Pane, Panis
(vedi PANE). |
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PANTALEO
PANTALEONE
PANTALEONI
PANTALONE
PANTALONI |
Pantaleo è tipico pugliese, ma con un nucleo autonomo anche nel
trapanese, Pantaleone, decisamente più raro, ha un ceppo
abruzzese ed uno palermitano, Pantaleoni è tipico di Emilia,
Marche, Umbria e Lazio, Pantalone è decisamente abruzzese, di
Francavilla al Mare, Ripa Teatina e Chieti nel chietino e di
Pescara, Pantaloni, decisamente più raro è marchigiano, di
Fabriano ed Ancona, derivano dal soprannome, nome di origine
greca Pantaleo
(tutto leone, animoso e coraggioso come un leone). Ricordiamo la
maschera Pantalone del teatro dell'arte, originaria di Venezia,
incarna la figura del vecchio mercante avaro. |
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PANTANI
PANTANO |
Pantani hn nucleo in Toscana, nel livornese, pisano e provincia
di Firenze, ed un probabile ceppo nel riminese, Pantano ha un
nucleo nella Sicilia orientale, uno nel Lazio, uno nel genovese
ed uno nel padovano, derivano dal cognome medioevale
Pantanus,
in un atto notarile del 1206 a Pavia compare come testimone
"..Interfuerunt Otto Pantanus, Iohannes de Beccaria et Ugo de
Castello testes.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pantani è un patronimico dal nome
Pantano,
frequente nell'antichità. San Pantano, nato in Sicilia nel III
sec. d.C., fu dottore della Chiesa; Pantanus fu un filosofo
cristiano della corrente stoica che visse nel II sec. d.C. e
scrisse dei commenti ai libri del Vecchio Testamento, andati
perduti. Il nome si continuò anche nel Medio Evo, come
dimostrano alcune cronache e atti notarili. Probabile una
derivazione dal sostantivo 'pantano'
= palude,
di incerta etimologia. Secondo DETI risale a un vocabolo di
origine preindoeuropea che Devoto individua in *palta
= fango.
Toponimo in Romagna: Pantano (Galeata) Polloni 908.".
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PANTELLA
PANTELLI |
Pantella,
molto raro, è tipico della zona che comprende l'Umbria,
l'anconetano ed il maceratese, Pantelli è praticamente unico e
dovrebbe essere dovuto ad un errore di trascrizione del
precedente, potrebbero derivare dal toponimo Pantalla (PG),
tracce di questa cognominizzazione le troviamo in uno scritto
del 1600 con un certo Theophelos Pantellus. |
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PANTERA
PANTERI
PANTERO |
Pantera ha un piccolo ceppo tra massese e lucchese ed uno ancora
più piccolo tra ravennate e cesenate, Panteri è decisamente
toscano, di Pescia nel pistoiese in particolare, Pantero,
praticamente unico, dovrebbe essere dovuto ad un errore di
trascrizione di uno dei precedenti, dovrebbero derivare dal nome
latino Pantherus
o Panthera,
probabilmente portato dai capostipiti, di questo nome abbiamo un
esempio in un'antica lapide: "AD XII. CAL. FEBRV. CIC. IC. XIC.
SOLOMO PANTHERUS F.". |
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PANTI
PANTINI
PANTINO |
Panti è tipicamente toscano, del fiorentino e del senese, con un
piccolo ceppo anche nell'anconetano, Pantini è molto raro,
sembrerebbe avere un ceppo tra aretino e perugino ed uno nella
provincia di Roma, Pantino, molto più raro sembra siciliano,
dovrebbero derivare dal nome latino di origini greche
Panthus,
citato ad esempio da Properzio: "..A quantum de me Panthi tibi
pagina finxit, tantum illi Pantho ne sit amica Venus! sed tibi
iam videor Dodona verior augur uxorem ille tuus pulcher amator
habet! ..", o dalla sua forma ipocoristica
Pantinus,
di cui abbiamo un esempio con Petrus Pantinus Tiletanus autore
del De vita ac miraculis Dominae Theclæ virginis martyris, o
come si legge in quest'opera del 1635: "...et perscripsisset
quae confessus fuerat, comes ingemuit, subindeque dixit quod
Pantinus a cubiculo famulus fassus est...". |
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PANTE'
PANTO
PANTO' |
Decisamente tutti siciliani, Panté, è specifico del messinese,
di Barcellona Pozzo di Gotto in particolare, e di Terme
Vigliatore, Milazzo, San Filippo del Mela e Messina, Panto,
assolutamente rarissimo, è presente nella parte sudorientale
dell'isola, Pantò ha un ceppo a Messina e nel messinese ad Alì,
Spadafora ed Alì Terme, uno a Catania, Paternò ed Adrano nel
catanese, e nel siracusamo a Lentini e Siracusa, tutti questi
cognomi dovrebbero derivare da nomi o soprannomi originati dal
termine greco antico παντελής pantelés (completo,
perfetto), si può comunque
anche ipotizzare possa trattarsi di una dialettizzazione del
nome germanico medioevale Bando,
Bandus
(vedi BANDI).
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pantò è cognome della Sicilia orientale e di Palermo. Ripropone
il cognome Pantόs
molto diffuso in Grecia. Rohlfs 143. |
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PANTONI |
Molto
raro, sembra avere due ceppi, uno nel teramense ed uno in
provincia di Roma. |
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PANVINI
PANVINO |
Sia
Panvini che Panvino hanno presenze sparute sparse qua e là per
l'Italia, anche se sembrerebbero maggiormente rappresentati in
Sicilia ad Enna e Leonforte nell'ennese ed a Palermo e Catania
il primo ed a Caltanissetta il secondo, dovrebbero derivare dal
nome medioevale Panvinus,
una forma contratta del nome e soprannome medioevale
Panis et vinum,
che richiamava il Sacramento dell'Eucarestia, di quest'uso
abbiamo un esempio in un documento del 1189 nel novarese
leggiamo: "...in territorio de Vellate.. ..haeredes Arderici
Panisetvini..." ed in un documento del 1138 a Novara troviamo:
"...in civitate Novarie interfuerunt.. ..Ugo Panis et vini...
..testes...". |
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PANZA
PANZIN |
Panza è
presente al nord ed al sud dell'Italia peninsulare, Panzin,
rarissimo potrebbe essere originario dell'alessandrino, dovrebbe
derivare da un soprannome legato o alle dimensioni abbondanti, o
all'essere il capostipite una buona forchetta. |
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PANZARDI
PANZARDO |
Panzardi è tipicamente lucano del potentino, di Moliterno,
Castelsaraceno, Lauria e Senise, Panzardo è praticamente unico,
dovrebbero derivare dal nome medioevale
Panzardus,
di cui abbiamo un esempio a Modena in un atto dell'anno 1188:
"In Dei nomine anno eius, millesimo centesimo octuagesimo
octavo, secundo die intrante mense augusto, indictione sexta. In
presentia domini Rolandi Caritatis.. ..Pegolotus Bibani,
Truculus, Panzardus. Actum Mutine in maiori ecclesia feliciter.
Ego Paulus, sacri imperii notarius, interfui et hoc auctenticum
scripsi.".
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Panzardi è cognome lucano e calabrese cfr.
Pansard
cogn. in Francia: 'pancione'.
Cfr. Rohlfs, Cognomi lucani. |
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PANZARELLA
PANZARELLO |
Panzarella è tipicamente meridionale, ha un ceppo calabrese nel
catanzarese a Curinga ed a Lamezia Terme, ed un ceppo siciliano
nel palermitano a Palermo, Aliminusa e Montemaggiore Belsito,
con un ceppo anche a Sommatino nel nisseno, Panzarello,
praticamente unico, è siciliano, dovrebbero derivare da
soprannomi basati sul fatto che i capostipiti fossero
leggermente grassi ed avessero una pancetta prominente. |
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PANZERA
PANZERI
PANZERINI
PANZIRONI |
Panzera è panitaliano, Panzeri è specifico della Lombardia,
Panzerini, assolutamente rarissimo, è della bassa bresciana,
Panzironi è specifico del romano, di Roma e Zagarolo in
particolare, ma anche di Monteporzio Catone, San Cesareo e
Frascati, dovrebbero derivare, direttamente o tramite forme
ipocoristiche o accrescitive, da soprannomi originati dalla
presenza di una pancia imponente nei capostipiti.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Panzeri, Panzera, riferimento a "chi
fabbricava pancere, corazze".
Lurati vede però nella variante
Panìcera una derivazione da 'panizza',
"focaccia",
per indicare chi la fabbricava (v. Panizza). |
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PANZICA |
Panzica è tipicamente siciliano, di Palermo soprattutto, di
Corleone e Termini Imerese nel palermitano e di Resuttano,
Caltanissetta e San Cataldo nel nisseno, dovrebbe derivare da un
soprannome basato sul termine dialettale siciliano
panzicu (pancione,
panciuto). |
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PANZITTA |
Panzitta ha un piccolo ceppo a Telti in Gallura ed un ceppo più
consistente a Joppolo e Rombiolo nel vibonese, che dovrebbe
derivare da un soprannome originato dal termine dialettale sia
calabrese che sardo panzitta
(pancetta),
probabilmente a sottolineare una leggera adipe del capostipite. |
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PANZOLIN
PANZOLINI |
Panzolin,
praticamente unico, sembrerebbe del bellunese, Panzolini è
tipicamente umbro, del perugino, di Bastia, Foligno e Perugia,
potrebbero derivare da nomignoli attribuiti a bambini
paffutelli, divenuti poi soprannomi e successivamente
identificativi cognominali. |
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PAOLACCI
PAOLETTI
PAOLETTO
PAOLOCCI
PAOLUCCI
PAULETTI |
Paolocci è tipico del Lazio centrosettentrionale e del ternano,
Paolacci è specifico del centro Italia, ha un forte nucleo nel
Lazio e più ceppi nel lucchese, e ai confini con le Marche e
l'Umbria, Paoletti specifico del centro, con una buona
diffusione anche al nord del paese, ha ceppi anche nel
napoletano, beneventano e foggiano, Paoletto è tipico di Verona
e di Sarcedo e Carrè nel vicentino, Paolocci è tipico del Lazio
centrosettentrionale e del ternano, Paoluzzi ha un ceppo
friulano nell'udinese, a Buttrio, Premariacco e San Giorgio di
Nogaro, uno emiliano a Ferrara ed a Carpi nel modenese, uno a
Penna in Teverina nel ternano ed uno a Roma ed Albano Laziale
nel romano, Pauletti è specifico di Feltre nel bellunese,
derivano tutti da modificazioni ipocoristiche o peggiorative del
cognomen latino Paulus
(piccolo).
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PAOLANGELI
PAOLANGELO |
Paolangeli, molto molto raro, è specifico del basso Lazio, di
Sermoneta e Bassiano nel latinense e di Cerveteri e Roma nel
romano, Paolangelo sembra essere specifico di Santeramo in Colle
nel barese, nascono probabilmente dal fatto che il capostipite
avesse il nome composto Paolo Angelo. |
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PAOLANTONI
PAOLANTONIO |
Paolantoni è tipicamente romano, con piccoli ceppi anche a
Castel Sant'Angelo nel reatino ed a Terni ed Orvieto nel
ternano, Paolantonio ha vari ceppi, a Roma, nell'aquilano, in
Molise, in Campania, in particolare nel salernitano, nel
foggiano e nel barese, dovrebbe derivare dal nome composto Paolo
Antonio portato dal capostipite. |
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PAOLI
PAOLICELLI
PAOLINI
PAOLINO
PAOLO |
Paoli e Paolini sono presenti in tutto il centronord, con un
nucleo principale in Toscana per Paoli, e nella fascia che
comprende Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio per Paolini,
Paolino è tipico del sud, Paolo ha un ceppo nel casertano, uno
nel Salento ed uno nel reggino, Paolicelli è diffuso nell'area
pugliese, lucana, a Matera in particolare e nel materano, a
Barletta ed Altamura nel barese ed a Cerignola nel foggiano,
derivano tutti, direttamente o tramite varie forme
ipocoristiche, anche composite, del nome medioevale
Paolus o
Paolo. |
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PAOLILLO |
Discretamente diffuso, sembra avere due ceppi, uno nel
napoletano ed uno nel barese, deriva da una modificazione
dialettale del cognomen latino Paulus (piccolo). |
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PAOLONI |
Tipico
della fascia che comprende Marche Umbria e Lazio, deriva dal
cognomen latino Paulus (piccolo). |
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PAOLUCCI |
Paolucci è specifico delle regioni centrali italiane, deriva da
modificazioni del cognomen latino Paulus (piccolo).
integrazioni e stemmi
forniti da Fabio Paolucci
Antica e nobile famiglia trasferitasi da Todi a Perugia a
Spello. Da Perugia il ramo primogenito si stabilì a Pesaro ed
indi a Modena. Da Pesaro un ramo si stabilì agli inizi del '600
nel Sannio a Colle Sannita e da lì si trasferì a Salerno,
Benevento e Napoli. Secondo la leggenda i Paolucci sarebbero
discesi da Paoluccio Anafesto, primo doge di Venezia. Un' altra
leggenda li riallaccia ad un Paoluccio d'Agato o Agatone che
secondo antichi Annali avrebbe rappresentato la città di Perugia
nel 760 d. C. in una vertenza di confini tra le tre città di
Perugia, Spoleto e Todi. La genealogia è accertata dal
XIII sec. con un Pavoluccio Paolucci vivente a Perugia e
bisavolo di Angelo di Paoluccio di Ceccolo creato Conte Palatino
da Sigismondo Re dei Romani il 4 ottobre 1414.Oltre al Casato
sopracitato esistono altri ceppi aristocratici: i Paolucci di
Calboli, i Paolucci di Calboli Barone, i Paolucci Crognali
marchesi di Castelnuovo, i Paolucci Mancinelli nobili di Todi,
nonchè un ramo Veneto. Tra i Paolucci di Calboli ricordiamo
Rinieri e Fulcieri, due nobili forlivesi menzionati da Dante nel
XIV° canto del Purgatorio: "...Questi è Rinier; questi è 'l
pregio e l'onore/de la casa da Calboli, ove nullo/fatto s'è reda
poi del suo valore...".
(vedi anche Paulucci) |
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PAONE
PAONI |
Paone è tipico del centrosud, di Lazio, Campania, Calabria e
Sicilia, Paoni è del centro Italia, forse del ternano,
dovrebbero derivare dal nome medioevale
Paonus di
cui abbiamo un esempio a pavia in una
Cartula venditionis, investiture et
refutationis dell'anno 1153:
"...una cum noticia propinquorum parentum meorum, id sunt
Paonus
et Rainardus propinqui mei, in corum presencia et testium certam
facio profesionem quod nullam me pati violencia...", ma
potrebbero anche in alcuni casi derivare da soprannomi originati
dal vocabolo pavone,
tramite variazioni dialettali, forse ad indicare atteggiamenti
vanitosi del capostipite. |
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PAONESSA |
Paonessa ha un piccolo ceppo a Napoli ed a Carinola nel
casertano, il nucleo principale è in provincia di Catanzaro a
Gimigliano ed a Catanzaro, con ceppi anche a Curinga, Pentone,
Fossato Serralta, Lamezia Terme e Tiriolo, potrebbe trattarsi di
matronimici originati da toponimi come Montepaone (CZ), ma è
pure possibile una derivazione dal nome medioevale
Paonus,
Paona
(vedi PAONE). |
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PAPA
|
Papa è panitaliano, deriva da nomi e soprannomi originati dal
vocabolo papa,
che a seconda delle regioni assume il significato di
padre, zio, sacerdote, padrino, persona di
rispetto, ecc.".
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PAPA: in effetti non è un cognome sardo, anche se presente in
Sardegna, nella quale il suo corrispondente è Paba. Nelle
parlate della Sardegna attuale però il termine “papa” ha
sostituito il più tipico paba (vedi PABA). Il cognome Papa è
diffuso in tutto il territorio nazionale, in maniera per lo più
omogenea. Si tratta di cognome dato al capostipite come
nomignolo o soprannome; gli esempi simili non mancano: Re,
Conte, Principe, Imperatore, Cardinale, Marchese, Senatore,
etc.; un fenomeno non solo italiano; è comune ad esempio in
Grecia il cognome Pa(p)pas
( Πά(π)πας), che significa
patriarca, padre ed anche
papa.
Attualmente il cognome Papa è presente in 1294 Comuni italiani,
di cui solo 7 in Sardegna: Nuoro 12, Villa San Pietro 3,
Villasor 3, Oristano 3, etc. Nel resto d’Italia la presenza più
numerosa si registra a Roma, con 938 – più quello vero; Napoli
ne conta 629, Milano 261, etc. |
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PAPACE
PAPACCI
PAPACCIO |
Papacci è tipico del romano, di Velletri e di Roma stessa,
Papaccio è specifico del napoletano, di Casoria, Napoli,
Brusciano ed Afragola e di tutta la provincia, Papace, molto
raro, è di origini napoletane, dovrebbero tutti derivare dal
nome medioevale latino Papacius,
di cui abbiamo un esempio in una Carta Investiture a Pavia nel
1197, in un atto notarile infatti leggiamo:: "Anno dominice
incarnacionis millesimo centesimo nonagesimo septimo, indicione
quinta decima, die mercurii tercio mensis de|cembris. In Papia.
Domina Scolastica, abbatissa monasterii Sancti Felicis, consensu
et affirmacione donne Massimille et donne Sibilie et donne
Pacientie et donne Faustine, monacharum eiusdem monasterii, a
parte ipsius monasterii investivit Papacium Beccarium nominative
de petiola una de vitibus quam suprascriptum monasterium habere
videtur iuxta fossatum civitatis ..", un'alternativa è una
derivazione dal cognome greco
Papakis, difficilmente però
estendibile ai ceppi laziali, secondo altri deriverebbero invece
da alterazioni del termine greco
papas (prete),
ipotesi che non si può scartare in assoluto, ma che non è molto
probabile. |
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PAPADA
PAPADA' |
Papada è praticamente unico, Papadà lo è quasi, ha sparute
presenze nel cosentino a Castrovillari e Vigne,k dovrebbe essere
di origini greche e derivare dal cognome greco
Papadàs. |
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PAPADIA |
Papadia è tipicamente pugliese, del Salento in particolare, di
Galatina, Nardò, Lecce, Cannole, Corigliano d'Otranto, Surbo e
Maglie nel leccese, di Latiano e Mesagne nel brindisino e di
Foggia, dovrebbe essere di origini greche e derivare dal cognome
greco Papadias. |
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PAPADOPOLI
PAPPADOPOLI |
Papadopoli ha un ceppo a Ururi in Molise ed a San Severo nel
foggiano, ed uno a San Giorgio Ionico nel tarentino,
Pappadopoli, molto più raro, ha un piccolo ceppo nel Gargano ed
uno a Mola di Bari nel barese.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
D'origine greca o, forse, albanese, i cognomi Papadopoli e
Pappadopoli nascono da diverse italianizzazioni del cognome
greco Papadopoulos,
che, composto dalla radice papas
(il prete della Chiesa Ortodossa)
e dal suffisso -opoulos
(che nei cognomi greci ha valore
d'appartenenza), può essere
tradotto come figlio del prete:
a differenza dei preti cattolici, in effetti, va ricordato che i
preti ortodossi hanno la possibilità di sposarsi ed avere figli,
così da essere gli effettivi capostipiti di queste famiglie
(questo spiega anche i cognomi Papangelo, Papandrea, Papaluca,
Papaleo, etc, presenti per lo più nel sud Italia); a titolo
informativo, inoltre, va notato che Papadopoulos è il cognome
più diffuso in Grecia e, com'è facile intuire, questo fatto è
ben giustificato nella cultura ortodossa del popolo greco (se si
pensa alla peculiarità della prassi ecclesiastica riguardo
all'istituzione del matrimonio). |
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PAPAGNI |
Un
ceppo nelle Puglie nel barese e nel Gargano ed uno possibile nel
milanese.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Papagni è cognome locale di Bisceglie. Deriva dalla voce
meridionale "papaine"
= papavero
(e, con trapasso di senso, anche
colpo,
schiaffo
che stordisce come l'oppio del papavero). In senso figurato
indica persona altolocata ma più spesso uomo sciocco e noioso,
che fa addormentare. |
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PAPALATO |
Cognome
quasi unico, potrebbe essere di derivazione greca, dicono possa
essere originario del Salento. |
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PAPALE
PAPALI |
Papale ha un ceppo a Roma, uno nel casertano a Santa Maria Capua
Vetere, con presenze significative a San Tammaro, Caserta,
Bellona, Casagiove e Sparanise, ed uno in Sicilia, dove è
diffuso nel catanese a Catania, Gravina di Catania, Caltagirone
e Mascalucia, e nel messinese, a Messina, Santa Lucia del Mela e
Castroreale, Papali, quasi unico, sembrerebbe del catanese ed è
probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione del
precedente, che potrebbe derivare dal fatto di essere stati i
capostipiti al servizio di un religioso ortodosso, non si può
comunque escludere un possibile collegamento con il nome latino
Papilius
(vedi anche PAPILI). |
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PAPALEO |
Tipico
del potentino nella zona di Lauria, del basso Salento e della
Calabria, nel catanzarese soprattutto, dovrebbe derivare dal
nome Leo apocope di Leonardo e starebbe ad indicare la famiglia
di padre Leonardo sarebbe come dire di prete Leo. |
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PAPALIA |
Tipico
del reggino e del messinese, deriva dall'unione del nome Papa,
utilizzato spesso nel sud con il significato di padre, con il
nome Elia. |
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PAPALINI
PAPALINO |
Papalini
è presente nell'anconetano, in Toscana, soprattutto nel
grossetano, nel perugino, nel viterbese e nel romano, Papalino,
molto molto più raro, ha un piccolo ceppo nel salernitano ed uno
nel barese, dovrebbero derivare dal fatto che i capostipiti
appartenessero al corpo militare dello stato Pontificio o che ne
fossero dei sostenitori. |
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PAPALUCA |
Tipicamente calabrese Papaluca sembra specifico del reggino, di
Melicucco e Grotteria, dovrebbe derivare dal nome di un prete
appunto Luca capostipite della famiglia. |
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PAPANDREA |
Papandrea
è tipico del reggino di Gioiosa Ionica, Camini e San Giovanni di
Gerace e di Crotone, potrebbe derivare o da una modificazione
del cognome greco Papandreu o dall'essere il capostipite una
persona di rispetto di nome Andrea o addirittura un prete con
quel nome. |
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PAPANGELO |
Papangelo
è tipico di Altamura (BA) con un piccolo ceppo anche ad Irsina
(MT), potrebbe derivare dall'essere il capostipite una persona
di rispetto di nome Angelo o addirittura un prete con quel nome. |
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PAPANTI |
Papanti assolutamente rarissimo, parrebbe toscano, dovrebbe
derivare da un soprannome originato dal termine medioevale
latino papante
di cui abbiamo un esempio nel 1115 in Alsazia: "Anno ab
incarnatione Domini MCXV. Calixto secundo papante , Heinrico IV.
regnante, Mons Sindenus a Sindeno beati Leobardi Aquileie
maurimonasteriii primi fundatoris discipulo Sindeni curia
quondam appellatus temporibus Ribwini abbatis a Ribwino
preposito, postea Novillarensi abbate ex revelatione fundatus,
...". |
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PAPARA
PAPARI
PAPARO |
Papara, quasi unico, è del cosentino, Papari ha un ceppo a San
Marzano di San Giuseppe nel tarentino, Paparo ha un ceppo nel
napoletano, a Napoli, San Sebastiano al Vesuvio, Volla, Massa di
Somma, Cercola, Pollena Trocchia, Ercolano e Sant'Anastasia, uno
a Badolato, Catanzaro e Satriano nel catanzarese ed a Scandale e
Crotone nel crotonese, ed uno in Sicilia nel catanese, a
Paternò, Bronte, Catania e Randazzo, sembrerebbero di origini
napoletane e dovrebbero derivare da un alterazione dialettale
del nome greco antico Papirios,
o da una forma grecanica del nome greco
Papeos. |
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PAPARATTI
PAPARATTO |
Paparatti, sembrerebbe avere un ceppo a Roma ed uno a Rosarno
nel reggino, Paparatto è specifico del vibonese, di Ricadi e
Limbadi e di San Ferdinando nel reggino, qdovrebbero derivare da
una forma ipocoristica dialettale alterazione dialettale del
nome greco antico Papirios,
o di una forma grecanica del nome greco
Papeos. |
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PAPARELLA |
Tipico del barese e foggiano, dovrebbe derivare dal termine
greco bizantino papas
(padre). |
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PAPAROPOLI |
Paparopoli, molto raro, è tipico del palermitano, di Villabate e
Misilmeri, dovrebbe essere d'origine greca o albanese, dovrebbe
trattarsi di una forma dialettale del cognome greco
Papadopoulos,
composto a sua volta dal termine
papas (prete
o persona di rispetto) con
l'aggiunta del suffisso -opoulos,
forma patronimica, che starebbe ad indicare il figlio di un
prete ortodosso o comunque di una persona degna del massimo
rispetto. |
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PAPARUSSO
PAPRUSSO |
Paparusso è tipico di Andria nel barese, Paprusso invece,
decisamente più raro, è specifico di Apricena nel foggiano.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
I cognomi Paparusso e Paprusso nascono nell'unione fra il
termine papa
(il prete della Chiesa Ortodossa)
e il nome medievale Russo
(vedi Russa), ad indicare, probabilmente, che il capostipite era
un prete di nome Russo. |
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PAPASERGIO |
Papasergio, molto raro, è tipicamente calabrese, con un ceppo a
Delianuova, Palmi e Villa San Giovanni nel reggino ed uno a
Sangineto nel cosentino, dovrebbe derivare dall'unione del
termine papa
(prete ortodosso, ma anche
persona degna di rispetto) e
dal nome Sergio,
probabilmente portato dal capostipite. |
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PAPASSO |
Papasso è tipicamente calabrese, Cassano allo Ionio nel
cosentino.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
D'origine arbëreshë (più probabilmente greco-albanese), il
cognome Papasso nasce da un'italianizzazione del cognome greco
Papas,
col significato letterale di
prete,
sacerdote
(per una spiegazione più approfondita, vedi il cognome
Papadopoli). In conclusione, dunque, si tratta della
cognominizzazione di un nome di mestiere attribuito al
capostipite - qui, per mestiere, s'intende chiaramente una
carica ecclesiastica. |
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PAPEI
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Molto raro sembrerebbe originario della Toscana.
integrazioni fornite da
Orlando Papei (http://www.sienaquietvilla.net/papei.html)
Probabilmente di origini toscane, potrebbe derivare dal vocabolo
Papeio (papeo, papìo) = lucignolo, originariamente cartaceo, poi
anche di altri materiali, della lanterna a olio della candela;
stoppino. In particolare la parte estrema del lucignolo, che,
annerita dalla fiamma, sporge fuori dal luminello (potrebbe
derivare da papyrus); si potrebbe arrivare a pensare che il
primo dei Papei, avesse avuto a che fare con lumi, stoppini o
qualcosa di simile, sin dal primo medioevo; è pure possibile che
invece derivi da unsoprannome originato dalla particolare figura
smilza e longilinea del capostipite, e che fosse per questo
soprannominato "papeo". Personaggio notevole di questa famiglia
è stato Theophilus Papeus notaio pubblico, che si presume sia
nato a Tivoli agli inizi del XVI° secolo e vissuto a Valmontone
(RM) nella seconda metà del 1500 e che descrisse le vicende
belliche che videro la sconfitta dei Colonna, per opera delle
milizie di Papa Paolo III°, nel periodo che va dal 27 al 9
maggio 1543: "...Theophilus Papeus Tyburtinus incola
Vallismontonis, apostolica ex auctoritate notarius publicus,
quia premissis omnibus et singulis...". |
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PAPEO
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Papera è
specifico del lucchese, di Borgo a Mozzano e Capannori, dovrebbe
derivare dal nome della località Papera nel comune di Buggiano
vicino a Montecatini Terme, ad una trentina di chilometri da
Capannori ed a circa una quarantina da Borgo a Mozzano,
probabilmente il luogo d'origine del capostipite. |
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PAPERA
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Papa è panitaliano, deriva da nomi e soprannomi originati dal
vocabolo papa che a seconda delle regioni assume il significato
di padre, zio, sacerdote, padrino, persona di rispetto, ecc.". |
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PAPETTI
PAPI
PAPOTTI
PAPOTTO
PAPUCCI
PAPUCCIO |
Papetti potrebbe avere un nucleo in Lombardia e forse uno nel
Lazio, Papi è tipico dell'Italia centrale, Papotti è dell'area
mantovano emiliana, di Quistello, Mantova, Moglia e Roncoferraro
nel mantovano e di Concordia sulla Secchia, Modena e Carpi nel
modenese, di Parma e Noceto nel parmense e di San Giovanni in
Persiceto nel bolognese, Papotto è decisamente siciliano, in
particolare del catanese, di Biancavilla, Randazzo, Bronte e
Catania, Papucci è toscano, di Firenze e del fiorentino, a Campi
Bisenzio, Scandicci e Certaldo, di Livorno, di Capannori nel
lucchese e di Cascina e Pisa nel pisano, Papuccio, quasi unico,
è anch'esso toscano, tutti questi cognomi derivano, direttamente
o attraverso varie forme ipocoristiche, da modificazioni
aferetiche del nome Jacopo,
o del nome Lapo,
che diventano prima Papo
e poi ... |
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PAPIA
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Molto raro è tipico dell'agrigentino, dovrebbe derivare da un
soprannome originato dal vocabolo greco
papas,
cioè persona di rispetto, o forse anche dalla Gens sannita
Papia,
negli Annales di Tacito si può leggere, riferendosi ad una legge
fatta nel 9 d.C. sotto il consolato di M. Papius Mutilus and Q.
Poppaeus Secundus: "...Acriora ex eo vincla, inditi custodes et
lege Papia Poppaea praemiis inducti ut, si a privilegiis
parentum cessaretur,..."; la teoria che farebbe derivare questa
cognominizzazione da Papia,
forma medioevale di Pavia è quantomeno da ritenersi molto
azzardata, mentre può essere presa in considerazione, anche se
non molto probabile, una derivazione dal nome della Gens romana
Papia.
integrazioni fornite da
Aldo Piglia, Milano
Potrebbe trattarsi di cognome derivato da un nome attribuito nel
nome di santi come ne esistono diversi di nome Papia, tutti
riconosciuti dalla Chiesa (22 febbraio San Papia vescovo, 29
gennaio San Papia martire, 25 febbraio San Papia martire, 26
febbraio San Papia martire, 2 novembre San Papia martire). |
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PAPICCI
PAPICCIO |
Papicci è unico ed è presente solo nel teatino, Papiccio,
comunque molto raro, ha una piccolissima presenza nel teatino,
ma il ceppo principale è molisano, di Acquaviva Collecroce nel
campobassano in particolare.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
D'origine slava, i cognomi Papicci e Papiccio nascono da
un'italianizzazione del cognome slavo
Papić,
che, composto dalla radice papa
(il prete della Chiesa Ortodossa)
e dal suffisso -ić
(con valore d'appartenenza), può essere tradotto come
figlio del prete
(per una spiegazione più approfondita, vedi Papadopoli): ormai
da secoli, in effetti, va ricordato che la religione ortodossa è
una realtà ampiamente diffusa nel sud-est europeo, come dimostra
chiaramente l'esempio della Chiesa Ortodossa serba - sotto la
cui giurisdizione ricadono i fedeli che vivono in Serbia, in
Bosnia Erzegovina, in Macedonia, in Montenegro e in Croazia. |
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PAPILI
PAPILIO
PAPILLA
PAPILLI
PAPILLO |
Papili ha un ceppo ad Ancona e nell'anconetano ed uno a Roma e
nella sua provincia, Papilio è invece specifico di Marigliano
nel napoletano, Papilla è unico, Papilli, quasi unico, è
dell'area abruzzese laziale, Papillo ha un piccolo ceppo nel
beneventano a San Giorgio la Molara ed uno nel vibonese,
dovrebbero tutti derivare dalla
Gens Papia, dalla forma
ipocoristica latina Papillo,
Papilla,
o dal nomen latino Papilius,
di cui abbiamo un esempio in un'antica lapide romana: "Q(uinto)
Rupilio Q(uinti) filio / Pap(iria tribu) Honorato / in equestres
/ turmas adlect/to a diuo Alexan/fro, flamini p(er)p(etuo), /
L(ucius) Papilius Sa/urninus / patrono in/comparabili". |
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PAPINI
PAPINO |
Papini sembra avere oltre al nucleo toscano, un ceppo tra
milanese e bergamasca, uno in Romagna e Marche ed uno nel Lazio,
Papino, molto molto raro, ha un ceppo a Napoli ed uno a Paternò
nel catanese, dovrebbero derivare da modificazioni ipocoristiche
dell'aferesi di nomi come Jacopo,
o da forme diminutive del termine greco
papas (prete,
persona di rispetto), ma è pure
da prendere seriamente in considerazione un collegamento con la
Gens romana Papinia.
Dell'uso di questo nome si trovano tracce ad esempio nell'estimo
del 1409 a Firenze, dove compare un Papino di Nicolao Grasso,
oppure in un atto del 1432 redatto sempre in Firenze dove si
legge: "...ad saldandum rationem marmoris sui conducti per
Papinum Barne de Montelupo ad portum Signe cum schafris ipsius
Papini a civitate Pisarum, et in quantum infra dictum terminum
dicti mensis non saldaverit dictam rationem,...". Esempio di
queste cognominizzazioni lo troviamo nel 1500 a Ferrara con
l'inquisitore Girolamo Papino, o nel 1600 a San Miniato (PI) con
il Notaio attuario Ludovico Papini; I Papini furono una delle
famiglie più nobili di Bagnacavallo nel ravennate.
integrazioni fornite da
Matthew Papino
Il mio antenato Rosario Papino nacque in Sicilia a Mascali in
provincia di Messina. So che si trrattava di un trovatello e
che il prete lo battezzò sia attribuendo il nome che il cognome,
e che nei primi anni si chiamava Rosario Papino Trovato. |
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PAPIRI
PAPIRII
PAPIRIO |
Papiri ha ceppi sia nel Piceno che in provincia di Roma,
Papirii, assolutamente rarissimo, potrebbe essere abruzzese,
Papirio, altrettanto raro, sembra avere ceppi pugliesi e
campani, dovrebbero derivare dalla Gens latina
Papiria,
ricordiamo il patrizio romano Gaius Papirius Carbo che si
schierò al fianco di Tiberius Sempronius Gracchus per poi
tradirlo, dell'uso di questo nome in epoca più recente abbiamo
un esempio nel 1580 a Brescia in occasione della visita
apostolica di san Carlo a Leno: "...ad quod tenentur illustres
domini Antonius, Ioannes Baptista et Abbas, omnes de
Martinenghis, nec non magnificus dominus Papirius Madius, cum
mercede ducatorum quinquaginta...". |
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PAPIS
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Papis sembrerebbe specifico di Uggiate Trevano (CO), ma presenta
ceppi che sembrerebbero secondari anche nel Triveneto, dovrebbe
derivare da modificazioni dell'aferesi del nome
Jacopo. |
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PAPONE
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Papone, molto molto raro, è specifico dell'imperiese, di
Pietrabruna ed Imperia, dovrebbe derivare da un soprannome
originato dal termine occitano
papon (nonno). |
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PAPONETTI
PAPONI
PAPPONE
PAPPONETTI
PAPPONI |
Paponetti è abruzzese dell'aquilano, di Trasacco ed Avezzano,
Paponi, molto molto raro, è marchigiano, soprattutto del Piceno
e di Ancona, Pappone ha un ceppo a Napoli ed uno, molto piccolo
a Benevento, Papponetti è tipicamente abruzzese, di Pescara e
del teatino, di Miglianico e Francavilla al Mare, Papponi,
assolutamente rarissimo, è dell'Italia centrale, per questi
cognomi si possono formulare più ipotesi, tutte propongono
un'origine soprannominale: la prima propone una derivazione dal
termine greco papas
(padre, prete),
la seconda dal termine provenzale
papon (nonno),
la terza dal termine italiano arcaico
pappone (mangione).
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
PAPPONE - Cognome presente in Campania e Puglia, è un
accrescitivo del cognome base
Pappa. Si tratta di un
soprannome medievale, in genere ironico o ingiurioso, formato da
'pappa',
dal verbo 'pappare'
= mangiare smodatamente.
In tempi più moderni Pappone ha assunto, come noto, il
significato di 'lenone'. |
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PAPPA
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Sembra
avere due ceppi, uno nel napoletano ed uno nel basso catanese,
dovrebbe derivare da un soprannome legato alla ghiottoneria del
capostipite. |
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PAPPACENA
PAPPACENO |
Pappacena è un cognome tipicamente campano, di Sarno nel
salernitano, con piccoli ceppi anche a Poggiomarinoe San
Giuseppe Vesuviano nel napoletano, a Roma ed a Latina,
Pappaceno, quasi unico, è quasi certamente dovuto ad errori di
trascrizione del precedente, si dovrebbe trattare di soprannomi
originati o dal comportamento troppo ingordo dei capostipiti,
cioè qualcuno che mangiava con grande avidità, o da
comportamenti troppo disinvolti, in questo caso il termine
pappa
avrebbe il significato di portar via, intendendo così che il
capostipite era uno che ti poteva persino portar via la cena di
sotto il naso. |
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PAPPADA
PAPPADA' |
Entrambi
della Puglia meridionale, tarentino e leccese, e bassa
Basilicata, il primo assolutamente rarissimo è una forma
derivante da un errore di trascrizione del secondo, dovrebbero
essere di origine greca, ricordiamo i cognomi ellenici Papadas e
Pappadas. |
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PAPPALARDI
PAPPALARDO |
Pappalardi è specifico di Gravina di Puglia (BA), Pappalardo ha
un nucleo importante nella Sicilia orientale ed uno tra
napoletano e salernitano, derivano entrambi da soprannomi
originati o da golosità o meglio dall'abitudine del capostipite
di non rispettare il digiuno imposto dalle regole religiose,
tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nei primi anni
del 1500 a Cava dei Tirreni (SA), dove è sindaco un certo
Juliano Pappalardo, e a Pedara (CT) nel 1600 dove troviamo il
Barone Don Diego Pappalardo (1636 - 1710). |
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PAPPANI
PAPPANO |
Pappani, assolutamente rarissimo, parrebbe del foggiano, Pappano
è tipico di Montecalvo Irpino (AV) e del beneventano, dovrebbero
derivare da soprannomi originati dal termine greco
papas (sacerdote)
e potrebbero indicare famiglie di contadini di terre di un prete
o concesse in uso da un prete. |
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PAPURELLO |
Molto
raro è tipico del torinese, dovrebbe derivare dal cognomen
latino Papus. |
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PARABIAGHI |
Cognome
molto raro proprio del milanese, deriva dal toponimo Parabiago
(MI). |
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PARABOSCHI |
Paraboschi è tipico di Piacenza, Ponte dell'Olio, San Giorgio
Piacentino e Cadeo nel piacentino e di Fidenza nel parmense, di
origini etimologiche oscure, tracce di questa cognominizzazione
le troviamo nel 1500 con lo scrittore, compositore e organista
piacentino Girolamo Parabosco (1524 - 1557), il cui padre
Vincenzo era organista della cattedrale di Brescia.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Paraboschi è cognome emiliano, è forma composta del cognome base
Bosco,
come anche Magnabosco, Foraboschi, Tiraboschi. Cfr. L.
Paraboschi, Cognomi della Emilia Romagna, pag. 63. |
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PARACCA
PARACCHI
PARACCHINI
PARACCHINO |
Paracca, estremamente raro, parrebbe del milanese, Paracchi,
assolutamente rarissimo, ha ceppi nel comasco e nel torinese,
Paracchini è tipico dell'area che comprende il milanese, il
lecchese, il comasco, il varesotto, il verbanese, il novarese ed
il vercellese, Paracchino è specifico di Isola D'Asti ed Asti
nell'astigiano, questi cognomi dovrebbero derivare da forme
tronche o comunque modificate del nome medioevale
Paracinus
a sua volta derivato dalla contrazione del nome medioevale
Paravicinus
o Palavicinus,
tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Carpugnino nel
verbanese in un atto del 1783: "L'anno del Signore 1783 ed alli
undici del mese di novembre in Carpugnino nella sala delle
solite congreghe consolari nanti il Signor Castellano Giuseppe
Antonio Paracchini di questa comunità, convocato e congregato
d'ordine dell'infrascritto signor sindaco l'ordinario consiglio
di questa comunità...".
integrazioni suggerite da
Giacomo M.Paracchi
I Paracchi sono di origine Longobarda, il loro cognome deriva
dallo stesso termine a.a.t. bara
(scudo)
che ha dato luogo al cognome
Parak in Germania e che venne
adattato latinizzandolo in
parachus), sono stati i signori
guelfi di Oggiono nel lecchese (Pergamena del 1280 citata dal
Magistretti in Archivio Storico Lombardo del 1898: ostilità dei
Capitanei di Oggiono verso l'Abate di Civate che era fieramente
Ghibellino. Atto Notaio Guidollo Garimberti del 3 Luglio 1407,
in cui Castellino de Parachis, figlio del Fu Mastro Abbondio,
partecipa ad un giuramento di fedeltà alla causa Guelfa assieme
ad alcuni nobili della Pieve d'Incino, i Parravicini, i Meroni,
i Sormani, ecc.). Scacciati nel 1373 dal loro castello, tuttora
esistente (Castrum de Parachis),
dal Duca di Milano Bernabò Visconti, si rifugiarono chi nel
Seprio dando origine ai Paracchini, chi nella zona di Erba. Da
dove nella metà del 1600 partì un Paracchi verso Bologna dove la
famiglia fece fortuna guadagnandosi uno stemma nobiliare
riportato sullo Stemmario Canetoli. Un altro Paracchi partì
all'inizio del 1800 per la zona di Biella, poi a Torino dove si
sviluppò la Manifattura Tappeti Paracchi. |
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PARACCIANI
PARACIANI
PARAGIANI
PARACINI |
Assolutamente rarissimi, parrebbero originari dell'orvietano,
derivano tutti dal cognome medioevale Paracianus o Paracinus a
sua volta derivato dalla contrazione del nome medioevale
Paravicinus o Palavicinus. Di questi cognomi si trovano tracce
già nel 1500; tra gli studenti dell'Università di Perugia
iscritti per l'anno 1561 troviamo un Lucus Paracianus e
nell'anno 1578 si trova un Nicolaus Paracinus. |
|
PARADISI
PARADISO |
Paradisi è tipico della fascia che comprende Emilia e Romagna,
Toscana, Marche, Umbria e Lazio, Paradiso è tipico invece del
sud, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata,
Calabria e Sicilia, dovrebbero derivare da cognomi di fantasia
attribuiti a capostipiti abbandonati presso istituti religiosi
di carità.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Paradisi, presente da nord a sud del paese, è più tipicamente
centro settentrionale, Paradiso, invece, è diffuso maggiormente
nel meridione, ma si riscontra anch'esso in quasi tutte le
regioni italiane (ad eccezione della Val d'Aosta), entrambi
questi cognomi derivano dal nome cristiano-medievale
Paradiso,
attribuito al neonato in chiaro senso augurale. Si tratta,
dunque, delle cognominizzazioni dei nomi personali dei
capostipiti. |
|
PARAGONE
PARAGONI |
Paragoni, che sembrerebbe unico, dovrebbe essere dovuto ad
un'errata trascrizione di Paragone, che, molto raro, decisamente
pugliese, con un piccolo ceppo a Foggia, dovrebbe derivare da un
soprannome originato dal termine greco antico παράγω parago
(guidare, condurre),
soprannome probabilmente attribuito ad un capostipite, che
avesse nell'antichità un incarico di guida di animali o di
persone. |
|
PARAPUGNA |
Parapugna, quasi unico, sembrerebbe del cosentino, potrebbe
derivare da un soprannome grecanico basato su di un'alterazione
del termine greco antico παραπύημα parapùema (suppurazione),
forse riferito ad un capostipite che fosse stato pieno di
pustole, magari perchè reduce di un'infezione vaiolosa. |
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PARASCANDOLO |
Parascandolo è tipico di Napoli e del napoletano, di Monte di
Procida, Bacoli, Procida, Pomigliano d'Arco, Pozzuoli e
Castellammare di Stabia, presenta un ceppo probabilmente
secondario a Roma ed uno molto piccolo a Taranto, secondo
Guglielmo Peirce dovrebbe derivare dal nome medioevale italiano
di origine germanica
Parascandalo, di cui non si
hanno altre tracce, troviamo a Vico Equense nel 1500
un'importante famiglia notarile con questo cognome. |
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PARASECOLI
PARASECOLO |
Parasecoli è marchigiano dell'anconetano, della zona di
Chiaravalle e Monsano, con un ceppo anche a Lari nel pisano,
Parasecolo è invece umbro del perugino, di Todi in particolare,
questi cognomi dovrebbero derivare da un soprannome, che
potrebbe stare ad indicare una particolare religiosità dei
capostipiti. |
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PARASOLE |
Parasole sembrerebbe siciliano, con un ceppo a San Michele di
Ganzaria, Caltagirone e Raddusa nel catanese, ed uno a Piazza
Armerina nell'ennese, ed un ceppo probabilmente secondario a
Napoli, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine
dialettale meridionale paraseli
(girasole,
il fiore). |
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PARATA
PARATI
PARATO |
Parata ha un ceppo nel Salento, a Taviano e Matino nel leccese
ed a San Vito dei Normanni nel brindisino, Parati ha un ceppo
nel cremasco, a Crema e Ripalta Cremasca, a Milano e Melzo nel
milanese ed a Lodi, ed uno ad Arezzo, Parato ha un ceppo
campano, a Napoli ed a Maddaloni nel casertano, ed uno pugliese,
a Mola di Bari, Giovinazzo e Bari nel barese, a Manduria nel
tarentino ed a San Pancrazio Salentino e Torre Santa Susanna nel
brindisino, dovrebbero derivare dal cognomen latino
Paratus, Parata,
con il significato di preparato,
essendo sottinteso a tutto,
ricordiamo a Peligna Superequum (Castelvecchio Subequo)
nell'aquilano un Lucius Vibilis Paratus praefectus iure dicundo
(una magistratura superiore dell'epoca augustea). |
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PARAVATI
PARAVATO |
Paravati sembra specifico calabrese della zona di Petrizzi (CZ)
e Catanzaro, con un ceppo in Val d'Ossola, Paravato,
praticamente unico, sembra essere un errore di trascrizione del
primo, dovrebbero derivare dal toponimo Paravati nel
catanzarese.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Paravati è cognome calabrese che viene dal greco 'paravatis'
= violatore, spergiuro.
Rohlfs 199. |
|
PARAVISI
PARAVISO |
Paravisi, tipicamente lombardo, è specifico di Bergamo e del
bergamasco, di Verdello, Levate e Dalmine, Paraviso, quasi
unico, è molto probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione
del precedente, che dovrebbe derivare dal termine tardo latino
paravisus
(paradiso),
un'alterazione del più classico
paradisus, potrebbe trattarsi
di cognomi di fantasia attribuiti a dei trovatelli. |
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PARAZZOLI |
Molto
raro sembrerebbe specifico del milanese, dovrebbe discendere da
una modificazione derivata dal toponimo Palazzolo Milanese
(MI). |
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PARDI
PARDINI
PARDO
PARDONE
PARDONI
PARDUCCI |
Pardi ha un ceppo importante fra lucchese e pisano ed uno nel
chietino, Pardini ha il nucleo principale nel lucchese ai
confini con il pisano, Camaiore, Viareggio, Pietrasanta e nel
pisano ai confini con il lucchese, ed un ceppo a Terlizzi (BA),
Pardo ha un ceppo nel nisseno a Gela (CL) e a Niscemi (CL) ed
uno forse secondario a Napoli, Pardone è praticamente unico così
come Pardoni, che è quasi scomparso, Parducci è specifico
dell'area che comprende lo spezzino, il livornese, il pisano, il
fiorentino e, soprattutto, il lucchese, in particolare Camaiore,
Lucca, Massarosa, Capannori e Coreglia Antelminelli, derivano
tutti, direttamente o tramite ipocoristici o accrescitivi, dal
nome tardo latino Pardus
di cui abbiamo un esempio in un'antica lapide latina: "D(is)
M(anibus) - Primulio - Pardo d(e)f(uncto) - et suis here(di)s
f(aciendum) c(uravit)", Pardo è anche un cognome ebraico
sefardita, sempre con la medesima origine etimologica. Tracce
di questa cognominizzazione le troviamo a Napoli verso la fine
del 1200 dove risulta in uno scritto un certo nobilis Ioannes
Pardus e Petrus Pardus Munchellus, e a Volterra nel 1400 dove in
un atto si legge: "...sponte et ex certa scientia et non per
errorem dictam conductam factam per dictum Simonem nomine dicti
Pardi, dictus Pardus omni modo ratificavit... " e a Pisa nel
1300: "...etiam terminus quingenii ad quem dictus presbiter
Pardus ad ipsam ecclesiam ...".
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pardi è un derivato da una abbreviazione di "Longobardi". Cfr.
BARDI. |
|
PARENTELA |
Rarissimo
sembra essere originario della provincia di Catanzaro, potrebbe
in qualche modo essere riferito al toponimo Parenti (CS). |
|
PARENTE
PARENTI |
Parente è
tipico nel centro e sud Italia, Parenti è diffusissimo in Emilia
e Toscana settentrionale, derivano dall'aferesi del nome
medioevale italiano Bonparente. |
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PARESCHI |
Pareschi è tipicamente emiliano, di Ferrara e di Bondeno, Cento
e Poggio Renatico nel ferrarese, di Bologna e di Castel Maggiore
nel bolognese e di Modena, di origine etimologica oscura si
potrebbe supporre una derivazione dall'italianizzazione del nome
slavo Pareči. |
|
PARENZAN |
Molto raro è decisamente triestino con un ceppo secondario molto
antico nel padovano, deriva dal toponimo Parenzo in Istria,
l'attuale Porec; tracce di questa cognominizzazione le troviamo
nel padovano già nel 1500 con un tal Zorzi Parenzan.
integrazioni fornite da
Aldo Piglia, Milano
Personaggio di rilievo è stato il pittore veneto Bernardo
Parenzano (o Parentino) (Parenzo, Istria ~1437 - 1531) |
|
PARENZI
PARENZO |
Parenzi
ha un piccolissimo ceppo a Capitignano nell'aquilano ed uno a
Roma, Parenzo, estremamente raro, sembrerebbe veneto e friulano,
dovrebbero essere di origini dalmate e derivare dal nome della
città di Parenzo, l'attuale Poreč croata. |
|
PARETI
|
Pareti ha un ceppo tra alessandrino, genovese e piacentino, di
Santo Stefano d`Aveto nel genovese in particolare, che dovrebbe
essere stata la località originaria di questo cognome, dovrebbe
derivare dal nome medioevale latino
Paretius,
ma è molto probabile anche un'origine franca da una forma
diminutiva dialettale del nome francese
Pierre. |
|
PARIANI
PARIANO |
Pariani ha un ceppo tra varesotto e milanese, a Magnago,
Inveruno e Milano nel milanese ed a Samarate, Ferno e Busto
Arsizio nel varesotto, ed un ceppo, molto molto piccolo, nel
bolognese, Pariano è specifico di Crotone, dovrebbero derivare
dal cognomen latino Parianus
di cui abbiamo un esempio d'uso in questo testo medioevale:
"..Inter argumenta sic nascentis arcus pono, quod celerrime
nascitur. Ingens enim uariumque corpus intra momentum subtexitur
caelo et aeque celeriter aboletur; nihil autem tam cito redditur
quam a speculo imago; non enim facit quicquam sed ostendit.
Parianus
Artemidorus adicit etiam, quale genus nubis esse debeat, quod
talem solis imaginem reddit: Si speculum, inquit, concauum
feceris, quod sit sectae pilae pars, si extra medium
constiteris, quicumque iuxta te steterint, inuersi tibi
uidebuntur et propiores a te quam a speculo; idem, inquit,
euenit, cum rotundam et cauam nubem intuemur ..",
originariamente questo cognomen significava letteralmente
originario di Pario, città della Misia nei pressi
dell'Ellesponto, corrisponde all'attuale località turca di
Kamares. |
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PARIETTI |
Tipico dell'area che dal novarese arriva al bergamasco via
varesotto e milanese, potrebbe derivare dall'aferesi del nomen
latino Caeparius, ma è pure possibile una derivazione da
toponimi come Schilipario (BG), tracce di questa
cognominizzazione si trovano nel 1700 a Porto Valtravaglia (VA)
con il parroco Domenico Parietti che vi arrivò nel 1741, nel
1700 troviamo dei Parietti a Zogno (BG) e a Zanica con il prete
Paolo Parietti.
integrazioni fornite da
Giacomo Parietti
il nome di Abrogina Parietti compare nel registro di stato
d'anime della parrocchia di San Martino in Marchirolo (VA), nel
1727; la famiglia Parietti viene indicata di Marchirolo
vel (o
anche) Bosco (Valtravaglia) |
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PARIE
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Specifico
della zona adriatica del riminese e pesarese, potrebbe derivare
dal toponimo Para (FO), come pure anche dall'aferesi del nome
Gaspare. |
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PARIGI
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Tipicamente toscano, delle province di Firenze Arezzo e Siena in
particolare, potrebbe essere di origini ebraiche o anche solo
riferirsi a famiglie di banchieri che orbitavano principalmente
nella città francese per i loro affari, ma anche semplicemente a
soldati di origine francese fermatisi in Italia, il cognome
deriva chiaramente dal toponimo francese Parigi. |
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PARINI
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Specifico
della zona tra Varese e Milano, dovrebbe derivare dall'aferesi
del diminutivo del nome Gaspare, Gasparino Famoso appartenente a
questa casata fu l'abate e letterato Giuseppe Parini
(1729-1799). |
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PARIOTA
PARIOTI |
Pariota è
tipicamente napoletano, Parioti, praticamente unico, dovrebbe
essere dovuto ad un'errata trascrizione del precedente, dovrebbe
trattarsi dell forma etnica greca riferita a chi provenisse
dall'isola greca di Paros nelle Cicladi, probabilmente il luogo
d'origine dei capostipiti. |
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PARIS
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Ha un
nucleo in Lombardia e Trentino ed uno tra Abruzzo e Lazio,
dovrebbe derivare dal nome medioevale Parisius (vedi Parise). |
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PARISE
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Sembrerebbero esserci due ceppi, il primo nel vicentino e
trevigiano, che dovrebbe derivare dal nome medioevale Parisius,
si ricordi il frate camaldolese Parisius da Treviso vissuto a
cavallo tra il 1100 ed il 1200 fatto poi santo, ed il secondo
nel cosentino, che deriverebbe dal toponimo Parigi, spesso come
soprannome stante ad indicare una connessione con la Francia,
troviamo nel 1600 a Catanzaro i Parise come famiglia notarile,
mentre un ceppo con il rango di marchese lo troviamo nel 1800 a
Venafro (IS). Un'altra ipotesi sull'origine del cognome lo
farebbe derivare dal nome greco Paris (Paride). |
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PARISI
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Molto diffuso in tutto il sud Italia, ma presente anche al nord,
deriva dal toponimo Parigi, spesso come soprannome stante ad
indicare una connessione con la Francia, un'altra teoria,
decisamente più affascinante, fa discendere il cognome dalla
popolazione gallica dei Parisii, popolo abitatore dell'antica
Normandia, che, scesi in Italia, dopo la conquista delle Gallie,
al seguito delle legioni romane, costituirono il nucleo delle
legioni arruolate fra i galli e la loro definizione etnica
parisii li accompagnò come soprannome prima e cognome dopo, una
volta ottenuta la proprietà delle terre date loro come paga per
la ferma e rimborso per i servigi prestati nelle varie guerre.
Un ceppo pugliese dovrebbe discendere dal toponimo Parisi (BA).
Un'altra ipotesi sull'origine del cognome lo farebbe derivare
dal nome greco Paris (Paride).
integrazioni fornite da
Ettore Parisi
Il cognome Parisi del Trentino sudoccidentale, deriva dal nome
Parisio, abbastanza diffuso nella zona nei secoli XIV° e XV°. |
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PARISON |
Parison, molto molto raro, è tipico del vicentino, di Molvena e
di Mason Vicentino, dovrebbe derivare da un soprannome legato
dovrebbe derivare al nome medioevale
Parisius
e, probabilmente ad una corporatura imponente del capostipite
dell'uso di questo accrescitivo abbiamo un esempio in un
documento del 1228 a Pisa, con Parisone Rubertini e Parisone
Vernagallus de Sancto Iusto de Parlascio e nello stesso
documento troviamo un principio di questa cognominizzazione con
un tale Rubertus Parisonis. |
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PARISSENTI |
Parissenti è specifico dell'agordino nel bellunese, in
particolare di Voltago Agordino ed Agordo, dovrebbe derivare da
un soprannome attribuito al capostipite, soprannome basato sul
termine arcaico veneto
parissente (appariscente,
che si presenta bene), termine
che troviamo ad esempio utilizzato dal Parabosco che descrive il
Tiziano «zovene parissente e agratiao, rizzoto a mo un puerelo». |
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PARLAGRECO |
Parlagreco, molto raro, sembrerebbe siciliano, ha piccoli ceppi
a Mazzarino e Niscemi nel nisseno, a Palòermo, a Pachino nel
siracusano e ad Enna, dovrebbe derivare da un soprannome
riferito ad un capostipite, che fosse probabilmente di lingua
greca, o che si esprimesse in modo ben poco comprensibile.
Ricordiamo gli intagliatori Domenico Parlagreco e Liborio
Parlagreco, che verso la fine del 1700 produssero diverse
sculture lignee a sfondo religioso nella zona che comprende
catanese ed ennese. |
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PARLAPIANI
PARLAPIANO |
Parlapiani, che è unico, dovrebbe essere un errore di
trascrizione di Parlapiano, che ha un piccolo ceppo a
Francavilla al Mare nel teatino, uno più consistente a Latina e
Cisterna di Latina nel latinense, uno a Morcone e Santa Croce
del Sannio nel beneventano ed uno in Sicilia a Caltabellotta,
Lucca Sicula e Ribera nell'agrigentino ed a Palermo, dovrebbe
derivare da un soprannome originato da una caratteristica
tipicità dei capostipiti, che probabilmente erano abituati a
parlare molto lentamente. |
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PARLATI
PARLATO |
Parlati ha un ceppo romano, uno a Napoli e nel napoletano ed uno
a Taviano nel leccese, Parlato ha un ceppo nel vicentino,
soprattutto a Recoaro Terme, Valdagno, Cornedo Vicentino e
Castelgomberto, uno a Roma, ma la massima concentrazione è in
Campania a Napoli e Vico Equense, con ceppi importanti anche a
Sant`Egidio del Monte Albino (SA), Meta, Piano di Sorrento,
Castellammare di Stabia, Sant'Antonio Abate e Boscotrecase nel
napoletano e Positano nel salernitano, questi cognomi dovrebbero
derivare dal termine italiano antico
parlato (prelato)
utilizzato ad esempio da Giovanni Villani nella sua Nuova
Cronica dell'anno 1348: "...Negli anni di Cristo MCCLXXXXIIII,
il dì di santa Croce di maggio, si fondò la grande chiesa nuova
de' frati minori di Firenze detta Santa Croce, e a la
consegrazione della prima pietra che si mise ne' fondamenti, vi
furono molti vescovi e parlati e cherici e religiosi...". |
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PARLAVECCHIO |
Parlavecchio è siciliano, con un ceppo a Palermo, uno a Randazzo
nel catanese ed a Messina, dovrebbe derivare da un soprannome
attribuito al capostipite, forse abituato ad esprimersi in un
modo inconsueto ed usando parole o espressioni cadute in disuso. |
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PARMA
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Tipico
della zona che da Milano arriva a Rimini, lungo la via Emilia,
deriva dal toponimo omonimo. |
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PARMEGGIANI
PARMEGIANI
PARMIGGIANI
PARMIGIANI |
Parmeggiani è tipicamente emiliano, del modenese e bolognese in
particolare, con un ceppo anche nel riminese, Parmegiani, molto
raro, ha un ceppo in provincia di Roma e nuclei autoctoni nel
marchigiano, Parmiggiani, abbastanza raro, è tipico del
reggiano, Parmigiani è specifico dell'area che comprende le
province di Milano, Cremona, Piacenza, Parma e Reggio, derivano
dall'etnico della città di Parma. |
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PARMESAN |
Parmesan, molto raro, è tipico veneziano, dovrebbe derivare da
parmesan,
la forma dialettale veneta per indicare chi provenga da Parma,
indicando quella città come luogo d'origine del capostipite. |
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PARMINI |
Assolutamente rarissimo sembrerebbe lombardo, dovrebbe derivare
dal nome gentilizio latino Parminius o più probabilmente dal
nome spagnolo Parminio discendente da quel gentilizio. |
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PARNIGONI
PERNIGONI |
Parnigoni è tipico di Cantello (VA), Pernigoni ha un ceppo a
Caravaggio (BG) ed uno a Sant`Angelo Lodigiano (LO), dovrebbero
derivare da un soprannome dialettale originato dal vocabolo
lombardo pernigon
(piccola starna).
integrazioni fornite da
Andrea Parnigoni
a seguito di ricerca effettuata presso l'archivio di Stato a
Como è risultata la presenza di persone con nome "de Pernigono"
nel comune di Rodero (CO) nel 1446. Dopo una alternanza con la
denominazione "de Vispera" il cognome si consolida in Parnigoni
(e in qualche caso Pernigoni). Il ramo della mia famiglia a fine
'700 si sposta da Rodero alla vicina Gaggiolo, frazione di
Cantello (VA). A seguito di emigrazioni avvenute soprattutto
nella seconda metà dell'800, fino all'inizio '900 il cognome
Parnigoni si trova presente negli USA (industria del granito,
Barre-Vermont), Austria, Svizzera e Canada. L'orgine del cognome
potrebbe risalire a un toponimo o a un soprannome derivato dal
lombardo equivalente a "perniciotto". |
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PARNIGOTTO
PERNIGOTTO |
Parnigotto è specifico di Padova, Pernigotto è tipico del
vicentino, di Malo e Chiampo, dovrebbero derivare da un
soprannome originato dal termine dialettale veneto
parnigoto
o pernigoto
ipocoristico di pernice. |
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PARODI
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Assolutamente ligure è il cognome più diffuso sia a Genova che
in tutta la regione, potrebbe derivare dal nome del toponimo
Parodi Ligure (AL) o Litta Parodi (AL), come cognominizzazione è
molto antica troviamo fin dal 1100 i Marchesi Parodi vassalli
della Repubblica di genova. Personaggio famoso fu lo scultore
genovese secentesco Filippo Parodi (1630-1702) allievo del
Bernini. |
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PAROLA
PAROLI
PAROLIN
PAROLINI
PAROLINO
PAROLO |
Parola ha un grosso nucleo piemontese, nelle province di Cuneo e
Torino, ha un ceppo nel varesotto, novarese e milanese, uno nel
bresciano, uno nel pisano ed uno nel napoletano, Paroli ha un
ceppo nel lecchese, uno nel bresciano, uno nel reggiano ed uno a
Roma, Parolin è tipicamente veneto del vicentino, padovano e
trevisano, Parolini è tipicamente lombardo, del bresciano e del
milanese, ma con ceppi anche nel mantovano, Parolino è quasi
unico, Parolo è tipico della provincia di Sondrio di Sondrio e
Montagna In Valtellina e di Casorate Sempione (VA), dovrebbero
derivare, direttamente o attraverso dei diminutivi, dal
soprannome, nome medioevale
Parolus, Parola, forma alterata
del termine parvolus
(piccolo), ma potrebbero anche derivare da soprannomi generati
dal vocabolo dialettale parol
(paiolo),
tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Gavirate nel
1600: "...Successive comparuit vocatus et ut supra Franciscus
Parolus filius quondam Bernardini habitator et iuratus ut supra
tactis...". |
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PAROLARI
PAROLARO
PAROLO |
Parolari è tipico del Trentino e dell'alto bresciano, Parolaro,
molto molto raro, sembrerebbe della Valtellina, Parolo ha un
nucleo importante a Sondrio ed uno non secondario nel padovano,
dovrebbero tutti derivare da soprannomi originati dal mestiere
di fabbricare i paioli, parolar
in dialetto o dal termine stesso
parol (paiolo). |
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PAROLDI
PAROLDO |
Entrambi
assolutamente rarissimi, sia Paroldi che Paroldo sono tipici
dell'area che comprende il savonese ed il basso Piemonte,
dovrebbero derivare dal toponimo Paroldo nel cuneese. |
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PARON
PARONETTO
PATRON |
Paron è tipicamente friulano, dell'udinese in particolare,
Paronetto invece, leggermente più raro, è del trevigiano, Patron
è tipico di Venezia e del veneziano, di Mira, Pianiga e Spinea,
di Campodarsego nel padovano e di Mogliano Veneto nel trevisano,
dovrebbero derivare da soprannomi originati dal vocabolo veneto
patron
o paron
(padrone)
o da loro ipocoristici come
paroneto (padroncino),
usato per caratterizzare una posizione elevata dei capostipiti e
anche probabilmente in maniera affettuosa per prenderli in giro. |
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PARONZINI |
Tipico
del nordmilanese, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale
veneto legato al vocabolo paronzin (padroncino), troviamo tracce
di questo cognome nella laguna di Venezia a Cavallino già nel
1700. |
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PARPAGIOLA
PARPAIOLA |
Parpagiola, estremamente raro, ha presenze a Legnaro e Rovolon
nel padovano, Parpaiola è specifico di Padova e Cadoneghe,
sempre nel padovano, dovrebbero derivare direttamente o tramite
un'italianizzazione da un soprannome originato dal termine
dialettale veneto parpagiola
(farfallina dei granai),
forse a caratterizzare il modo di fare dei capostipiti,
probabilmente molto volubili o noiosi. |
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PARPANI |
Parpani, quasi unico, è lombardo.
integrazioni fornite da
Gianluigi Parpani
Parpani, rarissimo in Italia, presenta solo un gruppo familiare,
originario di Vaz/Obervaz nella Repubblica delle Tre Leghe (ora
Cantone dei Grigioni in Svizzera). Origina dal cognome
Parpan,
che venne trascritto nei registri parrocchiali con il genitivo
latino Parpanni
o Parpannis
(Jacobur filius Josephi Parpanni) italianizzato in
Parpani
come da autografi già del 1754 (AS di Bergamo). Giunto in
Italia, allora Repubblica di Venezia, a Bergamo nell'estate del
1745, compare nello Stato delle Anime del 1746 di Alzano
Superiore con Giusep Parpan (Vaz/Obervaz 19,3,1720 - Bergamo
3,11,1780). Il cognome Parpan é un cognome toponomastico; esiste
un paese chiamato Parpan,
che potrebbe nascere da Pratum
Planum (Pratiplan, Partipan,
Partpan ecc.), con il significato di prato sito in zona
pianeggiante, oppure da
perpetaneus, che sono le travi
caratteristiche utilizzate nelle costruzioni nei Grigioni.
Esistono nel XIII secolo Oswald ed Eberhard De Partipan e nel
1418 Jann de Parpan (Staatarchiv Graubunden, Chur). I Parpani in
Italia sono ancor oggi riconosciuti come emigrati dal Comune di
Obervaz. Gianluigi Parpani é Herrenburger (n.d.r.
Patrizi, cittadini onorari) del Patriziato di Obervaz. |
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PARRAVICINI |
Cognome
tipico del nord milanese e comasco, potrebbe derivare dal nome
medioevale Parravicinus ma è più probabilmente derivato dal
toponimo Parravicino (CO). Verso la fine del 1500 opera in Como
il Notaio della curia Candido Parravicinus. |
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PARRI
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Tipicamente toscano con un ceppo anche nel pesarese, dovrebbe
derivare dall'aferesi del cognome Gasparri o da modificazioni
dell'aferesi del nome Gaspare. Personaggio di rilievo è stato
Ferruccio Parri (1890 - 1981) fu Presidente del Consiglio dei
ministri della Repubblica italiana dal giugno al novembre 1945. |
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PARRILLA |
Parrilla è tipicamente calabrese, del crotonese, di Cirò Marina,
Crotone e Crucoli, del cosentino, di Rossano, Crosia, Corigliano
Calabro, Longobucco, Bocchigliero, Paludi e Rende, e di Lamezia
Terme nel catanzarese, dovrebbe essere di origini spagnole e
derivare da un soprannome basato sul termine spagnolo
parrilla
(graticola, grill). |
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PARRINELLI
PARRINELLO |
Entrambi tipicamente siciliani, Parrinelli è quasi unico,
Parrinello è specifico del palermitano edel trapanese in
particolare, dovrebbe derivare da una modificazione ipocoristica
dialettale del termine padrino.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Cognome prevalentemente siciliano, con ceppo maggiore nel
trapanese, dovrebbe derivare dal vocabolo dialettale
parrino,
col significato di padrino, da intendere o come un prete o come
una personaggio di spicco che assume la protezione di altre
persone. |
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PARRINI |
Parrini è molto diffuso in tutta la Toscana, in Umbria ed a
Roma, con piccoli ceppi in Emilia, dovrebbe derivare da
alterazioni dell'aferesi del diminutivo del nome
Gasparre,
l'ipocoristico Gasparrino
per aferesi diventa Parrino, la i finale può essere sia dovuta
ad un genitivo patronimico, che ad una formula cumulativa, i
Parrini. |
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PARSANI |
Molto
raro è specifico di Albano Sant'alessandro (BG), potrebbe
derivare dal toponimo Parzanica (BG) anticamente chiamata
Parsanega. |
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PARTEL
PARTELE
PARTELI |
Partel,
Partele e Parteli, assolutamente rarissimi, sono del trentino,
derivano da modificazioni dialettali del nome germanico Bartl a
sua volta derivato dal nome Bartolomeo. |
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PARTI
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Rarissimo, sembrerebbe di origini aretine, potrebbe derivare dal
toponimo Partina nell'aretino.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Parti è la cognominizzazione del nome
Parthi
derivato da un originario soprannome formato da
Parthia,
il paese dei Parti, popolazione della Scizia. In alcuni casi ha
alla base soprannomi derivati da 'parti',
nel significato di "suddivisione"
("chi fa le parti" o "chi possiede alcune parti", ecc.) o nel
significato di ruoli (o comportamenti) "particolari" nella
società. |
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PARTINI |
Cognome
tipico del senese, di Colle Di Val D'elsa (SI) in particolare,
dovrebbe derivare dal nome gallico latino Partinus, Partinus era
anche un nome attributo di Giove, è pure possibile una
derivazione dal toponimo Partina (AR), un indizio di questa
cognominizzazione si trova nell'elenco degli scolari
dell'Università di Perugia nel 1511 con un certo Francisus
Partinus marchigiano. |
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PARTISITI |
Partisiti, di area geografica incerta, ed origine etimologica
oscura, potrebbe derivare da un'indicatore di provenienza da
luogo con suffisso in -ita,
-iti,
riferito ad una proprietà agraria di un non meglio identificato
Partisius
o Patisius,
ricordiamo con questo nome Quinctius Partisius uno degli
ufficiali di Cesare durante la Guerra Alessandrina contro
Pompeo, nome riportato da Aulus Hirtius, uno dei luogotenenti di
Cesare, nei suoi Commentarii:
"..Adiungit Cn. Domitius legioni XXXVI duas ab Deiotaro, quas
ille disciplina atque armatura nostra compluris annos
constitutas habebat, equitesque C, totidemque ab Ariobarzane
sumit. Mittit P. Sestium ad C. Plaetorium quaestorem, ut
legionem adduceret quae ex tumultuariis militibus in Ponto
confecta erat, Quintumque Partisium in Ciliciam ad auxilia
arcessenda. Quae copiae celeriter omnes iussu Domiti Comana
convenerunt...". |
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PARUSCIO |
Paruscio è specifico della provincia di Sondrio, di Sondrio,
Faedo Valtellino, Albosaggia e Caiolo, dovrebbe derivare da un
soprannome, il termine dialettale
parüsc
significa grosso chiodo
o cavicchio
di legno utilizzato un tempo nella costruzione delle case, ma
parüsc
significa anche passero,
e parüsc
venivano anche chiamati gli abitanti delle vicine valli del
Canton Ticino. |
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PARUTA
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Paruta, abbastanza raro, sembrerebbe specifico di Palermo, il
cognome sembrerebbe collegato con il nome della
ruta,
tanto che quella pianta viene raffigurata nel suo stemma, ma
l'ipotesi non è molto convincente, si potrebbe piuttosto
considerare una connessione con il vocabolo medioevale
paruta
(apparenza, abbigliamento),
nasce come De Paruta, chi lo dice di origine lucchese, chi
veneziana, anche perchè importanti tracce venete di questo
casato ci sono fin dal 1300, con ramificazioni anche in
Lombardia, dove è tuttora presente nel bergamasco, a Pontida e
Bergamo, ed a Chiari nel vicino bresciano, ma le tracce più
antiche sembrerebbero siciliane, si tratta di una famiglia
baronale di probabile origine germanica, nella prima metà del
1300 troviamo un Cossius de
Paruta Judex Panormi (giudice
di Palermo), agli inizi del 1400 risale invece la carica
nobiliare con infeudazione del territorio di Corleone, nel 1436
Ruggiero Paruta è vicerè del Regno di Sicilia, nel 1507 i Paruta
diventano baroni di Salaparuta nel trapanese, paese che proprio
dalla famiglia prese il suo nome. Le tracce venete di questa
cognominizzazione le troviamo in questa dichiarazione datata
1379: "Nicholò Paruta de San Chanzian oferé la persona soa con
IIII boni conpagni, i serà otimi e sofizienti, sovra la prexente
armada a tute suo spexe in fin'a vera fenida, li qual IIII
conpagni non serà de ganzaruoli ní de altri salariadi del comun
de Veniexia.". |
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PARZANI |
Tipico del bresciano, potrebbe derivare da un toponimo come
Parzanica (BG) anticamente chiamata Parsanega.
integrazioni fornite da
Giacomo Ganza / Villa di Tirano (SO)
Si può ipotizzare una derivazione dal toponimo Porzano segnalato
da Dante Olivieri nel suo dizionario di Toponimastica. Esistono
le seguenti località così chiamate : Parzano, frazione di
Orsenigo (CO) e Parzano, frazione di Mede (Pavia). |
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PARZANESE |
Molto raro, sembra essere originario della zona di Ariano
Irpino.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Parzanese deriva dal latino medievale colonus 'partionarius'+
suff. e(n)sis
> ese
"affittuario, mezzadro di
terreni vergini, spesso di
monasteri o della Chiesa". |
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PARZIALE
PARZIALI |
Parziale ha un ceppo a Roma ed a Latina, un ceppo a Toro nel
campobassano, un ceppo a Napoli, uno ad Atripalda, Torella dei
Lombardi, Avellino e Candida nell'avellinese, uno a San Giorgio
del Sannio e Calvi nel beneventano, uno a Nocera Inferiore nel
salernitano ed uno a Santa Maria Capua Vetere nel casertano, un
ceppo nel materano a Policoro, Ferrandina e Rotondella, ed in
Puglia uno a Brindisi ed uno nel barese ad Altamura e Corato,
Parziali è praticamente unico, potrebbe trattarsi di una forma
dialettale contratta del nome medioevale
Parzivale,
un'italianizzazione di
Parsivaldus. |
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PARZINI |
Estremamente raro, potrebbe essere originario del basso
novarese, una possibile derivazione potrebbe essere legata alle
vicinanze con un tempio dedicato a Juppiter Parthinus (divinità
celto romana), o più semplicemente può derivare dal nome tardo
latino Parthinus (Parzinus), nome che si trova inciso su lapidi
medioevali come ad es:"D(is) M(anibus) s(acrum) / Satria C(ai)
l(iberta) / Cupta h(ic) s(ita) e(st) / Lupus Primae l(ibertus) /
Parthinus ex / Laio coniugi / pientissimae / et sibi pos(uit).". |
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PASCA
PASCO |
Pasca ha
un ceppo nel Salento, uno nel palermitano, uno nel napoletano ed
uno nel sassarese, Pasco è rarissimo e sembrerebbe veneto,
dovrebbero derivare dal nome medioevale Pasqua, dato spesso ai
nati in quel giorno. |
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PASCAI
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Pascai, molto molto raro è specifico della Sardegna
sudoccidentale, dovrebbe trattarsi di una forma dialettale sarda
del nome latino Pasqualis. |
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PASCAL
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Pascal è un cognome tipico valdostano di La Salle ed Aosta, con
ceppi anche nel torinese soprattutto a Villar Perosa e Perosa
Argentina, di origine francese deriva dal nome francese
Pascal
(Pasquale)
nome spesso attribuito a bambini nati appunto nel periodo
pasquale.
integrazioni fornite da
Francesco Pasquali
Più che un'origine francese, Pascal è la versione locale - forse
influenzata dal francoprovenzale - del nome latino
Pascalis,
da cui deriva l'italiano Pascale-Pasquale nome storicamente
diffuso in tutta Italia, in Spagna e in Francia. I Pascal di
Morgex furono signori di Fornet, consignori di Avise,
Valgrisanche. I Pascal o Paschal de la Ruine de Mogex furono
un'altra antica famiglia della Val d'Aosta.
Pascal è
anche un nome proprio di persona sia nella lingua italiana che
in quella francese. Anche in Francia è diffuso come cognome. |
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PASCALE
PASCALI
PASQUAL
PASQUALE
PASQUALETTI
PASQUALETTO
PASQUALI
PASQUALIN
PASQUALINI
PASQUALINO
PASQUALINOTTO
PASQUALIS
PASQUALON
PASQUALONE
PASQUALONI
PASQUALOTTO |
Pascale sembrerebbe tipico del sud, Campania soprattutto, ma ha
ceppi significativi anche in Lazio, Puglia, Basilicata, Calabria
e Sicilia, Pascali, tipicamente pugliese, del Salento in
particolare, ha ceppi anche nelle province di Vibo Valentia e
Cosenza, Pasqual è tipico dell'area veneto, friulana, del
veneziano in particolare, ma anche del vicentino, trevigiano,
pordenonese ed udinese, Pasquale, pur essendo panitaliano, è
decisamente più presente in Abruzzo, Molise, Puglia e Campania,
con ceppi comunque anche in Sicilia, Calabria, Basilicata e
Lazio ed in tutto il nord, Pasqualetti ha un ceppo toscano, in
particolare nel fiorentino e nel pisano, ed un ceppo tra
ternano, viterbese e romano, Pasqualetto, ha un nucleo in
Veneto, in particolare nel veneziano ed un ceppo in Sicilia nel
nisseno, sia Pasquali che Pasqualini sono distribuiti al centro
nord, Pasqualin è molto diffuso nel Veneto, soprattutto nel
vicentino, trevisano, padovano e veneziano, Pasqualino ha un
ceppo a Siderno nel reggino ed in Sicilia, a Palermo, nel
nisseno a Riesi, Caltanissetta, Butera e Gela, ed a Catania,
Pasqualinotto è specifico di Iesolo nel veneziano, Pasqualis è
decisamente triestino, Pasqualon, molto raro, è tipicamente
veneto, del vicentino, di Enego e Thiene e di Piazzola sul
Brenta nel padovano, Pasqualone è della zona che comprende gli
Abruzzi, a Chieti e Torrevecchia Teatina nel teatino, a
L'Aquila, Tornimparte e Prezza nell'aquilano, ed a Pescara,
Loreto Aprutino e Penne nel pescarese, il Molise, in particolare
a Campobasso, ed il romano, Pasqualoni è specifico di Perugia e
Cannara nel perugino e di Orvieto nel ternano, de L'Aquila e di
Bellante nel teramano, e di Rpma, Fiumicino ed Affile nel
romano, Pasqualotto, tipicamente veneto, del veronese,
vicentino, padovano e trevisano in particolare, dovrebbero
derivare tutti, direttamente o tramite ipocoristici,
accrescitivi, o forme dialettali, dal nome tardo latino
Pasqualis,
dalla sua traduzione Pasquale
o da forme dialettali come
Pascale, nome normalmente
attribuito ai bambini nati appunto durante il periodo delle
feste pasquali. |
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PASCALIS |
Tipico sardo, della zona tra oristanese e cagliaritano, è molto
raro, deriva dall'aggettivo sardo per
pasquale.
integrazioni fornite da
Francesco Pasquali
Pascalis è il cognome di alcune famiglie piemontesi e valdostane attestate
nei consegnamenti d'arme piemontesi del 1580 e blasonate nel
prezioso volume "ll Patriziato Subalpino". Queste famiglie
avevano i titoli di conti di Ilonza, conti di Vallanzengo,
baroni di Nucetto, signori di Fornet, consignori di Avise. Il
cognome di queste famiglie viene riportato nei documenti in
varie forme: Pascalis, Pascali, Pascal, Pascale, Pasquale.
Pascalis è la volgarizzazione del nome latino
Paschalis.
Il nome personale Pascalis
- e poi Pasqualis da cui Pascale e Pasquale- era diffuso
storicamente in tutti i territori dell'Italia peninsulare e
insulare. La forma base del cognome derivato da questo nome è
panitaliana. |
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PASCARELLA |
Cognome
originario della zona tra Napoli e Caserta, deriva dal nome
tardo latino Pasqualis, attraverso la modifica dialettale
Pascalis, Pascaris. |
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PASCASI
PASCASIO |
Pascasi, molto molto raro, è laziale, soprattutto di Torre
Cajetani nel frusinate, Pascasio, quasi unico, è campano,
probabilmente del salernitano, dovrebbero derivare dal nome
latino medioevale Pascasius
o Paschasius,
di cui abbiamo un esempio d'uso a Napoli nel 1483: ".. erga Nos:
et statum nostrum, cum nuper maximis necessitatibus
opprimeremur, promto animo Nobis elargiti fuerunt, et rationem
carlenorum decem pro quolibet ducato: recipiente illos de nostri
ordinatione, et mandato Spectabile, et magnifico Pascasio Carlon
Comite Alefii Consiliario, et Maiordomo nostro fideli dilecto
..". |
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PASCELUPO |
Pascelupo, quasi unico, sembrerebbe del parmense, potrebbe
derivare dal nome del paese perugino di Pascelupo. |
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PASCHINI |
Paschini è tipicamente friulano di Verzegnis e Tolmezzo
nell'udinese, dovrebbe derivare dal nome
Paschinus,
forma arcaica del nome Pasquinus. |
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PASCHINO |
Paschino è tipico del sassarese di Sennori e di Sassari,
potrebbe derivare da diminutivi del nome Pasqua (vedi PASCA),
secondo alcuni deriva invece da modificazioni dell'antico nome
ligure Passino, mentre secondo altri deriverebbe dall'essere
nato il capostipite il giorno di
paschinunti
vocabolo sardo per Epifania.
integrazioni fornite da
Antonello Mocci
I Paschino presenti nel nord della Sardegna, nascono da un
errore dell'ufficiale all'anagrafe al momento della
registrazione di una nascita. Quando nacque il fratello minore
di Salvatore Pasquino, nel presentarsi all'anagrafe si
espressero in dialetto sassarese nel quale la parola pasquino di
pronuncia paschino...oggi
siamo alla quinta o sesta generazione dei Paschino. |
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PASCI
PASCIS
PAXI |
Pasci è specifico di Serrenti nel Medio Campidano, con un
piccolo ceppo anche a Gergei e Senorbì nel cagliaritano, Pascis
è quasi unico, sempre dell'area campidanese, Paxi, altrettanto
raro, è specifico invece del cagliaritano, dovrebbero derivare
da soprannomi basati sul verbo sardo
pasci (pascolare),
indicando forse che il mestiere del capostipite fosse quello del
pastore, ma è anche possibile una derivazione da un'alterazione
del vocabolo sardo pagi
(pace).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PASCI; PASCIS; PAXI: significa
pace e viene dal latino
pax.
Paxi
è la variante antica, che mantiene la base latina, ma la “x”,
nella pronuncia, discostandosi da quella latina, diventa una
fricativa palatale sonora, come la “j” francese. Nelle carte
antiche lo troviamo nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado,
CSMB, XI, XIII secolo, nella variante Pasi. Al capitolo 89
troviamo la famiglia di Pasi Miale (Michele): > Coiuvedi Miale
Pasi, serbu de Sancta Maria de Bonarcadu, cum Castula Novagla,
ancilla de iudice apus binarios. Fecerunt VI fiios: Torbini
primariu et in factu suo Goantine et Jorgia et Cizella et
Istephane et Bera. Partivi custos (ho diviso questi) col
giudice; levando (prendendo)Troodori Paganu, maiore de
vino(soprintendente alle vigne). Levait (ha preso) iudice a
Torbini et a Bera et clesia a Goantine et a Jorgia. Judice
levedi a Cizella et clesia a Istephane. Testes…Sempre nel CSMB,
al capitolo 60 abbiamo Pasi Dorgotori, come teste in un acquisto
(compòru): comporài a Comida Kellarida terra, tenendo
(confinante)a saltu meu et fegindeli sollu et complili prezu(gli
ho dato un soldo – un soldo aureo – sardo). Testes: Trogodori
Pasi et Gostantine Nonne. Nello stesso Condaghe sono nominate
altre tre persone col cognome Pasi. Attualmente il cognome Pasci
è presente in 26 Comuni italiani, di cui 17 in Sardegna:
Serrenti 49, Gerrei 16, Senorbì 14, Iglesias 8, etc. Il cognome
Paxi è molto raro ed è presente in soli 4 Comuni sardi: Cagliari
10, Quartu, Senorbì e Mandas, con un solo nucleo familiare.
Pascis è rarissimo e presente in un solo Comune della Sardegna:
Mogoro con 11. |
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PASCOLI
PASCOLIN
PASCOLINI
PASCOLO |
Pascoli ha un nucleo importante nell'udinese, un ceppo in
Romagna ed uno a Roma, Pascolin, assolutamente rarissimo, è
dell'udinese, Pascolini ha un ceppo nell'udinese, uno nel
perugino a Gubbio e nelle Marche tra Fabriano (AN) e Tolentino
(MC), Pascolo è specifico dell'udinese, derivano dal nome
medioevale Pascolus,
traccia di questa cognominizzazione la troviamo nell'elenco
degli scolari dell'Università di Perugia dove, nell'anno 1583
compare un certo Ioannes Pascolus citramontanus. |
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PASCON
PASQUON |
Pascon è specifico del trevisano, di Salgareda, Chiarano,
Fontanelle, Cison di Valmarino e Motta di Livenza, con un
piccolo ceppo anche a Fossalta di Piave nel veneziano, ed uno a
Curtatone nel mantovano, Pasquon è tipico dell'area veneziana,
di Torre del Mosto e Ceggia, con un piccolo ceppo a Casarsa
della Delizia nel pordenonese, si dovrebbe trattare di forme
dialettali venete originate da una forma accrescitiva del nome
medioevale Pasqua
(vedi PASQUA). |
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PASCOTTI
PASCOTTO |
Pascotti
sembrerebbe unico, Pascotto è tipicamente veneto e della
provincia di Pordenone, si dovrebbe trattare di forme
ipocoristiche e patronimiche del nome Pasqua, starebbero perciò
ad indicare le famiglie di figli di un Pasqua. |
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PASCUCCI
PASCUCCIO
PASCULLI
PASCULLO
PASCUZZI
PASCUZZO |
Pascucci è tipico dell'Italia centrale e della Campania,
Pascuccio, rarissimo, è campano in particolare dell'avellinese,
Pasculli, decisamente pugliese è tipico del barese, di Bitonto,
Bisceglie, Andria, Molfetta e Bari e di Martina Franca (TA),
Pascullo, molto più raro sembra specifico di Palo Del Colle
(BA), Pascuzzi è tipicamente calabrese, della provincia di
Catanzaro in particolare, Pascuzzo, sempre calabrese, è tipico
del cosentino, dovrebbero tutti derivare da nomi attribuiti al
capostipite in quanto nato il giorno o durante il periodo di
Pasqua.
integrazioni fornite da
Andrea
Questi cognomi venivano inizialmente assegnati a figli nati nel
giorno o nel periodo di Pasqua, successivamente vennero
utilizzati per ricordare la morte e la resurrezione di Cristo.
Pascucci è diffuso nell'Italia centrale, soprattutto a Roma e
provincia. Ma anche in Campania (nell'avellinese). Molto
significativa la presenza del cognome nelle Marche
settentrionali. |
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PASCUTTI |
Pascutti, molto raro, è tipicamente friulano, di Udine e
Martegliano nell'udinese, è una tipica forma patronimica
friulana, dove il suffisso -utti
stia per il figlio di,
riferido a capostipiti il cui padre si fosse chiamato
Pasqua. |
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PASERI
PASERO |
Paseri è specifico del cuneese, di Sanfront, Melle, Sampeyre e
Rifreddo, Pasero è tipicamente piemontese, con ceppi a Torino,
nel cuneese a Cuneo, Busca e Costigliole Saluzzo e
nell'alessandrino ad Alessandria ed a Solero, con un ceppo anche
a Genova, dovrebbero derivare da un soprannome dialettale basato
sul termine piemontese arcaico
pasèr (paciere),
probabilmente asottolineare una caratteristica comportamentale
dei capostipiti. |
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PASETTI
PASETTO
PASOTTI
PASOTTO |
Pasetti è tipico dell'area che comprende milanese, bresciano,
mantovano, ferrarese e bolognese, Pasetto è più del veronese e
vicentino, Pasotti ha un nucleo principale nel bresciano a
Lumezzane, Nave, Brescia e Bovezzo, un ceppo a Imola, Castel San
Pietro Terme nel bolognese e a Massa Lombarda (RA), uno a
Genova, Pasotto è specifico del veronese, di Verona, Gazzo
Veronese e Nogara, dovrebbero tutti derivare da ipocoristici del
nome gratulatorio medioevale
Pase, di cui abbiamo un esempio
nel 1600 nel vicentino: "...con il Magnifico Ser Minin quondam
Pase Camolli di Primolano abitta a Bassano di indorare la palla
del Santissimo...". |
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PASI
PASIN
PASINETTI
PASINI
PASINO |
Pasi ha almeno due nuclei, uno importante tra il ravennate ed il
forlivese ed uno nel veronese, Pasin è tipicamente veneto,
soprattutto del vicentino e del trevisano, Pasinetti è
decisamente lombardo, del bergamasco e del bresciano, Pasini è
molto diffuso nella fascia da Varese a Pesaro, lungo la via
Emilia, Pasino sembra specifico di Alessandria e
dell'alessandrino, dovrebbero tutti derivare, direttamente o
tramite forme ipocoristiche semplici o complesse o per
contrazione, da una modificazione dialettale del nome medioevale
Pacinus di cui abbiamo un esempio in questo scritto del 1451 a
Lodi: "...Cum alias spectabiles et egregii dominus Nicolaus de
Arcimboldis, nunc consiliarius noster, et dominus Pacinus de
Perusio ac Iacobinus de Bosis, commisarii et mandatarii nomine
Ill.mi quondam et ex.mi domini domini ducis, soceri et patris
nostri, et nunquam delende memorie, domini Filippi Marie ducis
Mediolani ...". Troviamo tracce del cognome Pasini nel 1500 a
Cerete (BG) in una lettera del 1543 dove si legge: "...Tonolus
q.Pasini Bertolotti de Succiis consul decti comunis...". (vedi
Pacini)
integrazioni fornite da
Angelo Pasino
cognominizzazione del nome augurale e gratulatorio medievale
Pace
e latino Pacinus;
presente nel bresciano, ferrarese, alessandrino. Documentato fin
dal 1200 (Pasino de Gotis de
Boselli), un Mastro Pasino è
menzionato nella Satira Ia dell'Ariosto: "...Se separatamente
cucinarme / vorà mastro Pasino una o due volte, / quattro e sei
mi farà il viso da l'arme....". |
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PASIMENI |
Pasimeni è specifico di Mesagne nel brindisino, dovrebbe
derivare dal nome e cognome croato
Pasimen. |
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PASOLI
PASOLINI
PASOLINO |
Pasoli, assolutamente rarissimo, parrebbe del veronese, Pasolini
ha un ceppo lombardo tra basso bresciano, cremonese e mantovano
ed uno romagnolo tra forlivese e riminese, Pasolino,
probabilmente dovuto ad errori di trascrizione, è quasi unico,
si dovrebbe trattare di forme ipocoristiche di variazioni
dialettali del nome augurale e gratulatorio medioevale
Pace,
di cui abbiamo questo esempio: "...et refutationem et pactum de
non ulterius aliquid petendo Paci quondam Bettini de Colle et
eius heredibus et bona de quondam debito quindecim florenorum
...". |
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PASQUA
PASQUARELLA
PASQUARELLI
PASQUARELLO
PASQUARIELLO
PASQUAZZI
PASQUAZZO
PASQUE'
PASQUELLI
PASQUET
PASQUETTI
PASQUETTIN
PASQUETTO
PASQUI
PASQUILLO
PASQUONI
PASQUOT
PASQUOTTI
PASQUOTTO |
Pasqua è specifico del Sud, del foggiano e del cosentino in
particolare, Pasquarella è tipico del beneventano, di Sant'Agata
dei Goti, Limatola e Benevento, e di Napoli e Caserta,
Pasquarelli, oltre al nucleo nell'area che comprende il Lazio,
l'Abruzzo ed il Molise, con massima concentrazione a Roma,
Palombara Sabina e Guidonia Montecelio nel romano, a Sora nel
frusinate, a Priverno nel latinense, ed a Pizzoferrato e
Montenerodomo nel teatino, ha un ceppo anche a Gualdo Tadino nel
perugino, Pasquarello è quasi unico, Pasquariello è molto
diffuso nel casertano, napoletano, avellinese, foggiano e
potentino, Pasquazzi è specifico di Roma e Cave nel romano,
Pasquazzo, molto raro, è tipico del Trentino, di Ivano Fracena,
Villa Agnedo e Trento, Pasqué è quasi unico, Pasquelli è appena
meno raro, Pasquet, sempre rarissimo, sembrerebbe del torinese,
Pasquetti ha un ceppo a Prato, a Montale nel pistoiese e tra
fiorentino ed aretino, a San Sepolcro nell'aretino in
particolare, Pasquettin, molto molto raro, è tipicamente veneto
di Venezia in particolare, Pasquetto, decisamente veneto, ha un
ceppo nel veronese a Povegliano Veronese, Verona e Villafranca
di Verona, ed uno nel padovano a Padova, Vigodarzere e
Polverara, Pasqui ha un bel ceppo nella zona che comprende il
bolognese, il fiorentino, l'aretino, il senese, il grossetano ed
il perugino, ed un ceppo a Roma ed a Mentana nel romano,
Pasquillo è quasi unico, Pasquoni ha un ceppo a Campi Bisenzio
nel fiorentino ed uno a Castiglione del Lago nel perugino ed a
Roma, Pasquot, molto molto raro, è della zona di San Donà di
Piave tra trevisano e veneziano, Pasquotti, altrettanto raro,
sembrerebbe di Vittorio Veneto nel trevisano, mentre Pasquotto
ha un ceppo a Verona ed a Mussolente nel vicentino, dovrebbero
tutti derivare, direttamente o tramite vari tipi di forme
ipocoristiche, anche dialettali, dal nome medioevale
Pasqua,
dato spesso ai figli nati proprio in quel giorno, dell'uso di
questo nome abbiamo un esempio in un atto di nascita del 1660:
"...Pasqua figliola legitima et naturale di messer Domenego
Nuvel et di madonna Anzellica sua moglie di S. Giorgio fu
battezzata da me p. Leonardo Faraone cappellan et
cooperatore...". |
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PASQUADIBISCEGLIE |
Cognome
specifico di Trani (BA)dovrebbe derivaree dal fatto che il
capostipite di nome Pasqua (vedi PASQUA) era originario di
Bisceglie (BA) e per qualche strano motivo venne scritto tutto
attaccato. |
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PASQUALATO
PASQUALATTO |
Pasqualato è tipicamente veneto, di Venezia, Marcon, Spinea,
Mira e Martellago nel veneziano, di Treviso e Mogliano Veneto
nel trevisano e di Monselice nel padovano, Pasqualatto, quasi
unico, sembrerebbe friulano, per l'origine di questi cognomi si
possono formulare due ipotesi, entrambe individuabili dalla
presenza del suffisso -ato
indicante provenienza o appartenenza, la prima propone una
derivazione dal nome del paese Cà Pasquali nel veneziano, la
seconda suggerisce una derivazione da capostipiti i cui padri si
fossero chiamati Pasquale. |
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PASQUALIGO |
Pasqualigo, assolutamente rarissimo, sembrerebbe veneto,
dovrebbe derivare dal nome arcaico Pasqualigo, prodottosi dal
nome Pasqualis
con reminiscenze spagnoleggianti. |
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PASQUANDREA |
Pasquandrea, molto molto raro, è tipico di San Severo nel
foggiano, dovrebbe derivare da un capostipite con il nome
composto dai nomi Pasqua
o Pasquale
ed Andrea. |
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PASQUATO |
Abbastanza raro, è specifico del padovano, deriva dal nome
Pasquatus, in uso agli inizi del rinascimento nella zona di
Padova. |
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PASQUESI |
Pasquesi è specifico dell'appennino modenese, della zona di
Pievepelago, e della vicina area toscana dell'Abetone nel
pistoiese e di Prato.
informazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
L'origine di questo cognome va ricercata nel nome medievale
Pasqua,
che, nell'onomastica antica, nasce come variante del più comune
Pasquale
(vedi Pascale e Pasqua): nei cognomi italiani, in effetti, va
notato che il suffisso -esi
assume talvolta un valore patronimico o matronimico, derivando
probabilmente dal suffisso latino
-ensis
(l'italiano -ese)
- ai giorni nostri, questo suffisso è usato principalmente nella
formazione dei nomi etnici. In questo senso, dunque, il cognome
Pasquesi può essere tradotto come
i figli di Pasqua,
indicando così il nome personale del o della capostipite. |
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PASQUIN
PASQUINA
PASQUINELLI
PASQUINETTI
PASQUINI
PASQUINO
PASQUINUCCI |
Pasquin ha un ceppo a Tuenno in Trentino, piccoli ceppi in
Veneto a Fontaniva nel padovano, a Villa Bartolomea nel veronese
ed a Ceregnano e Rovigo nel rovigoto, ed un ceppo a San Giorgio
della Richinvelda nel pordenonese, Pasquina, rarissimo,
sembrerebbe torinese, Pasquinelli è diffuso nella Liguria
centrorientale, nel parmense, nella Toscana, nel riminese,
pesarese ed anconetano, in Umbria, nel viterbese e nel romano,
Pasquinetti, praticamente unico, è forse dell'alessandrino,
Pasquini è tipico del centro Italia, bolognese e milanese,
Pasquino ha un ceppo nella fascia dal torinese al milanese, uno
nel molisano ed uno in Puglia, Pasquinucci è toscano, di
Viareggio nel lucchese, di Pontedera e Voterra nel pisano, di
Vinci, Firenze ed Empoli nel fiorentino, di Poggibonsi nel
senese e di Lamporecchio nel pistoiese, dovrebbero tutti
derivare, direttamente o tramite diverse forme ipocoristiche,
dal nome medioevale Pasquinus
citato ad esempio da Teofilo Folengo (1491-1544) nel suo
Baldus:
"...Venio paradisi e partibus alti, vadoque ad infernum,
Pasquinus nomine dicor...". |
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PASSADOR
PASSADORE
PASSADORI
PASSATORE
PASSATORI |
Passador,
molto raro, è della zona tra Treviso e Pordenone, Passadore ha
un ceppo rovigoto nella zona di Adria ed uno genovese,
Passadori, assolutamente rarissimo sembra specifico del pavese,
Passatore, altrettanto raro, sembrerebbe piemontese, Passatori è
praticamente unico, dovrebbero derivare dal mestiere di
traghettatore o barcaiolo. |
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PASSAFARI
PASSAFARO |
Passafari, assolutamente rarissimo, è caratteristico di
Catanzaro, Passafaro è specifico della provincia di Catanzaro,
di Borgia, Catanzaro, Girifalco, Soverato e Petronà, dovrebbero
derivare da un soprannome grecanico, con il significato di
colui che trasporta di tutto,
probabilmente indicando così il mestiere dei capostipiti. |
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PASSAFIUME |
Molto
raro è tipico del palermitano, della zona di Termini Imerese e
dintorni, deriva da un soprannome originato dal mestiere di
traghettatore o barcaiolo, tracce di questa cognominizzazione le
trofiamo a Cefalù fin dal 1400 un certo fra Giovanni
Passafiume nella seconda metà del secolo è priore della locale
cattedrale. |
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PASSALACQUA |
Presente
un pò in tutt'Italia, ha un nucleo molto importante in Sicilia
ed un'altro autonomo nella Liguria centroorientale, ha anche un
ceppo piemontese nel biellese probabilmente derivante dal
toponimo Passalacqua di Tortona (AL), tutti questi ceppi
dovrebbero derivare dal mestiere di traghettatore o barcaiolo.
Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Biella nella
seconda metà del 1300 dove opera il notaio Johannes Passalacqua,
in un'atto giudiziario del 21/8/1341 viene citato come parte
lesa un certo Guerriero Passalacqua, nel 1600 Matteo
Passalacqua, è un Nobile di Tortona. |
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PASSALENTI |
Molto
raro è tipico del basso udinese. |
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PASSAMONTE
PASSAMONTI |
Passamonte ha un ceppo romano ed uno siciliano, Passamonti ha un
ceppo in provincia di Sondrio, uno romano ed uno tra le province
di Ascoli Piceno e di Teramo,
integrazioni fornite da
Fabio Paolucci
Passamonti sembrerebbe un cognome tipico dell'Italia centrale,
più precisamente della fascia costiera adriatica marchigiana e
abruzzese e del Lazio. Non mancano altri ceppi in Umbria e in
Lombardia. Passamonti sembra derivare dall'espressione
passa i monti,
attribuita in passato a quei pastori che erano soliti dedicarsi
alla transumanza del bestiame trascorrendo i mesi caldi in zone
alte e i periodi freddi nelle pianure sottostanti, percorrendo i
cosiddetti tratturi, viottoli millenari. Osservando la
distribuzione del cognome in Italia centrale sui due versanti
tirrenico e adriatico, e considerando il fatto che nella zona
appenninica interna esso è assente, si può ipotizzare che il
cognome sia stato attribuito in passato a coloro che si erano
trasferiti dalle zone impervie interne a quelle costiere del
Tirrenico e dell'Adriatico (la provenienza da zone montuose
avrebbe in tal senso originato il soprannome, poi
cognominizzato, passa monti),
oppure da una zona costiera all'altra. Una famiglia Passamonti
fu illustre nei secoli scorsi: elevatasi al rango aristocratico,
si trasferì verso gli inizi del settecento dalle Marche alla
provincia di Roma, dove si trovò ad amministrare i doviziosi
beni dell'Abbazia di San Nilo. Proprio a Giovanni Passamonti
(1798-1866), componente di tale nobile Casato imparentato con
gli Orsini e i Colonna, si deve l'istituzione del Comune di
Grottaferrata il 3 giugno 1848, per concessione di Papa Pio IX;
in tale occasione il Passamonti fu nominato Priore dalla nuova
comunità costituita.
integrazioni e stemma
forniti da Vincenzo Passamonti - Ardea
I nostri avi nel 1200 circa, erano dei pastori, provenienti dalla
Toscana, ed effettuavano la transumanza, dal tirreno
all'adriatico, percio detti Passamonti. Nel 1256 vennero in
possesso del feudo di Arsoli, nel Lazio, dai benedettini di
Farfa con il titolo di Baroni, regnarono sul feudo fino al 1536
, l'ultimo fu Amico D'Arsoli Passamonti che lasciò il feudo per
difendere Firenze, al fianco di Francesco Ferruccio. Partecipò
alla difesa di Roma il 17 febbraio1528 combattendo contro le
truppe di Carlo Quinto. Papa Clemente VII° gli affidò il comando
dell'esercito pontificio assieme a Napoleone Orsini. Tornando il
4 ottobre 1529 alla difesa di Firenze, che era stata attaccata
dalle truppe del Principe d'Orange, Amico riconquistava San
Miniato, solo con il tradimento fu battuto e fatto prigioniero
da Fabrizio Maramaldo nel corso della battaglia di Gavinana
del 3 agosto 1530, venne venduto per 600 ducati a Marzio
Colonna nemico di sempre, che lo uccise per vendicare la
morte di Scipione Colonna ucciso a L'Aquila proprio da Amico
D'Arsoli Passamonti. |
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PASSANITI |
Abbastanza raro è tipico della zona dello stretto di Messina,
sia sulla sponda calabrese che siciliana.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cognome della Sicilia orientale, viene dal toponimo Passaneto
(SR). |
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PASSANNANTE
PASSANNANTI |
Passannante ha un ceppo a Battipaglia, Controne e Vallo della
Lucania nel salernitano ed a Vietri di Potenza e Rapolla nel
potentino, Passannanti ha un ceppo nel salernitano a Serre e
Salerno, ed uno nel palermitano a palermo e Partinico,
dovrebbero derivare dal nome meridionale
Passannante
attribuito al proprio figlio come augurio di sopravanzare tutti
nella vita e di resistere ad ogni avversità. |
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PASSANTE
PASSANTI
PASSANTINI
PASSANTINO |
Passante ha un ceppo a Napoli ed a Marano di Napoli, Melito di
Napoli e Mugnano di Napoli nel napoletano, un ceppo nel
brindisino a Brindisi, Mesagne e San Vito dei Normanni ed uno
molto piccolo a Catanzaro e Sellia nel catanzarese, Passanti,
molto più raro, ha un piccolo ceppo nel ravennate a Bagnacavallo
e Ravenna, ed uno a Catanzaro, Passantini, quasi unico,
sembrerebbe dell'area campano, lucana, Passantino ha qualche
sparuta presenza in Campania, ma è tipicamente siciliano del
palermitano, di Palermo in particolare e di Misilmeri e Ciminna,
dovrebbero derivare, direttamente o tramite forme ipocoristiche,
dal termine arcaico passante
(traghettatore)
o da una forma contratta del nome arcaico
Passannante
(vedi PASSANNANTE).
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Passanti è un raro cognome panitaliano, presente anche a Napoli
dove potrebbe essere derivato dai toponimi omonimi a Napoli,
frazione di Boscoreale, e fraz. di Terzigno. Il soprannome, poi
cognome, deriva dal mestiere antico di chi "traghettava",
faceva passare i viaggiatori su un natante da una riva all'altra
di un fiume. In alta Italia: PASSATORE. In Sicilia: PASSAFIUME
(De Felice). |
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PASSARANI
PASSARETTI
PASSARINI
PASSERA
PASSERANI
PASSERETTI
PASSERETTO
PASSERI
PASSERINI
PASSERO |
Il
nome Passarani, molto molto raro, è tipico di Rieti e Roma,
Passaretti è raro ed è della zona tra Napoli e Caserta,
Passarini abbastanza raro, presenta un ceppo nel bolognese, uno
nel veronese, uno nel maceratese ed uno tra Roma e Latina,
Passera è specifico della zona che comprende il parmense, il
piacentino il lodigiano, il milanese, il bergamasco ed il
varesotto, Passerani, assolutamente rarissimo, è del romano,
Passeretti, molto raro, ha un ceppo in Lazio, uno in Campania ed
uno nel tarantino, Passeretto è unico, Passeri ha un ceppo
lombardo, uno fiorentino ed uno pescarese, ma il nucleo più
importante è nella fascia che comprende Umbria e Lazio,
Passerini ha un nucleo nella Lombardia occidentale ed uno nel
bolognese, Passero ha un piccolissimo ceppo friulano, uno
campano, soprattutto nel casertano, napoletano e salernitano, ed
uno pugliese a Barletta nel barese. Il nome
Passero,
Passara,
Passera,
e i relativi ipocoristici
Passarinus e
Passerinus
erano in uso nel medioevo, come si evince da un decreto edito a
Cassago nel 1356:"...Passarinus de Orliano, consul et offitialis
de Barzanò..." e potrebbero essere delle variazioni del nome
bizantino Passara.. |
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PASSARELLA
PASSARELLI
PASSARELLO |
Passarella è distribuito a macchia di leopardo un pò in
tutt'Italia, presenta un nucleo importante in provincia di
Venezia, che deriva dal toponimo Passarella (VE) ed uno tra il
casertano ed il Molise, che dovrebbe derivare da una forma
ipocoristica del nome bizantino
Passara, così come si pensa sia
per Passarelli, che è diffuso in particolare nel Lazio, nel
teatino, in Molise, Campania, Basilicata e Calabria, con ceppi
anche nel tarentino e nel catanese, e Passarello, che è invece
decisamente siciliano, dell'agrigentino, palermitano e
siracusano in particolare. |
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PASSARI
PASSARO |
Passari ha un ceppo romano, uno piccolo nel ternano e nel
frusinate, ed uno nel messinese, Passaro ha un grosso ceppo
campano, soprattutto nel napoletano e nel salernitano, un ceppo
romano ed uno in Molise ed in Puglia, in particolare nel
brindisino, ha un ceppo anche nel nisseno, dovrebbero derivare
dal nome bizantino Passarus
di cui abbiamo un esempio in: "Hic primus Magistri dignitate
insignis, Strategus seu Catapanus Italiae fuit. Passarus
Protospatha A. C. 973". |
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PASSAVANTE
PASSAVANTI |
Passavante è quasi unico, Passavanti ha delle presenze in
Piemonte, in particolare nel cuneese, e ceppi a Carrara, a Roma,
a Napoli, ha qualche presenza in Calabria ed un ceppo a Palermo,
dovrebbero derivare dal nome medioevale italiano
Passavante,
attribuito dai genitori a figli cui si augurava di sopravanzare
tutti nella vita e di resistere ad ogni avversità. che potesse
capitare loro, dell'uso di questo nome abbiamo un esempio in
questo scritto medioevale del 1200: ".. Et, de parte
Lanbertaciorum, iverunt ad confinia 15 quadraginta quinque,
secundum sentenciam summi pontificis; aliqui ex eis iverunt
Pisas, et aliqui Mantuam, nomina quorum fuerunt hec. Andreas
filius condam d. Castellani de Andalo .... Dominus Passavante
domini Munsarelli. Dominis Odericus de Castro Britonum ...",
troviamo tracce antiche di queste cognominizzazioni a Lucca nel
1200 ed a Firenze fin dagli inizi del 1300. |
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PASSE'
|
Passè,
ormai quasi scomparso in Italia, sicuramente meridionale,
potrebbe essere di origini normanne. |
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PASSETTI
PASSETTO |
Passetti ha un ceppo tra livornese e pisano, a Cascina e
Calcinaia nel pisano ed a Livorno e Piombino, uno romano ed uno
a Frontone e Cagli nell'urbinate, Passetto, assolutamente
rarissimo, è di Napoli, potrebbero derivare da soprannomi
originati dal termine arcaico
passetto (specie
di corridoio o stretto vicolo coperto),
forse indicando che il luogo d'abitazione fosse in prossimità di
un vicolo di tal fatta, è anche possibile che questi cognomi si
rifacciano al termine passetto,
unità di misura italiana antica che a Livorno valeva 1167
millimetri, e nell'urbinate ed a Roma 670 millimetri, forse a
caratterizzare il carattere meticoloso del capostipite o la sua
professione. |
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PASSI
|
Ha
un ceppo a Spirano (BG) ed uno a Cittaducale (RI), ma il nucleo
principale è a Roma, potrebbero derivare da soprannomi
medioevali originati dal verbo latino
patior
(soffrire, subire) il cui participio passato è
passus e
starebbe ad indicare lo stato di
perseguitati
o comunque di sofferenti,
infermi, Passi sarebbe
l'equivalente medioevale dell'attuale Pazienti. |
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PASSIU
|
Passiu è tipicamente sardo, dell'oristanese, di Paulilatino in
particolare e del cagliaritano di Dolianova soprattutto,
potrebbe derivare da un soprannome originato dal termine sardo
campidanese passíu
(passeggio),
meno probabile una derivazione dal catalano
passiu (passivo),
troviamo tracce di questa cognominizzazione a Scano Montiferro
nell'oristanese nel 1700 con il notaio Giuseppe Passiu Padery.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PASSIU: per il significato e l’etimologia del termine “passiu”
abbiamo due ipotesi, che dipendono dalla pronuncia o meglio
dalla posizione dell’accento tonico:
pàssiu e
passìu,
che presentano significato ed etimo del tutto diversi. La voce “pàssiu”
deriva dal latino “passio”
(passione)
ed è per lo più riferita alla Passione di Cristo (anche dei
santi martiri), mentre la voce
passìu o meglio
a passìu,
col verbo andare: andai a passìu è sinonimo di andai a ‘rréu =
andare liberamente, andar
vagando. “Andai a passìu
cumenti ‘e una cràba sen’’e mèri”! = >andare in giro come una
capra senza padrone< (vedi
nel Web – Giuseppe Concas – Dicius del Campidano di Sardegna).
Passìu ha come base il verbo latino
panděre,
ma deriva direttamente dall’avverbio “passim”,
proprio nel significato di “di
qua e di là”: andai a passìu =
andare di qua e di là, senza meta fissa, vagabondare; sinonimo
di andai a ‘rréu, dal greco ρέω (rèo)
= scorro via, mi dileguo.
Dopo quanto detto è chiaro ed evidente che il significato del
cognome dipende dalla sua pronuncia. Il cognome, nonostante sia
abbastanza raro, è documentato nelle carte antiche della lingua
e della storia della Sardegna. Infatti lo ritroviamo tra i
firmatari della Pace di Eleonora, del 1388: Passiu Gantino,
ville Ecclesiarum; Passiu Michaele, ville Ecclesiarum; Passiu
Mighalucio, ville Ecclesiarum(3, probabilmente dello stesso
ceppo) - *** Villa Ecclesiarum…odierno Iglesias. Et ego De Nelli
Pelipaparius Ludovicus, civis et habitator terre et Ville
Ecclesiarum…sindicus, procurator universitatis Ville
Ecclesiarum…seu a Formenyino Joanne, capitano, camerlengo Ville
Ecclesiarum di Sigerro. Omnibus habitatoribus dicte terre Ville
Ecclesiarum, congregatis in Curia Magna…in posse Virde Andree,
quondam Virde Joannis de Civitate Sasseri…nona die januarii
1388; Passiu Philipo – de Bosa, ** Bosa: omnibus civibus et
habitatoribus civitatis Bose…nisipastores…congregatis intus
Ecclesiam Beate Marie Virginis …die XV Januarii 1388.
Attualmente il cognome Passiu è presente in 20 Comuni italiani,
di cui 8 in Sardegna: Paulilatino 17, Dolianova 12, Oristano 12,
Villa s. Antonio 10, Cagliari 8, etc. Nella penisola troviamo il
cognome in alcuni Comuni della provincia di Varese ed a Roma,
per lo più con un solo nucleo familiare. |
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PASSIVO |
Passivo è
quasi unico e non è possibile individuare un'area di origine o
una possibile derivazione. |
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PASSOLUNGO |
Rarissimo
sembra specifico del sudmilanese, potrebbe derivare da un
soprannome. |
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PASSON
|
Molto
raro è specifico dell'udinese. |
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PASSONI |
Il
nucleo più importante nella Lombardia occidentale, ma potrebbe
individuarsi anche un ceppo nella Venezia Giulia, potrebbe
derivare da un soprannome legato al vocabolo dialettale arcaico
milanese passon
(palo conficcato nel terreno
per sostenere ad esempio un'abitazione).
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Passoni: in epoche medievali era uso, dopo una pace siglata tra
due famiglie nemiche, di porre ad un neonato il nome di
battesimo Paxius,
quale segnale benaugurante per il futuro. Passoni è la forma
accrescitiva al plurale. Per M. Francipane PASSONI deriva invece
dal verbo 'passare'
nel senso di attraversare, che forma molti altri cognomi fra i
quali PASSATORE, PASSANTE, PASSAGGI, PASSA, PASSI ecc. |
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PASSUCCI
PASUCCI |
Passucci sembrerebbe tipicamente abruzzese, del teatino, in
particolare di Roccaspinalveti e San Salvo, con un ceppo,
probabilmente secondario, anche a Roma, Pasucci, quasi unico, è
probabilmente dovuto ad errate trascrizioni del precedente, che
dovrebbe derivare da una forma ipocoristica del nome medioevale
Paxius
(vedi PASSONI). |
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PASTENA |
Pastena ha un ceppo romano ed alcuni campani a Napoli, Avellino
e Battipaglia nel salernitano, dovrebbero tutti derivare da
toponimi come Pastena (FR), (IS), (NA), (SA) o Pastene (BN) o
anche da nomi di località generici come quello ad esempio
riportato in questo scritto salernitano del 1116: "...Et adiunxi
in ista sorte terram cum castaneto de eodem loco felecta, ubi
arbusta dicitur, et terram vacuam de eodem loco, ubi castanieta
dicitur. Et terram cum aliquantis arboribus.. ubi ad pastena
dicitur....".
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pastena è cognome campano. Nei dialetti meridionali il verbo 'pastenare'
significa "piantare",
quindi pàstena
è un terreno piantato ad alberi
da frutto. Verbo, e sostantivo
di etimologia latina: 'pastinare'
= "lavorare il terreno per
piantare".
Pàstinum
è una piantagione.
Probabilmente dai toponimi Pàstena (SA), frazione di Amalfi e
Pàstene (BN), frazione di Sant'Angelo a Cupolo. |
|
PASTENE |
Pastene, molto molto raro, decisamente ligure, è tipico di
Rapallo e Genova, dovrebbe derivare da nomi di località
caratterizzati dalla presenza di un
pastinum
(cioè dei luoghi incolti e poi
coltivati, soprattutto ad orti e prati).
Personaggio di assoluto rilievo è stato il navigatore del 1500,
il Capitano Giovan Battista Pastene, nato a Rapallo, che che
esploró il Cile al seguito di Pedro de Valdivia. |
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PASTOR
PASTORA
PASTORE
PASTORELLA
PASTORELLI
PASTORELLO
PASTORESSA
PASTORI
PASTORIN
PASTORINA
PASTORINI
PASTORINO
PASTORIS |
Pastor ha ceppi nell'imperiese, a Pigna, Ventimiglia, San Remo e
Bordighera ed un ceppo a Trieste ed a Meduno (PN), Pastora è
praticamente unico, Pastore è molto diffuso sia al sud che al
nord, Pastorella parrebbe siciliano, con un ceppo nel
palermitano ed uno nel siracusano, Pastorelli sembra tipico del
centro nord, ma con un possibile ceppo nel Salento, Pastorello
ha un grosso nucleo veneto, un ceppo nell'alessandrino ed uno
siciliano tra nisseno e palermitano, Pastoressa, decisamente
pugliese, ha un ceppo a Bitonto e Bari, Pastori ha un grosso
ceppo lombardo, soprattutto nel milanese, uno nel parmense ed
uno nella fascia che comprende l'anconetano, l'Umbria ed il
Lazio centrosettentrionale, Pastorin, assolutamente rarissimo è
del veneziano, Pastorina è unico, Pastorini ha ceppi tra
genovese ed alessandrino, tra fiorentino ed aretino ed a Roma,
Pastorino, decisamente ligure, diffuso in tutta la regione anche
se in modo più massiccio nel genovese, ha un ceppo anche
nell'alessandrino ed uno nel salernitano ad Olevano sul Tusciano
e Battipaglia, Pastoris, molto molto raro, parrebbe del
vercellese, derivano tutti da soprannomi legati al mestiere di
pastore.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Sull'origine di questi cognomi confluiscono perlomeno due
ipotesi, che, sommate l'una all'altra, ne giustificano la vasta
diffusione nell'intero paese. Da una parte, infatti, è molto
probabile una relazione diretta col mestiere di pastore o
allevatore di greggi, dato il tipo di economia tipica dell'epoca
pre-moderna, fortemente improntata sull'agricoltura e la
pastorizia. D'altra parte, però, va detto che in molti casi
questi cognomi derivano dal nome medievale
Pastore,
che qui allude più probabilmente alla figura di Gesù Cristo, il
Buon Pastore
per eccellenza (nella Bibbia, è Gesù stesso che dice
Io sono il Buon Pastore, conosco le Mie
pecore e le Mie pecore conoscono Me
(vedi anche Buonpastore), per estensione,
inoltre, questo significato viene ripreso anche nel linguaggio
ecclesiastico, in cui il termine pastore è usato appunto nel
senso di prete, guida spirituale. Dal punto di vista storico,
tracce di questo nome si trovano a Milano nel 1161, quando in un
atto di compravendita viene citato un certo Pastore detto
Crivello; qualche secolo dopo, inoltre, ritroviamo questo nome
con lo stuccatore, orafo e mastro vetraio Pastorino da Siena
(1508 ca. - 1592). Per quanto riguarda i cognomi in questione,
dunque, si tratta delle cognominizzazioni o dei nomi personali
dei capostipiti o di soprannomi o nomi di mestiere ad essi
attribuiti. |
|
PASTORATO |
Pastorato, estremamente raro, dovrebbe essere una forma
patronimica veneta del nome Pastore, il suffisso
-ato sta
in Veneto per figlio di,
un certo Pastore. |
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PASUTTI
PASUTTO |
Entrambi friulani, Pasutti è assolutamente rarissimo, Pasutto lo
è un poco meno ed è tipico di Valvasone nel pordenonese e di
Trieste, dovrebbe trattarsi di forme patronimiche tipicamente
friulane in -utti
o -utto,
dove questi suffissi stanno per
figlio di, riferito ad un padre
del capostipite di nome Pase
(vedi PASETTI ). |
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PATACCA |
Raro,
presenta tre nuclei, uno in Umbria, uno nel teramano ed uno in
provincia di Roma, iI cognome deriva dal termine patacca che
indicava il soldo del soldato nel rinascimento (una Patacca =
cinque Carlini), e quindi usato come soprannome stante ad
indicare o il mestiere dell'uomo d'armi o un carattere
mercenario., un'altra ipotesi è che derivi dalla voce dialettale
patacca (uomo rozzo) usata come soprannome. |
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PATACCHIA |
Patacchia, assolutamente rarissimo, sembrerebbe umbro del
ternano, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale basato
sul termine dialettale patacchia
(organo sessuale femminile),
ma è pure possibile che si tratti di un'errata trascrizione del
cognome Patacca
(vedi PATACCA). |
|
PATALANI
PATALANO |
Patalani è tipico di Viareggio nel lucchese, Patalano è
specifico dell'area che comprende il latinense, il casertano ed
il napoletano, in particolare Gaeta nel latinense, Forio,
Ischia, Lacco Ameno, Casamicciola Terme e Barano d'Ischia
nell'isola D'Ischia nel napoletano, Bacoli e Napoli sempre nel
napoletano e Mondragone nel casertano, potrebbe essere di
origine angioina e derivare dal termine occitano
patalan o
patalon
che significa goffo,
ma non si può escludere un'origine spagnola da un soprannome
originato dal termine pata
(zampa). |
|
PATAMIA |
Patamia è tipicamente calabrese, dovrebbe derivare da
modificazioni dialettali del vocabolo greco
potamos (fiume),
ad indicare forse la vicinanza di un corso d'acqua rispetto
all'abitazione della famiglia, di Gioia Tauro (RC) e Simeri
Crichi (CZ), tracce di questa cognominizzazione le troviamo a
Bagnara Calabra (RC) fin dal 1700. |
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PATANE
PATANE'
PATANIA |
Patane, molto raro, è del catanese e dovrebbe trattarsi di
errori di trascrizione del cognome Patanè, tipico siciliano, del
catanese in particolare, Patania è tipico del siracusano,
dovrebbero tutti derivare da modificazioni più o meno dialettali
dell'etnico di toponimi come Aci Platani (CT), Acquaviva Platani
(CL) o San Biagio Platani (AG).
integrazioni fornite da
dott. Cosimo De Giovanni Centelles
Patanè fu riconosciuto nel 1905 col titolo di Barone di S.
Martino, per successione Marzullo, Paolo, di Carlo, di Paolo.
Figli: Carlo e Giovan Battista. Fratello: Francesco.
Arma: d' azzurro, alla campagna sostenente tre monti al
naturale, ed un leone coronato e rivoltato, tenente un dardo con
un serpe attorcigliato, sormontato da tre stelle ordinate in
fascia, il tutto d'oro.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Patanè è un cognome della Sicilia orientale, è antica pronuncia
dialettale di Patanìa. Rohlfs 144.
PATANÌA - Cognome della Sicilia orientale, viene dal toponimo
omonimo in zona di Messina; forse corruzione di Patamìa. Rohlfs
145. |
|
PATARGA |
Patarga, ormai quasi scomparso, sembrerebbe originario dell'area
che comprende la Campania e la Puglia, probabilmente della zona
di Barletta nel barese, dove la famiglia Patarga era considerata
fra i maggiorenti della città, di difficile interpretazione
etimologica, potrebbe derivare dall'alterazione dialettale del
nome slavo Patar
o del nome greco Pataikos
o anche del nome longobardo
Partarit o
Perctarit,
non si può inoltre escludere una correlazione con il nome e
cognome armeno Patarak. |
|
PATARI
PATARINI
PATARINO
PATARO |
Patari è praticamente unico, Patarini ha un ceppo a Losine nel
bresciano, uno a Spoleto nel perugino ed uno a Roma ed a Rieti,
Patarino ha un ceppo a Castellaneta nel tarentino ed a Gioa del
Colle nel barese, ed un ceppo a Roccabernarda nel crotonese,
Pataro, comunque assolutamente rarissimo, ha un ceppo nel
nordmilanese, ed uno tra potentino e cosentino, l'origine
potrebbe risalire ad un soprannome di epoca tardo medioevale,
riferendosi, direttamente o tramite un'ipocoristico, al
movimento, più o meno eretico, dei
patari
che prendeva forse il nome da Roberto Patta da Giussano, quando
il termine pataro
arrivò ad essere sinonimo di eretico, e in questo caso starebbe
ad indicare una lontananza del capostipite dai principi
religiosi dell'epoca, si deve però anche considerare che
Patorus
o Patarus
fu un nome utilizzato in epoca tardo medioevale, ne abbiamo un
esempio con Patoro o Pataro Buzzacarini nobile di Padova tra la
fine del 1200 e gli inizi del 1300 e così molti altri nel
padovano in epoca successiva.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pataro, Patarino è cognome calabro - lucano ma presente anche a
Napoli e nel Veneto. A Brindisi uno Stephanus de Patarii nel
1260 (Cod. brind. I). E' voce di difficile spiegazione anche per
G. Rohlfs. Verrebbe da pensare a un seguace del movimento della
Patarìa che nel sec. XI si oppose alla decadenza e alla
corruzione del costume ecclesiastico. D. Olivieri, infatti, ne
'I cognomi della Venezia Euganea' 206 lo fa derivare proprio da
tale movimento e lo interpreta come 'straccivendolo'. Anche
secondo DELI 4/891, l'interpretazione più probabile sarebbe
quella di 'straccioni'. Possibili molte altre interpretazione,
basti pensare, p. es., a Patara, antica città della Licia con un
celebre santuario di Apollo, i cui abitanti si chiamavano
Patarani, ecc. |
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PATAVINI
PATAVINO |
Patavini e Patavino sono assolutamente rarissimi, dovrebbero
derivare dal vocabolo latino
patavinus (padovano),
abitante di Patavium (Padova). |
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PATELLI |
Patelli ha un ceppo lombardo, nel bergamasco in particolare, a
Gaverina Terme, Casazza, Bergamo, Seriate, Gorlago, Cenate
Sotto, Torre de' Roveri, Albano Sant'Alessandro, Albino, Calcio,
Villongo e Castelli Calepio, Palazzolo sull'Oglio nel
bresciano, ed uno a Bologna e nel bolognese, dovrebbero
derivare da un soprannome originato dal termine dialettale
patèll
(risvolto, pezza). |
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PATERI
PATTERI |
Entrambi tipicamente sardi, Pateri ha un ceppo a Quartu
Sant'Elena nel cagliaritano ed a Carbonia ed Iglesias, Patteri è
specifico del nuorese in particolare, di Dorgali, Orosei,
Orgosolo, Nuoro, Siniscola ed Jerzu, dovrebbero derivare da un
soprannome originato dal termine sardo nuorese
pattéri (patteggiatore,
mediatore), ad indicare che
questo fosse il mestiere del capostipite, probabilmente un
mediatore agricolo.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PATERI; PATTERI: pa(t)téri,
non è chiaro il significato del termine, e non è facile quindi
risalire alla sua radice. Che potrebbe derivare da
pattu =
dall’italiano patto,
pertanto pattéri
= colui che fa i patti.
Nella lingua sarda esiste il verbo
patteare
o pattiare,
dal verbo catalano patear
che significa scalpitare,
propriamente del cavallo: dar golpes con los piès. Ma in
campidanese ed anche in logudorese assume pure il significato di
zappare
> marrare: in questo caso corrisponderebbe a zappatore. Potrebbe
derivare da patire, soffrire, da qui pa(t)teri = colui che
soffre, ma è di uso comune in tutta l’isola >sunfriri. Oppure da
patente, dal latino patens = spazio, luogo aperto; padenti, non
bosco come molti intendono, ma radura, spazio aperto in mezzo
al bosco. Il cognome è presente nei documenti medioevali della
Sardegna. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388
figurano: Pateri Guantino, jurato(collaboratore del maiore,
guardia giurata) ville Barumini, * Barumini…odierno Barumini.
Contrate Marmille; Patteri Arcus – de Aristanni., ***
Aristanni: elenco dei nomi dei firmatari della PETIZIONE. Omnes
cives mercatores et habitatores dicte civitatis…nisi pastores
bestiaminum et quorum dificulter demorari non
poterant…congregati. Porta la data : die XIIII mensis Januarii
M°. CCC°. LXXXVIII° et etc ; Patteri Francisco – de Aristanni;
Patteri Petro, ville Sarule, * Sarule…odierna Sarule. Curatorie
Dore. Attualmente il cognome Patéri è presente in 19 Comuni
italiani, di cui 11 in Sardegna: Quartu 41, Carbonia 22,
Iglesias 16, etc. Pattéri è presente in 66 Comuni d’Italia, di
cui 31 in Sardegna: Dorgali 162, Orosei 57, Orgosolo 52, Quartu
44, Nuoro 32, etc. |
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PATERNA
PATERNI
PATERNO |
Paterna ha un ceppo nel romano, uno tra salernitano e potentino
ed uno tra palermitano e nisseno, Paterni ha un ceppo nel
lucchese ed uno nel ternano, Paterno ha un ceppo tra trentino e
vicentino, uno tra casertano e napoletano, uno nel barese, uno
nel cosentino ed uno nel catanese, dovrebbero derivare dai molti
toponimi di nome Paterna o Paterno presenti un pò ovunque in
Italia, ma è pure possibile una derivazione dal cognomen latino
Paternus,
Paterna:
"...quae Cato ille Censorius de disciplina militari scripsit,
quae Cornelius Celsus, quae Frontinus perstringenda duxerunt,
quae Paternus diligentissimus iuris militaris adsertor in libros
redegit, quae Augusti et Traiani Hadrianique constitutionibus
cauta sunt...", ricordiamo nel III° secolo il proconsole
Aspasius Paternus governatore di Cartagine.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Paterno è cognome panitaliano. A quanto sembra, viene
dall'aggettivo latino 'paternus',
sottinteso 'praedium'
= "podere",
"proprietà agricola",
nella toponomastica indicante un luogo ereditato dal padre. Tale
aggettivo è pertanto attivo anche nella formazione di toponimi
da cui il cognome può essere derivato. Es: Patèrno
Sant'Arcangelo (SA), frazione di Tramonti, Patèrno (AQ). |
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PATERNITI |
Paterniti, decisamente siciliano, ha un ceppo a Tortorici (ME),
ma è soprattutto diffuso nel catanese a Catania, Castel di
Judica, Bronte e Ramacca, dovrebbe derivare da un etnico di
Paternò (CT) di tipo dialettale neogreco. |
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PATERNO' |
Tipico siciliano deriva dal toponimo Paternò (CT).
integrazioni
fornite da Carmelo Ciccia (tratto dal libro
I cognomi di Paternò)
le derivazioni possibili sono molte, potrebbe riferirsi al
toponimo, ma anche alla località indicata come campi di
proprietà di un cittadino romano di nome Paterno, in alcuni casi
può essere riferito a figli di NN rinvenuti a Paternò, in altri
casi può riferirsi ad ebrei accasati a Paternò. La nobile
famiglia dei Paternò risale all'epoca normanna.
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PATERNOSTER
PATERNOSTRI
PATERNOSTRO |
Paternoster ha un ceppo trentino ed uno lucano, Paternostri,
praticamente unico, è probabilmente dovuto ad un errore di
trascrizione di Paternostro che ha un importante nucleo
palermitano, ed uno nell'alto cosentino, zona di Castrovillari e
Cassano allo Ionio, derivano dal nome medioevale
Paternoster
ispirato dalla pietà religiosa di cui abbiamo un esempio a
Cividale (UD) nel 1291 con un certo Lupoldo detto "Paternoster",
abitante di Cividale, che appare in una investitura riguardante
beni cittadini. |
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PATERNUOSTO |
Paternuosto, specifico del caserano, di Capua, Pratella e
Grazzanise, deriva da corruzioni dialettali del nome medioevale
Paternoster
(vedi Paternoster). |
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PATETE
PATETI |
Patete ha un ceppo nell'iserniese a Forlì del Sannio,
Pescolanciano e Vastogirardi ed un ceppo a Foggia, Pateti,
praticamente unico, è probabilmente dovuto ad un errore di
trascrizione del precedente, la cui origine potrebbe essere
dalla forma dialettale pàtete
(padre),
forse riferito ad un prete ortodosso, meno probabile una
derivazione dalla voce latina
patète (soffrite),
che sottintenderebbe forse che il capostipite fosse un
trovatello. |
|
PATETTA |
Patetta è un cognome raro, che parrebbe avere due ceppi, uno tra
la provincia di Savona e il cuneese, che potrebbe derivare dalla
località Patetta nel savonese, ed uno nel foggiano, che potrebbe
essere dovuto ad un'alterazione dialettale del cognome
Patete
(vedi PATETE). |
|
PATI
|
Raro,
sembra avere un ceppo originario nel Salento che deriverebbe dal
toponimo Patu' (LE) ed uno nel cosentino, che potrebbe derivare
per aferesi dal toponimo Maropati nel reggino. |
|
PATINI
PATINO |
Patini sembrerebbe tipicamente laziale, Patino, estremamente
raro, oltre alla presenza laziale ne ha una anche nel barese,
dovrebbero derivare dal nome del monte Patino, il più
occidentale dei Monti Sibillini in Umbria, probabilmente il
luogo d'origine dei capostipiti, ma è pure possibile una
derivazione dal nome latino
Patinus di cui abbiamo un
esempio d'uso in questo scritto tratto dal
Gesta romanorum:
"..Refert Valerius, quod Patinus flens dixit vicino suo: "Habeo
arborem infelicem in orto meo, in qua uxor mea prima se
suspendit; postmodum secunda; etiam nunc tertia. Et ideo dolor
est intolerabilis." Ait vicinus, cui nomen Arrus: "Miror te in
tantis successibus lacrimas emisisse. Da mihi, rogo te, tres
surculos illius arboris, quia intendo inter vicinos dividere, ut
quilibet arborem habeat ad uxorem suam suspendendam!" Et sic
factum est.", nome forse portato dal capostipite. |
|
PATIRANI |
Cognome
praticamente scomparso, presente in Italia unicamente nel
piacentino, dicono originario di Gandino (BG), anche se le
tracce esistenti si trovano a Zandobbio (BG), il cognome
prosegue comunque all'estero ed esattamente in Canada. |
|
PATITUCCI |
Patitucci è specifico del cosentino, di Roggiano Gravina,
Fiumefreddo Bruzio, Cosenza, Paola, Rende e Spezzano Albanese in
particolare, dovrebbe trattarsi dell'italianizzazione del
cognome greco Patitakis,
presente particolarmente a Creta. |
|
PATREVITO
PATROVITA |
Patrevita sembrerebbe specifico di Casalbore nell'avellinese,
Patrovita è quasi unico, così come Patrevito, entrambi comunque
del sud e probabilmente forme alterate del primo, di origini
etimologiche oscure.
simpatica ipotesi
proposta da Pierpaolo Cavallo
Possibile che sia stato coniato da qualche ufficiale di stato
civile italiano che richiedeva, il cognome del genitore ad un
francese venuto a dichiarare la nascita di un figlio, il
francese potrebbe aver risposto
pas trop vite (pàtrovit)
non troppo veloce
o pas tres vite
(pàtrevit) non molto veloce,
dando luogo al possibile errore di comprensione da parte
dell'ufficiale. |
|
PATRIARCA
PATRIARCHI |
Patriarca sembrerebbe tipico del Lazio, con estensioni in
Abruzzo e nell'iserniese, ha un ceppo anche nell'udinese,
Patriarchi parrebbe aretino.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Patriarca presenta un nucleo maggiore nel centro Italia, fra il
romano, il frusinate, il latinense, l'isernino, il pescarese e
il teramano, ma si riscontrano nuclei secondari anche nel nord,
fra l'udinese, il milanese, il comasco, il sondriese, il
lecchese, il vercellese e il torinese, Patriarchi, molto più
raro del precedente, è diffuso soprattutto nel centro nord, con
ceppi principali nel aretino, nel fiorentino e nel pratese, ma
con un ceppo minore anche a Gela (CL), entrambi questi cognomi
derivano dal termine patriarca,
che qui probabilmente indica una particolare figura
ecclesiastica: nella Chiesa cattolica di rito latino, infatti,
il titolo onorifico di patriarca viene attribuito agli
arcivescovi di diocesi piuttosto grandi e famose (un celebre
esempio è quello del Patriarcato di Venezia). Per quanto
riguarda i cognomi in questione, allora, Patriarca e Patriarchi
dovrebbero derivare dall'avere lavorato i capostipiti alle
dipendenze d'un patriarca (così come avviene per tutti quei
cognomi che richiamano cariche politiche o religiose, quali Re,
Conte, Duca, Prete, Abate, Vescovo, etc); non è da escludere,
tuttavia, che in alcuni casi questi cognomi possano derivare da
particolari atteggiamenti tipici dei capostipiti (che, per un
motivo o per l'altro, venivano appunto soprannominati
patriarchi, nel senso più generale di capo famiglia, una figura
dotata di molto potere e prestigio). |
|
PATRIGNANI |
Tipico della zona che comprende le province di Rimini e di
Pesaro, deriva dal toponimo San Patrignano (RN) o anche
dall'essere originari di Fano, il cui santo patrono è appunto
San Patrignano (Paternianus). |
|
PATRIZI
PATRIZIA
PATRIZIO |
Patrizi è molto diffuso in tutta la fascia che comprende Marche,
Umbria, Abruzzo settentrionale e Lazio, Patrizia è assolutamente
rarissimo, Patrizio ha ceppi nel veneziano e nel pordenonese,
nel romano, nell'aquilano e nel teatino, nel napoletano e
casertano e nel foggiano, dovrebbero derivare dal cognomen
latino Patricius
di cui abbiamo un illustre esempio con
Patricius Gaius Flavius Teodate
dichiarato Defensor Romanorum,
designato dal padre Re Adelchi, e dalla madre Gisla ,sorella di
Carlo Magno,erede del Regno Longobardo e circa cento anni prima
con: "...Patricius primus, inquit ille, inter caetera operum
suorum signa, duo fertur patrasse: unum quod cuncta venenosa
animantia cum baculo suo de terra ejecit; secundum, quod nullus
Hibernicus adventum Antichristi exspectabit. Tamen memorabile
quod de ejus Purgatorio legitur, magis ascribitur secundo
Patricio juniori, qui non fuit episcopus, sed abbas, qui floruit
circa annum Domini octingentesimum quinquagesimum,..." e, ancora
prima con San Patrizio i protettore d'Irlanda. |
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PATRUNO |
Tipico pugliese, del barese in particolare, dovrebbe derivare
dall'essere stato il capostipite un capobarca, un
patruno (padrone)
di un peschereccio o di una flottiglia. |
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PATTA
|
Patta è tipicamente sardo, di Samugheo in particolare ed
Oristano nell'oristanese, di Tonara nel nuorese, di Sassari e di
Cagliari, potrebbe derivare da un soprannome basato sul termine
logudorese patta
(pareggio, accomodamento),
forse attribuito ad un capostipite che avesse fatto il sensale o
il mediatore.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PATTA: patta
in logudorese significa calore,
propriamente quello del focolare. Etimo?
Cottu a patta
= arroventato dal fuoco
(del focolare). In Marmilla per dire “giù”, nella parte di giù,
dicono: “ A patt’a basciu”. Ma è solo la variante campidanese
di: “A pa(r)t’e basciu”. In Logudoro, l’espressione: essere a
patta, significa essere pari e patta = pareggiare, ad esempio
nel gioco della morra. Per ora non sappiamo altro! Non abbiamo
trovato il cognome nelle carte antiche da noi consultate.
Attualmente è presente in 65 Comuni italiani, di cui 27 in
Sardegna: Samugheo 59, Tonara 26, Sassari 23, Oristano 18, etc.
Nella penisola è Roma con 20 ad avere il numero più alto. |
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PATTARI
PATTARO |
Pattari è quasi unico, Pattaro ha un piccolissimo ceppo tra
varesotto e milanese, ed uno, più consistente in Veneto, in
particolare a Trebaseleghe nel padovano, ed a Vo e Padova sempre
nel padovano, a Venezia e Meolo nel veneziano, a Taglio di Po
nel rovigoto, a Treviso ed a Ronco d'Adige nel veronese, con un
ceppo secondario, di origini venete, anche nel romano e nel
latinense, questi cognomi dovrebbero derivare da soprannomi
originati dal termine medioevale
pattaro (rigattiere),
cioè venditore di abiti usati,
termine originato dal longobardo
paita (veste),
mestiere probabilmente svolto dai capostipiti. |
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PATTI
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Molto
comune in Sicilia, deriva dal toponimo Patti nel messinese. |
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PATTINI
PATTINO |
Pattini è specifico di Parma e del parmense, di San Secondo
Parmense, Fidenza e Soragna, con presenze anche in Lombardia,
Pattino è quasi unico, potrebbero derivare da un'alterazione del
nome latino Patinus
(vedi PATINI). |
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PATTUELLI |
Pattuelli è un cognome tipicamente romagnolo, di Alfonsine,
Bagnacavallo, Lugo e Ravenna nel ravennate, potrebbe trattarsi
di una forma ipocoristica dell'aferesi del nome bizantino
Hypatius
o del nome gotico Patza,
si ricorda con questo nome un comandante ostrogoto citato da
Cassiodoro, sia gli ostrogoti che i bizantini hanno lasciato
profonde tracce nel ravennate, dell'uso in epoca latina del nome
Hypatius
abbiamo un esempio nel 503 d.C.: "..Dexicrate et Volusiano coss.
Tres Romanorum ductores, Patricius, Hypatius et Areobinda, qui
cum XV millibus armatorum olim in Persas missi fuerant
pugnaturi, juxta Syficumcastellum cum iisdem Persis sine audacia
conflixerunt, multis tunc militum ductoribus de
praeliofugientibus caesis. Immenso dehinc auri pondere hostibus
dato, captam rebusque vacuam Amidamcivitatem, iidem nostri
redemere ductores, jam Celere magistro officiorum sibi cum
duobus millibusbellatorum in subsidium destinato..". |
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PATURZI
PATURZO
PATUZZI
PATUZZO |
Paturzi, molto molto raro, ha un piccolo ceppo a Cariati nel
cosentino, Paturzo ha un ceppo nel napoletano ed uno nel reggino
e nel crotonese, Patuzzi, abbastanza raro, è tipico della zona
che comprende bresciano e veronese, Patuzzo è specifico del
veronese, dovrebbero derivare dal nome medioevale
Patucius,
o dalla sua versione dialettale meridionale
Paturzo,
dell'uso di questi nomi abbiamo un esempio ne Le carte di S.
Pietro in Monte Ursino di Brescia nel 1194: "...et dominus
Tebaldus frater predicti domini abbatis et Tebaldus filius
Bertolotti de Curteducis et Patucius de Serlis testes
rogati...".
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Paturzo, Paturzi è cognome calabrese che deriva da una contrada
Paturzi
in zona di Spezzano Albanese (CS). Rohlfs 201. |
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PAU
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Tipico della Sardegna sudoccidentale, dovrebbe derivare dalla
toponomastica.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PAU: il termine deriva dal latino
pagus,
nel significato di villaggio,
luogo abitato. È moderatamente
diffuso come toponimo in tutto il territorio della Sardegna. La
certezza del significato e della etimologia di Pau (da pagus)
deriva dal fatto che tutti i villaggi, di seguito menzionati,
hanno avuto origini romane. 1) - Pau è un piccolissimo centro
abitato, sito alle pendici del Monte Arci (326 ab.), della
provincia di Oristano. È conosciuto come il paese
dell’ossidiana, per la presenza delle cave del cosiddetto “vetro
vulcanico”, prezioso per tutti gli abitanti della Sardegna del
periodo pre nuragico e nuragico, cioè nella preistoria sarda.
In periodo medioevale la “villa – bidda” appartenne alla
Curadorìa di Usellus, nel regno giudicale di Arborea. Nel 1410,
dopo la caduta del Giudicato di Arborea, divenne un villaggio
del Regno catalano aragonese di Sardegna. Nel 1927 il Comune fu
aggregato a quello di Ales, nel 1945 divenne nuovamente
autonomo. 2) – Pau è il nome di un centro abitato scomparso,
ubicato tra Guasila e Segariu. In periodo medioevale fu “villa –
bidda” appartenente alla Curadorìa di Trexenta, nel regno
giudicale di Càlari. Fu definitivamente abbandonata alla fine
del XIII secolo. 3) – Pau de Vignas o Pau de Suso (Pau di
sopra), villaggio scomparso, ubicato in agro di Vallermosa. In
periodo medioevale fece parte della Curadorìa o Parte Gippi, nel
regno giudicale di Càlari. Dal 1295 divenne possedimento
oltremarino della Repubblica di Pisa. Dal 1324 entrò a far parte
del Regno catalano – aragonese di Sardegna; dal 1365 del Regno
giudicale di Arborea, poi dal 1410 di nuovo del Regno di
Sardegna. Il villaggio fu definitivamente abbandonato verso la
metà del XV secolo (Di. Sto. Sa. di F. C. Casula). 4) – Pau de
Josso(Pau di sotto): la su storia è identica a quella di Pau de
Suso. Il cognome è presente nelle carte antiche della lingua e
della storia della Sardegna, e sempre e comunque è preceduto
dalla preposizione “de” ad indicare la provenienza da un luogo.
Essendo diversi i nomi di villaggio col nome Pau, è difficile
identificare con precisione quello di provenienza, anche se può
contare molto la vicinanza. Tra i firmatari della Pace di
Eleonora, LPDE del 1388, figurano: Pau (de) Petro, ville Tuyli,
* Tuyli…odierno Tuili. Contrate Marmille; Pau (de)Petro,
jurato(guardia giurata, collaboratore del maiore de villa)ville
Palmas, * Palmas De Ponte…distrutto: Isca de su Ponti. Contrate
Campitani Simagis; Pau(de)Michele, jurato ville Salanis, *
Salanis…distrutto. Campitani Majoris. Nel Condaghe di Santa
Maria di Bonarcado, CSMB, XI, XIII secolo, al capitolo 66
troviamo, de Pau Petru, prete: In gratia de Deus et de sanctu
Agustinu et de donnu meu iudice Dorgotori ( possiamo stabilire
la data, pur senza precisare l’anno, poiché si tratta di
Torchitoiro Barisone I de Lacon - Gunale, Iudike d’Arborea dal
1038 al 1060. fu un grande benefattore della chiesa e
soprattutto degli ordini monastici benedettini). È proprio prete
de Pau Petru che redige questa parte del Condaghe e l’argomento
è l’acquisizione da parte della chiesa di Santa Maria del salto
di Gilcare, (in territorio di Atzàra: paesino, oggi, di 1300
abitanti della provincia di Nuoro). Al capitolo207, sempre del
CSMB, figura un certo de Pau Trogodori, apiaresu (sos apiaresos
sono gli apicoltori): (si tratta della divisione di un
terreno)…in co (dietro) ‘llu ingirat a iaga(ingresso) de
Troodori de Pau et benit a ariola de Titiru et benit a Funtana
de kercu…(confina con il podere di Troodori de Pau, arriva sino
all’aia di Titiru e a Funtana de kercu…). Attualmente il cognome
Pau è presente in 230 Comuni italiani, di cui 85 in Sardegna:
Siniscola 359, Quartu 241, Cagliari 227, Quartucciu 78, Oristano
68, etc. |
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PAULLI
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Molto
raro è specifico del milanese, dovrebbe derivare dal nome del
paese di Paullo nel milanese. |
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PAUCIULLO
PAUCIULO |
Pauciullo è specifico del napoletano, di Napoli, Portici ed
Ercolano, Pauciulo è specifico di Angri nel salernitano,
dovrebbe trattarsi di forme ipocoristiche dialettali basate sul
termine latino paucus
(poco,
ma per estensione anche piccolo,
riferito ad un uomo minuto e di
bassa statura), probabilmente
ad intendere che i capostipiti fossero persone piccole e minute. |
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PAULETTI
PAULETTO
PAULI
PAULIN
PAULINI
PAULINO
PAULO
PAULON
PAULONE
PAULONI
PAULUZZI |
Pauletti ha un grosso ceppo a Feltre nel bellunese ed uno
piccolo a Monfalcone nel goriziano, Pauletto è tipico delle tre
Venezie, in particolare del vicentino, del trevisano e del
veneziano, Pauli, estremamente raro, parrebbe triestino, il più
diffuso Paulin sembra invece specifico dell'udinese, del
triestino ed in particolare del goriziano, Paulini, estremamente
raro anch'esso, è del vicentino, Paulino, Paulo e Pauloni sono
quasi unici, probabilmente originati da errori di trascrizione,
Paulon è tipicamente veneto e friulano, diffuso soprattutto nel
vicentino e nel trevisano, Paulone, molto raro, parerebbe di
Scanno nell'aquilano, Pauluzzi è tipico dell'area friulana e
giuliana, di Trieste in particolare, con ceppi anche ad Udine e
nell'udinese e goriziano, tutti questi cognomi dovrebbero
derivare direttamente o attraverso forme ipocoristiche, sia
diminutive, che vezzeggiative, o accrescitive, dal nome
medioevale latino Paulus,
probabilmente portato dai capostipiti e differenziato forse
dalle diverse corporature degli stessi. La diffusione delle
varianti derivate dal nome Paolino trovano motivazione in Veneto
e soprattutto nel Friuli, nel culto del San Paulinus
Aquileiensis Patriarca di Aquileia dall'anno 740 all'anno 802. |
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PAULIS
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Paulis è tipicamente sardo, del cagliaritano in particolare, di
Quartu Sant'Elena, Sestu, Cagliari, San Sperate e Capoterra e di
Iglesias e Carbonia.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PAULIS: padùlis
per palùdis
latina (metatesi): palude, luogo
paludoso, acquitrino. Paùli,
paùlis e paùis, sono toponimi molto frequenti, in tutta la
Sardegna. Diversi centri abitati, scomparsi e non, portano
questo nome: Paùlis, abitato scomparso, ubicato tra Uri e
Ittiri. Fu paese medioevale, villa (bidda), appartenente alla
Curadorìa di Coros, nel regno giudicale di Torres; passò poi al
Regno catalano - aragonese di Sardegna. Fu abbandonato,
presumibilmente alla fine de XIV° secolo, in seguito alle
continue guerre tra il Regno di Sardegna e il regno giudicale di
Arborea. Paùli Arbaréi, centro abitato, un tempo detto Paùi
Sitzànus, dal più antico centro Sisalmus. Come villa (bidda)
medioevale appartenne alla Curadorìa di Marmilla, nel regno
giudicale di Arborea - i rappresentanti di Paùli parteciparono
alla effimera Pace di Eleonora del 1388 -(** Contrate
Marmille.et ego Ferrali Agustinus, sindicus et c.etc. Contrate
Marmille.seu a Nicolao Longhu, castellano Contrate
Marmille.habitatoribus, congregatis in dicta villa Mahara
Barbaraquesa (Villamar) ante ecclesiam Sancti Saturnini (nisi
pastores bestiarum) .in posse Virde Andrea, civitate Sasseri,
Virde Joannis filii.die XII januarii 1388-). Dopo la sconfitta
del giudicato d'Arborea, nella battaglia di Sanluri - sa
battalla -(30 giugno 1409) passò al regno catalano aragonese di
Sardegna. Il 23 giugno del 1927 fu aggregato al Comune di
Lunamatrona; nel 1950 divenne nuovamente autonomo. Oggi Pauli
Arbaréi è un piccolo Comune di 653 abitanti della nuova
Provincia del Medio Campidano - VS -. Paùli Gerrei, oggi San
Nicolò Gerrei, paese di 977 abitanti della provincia di
Cagliari. Paulilàtino: il toponimo deriverebbe, secondo
l'ipotesi dello studioso Giovanni Spano (vocabolario sardo
geografico patronimico ed etimologico)da Palus a Latere =
costruito al lato della palude. Da qui si può senz'altro
ritenere che si trattasse di una villa o un oppidum romano. Ma
non dimentichiamo che nel suo territorio si erge il tempio
nuragico a pozzo di Santa Cristina, uno dei più caratteristici
della civiltà nuragica, che, tra l'altro, era ritenuto luogo
sacro di raccolta per tutti gli abitanti dei centri vicini. In
periodo medioevale fu villa (bidda) appartenente alla Curadorìa
di Guilcièr, nel regno giudicale di Arborea. I rappresentanti di
Paulilatino parteciparono alla corona di Curadorìa per la Pace
di Eleonora del 1388: ** Contrate Partis de Guilcier
(Ghilarza).et ego Zori (de) Francisco, de ville de Guillarci,
sindicus, actor et etc. Contrate Partis de Guilcier...Pulighe
Joanne officiali et etc. in posse Leonardi Sanna, filii
Guantini, de civitate Sasseri. Oggi (2009) Paulilatino è paese
di 2517 abitanti e fa parte della provincia di Oristano. Il
tempio di Santa Cristina è oggi meta di tantissimi visitatori,
turisti e studiosi di archeologia (vedi nel Web : Il Santuario
Nuragico di Santa Cristina). Oltre a questi su elencati vi sono
nel territorio dell'isola numerosi altri centri e località che
portano il nome di Paulis. E' presente come cognome nelle carte
antiche della storia e della lingua della Sardegna, nelle quali
è sempre preceduto da « de » ad indicare la provenienza. Tra i
firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figurano:
Pahulis(de) Furado, ville Telluri ( ** Selluri - Sedduri -
Seddori: odierno Sanluri. Et ego Capula Marcus .sindicus, actor
et procurator ville Selluri.seu a Petro De Castay, locuntenente
capitanei et Margiano Costa, locuntenente potestatis terre
Selluri et omnibus habitatoribus dicte terre, congregatis. X die
januarii 1388); Paulis (de) Nicolao, ville Mahara (* Mahara -
Barbaraquesa .Arbarei - Villamar. Contrate Marmille); Paulis
(de) Thoma, jurato ville de Paingionis ( *Pavigionis.oggi
Pabillonis. Contrate Montis Regalis); Paulis(de) joanne, jurato
ville Lunamadrona ( * odierno Lunamatrona. Contrate Marmille);
Paulis(de) Joanne, majore ville Solarussa ( * odierno Solarussa.
Campitani Majoris). Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado,
CSMB, XI°, XIII° secolo, abbiamo: De Padùle (o Paùle)Goantine,
fiiu a Terico; De Padule(Paule) Maria, fiia a Terico; De
Padule(Paule) Terico, sposo a Greca Pasi (126) - Ego Iohanne
Mellone, priore de Bonarcadu - coiuvedi (ho unito in
matrimonio)Greca Pasi, ankilla de Scu. Iorgi de Calcaria (serva
di San Giorgio di Calcaria - * Calcargia.villaggio distrutto -
Contrate Partis Milis), cun Terico de Paule, serbu de Sancta
Maria de Norgillo (* Nurgillo...Norghiddo...odierno Norbello.
Contrate Partis de Guilcier). Fecerunt II fiios: Goantine et
Maria. Levedi Sancta Maria de Norgillo a Goantine( S.M di
Norgillo ha preso Goantine), Sanctu Iorgi de Calcaria levedi a
Maria (San Giorgio di Calcargia ha preso Maria).seguono i
testes.; De Paùle Comita de Samugheo (108), testimone in una
partizione di servi. Nel Condaghe di San Nicola di Trullas,
CSNT, XI°, XIII° secolo è citato: De Padules Yçoccor (54/55),
teste in una vendita di servitù (del servizio) al cap. 54 e
direttamente interessato a una vendita al cap. 55: comporaili
(Ego Prior Arbertus de Sanctu Nichola de Trullas) ad Yçoccor de
Padules .II. dies (due giorni - la settimana - di servizio)in
Iusta Manca, fiia de Gosantine Manca, e deibili ( gli diedi in
cambio) .II. sollos de labore (due soldi - aurei - di "grano").
Testes.Nel testo del Fara: Ioannis Francisci Farae - In
Sardiniae Chorographiam - sono citati i diversi centri abitati,
di cui si è su parlato e gli stagni: Pauli - ficus (così veniva
chiamato lo stagno di Sassu, prosciugato durante le fasi di
Bonifica della Piana di Terralba - vedi nel Web Arborea e
l'Arboreino "La bonifica della Piana di Terralba" di A. Michele
Angioni); Pauli Maioris vicino a quello di Santa Giusta. Nel
contemporaneo citiamo Giulio Paulis, illustre studioso di
glottologia e della Lingua Sarda, docente di glottologia e di
linguistica sarda, nonché attuale (2009)preside della Facoltà di
Lettere e Filosofia all'Università degli Studi di Cagliari (vedi
nel Web: Giulio Paulis). Attualmente il cognome Paùlis è
presente in 54 Comuni italiani, di cui 31 in Sardegna: Quartu S.
E. 155, Sestu 45, Iglesias 36, Cagliari 29, etc. Il cognome De
Pàulis, presente in 99 Comuni della Penisola, non presente in
Sardegna, ha significato ed etimologia assolutamente diversi dal
Paùlis sardo: De Pàulis deriva infatti dal nome Paulus. |
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PAULUCCI |
Abbastanza raro è presente a macchia di leopardo in centro
Italia, nel beneventano e nel barese. (vedi Paolucci)
integrazioni e stemmi
forniti da Fabio Paolucci
Cognome scarsamente diffuso sul territorio nazionale, presente
in nuclei distinti e deboli a Roma, Terni, Antrodoco (Ri),
Canosa di Puglia (Ba) e Morcone (Bn). Le origini di tali ceppi
sono diverse e distinte fra loro, e vanno tutte ricondotte alla
cognominizzazione in senso patronimico del nome di persona
Pauluccio o Paoluccio (al plurale Paulucci, inteso come
"discendenti di Paulus o di Paulicius"). Dallo studio meticoloso
della documentazione archivistica, risulta evidente
l'interscambiabilità in passato tra le due forme cognominali
Paulucci e Paolucci: per citare un esempio, nei Libri
Baptizatorum e dello Stato delle Anime di Colle Sannita e di
Morcone il cognome di un'unica famiglia marchesale, originaria
dell'Italia centrale e presente in entrambi i paesi
sovraccitati, è registrato fino alla fine dell'Ottocento sia
nella forma Paolucci che Paulucci (ma anche Paoluccio,
Pauluccio, de'Paolucci, de'Paulucci). Ancora da citare come
esempio del fenomeno di interscambiabilità sono i casi dei
marchesi Paolucci delle Roncole o Paulucci delle Roncole, e dei
Paolucci de'Calboli o Paulucci de'Calboli, legati da vincoli di
sangue ai Paolucci di Colle e ai Paulucci di Morcone.
(vedi anche Paolucci) |
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PAURI
PAURO |
Pauri ha un ceppo nell'anconetano, principalmente ad Ancona, ed
uno a Roma, Pauro è tipico invece del padovano di San Giorgio
delle Pertiche e di Campodarsego, potrebbero derivare da
modificazioni dialettali del cognomen latino
Paulus,
la sostituzione della l
con la r
e viceversa non è rara soprattutto nei dialetti del centronord,
a titolo di esempio pensiamo al vocabolo romano sordi al posto
di soldi. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nelle
Marche nella seconda metà del 1700 con un certo Pietro Pauri,
nello stesso periodo a Falconara (AN) la famiglia Pauri occupa
posizioni di rilievo ottenendo anche la carica di Priore, nel
1808 Antonio Pauri viene nominato tra i Savi di Falconara cui
spetta assieme al podestà di governare il territorio. |
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PAUTASSI
PAUTASSO |
Entrambi piemontesi, Pautassi, molto raro è del cuneese,
Pautasso invece è specifico della zona di Carignano (TO), tracce
di queste cognominizzazioni le troviamo nel 1700 a Cambiano (TO)
dove in atti della chiesa parrocchiale dedicata ai Santi
Vincenzo e Anastasio compare una famiglia Pautassi.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pautasso è cognome piemontese che viene dal nome
Pautasso
formato su 'pàuta'
= fango.
Top. Pautàssi (Tetti -), fr. Carignano, (TO). |
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PAVA
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Pava è un
cognome meridionale che oggi sembrerebbe scomparso, le cui
origini sembrerebbero essere state ungheresi o slave. |
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PAVAN
PAVANEL
PAVANELLI
PAVANELLO
PAVANETTO |
Pavan è assolutamente panveneto, Pavanel è rarissimo e sembra
originario della zona tra Treviso e Pordenone, Pavanelli è più
tipico del ferrarese, mentre Pavanello è anch'esso tipico
veneto, Pavanetto è tipicamente veneto, di Morgano, Roncade,
Quinto di Treviso, Casale sul Sile e Preganziol nel trevisano, e
di San Donà di Piave, Venezia, Iesolo, Scorzè, Ceggia e Quarto
d'Altino nel veneziano, tutti questi cognomi dovrebbero
derivare, direttamente o tramite varie forme ipocoristiche,
dall'etnico della città di Padova per contrazione (Padovan-Pavan
ecc.). |
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PAVANATI
PAVANATO |
Pavanati è tipico dell'area del delta del Po, del rovigoto, di
Porto Tolle, Taglio di Po e Ariano nel Polesine, di Codigoro e
Ferrara nel ferrarese e di Pianoro nel bolognese, Pavanato è
tipico di Cavarzere nel veneziano, ma è presente anche nel
padovano e in tutto il basso Veneto, si dovrebbe trattare di
forme patronimiche in -ati
e
-ato,
relative a capostipiti figli di un
Pavan o
padovano (vedi PAVAN). |
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PAVAROTTI |
Pavarotti è caratteristico del modenese, di Modena e Carpi in
particolare, potrebbe derivare dall'etnico di Pavarara nel
parmense, ma, molto più probabilmente deriva da una forma
ipocoristica del soprannome e poi cognome medioevale
Pavarus
di cui abbiamo un esempio in un
Breve de sententia dell'anno
1150 a Milano: "Die martis qui est medio mensis ianuarii, in
broileto consularie, iusta scalam solarii. Breve de sententia
quam dedit Azo iudex qui dicitur Ciceranus consul Mediolanensis
et cum eo Gilbertus qui dicitur Pavarus similiter consul de
discordia que erat inter domnum Guifredum presbiterum ac
prepositum ecclesie seu canonice Sancti Laurentii ex parte
ipsius canonice et ex altera parte Petrum qui dicitur
Pavarus...", pavarus
dovrebbe essere una modificazione del termine
bavarus (bavaro),
i Bavari erano una potente tribù barbara di germani, stanziata
originariamente in Boemia, i bavari poi occuparono i territori
dell'odierna Baviera (che da loro prese il nome).
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pavarotti è un cognome abbastanza diffuso a Modena e nel
Modenese, rappresenta la cognominizzazione di un soprannome «paperotto»
dal lat. 'papàrus'
«oca giovane»,
ad indicare il modo di camminare di una persona. |
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PAVEGLIO |
Estremamente raro sembra essere originario della provincia di
Pordenone, dovrebbe derivare da un soprannome legato al vocabolo
medioevale paveglio con il significato di tenda o padiglione. |
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PAVESI
PAVIA |
Pavesi è
tipico della Lombardia sud occidentale, Pavia potrebbe
presentare più ceppi, dei quali uno nel milanese e pavese ed uno
in Piemonte, ma parrebbero esserci anche un ceppo nel trapanese
ed uno nel reggino, dovrebbero derivare dal toponimo Pavia. |
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PAVESIO |
Pavesio è tipicamente piemontese, di Torino, Marentino, Chieri e
MOncalieri nel torinese, di Asti e Villanova d'Asti
nell'astigiano e di Alba nel cuneese, dovrebbe derivare dal nome
e soprannome medioevale Pavesius,
di cui abbiamo un esempio d'uso in una
Carta donationis
dell'anno 1184 a Morimondo nel pavese: "Anni Domini millesimo
centesimo octuagesimo quarto, duodecimo die mensis aprilis,
indictione secunda. Donationem fecit a presenti die et hora
Petrus qui dicitur Pavesius, de loco Gudi, in domino Girardo,
subpriore de Morimundo, ad partem ipsius monasterii, nominative
de silva una castanea iacente in territorio Gudi, et dicitur in
Spesuira; coheret ei: a mane Sancti Petri in Celo Aureo, a
meridie de Clocariis, a sero de Burris, a monte suprascripti
monasterii, et est pertice due, vel si plus inventa fuerit
inintegrum permaneat donatione ...". |
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PAVIGLIANITI |
Tipico
del reggino e molto raro, dovrebbe derivare dal nome del paese
Pavigliana sempre nel reggino. |
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PAVIOTTI |
Paviotti
è tipicamente friulano dell'udinese, di Trivignano Udinese in
particolare, di Palmanova e di Pasian di Prato, dovrebbe
trattarsi di una forma etnica indicante che i capostipiti
fossero originari del paese di Pavia di Udine ad una quindicina
di chilometri da Trivignano Udinese. |
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PAVONCELLI
PAVONCELLO |
Pavoncelli, molto molto raro, sembra avere un ceppo a Gioia del
Colle nel barese ed uno a Pescantina nel veronese, Pavoncello è
assolutamente romano e sembra di origini ebraiche, tracce di
questa cognominizzazione si hanno nel barese dal 1700. |
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PAVON
PAVONE
PAVONI |
Pavon,
molto raro, ha un piccolo ceppo a Venezia ed uno a San Giorgio
di Nogaro (UD), Pavone, molto diffuso, ha ceppi importanti nella
Sicilia sudorientale, nel barese e tarentino, nel teramano e
pescarese, ed un ceppo forse non secondario nel napoletano, e
nel Piemonte, Pavoni ha un nucleo importante a Roma, uno nelle
Marche, nel maceratese in particolare, nel torinese e nel
genovese ed uno a Vobarno nel bresciano, dovrebbe derivare da un
soprannome diventato poi nome nel tardo medioevo ricordiamo ad
esempio Pavone Griffi a Giovinazzo (BA) nel XIV° secolo e a
Bolzano nel 1400 troviamo un tal notaio Pavone, è pure possibile
che qualche ceppo derivi da toponimi come Pavone Canavese (TO),
Pavone del Mella (BS), Pavona (RM) o simili. Tracce di questa
cognominizzazione le troviamo a Genova nel 1600 con il tipografo
ed editore Giuseppe Pavoni, sempre nel 1600, la famiglia Pavoni
è annoverata tra i maggiorenti di Alfianello (BS), i Pavoni
appartengono alla nobiltà riminese. |
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PAXIA
|
Paxia è tipicamente siciliano, dell'area tra palermitano ed
agrigentino, dovrebbe trattarsi di una forma matronimica del
nome femminile medioevale Paxia
(versione antica del nome Pacifica), si trova traccia di questo
nome a Savona in un atto della seconda metà del 1100: "...Et ei
Paxia dedit ad viro m(e)o Ioh(ann)es ...". |
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PAZIENZA |
Pazienza, pur essendo abbastanza diffuso nel Lazio a Roma,
Soriano nel Cimino nel viterbese ed a Guarcino e Veroli nel
frusinate, ed a Napoli, è tipico della Puglia, a Bitonto in
particolare, ma anche a Bari e Giovinazzo nel barese, ed a San
Severo, San Giovanni Rotondo e Foggia nel foggiano.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
L'origine di questo cognome va ricercata nel nome medievale
Pazienza,
che, nell'onomastica religiosa, allude alla
pazienza
come virtù cristiana:
Sant'Agostino, ad esempio, definisce la pazienza come quella
virtù "per la quale con animo equo tolleriamo i mali, per non
abbandonare con animo iniquo quei beni, per mezzo dei quali
possiamo raggiungere beni migliori". In conclusione, dunque, si
tratta della cognominizzazione dei nomi personali dei
capostipiti. |
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PAZZAGLI
PAZZAGLIA |
Pazzaglia è tipico dell'area che comprende il bolognese, la
Romagna, le Marche, l'Umbria ed il romano, Pazzagli è
tipicamente toscano con un ceppo anche nel riminese, si dovrebbe
trattare di forme cumulative riferentesi probabilmente a rami
cadetti della famiglia dei Pazzi, abbiamo tracce di queste
cognominizzazioni a Ruosina di Seravezza nel lucchese fin dal
1500, nel 1585 Sforza di Alessandro Pazzaglia, maestro
costruttore viene incaricato dal Granduca di Toscana Francesco
I° de' Medici di costruire un
edificio da Fabbricare arme. |
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PAZZELLI |
Pazzelli è tipico del maceratese, di San Ginesio, Tolentino,
Pieve Torina e Matelica, con un ceppo anche a Roma, dovrebbe
derivare da un soprannome dialettale marchigiano legato al
termine pazzello,
osso pazzello era chiamato anticamente il malleolo della
caviglia,
dal latino paxillus,
in uno scritto marchigiano del 1596 si può leggere: "...Ancora
ne oppone al nostro vestire con dir che mostremo l'osso pazzello
esser cosa troppo desonesta...". |
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PAZZI
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Si
individuano più ceppi, nel pavese, nel ferrarese, nel forlivese,
nel fiorentino, ma il nucleo originario dovrebbe essere
fiorentino. Nobile casata, annoverò fra i suoi componenti, molti
personaggi importanti quali santi, feudatari, magistrati e
notai, troviamo ad esempio in un atto del 1191 i Pazzi feudatari
di Castiglione Fiorentino :"...Castillionem quem filii Octaviani
Pazzi habent in feudum ab eo...", nel 1250 Fiesole è la
roccaforte del feudo Dei Pazzi del Valdarno, e vi trovano
ricovero i fuorusciti ghibellini di Firenze sotto il comando di
Ranieri de' Pazzi. Il fatto che rese più famosa questa famiglia
fu la famosissima congiura dei Pazzi a Firenze: il 26 Aprile
1478, nella cattedrale di Santa Maria del Fiore, durante la
messa, giunti all'Offertorio, approfittando del fatto che tutti
i fedeli si erano chinati in atto di devozione, Francesco de'
Pazzi e Bernardo Bandini pugnalarono Giuliano de' Medici, i
congiurati vennero comunque presi e passati per le armi e
Lorenzo De Medici rimase l'unico padrone della città di Firenze.
Nel 1566 nasce quella che diventerà Santa Maria Maddalena De'
Pazzi |
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PEA
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Dovrebbe
essere della bassa bresciana, con un ceppo secondario nel
sudmilanese e lodigiano. |
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PEAN
PEANI
PEANO |
Pean è quasi unico, Peani, assolutamente rarissimo, ha sparute
presenze in Piemonte ed nel piacentino e parmense, Peano è molto
diffuso in Piemonte, in particolare a Cuneo e nel cuneese, a
Boves, Borgo San Dalmazzo, Beinette, Cervasca e Peveragno, con
un ceppo quasi certamente secindario a Torino, dovrebbero essere
di origini provenzali e derivare da alterazioni dialettali del
termine medioevale francese
païen, un'alterazione del
latino paganus,
cioè abitante del pagus
(villaggio),
il che farebbe intendere che i capostipiti fossero cittadini di
un villaggio e non agricoltori o pastori, ma non si deve
trascurare che il termine Peanus
venne anche utilizzato, anche se molto raramente, in epoca
medioevale, semplicemente come nome, come si evince da un
documento del 1145: "..Cui donacioni interfuerunt presentes:
Alexander videlicet Plocensis episcopus, Johannes et Peanus
cancellarii, Odolanus comes, Shebor, Saulus, Disichraus,
Zbiluta, Bogomil, Montinus, Bacosclavus comes, Spitignevus et
alii plures. ..". |
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PEARA
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Peara è tipicamente sardo del cagliaritano, di Monastir ,
Cagliari e Quartucciu, dovrebbe derivare da una forma dialettale
cagliaritana del vocabolo sardo
peada (orma,
pedata). |
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PECCATI |
Molto
raro è specifico del milanese e bergamasco. |
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PECCENATI |
Estremamente raro è tipico del sudmilanese e lodigiano, dovrebbe
derivare dal vocabolo dialettale milanese
pecèna (persona
da poco), il cognome della
maschera Meneghino è Pecèna.
integrazioni fornite da
Aldo Piglia, Milano
Secondo il "Dizionario Milanese - Italiano" di Cletto Arrighi
(1896), peccènna
è il cognome aggiunto a Meneghin e significherebbe
parrucchiere.
Il piccolo glossario milanese dei termini usati da Carlo Porta
(1775-1821) ne Le Poesie
(edizioni Feltrinelli, 1972) riporta le voci
peccenà (pettinare),
peccenna
(pettina)
e peccenada
(pettinata, batosta). |
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PECCHI
PECCHIA
PECCHIO |
Pecchi è
abbastanza raro sembrerebbe di origini toscane (province di
Firenze e Arezzo), Pecchia parrebbe avere diversi nuclei, lungo
la costa tirrena, della Toscana, Lazio e napoletano, Pecchio
molto raro sembra avere due ceppi, nel milanese e nel torinese.
Questi cognomi dovrebbero tutti derivare dal cognome
rinascimentale Pecchius, i Pecchio furono patrizi milanesi e
conti feudatari di Montesiro in Brianza. |
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PECCHIOLI |
Specifico del fiorentino, dovrebbe derivare da un soprannome
riferentesi al mestiere di apicultore, originato dal vocabolo
pecchia
(ape)
dal latino apicula,
un'altra possibilità è il collegamento con il vocabolo
pecchiolo
dato ad un tipo di falco che si nutre di api, potrebbe anche
derivare da un nome di località, a Calenzano (FI) esiste una
frazione denominata Case Pecchiolo. |
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PECCI
PECCIA
PECCIO |
Pecci ha un ceppo nel riminese, uno in Toscana, Marche Umbria e
Lazio, Peccia ha un ceppo a Piedimonte San Germano nel
frusinate, uno nell'iserniese Cantalupo nel Sannio ed uno nel
salernitano a Olevano sul Tusciano e Battipaglia, Peccio è
praticamente unico, dovrebbero derivare dal nome tardo latino
Peccius
o Pectius,
troviamo tracce di queste cognominizzazioni a Perugia in un
testamento dell'anno 1264 dove tra i beneficiari è citato un
tale Bentevengne Peççi, a Vico Pisano alla fine del 1200
troviamo in un atto un tale Finus de Pecciis, nel frusinate
nell'anno 1369 in un testamento: "...Sacra Reginalis Maiestas
ibidem presens, de sui benignitate et gratia speciali signanter
et expresse consensit et annuit; Item reliquit Salvatello
familiari suo unciam unam; Item reliquit domino Matheo Peccia de
Ciccano unciam unam; Item reliquit animalia pecudina et vaccina
omnia sua ubicumque existentia prefato Monasterio...", e nel
1400 le troviamo a Roma con "...Eius tempore floruit apud
Senenses in iure civili et pontificio Petrus Peccius, quem ego
praeceptorem habui...".
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pecci deriva probabilmente dal gentilizio latino
Peccius,
cfr. Pezzi. Ma potrebbe essere una deformazione di
Opizzo. A
tal proposito cfr. Fucilla, p. 127, n. 114: 'But compare peccia,
chicken, peccio roman word for woodpecker (picchio), and peccio,
paunch (grossa pancia).'
Peccia è cognome molisano e campano. Potrebbe derivare
dall'antico vocabolo italiano 'peccia'
= pancia. |
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PECIS
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Pecis è un cognome tipico del bergamasco, di Zanica, Trescore
Balneario, Zandobbio e Bergamo, potrebbe derivare dal nome tardo
latino Pecius,
o Peccius,
ma è pure possibile una derivazione dal termine medioevale
pecis
(pezzi, quote di terreno),
probabilmente ad indicare nei capostipiti dei proprietari
terrieri, troviamo un certo Iohannes Maria Pecis nel 1656, un
Iacobus Pecis nel 1671, un Horatius Pecis nel 1681, tutti
titolari del Vicariato della Val Brembana a Bergamo. |
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PECOL
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Pecol è tipicamente friulano, dell'udinese, dovrebbe derivare da
un soprannome originato dal vocabolo friulano
pecol (parte
superiore di una collina) o
forse dal latino peculus
(traccia di orme o sentiero)
ad identificare le caratteristiche del luogo originario della
famiglia. |
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PECORA
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Diffuso
sia in Campania che in Calabria e Sicilia, presente anche in
Toscana, deriva da soprannomi originati o dal mestiere di
pastore di pecore o del beccaio o per particolarità del
carattere. L'uso di questo soprannome si trova ad esempio nella
"Cronica delle cose occorrenti ne' tempi suoi" di Dino Compagni
dove si legge: "...Ma i Signori che erano in quel tempo, erano
in gran discordia: i quali furono messer Ruggieri da Cuona
giudice, messer Iacopo da Certaldo giudice, Bernardo di messer
Manfredi Adimari, Pagno Bordoni, Dino Compagni autore di questa
Cronaca, e Dino di Giovanni, vocato Pecora, che furono da dì XV
d'aprile a dì XV di giugno 1289.". Tracce di questa
cognominizzazione si hanno ad esempio in atti conservati presso
l'Archivio si Santa Maria in Fiore a Firenze in uno di questi
risalente al 1390 leggiamo: "... visa quadam petitione coram eis
data et porrecta per Guidaccium Iacobi Dini del Pecora
continente in effectu quod in anno MCCCLXXXX de mense ...". |
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PECORARI
PECORARO
PEGORARI
PEGORARO |
Pecorari è molto diffuso in Emilia soprattutto nel reggiano e
nel modenese, con presenze significative anche nel parmense e
nel mantovano, ha un ceppo anche tra udinese e goriziano ed uno
nel maceratese, con presenze significative anche in Umbria e nel
Lazio, Pecoraro sembrerebbe avere tre ceppi al sud, uno nella
Sicilia occidentale, uno nel napoletano ed uno nel Salento,
Pegorari ha un ceppo in Valtellina a Caspoggio ed un ceppo nel
mantovano a San Benedetto Po e Volta Mantovana e nella vicina
Verona, Pegoraro, molto più diffuso, ha un ceppo nell'area
lombardo, piemontese ed uno, molto consistente nel bresciano e
soprattutto nel veronese, vicentino, padovano, veneziano,
trevisano e rovigoto, e nel vicino Friuli, dovrebbero tutti
derivare, direttamente otramite alterazioni dialettali, dal nome
di mestiere del pecoraro
o pastore di pecore o beccaio. Tracce di quest'ultima
cognominizzazione le troviamo a Verona fin dagli inizi del 1300
con il Notaio Pegoraro.
integrazione e ipotesi
fornite da Fabio Paolucci
il cognome Pecoraro potrebbe anche derivare dal vocabolo latino
pecunia
(ricchezza, averi, sostanze) derivante da
pecus
(gregge). Pecunia era nel mondo romano la dea del guadagno,
pecorosus
significava ricco di greggi. Tra i Pecoraro si individua un
ceppo aristocratico a Napoli con palazzo feudale a Palma
Campania. Di questo casato fu don Cosmo Pecoraro, docente della
facoltà di Medicina presso l'Università di Napoli nella seconda
metà dell'800.
integrazioni fornite da
Tomasina Pecorari
il cognome Pecorari che ha origini diverse dal cognome Pecoraro
lo si trova nel 1100 nella regione Emilia in località Pecorara
di Piacenza, in Val Tidone. L'origine del nome potrebbe derivare
dal luogo oppure dall'attività relativa all'allevamento delle
pecore. Infatti, in quel periodo, il commercio della lana era
fonte di ricchezza. Tale commercio venne protratto fino al 1400
per poi diventare di dominio Inglese. Da una stima sommaria,
risulta che l'attuale presenza del cognome Pecorari interessa
quasi tutte le regioni Italiane, con esclusione della Calabria,
della Sicilia, della Basilicata e della Valle D'Aosta; maggiore
presenza in Emilia e Romagna. Inoltre, da una meticolosa e
documentata ricerca, risulta che dal 1500 i Pecorari, da cui
discendiamo, erano presenti nella provincia di Reggio Emilia.
documentazione
bibliografica:
1)Dizionario Storico Blasonico. Autore G.B. Di Crollalanza II
vol. pag 302. Editore Arnoldo Forni. Famiglia Pecorari (da
Pecorara) di origine Longobarda - Guelfa-Estinta.
2) Il cardinale Giacomo da Pecorara. Autore Emilio Nasalli Rocca
da Coneliano - Piacenza. Libreria Editrice Merlini. Palazzo
Vescovile 1937.
3) Vita di Marco Polo Veneziano. Autore Alvise Zorzi. Casa
editrice Rusconi 1982 vedi pag. 81 : Cardinale Jacopo Pecorari
di Piacenza.
4) Dizionario storico Blasonico (VEDI N.1) PAG 302- Pecorari di
Verona. Famiglia grande e faziosa - Guelfa - distrutta dal
Ghibellino Ezelino.
5) Opere scelte di Anselmo Mori. Note storiche intorno a
Brescello, Boretto, Gualtieri, Guastalla - Edizioni Diahsis pag
225-226. Nel 1250 a Gualtieri di Reggio Emilia si trova la
famiglia Pecorari, feudataria del Vescovo di Parma. Famiglia
potente, guelfa - estinta.
6) I castelli Reggiani. Autori:Maria Bertolani del Rio -
pag. 35
7) Liber focorum - volume " Memorie di storie Reggiane".
Nell'elenco dei nobili si trova Ponzinus Pecorarius 1300.
Famiglia guelfa - estinta. |
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PECORELLA
PECORELLI
PECORELLO |
Pecorella ha ceppi in Sicilia, soprattutto nella zona
occidentale, nel barese e nel foggiano, nel napoletano e nel
casertano, e nel romano, Pecorelli ha un ceppo nel pesarese, uno
nel romano e viterbese, uno nel Gargano ed uno tra salernitano e
potentino, Pecorello è quasi unico, dovrebbero derivare da
ipocoristici del nome, soprannome medioevale
Pecora
(vedi PECORA). |
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PECORI
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Dovrebbe
avere due ceppi, uno nel pisano ed uno in provincia di Firenze,
probabilmente originari entrambi dell'aretino, dovrebbe derivare
dal mestiere di beccaio chiamato pecora un tempo in Toscana.
Importante è stata la famiglia Pecori di Arezzo che annovera
Vincenzo di Antonio Pecori, Camerlengo nel 1573 e Vicario della
Compagnia della SS. Annunziata nel 1574, il cui stemma stemma
araldico raffigura una pecora su fondo rosso e verde. |
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PECORIELLO |
Si
individuano due ceppi uno nel materano ed uno nel foggiano, è
molto raro, deriva dal nome di mestiere di pastore di pecore o
beccaio. |
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PECORINI
PECORINO |
Pecorini
ha vari piccoli ceppi nel piacentino e nel reggiano, nel
genovese, nel livornese e nel grossetano, nel sassarese e nel
romano, con un ceppo discreto nel fiorentino, Pecorino è
tipicamente siciliano, di Catania e Bronte nel catanese, questi
cognomi dovrebbero derivare da soprannomi abbastanza recenti
relativi al fatto che probabilmente i capostipiti producessero e
vendessero del formaggio pecorino, ed allevassero probabilmente
pecore per ottenerne il latte. |
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PECORONI |
Molto
raro è specifico del viterbese, di Montefiascone (VT) in
particolare, deriverebbe da un soprannome legato all'allevamento
delle pecore, sarebbe una variante dell'Agnelli lombardo,
sinonimo nell'antichità di ricchezza, pecus (pecora, bestiame)
aveva in epoca romana il significato appunto di ricchezza e
opulenza. |
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PEDACE
PEDACI |
Pedace è tipicamente calabrese, di Crotone e del cosentino, di
Rossano, Corigliano Calabro, Crosia, Spezzano della Sila e
Longobucco, mentre Pedaci è tipico del Salento, di Gallipoli e
di Lecce
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Sull'origine di questi cognomi confluiscono perlomeno due
ipotesi, da ritenersi valide a seconda della diversa provenienza
delle famiglie Pedace e Pedaci. Cominciando con la prima
interpretazione, innanzitutto, è piuttosto probabile una
relazione col toponimo cosentino
Pedace,
che dovrebbe valere soprattutto per i ceppi calabresi: in questo
contesto, tuttavia, va notato che lo stesso toponimo Pedace
deriva in realtà da un cognome (si tratta di un toponimo
prediale) e questo, allora, porta direttamente alla seconda
ipotesi, che a dire il vero potrebbe valere anche per i ceppi
della Calabria. In diversi casi, infatti, questi cognomi
derivano direttamente dal soprannome o nome medievale
Pedace,
che, assieme alla sua variante in
Pedaci,
trae origine da un adattamento del termine greco
paidakis,
col significato di bambino,
fanciullo: in questo contesto,
è facile notare una corrispondenza coi cognomi Fante, Infante,
Fanciullo, etc, che, nel loro complesso, sono estremamente
diffusi in Italia (in Grecia, inoltre, esiste anche il cognome
Paidakis).
Per quanto riguarda i cognomi in questione, dunque, si tratta
delle cognominizzazioni o dei nomi personali dei capostipiti
(forse dei trovatelli talvolta) o di soprannomi ad essi
attribuiti (da intendere anche in senso toponomastico). |
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PEDDE
PEDDES
PEDDI |
Pedde è tipico di Olbia e Sassari, Peddes è tipico di Tonara nel
nuorese, Peddi, quasi unico in Sardegna, dove si trova in un
solo Comune a Florinas, esiste ormai solo a Roma, dove potrebbe
forse essere dovuto ad un errore di trascrizione del precedente.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
per il significato e l'etimologia (vedi Peddis) Attualmente è
presente in 15 Comuni sardi, per lo più del centro nord, per un
totale di 137: Bottida 14, Buddusò 19, Cagliari 9, Olbia 37,
Ozieri 15, Sassari 10, etc. Nel continente è presente in 10
Comuni, tutti del centro nord. In USA lo troviamo in 23 Stati :
con 2 nuclei familiari in Florida e Michigan, con 1 negli altri.
Nelle carte antiche è presente nella forma Pelle (Pedde è una
variante moderna, per cui resta valida la considerazione fatta
per Peddis e Pellis). Tra i firmatari della Pace di Eleonora del
1388 ci sono 5 Pelle: Pelle Michael - de Aristanni; Pelle
Joanne, ville Bilbì (* Bilbì.odierno Belvì. Mandrolisay o
Barbagia di Belvì); Pelle Joanne, ville Turri (* Turri.odierno
Turri. Contrate Marmille); Pelle Petro, jurato ville Meana;
Pelle Suaccheso, ville Golossane (* Golossane.villaggio
distrutto.Curatorie de Marghine de Gociano). Nel Con daghe di
Santa Maria di Bonarcado, *CSMB XI°, XII° sec. ( 177), figura un
certo Pelles Gunnari, in una spartizione di servi, tra la chiesa
( per volontà di Nicolau priore de Bonarcado e Pedru de Figos,
armentariu de logu( nei regni giudicali era il funzionario più
alto dello stato, detto anche officiali mayori), nella quale
divisione è detto che il Gunnari passa a servizio della chiesa (
et clesia levait a Gunnari Pelles). |
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PEDDIO
PEDDIU |
Peddio, abbastanza raro, ha un ceppo a Desulo (NU) ed uno nel
cagliaritano, dovrebbe trattarsi di un'italianizzazione di
Peddiu, che è molto molto raro e sembrerebbe specifico di
Villagrande Strisaili (NU) , dovrebbero derivare dal nome di un
antico toponimo Peddiu ora scomparso, situato nell'area di
Ottana (NU). |
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PEDDIS
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Peddis è tipicamente sardo, della parte sudoccidentale
dell'isola, di Terralba e Marrubiu nell'oristanese, di Iglesias
e Domusnovas nell'iglesiente, di Gonnosfanadiga del Medio
Campidano e di Ussana, Sarroch e Cagliari nel cagliaritano,
dovrebbe derivare da un soprannome originata dal termine sardo
logodurese peddi
(pelle),
forse ad indicare nei capostipiti dei pellettieri o dei pastori
vestiti con abiti di pelle di pecora.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
Peddis è la voce sarda plurale di
peddi che
vuol dire pelle.
Dal latino pellis.
In logudorese c'è pedde.
Peddamini
significa pellame.
Ispeddare/i
o speddiai
(camp.), significa spellare,
ma anche affannare, stare in
ansia e
speddiu
vuol dire ansia, cruccio,
affanno. Per spellare è più
frequente scroxài,
da cròxu
altro termine per pelle.
Pedditzoni significa
uomo rozzo, misero,
ma deriva probabilmente dall'italiano
pelliccione
(vestito di stracci). In Logudoro esiste inoltre
peddòne/i
= uomo rozzo, straccione.
Peddòne/i è anche un cognome. Il cognome Peddis non si trova
nelle carte antiche, quindi supponiamo che si tratti di una
variante moderna di Pellis, che troviamo tra i firmatari della
Pace di Eleonora, *LPDE 1388: Pellis Nicolaus - de Aristanni.
Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, *CSMB XI° ; XII°
sec.(61), figura Pellis Orzoccor, teste in un vendita di terra,
« comporeilli ». Attualmente in Sardegna, il cognome Peddis è
presente in 36 Comuni, per la maggior parte distribuiti nella
parte meridionale. Nel territorio nazionale è presente in 65
Comuni. In Continente la maggiore frequenza si registra per lo
più nel centro nord : Roma 25, Torino 9, Milano 6, Rimini 3,
Genova 2, etc. |
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PEDDITZI |
Pedditzi è decisamente del cagliaritano, di Maracalagonis e
Quartucciu, dovrebbe derivare da un soprannome originato da
caratteristiche comportamentali del capostipite essendo
originato dal vocabolo sardo
pedditzòni (uomo
rozzo).
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
è un cognome sardo. Probabilmente. è una retroformazione del
campidanese pedditzòni
«uomo rozzo e misero»,
che deriva dall'italiano
pelliccione «grossa pelliccia»
e «pelle non conciata di animale
usata come indumento»
(Battaglia XII 968) (cfr. calabrese
peddizzune
«straccione, vagabondo»).
Fonte: M. Pittau, I cognomi della Sardegna, 1990. |
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PEDDONE
PEDDONI |
Peddone, quasi unico, sembrerebbe tipico di Ollolai nel nuorese,
Peddion, un poco meno raro, è tipico della provincia di
Oristano, di Terralba in particolare.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
per significato ed etimologia (vedi Peddis) Attualmente lo si
trova in 14 Comuni del territorio nazionale, di cui 7 in
Sardegna, 4 in Lombardia, 2 in Piemonte, 1 in Liguria, 1 in
Calabria. Nell'iosla è S. N. Arcidano ad avere il numero più
alto di Peddoni, con 13; seguono Arborea 3, Cagliari 3, Carbonia
3, Marrubiu 3, Quartu S. E. 1. Non è presente in USA. |
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PEDEMONTE |
Tipico del genovese, deriva dal nome di una località del
genovese Serra Riccò-Pedemonte, tracce di questa
cognominizzazione si hanno nell'alessandrino nel 1300 con il
prete Michele de Pedemonte rettore della chiesa di Fraconalto
(AL), a Serra Riccò si ricorda che nel 1506 il contadino
Agostino Pedemonte rinvenne una tavola di bronzo del II° secolo
a.C.. |
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PEDERNESCHI |
Pederneschi è tipico di Cremona, dovrebbe derivare da una forma
patronimica medioevale, identificata dal suffisso cumulativo
-neschi,
riferita ai discendenti, non in linea diretta, di un capostipite
chiamato Peder
(Pietro),
secondo una'altra ipotesi, che appare meno probabile, si
potrebbe trattare di una forma etnica corrotta di paesi come
Paderno Ponchielli nel cremonese, Paderno Dugnano nel milanese,
Paderno Franciacorta nel bresciano o altri simili. |
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PEDERODA |
Assolutamente rarissimo, sembrerebbe del triveneto.
integrazioni fornite da
Alfred Pediroda
L'origine della famiglia risale al 1600 a Valvasone (PN) dove
troviamo un Pie di Roda e nel 1558 un Pie de Roda. |
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PEDERSOLI |
Specifico
di Darfo Boario Terme nel bresciano, deriva dal nome medioevale
Peterzolus (vedi Pederzoli), tracce di questa cognominizzazione
le troviamo nel XVI° secolo a Caionvico (BS) con Don Anselmo
Pedersoli, nativo di Salò nominato parroco del paese nel 1556. |
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PEDERZANI |
Pederzani
ha un ceppo nel bresciano, soprattutto a Nave, uno a Bologna,
Parma e Ferrara, dovrebbero derivare da modificazioni dialettali
del nome Pietro, tracce di questa cognominizzazione le troviamo
in un atto del 1498 a Bergamo con il chierico chierico
Baldassarre Peterzani e in Val Brembana nel 1668 quando è
vicario un tale Marcus Peterzanus, personaggio di rilievo è
stato il pittore bergamasco, allievo di Tiziano, Simone
Peterzano (1540 - 1596), alla cui bottega andò ad imparare
l'arte del dipingere nientemeno che il Caravaggio. |
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PEDERZINI |
Molto raro è tipico del modenese e bolognese, potrebbe derivare
da un soprannome originato dal vocabolo dialettale pederzin
(pellicina, estremità dei sacchi, per dove si prendono per
scuoterli), come potrebbe essere anche una modificazione dal
nome dialettale Peder (Pietro). Nel 1300, a Faenza troviamo
tracce di un Notaio Pio del Quondam Zangolino de Pedercinis.
integrazioni fornite da
Davide Cavazzoni Pederzini
una delle possibili ipotesi è che questo cognomr derivi dal nome
celtico Pedersen così infatti viene pure pronunciato il cognome
nel dialetto locale. |
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PEDERZOLI
PEDERZOLLI |
Pederzoli sembra essere tipico emiliano delle province di
Bologna e Modena, con ceppi forse non secondari nel veronese e
bresciano, Pederzolli è specifico del trentino, derivano dal
nome medioevale Peterzolus,
forma ipocoristica di Petrus,
di quest'uso abbiamo un esempio a Bergamo nel 1400 dove viene
citata in un atto Bertramina fu Peterzolo, moglie di Bartolomeo
de Chiniolo, sempre a Bergamo nella seconda metà del 1300 opera
il Giudice della Ragione Peterzollo de Ternis, di Cremona. |
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PEDI
PEDIO |
Pedi è tipico del catanese, di Caltagirone e Grammichele, Pedio
è tipico del Salento di Muro Leccese e Bagnolo Del Salento (LE),
derivano da soprannomi originati dal vocabolo greco
paidi-paidion
(bambino). |
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PEDO'
PEDOT |
Pedò, estremamente raro, è tipico di Rovereto (TN), Pedot, un
poco meno raro, ha un ceppo a Campodenno, sempre nel trentino, e
nella zona di Trento e Rovereto, dovrebbero derivare, attraverso
una forma ipocoristica dialettale, dal nomen latino
Pedo,
Pedonis
di cui abbiamo un esempio in un epigramma di Marziale: "...si
meum esset exemplum: sic scribit Catullus, sic Marsus, sic Pedo,
sic Gaetulicus, sic quicumque perlegitur...", ma è pure
possibile che si tratti di forme dialettali contratte di
Pedrotto,
un ipocoristico del nome Pietro. |
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PEDONE
PEDONI |
Pedone è molto diffuso a Roma, nel napoletano e salernitano, in
tutta la Puglia, dove è molto diffuso, in Sicilia, nel trapanese
e nel palermitano, con un piccolo ceppo anche nel ragusano e
nel nuorese, Pedoni ha un piccolo ceppo a Verona e nel veronese,
uno a Roma, ha presenze nel pesarese ed un ceppo a Sassari,
dovrebbero derivare dal nome latino
Pedo,
Pedonis,
di cui abbiamo un esempio d'uso in questo scritto di epoca
claudiana: "..Deinde amici Saturninus Lusius et Pedo Pompeius et
Lupus et Celer Asinius consulares. Novissime fratris filia,
sororis filia, generi, soceri, socrus, omnes plane consanguinei.
Et agmine facto Claudio occurrunt. Quos cum vidisset Claudius,
exclamat..", nome portato ad esempio dal poeta elegiaco latino
dell'età augustea Caius Pedo Albinovanus. |
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PEDRALI |
Abbastanza raro ha un nucleo nel bergamasco e bresciano ed un
piccolo ceppo in provincia di Venezia, potrebbe derivare dal
nome spagnolo di località Pedral (esiste un Monte Pedral nelle
Asturie), come pure potrebbe discendere dal nome medioevale
italiano, o anche spagnolo, Pedro. |
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PEDRANZINI
PEDRAZZINI |
Pedranzini è tipicamente valtellinese, di Valdisotto, Bormio e
Mantello, Pedrazzini è specifico della Lombardia centro
occidentale, di Milano e Lodi in particolare, ma anche di Dosolo
nel mantovano, del lodigiano e del sudmilanese soprattutto,
potrebbero derivare da un soprannome originato dal vocabolo
dialettale milanese pedersin
(pellicina,
estremità dei sacchi, per dove si prendono per scuoterli), come
potrebbero essere anche dovuti ad una modificazione del nome
dialettale Peder
(Pietro)
o dal nome medioevale italiano, o anche spagnolo,
Pedro. |
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PEDRAZZA
PEDRAZZI
PEDRAZZO |
Pedrazza, molto raro, è specifico del Trentino Alto Adige,
Pedrazzi è tipico emiliano, della zona che comprende le province
di Modena, Bologna e Ferrara, con ceppi anche in Lombardia,
Pedrazzo, estremamente raro, sembra tipico del biellese, di
Sordevolo in particolare, dovrebbero tutti derivare da
modificazioni ipocoristiche dialettali del nome
Pietro. |
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PEDRELLI
PEDRETTI
PEDRETTO
PEDRIELLI
PEDROCCA
PEDROCCHI
PEDROCCO
PEDROTTI
PEDROTTO |
Pedrelli, tipico dell'Emilia e Romagna ha ceppi a Parma, a
Bologna e Sasso Marconi ed in Romagna a Cesena, Gambettola e
Rimini, è presente anche un piccolo ceppo nel carrarese,
Pedretti, tipico di Lombardia ed Emilia, Pedretto è unico ed è
una probabile modificazione di Pedrotto, molto molto raro, e
tipicamente piemontese, Pedrielli è tipico di BOlogna e di Carpi
e Modena nel modenese, Pedrocca, molto raro, ha un piccolo ceppo
nel varesotto ed uno nel bresciano, Pedrocchi sembrerebbe
specifico dell'area lombarda che comprende il bresciano e
soprattutto il bergamasco, ma presenta anche ceppi, forse
secondari, nell'area veneziana, dove è presente Pedrocco, che è
specifico di Venezia, Pedrotti è diffuso in Lombardia,
sopratutto in provincia di Sondrio a Chiesa In Valmalenco e
Ponte In Valtellina, a Gerenzano (VA) e in provincia di Brescia
a Edolo, Caino e Lonato, dovrebbero tutti derivare da
modificazioni ipocoristiche del nome dialettale
Peder (Pietro)
o del nome medioevale italiano, o anche spagnolo,
Pedro,
del cui uso abbiamo un esempio nei Quaterni inquisitionum del
dicembre 1630 a Bormio (SO) in un processo per stregoneria:
"...Fu su a Prada, et vi erano cinque persone con me, cioè
Mighina et Marta sudette, Franceschina figliola del detto Giacom
di Pedro di Franceschina, la figliola del Petrogn, che è moglie
di uno di Pedenosso...". |
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PEDRINAZZI |
Pedrinazzi, molto raro, è specifico cremonese, potrebbe essere
una modificazione del nome dialettale
Peder
(Pietro) o del nome medioevale italiano, o anche spagnolo,
Pedro
(Pietro). |
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PEDRINELLI |
Molto
raro è tipico della zona tra Milano e Brescia, potrebbe essere
una modificazione del nome dialettale Peder (Pietro) o del nome
medioevale italiano, o anche spagnolo, Pedro (PIetro). Tracce
del cognome Pedrinelli, si hanno in una richiesta di
scarcerazione risalente al 1592, effettuata da Antonio Allegri,
segretario del conte Francesco Martinengo Colleoni, ad Alvise
Priuli, podestà di Bergamo, perché venga scarcerato Gianmaria
Pedrinelli, imprigionato in occasione del processo per la morte
di Girolamo Leoni. |
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PEDRINI |
Sembra
avere un nucleo lombardo, uno emiliano ed uno tra il riminese ed
il pesarese, potrebbe essere una modificazione del nome
dialettale Peder (Pietro) o del nome medioevale italiano, o
anche spagnolo, Pedro (PIetro)., |
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PEDRINZANI |
Pedrinzani è specifico di Massa, dovrebbe derivare da una forma
patronimica, dove il suffisso
-zani stia per
uno dei figli di,
riferito ad un capostipite il cui padre si fosse chiamato
Pedrino,
un ipocoristico del nome Pedro
(Pietro). |
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PEDROLETTI
PEDROLI
PEDROLINI |
Pedroletti è tipico del varesotto, di Castelveccana, Cassano
Valcuvia e Luino, Pedroli è decisamente lombardo, di Bareggio,
Turbigo, Milano, Rho e Muggiò nel milanese, e di Teglio, Buglio
in Monte e Civo nel sondriese, Pedrolini oltre al ceppo a Chiesa
in Valmalenco nel sondriese, ha un piccolo ceppo nel bolognese,
che dovrebbe essere però dovuto ad un'alterazione dialettale del
cognome Petrolini, dovrebbero tutti derivare da ipocoristici,
anche composti, riferiti al nome dialettale lombardo
Peder (Pietro),
anche se non si può escludere un'influenza linguistica spagnola
risalente all'epoca della dominazione spagnola in Lombardia. |
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PEDRON
PEDRONCELLI
PEDRONCINI
PEDRONE
PEDRONETTO
PEDRONI |
Pedron è
tipico di Veneto e Trentino, Pedroncelli è della zona che
comprende le province di Bergamo e Sondrio, Pedroncini è
assolutamente rarissimo, sembrerebbe lombardo, Pedrone, quasi
unico è dovuto ad un errore di trascrizione di Pedroni che è
specifico di Lombardia ed Emilia, Pedronetto, estremamente raro,
parrebbe della zona che comprende il veneziano, il trevisano ed
il pordenonese, derivano tutti direttamente o tramite
ipocoristici da forme dialettali dell'accrescitivo del nome
Pietro (Pedro). Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo
in un atto del 1194 a Milano dove come teste è citato un certo
Pedronus de Vigano ed a Bologna nella seconda metà del 1300 con
Baldassarre Pedroni lettore di filosofia nella locale Università
che troviamo sepolto nella chiesa di S. Francesco nel 1414. |
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PEDUZZI |
Peduzzi è decisamente lombardo, del comasco, in particolare di
Schignano e Como, e di Milano, dovrebbe derivare dal nome
medioevale Pedutius
o Peduzio,
troviamo ad esempio ad Urbisaglia nelle Marche un notaio con
questo nome in atti della seconda metà del 1200. |
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PEGE
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Rarissimo
sembra essere padovano, ma in origine dovrebbe derivare dal
cognome ungherese Pege. |
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PEGLIASCO |
Pegliasco, molto molto raro, è specifico di Ventimiglia
nell'imperiese, si dovrebbe trattare di una forma etnica in
-asco,
suffisso di origine preindoeuropea, riferita al paese di Pegli
nel genovese, la terminazione in
-asco,
con significato di appartenenza negli aggettivi, sembra sia
stata accettata dai Celti, e che risalga al periodo della
golasecchiano.
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PEGOLOTTI |
Pegolotti è specifico di Peio nel trentino, esistono due ipotesi
circa la sua origine, la prima è che si tratti di una forma
amichevole arcaica per indicare i nativi di Pejo, la seconda
propone invece una derivazione da un soprannome originato dal
vocabolo dialettale bresciano
pegol (mercato)
ad intendere che il mestiere del capostipite fosse quella del
mercante ambulante. |
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PEIRANO |
Peirano è tipico del Piemonte occidentale, del cuneese
soprattutto e della Liguria, Imperiese, savonese e genovese in
particolare, peira
in dialetto piemontese arcaico era la pietra e molte località
venivano individuate con questo nome, come ad esempio Peira Fica
di Montoso o Peira Eicrita,
peirano potrebbe essere quindi
un etnico di una di quelle località, ma esistono nel Monferrato
anche antiche località Peirano, che si fanno derivare dal nome
latino Pirius,
fatto possibile anche se improbabile, località che potrebbero
essere il luogo d'origine di qualche famiglia. |
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PEIRO
PEIRONE
PEIRONI
PEJRO
PEJRONE |
Peiro e Pejro, quasi unici, sono del torinese, Peirone è
tipicamente piemontese, del cuneese soprattutto, di Mondovì,
Peveragno, Saluzzo, Revello, Cuneo e Carrù, e del torinese, con
presenze anche nel savonese e nel genovese, Peironi, quasi
unico, è della Sardegna settentrionale, Pejrone, assolutamente
rarissimo, è del Piemonte occidentale, dovrebbero derivare,
direttamente o tramite accrescitivi, dal nome medioevale
Peiro,
una forma dialettale del nome
Piero o
Pietro,
probabilmente portato dai capostipiti. |
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PEIS
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Peis è tipico della Sardegna meridionale, del Medio Campidano in
particolare, di San Gavino Monreale e Guspini, deriva da un
soprannome originato dal termine sardo
is peis (i
piedi). (vedi PES) |
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PEITA
PEITI |
Peita è praticamente unico, Peiti, molto molto raro, sembrerebbe
tipico della zona che comprende l'alto bergamasco e la provincia
di Sondrio,
integrazioni fornite da
Gigi Colombo
Peiti potrebbe essere un cognome di origine valtellinese. Ancora
oggi il cognome si trova nella zona di Grosio (SO). Peita è
originario della zona di Tirano e probabilmente deriva dalla
toponomastica: nel Tiranese si trova una contrada "Peita".
Un'altra possibilità è che i Peita tiranesi vengano da
Poschiavo. In questo caso si potrebbe trattare anche di un
cognome tedesco, PEITER, italianizzato. |
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PEITAVINO
PETTAVINO |
Peitavino ha rare presenze nell'imperiese ed in Piemonte ed una
nel ragusano, Pettavino ha un ceppo piemontese nel cuneese, a
Vernante e Robilante, e qualche presenza nel palermitano,
dovrebbero derivare da soprannomi basati sul termine occitano
peitavin
(cittadino di Poitiers),
bosogna considerare che Peitavin e Poitavin sono anche cognomi
francesi. |
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PELÀ
|
Pelà è settentrionale con piccoli ceppi nel torinese a Chieri,
Torino e Collegno, a Milano e nel milanese ed a Pincara, Rovigo
e Villadose nel rovigoto e Montagnana nel padovano, dovrebbe
derivare da un soprannome motivato dal fatto che i capostipiti
fossero pelati, cioè privi di capelli.) |
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PELACANI |
Specifico della Val d'Elsa, deriva da un soprannome legato
probabilmente all'arte conciaria o usato in senso dispregiativo.
cognominizzazione antica, già nel XIII° secolo a Siena si trova
un Chiaramonte Pelacani, che alla fine del secolo entrò
nell'ordine dei Servi di Maria come fratello laico.) |
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PELACCI
PELACCIA
PELLACCI |
Pelagagge è tipicamente ed esclusivamente marchigiano, di
Cingoli e San Severino Marche nel maceratese e di Jesi e
Filottrano nell'anconetano, dovrebbe derivare da un soprannome
originato dal termine pelare
nel senso di portar via e dal vocabolo medioevale
gaggia (garanzia,
pegno) e starebbe forse ad
indicare nel capostipite un particolare tipo di creditore o
debitore, che facesse incetta dei pegni altrui o evitasse
accuratamente di rimettere i propri.) |
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PELAGAGGE |
Pelagagge è tipicamente ed esclusivamente marchigiano, di
Cingoli e San Severino Marche nel maceratese e di Jesi e
Filottrano nell'anconetano, dovrebbe derivare da un soprannome
originato dal termine pelare
nel senso di portar via e dal vocabolo medioevale
gaggia (garanzia,
pegno) e starebbe forse ad
indicare nel capostipite un particolare tipo di creditore o
debitore, che facesse incetta dei pegni altrui o evitasse
accuratamente di rimettere i propri.) |
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PELAGALLI |
Sembrano esserci più ceppi, nel cremonese, nel bolognese,
nell'anconetano e nel Lazio centromeridionale, deriva da un
soprannome equivalente a ladro di polli. Tracce di questa
cognominizzazione si hanno nel 1300 con i Pelagalli signori di
San Sillo e di Corte de' Monaci nel cremonese.) |
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PELAGATTA
PELAGATTI
PELEGATTA
PELEGATTI
PELLEGATTA
PILAGATTI
PILAGATTO |
Pelagatta, assolutamente rarissimo, è forse lombardo, Pelagatti
ha un nucleo nel parmense, ceppi nel fiorentino e nel livornese,
nelle province di Pescara, Roma e Perugia, Pelegatta sembrerebbe
del milanese, Pelegatti, assolutamente rarissimo, ha un ceppo
lombardo ed uno emiliano, Pellegatta è molto diffuso nella
Lombardia settentrionale e nel milanese, Pilagatti è tipico di
Monopoli nel barese, Pilagatto è quasi unico, dovrebbero tutti
derivare da soprannomi scherzosi legati a caratteristiche
comportamentali del capostipite, derivando probabilmente dal
termine provenzale pelegauto
(membrana che avvolge il muscolo
nelle carni, cioè qualcosa che
ingombra, che da fastidio e che è pure difficile da eliminare) o
dal suo equivalente nei dialetti settentrionali
pelegatta
o pellegatta.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Pelagatta, rarissimo, sembra avere un nucleo fra il milanese e
il pavese e un'altro nel genovese, Pelagatti, molto più comune
del precedente, ha un ceppo maggiore nel parmense e ceppi minori
nel fiorentino, nel livornese, nel pratese e nel pescarese,
Pilagatti, piuttosto raro, è originario del barese, Pilagatto,
quasi unico, è un errore di trascrizione del precedente, tutti
questi cognomi derivano dall'antica espressione pelagatti o
pilagatti, che un tempo aveva significato di imbroglione,
mascalzone; solo per curiosità, questo termine
(ormai caduto in disuso) vantava anche diversi sinonimi
fantasiosi, quali pelapiedi, pelamantelli, pelanibbi, etc. In
conclusione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni di
soprannomi attribuiti ai capostipiti.)
integrazioni fornite da
Aldo Piglia, Milano
Secondo il "Dizionario Milanese - Italiano" di Cletto Arrighi
(1896), pelegatta
è la pellicciattola che riveste
un taglio di carne, e che
secondo lo Zingarelli, in italiano si dice
pelletica
ed in napoletano pellecchia.
Analogamente, il piccolo glossario milanese dei termini usati da
Carlo Porta (1775-1821) ne "Le Poesie" (edizioni Feltrinelli,
1972) riporta la voce pellegatt
per pellecchia.
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PELATI
PELATO
PELLATI
PELLATO |
Pelati ha un ceppo lombardo, in particolare nel bresciano, uno
nel reggiano, modenese, bolognese e ferrarese, uno molto
piccolo, tra anconetano, maceratese e perugino ed uno a Roma,
Pellati è tipicamente emiliano, del reggiano e del modenese e
ferrarese, Pellato, praticamente unico, è del torinese, Pelato,
quasi unico, è laziale, varie sono le ipotesi circa l'origine di
questi cognomi, la prima è da alterazioni dialettali del
cognomen romano Pilatus,
la seconda propone una derivazione da soprannomi originati dal
fatto di essere i capostipiti privi di capelli, la terza propone
una derivazione da una forma patronimica con suffisso
-ati, che
corrisponde a il figlio di,
riferito a capostipiti i cui padri si fossero chiamati
Pelle
o Apelle
con aferesi (vedi PELLA). |
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PELAZZA
PELAZZI
PELAZZO |
Pelazza è specifico dell'area ligure, piemontese, di Ormea,
Fossano e Bagnasco nel cuneese, di Torino e Collegno nel
torinese, di Genova e di Imperia, Pelazzi è quasi unico,
Pelazzo, assolutamente rarissimo sembrerebbe di Canelli
nell'astigiano, dovrebbe derivare da una forma soprannominale
originata dal termine medioevale
pelaza (pellaccia,
inteso come duro di pelle, molto resistente in battaglia),
il nobile casato dei Pelazza annovera nella seconda metà del
1600 anche il Nobile Guido Antonio Pelazza consorte di Cristina
Maria Luserna di Campiglione dei Conti di Luserna. |
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PELETTI |
Molto
raro, tipico del sudmilanese e cremasco, può derivare o dal nome
basco Peli, o dall'aferesi di cognomi come Capelletti o simili,
che occupano lo stesso areale geografico. (vedi Capelletti) |
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PELI
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Sembra
essere di origini bresciane, è abbastanza raro, può derivare o
dal nome basco Peli, come pure da un soprannome. |
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PELICCI
PELIZZA
PELIZZI
PELIZZO
PELLICCI
PELLICCIA
PELLICCIO
PELLIZZA
PELLIZZI |
Pelicci, molto molto raro, è specifico di Gubbio nel perugino,
Pellicci è decisamente toscano, abbastanza raro, sembra
specifico del lucchese e pistoiese, Pelliccia ha un ceppo tra
carrarese e lucchese, ma il nucleo prinipale è nella zona
centrale che comprende l'Umbria, il viterbese, il romano, il
latinense, il frusinate, l'aquilano, il teatino, il
campobassano, il casertano ed il napoletano, Pelliccio, molto
raro, è di Napoli, Pelizza ha vari ceppi nel settentrione, nella
fascia che comprende il genovese, il parmense, l'alessandrino,
il pavese ed il milanese, ed in Veneto il Padovano e veneziano,
Pelizzi, molto raro, è specifico di Parma, Pelizzo, altrettanto
raro, ha un ceppo friulano ad Attimis nell'udinese ed uno molto
piccolo a Terracina nel latinense, Pellizza, assolutamente
rarissimo, ha rare presenze nella zona alerssandrino, pavese, e
nel napoletano, Pellizzi è tipicamente calabrese, di Casabona e
Strongoli nel crotonese, tutti questi cognomi dovrebbero
derivare dal fatto che i capostipiti si chiamassero con il nome
o soprannome di Peliccia
o Pelizza,
con il medesimo significato, normalmente attribuito a chi di
mestiere facesse o il conciatore o il pellettiere, o fosse
comunque iscritto alla corporazione degli artigiani che
lavorassero le pelli, dell'uso di questo tipo di nome abbiamo un
esempio in un atto del 1349 a Firenze: "Die 29 Iunii 1349. Cece,
et Pelliccia fratres, et filii quond. Bindi Sassi de Domo de
Gherardinis pro se ipsis, et pro quatuor eorum filiis masculis,
et eorum descendentibus exponunt, quod Domus de Gherardinis
divisa est in tres partes, sive tres latus, et unus latus sunt
illi de Montecorboli , secundus latus sunt illi, qui appellantur
de Stremis, tertius latus sunt illi, qui appellantur illi de
Vicchio, de quo latere de Vicchio sunt dicti Cece , et
Pelliccia, et eorum filii ; et quod dicti Cece, et Pelliccia
desiderant separari ne dum ab omnibus aliis de d. Domo de
Gherardinis, sed etiam ab aliis de ipsorum latere de Vicchio,
quia non bene conveniunt cum eis, imo inimicantur eosdem maxime
descendentes Bernardi, et Naldi D. Lotti, quod d. Cece
condemnare fecit, jam sunt plures anni ...". |
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PELICORI
PELLICORA
PELLICORI
PELLICORO |
Pelicoro, praticamente unico, come Pellicora, dovrebbero essere
dovuti ad un'errata trascrizione di Pellicoro, che è tipicamente
pugliese, di Gioia del Colle nel barese, di Bari e di Taranto,
Pellicori è tipico invece del cosentino, di Cosenza, Mendicino,
Rende e Montalto Uffugo, dovrebbero tutti derivare dal nome
greco arcaico Pellichoros,
o da un'alterazione del cognome greco
Palikaros. |
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PELIS
PELLIS |
Pelis è tipico di Bergamo, Calcinate, Dalmine, Pedrengo e
Seriate, Pellis è tipico del Friuli Venezia Giulia, ha un ceppo
a Ragogna, Fiumicello, San Daniele del Friuli ed Udine
nell'udinese ed uno a Trieste, dovrebbero derivare da una forma
aferetica, anche dialettale friulana, del nome latino
Ampelius,
ricordiamo lo storico latino Lucius Ampelius Macrinus dell'epoca
dell'imperatore Traiano. |
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PELISSERI
PELISSERO
PELISSETTI
PELISSETTO
PELLISSER
PELLISSERI
PELLISSERO
PELLISSETTO |
Pelisseri, assolutamente rarissimo, è tipicamente piemontese,
così come il molto più diffuso Pelissero, che è ben presente a
Torino, Susa, Meana di Susa, Bussoleno ed Arignano nel torinese
ed a Fossano, Neive e Cuneo nel cuneese, Pelissetti, sempre
piemontese, è specifico dell'astigiano, di Villafranca d'Asti in
particolare, Pelissetto è estremamente raro, dell'area
astigiano, alessandrina, Pellissetto è unico, come Pellisser,
sicuramente unico, che è forse ligure, Pellisseri è unico,
Pellissero lo è quasi, sono entrambi del cuneese, tutti questi
cognomi dovrebbero derivare da un soprannome originato dal
termine piemontese arcaico
peliscèe o
pelliscèe
(pellicciaio),
probabilmente indicando così il mestiere svolto dai capostipiti,
o la loro appartenenza alla congregazione che comprendeva quanti
lavorassero le pelli o il pellame nelle varie operazioni
necessarie. |
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PELIZZOLA
PELLIZZOLA |
Rarissimo
Pelizzola potrebbe essere specifico della zona tra Brescia e
Mantova, Pellizzola, molto raro, è tipico del ferrarese,
derivano da soprannomi legati al vocabolo dialettale peliza
(pelliccia), probabilmente dal mestiere di pellicciaio. |
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PELIZON
PELIZZARI
PELIZZARO
PELIZZERI
PELIZZON
PELIZZONI
PELLIZARI
PELLIZZARI
PELLIZZERI
PELLIZZIERI
PELLIZZON
PELLIZZONI |
Pelizon, quasi unico, è probabilmente dovuto ad un errore di
trascrizione del cognome Pelizzon, che è rarissimo e tipico
veneziano, Pelizzoni è ben diffuso in Lombardia, sopratutto nel
milanese e nel cremasco e nel parmense, con ramificazioni nei
vicini reggiano e mantovano, Pelizzari sembrerebbe lombardo, del
bresciano in particolare, Pelizzaro, molto molto raro, è del
veneziano, Pelizzeri è praticamente unico e potrebbe essere
settentrionale, Pellizari è quasi unico, Pellizzari è
decisamente veneto, dal basso trentino alla Giulia, Pellizzeri,
molto raro, è della Sicilia orientale, soprattutto del
messinese, ma anche del catanese e siracusano, Pellizzieri,
assolutamente rarissimo, presenta sporadiche presenze sparse per
l'Italia, Pellizzon è specifico delle province di Venezia e
Treviso, Pellizzoni ha un ceppo tra milanese e lecchese, uno tra
udinese e goriziano, uno nel mantovano ed uno nel bolognese,
derivano da soprannomi legati al vocabolo dialettale
peliza (pelliccia),
stando così probabilmente ad indicare che i capostipiti
facessero di mestiere i pellicciai o appartenessero comunque
alla corporazione o confraternita dei pellicciai, cioè di coloro
che conciavano le pelli e, o commerciavano in cuoio e pellami, o
fabbricavano abiti o manti di pelliccia. |
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PELLA
PELLE
PELLI |
Pella ha ceppi nel vercellese e nel verbanese, nel piacentino e
nel romano, Pelle ha vari ceppi in giro per l'Italia, nel
torinese e vercellese, nel savonese e genovese, nel Lazio
centromeridionale e nel reggino, Pelli, anch'esso panitaliano,
ha ceppi nella Lombardia occidentale, nel savonese e genovese,
nel reggiano, carrarese e lucchese, nel fiorentino, nel
grossetano, nel perugino, nel romano, nel napoletano e nel
leccese, dovrebbero tutti derivare da forme aferetiche del nome
Apelle
o più probabilmente dall'aferesi del termine
apella o
apelle
attribuito dagli antichi romani agli ebrei in quanto circoncisi,
così scrive Orazio nel primo libro dei suoi
Sermones:
"...credat Iudaeus Apella, non ego; namque deos didici securum
agere aevom nec, siquid miri faciat natura...", forse
ipotizzabile quindi una lontanissima origine ebraica. |
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PELLACANI |
Specifico
del modenese, deriva da un soprannome dispregiativo o legato al
mestiere di mastro conciario. Tracce di questo cognome si hanno
a Vignola (MO) fin dal 1400. |
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PELLANERA |
Assolutamente raro, sembrerebbe originario del teramano, forse
dipende da un'origine moresca del capostipite. |
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PELLECCHIA |
Pellecchia è molto diffuso nella fascia che comprende il romano,
il frusinate, il casertano, il napoletano, l'avellinese ed il
salernitano, con un rilevante ceppo anche in Puglia, nel
foggiano, barese, tarentino, brindisino e leccese, dovrebbe
derivare in alcuni casi dal nome del monte Pellecchia nel Lazio,
il cui nome deriva dal latino
penniculum (piccola
altura scoscesa), negli altri
casi dovrebbe derivare dal termine dialettale campano
pellecchia
(budello, pelle elastica),
forse a caratterizzare alcuni lati dell'aspetto fisico del
capostipite, o anche per il mestiere del norcino da lui svolto.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pellecchia è cognome principalmente campano, ma molto diffuso
anche in Puglia, Lucania ed è presente nel Nord.
Pellècchia
significa 'pellicola'. |
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PELLEGRIN
PELLEGRINA
PELLEGRINI
PELLEGRINO |
Pellegrin è tipico delle tre Venezie, in particolare del
vicentino, padovano e veneziano, Pellegrina, molto raro,
sembrerebbe tipico dell'alto udinese, Pellegrini è diffuso in
tutta l'Italia peninsulare, Pellegrino è assolutamente
panitaliano isole comprese, hanno diverse origini, dal cognomen
tardo latino Peregrinus,
al vocabolo pellegrino,
inteso come straniero,
al pellegrino con il significato attuale del termine, cioè di
colui che ha fatto un
pellegrinaggio, alla
derivazione da un toponimo come: Pellegrina (VR), San Pellegrino
(Lu), San Pellegrino Terme (BG), Pellegrino Permense (PR), San
Pellegrino di Norcia (PG), ecc. |
|
PELLERANI |
Pellerani, estremamente raro, sembrerebbe del centro Italia,
dovrebbe essere di lontane origini francesi e derivare dal
termine arcaico francese
pellereau, un diminutivo di
pellier
(fabbro, costruttore di
serrature). |
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PELLERITI |
Pelleriti
è tipico della Sicilia orientale, di Messina, Patti, Montalbano
Elicona, Basicò e Tripi nel messinese, e di Catania, dovrebbe
trattarsi di una forma etnica grecanica stante ad indicare chi
provenisse dal paese di Pellaro nel reggino, probabile luogo
d'origine dei capostipiti. |
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PELLETTA
PELLETTI
PELLETTO |
Pelletta
molto molto sembrerebbe astigiano, Pelletti parrebbe invece
avere oltre al ceppo pistoiese anche un nucleo nel novarese
Pelletto, quasi scomparso è piemontese, Tracce di questo casato
le troviamo nell'astigiano nel 1300 quando signori di Cortazzone
(AT) sono Francesco di Montiglio e Baldracco Pelletta dei
feudatari del Monferrato. |
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PELLETTIERI
PELLITTERI
PILLITTERI |
Pellettieri, molto raro, ha un ceppo a Roma ed uno nel
potentino, Pellitteri ha un nucleo siciliano, soprattutto nel
palermitano, ed uno, forse non secondario, ad Asti, Pillitteri è
specifico del palermitano ed aree limitrofe, derivano da un
soprannome legato al mestiere di pellettiere, tracce di questa
cognominizzazione le troviamo a Laurenzana (PZ) nel 1700 con il
reverendo Francesco Pellettieri, citato in un atto di donazione. |
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PELLICANI
PELLICANO
PELLICANO'
PULICANI
PULICANO
PULLICANI |
Pellicani oltre al ceppo originario pugliese a Ruvo di Puglia
nel barese, ne ha uno a Roma, Pellicano, abbastanza raro sembra
avere oltre ad un ceppo nella zona dello stretto di Messina,
soprattutto la variante Pellicanò, uno nell'alto cosentino ed
uno nel foggiano, anche uno nell'alto milanese, Pulicani,
assolutamente rarissimo, è tipico del romano, di Roma, Tivoli,
Vallinfreda e Monterotondo, Pulicano e Pullicani sono quasi
unici, dovrebbero tutti derivare dal fatto che il capostipite
fosse un publicanus,
cioè un agente delle imposte, potrebbero però, in qualche caso,
anche derivare da un soprannome derivato dal vocabolo greco
Pelekan
(uccello marino).
Tracce di queste cognominizzazioni si trovano a Basilea nel 1400
con il teologo protestante Conradus Pellicanus.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pellicanò cognome della Sicilia orientale e anche calabrese.
Secondo G. Rohlfs deriva dal dialetto grecanico della zona di
Bova (RC): 'pelicanò' = picchio verde (gr. 'pelekás). Pelekanόs
è anche un cognome in Grecia. |
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PELLICARI |
Assolutamente veronese Pellicari dovrebbe derivare dal mestiere
di pellicciai svolto dai capostipiti. |
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PELLICHERO |
Pellichero è specifico del vicentino, di Valdagno e Recoaro
Terme in particolare, dovrebbe derivare dal nome Pellichero di
una frazione di Recoaro Terme. (vedi anche PELICORI) |
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PELLINI
PELLINO |
Pellini, abbastanza raro, potrebbe avere tre nuclei, uno nel
cremonese e piacentino, uno nella zona tra La Spezia e Massa ed
uno nel reggiano, Pellino sembra specifico dell'area napoletano,
casertana, dovrebbero derivare da un soprannome legato
all'aggettivo latino pellinus
(fatto di pelle),
probabilmente indicante il mestiere di chi lavorava la pelle.
integrazioni fornite da
Aldo Piglia - Milano
Questi cognomi potrebbero derivare dal nome medioevale
Pellino,
probabile forma ipocoristica di
Jacopo, con il processo
Jacopo > Jacopello > Pello > Pellino.
Di questo nome ho trovato tracce nel XIV secolo con il nobile
Pellino Baglioni (proprietario di Castel della Pieve, ucciso dal
popolo a Perugia, nel giugno del 1393 insieme ad altri
congiurati) e con il pittore umbro Pellino di Vannuccio (attivo
a Perugia tra il 1377 ed il 1402). Una traccia di queste forme
cognominali si trova, sempre in Umbria, con Pompeo Pellini
(Perugia 1523-1594), storico. |
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PELLO
PELLÒ
PELLOSI
PELLOSO |
Pello, estremamente raro, parrebbe dell'area vigevanese, Pellò è
tipico del novarese, di Cerano e di Novara stessa, Pellosi,
assolutamente rarissimo, sembrerebbe del nordovest,
probabilmente del varesotto, Pelloso è tipico dell'area
trentino, veneta, all'origine di questi cognomi dovrebbe esserci
il cognomen, soprannome Pellosus,
probabilmente originato da una particolare pelosità del
capostipite, di quest'uso abbiamo un esempio in epoca medioevale
a Folgaria nel trentino, come possiamo leggere in quest'atto
dell'anno 1295: "Anno 1295, indictione 8, die 23 intrante iulio.
In Folgeria in via publica ante domum Communis. In praesentia
domini presbiteri Odorici de Folgeria, domini Iohannis quondam
Wirti de Avolano, domini Tridentini de Folgeria, ser Marchi eius
filii, et aliorum, Costantinus Platenarius, Bertoldus de domina
Miiora, Henricus quondam Eberly omnes de Ronchis pro tota
Regula, et comune hominum Ronchorum: et ser Odoricus de
Valorsara, ser Henverardus quondam Diatemarii, Nicolaus quondam
Simeonis, et Ianes Pellosus, omnes de Folgeria, pro comune
hominum Folgeriae, et Seratae, et Costabrunae, unanimiter
determinarunt terras et possessiones, massia et prata Communis
Ronchorum, et Communis illorum de Folgeria, et de Serata, et de
Costabruna: statueruntque servandam huiusmodi determinationem
sub poena vigintiquinque librarum veronensium parvulorum,
solvenda domino Wilielmo de Castrobarcho, vel speciali eius
nuncio. Ego Devesalvus sacri Palatii notarius scripsi.". |
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PELONERO |
Pelonero è tipicamente siciliano, di Serradifalco e San Cataldo
nel nisseno e di Canicattì nell'agrigentino, dovrebbe derivare
da un soprannome grecanico per
lanciere, cioè soldato
portatore di lancia, dal latino
pilus (lancia),
a sua volta derivato dal termine greco antico
peltòn (lancia). |
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PELOSI
PELOSINI
PELOSO
PELUSI
PELUSO |
Pelosi è
distribuito a macchia di leopardo da Napoli alla
Lombardia,potrebbe avere un nucleo nel sudmilano, uno nel
parmense, alcuni in Toscana e Marche, nel Lazio ed in Campania,
Pelosini è tipico del livornese e pisano, Peloso ha un
importante nucleo in Veneto, uno nel Lazio, uno in Puglia, con
ceppi anche in Sardegna ed in Sicilia, Pelusi ha un ceppo nel
teramano ed uno nel foggiano, Peluso è molto comune in tutto il
sud, derivano da soprannomi legati all'essere il capostipite,
probabilmente, particolarmente capelluto o dotato di peli
rigogliosi. |
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PELU
PELU' |
Pelù è specifico di Massa, Pelu, quasi unico, è probabilmente
dovuto ad errori di trascrizione.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Rarissimo, originario del massese, Pelù è molto probabilmente un
cognome di origine straniera: l'ipotesi più probabile è che si
tratti di un cognome importato dalla Francia e poi italianizzato
nella forma attuale. In questo caso, potrebbe trattarsi
dell'italianizzazione del francese Pelloux o Peloux o, in
alternativa, Pelous, cognomi derivati tutti dall'aggettivo
peloux (poilu nel francese moderno), col significato di peloso,
villoso (vedi anche Pelosi). Il cognome Pelloux, d'altronde, fa
parte anche della storia politica del nostro paese: nato a La
Roche, Savoia, nel 1839, Luigi Pelloux fu Presidente del
Consiglio dei Ministri Italiano negli ultimi anni del XIX secolo
(giugno 1898-giugno 1900). |
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PELUCCHI
PELUCCHINI
PELUCHI |
Pelucchi abbastanza raro è tipico della zona tra Milano e
Bergamo, Pelucchini, molto raro dovrebbe essere originario o
della bassa Toscana appenninica o delle Marche appenniniche,
Peluchi è unico a Milano si tratta quasi sicuramente di un
errore di trascrizione. Tracce di questo cognome si hanno nel
1756, quando si hanno tracce di un premio per le Belle Arti
riconosciuto ad un certo Giuseppe Pelucchi.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pelucchi è la cognominizzazione di un originario soprannome
formato da peluria,
"che ha i capelli o la barba folti e lunghi; peloso". In alcuni
casi può essere formato dal toponimo Pelucche (VT). |
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PELUFFO |
Tipico
della zona di Finale Ligure, Vado Ligure (SV) e Savona, dovrebbe
derivare da un soprannome dialettale. |
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PELZ
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Pelz assolutamente trentino, deriva da un soprannome basato sul
vocabolo tedesco pelz
(pelle, pelliccia)
e potrebbe essere stato originato dal mestiere di cacciatore o
di commerciante di pelli o di pellicciaio svolto dal
capostipite, ma è pure possibile che si riferisca a
caratteristiche comportamentali del capostipite, ad esempio un
pelz
originato dall'aferesi del termine
faulpelz
(pigraccio)
starebbe ad indicare un comportamento da sfaticato che potrebbe
aver caratterizzato sempre il capostipite. |
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PENARIOL |
Penariol, quasi unico, è del trevigiano, probabilmente di
Montebelluna, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal
termine veneto penariol
(agoraio,
contenitore per gli arnesi da cucito),
forse ad identificare nel capostipite un sarto. |
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PENATI
PENNATI |
Penati, è raro e tipico di Milano, si hanno tracce di questo
cognome almeno dal 1750, in un atto relativo all'edificanda
chiesa di Cassago, viene citato un certo Paolo Penati., Pennati
è tipicamente lombardo, del milanese a Milano e Monza, Desio,
Basiano, Sesto San Giovanni, Cernusco sul Naviglio, Villasanta,
Seregno e Bussero, del lecchese a Casatenovo, Barzanò e Lecco,
del bergamasco a Treviglio e Bergamo, e del bresciano a Leno,
con massima concentrazione proprio a Milano, potrebbero derivare
da soprannomi originati dal termine
pennatus
(che porta le penne),
forse a sottolineare l'abitudine dei capostipiti ad indossare
cappelli piumati. La famiglia Pennati di Monza risultava fra le
più importanti della città fin dalla prima metà del 1800. |
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PENASSI
PENASSO
PENAZZA
PENAZZI
PENAZZO |
Penassi è unico, Penasso è tipicamente piemontese, di Torino e
di Asti, Penazza è quasi unico, Penazzi ha un ceppo veronese ed
uno emiliano ad Imola e Bologna nel bolognese, e nel ravennate a
Lugo, Massa Lombarda, Conselice, Ravenna e Faenza, e nel
ferrarese a Ferrara, Argenta ed Ostellato, ed a Formigine nel
modenese, Penazzo è esclusivamente veneto di Codevigo,
Arzergrande e Piove di Sacco nel padovano e di Verona e Nogara
nel veronese, circa l'origine etimologica di questi cognomi si
possono formulare varie ipotesi: la prima consiste in una
derivazione da un'alterazione del cognome
Benassa o
Benazzi
(vedi BENASSA), la seconda propone una derivazione da
un'alterazione dialettale del nome medioevale
Penza,
Penzo
(vedi PENSA).". |
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PENDOLA
PENDOLI
PENDOLO |
Pendola ha un ceppo ligure a Rapallo nel genovese ed uno
siciliano a Menfi, Sambuca di Sicilia e Santa Margherita di
Belice nell'agrigentino, Pendoli, estremamente raro, ha un
piccolo ceppo nel bresciano ed uno ancora più piccolo nel
bolognese, Pendolo, quasi unico, è del napoletano, dovrebbero
derivare dal nome tardo medioevale
Pendolus
citato ad esempio in un atto della fine del 1300 a Cremona dove
una delle parti è rappresentata da un certo "Pendolus quondam
Degoldo de Ganasalibus" di Fontanella nel cremonese. Tracce di
queste cognominizzazioni le troviamo ad esempio ad Alife nel
casertano tra le famiglie di origine albanese censite nel 1508,
dove figura un tale: "Georgico Pendola dicto greco". |
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PENENGO |
Penengo ha un ceppo a Canelli e Calamandrana nell'astigiano e ad
Alessandria, dovrebbe derivare da
Penengum,
antico nome del paese di Penango del basso Monferrato astigiano. |
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PENINO
PENNI
PENNINI
PENNINO
PENNO
PENNUCCI |
Penino, praticamente unico, è probabilmente dovuto ad un errore
di trascrizione del cognome Pennino, che ha ceppi in Campania,
soprattutto nel napoletano, nel cosentino ed in Sicilia, in
particolare nel palermitano ed agrigentino, Penni è tipicamente
toscano, di Borgo San Lorenzo e Firenze nel fiorentino in
particolare, Pennini ha un ceppo nel ferrarese, a Ferrara,
Codigoro e Mesola, ed uno a Cassano allo Jonio nel cosentino,
Penno è dell'alessandrino, di Felizzano ed Alessandria, Pennucci
ha un ceppo tra lo spezzino ed il massese ed uno tra beneventano
ed avellinese, tutti questi cognomi dovrebbero derivare,
direttamente o attraverso ipocoristici, dal cognomen latino
Pennus,
di cui abbiamo un esempio nel ab
Urbe condita di Tito Livio:
"...Ludi Romani ter, plebeii septiens instaurati. curules erant
aediles Cn. et L. Cornelii Lentuli. Lucius Hispaniam provinciam
habebat; absens creatus absens eum honorem gessit. Ti. Claudius
Asellus et M. Iunius Pennus plebeii aediles fuerunt. aedem
Virtutis eo anno ad portam Capenam M. Marcellus dedicavit
septimo decimo anno postquam a patre eius primo consulatu vota
in Gallia ad Clastidium fuerat. et flamen Martialis eo anno est
mortuus M. Aemilius Regillus. ...", ma è pure possibile che
possano derivare da alterazioni del nome germanico
Benno.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pennino è cognome calabrese che viene dal termine dialettale 'penninu'
= pendio.
Rohlfs 202. |
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PENITENTE
PENITENTI |
Penitente è quasi unico, Penitenti, molto molto raro, è tipico
dell'area mantovana ai confini con il modenese, di Sermide,
Poggio Rusco e Castel d'Ario, dovrebbero derivare dal nome
medioevale Penitente
attribuito in memoria e lode del Santo Pietro da Siena detto
Penitente, riportiamo un passo tratto dalla sua biografia datata
1343: "...Aggiungiamo altresì che il nostro Penitente Pietro,
così abbondevoli lagrime degli occhi continuamente spargeva,
perché haveva imparato nella lettura della Sagra Scrittura, che
le lagrime sono quelle pretiose Margarite, le quali più
d'ogn'altra gemma spirituale, sono care al gran Re della Gloria,
che però vuole, che sempre stiamo davanti a' suoi occhi divini;
onde delle sue lagrime parlando col Signore il Re Profeta,
diceva: "Posuisti lacrimas meas in conspectu tuo". Hor così il
nostro Beato bramando di rendersi caro, ed accetto, e di fare
altresì cosa grata al suo benignissimo Signore, perciò procurava
di porre sempre davanti a gli occhi della sua Divina Bontà, le
divote lagrime sue. ..", ma è pure possibile che il cognome
derivi dal fatto che il capostipite appartenesse ad una
confraternita di fratelli
Penitenti; i Penitenti lombardi
sono i primi ad organizzarsi nel 1200 come Terzo Ordine Secolare
e nel 1400 come Terzo Ordine Regolare, tanto da costituire una
federazione centralizzata delle fraternità in tutta l'Italia
settentrionale. |
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PENNA
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Molto diffuso nell'Italia settentrionale centroccidentale. in
Lazio e Campania, presente anche in modo significativo in Puglia
e nel reggino, dovrebbero derivare dai vari toponimi contenenti
la radice Penna,
estremamente diffusa in tutt'Italia, ma è pure possibile un
collegamento con soprannomi legati all'attività del capostipite.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Penna è un nomignolo dato a qualcuno che lavorava come
scrittore. Potrebbe anche derivare da "penna"
col significato di 'punta',
'roccia'.
Molti toponimi includono questo termine. |
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PENNACCHI
PENNACCHIA
PENNACCHIETTI
PENNACCHIO |
Pennacchi ha un ceppo tra massese e lucchese, uno tra perugino e
ternano ed uno nel romano e latinense, Pennacchia è molto
diffuso nel Lazio, a Ferentino nel frusinate, a Roma e nel
latinense ad Itri, Sonnino, Latina e Pontinia, con un ceppo nel
foggiano, a San Severo e San Paolo di Civitate, e tra materano e
barese, ad Irsina nel materano e ad Altamura nel barese,
Pennacchietti è un tipico cognome marchigiano, con ceppi a Porto
San Giorgio, a Fermo ed a Montefiore dell'Aso nel Piceno, a Jesi
e Chiaravalle nell'anconetano, ed a Macerata, con un ceppo anche
a Roma ed a Viterbo, Pennacchio ha un ceppo lombardo tra
bergamasco e bresciano, uno tra aquilano, romano, frusinate e
latinense, casertano, napoletano ed avellinese, un ceppo a
Palermo ed uno nel ragusano, tutti questi cognomi dovrebbero
derivare da soprannomi, probabilmente originati
dall'appartenenza dei capostipiti a corpi militari scelti o al
loro stato di Ufficiali; fin dall'epoca romana i legionari si
servivano di pennacchi
per meglio caratterizzare la loro importanza o il fatto di
essere degli ufficiali superiori,
usanza che si è tramandata fino ad oggi, se pensiamo che i
carabinieri in alta uniforme portano ancora il pennacchio e che
gli Ufficiali superiori Comandanti di Legione portano un
pennacchietto bianco di airone, i bersaglieri portano le piume
di gallo cedrone e gli alpini la penna di corvo o d'aquila come
oggi. |
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PENNACCINI
PENNACCINO
PENNACINI
PENNACINO |
Assolutamente rarissimi, sembrerebbero specifici dell'area
ligure piemontese, potrebbero derivare da un termine marinaresco
pennaccino (piccolo braccio di crocetta che si diparte
dall'albero per allontanare gli stralli e le sartie, o puntone
di sforzo del bompresso). |
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PENNER
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Tipico di Besenello e Lavarone (TN) e della vicina Trento,
dovrebbe derivare dal nome germanico
Benno (Penno),
di cui abbiamo un esempio a Milano nel 1182 in una
Carta commutacionis:
"...Ibique aderant Benno qui dicitur Curto et Guido qui dicitur
Capello, vassalli predicti monasterii et estimatores, qui
estimaverunt suprascriptas terras de loco Bagnolo, que sunt
pertice sexaginta...", con il patronimico
-er
finale il cognome starebbe per il figlio di Benno o Penno,
dell'uso di entrambe le forme ecco un esempio per Penno: ""...hi
fuerant: Penno dux saxoniae, Adelbero dux Histriae, Hezzilo dux
Baioarise...".
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Il cognome Penner è originario di Lavarone e Folgaria e deriva
dal termine cimbro "penna"
= "cestone, gerla".
È un termine presente anche nei dialetti tirolesi (con le forme
penne
e penn)
e deriva a sua volta dal celtico "benna",
indicante originariamente la tipica
carretta gallica a quattro ruote.
Il cognome, in sostanza, si dovrebbe dunque riferire alla
professione di fabbricante di
gerle. Il Lorenzi dubita però
che si tratti della cognominizzazione di un appellativo di
professione e ipotizza invece la sua derivazione dal nome
personale germanico Benno,
Penno,
con il suffisso patronimico -er.
A titolo di curiosità si può aggiungere che in tedesco moderno 'Penner'
significa 'vagabondo, girovago'. |
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PENNESE
PENNESI |
Pennese ga un ceppo nel Lazio soprattutto a Roma e Segni (RM) ed
uno importante a Pescara, Pennesi sembrerebbe tipico della zona
che comprende le province di Macerata ed Ascoli Piceno, con un
ceppo anche a Roma, dovrebbero derivare dall'etnico del toponimo
Penne (PE) o Penne (AP)
integrazioni e stemma
forniti da Marcello Pennese
Il cognome Pennese figura tra i nuovi fondatori di Borbona (Ri)
(inizio del 1300 come risulta dal manoscritto del 1860
dell'arciprete Anzidei di Borbona - A.P.B1) ed è indicato e
catalogato con la dicitura "forestieri". Ciò fa presumere che i
Pennese fossero provenienti da territori lontani alla zona cui
apparteneva Borbona. Fatta eccezione di tale citazione, c'è da
notare che questo cognome non si trova indicato, almeno nei
documenti finora a me conosciuti, per un lungo periodo durato
quasi 350 anni. |
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PENNISE
PENNISI |
Pennise, assolutamente rarissimo, è probabilmente dovuto ad
errori di trascrizione di Pennisi che è specifico del catanese,
potrebbe derivare dal toponimo Pennisi di Acireale (CT).
Personaggio di rilievo è stato Agostino Pennisi, barone di
Floristella, (1832 - 1885).
integrazioni fornite da
Alfio Pennisi di Floristella
I Pennisi anche noti come Pennisi di Floristella appartengono ad
una famiglia nobile siciliana molto in vista. Storicamente le
prime notizie risalgono al XVII° secolo quando i Pennisi
svolgevano la funzione di procuratori e notari del Real
Patrimonio. Nel 1784 Salvatore Pennisi fu insignito del titolo
di Barone di Floristella. Dal XIX° secolo i Pennisi furono
Signori di S. Margherita o Fogliarini. Essi presero dimora ad
Acireale, dove fecero costruire un sontuoso palazzo nei pressi
della piazza del Duomo. L'esponente più di spicco fu Agostino
Pennisi(1832 - 1885) il quale è noto soprattutto perché
ripristinò le antiche terme e permise ad Acireale di poter
godere di un certo momento di notorietà per via degli illustri
ospiti, fra cui i reali Umberto I° di Savoia e la regina
Margherita, Richard Wagner, Ernesto Renan ed il medico
napoletano Cardarelli. Appartennero alla famiglia Pennisi di
Floristella vasti feudi ed una serie di importanti miniere di
zolfo (fra le quali quella nei pressi di Valguarnera Caropepe
(EN) dove oggi è stato istituito l'omonimo Parco minerario di
Floristella-Grottacalda). Alcuni esponenti della casata furono:
Salvatore Pennisi (XVIII° secolo), Maestro Notaro e primo Barone
di Floristella (1784); Pasquale Pennisi, Barone di S.Margherita,
primo sindaco di Acireale dopo l'annessione al Regno d'Italia. |
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PENSA
PENSI
PENSO
PENZA
PENZI
PENZO |
Pensa è comune in Piemonte e Lombardia, ma ha ceppi anche al sud
da Lazio e Abruzzi a Campania e Puglia, Pensi ha un piccolo
ceppo nel pesarese, nel perugino e nel ternano, Penso ha un
ceppo nel veneziano ed uno nel ravennate, Penza è tipico del
napoletano e del foggiano, Penzi è specifico di Rimini, Penzo è
soprattutto veneto, ma con un ceppo in Lombardia, nel genovese
ed in Emilia, dovrebbero derivare tutti da una contrazione del
nome germanico longobardo
Bendizo, che significa
alfiere,
trasformatosi poi in Benzo
(vedi BENZA)., traccia di questo nome la troviamo nel Codice
Diplomatico della Lombardia medievale in un atto del 1042
scritto a Maderno (BS): "...nos Teuza, relicta Giselberti et
filia quondam Dominici, seu Penzo diaconus seu Alberico et Biado
germanis, abitare videmur in plebe Materno, locus Puzo...".
ipotesi fornita da
Pierangelo Pensa
Da una ricerca pubblicata su un quotidiano del Comasco pare che
il cognome Pensa derivi dallo spagnolo
penci,
che caratterizzava un gruppo di quei soldati calati nel lecchese
nel 1600 di cui si è occupato anche il Manzoni. Pare che
disertassero per nascondersi con ragazze locali nel paesino di
Esino Lario (chiamato ai tempi Ixeno). Il cognome Pensa è molto
diffuso nel lecchese ed in generale sul Lario. |
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PENSABENE
PENSABENI
PENSIBENE |
Pensabene ha un nucleo palermitano ed un ceppo a Milazzo (ME) e
nel reggino, in particolare a Fiumara, presenta un ceppo anche a
Livorno, Pensabeni, assolutamente rarissimo, parrebbe del
bolognese, Pensibene è quasi unico ed è probabilmente dovuto ad
errori di trascrizione, potrebbe trattarsi di cognomi attribuiti
a dei trovatelli cui si augurassero buoni pensieri.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Pensabene è più tipicamente siculo-calabrese, con ceppi maggiori
fra il reggino, il palermitano e il messinese, ma ceppi minori
si riscontrano soprattutto nel nord e centro nord del paese,
Pensabeni, rarissimo, è presente esclusivamente nel bolognese,
Pensibene, quasi unico, è un errore di trascrizione di
Pensabene, tutti questi cognomi derivano dal nome medievale
Pensabene,
attribuito al neonato come augurio di intelligenza o, comunque,
di giudizio. Si tratta, dunque, delle cognominizzazioni dei nomi
personali dei capostipiti. |
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PENSALFINI |
Molto
raro è specifico della zona tra Cattolica (RN) e Pesaro,
dovrebbe derivare dal nome composto medioevale Penzo Alfino
(vedi Penzi e Alfini). |
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PENSATO |
Abbastanza raro sembra avere un nucleo nel foggiano ed uno
nell'agrigentino, potrebbe trattarsi di un cognome attribuito ad
un fanciullo abbandonato, al quale si poteva solo augurare di
essere perlomeno pensato da sua madre. |
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PENTA
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Penta ha un ceppo tra romano e reatino, uno nella zona che
comprende l'iserniese Scapoli in particolare, Napoli e
nell'avellinese, Sant'Angelo all'Esca, Taurasi, Avellino,
Fontanarosa, Aiello del Sabato, Mirabella Eclano e
Grottaminarda, ed uno in Puglia nel barese a Noci, Monopoli e
Polignano a mare e nel brindisino ad Oria e Brindisi, dovrebbe
derivare dal nome grecanico
Penta, una variazione del nome
greco Pentheus,
attribuito a volte al quinto figlio, o anche da italianizzazioni
del nome slavo Pentcha,
con il medesimo significato, in qualche caso potrebbe derivare
da nomi di località come Penta di Fisciano nel salernitano.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Penta è un cognome soprattutto meridionale che potrebbe essere
derivato da nome personale o soprannome femminile di epoca
spagnola, 'Penta'
= "dipinta".
Oppure dal toponimo Penta (SA), frazione di Pisciano. In
mancanza di documentazione storica sull'origine del paese, si
deve procedere per ipotesi nell'indicare un possibile
significato: se nome di remota data, può partire da un termine
dialettale meridionale 'pente,
pendë' = "grosso
sasso", di luogo roccioso. |
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PENTANGELO |
Pentangelo è tipicamente campano, di Angri, Pagani, Corbara e
Sant`Egidio del Monte Albino nel salernitano e di Lettere e
Napoli nel napoletano, dovrebbe derivare dal nome medioevale
Pentangelo
con il significato di quintessenza degli Angeli, tracce di
questa cognominizzazione le troviamo nel 1500 con Tolomeo
Pentangelo Vescovo di Vico Equense morto nel 1520. |
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PENTASUGLIA |
Pentasuglia è oggi caratteristico di Matera, di origini greche
la casata dei Pentasuglia, che alzò corona di Conte, vantava
antica nobiltà già nel 1300, si insediò prima nel barese, nella
zona di Conversano, troviamo tracce di questa cognominizzazione
nel 1600 nel barese, nel 1666 un certo Leonardo Antonio
Pentasuglia acquista uno stabile a Conversano, nel 1700, in una
registrazione troviamo la richiesta di riscossione di un credito
da parte di un certo Domenico Pentasuglia, richiesta trascritta
nell'archivio diocesano di Conversano nel barese. |
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PENTECOSTE |
Pentecoste, estremamente raro, sembrerebbe meridionale, con un
ceppo in Campania ed uno in Sicilia, potrebbe trattarsi di un
cognome attribuito ad un fanciullo abbandonato, trovato proprio
il giorno di Pentecoste, meno probabilmente può trattarsi del
nome del capostipite, cui il nome sia stato attribuito perchè
nato in quel giorno, o di un soprannome originato dal fatto di
essere il capostipite un Cavaliere di Pentecoste. |
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PENTELLA |
Pentella è caratteristico di Somma Vesuviana, dovrebbe trattarsi
di un matronimico e derivare dal nome femminile
Pentella,
nome portato anche da un personaggio di Gabriele D'Annunzio, una
forma ipocoristica del nome grecanico
Penta
(vedi PENTA). |
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PENTIMALLI
PINTIMALLI
PINTOMALLI |
Pentimalli è caratteristico del reggino di Sant'Eufemia
d'Aspromonte in particolare, Pintimalli, decisamente calabrese,
soprattutto del reggino, è assolutamente rarissimo, Pintomalli,
persino più raro, è sempre del reggino, derivano tutti da un
soprannome originato dal termine greco
pente-mallos
(riccio di capelli),
tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Gioia Tauro
almeno dal 1700.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pintimalli è cognome calabrese variante di Pentimalli che viene
dal termine dialettale 'pintimallu'
= piantaggine
(una pianta erbacea). Rohlfs 202 |
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PENTO
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Pento ha un ceppo veneto nel vicentino a Marano Vicentino e
Monticello Conte Otto, ed uno abruzzese nel pescarese, a Scafa
ed a San Valentino in Abruzzo Citeriore, dovrebbe derivare da
una variazione del nome greco
Pentheus, attribuito a volte al
quinto figlio. |
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PEPA
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Molto raro è tipico della zona di confine tra anconetano e
maceratese, dovrebbe derivare dal nomen latino
Pepa di
cui abbiamo un esempio in un'antica lapide di epoca romana:
"Mocolica / Moliavi f(ilia) / Pepa an(norum) LXV". |
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PEPARAIO |
Peparaio
ha un piccolo ceppo a Città della Pieve nel perugino, dovrebbe
derivare da un soprannome originato dal mestiere di commerciante
di pepe, probabilmente svolto dal capostipite. |
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PEPE
PEPI
PEPPE
PEPPETTI
PEPPI |
Pepe, molto diffuso in tutto il paese, soprattutto nel sud
Italia, Pepi è molto diffuso in Toscana, in particolare nel
fiorentino, nel senese e nel grossetano, con un ceppo anche in
Sicilia nell'area che comprende il nisseno, il ragusano ed il
catanese, Peppe è tipicamente laziale, con un ceppo a Roma, ma
il nucleo principale è a Fondi nel latinense, Peppetti ha un
ceppo a Todi nel perugino e presenta un piccolo ceppo anche ad
Ischia di Castro nel viterbese, Peppi, molto molto raro, è
specifico dell'area che comprende bolognese e ravennate,
dovrebbero tutti derivare, direttamente o tramite una forma
ipocoristica, da modificazioni familiari dialettali dell'aferesi
del nome Giuseppe,
probabilmente portato dal capostipite.
integrazioni fornite da
Vincenzo Pacelli
il cognome Pepe, nei documenti cinquecenteschi da me consultati
presso l'Archivio di Stato di Viterbo (arch. notarile di
Vignanello), deriva da un soprannone:
pipis in
latino, vale a dire pepe.
I nomi associati sono Bernardino e Giovanni. |
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PEPOLI
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Pepoli ha un ceppo romagnolo a Ravenna, a Cesena e Savignano sul
Rubicone nel cesenate ed a Rimini, un ceppo a Roma ed uno, molto
piccolo, a Taranto, dovrebbe derivare dal nome medioevale
Pepolus,
di cui abbiamo un esempio d'uso in un atto medioevale del 1229
nel vicentino: "Anno Domini millesimo .ccxxviiii. indictione
secunda, die .1111. intrante decembri, presentia Oderici filli
condam Clerici de Mestre, Coradini de Brentalo, Werre de
Brentalo, Endrieti eius filli, Endrieti de Parlano, Redulfini de
Tarvisio vilici domini Tibaldi, Petri filli lohanis de Martino
et aliorum; dominus Tebaldus de Ainardis de Tarvisio, Aldigerius
Curtus de Mestre, Iacobus nepos Serafini de Tarvisio, Rumnus de
Zello vilicus domini Pepoli prò ipso Pepolo, presbiter
Bertolameus de Cellarino procuratorio nomine abbatisse sancti
Zacharie de Ven., ut dicebat Marinus conversus sancti Cipriani
de terra ...", tracce di questa cognominizzazione le troviamo ad
Adria fin dal 1600: "...faciendo in Cathedrali Ecclesia in
diebus Veneris mensis Martii; sed eis licitum sit peracta solita
processione, ad eorum ecclesiam recedere: ita provisum per hoc
suii & Iulius Pepolus Vicarius Generalis: lectum, latum Andriæ
sub 20 m?sis Februarii 1621.". |
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PERA
PERI
PERO |
Pera è diffuso in Liguria, basso Piemonte, nel lucchese, nel
Lazio, nell'aquilano ed in Sicilia, Peri è diffuso in tutto il
nord, in Toscana, Lazio e Sicilia, Pero è del torinese ed
astigiano, del genovese, del perugino, del napoletano e
casertano, del palermitano e del Salento, dovrebbero tutti
derivare da modificazioni dialettali del nome Piero o Piera
derivati entrambi dal nome latino
Petrus. |
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PERABO
PERABO' |
Perabo, praticamente quasi unico, dovrebbe essere il frutto di
un'errata trascrizione del cognome Perabò, che, molto raro,
sembrerebbe originario delle Tre Venezie, del Friuli orientale
in particolare, dovrebbe derivare da una forma apocopaica
dialettale del nome medioevale
Petrobonus (vedi PIEROBON). |
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PERACCHI
PERACCHINI
PERACCHINO
PERACCHIO |
Peracchi sembra avere due nuclei, uno nel parmense ed uno nella
bergamasca, Peracchini, estremamente raro, ha un piccolo ceppo
tra ternano e viterbese, Peracchino, molto raro, è tipicamente
piemontese, di Candia canavese nel torinese in particolare,
Peracchio sembrerebbe tipicamente piemontese, dell'alessandrino,
di Alessandria, Lu, Fubine e Casale Monferrato, e di Torino,
dovrebbero derivare, direttamente o tramite una forma
diminutiva, da una modificazione ipocoristica del nome
Pietro,
di cui abbiamo un esempio d'uso in epoca rinascimentale in
questo testo del XVI° secolo: ".. Portum Ostiensem duplici sinu
ambituque coerceri, altero in continenti, intra quem effossa
humo, per canale navigia immittebantur; altero in ipso mari
duobus aggeribus, quasi brachiis in littore excitatis.
Exteriorem sinum et portum in nostro nummo expressum arenis
hodie undique oppletum, a Claudio factum consentiunt Antiquarii,
Architecti et Geographi; interiorem vero a Traiano additum
autumant, ex antiquo Traiani nummo, qui portum Traianum exhibet
exagonum, sive sexangularibus lateribus circumductum iuxta
vestigia interioris portus, qui et ipse exagonus cernitur. Talem
ediderunt Pyrrus Ligorius, Serlius, Labacchius, Du.
Peracchius
Architecti, atque inter Geographos apprime Cluverius ....... et
Abrahamus Ortelius, qui ita scribit in suo Thesauro Geographico
..". Di un Cristoforo Peracchi si ha traccia nel 1751; si legge
in un atto notarile che questi, morendo lasciò all'Ospedale di
Piacenza ogni suo avere.
integrazioni fornite da
Marie Lenarduzzi
I Peracchi o Perachi sono una nobile Famiglia della Savoia,
erano Signori feudali nelle Val di Lanzo, nel Canavese a Nole e
Grosso ("Cronologia feudale delle Valle di Lanzo, investiture
feudali"), che governarono dal XIV° secolo. |
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PERACCINI |
Presente
a Roma ed a Forlì, deriva da una variazione del nome medioevale
Petrus.Tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Pistoia
nel 1500 con Fra Cornelio Peraccini (1543-1611) e a San Miniato
(PI) nel 1600 con il Notaio criminale: Domenico Peraccini. |
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PERACINI
PERACINO
PERRACINI
PERRACINO |
Peracini e Perracini, quasi unici, sono del vercellese,
Peracino, molto molto raro, decisamente piemontese, è del
torinese e del biellese, e la variante Perracino è derivata dal
precedente per errori di trascrizione, dovrebbero tutti derivare
dal nome medioevale Peracinus,
una variante ipocoristica del nome
Petrus,
un'esempio dell'uso di questo nome lo abbiamo con il nobile
ferrarese citato nella Historia
almi Ferrariæ: "Peracinus
Visdomini Ferrariensis, nobili, ac perantiquo generi,
Philosophiae, ac Medicinae studiis, quibus admodum claruit,
decus addidit. E vivis discesisse abbo 1612, ac in Templo D.
Francisci fuisse tumulatum...", personaggio di rilievo con
questo cognome è stato il pittore Laurentius Peracinus nato in
Valsesia nel 1710. |
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PERAGINA
PERAGINE |
Peragina, praticamente unico, è del barese, Peragine è
tipicamente pugliese, del barese, di Grumo Appula in
particolare, ma ben presente anche a Bari, Sannicandro di Bari,
Altamura e Toritto, ed a Matera, l'origine etimologica di questi
cognomi è oscura, un'ipotesi poco probabile propone che possano
essere albanesi, e che derivino dal termine
përleshje
(gran confusione). |
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PERANI
PERANO |
Perani, abbastanza raro, dovrebbe essere specifico del bresciano
e bergamasco, si individuano due ceppi di Perano, uno nel
cuneese ed uno nel salernitano, che potrebbero derivare dal nome
latino Peranus,
di cui abbiamo un esempio nel
Lessico Universale: "...Hanc
post annos quinquagenos nova popularium manus adveniens
insigniter auxit. Duces Furius et Peranus, quem quidam Euxenum
appellant, fuere: qui Senani Ligurum Gallorum Regis gener
factus, ex Gipite, aliis Peta seu Aristoxena Protyn genuit, unde
Proridarum illustre Massiliae genus. Ab his Massilia legibus,
templis, Academia, artibus exornata, Aristocratice recta fuit,
sub quindecim Viris,..", non si può però escludere che derivino
da una modificazione del nome Pietro. |
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PERAGNOLI
PIERAGNOLI |
Peragnoli, assolutamente rarissimo, è toscano, della stezza zona
occupata dal cognome Pieragnoli, che ha un ceppo a Prato ed a
Vaiano nel pratese, a Certaldo, Firenze ed Empoli nel fiorentino
ed a San Miniato e Santa Croce sull'Arno nel pisano, dovrebbero
derivare dal nome portato dai capostipiti, che doveva essere
stato composto dai nomi Pero
o Piero
entrambi forme contratte del nome
Pietro,
aggiunti al nome Agnolo,
forma toscana arcaica del nome
Angelo. |
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PERANTONI |
Perantoni
ha un ceppo nel veronese a Pastrengo, Lazise e San Pietro in
Cariano ed uno nel sassarese in particolare a Laerru, dovrebbero
derivare dal nome composto Piero ed Antonio. |
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PERASOLE |
Perasole è tipico di Portici e di Napoli nel napoletano,
dovrebbe trattarsi di una forma matronimica derivata da una
capostipite chiamata con il nome arcaico femminile
Perasole,
nome a sua volta composto dall'unione dei nomi
Pera (Piera)
e Sole. |
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PERASSI
PERASSO
PERAZZI
PERAZZINI
PERAZZINO
PERAZZO
PETRASSI
PETRASSO |
Perassi è tipicamente piemontese, di Barge nel cuneese e di
Scalenghe nel torinese, Perasso invece è specifico di Genova,
Perazzi ha un nucleo nel milanese, uno nel verbanese ed uno nel
piacentino, con presenze anche nel fiorentino e nel romano,
Perazzini ha un ceppo a a Verona e Casaleone nel veronese, uno a
Rimini in particolare, ed a Sant'Arcangelo di Romagna, San
Giovanni in Marignano, Riccione, Bellaria e Igea Marina nel
riminese, ed uno tra viterbese e romano, a Roma ed a Lubriano
nel viterbese, Perazzino, quasi unico, è del viterbese nella
zona che confina con il ternano, Perazzo ha un ceppo nel
novarese, uno nella Liguria soprattutto di levante e nel
parmense ed un ceppo nel salernitano, Petrassi ha un ceppo a
Roma, San Cesareo e Zagarolo nel romano ed uno nel cosentino a
San Marco Argentano, Petrasso è specifico del cosentino, di
Montalto Uffugo e di San Marco Argentano, dovrebbero tutti
derivare, direttamente o tramite ipocoristici, da una variazione
dialettale di forme accrescitive o dispregiative del nome
Petrus.
Personaggio famoso è stato Giovanni Battista Perasso, detto il
Balilla, popolare figura storica della Genova del Settecento,
che il 5 dicembre 1746 lanciò il famoso sasso contro le truppe
austro-piemontesi che occupavano Genova, dando inizio alla
rivolta popolare che sfociò nella cacciata degli austriaci da
quella città. |
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PERAT
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Perat, quasi unico, è tipico dell'area goriziano, triestina,
dovrebbe derivare da un'alterazione del nome
Petrus,
prima trasformato in Perus
e quindi, con l'aggiunta del suffisso dispregiativo
at, in
Perat. |
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PERATA
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Perata è tipicamente ligure, del savonese, di Varazze in
particolare, di Savona, Di Borgio Verezzi e di Stella, dovrebbe
derivare da nomi di località basati sul termine medioevale
perata
(pietrosa)
del cui uso si hanno esempi nell'undicesimo secolo. |
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PERAZOLI
PERAZZOLI |
Perazoli, che è unico e sembrerebbe trentino, dovrebbe essere
dovuto ad errori di trascrizione del cognome Perazzoli, che,
molto raro, dovrebbe avere due nuclei, nel piacentino e nel
veronese, e che dovrebbe derivare da una modificazione
ipocoristica di una forma dispregiativa del nome
Pietro.
Si trovano tracce del cognome sul libro dei benefattori della
Parrocchia di Torrazza Coste nel pavese, dove si legge, nell'Atto
di erezione a Parrocchia della
Chiesa che risale al 11 Marzo 1625, redatto dal Notaio
Bartolomeo Marcellino di Pavia, che fu sottoscritto presso il
Vicariato di Mondondone, dal Comitato per l'erigenda Parrocchia,
di cui faceva parte un certo Perazzoli Domenico. |
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PERBONI |
Perboni è tipico della zona ai confini delle province di Verona,
Ferrara, Modena e soprattutto Mantova, con un ceppo secondario a
Milano, dovrebbe derivare dal nome medioevale tardo latino
Perbonus,
dove il prefisso per-
rende superlativo il successivo
bonus, con il significato
finale di buonissimo,
l'uso di questo termine lo troviamo ad esempio nell'orazione di
Cicerone de domo sua:
"...Quid? si etiam pluribus de rebus uno sortitore tulisti,
tamenne arbitraris id quod M. Drusus in legibus suis plerisque,
perbonus ille vir, M. Scauro et L. Crasso consiliariis non
obtinuerit, id te posse, omnium facinorum et stuprorum hominem,
Decumis et Clodiis auctoribus obtinere? ..". |
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PERCHIACCA |
Perchiacca assolutamente rarissimo, è un cognome tipicamente
campano, si dovrebbe trattare di un cognome attribuito ad un
trovatello, per il quale il funzionario dell'ente che lo aveva
accolto aveva fatto forse riferimento a chi lo aveva
abbandonato, il termine
perchiacca in napoletano
arcaico era riferito all'organo sessuale femminile nel senso più
volgare. |
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PERCHIAZZI |
Perchiazzi è tipico di Bari e del barese, con un piccolo ceppo
anche a Taranto, potrebbe derivare da un'italianizzazione del
cognome slavo Perkas
o del cognome sempre slavo
Perchaez. |
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PERCIACCANTE
PERCIANTE
PERCIANTI |
Perciaccante è specifico di Cassano allo Jonio nel cosentino,
Perciante è tipicamente lucano, con un ceppo a Lagonegro nel
potentino ed uno nel materano a Montalbano Jonico e Policoro,
Percianti, praticamente unico, dovrebbe essere dovuto ad un
errore di trascrizione del precedente, dovrebbero derivare,
direttamente o attraverso una forma contratta, da un soprannome
basato sul termine calabro, lucano
pircacciante
(procacciatore d'affari,
mediatore), probabilmente
indicando così quale fosse stato il mestiere dei capostipiti,
meno probabile una derivazione da soprannomi basati sul termine
dialettale calabrese
pirciacchiari (arrabattarsi,
vivere di espedienti). |
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PERCIAVALLE
PERCIBALLE
PERCIBALLI
PERCIVALDI
PERCIVALLE
PERCIVALLI
PERSIVALLE |
Perciavalle ha un ceppo a Napoli ed uno nel cosentino, in
particolare ad Amantea, Perciballe è specifico del latinense, di
Sezze, Latina e Terracina, Perciballi, sempre laziale, molto più
diffuso, ha un grosso ceppo nel frusinate a Boville Ernica,
Veroli, Ripi e Frosinone, e nel romano a Roma, Velletri, Albano
Laziale e Marino, Percivaldi, molto molto raro, è della zona tra
Milano e Pavia, Percivalle, altrettanto raro è della zona che
comprende le province di Milano, Pavia ed Alessandria,
Percivalli, assolutamente rarissimo, è tipico del bresciano,
Persivalle, estremamente raro, è specifico del Piemonte,
derivano tutti da varie forme alterate del nome medioevale di
origine germanica Percivaldus,
il Parsifal
wagneriano, di questo nome abbiamo un esempio nella
Historia Bavarica
del 1300: "... Nemo fere erat qui non auguraretur tristia
denunciari. Sed Percivaldus Sporneckerus stabuli praefectus, ad
longe diversa et veriora praesagia omen referebat, designatam
esse aream dicens, in qua beata Virgo exigeret aedem, in
stipendium victoriae, quam ipsa propitiasset....". |
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PERCOCO
PERCUOCO |
Percoco ha un ceppo nel latinense, sopratutto a Terracina, uno
nel barese a Cassano Delle Murge, Casamassima ed Altamura, ed
uno tra potentino e cosentino vicino a Castrovillari, Percuoco
ha un piccolo ceppo a Gaeta (LT) ed uno a Napoli e nel
napoletano, dovrebbero derivare entrambi da soprannomi originati
dal vocabolo dialettale meridionale
percuoco
(albicocco). |
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PERDIGHE
PERDISCI
PERDIXI |
Tutti molto rari e decisamente sardi, Perdighe ha un
piccolissimo ceppo a Samugheo nell'oristanese, Perdisci,
leggermente meno raro, ha un piccolo ceppo a Cagliari ed a
Tortolì nell'Ogliastra, Perdixi, il più raro, ha qualche rara
presenza qua e là nell'isola.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PERDIGHE; PERDISCI; PERDIXI: la
pernice, dal latino
perdix,
dal greco πέρδιξ (perdix).
La variante più antica del cognome è
Perdìxi
con la “x” fricativa palatale sonora, come la “j” francese. Che
diventa dura nelle parlate centrali >
perdìke.
[ nel greco troviamo la voce κακκαβίς (caccabìs)
= pernice
ed il verbo κακκαβίζω (caccabìzo)
= chioccio, schiamazzo, faccio
il verso della pernice. La voce
greca è rimasta nel sardo “caccàbiu
– deverbale da caccabiài,
che richiama proprio lo
schiamazzo della pernice quando si leva in volo spaventata
– la voce non è contemplata nel D.E.S. de Wagner]. Il cognome è
presente nelle carte medioevali della lingua e della storia
della Sardegna. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del
1388, figura un certo, Perdighi Petro, jurato ville Acene, *
Acene…distrutto: Acenis. Contrate Marmille – il paese, “villa”
era ubicato tra gli attuali villaggi di Barèssa e Sìmala. In
periodo medioevale appartenne alla Curadorìa di Marmilla, nel
regno giudicale di Arborea. Dal 1410 Acenis o Azena divenne
villaggio del regno catalano aragonese di Sardegna e fu concesso
in feudo a Garçia de Ferrera, passò poi a Raimondo de Moncada,
quindi (per acquisto) a Pietro Besalù, poi ai Carròs, ai
Centelles ed ancora a Pasquale Borgia, infine ai Català…Nel 1751
era del tutto abbandonato. Attualmente il cognome Perdighe è
presente in 9 Comuni italiani, di cui 6 in Sardegna: Samugheo
11, Oristano 6, Carbonia 5, etc. Perdisci è presente in 15
Comuni d’Italia, di cui 11 in Sardegna: Cagliari 16, Tortolì 11,
Sestu 6, etc. Perdixi è presente in 4 Comuni italiani, di cui 3
in Sardegna: Sorso, Tortolì ed Iglesias, tutti con un solo
nucleo familiare. |
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PERDONI |
Rarissimo, è specifico del piacentino. |
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PEREGO
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Specifico dell'areale che comprende le province di Milano,
Varese, Como, Lecco e Bergamo, deriva dal toponimo Perego nel
lecchese. Un principio di questa cognominizzazione lo troviamo
già nel 1200 con Leone da Perego, arcivescovo di Milano dal 1241
al 1257, il cognome conclamato lo troviamo poi ad esempio in un
atto del 27 giugno 1524 rogato dal notaio Erasmo Perego di
Barzanò (LC). Nel 1754 lo scultore Giuseppe Perego viene assunto
dalla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano con l'incarico di
fare la Madonnina che dalla guglia più alta dominerà il
capoluogo lombardo.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Perego deriva dal nome della località di Perego nel lecchese.
Taluni vogliono che Perego sia una forma rotacizzata
(sostituzione della elle
intervocalica con la erre)
di Pelago=
distesa d'acqua, zona di tipo
lacustre. |
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PEREGRINI |
Peregrini, ormai assolutamente rarissimo, è decisamente rimasto
solo a Milano era in origine un'antichissima famiglia nobile
comasca, cui venne attribuito il titolo di conte, il cognome
dovrebbe derivare dal nome medioevale
Peregrinus,
una variante arcaica del nome Pellegrinus, di quest'uso abbiamo
un esempio in quest'atto di donazione dell'anno 1100:
"...Quarumque unam tunc temporis tenebat Girardus Nirduls,
alteram Berno Butez et Peregrinus. Dono etiam micham Jordanis,
quam tenebat Girardus Pusirs, solventem XX solidos singulis
annis; miccam quoque Trisoldi Fabri, solventem per singulos
annos LX solidos; pratum etiam de Cantevie, et mansum in
Fraxino, quem tenebat Isingarius, cognomento Rex. ...".
Ricordiamo che l'illustre fisico comasco Alessandro Volta sposò
nel 1794 Teresa Peregrini, figlia del conte Ludovico Peregrini. |
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PERES
PEREZ |
Peres ha un ceppo nell'udinese che dovrebbe derivare da una
versione dialettale del nome
Pero derivato da Piero che
è una modificazione del nome Pietro, ha ceppi nel napoletano,
nel foggiano ed in Sicilia, Perez ha vari ceppi in Sicilia, nel
napoletano e nel brindisino, di chiara origine spagnola dovrebbe
trattarsi di un patronimico dal nome spagnolo
Pero (Pietro)
con l'aggiunta del suffisso -ez
per figlio di, o di una sua modificazione. |
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PERESIN |
Assolutamente rarissimo, quasi unico, sembra specifico veneto,
della zona di Grado, dovrebbe derivare da una versione
dialettale del nome Pero derivato da Piero che è una
modificazione del nome Pietro. |
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PERETTI
PERETTO |
Peretti, abbastanza diffuso, sembra avere più ceppi, in
Piemonte, nella Lombardia occidentale, nel veronese e vicentino,
nelle Marche meridionali ed in provincia di Roma, Peretto ha un
ceppo piemontese, in particolare nel torinese a Settimo Vittone,
Torino, Mercenasco e Carignano, ed uno veneto, nel vicentino
soprattutto, a Valdagno, Altavilla Vicentina, Rosà, Montecchio
Maggiore, Castelgomberto e Cornedo Vicentino, a Fiesso
Umbertiano nel robigoto ed a Castagnaro nel veronese, con un
piccolo ceppo anche in Sardegna ad Alghero nel sassarese,
dovrebbero derivare dal nome medioevale
Perettus,
una modificazione del nome
Pietro; di questa
cognominizzazione abbiamo tracce ad esempio nel 1500 con il
Cardinale Alexander Perettus, nonno del papa Sisto V°. |
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PERFETTA
PERFETTI
PERFETTO |
Perfetta è quasi unico, Perfetti è presente in tutta l'Italia
peninsulare, soprattutto in Toscana, Lazio, napoletano e
cosentino, Perfetto, tipico del sud con un grosso ceppo tra
napoletano e casertano, ha ceppi nel romano, nel pescarese, nel
palermitano e nel Salento.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nel nome medievale
Perfetto,
attribuito al neonato in chiaro senso augurale. Dal punto di
vista storico, tracce di questo nome si trovano a Siena tra il
1100 e il 1200, con personaggi come Perfetta, moglie di Pascasio
del fu Giovanni, e Perfetta, figlia di Rustichella, vedova di
Bonsenno. In conclusione, dunque, si tratta delle
cognominizzazioni dei nomi personali dei capostipiti. |
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PERGHEM |
Tipico di Nomi (TN) e della vicina Rovereto, dovrebbe avere
origini cimbriche derivando dal termine cimbro
pearghe (montagne)
e starebbe ad indicare un'origine montanara del capostipite. |
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PERGOLA
PERGOLI |
Pergola è
diffuso a macchia di leopardo in tutt'Italia, ha ceppi
significativi a Lucca, Roma, Napoli e salernitano, Potenza,
Nardò (LE) ed in Sicilia soprattutto ad Assoro e Pietraperzia
(EN), Pergoli è quasi unico, dovrebbero derivare da nomi di
frazioni o località contenenti il nome pergola come ce ne sono
molti in ogni parte d'Italia, ad esempio il monte Pergola-San
Marco nel salernitano. |
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PERGOLESE
PERGOLESI |
Pergolese, assolutamente rarissimo, sembrerebbe del sud,
Pergolesi è tipico della fascia che comprende Marche nella zona
di Filottrano (AN) , Umbria a Foligno, Gualdo Cattaneo, Perugia
e Spello (PG) e Lazio a Roma e Civitavecchia, derivano
dall'etnico di paesi come Pergola (PU), di assoluto rilievo è
stato il famosissimo compositore Giovanni Battista Pergolesi (4
gennaio 1710 - 16 marzo 1736). |
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PERGOLIZZI |
Pergolizzi è siciliano, ha un ceppo a Catania e Paternò, uno a
Messina e Milazzo ed uno a Palermo, dovrebbe derivare dal
diminutivo dialettale del termine pergole sia riferito al
toponimo Pergole (PA), sia come riferimento a caratteristiche
dell'abitazione della famiglia, quelli delle pergole. |
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PERIC
PERICH |
Cognomi molto rari dell'areale triestino, di origini
serbocroate, dovrebbero discendere dal cognome medioevale croato
Perica
a sua volta derivato dal nome personale
Pere, da
cui deriva Peric
che significa figlio di Pere. |
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PERICO
|
Perico è
un cognome tipico del bergamasco, di Bergamo, Ponte San Pietro,
Mapello, Sotto Il Monte, Carvico, Villa D`adda, Ambivere,
Presezzo, Treviolo e Chignolo D`isola, dovrebbe derivare da
modificazioni dialettali del toponimo Perego (LC). |
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PERICOLI |
Pericoli ha un ceppo a Firenze e nell'aretino a Cavriglia ed
Arezzo, un ceppo nel perugino a Magione, Castiglione del Lago e
Gualdo Tadino, ed un ceppo a Roma, dovrebbe trattarsi di una
forma ipocoristica del nome medioevale
Perus,
una forma contratta del nome
Petrus, ma potrebbe anche
derivare da un ipocoristico del nome provenzale
Peric (Piero). |
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PERICOLO |
Pericolo è tipicamente campano, di Sala Consilina nel
salernitano e di Avellino, dovrebbe trattarsi di una forma
ipocoristica del nome sia provenzale che brettone
Peric (Piero),
o potrebbe anche trattarsi di un'ipocoristico del nome e cognome
slavo Peric
(vedi PERIC). |
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PERICONE
PERICONI
PERRICONE
PERRICONI |
Pericone, molto molto raro, ha presenze in Sicilia e nel
reggino, Periconi è unico, dovrebbe essere dovuto ad una forma
alterata del precedente, Perricone è tipicamente siciliano, di
Palermo in particolare, di Ribera, Villafranca Sicula e Santa
Margherita di Belice nell'agrigentino, di Alcamo, Marsala.
Trapani e Vita nel trapanese, diNoto e Rosolini nel siracusano,
di Catania, di Chiusa Sclafani nel palermitano, di Enna e di
Caltanissetta e Delia nel nisseno, Perriconi è quasi unico e
dovrebbe derivare da un'alterazione dialettale del precedente,
dovrebbero derivare dal cognome spagnolo
Perricon,
originatosi da forme dialettali catalane basate sul termine
perro
(cane). |
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PERICU
|
Pericu, molto raro, è decisamente sardo, di Ozieri nel
sassarese, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal
termine dialettale sardo per
iperico (erba
di san Giovanni o scacciadiavoli
), un tipo di erba medicamentosa. |
|
PERILLO |
Tipico campano, con un possibile ceppo in Puglia, dovrebbe
derivare dal toponimo Prato Perillo (SA), ma potrebbe anche
derivare da una modificazione dialettale del nome Pietro.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Perillo è un cognome meridionale che viene dal dialetto
calabrese 'pirillu'
= sorta di pera piccolissima.
Rohlfs 146. |
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PERILONGHI
PERILONGO |
Perilonghi, quasi unico, è del padovano, Perilongo, molto molto
raro, è tipico del vicentino, dovrebbe derivare dal nome
medioevale Petrus Longus, di cui abbiamo un esempio d'uso in
Saxo Grammaticus: "..Quod perfidia an metu egerint, dubium
reliquere. E quibus Petrus Longus, insignis staturae (di statura
notevole), aegre dicendi potestatem adeptus, affirmare se,
tametsi miles Absalonis esset, respectum eius civium cultui non
anteferre, populi maiestatem pontificis partibus priorem ducere,
plus publicae caritati quam privatae debere; ceterum ad omnes
vulgi actus imitandos propensiore animo fore, libertatem eius
iam quasi naufragam ac periclitantem ne armis quidem protegere
dubiaturum. ..".
integrazioni fornite da
Rosanna Perilongo
Perilongo è un cognome di origine veneta, deriva da "Petrus
Longus"=Pietro
il lungo, trasformatosi poi in
Piero il longo,
e quindi per contrazione in
Perilongo. |
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PERIN
PERINELLI
PERINELLO
PERINETTI
PERINETTO
PERINI
PERINO |
Perin è assolutamente veneto, Perinelli ha un ceppo nel
veronese, uno molto piccolo nel pescarese ed uno nel Lazio, nel
romano e frusinate soprattutto, Perinello, assolutamente
rarissimo, dovrebbe essere veneto, Perinetti ha un ceppo
piemontese, a Torino, Ivrea e Caravino nel torinese, ed uno
abruzzese, a Civitella Casanova, Nocciano e Pescara nel
pescarese ed a L'Aquila e Trasacco nell'aquilano, con un ceppo
anche a Roma, Perinetto ha un ceppo piemontese nel torinese, a
Collegno, Caluso e Santena, ed uno nel vicentino, a Vicenza in
particolare, Perini è diffuso in tutto il centro nord, Perino è
specifico del torinese, con un ceppo nel sassarese ed uno nel
palermitano, possono derivare, direttamente o tramite forme
ipocoristiche, dal nome medioevale latino
Perinus
di cui abbiamo un esempio nel protovescovo pisano Perinus del I°
secolo, e ad Ascoli Piceno nel 1300 come leggiamo in questo
documento del 1322: "Nomina vero predictorum fratrum, et
officiorum que habuerunt in ipso conventu tempore interdicti sic
citatorum, sunt ista...Perinus Pilosus de Tuderto fuit
baccalarius in dicto conventuo...", o anche da Perino,
diminutivo di Pietro. Perino Cesarei fu infatti un noto pittore
della seconda metà del 1500. |
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PERINU
PIRINU |
Perinu ha un ceppo ad Oschiri in Gallura ed uno a Cagliari,
molto raro, Pirinu, non molto comune, è tipico di tutta la
Sardegna, ha un ceppo a Mamoiada nel nuorese, a Domusnovas
nell'iglesiente a Sassari e presenze nell'oristanese, in Gallura
e nel cagliaritano, dovrebbe trattarsi di forme ipocoristiche
sarde del nome Petrus.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PERINU; PIRINA; PIRINU: sembrano avere lo stesso valore
semantico e la stessa radice, ma non ne abbiamo la certezza. La
radice potrebbe essere il latino
pirus o
pirum
= pero
o pera:
quindi piccola pera!
Ci sembra strano un cognome con tale significato. È molto più
probabile che derivino dal nome
Piero, Pierino, Pietro, Pietrino.
Qui da noi per designare un bambino dal fare un po’ monello, lo
chiamiamo Pirinu, Pirineddu, e deriva dal “Pierino” delle
allegre storielle. Il cognome, nelle sue varianti, è presente
negli antiche documenti della lingua e della storia della
Sardegna. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE, del
1388, troviamo: Perina (de) Marianus – de Aristanni, ***
Aristanni: elenco dei nomi dei firmatari della PETIZIONE. Omnes
cives mercatores et habitatores dicte civitatis…nisi pastores
bestiaminum et quorum dificulter demorari non
poterant…congregati. Porta la data : die XIIII mensis Januarii
M°. CCC°. LXXXVIII° et etc. ; Perinu (de) Andrea, jurato ville
Lunamadrona, * Lunamadrona…odierno Lunamatrona. Contrate
Marmille. Nel Di. Sto. Sa. Di F.Cesare Casula è citato Perina (o
Pernia)Giorgio, vescovo della diocesi di Galtellì, dal 1467 al
1487. Frate dell’ordine benedettino dei Camaldolesi, fu tra gli
ultimi priori del monastero di Santa Maria di Bonarcado.
Attualmente il cognome Perinu è presente in 21 Comuni italiani,
di cui 13 in Sardegna : Oschiri 28, Cagliari 13, Quartu 8, etc.
Pirina è presente in 62 Comuni d’Italia, di cui 25 in Sardegna :
Arzachena 121, Olbia 114, Telti 87, Tempio 79, etc. Pirinu è
presente in 25 Comuni italiani, di cui 18 in Sardegna : Mamoiada
24, Domusnovas 15, Sassari 9, etc. |
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PERIOLI
PERIOLO |
Perioli ha un ceppo nello spezzino, a La Spezia e Vezzano
Ligure, ed uno a Città di Castello nel perugino, Periolo è quasi
unico, dovrebbero derivare dal nome medioevale
Periolus,
un ipocoristico di Perus
(Pietro),
di cui abbiamo tracce a Perugia nel 1260, dove in un atto si
legge: "...Agnolellus condam Perioli...".
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Perioli è cognome spezzino ed umbro-toscano, probabile
alterazione del cognome base
Pietri. Da notare che 'periόlo'
è anche una voce veneta per indicare l'imbuto. |
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PERIPOLI
PERIPOLLI |
Sono entrambi tipici del vicentino, Peripoli è di Montecchio
Maggiore e Valdagno, mentre Peripolli è di Cornedo Vicentino,
Montecchio Maggiore e Malo, potrebbero derivare dal nome greco
Peripolus
diffuso anticamente a Rodi, e che potrebbe essere arrivato
all'epoca delle guerre contro gli invasori turchi, ma potrebbero
anche derivare da un soprannome in lingua cimbra con il
significato di farina degli orsi. |
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PERISSINOTTI
PERISSINOTTO |
Perissinotti è specifico del pordenonese, di Pordenone e
Cordenons, Perissinotto è caratteristiche delle Tre Venezia, del
Veneto in particolare del veneziano, di San Donà di Piave,
Fossalta di Piave, Noventa di Piave, Venezia, Eraclea, Concordia
Sagittaria, Musile di Piave, Cavallino, Portogruaro, Santo Stino
di Livenza, Iesolo, Spinea e Caorle, di Treviso, Silea,
Carbonera ed Oderzo nel trevisano e di Padova, con piccoli ceppi
anche a Trento e Bolzano, a San Vito al Tagliamento, Azzano
Decimo e Cordenons nel pordenonese ed a Trieste, si tratta di
forme ipocoristiche dialettali venete derivate da un'alterazione
dialettale Pedresso
del nome Petrus,
o, più probabilmente da un'alterazione ipocoristica
dell'ipocoristico tedesco Peritz
(Pietrino) |
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PERITORE
PIRITORE |
Peritore è tipico siciliano, di Licata (AG) in particolare, con
un ceppo anche a Gela (CT), Piritore, tipico di Palma di
Montechiaro (AG), decisamente più raro, è probabilmente una
forma variata del precedente, dovrebbe derivare da un
soprannome.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Potrebbe essere un deverbale del verbo
peritarsi
nel senso di esitare, aver paura, oppure avere un rapporto con
l'aggettivo perito,
(esperto,
abile).
integrazioni fornite da
Franco Pettinato
Peritore e Piritore potrebbero anche ragionevolmente derivare
dal fatto di ricoprire il capostipite l'incarico di Pretore,
tramite la voce siciliana
pirituri dal vocabolo latino
Praetor-oris.
(Pretore). |
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PERITZ
PERIZ |
Peritz è ormai quasi scomparso in Italia, Periz è ancora
presente, anche in misura minima in Friuli, si dovrebbe trattare
di cognomi friulani di origine austriaca derivati dal nome
Petrus
(Pietro),
contratto in Per-,
con l'aggiunta del suffisso ipocoristico tedesco
-itz
(vedi FRIZ). |
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PERLA
PERNA |
Perla è
presente a macchia di leopardo in tutto il centro sud, Perna,
molto più diffuso occupa lo stesso areale, derivano dal nome
femminile latino Perna di cui Perla è il derivato, in altri casi
il cognome potrebbe derivare da nomi di località. Tracce di
questa cognominizzazione si hanno nel 1108 in un atto redatto a
Napoli, dove si può leggere: "...Iohanne quamque Petrum uterinis
germanis filiis quondam Martini primicerii qui nominatur Perna.
habitatoribus in loco qui vocatur capitinianum at sanctum
Sergium que est foris flubeum...". |
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PERLANGELI |
Perlangeli è specifico del leccese, di Trepuzzi, Squinzano,
Lecce e Surbo, l'ipotesi più probabile consiste in una
derivazione da un'alterazione del nome medioevale
Perlingeri
(vedi PERLANGIERO), ma potrebbe derivare dal nome composto dai
nomi Perla
ed Angelo,
forse portato dal capostipite, meno probabile, anche se non
impossibile, una derivazione da un errore di trascrizione del
nome Pierangelo. |
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PERLANGIERO
PERLINGERI
PERLINGIERI |
Perlangiero e Perlingeri sono quasi unici, Perlingieri sempre
molto raro sembrerebbe campano.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Perlangiero, unico, è riscontrabile solo a Varoni (BN),
Perlingeri, rarissimo, è forse un errore di trascrizione di
Perlingieri, prevalentemente campano, tutti questi cognomi si
prestano ad almeno due ipotesi riguardo al loro significato. Una
prima interpretazione li fa derivare da varianti del nome
provenzale Berenger
o Bellenger, col significato di valoroso combattente (alcuni,
tuttavia, ritengono che il nome sia d'origine germanica, formato
dai termini beran, orso, e gaira, lancia, col significato,
dunque, di orso con la lancia o lancia dell'orso, in relazione
alla forza di questo animale). Un'altra interpretazione li fa
invece derivare dalla voce arcaica
berlingiere
(o da sue varianti), col significato di chiacchierone, ciarlone:
l'origine del termine va ricercata nell'antico francese
brelenc
o berlenc (tavola da gioco o da pranzo), da cui l'italiano
berlengo, di uguale significato, e dunque il verbo berlingare,
cioè chiacchierare, spettegolare, così che il berlingiere è
letteralmente colui che chiacchiera molto. In definitiva, si
tratta allora di cognomi derivati o dai nomi personali dei
capostipiti o da soprannomi loro attribuiti. |
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PERLATI
PERLATO |
Perlati è specifico del veronese, di Verona, Badia Calavena ed
Illasi, Perlato, leggermente più raro, è anch'esso di Verona e
di Tregnago nel veronese, dovrebbero derivare dal nome
medioevale Perlatus,
di cui abbiamo un esempio d'uso in questo scritto del XII°
secolo: "..Perlatum est ad audientiam nostram, quod, quum H.
filius quondam Lazari, ad partes Constantinopolitanas
transisset, et ibi moram per decennium et amplius faciens, ad I.
uxorem suam non rediens, ipsa apud bonae memoriae I. quondam
Vincentinum episcopum adversus eum querelam deposuit, et quod
eum non posset diutius exspectare, nihilominus allegavit...". |
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PERLETTI |
Tipico
lombardo, del bergamasco in particolare della zona tra Grumello
Del Monte e Castelli Calepio con un ramo anche a Ciserano,
dovrebbero derivare dal toponimo Perledo (LC). |
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PERLI
PERLIN
PERLINI
PERLINO |
Perli sembrerebbe tipicamente trentino, di Zambana, Andalo e
Lavis nel trentino, con presenze anche nel vicentino a
Valstagna, Romano d'Ezzelino e Bassano del Grappa, Perlin,
assolutamente rarissimo, è dell'area veneziana e pordenonese,
Perlini ha un ceppo in provincia di Sondrio, uno nel veronese,
uno in Romagna, nel pesarese e nell'anconetano ed uno nel
romano, Perlino, molto raro, ha un ceppo tra torinese ed
astigiano (vedi anche PERLO) ed uno nel barese, potrebbero
derivare da forme apocopaiche del nome medioevale germanico
Perlingiero
(vedi PERLANGIERO), o direttamente dal nome medioevale
Perlinus. |
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PERLO
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Perlo è
decisamente piemontese, del torinese e del cuneese, con presenze
anche nel savonese e nell'imperiese, dovrebbe derivare dal nome
del comune cuneese di Perlo, probabile località d'origine dei
capostipiti. |
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PERLONGO |
Perlongo è specifico del palermitano, di Villabate, Palermo e
Ficarazzi, dovrebbe derivare da una forma contratta del nome
Petrus Longus
(Pietro il lungo)
(vedi PERILONGHI), ma non si può escludere che possa trattarsi
di una forma aferetica alterata originata da un toponimo, che
potrebbe essere stato una forma arcaica del paese ennese di
Sperlinga
o dalla città di Brancaleone nel reggino, il cui antico nome era
Sperlonga. |
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PERNI
PERNO |
Perni ha un piccolo ceppo nell'urbinate, uno tra Umbria, reatino
e romano, in particolare a Todi nel perugino, a Terni, a Poggio
Mirteto nel reatino ed a Roma, ed uno nel catanese, ad Adrano e
Catania, Perno ha un ceppo piemontese a Torino e Collegno nel
torinese ed a Treiso ed Alba nel cuneese, ed uno a Roma,
dovrebbero derivare dal nome tardo latino
Pernus,
di cui abbiamo un esempio nel
Vitae germanorum Theologorum:
"..Virginis locum eminentiorem conscendunt: ibi considentibus
collegis surrexit Castrensis; et habita ad populum circumfusum
oratione, sententiam de scripto recitavit: Bucerum et Fagium
haereseos damnavit: cadavera effodi, et magistratui tradi
iussit. Promulgara sententia Pernus qui dam multa in Bucerum
dixit quo perorante valvae templi versibus, in reos salse
scriptis, fuerunt oppletae...". |
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PERNICE
PERNICI |
Pernice ha un ceppo a Torre del Greco nel napoletano, e ad
Ercolano e Napoli, uno piccolo a Foggia, ma il grosso è
concentrato in Sicilia, dove presenta ceppi a Palermo, Marineo,
Villabate e Villafrati nel palermitano, a Mazara del Vallo e
Castelvetrano nel trapanese, a Messina ed a Grammichele, Catania
ed Acireale nel catanese, Pernici ha un ceppo a Piancogno nel
bergamasco, uno ad Arezzo ed Anghiari nell'aretino ed uno a Roma
e Civitavecchia nel romano, dovrebbero derivare dal nome latino
di origine greca Perdice,
Perdicis (Pernice),
ricordiamo con questo nome Perdice, figlio della sorella del
famosissimo Dedalo. |
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PERNICIARO
PERNICONE |
Perniciaro è tipicamente siciliano, di Mazara del Vallo, Trapani
ed Erice nel trapanese e di Palermo e Mezzojuso nel palermitano,
Pernicone, sempre siciliano, è di Catania e Misterbianco nel
catanese, dovrebbero indicare il mestiere dei capostipiti,
probabilmente gente che lavorava le
perne (conchiglie)
producendo i caratteristici soprammobili siciliani di stile
marino. |
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PERNIGOTTI |
Pernigotti è tipico di Tortona nell'alessandrino, con un ceppo
secondario anche a Torino e Genova, dovrebbe derivare da un
soprannome originato dal vocabolo dialettale
pernigott
(pernice),
forse motivato da caratteristiche fisiche del capostipite. |
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PERO
PERU |
Pero è presente a Villacidro nel Medio Campidano, Peru è
tipicamente sardo della parte settentrionale dell'isola, di
Aggius e Trinità d'Agultu e Vignola nell'olbiese e di Sorso,
Viddalba e Sassari nel sassarese, dovrebbe derivare da una forma
dialettale contratta del nome
Petrus. (vedi anche PERA)
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PERU; PERO: alla base dei due cognomi c’è il nome
Petro/u o
Pièru, Pietro, Piero.
Nelle carte antiche della lingua e della storia della Sardegna:
il nome Petro/u è tra quelli più comuni. Come cognome è
presente, ma molto raro. Tra i firmatari della Pace di Eleonora,
LPDE del 1388, troviamo: Peru (de) Joanne, burgi de Osilo. *
Osilo …odierno Osilo; in periodo medioevale appartenne prima
alla Curadorìa di Romangia Flumenargia, poi al distretto di
Romangia, con Montes, nel regno giudicale di Torres. Per lungo
tempo fu comunque possedimento privato dei Malaspina, insieme al
Castello omonimo, fino la 1324, circa, dopodichè andò a far
parte del Regno catalano aragonese di Sardegna; Petro (de)
Nicolao – de Castri Januensis, ** Castri Januensis Civitas
(Castel Genovese – oggi Castel Sardo). Omnibus habitantibus …in
ville de Coginas ... die undecima januarii …1388, in posse De
Valle Anthoni filii. Attualmente il cognome Peru è presente in
34 Comuni italiani, dicui 18 in Sardegna : Aggius 59, Sorso 56,
Viddalba 49, etc. Il cognome Pero è presente in 118 Comuni
d’Italia, ma in Sardegna lo troviamo in un solo Comune, a
Villacidro con 15. |
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PEROLI
PEROLO |
Peroli è tipico di Buttapietra (VR), di Verona e di San Giovanni
Lupatoto, Perolo, molto molto più raro, è veronese, dovrebbe
derivare da una forma arcaica di un ipocoristico del nome
Pietro, tracce di quest'uso le troviamo ad esempio nel
Codice Diplomatico Pavese
in una Carta denunciationis
dell'anno 1280 a Pavia: "...Georgius de Verçario, syndicus
procurator monasterii Sancti Felicis, nomine predicti
monasterii, dixit, denunciavit et requixivit Perolo de Sancto
Yvencio quod deberet ei solvere, nomine monasterii
supradicti...". |
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PEROLA
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Assolutamente raro, potrebbe essere milanese o bergamasco, è
probabilmente un errore di trascrizione del meno raro Pirola,
che occupa appunto l'area del milanese e bergamasco, dovrebbe
derivare da una modificazione del nome Pietro. |
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PERON
PERONCINI
PERONE
PERONI
PERRONE
PERRONI |
Peroncini è molto raro ed è tipico della zona tra Milano e
Piacenza, Perone ha un nucleo campano tra Torre del Greco,
Napoli e Casoria, Bonea e Montesarchio nel beneventano, e
Rotondi nell'avellinese, ha un ceppo anche in Sicilia a Vittoria
(RG) ed uno in Toscana nel pistoiese, Peroni ha un importante
nucleo nel lombardo veneto, ma sembrano esserci alcuni ceppi
lungo la via Emilia e la statale adriatica, da Bologna giù giù
fino a Teramo ed uno nel Lazio, Perrone è molto diffuso in
tutt'Italia, Perroni, molto raro, ha un ceppo nel Lazio ed uno
nella zona dello stretto di Messina, dovrebbero tutti derivare
dal nome medioevale Perrone
o
Perone derivato da ipocoristici
del nome Pietro, di cui abbiamo un esempio a Trento nel 1200 con
il canonico Perrone della locale cattedrale, in alcuni casi
possono derivare da toponimi come Perrone (TA). Tracce di
questa cognominizzazione le troviamo a Reggio Calabria nel 1500
con il notaio Perrone, a Torchiarolo (BR) nella seconda metà
dello stesso secolo con la honesta Filomena Perrone, citata in
un atto di successione, nel 1600 un Monsignor Perrone è Vescovo
di Nicastro (CZ). |
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PERONACE
PERONACI |
Peronace, molto molto raro, è calabrese, con piccolissimi ceppi
a Stignano e Camini nel reggino, ed a Catanzaro, Santa Caterina
dello Ionio e Guarda valle nel catanzarese, Peronaci, quasi
unico, è del catanzarese, dovrebbero derivare
dall'italianizzazione del cognome greco, soprattutto cretese,
Perounakis
o Pirounakis. |
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PEROSA
PEROSSA |
Perosa è tipicamente del veneziano e friulano, Perossa è
specifico di Trieste e di Muggia nel triestino, ben
difficilmente possono derivare dai vari toponimi Perosa del
Piemonte e altrettanto improbabile è un collegamento con il nome
arcaico di Perugia.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
PEROSA - Forma non geminata del cognome PEROSSA tipico di
Trieste. Il capostipite fu un Iacomo de Petroxa documentato nel
1426, detto anche Iacomo de Peroxa. Il cognome Perossa è un
matronimico dall'antico nome femminile
Petrossa/Perossa,
varianti di Petruzza/Peruzza
diminutivo affettivo di
Petra/Pera, femminile di
Petro/Pero
= Pietro.
Fonte: M. Bonifacio, Cognomi triestini, 204. |
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PEROSI
PEROSINI |
Perosi, molto raro, è lombardo, forse milanese, ma più
probabilmente del mantovano, Perosini, assolutamente rarissimo,
potrebbe essere originario del milanese, la derivazione di
questo cognome è di difficile individuazione, potrebbe derivare
da un soprannome dal termine latino
perosus
(di chi aborre qualcosa), tracce di queste cognominizzazioni le
troviamo nel 1400, in un verbale del 1456 si cita il giudice
Cristoforo Perosini, di Pensano vicario del podestà di Milano,
nel repertorio dei Notai della Provincia Veneta risulta operante
a Murano dal 1669 al 1673 un certo notaio Nicolò Perosini. |
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PEROSINO
PEROSIO |
Perosino
è specifico piemontese di Asti in particolare, Perosio rarissimo
parrebbe genovese, ma è probabilmente di origini astigiane,
potrebbero derivare dal toponimo Perosini di Antignano (AT) o
Valperosa (AT), ma è pure possibile una derivazione da Perosa
(CN), o vari toponimi simili in provincia di Torino, tracce di
queste cognominizzazioni le troviamo a Milano in un atto del
1563: "...contati a messer Cesaro agiente del sor Galeazo
Perosino ducati sei d'oro per sua merzede nel dipinher il
desegnio dela faciata della giesia...". |
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PEROTTA
PEROTTI
PEROTTO
PEROZZI
PEROZZINI
PEROZZINO
PEROZZO
PERROTTA
PERROTTI
PERROTTO |
Perotta ha un ceppo nel napoletano, uno nel nordmilanese ed uno
nel bresciano, Perotti è tipico del centronord, del Piemonte,
Lombardia e Lazio in particolare, Perotto, prevalentemente
piemontese, ha un ceppo importante anche nel bellunese a
Pedavena e Feltre, Perrotta è molto diffuso nel centrosud,
particolarmente in Campania, potentino e cosentino, Perrotto,
quasi unico, è probabilmente dovuto ad errori di trascrizione
del precedente, Perrotti ha un ceppo nel pescarese a Villa
Celiera e Penne, ed in Campania a Napoli, Forino (AV) e
Giugliano in Campania (NA), Perozzi è del centro Italia, della
zona di San Benedetto del Tronto (AP) in particolare, Perozzini
e Perozzino sono praticamente unici, Perozzo è tipico delle
province di Vicenza, Padova e Treviso, derivano tutti da
modificazioni ipocoristiche più o meno dialettali del nome Piero
come ad esempio Perottus
entrato in uso come nome a se stante di cui abbiamo un esempio
in un testamento del 1539 a Palermo: "In nomine domini dei
nostri Ihesu Cristi amen. Anno dominice incarnacionis millesimo
quingentesimo tricesimo nono mense iulii die vero sexto decimo
eiusdem mensis1 xije indicionis, hora quasi septima noctis
tribus luminaribus accensis iuxta iuris disposicionem. Noverint
universi quod magnificus dominus Perottus Terongi, oriundus
Maioricarum et civis huius felicis urbis Panormi...". Tracce di
questa cognominizzazione le troviamo a Fano con Nicolaus
Perottus (1429-1480) umanista, arcivescovo di Siponto, ed a
Fabriano fin dalla seconda metà del 1600, dove i Perozzi sono
elencati tra i notabili della città. |
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PERRA
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Perra, tipicamente sardo, è molto diffuso nella Sardegna
centromeridionale, nel cagliaritano soprattutto, a Quartu
Sant'Elena, Cagliari, Sinnai, Dolianova, Monserrato, Selargius,
Quartucciu, Sestu, Settimo San Pietro, Burcei, San Sperate,
nell'oristanese ad Oristano, Baratili San Pietro, Assolo e
Terralba, e ad Iglesias, con un piccolo ceppo anche a Sassari,
dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine sardo
perra
(metà,
ma anche incaponirsi,
testardaggine),
forse a sottolineare un'aspetto del carattere dei capostipiti. |
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PERRELLA
PERRELLI
PERRELLO |
Perrella è tipicamente meridionale, con un ceppo a Roma, un
grosso ceppo molisano a Bojano, Campobasso e Ferrazzano nel
campobassano, ed a Macchiagodena e Venafro nell'iserniese, un
grosso ceppo a Napoli e nel napoletano a Torre del Greco, San
Giorgio a Cremano, Casalnuovo di Napoli, Volla, Cercola,
Casoria, Pomigliano d'Arco e Cardito, un ceppo nel foggiano a
Celenza Valfortore e Foggia ed a Gallipoli nel leccese, ed un
ceppo a Corigliano Calabro nel cosentino, Perrelli, molto meno
comune, è anch'esso meridionale, con un ceppo a Napoli e ad
Avellino, uno a Bari e Castellana Grotte nel barese ed a
Taranto, ed uno nel cosentino a Cosenza, Rende e Castrolibero,
Perrello, molto molto raro, è di Bagnara Calabra nel reggino,
questi cognomi dovrebbero derivare dai nomi medioevali
Perellus,
Perella,
forme ipocoristiche italiane derivata dal nome francese
Pierre
o dal nome medioevale Perus,
una forma contratta del nome
Petrus. |
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PERRET
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Tipico valdostano, dovrebbe essere di origine francese, il
cognome è molto diffuso nella provincia di Lione.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
è un cognome aostano frequente anche in Francia nella zona di
Lione. Si tratta chiaramente di un diminutivo dal nome di
battesimo Pierre
in italiano Pietro,
che si è largamente affermato con il Cristianesimo e significa
pietra,
rocca. |
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PERRETTA
PERRETTI
PERRETTO |
Perretta ha un ceppo nel casertano e nel napoletano ed uno tra
salernitano e potentino, Perretti ha piccoli ceppi nel teatino,
a Roma, nel napoletano, nel foggiano, e nell'area che comprende
il salernitano, il potentino ed il cosentino, Perretto,
praticamente unico, è napoletano, questi cognomi dovrebbero
derivare dal nome medioevale
Perrettus, forma ipocoristica
del nome Petrus,
o anche da italianizzazioni di alterazioni ipocoristiche del
nome francese Pierre. |
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PERRI
PERRO |
Perri cognome tipico della Calabria dove è diffusissimo, Perro,
quasi unico, è probabilmente dovuto ad errori di trascrizione
del primo, esistono due ipotesi: la prima è che derivino da una
modificazione dialettale del nome Pietro, la seconda è che
derivino invece dal vocabolo spagnolo
perro (cane),
che avrebbe quindi un valore dispregiativo. |
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PERRINA
PERRINI
PERRINO |
Perrina è tipico della provincia di Avellino, di Ariano Irpino
in particolare, Perrini è tipico pugliese, Perrino ha un ceppo a
Ventimiglia, uno nel napoletano, uno nel Salento ed uno a
Palermo, derivano da modificazioni del nome
Petrinus
(ipocoristico di Pietrus),
dell'uso di questo nome troviamo traccia nel
Codice Diplomatico della Lombardia
medievale dove sotto l'anno
1200 possiamo leggere: "...Insuper dederunt guadiam predicti,
videlicet Anselmus et Petrinus, eidem domine abbatisse obligando
omnia sua bona pignori, ita ut quisque insolidum conveniri
possit,...", questa cognominizzazione la troviamo nel 1300 con
un Perrino Patrizio Napoletano e, in un atto del 1403 viene
citato a Biella un certo Perrino de Crestino.
integrazioni fornite da
Salvatore Perrino
Il cognome Perrino è patronimico e cioè dapprima Perrino
(Petrinus) era un nome, indi diventò cognome dei discendenti.
Perrino era uno dei nove figli di Bernardo de Pontecorono e
proveniva assieme al padre da Pontecorono (attuale
Pontecurone-Tortona (AL). Il Perrino de Pontecorono era un
lombardo ( proveniente dalla Longobardia - attuale Padania ossia
Piemonte, Liguria e Lombardia), appartenente ad una famiglia
rinomata di mercanti tra Pisa e Palermo (1295-1307), con
possedimenti terrieri a Corleone (nell'attuale provincia di
Palermo), sede residenziale e privilegiata per concessione
speciale del re Federico II° svevo e con possedimenti di beni
immobili nel quartiere di Chinzica di Pisa (città marittima con
cui la famiglia - Guglielmo, Bertolino, Puccio- svolgeva
l'attività commerciale).
Tali notizie sono desunte dal
testo "Trecento Siciliano da Corleone a Palermo" Liguori
Editore, libro pubblicato dall'insigne docente universitaria
Prof. Iris Mirazita, impeccabile per l'esempio di metodo
storico: ricerche documentarie, antroponimie (XIII-XIV secolo,
periodo medievale). |
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PERRUCCA
PERRUCCHETTI
PERRUCCONI
PERUCCHETTI
PERUCCA
PERUCCHI
PERUCCHINI
PERUCCO
PERUCCONI |
Perrucca, abbastanza raro, è tipicamente piemontese,
Perrucchetti, Perucchetti e Perrucconi, assolutamente rarissimi,
sembrano essere originari della zona di confine tra varesotto
comasco e milanese, Perucca è molto diffuso in Piemonte, a Motta
de' Conti e Vercelli nel vercellese, a Torino, Locana e Ciriè
nel torinese, a Bene Vagienna e Fossano nel cuneese ed a Casale
Monferrato nell'alessandrino, Perucchi, molto molto raro, è
lombardo, con un minuscolo ceppo a Pandino nel cremasco,
Perucchini è tipicamente lombardo, di Torre de' Busi,
Calolziocorte, Lecco e Carenno nel lecchese, di Sant'Omobono
Imagna, Cisano Bergamasco e Bergamo nel bergamasco , di Leggiuno
nel varesotto e di Milano, Perucco ha un piccolo ceppo a Varano
Borghi e Sesto Calende nel varesotto, Perucconi, estremamente
raro, è anch'esso del varesotto, di Gazzada Schianno, Varese e
Morazzone, possono derivare, direttamente o tramite forme
ipocoristiche o accrescitive, o da un soprannome legato al
vocabolo dialettale, sia lombardo che piemontese,
perucca (parrucca)
originato dalla stranezza della capigliatura o dal portare
appunto una parrucca, ma è pure possibile che si tratti di una
modificazione del nome Pietro.
Molto famoso è stato il Generale Giuseppe Domenico Perrucchetti,
appassionato di montagna e studioso di storia militare, che
nella seconda metà del 1800 ebbe l'idea di costituire un corpo
speciale per la difesa del confine alpino con soldati nati in
montagna e buoni conoscitori delle asperità del terreno natio e
con motivazioni decisamente superiori rispetto ad altri non nati
in quelle vallate. |
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PERRUCCI
PERRUCCIO |
Perrucci, tipicamente pugliese, di Manduria, Sna Giorgio Ionico
e Taranto nel tarantino, di Altamura nel barese, Di Mesagne,
Oria, Brindisi ed Erchie nel brindisino e di Cerignola nel
foggiano, ha un ceppo anche nel teatino a Villamagna,
Montazzoli, Bucchianico e Ripa Teatina, ed uno nel napoletano a
Napoli e Pozzuoli, Perruccio, molto meno diffuso, ha un ceppo a
Ugento nel leccese ed a Torchiarolo nel brindisino, uno piccolo
a Crotone ed uno a Siracusa, dovrebbero derivare dal nome
medioevale Perruccio,
di cui abbiamo un esempio con Perruccio Sarriano, citato come
beneficiario nel testamento di Matteo Sclafani del 6 settembre
1354, forma ipocoristica del nome
Petrus. |
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PERRUZZA
PERRUZZI
PERRUZZO |
Perruzza è specifico dell'area aquilano, frusinate, di Balsorano
nell'aquilano e della vicina Sora nel frusinate, Perruzzi e
Perruzzo, quasi unici, sono sempre dell'aquilano, potrebbero
derivare da soprannomi originati dal termine dialettale
perruzza
(pietruzza),
ma non si può escludere che possano anche derivare da forme
alterate dal dialetto di ipocoristici aferetici di nomi come
Gaspare
o da forme dialettali contratte di ipocoristici del nome
Pietro
o del femminile Petra. |
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PERSANI |
Assolutamente raro, probabilmente del pavese, dovrebbe derivare
dal nome germanico Persis, come potrebbe trattarsi di un errore
di trascrizione del cognome Bersani, ma potrebbe pure derivare
dal toponimo Persano nel salernitano. |
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PERSANO |
Persano
ha un ceppo nell'alessandrino a Novi Ligure, a Gavi ed a Genova,
che potrebbe derivare da un'alterazione del toponimo piacentino
di Bersano, ed uno nel leccese, a Salice Salentino, Lecce,
Leverano, Surbo, Scorrano e Veglie, a Taranto ed a San Pietro
Vernotico nel brindisino, il ceppo meridionale potrebbe derivare
da una delle due località Persano situati nel salernitano, nei
comuni di Serre e di Campagna. |
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PERSIANI
PERSIANO |
Persiani
ha vari ceppi, nel bergamasco, nel bolognese, in Umbria e nelle
Marche, nel Lazio, nel foggiano e nel materano, Persiano, molto
più raro, ha un ceppo nel salernitano ed uno nel cosentino,
dovrebbero derivare dall'etnico di Persia, ma è possibile, se
non addirittura più probabile, che derivino da soprannomi
originati dal fatto di aver partecipato il capostipite a
campagne militari come le guerre persiane di Bisanzio o
successivamente le Crociate. |
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PERSICHELLI
PERSICHELLO
PERSICHETTI
PERSICHILLI
PERSICHILLO
PERSICHINI
PERSICHINO
PERSICI
PERSICO |
Persichelli, molto raro, è romano, Persichello è quasi unico,
Persichetti è tipico dell'area che comprende l'Umbria, l'Abruzzo
ed il Lazio, Persichetti è specifico di Umbria e Lazio,
Persichilli è tipicamente laziale, del frusinate ed in
particolare di Ripi, con un piccolo ceppo in Molise, Persichillo
è tipico della provincia di Campobasso, Persichini è tipico di
Marche, Umbria e Lazio, Persichino, molto raro, è tipico del
frusinate e del napoletano, Persici ha un ceppo bolognese, ed
uno a Roma con presenze significative anche in Umbria, Persico è
diffuso in tutto il centrosud, particolarmente nelle province di
Roma, Latina, Pescara, Caserta, Napoli, Salerno, nel leccese,
nel catanzarese ed in Sicilia, tutti questi cognomi potrebbero
derivare direttamente o tramite ipocoristici dal cognomen latino
e nome medioevale Persicus,
di cui abbiamo un esempio con Annuntius Persicus de Persicis
citato nella Lista degli scolari dello Studio di Perugia
relativa all'anno 1574, ma è pure possibile una derivazione dai
molti toponimi contenenti nel loro nome la radice
Persic-,
o da soprannomi collegati con caratteristiche morfologiche del
luogo in cui risiedeva la famiglia, luogo caratterizzato dalla
presenza di molti Peschi (persici nelle varie forme dialettali). |
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PERSIERI |
Persieri è specifico del viterbese, di Castiglione in Teverina e
Graffignano, con un ceppo anche a Roma, potrebbe derivare dal
cognome francese di origine belga
Persiere,
o anche da un'alterazione del cognomen latino
Perserius. |
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PERSONENI |
Personeni è specifico del bergamasco, di Sant'Omobono Imagna,
Bedulita, Bergamo, Berbenno e Villa d'Ogna, dovrebbe trattarsi
dell'italianizzazione del cognome tedesco
Personen,
a sua volta derivato dal vocabolo germanico
personen
(persone, individui),
probabilmente un cognome attribuito a dei trovatelli durante la
dominazione absburgica. |
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PERTEGHELLA |
Molto molto raro è tipico della zona di Goito nel mantovano,
potrebbe derivare da un soprannome dialettale legato
all'attività del capostipite, probabilmente un barcaiolo, ma è
pure possibile un contadino, entrambi usano la perteghella (da
pertega
voce dialettale), il primo per far avanzare la chiatta, il
secondo per agitare gli alberi da frutto nel momento della
raccolta (in dialetto pertegà). |
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PERTI
PERTILE
PERTILI
PERTINI |
Perti, rarissimo, è tipico triestino, Pertile è veneto, del
vicentino in particolare, Pertili è praticamente unico, Pertini,
assolutamente rarissimo è friulano, dovrebbero derivare dal nome
germanico Berth ma anche dall'aferesi di nomi longobardi come
Rupertus, Cunipertus, Paulipertus e simili, ne abbiamo un
esempio nel Codex Longobardorum anno 855: "...ideo que nos i
sumus teodi et Cunipertus germani filii Pauliperti abitatori
sumus ...".
integrazioni fornite da
Aldo Piglia, Milano
Pertini presenta due ceppi, oltre a quello friulano ne esiste
uno ligure cui appartenne l'ex Presidente della Repubblica
Italiana Sandro Pertini di origini savonesi di Stella. Negli
archivi storici ho rintracciato un Basilio Pertini, emigrato in
Brasile (stato Minas Gerais) nell'Ottocento, di cui si ignora la
provenienza e cinque Pertini, nati tra il 1864 ed il 1888,
emigrati negli Stati Uniti tra il 1850 ed il 1924. Di questi,
Bernardo era residente a Stella (SV), Luigi proveniva da
Trieste, Stefano proveniva dalla Francia, Emilia proveniva da
Genova ed era data come residente a Tezoverono (?), Gonpare (?)
proveniva da Genova ed era dato come residente a Lardiso (?). |
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PERTINO |
Ha due
ceppi, nella zona di Savona ed entroterra e nel barese, il primo
potrebbe derivare dal toponimo Perti (SV), entrambi possono
derivare dal nome di origine longobarda Pertus. (vedi Perti) |
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PERUGGINI
PERUGINA
PERUGINI
PERUGINO |
Peruggini
è specifico di Napoli e del napoletano, Perugina, assolutamente
rarissimo, sembrerebbe campano, come Perugino che ha un ceppo
campano, uno calabrese ed uno pugliese, Perugini è invece molto
diffuso nella fascia centrale che comprende Romagna, Toscana,
Marche, Umbria e Lazio, derivano da forme dialettali o italiane
dell'etnico del toponimo Perugia. |
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PERUGI
PERUSELLI
PERUSI
PERUSINI
PERUSINO |
Perugi ha vari ceppi, uno a Genova, uno a Firenze, Prato e
Montale nel pistoiese, uno a Carrara, uno a Viterbo ed a Roma,
Peruselli, assolutamente rarissimo, parrebbe del milanese,
Perusi è specifico di Verona e del veronese, di Negrar,
Bussolengo e San Pietro in Cariano, Perusini, molto raro,
sembrerebbe friulano, di Sedegliano nell'udinese in particolare,
Perusino è quasi unico, tutti questi cognomi dovrebbero derivare
dal nome medioevale Perusius
(Perugia)
o da suoi ipocoristici come ad esempio
Perusinus,
utilizzati anche come etnici riferiti alla città di Perugia. |
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PERUGIA |
Perugia
ha un piccolo ceppo a Ravenna, uno a Capannori nel lucchese, uno
molto importante a Roma ed uno a Palermo, si tratta di un
cognome ebraico che prende origine dal nome della città di
Perugia. |
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PERUT
PERUTO
PERUTTI
PERUTTO |
Perut, abbastanza raro, ha un piccolo ceppo a Venezia ed uno
altrettanto piccolo a Polcenigo nel pordenonese, Peruto, Perutti
e Perutto sono quasi unici, questi cognomi dovrebbero derivare
da alterazioni dialettali di forme ipocoristiche veneto,
friulane del nome Piero,
o anche da alterazioni sempre dialettali del nome medioevale
Perutius. |
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PERUTELLI |
Perutelli, molto raro, è specifico della zona che comprende lo
spezzino ed il carrarese, Carrara in particolare, dovrebbe
derivare da una forma patronimica genitiva del nome medioevale
Perutello,
una forma ipocoristica di un ipocoristico arcaico
Perutto
(vedi PERUT) del nome Piero. |
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PERUZ
PERUZZI
PERUZZINI
PERUZZO |
Peruz è specifico del bellunese, di Calalzo di Cadore in
particolare, Peruzzi è molto diffuso in tutto il centronord,
Peruzzini è specifico della provincia di Pesaro e Ancona,
Peruzzo è tipicamente veneto, derivano tutti da modificazioni
del nome Piero.
Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nel 1500 con il
Conte Silvio Peruzzini di Fossombrone e nel 1600 con Giacomo
Peruzzini, Patrizio di Ancona. |
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PERVERSI |
Abbastanza raro, è originario della zona tra sud milanese e
pavese. |
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PES
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Tipico della Sardegna, dovrebbe derivare da un soprannome
originato dal vocabolo sardo pès
(piedi),
tracce di questa nobile famiglia le troviamo a Tempio fin dal
1600 con Antonio Pes che ricevette l'investitura a cavaliere e
che, per il suo sostegno alla causa di Carlo d'Asburgo, venne
ricompensato con titoli e feudi, nel 1711 Don Francesco Pes di
Villamarina ebbe il marchesato con diploma per l'opera prestata
e per le spese sostenute in supporto di Carlo VI° "in
reductione Regni Sardiniae ad nostram regiam obedientiam,
signanter in invasione per inimicos tenta in Terranoba", verso
la fine del 1700 troviamo a Cagliari il causidico (avvocato
patrocinatore) Francesco Antonio Pes.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PES: is pes
o is peis
sono i piedi,
dal latino pes
(plurale pedes).
Sas manos, sos pedes,
in logudorese; is manus, is peis,
in campidanese significano le
mani, i piedi. Tra i firmatari
della Pace di Eleonora, del 1388 troviamo 2 Pees: Pees
Laurencio, ville Selluri (Sanluri - Seddòri); Pees Sisinnio,
jurato ville Sia Sancti Nicolai (*odierno Sia Piccina o Piccìa.
Contrate Campitani Simagis). Nella storia ricordiamo la potente
famiglia Pes di Tempio, che ottenne con Francesco, nato a Tempio
nella 2^ metà del XVII° secolo, e per i servigi da lui resi
all'arciduca d'Austria Carlo III°, nel progetto di conquista
della Sardegna, che in effetti si realizzò con la presa di
Cagliari il 13 agosto del1708, il Marchesato di Villamarina e
quindi il titolo nobiliare per tutta la discendenza. Attualmente
il cognome è presente in 251 Comuni del territorio nazionale, di
cui 127 nell'isola. In Usa è presente in 3 Stati: Illinois,
Massachusetts, Georgia, con 1 o 2 nuclei familiari. |
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PESACANE
PISACANE |
Entrambi
tipicamente campani, Pesacane, il più raro, è specifico di
Napoli soprattutto, ma anche di Torre Annunziata e Boscoreale,
Pisacane ha un ceppo a Napoli, Boscoreale, Torre del Greco,
Agerola, Terzigno, Giugliano in Campania, Torre Annunziata,
Poggiomarino e Boscotrecase nel napoletano e nel salernitano a
Scafati, Salerno, Cava de' Tirreni, Nocera Superiore, Pagani,
Nocera Inferiore e Tramonti, dovrebbero derivare da un
soprannome scherzoso riferito a capostipiti, forse esperti di
cose improbabili. Personaggio di rilievo è stato Carlo Pisacane,
figlio del Duca Gennaro Pisacane, che, verso i trent'anni,
abbandonò la carriera militare che aveva intrapreso nel quinto
reggimento di linea Borbone, per emigrare in Francia, dopo vari
colpi di testa contribuì con Goffredo Mameli, Giuseppe
Garibaldi, Aurelio Saffi e Giuseppe Mazzini, a fondare la
Repubblica Romana contro Pio IX°, impresa che fallì il 3 luglio
1848, quando venne arrestato ed imprigionato, liberato poco
dopo, fuggì definitivamente dall'Italia, prima in Francia, poi
di lì in Svizzera ed infine a Londra. |
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PESANTE
PESANTI |
Pesante ha un ceppo a San Remo nell'imperiese, uno, molto
piccolo, in Friuli ad Udine, uno a Cava de' Tirreni nel
salernitano ed a Napoli ed uno nel foggiano a Foggia,
Manfredonia eSan Severo, Pesanti è praticamente unico,
dovrebbero derivare dal nome medioevale
Pesante,
di cui si ha un esempio d'uso in un atto del 1323 che
attribuisce la cittadinanza veneziana ad un tale Pesante de
Pesatoribus quondam Iohannis. |
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PESARESI |
Tipico
marchigiano deriva dall'etnico di Pesaro. |
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PESATORI |
Molto
raro, è tipico del sudmilanese e del lodigiano, deriva da un
soprannome legati al mestiere del capostipite. Dal 1548 si hanno
tracce in atti notarili di questo indicatore di corporazione
(de' Pesatori). |
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PESAVENTO |
Pesavento
è un cognome veneto, particolarmente del vicentino e padovano
con presenze anche nel veronese e nel veneziano, dovrebbe
derivare da un soprannome originato probabilmente dalla
pignoleria del capostipite o dalla sua eccessiva pedanteria.
Troviamo tracce di questa cognominizzazione ad Asiago nel
vicentino fin dalla seconda metà del 1600 con un tale Antonio
Pesavento citato come affittuario in un atto relativo alle terre
della montagna del Posteler: "1683, adì 10 agosto, in Roana, in
casa di me nodaro, presente Dominico, mio filgliolo et messer
Antonio quondam Zuane della Costa, tutti duoi di Roana,
testimoni. Resta col presente stabelitto e fermato come li
signori governatori, prima signor Giovanni Steffano Sartori,
messer Tomaso Vellar, messer Ciprigian Friggo, filgliolo di
Steffano, domino Marcho Antonio Bernar, messer Zamaria Friggo di
Gobbi, me nodaro sotto scritto, messer Piero Muraro, messer
Tomaso di Fabri, fatiamo in nome delli altri colegga et di tutta
la generalità, habiamo dato et afitato a messer Antonio quondam
Giacomo Pesavento di Asiago et con la presentia di messer Marcho
suo filgliolo di Asiago la montagna di Posteler, di dentro le
solite sue confine, come per il pasato, per anni tri prosimi
venturi, cioè di printipiar l'anno 1684 et finir li 24 setembre
1686, per il pretio di affitto di ducatti cinquanta duoi...". |
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PESCARA |
Pescara è
tipicamente abruzzese, di Popoli nel pescarese e di Chieti,
dovrebbe derivare dal nome della città di Pescara, non
sembrerebbe di origini ebraiche. |
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PESCATORI |
Abbastanza raro, è presente a macchia di leopardo nel centro
nord, deriva da un soprannome legato al mestiere del
capostipite. Le prime tracce le troviamo su di un un'iscrizione
della fine del 1500 dove si legge: "FABRI FILIO PESCATORI PETRO
SUCCESSOREM QUAERIMUS, NON AUGUSTO.". |
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PESCE
PESCETTA
PESCETTI
PESCETTO
PESCI
PESCIARELLI
PESCINI
PESCIO
PESCIOLINI
PESCIONE
PESCIONI
PESCIOTTI |
Pesce è panitaliano, Pescetta, estremamente raro, parrebbe del
Veneto orientale, Pescetti, molto raro, parrebbe tipico della
provincia di Macerata, di Potenza Picena (MC), Pesci è più
proprio del centronord, Pesciarelli ha un ceppo romano ed uno
nell'anconetano, particolarmente a Sassoferrato, Pescini è
tipicamente toscano, del fiorentino soprattutto, Pescio e
Pescetto sono tipicamente liguri, Pescione sembrerebbe
tipicamente campano di Avella (AV), Pesciolini è tipico di
Firense e di Incisa In Val D`Arno (FI), Pescioni è
caratteristico di Prato, Pesciotti è romano, dovrebbero tutti
derivare da soprannomi originati dal mestiere di pescatore, ma è
pure possibile un collegamento con caratteristiche fisiche o
comportamentali del capostipite. Tracce di queste
cognominizzazioni si trovano in Liguria fin dal 1600.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi, in realtà, va più spesso ricercata
nel nome medievale Pesce,
che, seguendo l'antica simbologia cristiana, va inteso nel
significato figurato di buon cristiano, fedele cattolico. Per
capire meglio questa interpretazione allegorica, innanzitutto,
bisogna ricordare che nei testi sacri Gesù Cristo è spesso
rappresentato attraverso l'immagine del pescatore (il pescatore
di uomini o di anime per eccellenza) e
i pesci,
dunque, simboleggiano gli stessi
cristiani (come il gregge del
Signore allude ancora una volta ai cristiani nella metafora del
Buon Pastore); all'allegoria cattolica del pesce, inoltre,
contribuì anche il fatto che il termine greco antico
ichthys (pesce,
in italiano) risulta essere l'acrostico di
Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore
(Iesous Christòs, Theou Yiòs,
Sotér, come suona
nell'originale greco). Per quanto riguarda i cognomi in
questione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni dei nomi
personali dei
capostipiti, anche se, in alcuni casi, non è esclusa una
derivazione da soprannomi o da nomi di mestiere. |
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PESCHIERA |
Peschiera
ha un ceppo nella zona del cremonese, mantovano e parmense, con
un ceppo anche a Genova ed a Lucca, dovrebbe derivare da uno dei
vari toponimi con questo nome, come Peschiera del Garda o altri
simili. |
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PESCIA
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Pescia,
molto molto raro sembrerebbe tipico del livornese, di Rosignano
Marittimo e Piombino, dovrebbe derivare dal toponimo Pescia (PT)
o Pescia Fiorentina (GR). |
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PESCIAROLI |
Pesciaroli è tipico di Canepina (VT) e del viterbese, dovrebbe
derivare dal termine dialettale per venditori di pesce, che era
probabilmente l'attività svolta dalla famiglia. |
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PESENTI |
Tipico lombardo, del bergamasco in particolare, non si può
escludere una connessione con la Gens latina
Paesentia
o con il nomen Paesentius.
Tracce di questo casato le troviamo nel bergamasco fin dal XII°
secolo a San Pellegrino, nel 1300 la nobile famiglia dei Pesenti
è indicata come appartenente alla fazione dei ghibellini.
Personaggi famosi sono stati nel 1600 i fratelli pittori
Vincenzo e Francesco Pesenti di Sabbioneta (MN).
integrazioni fornite da
Fabio Paolucci
Dal punto di vista etimologico Pesenti, attualmente tipico
cognome lombardo, ma in passato diffuso anche in Veneto,
potrebbe derivare dal termine
pezzente, per influsso
dialettale trasformatosi in
pesente, poi cognominizzato e
pluralizzato in Pesenti per indicare tutto il nucleo familiare.
Il termine Pezzente
deriva da petiente(m)
participio presente in latino parlato del verbo
petire,
ottenuto per deformazione dal classico
petere,
con il significato di chiedere.
Pezzenti erano soprannominati gli straccioni, coloro che per
sopravvivere erano costretti a chiedere l'elemosina, andando
all'accatto. Il più delle volte trattavasi di poveri contadini e
braccianti che dal contado si trasferivano nelle città alla
ricerca di migliori condizioni di vita, trovandosi però a
mendicare senza alcuna alternativa di riscatto sociale.
Personaggi illustri con questo cognome, attestato fin dal XII°
secolo, furono il veneziano Martino Pesenti (1600 circa - 1648),
cieco dalla nascita ma eccellente musicista molto apprezzato dai
suoi contemporanei, e infine il compositore e sacerdote veronese
Michele Pesenti, vissuto tra la fine del XV° e i primi decenni
del XVI° secolo.
integrazione di Sergio
Fantini
Nel 1600 nella valle Taleggio il 90% delle famiglie si
chiamavano Pesenti o meglio Pesens o De Pesentibus dai libri
delle parrocchie poi per distinguerli aggiunsero un secondo
nome, es. Pesenti Rossi, Pesenti Bolò, Pesenti Bucella ecc. il
cognome Pesenti del bergamasco deriva da Pesa, Pesare, nello
stemmario Camozzi del 1888 infatti è stilizzata una
stadera (bilancia) |
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PESIRI
|
Pesiri è specifico dell'avellinese, di Gesualdo ed Avellino,
potrebbe derivare da un soprannome grecanico con il significato
di nasuto,
dal naso importante. |
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PESSATO
PEZZATO |
Tipico veneto, molto molto raro, Pessato e tipico del trevisano,
Pezzato è specifico della zona che comprende veneziano e
trevisano, secondo alcuni derivano da modificazioni dell'aferesi
del termine italiano arcaico
abezzo (abete rosso, peccio) e
starebbe ad indicare una notevole presenza di questi abeti in
prossimità della casa della famiglia, secondo altri potrebbero
derivare da nomi di località come ad esempio Colle Pezzato o
simili. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo fin dal
1100, in un atto del 18 luglio 1190 a Trento troviamo citato in
qualità di teste un certo Pessato, in un atto della Repubblica
Veneta del 1505 leggiamo: "...Da poi disnar fo pregadi, per el
synico, et compì di parlar tutte opposition. Li dia risponder li
avochati dil Prioli. Disse esso synico: È tre sorte di ladri,
come marioli, come Pessato, e come Camallì..." |
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PESSINA |
Tipicamente lombardo, soprattutto concentrato tra milanese e
bergamasco, dovrebbe derivare dal toponimo Pessina Cremonese
(CR), ma di località così chiamate in Lombardia ne esistono
molte. Tracce di questa cognominizzazione si trovano tra i
nobili accreditati presso la Corte Sforzesca.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Il cognome Pessina ha origine dalla presenza di una vasca, o
piscina oppure peschiera nel luogo in cui abitava la famiglia. |
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PESSOLANI
PESSOLANO
PEZZOLANO |
Pessolani, quasi unico, ha qualche presenza nel cuneese e nel
potentino, Pessolano è tipico del salernitano, di Atena Lucana,
Nocera Inferiore ed Auletta, e di Marsicovetere nel potentino,
Pezzolano, anch'esso quasi unico, sembrerebbe piemontese,
potrebbero essere di origini francesi e derivare da
Mons Pessulanus,
l'antico nome dell'odierna città francese di Montpellier.
probabilmente ad indicare un'origine dei capostipiti da quel
luogo: "... et qui nomine Pise censentur, in personis et rebus,
in Montepessulano et extra, in toto posse et districtu hominum
Montispessulani et omnium hominum pertinentium ad iurisdictionem
sive districtum Montispessulani, a domino rege Arag (onum) et
omnibus hominibus sui regni ...". |
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PESSOT
PESSOTTO |
Sia
Pessot che Pessotto sono molto rari e tipici della zona tra
Cordignano (TV) e Sacile (PN). |
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PESTALOZZA
PESTALOZZI |
Entrambi molto rari, sia Pestalozza che Pestalozzi sono tipici
del milanese, anche se il secondo è più tipicamente svizzero,
dovrebbero derivare da soprannomi originati dal vocabolo
dialettale lombardo di origine spagnola
loza (argilla,
fango) ad indicare forse un
modo di fare del capostipite. |
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PESTONI |
Assolutamente raro è specifico del sudmilano, ma presente
invece in modo sostanzioso nel Canton Ticino, da dove potrebbe
provenire originariamente. |
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PESTRIN |
Pestrin ha un ceppo ad Istrana e Paese nel trevisano ed uno a
Rivignano, Pocenia e San Giorgio di Nogaro nell'udinese,
dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine veneto
pestrin
che significa macina,
forse ad indicare nel capostipite un
mugnaio. |
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PETAGNA |
Petagna
ha un piccolo ceppo a Livorno, ma il ceppo principale è campano,
di Napoli, Massa Lubrense, Casalnuovo di Napoli, Sorrento e
Capri nel napoletano e di Pagani nel salernitano, potrebbe
derivare da un soprannome originato da un episodio clinico dei
capostipiti, che forse avevano superato un attacco di peste. |
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PETAZZI
PETAZZINI
PETAZZO
PETAZZONI
PETTAZZI
PETTAZZONI |
Petazzi è tipicamente lombardo, dell'area che comprende il
milanese, il comasco ed il varesotto, Pettazzi ha un piccolo
ceppo milanese, uno torinese ed uno molto piccolo a Quattordio
nell'alessandrino, Petazzini, assolutamente rarissimo, parrebbe
del mantovano, Petazzo, molto molto raro, parrebbe friulano,
Petazzoni è emiliano dell'area che comprende il ferrarese, il
bolognese ed il modenese, Pettazzoni, sempre emiliano, è
specifico dell'area modenese, bolognese, di Bologna e Crevalcore
nel bolognese in particolare e di Modena e Castelfranco Emilia
nel modenese, con ramificazioni anche a Cento nel ferrarese,
dovrebbero tutti derivare direttamente o tramite ipocoristici o
accrescitivi , da modificazioni dialettali del nome
Petrus,
attraverso le modificazioni in
Petrass e successivamente in
Petass
italianizzato poi in Petazzo.
Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad esempio a
Trieste nella seconda metà del 1300 con il nobile casato dei
Petazzi, nel Codice Diplomatico
Istriano si legge che il 3
ottobre 1381 il Comune di Trieste manda li patrizi Nicolò
Cigotto ed Adelmo Petazzi
in Venezia a ratificare il trattato di pace di Torino, col quale
Trieste viene emancipata da Venezia e da Aquileja. |
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PETELIN |
Assolutamente rarissimo, è specifico triestino, si tratta di un
cognome di origini slave, potrebbe derivare da un nome di
località, si ricorda il laghetto carsico di Petelin; questa
cognominizzazione la si trova già nel 1500 con il compositore
sloveno Jacobus Gallus Petelin (1550-1591). |
|
PETENA' |
Petená, molto raro, sembrerebbe specifico di Scorzè nel
veneziano, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale veneto
originato dal vocabolo petenà
(riempito di botte),
forse con riferimento ad un particolare episodio subito dal
capostipite. |
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PETENO'
PETTENO' |
Sia
Petenò che Pettenò sono tipicamente veneziani, di Salzano e
Martellago nel veneziano e di Mogliano Veneto nel trevisano
Petenò, mentre Pettenò è diffusissimo a Venezia, con buone
presenze nel veneziano a Dolo, Spinea, Pianiga, Martellago e
Mira ed a Mogliano Veneto nel trevisano, dovrebbero derivare da
un soprannome originato dall'apocope del termine dialettale
petenòto
(spavento, spauracchio). |
|
PETERCINI
PETRACIN
PETRACINI |
Petercini è un cognome tipico del bresciano, Petracin, molto
molto raro, è tipico di Padova e Arquà Petrarca nel padovano e
di Camponogara nel veneziano, Petracini è praticamente unico e
dovrebbe trattarsi di un errore di trascrizione del precedente,
dovrebbero derivare, direttamente o tramite modificazioni
dialettali dal nome medioevale
Petercinus di cui abbiamo un
esempio in una pergamena del 1189 a Brescia (Brixie): "...ibi
coram domino Iohanne de Burno iudice, consule iust itie Brixie
et eius et auctoritate et verbo, Ego Petercinus de Brembio
notarius..." e in un atto del 1376 a Gromo (BG): "...Petercinus
d. Zuchotus de Coduris de Ripis de Gandellino ...", o anche dal
nome Patracinus,
o Petracinus,
di cui abbiamo un esempio d'uso in questo contratto della
seconda metà del 1200: "...insuper promisit dictus Guilielmus
ipsi Oberto quod dictus Patracinus ...continuam residenciam
congrue faciet cum ipso Oberto ad faciendum dictam artem...". |
|
PETERLONGO |
Peterlongo è caratteristico di Trento, dovrebbe derivare da un
soprannome, Pietro il lungo,
probabilmente riferito ad uno di nome Pietro, Peder in dialetto,
che fosse particolarmente alto. |
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PETILLI
PETILLO |
Petilli, estremamente raro, ha qualche presenza nel napoletano
ed un piccolissimo ceppo a Potenza e Muro Lucano nel potentino,
Petillo è tipicamente campano, di Napoli, Camposano, Nola,
Cicciano, Tufino e Cimitile nel napoletano, di Pollica, Salerno
e Castellabbate nel salernitano e di Caserta ed Avellino,
dovrebbero derivare da forme ipocoristiche aferetiche originate
dal nome medioevale Agapito
(vedi AGAPITI). |
|
PETINARI |
Petinari specifico di Macerata e provincia è una forma arcaica
del cognome Pettinari e si riferisce al mestiere di
petinaro,
o venditore ambulante di pettini e forcine, esercitato
probabilmente dal capostipite. |
|
PETIT
PETITA
PETITI
PETITO
PETITT
PETITTA
PETITTI
PETITTO |
Petit, estremamente raro, ha piccolissimi ceppi sia al nord che
al sud, Petita, quasi unico, parrebbe piuttosto lucano, Petiti
ha un ceppo piemontese a Sanfrè nel cuneese ed a Collegno,
Candiolo e Torino nel torinese, Petito è tipico della Campania,
potentino e Puglia, Petitt, quasi unico, potrebbe essere del
nord, Petitta è specifico della zona che comprende le province
de l'Aquila, a Scurcola Marsicana e Capistrello, Roma e
Frosinone, in particolare a Posta Fibreno, Petitti ha un ceppo
nel torinese, uno laziale, nel romano, frusinate e latinense, ed
uno nel foggiano, Petitto invece oltre al ceppo campano ha un
ceppo calabrese e parecchi in Sicilia, dovrebbero tutti derivare
o dal nome medioevale Petitus
o Petita
nel senso di richiesto/a
attribuito ad un figlio/a molto desiderato o anche da una
modificazione del nome francese
Petit (piccolo).
Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad esempio a
Sant'Angelo a Scala nell'avellinese, in un atto del 1132, dove
l'avvocato è un certo Lanzone figlio di Bisantio Petito. |
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PETIX
PETYX |
Petix è
specifico dell'area nissena di Serradifalco e Caltanissetta, con
un ceppo anche a Casteltermini nell'agrigentino, Petyx, molto
più raro, ora presente praticamente solo a Palermo, sembrerebbe
originario di Casteltermini nell'agrigentino, famiglia baronale
potrebbe essere derivata dalla famiglia albanese dei Peta. |
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PETRA
PETRI
PETRINI
PETRINO
PETRO |
Petra, assolutamente rarissimo, è del centronord e del
napoletano, Petri sembra avere due ceppi distinti, in Toscana a
Roma e nel Trentino e nel Friuli, Petrini è molto diffuso in
tutta la fascia centrale dalla Toscana e bassa Romagna
all'Abruzzo e Lazio, Petrino ha un ceppo tra Isernia e Miranda,
ed un nucleo tra Basilicata e barese, Petro è quasi unico,
derivano dal cognomen latino
Petrus,
Petra
(forma latina, maschile e femminile, del nome
Pietro),
esempio di questo uso si ha nel Codice Diplomatico della
Lombardia medievale dove sotto l'anno 1153 si legge: "...Carta
quam fecerunt Lanfrancus filius quondam Petri de Garbaniate et
Tutabella iugales...". Tracce di questa cognominizzazione si
trovano in Lombardia in un atto del 1531, dove si legge:
"...Pedrotus et Guarnerius fratres filii quondam Bertrami Petri
de Isepo...". |
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PETRACCA
PETRACHI |
Petracca è molto diffuso in tutto il centrosud, particolarmente
nel Salento, nel vibonese, nell'avellinese, nel foggiano e nel
potentino, Petrachi è tipico del Salento, in particolare di
Melendugno, ma anche di Lecce, Carpignano Salentino, Squinzano,
Martano e Trepuzzi nel leccese, di Brindisi e di Taranto,
dovrebbero derivare da alterazioni del cognome greco
Petrakis,
particolarmente diffuso a Creta, forma patronimica in
-akis del
nome greco Petros
(Pietro). |
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PETRACCI
PETRACCINI
PETRACCIO |
Petracci
ha un ceppo tra le province di Massa e Lucca, uno tra maceratese
e Piceno ed uno tra viterbese e romano, Petraccini ha un ceppo
nell'anconetano ed uno tra romano e latinense, Petraccio
sembrerebbe unico, si tratta di forme peggiorative del nome
Pietro, con l'aggiunta in alcuni casi di un ipocoristico, tipici
dell'Italia centrale sono normali modi di chiamare in modo
amichevole. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo
nella prima metà del 1700, scrive Alfonso Maria de' Liguori :
"...nam ait doctus Cardinalis Petraccius, has animas in magno
periculo versari, si remedia non adhibeant multum efficacia, et
aliquando, si oportet, etiam extraordinaria; cum enim ad
resistendum requiratur ingens subsidium ex parte Dei, et magna
violentia ex parte patientis,...". |
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PETRAI
PETRAIA
PETRAIO |
Petrai,
molto molto raro è tipico del livornese di Piombino in
particolare, Petraia, altrettanto raro, parrebbe romano,
Petraio, sempre rarissimo è del napoletano, di Portici,
Giugliano in Campania e Torre del Greco, l'origine di questi
cognomi potrebbe essere da nomi di località identificabili dalla
presenza di una pietraia, o anche dall'essere il capostipite un
Mastro Pietraio (scalpellino). |
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PETRALI
PETRALLI |
Petrali,
molto molto raro, è specifico della Lombardia, Petralli è
estremamente più raro e sembrerebbe della zona tra Montopoli
Valdarno e San Miniato nel pisano, con un ceppo originario anche
in Lombardia, ceppo di cui abbiamo tracce nell'Archivio di Stato
di Sondrio in un atto del 1485: "...et magistro Johanne ferario
in Burmio quondam Petrali de Canedo de Clavena et pronotario
Aleoprando quondam ser Johannis Antonii de Sermondo,...",
dovrebbero derivare da modificazioni del nome Petrus. |
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PETRALIA |
Petralia
è tipicamente siciliano, del catanese in particolare, deriva dal
toponimo Petralia (PA). |
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PETRALITI
PETRALITO |
Petraliti, assolutamente rarissimo, è catanese, Petralito ha un
ceppo a Pachino (SR) ed uno a Canicatti' (AG), potrebbero
derivare dall'etnico di Petralia (PA). |
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PETRANGELI
PETRANGELO
PIERANGELI
PIERANGELO
PIETRANGELI
PIETRANGELO |
Petrangeli è tipico della zona che comprende le province di
Roma, Rieti e Terni, Petrangelo, molto molto raro, è specifico
di Fornelli (IS), Pierangeli ha un nucleo romano ed uno tra le
Marche ed il perugino, Pierangelo, molto molto raro, ha un ceppo
nel padovano ed uno nel pescarese, Pietrangeli è specifico delle
province di Roma, L'Aquila e Frosinone, Pietrangelo ha un ceppo
tra abruzzo e Molise nel pescarese a Cepagatti, Spoltore,
Pianella e Roccamorice, nel Molise a Isernia e Bojano (CB), ed
in Puglia ad Andria (BA), Mesagne (BR) ed Erchie (BR), derivano
tutti dal nome medioevale composto
Petrus Angelus
del cui uso abbiamo un esempio in un atto del 1128: "In nomine
Domini nostri Jhesu Christi. Anno Dominice Incarnationis
millesimo C XX VIII, in mense julio, feria IIII, facta [est] hec
carta concordie et diffinitinis inter Bernardum, comitem
Merguriensem, et dominum Guillelmum Montispessulani.. ..Testes
sunt Armannus de Omellaz, Bernardus Ebrardi, Guillelmus
Gauffridus de Poschariis, Poncius de Fabricis, Guillelmus de
Gigano, Guillelmus de Villa nova, Aimericus, armiger Decani, et
Petrus Angelus...Juraverunt similiter eamdem pactionem
Bertrannus Maltos, Guillelmus Seguini, in testimonio Raimundi
Rostagni et Armanni de Omellaz et ipsius Petri Angeli qui hec
omnia scripsit..". |
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PETRANTONI |
Estremamente raro è tipico del nisseno, di San Cataldo e di
Caltanissetta, deriva dal nome composto Pietro Antonio. |
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PETRAROIA |
Petraroia è caratteristico di Cercemaggiore nel campobassano,
dovrebbe derivare dal nome della località
Petraroia
citata ad esempio in quest'atto tardomedioevale: "Per ordine del
Re co' magnifica pompa ricevette 1'Imperador Federico nella sua
Città di Fondi: morto Alfonso nel 1458. e succedutogli
Ferdinando, non fù Honorato à costui men caro, e fedele, ch'à
quello stato fusse; impercioche no' molto dalla sua
incoronatione passado, che egli, & il Regno tutto fù tribulato
di nuove guerre, mentre nel mese d'Ottobre del 1459. Giovanni
d'Angiò fìgliolo di Renato, entratovi a chiamata di molti
Signori principali del Regno,.. .. asserendo il Rè, che per la
notoria ribellione del Duca di Sessa gli erano devolute la Città
di Telese, et altre Terre, donò quelle ad Honorato Gaetano Conte
di Fondi; e perché Marco della Ratta cugino d'esso Duca Marino,
fù quello, che l'indusse a ribellarsi, e fù principal ministro
di quant'egli operò à danni del suo Ré, fu parimente dichiarato
ribelle, e spogliato dello Stato d'Alife, Dragonara, S. Angelo
Ravecania, Petraroia, Crispano, Torre di Francolise, e Mignano,
e tutte furono concedute nel medesimo tempo al medesimo
Honorato, à cui il Rè diede anche titolo di Conte d'Alife,
concedendogli ancora la Terra di Puglianello alla stessa Regia
Corte devoluta ,...". |
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PETRARULO |
Molto
raro, la sua origine potrebbe essere il tarantino, come l'alta
Basilicata, dovrebbe derivare da una modificazione dialettale
del nome Pietro. |
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PETRAZZI
PETRAZZINI
PETRAZZO
PETRAZZOLI
PETRAZZUOLI
PETRAZZUOLO
PIETRAZZINI |
Petrazzi, molto raro, è romano, Petrazzini, estremamente raro,
sembrerebbe del centro nord, Petrazzo, assolutamente rarissimo,
è del basso udinese, Petrazzoli, rarissimo, è parmigiano,
Petrazzuoli è specifico della zona di Alvignano e Ruviano nel
casertano, Petrazzuolo è tipico napoletano con un ceppo
probabilmente secondario a Sala Consilina (SA), Pietrazzini,
quasi unico, è del centro Italia, derivano tutti da
modificazioni e ipocoristici del nome
Pietro,
ma è pure possibile una derivazioni da nomi di località indicati
come Petrazzi o pietraie. |
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PETRECCA |
Tipico di
Isernia e dell'iserniese, ha un ceppo anche a Baranello (CB),
dovrebbe derivare da modificazioni del nome Pietro. |
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PETRELLA |
Petrella
è tipico dell'area che comprende Lazio, Abruzzo, Molise, Puglia
e Campania, con piccoli ceppi anche in Sicilia, potrebbe
derivare da toponimi come Petrella Liri (AQ), Petrella Salto
(RI), Petrella Tifernina (CB) o anche come matronimico
dall'ipocoristico del nome Petra. |
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PETRELLI
PETRELLO
PETRILLI
PETRILLO |
Petrelli
è molto diffuso nella fascia centrale che comprende Marche,
Umbria e Lazio, nel napoletano, in Puglia, soprattutto nel
barese, tarentino e salentino e nel cosentino, Petrello, molto
raro, è friulano, di Pavia di Udine e Trivignano Udinese in modo
particolare, Petrilli è tipico del Lazio, aquilano, napoletano,
foggiano e reggino, Petrillo è decisamente campano, con ceppi
secondari in Lazio e nel foggiano, derivano da ipocoristici
anche dialettali del nome Pietro, tracce di queste
cognominizzazioni le troviamo fin dal 1500, nel registro degli
allievi della Scuola universitaria di Perugia è citato nell'anno
1572 un tale Andreas Petrillus originario della Provincia
romana, nella seconda metà del 1600 è vicegovernatore di Narni
(TR) Gregorius Petrellus di Sancto Gimnesio. |
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PETRETTI
PETRETTO
PETROTTO
PIETRETTI |
Petretti ha un ceppo importante tra Capannori e Lucca, un ceppo
a Montecorvino Pugliano (SA) ed uno a Viterbo, Petretto è tipico
di Sassari con un ceppo probabilmente secondario tra Dolianova e
Cagliari, Petrotto, assolutamente rarissimo, sembrerebbe
siciliano, Pietretti anch'esso estremamente raro, sembrerebbe
del viterbese, derivano dal nome medioevale
Pedrotus
o Petretus,
di cui abbiamo un esempio nel XI° secolo, quando in un testo
possiamo leggere: "...Paulo inferius Ivellus et Petretus
confluentes insulam amnicam moliunter ...", oppure a Poschiavo
nel XV° secolo in un atto relativo alla parrocchia di Brusio si
legge: "...Pedrotus et Guarnerius fratres filii quondam Bertrami
Petri de Isepo...", secondo alcuni Petretto deriverebbe dal nome
di un'antica località dell'Ogliastra Petretu del Fara. |
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PETRIC
PETRICIC
PETRICIG |
Petric è specifico del goriziano e del triestino, Petricic,
quasi unico, è triestino, Petricig è specifico di San Pietro al
Natisone e Savogna nell'udinese, derivano tutti da forme
ipocoristiche della forma patronimica o ipocoristica slava
Petrič,
riferita al nome Petrus. |
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PETRICOLA
PIETRICOLA |
Petricola ha un ceppo a L'Aquila e Castel del Monte
nell'aquilano, ed uno a Valmontone e Roma nel romano, Pietricola
ha un ceppo nel basso Lazio nel latinense a Terracina, Sonnino e
Pontinia ed a Roma ed uno a Laterza nel tarentino, l'origine dei
due ceppi probabilmente è diversa, mentre per il ceppo laziale
la cosa più probabile è che si tratti, così come per Petricola,
di una forma ipocoristica del nome
Pietra,
il femminile di Pietro,
per il ceppo pugliese la cosa più probabile è che possa derivare
dal nome composto da Pietro
e Cola,
la forma aferetica di Nicola,
ne consegue che anche gli accenti sono diversi, per il ceppo
laziale dovrebbe cadere sulla seconda
-i-,
mentre per il ceppo pugliese dovrebbe cadere sulla
-o-. |
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PETRIOLI |
Petrioli, molto raro, sembrerebbe dell'area tra Toscana, Marche
ed Umbria, dovrebbe derivare da una modificazione ipocoristica
del nome Petrus,
di cui abbiamo un esempio in epoca medioevale: "..Petriolus
quidam de castro Bitoniae, trium annorum infirmitate consumptus,
totus fere diutini languoris tabe desiccatus apparuit. Cuius
violentia morbi adeo contractus erat in renibus, ut curvus
semper et ad terram reflexus, vix cum baculo pergere posset...",
ma è pure possibile che derivi da toponimi come Monte Petriolo
(PG) o Petriolo (MC), traccia di questa cognominizzazione le
troviamo nel 1300 con Pietro Petrioli di Bettona (PG) notaio di
Andrea Bontempi vescovo di Perugia dal 1356 al 1359. |
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PETRIS
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Specifico
dell'udinese, di Sauris in particolare, deriva dal nome
medioevale Petrus. |
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PETRIZZI
PETRIZZO |
Petrizzi, estremamente raro, è specifico dell'area salernitano,
potentina, Petrizzo è specifico del salernitano, di Sassano,
Padula, Olevano sul Tusciano e Monte San Giacomo, con un ceppo
anche a Campoformido nell'udinese, potrebbero derivare da
italianizzazioni della forma patronimica o ipocoristica slava
Petrič,
riferita al nome Petrus. |
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PETRO'
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Petrò è tipicamente lombardo, dell'area che comprende il
milanese ed il bergamasco, dovrebbe derivare da una forma
dialettale tronca dell'accrescitivo del nome medioevale
Petro
(derivato direttamente dal latino
Petrus);
Petro per accrescitivo diviene Petrone che diventa poi per
apocope dialettale Petrò. |
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PETROCCELLI
PETROCCI
PETROCELLI
PETRUCCELLI
PETRUCCELLO
PETRUCCI
PETRUCCIELLO
PETRUCCIO
PETRUCCIOLI
PETRUCCIOLO
PETRUCELLI |
Petroccelli, quasi unico, è lucano, Petrocci è quasi unico,
Petrocelli è tipicamente meridionale, ha un ceppo a Roma, uno
nell'iserniese, ad Acquaviva d'Isernia, Isernia e Rocchetta a
Volturno, un ceppo campano nel salernitano a Salerno e Sala
Cosilina ed a Napoli, un ceppo lucano nel materano a Bernalda,
Montalbano Jonico e Policoro e nel potentino a Moliterno,
Viggiano, Senise e Grumento Nova, ed un ceppo pugliese ad
Altamura nel barese ed a Taranto, Petrucci è molto diffuso in
tutto il centro Italia, Petruccelli ha un ceppo a Roma ed a
Santi Cosma e Damiano, Latina, Minturno e Formia nel latinense,
a Baselice ed a Castelfranco in Miscano nel beneventano, a Sessa
Aurunca e Castel di Sasso nel casertano, a Nocera Inferiore nel
salernitano, ma il nucleo è nel foggiano a San Marco In Lamis,
Foggia, San Severo, San Giovanni Rotondo, Lucera e Biccari,
Petruccello, sempre del foggiano, è unico, così come
Petrucciello, che parrebbe invece campano, Petrucello,
assolutamente rarissimo, sembrerebbe salentino, Petruccio,
rarissimo, sembrerebbe della zona tra casertano e napoletano,
Petruccioli è tipico dell'area aretino, perugina, di Arezzo ed
Anghiari nell'aretino, e di Foligno, Giano dell'Umbria, Norcia,
Montefalco, Spello e Spoleto nel perugino, e di Roma,
Petrucciolo, quasi unico, è napoletano, derivano tutti,
direttamente o tramite ipocoristici, dal nome medioevale
Petrucius,
di cui abbiamo un esempio in un atto del 1331 a Paternopoli
(AV): "...Petrucio de Sus, filio et heredi quondam Americi de
Sus militis, senioris, assensus...", ma non si può escludere,
soprattutto per i ceppi pugliesi, una possibile derivazione dal
nome composto Pietro Uccello. Tracce di queste cognominizzazioni
le troviamo ad esempio a Siena nel 1600: "...Othoni Petruccio
Senensi ejusdem Religionis, curaturis, ut dixerunt, authenticari
facere memorias...". |
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PETROCCHI
PETROCCO |
Specifico della fascia che va dalla provincia di Roma, al
rietino ed all'ascolano, Petrocchi parrebbe avere un ceppo anche
in Lunigiana e Lucchesia, Petrocco è tipicamente abruzzese,
derivano da forme ipocoristiche derivate dal cognomen latino
Petrus.
Questo cognome si trova già in atti del 1100, come si vede in
questa scrittura di compravendita del 1194 conservata
nell'archivio di San Giorgio in Palazzo a Milano, ad opera di:
"Ambrosius qui dicitur Malcolzatus notarius Frederici
imperatoris": "...Alia vinea est novella et dicitur ad Grumum
(Zeloforamagno (MI), pertice quattuor et tabule septem et pedes
octo cum cocchetta, a mane Sancte Marie in Valle et eiusdem
terre, a meridie suprascripti Pedrochi, a sero eiusdem terre et
suprascripti Petrocchi, a monte heredum Oliverii de Azello.
...", nel 1590, tra gli allievi dell'Università di Perugia
figura iscritto, proveniente dalla provincia romana, un certo
Augustinus Petrocchus. |
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PETROLINI
PETROLINO |
Petrolini, è specifico di Parma e di Traversetolo nel parmense,
con un ceppo anche a San Marcello Pistoiese nel pistoiese ed uno
molto piccolo ad Ancona, Petrolino, decisamente più raro, è
specifico del reggino, in particolare di Gallico, dovrebbero
derivare da una forma ipocristica del nome
Pietro.
Il Petrolini più famoso è stato Ettore, notissimo attore comico,
meglio conosciuto come Ridolini. |
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PETRONACCI
PETRONACI |
Petronacci, praticamente unico, è dovuto ad un'errata
trascrizione di Petronaci, che, molto molto raro, è siciliano,
del messinese e del catanese, e che dovrebbe essere derivato
dall'italianizzazione del cognome greco
Petronakis. |
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PETRONE
PETRONI
PETRONIO |
Petrone è specifico dell'area centromeridionale che comprende
Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria, Petroni è tipico
della fascia centrale che comprende Toscana, Lazio, Marche ed
Umbria con un ceppo anche nel bolognese, Petronio ha un nucleo
importante a Trieste ed uno nel catanese, potrebbero derivare
dall'accrescitivo del nome
Petrus o anche dalla Gens
romana Petronia, un'esempio di quest'uso si ha già in epoca
longobarda in una Charta
Dispositionis seu Ordinationis
dell'anno 768: "...Urso qui et gratia Christi uenerabilis
presbiter de ordine sancte Marie Cremonensis ecclesie matrice
filio bone memorie Petroni uir illustre, cogitans umane uite in
oc mundo lauilem cursum...". |
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PETRONGARO
PETRUNGARO |
Petrongaro sembrerebbe unico, Petrungaro ha un grosso ceppo
romano, uno a Pozzuoli nel napoletano ed uno nel cosentino a
Fiumefreddo Bruzio, ma con presenze significative anche a San
Lucido, Paola e Longobardi, dovrebbero derivare da un
capostipite e di nome Pietro, di razza ungara o che fosse stato
assoldato in una compagnia di ungari o avere movenze o costumi
simili ad un ungaro o
essere particolarmente feroce, come un ungaro appunto,
ricordiamo che molti legionari dell'antica Roma erano originari
della Pannonia (attuale Ungheria). |
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PETRONILLA
PETRONILLI
PETRONILLO |
Petronilla, oltremodo raro, sembrerebbe del sud, Petronilli è
tipico di Civitavecchia, Petronillo, anch'esso rarissimo,
sembrerebbe pugliese, forse dell'area di Monopoli, tutti questi
cognomi derivano da forme ipocoristiche latine del nome
Petronia
o Petronius,
basti ricordare il celeberrimo
Titus Petronius Niger Arbiter elegantiarum
di epoca neroniana autore del Satyricon. |
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PETRONZI
PETRONZIO
PETRONZO |
Petronzi
parrebbe tipico di Palestrina (RM), ma con un ceppo anche a San
Lorenzo Maggiore nel beneventano ed uno a San Paolo Di Civitate
nel foggiano, Petronzio e Petronzo, assolutamente rarissimi,
sembrerebbero dell'area laziale campana, dovrebbero derivare dal
nome Petronzio o Petronzo, modificazione ipocoristica del nome
Pietro. |
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PETROSELLI
PETROSILLI
PETROSILLO |
Petroselli sembrerebbe tipicamente laziale, di Viterbo e Roma,
con un ceppo anche nelle Marche, Petrosilli, assolutamente
rarissimno, è quasi sicuramente dovuto ad errori di trascrizione
del precedente, Petrosillo sembrerebbe specifico di Monopoli
(BA).
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Petroselli ha ceppi maggiori fra il romano, il viterbese e il
maceratese, Petrosilli, molto raro, è anch'esso originario del
maceratese, Petrosillo è più tipicamente pugliese, con un ceppo
maggiore nel barese e ceppi minori nel tarantino, nel brindisino
e nel foggiano, tutti questi cognomi derivano dal termine
petrosello
o petrosillo,
variante arcaica o dialettale dell'italiano prezzemolo:
l'origine del vocabolo va ricercata nel greco
petroselinon,
che letteralmente significa
sedano delle rocce (poiché,
anticamente, questa pianta veniva spesso raccolta sulle rupi,
dove meglio attecchiva). Nel contesto dei cognomi in questione,
tuttavia, il termine petrosello o petrosillo va inteso nel senso
figurativo di persona invadente o, talvolta, intrigante (così
come l'espressione essere come il prezzemolo, ancora oggi in
uso, significa appunto essere dappertutto, intromettersi in ogni
cosa e, in un certo senso, fare l'intrigante, creare problemi
con la propria intrusione). In conclusione, dunque, si tratta
delle cognominizzazioni di soprannomi attribuiti ai capostipiti. |
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PETROSINI
PETROSINO |
Petrosini, rarissimo è napoletano, Petrosino è molto diffuso nel
napoletano e salernitano, derivano da soprannomi originati dal
vocabolo dialettale petrusino (prezzemolo). |
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PETROZZA
PETROZZI
PETROZZINI
PETROZZINO
PETROZZO
PETRUZZA
PETRUZZELLI
PETRUZZELLIS
PETRUZZELLO
PETRUZZI
PETRUZZIELLO
PETRUZZO |
Petrozza è molto molto raro ed è tipico del materano, di
Montescaglioso in particolare, Petrozzi sembra avere oltre ad un
ceppo laziale a Sora nel frusinate, anche uno a Foggia ed uno
non secondario nel genovese, Petrozzini sembrerebbe unico o
quasi, Petrozzino è specifico dell'avellinese e di Conza della
Campania in particolare, Petrozzo, praticamente unico è forse
dovuto ad un errore di trascrizione, Petruzza sembrerebbe
calabrese, di Caraffa di Catanzaro e Lamezia Terme nel
catanzarese, Petruzzelli è tipico pugliese, del barese in
particolare, così come Petruzzellis che è specifico di Cassano
Delle Murge nel barese con ceppi anche ad Acquaviva Delle Fonti,
sempre nel barese, ed a San Severo nel foggiano, Petruzzello è
assolutamente rarissimo, Petruzzi è presente a macchia di
leopardo in tutt'Italia con forte prevalenza in Puglia,
Petruzziello è specifico dell'avellinese, di Pratola Serra in
particolare, ma anche di, Montefalcione, Avellino, Sturno,
Atripalda, Prata di Principato Ultra, Cesinali e Manocalzati,
Petruzzo ha un ceppo a Gesualdo nell'avellinese ed uno nel basso
Salento, dovrebbero tutti derivare direttamente o tramite
ipocoristici, anche dialettali, da modificazioni del nome
Petrus,
tracce di questi cognomi le troviamo nel 1500 a Genova con il
giudice auditore e consultore Serafino Petrozzi. |
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PETRUCCIANI
PETRUCCIANO |
Petrucciani ha un ceppo a Bologna, uno nel pistoiese a Pistoia e
Sambuca Pistoiese, uno a Roma erd uno a Benevento, Petrucciano,
quasi unico, sembrerebbe del beneventano, dovrebbero derivare da
nome medioevale Petrucianus,
di cui abbiamo un esempio d'uso in una registrazione del primo
decennio del 1340 in Umbria: "...de quo edendo habuerunt fratres
duos quartos cum capite et domnus Petrucianus et domnus Petrus
sororem unum quartum, presbiter Sancti Johannis quia fuit ad
dictum festum et in dominicis quadrigesime stetit in fraternita
ad faciendum confessionem personis qui veniebant alium quartum,
et Giardinus habuit rubitella. ...". |
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PETRUNTI
PIETRUNTI |
Petrunti, quasi unico è tipicamente molisano, dovrebbe trattarsi
di diverse registrazioni del cognome Pietrunti, che è più
diffuso ed è specifico di Campobasso, l'origine etimologica è
oscura, ma molto probabilmente dovrebbero derivare da
alterazioni dialettali del nome medioevale
Petronzio,
modificazione ipocoristica del nome
Pietro. |
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PETRUOLI
PETRUOLO |
Petruoli è quasi unico, Petruolo sembrerebbe specifico di
Marcianise nel casertano, con buone presenze anche a Capodrise
ed a Cardito nel napoletano, dovrebbe derivare da una
modificazione ipocoristica dialettale campana del nome
Petrus. |
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PETTA
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Petta ha un ceppo nel teatino, campobassano ed iserniese, un
ceppo nell'area che comprende il napoletano, il salernitano, il
potentino, il barese ed il cosentino, un ceppo nel palermitano,
in particolare a Piana degli Albanesi ed uno ad Olbia in
Sardegna, il ceppo sardo dovrebbe derivare da un soprannome
originato dal termine logodurese
petta (carne)
(vedi PETZA), forse ad indicare che il mestiere del capostipite
fosse quello del macellaio, gli altri ceppi dovrebbero essere di
origine albanese e forse derivare da un soprannome originato dal
vocabolo grecoalbanese petë
(sfoglia),
magari ad indicare che i capostipiti facessero i pastai, o da
soprannomi originati dalla voce grecanica
petta (focaccia,
pizza), con la medesima radice. |
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PETTENATI |
Tipico
del parmense, potrebbe derivare da un soprannome dialettale
originato dal vocabolo pettinare, inteso forse nel senso di aver
ricevuto una fregatura. Troviamo questa cognominizzazione a
Vercelli alla fine del 1400 con Gaspare Pettenati che nel 1511
ordinò l'edificazione del coro per l'abbazia di Sant'Andrea a
Vercelli. |
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PETTI
PETTO |
Petti è specifico della zona che comprende il Lazio e le
province di Campobasso, Foggia, Benevento, Napoli e Salerno,
Petto è quasi scomparso.
integrazioni fornite da Fabio Paolucci - dal suo
libro di prossima pubblicazione: I cognomi di Colle
Sannita
Il cognome in questione, nella sua forma originaria Petto, è
oggi divenuto rarissimo: a Colle Sannita, già negli anni
compresi tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento,
risulta uno dei cognomi più diffusi. La forma cognominale Petti,
al plurale, è riscontrabile in nuclei consistenti in Campania,
nel Napoletano e nel Salernitano, nel Molise e nel Lazio: è
probabilmente questa la fascia di area nella quale andrebbe
individuato il centro dove il cognome Petto ha avuto origine e
da cui si è poi diffuso; non è da escludere anche l'ipotesi
della nascita di più ceppi in diversi luoghi. Una lunga e
minuziosa ricerca archivistica andrebbe affrontata a tale
proposito, ma ciò esula dal nostro scopo di studio etimologico
dei cognomi collesi. Il fenomeno di modificazione dei cognomi
dal singolare al plurale fu molto frequente nel 1700 e nel 1800
per designare in tal modo l'intero clan familiare di
appartenenza: ricordo a titolo di curiosità, per far comprendere
maggiormente il meccanismo del fenomeno in analisi, una mia
recente ricerca genealogica nell'Archivio di Stato di Avellino
sulla famiglia Iannuzzi di Pietrastornina, che fino agli ultimi
decenni dell'Ottocento ha mantenuto il cognome originario
Iannuzzo, poi divenuto Iannuzzi per errore di trascrizione
anagrafica o, più semplicemente, perché l'ufficiale dello Stato
Civile del Comune conosceva la famiglia come
i Iannuzzi,
intendendo così la totalità del gruppo familiare, mentre ogni
singolo componente era noto come
uno Iannuzzo:
lo stesso raginamento andrebbe fatto per il cognome preso in
esame. Passiamo adesso alle considerazioni circa la provenienza
etimologica del cognome: è ipotizzabile la formazione di Petto
dal vocabolo latino pectus,
pectoris, col significato di "petto"
di uomini o di animali, ma anche di "animo, cuore,
intelligenza, memoria, spirito, pensiero": potremmo subito
immaginare che il cognome possa derivare da una determinata
caratteristica morale o spirituale del capostipite. Più
credibile sarebbe, a mio avviso, la derivazione dal verbo latino
della terza declinazione pecto,
is, pexi, pexum (o pectitum), ere,
che significava "pettinare, o cardare la lana, o percuotere,
rastrellare, erpicare, ripulire". Considerando la seconda
spiegazione etimologica, si può ipotizzare l'attribuzione del
cognome Petto in relazione al tipo di attività lavorativa che il
capostipite svolgeva all'interno della sua comunità: ammesso che
il cognome si sia formato proprio a Colle Sannita, ambiente
quasi prettamente rurale, tale interpretazione sembrerebbe la
più plausibile. |
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PETTINARI
PETTINARO |
Tipico
della zona tra le province di Ancona, Macerata e Perugia, con un
ceppo nel sudmilano e lodigiano, Pettinari, Pettinaro invece è
rarissimo e sembra essere tipico del chietino, derivano
probabilmente da un soprannome legato al mestiere di fabbricante
di pettini. |
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PETTINATI
PETTINATO |
Pettinati è raro e sembra avere due ceppi, nel genovese e nel
napoletano, Pettinato è specifico del sud, Sicilia, Calabria e
Basilicata, dovrebbero derivare da soprannomi originati da
caratteristiche comportamentali, in Sicilia può essere che
alcuni derivino da un toponimo come Pettineo (ME).
integrazioni fornite da
Franco Pettinato
Pettinato potrebbe derivare da un soprannome generato dal
vocabolo latino pectinatus,
[cfr.Iohannes Pettinatus (a.1166) in (codice diplomatico
verginiano a cura di P.M.Tropeano)]. |
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PETTINE
PETTINI |
Pettine
ha un piccolo ceppo in Campania ed uno altrettanto piccolo a
Roma, Pettini ha un ceppo a Firenze e nel fiorentino ad
Impruneta,m Greve in Chianti, San Casciano in Val di Pesa,
Scandicci e Bagno a ripoli, a Grosseto ed a Colle di Val d'Elsa
e Siena nel senese, un ceppo a Terni ed uno a Roma, dovrebbero
derivare dal mestiere di produttori di pettini svolto dai
capostipiti. |
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PETTINEO |
Pettineo
è tipicamente siciliano, ha un ceppo a Butera nel nisseno ed a
Barcellona Pozzo di Gotto nel messinese, dovrebbe derivare dal
nome del paese di Pettineo nel messinese, ma, molto più
probabilmente si tratta di una forma etnica dialettale derivata
dall'antico nome della città di Patanè, l'attuale Acireale nel
catanese. |
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PETTIROSSI
PETTIROSSO
PETTOROSSI
PETTOROSSO |
Pettirossi dovrebbe essere specifico del perugino, Pettorossi è
molto raro, sembrerebbe sempre umbro ma del ternano, Pettirosso
e Pettorosso rarissimi dovrebbero avere un ceppo nel triestino
ed uno nel napoletano, dovrebbero tutti derivare da soprannomi
legati a località o caratteristiche fisiche. |
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PETTITI
PETTITTI |
Entrambi piemontesi, Pettiti è molto diffuso a Fossano nel
cuneese ed a Sant'Albano Stura e Ceva, e nel torinese a Torino,
Piobesi Torinese e Carmagnola, Pettitti è praticamente unico.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Con buona probabilità, questi cognomi derivano dal soprannome o
nome medievale Pettito
(forma dialettale di Petitto),
termine che, in italiano antico, significa letteralmente
piccolo, piccolino
- dal francese petit
(vedi Petit e Pitito): in Piemonte, per la precisione, va
ricordato che molti cognomi risentono di un antico influsso
francese, anche se nel corso dei secoli parecchi di essi son
stati italianizzati (partendo dal dialetto o direttamente dal
francese). Per curiosità, comunque, è interessante notare che
Petit
è un cognome molto diffuso in Francia,
esattamente il settimo cognome più diffuso nell'intero paese -
anche in Italia, a dire il vero, esistono molti cognomi dal
significato di piccolo, ad esempio Piccolo, Piccini, Piccioli,
Piccirillo, Picciariello, etc. In conclusione, dunque, si
tratterebbe delle cognominizzazioni dei soprannomi o dei nomi
personali dei capostipiti. |
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PETTONI |
Molto
molto raro parrebbe avere due ceppi, in provincia di Roma e tra
Pavia e Milano. |
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PETTRONE |
Pettrone è specifico di Pignataro Maggiore nel casertano,
dovrebbe derivare da un accrescitivo del nome
Petrus.
(vedi PETRONE) |
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PETZA
PETZEU |
Petza è molto molto raro ed è specifico della Sardegna
centromeridionale, Petzeu è assolutamente rarissimo, dovrebbero
derivare da soprannomi originati dal vocabolo campidanese
petza
che può significare sia carne
che reale
un tipo di antica moneta sarda.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PETTA; PETZA; PEZZA: sa petza
in campidanese, sa petta
in logudorese è generalmente la
carne di animale, mentre la
carne umana è detta carre o carri. Qui in Campidano diciamo
comunque, sa petza de cristianu, per la carne umana. La voce
deriva da “pettia”,
che originariamente significava
un pezzo di carne, poi anche
pezza o pezzo d’altro, di panno ad esempio. Le cosiddette pezze
da piedi anche in sardo le chiamiamo petzas de peis.
Sa petza
è anche una moneta medioevale
corrispondente a due denari,
pertanto “mesu petza”
designava il valore del denaro.
Come cognome troviamo la voce nella variante “peza”, nel
Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI, XIII secolo:
Peza Iohanne, al capitolo 29 (in uno scambio di servi):
cambiarus custos serbos in pare cun donnu Iohanne priore de
Bauladu, etc. etc. Tra i testimoni (testes) figura Iohanne Peza.
Al capitolo 107, sempre del CSMB, troviamo Peza Goantine,
testimone in una compera di terre (Ego Domesticus priore de
Bonarcado): comporei (ho comprato) a Comida Capay binia (una
vigna)c’aviat in sa binia mea de Calcaria, etc. etc. Nel
Condaghe di San Pietro di Silki, CSPS, XI, XIII, troviamo la
voce “petha” al capitolo 212, in un acquisto di terre:
comporaili ( sottinteso, Ego Massimilla Apatissa de scu. Petru
de silki) a Forasticu Bakillu sa terra de su planu dessu lacu
secatu, tenende assa de Petru (confinante con la terra di…)de
Capriles Longu; et ego deindeli .II. bardones de petha porkina(
due porzioni – non sappiamo esattamente a quanto corrisponda un
“bardone” - di carne di porco), .II. moios d’orju (due moggi
d’orzo), et .I. de petha berbekina (ed una porzione di carne di
pecora) in s’annu dessu famini (nell’anno della fame). Nel
Condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI, XIII secolo la
voce, nelle varianti “peça e petha”, è citata diverse volte (ai
capitoli 26, 73, 75, 98, 137 etc.: “pethas” (al
plurale)solitamente designa l’animale intero( dal – Il condaghe
di San Nicola di Trullas - a cura di Paolo Merci- ed. C.
Delfino). Attualmente il cognome Petta è presente in 178 Comuni
italiani, di cui 8 in Sardegna: Olbia 176, Nuoro 6, Santa Teresa
di Gallura 4, etc. Il cognome Petza è presente in 29 Comuni
d’Italia, di cui 18 in Sardegna: san Gavino 8, Tertenia 7, Asuni
7, Domusnovas 6, etc. Il cognome Pezza è presente in 233 Comuni
italiani di cui 3 in Sardegna: Serramanna 12, Olbia 6, Iglesias
5. |
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PEYRACHIA |
Molto molto raro è tipico del cuneese.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Rarissimo, originario del cuneese, Peyrachia è quasi certamente
un cognome d'origine straniera: si dovrebbe trattare, cioè,
dell'italianizzazione del cognome francese Peyrache, presente
per lo più nella Loira e nei dipartimenti vicini. Per quanto
riguarda il suo significato, si tratta di un cognome di origine
topografica: l'antico francese
peyrache significa, infatti,
pietraia, terreno pietroso, ad indicare così la conformazione
del territorio da cui proveniva il capostipite. |
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PEVERARI
PEVERARO |
Peverari, estremamente raro, è specifico del modenese, Peveraro,
molto raro, sembrerebbe specifico della zona che comprende il
biellese ed il vercellese, dovrebbero derivare da soprannomi
originati dal termine latino
piperarius (chi
commercia, chi vende pepe), che
probabilmente rappresentava il ricco mestiere dei capostipiti,
dell'uso di questo termine abbiamo un esempio in un atto del
1178: "In nomine sancte et individue Trinitatis. Notum sit
omnibus tam presentibus quam futuris quod ego Matildis,
comitissa Nivernis, domos illas cum orto quas agabi de Tornod.
Sancti-monialibus de Juli donavi, amore Dei et remedio anime
mee, ab omni consuetudine quitas et liberas esse constitui, et
censum quam in domibus et in orto habebam eisdem
sanctimonialibus donavi, concessi, et in perpetuum quittavi,
quod ut ratum et inconcussum in futurum habeatur, presentis
scripti patrocinio et sigilli mei auctoritate confirmavi. Hujus
rei testes sunt Renaudus prior sancti Aniani, Aimo de Ireor;
Guido de Tornodoro; Helias de Tornod. milites; Marinus
piperarius, et multi alii. Auctum est hec publice Tornod. anno
verbi incarnati MºCºLXXºVIIIº.", troviamo tracce di queste
cognominizzazioni con Guazolinus
Piperarius, uno dei firmatari
della pace tra Parma e Cremona nel 1228. |
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PEVERATI
PEVERATO |
Peverati è specifico del ferrarese, Peverato, quasi unico,
potrebbe essere una forma rovigota dello stesso cognome,
potrebbero derivare dal nome dialettale del mestiere di mercante
di spezie, originato dal termine veneto
pevere (pepe,
ma anche per estensione piccante),
ma è pure possibile che derivino da un soprannome originato da
un carattere piuttosto piccante
del capostipite.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Alla base del cognome Peverati vi è il soprannome e nome di
mestiere 'pevera'
("imbottavino,
cioè un grosso imbuto che s'introduce nel cocchiume delle botti
per imbottare il vino") e 'peveraio',
attribuito a chi lavorava in una cantina vinicola. |
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PEVERE
PEVEROTTO
PIVEROTTO
PIVIROTTO |
Pevere è tipicamente friulano dell'udinese, di Pozzuolo del
Friuli, di Muzzana del Turgnano e di Udine, con un piccolo ceppo
anche a Ferrara, Peverotto, praticamente unico, sembrerebbe
un'alterazione di Pivirotto, che è specifico di Vodo Cadore nel
bellunese, Piverotto, estremamente raro, parrebbe del veneziano,
tutti questi cognomi dovrebbero derivare, direttamente o tramite
forme ipocoristiche, da soprannomi originati dal vocabolo veneto
pever
o piver
(pepe),
forse ad indicare un carattere particolarmente pungente del
capostipite. |
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PEVERELLI
PEVERELLO
PEVERI |
Peverelli è tipico del nord milanese e comasco, di Como,
Grandate, Fino Mornasco, Pognano Lario, Moltrasio e Villa
Guardia nel comasco e di Milano, Misinto, Cogliate e Meda nel
milanese e di Saronno nel varesotto, Peverello, estremamente
raro, ha presenze nel cuneese e nell'imperiese, Peveri, molto
raro, è tipico del sudmilanese lodigiano, di Lodi ed Orio Litta
e soprattutto di Piacenza e del piacentino, di Bobbio e Coli,
dovrebbero derivare, direttamente o tramite forme ipocoristiche,
da un soprannome legato al vocabolo dialettale
pever (pepe),
ma è pure possibile che derivino da soprannomi basati sul
termine lombardo arcaico
peverella, un tipo di
erba dalle cui radici si ottiene una
tinta rossa usata per tingere
le stoffe. |
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PEVIANI |
Molto
raro specifico del sudmilanese e lodigiano, probabilmente
originato da un soprannome dialettale connesso al vocabolo
pevion (piccione). |
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PEZZA
PEZZALI
PEZZANI
PEZZI
PEZZINI
PEZZO
PEZZOLA
PEZZOLI
PEZZOLO
PEZZONI
PEZZOTTA
PEZZOTTI |
Pezza ha un ceppo nel piacentino, uno nel perugino, ternano e
vicino reatino ed uno nel romano e latinense, Pezzali è tipico
dell'area lombardo, emiliana, soprattutto del bresciano e
mantovano e del parmense, Pezzani ha un piccolo ceppo nel
trentino, che potrebbe derivare da una forma aferetica del
termine ampezzano, ma il ceppo più importante è a Parma e nel
parmense a Sissa, Sorbolo, Salsomaggiore Terme e Fidenza, Pezzi
è diffuso al nord ma è particolarmente concentrato in Romagna,
Pezzini sembra avere tre nuclei, uno in provincia di Lucca, uno
tra mantovano e veronese ed uno tra milanese e bergamasca e
sondriese, Pezzo sembrerebbe specifico del veronese con un ceppo
anche in Calabria, Pezzola ha un ceppo tra bresciano e
cremonese, uno tra maceratese e Piceno ed uno tra viterbese e
romano, Pezzoli ha un forte ceppo lombardo, uno bolognese ed uno
probabile nel maceratese, Pezzolo ha un ceppo genovese ed uno
rovigoto, potrebbero derivare da toponimi quali Pezzolo Valle
Uzzone (CN) o simili, Pezzoni si distribuisce lungo la fascia
che dal pavese, attraverso il milanese ed il bergamasco arriva
al bresciano, Pezzotta ha un grosso ceppo nel bergamasco,
soprattutto a Scanzorosciate e Nembro ed uno piccolo tra Molise
e teatino, Pezzotti dovrebbe avere un nucleo importante tra
bergamasca e bresciana ed uno tra Roma e Reatino, in alcuni casi
questi ultimi due cognomi potrebbero derivare dal termine
valtellinese pezott
(sorta di
coperta fatta di scampoli, il
cui uso risale al medioevo e anche prima), ma, nella stragrande
maggioranza dei casi, derivano, direttamente o attraverso forme
ipocoristiche da alterazioni di forme aferetiche di nomi
medioevali come Opezzo,
a sua volta derivato dal nome mediovale germanico
Obizo,
Obizonis,
di cui abbiamo un esempio in una
Carta finis et transactionis
del 1157 a Milano: "Anno dominice incarnationis millesimo
centesimo quinquagesimo septimo, tertio decimo die mensis
martii, indictione quinta. Presentia bonorum hominum quorum
nomina infra leguntur finem et transactionem fecit Obizo, filius
quondam Anselmi Advocati, per consensum Prandoboni sibi dato
tutore in hoc negotio ab Arderico iudice et misso donni Federici
inperatoris , et per datam licentiam suprascripti missi,
Ariprando, filio Petri Vicecomitis , et Ianuario, filio
Guilitionis qui dicitur de Moetia ...". Un Giovanni Pezzoli lo
troviamo a Bergamo, come Giudice delle vettovaglie nel gennaio
1781. Un Carlo Pezzotti di Antonio e Lucia nato il 05 luglio
1786 a Tavernola Bergamasca, lo troviamo in un atto di
matrimonio. Tutti questi cognomi dovrebbero derivare dal nome
medioevale Pezzo o dall'aferesi del nome medioevale Opezzo.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
PEZZANI, DAL PEZ, DALPEZ, PEZZÈ, PEZZANO, PEZZATO, PEZZATTI,
PEZZI, PEZZIN, PEZZINI, PEZZO, PEZZOLI, PEZONI, PEZZOTTA,
PEZZOTTI, PEZZOTTO - Il Pez,
nel dialetto trentino, è l'abete
rosso o
peccio (Picea
excelsa) "abezzo",
nell'italiano arcaico. Il cognome indicava quindi una persona
proveniente da una zona ricca d'abeti o, in qualche modo, messa
in relazione con questo albero. Il cognome è diffuso, nelle sue
varianti, in tutto il Trentino. PEZZÈ (tipico della Val di
Fiemme e della Val di Fassa), PEZZATTI (in Vallarsa esiste la
frazione Pezzati). Altra interpretazione: PEZZANO - panitaliano.
PEZZANI frequente In Emilia e Lombardia. Dal personale latino
Pettius. Toponimo Pezzano, podere, Roccalbegna (GR) (Pieri 124).
Altra interpretazione: PEZZANO (panitaliano), PEZZANA
(piemontese) - Da un gentilizio latino
Peccius.
Toponimo Pezzano (SA), frazione di San Cipriano Picentino. Un
altro simile è in provincia di Venezia.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pezzola è cognome pugliese che viene dalla forma base
Pezza, a
sua volta cognominizzazione del gentilizio latino
Peccius /
Pettius.
Minervini 383. |
|
PEZZARO
PEZZER
PEZZERA
PEZZERI |
Pezzaro, quasi unico, è piemontese, Pezzer è assolutamente
rarissimo, ha qualche presenza nelle Tre Venezie ed un
piccolissimo ceppo a Palermo, Pezzera ha un ceppo lombardo nel
bergamasco, a Gazzaniga ed Albino ed uno campano a Grazzanise
nel casertano, Pezzeri, quasi unico, sembrerebbe campano, questi
cognomi dovrebbero derivare da soprannomi anche dialettali
originati dal mestiere dei capostipiti, probabilmente dei
pezzari
o pezzeri
(robivecchi),
soliti andare di paese in paese raccattando stracci vecchi e
vendendo articoli usati. |
|
PEZZAROSSI |
Pezzarossi, assolutamente rarissimo potrebbe essere lombardo, di
origine etimologica oscura, potrebbe derivare da un soprannome
originato dal termine milanese arcaico
pezaròss,
pezaròtt
(rappezzato,
rattoppato, male in arnese),
forse ad indicare una situazione economica del capostipite
tutt'altro che florida. |
|
PEZZELLA |
Tipico
campano, del napoletano e casertano, dovrebbe derivare da nomi
di località, di quest'uso nei toponimi ne abbiamo un esempio a
Paternopoli (AV) in un documento del 1709, dove si legge: "...La
Pezzella: uno territorio seminativo, et ammacchiato, di capacità
di tomola quindeci in circa, sito dove se dice la Pezzella,
confinato da sotto il fiume Fredano...". |
|
PEZZENTE
PEZZENTI |
Pezzente, molto molto raro, sembrerebbe avere un ceppo toscano
ed uno molisano a Sepino (CB), Pezzenti, quasi unico, parrebbe
anch'esso toscano, potrebbe derivare dal termine
pezzente
inteso in epoca medioevale come
persona molto povera ed anche
come contadino,
improponibile una connessione con la Crociata dei Pezzenti se
non per capire cosa si intendesse per pezzenti. |
|
PEZZIA
|
Estremamente raro, dovrebbe essere lombardo, dovrebbe derivare
da un soprannome legato al vocabolo dialettale
pèzz (peccio),
una conifera delle pinacee, un tipo di abete. |
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PEZZIMENTI
PIZZIMENTI
PIZZIMENTO |
Pezzimenti e Pizzimenti sono entrambi tipici del reggino,
Pizzimenti è il più diffuso dei due, Pizzimento. molto raro, è
del catanese.
Integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Pezzimenti e Pizzimenti sono tipici del reggino, sebbene il
secondo presenti anche dei ceppi minori nel palermitano e nel
messinese, Pizzimento invece è originario del catanese. Per
quanto riguarda il loro significato, questi cognomi derivano
tutti dal termine dialettale pezzimento o pizzimento (più noto
nella forma plurale pezzimenti o pizzimenti), che, nei dialetti
greci del Sud, indicava letteralmente le salmerie militari. E'
difficile, in realtà, indicare l'origine di questo vocabolo:
un'ipotesi è che esso sia una forma sostantivata (attraverso il
suffisso -mento, comune a tutte le lingue neo-latine) del verbo
greco pezhevo
(pezhos, pezhi, pezhon
in forma aggettivale), che significa camminare o viaggiare a
piedi, via terra o, forse più propriamente in questo contesto,
essere trasportato a piedi, via terra. In tal modo, pezzimento,
pizzimento, pezzimenti e pizzimenti si tradurrebbero
letteralmente come cose che vengono trasportate a piedi, che
viaggiano via terra: il riferimento è al fatto che le salmerie
militari erano effettivamente trasportate per via di terra (su
carri o animali da soma) da parte dei salmeristi, i quali erano
spesso di estrazione contadina o comunque non guerriera. Per
capire meglio l'etimologia piuttosto complessa di questi termini
dialettali, basti pensare al vocabolo latino
impedimenta,
l'equivalente, cioè, dell'italiano salmerie: alla base di esso
si trova il verbo impedio,
che, assieme al suffisso -menta
(plurale di -mento),
forma un sostantivo letteralmente traducibile come cose che
impediscono, che sono d'impaccio, con riferimento ai problemi
che il trasporto delle salmerie comportava (anche solo in
termini di tempo, per esempio). In conclusione, dunque,
Pezzimenti, Pizzimenti e Pizzimento sono cognomi derivati da
nomi di mestiere attribuiti ai capostipiti, che erano appunto
degli addetti alle salmerie militari all'interno degli antichi
eserciti. |
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PEZZOLATI
PEZZOLATO |
Pezzolati è tipico del ferrarese, nella zona di confine con il
rovigoto, a Goro in particolare, Pezzolato è specifico del
rovigoto, di Porto Tolle in particolare, ma ben presente anche
ad Adria, Taglio di Po, Ariano nel Polesine e Porto Viro,
dovrebbero derivare da soprannomi originati dal vocabolo veneto
arcaico pezzolatar
(circondare di pruni spinosi gli
alberi novelli appena piantati). |
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PEZZOLLA |
Tipico
del brindisino e basso barese, dovrebbe derivare da un nome di
località, originato dal termine medioevale petiola (piccolo
appezzamento), uso presente ad esempio in un documento del 1177:
"...nominatim de Petiola una prati quam ipse Otto dicebat se
habere intus pratum suprascripti domini Rogerii quod iacet in
territorio de loco Axilliano...", tracce di questa
cognominizzazione le troviamo ad Alberobello (BA) almeno dal
1700. |
|
PEZZOT
PEZZUT
PEZZUTTI
PEZZUTTO |
Pezzot è decisamente friulano, Pezzut, quasi unico, sembrerebbe
friulano, Pezzutti è specifico del pordenonese e del vicino
trevisano, Pezzutto è tipico dell'area che comprende il
trevisano, il pordenonese ed il veneziano, per questi cognomi
esistono almeno due ipotesi sulla possibile derivazione, la
prima sarebbe da una forma aferetica dialettale dal nome
Opezzo
(vedi PEZZA), la seconda è che possa trattarsi di una voce
contratta derivata da un soprannome dialettale per pellicciaio. |
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PEZZUTO |
Pezzuto è tipicamente meridionale, ha un ceppo campano,
soprattutto nel beneventano, un ceppo pugliese nel foggiano, ma
con massima concentrazione nel brindisino e nel leccese,
potrebbe derivare da un'alterazione dialettale del cognomen
latino Pettius
o Peccius,
o anche da nomi di località. |
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PFEIFER |
Specifico dell'Alto Adige, della zona di Bolzano, Laives e Nova
Ponente (BZ), deriva dal vocabolo tedesco
pfeifer (pifferaio).
|
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PIA
PIAS |
Pia
ha un ceppo sardo, tra il basso oristanese ed il cagliaritano,
ed uno a Torino e nel basso astigiano, Pias decisamente più
raro, è specifico della zona di Nuraminis, dovrebbero derivare
dal nome latino Pia.
stemma fornito da Vicente
Piá Tarazona ES |
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PIACENTE
PIACENTI
PLACENTE
PLACENTI |
Piacente ha ceppi in Lazio e nell'aquilano, nel napoletano, nel
barese e nel catanzarese, Piacenti è presente in piccoli ceppi
in Emilia e Romagna e nel fiorentino, nel ternano e nel Lazio,
nel napoletano ed in Sicilia, Placente è quasi unico, Placenti è
tipicamente siciliano, in particolare dell'area che comprende il
nisseno, l'ennese ed il catanese.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nel nome medievale
Piacente,
che, assieme al suo arcaismo in
Placente, va inteso nel senso
augurale di avvenente,
dall'aspetto o dalla personalità
gradevole (sul modello dei nomi
Bellomo e Belladonna, ormai caduti in disuso). Per quanto
riguarda i cognomi in questione, dunque, si tratta delle
cognominizzazioni dei nomi personali dei capostipiti, anche se
in alcuni casi non è esclusa una derivazione da soprannomi ad
essi attribuiti. |
|
PIACENTINI
PIACENTINO |
Piacentini è diffuso nell'alessandrino, pavese, milanese,
lodigiano, cremonese e bresciano, e nell'arco che da Livorno,
Pisa, Lucca, Massa, Pistoia, Modena arriva a Ferrara, Piacentino
è specifico del trapanese. Entrambi derivano dai vari toponimi
che fanno riferimento a Piacenza. Il cognome Piacentini lo
troviamo in un atto del 14 dicembre 1531, la successione di
Ludovico di Canossa, ad opera appunto del notaio Piacentini. |
|
PIACENZA |
Diffuso
sia al nord che nella Puglia, deriva dal toponimo Piacenza, in
molti casi è di origini israelitiche. |
|
PIACQUADIO |
Assolutamente rarissimo, sembra essere unico, dovrebbe essere
meridionale, probabilmente campano, deriva dal nome gratulatorio
omonimo, dato raramente in epoca post medioevale ai figli tanto
attesi.
integrazione e ipotesi
fornite da Fabio Paolucci
Piacquadio è tipico della Capitanata e del Sannio confinante con
la provincia di Foggia, particolarmente di Colle Sannita dove
attualmente vivono molte famiglie con questo cognome. Tra queste
se ne distingue da secoli un ramo che ha dato al Regno di Napoli
menti illuminate (Notai, Magistrati, e Amministratori pubblici).
Si ricordi l'ing Giovanni Battista Piacquadio (1900-1967),
tenente generale di Artiglieria che si distinse per il suo
valore durante la II Guerra Mondiale. |
|
PIAGENTINI |
Specifico della Garfagnana, dovrebbe derivare dall'etnico
piacentino (di Piacenza).
integrazioni fornite da
Piagentini
Il cognome Piagentini viene dalla regione Toscana,
specificamente dai paesi lucchesi, Barga, Castelnuovo, Chiozza,
Pieve Fosciana. I Piagentini nel medioevo erano una famiglia
nobiliare a Firenze. |
|
PIAGGI
PIAGGIO
PIAGI |
Piaggi è specifico del pavese, di Broni, Stradella, Casteggio e
Cava Manara, Piaggio è genovese con presenze significative anche
in provincia, Piagi, quasi unico, sembrerebbe del cuneese.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nel nome medievale
Piaggio
(variante fonetica del più comune
Biagio),
che, tratto dall'antica onomastica latina, significa
letteralmente balbuziente (vedi anche Biagio e Blasio). In
conclusione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni dei nomi
personali dei capostipiti. |
|
PIAGNERI |
Estremamente raro, potrebbe essere originario della zona tra la
provincia di La Spezia, Massa e il confine con il parmense ed il
parmense stesso. |
|
PIAI
PIAIA |
Piai è
specifico del trevisano, con un ceppo a Conegliano ed a
SantaLucia di Piave, Mareno di Piave, Cordignano, Susegana e
Vittorio Veneto, con un ceppo anche a Sacile nel pordenonese,
Piaia è tipico dell'alto Veneto, di San Tommaso Agordino nel
bellunese e di Vittorio Veneto e Conegliano nel trevisano, con
un piccolo ceppo a Laives in Alto Adige ed uno a Cordenons nel
pordenonese, dovrebbero prendere il nome dal paese di Piaia, una
frazione di Ponte nelle Alpi nel bellunese. |
|
PIANA
|
Diffuso
nella fascia occidentale dell'Italia settentrionale, ha un ceppo
anche nel Sassarese, nel bolognese e nel catanese, dovrebbe
derivare da un toponimo come Piana Battolla (SP), Pianaccio
(BO), Seppiana (VB), o simili. |
|
PIANARI
PIANARO |
Pianari, sembrerebbe unico, Pianaro, assolutamente rarissimo, è
tipico del vicentino.
integrazioni fornite da
Tibère Gheno - Annecy le Vieux - France
Pianaro è un cognome Veneto del vicentino originario di San
Nazario nel vicentino. Pur essendo questa famiglia ancora
presente a San Nazario è di fatto più rappresentata a Schio
(VI), ne troviamo anche a Mussolente, Rosà, Bassano del Grappa,
Romano d'Ezzelino, Zane', e Marano Vicentino. Molti Pianaro sono
emigrati. Quelli che troviamo a San Zenone degli Ezzelini,
Cittadella o Venezia come quelli del Trentino Alto Adige
(Bolzano e Bressanone), quelli del Piemonte (Venaria,
Castellamonte, Pinerolo e Baldissero Torinese), quelli
dell'Emilia e Romagna ( Bedonia e Bardi) come quelli del Friuli
a Codroipo sono il risultato di un'emigrazione del secolo
scorso. Invece sembrerebbe che quelli che troviamo in Lombardia,
più particolarmente a Gallarate, Cassano Magnago e Somma
Lombardo possano essere il frutto di un'emigrazione più antica.
In Francia nel periodo 1891 - 1990, sono nati 79 Pianaro e sette
di questi hanno preso la nazionalità francese. L'origine si fa
risalire a Mattio Scotton (nato circa nel 1500) figlio di
Jacobo fu Stefano fu Simeone fu Pietro fu Gualtiero, che abitava
in contrada 'Pianari' a San Nazario. I suoi nipoti Mattio di
Gaspare, Gio Maria di Giacomo ed i fratelli Giovanni e
Melchiorre di Pietro, tutti nati fra il 1564 ed il 1586,
venivano chiamati indifferentemente 'Scotton', o 'Scotton dai
Pianari' o 'Pianaro' alla fine del 1500'. I quattro 'Scotton dai
Pianaro o Pianaro'. Mattio di Gaspare, sposato con Maria Gheno
di Cesare, ed i loro figli si allontanarono da San Nazario,
probabilmente emigrando dalla zona del Canale di Brenta.
Etimologia : Alla base vi è un toponimo che permetteva di
distinguere un ramo dei numerosi Scotton, quelli che abitavano
ai Pianari a San Nazario. Nel 1500' gli Scotton, molto numerosi,
erano insediati nelle contrade di Sarzè, Merlo, Casteletti e
Pianari. Questo toponimo indica un luogo piano sulla costa del
monte.
Bibliografia :
Archivio di Stato di
Vicenza e Bassano del Grappa,
Fondo Notarile di
Bassano,
archivi parrocchiali del
Canale di Brenta, etc. |
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PIANCA
PLANCA |
Pianca ha un ceppo nel novarese, a Borgomanero soprattutto, ed
uno nel trevisano a Vittorio Veneto, Sarmede e Conegliano,
Planca ha un ceppo nel varesotto e nel novarese, soprattutto a
Pombia, dovrebbero derivare da soprannomi identificanti la
località d'origine, appunto una
pianca o
planca,
dal termine tardo latino palanca
(superficie liscia in un pendio
ben esposto al sole). |
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PIANEGIANI
PIANEGGIANI
PIANIGIANI |
Pianegiani. assolutamente rarissimo, è del perugino, Pianeggiani
sembra essere unico, Pianigiani è tipicamente toscano, potrebbe
derivare da forme etniche di vari toponimi contenenti la radice
Piano,
o anche semplicemente riferirsi a soprannomi indicanti
capostipiti provenienti dalla pianura insediatesi in paesi
collinari o montagnosi. |
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PIANEGONDA |
Pianegonda, è caratteristico del vicentino, di Valli del Pasubio
e di Schio, l'origine potrebbe essere da una forma etnica
arcaica per chi provenisse dal paese di Pianiga nel veneziano,
forse il luogo d'origine dei capostipiti. |
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PIANESE
PIANESI |
Pianese è tipicamente campano, del napoletano, di Giugliano in
Campania, Napoli, Villaricca, Qualiano, POrtici, San Giorgio a
Cremano, Marano di Napoli e Marano di Napoli, e del casertano,
di Aversa e di San Marcellino, Pianesi ha un ceppo a Macerata ed
uno a Roma, dovrebbe trattarsi di forme etniche riferite a
capostipiti che fossero stati originari di paesi contenenti la
radice Piana
o Piano,
come a puro titolo di esempio Piana d'Olmo e Piana del Mulino
nel campobassano, Piana del Sele nel salernitano, Piana di Monte
Verna nel casertano e così molti altri. |
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PIANEZZA |
Sembra
avere un ceppo nel varesotto ed uno tra genovese ed
alessandrino, dovrebbe derivare da un nome di località quali
Pianezze (VC) o Pianezza (TO) o Pianezza frazione di Vilminore
di Scalve (BG), traccia di questa cognominizzazione la troviamo
nel 1200 a Cascia (PG) con Bernardino di Pianezza rettore di
Monteleone di Spoleto (PG). |
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PIANI
PIANO |
Piani ha
vari ceppi, in Valtellina, nell'udinese e tra Emilia e Toscana,
Piano sembra avere molti ceppi autonomi, in Piemonte nel
genovese, nel sud della Sardegna nella zona che comprende
Cagliari, Assemini e Capoterra, nel salernitano, nel Molise e
nel foggiano, potrebbero derivare dall'aferesi di nomi latini
come Ulpianus e Crispianus, così come è molto probabile che
alcuni derivini da uno dei tantissimi toponimi contenenti il
termine Piano. |
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PIANOZZA |
Pianozza,
molto raro, è tipico di Marino nel romano, dovrebbe derivare da
nomi di località come, a titolo di esempio, Pianozze di
Montopoli di Sabina nel reatino, che potrebbe anche essere stato
forse il paese di provenienza del capostipite. |
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PIANTA
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Pianta è tipico del lombardoveneto, di Corbetta, Santo Stefano
Ticino, Milano e Magenta nel milanese, di Darfo Boario Terme,
Brescia e Castel Mella nel bresciano e di Tirano e Villa di
Tirano nel sondriese, di Piove di Sacco, Legnaro, Padova e
Polverara nel padovano, di Venezia e di Porto Viro nel rovigoto,
con presenze anche in Friuli ed un ceppo anche a Rapolla nel
potentino, dovrebbe derivare dal nome longobardo
Planta di
cui abbiamo un esempio d'uso in un Breve investiture iure
pignoris del 1160 a Brescia che così si conclude: "... Ibi fuere
Rodevuardus Pesacarnem et Albericus de Framusinis et Brixanus
Pisilionus et Albericus de Mense et Ugucio de Rodengo et
Summenza de Turgnano et Planta et Albertinus Culxonus et
Gerardus de Cathegnano et frater eius rogati testes. Ego
Ambrosius auctoritate domini Raimundi Brixiensis episcopi
notarius rogatus hoc breve scripsi et interfui.". |
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PIANTANIDA |
Molto
raro, è tipico della zona tra varesotto milanese e novarese.
Personaggio importante fu il teologo Giuseppe Piantanida (1485 -
1556) da Ferno (VA), probabile luogo d'origine della famiglia,
che scrisse "Istruzioni per celebrare degnamente l'Orazione
delle 40 Ore (Milano 1571)". I Piantanida furono feudatari di
Cuggiono (MI) nel 1600. In una lettera del 1576 scritta
daFrancesco Tornielli, si legge: "...l'ingignero Pellegrino,
accompagnato da Pietro Piantanida, fabbriciere della chiesa di
S. Vittore al Campo di Milano...". Nel 1594 ci sono tracce a
Milano dei Marchesi Piantanida che avrebbero ospitato San
Camillo al suo arrivo nel capoluogo lombardo. Troviamo i
Piantanida nobili titolari del feudo delle terre di Cuggiono
(MI) dal 26 novembre 1672 fino al 1796. |
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PIANTAVIGNA |
Piantavigna è un cognome molto raro con un piccolo ceppo a
Verbania, uno a Verona ed uno a Rovigo, dovrebbe derivare da un
soprannome medioevale
plantavigna (colui
che pianta la vigna, vignaiolo),
troviamo tracce di questa cognominizzazione a Ravenna nel 1300
quando un certo Biagio Piantavigna ceramista e vasaio in
Sant'Agnese gestisce una fabbrica artigiana: "Plantavigna Biagii
Ravennatis", nel 1500 troviamo a Brescia Giovanni Maria
Piantavigna, architetto ed intagliatore. |
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PIARDI
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Abbastanza raro è tipico della Val Trompia nel bresciano,
potrebbe derivare dal nome tardo latino Pardus (vedi Pardi), ma
è pure possibile che derivi da un soprannome originato del
vocabolo dialettale piarda (unità di misura di scavo minerario),
si trovano tracce di questa cognominizzazione a Brescia fin dal
1200. |
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PIATESI |
Piatesi è tipicamente emiliano, di Bologna e di Conselice nel
ravennate, dovrebbe derivare dal termine arcaico
piateze o
piatese
riferito a chi si occupa di patrocinare in merito a
piati (lite
giudiziaria, discussione),
termine del quale abbiamo un esempio in un documento del 1370:
"...Margarita, moglere de Amgelucio da Reguenda, habitatrice de
Calvi, àe fato soe certo meso et piateze Fenogio da Lumio,
habitatore de Calvi, lo quale est presente, a demandare tuto ciò
che li apartenesse...", probabilmente incarico svolto dal
capostipite. |
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PIATTI
|
Tipico
lombardo, delle province di Milano, Varese, Como e Bergamo, con
un probabile ceppo secondario nel torinese, dovrebbe derivare
dal toponimo Piatto (SO) o Piatto (BI). Importante
rappresentante della famiglia fu il Cardinal Flaminio Piatti
(1560-1613) di Turbigo (MI) |
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PIAZZA
PIAZZI
PIAZZO |
Piazza è
molto comune in tutto il nord, nel napoletano ed in Sicilia,
Piazzi è tipico dell'area che comprende il milanese, il
bergamasco ed il cremonese in Lombardia, il Trentino Alto Adige,
il veronese ed in Emiòia il bolognese ed il ferrarese, Piazzo,
molto raro, ha un ceppo piemontese, nel torinese, cuneese ed
astigiano, ed uno veneto nel vicentino e padovano, dovrebbero
derivare dai molti toponimi, estremamente diffusi in
tutt'Italia, contenenti la radice Piazza o Piazzo.. |
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PIAZZOLLA |
Cognome
tipico di Barletta (BA) con un ceppo nel foggiano tra Margherita
Di Savoia e San Ferdinando Di Puglia, potrebbe derivare dal
toponimo Piazzolla di Nola (NA), o dal nome di zone toccate dal
torrente Piazzolla che scorre in Campania, personaggio di
rilievo è stato Marino Piazzolla, di San Ferdinando di Puglia
(Fg) (1910-1985), importante esponente della poesia religiosa
pugliese del Novecento. |
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PIBIRI
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(vedi BIBIRI) |
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PICA
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Tipico della zona che comprende Abruzzi, Lazio, Campania e
Puglia, dovrebbe derivare da soprannomi originati dal vocabolo
latino pica
(gazza). |
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PICANI
PICANO |
Picani,
praticamente unico dovrebbe essere dovuto ad un errore di
trascrizione di Picano che è specifico dell'area che comprende
le province di Latina, Frosinone e Caserta, di Cassino (FR),
Formia (LT), Itri (LT) e Sessa Aurunca (CE) in particolare,
potrebbero derivare dal toponimo Casino Pica (FR), ma è pure
possibile che derivino dal cognomen latino Picanus, che troviamo
ad esempio in Punica di Silius Italicus: "...una spes anima
tantusque pependerat ardor ac ueluti, summo uenator densa Picano
cum lustra exagitat spissisque cubilibus atram...". |
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PICARAZZI |
Picarazzi è caratteristico del Lazio, con un ceppo a Roma, a
Veroli, Boville Ernica ed Arnara nel frusinate, ed a Priverno
nel latinense, dovrebbe derivare da un soprannome originato da
un'alterazione dispregiativa del termine arcaico spagnolo
picaro
(briccone, malandrino, poco di
buono). |
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PICARDI
PICARDO
PICCARDI
PICCARDO
PICCARDONI |
Picardi ha un ceppo genovese ed un nucleo campano, Picardo,
molto molto raro, sembrerebbe avellinese, Piccardi ha ceppi nel
genovese e savonese con rami nel cagliaritano, nel bergamasco e
tra fiorentino ed aretino, Piccardo è tipico genovese con rami
anche nel savonese, Piccardoni, rarissimo, è tipico
dell'urbinate, derivano dal nome medioevale italiano Picardus
derivato dall'etnico (di Picardia), esempio di quest'uso si
trova a Bergamo nel 1200 con un certo Picardo del fu Albertino
Paneterii da Bergamo e in una sentenza: "...in platea Bergomi
fuit combustus unus quidem Picardus iuvenis stipendiatus in arce
propter sodomiæ delictum; et lata fuit sententia sono tubarum
super regio novo...", tracce di queste cognominizzazioni le
troviamo a Venezia nel 1400 con Marcus Picardus e alla corte
degli Sforza verso la fine del 1400 con Jacobus Picardus.
integrazioni fornite da
Matteo Piccardo Genova
tipico di Genova e della Liguria il cognome potrebbe derivare
dal cognome francese Picard (abitante della Piccardia, regione
della Francia Nord-Orientale) o dal cognome Piccard, tipico
della Savoia. |
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PICARI
PICARO |
Picari ha un piccolo ceppo a Sutri nel viterbese ed uno romano e
presenze in Campania ed in Puglia, Picaro ha un piccolo ceppo
campano a Santa Maria Capua Vetere nel casertano e uno più
consistente nel salernitano, a Scafati, Pagani e Pontecagnano
Faiano, ed uno pugliese a Castellaneta, Taranto, Mottola e
Palagiano nel tarantino, a Biccari nel foggiano ed a Gioia del
Colle nel barese, dovrebbero derivare da un soprannome
attribuito ai capostipiti, nato durante il periodo della
dominazione spagnola, basato sul termine
picaro
che in spagnolo significava
briccone,
malandrino,
poco di buono. |
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PICARELLA
PICARELLI
PICARELLO
PICARIELLO
PICCIARELLA
PICCIARELLI
PICCIARIELLO |
Picarella ha un ceppo a Mercato San Severino nel salernitano ed
a Torre Annunziata nel napoletano, ed un ceppo as Agrigento e a
Porto Empedocle nell'agrigentino, a Palermo e Monreale nel
palermitano ed a Comiso nel ragusano, Picarelli ha un ceppo a
Roma e presenze nel reatino, un ceppo a Napoli ed uno nel
cosentino, a Cetraro, Roggiano Gravina e Rende, Picarello, quasi
unico, è forse campano, Picariello è decisamente campano,
dell'avellinese in particolare, Picciarella, molto raro,
sembrerebbe specifico di Andria (BA), Picciarelli, sempre
pugliese, è però specifico di Taranto, Picciariello oltre ai
ceppi pugliesi a Bitonto (BA) e Cerignola (FG), ha piccoli ceppi
a Rapolla (PZ) ed a Battipaglia (SA), tutti questi cognomi
dovrebbero derivare da un soprannome dialettale con il
significato di piccolino,
forse motivato da una costituzione fisica molto minuta dei
capostipiti.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Picciarella, rarissimo, sembra essere originario del barese,
Picciarelli ha un nucleo principale nel tarantino, ma si
riscontra anche fra il nord e il centro nord del paese,
Picciariello è più tipicamente barese e salernitano, tutti
questi cognomi derivano dal nome medievale
Picciariello
(variante del più comune
Piccirillo), col significato
letterale di piccolo, piccolino,
da intendersi probabilmente in senso affettivo (così come i nomi
medievali Piccolo
e Piccino);
in alcuni casi, tuttavia, non si può escludere una derivazione
dallo stesso aggettivo
picciariello, ad indicare
particolari caratteristiche fisiche o comportamentali. In
conclusione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni o dei
nomi personali dei capostipiti o di soprannomi loro attribuiti.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Probabilmente il cognome Picariello risale al tempo della
presenza spagnola nell'antico viceregno e regno, infatti lo
spagnolo 'picaro'
significa 'birbante'.
Toponimo Picarelli (AV). |
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PICARRETA
PICCARRETA |
Picarreta, quasi unico, è probabilmente dovuto ad un'errata
trascrizione di Piccarreta, che è specifico di Corato nel
barese, potrebbe derivare da una forma etnica grecanica del
borgo di Picara sulla costiera amalfitana, ma è pure possibile
una derivazione da un soprannome dialettale di origine spagnola
con il significato di straccione, vagabondo. |
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PICCA
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Sembrano
esserci più ceppi, nel cuneese, nel nuorese, nel barese, nel
casertano e nel Lazio, potrebbe derivare da un soprannome legato
all'essere portatori di picca (arma medioevale), ma è pure
possibile che in alcuni casi derivi da soprannomi legati al
vocabolo pica (gazza). |
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PICCAGNONI |
Piccagnoni è specifico di Valdisotto nel sondriese, potrebbe
derivare da un soprannome dialettale basato su di una forma
accrescitiva di un termine con il significato di colui che usa
strigliare, rabbuffare, fare una
ramanzina. |
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PICCALUGA |
Sembra tipico della Lombardia, Piemonte e Liguria, deriverebbe
da un soprannome dialettale originato dalla voce dialettale
picà l'uga
(beccare l'uva).
Casato nobile con il rango di marchesi se ne hanno tracce fin
dal 1700 sia a Genova che a Roma. |
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PICCAMIGLIO
PIZZAMIGLIO |
Piccamiglio, molto raro, è del bergamasco, Pizzamiglio è un
cognome tipicamente lombardo, dovrebbero derivare da un
soprannome dialettale con il significato di becca miglio,
troviamo tracce di queste cognominizzazioni a Leno nel bresciano
in un atto risalente all'anno 1195: "...Otto de Mussa de Leno
iu(ratus) t(estatur) se vidisse do(n) Lafrancum de Ga(m)bara et
Gerardum Razonem clericum stare in ecclesia de Ga(m)bara pro
Leon(ensi) monasterio, et dicit se vidisse Patrifilium conversum
duci ad ipsam ecclesiam per nuntios monasterii, et inde eum ibi
stare; et hoc dicit fuisse per tres annos priusquam do(n)
Lafrancus abbas fuisset factus, vivente abbate Honesto. Item
dicit (a) se vidisse causas matrimonii agi sub examine
Leon(ensis) abbatis tam per homines de Leno quam per cetera
abbatie loca, et ipse testis habuit causam matrimonii contra
Ottolinam, filiam Benedicti Pizamilii, sub abbate Daniele....". |
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PICCHEDDA |
Picchedda è tipicamente sardo, ha un ceppo nell'oristanese a
Gonnosnò ed Ales, a Lunamatrona nel Medio Campidano e ad
Iglesias, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale sardo
dal significato di piccola picca o piccolo piccone, forse
attribuito ad un capostipite che di mestiere avesse fatto il
minatore.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PICCHEDDA: picchedda
è il diminutivo di picca: voce che nelle parlate centrali, ma
anche nel campidanese designa un
trogolo,
una bacinella, di pietra, di
ceramica o calcestruzzo, di legno o di sughero.
Anche la pila dell’acqua santa delle chiese è così chiamata, che
in catalano è, “pica per l’aigua beneita”. Piccheddu, nel
logudorese settentrionale, come detto per Pischedda (vedi
Pischedda) designa un contenitore di legno o di vimini o
d’altro, per acqua o per altro. Non l’abbiamo trovato nelle
carte antiche della Lingua e della storia della Sardegna.
Attualmente il cognome è presente in 31 Comuni d’Italia, di cui
19 in Sardegna: Gonnosnò 22, Ales 11, Lunamatrona 11, Iglesias
8, etc. |
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PICCHEREDDU
PICHEREDDU |
Picchereddu e Pichereddu, assolutamente rarissimi, sono
tipicamente sardi.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PICCHEREDDU; PICHEREDDU: son due cognomi molto rari, presenti in
alcuni centri della Sardegna centrale, a parte Sassari. Crediamo
che abbiano lo stesso significato e la stessa origine.
Potrebbero derivare da piccheddu
(al diminutivo), che nelle parlate dell’alta Sardegna designa
uno scodellino di legno o di
vimini o d’altro (vedi
Picchedda). O potrebbe derivare da
piticcu (pittìu,
piccìu, pitzinnu, piccinnu =
piccolo).
Qui in Campidano per designare una cosa, un animale, una persona
molto piccola diciamo: “Est,
piccherrédda/u o
piticherrédda/u”! Il cognome non si trova nelle carte antiche
della lingua e della storia della Sardegna. Attualmente
Piccheréddu è presente in soli 3 Comuni italiani, di cui 2 in
Sardegna: Orosei 17, Irgòli 3. Mentre Picheréddu è presente soli
4 Comuni italiani, di cui 3 in Sardegna: Nuoro 15, Sassari 3,
Dorgali 3; Genova 4. |
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PICCHETTI
PICCHETTO |
Picchetti ha vari ceppi, nel verbanese e varesotto, nel
bergamasco, nel veneziano e trevisano, nel pisano, nel ravennate
e forlivese e nel romano, Picchetto, molto più raro, ha qualche
presenza in Liguria e nel Lazio, dovrebbero derivare dal nome e
soprannome medioevale Pichettus,
di cui abbiamo un esempio d'uso nei Registri della Fabbrica del
Duomo di Firenze, dove sotto l'anno 1416 si può leggere di un:
".. Pichettus Coveri et Iacobus Filippi vocatus Pichettus..",
potrebbero però anche derivare da soprannomi attribuiti a
capostipiti portatori di picca
(arma medioevale). |
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PICCHI
PICCHIARELLI
PICCHINI
PICCHIO |
Picchi è decisamente toscano, ma con ceppi anche nel perugino,
nell'anconetano e tra le province di Roma e Frosinone,
Picchiarelli ha un ceppo nel perugino tra Nocera Umbra,
Valtopina e Bastia, e nel romano a Roma e Fiumicino, Picchini è
molto raro e sembrerebbe tosco marchigiano, Picchio sembra avere
un ceppo nella fascia centrale che comprende le Marche centrali,
l'Umbria ed il Lazio, con un ceppo anche nell'alessandrino,
dovrebbero tutti derivare, direttamente o attraverso varie forme
ipocoristiche, dal nome medioevale
Picchius,
a sua volta derivato dal nome dell'uccello
picchio,
come nome augurale: di questo nome si hanno tracce in Toscana a
Siena ed a Pisa già da prima del 1200. La cognominizzazione è
anch'essa molto antica, tanto che nel Codice Diplomatico della
Lombardia Medioevale in un atto del 1163 si legge: "...manuum
Marri Cungigaletanie et Martini de Migloe et Leonardi de Oxo,
Petri de Brexo et Roberti Robbi et Azonis de Curte de Baniolo et
Macchi et Arderici Picchi, testium. ..." e nel 1200 in un elenco
dei cittadini della borgata pisana De populo Sancti Laurentii
compare un tal Iohannes Picchini. |
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PICCHIERRI
PICHERRI
PICHIERRI |
Picchierri è tipico di Sava (TA), Picherri è quasi unico,
Pichierri, il più diffuso, è tipico dell'area tarantino,
brindisina, di Sava in particolare e di Manduria nel tarentino,
e di Torre Santa Susanna nel brindisino.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
D'origine arbëreshë, secondo alcuni questi cognomi deriverebbero
dalla toponomastica albanese e, più precisamente, dalla città di
Piqerras
(anche nota come Piqeras, Piqernas,
Bicerni,
etc), che si colloca nella prefettura di Valona, lungo la costa
sud-occidentale dell'Albania: a titolo informativo, va notato
che Valona (Vlorë in lingua madre) è la prefettura albanese più
vicina all'Italia, nella fattispecie alla costa salentina (i
cognomi in questione, in effetti, sono tipici della cosiddetta
Albania Tarantina). |
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PICCICUTO |
Piccicuto è decisamente siciliano, specifico di Pietraperzia
nell'ennese, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale con
il significato di ragazzino
capriccioso. |
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PICCIN
PICCINELLI
PICCINI
PICCININ
PICCININI
PICCININO
PICCINNI
PICCINNO
PICCINO |
Piccin è specifico della zona che comprende le province di
Treviso e Pordenone, Piccinelli è tipico del bresciano con ceppi
probabilmente originari anche nel bolognese e nel senese,
Piccini è tipico della fascia centrale che comprende Toscana,
Marche, Umbria e Lazio ha un ceppo anche nell'udinese, Piccinin
è specifico della provincia di Pordenone, Piccinini è molto
diffuso in Lombardia, Emilia, Marche e Lazio, Piccinino, molto
molto raro, sembrerebbe ligure, Piccinni è tipico pugliese,
Piccinno è salentino, Piccino è assolutamente rarissimo,
derivano tutti o dal nome medioevale Piccinus di cui abbiamo un
esempio nei Documenti Pisani
del 1308: "In eterni dei nomine amen. Ex hoc publico instrumento
clareat lectione quod Piccinus Vendemmia pisanus civis, quondam
Rodolfini Vendemmie, per hoc publicum instrumentum
constituit...", o da soprannomi originati dalla bassa statura o
dall'esile corporatura dei capostipiti come ad esempio si legge
nel 773 a Cremona di un certo Arnulfus dictos Piccinus. Tracce
di queste cognominizzazioni si trovano fin dal 1500 nelle
Marche, in Toscana, in Lombardia e nel Veneto. |
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PICCINNU |
Piccinnu è specifico di Olbia, con ceppi a Telti, Budoni e
Calangianus sempre in Gallura, dovrebbe derivare da un
soprannome basato sul termine sardo
piccìnnu
(piccino, piccolino).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PICCINNU; (PICCINNO) bambino,
ragazzo, molto giovane ed anche piccolo;
è la variante sarda dell’italiano
piccin(n)o,
(d’uso soprattutto nelle parlate meridionali: Abruzzo, Calabria,
Sicilia: piccinninnu,
piccinedde, picceninne, etc).
Qui in Sardegna abbiamo pitzìnnu
in log. e centr.; piccìnnu
o anche piccìu
(nasale) nelle parlate campidanesi. Inoltre, “is piccìnnus” o
“sos pitzìnnos”, in una famiglia, sono i figli. Come aggettivo e
come sostantivo è attestato, nelle sue varianti, pithinnu,
pikinnu, piticcu, pitikeddu, pikkereddu (vedi il cognome
Picchereddu), picinnu, picc?u, etc. in tutte le carte antiche
della lingua e della storia della Sardegna. Anche come cognome
lo ritroviamo nei documenti medioevali. Tra i firmatari della
Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figura: Piccinnu Mundino, ville
Ecclesiarum, *** Villa Ecclesiarum…odierno Iglesias. Et ego De
Nelli Pelipaparius Ludovicus, civis et habitator terre et Ville
Ecclesiarum…sindicus, procurator universitatis Ville
Ecclesiarum…seu a Formenyino Joanne, capitano, camerlengo Ville
Ecclesiarum di Sigerro. Omnibus habitatoribus dicte terre Ville
Ecclesiarum, congregatis in Curia Magna…in posse Virde Andree,
quondam Virde Joannis de Civitate Sasseri…nona die januarii
1388. Attualmente il cognome Piccinnu, è presente in 22 Comuni
d’Italia, di cui 14 in Sardegna: Olbia 186, Telti 40, Budoni 12,
Calangianus 12, etc. Il cognome Piccinno è presente in180 Comuni
italiani(non in Sardegna), e registra la sua più alta frequenza
in Puglia , nella provincia di Lecce. |
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PICCIOLI
PICCIOLINI
PICCIOLLI
PICCIOLLO
PICCIOLO
PICCIOLONI |
Piccioli è tipico dell'area che comprende il modenese, il
bolognese, la Toscana, il pesarese, l'anconetano e l'Umbria, con
un ceppo anche a Roma, Picciolini, molto raro, ha un ceppo
umbro, ed uno tra senese e grossetano, con un ceppo anche a
Roma, Picciolli, estremamente raro, è toscano, mentre Picciollo
è praticamente unico, Picciolo ha un ceppo nel leccese ed uno
nel messinese, Piccioloni, molto molto raro, ha un ceppo nel
perugino, tutti questi cognomi derivano, direttamente o tramite
forme ipocoristiche o accrescitive, dal soprannome mediovale
Picciolus
(con il significato di piccino),
poi entrato nell'uso anche come nome, di cui abbiamo un esempio
a Deruta nel perugino, in un testamento del 1348, dove tra
l'altro si può leggere che i beneficiari sono: "...Thomas et
Orlandus domini Nini; Petrutius Sensi, Picciolus Andree, Tura
magistri Pauli et Salvarellus Salvoli...", tracce di queste
cognominizzazioni le troviamo a Trevi in un atto della seconda
metà del 1500, conservato nell'Archivio notarile di Trevi:
"...Nos Titius Picciolus de terra Apostae Regius ad contractus
Iudex per totas provincias Aprutii, Vespasianus Arista de Castro
Sancti Demetrii pubblicus ubique per dictas totas Aprutinas
provincias Regia auctoritate Notarius et subscripti testes
habiti, ad haec omnia habiti vocati et rogati...." ed anche
nell'atto di presa di possesso del comune di Posta nel reatino
da parte di Margherita d'Austria, datato primo agosto 1572:
"...ab excellenti Domina Helionora Cornesia virtute clausulae
constitutae in istrumento venditionis hujusmodi rogato manu
egregii Notarii Iosippi Margici de Aquila apparentis
personaliter se contulit ad dictam terram Apostae et ad se
vocavit Magnificos Antonellum Leonardi, Alfonsum Rodulphium,
Euditium Piccioli et Fabianum Cherubini Priores terrae praefate
collegialiter existentes cum maxima aliorum virorum terrae
ejusdem caterva ante januam ejusdem terrae....". |
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PICCIONE
PICCIONI |
Piccione
ha un ceppo siciliano, uno pugliese, soprattutto nelle penisola
salentina, uno piccolo in Calabria, uno a Roma ed uno tra
alessandrino e genovese, Piccioni ha un ceppo tra Piemonte e
Lombardia, ma il nucleo principale è nella fascia centrale che
comprende la Toscana meridionale, le Marche e l'Umbria, il
teramano ed il Lazio, ed un ceppo anche nella Sardegna
meridionale, potrebbero derivare dal fatto che i capostipiti
allevavano piccioni, possono derivare da toponimi come Piccione
nel perugino, tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad
esempio con Antonia Piccione nel 1469 a Conversano (BA), e nel
1614 in un atto nel siracusano dove viene citato un Pietro
Piccione. |
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PICCIRELLA
PICCIRELLI
PICCIRELLO
PICCIRIELLO
PICCIRILLI
PICCIRILLO |
Piccirella, assolutamente rarissimo sembrerebbe pugliese,
Piccirelli sembrerebbe tipico di Torricella Peligna (CH),
Piccirello, quasi unico, è probabilmente dovuto ad un errore di
trascrizione del precedente, Picciriello, estremamente raro,
sembrerebbe pugliese, Piccirilli è specifico della fascia che
comprende Lazio ed Abruzzo, Piccirillo, tipicamente campano, del
napoletano in particolare, ha ceppi anche a Roma ed in Puglia.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Piccirella e Piccirello, rarissimi, hanno ceppi originari nel
foggiano e nel napoletano, Piccirelli, anch'esso molto raro, si
riscontra maggiormente nel chietino, Picciriello, quasi unico,
sembra essere originario del foggiano, anche se è presente quasi
esclusivamente a Torino e a Milano, Piccirilli, più comune dei
precedenti, è più tipicamente laziale e abruzzese, con nuclei
principali nel romano, nel frusinate, nel chietino e, in misura
minore, nell'aquilano e nel pescarese, ma ceppi minori si
trovano anche nel foggiano, nel barese e fra il nord e centro
nord peninsulare, Piccirillo, riscontrabile praticamente in
tutto il paese, ha un grosso epicentro fra il napoletano, il
casertano, il salernitano e il beneventano, tutti questi cognomi
derivano dal nome medievale
Piccirillo, col significato
letterale di piccolo, piccolino,
da intendersi probabilmente in senso affettivo (così come i nomi
medievali Piccolo
e Piccino);
in alcuni casi, tuttavia, non si può escludere una derivazione
dallo stesso aggettivo
piccirillo, ad indicare
particolari caratteristiche fisiche o comportamentali. In
conclusione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni o dei
nomi personali dei capostipiti o di soprannomi loro attribuiti. |
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PICCO
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Picco è un cognome decisamente settentrionale, dell'intera
fascia che comprende Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli,
dovrebbe derivare dal nome tardo latino e medioevale Piccus, di
cui abbiamo un esempio in una
Carta Venditionis dell'anno
1163 a Nosedo (MI) che così si conclude: "...Et inde posuit
fideiussores suprascriptum Guizardum et Azonem de Curte, Maccum
et Ardericum Piccum de Baniolo in pena dupli. Ego Ardericus,
iudex ac missus domini regis, tradidi et subscripsi. Ego
Guifredus, missus domini regis, scripsi.".
un'ipotesi alternativa è
fornita da Erika Picco
Il cognome Picco è originario del Torinese (in particolare di
Cumiana) con certezza almeno dalla fine del 1700. I miei
antenati erano contadini e, pertanto, stanziali. Questo conferma
il fatto che in quelle zone il cognome Picco sia ancora molto
diffuso mentre lo è meno in altre zone d'Italia. L'origine
parrebbe risalire al fatto che in quella zona pre-montana ci
siano delle montagne ancora oggi chiamate
Pich d' Cumiana,
il che farebbe pensare ad un'attribuzione del cognome a persone
che abitavano quella zona. |
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PICCOLA
PICCOLELLA
PICCOLELLI
PICCOLETTI
PICCOLI
PICCOLILLO
PICCOLIN
PICCOLINI
PICCOLINO
PICCOLIS
PICCOLO
PICCOLOTTI
PICCOLOTTO |
Piccola, estremamente raro, parrebbe del napoletano, Piccolella,
solo leggermente meno raro, ha un ceppo romano ed uno tra
casertano, napoletano ed avellinese, Piccolelli, assolutamente
rarissimo, è di Cerignola nel foggiano, Piccoletti, molto molto
raro, è dell'aretino, Piccolillo, anch'esso rarissimo, è di
Cetraro nel cosentino, Piccolin è tipico della zona che
comprende il Trentino con Bolzano e Moena e Falcade nel
bellunese, che sembrerebbe la zona d'origine, Piccolini è
specifico della Lombardia occidentale, del varesotto, milanese e
pavese, e del novarese, con un ceppo anche nel barese ed uno nel
catanese, Piccolino ha un ceppo a Vigevano nel pavese, uno ad
Ausonia nel frusinate ed uno a Bari, Piccolotti è specifico di
Orbetello e Capalbio nel grossetano, Piccolotto è di Bassano del
Grappa nel vicentino, di Asolo nel trevisano e di Lentiai e
Feltre nel bellunese, Piccoli è molto diffuso in tutta l'Italia
peninsulare in particolar modo in Lombardia e nel Veneto, nel
barese e tarantino, con alcuni ceppi in Abruzzo e Molise e nel
Lazio, Piccolis è praticamente unico, Piccolo è panitaliano,
derivano, direttamente o tramite varie forme ipocoristiche, dal
nome medioevale Piccolus
o anche da soprannomi legata alla bassa statura o all'essere un
piccolus
cioè un soldato portatore di
picca (sorta d'arma tardo
latina). Tracce di questa cognominizzazione si trovano fin dal
1500 in Umbria: "...Cunventum hunc locum mi frater crede viator
namque septingentis fratibus affluens capitulurn fecit dum
Matteus Piccolus ..." o a Crotone nel 1600 con Martinus Piccolus
famulus o sempre nel 1600 a Nicastro dove opera un certo Notaio
Piccolo. |
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PICCOLBONI |
Piccolboni è specifico del veronese, di Vigasio, Verona, Castel
d'Azzano ed Isola della Scala, dovrebbe derivare dal nome
medioevale Piccolbonus,
attribuito al proprio figlio da genitori che lo considerassero
il loro piccolo bene, nel senso di tesoro, tracce di questa
cognominizzazione le troviamo a Verona nel 1500 con il
Grammatico Iulianus Piccolbonus Veronensis. |
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PICCOLOMINI
PICCOLOMO |
Piccolomini, molto raro, potrebbe avere oltre al ceppo
originario toscano un ceppo a Roma ed anche uno probabilmente
non secondario nel barese, Piccolomo è tipico del barese, di
Corato in particolare, dovrebbero derivare da un soprannome
legato alla bassa statura, probabilmente tipica della famiglia
originaria. Tracce si hanno ad esempio a Roma nel 1500 con un
Petrus Benenatus de Piccolominibus, a questa famiglia appartenne
anche Papa Pio III° già Cardinal Francesco Todeschini
Piccolomini (1439 - 1503).
integrazioni fornite da
D. Todeschini
Questa nobile famiglia originaria di Siena a avuto 2 papi, oltre
al già citato Pio III°, nato a Siena, Papa dal 08/10/1503 al
18/10/1503, che morì pochi giorni dopo la sua elezione, anche
Pio II°, Papa dal 03/09/1458 al 14/08/1464, nato a Corsignano,
vicino a Siena e considerato come uno dei migliori umanisti del
suo tempo. Fece appello ai principi cristiani cercando di
organizzare una quarta crociata contro i turchi, ma morì ad
Ancona prima di riuscirci. |
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PICCONE |
Sembra
avere due ceppi, uno piemontese ed uno abruzzese, potrebbe
derivare dalla presenza di una picca nel blasone di famiglia, ma
può anche essere stato originato da un soprannome legato ad
episodi o all'uso di una picca o piccone. Tracce di questa
nobile famiglia la troviamo a Ivrea nel 1600 dove i Piccone sono
feudatari della Valle di Mosso (VC) e che nel 1700 diventano
conti feudatari di Perosa Argentina (TO) con il titolo di Conte. |
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PICENO
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Assolutamente raro, dovrebbe essere originario del Piceno,
antico nome delle Marche. |
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PICERNO |
Picerno è
specifico della fascia che comprende il barese, il potentino ed
il salernitano, è soprattutto caratteristico di Altamura nel
barese, dovrebbe derivare dal toponimo Picerno nel potentino. |
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PICHI
PICO |
Pichi ha ceppi in Toscana, a Firenze, livornese, pisano ed
aretino, ed a Roma ed Aprilia (LT), presente ma molto molto raro
in tutta la penisola, Pico ha solo un piccolo ceppo a Tarquinia
(VT), dovrebbe derivare dal nome, soprannome medioevale italiano
Picus
( dal latino picus
(picchio)),
di questa cognominizzazione abbiamo un illustre esempio in Pico
della Mirandola (1463 - 1494): "...De quo Patre reverendo
plurima nobis dicenda forent, nisi ipsius mores, vitam,
doctrinam et praetiosam mortem plures prosecuti essent: inter
quos clarissimus fuit, princeps Johannes Franciscus Picus,
Mirandolae dominus, nescio doctior an melior...". |
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PICICCIO |
Piciccio, assolutamente rarissimo è del napoletano, si dovrebbe
trattare di una forma ipocoristica campana del nome medioevale
italiano Pico
(vedi PICHI), dell'uso di questo cognome abbiamo tracce a Tufara
nel beneventano dove Giuseppe Piciccio è arciprete dal 1612 al
1642. |
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PICOLLI
PICOLLO |
Entrambi assolutamente rarissimi, il primo parrebbe avere un
ceppo lombardo ed uno probabilmente secondario in Campania,. il
secondo è tipico dell'alessandrino zona di Gavi e Novi Ligure e
di Genova, potrebbero derivare da soprannomi collegati con
Picollus, nome di un antico dio infernale germanico.
integrazioni fornite da
Fabio Picolli
probabilmente deriva dall'antico prussiano pickuls o pikuls
(diavolo, demone). Nell'archivio delle pergamene di Bergamo si
possono trovare 4 personaggi risalenti ai sec.XIII°-XIV°:
Guglielmo de Picollis, notaio (1255); Rogerio de Picollis
(inizio del 1300); Simone de Picollis, notaio (1342) e Jacopo de
Picollis di Bagnacavallo, luogotenente del giudice alla ragione
del comune di Bergamo (1382). Un Giuseppe Picolli fu aiutante
di campo della Repubblica Cisalpina. |
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PICONE
PICONI |
Picone è molto diffuso in Lazio, Campania, Molise e Sicilia,
Piconi è decisamente romano, dovrebbero derivare dal nome
medioevale Pico, Piconis
di cui abbiamo un esempio nel beneventano come leggiamo nel
Iohannes Monachus: Chronicon
Vulturnense del XII° secolo:
"...predicto cenobio substanciam Iohannis et Radoaldi, filii
Piconis; et substanciam Ermelgrimi, filio Rapperti; tam et
Stephani, filii Paldonis..", tracce di queste cognominizzazioni
le troviamo a Gubbio (PG) in un
Instrumentum donationis del
1251: "In nomine Christi. Amen. Anno Domini Millesimo
ducentesimo quinquagesimo primo,.. ..Et unam silvam coniunctam
cum una petia terre, positam in villa S.ti Apolenaris. Fines
silve et terre: a duobus lateribus, filii Benvegnatis de villa
S.ti Apolenaris; et a tertio, Mercatus Rainerii Piconis. ..".
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Picone è cognome siciliano dal termine dialettale 'picuni'
= piccone.
Rohlfs 148. |
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PICOZZA
PICOZZI |
Picozza è specifico di Priverno (LT), Picozzi ha un ceppo
lombardo a Milano, Limbiate e Cesate, nel bresciano a Quinzano
D`oglio e Manerbio ed a Saronno (VA), ha poi un ceppo nel
casertano a Maddaloni e Caserta, potrebbero derivare da
ipocoristici del nome, soprannome medioevale italiano
Picus
(vedi Pichi), ma è anche possibile un'origine più recente da
soprannomi originati da un mestiere che porti all'uso del
piccone. |
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PIDUTTI |
Pidutti è tipicamente friulano dell'udinese, di Ragogna e San
Daniele del Friuli, potrebbe trattarsi di una forma patronimica
in -utti,
tipicamente friulana, dove il suffisso sta per
il figlio di,
riferito ad un capostipite si chiamasse con i nomi latini
Elpidius
o Lepidus,
o altri simili, che, per aferesi, abbiano perso la sillaba
iniziale, con apocope poi della sillaba finale. |
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PIEMONTE |
Piemonte
ha un ceppo nell'udinese a, Buia, Fiumicello e Gemona del
Friuli, ed a Gorizia e Trieste, uno a Roma, uno nel napoletano e
salernitano, uno in Puglia, ed uno significativo in Sicilia, nel
catanese a Castel di Iudica, Catania e Paternò, a Regalbuto
nell'ennese ed a Lipari nel messinese, dovrebbe derivare o dal
fatto che il capostipite fosse di origine piemontese, o dal
fatto di aver vissuto questi per un certo tempo in Piemonte. |
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PIEMONTESE
PIEMONTESI |
Piemontese ha un ceppo pugliese nel foggiano a Manfredonia,
Monte Sant`Angelo, Foggia e Mattinata, ed uno a Fuscaldo nel
cosentino, Piemontesi è molto più raro ed è tipico del novarese
e varesotto e del triestino, derivano entrambi dall'etnico della
regione Piemonte. |
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PIENIG
PIENIZ |
Entrambi
rarissimi, di origine slava, sono specifici dell'estremità
sudorientale dell'udinese, Pieniz è una variazione del cognome
slavo Pienig. |
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PIERACCI
PIERACCINI
PIERACCIONI
PIERAZZI
PIERAZZINI
PIERAZZO
PIRAZZI
PIRAZZINI
PIRAZZO
PIRAZZOLI |
Pieracci ha ceppi nel modenese, nel pisano, nel perugino e nel
viterbese, Pieraccini è tipico toscano e del forlivese,
Pieraccioni è specifico del fiorentino e del pisano, Pierazzi ha
un ceppo a Frassinoro sull'appennino modenese, uno, molto
piccolo, tra fiorentino ed aretino ed uno, ancora più piccolo,
romano, Pierazzini ha un piccolo ceppo a La Spezia, ed uno in
Toscana a San Giovanni Valdarno nell'aretino, a Pisa ed a
Firenze, Pierazzo è veneto, di Venezia, Noale e Stra nel
veneziano e di San Giorgio alle Pertiche nel padovano, Pirazzi
ha un ceppo a Cento nel ferrarese ed a San Pietro in Casale nel
bolognese, ed un ceppo laziale a Cisterna di Latina nel
latinense, a Fiuggi e Veroli nel frusinate ed a Roma, Pirazzini
è decisamente romagnolo, ha un grosso ceppo a Lugo, Faenza,
Ravenna, Bagnacavallo e massa Lombarda nel ravennate, a Imola,
Bologna e Castel San Pietro Terme nel bolognese ed a Cento nel
ferrarese, Pirazzo è specifico di Vigodarzere nel padovano,
Pirazzoli è tipico dell'Emilia e Romagna, del bolognese, del
ravennate, del ferrarese e del forlivese, derivano tutti,
direttamente o tramite varie forme ipocoristiche, da variazioni
familiari, scherzosamente peggiorative, del nome medioevale
Pietrus. |
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PIERAMI |
Molto
raro sembrerebbe tipico della Lunigiana. |
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PIERANTONI
PIERANTONIO |
Pierantoni sembra vere un ceppo nel vicentino, uno nel bolognese
ed uno nelle Marche tra pesarese ed anconetano, Pierantonio,
assolutamente rarissimo, sembrerebbe del pescarese, derivano dal
nome composto Piero Antonio. |
|
PIERATI
PIERATO |
Pierati è praticamente unico ed è probabilmente dovuto ad un
errore di trascrizione di Pierato, che, assolutamente rarissimo,
dovrebbe essere veneto, si dovrebbe trattare di una forma
patronimica in -ato,
tipicamente veneta, riferita al padre del capostipite, che
dovrebbe avere avuto come nome
Piero. |
|
PIERATTONI |
Pierattoni, molto molto raro, è tipico del fiorentino, dovrebbe
derivare dal nome composto dal nome
Piero e
da quello di Attone,
ricordiamo ad esempio con questo nome il Vescovo Attone di
Vercelli che resse il vescovato dall'anno 925 al 960. |
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PIERBATTISTA
PIERBATTISTI |
Pierbattista ha un ceppo nel Piceno, in particolare a Monte
Urano, ed uno a Roma, Pierbattisti ha un ceppo nel ternano a
Terni e San Gemini, ed uno a Roma, dovrebbero derivare da
capostipiti che si chiamassero con il nome composto dai nomi
Piero
e Battista. |
|
PIERGENTILI |
Piergentili è specifico dell'area che comprende il maceratese,
il Piceno, l'Umbria, il viterbese ed il romano, dovrebbe
derivare dal nome composto dai nomi medioevali
Piero e
Gentile,
un esempio di utilizzo di questo nome composto lo troviamo agli
inizi del 1400 con Piergentile Varano inviato come messo presso
la corte del Papa Martino V°. |
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PIERGIOVANNI |
Tipico
della fascia che comprende le province di Pesaro e Urbino,
l'Umbria e l'alto Lazio, ha un ceppo anche a Molfetta (BA),
deriva dal nome composto Piero e Giovanni probabilmente portato
dal capostipite. |
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PIERI
PIERINI
PIERO
PIERONE
PIERONI
PIEROTTI
PIEROTTO
PIERUCCI |
Pieri è diffuso in tutta l'Italia centrosettentrionale, ma
particolarmente in Toscana, Pierini e Pieroni sono tipici
dell'Italia centrale, della Toscana in particolare, Piero è
assolutamente rarissimo, Pierone, quasi unico, sembra veneto,
Pierotti, tipico del centro è soprattutto del lucchese, del
perugino e della provincia romana, Pierotto, molto raro, è
veneto, Pierucci ha un ceppo nel savonese e genovese, ma la
massima concentrazione è nella fascia centrale che comprende la
Toscana, le Marche, l'Umbria, l'alto Lazio e Roma, con piccoli
ceppi anche nel napoletano e nel barese, derivano tutti o
direttamente o attraverso varie modificazioni ipocoristiche o
accrescitive dal nome Piero
forma contratta del nome Pietro. |
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PIERLUCA |
Molto
raro, ha un ceppo nell'anconetano ed uno a Roma, deriva dal nome
italiano composto Pierluca. |
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PIERMARIA |
Piermaria è specifico della fascia centrale che comprende le
Marche, l'Umbria ed il Lazio, con ceppi nel pesarese a Pesaro,
Montelabbate e Sant'Angelo in Lizzola, a Bevagna nel perugino ed
a Terni ed a Roma e Genzano di Roma nel romano, dovrebbe
derivare da capostipiti chiamati con il nome composto
Pier Maria. |
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PIERMARTINI |
Piermartini ha un ceppo a Fabriano nell'anconetano ed uno nel
viterbese a Vignanello e Vetralla ed uno a Roma e Civitavecchia,
dovrebbe derivare dal nome composto Piero (Pietro) e Martino che
dovrebbe essere il nome del capostipite. |
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PIEROBON |
Tipico veneto dell'area che dal bellunese arriva al padovano,
deriva dal nome medioevale
Petrobonus, di cui abbiamo
esempio a Bologna nel 1200 con il magister Petrobonus Albertini
de Sancto Laurencio o in un atto del 1391 redatto a Ferrara dove
si legge: "...Item visa infrascripta allia peticione dicti
Iohanis contra dictos eius nepotes et dictum Petrobonum dicto
nomine producta coram me Iohane quondam Berthacij,
videlicet:...". Traccia di questa cognominizzazione la troviamo
in Valtellina nel 1500 con il sindaco di Fusine (SO) Giordano de
Petrobono. |
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PIERORAZIO |
Estremamente raro è specifico della zona di Avezzano negli
Abruzzi, deriva dal nome composto Pietro-Orazio. |
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PIERPAOLI
PIERPAOLO |
Pierpaoli
è tipicamente marchigiano, del basso pesarese e dell'anconetano,
Pierpaolo, assolutamente rarissimo, è del centro Italia,
dovrebbero derivare dalla cognominizzazione del nome composto
Piero e Paolo portato dal capostipite. |
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PIERRI
PIERRO |
Pierri è
tipico di Campania, Basilicata e sud della Puglia, Pierro è
specifico della Campania, Basilicata e nord della Puglia,
derivano da modificazioni dialettali del nome Piero o Pietro. |
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PIERSANTE
PIERSANTI |
Piersante
sembra specifico di Pescara, Piersanti è molto diffuso nella
fascia che comprende Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio, dovrebbero
derivare dal nome composto dai nomi Piero e Sante dell'uso di
questo nome abbiamo un esempio nella seconda metà del 1500 ad
Ancona con il notaio Giuseppe Piersante Saccucci ivi operante. |
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PIETANESE
PIETANESI |
Pietanese, quasi unico, sembrerebbe abruzzese, Pietanesi è
specifico del maceratese, di Recanati in particolare, è
difficile formulare ipotesi circa la possibile origine di questi
cognomi, improbabile una derivazione slovacca da una forma
etnica della città di Pietani, l'attuale Piestany, ma l'altra
ipotesi, altrettanto improbabile, consiste in una derivazione
dal termine dialettale arcaico
pietane o
pietene (pettine),
forse ad indicare nei capostipiti dei produttori di quegli
oggetti. |
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PIETRA
PIETRAMALE |
Pietra si
distribuisce nell'arco che dalla bassa bergamasca, il milanese,
il pavese, il piacentino arriva al genovese, potrebbe derivare
da toponimi quali Pietra de Giorgi (PV), Pietra Marazzi (AL),
Silvano Pietra (PV) ecc., Pietramale è rarissimo e potrebbe
essere derivato dal toponimo Pietramala (FI). |
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PIETRAFESA |
Pietrafesa è tipicamente potentino con un ceppo anche a
Avigliano (PZ) ed a San Marco dei Cavoti nel beneventano, deriva
dall'antico toponimo Pietrafesa o Pietrafixa, l'attuale
Satriano di Lucania (Pz). |
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PIETRAGALLA |
Pietragalla è specifico del potentino, di Acerenza e Rionero in
Vulture, dovrebbe derivare dal nome del paese di Pietragalla,
vicinissimo ad Acerenza, probabilmente il luogo di provenienza
dei capostipiti. |
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PIETRANTONI
PIETRANTONIO
PIETRANTUONI
PIETRANTUONO |
Pietrantoni è specifico della provincia romana e dell'aquilano,
Pietrantonio, molto raro, ha un ceppo molisano, uno nel barese
ed uno probabilmente secondario in Abruzzo, Pietrantuoni è
assolutamente rarissimo, Pietrantuono, molto molto raro, ha un
ceppo nel potentino ed uno nella Campania settentrionale,
derivano dal nome composto Pietro Antonio. |
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PIETRASANTA |
Molto
raro, parrebbe originario del milanese, si trovano ceppi
secondari nell'alessandrino e nel nordmilanese, deriva in molti
casi dal toponimo Pietrasanta (LU), ma la famiglia originaria è
molto antica risale almeno al 1200 quando il milanese Guiscardo
da Pietrasanta era podestà di Lucca e nel 1255 diede il suo nome
alla odierna città di Pietrasanta (LU); il ramo lombardo
continua con Pagano da Pietra Santa, figlio di Guiscardo
cavaliere e capitano dei fiorentini che morì a Milano nel 1300.
I conti Pietrasanta ebbero il feudo di Cantù (CO). |
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PIETRI
PIETRINI
PIETRINO
PIETRO |
Pietri,
abbastanza raro, parrebbe tipico della zona reggiano modenese,
Pietrini è largamente diffuso nella fascia centrale che
comprende Toscana, Marche e Lazio, Pietrino è quasi unico,
Pietro, assolutamente rarissimo, parrebbe del sud, derivano
direttamente o per ipocoristici dal nome Pietro portato dal
capostipite. |
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PIETRIBIASI |
Pietribiasi è tipico del vicentino, di Schio e Marano Vicentino
in particolare, dovrebbe derivare dal nome del capostipite, un
nome composto dal nome Pietro e da una forma dialettale del nome
Biagio. |
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PIETRONI |
Sembra
essere specifico marchigiano dell'anconetano, deriva dal nome
Pietro. |
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PIETROPAOLO |
Abbastanza raro sembra avere tre ceppi, nel sud della Calabria,
nel napoletano e tra il sud degli Abruzzi ed il Molise, deriva
dalla fusione dei nomi Pietro e Paolo. |
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PIETROPINTO |
Pietropinto è specifico dell'alto potentino, di Potenza, San
Fele, Atella e Venosa, questo cognome potrebbe derivare da un
soprannome originato dalla carnagione scura del capostipite di
nome Pietro,
troviamo le prime tracce di quest'uso nel salernitano nella
seconda metà del 1200. |
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PIETROSANTE
PIETROSANTI
PIETROSANTO |
Pietrosante è assolutamente rarissimo, dovrebbe essere
abruzzese, Pietrosanti è specifico delle province di Roma e
Latina, Pietrosanto sembra avere un nucleo principale a Fondi
(LT), derivano dal nome composto Pietro e Sante o Santo. |
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PIEVAIOLI |
Pievaioli, abbastanza raro, è specifico del centro Italia con
piccoli ceppi a Castiglione del Lago nel perugino ed a Roma,
potrebbe essere di origine umbra e derivare da un soprannome
attribuito agli abitanti di una particolare pieve o plebe (vedi
anche PIEVANI). |
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PIEVANI
PIEVANO
PLEBANI
PLEVANI
PLEVANO |
Pievani è tipico bergamasco, Pievano, assolutamente rarissimo,
sembrerebbe parmense, Plebani è tipico dell'area bergamasco,
bresciana, con un piccolo ceppo anche nelle Marche, Plevani,
assolutamente rarissimo, sembrerebbe avere un ceppo nel
bresciano ed uno in Abruzzo, Plevano è caratteristico del
pescarese, di Città Sant'Angelo, Montesilvano e Pescara,
dovrebbero tutti derivare dal termine
pievano o
plebano,
cioè il sacerdote responsabile
di una pieve, e starebbe ad
indicare un rapporto sia famigliare diretto sia indiretto con il
sacerdote stesso, meno probabile un riferimento agli abitanti di
una pieve o plebe, perchè tutti indistintamente appartenevano a
qualche pieve, quindi non avrebbe avuto alcun senso identificare
qualcuno con un termine così generico e attribuibile comunque
anche a tutti gli altri. |
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PIFANI
PIFANIO
PIFANO |
Pifani è quasi unico, Pifanio sembrerebbe proprio unico, Pifano
è tipicamente campano, di Vibonati nel salernitano e di Napoli,
dovrebbero essere forme aferetiche derivate dal nome greco
bizantino Epiphanios
(vedi EPIFANI), nome probabilmente portato dai capostipiti, il
luogo d'origine sembrerebbe essere stato il salernitano. |
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PIFFERI |
Sembrerebbero esserci tre nuclei, tra comasco e milanese, nel
modenese e nella bassa Toscana, dovrebbe derivare da soprannomi
legati al mestiere di suonatore o a episodi della vita del
capostipite. |
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PIGA
|
Tipico della Sardegna, dovrebbe derivare da soprannomi legati al
vocabolo sardo di derivazione catalana piga (lentiggine) o, in
alcuni casi, potrebbe derivare da soprannomi originati dal
vocabolo pica (gazza).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PIGA: significato ed etimologia. È la
ghiandaia
o gazza,
dal latino pica,
dal richiamo stridulo. Scramiat
ke sa piga in beranu:
schiamazza come la ghiandaia a
primavera (in amore); si dice
generalmente di una bambina che
strilla come una forsennata,
per un qualsiasi motivo. È un termine comune a tutta la
Sardegna, così anche come cognome, diffuso sin dai tempi
antichi. Tra i firmatari della Pace di Eleonora *LPDE 1388,
figurano 6 Piga un Pigha ed un Pigo: Piga Andrea, jurato ville
Aidu (Aidomaggiore - Contrate Partis de Guilcier); Piga
Barisono, jurato ville Genadas(villaggio distrutto - Laconi
..Contrate partis Alença); Piga Guillelmo, ville Genadas; Piga
Leonardus - de Aristanni; Piga Petro, ville Genone(odierno
Genoni - Contrate Laconi et Partis Alença); Piga Thomeo, ville
Mahara(Villamar Contrate Marmille); Pigha Gilardo, Villa de
Abbas(Santa Mariacquas - Contrate Montis Regalis); Pigo Petro -
ville de Ocieri(Ozieri - Contrate Montis Acuti). Nel Condaghe di
San Nicola di Trullas, *CSNT XI°, XII°sec., troviamo Pica
Andria, teste, insieme a Furatu Pica(maiore d'iscolca : il
maiore de scolca presiede un gruppo di armati a cavallo - lieros
de caballu - a guardia dei confini del territorio del Giudicato,
limitatamente al territorio di un villaggio: villa), Petru Pica
e Dorgotori Pica, in una vendita di terra. Nel condaghe di Santa
Maria di Bonarcado, *CSMB XI°, XII° sec., troviamo 8 Pica:
Dorgotori(14, 28, 46), Furatu (fratello a Gunnari- 78),
Goantine(fratello a Iorgi, 111, 173), Gunnari (77, 78), Iohanne
(12, 26), Iorgi(111), Iorgia (sorella a Iorgi, 111), Iorgia
(sorella a Petru, 111). Attualmente il cognome è presente
nell'isola in 152/377 Comuni, con diffusione abbastanza
omogenea: Sassari 292, Cagliari 274, Quartu S. E. 147, Sennori
126, Alghero 126, Sestu 118, Monastir 104, Porto Torres 101,
Nuoro 80, etc. Nel territorio nazionale è presente in 365
Comuni: Roma 162, Genova 47, Torino 44, Milano 44. In Usa è
presente in 10 Stati : New Jersey con 2 nuclei familiari, gli
altri con 1. |
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PIGANZOLI |
Estremamente raro è tipico della zona di Morbegno e Rasura nel
sondriese.
integrazioni fornite da
Giacomo Ganza
I Piganzoli sono di Rasura (SO). e solo successivamente si sono
stabiliti a Morbegno. Secondo Cirillo Ruffoni questa famiglia
sarebbe di lontane origini comasche: deriverebbe dalla famiglia
Brocchi proveniente da Como, ma che esisterebbe a Rasura già dal
1200.
Nei vecchi documenti già nel 1465 si trova un Pietrino detto
Piganzolo, del ramo dei Brocchi. Un nucleo abitativo di Rasure,
Cà di Piganzoli è segnalato nel libro degli estimi del 1657.
Piganzoli deriva probabilmente da un soprannome di Rasura
"indecifrabile" |
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PIGAZZI
PIGAZZINI
PIGHI
PIGO
PIGONE
PIGONI
PIGOZZI
PIGUZZI |
Pigazzi è rarissimo e sembrerebbe originario del comasco,
Pigazzini è caratteristico del lecchese, di Calolziocorte,
Carenno, Lecco e Torre de' Busi, Pighi ha un ceppo nel
piacentino e parmense ed uno nel veronese, Pigo, assolutamente
rarissimo, è del goriziano, Pigone, quasi unico, dovrebbe essere
dovuto ad un'errata trascrizione del cognome Pigoni, che è
tipico della zona che comprende lo spezzino, il carrarese, il
parmense, il reggiano ed il modenese, Pigozzi ha un ceppo in
Emilia e uno probabile nel veronese, Piguzzi, molto molto raro,
sembrerebbe tipico del reggiano, di Villa Minozzo in
particolare, dovrebbero derivare, direttamente o tramite varie
forme ipocoristiche o accrescitive, dal nome medioevale
Pigus,
di cui abbiamo un esempio nella Storia della città di Vicenza,
dove viene citato tra i
Sapientes eletti per il
Quarterio Portae Novae, per l'anno 1266, un Dominus Pigus de
Caldogno, potrebbero anche derivare da soprannomi originati da
ipocoristici del termine italiano arcaico
pigo (giovincello,
damerino). |
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PIGHETTI
PIGHIN
PIGHINI
PIGOTTI |
Pighetti ha ceppi nel bresciano a Chiari ed Urago D`oglio ed in
Valtellina a Chiavenna (SO), nel modenese a Palagano ed uno a
Napoli, Pighin è decisamente friulano, di Zoppola nel
pordenonese in particolare,ma anche di Rivignano nell'udinese,
Pighini, molto raro, è specifico dell'area reggiano, lucchese,
di Camaiore (LU) soprattutto, ma con un ceppo anche a
Monterotondo Marittimo nel grossetano, Pigotti, molto molto
raro, decisamente marchigiano, è forse dell'anconetano,
potrebbero derivare da forme ipocoristiche, anche dialettali, di
soprannomi originati dal vocabolo
pica (gazza),
ma molto più probabilmente derivano da un ipocoristico del
termine italiano arcaico pigo
(giovincello, damerino, piccolo
di una covata), forse
soprannome attribuito al padre del capostipite per il suo
comportamento. Tracce di questa cognominizzazione le troviamo
in Val Brembana nel 1602 con Iohannes Baptista Pighettus
titolare del vicariato di Zogno ed a Prata (SO) nel 1613 è
Console un tal Giovan Battista Pighetto. |
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PIGNALOSA |
Pignalosa
ha un ceppo nel napoletano a Napoli, Portici ed Ercolano, uno a
Ginosa nel tarentino ed uno a Crotone, di origini etimologiche
oscure, potrebbe trattarsi di una forma etnica arcaica ad
indicare capostipiti che provenissero dal paese di Pignola nel
potentino. |
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PIGNATARI
PIGNATARO |
Pignatari è rarissimo, Pignataro è diffuso in tutto il sud
peninsulare e nel catanese, dovrebbero derivare da un soprannome
originato dal mestiere di fabbricante di pentole, tracce di
questa cognominizzazione la troviamo a Napoli nella seconda metà
del 1700 con Carlo Pignataro.Delegato Protettore e Governatore
del sacro Monte e Banco de Poveri.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pignataro è panitaliano, ma più frequente al Sud.
L'interpretazione del cognome è alquanto problematica. Ipotesi
proposte: da "pignattaro",
mestiere artigianale, che sarebbe stato inizialmente attribuito
a persone come soprannome, poi cognome. Altra ipotesi:
pineta-a-rio,
ma assai incerta perché si dovrebbe supporre la presenza di un
fiumiciattolo. Resta l'etimologia dal 'pino',
col derivato 'pigna'.
In questo caso è da rilevare qui la rara desinenza
-atario,
dal più usuale -ario
(latino -arius)
con epentesi eufonica di -at,
quindi Pin-at-ario>Pigna-t-ar(i)o.
Toponimo: Pignataro Maggiore (CE). Studiosi locali fanno
risalire l'origine del nome di Pignataro Maggiore ai secoli tra
il IX e il XIII, tuttavia manca una documentazione storica sui
primi tempi del paese anche se, seguendo la terza ipotesi, si
potrebbe pensare che -ario,
-aro,
esprimesse la possibilità, offerta dal luogo, di
abbondante raccolta di frutti dei pini. |
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PIGNATELLA
PIGNATELLI
PIGNATELLO
PIGNATIELLO |
Pignatella, molto molto raro, è specifico di Torricella nel
tarantino, decisamente pugliese Pignatelli, che sembra avere un
ceppo secondario nel napoletano ed uno nel Lazio, Pignatello è
caratteristico di Avola nel siracusano, Pignatiello è molto
diffuso nel napoletano, in particolare a Sant'Anastasia, ma
anche a Pomigliano d'Arco, Napoli, Somma Vesuviana, Pollena
Trocchia, Volla e Massa di Somma, a Lacedonia nell'avellinese e
ad Arpaise nel beneventano, ha inoltre un ceppo importante a
Foggia, dovrebbero tutti derivare da forme ipocoristiche del
termine pignatta,
stante ad indicare una qualche relazione con le pentole, o come
fabbricante, o come venditore, o perchè nello stemma compaiono
appunto della pignatte come avviene per il casato dei
Pignatelli. Probabilmente di origini longobarde i Pignatelli si
considerano discendenti dei Duchi di Benevento, nobile casato
presente già nel 1000, che annoverò principi, marchesi e conti,
nel 1400 i Pignatelli diventano feudatari di Monteleone,
l'odierna Vibo Valentia. |
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PIGNOLI
PIGNOLO |
Pignoli ha presenze in Lombardia, un ceppo a Parma e nel
reggiano a Correggio e Reggio Emilia, un ceppo nel pescarese a
Pescara e Cepagatti, ed un ceppo a Roma, Pignolo ha un ceppo
piemontese, a Lozzolo nel vercellese, presenze in Veneto ed in
Friuli ed un ceppo a Crotone, dovrebbero derivare da forme
aferetiche dialettali di ipocoristici del nome
Giuseppe. |
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PIGNONE |
Rarissimo, forse di origini liguri, dovrebbe derivare dal
toponimo Pignone (SP). |
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PII
PIO |
Pii
è tipicamente toscano del senese e soprattutto del grossetano, a
Grosseto, Arcidosso e Castel del Piano, Pio ha ceppi tra
torinese e cuneese, in Liguria, nell'area che comprende il
romano, il frusinate, l'aquilano e l'iserniese, nell'avellinese
e nel foggiano, con presenze anche nel Salento ed in Calabria,
dovrebbe derivare dal fatto che il capostipite si chiamasse
Pius,
già presente come cognomen in epoca latina, o direttamente
Pio;
personaggio di rilievo è stato il capitano di ventura Giberto
Pio da Carpi, Signore di Carpi, Sassuolo, Casinalbo, Fiorano
Modenese, Formigine, Spezzano, Soliera e Brandola, Alberto III°
Pio di Savoia (1472-1530).
integrazioni fornite da
Andrea Manni
Il cognome Pii sembra decisamente toscano, diffuso nelle
province di Siena e Grosseto. Potrebbe derivare dal nome
personale Pio,
in particolare dalla forma latina del nome,
Pius-Pii,
che significa "colui che nutre
profonda compassione per gli altri";
o anche "persona che manifesta
grande religiosità". Come per
altri cognomi presenti in Toscana e nell'Italia centrale (vedi
per esempio Lucii che in Toscana per caduta della doppia
i- ha
generato il cognome Luci, o il cognome Patrizii presente a Roma
da cui deriva il cognome Patrizi, molto diffuso nel Lazio, in
Umbria e nella Marche) si tratta di una forma cognominale (un
patronimico) conservativa della doppia
-i- del
genitivo latino. In molti casi, la
-i-
finale si trovava in passato sostituita dalla
-j- . |
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PILAT
PILATI
PILATO |
Pilat ha un ceppo nel trevisano, bellunese e pordenonese, in
particolare a Follina, Miane, Tarzo nel trevisano, Pordenone e
Belluno, ed uno triestino, Pilati ha un nucleo nell'area che
comprende bresciano, trentino e vicentino,soprattutto nella zona
di Tassullo (TN) e Lavis (TN), un ceppo bolognese ed uno
trapanese, Pilato è tipico del sud con un nucleo principale in
Sicilia, uno importante a Bisceglie (BA), Andria (BA) e ad
Ischia (NA) ed uno non secondario a Guardavalle (CZ), dovrebbero
derivare, direttamente o tramite troncature dialettali, dal
cognomen latino Pilatus
portato ad esempio dal famosissimo Ponzio Pilato che condannò
Gesù Cristo. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad
esempio nel trentino con Carlo Antonio Pilati (Tassullo -TN,
1733-1802) illustre scrittore di cultura giuridica.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pilati è un cognome abbastanza diffuso in Lombardia, nel Veneto,
nell'Emilia e nel Lazio (solo nella provincia di Rieti). In
Trentino, il cognome è originario della Val di Non ed è
particolarmente comune a Tassullo. Fino ai primi decenni del
secolo scorso, nella Valle dell'Adige era presente anche la
forma, ora scomparsa, PILATTI (tipica della Val San Giacomo, in
provincia di Sondrio). È ovviamente assai probabile che i vari
ceppi regionali abbiano distinte e differenti etimologie. Per
quanto riguarda il ceppo trentino, gli studiosi si trovano
concordi nell'escludere una derivazione del cognome dal nome di
persona Pilato, nome celebre per essere quello del procuratore
romano (Ponzio Pilato) che sovrintese al processo di Gesù (Pilatus
deriva da 'pilum'
"giavellotto"
e significa "munito di lancia").
Vengono invece proposte due possibili etimologie per il cognome.
La prima ipotizza la derivazione da 'pelatus'
= "pelato, calvo, senza capelli",
come soprannome diventato in seguito nome personale. La seconda
propende per considerare l'-ato
finale come suffisso con valore diminutivo:
Pilat /
Pilato
sarebbe dunque il diminutivo del nome medievale
Pilo /
Pilone,
nome oggi scomparso e di incerto significato. |
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PILATTI |
Pilatti sembra specifico del sondriese, di Madesimo in
particolare e di Dubino, dovrebbe derivare da un soprannome
originato dal vocabolo milanese
pilatton (sciattone,
sudicio, sporco), anche se non
si può escludere una derivazione dal nome latino
Pilatus. |
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PILECI
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Assolutamente raro, forse del crotonese, dovrebbe essere di
origini croate, in Croazia Pileci (pollo) è un cognome
abbastanza diffuso. |
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PILERI
PILLERI |
Pileri ha un ceppo a Terni e nel ternano ed a Roma e nel romano,
uno nel palermitano, a Palermo, Altofonte, Ficarazzi e Termini
Imerese, ed uno nella Sardegna settentrionale, in particolare in
Gallura ad Olbia ed Arzachena, con un ceppo anche a Sassari e
nel sassarese, Pilleri è invece specifico del sud della
Sardegna, di Quartu Sant'Elena, Cagliari, Sinnai, Settimo San
Pietro, Soleminis e Selargius nel cagliaritano, di Villacidro
nel Medio Campidano e di Carbonia.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PILERI; PILLERI: non conosciamo il significato dei due cognomi,
che probabilmente hanno etimo diverso. Piléri potrebbe derivare
dal latino pilus,
nei suoi diversi significati. Pilléri invece dal sardo
pilla
o billa,
nel significato di piega, ruga
(lat. explicare
o implicare).
Qui da noi in Campidano, sa
pilla è anche
il denaro:
pilléri
= che ha molti soldi;
probabilmente dall'espressione:
tenit dinai a pillàdas, a pillàdas
= ha una "pila" di soldi.
Piléri potrebbe derivare dal francese "piler"
= pestare, macinare,
quindi potrebbe significare
macinatore, mugnaio, molitore,
etc. Nella lingua sarda esiste inoltre il verbo pibiai/re,
onomatopeico dal latino pipilare, nel significato di lamentarsi:
pibîéri = piagnucolone. Di significato simile è il verbo
piulare, che è proprio degli uccelli, pigolare; in campidanese
anche piliare, quindi pilieri = che pigola come un uccellino.
Per ora non sappiamo altro! Tra i firmatari della Pace di
Eleonora, LPDE del 1388 figurano: Pilieri Ambrosius - de
Aristanni, *** Aristanni: elenco dei nomi dei firmatari della
PETIZIONE. Omnes cives mercatores et habitatores dicte
civitatis.nisi pastores bestiaminum et quorum dificulter
demorari non poterant.congregati. Porta la data : die XIIII
mensis Januarii M°. CCC°. LXXXVIII° et etc ; Pilieri Leonardus -
de Aristanni; Pilieri Masedu, ville de Sardara, ** SARDARA
MONTIS REGALIS...11 GENNAIO 1388, et ego...Gadulesu Margiano
habitator velle Sardara, sindicus actor et procurator
universitatis Contrate Montis Regalis et villarum et etc. In
posse Virde Andrea, Virde Joanne, de Civitate Sasseri, notarii
publici, die XI Januarii 1388. Troviamo il cognome Pilieri anche
nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI, XIII secolo:
Pilieri Petru (47), coinvolto in un acquisto di terre, da parte
del priore della chiesa di Santa Maria (ego priore Iohanne de
Bonarcato.): comporeili a Petru Pilieri terra in ariola de
Pubusone.Attualmente il cognome Pilléri è presente in 52 Comuni
italiani, di cui 21 in Sardegna: Quartu 144, Cagliari 78, Sinnai
76, Settimo 46, Villacidro 33, etc. Il cognome Piléri è presente
in 168 Comuni italiani, di cui 34 in Sardegna: Olbia 213,
Arzachena 140, Trinità d'Agultu 33, etc. |
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PILI
PILIA
PILIU
PILO |
Pili è specifico della Sardegna ad eccezione del sassarese,
Pilia è proprio del cagliaritano e basso nuorese, Piliu, molto
raro sembrerebbe sassarese, Pilo, molto più diffuso, è tipico di
Sassari con ceppi probabilmente secondari in Sicilia, dovrebbero
derivare da forme dialettali del termine peloso, ma è
pure possibile che derivino dal cognomen latino
Pilo-Pilonis.
Pili e Piliu possono anche derivare da contrazioni del nome
sardo Pilimu
(Priamo). I Pilo furono conti di Capaci (PA).
informazioni fornite da
Silvia Pili
i pili erano i centurioni armati, infatti una loro arma era il
Pilo; in Spagna Pili è un nome proprio, in Grecia c'è una
regione, un monte, ed una città chiamate Pili.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PILI: al momento non conosciamo con certezza significato ed
etimo della parola pili.
Potrebbe derivare dal latino
pilus =
pelo, capello,
al plurale; o, sempre dal latino,
pilus,
nel significato di manipolo di
triari (il primo manipolo della
legione romana, composta dai lanciatori di
pilum =
giavellotto
- primi pili
- - vedi il cognome Pilo). Il cognome Pili è presente negli
antichi documenti della lingua e della storia della Sardegna.
Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figurano:
Pili Guantino, jurato ville Cerfallio* Cerfallio.odierno
Zerfaliu. Campitani Majoris; Pili Molentinu, ville Laconi, **
Laconi.et Contrate Partis Alença et etc. seu Atara Barçolo,
officiali Curatorie de Parte Alença. In posse Penna Ambrosii et
filii Guiducii (Penna) notari...die XII januarii 1388.( nisi
pastores bestiarium et etc.; Pili Suaqueso, ville Laconi.
Attualmente il cognome Pili è presente in 409 Comuni italiani,
di cui 145 in Sardegna: Cagliari 365, Sestu 136, Uta 132,
Quartu 114, San Sperate 77, etc. Nella penisola è Roma, con 101,
ad avere il numero più alto.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PILO; PILU: so pilo, su pilu,
sos pilos, is pilus =
capello, capelli,
ma anche pelo, peli.,
pilosu, piludu, pilurtzu,
pilutzu=
peloso
(Pilosu, Piludu, Pilutzu, Pilurzu, sono tutti cognomi) Dal
latino pilus, pilosus, pilurcus.
In alcune parti del Campidano è avvenuta la caduta della
consonante intervocalica "l"(fenomeno
abbastanza comune) e si ha "piu",
su piu , is pius
(vedi il cognome Piu). Da non confondere con
pìllu,
che significa strato, falda,
sfoglia, corteccia, pellicola:
a pillus a pillus, o a pillàdas a pillàdas = a strati etc. Vedi
il cognome Pillonca. Ma in latino
pilus,
oltre che pelo,
significa anche manipolo di
triarii (nella legione romana
occupavano i primi posti, il primo manipolo: erano i lanciatori
di giavellotto
= pilum.
Pilu e Pilo sono presenti come cognomi nelle carte medioevali.
Tra i firmatari della Pace di Eleonora del 1388, figurano Pilu
Arsòco, ville Sasseri, ** Sasseri.Sassari. Et nos Pugioni
Anthonius et De Lacon Salatinus, cives Sasseri, sindici, actores
et procuratores.Marringoni Arsòcus potestas ac capitanus
civitatis Sasseri. Omnes cives congregatis in civitate Sasseri,
apud ecclesiam Sancte Caterine.presentibus Corda Jacobo,
Magnispesa Francisco, De Mascara Francisco. In die XIII mensis
Januarii MCCCLXXXVIII - 1388; Pilu Bernardo - ville de Dosille,
* Dosìlle.Osìdda (Contrate Montis Acuti - Ozieri); Pilu De Cau
Gimigiano, ville Selluri, ** Selluri - Sedduri - Seddori:
odierno Sanluri. Et ego Capula Marcus .sindicus, actor et
procurator ville Selluri.seu a Petro De Castay, locuntenente
capitanei et Margiano Costa, locuntenente potestatis terre
Selluri et omnibus habitatoribus dicte terre, congregatis. X die
januarii 1388; Pilu Gonnarius, ville Sasseri; Pilu Joannes,
ville Sasseri; Pilu Joannes, ville Sasseri; Pilu Joannes, ville
Sasseri; Pilu Parasonus, ville Sasseri. Dalle carte antiche
sassaresi veniamo a sapere che un certo Pietro Pilo, nel 1320 fu
mandato dal Comune di Sassari, quale ambasciatore e per conto
del Consiglio Maggiore degli anziani, presso l'Infante della
Corona d'Aragona Alfonso il Benigno, per trattare l'integrazione
di Sassari nel Regno di Sardegna, in cambio del rispetto degli
antichi privilegi. La sua missione ebbe buon fine. Nell'opera di
Giovanni Francesco Fara, "De Rebus Sardois IV, (150)al capitolo
Alfonsus rex (150/14) è ricordato Pietro Pilo (diverso dal
precedente) fu ambasciatore presso il re Alfonso II d'Aragona -
il Magnanimo- insieme ad altri notabili sassaresi, per esporre
al re, che si trovava ad Alghero(siamo nel mese di giugno -
circa - del 1420)la volontà di amicizia, nei suoi confronti, del
popolo sassaresi. Un altro Pietro Pilo lo troviamo sempre nel
"De Rebus Sardois IV", al capitolo, Carolus Caesar Hispaniae et
Sardiniae Rex (290/18) (si tratta di Carlo I, meglio conosciuto
come Carlo V imperatore) - in seguito alla rivolta di Assanaga,
nel 1541, ed ai danni da lui recati alle coste della Sicilia e
della Sardegna, ed alle lagnanze dei sudditi, soprattutto
sardi.Quare Carolus Caesar suorum subditorum querimoniis
excitatus.(si decise a fare una spedizione in Sardegna, con 200
navi da guerra e con 3000 fanti.attraccò a Porto Conte, dove fu
accolto da una imponente massa di sardi e condotto in trionfo ad
Alghero, dove lo attendevano, tra gli altri, gli ambasciatori di
Sassari. Carlo V ebbe l'appoggio incondizionato dei sardi, in
truppe e vettovagliamenti. In cambio l'imperatore Carlo insignì
del titolo di cavaliere e della cintura militare, Pietro
Virde.Pietro Pilo, Giovanni de Sgrexo e Giovanni Galeasio.Sempre
nel De Rebus.IV, al capitolo di Carlo V imperatore troviamo,
Angelus Pilus(282/25).eodem anno(1529).et funesta pestis (si
tratta probabilmente di peste nera)invasit Italiam et Sardiniam,
prius in Gallura et Castro Genuensi.et magis quam in alia parte
insulae saevit (infuriò) in urbe Sasseris, ubi ad 16.m (circa 16
mila) hominum interiere (morirono) et inter eos nobiles: Petrus
Cariga, Ludovicus Castelvinus, Franciscus Ledo, Joannes Solinas,
Joannes Valdemussa, Gavinus Canus, Angelus Pilus, Comita
Contene, Petrus Marongius, Petrus Travall, et Joannes Antonius
Milia.Il Milia morì senza discendenza e per il suo patrimonio,
tra cui i villaggi di Sorso e di Sennori, ci fu una violenta
lite tra Franciscus de Sena et Ioannes Pilus.Sempre nel De Rebus
IV, al capitolo Ioannes rex II (Il re Giovanni II) .Anno 1463 7
Kal. Novembris (25 ottobre circa), ad Synodum provincialem
Turritanam(urbem - Sassari) vocati convenerunt (parteciparono -
segue l'elenco).Gonnarius Pilus canonicus Turritanus.
Nelle storia moderna ricordiamo: Pilo Boyl Vittorio, il più
celebre della casato Pilo Boyl, e dei baroni di Putifigari (il
primo barone di Putifigari fu Pietro Boyl: ricevette il titolo
nobiliare da Pietro I d'Aragona, detto il Cerimonioso, nel
1364). Nacque a Sassari nel 1778, in periodo sabaudo del Regno
di Sardegna. Seguì la carriera militare e si distinse per
valore: gli fu conferito direttamente sul campo, l'Ordine
Mauriziano. Nel 1799 seguì la corte a Cagliari e fu al seguito
di Carlo Felice. In seguito da Carlo Alberto ebbe tutti gli
onori militari, sino al grado di luogotenente generale del
riformato Ordine Mauriziano. Morì nel 1834. Gli abitanti del
Medio Campidano e dei paesi della diocesi di Ales ricordano con
grande stima ed affetto la figura di fra' Giuseppe Maria Pilo(
Sasseri 1716 - Villacidro 1786), vescovo di Ales dal 1761 al
1786. A lui si devono diverse opere di restauro di chiese della
diocesi, ma si distinse, soprattutto durante il periodo del
Riformismo Boginiano(vedi nel Web - Giuseppe Concas - almanacco
- Ottobre; oppure - L'opera di mons. Giuseppe Maria Pilo.), si
distinse per l'impegno rivolto a favore dei ceti rurali. Si
prodigò per difendere la cultura ed aprì le porte delle
scuole(allora erano i Seminari) a tutti, soprattutto ai poveri.
Attualmente il cognome Pilo è presente in 129 Comuni italiani,
di cui 44 in Sardigna: Sasseri 411, Sorso 100, Ploaghe 53, Ossi
40, etc. Il cognome Pilu è presente in 41 Comuni italiani, di
cui 19 in Sardigna: Padru 40, Borore 27, Illorai 13, Sasseri 12,
etc.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PILIA; PILIU: non sappiamo con certezza che cosa significano, né
da dove derivano. Nella lingua sarda esistono le voci
pibîa e
pibîu,
che significano lamento,
deverbali da pibîare
= lamentarsi,
probabilmente dal latino
pipilare > onomatopeico. Di uno
che si lamenta continuamente si dice: "Ses
una pibîa o pibîu", o anche,
ses una pibinca"!
Non è neppure escluso che i due cognomi possano derivare dal
verbo pidinàre = muoversi piano, piano, ma anche essere in
ansia: pidìna e pidìnu, sempre come deverbali: > pilìna, pilìnu
> pilîa, pilîu, = affanno, ansia (î nasale = fenomeno fonetico
comune nella lingua sarda). Infine citiamo le voci pilìsa e
pilìsu > pilìa e pilìu, che significano agitazione, tumulto; ad
esempio a Bitti su pilìsu è il ramoscello o altro, con cui si
agita il latte per togliere su pilu, la pellicola. Nelle carte
antiche della lingua e della storia della Sardegna, troviamo
traccia dei cognomi, anche se nelle loro varianti. Tra i
firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figura: Pipia
Comita, ville Forru, * Forru.Villanova Forru; Bidda Noa de
Forru; Collinas. Partis de Montibus. Nel Condaghe di San Michele
di Salvennor, CSMS, XI°, XIII° secolo, al paragrafo 135,
troviamo Andria Pilio, come testimone in un acquisto: compre(è
in lingua spagnola) de Pedro Sacargia y de Gavino su ermano (il
fratello) su Cannaveral de badu de Trotas(località nelle
vicinanze del santuario). Testes: Gosantine Turdu y Andres
Pilio. Attualmente il cognome Pilia è presente in 234 Comuni
italiani, di cui 104 in Sardegna: Cagliari 384, San Sperate 103,
Quartu 85, Ulassai 77, etc. Il cognome Piliu è presente in 25
Comuni italiani, di cui 17 in Sardegna: Sassari 32, Narcao 17,
Ozieri 15, Iglesias 13, etc. |
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PILIALVU |
Pilialvu,
quasi unico, ha qualche presenza nel sassarese (vedi PILLOSU). |
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PILITTU
PILLITTU |
Pilittu, molto molto raro, è specifico di Villamassargia
nell'iglesiente, Pillittu è tipico di San Sperate nel
cagliaritano e di Serramanna nel Medio Campidano.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PILLITTU: il Wagner nel D.E.S. per la voce
pilittu,
mette: (centrale e logudorese) "solco
vallivo scosceso e denso di alberi;
termine geografico; etimologia? In latino troviamo
pellitus
= rivestito di pelli.
Nelle storie di Polibio - libro III - 96 -7 e segg. E nelle
storie di Tito Livio - ab Urbe condita - libri XXI e XXIII si
parla degli avvenimenti sardi del 215 a.C. della rivolta del
sardo punico Amsicora e dei
Sardi Pelliti contro Roma e
della gravissima sconfitta subita dai sardo punici. Gli storici
latini dicono che la battaglia avvenne alla confluenza tra due
fiumi e si tratta per certo del Rio Flumineddu e Rio Mannu ed
esattamente tra i due centri attuali di San Sperate e Villasor.
I sardi Pelliti, rivestiti di pelli, erano gli abitatori della
montagna, secondo alcuni storici. Per noi i sardi Pelliti erano
gli abitanti della piana del Campidano, allevatori di pecore e
capre e rivestiti di pelli, di mastruca appunto = veste di pelle
di pecora o di capra, che oggi in Campidano chiamiamo "sa
'est''e pèddi" = vestito di pelle. I pelliti erano quindi
pastori del Campidano non della Barbagia. Amsicora, grosso
proprietario terriero di Cagliari, sardo punico, intenzionato a
difendere la Sardegna dagli assalti delle legioni romane, trovò
i suoi alleati tra gli agricoltori ed allevatori della Piana
del Campidano, cioè degli abitanti dei centri abitati non
lontani da Caralis. Ed è proprio in questi centri che oggi è
presente il cognome Pillittu: San Sperate, Serramanna, Uta,
Villasor, Villamassargia, Selargius, etc. Il fatto che oggi
nelle montagne della Barbagia si possano ancora vedere i pastori
con la mastruca, sa est''e pèddi, non ci impedisce assolutamente
di pensare che oltre 2000 anni fa, anche i pastori del Campidano
avessero sa est''e pèddi. Addirittura alcuni pastori di
Gonnosfanadiga, Arbus, Villacidro, Fluminimaggiore, Guspini etc.
usano ancora sa est''e pèddi, la mastruca, il vestito di pelle
di pecora o di capra. Crediamo quindi, che il cognome Pillittu
derivi da Pellitus
= ricoperto di pelli. |
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PILLA
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Tipico della zona che comprende le province di Foggia,
Campobasso e Potenza, sembra avere anche un nucleo nel
trevisano, sembra derivare dal nome medioevale
Pilla
presente nella zona tra Benevento e Foggia, ma assolutamente non
usato altrove; un esempio dell'uso di questo nome si trova nel
1600 con un Pilla degli Alberti pittore.
integrazioni fornite da
Fabio Paolucci
Dalla lettura dei Libri
Baptizatorum della Chiesa
arcipretale di San Giorgio Martire di Colle Sannita (BN) il
cognome Pilla risulta tra i più antichi del luogo è infatti
registrato fin dal 1588 e risulta tutt'oggi presente nel
suddetto Comune. |
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PILLAI
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Pillai, tipico del cagliaritano, è abbastanza poco comune,
dovrebbe derivare dal vocabolo dialettale sardo
pillai (corteccia,
buccia).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PILLAI: non sappiamo che cosa significhi e da dove derivi il
termine pillai. In logudorese abbiamo la voce
pidza,
che diventa in campidanese pigia,
ma anche pilla
o billa:
il significato è di piega, ruga.
L'espressione fai a pigias, a pigias o a pillas, a pillas o a
billas, a billas, significa fare a pieghe, piegare (pillai?).
Dal latino implicare?
Oppure potrebbe derivare da
pidzu, pillu, nel significato
di impillai
= fai a pillus, a pillus:
si dice, ad esempio della pasta fresca, quando si preparano i
ravioli. Per il compensato (falegnameria) diciamo: "Esti fattu a
pillus, a pillus"! - a sfoglie! Non sappiamo altro! Il cognome è
presente tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388:
Pilai Petrus - de Aristanni, *** Oristano: elenco dei nomi dei
firmatari della PETIZIONE. Omnes cives mercatores et habitatores
dicte civitatis.nisi pastores bestiaminum et quorum dificulter
demorari non poterant.congregati. Porta la data : die XIIII
mensis Januarii M°. CCC°. LXXXVIII° et etc. Pillay (de)
Stephano, ville Selluri, ** Selluri - Sedduri - Seddori: odierno
Sanluri. Et ego Capula Marcus .sindicus, actor et procurator
ville Selluri.seu a Petro De Castay, locuntenente capitanei et
Margiano Costa, locuntenente potestatis terre Selluri et omnibus
habitatoribus dicte terre, congregatis. X die januarii 1388.
Attualmente il cognome Pillai è presente in 42 Comuni italiani,
di cui 21 nella Sardegna: Quartu S. E. 211, Cagliari 51, Guspini
17, Selargius 12, etc. |
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PILLER
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Piller è specifico di Sappada nel bellunese.
integrazioni fornite da
Pietro Bortolotti
Piller è un cognome tipico di Sappada (BL), oasi linguistica
tedesca al confine col Friuli-Venezia Giulia. Significa abitante
di Pill, una delle quindici borgate del paese.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Piller è un cognome presente solo a Sappada nel bellunese.
Piller dovrebbe essere di origine germanica, dal nome personale
'Bilihar'
composto da 'bil'
= spada
e 'hari'
= esercito. |
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PILLICU |
Pillicu, tipicamente sardo, estremamente raro, caratteristico
del cagliaritano, dovrebbe derivare da un soprannome originato
dal termine sardo dialettale
pillicu (buffetto
e per estensione fanciullo, bambino). |
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PILLON
PILON |
Pillon è tipico veneto probabilmente originario del trevigiano,
Pilon un pò più raro è sempre veneto, dovrebbero avere varie
derivazioni, il ceppo altoaltesino dovrebbero derivare dal
toponimo Campilli (BZ), gli altri potrebbero derivare da
soprannomi legati al vocabolo latino pilum (lancia), così come è
più che possibile che derivino dal cognomen latino Pilonicus, di
cui abbiamo esempio in un'antica lapide romana: "Liberteis hisce
fecere patrono Q(uintus) Ovi(us) Q(uinti) l(ibertus) Barg(ates)=
Q(uintus) Nadiacus Q(uintus) Pilon(icus) Q(uintus) Ovi(us) C(ai)
f(ilius) Freg(ellanus) hic sepult(us) = quod suis dedit
apparet", o dal cognomen Pilo (Pilonis).
ipotesi fornite da
Alessandra alepyll@tin.it
Pillon non è assolutamente un cognome tipicamente veneto come si
potrebbe pensare, ma è un cognome di origine Normanna. (vedi
sito documentato
www.piloninternational.ca/international/earmoir.htm. Infatti, la
più alta percentuale di questo cognome non è in Veneto, ma in
Francia (Pillon) e in Canada (Pilon).
commento all'ipotesi
Nulla esclude che esistano dei Pillon di origine normanna
tutt'altra cosa è sostenere che tutti i Pillon abbiano
quell'origine. Il flusso migratorio normanno è ben lontano
dall'area di massima diffusione dei Pillon veneti che dimostrano
una concentrazione ed una distribuzione che difficilmente può
non essere di una specie autoctona. A riprova di quanto sopra
leggiamo in UOMINI, ZATTIERI E
CRIMINALI NEL SEICENTO I PROCESSI DI CISON
di Giancarlo Follador: "...Un ladro è invece Mattio del fu
Zuanne Dal Pont, zattiere bellunese, condannato con sentenza del
18 aprile 1667, sempre dal Maleficio di Cison. La sera dell'8
marzo viene arrestato per essersi presentato all'osteria di
Cison con una "Brachetta" considerata rubata al canonico
Pilon..." |
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PILLONCA |
Pillonca, molto raro, è sardo dell'Ogliastra, con un ceppo,
probabilmente secondario, a Roma, dovrebbe derivare da un
soprannome dialettale basato sul termine sardo
pilloncu
(cute, crosta, cotenna).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PILLONCA: deriva da pidzu
(in log.), pillu
(in camp.) = strato, corteccia,
involucro. A pillus, a pillus o
a pillàdas, a pillàdas = a strati. Sa pillastra = pietra di
forma rotondeggiante "schiacciata", che usavano bambini e
ragazzi per giocare a biccus (birilli). Bogai a pillu portare in
superficie, all'aria aperta, riesumare, ad esempio, una vecchia
questione. Su pillu de su latti, è la panna del latte. Dal
latino pilleus,
nel significato di strato,
involucro. Su
pilloncu
è anche la pelle
(sa pèddi) riferito a persona o animale.
Spilloncài
=
scorticare.
Sa pillònca
è in genere il pane carasàu,
detto carta da musica. Qui in Medio Campidano,
sa pillùnca
è un pane tipico
(di pasta dura), preparato con su "scettixéddu", che è la farina
di colore bianco oscuro che si ottiene dalla seconda stacciatura
del grano (duro) macinato. Il cognome Pillonca è piuttosto
raro, presente in 15 Comuni italiani, di cui 4 in Sardegna:
Selargius, Lanusei, Tortolì, Osini, tutti con un solo nucleo
familiare. Nella penisola è Roma con 10 ad avere il numero più
alto. |
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PILLONE
PILLONI |
Pillone, assolutamente rarissimo, è probabilmente dovuto ad
errori di trascrizione di Pilloni, che è tipico del sud e del
sudovest della Sardegna, diffuso nel cagliaritano, nel
Campidano, nell'iglesiente e nell'oristanese.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
Pilloni significa uccello,
dal tardo latino pullionis.
In Logudorese abbiamo pudzone
e puggione, puggioni.
Is pilloneddus de Santa Luxìa
sono le rondinelle.
I pulcini
(di gallina) sono, is
pilloneddus de pudda.
Su pilloni
è anche il germoglio di un
albero. Al femminile,
sa pillona,
è il membro virile.
Pilloni è presente in molti proverbi sardi. L'espressione "tottu
appillonau" significa
impacciato, impedito.
Tra i firmatari della Pace di Eleonora, *LPDE del 1388, figura:
Pilloni (de) Joanne - de Castri Januensis (Castelsardo).
Attualmente il cognome è presente in 99 su 377 Comuni della
Sardegna, con maggiore frequenza nel centro sud dell'isola. Nel
territorio nazionale è presente in 299 Comuni. In Continente ha
maggiore diffusione nel centro nord. |
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PILLOSU
PILOSU
PILUDU
PILURZU
PILUTZU |
Pillosu è tipico del cagliaritano, di Cagliari, Nuraminis e
Pimentel, Pilosu è specifico di Torpè nel nuorese, questo
potrebbe anche derivare da un soprannome originato dal vocabolo
sardo logudorese pilòsu
(fanciullo),
Piludu è specifico di Cagliari e zone limitrofe, Pilurzu, molto
molto raro, è di Cagliari, Pilutzu, assolutamente rarissimo, è
tipico di Fluminimaggiore nel cagliaritano, dovrebbero derivare
da soprannomi originati dall'essere il capostipite
esageratamente peloso.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PIL(L)OSU;PILUDU; PILURZU; PILUTZU; PILIALVU: hanno tutti
identico o simile significato >
peloso, e come base il latino
pilus,
nel significato di pelo.
Li ritroviamo, nelle diverse uscite, nei documenti medioevali
della lingua e della storia della Sardegna. Un discorso a parte
merita Pilialvu
(che significa dal pelo o
capello bianco, canuto),
presente nelle carte antiche, nella variante
Pilialbu,
oggi quasi del tutto scomparso: lo troviamo, in 4 Comuni della
Sardegna: Sénnori, Sassari, Cargeghe e Cagliari, con pochissimi
nuclei familiari. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPD
del 1388, troviamo: Piludu Comita, ville Mahara, * Mahara -
Barbaraquesa .Arbarei - Villamar. Contrate Marmille, **
Contrate Marmille.et ego Ferrali Agustinus, sindicus etc. etc.
.seu a Nicolao Longhu, castellano Contrate
Marmille.habitatoribus, congregatis in dicta villa Mahara
Barbaraquesa (Villamar) ante ecclesiam Sancti Saturnini (nisi
pastores bestiarum) .in posse Virde Andrea, civitate Sasseri,
Virde Joannis filii.die XII januarii 1388. Pilialbu Guantino -
ville de Guluso, * Guluso?.distrutto?.Contrate Montis Acuti;
Pilialbu Joanne, jurato ville Sedilo, * Sedilo.odierno Sedilo.
Contrate Partis de Guilcier; Pilialbu Mariano, curie de
Sacargia. * Sac©argia-.villaggio distrutto, presso
Codrongianus. Curadorìa di Figulina; Pilialbu Nicolao, jurato
ville Putu Majore, * Putu - Majore.odierno Pozzomaggiore -
Contrate Caputabas; Pilialbu Petro - ville de Guluso, *
Guluso.distrutto.Contrate Montis Acuti. Nel Condaghe di Santa
Maria di Bonarcado, CSMB, XI, XIII secolo, abbiamo: Piludu
Cipari(112), teste in uno scambio di servitù (tramùdu):
tramudarus homines cun s'archiepiscopu Comida de Lacon:
successor archiepiscopu Petrus; isse levei (prese) a Petru Musca
ki stavat in Ortueri, servum de Sanctu Augustinu d'Agustis; et
Sancta Maria levedi (ha preso) a Gavine de Iacunu.
Testes:.Cipare Piludu.Nella storia dell'età contemporanea
ricordiamo Pillosu Evandro (Villanovafranca 1910 - Cagliari
1963). Studioso di storia sarda. Si occupò dei sistemi difensivi
contro le incursioni barbaresche, nel libro "Le Torri litoranee
in Sardegna"(1957). Attualmente il cognome Pillosu è presente in
19 Comuni italiani, di cui 14 in Sardegna: Cagliari 32,
Nuraminis 31, Pimentel 21, etc. Pilosu è presente in 17 Comuni
italiani, di cui 10 in Sardegna: Torpè 32, Ozieri 18, Uta 12,
Villasor 9, etc. Piludu è presente in 92 Comuni italiani, di cui
32 in Sardegna: Quartu 202, Monserrato 160, Cagliari 146,
selargius 58, Quartucciu 54, Tortolì 11, etc. Piludu è presente
in un solo Comune: Tortolì con un solo nucleo familiare.
Pilurzu, è presente in 6 Comuni italiani, di cui 5 in Sardegna:
quartu 8, Guspini 5, Fluminimaggiore 5, etc. Pilutzu, è presente
in 6 Comuni italiani, di cui 3 in Sardegna: Fluminimaggiore 14,
Elmas 5, Carbonia 3. Pilialvu, come detto, è presente in soli 4
Comuni della Sardegna: Sénnori 10, Sassari 9, Cargeghe 2,
Cagliari 2. |
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PILONE
PILONI |
Pilone ha
un ceppo torinese ed uno abruzzese e pugliese, Piloni dovrebbe
essere specifico del cremonese, ma con un possibile ceppo
secondario nelle Marche, una possibile origine è dal vocabolo
latino pilus (giavellotto), Pili o Piloni erano detti i
Legionari armati in modo pesante, erano le truppe corazzate di
un tempo, potrebbe quindi riferirsi a veterani insediatisi in
occasione di qualche centuriazione. |
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PILOTA
PILOTI |
Pilota, assolutamente rarissimo parrebbe del centrosud Italia,
Piloti se possibile ancora più raro sembrerebbe del nord.
integrazioni fornite da
Da Fabio Paolucci (Salerno)
Pilota è estremamente raro, sembrerebbe tipico della zona
costiera marchigiana al confine con l'Abruzzo. Dal punto di
vista etimologico, data la assoluta rarità del cognome, posso
solo formulare delle ipotesi, che andrebbero corroborate da
mirate ricerche archivistiche. Il pilota era nei secoli scorsi
colui che dirigeva una navigazione anche senza esercitare il
comando della nave: in tal senso il cognome deriverebbe dal
mestiere esercitato dal capostipite (è possibile perchè l'area
presa in analisi è della riviera adriatica). Altra
interpretazione può essere proposta se consideriamo il termine
latino Pileatus, a, um
che significa che porta il
pileo, il berretto frigio
(tipico cappello a calotta terminante a punta). Ancora da
considerare, ma a titolo solo di curiosità, è la probabile
provenienza in tempi molto antichi da
Pylos e
Pylus,
ossia Pilo,
città della Messenia e dell'Elide.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pilota: quanto all'origine di questo cognome dal significato
trasparente, si può aggiungere che nei Glossari annessi al
Codice diplom. Padovano (1877-81) che vanno dal X all'XI secolo
è presente il nome Piloto.
Da esso si sono originati i cognomi PILOTTO e PILOTTI a Venezia,
Vicenza e nel Cadore. D. Olivieri, 207. |
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PILOTTA
PILOTTI
PILOTTO |
Pilotta è specifico della provincia di Enna, di Piazza Armerina
e Barrafranca, Pilotti, non comune, è presente a macchia di
leopardo al nord, ceppi possibili sono nel bresciano, in
Liguria, nel ravennate e nel teramano, Pilotto è decisamente
veneto, dovrebbero tutti derivare dal nome medioevale
Pilottus
di cui abbiamo un esempio nel
Codice Diplomatico della Lombardia Medioevale
in un Breve pignoris
del 1133 a Milano: "...et posuit fideiussorem Pilottum, germanum
suum. Et item dedit guadiam ipse Bonbellus eidem Rogerio, ut si
suprascripte res sunt in alia parte aliquo modo obligate, quod
eas liberare habet; fideiussor extitit exinde suprascriptus
Pilottus, germanus suus...", potrebbero anche derivare in alcuni
casi da modificazioni del termine
pilota,
tracce di queste cognominizzazioni si trovano a Venezia fin dal
1500, in un atto viene citato come parte venditrice un certo
Paolo Pilotto quondam Federico. |
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PILTI
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Unico è
probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione. |
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PILUTTI |
Pilutti è un cognome friulano dell'udinese, di Latisana,
Rivignano ed Udine, con un piccolo ceppo anche aVenezia,
dovrebbe trattarsi di una forma patronimica caratteristica
friulana, dove il suffisso -utti
sta per il figlio di,
riferito ad un capostipite il cui padre si fosse chiamato
Pilo,
che a sua volta dovrebbe derivare dal cognomen latino
Pilo,Pilonis. |
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PIN
PINA
PINALLI
PINELLA
PINELLI
PINELLO
PINI
PINO |
Pin
è molto diffuso nel travigiano e nella vicina provincia di
Pordenone, con un ceppo anche a Gorizia, Pina è decisamente
lombardo, di Canzo, Eupilio, Asso, Erba, Pusiano e Como nel
comasco, di Albino nel bergamasco e di Pisogne e Pian Camuno nel
bresciano, Pinalli, molto molto raro, è tipico della Lombardia
settentrionale, di Berbenno di Valtellina in particolare,
Pinella, assolutamente rarissimo, è dell'alto agrigentino,
Pinelli è diffuso in Lombardia, Emilia, Liguria ed alta Toscana,
ha un ceppo tra le province di Isernia, Caserta e Napoli ed uno
tra palermitano ed agrigentino, Pinello è specifico del
palermitano, Pini è molto diffuso in Lombardia, Emilia e
Toscana, Pino, tipico meridionale, della Sicilia, Calabria,
Salento e napoletano, derivano da modificazioni dell'aferesi di
forme ipocoristiche di nomi come
Iacopo,
Filippo,
Giuseppe.
Traccia di questo cognome la si trova ad esempio nel 1400 in
Emilia; in un atto redatto a Cento (BO) nel 1404 si legge:
"...praedicti praesentibus Petro quondam Ghirardi de Ghixignolis
de Bergamo habitatore dicti Castri, Romanello quondam Gandulfi
de Placentia, Antonio quondam Bertolomei de Bolsena, et Marco
quondam Pini de Parma omnibus habitatoribus dicti Castri
testibus ad predicta vocatis, et rogatis...."; in Valtellina
troviamo questo cognome ad esempio nel 1600 fra le famiglie
timorate di Dio in rappresentanza di una Confraternita di
Carità.
integrazioni fornite da
Giacomo Ganza / Villa di Tirano (SO)
PINI è uno dei cognomi tipici di Grosio (SO), però secondo lo
studioso Gabriele Antonioli (uno degli archivisti più esperti
della provincia di Sondrio) la lontana origine sarebbe comasca. |
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PINARD
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Pinard, assolutamente rarissimo è piemontese, dovrebbe essere di
origini francesi e derivare dal cognome francese
Pinard, a
sua volta derivato da un soprannome, o da nomi di località
contenenti la radice francese
pin (albero
di pino), forse indicanti la
presenza di una pineta o di un particolare albero di pino nel
luogo d'origine del capostipite. |
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PINARDI |
Pinardi ha un ceppo nella zona che comprende il bresciano, il
cremonese, il mantovano ed il parmense, un ceppo nel bolognese
ed uno tra viterbese, reatino e romano, il suffisso
-ardi
potrebbe essere semplicemente un indicatore di
appartenenza
e riferirsi quindi ai discendenti di un
Pino
(ipocoristico aferetico di Giuseppe) o di una Pina, ma potrebbe
anche derivare dalla fusione del nome
Pino con
il suffisso germanico hart
(hard,
duro),
ad indicare quindi il forte
Giuseppe o qualcosa di simile. |
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PINASCO |
Pinasco è
specifico del genovese, di Genova, Lavagna e Cogorno, dovrebbe
derivare dal nome della frazione Pinasco di Sant'Olcese nel
genovese. |
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PINATO
|
Pinato è decisamente veneto, specifico del padovano, si dovrebbe
trattare di una caratteristica forma patronimica veneta, dove il
suffisso -ato
sta per il figlio di,
riferito a capostipiti i cui padri si fossero chiamati
Pino,
forma ipocoristica aferetica del nome
Giuseppe. |
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PINAZZA
PINAZZI
PINAZZO
PINOTTI
PINOTTO
PINOZZI |
Pinazza è decisamente veneto, con un ceppo a Domegge di Cadore
nel bellunese ed uno a Portogruaro nel veneziano, Pinazzi ha un
ceppo a Genova ed uno a Parma ed a Colorno nel parmense,
Pinazzo, molto raro, parrebbe siciliano di Mazzarino nel
nisseno, Pinotti sembra essere originario della zona che
comprende il reggiano, il modenese ed il mantovano, Pinotto e
Pinozzi sono praticamente unici, dovrebbero tutti derivare da
forme dispregiative di ipocoristici dell'aferesi di nomi come
Giuseppe,
Iacopo,
Lapo
o altri simili. |
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PINCI
PINCIO |
Pinci, molto raro, è tipico romano, Pincio ha un ceppo specifico
di Cesena (FC) ed uno a Siracusa e Priolo Gargallo (SR),
dovrebbero derivare dal nomen latino
Pincius,
troviamo un Pincius curatore di un proedium in Friuli che
prendendo il suo nome diventerà Pinzano al Tagliamento (PN), in
alcuni casi potrebbe anche derivare dalla località romana
Pincio, tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Venezia
alla fine del 1400 con un Philippus Pincius mantuanus a Venezia
autore tra l'altro di De vitis
Pontificum Tridentinorum. |
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PINEIDER |
Pineider,
molto molto raro, è tipico dell'Alto Adige, di Valdaora in
provincia di Bolzano in particolare, dovrebbe stare ad indicare
che il capostipite fosse originario della zona di Passo di Pinei
sempre in Alto Adige o del paese di Pinei nell'agordino nel
bellunese. |
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PINGUE
PINGUI |
Pingue è specifico di Guardia Sanframondi nel beneventano,
Pingui è praticamente unico e dovrebbe essere dovuto ad
un'errata trascrizione del precedente, che dovrebbe derivare da
un soprannome basato sul termine
pingue (grasso). |
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PINIZZOTTO |
Pinizzotto è decisamente del messinese, di Messina, Monforte San
Giorgio e Torregrotta, si dovrebbe trattare di forme
ipocoristiche composite aferetiche di nomi come
Iacopo,
Filippo
o, più probabilmente, Giuseppe. |
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PINNA
|
Specifico sardo, di origini antiche, dovrebbe derivare da
soprannomi legati al vocabolo dialettale pinna (penna). Si hanno
tracce di questo cognome già dal 1500, presso l'Archivio di
Stato di Cagliari si trova un atto relativo all'acquisto di una
campana, rogato dal notaio Gerolamo Serpi: il 30 giugno 1598, il
fonditore Broto, abitante a Cagliari nel quartiere di Lapola,
si impegna con Francesco Pinna, procuratore "della parrocchiale
di San Vincenzo" di Siris, a fondere una campana del peso do 70
libbre: "...Francisco Pinna de Siris procurador de la parrochial
de Sant Vincent...".
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
il vocabolo italiano penna, deriva dal latino
pinna. In
sardo pinna de pudda sono le penne di gallina; ispinniai
significa spennare; cuccuru spinniau (calvo); sa pinna de sa
domu (la parete o il muro della casa); pinne(t)ta è la capanna
tipica degli antichi pastori sardi, con pianta circolare o anche
quadrata; costruita con muri in pietra generalmente senza malta
sino ad altezza d'uomo e coperta con frasche, con sopra uno
spesso strato di argilla. In siciliano la pinnata è la tettoia
delle stalle. Pinna po iscrì(ri) è la penna per scrivere.
Nell'oristanese sa pinna
è anche il membro virile.
È un cognome comune a tutta la Sardegna e presente in 267 Comuni
su 377. Il cognome Pinna è presente in quasi tutte le carte
antiche della Sardegna: sono ben 42 tra i firmatari della Pace
di Eleonora del 1388 *LPDE, dei quali citiamo Pinna Joanne,
majore ville Fodorachi (* Fodorachi.distrutto: villaggio del
Meylogu. Contrate de Ardar et Meylogu); Pinna Margiano, majore
ville de Sancto Gavino (San Gavino Monreale). Nel Condaghe di
San Nicola di Trullas ( *CSNT XII° sec.) figura un certo Pinna
Comita (202) teste in una vendita di vigna in Mularia o Molaria
(termine che deriva da pietra molaria o pietra vulcanica usata
per la fabbricazione di mole), l'attuale Mulargia, frazione di
Bortigàli. Nel Condaghe di S. Pietro di Silki *CSPS figurano 4
Pinna, tra cui Pinna Dorgotori in Canache, armentario de scu.
Petru, teste in una spartizione di servi (parthizione de servis,
17°), e Pinna Susanna, priorissa de Scu. Petru de Silki,14°. Nel
Condaghe di S.Maria di Bonarcado (*CSMB XII° sec.) sono presenti
7 Pinna, tra i quali citiamo: Basili Pinna (202), teste in una
donazione, sostituto o delegato (binarius) del Giudice, e Pinna
Buiakesu, curatore (funzionario regio) de Sedilo(24). È
opportuno ricordare che, nelle carte antiche il cognome Pinna
veniva spesso riportato nei registi anagrafici con Penna;
infatti nel *LPDE oltre ai tanti Pinna figurano, tra i
firmatari, ben 87 Penna, dei quali citiamo: Penna Joanne, majore
(sindaco) ville de Ala (Alà dei Sardi - Contrate Montis Acuti);
Penna Joanne, majore ville Palmas. Majore (Palmas Arborea -
Contrate Campitani Simagis); Penna Laurencio, majore ville Aricu
(odierno Aritzo - Barbagia di Belvì o Mandrolisay); Penna
Nicolao, majore ville Nuracogoma (Noracugume - Curatorìa de
Marghine de Gocìano); Penna Petro, major ville de Usulufe;
(villaggio distrutto - Contrate Montis Acuti); Penna Petro,
majore ville Doliana (d'Oliana, l'attuale Oliena); Penna
Torbino, majore ville Lecy (odierno Lei - Curatorìa de Marghine
de Gocìano). Nella storia della Sardegna ricordiamo Pinna Pietro
di Pozzomaggiore (1891-1966): pluridecorato nella 1^ Guerra
Mondiale; generale di brigata aerea, durante la 2^ Guerra
Mondiale; Alto Commissario della Sardegna (dal 1944 al 1949);
durante tale incarico si impegnò con tutte le sue forze per
risollevare le sorti della Sardegna e nella lotta alla malaria. |
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PINOLI
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Rarissimo, probabilmente originario del comasco, dovrebbe
derivare dall'aferesi di nomi come Giuseppino, Iacopino ecc. |
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PINONI
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Estremamente raro, probabilmente di origine cremonese, dovrebbe
derivare dall'aferesi di nomi come Giuseppino, Iacopino ecc. |
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PINTACORONA |
Rarissimo, forse dell'agrigentino, dovrebbe derivare da un
soprannome legato al vocabolo tardo latino pinctus (dipinto), e
starebbe ad indicare quelli della corona dipinta. |
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PINTALDI
PINTAUDI
PINTAUTI |
Pintaldi è siciliano, di Noto e Siracusa nel siracusano, di
Palermo e di Catania, Pintaudi è un cognome tipico del
messinese, in particolare di Sant`Angelo di Brolo, Brolo,
Acquedolci, Piraino e Messina, Pintauti, praticamente unico, è
probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione del
precedente, potrebbero derivare da una modificazione del
cognomen latino Pinta,
ma molto più probabilmente derivano da soprannomi originati da
termini medioevali di origine spagnola come
pintardo
(maldipinto)
o, meno probabilmente, da nomi di località, stanti ad indicare
la provenienza da zone scoscese, come ad esempio i francesi
Pendaries o Pendarios. |
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PINTI
PINTO
PINTUCCI |
Pinti è diffuso nella fascia che comprende Abruzzo e Lazio,
soprattutto a Roma e nel teatino a Schiavi di Abruzzo e Chieti,
Pinto è molto diffuso in tutto il sud peninsulare, Pintucci ha
un ceppo a Firenze e nel fiorentino, uno a Recanati (MC) , uno a
Roma ed uno a Bari, dovrebbero derivare, direttamente o tramite
ipocoristici, da soprannomi originati dalla tinta scura della
carnagione, dal latino pinctus
(tinto, colorito),
ma in molti casi sono di origine iberica e, in alcuni, ebraico
portoghese. |
|
PINTOMARRO |
Assolutamente rarissimo.
integrazioni fornite da
Giacomo Ganza / Villa di Tirano (SO)
Cognome estremamente raro, dovrebbe essere originario del
foggiano e derivare da soprannomi legati ai vocaboli pinto
(scuro) e marro che starebbe ad indicare il mestiere
dell'agricoltore, marraiolo (bracciante agricolo). Questa
cognominizzazione la troviamo a Cerignola (FG) fin dal 1800. |
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PINTON
|
Specifico
del padovano, deriva da un soprannome legato al vocabolo tardo
latino pinctus (dipinto). |
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PINTOR
|
Pintor, abbastanza raro, è tipicamente sardo, di Cagliari e
Capoterra nel cagliaritano, di Nuoro e di Alghero nel sassarese,
è un cognome di origine spagnola, derivato dal vocabolo catalano
pintor
(pittore),
ed è proprio di alcune famiglie nobiliari di origine spagnola. |
|
PINTORE
PINTORI |
Pintore decisamente sardo, è tipico di Sassari e del sassarese,
di Bonorva, Porto Torres ed Alghero, con ceppi anche a Iglesias
e Domusnovas nell'iglesiente, a Cagliari, a Nuoro, ed a Bosa
nell'oristanese, presenta un piccolo ceppo anche a Napoli,
Pintori è anch'esso tipicamente sardo, con un grosso ceppo a
Nuoro, ma con presenze significative anche a Cagliari, Sassari,
e Tuili e Segariu nel Medio Campidano, dovrebbe derivare dal
termine sardo pintore
(pittore),
termine derivato dal termine catalano
pintor,
con il medesimo significato. |
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PINTUS
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Pintus è specifico della Sardegna, diffuso al sud, al nord e sul
lato occidentale dell'isola.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
Per il cognome Pintus ci si deve richiamare ai termini:
Pintu
in sardo significa dipinto,
da pintai
(dipingere).
Nel tardo latino abbiamo
pinctare. Pintu significa anche
screziato, picchiettato;
su sturru pintu
è lo stornello;
lintu e pintu
significa uguale, identico.
Sa pinta
è la fisionomia;
sa pinta de su tiau(lu)
è la figura del diavolo.
Portat sa pinta de su babbu
significa è identico al padre.
Il cognome è presente nelle carte antiche. Tra i firmatari della
Pace di Eleonora (*LPDE 1388) vi sono 5 Pintus: Pintus
Francisco, ville Ecclesiarum( Villa di Chiesa - Iglesias);
Pintus Guantino, ville Ecclesiarum; Pintus Juliano, ville
Ecclesiarum; Pintus Petro, ville Ecclesiarum; Pintus Xpoforo,
ville Montis Leonis(Monteleone Roccadoria - Caputabas). Nel
Condaghe di S. Nicola di Trullas (*CSNT XI° _XII° sec.), sono
citati due Pintu: Gosantine (85), teste in una donazione di
terra; Pintu Janne (134), in una permuta di terra: (ego
Maria de Serra.tramutai cun Janne Pintu terra pro terra.).
Nella storia della Sardegna ricordiamo Pintus Cesare (Cagliari
1901 - 1948), antifascista del Movimento di Giustizia e Libertà.
Poco dopo la Laurea in Giurisprudenza, nel 1930, fu arrestato
con l'accusa di cospirazione contro il Fascismo. Condannato a 10
anni di reclusione, ne scontò 6, perché affetto da una grave
forma di tubercolosi. Rientrò a Cagliari, dove subì
un'operazione, che lo portò alla riabilitazione, ma mai
completa. Sino alla fine del Fascismo fu tenuto sotto rigida
sorveglianza e, per la condanna subita, fu estromesso dall'albo
degli avvocati! Dopo la Liberazione si occupò della Stampa Sarda
e resse il Comune di Cagliari sino alla nomina del primo sindaco
del dopoguerra. Ricordiamo inoltre Pintus Sebastiano, sacerdote
di Iglesias (1876 - 1909), studioso di Teologia e autore di uno
studio sulle Diocesi Sarde, ancora oggi valido. Purtroppo morì
ancora giovane all'età di soli 33 anni. Attualmente il cognome
Pintus è presente in 171 su 377 Comuni dell'isola, omogeneamente
distribuiti nel territorio. Nel territorio nazionale è presente
in 474 Comuni. Nel Continente la maggiore frequenza si registra
nel centro nord. In USA lo troviamo in 12 Stati, per lo più
della costa occidentale, a parte la California, con un solo
nucleo familiare. |
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PINZA
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Cognome
tipico di Ravenna, dovrebbe derivare da un soprannome, ma è
anche possibile una derivazione dal nome medioevale Pintius,
tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Bagnoregio (VT)
agli inizi del 1600 con il notaio Plinio Pinza. |
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PINZANI |
Decisamente specifico della provincia fiorentina, dovrebbe
derivare dal nome di località Pinzano, un sobborgo di Firenze, è
pure possibile che la derivazione possa addiritura risalire al
nomen latino Plantius che si suppone all'origine del toponimo
stesso. |
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PINZANO |
Decisamente specifico friulano, dovrebbe derivare dal toponimo
Pinzano al Tagliamento (PN), tracce di questa cognominizzazione
si trovano nel 1150 con un certo Ermanno dei Pinzano che erige
il locale Castello. |
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PINZAUTI |
Pinzauti
è tipico di Firenze e del fiorentino, di Pontassieve, Bagno a
Ripoli, Scandicci ed Impruneta, potrebbe derivare da una
modificazione dei cognomi francesi Pinchard, Pinchart, Pinchaud,
Pinsard, Pinsart o Pinzard. |
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PINZON
PINZONE
PINZONI |
Sono entrambi molto rari, Pinzone sembra specifico della Sicilia
orientale, Pinzoni ha un ceppo veneto ed uno bresciano, Pinzon e
assolutamente veneziano, dovrebbe essere di origini spagnole, e
derivare dal nome e cognome spagnolo
Pinzon,
ricordiamo a titolo di esempio il compagno di Cristoforo Colombo
Martín Alonso Pinzón comandante della Pinta, nel suo viaggio
alla scoperta delle Indie occidentali, traccia di questa
cognominizzazione la troviamo a Venezia nel 1600 con il padre
carmelitano Bonaventura Pinzoni.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pinzone è cognome siciliano che viene dal termine dialettale 'pinsuni'
= fringuello.
Rohlfs 149. |
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PIOLETTI |
Pioletti, molto molto raro, è tipico dell'alta provincia di
Verbania, potrebbe derivare da una forma ipocoristica del nome
medioevale francese Pioline
o dal nome occitano Piolet. |
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PIOLA
PIOLI
PIOLINI
PIOLINO
PIOLO |
Piola è tipicamente settentrionale, con un ceppo piemontese a
Torino, Carignano, Carmagnola e Nichelino nel torinese, ad
Invorio nel novarese, a Villafalletto nel cuneese ed a
Montecrestese nel verbanese, un ceppo a Milano ed a Porto
Mantovano nel mantovano, un ceppo nel rovigoto a Stienta, Costa
di Rovigo, Lendinara e Rovigo, Pioli è diffuso in Liguria a
Genova ed a La Spezia, in Emilia, a Parma e Corniglio nel
parmense, a Reggio Emilia, Bibbiano, Montecchio Emilia e
Cavriago nel reggiano, in Toscana, a Castiglione di Garfagnana,
Castelnuovo di Garfagnana e Lucca nel lucchese, a Buti e Pisa
nel pisano ed a Cecina nel livornese, nelle Marche a Sanseverino
Marche nel maceratese, in Umbria, a Trevi e Foligno nel perugino
ed a Narni nel ternano, ed a Roma, Piolini e Piolino,
estremamente rari, sembrerebbero originari del verbanese, Piolo
ha qualche presenza nel bellunese, nel maceratese ed a Roma,
potrebbero derivare, direttamente o tramite ipocoristici, dal
nome Piolus, Piola
forme ipocoristiche del nome
Pius, Pia, ma è molto probabile
anche una derivazione da nomi di paesi come Piola nel novarese o
Piolo nel reggiano. |
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PIOLTELLI |
Specifico
del milanese, deriva dal toponimo Pioltello (MI). |
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PIOMBI
PIOMBO |
Piombi,
molto molto raro, ha un ceppo emiliano nel bolognese appenninico
ed uno a Ronciglione nel viterbese, Piombo, molto meno raro, ha
un ceppo ligure nell'imperiese, savonese e, soprattutto,
genovese, un ceppo nel rovigoto, uno nel palermitano ed uno nel
nisseno, potrebbero derivare da soprannomi originati dal
mestiere di estrattore o fonditore di piombo svolto dai
capostipiti, o anche dal fatto di utilizzare quel metallo per
tubature o per la pesca. |
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PIONA
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Tipicamente lombardo è assolutamente rarissimo, dovrebbe
derivare dall'essere stato il capostipite un contadino
sottoposto al priorato cluniacense di Piona sulla sponda
lecchese del lago di Como o un suo membro. |
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PIORA
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Assolutamente rarissimo, dovrebbe derivare dal nome della Val
Piora (TI) in Svizzera. |
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PIOVAN
PIOVANELLI
PIOVANI
PIOVANO |
Piovan è tipico veneto, del padovano in particolare, Piovanelli
ha un ceppo nel bresciano ed uno nel fiorentino, Piovani
sembrerebbe lombardo, del bresciano in particolare, mentre
Piovano è molto diffuso nel Piemonte centrooccidentale,
dovrebbero indicare una provenienza da una pieve o unità locale
ecclesiastica, ma, più probabilmente, dalla famiglia di un prete
responsabile della Pieve, indicato in antico come
Piovano,
come si evince da questo testamento veneziano del 1547:
"...siano dispensati ducati vinti per lanima mia tra li poveri
vergognosi de questa contra de Sancto moyse tamen con lo
intervento dil piovano o vero di altro che sia della pre dicta
chiesia: per lanima mia..."ma è pure possibile una derivazione
dall'etnico del toponimo Piove di Sacco (PD). o di Piovà Massaia
o di Piovani (CN). |
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PIOVESAN |
Tipico veneto, del trevisano in particolare, dovrebbe derivare
dal termine dialettale piovesan
(della pieve o unità locale ecclesiastica), ma è pure possibile
una derivazione dal toponimo Piovesano nell'attuale Slovenia.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Piovesan cognome soprattutto trevigiano, etnico = 'di Piove di
Sacco (PD). |
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PIPERIS |
Cognome tipico pugliese, di Bitonto in particolare, ha un ceppo
anche a Crotone in Calabria, potrebbe derivare da un soprannome
originato dal vocabolo latino
piper/piperis (pepe)
e riferirsi quindi al mestiere di produttore di pepe, tracce di
queste cognominizzazioni le troviamo nel
Codice diplomatico normanno di Aversa
nel 1266: "...Mattheus de S. Laurentio iuravit et interrogatus
dixit idem per omnia quod primum et addidit quod Petrus
Sabbatinus, ... , Petrus Piperis, Albericus Piperis, Marcus
Piperis, Stephanus Splenia, Benedictus ... sunt homines et
vassalli monasterii nominati in causa scientie dixit quod ipse
testis vidit predictos cogi in curia monasterii supradicti, et
ipse etiam cogit ..." |
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PIPERNO |
Sembra avere due ceppi, uno nel Lazio ed uno in provincia di
Vibo Valentia, deriva dal cognomen latino
Pipernus,
originato dal nome della città volscia
Pipernum
a sud di Roma, di cui si ha memoria ad esempio nel 1100: "...et
baro capite truncatus est, uxorque illius et filii expositi,
quia interfecerant apud Pipernum Crescentium comitem domni
papae.."potrebbe anche discendere da un soprannome legato al
vocabolo piperno,
sorta di tufo (pietra di origine vulcanica). Tracce di questa
cognominizzazione le troviamo con il frate Dominico Iohannis de
Piperno nel 1300 e a Benevento nel 1600 con il noto medico e
scrittore Pietro Piperno.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Piperno: i nuclei maggiori di questo cognome si registrano oggi
nelle province di Roma e di Vibo Valentia. È un toponimo e
corrisponde al precedente nome di Priverno (LT). E' un cognome
israelitico. |
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PIPIA
PIPPIA |
Pipia ha ceppi sardi a Sassari e Cagliari e siciliani a Palermo
ed Agrigento, il ceppo sardo potrebbe derivare dal termine sardo
pipia
(piccola, pupa)
così come Pippia che è invece molto più diffuso in tutta la
Sardegna, il ceppo siciliano ha probabilmente origini analoghe
anche se potrebbe invece derivare dal nome longobardo
Pipia.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PIPIA; PIPPIA: hanno etimologia e valore semantico identici.
Derivano dal latino pupa,
nel significato di bimba,
fanciulla, o anche
bambola.
Pup(p)ìa
in logudorese, pip(p)ìa
in campidanese. Al maschile è
pupus e quindi dà
pup(p)ìu
in log. pip(p)ìu
in camp. Per indicare la pupilla
dell’occhio si dice comunemente
“sa pippìa de s’ogu”
in camp. e “sa puppìa de s’ocru
o de s’ogu”
in centro e in log. In sardo col termine pupa o puba si designa
inoltre un oggetto o animale o persona lontana o nella penombra,
non ben distinguibile. “Appubai” quindi ha il significato di
scorgere, intravedere da lontano o nella penombra, la “sagoma”di
una cosa, un animale o una persona. Il cognome è senz’altro
antico, perché lo ritroviamo nei documenti medioevali della
storia della Sardegna. Tra i firmatari della Pace di Eleonora,
LPDE del 1388, figura un certo Pipia Comita, ville Forru, *
Forru; oggi Collinas. Partis de Montibus. Attualmente il cognome
Pipia è presente in 59 Comuni italiani, di cui 14 in Sardegna:
Cagliari 24, Sassari 23, Calasetta 7, etc. Nel resto d’Italia
registrano una certa presenza del cognome le province di Palermo
e di Agrigento. Il cognome Pippia è presente in 87 Comuni
italiani, di cui 35 in Sardegna: Oristano 68, Bonarcado 48,
Sassari 47, Seneghe 19, etc. Nella penisola è Genova, con 15 ad
avere il numero più alto. |
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PIPINI
PIPINO |
Pipini è rarissimo, sembrerebbe del frusinate, Pipino è presente
a macchia di leopardo al sud peninsulare, con ceppi
probabilmente secondari nel torinese e nel genovese, derivano
dal nome franco Pipinus
ricordiamo che questo era il nome del padre di Carlomagno:
"...Ad hunc vero predictum regem Pipinus suum parvulum filium
nomine Karolum direxit, ut ei iuxta more ex capibillis totoderet
et fieret ei pater spiritualis...". |
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PIPITONE
PIPITONI |
Pipitone è decisamente siciliano, del trapanese, soprattutto di
Marsala, ma anche di Alcamo, Petrosino, Mazara del Vallo,
Trapani, Castellammare del Golfo, Erice, Salemi e Castelvetrano,
e di Palermo in particolare, e del palermitano, di Altofonte,
Torretta e Misilmeri, Pipitoni, praticamente unico, dovrebbe
essere dovuto ad un errore di trascrizione del precedente,
potrebbe derivare da un soprannome originato dal termine greco
πίπτω (pipto),
che significa cadere,
tracce di questa cognominizzazione le troviamo in un atto di
vendita del 1309 a Carini nel palermitano leggiamo: "...dua
tenimenta terrarum quorum unum dicitur casale Calidum et alterum
Tirrasinum sita in territoriis Carini et Chinnisi iuxta
tenimenta terrarum Chinnisi qua tenet heres domini Mattei
Pipitoni et secus tenimenta terrarum Carini et iuxta tenimentum
terrarum quod dicitur Munchilebi et secus nemus Partinici via
publica mediante...", in un atto del 1512 nel trapanese un tale
Laurencius de Pipitone di Marsala vende la sua produzione di
arance e cannamele, nel 1600 un certo Sebastiano Pipitone viene
citato a Trapani come teste in un atto.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pipitone è cognome siciliano, calabrese e napoletano. Viene
dalla voce dialettale siciliana 'pipituni'
= upupa.
Rohlfs 149. |
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PIPOLI
PIPOLO
PIPPOLI
PIPPOLO |
Pipoli è tipicamente pugliese, ha un ceppo importante a Foggia e
nel barese a Monopoli e Putignano, Pipolo invece è campano di
Napoli, con presenze significative anche a Giugliano in
Campania, sempre nel napoletano, ed a Laurino, Salerno, Piaggine
ed Albanella nel salernitano, Pippoli e Pippolo, quasi unici,
dovrebbero essere forme alterate dei precedenti, dovrebbero
derivare da soprannomi, in lingua greca, stanti ad indicare nel
capostipite la caratteristica di non avere caratteristiche, ne
vediamo l'uso in Plauto: ".. Consimile his, quod legitur apud
eundem Plautum, citante Festo: Non ego istud verbum empsitem
titivillitio. Nam hoc verbo Latinos nihili rem significare
solitos, quemadmodum et Graeci dicunt, pipolo. ..", ma è pure
possibile invece che derivino da forme ipocoristiche di
modificazioni familiari dell'aferesi del nome
Filippo,
prima Pippo e poi Pippolo o Pipolo. |
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PIPPA
PIPPI
PIPPO |
Pippa ha un ceppo nel veronese ed uno, molto piccolo, nell'area
tra salernitano e potentinoè tipicamente triestino, Pippi ha un
ceppo nella fascia centrale, in particolare nel lucchese e
pistoiese, nel grossetano e nel perugino, Pippo ha un piccolo
ceppo nel basso pordenonese, uno a Genova e nel savonese, ad
Albenga e Savona, ed uno a Villanova del Battista
nell'avellinese, dovrebbero tutti derivare da una forma
aferetica ed ipocoristica del nome
Filippo,
o Filippa. |
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PIPPAN
|
Pippan, molto molto raro, è tipicamente triestino, dovrebbe
derivare da una forma aferetica ed ipocoristica slovena del nome
Filippo. |
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PIRACCINI |
Specifico
del forlivese deriva da una variazione del nome Piero.
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PIRAINO
PIRAJNO |
Piraino è tipico dell'area siculo calabrese, Pirajno, molto
raro, sembrerebbe specifico di Palermo, dovrebbe derivare dal
toponimo Piraino (ME) o anche da soprannomi originati da
località caratterizzate dalla presenza di peri selvatici dal
vocabolo dialettale pirajno
che li identifica. |
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PIRALI
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Molto
raro è tipico del varesotto e nord milanese, dovrebbe derivare
dal nome latino Piralis, si ricorda una Piralis amante del
famoso imperatore romano Caligola. |
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PIRAN
PIRANA
PIRANI
PIRANO |
Piran è specifico del padovano con un ceppo anche nel goriziano,
Pirana, molto molto raro, è specifico del veronese, Pirani è
molto diffuso tra bolognese e ferrarese, nel rovigoto, nelle
Marche e nel Lazio, Pirano sembrerebbe unico, tutti questi
cognomi dovrebbero derivare dal nome medioevale
Piranus,
Pirana,
portato evidentemente dai capostipiti, nome di cui abbiamo un
esempio d'uso in un atto dell'anno 1356 a Venezia: "..Igitur nos
Iohannes Gradonico Dei Gracia Venecie Dalmacie atque Croacie dux
cum in nostro palacio dessideremus cum nostris iudicibus
Examinadoris.. ..Venerunt ante nostram et nostrorum iudicum
Examinadoris presentiam nobiles viri Symon, Engelfredus et
Piranus Contareno fratres de confinio Sanctorum Apostolorum..."
. |
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PIRANDA |
Quasi unico, sembrerebbe originario della provincia di Verbania.
ipotesi fornite da Andrea
Ferreri - Milano |
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PIRANDELLI
PIRANDELLO |
Sia
Pirandelli che Pirandello sono assolutamente rarissimi e
specifici siciliani, difficile individuarne l'origine, si
potrebbe ipotizzare una connessione con il nome latino di
origine greca Pirans, di cui abbiamo un esempio nelle
Georgiche
di Virgilio: "...eo et femina Iunonis Argivae sacris praeerat
primaque Sacerdotiô functa dicitur filia Pirantis..."
integrazioni fornite da
Andrea Ferreri - Milano
Pirandello è raro, presente soprattutto a Roma e nella provincia
di Messina. L'origine dovrebbe essere siciliana, potrebbe
derivare dal nome personale Pirro. Pirandelli molto raro è
presente nella provincia di Palermo.
Personaggio di estremo rilievo è Luigi Pirandello, che nasce a
Villaseta di Girgenti (oggi Agrigento) il 28 Giugno 1867 e muore
a Roma il 10 Dicembre 1936. Appartenne ad una famiglia di
tradizione antiborbonica e di condizione agiata. Nel 1894 sposa
Antonietta Portulano. Il successo di pubblico e di critica
arriva nel 1904 con il romanzo "Il fu Mattia Pascal". Premio
Nobel per la Letteratura nel 1934. |
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PIRA
PIRAS |
Pira ha un ceppo in Sardegna nel nuorese, a Dorgali, Gavoi,
Orgosolo, Nuoro, Macomer, Orosei, Bitti e Sarule, un ceppo ad
Olbia, a Cagliari ed a Sassari, ed un ceppo in Sicilia, a Licata
nell'agrigentino ed a San Giuseppe Jato nel palermitano, Piras,
specifico sardo, è diffusissimo in tutta la Sardegna, derivano
da un soprannome legato al vocabolo sardo, ma anche siciliano
pira
o dal plurale sardo piras
(pera, pere).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PIRA; PIRAS: Deriva dal latino
pirus o
pirum.
Pirus è l'albero e pirum il frutto. Per indicare l'albero in
sardo diciamo sa matta de sa
pira, per indicare il frutto,
sa pira,
che corrisponde al latino pira
(le pere).
In genere quando diciamo is piras, indichiamo gli alberi. Pira e
Piras sono toponimi comuni a tutta la Sardegna Inoltre, col nome
PIRA e PIRAS abbiamo due centri abitati scomparsi: 1) >Pira
Domestica, oggi scomparso: era ubicato in agro di Ozieri; il
paese medioevale è attestato per la prima volta nel XII secolo;
appartenne alla Curadorìa di Nughedu, nel regno giudicale di
Torres. Fu possedimento privato dei Doria. Nel 1324 entrò a far
parte del Regno catalano aragonese di Sardegna. In seguito il
suo territorio fu conteso tra il regno giudicale di Arborea ed
il Regno di Sardegna. Probabilmente per le continue guerre tra i
due contendenti il villaggio fu abbandonato, verosimilmente
verso la fine del XIV secolo, per il fatto che nel 1388 i suoi
rappresentanti parteciparono alla famosa “Petizione” della Pace
di Eleonora, ma nei documenti del XV secolo il nome del
villaggio non compare più. 2) > Piras, paese scomparso; era
ubicato nei pressi dell'omonimo Nuraghe, in agro di Giba; in
periodo medioevale appartenne alla Curadorìa di Sulci, nel Regno
giudicale di Càrali, ma dal 1258 divenne possedimento signorile
dei Pisani “Gherardesca”, sino al 1355, allorquando il
territorio fu attaccato e conquistato dalle truppe arborensi;
poi fu abbandonato, verso la fine del secolo verosimilmente per
le continue guerre tra Arborea e i catalano aragonesi. I
cognomi Pira e Piras sono abbondantemente presenti nelle carte
medioevali della lingua e della storia della Sardegna sono
sempre e comunque preceduti dalla preposizione”de” ad indicare
la provenienza da un luogo. Tra i firmatari della Pace di
Eleonora, LPDE del 1388, troviamo: Pira (de) Guantino, majore
ville Busache., * Busache…odierno Busachi. Contrate Partis
Varicati; Pira (de) Joanne, jurato ville Sorrai, *
Sorrai…distrutto. Contrate Partis Varicati – Barigadu; Pira (de)
Joanne, ville Macumerii, ** MACUMERII et Curatorie de Marghine
de Gociano…Macomer etc. In posse Chelis Simonis, notarii
publici...die XII Januarii 1388 ; Pira (de) Matheo, ville
Nuruci, * Nuruci...odierno Nureci (Laconi…Contrate Partis
Alença); Pira (de) Petro, ville Loddu, * Loddu…distrutto.
Contrate Partis Varicati – Barigadu; Pira (de) Salvatore, ville
Mahara, * Mahara – Barbaraquesa …Arbarei - Villamar. Contrate
Marmille; Pira Arsoco, ville Gorare; Pira Barsòlo, jurato ville
Sii Majore; Pira Comita, jurato ville Cerfallio, *
Cerfallio…odierno Zerfaliu. Campitani Majoris; Pira Francisco,
ville Sorradili, * Sorradili…odierno Sorradile. Contrate Partis
Varicati – Barigadu; Pira Joanne, jurato ville Culleri, **
CULLERI…(attuale Cuglieri) CASTRI MONTIS DE VERRO…in posse
Salari Arsocho, notarii publici et etc. die X januario 1388.
nisi bestiaris pastores…congregatis in villa de Guilciochor …in
posse Salari Arsoci, habitatoris Bose …notarii publici et etc.
die X januari 1388; Pira Joanne, ville Layrru, *
Layrru...odierno Laerru. Contrate de Anglona- Chiaramonte; Pira
Lasio, jurato(guardia giurata, collaboratore del majore) ville
Nurapulia, * Nurapulia...odierno Narbolia(Contrate Partis de
Milis) ; Pira Leonardo, ville Culleri; Pira Parasonus, ville
Sasseri, *** Sasseri…Sassari. Et nos Pugioni Anthonius et De
Lacon Salatinus, cives Sasseri, sindici, actores et
procuratores- Marringoni Arsòcus potestas ac capitanus civitatis
Sasseri. Omnes cives congregatis in civitate Sasseri, apud
ecclesiam Sancte Caterine…presentibus Corda Jacobo, Magnispesa
Francisco, De Mascara Francisco. In die XIII mensis Januarii
MCCCLXXXVIII – 1388; Pira Petro, ville Macumerii (vedi più su);
Pira Petro, ville Muores. * Muores...odierno Mores(Meylogu).
Contrate de Ardar et Meylogu ; Pira(de) Chirico – de Bosa, **
Bosa: omnibus civibus et habitatoribus civitatis Bose…nisi
pastores…congregatis intus Ecclesiam Beate Marie Virginis …die
XV Januarii 1388 ; Pira(de) Comita, jurato ville Silano. *
SILANO....distrutto – Curatorie de Marghine de Gociano. (da non
confondere con l’odierno Silanus); Piras (de) Guantino, ville
Ecclesiarum, *** Villa Ecclesiarum…odierno Iglesias. Et ego De
Nelli Pelipaparius Ludovicus, civis et habitator terre et Ville
Ecclesiarum…sindicus, procurator universitatis Ville
Ecclesiarum…seu a Formenyino Joanne, capitano, camerlengo Ville
Ecclesiarum di Sigerro. Omnibus habitatoribus dicte terre Ville
Ecclesiarum, congregatis in Curia Magna…in posse Virde Andree,
quondam Virde Joannis de Civitate Sasseri…nona die januarii
1388; Piras (de) Lusurgio, ville Ecclesiarum; Piras (de) Petro,
majore (sindaco, amministratore di giustizia) ville Curie, *
Curie…distrutto. Contrate Campitani Simagis; Piras(de) Manfroni,
ville Cicalmo, * Cicalmo…distrutto. Contrate Marmille. Nel
Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB XI, XIII secolo, ai
capp. 20, 21, 22, 23, 97, 102, 103, 104, nei quali è sempre
Gregorius Priore di Bonarcadu, etc. è citato Pira Comida come
teste in scambi di servi, acquisti di terre e donazioni. Al cap.
97 è citato anche Pira Furatu, probabilmente fratello di Comida
e sempre come teste. Al cap. 159 è citato de Pira Symione, teste
in una donazione di terre del donnu Mariane d’Uta al convento di
Santa Maria: Ego Mariane d’Uta ki ponio ad Sancta Maria …segue
l’elenco delle terre. Al cap. 186 troviamo de Piras Petru: teste
in una donazione di terre: donaitimi Petru de Siy puru sa
parzone ki aviat (la parte che aveva) tenendo (confinante
con)Barbara de Urri etc. …Al cap. 28: uno scambio di servi tra
la chiesa di San Giorgio di Calcaria e quella di San Gregorio di
Bauladu, è citato come teste, de Piras Torbini, maiore de scolca
(era il comandante del contingente militare di guardia ai
confini)… Nel Condaghe di San Pietro di Silki, CSPS, XI, XIII
secolo, troviamo: al capitolo 98, Pira Gosantine, in una lite
per una serva(kertu de ancilla): Ego prebiteru Ithoccor de
Fravile ki ponio in ecustu condake ca mi levait Juanne Cane a
llarga a Justa Calfone e deitila a Gosantine Pira ki fuit servu
suo…etc. (segue la lite perché il Juanne Cane afferma di avere
avuto regolarmente la serva Justa dalla badessa Massimilla, per
unirla al suo servo etc. etc. Al capitolo 15, sempre del CSPS,
troviamo Piras Comita, marito di Furata Melone ed i loro figli,
Piras Petru, Piras Prethiosa e Piras Susanna, in una
“parthizione de servis” (spartizione di servi): Ego Susanna
Pinna, priorissa de scu. Petru de Silchi(sic) et Ogulinu dessa
Rocha priore de Silchi, parthivimus (abbiamo diviso) cun donnu
Juvanne de Baluasi abbate de Padule(probabilmente si tratta di
“Padules de baccas”, località in Campo Giavesu, in agro di Giave
– SS -)…et partuimus sos fiios de Furata Melone et de Comita de
Piras…segue la divisione, etc. Nel condaghe di San Nicola di
Trullas, CSNT, XI, XIII secolo, sono menzionati diverse persone
col cognome Pira, tra cui, al capitolo 164, Furata Pira, serva
in Mularia (Mulargia) figlia di Istefane Pira e sorella di
Helene e Maria: sono citate in una spartizione di servi tra il
convento di San Nicola e donna Muscu de Athen. Al capitolo 251 è
citato Symione Pira in un atto d’acquisto di servitù (si tratta
del priore Iohannes di S. Nicola): comporaili a Symione Pira .I.
die (un giorno di servizio – la settimana) in Serrakina Littera;
e deivili .XII. moios de orju (12 moggi di orzo = circa 6
quintali). Testes…Al capitolo 203 sempre del CSNT, è citato
Istefane Pira, in una donazione (postura): Ego Istefane Pira ki
ponio (in ecustu condake) su latus (la metà) dessa corte ube ò
pesatu su “vestare” de Sanctu Nichola (dove è costruita la
“domo”): su latus (la metà) a Sanctu Nichola prossa anima mea e
de muliere mea, et issu latus(l’altra metà) mi at comporatu(mela
ha acquistata). Testes…Nel Condaghe di San Michele di
Salvennor(si tratta di una traduzione spagnola di un testo sardo
oggi perduto) CSMS, XI, XIII secolo è presente il cognome Pire:
al capitolo 21 è citato Furatu Pira, teste in un acquisto:
Comprè de Garule de Yana tomando seme a su cargo en todo por su
hermano lo que tenia en Justa Murta un dia del mes(?) (un giorno
al mese- di servizio s’intende) y yo le di 1 bisante (in cambio
gli diedi un bisante).Testes …Furadu Pira…etc. Al capitolo
173/326 abbiamo un altro Pira: Donasion (donazione)de Dorgotori
Pira: Yo Dorgotori Pira doi a San Miguel por mi alma(dono a san
Michele per la mia anima) mi parte de la Corte. De tres partes
una de Salto y de higueras (dei fichi)con voluntat mia y de mi
muier (con volontà mia e di mia moglie…). Inoltre ai capp. 9 e
210 sono citati, Gosantine Pira e Maria Pira. Attualmente il
cognome Pira è presente in 185 Comuni italiani, di cui 50 in
Sardegna: Dorgali 165, Gavoi 77, Orgosolo 54, Nuoro 50, Macomer
29, etc. Nella penisola è Roma ad avere il numero più alto con
25. in Sicilia il cognome è diffuso soprattutto nella provincia
di Agrigento, con Licata, che ne conta 121. Il cognome Piras è
presente in ben 1023 Comuni d’Italia, di cui 298/377 in
Sardegna(dopo Sanna è il più diffuso nell’isola); in Italia è
tra i cento cognomi più diffusi): Cagliari 1439, Sassari 1025,
Alghero 766, Quartu 699, Villacidro 410, Nuoro 381, Oristano
358, Carbonia 347, Selargius 336, Assemini 207, Mogoro 204,
Cabras 202, Gonnosfanadiga199, etc. Nella penisola Roma ne
conta 652, Milano 203, Genova 231, etc. Il cognome Piras è
presente in 14 Stati USA. |
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PIRASTRU
PIRASTU |
Entrambi tipicamente sardi, Pirastru sembrerebbe specifico del
sassarese, di Sassari, Ploaghe, Porto Torres ed Ozieri, con
piccoli ceppi ad Iglesias e ad Assemini nel cagliaritano,
Pirastu è di Cagliari, Oristano, Santa Giusta, Siamanna e
Zeddiani nell'oristanese, di Sanluri nel Medio Campidano e di
Sindia nel nuorese, dovrebbero derivare da un soprannome
originato dal termine sardo logodurese e campidanese
pirastu (perastro,
pero selvatico), forse mettendo
in dubbio la purezza dell'origine del capostipite.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PIRASTRU; PIRASTU: hanno etimologia e significato identici:
perastro, pero selvatico;
la base latina è pirus
= pero.
L’unica differenza sta nel fatto che su pirastru è proprio della
variante logudorese, su pirastu di quella campidanese. Ambedue
sono attestati nei documenti antichi della lingua e della storia
della Sardegna, come toponimi e come cognomi. Esempio, nel
Condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI, XIII secolo, al
capitolo 315 (tramutu – scambio di terra): (Ego priore Iacobo de
Trullas…) tramutai cun Mariane de Tori Bardeiu terra pro terra:
ego deili sa terra de su Kerkiu(della quercia), et issa de su
Pirastru ( e quella del Perastro: si tratta forse di due
località vicine, site in agro di Semestene); et isse deitimi
etc. Nel Condaghe di San Pietro di Silki, CSPS, XI, XIII secolo,
al capitolo 145(un acquisto di terre – comporu) – in Montes de
Ogosilo (Osilo): comporaili a Mariane de Thori Grassu, fiiu de
Gosantine de Thori, su latus (la metà) dessu saltu de Sediles et
ego deindeli (gli ho dato, in cambio).III. libras d’argentu e
mesa; et es termen de su saltu (i confini del salto): aue su
monticlu dessu ferulaiu (dalla collina delle ferule), a fundu
dess’elike (giù in basso, sino al leccio), assu monticlu dessu
pirastru(alla collina del pero selvatico); etc. Al capitolo 192,
sempre del CSPS, in una donazione: positinke Mariane de Thori
pross’anima dessa mama, sa domo sua de Salvennor; corte et
terras et binias et Homines et saltos et omnia cantu vi
aveat…termen dessu saltu…(continua la descrizione dei confini)…a
derettu assu tamarike dess’ena (al tamerice del ruscello)e benit
assu pirastru dess’ena(e giunge al perastro – pero selvatico del
ruscello)…etc. Nei toponimi del Monte Linas è frequente la voce
Su Pirastu: S’Enna de su Pirastu(il passo del…); sa matta de su
Pirastu(la pianta del …), etc. Tutte le montagne sarde hanno
luoghi denominati con la voce Su Pirastu (in Campidano); Su
Pirastru (in Centro e Logudoro). Nelle carte antiche la voce è
presente anche come cognome. Nel Condaghe di San Pietro di
Silki, già citato, troviamo, al capitolo 108: Pirastru Jorgi:
Ego Ithoccor de Fravile (prebiteru- prete-, priore di San
Pietro). Tenni mecu corona Petru de Carbia(donnu)…pro Jorgi
Pirastru et pro fiios suos, ca: “ Progitteu los aet scu. Petru
(li ha San Pietro), ca furun meos peculiares”? (“Perché celi ha
San Pietro, mentre erano proprio di mia proprietà”?). etc. Nella
storia contemporanea citiamo Giovanni Pirastu (Bonorva 1883 –
Cagliari 1978) vescovo di Iglesias dal 1930 al 1970,
allorquando si ritirò per limiti di età. Altro personaggio del
XX secolo è Ignazio Pirastru (Tortolì 1921 - ?), esponente del
Partito Comunista Italiano, deputato al Parlamento e Senatore
della Repubblica, giornalista pubblicista. Autore del volume “Il
banditismo in Sardegna”, pubblicato nel 1973. Attualmente il
cognome Pirastru è presente in 51 Comuni italiani, di cui 17 in
Sardegna: Sassari 95, Ploaghe 25, P. Torres 17, Ozieri 17, etc.
Pirastu è presente in 79 Comuni d’Italia, di cui 49 in Sardegna:
Cagliari 65, Oristano 41, Sanluri 23, etc. |
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PIRCHER |
Tipico altoaltesino.
integrazioni fornite da
Giacomo Ganza / Villa di Tirano (Sondrio)
Cognome largamente diffuso in provincia di Bolzano, presente in
provincia di Sondrio e molto sporadico in altre parti di Italia.
Pircher è la variante regionale tirolese del cognome tedesco
Birker, parola che a sua volta deriva da Birk, betulla. Il
cognome indicava in origine qualcuno che abitava nei pressi di
località in cui i boschi di betulle erano prevalenti. Pertanto
il cognome è di origine toponomastica.
(informazioni fornite dal museo di Innsbruck) |
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PIREDDA
PIRREDDA |
Piredda è estremamente diffuso in tutta la Sardegna, Pirredda,
molto raro, è tipico di Arzachena, Luogosanto ed Olbia, derivano
da soprannomi originati dal diminutivo del vocabolo sardo
pira (pera),
tracce di questi cognomi si trovano nel nord dell'isola fin
dalla fine del 1500.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PIREDDA; PIREDDU; PIRREDDA; PIRELLA: probabilmente alla base dei
tre cognomi c’è il latino “pira”,
neutro plurale da pirum
= pera
(frutto). Potrebbero voler dire
piccola pera, perina >
pirixèdda, piringìnu.
Is pireddas de is origas
sono gli orecchini,
is orecchinus, in campidanese antico, is arraccàdas.
Piredda o pireddu
o anche piritta
è la peretta di formaggio.
Una piredda o pireddu o pirredda è inoltre la “pernacchia”: in
questo caso la base non è “pira”, bensì piru o pidu =
scorreggia! Crediamo che il cognome abbia come base il latino
“pira”, frutto del pero. Anticamente era senz’altro Pirella:
nella lingua sarda, ma anche in quasi tutti i dialetti
meridionali, si assiste al passaggio della doppia “l” latina
alla doppia “d” > occlusiva. Sollum > soddu (soldo); valle o
balle > badde (valle); villa > bidda (villaggio); pupillum per
pubiddu(marito, padrone); cavallu > ca(va)ddu (cavallo); Pirella
> Piredda (piccola pera?); etc. Quando sia avvenuto questo
passaggio è difficile dirlo. Nel testo del Condaghe di San
Nicola di Trullas, XI, XIII secolo troviamo: balle/s,
kaballu/os, sollu/os, villa o tuttalpiù billa (betacismo)etc.
Nella Carta de Logu (1384 circa) si trovano caballu e cavallu,
villa/s, pupillos, ma troviamo soddos per sollos! Non si può
parlare quindi di tempi molto recenti. Intanto i cognomi Piredda
e Pireddu, in tutte la carte medioevali, li troviamo nelle
varianti antiche, Pirella, Pirellu e Pirillo/u. Abbiamo
tantissimi altri esempi: per i cognomi Pedde e Peddis (vedi
Pedde e Peddis), nelle carte medioevali troviamo Pelle e Pellis,
etc. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, ci
sono: Pirella Anthonio, ville Macumerii, ** MACUMERII et
Curatorie de Marghine de Gociano…Macomer etc. In posse Chelis
Simonis, notarii publici...die XII Januarii 1388 ; Pirella G.
ville Macumerii; Pirella Guiducio, jurato ville Baugadi, *
Baugadi…Bangadi – Bauyadi…villaggio distrutto? (Contrate Partis
Milis) ; Pirella Higuito, ville Macumerii; Pirella Joanne,
majore(amministratore dio giustizia, sindaco) ville Ersorra, *
Ersorra… Erjorra o ersorra Riola Sardo. Campitani Majoris;
Pirellu Joanne, ville Sune, * Sune = odierno Suni – Curadorìa di
Planargia, nel regno giudicale di Torres. Nel Condaghe di Santa
Maria di Bonarcado, CSMB, XI, XIII secolo, troviamo (al capitolo
166): de Serra Pirella Comita e de Serra Pirella Petru(due
fratelli di rango nobiliare, infatti i loro nomi sono preceduti
dal titolo donnu) > campaniemi cun donnu Comida de Serra Pirella
(Ego priore Iohanne de Sancta Maria…). Coivarus .I. serbu de
Sancta Maria, Goantine Celle, cum Speciosa Marqui ankilla de
Comida Pirella (di comune accordo abbiamo unito in matrimonio
Goantine Celle con Speciosa Marqui)…i figli nati li prese Comida
Pirella, ma poi venne a Bonarcado e ridiede una delle ragazze
che aveva generato il suo servo con la mia serva, etc. etc. Fra
i testes c’è donnu Petru de Serra Pirella, il fratello – su
frade. Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI, XIII
secolo, al capitolo121, è citato Pirella Petru, servo: Ego
Iohannes prior, tramutai (spartizione di servi) homines cun
Petru de Athen…segue l’elenco, nel quale viene citato…et .III.
pedes ( tre quarti, del servizio) de Peru Pirella et .III. pedes
dessa fiia (della figlia). Nel Condaghe di San Michele di
Salvennor, CSMS, XI, XIII, ( ai capitoli 5 e 14, è citato Comida
de Serra Pirella, che è lo stesso personaggio del CSNT. come
testimone in un acquisto da parte del Convento di Salvennor:
comprè de Clerigo Cebrian Locco, clerigo de San Pedro
Durveque…fra i testes c’è Donnu Comida de Serra Pirella, que era
procurator de Fiolinas (amministratore della “incontrada” di
Fiolinas)…è l’antica Figulina, oggi Florinas (un piccolo centro
di 1500 abitanti non lontano da Sassari – vedi nel Web). Sempre
nel CSMS al capitolo 258 è citato Gosantine Pirillu, chierico(
in una donazione alla chiesa): Donasion de Juan de Jana – Dio
(dono) a San Nicolas, Juan de Jana por su alma ( per la salvezza
dell’anima); fra i testes c’è donnu Gosantin Pirillo clerigo…
Nel Condaghe di San Pietro di Silki, CSPS, XI, XIII secolo, al
capitolo 98, troviamo Pirella Janne, testis (testimone in una
lite – kertu – per il possesso della servitù): Ego prebiteru
Ithoccor de Fravile ki ponio in ecustu condake ca mi la levait
Juanne Cane a llarga (mi ha rubato) a Iusta Calfone e deitili (
e l’ha data) a Gosantine Pira ki fuit servu suo. Et…Testes…e
Juvanne Pirella…
Nella Storia Moderna ricordiamo Pirella Melchiorre – vescovo
della diocesi di Bosa dal 1631 al 1635, in periodo spagnole del
Regno di Sardegna. Nacque a Cagliari, ma da famiglia nuorese.
Dopo gli studi fu per lungo tempo canonico della Cattedrale,
sino alla nomina a vescovo. Partecipò al sinodo di Sassari per
l’applicazione( a tutta l’isola) dei decreti tridentini. Nel
1635 lasciò la cattedra di Bosa per quella di Ales e Terralba,
dove rimase sino alla morte, nel 1638. Attualmente il cognome
Piredda è presente in 352 Comuni italiani, di cui 155/377 in
Sardegna: Sassari 336, Nuoro 193, Cagliari 178, Olbia 148, etc.
Nella penisola è Roma con 151 ad avere il numero più alto;
seguono Torino con 41, Milano con 32, Genova con 27, etc. il
cognome Pireddu è presente in 139 Comuni d’Italia: Cagliari 130,
Assemini 93, Capoterra 83, Elmas 49, etc. Nella penisola Roma ne
conta 40, Milano 11, Genova 11, etc. Pirredda è presente in 30
Comuni italiani, di cui 13 in Sardegna: Arzachena 35, Olbia 15,
Tempio 14, etc. Nella penisola Roma ne conta 10, etc. Il cognome
Pirella è presente in 9 Comuni italiani, di cui 2 in Sardegna:
Mandas con 5, Cagliari con un solo nucleo familiare. Nella
penisola è Milano ad avere il numero più alto con 13. |
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PIREDDU |
Tipico del cagliaritano e del nuorese.
integrazioni fornite da
Salvatore Pireddu
Il cognome Pireddu deriva dal sardo piccolo albero di pere, e
pare una variante di Pira o Piras (pera), con tutta probabilità,
gli avi degli odierni Pireddu furono agricoltori o falegnami. |
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PIRELLA |
Molto
molto raro dovrebbe essere di origine spagnola trapiantato in
Sardegna nel 1600, anche se oggi è presente solo un ceppo
probabilmente secondario nel milanese, che potrebbe anche essere
stato originato da un errore di trascrizione del cognome
Pirelli. Tracce di questo casato nobile si hanno a Nuoro, dove
nel 1655 un Pirella è Giudice della reale Udienza e a Cagliari
nel 1690 con un certo nobiluomo Melchior Pirella. |
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PIRELLI |
Sembrerebbe avere più ceppi, nel Salento, nel napoletano e nel
milanese, dovrebbe derivare da una modificazione dialettale del
nome Piero. Tracce di questa cognominizzazione si hanno nel
Salento già nel 1600 con Vincenso Pirelli, primo barone di
Neviano (LE).
Giacomo Ganza di Villa Di
Tirano (SO) aggiunge:
Secondo Vittorio Adamoli i Pirelli sono già presenti nella zona
di Varenna, come risulta da documenti, all'inizio del 1500. in
realtà la famiglia deriverebbe dal ceppo degli Arrigoni, infatti
in documenti antichi i due cognomi sono attribuiti ad una stessa
persona. Giambattista Pirelli, fondatore dell'omonima industria,
è nato nel dicembre 1848 a Varenna, figlio di Santino e Rosa
Riva. |
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PIRI
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Piri è specifico del leccese, di Poggiardo in particolare,
dovrebbe derivare dal nome turco
Piri,
ricordiamo con questo nome Piri Rais, l'ammiraglio turco, che
partecipò alla battaglia di Lepanto e la cui famosissima carta
geografica, risalente al 1513, riportava già i territori
dell'Antartide scoperta solo più di tre secoli dopo. |
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PIRINA
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Pirina è
tipico della Gallura, di Arzachena, Olbia, Telti, Tempio
Pausania e Luogosanto, si dovrebbe trattare di una forma
ipocoristica dialettale del nome Piera, probabilmente portato
dalla capostipite. |
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PIRINI
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Pirini è specifico dell'area che comprende il bolognese, il
ravennate, il forlivese ed il riminiese, si dovrebbe trattare di
una forma ipocoristica dialettale del nome
Piero,
probabilmente portato dal capostipite, di quest'uso abbiamo un
esempio a Vignola (MO) nel 1583 in un: "Bando per la denuncia
dei malfattori che hanno arrecato danni all'orto di Pirino dal
Sasso posto nelle fosse del castello e contiguo alle mura.". |
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PIRISI
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Pirisi è tipicamente sardo, ben diffuso in tutta l'isola,
potrebbe derivare dal cognome catalano Piris.
ipotesi fornita da Gavina
Tomasina Pirisi
pare che provenga dalla Spagna e precisamente dalla Catalogna,
in lingua catalana antica pirisi
significa epifania. |
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PIRNACI |
Pirnaci è specifico di San Cataldo nel nisseno, dovrebbe
derivare dall'italianizzazione del cognome greco
Pirounakis. |
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PIRODDA
PIRODDI
PIRODDU |
Pirodda,
abbastanza raro, sembrerebbe specifico del sassarese, della zona
di Trinita' d' Agultu in particolare, Piroddi è tipico sardo,
del cagliaritano e nuorese soprattutto, Piroddu, più raro, è
dell'area di Sassari e Sennori, dovrebbero tutti derivare da un
soprannome legato al vocabolo sardo per indicare un piccolo
albero di pere. |
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PIROLA
PIROLI
PIROLLA
PIROLLI
PIROLLO
PIROLO |
Pirola è specifico dell'area milanese, basso comasco e
varesotto, Piroli ha un ceppo nel milanese, uno nel piacentino e
parmense, ed uno laziale tra viterbese, romano e frusinate
soprattutto, latinense ed aquilano, Pirolla, quasi unico,
parrebbe del napoletano, Pirolli è diffuso nell'area che
comprende il romano, il frusinate, l'iserniese, il casertano ed
il napoletano, con particolare concentrazione a Roma, a Cassino
e Sant'Elia Fiumerapido nel frusinate, a Pozzilli
nell'iserniese, ed a Napoli ed Aversa nel casertano, Pirollo,
molto raro, ha un piccolo ceppo veneto, uno tra frusinate,
iserniese e casertano ed uno nel salernitano, Pirolo ha un ceppo
veneto soprattutto nel padovano e veneziano, ed uno meridionale
nell'area napoletano, avellinese, salernitana, un piccolo ceppo
nel potentino ed uno nel barese, dovrebbero tutti derivare da
soprannomi legati al vocabolo tardo latino
pirolus (albero
di pere). |
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PIROMALLI
PIROMALLO |
Piromalli
è tipico del reggino, di Gioia Tauro, Cittanova e Rosarno,
Piromallo, assolutamente rarissimo, ha un piccolo ceppo nel
napoletano ed uno nel cosentino, derivano da un soprannome
originato dal termine greco per rosso di capelli, dai capelli di
fuoco, ad indicare evidentemente questa caratteristica fisica
del capostipite. |
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PIRON
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Specifico padovano dovrebbe derivare da un soprannome originato
dal vocabolo dialettale piron
(forchetta), ma è pure possibile una derivazione dal nome Piero
(Pierone - Pieron - Piron). |
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PIRONE
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Specifico
del napoletano e casertano, può derivare dal nome greco antico
Pyrrhus, o anche da una variazione dialettale del nome Pietro. |
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PIROPO
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Piropo, quasi unico, è presente oggi solo nell'imperiese,
potrebbe derivare da un soprannome basato sul termine
piropo,
il cristallo di granato color rosso rubino usato anticamente
come gemma, i cui migliori esemplari si trovano nel cuneese. |
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PIROSCIA |
Estremamente raro è tipico di Grottaglie in provincia di
Taranto, dovrebbe derivare da un soprannome non meglio
identificato, di cui abbiamo una traccia ad esempio a Falconara
Albanese (CS) nella seconda metà del 1500 con un certo Lazaro
Candreva detto Pirosci. |
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PIROSO
|
Piroso è tipico di Badolato nel catanzarese, dovrebbe derivare
da un soprannome originato dal termine greco
piros (fuoco)
ad intendere o una persona rossa di capelli o che il capostipite
si infiammava facilmente, cioè che era facile all'ira. |
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PIROSU
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Pirosu è tipico della Sardegna meridionale, del carboniense in
particolare, di Sant`Anna Arresi, Santadi, Villamassargia e
Giba, dovrebbe derivare da soprannomi originati dal termine
sardo piròsu
(peloso),
forse per una particolare esuberanza di peli del capostipite.
ipotesi fornite da Maria
Pinella Etzi
Pirosu dovrebbe derivare da pira: fuoco... focoso. |
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PIROTTA
PIROTTI
PIROTTO |
Pirotta è
specifico lombardo, della zona che comprende milanese,
bergamasco e comasco, Pirotti ha un ceppo nel savonese ed uno
nel bolognese, Pirotto, molto raro, è tipico del savonese,
dovrebbero derivare da modificazioni del nome Pietro. |
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PIROVANI
PIROVANO
PIROVINI |
Pirovano è tipico del milanese, varesotto e comasco, Pirovani e
Pirovini, quasi unici sono probabilmente dovuti a errori di
trascrizione del precedente, derivano da un toponimo ora
scomparso, già nel 1160 i Pirovano erano una famiglia nobile,
durante la lotta fra Milano ed il Barbarossa, troviamo
l'arcivescovo di Milano Oberto da Pirovano impegnato a
contrastare l'imperatore. Nel 1277 nell'elenco delle 200
famiglie nobili di Milano e campagna fatto redigere
dall'arcivescovo Ottone Visconti, troviamo la Famiglia Pirovano,
nella prima metà del 1400, nel contado bergamasco, troviamo atti
del notaio Pirovano Maffeo.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pirovano è cognome lombardo dal toponimo omonimo in provincia di
Como. Secondo Lurati viene da 'petrabilis'
= zona dove si cavavano pietre. |
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PIROZZI
PIROZZO |
Pirozzi è
tipico del napoletano e casertano, con ceppi anche nella fascia
costiera dell'Abruzzo, Pirozzo assolutamente rarissimo
sembrerebbe calabrese o siciliano, dovrebbero derivare da
modificazioni dialettali del nome Piero. Tracce di questa
cognominizzazione le abbiamo a Bisignano (CS) nel 1500 con il
cosiddetto frate Umile al secolo Lucantonio Pirozzo nato il 26
agosto 1582 da un certo Giovanni Pirozzo. |
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PIRRELLO |
Tipico
siciliano e della zona calabrese dello stretto, dovrebbe
derivare dal nome greco Pyrrhos o anche dal vocabolo pyrrhos,
cioè rosso di capelli. Tracce di questa cognominizzazione si
trova a Bagheria (PA) nel 1700, dove su di una lapide si può
leggere: "Mastru Giuseppi Pirrello vassallo del Principe di
Cattolica e Pretore di Palermo". |
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PIRRERA |
Pirrera è tipicamente siciliano, dell'area che comprende
l'ennese, il nisseno, il palermitano e soprattutto
l'agrigentino, potrebbe derivare dal nome del paese di Pirrera
sull'isola di Lipari, ma è più probabile una derivazione da un
soprannome grecanico basato sul vocabolo greco antico πυρά
pyra (rogo, fuoco),
forse ad identificare il mestiere del capostipite.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pirrera è cognome siciliano dal toponimo omonimo a Lipari. In
siciliano 'pirrera'
significa 'cava di pietre'
dall'antico francese 'perrière'.
Rohlfs 149. |
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PIRRETTA
PIRROTTA |
Pirretta
è praticamente unico e si tratta probabilmente di un errore di
trascrizione di Pirrotta, Pirrotta è specifico del palermitano e
del reggino con un ceppo in Campania, dovrebbe derivare da una
modificazione dialettale del nome Pietro. |
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PIRRI
PIRRO |
Pirri sembra avere più nuclei, nel messinese, nel cosentino, nel
sassarese e nel Lazio, Pirro oltre ad un ceppo principale nel
foggiano sembrerebbe averne anche uno nel napoletano, uno
nell'agro romano ed uno nel maceratese, dovrebbero derivare dal
nome romano Pyrrhus
o dal nome greco Pyrrhos,
esempio di questo nome si trova ad Acerra nel napoletano nel
1400 con il Conte di Acerra Pyrrus de Baucio e in provincia di
Roma nella seconda metà del 1500 con un tal Pyrrhus de Untis un
Pyrrus Choellius e molti altri, ma può anche essere che i ceppi
calabresi derivino da soprannomi originati dal vocabolo
dialettale pirru
(pettirosso).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PIRRI: il cognome sardo Pirri si discosta assolutamente dal
corrispondente del resto d’Italia, a meno che non si tratti di
immigrati sardi in continente. Pirri non ha niente a che vedere
con Pirro, re dell’Epiro e la storia di Roma, tuttalpiù con
l’arrivo dei primi greci in Sardegna. L’arrivo dei primi greci
in Sardegna coincide con l’arrivo dei fenici: erano mercanti,
gli uni e gli altri. Pirri è un centro abitato vicinissimo a
Cagliari, anzi era frazione del Capoluogo sino a poco tempo fa.
Pirri potrebbe essere voce greca oppure semitica: i resti
archeologici giacenti nel territorio ne potrebbero essere i
testimoni. Possiamo contare, sinora, soltanto sulla ipotesi
dello studioso dell’Ottocento, canonico Giovanni Spano, che
tante volte abbiamo citato in questa nostra ricerca sui cognomi
sardi. Egli fa derivare la voce Pirri o dal greco πύρ (pir),
fuoco,
nel significato di luogo abitato,
oppure dal fenicio pir
= frutto, luogo coltivato con
alberi da frutto, giardino: sia
la prima che la seconda ipotesi sono valide. Nelle carte antiche
è presente il cognome Pirri ed è sempre preceduto dalla
preposizione “de” ad indicare la provenienza, senza alcun
dubbio, da Pirri centro abitato. Tra i firmatari della Pace di
Eleonora, LPDE del 1388, troviamo: Pirri (de) Anthonio, ville
Ecclesiarum; Pirri (de)Cipario, ville Ecclesiarum, *** Villa
Ecclesiarum…odierno Iglesias. Et ego De Nelli Pelipaparius
Ludovicus, civis et habitator terre et Ville
Ecclesiarum…sindicus, procurator universitatis Ville
Ecclesiarum…seu a Formenyino Joanne, capitano, camerlengo Ville
Ecclesiarum di Sigerro. Omnibus habitatoribus dicte terre Ville
Ecclesiarum, congregatis in Curia Magna…in posse Virde Andree,
quondam Virde Joannis de Civitate Sasseri…nona die januarii
1388; Pirri (de)Mariano, jurato ville Simagis de Josso, *
Simagis de Josso…distrutto: Simaxis di giù. Contrate Campitani
Simagis. Attualmente il cognome Pirri è presente in 247 Comuni
italiani, di cui 6 in Sardegna: Sassari 20, Cagliari 13, Ardauli
11, Alghero 5, Santa Giusta e Selargius con un solo nucleo
familiare. Pirri nel resto d’Italia (crediamo, come anzidetto,
che non abbia niente a che fare, per significato ed etimologia
col “Pirri”sardo) conta la sua maggior frequenza in provincia di
Messina, col numero più alto in Barcellona 278; nella penisola
Roma ne conta 141, Milano 38, etc. |
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PIRRONE
PIRRONI |
Pirrone è tipicamente meridionale, con un piccolo ceppo nel
salernitano, uno nel potentino e materano, presenze nel
cosentino, un ceppo nel catanzarese e nel reggino, ma il nucleo
più consistente è in Sicilia, nella parte settentrionale
dell'isola, nel trapanese, nel palermitano e nel messinese, con
ottime presenze anche nel catanese e nell'agrigentino, Pirroni è
tipico del cagliaritano, di Quartu Sant'Elena e Sestu,
dovrebbero derivare da un soprannome originato da una forma
accrescitiva del termine greco
pyrròs (del
colore del fuoco, rosso
sottinteso di capelli), probabilmente originato dal colore rosso
dei capelli dei capostipiti, grossi di corporatura in
considerazione dell'accrescitivo, potrebbero però anche derivare
dal nome romano Pyrrhus
o dal nome greco Pyrrhos. |
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PISA
|
Pisa ha
più ceppi, nell'alessandrino, in Emilia, nel basso Lazio, nel
napoletano, ed in Sicilia, derivano dal toponimo Pisa, pur
essendo un nome di città non risulta nell'elenco delle famiglie
safardite in Italia. |
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PISACRETA |
Pisacreta, abbastanza raro, è specifico dell'avellinese, di
Santo Stefano del Sole, Santa Lucia di Serino, Volturara Irpina
e di Scafati nel salernitano. |
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PISANA
PISANELLI
PISANELLO
PISANI
PISANO
PISANU |
Pisana è tipico della Sicilia meridionale, del ragusano in
particolare, di Modica, Scicli ed Ispica, ma ha ceppi anche
nell'ennese a Piazza Armerina, nel nisseno a Riesi, a Pachino e
Siracusa nel siracusano, Pisanelli ha un ceppo salentino, uno
tra romano e latinense ed uno tra napoletano, casertano,
beneventano e foggiano, Pisanello è decisamente salentino, di
Sannicola, Gallipoli, Tuglie, Taviano, Melissano, Alezio,
Parabita e Lecce, Pisani è panitaliano, Pisano è tipico del sud
e della Sardegna, Pisanu è specifico della Sardegna, dove è
diffusissimo, derivano tutti, direttamente o tramite
ipocoristici, dall'etnico della città di Pisa. Tracce di questo
cognome le troviamo a Riva del Garda (TN) in un atto del 1382:
"... Liber bonorum immobilium ommnium civium terre Rippe factus
sub magnifico domino Paulo Pisano, dignissimo provisore Rippe in
MCCCLXXXII indictione XVa existentibus syndicis ser Joanne
Antonio Thyla notario et ser Petro Moscardini...".
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PISANA; PISANI; PISANO; PISANU: Pisani e Pisano sono cognomi
diffusi in tutta Italia; Pisana è proprio delle province di
Ragusa e Siracusa, Pisanu è specifico della Sardegna, anche se
lo ritroviamo in circa 100 Comuni della penisola, con maggior
frequenza nel centro nord.
Pisana, Pisani, Pisano e
Pisanu
significano provenienti da Pisa.
La cosiddetta dominazione pisana in Sardegna (Di. Sto. Sa. di F.
C. Casula), limitata al territorio della Sardegna meridionale e
alla Gallura, durò in tutto 66 anni, dal 1258 al 1324:
comprendeva ben 89 Comuni sardi, della Sardegna meridionale, tra
i quali i più importanti erano: Cagliari, Domusnovas, Iglesias,
Lanusei, Mandas, Sanluri, Senorbì, Tortolì, Villacidro,
Villasor, etc. e 30 Comuni del centro nord dell’isola, tra cui i
più importanti erano: Arzachena, Dorgali, Olbia. Oliena, Orosei,
Palau, Santa Teresa, Siniscola, etc. Il Comune di Pisa incassava
dai suoi possedimenti sardi 90 mila fiorini d’oro l’anno * : 70
mila dall’area Cagliaritana, 20 mila dall’area gallurese. Il
cognome è copiosamente presente nelle carte antiche della lingua
e della storia della Sardegna. Tra i firmatari della Pace di
Eleonora, LPDE, del 1388, figurano : Pisani Joanne – de Bosa, **
Bosa: omnibus civibus et habitatoribus civitatis
Bose…nisipastores…congregatis intus Ecclesiam Beate Marie
Virginis …die XV Januarii 1388; Pisano Barono, majore ville
Masudas, * Masudas…odierno Masullas; Masuddas. Partis de
Montibus; Pisano Franciscus – de Aristanni. *** Aristanni:
elenco dei nomi dei firmatari della PETIZIONE. Omnes cives
mercatores et habitatores dicte civitatis…nisi pastores
bestiaminum et quorum dificulter demorari non
poterant…congregati. Porta la data : die XIIII mensis Januarii
M°. CCC°. LXXXVIII° et etc ; Pisano Joanne, jurato ville Layrru,
* Layrru...odierno Laerru - Contrate de Anglona- Chiaramonte;
Pisano Petro, jurato ville Chelemale, * Chelemale…odierno
Cheremule. Contrate Caputabas; Pisano Petro, jurato ville
Sarule, * Sarule…odierna Sarule. Curatorie Dore; Pisano Petro,
ville Nuruci, * Nuruci...odierno Nureci (Laconi…Contrate Partis
Alença); Pisano Salvatore, jurato ville Sarule; Pisanu – De
Suergiu Petro, ville Ecclesiarum, *** Villa Ecclesiarum…odierno
Iglesias. Et ego De Nelli Pelipaparius Ludovicus, civis et
habitator terre et Ville Ecclesiarum…sindicus, procurator
universitatis Ville Ecclesiarum…seu a Formenyino Joanne,
capitano, camerlengo Ville Ecclesiarum di Sigerro. Omnibus
habitatoribus dicte terre Ville Ecclesiarum, congregatis in
Curia Magna…in posse Virde Andree, quondam Virde Joannis de
Civitate Sasseri…nona die januarii 1388; Pisanu Antiocho, ville
Selluri, *** Selluri – Sedduri – Seddori: odierno Sanluri. Et
ego Capula Marcus …sindicus, actor et procurator ville
Selluri…seu a Petro De Castay, locuntenente capitanei et
Margiano Costa, locuntenente potestatis terre Selluri et omnibus
habitatoribus dicte terre, congregatis. X die januarii 1388;
Pisanu Baldo, ville Ecclesiarum; Pisanu Joanne, jurato ville
Orani, * Orani...odierna Orani. Curatorie Dore; Pisanu Joanne,
ville Illorai, * Illorai...villaggio attuale. Curatorie de
Anella; Pisanu Joannes, ville Sasseri, *** Sasseri…Sassari. Et
nos Pugioni Anthonius et De Lacon Salatinus, cives Sasseri,
sindici, actores et procuratores…Marringoni Arsòcus potestas ac
capitanus civitatis Sasseri. Omnes cives congregatis in civitate
Sasseri, apud ecclesiam Sancte Caterine…presentibus Corda
Jacobo, Magnispesa Francisco, De Mascara Francisco. In die XIII
mensis Januarii MCCCLXXXVIII – 1388; Pisanu Laurencius, ville
Sasseri; Pisanu Marchiono, ville Ecclesiarum; Pisanu Petro,
ville Ecclesiarum. Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado,
CSMB, XI, XIII secolo, sono citate 8 persone con tale cognome,
tra le quali ricordiamo: Pisana Elena, al capitolo 29, in uno
scambio di servi: Cambiarus custos serbos in pare cun donnu
Iohanne, priore de Bauladu (lo scambio di servi è tra il
monastero di Santa Maria e quello di Bauladu)…et Alene Pisana,
ki est ankilla de sanctu Georgii intrea (interamente)et etc.
Pisanu Petru, più volte citato(ai capp. 9, 28, 96, 120, 172, 216
– per lo più come testimone di liti – kertu - o di scambi di
servitù – cambiarus-), mandatore de clesia ( rappresentante
giudiziale della chiesa). Pisanu Petru, mandatore de rennu
(incaricato delle ambasciate e delle citazioni regie), è citato
ai capitoli 28 e 120. al 120, come testimone in una donazione
alla chiesa: Posit (ha donato) Goantine Mellone sa binia(la
vigna) ad Sancta Maria de Bonarcadu…pro s’anima sua et issa ki
appit de fundamentu et issa ki appit de comporu cun sa muiere
Camerina(quella sua e quella comprata con la moglie Caterina) ad
boluntade bona de pare( per volontà di tutti e due). Fra i
testes c’è Pisanu Petru, mandatore de rennu. Al capitolo 72,
sempre del CSMB, c’è Vera Pisana, serva “latus, latus”, metà
della chiesa di S. Maria, metà del giudice (supponiamo si tratti
di Barisone I re di Arborea – seconda metà del XII secolo,
poiché al cap. 71 è citata donna Algabursa regina di Arborea e
moglie di Barisone I, ma non ne abbiamo la certezza poiché non
sempre i capitoli dei Condaghi sono messi in ordine
cronologico). Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI,
XIII secolo, sono citati: al capitolo Pisana …serva nella “domo”
di Olvesa (in una spartizione di servi): levatine Gosantine
d’Athen sa parçone dessa connàta (la parte spettante alla
cognata)…et remanserun in comune…et duas dies (due giorni di
servizio la settimana)de Pisana…Ai capitoli 65 e80 è citato un
certo Pisanu, maiore d’escolca (comandante del corpo di guardia
dei confini), teste in una donazione di terra, da parte del
giudice Gunnari alla chiesa di San Nicola( si tratta di Gunnari
iudice di Torres dal 1127 al 1147, anno in cui recandosi in
terra santa, in pellegrinaggio, lasciava il giudicato al figlio
Barusone (CSNT – a cura di prof. Paolo Merci : …Ego torrainde
verbu a iudice Gunnari, cando andavat a Ierusale (cap. 270.). Al
capitolo 153, sempre del CSNT, sono citati sos Pisanos: Ego
Petrus prior ponio intu condace …li las derunt sas terras prossa
larga ki fecerunt assos Pisanos…(“non si capisce bene se si
tratti in questo caso di un etnico o di un cognome, cioè della
famiglia dei Pisani – il CSNT – a cura di P. Merci). Sempre
della storia medioevale a Dolianova (prov. di Cagliari) è
sepolta, nella chiesa di San Pantaleo, cattedrale della diocesi
di Dolia nel regno giudicale di Càlari, Pisana Maria (forse una
Visconti), morta nel 1170 all’età di 16 anni e 3 mesi (sic).
Quello che appare chiaramente è che i Pisana, Pisano, Pisanu,
Pisanos etc. erano presenti in Sardegna, almeno come cognomi,
molto prima dell’inizio della Dominazione Pisana in
Sardegna(Di.Sto.Sa. di G. C. Casula). Nel presente citiamo
Pisanu Giuseppe, noto Bebbe, politico. Deputato al Parlamento
col gruppo Forza Italia. Nato a Ittiri nel 1937 e laureato in
Scienze Agrarie. Ha iniziato la sua carriera politica tra le
fila della Democrazia Cristiana (DC). Fu eletto deputato per la
prima volta nel 1972. Nei successivi governi, Zaccagnini,
Forlani, Spadolini, Fanfani, Goria e poi nei governi di
Berlusconi, ha sempre ricoperto e ricopre attualmente (30
gennaio 2010 ) incarichi di rilievo. Attualmente il cognome
Pisana è presente in 90 Comuni Italiani, di cui solo 1 in
Sardegna: Cagliari, con un solo nucleo familiare. Nel resto
d’Italia sono le province di Ragusa e di Siracusa ad vere la
frequenza più alta. Il cognome Pisano è presente in 1143 Comuni
d’Italia, di cui 152 in Sardegna: Cagliari 739, Quartu 223,
Selargius 168, Sassari 143, etc. Il cognome Pisanu è presente in
307 Comini italiani, di cui 156 in Sardegna: Sassari 137,
Cagliari 135, Ittiri 125, Sindia 108, Nuoro 104, etc. Il cognome
Pisani è presente in 994 Comuni italiani, di cui solo 4 in
Sardegna: Loiri San Paolo 5, Sinnai, Capoterra ed Arzachena, con
un solo nucleo familiare.
* E’ difficile dare oggi un giusto valore al fiorino d’oro del
XIII e XIV secolo, ma possiamo tentare un confronto con la lira
sarda medioevale, più volte citata nella Carta de Logu di
Arborea, documento del 1384. Il confronto è possibile poiché
molti studiosi danno al fiorino lo stesso valore della lira
sarda medioevale. Al capitolo XCI (91) della Carta de Logu –
dessos lieros de cavallu chi sunt tenudos a sa Corti, chi
deppiant tenni Cavallos maschios, chi bagiant dae liras deghi
‘nsusu…(segue) - dei cavalieri “volontari” che sono tenuti alla
Corte, che debbano avere cavalli maschi, che valgano da lire
dieci in su… - e totu armatura chi bisongiat ad homini de
cavallu assa Sardisca …- e tutta l’armatura che serve al
cavaliere armato alla maniera sarda. Da dieci lire in su, quindi
era valutato un buon cavallo maschio addestrato alla guerra. A
detta degli esperti allevatori di cavalli, questa cifra potrebbe
essere tradotta oggi in circa 5 mila Euro, cioè 10 milioni di
vecchie lire. Era quindi la somma di 45 milioni di EURO (90
miliardi di vecchie lire) che gli 89 Comuni del cagliaritano ed
i 30 Comuni del centro nord Sardegna, versavano annualmente
alle casse del Comune di Pisa: e questo per ben 66 anni!
Arrivarono poi gli spagnoli, che dominarono la Sardegna per 381
anni. Il primo sovrano del Regno catalano aragonese di Sardegna,
fu Giacomo II “il Giusto”, 1° re di Sardegna, dal 1324; l’ultimo
re (spagnolo) di Sardegna(15°), fu Filippo IV, dal 1701 al 1705.
Per definire la “magnanimità” dei re spagnoli nei confronti del
Popolo Sardo, non ci bastano i numeri!!! |
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PISAPIA |
Pisapia è
specifico del salernitano, di Cava de' Tirreni in particolare,
ma ben diffuso anche a Salerno, Nocera Superiore e Pontecagnano
Faiano, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale. |
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PISARONI |
Rarissimo
è specifico piacentino, dovrebbe derivare da un soprannome
dialettale. |
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PISARRI
PISARRO
PIZARRO |
Pisarri, assolutamente rarissimo, è probabilmente dovuto ad
errate trascrizioni del cognome Pisarro, che è tipicamente
calabrese del cosentino ed in particolare di Bisignano, Pizarro,
quasi unico sembrerebbe dell'area triveneta, dovrebbero
derivare, direttamente o tramite alterazioni, dal cognome
spagnolo Pizarro,
ricordiamo Francisco Pizarro (1475 - 1541), un condottiero
spagnolo che conquistò l'Impero Inca. |
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PISASALE |
Pisasale,
tipicamente siciliano del siracusano, di Ferla, Carlentini,
Siracusa, Lentini e Francofonte, dovrebbe derivare da un
soprannome originato dal mestiere di addetto alle pesate del
sale nelle saline locali, svolto probabilmente dai capostipiti. |
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PISATI
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Tipico
del milanese, pavese e lodigiano. Abbiamo notizie di questo
cognome nel 1440, quando Giovanni Pisato traccia una carta
militare della Lombardia. |
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PISCEDDA
PISCHEDDA
PISCHEDDU |
Piscedda è tipico del cagliaritano, con un ceppo anche ad
Oristano, Pischedda è diffuso in tutta la Sardegna, Pischeddu è
assolutamente rarissimo e dovrebbe trattarsi di un errore di
trascrizione del precedente, potrebbero derivare da soprannomi
originati dall'essere il capostipite un produttore di formaggi e
sarebbe legato al vocabolo protosardo
pischedha
(forma per formaggi).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PISCHEDDA; PISCEDDA; PISCHEDDU:
pischèdda in logudorese,
piscèdda
in campidanese, assume diversi, ma simili significati. Si dice
una pischèdda
o piscèdda de casu
per definire una forma di
formaggio o
di ricotta.
In tutti i casi il nome prende origine dal latino
fiscella,
che a sua volta è il diminutivo di
fiscina =
che significa corbello, canestro
intessuto di giunchi, vimini, sparto
ed altro. Quindi fiscella ed il
corrispettivo sardo pischèdda o piscèdda (pischéddu a Nuoro),
significano esattamente piccolo corbello e la cosiddetta forma
di formaggio o di ricotta prende il nome dal contenitore che
viene usano come forma: “forma ubi casei exprimuntur”. In alcune
parti della Sardegna viene chiamato pischèdda anche un simile
contenitore di ceramica. Pischèdda a Oliena è detto anche il
cesto rotondo di canne, intrecciato con rami di olivastro, che
qui in Campidano chiamiamo cadìnu, per trasportare l’uva nelle
vigne, dai filari al tino. Nell’uso più comune, come già detto,
pischèdda o piscèdda de casu significa forma di formaggio. Una
pisceddèdda de casu è una piccola forma di formaggio. Il
cognome, nelle sue varianti è presente nelle carte antiche della
lingua e della storia della Sardegna: Pischela Muredo, ville
Seercela, * Seercela…distrutto. Sarcela – Serzele. Partis de
Montibus; Pischella Bonosso – de Castri Januensis, ** Castri
Januensis Civitas (Castel Genovese – Castel Sardo). Omnibus
habitantibus …in ville de Coginas ... die undecima januarii
…1388, in posse De Valle Anthoni filii ; Pischella Francisco,
ville Montis Leonis, * Montis Leonis…odierno Monteleone
Roccadoria. Caputabas; Pischella Franciscus, ville Sasseri, ***
Sasseri…Sassari. Et nos Pugioni Anthonius et De Lacon Salatinus,
cives Sasseri, sindici, actores et procuratores…Marringoni
Arsòcus potestas ac capitanus civitatis Sasseri. Omnes cives
congregatis in civitate Sasseri, apud ecclesiam Sancte
Caterine…presentibus Corda Jacobo, Magnispesa Francisco, De
Mascara Francisco. In die XIII mensis Januarii MCCCLXXXVIII –
1388; Pischella Joanne – ville de Dolefa (Onnifai – Montis
Acuti) ; Pischella Joannes, ville Sasseri; Pischella Juliano
–ville de Batife, * Batife…distrutto (Contrate Montis Acuti);
Pischella Petrus, ville Sasseri; Pischella Samauri, jurato ville
Bonorbe, * Bonorbe...odierno Bonorva. Curatorie de Costa de
Valls ; Pischella Simeone, majore ville Chelemale, *
Chelemale…odierno Cheremule. Contrate Caputabas; Pisquella (de)
Raynerio, milite castri Callari, *** Castri Callari…Cagliari -
Joveri Marcus et Roig Franciscus, sindici ac procuratores Castri
Callari… testibus Bertran Natale de Callari et Iacobo De
Maiolica…et Mironi Petro, De Osona Bartholomeus, crolli Arnaldo.
In die XVIII mensis decembris, anno MCCCLXXXVII (1387);
convenerunt et interfuerunt venerabiles ( omnes jurati et
habitatores Castri Callari); Pisquella Guantino, ville
Ecclesiarum, *** Villa Ecclesiarum…odierno Iglesias. Et ego De
Nelli Pelipaparius Ludovicus, civis et habitator terre et Ville
Ecclesiarum…sindicus, procurator universitatis Ville
Ecclesiarum…seu a Formenyino Joanne, capitano, camerlengo Ville
Ecclesiarum di Sigerro. Omnibus habitatoribus dicte terre Ville
Ecclesiarum, congregatis in Curia Magna…in posse Virde Andree,
quondam Virde Joannis de Civitate Sasseri…nona die januarii
1388; Pisquella Joanne – de Bosa, ** Bosa: omnibus civibus et
habitatoribus civitatis Bose…nisipastores…congregatis intus
Ecclesiam Beate Marie Virginis …die XV Januarii 1388; Pisquella
Joanne, potestate terre loci Zaramonte sive officiali Contrate
de Anglona; Pisquella Matheo, ville Sune, * Sune = odierno Suni
– Curadorìa di Planargia, nel regno giudicale di Torres. Sempre
del periodo medioevale ricordiamo Pischèdda Antonio, nativo di
Sassari, vissuto in periodo catalano aragonese del Regna di
Sardegna: nel 1436 contribuì all’assedio del Castello di
Monteleone, difeso da Nicolò Doria; pertanto Alfonso II, il
Magnanimo, lo insignì, successivamente, del titolo di
Cavaliere(Di. Sto. Sa. di F. C. Casula). Lo stesso è citato dal
G. F. Fara nel “De Rebus Sardois”, al capitolo dedicato ad
Alfonso il Magnanimo – Alfonsus rex – relativamente agli
avvenimenti del 1436 e successivi anni…- …anno deinde 1440
Franciscus Saba, Stephanus Fara et Gonnarius Gambella
sassarensium legati, et etc….( dopo l’elenco dei doni riservati
ai collaboratori del re), segue…eodem Stephano (Fara) et Antonio
Pisquedda cingulo militari et generositatis privilegio decoratis
(il titolo nobiliare ed il privilegio di cingere la spada). Nel
testo del Fara, al capitolo Ioannes Rex, relativamente agli
avvenimenti del 1388 (le trattative di pace – la cosiddetta Pace
di Eleonora - tra il re aragonese Giovanni e la Giudicessa
d’Arborea Eleonora), è citato Pisquedda Raynerio: Ea pax a
Ioanne rege 6 Idus Aprilis (8 aprile del 1388)iureiurando
firmatur atque ita Petrus de Arenoso Prorex, triginta acceptis a
Leonora pacis obsidibus et cum illis Galcerando Villanova,
Roderico Lanzolo, Ioanne Auria et Ioanneto Brancaleonis filio,
Castrum Fabae Comitae Panciae et Salvae Terrae Raynerio
Pisquedda viris Arborensibus foederis pignore tradidit et
Brancaleonem , e custodia eductum ( è il momento della
scarcerazione di Brancaleone Doria, marito di Eleonora, e del
figlioletto), in Arborensem agrum tutu ea convenzione dimisit et
etc….(mentre i castelli, della Fava e di Salvaterra, furono
consegnati rispettivamente nelle mani di Comita Pancia e di
Raniero Pischèdda), et etc. Attualmente il cognome Piscèdda è
presente in 73 Comuni d’Itali, di cui 35 in Sardegna: Capoterra
65, Cagliari 40, Domusnovas 33, Decimoputzu 30, etc. Il cognome
Pischèdda è presente in 302 Comuni italiani, di cui 118 in
Sardegna: Sassari 256, Cagliari 135, Barisardo 98, Bosa 87, etc.
Il cognome Pischéddu è presente in 2 Comuni italiani di cui uno
in Sardegna, Valledoria, con un solo nucleo familiare. |
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PISCHE
PISCHI |
Pische è tipicamente sardo, di Santu Lussurgiu nell'oristanese,
di Oliena nel nuorese e di Olbia e Tempio Pausania in Gallura,
Pischi, quasi unico, anch'esso sardo, ha un piccolissimo ceppo a
Zeddiani nell'oristanese,dovrebbero derivare da un soprannome
basato sul termine sardo logodurese
pische (pesce),
probabilmente attribuito ad un pescivendolo o ad un pescatore.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PISCHE; PISCHI; PISCI: hanno in comune significato ed
etimologia: pesce
e derivano dal latino piscis.
Piscare, piscai,
logudorese e campidanese per
pescare. In Campidano: piscai
s’aqua de funtana = pescare, attingere l’acqua dal pozzo.
Piscadòre/i = pescatore. Piskèra = peschiera. Il cognome è
presente, nelle sue varianti, nelle carte antiche della lingua e
della storia della Sardegna. Tra i firmatari della Pace di
Eleonora, LPDE, del 1388, figurano: Pischas Arsoco, jurato ville
Oniferi, * Oniferi… odierna Oniferi. Curatorie Dore; Pische
Anthonio, jurato ville Nurgillo, * Nurgillo – Norghiddo -
.odierno Norbello. Contrate Partis de Guilcier; Pische Sisinnio,
jurato ville Monte Santo, * Monte Santo…distrutto. Contrate
Partis Varicati – Barigadu; Piscis Margiano, ville de Sardara,
** SARDARA MONTIS REGALIS...11 GENNAIO 1388, et ego...Gadulesu
Margiano habitator velle Sardara, sindicus actor et procurator
universitatis Contrate Montis Regalis et villarum et etc. In
posse Virde Andrea, Virde Joanne, de Civitate Sasseri, notarii
publici, die XI Januarii 1388; Piscisedu Joanne, ville Simala, *
Simala…odierno Simala: Partis de Montibus. Nel condaghe di San
Michele di Salvennor, CSMS,XI, XIII secolo, al capitolo 7
troviamo, Juanne Piske(servo di S. Michele): …y mi embiò el
siervo de S. Miguel a Juan Pisque por arar la parte dessa
huerta: y arò la mitad ( mi prestò il servo di San Michele,
Giovanni Pische, per arare l’orto: e mi arò solo la metà). Al
capitolo 98, paragrafo 249, sempre del CSMS, troviamo Giorgia
Piske, in una partizione di servi: Partimos con la abadeça de
Silqui donna Teodora (abbiamo diviso con la badessa di Silki,
donna Teodora), los hijos de Georgia Pisque, que era mi
esclava(i figli di Giorgia Piske, che era serva mia)…et etc.
Attualmente il cognome Pische è presente in 37 Comuni d’Italia,
di cui 20 in Sardegna: S. Lussurgiu 22, Oliena 21, Olbia 12,
etc. Il cognome Pischi è presente in 6 Comuni italiani, di cui 4
in Sardegna: Zeddiani 11, Sassari, Monti e Baratili con un solo
nucleo familiare. Il cognome Pisci è presente in 41 Comuni
italiani, di cui 21 in Sardegna: Sanluri 38, Isili 25, Cabras
24, Cagliari 18, etc. |
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PISCHIUTA
PISCHIUTI
PISCHIUTTA
PISCHIUTTI |
Pischiuta e Pischiuti, quasi unici, dovrebbero essere forme
alterate dei cognomi :Pischiutta, che è specifico di San Daniele
del Friuli nell'udinese, e Pischiutti, che, decisamente più
raro, è invece specifico di Gemona del Friuli, questi cognomi
dovrebbero essere l'italianizzazione del cognome dialettale
Pischiut,
di cui abbiamo tracce nella seconda metà del 1500 ed inizi del
1600, in una registrazione di matrimonio del 1602 possiamo
leggere: "1602, Die 2 Novembris Jo:Bapta Pischiut contraxit
matrimonium cum Helenam filia Sebastiani Patat coram R.do
presb. Petro à Lepore, testibus Jacobo Caldera, ac Jacobo
Pascutino.", cognome che non dovrebbe essere altro che la forma
dialettale friulana del nome medioevale italiano
Pascutus
(Pasciuto). |
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PISCI
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Pisci è tipicamente sardo, di Sanluri nel Medio Campidano, di
Isili e Cagliari nel cagliaritano, di Cabras nell'oristanese e
di Lanusei nell'Ogliastra, dovrebbe derivare da un soprannome
basato sul termine sardo pisci
(pesce),
forse ad indicare che i capostipiti facessero di mestiere il
pescatore. |
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PISCIAVINO |
Assolutamente rarissimo sembrerebbe umbro o del viterbese ai
confini con l'Umbria, potrebbe derivare da un soprannome o da un
nome di contrada. |
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PISCICELLI |
Piscicelli ha un ceppo nel teatino a San Salvo, Vasto e
Casalbordino, ed un ceppo nel napoletano a Pomigliano d'Arco e
Napoli, l'origine etimologica è oscura, troviamo tracce di
questa cognominizzazione fin dalla seconda metà del 1200, con
Vitous Piscicellus, poi con Niccolò Piscicello fatto Arcivescovo
di Acerenza da Papa Innocenzo VII° nel 1407, e con Raynaldus
Piscicellus fatto Arcivescovo di Napoli da Papa Callisto III°
nel 1456, verso la fine del 1400 (1484) fu feudatario di
Massafra nel tarantino il barone Antonio Piscicello, il casato
detenne anche in Molise i feudi di Castelbottaccio, Duronia,
Fossalto e Mafalda. |
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PISCINA |
Piscina è
tipico del parmense, di Borgo Val di Taro in particolare,
dovrebbe derivare da un nome di località. |
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PISCIONIERI |
Piscionieri, molto molto raro, è tipicamente calabrese, del
catanzarese e del reggino, potrebbe derivare da un soprannome
basato sul termine francese arcaico
peissonnier
(pescivendolo). |
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PISCIOTTA
PISCIOTTI
PISCIOTTO |
Pisciotta ha un nucleo nel palermitano e trapanese ed un ceppo
probabile nel materano e barese, Pisciotti, assolutamente
rarissimo, ha un piccolissimo ceppo nel napoletano ed uno nel
cosentino, Pisciotto, molto molto raro, ha un ceppo ad Agrigento
e nell'agrigentino, hanno diverse derivazioni, dal toponimo
Pisciotta nel salernitano per il ceppo campolucano, a soprannomi
legati al vocabolo dialettale
pisci (pesce)
con riferimento al mestiere di
pescatore, ma è anche possibile
un soprannome dispregiativo.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pisciotta è cognome della Sicilia occidentale, ma frequente in
tutto il Sud e presente nel Nord. Viene dal toponimo Pisciotta
(SA). Sembra vi sia un riferimento al 'Pyxuntum
oppidum' citato da Strabone,
luogo che venne devastato dai saraceni agli inizi del X secolo,
e i cui abitanti fondarono il nuovo centro residenziale che
denominarono Pixuntum
riferendosi, con suffisso diminutivo alla loro patria di
origine. Nel XII secolo i trascrittori citano il paese come
Pissocta,
da cui l'attuale denominazione. Tra le diverse ipotesi circa
l'origine remota del toponimo, sembra attendibile quella che si
riferisce alla voce greco 'pyxus'
e latino 'buxus',
nome di un albero molto pregiato, il
bosso. |
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PISCITELLI
PISCITELLO |
Piscitelli è diffuso in tutta l'Italia centromeridionale
peninsulare, nel romano, nel casertano e napoletano, nel barese
e nel crotonese in particolare, Piscitello è tipicamente
siciliano, della parte settentrionale dell'isola, del
palermitano e del messinese, dovrebbero derivare da soprannomi
dialettali legati alla pesca, o comunque al pesce, troviamo
tracce illustri di questa cognominizzazione nel 1500 con Ettore
Piscitelli arcivescovo di Lanciano nel teatino dal 1568 al 1569. |
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PISCO
PISCOPELLO
PISCOPIELLO
PISCOPO |
Pisco, molto raro, è napoletano, Piscopo è anch'esso tipico del
napoletano, ma con ceppi anche nel barese ed in Sicilia,
Piscopello e Piscopiello sono pugliesi, della penisola salentina
in particolare, derivano tutti da soprannomi originati dal
termine greco episkopos (vescovo, soprintendente) carica non
necessariamente religiosa riservata a quanti avessero
responsabilità di comando nella comunità. Tracce di questa
cognominizzazione le troviamo in una lettera d'indulto di
Roberto D'Angiò datata 12/06/1340: "...Principalis clemencia dum
censure iuris per lenitatis intuytum se amabiliter obicit
rigorem iusticie cum moderamine librate provisionis emollit nec
solum leves excessus abolet sed interdum graves culpas mitigat
et in facinoribus manifestis lenitive dispensat... ...Guillelmus
de Majnardo, Petrus Piscopus, Nicolaus Piscopus, Guillelmus de
Bonofilio...".
integrazioni fornite da
Giovanni Grimaldi
Piscopo è un cognome diffusissimo in Campania, ma diffuso anche
in Puglia, Sicilia e Lazio, così come presente anche nel nord
Italia. Questo cognome deriva dall'aferesi del termine Episcopo
che in greco designava un'ispettore e che nella terminologia
ecclesiastica era riferito al Vescovo di una diocesi. A tal
proposito possiamo dunque supporre che essi discendessero da un
Vescovo (giacchè alcuni di essi nei secoli bui dell'alto
medioevo ebbero figli) o che provenissero da una zona sede di un
Vescovado (l'Episcopium). Il cognome appare comunque in vari
atti già nei secoli XII-XIII in Puglia ed in Campania. Possiamo
comunque notare che nel XII sec. esisteva in Capua (sede
vescovile) una famiglia De Episcopo e nel XIII sec. esisteva in
Aversa (altra sede vescovile) la nobile famiglia De Episcopo e
De Archiepiscopo, mentre abbiamo notizie in Napoli nel XIII sec.
di un'altra famiglia Piscopo (in Piazza S. Maria Maggiore), a
cui probabilmente apparteneva Pandolfello Piscopo Alopo (+1416),
Gran Camerlengo di Giovanna II. Ma una famiglia Piscopo era
attestata fin dal XIII sec. anche in Arzano (Na), dove tutt'ora
Piscopo è il cognome più diffuso. |
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PISEDDU
PISU |
Entrambi tipici sardi, Piseddu ha nuclei a Laconi e Genoni (OR),
a Orroli, Senorbì e Quartucciu (CA), Pisu è specifico della
Sardegna del sud, di Quartucciu (CA), Cagliari, Settimo San
Pietro (CA), Scano Di Montiferro (OR) e Laconi (OR) in
particolare, derivano direttamente o tramite diminutivo da
soprannomi originati dal vocabolo sardo
pisu (pisello).
derivato dal vocabolo latino
pisus (seme).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PISEDDU: piccolo seme, dal latino
pisum
(pisello o cicerchia). Non ritrovandolo nei documenti antichi
del sardo, lo riteniamo un cognome abbastanza giovane. Tra i più
famosi, citiamo Piseddu Antioco (Senorbì 1936), vescovo della
Diocesi di Lanusei dal 1981. Attualmente il cognome Piseddu è
presente in 41 dei 377 Comuni della Sardegna, per un totale di
476. Nella penisola è presente in 9 Comuni del Lazio (Roma 13),
7 della Liguria (Quiliano 5), della Lombardia ( Milano 11), del
Piemonte (Torino 9). Non è presente in USA.
PISU: seme, dal latino pisum.
Pisufà è la
cicerchia;
pisu(d)ruci,
è il pisello;
pisu de croccoriga,
è il seme di zucca;
su pisu de sa pruna, de sa
nespula, de su piricoccu =
il nocciolo della susina, della
nespola, dell'albicocca.
Su pisu
è detto anche il pavimento della
chiesa: dallo spagnolo
piso =
suelo de una habitaciòn
= pavimento di una casa.
È presente nelle carte antiche. Tra i firmatari della Pace di
Eleonora, *LPDE del 1388, sono citati 4 Pisu: Pisu Findeo,
jurato ville Sorrai (villaggio distrutto - Contrate Partis
Varicati - Barigadu); Pisu Gantino, ville Selluri (Sanluri -
Seddori); Pisu Gunnario, ville de Sardara; Pisu Margiano,
majore ville Nuragus (Contrate Partis Alença); Pisu Petro, ville
Nuragus. Attualmente il cognome è presente in 282 Comuni del
territorio nazionale, di cui 118/377 in Sardegna. Nel continente
la maggiore diffusione si registra nel centro nord. Negli USA è
presente in California e in Pennsylvania, con 1 nucleo familiare
ciascuno. Nei 118 Comuni sardi, i Pisu, sono distribuiti per lo
più nella parte meridionale dell'isola, per un totale di 2546
(*2007). |
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PISELLI
PISI
PISO |
Piselli è tipico dell'Umbria e Lazio, Pisi è tipicamente
emiliano del parmense e del reggiano soprattutto, Piso è
assolutamente rarissimo, derivano tutti o da soprannomi legati
al vocabolo latino pisum
(pisello)
o dal nomen latino Piso
(Pisonis)
di cui abbiamo un esempio nel Libro XXXIV° della
Naturalis Historiae
di Plinio: "...monopodia Cneum Manlium
Asia devicta primum invexisse triumpho suo, quem duxit anno
urbis DLXVII, Lucius Piso auctor est, Antias quidem heredes...". |
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PISERI
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Assolutamente rarissimo, forse lombardo, deriva probabilmente da
un soprannome originato dal vocabolo latino pisum (pisello).
Troviamo nel 1700 nell'anconetano un Pasquale Piseri compositore
di musiche sacr, di cui non si conosce la provenienza.. |
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PISMATARO |
Pismataro è cognome quasi unico, dovrebbe essere di origini
bulgare e derivare da un soprannome basato sul termine bulgaro
pismata
(lettera),
giunto probabilmente in Italia fuggendo dalla Bulgaria a seguito
dell'invasione islamica dell'Europa orientale ad opera degli
invasori ottomani. |
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PISONE
PISONI |
Pisone è assolutamente rarissimo, Pisoni è tipico della fascia
che dal trentino arriva al varesotto, con particolare
concentrazione nel milanese e nel bergamasco, esiste anche un
ceppo completamente autonomo nel sassarese, dovrebbero derivare
dal cognomen latino Piso
(Pisonis)
di cui abbiamo un esempio nel proconsole Cneus Calpurnius Piso:
"...S(enatus) c(onsultum) de Cn(aeo) Pisone patre propositum
N(umerio) Vibio Sereno proco(n)s(ule)...". |
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PISSAVINI |
Rarissimo, dovrebbe essere milanese, dovrebbe derivare da unj
soprannome dialettale. |
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PISSETTI |
Assolutamente rarissimo, tipico del milanese, dovrebbe derivare
da una modificazione dialettale del cognome Pizzetti. |
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PISTELLI
PISTELLO
PISTILLI
PISTILLO |
Pistelli ha un ceppo nell'alta Toscana tra lucchese, pisano e
fiorentino, un ceppo tra anconetano, maceratese ed Umbria ed uno
a Roma, Pistello, molto raro, è tipico del veneziano, di
Campolongo Maggiore in particolare, con un piccolo ceppo ache in
Umbria, Pistilli è tipico delle Marche e del teramano, del
romano, del frusinate e del latinense, del campobassano, del
foggiano e del barese, Pistillo ha un ceppo nel romano e
latinense, nella Campania litoranea, nel campobassano, nel
foggiano e soprattutto nel barese, dovrebbero derivare da nomi
di località come quella citata in quest'atto del 1223: "In
nomine Domini quartodecimo anno principatus domni nostri
Gisulphi gloriosi Principis, mense februario, nona indictione.
Ante me Romualdum iudicem coniuncti sunt Ursus et Iohannes
Gastaldi filii ... ...et est ibidem per latitudo passi duodecim,
et ab ipsis triginta quattuor passibus vadit in parte orientis
usque in pistillum de monte ipsius Ursi Gastaldi. A parte
orientis est finis ipsum pistillum, et passi quinque....", ma è
pure possibile che derivino da un soprannome originato dal
termine latino pistillum
(pestello),
forse perchè il capostipite nel suo mestiere utilizzava un
pestello, magari per pestare nel mortaio le erbe a mò di
erborista. |
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PISTIDDA |
Pistidda è tipicamente sardo, di Sassari e del sassarese,
dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine sardo
logodurese pistidda
(esclamazione tipica di quando
si viene punti da un insetto o ci si scotta).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PISTIDDA: e pistìddu sono voci non ben chiare. I linguisti tutti
evidenziano incertezza. Qui da noi in Campidano la voce
pistiddu
designa la nuca, l’occipite
(dura/o come la pietra?); spistiddàre/ài (riferito ad animale o
persona) significa rompere la nuca (con un sasso?). Il termine
dovrebbe derivare dal latino
pistillum, che significa
pestello
( sasso, pietra). Sos pistiddos a Orune sono le pietre che
segnano i confini di un podere, che qui in Campidano chiamiamo
“mulonis”.. Qui da noi pistiddu
è inoltre usato per designare una
persona dalla testa dura,
sinonimo di “conca de arrocca” , testa dura come la pietra. E
qui il termine rispecchia il significato latino. Non sappiamo
altro! Non si trova nei documenti antichi da noi consultati.
Attualmente il cognome pistidda si trova in 46 Comuni italiani,
di cui 18 in Sardegna: Sassari 125, Quartucciu 18, P. Torres 17,
etc. |
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PISTIS
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Pistis è tipico del centro e del sud della Sardegna, in
particolare di Villasor, Cagliari, Assemini ed Elmas nel
cagliaritano, di Lanusei e Loceri nell'Ogliastra, di Oristano ed
Ales nell'oristanese, di Tonara nel nuorese e di Sardara nel
medio Campidano, dovrebbe derivare dal nome della località di
Pistis in Costa Verde, nella costa sudoccidentale dell'isola, ma
esiste anche la possibilità che il cognome sia di origine greca
e che derivi dal termine πίστις (pistis)
che significa fede.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PISTIS: non sapendo con esattezza che cosa significhi e da dove
il termine pistis derivi, possiamo fare solo supposizioni. In
lingua sarda esiste la voce
pistu, deverbale da
pistare/ai
= pestare,
battere, dal latino
pistare.
Pistu
propriamente in campidanese significa anche
preoccupazione, apprensione.
Verosimilmente può derivare dalla voce greca πίστις (pìstis)
= fiducia, fede, sicurezza,
etc. Nella Costa Verde (sud occidentale sarda) c’è un bellissimo
tratto di costa e relativa spiaggia con questo nome. La spiaggia
di Pistis termina con una insenatura, S’Enna de s’Arca, che è il
migliore e più “sicuro” rifugio che una imbarcazione possa
trovare con un mare in tempesta. Del resto, molti nomi di luogo
della Sardegna hanno derivazione greca o bizantina. Per quanto
concerne il cognome potrebbe valere lo stesso ragionamento:
pistis
= persona di fiducia
o anche consacrata con la fede.
Non sappiamo altro. Il cognome è presente nelle carte medioevali
della lingua e della storia della Sardegna. Tra i firmatari
della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figura un certo Pistis
Petro, majore( amministratore di giustizia, sindaco) ville
Alary, * Alary… villaggio distrutto. Contrate Partis Varicati –
Barigadu. Il cognome è presente inoltre nel Condaghe di San
Michele di Salvennor, CSMS, XI, XIII secolo: al paragrafo 181
figura Pistis Maria: in un lascito(donazione di servi) alla
chiesa di San Nicola di Donna Nikella Elena (de Tori ?):…y a
Maria Pistis entera. Attualmente il cognome Pistis è presente in
174 Comuni italiani, di cui 90 in Sardegna: Villasor 135,
Lanusei 88, Cagliari 84, Assemini 48, etc. Nella penisola è
Torino ad avere il numero più alto con 22; segue Roma con 17,
etc. |
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PISTOIA |
Pistoia
potrebbe essere un cognome ebraico, ha ceppi nel pavese, tra
pisano e livornese, nel Lazio, in Puglia, in Calabria ed in
Sicilia, prende il nome dal toponimo toscano omonimo. |
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PISTOLA |
Pistola
ha un ceppo marchigiano a Jesi, Falconara Marittima, Fabriano ed
Ancona nell'anconetano, uno laziale a Roma e Civitavecchia (RM)
e nel viterbese a Civita Castellana ed un ceppo a Napoli,
dovrebbe derivare da soprannomi legati forse ad episodi cruenti. |
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PISTOLESE
PISTOLESI |
Pistolese ha un ceppo romano ed uno, molto piccolo, napoletano,
Pistolesi è molto diffuso in tutta la Toscana, soprattutto nel
fiorentino, pisano, livornese e senese, con un ceppo anche tra
maceratese e Piceno e tra romano e frusinate, dovrebbero
derivare da una forma alterata in
pistolensis
dell'etnico di Pistoia
pistoiensis, uso prodotto dal
fenomeno della sostituzione eufonica della
-l- alla
-i-,
un esempio d'uso di questa forma la troviamo in una lapide posta
nel 1708: "Franciscus Frosini Pistolensis S. R. I. C. -
Archiepiscopus Pisanus - Fontem faciendum curavit - Et super
fontem - Statuam divini legumlatoris Moisis - Cujus nomen ex
aqua ortum sonat, - Et cujus virga e petra mirabiliter elicuit
aquam effluentem, - Merito jussit collocari. - Anno Dom.
MDCCVIII. posuit.". |
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PISTONE
PISTONI |
Pistone è un cognome abbastanza diffuso, sembra avere due ceppi,
uno nella Sicilia meridionale ed uno in Piemonte e Liguria, ma
si individua pure un piccolo nucleo in Campania, che dovrebbe
derivare dal nome o del fiume Pistone o del monte omonimo
situato nel salernitano, Pistoni ha un ceppo tra bresciano,
mantovano e modenese, uno marchigiano ed uno nel viterbese e nel
romano. La derivazione di questi cognomi è controversa, si può
supporre che abbia origine da un soprannome legato al vocabolo
rinascimentale pistone
(specie di moschetto)
e sottintenderebbe il mestiere di soldato o di brigante,
un'altra ipotesi lo farebbe derivare da un nome di località come
ne esistono molte in tutt'Italia, ma non si può escludere che
possa trattarsi di una forma indiretta del nome medioevale
Pisto, Pistonis. Personaggi degni di nota sono stati nel nel
1400 a Caltagirone (CT) il notaio Matteo Pistone che redisse un
atto di vendita di un dipinto del famoso pittore Antonello da
Messina (1430-1479), nel 1600 Francesco Pistone notaio in
Genova, Carlo Giuseppe Pistone di Montalto (1739-1795), che fu
vescovo di Alessandria. |
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PISTORE
PISTORELLI
PISTORELLO
PISTORI
PISTORINO
PISTORIO |
Pistore è del
padovano, Pistori, molto raro è veronese, Pistorio, più diffuso,
è catanese, Pistorello ha un ceppo spezzino ed uno veneto,
Pistorelli, assolutamente rarissimo, sicuramente veneto, è
provavilmente dovuto ad errori di trascrizione, Pistorino, molto
raro, è del messinese, dovrebbero derivare dal cognomen di epoca
medioevale Pistoris,
di cui abbiamo un esempio nel
Codice Diplomatico della Lombardia Medioevale
sotto l'anno 1156 a Vimercate (MI): "...a sero Iohanis Sertoris,
a monte Ismaelli; a mane parte case est Algisi Pistoris, a
meridie heredum Ambroxii Orrici..." o anche nel 1213 a Lucca
dove in uno scritto si legge: "...Rugerius comiti Guidonis
filius cognatus Marchionis predicti, comes Gerardus di Pian di
Porto. Lanfrancus Lazari de Pistorio, Mussus de Pistorio et
Guittoncinus Sighiboldi, et alii VI de nobilioribus dicti
Pistorii...", il cognome
Pistoris, dovrebbe derivare dal
vocabolo latino pistor
(colui che pesta il grano nel
mortaio), un equivalente del
termine mugnaio. |
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PISTRITTO |
Pistritto è decisamente siciliano, del siracusano in
particolare, di Floridia, Siracusa e Carlentini e di Gela nel
nisseno, dovrebbe derivare da una forma ipocoristica dialettale
siciliana derivata dal termine latino
pistor (fornaio,
panettiere), probabilmente ad
indicare sia l'attività del capostipite, sia la sua corporatura
minuta. |
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PITACCO |
Pitacco è un cognome specifico di Trieste, potrebbe trattarsi di
una forma ipocoristica dialettale dell'antico nome sloveno
Pit
o Pitie,
o dal corrispondente latino
Pitius, forma aferetica del più
comune Sulpitius,
con l'aggiunta del suffisso
-acco, il suffisso di origine
celtica -acco,
come quello latino -acus,
indica appartenenza o proprietà, per cui è anche possibile che
il cognome possa derivare da un nome di località identificabile
come proprietà di un tale Pit o Pitius.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Il cognome Pitacco, detto in origine
Pitacho /
Phitaco
/ Pitaccho,
deriva attraverso una forma originaria
Pietracco
/ Pitracco,
poi ridottasi per caduta di -r-
a Pitacco, dall'agionimo Pietro,
in cui il suffisso -aco/acco
comune a tutta l'Italia settentrionale assieme ad
-ago
forma il diminutivo o derivativo. Pertanto Pitacco è in pratica
una forma ridotta di Pietracco. M. Bonifacio, Cognomi triestini,
p. 211. |
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PITARI
PITARO
PITERA
PITTERA |
Sia
Pitari che Pitaro, molto rari, sono tipici della zona di
Catanzaro, probabilmente di Borgia (CZ), Pitera è quasi unico,
Pittera, abbastanza raro, è specifico di Acireale, Catania e
Trecastagni nel catanese, dovrebbero derivare, direttamente o
tramite alterazioni dialettali, da un soprannome originato dal
termine greco πίτυρα, pityra
(crusca),
forse perchè il capostipite ne era produttore o venditore.
Personaggio famoso di queste famiglie fu Antonio Pitaro,
illustre letterato e accademico, docente in medicina
all'università di Salerno e di Napoli, nonchè alla Sorbona di
Parigi fu medico dei Buonaparte. |
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PITASI
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Pitasi è specifico del reggino, di Roccaforte del Greco, Bagnara
Calabra e Cardeto, dovrebbe derivare da un soprannome originato
dal termine greco πετασος petasos (una sorta di
cappello da viaggio a larghe falde). |
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PITILLI
PITILLO |
Pitilli è
quasi unico, Pitillo, molto molto raro, è specifico del
potentino, di Castelluccio Inferiore e Superiore, dovrebbero
derivare dal nome di una località, la Sorgente Pitillo di
Castelluccio Superiore nel potentino. |
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PITITO
PITITTO |
Pitito, praticamente unico, è probabilmente dovuto ad un errore
di trascrizione di Pititto, che ha un ceppo calabrese nel
valentiano a Mileto e San Calogero ed a Laureana del Borrello
nel reggino, ed uno a Pietraperzia nell'ennese.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nel soprannome o nome
medievale Pititto
(forma dialettale di Petitto),
termine che, in italiano antico, significa letteralmente
piccolo, piccolino
(vedi Petit e Pettiti): in questo contesto, per la precisione,
va ricordato che l'aggettivo
petito o
petitto
(da cui il dialettale pititto)
è un antico prestito del francese
petit (piccolo),
caduto in disuso nell'italiano moderno - anche se, nel sud
Italia, l'aggettivo tito
conserva ancora il significato di
piccolo,
trattandosi forse di un aferesi dell'originale petito. In
conclusione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni dei
soprannomi o dei nomi personali dei capostipiti. |
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PITOCCHI
PITOCCO |
Pitocchi ha un ceppo a Concordia sulla Secchia nel modenese, uno
nel perugino ad Umbertide, Citerna e Città di Castello, uno a
Roma ed uno a Calvi Risorta nel casertano, Pitocco è tipico del
centro Italia, con un ceppo a Pescara, uno a Roma e Genazzano
nel romano e nel frusinate ad Alatri, Trivigliano e Vico nel
Lazio, uno molto piccolo nell'iserniese ed uno a Letino nel
vicino casertano, questi cognomi dovrebbero derivare da un
soprannome originato dal termine medioevale
pitochus,
a sua volta derivato dal greco πτωχός ptocos (mendicante,
accattone), probabilmente
attribuito anticamente per alcune caratteristiche
comportamentali dei capostipiti. |
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PITTA'
|
Pittà, tipicamente siciliano, dell'ennese, di Enna ed Aidone e
di Catania, potrebbe derivare da una forma dialettale contratta
del termine greco petalàs
(maniscalco)
probabile mestiere del capostipite. (vedi PITTALA)
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pittà è un cognome siciliano derivato dal cognome greco
Pittás
che significa all'incirca 'pizzaiolo',
poiché in greco 'pítta'
= pizza, sorta di focaccia.
Rohlfs, Cognomi nella Sicilia orientale, p. 150. |
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PITTALA
PITTALA' |
Pittala è sicuramente siciliano, dovrebbe essere dovuto ad un
errore di trascrizione di Pittalà, che ha un ceppo a San Teodoro
nel messinese, a Catania, a Paternò ed Adrano nel catanese ed
uno nell'ennese a Leonforte e Nicosia, dovrebbero derivare dal
termine greco petalàs
(maniscalco)
probabile mestiere del capostipite. |
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PITTALIS
PITZALIS |
Tipico della Sardegna centrosettentrionale Pittalis, della
Sardegna centromeridionale Pitzalis, derivano dal vocabolo
dialettale campidanese pitzali
che significa cima.
Tracce di queste cognominizzazioni si hanno a Sanluri (CA) fin
dal 1500, vi troviamo un certo Antioco Pitzalis vassallo degli
Aymerich, nobile famiglia di origini catalane. |
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PITTALUGA |
Tipico
genovese, deriva da un soprannome dialettale originato da pità
l'uga (beccare l'uva). |
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PITTAMIGLIO |
Molto molto raro è sicuramente ligure, parrebbe del savonese,
potrebbe derivare da un soprannome dialettale originato da
pità
miglio (beccare il miglio) nel senso di rubare il miglio. |
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PITTARI
PITTARO |
Pittari
sembrerebbe originario della Sicilia sudorientale, Pittaro
parrebbe avere 3 ceppi, uno nell'alto potentino, uno tra Venezia
e Padova ed uno nell'udinese, dovrebbero avere origini da
diversi soprannomi dialettali, legati all'allevamento o custodia
dei tacchini quelli veneti e da soprannomi legati al mestiere di
imbianchino quelli meridionali. |
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PITTARELLA
PITTARELLO |
Molto
rari specifici veneziano, potrebbe derivare da un soprannome
legato al mestiere di imbianchino. |
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PITTAU
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Cognome tipico del sud della Sardegna.
integrazioni fornite da
Stanislao Piu
molto probabilmente si tratta del diminutivo di
Sebastiano
che in sardo si dice Pittanu
e in campidanese stretto si pronuncia appunto
Pittau
con l'ultima sillaba -au
molto nasale. E' tipico del campidanese non pronunciare le
-n-
leggere e trasformarle in suoni tipicamente nasali, ad esempio:
tegame, in cagliaritano si dice Tiànu, in campidanese Tiàu con
l'-au nasale.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PITTAU: deriva da Pittanu
> Pittâu:
in lingua sarda è frequente la caduta intervocalica della
“enne”, come angiôi, sirbôi, marjâi, etc. che mantengono
comunque la nasale nella pronuncia. In alcune parti della
Sardegna centrale Pittànu
è ipocoristico di Sebastiano,
che qui da noi in Medio Campidano diventa comunemente Bastiànu.
Il fatto che a Villacidro sia particolarmente diffuso il cognome
Pittâu, ci porta a due ipotesi, o che il vezzeggiativo di
Sebastiano fosse un tempo Pittanu anche a Villacidro, nel Medio
Campidano, o che il capostipite dei Pittâu, avesse origini
barbaricine, come tantissimi altri, generalmente allevatori di
pecore e di capre, dei centri abitati del territorio del monte
Linas, provenienti dalla Sardegna centrale: spesso si trattava
di transumanti che sceglievano la residenza definitiva nei nuovi
pascoli della montagna del Linas. C’è pure un’altra
considerazione da fare: San Sebastiano a Villacidro, insieme a
Sant’Efisio e Sant’Antonio Abate era uno dei Santi protettori
del centro e tra i più festeggiati. Non sappiamo neppure se a
Villacidro il cognome Pittâu fosse presente in periodo
medioevale. Pur disponendo del documento “preziosissimo”, che
noi abbiamo siglato LPDE, La Pace di Eleonora, del 1388,
contenente gli elenchi di tutti i firmatari - rappresentanti,
“villa” per “villa”, della pace richiesta dal re aragonese alla
regina di Arborea, in cambio della restituzione del marito
Brancaleone e del figlio Mariano, tenuti prigionieri a Cagliari,
i firmatari di Villacidro non ci sono. Tale centro era però
incluso, dal 1324, nei possedimenti del Regno catalano aragonese
di Sardegna. Dal 1326, al 1409, allorquando “Villaxidro”
rientra definitivamente nel Regno catalano aragonese di
Sardegna, la documentazione storica non è ben chiara. Villacidro
nel 1326 fu assegnato al Comune di Pisa. Ma sappiamo che dal
1365 al 1409, gli Arborensi ripresero di fatto, ma non di
diritto, tutta la ex Curadorìa di Gippi, di cui il centro faceva
parte. Sta di fatto che i firmatari della LPDE, di quella
“villa”, non figurano. Tra i quali firmatari figura invece,
Pittau Petro, ville Selluri, ** Selluri – Sedduri – Seddori:
odierno Sanluri. Et ego Capula Marcus …sindicus, actor et
procurator ville Selluri…seu a Petro De Castay, locuntenente
capitanei et Margiano Costa, locuntenente potestatis terre
Selluri et omnibus habitatoribus dicte terre, congregatis. X die
januarii 1388. Ricordiamo con il nome Pittanu (non cognome), il
poeta sardo Sebastiano Moretti, conosciuto come “Pittanu”, di
Tresnuraghes (1868 – 1932), che io ho soprannominato il Pindaro
della Letteratura Sarda, per la eccezionale varietà stilistica e
formale dei suoi canti in lingua sarda (vedi nel Web –
Sebastiano Moretti Pittanu –). Nella storia contemporanea
citiamo Monsignor Giuseppe Pittâu di Villacidro, scelto da papa
G. Paolo II, in data 26 settembre 1998, quale segretario della
Congregazione per l’Educazione Cattolica. (vedi nel Web –
maioba: un gesuita di Villacidro alla conquista del Giappone).
Attualmente il cognome Pittau è presente in 109 Comuni d’Italia,
di cui 47 in Sardegna: Villacidro 282, Cagliari 89, Sanluri 68,
Samassi 57, etc. |
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PITTELLA
PITTELLI
PITTELLO |
Pittella ha un ceppo a Lauria nel potentino, uno ad Isola di
Capo Rizzuto nel crotonese ed uno molto piccolo a Messina ed a
Catania, Pittelli è decisamente calabrese, con un ceppo nel
catanzarese a Davoli, Soverato, Catanzaro e Satriano, ed uno nel
cosentino a Castrovillari, San Lorenzo Bellizzi e Civita,
Pittello, sempre calabrese, è quasi unico, dovrebbero derivare
da soprannomi basati sul termine greco arcaico
petalàs (maniscalco)
probabile mestiere del capostipite. |
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PITTER
PITTERI |
Pitter, estremamente raro è veneto, Pitteri è specifico
veneziano, troviamo tracce di questa cognominizzazione a Venezia
nella prima metà del 1700 con il libraio stampatore Francesco
Pitteri.
integrazioni fornite da
Luigino Mondini
potrebbe derivare da un soprannome, in dialetto veneziano i
piteri
sono i vasi da fiori. |
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PITTO
|
Cognome tipico del genovese, dovrebbe derivare da un soprannome
probabilmente originato da una caratteristica fisica il vocabolo
genovese pitto
(becco o naso) si potrebbe riferire ad una persona con un naso
particolarmente imponente.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pitto è cognome diffuso nel Levante ma concentrato soprattutto a
Genova. Riprende verosimilmente un soprannome basato sull'agg.
pictus
o un deverbale da pittâ
(cfr. Pittaluga). |
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PITTON
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Pitton ha un ceppo veneto a Portogruaro (VE) ed a Meduna di
Livenza e Motta di Livenza nel trevigiano, ma il ceppo
principale è friulano tra Cordenons e Pordenone e tra Teor e
Palazzolo dello Stella nell'udinese, dovrebbe derivare da
soprannomi originati dal vocabolo dialettale friulano
pitton (tacchino)
forse per l'atteggiamento o per un comportamento particolarmente
altezzoso del capostipite. |
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PITTORA
PITTORRA
PITTORRU
PITTURRO
PITTURRU |
Tipici del Gallurese, Pittorra e tipico di San Teodoro (OT),
Pittorru è tipico di Sant`Antonio Di Gallura (OT), Pitturru è
tipico di Arzachena e Luogosanto (OT), Pittora e Pitturro sono
chiaramente dovuti ad errori di trascrizione, dovrebbero tutti
derivare da soprannomi originati dal vocabolo sardo
pittorra
(petto) forse motivati dall'essere il capostipite un tipo
pettoruto e aitante. |
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PITTORINO |
Assolutamente rarissimo parrebbe dell'isola di Salina nelle
Eolie. |
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PITZIANTI
PIZZIANTI |
Pitzianti è specifico del cagliaritano, di Cagliari, Dolianova e
Sestu, Pizzianti, praticamente unico, sempre sardo, è una forma
italianizzata del precedente, che dovrebbe derivare da un
soprannome sardo originato dal termine
pitzianti
(ortica,
la pianta urticante), forse ad indicare un carattere
particolarmente scorbutico del capostipite. |
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PITZOLO
PITZOLU
PIZZOLU |
Tutti decisamente sardi, Pitzolo, praticamente unico, è del
sassarese, Pitzolu ha un ceppo a Macomer nel nuorese ed a Nuoro,
ed uno a Santu Lussurgiu nell'oristanese ed a Cagliari, Pizzolu,
quasi unico ha qualche presenza nel cagliaritano e nel
sassarese.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PITZOLU; PIZZOLU; PITZOLO: c'è una distinzione da fare:
pìtzolu
ha un significato ben preciso,
pitzòlu ne ha un altro, del
tutto diverso. Pìtzolu
infatti ha il significato di
picciolo, piccolo: denaro spicciolo
e deriva dal toscano antico
picciolo =
moneta fiorentina, che era la quarta parte
del denaro; o può derivare
anche dall'italiano spicciolo,
col significato di moneta di
poco valore.
Pitzòlu
invece è il diminutivo di pitzu
= strato, falda
etc. ed ha il significato di
strato sottile, come ad esempio
la pelle del corpo o il guscio dell'uovo, che in Campidano
chiamiamo inoltre, pilloncu o cròxu. Quindi il significato
dipende dall'accento tonico e dalla pronuncia. Intanto il
cognome, indipendentemente dalla pronuncia e dal significato e
nelle sue varianti, è presente nelle carte medioevali e moderne
della lingua e della storia della Sardegna. Tra i firmatari
della Pace di Eleonora, LPDE, del 1388, abbiamo: Piciolu
Molenteddu, ville de Sardara, ** SARDARA MONTIS REGALIS...11
GENNAIO 1388, et ego...Gadulesu Margiano habitator velle
Sardara, sindicus actor et procurator universitatis Contrate
Montis Regalis et villarum et etc. In posse Virde Andrea, Virde
Joanne, de Civitate Sasseri, notarii publici, die XI Januarii
1388; Piçòlu Joanne, ville Ecclesiarum. ** Villa
Ecclesiarum.odierno Iglesias. Et ego De Nelli Pelipaparius
Ludovicus, civis et habitator terre et Ville
Ecclesiarum.sindicus, procurator universitatis Ville
Ecclesiarum.seu a Formenyino Joanne, capitano, camerlengo Ville
Ecclesiarum di Sigerro. Omnibus habitatoribus dicte terre Ville
Ecclesiarum, congregatis in Curia Magna.in posse Virde Andree,
quondam Virde Joannis de Civitate Sasseri.nona die januarii
1388. Sempre nella storia medioevale, ricordiamo Pitzolu
Giovanni, cittadino di Villa di Chiesa (Iglesias), che, durante
la ripresa della guerra tra il Giudicato d'Arborea e il ragno
catalano aragonese di Sardegna, al momento dell'assalto delle
truppe giudicali alla città, il 3 ottobre 1391, salvò il
vessillo regio (aragonese), nascondendolo in casa sua. Nei
documenti medioevali è più volte citato inoltre Pizzolo
Guantino, che fu vescovo della diocesi di Dolia, oggi scomparsa,
del regno giudicale di Càlari, dal 1206 al 1226. Della Età
Moderna ricordiamo Pitzolo Girolamo, avvocato, intendente
generale delle finanze del regno di Sardegna, in periodo
sabaudo(Cagliari 1747 - 1795). Fu a capo delle truppe che nel
1793 resistettero all'assalto della flotta francese alla città
di Cagliari. Durante la rivolta di Cagliari - Castello del 1795,
il Pitzolo, coinvolto in una macchinazione ordita dai suoi
avversari politici, fu ucciso a colpi di pistola. Attualmente il
cognome Pitzolu è presente in 33 Comuni italiani, di cui 18 in
Sardegna: Macomer 33, Santu Lussurgiu 13, Nuoro 11, etc. Il
cognome Pizzolu è presente in3 Comuni sardi: Sestu, Cagliari e
Tresnuraghes, tutti con un solo nucleo familiare. Il cognome
Pitzolo è presente in due soli Comuni: Sassari 6, Alghero 2. |
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PIU
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Diffusissimo in tutta la Sardegna, dovrebbe derivare dal nome
sardo Piu
(Pio).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PIU: piu
in lingua sarda significa pelo,
capello e sta per
pilu o
pilo.
(vedi il cognome Pilo). Da non sottovalutare la voce latina
pius
(aggettivo), che significa pio,
onesto, religioso, virtuoso,
etc. Non avendolo trovato nelle carte antiche della lingua e
della storia della Sardegna, supponiamo si tratti di un cognome
moderno. Per avere la certezza bisognerebbe prendere in
osservazione i registri anagrafici degli archivi storici
municipali o parrocchiali o diocesani: un lavoro che si potrà
fare solo con la collaborazione delle persone che portano questo
cognome, che siano interessate a saperne di più sul proprio
passato genealogico e che siano interessate a comunicare alla
direzione di questo sito il risultato delle proprie ricerche.
Attualmente il cognome Piu è presente in 238 Comuni italiani, di
cui 94 in Sardegna: Sassari 318, Cagliari 132, Pozzomaggiore 81,
Nuoro 59, etc. |
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PIUMA
PIUMI |
Piuma è
assolutamente rarissimo, probabilmente del nord Italia, Piumi
sembra tipico emiliano, della zona tra Reggio e Bologna,
potrebbero derivare dal nome di paesi come toponimi come Piuma
nel goriziano. |
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PIUMAZZI |
Piumazzi,
molto molto raro, ha presenze nel pavese e nel bolognese,
dovrebbe derivare dal nome del paese di Piumazzo nel modenese,
il cui nome dovrebbe derivare dall'antico nome medioevale
Castrum Plumacium, cioè cittadella delle piume o piumosa, grazie
ai semi piumosi dei pioppi che abbondano in quell'area. |
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PIUNTI
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Piunti
ha un ceppo nel Piceno a San Benedetto del Tronto,
Monteprandone, Grottammare, Acquaviva Picena, Spinetoli ed
Ascoli Piceno, che si estende anche nel teramano a Martinsicuro
ed Ancarano, l'origine etimologica è oscura. |
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PIVA
|
Diffuso in tutto il nord, dovrebbe derivare da un soprannome
legato al vocabolo piva
(strumento a fiato), probabilmente come suonatore di piva, ma
bisogna considerare anche la possibilità che il soprannome sia
legato ad aspetti del comportamento del capostipite,
fare la piva
è un modo dialettale per tenere
il broncio,
essere una piva,
richiamando il suono lamentoso dello strumento, significa ad
esempio lagnarsi spesso. |
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PIVETTA
PIVETTI
PIVI |
Pivetta è specifico dell'area che comprende le province di
Treviso, Venezia e Pordenone, Pivetti parrebbe specifico del
modenese, di Modena e Carpi e del modenese, con un ceppo forse
non secondario nell'area milanese e bergamasca, Pivi ha un ceppo
a Rimini e Sant'Arcangelo di Romagna, a Novi di Modena e Cesena,
dovrebbero derivare, direttamente o tramite ipocoristici, dal
termine piva
o pivo
che hanno sia il significato di strumento musicale a fiato, la
radice etimologica è la stessa di
pipa che,
derivando dal termine alto tedesco
pfifa (fischio,
zufolo, piffero), significò
inizialmente proprio strumento a
fiato, sia
ragazza o
ragazzo
da cui ad esempio il vocabolo
pivello, un'altra possibile
origine e da soprannomi legati al termine
pivetto (piviere,
uccello trampoliere palustre).
Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nella seconda
metà del 1500 a Bergamo in un atto giudiziario dove si legge:
"...certo acquisto fatto dalla città l'anno 1587 li 16 marzo da
donna Cattarina moglie relitta del quondam Cristoforo Trevini de
Pivetti molinaro di una casa posta in borgo San Leonardo della
contrata di Broseta chiamata la casa del Trevini per la
magnifica città di Bergamo ...". |
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PIVIDOR
PIVIDORE
PIVIDORI |
Pividor, abbastanza raro, è tipico dell'udinese, Pividore, quasi
unico, è sempre dell'udinese, Pividori, il più comune è
friulanodell'udinese, di Tarcento, Reana del Rojale, Pagnacco,
Tricesimo, Udine, Nimis e Dignano, con un ceppo anche a Trieste,
dovrebbero derivare da un soprannome dialettale originato dal
termine friulano arcaico pividor
(piviere,
un tipo di uccello palustre commestibile molto buono). |
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PIVIERE
PIVIERI |
Piviere è quasi unico, Pivieri, assolutamente rarissimo,
parrebbe ligure, dovrebbe derivare da un soprannome originato
dal termine piviere
(uccello trampoliere)
originato dal provenzale pluvier,
potrebbe anche essere possibile una derivazione dal termine
medioevale piviere
(Pieve o ripartizione
territoriale). |
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PIZZABALLA |
Pizzaballa è decisamente lombardo, specifico del bergamasco, di
Verdellino, Spirano, Urgnano, Dalmine, Osio Sotto e Caravaggio,
dovrebbe derivare da un soprannome dialettale originato da un
termine dialettale lombardo arcaico per uno logorroico o anche
che accende le discussioni, un attaccabrighe. |
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PIZZALA |
Assolutamente rarissimo, sembrerebbe tipico dell'alto comasco,
sull'origine di questo strano cognome si possono solo fare delle
ipotesi, potrebbe essere possibile che derivi da un soprannome
dialettale originato dal vocabolo
piz zalà
(nell'alto comasco e nel Canton Ticino è comune la sostituzione
della s con la z) con il significato di pesce salato.
integrazioni fornite da
Giambattista Pizzala
da mie ricerche risulta che il cognome Pizzala sia una
deformazione di Pitz taller,
ossia provenienti della valle
del Pitz [n.d.r.
tal in tedesco significa valle e taller in ladino è il
valligiano], (il Pitz è
un torrente che percorre l'omonima valle austriaca, si veda
Sankt Leonard im Pitztall). Il cognome è stato poi trasformato
in Pitztal
dagli svizzeri, in seguito italianizzato in Pizzala, quando i
miei Avi paterni si sono trasferiti definitivamente in Italia,
precisamente in quel di Civello di Villa Guardia, in provincia
di Como. |
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PIZZARDO |
Tipico di
Rovigo, deriva dal cognome medioevale Pizardus di origini
spagnole ( ricordiamo uno dei famosi Conquistadores Francisco
Pizarro), cognome di cui abbiamo un esempio nel Codice
Diplomatico della Lombardia medievale dove sotto l'anno 1144 in
un atto di vendita è citato un certo Martinus Pizardus in
qualità di fattore di una proprietà terriera appartenente al
monastero di Morimondo (MI). |
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PIZZATI
PIZZATO
PIZZATTI |
Pizzati
sembrerebbe lombardo, Pizzato è decisamente veneto, Pizzatti,
assolutamente rarissimo, potrebbe essere di origini toscane.
Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo in Lunigiana a
Pontremoli dove in un rogito del 2 gennaio del 1471 si cita un
Pizzato del fu Battista olim Luchino Pizzati. |
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PIZZEGHELLA
PIZZEGHELLO
PIZZIGHELLA
PIZZIGHELLI
PIZZIGHELLO |
Pizzeghella è specifico di Verona, Pizzeghello è del padovano,
di Padova, Albignasego, Saccolongo, Piove di Sacco e Pontelongo,
e di Camisano Vicentino nel vicentino, Pizzighella è tipico del
veronese gardesano, di Castelnuovo del Garda e Mezzane di Sotto,
e di Verona, Pizzighelli, quasi unico, sembrerebbe laziale, e
potrebbe essere l'esito dell'emigrazione veneta in occasione
della bonifica Pontina, Pizzighello, molto molto raro, ha
presenze in Piemonte ed in Veneto, dovrebbero derivare da
soprannomi basati sul termine dialettale veneto antico
pizzegar
(mordicchiare, spiluccare,
spizzicare), da un arcaico
piccegar,
forse a sottolineare un particolare comportamento dei
capostipiti. |
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PIZZETTI |
Sembrerebbe avere tre ceppi, nel nord milanese, nel reggiano e
nel senese, dovrebbe derivare dal nome medioevale germanico
Pizzo, o anche dall'aferesi del nome medioevale italiano Opizzo.
Tracce di questo cognome si hanno nel milanese fin dal 1600, a
Sondrio troviamo atti redatti dal notaio Maffeo fu Giacomo
Antonio Pizzetti di Mazzo (SO). |
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PIZZI
PIZZO |
Pizzi è diffuso a macchia di leopardo in tutt'Italia, Pizzo
sembra essere tipico siciliano, con un possibile ceppo nel
Veneto, dovrebbero derivare dall'aferesi del nome medioevale
italiano Opizzo,
ma in alcuni casi possono derivare da nomi di località. |
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PIZZICA
PIZZICHELLA
PIZZICHELLI
PIZZICHELLO
PIZZICHETTA
PIZZICHETTI
PIZZICHI
PIZZICHINI
PIZZICHINO
PIZZICO
PIZZICON
PIZZICONI
PIZZICOTTI
PIZZICOTTO |
Pizzica sembra specifico di Ripa Teatina e della provincia di
Chieti, Pizzichi, molto raro, è del senese, Pizzico è quasi
unico, Pizzichella, Pizzichelli e Pizzichello sono molto rari è
dovrebbero essere del centro Italia, Pizzichetta parrebbe del
foggiano, Pizzichetti ha un ceppo nel viterbese ed uno nel
foggiano, Pizzichini ha un ceppo marchigiano ed uno romano,
Pizzichino, rarissimo, sembrerebbe della zona tra beneventano ed
avellinese, Pizzicone è probabilmente dovuto ad un errore di
trascrizione di Pizziconi che è tipico della provincia di Roma,
Pizzicotti sembra specifico dell'anconetano, Pizzicotto è quasi
unico.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Pizzica ha un nucleo principale nel chietino, Pizzichi è
tipicamente toscano, con ceppi maggiori nel senese e nel
fiorentino, Pizzico, rarissimo, sembra essere originario del
chietino, Pizzichella e Pizzichello, unici, si riscontrano
rispettivamente a Roma e a Novate Milanese (MI), Pizzichelli,
molto raro, è tipico per lo più del centro Italia, dove si trova
maggiormente nel romano e nel perugino, Pizzichetta, rarissimo,
sembra essere originario del foggiano, Pizzichetti ha ceppi
maggiori nel viterbese e nel foggiano, Pizzichini, presente per
lo più fra il nord e il centro nord del paese, ha il suo
epicentro fra l'anconetano e il maceratese e un ceppo minore nel
perugino, Pizzichino, rarissimo, sembra avere un ceppo nel
ravennate e uno nell'avellinese, Pizzicone, quasi unico,
dovrebbe essere abruzzese, Pizziconi ha un nucleo principale nel
romano, Pizzicotti è specifico dell'anconetano, Pizzicotto,
quasi unico, si riscontra soltanto nel modenese e nel savonese,
tutti questi cognomi derivano dal nome medievale
Pizzico,
nato come variante (o forse come forma ipocoristica) del nome
Pizzo
o Piccio,
che in italiano antico significa
piccolo, piccolino
(da intendersi probabilmente in senso affettivo, come avviene
nei nomi medievali Piccolo,
Piccino, Piccirillo, etc); in
alcuni casi, tuttavia, non si può escludere una derivazione
dallo stesso termine pizzico,
ad indicare particolari caratteristiche fisiche o
comportamentali. In conclusione, dunque, si tratta delle
cognominizzazioni o dei nomi personali dei capostipiti o di
soprannomi loro attribuiti. |
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PIZZICAROLA
PIZZICAROLI |
Pizzicarola. rarissimo, è specifico del frusinate, Pizzicaroli
un pò meno raro è romano, derivano da soprannomi originati dal
vocabolo dialettale pizzicarolo (salumiere).
integrazioni fornite da
Antonino Pizzicaroli
Pizzicaroli derivato da Pizzicarola, si trovava a Strangolagalli
(FR) sin dal 1500. Risiedono a Pofi, Priverno e Sezze, oltre che
in Canada ed in USA. Esiste un'altro ceppo di Pizzicaroli
originario di Cerreto Laziale (Roma). |
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PIZZIGONI |
Molto
raro sembrerebbe specifico del milanese. |
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PIZZINAT
PIZZINATI
PIZZINATO |
Pizzinat, molto raro, è del trevisano, di Cordignano e Sarmede
in particolare, Pizzinati è quasi unico, Pizzinato è molto
diffuso in tutta l'area che comprende il vicentino, il padovano,
il trevisano, il veneziano, il pordenonese e l'udinese, in
particolare nel padovano a Padova, Cadoneghe e Vigonza, nel
trevisano a Conegliano e Santa Lucia di Piave, e nel pordenonese
a Porcia, Sacile, Pordenone e Caneva, si dovrebbe trattare di
forme patronimiche tipicamente venete in
-ato e
varianti, riferite ad un capostipite il cui padre si chiamasse
Pizzo,
che attraverso una forma ipocoristica sia diventato
Pizzino
(vedi PIZZINI e PIZZI). |
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PIZZINI
PIZZINO |
Pizzini dovrebbe essere proprio dell'areale coperto dalle
province di Sondrio, Brescia, Verona e Trento, si trova inoltre
un probabile ceppo nel cosentino, Pizzino ha un ceppo nel
bresciano, uno nel cosentino ed uno nel messinese, l'origine più
probabile è da una forma ipocoristica del nome medioevale
germanico Pizzo,
ma non è da escludere per i rami calabresi e siciliani, una
derivazione da toponimi come Pizzo (VV). Del cognome Pezzini si
hanno tracce in un atto del 16 maggio 1653, in Sondrio "in aula
inferiori pallatii iuris", dove "...Costantino Artaria di
Postalesio, curatore nell'escussione dei beni di
Pietro Pizzini, assegna ai sindici della
comunità di Fusine, case, terreni e beni vari. Notaio di
Castione, Giovanni Pietro Perari fu Giacomo di Castione.". |
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PIZZIRUSSO |
Pizzirusso è specifico di Sant'Angelo dei Lombardi e di Lioni
nell'avellinese, dovrebbe derivare originariamente da un
soprannome ed in seguito da un nome di località, infatti possono
coesistere le due ipotesi: di una derivazione dal nome della
contrada Pizzi Russi
del comune di Ceppaloni nel beneventano, distante una quarantina
di chilometri dalla zona attuale di insediamento del cognome, e
che deriva il suo nome da quello di un certo Nicola Fumo detto
Pizzirusso abitante di quella contrada, cui diede il nome in
epoca rinascimentale, o di una derivazione diretta da un
soprannome. |
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PIZZIUTI |
Pizziuti, estremamente raro, è specifico di Venezia, dovrebbe
derivare da un soprannome basato sul termine dialettale
marinaresco veneziano arcaico
pizziuto (un |
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PIZZOCCHERO
PIZZOCHERA
PIZZOCHERO
PIZZOCRI |
Pizzocchero è rarissimo, dovrebbe essere lombardo, Pizzochera è
assolutamente raro e tipico del lodigiano, Pizzochero rarissimo
è specifico del sudmilano, Pizzocri è raro e specifico del
sudmilano. Tutti questi cognomi hanno una radice comune, le
variazioni sono dovute alle diverse trascrizioni fatte dagli
addetti alla registrazione, dovrebbero derivare da un soprannome
originato dal vocabolo arcaico pizzochero o bizzochero (di colui
che pur essendo laico veste abiti talari, baciapile). |
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PIZZOFERRATO |
Pizzoferrato ha un grosso ceppo a Pratola Peligna in provincia
dell'Aquila, ed un ceppo più piccolo a Roma, dovrebbe derivare
dal nome del paese teatino di Pizzoferrato, probabile luogo
d'origine dei capostipiti. |
|
PIZZOL
PIZZUL |
Pizzol è
specifico del trevigiano, Pizzul, assolutamente rarissimo, è
goriziano, dovrebbero derivare da un soprannome originato dalla
piccola statura del capostipite, troviamo traccia di questo uso
nel Trentino nel 1300 in un atto dove viene citato un certo
Pizzol da Serravalle. |
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PIZZOLATI
PIZZOLATO |
Pizzolati
è quasi unico, Pizzolato sembrerebbe specifico veneto della zona
che comprende le province di Vicenza, Venezia e Treviso, è
presente un ceppo primario anche in Sicilia nel trapanese, il
ceppo veneto probabilmente deriva da un soprannome originato
dalla piccola statura del capostipite, il ceppo siciliano è più
difficile da indagare. |
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PIZZOLITTO |
Pizzolitto è tipico di San Michele al Tagliamento nel veneziano
al confine con l'udinese, con qualche presenza anche a Concordia
Sagittaria e Portogruaro sempre nel veneziano viciniore e
nell'udinese a Latisana e Ronchis, ed a San Vito al Tagliamento
nel pordenonese, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale
con il significato di piccolino, probabilmente a sottolineare la
piccola corporatura del capostipite. |
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PIZZOLONGO |
Pizzolongo, ormai quasi scomparso, sembrerebbe tipicamente
molisano di Larino (CB) in particolare, potrebbe derivare da un
nome di località, come ad esempio Pizzolongo di Capri (il luogo
dove viveva Curzio Malaparte), ma non si può escludere
un'origine da un soprannome. |
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PIZZOLOTTI
PIZZOLOTTO |
Pizzolotti, quasi unico, dovrebbe essere dovuto ad errate
trascrizioni di Pizzolotto, che è specifico del trevisano, di
Valdobbiadene e Morgano, dovrebbero derivare da una forma
ipocoristica di un soprannome dialettale originato dalla piccola
statura del capostipite, equivarrebbe all'italiano
piccoletto. |
|
PIZZONE
PIZZONI |
Pizzone è
molto raro, ha un ceppo nel chietino ed uno nel catanese,
Pizzoni ha un nucleo originario nel perugino ed uno nella
Lombardia centro orientale, sembra inoltre avere un ceppo nella
zona orientale dell'udinese, potrebbero derivare da toponimi
come Capizzone (BG), Pizzone (IS) ecc. Tracce di questa
cognominizzazione le troviamo in Friuli nel 1600, in un atto
troviamo infatti la cessione del Paluduzzo Pizzoni, una vasta
proprietà terriera situata non lontano da Muzzana del Turgnano
(UD) dall'Illustre Signor Adamo Pizzoni al Conte Domenico
Novelli. |
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PIZZORNI
PIZZORNO |
Pizzorni è soprattutto dell'alessandrino e genovese, con un
ceppo anche a Mentana nel romano, Pizzorno è caratteristico
dell'area che comprende l'alessandrino, il savonese ed il
genovese, potrebbero derivare dal nome del paese di Pizzorno,
una località di Isola Santa nel lucchese in alta Garfagnana, o
anche dal nome di Pizzorne, una frazione di Villa Basilica,
sempre nel lucchese, ma l'origine più probabile è dall'antico
nome germanico Pietzhorn
. I Pizzorno furono nella seconda metà del 1600 una famiglia di
imprenditori ferrieri di Rossoglione nel genovese. |
|
PIZZORUSSO |
Pizzorusso è specifico del casertano, di Lusciano, di
Trentola-Ducenta e di Aversa, dovrebbe derivare dal nome
originato dalla forma aferetica del nome
Opizzo
con aggiunto il termine russo,
probabilmente motivato dal fatto di essere il capostipite
rosso di capelli
e di chiamarsi Opizzo. |
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PIZZULLI
PIZZULLO
PIZZULO |
Pizzulli sembrerebbe specifico del tarentino e del vicino
barese, in particolare di Ginosa nel tarentino, Pizzulo è
specifico di Vallesaccarda e Trevico nell'avellinese, Pizzullo
ha un ceppo a Vallesaccarda ed uno a Palermo, dovrebbero tutti
derivare da un soprannome originato dal termine dialettale
pizzulu
(pizzico),
probabilmente motivato dall'esilità e bassa statura dei
capostipiti, ma non si può trascurare la possibilità che derivi
invece da un soprannome originato da caratteristiche presenti
nel luogo di abitazione della famiglia, dove era forse presente
un pizulus
o pizulo
(muretto a scarpata addossato a
una parete), come possiamo
leggere in questo documento dell'anno 1086: "... non inbeni
fundamentum a pars meridie ad faciendum pizulo in eadem casa que
ad lavorandum incipi solummodo ipso pariete de ipso pizulo de
ipso casile ... et dimitteret me lavorare ipso proprio eorum
pizulo . iusta eodem pizulo a parte mea et super eodem trave
ponere ...". |
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PIZZURRO |
Pizzurro è tipicamente siciliano, con un ceppo nel palermitano a
Montelepre, uno a San Filippo del Mela nel messinese ed uno a
Calatafimi nel trapanese, dovrebbe derivare da un soprannome
originato da un termine dialettale arcaico per
focacciaro,
probabile mestiere del capostipite.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pizzurro è cognome siciliano e calabrese, viene dal termine
dialettale calabrese 'pizzurru'
= precipizio.
Rohlfs 150. |
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PIZZUTI
PIZZUTO |
Pizzuti
sembra avere oltre al nucleo principale nel Lazio, anche un
ceppo tra napoletano e salernitano ed uno nel cosentino, Pizzuto
ha un ceppo nel Molise che dovrebbe derivare dal toponimo
Castelpizzuto (IS), uno in Puglia ed uno in Sicilia, questi
cognomi dovrebbero derivare da nomi di località legati al
vocabolo pizzo (cima) e starebbe ad indicare la provenienza da
una località montana come ad esempio Monte Pizzuto nel reatino. |
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PLACANICA |
Placanica
è tipicamente calabrese di Catanzaro e di Roccella Ionica e
Caulonia nel reggino, dovrebbe derivare dal toponimo Placanica
(RC). |
|
PLACIDO |
Presente a macchia di leopardo in tutt'Italia, sembrerebbe più
probabilmente di origini meridionali, ha un ceppo a Rionero In
Vulture (PZ) e a Foggia, deriva dal nomen latino Placidus di cui
abbiamo un esempio nei Carmina
di Sidonius Apollinaris : "...Aetium Placidus mactavit semivir
amens, vixque tuo impositum capiti diadema, Petroni...". |
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PLATANE'
PLATANI
PLATANI'
PLATANO |
Platanè e
Platanì, praticamente unici, sono siciliani, Platani,
assolutamente rarissimo, ha presenze in Emilia e qua e là nel
centro Italia, Platano, abbastanza raro, ha un piccolo ceppo a
Fumane nel veronese, uno a Roma, uno piccolo a Napoli ed uno
ancora più piccolo a Montelepre nel palermitano, potrebbero
derivare dal nome di paesicome Aci Platani nel catanese,
Acquaviva Platani nel nisseno, San Biagio Platani
nell'agrigentino, o altri toponimi o località caratterizzate
dalla presenza di boschi di platani. |
|
PLATANIA |
Platania sembrerebbe tipicamente siciliano di Catania e del
catanese, di Misterbianco, Paternò, Gravina di Catania,
Mascalucia, San Giovanni La Punta e tanti altri piccoli
comuni, con ceppi anche a Siracusa e nel siracusano, dovrebbe
derivare o dal toponimo calabrese Platania (CZ) o dal vocabolo
neogreco platania
(plataneto o bosco di platani)
ad identificare forse una caratteristica dell'abitazione del
capostipite situata in prossimità di un plataneto. |
|
PLATAROTI
PLATEROTI |
Plataroti
è assolutamente rarissimo, Plateroti, comunque molto raro, è
tipico di Gioia Tauro (RC), dovrebbero derivare dal toponimo
Plati' (RC). |
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PLATI
|
Molto
raro sembrerebbe avere un nucleo nella bergamasca ed uno nel
materano, potrebbe derivare dal nomen latino Platorius, mentre
quello meridionale potrebbe derivare dal toponimo Plati' (RC). |
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PLATINETTI
PLATINI |
Platini è abbastanza raro, Platinetti lo è decisamente di più,
sono entrambi specifici del novarese, potrebbero derivare dal
nome medioevale Platinus, nome di cui si hanno tracce ad esempio
nel 1480 in una lettera di Leonardo da Vinci leggiamo:
"...Platinus Joanni Thomae, Plato patruo S. D. Tetrastichon meum
his litteris inclusum..."
integrazioni fornite da
Giacomo Ganza / Villa di Tirano (SO)
Platìni (accentazione piana) è probabilmente originario di
Fontaneto d'Agogna, paese nei pressi di Novara. Qui ancora oggi
esiste il nucleo più forte di questa famiglia. Già nel 1600 i
Platini risultano nello stato delle anime della parrocchia di
Fontaneto d'Agogna. Il cognome verrebbe da un soprannome del
dialetto arcaico "plat", col significato di calvo, etimologia
già accertata da Ottavio Lurati (studioso ticinese) per il
cognome ticinese Piattini, da "piat" calvo. Platinetti, diffuso
nella stessa zona geografica di Platìni, meno frequente del
cognome precedente, è un diminuitivo. |
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PLATONE
PLATONI |
Platone ha un ceppo a Napoli, Platoni ha un piccolo ceppo nel
parmense a Borgo Val di Taro, ed uno più consistente a Perugia e
Deruta nel perugino, dovrebbero derivare dal nome greco
Platone,
il nome del famosissimo filosofo greco Πλάτων,
Plàton,
probabilmente portato dai capostipiti, il celebre filosofo che
diede avvio tra l'altro al mito di Atlantide citandola nei suoi
dialoghi Timeo e Crizia. |
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PLATTI
PLATTO |
Platti ha un ceppo nel lecchese a Pasturo, ed un ceppo nel
viterbese a Capranica, Platto è tipico del bresciano, di
Castrezzato, Castelcovati, Brescia e Chiari, dovrebbero derivare
da un soprannome originato dal termine latino
plattus (piatto)
o anche da una forma alterata derivata dal nomen latino
Plautus,
un principio di questa cognominizzazione lo troviamo a Milano in
una Carta venditionis
dell'anno 1184: "...Et inde estiterunt fideiussores omni
tempore, ita ut quisque insolidum possit conveniri, Guilielmus
qui dicitur de la Porta et Rogerius Tinctor et Burrus qui
dicitur Plattus atque Ambroxius qui dicitur de Bollate , de
suprascripta civitate...", altre tracce di queste
cognominizzazioni le troviamo ad esempio nella prima metà del
1700 nel sondriese a Fusine, dove opera il notaio Matteo Plattus
fu Giovanni, nella seconda metà del 1700 a Caprino Bergamasco
troviamo, in qualità di commissario della Valle San Martino, un
certo Venantius Plattus. |
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PLESCIA |
Plescia ha un ceppo ad Ururi nel campobassano, con presenze
significative anche a Termoli ed a Palata, sempre nel
campobassano, ed un ceppo nel palermitano a Piana degli
Albanesi, Palermo e Villafrati, cognome di origini albanesi,
dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine albanese
plesht
(pulce),
forse motivato dalla ridotta statura dei capostipiti. |
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PLINI
PLINIO |
Plini ha un ceppo a Spoleto nel perugino ed a Penna in Teverina
e Terni nel ternano, ed un ceppo molto consistente a Roma ed uno
ad Amatrice nel reatino, Plinio ha un piccolissimo ceppo a Roma
ed uno a Termoli nel campobassao, dovrebbero derivare dal nomen
latino Plinius,
il nome gentilizio della Gens
Plinia, ricordiamo i due
Plinii: Gaio Plinio Secondo, conosciuto come Plinio il Vecchio,
autore della Naturalis Historia, che morì durante l'eruzione del
Vesuvio che distrusse Pompei, e Gaio Plinio Cecilio Secondo,
conosciuto come Plinio il Giovane, scrittore latino nipote del
precedente, che descrisse in una delle sue epistole l'eruzione
del Vesuvio durante la quale morì suo zio. |
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PLOTEGHER |
Plotegher è tipico del trentino, di Folgaria, Rovereto, Trento e
Calliano, con un ceppo anche a Bolzano, ed uno piccolissimo a
Pescantina nel veronese, potrebbe derivare dal termine
dialettale medioevale germanico
plota (lastra
di pietra) e riferirsi forse
all'attività di estrattore di lastre di pietra da usarsi come
tegole. |
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PLUCHINO |
Pluchino è tipico della Sicilia meridionale, del ragusano in
particolare e di Ragusa e Modica soprattutto, ma anche di
Vittoria e Scicli, di Catania e di Avola, Siracusa e Pachino nel
siracusano, potrebbe derivare dall'italianizzazione del cognome
medioevale francese Ploukin,
che sembrerebbe derivare dal termine medioevale francese
pluquer
(beccare),
usato particolarmente in Picardia, regione a nord di Parigi,
ricordiamo Philippus Ploukin che divenne Procuratore Generale a
Parigi nel 1372. |
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PLUDA
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Pluda è
specifico del bresciano, di Borgosatollo in particolare, di
Brescia, Lonato, Castenedolo, Montirone e Botticino, dovrebbe
derivare dal nome di Pluda, una frazione di Leno, paese
bresciano posto tra Manerbio e Ghedi, probabile luogo d'origine
dei capostipiti. |
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PLUTINO |
Specifico
di Reggio Calabria, deriva dal nome greco bizantino Plutinus di
cui abbiamo traccia nel XI° secolo a Bagnara Calabra (RC):
"...et Girardo monacho ipsius monasterii et Relia abbate sancti
Helie de Spileo et Leone de Melicocca et presbitero Plutino et
presbitero Anania et Nichiforo fratre eius...". |
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POCHETTINO |
Molto
raro è tipico della provincia piemontese, dovrebbe derivare da
un nome di località. |
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POCCI
POCCIA
POCE
POCI |
Pocci ha un ceppo toscano nel senese a Sovicille, Siena e Colle
di Val d'Elsa, con un piccolo ceppo a Piteglio nel pistoiese, ed
uno laziale a Roma e Velletri, Poccia è specifico della zona tra
latinense e casertano, di Minturno, Formia e Spigno Saturnia nel
latinense e Sessa Aurunca e Mondragone nel casertano, Poce ha un
ceppo laziale, a Roma e Colleferro nel romano, a Ferentino ed
Anagni nel frusinate ed a Prossedi nel latinense, ed uno
molisano a Campobasso e Riccia nel campobassano, Poci è
salentino, di Mesagne nel brindisino e di Squinzano e Campi
Salentino nel leccese, questi cognomi, di lontana origine
ebraica, dovrebbero derivare da soprannomi dialettali
dispregiativi basati su alterazione medioevali del termine
latino pulex
(pulce). |
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POCOVAZ |
Pocovaz, quasi unico, è probabilmente di origine giuliana,
potrebbe derivare da un soprannome sloveno originato dal termine
pokovec
(ragazzino molto vivace, che letteralmente salta qua e là come
un capretto). |
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PODA
DE PODA |
Poda è un cognome specifico di Flavon (TN), De Poda,
assolutamente rarissimo, è una variazione dal precedente.
ipotesi fornite da Aldo
Piglia, Milano
Il cognome Poda è attestato a Flavon (TN) sin dal XVI° secolo.
Ci sono almeno tre rami di Poda: i Poda dall'Olio, i Poda dei
Gianpodi, ed i Poda de Neuhaus. Quest'ultimo ramo trasse la
seconda parte del suo cognome dall'attribuzione del 22 aprile
1701 di un titolo nobiliare ad Antonio Poda (1650-1720) da parte
dell'Imperatore Leopoldo I° di Germania. Attualmente, questo
ramo è conosciuto semplicemente con il cognome de Poda.
(Informazioni tratte da
http://www.trentinoheritage.com/flavon.htm)
La diffusione di questi cognomi è ancora ristretta ai comuni di
Cunevo e Flavon in Val di Non, salvo la dispersione originata
dal fenomeno dell'emigrazione che ha interessato questa zona
dalla fine dell'Ottocento fino ad almeno gli anni Settanta. Di
alcuni Poda che vivono in provincia di Bolzano o a Milano è
verificato che sono nati o hanno avuto genitori nati a Flavon. |
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PODDA
PODDI
PODDIE
PODDO
PODDU |
Podda è molto diffuso in tutta la Sardegna, soprattutto al
centrosud, Poddi ha un ceppo principale a Scano Di Montiferro e
Cabras (OR), ma è ben presente anche a Oristano ed a Cagliari, e
sembrerebbe esserci un piccolo ceppo anche nel ternano a Terni e
Narni, Poddie è specifico del nuorese di Belvì e Tonara, Poddo e
Poddu sono quasi unici, potrebbero derivare da un soprannome
originato dal vocabolo sardo
podha (farina)
forse attribuito a famiglie di mugnai o di panettieri.
integrazione fornita da
Giuseppe Concas
PODDA: gallina,
polla. Da podda deriva poddine/i, che è la crusca per le galline
(in latino pollinis). È presente anche nelle carte antiche della
Sardegna: tra i firmatari della Pace di Eleonora del 1388:
Podda Masulino, jurato ville Petra Veurra (* Petra
Veurra.distrutto. Campitani Majoris); Podda Anthonio, jurato
ville Nuraci Niello(Nuraxinieddu); Podda Barcolo, ville de
Sardara; Podda Petro, ville Stolo (*Stolo.o Stolu.villaggio
distrutto .. Laconi et Contrate Partis Alença). Nella variante
più antica: Polla Comita, ville Solgono(odierno Sorgono:
Mandrolisay e Barbagia di Belvì), Polla Guantino, jurato ville
Nurau Albu (* Nurau Albu.distrutto. Campitani Majoris); Polla
Michele, ville Mahara (Villamar); Polla Porcu Leonardo, majore
(sindaco, amministratore) ville Forru Ville Noa(Villanovaforru).
Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, *CSNT XI°, XII° sec.,
troviamo: Polla Gosantine, teste in una compera: "comporaili a
Nigellio Serpio, su de Bonorçoli, terra in Funtana de Caballos
in Andronice, tenende a ssa ki li comporai a Gabini de Puçolu,
et abe s'atera parte sa ki li copmporai a fiios de Gosantine
Bacca. Et deibili III berbeces in tremisse, et V moios d'oriu,
et IIII de tridicu: puspare li feci sollo, a boluntade de pare
(ho comperato da Nigellio Serpio, quello di Bonorzoli, un
terreno in Fontana dei cavalli, in Andronice (località tra
Semestene e Cossoine), confinante con quella che comprai da
Gavino de Puçòlu e dall'altra parte con quella che comprai dai
figli di Costantino Bacca. E gli diedi 3 pecore per (del valore)
un terzo di soldo, e 5 moggi (moggio equivale a 40 litri: per le
misure delle granaglie, come anche delle terre, si usava il
litro) d'orzo, e 4 di grano, in tutto del valore di un soldo,
d'accordo entrambi (il valore del soldo aureo era equivalente a
10 pecore o 9 capre: un buon giogo di buoi aveva il valore di 8
soldi - iugu in VIII sollos. Nel Condaghe di Santa Maria di
Bonarcado, *CSMB XI°, XII° sec., troviamo con il cognome Polla
un'intera famiglia, in una partizione di servi: Elene, Iorgi,
Orzoco, Zipari (partirus fiios de Zipari Polla.levait clesia (di
Santa Maria) ad Elene et a Iorgi su patre .et Orzoco remansit a
comune.= divisi i figli di Zipari Polla.la chiesa prese Elene e
Giorgio il padre. e Orzoco rimase in comune.). Attualmente è un
cognome diffuso in 359 Comuni d'Italia di cui 146 della
Sardegna: nell'isola la distribuzione è abbastanza omogenea.
Ritroviamo il cognome Podda anche in USA, i due Stati,
California e New York, con un nucleo familiare ciascuno. |
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PODDINE |
Poddine, abbastanza raro, è tipico di Sassari e del sassarese e
di Assemini (CA) e del cagliaritano, con un ceppo anche a
Genova.
integrazione fornita da
Giuseppe Concas
PODDINE è la crusca per i polli, dal latino
pollinis.
Attualmente è presente in Italia in 21 Comuni, di cui 7 della
Sardegna. |
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PODENZANI |
Rarissimo, dovrebbe essere specifico del sud milanese, dovrebbe
derivare dal toponimo Podenzano (PC). |
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PODESTA'
POTESTA' |
Podestà è
specifico del genovese, con un ceppo forse secondario in
provincia di Roma, Potestà, molto più raro sembra più romano che
ligure, si potrebbe comunque trattare di una variazione da un
ceppo primario comunque ligure, derivano dalla carica di
podestà, massimo livello amministrativo dell'Italia medioevale,
con funzioni di reggitore della città e giudice. |
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PODETTI |
Tipico
della zona di Commezzadura e Malè nel trentino, potrebbe
derivare da un soprannome originato dal vocabolo dialettale
podetto (sorta di coltellaccio). |
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PODORIESZACH |
Podorieszach, assolutamente rarissimo, è specifico dellarea
orientale dell'udinese, dovrebbe derivare dalla forma etnica
slovena con suffisso -szak,
che sta per cittadino di,
del toponimo Podoriehi,
il nome slavo di un'antica frazione di Savorgna nell'udinese. |
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PODRECCA
PODREKA |
Podrecca
è decisamente friulano, di Cividale del Friuli, Ronchis, Udine e
Trieste, Podreka, estremamente raro, è triestino, potrebbero
derivare da modificazioni dialettali del toponimo Podresca di
Prepotto nell'udinese, ma, molto più probabilmente, dovrebbero
derivare da modificazioni dialettali sloveno friulane del
termine Patriarca (nome della massima carica religiosa nelle
Venezie), il termine Podreka identificava quanti al servizio
del Patriarca di Aquileia lavoravano nelle sue proprietá o le
amministravano. |
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POERIO
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Ha un
nucleo campano tra Napoli e Pozzuoli ed uno nel crotonese, le
radici calabre risalgono almeno al 1200, nel 1601 si legge:
"...Nocte luna exoritura prorex Henrico Poerio mandat ut octo
signa veteranorum educeret, et ad occiduam castrorum partem
aciem instrueret....", dal 1715 i Poerio furono Baroni di
Belcastro (CZ). |
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POFFA
|
Poffa ha un piccolo ceppo a Carmagnola nel torinese ed uno nel
bresciano, a Brescia e Ghedi, dovrebbe derivare da antichi nomi
di località basati sul termine dialettale medioevale
poffa (concavità,
avvallamento del terreno), come
a solo titolo d'esempio quella chiamata
poffa lovera
o pofa luera
nella zona di Quinzano d'Oglio nel bresciano. |
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POGGELLI
POGGETTI
POGGETTO |
Poggelli,
assolutamente rarissimo, sembrerebbe toscano, forse del
lucchese, Poggetti è specifico della Toscana, con massima
concentrazione nel pisano, a Pontedera e Castelfranco di Sotto
ed a Piombino nel livornese, ha buone presenze anche nel
viterbese ed a Roma, Poggetto, quasi unico, potrebbe essere
dovuto ad errori di trascrizione del precedente, questi cognomi
dovrebbero derivare da soprannomi originati da una forma
ipocoristica del luogo di provenienza dei capostipiti, come ad
esempio Castelpoggio nel carrarese, Poggio di Camporgiano nel
lucchese, Poggio di Marciana nel livornese o altri simili. |
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POGGI
POGGIATO
POGGIO |
Poggi
dovrebbe avere due grossi nuclei, uno tra il milanese, il
pavese, l'alessandrino e piacentino e la Liguria, Poggiato è
assolutamente raro, dovrebbe essere della zona veronese, Poggio
ha un nucleo nell'alessandrino, astigiano, savonese e genovese,
dovrebbero derivare o da soprannomi legate a caratteristiche
della zona, o da toponimi come Poggio d'Asti (AT) e Poggio di
San Remo (IM). |
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POGGIANTE
POGGIANTI |
Poggiante, quasi unico, è del napoletano, Poggianti è toscano,
di Livorno e Piombino nel livornese, di Cascina e Pontedera nel
pisano e di Lastra a Signa e Castel Fiorentino nel fiorentino,
potrebbero derivare da soprannomi arcaici basati sul fatto che i
capostipiti provenissero da una zona collinare (da
un poggio o
collina). |
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POGGIOLI
POGGIOLO |
Poggioli
è tipico dell'Emilia e Romagna, con ceppi nel piacentino, nel
modenese, nel bolognese,nel ferrarese, nel ravennate, forlivese
e riminese e nel pesarese, Poggiolo sembra essere unico ed è
probabilmente un errore di trascrizione del precedente, potrebbe
derivare da toponimi come Poggioli nel modenese o Poggiolo nel
pavese, ma è pure possibile si tratti di forme ipocoristiche
originate in forma patronimica da padri di capostipiti chiamati
Poggio o Poggi di soprannome o cognome. |
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POGGIONI |
Abbastanza raro dovrebbe essere specifico della zona tra le
province di Arezzo, di Pistoia e quella di Perugia, dovrebbe
derivare da un nome di località, come ad esempio il Castello dei
Poggioni nel cortonese, o Poggioni nel pistoiese o la località
Poggione (SI). |
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POGLIAGHI
POGLIANI
POIAGHI
POIAGO |
Pogliaghi è molto raro è tipico del milanese, così come Pogliani
che è però molto più diffuso, Poiaghi, assolutamente rarissimo,
sembrerebbe del sudmilanese, Poiago è quasi unico, dovrebbero
derivare dal toponimo Pogliano Milanese (MI) o da toponimi
scomparsi come Polliago di cui abbiamo traccia in un
Breve consignationis feudi
ad Arcagnago (MI) (nei pressi di San Giuliano Milanese) del
1199: "...a mane de Zendatariis, a meridie Morandi, a sero
Sancti Ambrosii, a monte illorum del Polliago, campus dicitur
Gera de Burgo...". |
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POGLIANO |
Tipico del torinese, dovrebbe derivare da nomi di località come
ad esempio Pogliano di Moncucco Torinese (TO) il toponimo
Pogliano è abbastanza diffuso in nord Italia, derivando dal
latino Publi Agmina
cioè i campi (accampamenti) di Publio. |
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POGNA
POGNI |
Pogna,
molto raro, è tipico di Sellero (BS) in Valcamonica, Pogni,
ancora più raro, sembrerebbe del vicentino, potrebbero derivare
dal cognomen latino Apponius, ma più probabilmente derivano da
soprannomi come sembra suggerire una sentenza del 1624 a Bergamo
dove viene citato un certo: "...Santo Tosino, detto il Pogna,
daziere di Calcio...". |
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POGNANI |
Assolutamente rarissimo, tipico del mantovano, dovrebbe derivare
dal toponimo Pognano (BG). |
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POIDOMANI |
Poidomani è un cognome specifico della Sicilia meridionale, di
Modica nel ragusano in particolare, ma anche di Ragusa, Ispica e
Vittoria nel ragusano e di Rosolini nel siracusano, potrebbe
derivare da un'italianizzazione dell'antico termine greco ποιμήν
poimen (pastore),
probabile mestiere svolto dai capostipiti, troviamo tracce di
questa cognominizzazione a Comiso nel ragusano fin dal 1500. |
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POILLUCCI |
Estremamente raro è tipico di Sulmona (AQ).
integrazioni fornite da
Fabio Paolucci
Cognome di difficile interpretazione e di debole diffusione,
sembrerebbe presentare due ceppi principali nel comune abruzzese
di Sulmona e nella città di Trieste. Dal punto di vista
etimologico, salvo nuove scoperte archivistiche nei rispettivi
luoghi dove il cognome è maggiormente radicato, propenderei per
la derivazione dalla cognominizzazione in senso patronimico del
nome di persona Pollio,
divenuto Poillucci per trasposizione della vocale "i",
variazione in senso vezzeggiativo del nome del Capostipite e
pluralizzazione del cognome del ceppo al fine di indicare
l'intero nucleo familiare. Si hanno tracce del vocabolo
Pollius
fin dall'antichità, quando veniva designata con tale nome, di
incerta etimologia, una tribù romana. Pollius divenne ben presto
cognomen: ricordiamo a tal proposito due personaggi illustri e
di spiccato ingegno, quali furono l'architetto Marcus Vitruvius
Pollio (ca 80/70 a.C. - ?), autore del famosissimo trattato
intitolato De architectura,
e il console Gaius Asinius Pollio ( 76/75 a.C. - 5 d.C.),
oratore, poeta e storico di fama. E' possibile, se ragioniamo in
questa direzione, che i due ceppi di Sulmona e di Trieste siano
di origine diversa, salvo probabili migrazioni avvenute in
passato che hanno consentito ai Poillucci abruzzesi di
impiantarsi al Nord, in Friuli Venezia Giulia. |
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POL
|
Sembrerebbe originario della zona di Conegliano nel trevigiano,
dovrebbe derivare da una forma dialettale del nome Paolo. |
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POLA
|
Pola è ben presente in Lombardia, in Trentino, nel ferrarese e
nel sassarese, si dovrebbe trattare di una forma matronimica
originata da capostipiti la cui madre si chiamasse
Pola,
forma arcaica di Paola,
in alcuni casi potrebbe derivare dal nome della città dalmata di
Pola. |
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POLACCHI
POLACCHINI
POLACCO |
Polacchi,
molto molto raro, parrebbe romano, Polacchini, tipicamente
emiliano ha un ceppo a Mirandola e Finale Emilia nel modenese,
con ceppi secondari anche a Bologna e Cento nel ferrarese,
Polacco ha vari ceppi in giro per la penisola, a Venezia, Verona
e Trieste, nell'anconetano, a Cava dei Tirreni nel salernitano
ed a Giovinazzo nel barese, dovrebbe trattarsi di etnici o di
suoi diminutivi indicando una provenienza dalla Polonia della
famiglia. |
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POLATI
POLATO |
Polati, molto raro, parrebbe del veronese, Polato è molto
diffuso in tutto il Veneto, si dovrebbe trattare di forme
patronimiche venete in -ato
del nome Polo e si riferirebbero quindi a famiglie di figli di
uno chiamato Polo. |
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POLCI
POLICI |
Polci ha un ceppo marchigiano tra maceratese e Piceno, uno
nell'aretino ed uno a Roma, Polici, molto molto raro, è romano,
dovrebbero derivare dal cognomen latino
Policius
o Pulicius
(vedi PULICE). |
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POLCINI
POLCINO
TARTAGLIA-POLCINI |
Polcino e Polcini sono cognomi tipicamente beneventani.
integrazioni e stemma
forniti da Fabio Paolucci
Molte ipotesi sono state formulate circa l'origine del nome del
paese Pietrelcina (ex Pietralcina), a noi tutti noto per aver
dato i natali a San Pio da Pietrelcina: la più accreditata fa
risalire il nome del borgo a Policenus (che in latino significa
pulcino), nome del Signore normanno che nel XII sec occupò il
feudo dando il nome "Petra Polcina" al borgo: il termine "Petra"
indicava la roccia calcarea sulla quale si ergeva l'antico
nucleo abitativo. Il passaggio del nome da Pietra Polcina a
Pietra Elcina avvenne nell'anno 1687. Cronache interessanti sul
terremoto del 5 giugno 1688 riferiscono che il disastroso
cataclisma distrusse l'antico palazzo baronale: durante
l'operazione di rimozione delle macerie fu rinvenuta una pietra
riportante una chioccia e dei pulcini abbozzati dallo scalpello.
Era probabilmente questo lo stemma dei Polcini. Attualmente sono
presenti nel beneventano più nuclei con questo cognome: il più
noto è il ramo dei Tartaglia - Polcini di Circello, imparentato
con le famiglie più nobili del luogo e tra queste annoverato nel
testo "I comuni della provincia di Benevento", A. Meomartini, ed
1907. Secondo accreditati studiosi di Araldica, dalla Provenza
questa famiglia si stabilì nei primi anni del X° secolo in
Toscana, ed ebbe il Patriziato di Firenze, ereditario. Passò
verso il 1625 nel Napoletano con Andrea, il quale fondò una
cappella gentilizia nella chiesa dei Riformati. Domenico fu
Vescovo di Ariano nel 1770. Ebbero il feudo Baronale di
Rocchetta. Un altro ramo passò in Sicilia ottenendo la Signoria
sulla città di Ostuni nel 1364 da Carlo I° d'Angiò e quella di
Anglona e di Cilanza. Federico III° Re di Sicilia investì
Ruggero figlio di Oddo dei feudi di Regalgio e di Tortoreto nel
1639. Federico ebbe nel 1453 il feudo di Graniti in territorio
di Francavilla e Pietro, di lui figlio, quelli di Camastra e
Castelluzzo. Il cognome Polcino è presente a Colle Sannita fin
dalle prime documentazioni cinquecentesche: sono registrati
molteplici nuclei familiari con tale cognome (ma si trova anche
Porcino, con ogni probabilità cognome originario del ceppo
collese), per lo più dediti all'attività agricola. La forma
pluralizzata Polcini inizia ad essere documentata a Colle a
partire dall'800. Il fatto che gli stessi nuclei familiari si
trovano registrati sia con il cognome nella forma originaria al
singolare che nella forma pluralizzata, induce a considerare che
era prassi comune nei secoli scorsi indicare le persone con un
determinato cognome adoperando entrambe le forme: solitamente,
nella vita quotidiana, con l'espressione "i Polcini" si indicava
l'intero nucleo familiare, mentre con l'espressione "il
Polcino", al singolare, si indicava il singolo componente di
quella famiglia (tale situazione è riscontrabile per quasi tutti
i cognomi studiati). Una famiglia Polcini, ma non di Colle
Sannita, fu potente in passato: i Polcini, poi Tartaglia -
Polcini, di Circello, ceppo Polcini estraneo e disgiunto dai
vari Polcino e Polcini di Colle Sannita. I Tartaglia - Polcini
discendono da don Giuseppe Polcini, nobiluomo nato verso la metà
del 700 che fu amministratore dei beni di don Ottavio Mormile,
duca di Campochiaro (Ambasciatore dei Borbone a Parigi all'epoca
del Congresso di Vienna, morto nel 1836). L' "Eccellentissimo
Magnifico don Almerico Meomartini", mio antenato diretto, spesso
curava gli affari dell'amico duca, anticipandogli le rendite in
ducati d'argento, che don Giuseppe Polcini gli restituiva poi in
qualità di amministratore del duca. Il duca di Campochiaro,
oberato dai debiti di gioco, fu costretto a vendere tutte le sue
proprietà, che furono acquistate proprio dal Polcini e dal
Meomartini, che videro i propri patrimoni accrescersi a
dismisura. Il cognome Tartaglia - Polcini si formò verso la
prima metà dell'Ottocento dall'unione tra il nobiluomo notaio
Don Donato Tartaglia di Castelpagano e Donna Alfonsa Polcini di
Circello (discendente di don Giuseppe), dai quali nel 1832
nacque nel paese paterno l'illustre medico Don Nicola Tartaglia
- Polcini, erudito nei più disparati settori della cultura
(lingua latina, religione, studi giuridici e filosofici,
biologia, medicina e scienza) al quale è intitolata la piazza
principale di Circello. Dai Libri Baptizatorum dell'anno 1832 di
Circello si legge: "Oggi ventinove marzo milleottocentotrentadue
D. Giacomo Polcini di Circello col mio permesso ha battezzato un
infante nato ad ore deciassette del dì venticinque del detto al
quale ha imposto il nome di Nicola figlio delli coniugi Notar
Donato Tartaglia e della Signora Alfonsa Polcini. La commadre è
stata Raffaella Polcini di Giuseppe, ed in fede. Nista
Arciprete". Di questo illustre Casato sono i nobili Tartaglia -
Polcini di Benevento e Circello, discendenti dei coniugi
Cavaliere della Corona don Giacomo Tartaglia - Polcini (1868 -
1941) di Circello e donna Luisa de Paulis, figlia dei nobili
collesi don Raffaele e donna Teresa Meomartini.
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POLELLA
POLELLI
POLELLO
POLI
POLIN
POLINI
POLINO
POLO
POLUCCI
POLUZZI |
Polella, quasi unico, potrebbe derivare da alterazioni dei
successivi, Polelli è specifico del ferrarese, di Ro, Ferrara e
Copparo, Polello ha un ceppo a Chioggia e presenze a Porto Tolle
nel rovigoto, Poli è diffusissimo in tutto il nord Italia,
mentre Polo è più propriamente veneto, anche se sembrerebbe
avere un ceppo secondario nella penisola salentina ed uno nella
Sardegna nordoccidentale, Polin sembra specifico del trevisano,
di Paese e di Montebelluna, Polini ha ceppi tra bergamasco e
bresciano, un Romagna, nel Piceno, a Roma e nel frusinate e nel
barese, Polino sembrerebbe tipicamente campano in particolare
del salernitano e del vicino potentino, con un ceppo anche nel
cosentino ed in Sicilia tra messinese ed ennese, Polucci, molto
molto raro, ha presenze nel maceratese e nel romano, Poluzzi è
tipico di Bologna e del bolognese, di San Giovanni in Persiceto,
Budrio e San Pietro in Casale, derivano, direttamente o tramite
varie forme ipocoristiche, dal nome medioevale
Polo, una
variazione del cognomen latino
Paullus o direttamente del
cognomen latino Polus.
Inutile citare il famosissimo esploratore veneziano Marco Polo
(1254-1324); in alcuni casi possono anche provenire da uno dei
tanti toponimi contenenti la radice Polo, quali: San Polo (PC) -
(PR), San Polo dei Cavalieri (RM), San Polo di Piave (TV), San
Polo in Chianti (FI), San Polo Matese(CB), ecc. |
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POLENGHI |
Polenghi,
decisamente lombardo, dell'area a sud di Milano, è molto diffuso
a Milano, Lodi e lodigiano e nel cremonese, dovrebbe derivare
dal nome del paese cremonese di Polengo, una frazione di
Casalbuttano (CR), probabile luogo d'origine dei capostipiti. |
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POLENTA |
Polenta è
un cognome tipico di Ancona e dell'anconetano, di Osimo,
Castelfidardo, Polverigi, Camerano, Numana e Falconara
Marittima, dovrebbe derivare dal nome del toponimo Polenta,
Castello con villaggio attualmente nel territorio di Bertinoro
nel cesenate ai confini con il ravennate, famoso è stato il
casato dei Da Polenta che governò la Signoria di Ravenna dal
1287 al 1441. |
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POLERA
POLERI |
Polera è un cognome ormai quasi scomparso in Italia, sembrerebbe
originario della provincia di Catanzaro, forse di San Vito sullo
Ionio, Poleri, estremamente raro, sembrerebbe essere dovuto ad
errori di trascrizione del precedente, di origini etimologiche
oscure, potrebbe derivare da un soprannome dialettale originato
dal termine greco poli
(città). |
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POLESANA
POLESANI |
Polesana
è tipico di Feltre nel bellunese, Polesani, praticamente unico,
sembrerebbe del veronese, potrebbe trattarsi di una forma etnica
indicante una provenienza dei capostipiti dalla zona rovigota
del Polesine o della zona istriana di Pola, ma esiste anche
l'ipotesi alternativa che i cognomi possano derivare da un
soprannome che stesse ad indicare il fatto che i capostipiti
fossero degli allevatori di pollame. |
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POLESANO
POLISANO |
Polesano, praticamente unico, dovrebbe essere il frutto di
un'errata trascrizione del cognome Polisano, che è tipicamente
siciliano, di Valderice, Trapani e Buseto Palizzolo nel
trapanese, di Palermo, di Delia e Caltanissetta nel nisseno e di
Ravanusa nell'agrigentino, che dovrebbe derivare da una forma
etnica aferetica riferita agli abitanti o a chi provenisse da
Baseapolis,
l'antico nome bizantino di Polizzi nel palermitano. |
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POLESEL |
Specifico della zona che comprende le province di Venezia,
Treviso e Pordenone, deriva da un soprannome dialettale con il
significato di pollastrello,
forse per una particolare ingenuità del capostipite. |
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POLESINI
POLESINO |
Polesini, assolutamente rarissimo, è specifico della bassa
bresciana, Polesino, quasi unico, è probabilmente dovuto ad
un'errata trascrizione del precedente, che dovrebbe derivare dal
nome del paese di Polesine di Pegognaga nel mantovano, ma è pure
possibile una derivazione da un soprannome originato dal termine
dialettale polesin
(pollastrello, tacchinello). |
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POLETTI
POLETTO |
Poletti è
tipico del nord Italia, Poletto è specifico del Veneto e del
basso Friuli con un ceppo non secondario anche nel torinese,
possono derivare da toponimi come Poletto Mantovano e Poletto
Veronese, o anche direttamente da una modificazione del nome
Paolo. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo in un
atto di donazione del 1624 effettuata da un certo D. Pietro
Poletto di Rivara (TO). |
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POLIANDRI |
Poliandri, molto raro, è tipico del Piceno nella zona al confine
con il teramano, zona di Roseto degli Abruzzi e Giulianova (TE),
potrebbe derivare dal nome latino
Poliander,
ma è pure possibile una derivazione da soprannomi originati dal
significato del termine (uomo
grigio). |
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POLICANTE |
Policante è specifico del veronese, di Sant'Ambrogio di
Valpollicella, Montecchia di Crosara e Verona, dovrebbe derivare
dal verbo tardo latino policare
(sgusciare, sgranare, estrarre
dal baccello), forse ad
indicare nel capostipite un coltivatore di piselli, troviamo
tracce di questa cognominizzazione a Dolcè nel veronese fin
dagli inizi del 1600, quando in un atto di affitto agrario viene
citato un certo Benedetto Policante. |
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POLICASTRI
POLICASTRO |
Policastri è specifico di Corigliano Calabro nel cosentino,
Policastro è diffuso nell'area campano, lucano, pugliese, in
particolare nel salernitano a San Gregorio Magno e Salerno, e ad
Andria nel barese, dovrebbero derivare da toponimi come
Policastro Bussentino nel salernitano o Petilia Policastro nel
crotonese, ma è pure possibili che derivino da località
individuabili dalla presenza di un
grande castello
dal greco polukastron.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Policastri, Policastro è cognome campano e pugliese. Viene dal
toponimo Policastro Bussentino (SA) frazione di Santa Marina.
Toponimo storico. Policastro, greco 'palaiòs-kastron'
(secondo il Rohlfs), latino 'castrum'
= "antico castello".
Altra ipotesi: da 'polis'
e 'kastron'
= "città fortificata". |
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POLICRITI |
Policriti è tipico del reggino, di Polistena in particolare,
dovrebbe derivare dal nome greco
Policritos,
ricordiamo lo scultore greco con questo nome.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Policriti è cognome calabro-siciliano ma molto presente nel
Lazio e sporadicamente al Nord. Potrebbe derivare dall'aggettivo
greco 'polikrìtos'
che significa 'svariato,
distinto' o anche, con grafia
leggermente diversa, 'ricco di
biade, di orzo'. POLICRITO fu
uno scultore greco del V secolo a.C. |
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POLIDORI
POLIDORO
PULIDORI
PULIDORO |
Polidori è molto diffuso nella fascia centrale che comprende
Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio, Polidoro è
più tipico di Abruzzo, Lazio, napoletano e Basilicata, Pulidori
è tipicamente toscano, di Empoli, Barberino di Mugello e Firenze
nel fiorentino, di Prato e di Livorno, Pulidoro, sembrerebbe
unico, derivano tutti, direttamente o tramite alterazioni, dal
nome medioevale Polidorus
di cui abbiamo un esempio nel
Genealogie deorum Gentilium secundum Johannem Boccaccium de
Certaldo: "...Polidorus, ut
testatur Lactantius, filius fuit Agenoris, de quo preter nudum
nomen haberi nil puto, esto Theodontius de isto leuem faciat
mentionem, sed longe antiquiorem isto Agenore illum dicit...".
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Polidoro deriva dal nome personale
Polidoro
derivato dal nome personale greco
Polydoros,
composto da "polys"
= molto
e "doron"
= dono, regalo. |
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POLIERI
POLIERO
PULIERI
PULIERO |
Polieri è specifico di Bari, Poliero ha qualche presenza nel
padovano e veneziano ed un piccolo ceppo a Napoli, Pulieri è
tipicamente pugliese del tarantino, di Maruggio, Pulsano,
Manduria e Faggiano, Puliero, molto raro, ha un ceppo a Dolo e
Spinea nel veneziano ed a Verona, dovrebbero derivare dal nome
medioevale Polierus,
di cui abbiamo un esempio d'uso nel 1600: ".. Quamvis ille
Polierus a sententia, quam sequor, in omnia diversa eat; non
tamenpauca et in hoc argumento ulteriori meditationi momenta
suppeditavit; et in alia apocalyptica materia in quibusvis
satisfecit ..", ma è anche possibile che derivino da soprannomi
basati sul termine arcaico, in uso nei territori della
Serenissima e con questa in contatto,
poliero o
puliero (puledro),
del quale termine abbiamo un esempio d'uso in uno scritto del
1580 ad Aquileia nell'attuale Friuli: "Comparse alla presenza
del Clarissimo Signor Proveditor soprascritto, il Reverendo
Monsignor Giacomo Nordis Canonico d'Acquileia, et ricchiese et
dimandò per Sua Signoria Clarissima dovergli esser concesso
licencia di poter metter al pascolo sopra l'Isola soprascritta
di Montoni per questa presente stagione li infrascritti suoi
Cavalli, obligandosi di pagar per conto della recognitione dui
para de Caponi, buoni et grassi, al quale sua M. Clarissima
concesse licencia con l' obligo sopradetto presenti il Signor
Thadeo Lardi Capitano delle Ordinanze di Grado, messer Domenego
Vidali spenditore di Casa, et ser Gasparo Cattaben Vice
Cavalier, Testimonij etc. Un puliero griso de anni dui in circa,
balzan d'un pie da dredo, Et fazzudo. Un altro puliero morello
de anni dui in circa, balzan de drio de dui piedi. Dui Cavalle,
una bianca et l'altra rossa. Un Caval griso dell' Istesso pello
del puliero. ...". |
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POLIFRONE
POLIFRONI |
Sia
Polifrone che Polifroni sono tipici del reggino, il secondo,
meno raro, è specifico di Ciminà e Locri.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Originari del reggino, ma presenti anche nel nord e centro nord
del paese, i cognomi Polifrone e Polifroni derivano dal nome
medievale Polifrone,
l'italianizzazione cioè del personale greco
Polyphron,
che, composto dagli elementi
polys (molto)
e phrontis
(pensiero, riflessione),
può essere tradotto come colui
che pensa molto,
che ha molte idee
(nell'epica antica, ad esempio, Polyphron era uno degli epiteti
attribuiti ad Ulisse). In conclusione, dunque, si tratta delle
cognominizzazioni dei nomi personali dei capostipiti.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Polifroni è cognome calabrese che corrisponde al cognome greco
Polychronis
da 'polychronios'
= di molti anni.
Rohlfs 211. |
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POLIMENA
POLIMENE
POLIMENI
POLIMENO |
Polimena è tipico della zona di Specchia (LE), Polimene sembra
del napoletano, sono entrambi rarissimi, Polimeni è specifico di
Reggio Calabria dove è molto diffuso, Polimeno ha un nucleo
importante nel Salento ed uno nel reggino, dovrebbero derivare
dal nome greco Polémon, con questo nome è noto Polemone
eresiarca del IV° secolo.
informazioni fornite da
Fabio Paolucci
Esistono diverse varianti del cognome Polimeni (Polimena,
Polimene, Polimeno), le cui aree di distribuzione in Italia
potrebbero indurre a svelare una possibile origine comune.
Polimeni è tipico dello Stretto, registrato in maniera
consistente a Reggio Calabria e a Messina e in altri comuni tra
Reggio e Vibo, ma diffuso anche a Roma, Milano, Torino e Genova
con ogni probabilità per effetto del fenomeno di migrazione dal
Sud al Nord della nostra Penisola. Polimeno è presente a Reggio
ed in particolare a Lecce, ma lo si trova anche a Napoli,
Milano, Torino e Roma. Polimena sembrerebbe, invece, una
variante locale della forma cognominale Polimeno, in quanto
estremamente raro in Italia e presente solo nel leccese. Ultima
variante da prendere in considerazione è la forma Polimene,
diffusa in Abruzzo, Molise e in modo più significativo a Napoli
e nella sua provincia costiera. Si potrebbe in tal senso
ipotizzare che il cognome si sia formato in Calabria, a Reggio,
dove persiste in maniera più consistente insieme alla variante
Polimeno, e che poi si sia irradiato nel resto del paese nel
corso dei secoli, modificandosi a seconda delle realtà
linguistiche e dialettali locali dei luoghi scelti come dimora:
il movimento migratorio sarebbe avvenuto prima al Sud, da Reggio
a Lecce e a Napoli, e poi, in tempi molto più recenti, da Roma
in su. Dal punto di vista etimologico ritengo che il cognome
possa avere più ipotetiche derivazioni: potrebbe trattarsi di
una modifica del nome di derivazione araba Solimanus (da
Sulayman, derivato a sua volta dall'ebraico Selomoh), che, come
il tipico saluto arabo salam, significa salute, pace (l'ipotesi
può essere avvalorata dal duplice fatto che il cognome nasce in
zone costiere del Sud Italia, continuamente trafficate
soprattutto in epoca medievale da navi di mercanti provenienti
dal Medio Oriente, e che inoltre la zona dello Stretto è da
sempre a contatto, per ovvi motivi geografici, con la Sicilia,
in epoca medievale occupata a lungo dagli arabi). Altra
ipotesi, forse più valida della prima, spinge a considerare la
derivazione dal termine latino polimen, al genitivo polimenis,
che significa globetti ornamentali di metallo oppure testicoli:
dovremmo pensare quindi ad un soprannome assegnato al
capostipite in modo scherzoso per mettere in risalto i suoi
genitali (forse perchè molto fecondo). Ancora altre ipotesi di
origine possono essere formulate se si considera il nome greco
Polemon, molto frequente nell'antichità (un filosofo ateniese
dell'Accademia, un re del Ponto, un ammiraglio di Alessandro e
un pittore alessandrino avevano tale nome) e probabilmente
diffusosi nella antica Magna Grecia (Reggio rientra nella
colonizzazione greca): l'aggettivo Polemoneus significava di
Polemone. Di provenienza greca è anche il nome femminile
Polyhymnia, nome appartenente addirittura ad una Musa.
Un'ultima considerazione va fatta se prendiamo in esame il nome
greco latinizzato Polimelus, col significato di padrone delle
greggi. Dal mio punto di vista, in definitiva, l'ipotesi più
plausibile è che il cognome trae la sua origine dal termine
latino, già menzionato prima, polimen ironicamente attribuito al
capostipite.
ipotesi fornite da Nicola
Polimena
un'altra ipotesi potrebbe essere una derivazione dal participio
medio del verbo greco classico
poleo (barattare,
vendere)
polúmenos/e/on
e potrebbe indicare il mestiere del capostipite. |
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POLISENA
POLISENO
POLISSENA
POLISSENI |
Polisena è distribuito nell'area che comprende il Lazio
meridionale, il campobassano, il beneventano ed il foggiano,
Poliseno è tipicamente pugliese, di Bari, Palo del Colle,
Bitonto e Triggiano nel barese e di Foggia, Polissena,
praticamente unico, è del latinense, Polisseni, quasi unico è
settentrionale, dovrebbero derivare dal nome latino
Polissena
o Polisseno,
ricordiamo Πολυξένη Polusene latinizzata in
Polissena,
una delle figlie di Priamo nell'Iliade, l'uso della forma
maschile di questo nome lo troviamo ad esempio ne
l'Impostore
di Carlo Goldoni: "..Fazzo reverenza a sior dottor Polisseno.
Cossa alo da comandarme? ..". |
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POLISTENA |
Polistena
è tipico di Scilla e di Santa Cristina d`Aspromonte nel reggino,
dovrebbe derivare dal toponimo Polistena nel reggino. |
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POLITANO
POLITANO' |
Politano ha un ceppo campano a Pietradefusi nell'avellinese, a
Napoli ed a San Giorgio del Sannio e Benevento nel beneventano,
ha un ceppo pugliese molto consistente a Leverano nel leccese,
un ceppo calabrese nel cosentino a Cosenza, Amantea, Paola,
Lago, Fiumefreddo Bruzio e San Lucido, ed uno in Sicilia a
Catania ed a Villafranca Tirrena nel messinese, Politanò è
invece specifico del reggino di Polistena soprattutto, ma anche
di Cittanova, Cinquefrondi e Taurianova, dovrebbero derivare da
un soprannome grecanico originato dal termine greco πολίτης
polites (cittadino,
abitante della Polis),
probabilmente ad indicare che i capostipiti fossero di origine
cittadina. |
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POLITI
POLITO
PULITI
PULITO |
Politi è distribuito a chiazze qua e là per l'Italia, Puliti è
del centro Italia della Toscana e del fiorentino in particolare,
Pulito ha un ceppo nel padovano ed uno tra barese e tarentino,
Polito è diffuso a macchia di leopardo in tutto il sud dove
sembrerebbe indicare lo stato di cittadino dal greco
polis (città)
e in molti casi la provenienza da Bisanzio la Polis per
eccellenza. In alcuni casi, nel centro nord, Politi potrebbe
derivare da soprannomi legati al vocabolo arcaico
polito (pulito).
Entrambi i cognomi possono anche, in molti casi, derivare
dall'aferesi del nome Ippolito. |
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POLIZZANI
POLIZZANO
POLIZZOTTI
POLIZZOTTO |
Polizzani, quasi unico, dovrebbe essere dovuto ad un errore di
trascrizione di Polizzano, che ha qualche presenza nel cosentino
ed un piccolo ceppo in Sicilia, ad Altofonte e Castelbuono nel
palermitano e a Gibellina nel trapanese, Polizzotti è
tipicamente siciliano di Palermo e di Comiso nel ragusano,
Polizzotto è diffusissimo a Palermo con buone presenze anche a
Lascari, Pollina e Polizzi Generosa nel palermitano, dovrebbe
trattarsi di varie forme etniche italiane e grecaniche riferite
al paese di Polizzi nel palermitano, probabilmente il lugo
d'origine dei capostipiti. |
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POLIZZI |
Polizzi è tipicamente siciliano, diffusissimo in tutta l'isola,
in particolare a Palermo e Giardinello nel palermitano, a
Caltanissetta, San Cataldo, Santa Caterina Villarmosa e Niscemi
nel nisseno, a Catania e Caltagirone nel catanese, ed a Messina,
ma con grande diffusione anche a Trapani, Campobello di Mazara,
Erice, Alcamo, Castelvetrano e Marsala nel trapanese, nel
palermitano a Monreale, Borgetto, Partinico, Altofonte, Caccamo,
Cultavuturo, San Cipirello e Petralia Sottana e a Troina e
Nicosia nell'ennese, dovrebbe derivare dal nome del paese di
Polizzi nel palermitano, il toponimo sembrerebbe essere nato dal
termine greco polis
(città),
cui sia stata aggiunta la terminazione araba per località,
modificata in -izzi
dal dialetto siciliano. Famiglia nobile
che risale al periodo di Federico III° d'Aragona, che attribuì a
Simone Polizzi il feudo di Burraiti di Girgenti, Silvestro
Polizzi ottenne nella prima metà del 1700 il marchesato di
Sorrentino. |
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POLIZZO |
Polizzo è specifico di Bisignano nel cosentino, potrebbe
derivare dall'italianizzazione del cognome greco
Polytsos. |
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POLLASTRI |
Sembrerebbe avere più ceppi, nel milanese, nel modenese e nel
fiorentino, dovrebbe discendere dall'attività di allevatori di
polli. |
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POLLEDRI |
Molto
raro è specifico del piacentino e sud lodigiano, potrebbe
derivare dal termine arcaico poledro (puledro) e potrebbe fare
riferimento all'allevamento di cavalli. |
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POLLERI
POLLERO |
Polleri è
specifico di Genova, Pollero è specifico del savonese, di
Quiliano, Savona, Vado Ligure, Altare ed Albisola Superiore, con
un piccolo ceppo a Vercelli, potrebbero derivare da soprannomi
dialettali per pollivendolo, probabilmente ad indicare che
questo fosse il mestiere dei capostipiti. |
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POLLI
|
Abbastanza raro, presente a macchia di leopardo nel centro nord
Italia, ha un forte nucleo nel milanese, dovrebbe discendere
dall'attività di allevatori di polli. |
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POLLICE
POLLUCE |
Pollice ha un ceppo romano, uno piccolo tra Abruzzo meridionale
e Molise, uno nel napoletano ed uno tra foggiano e barese,
Polluce, molto, molto più raro, è specifico del barese, questi
cognomi dovrebbero derivare, direttamente o tramite alterazioni,
dal nome latino Pollux
derivato dal greco Πολυδεύκης. uno dei Diòscuri della mitologia
greca, ricordiamo con questo nome lo scrittore latino Iulius
Pollux del secondo secolo d.C.. |
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POLLINA |
Tipicamente siciliano, dovrebbe derivare dal toponimo Pollina
(PA), ma è pure possibile, anche se poco probabile, una
derivazione dall'aferesi del nome latino
Apollina:
"...Non ita de se sentiebat Sidonius Apollina: dum ait:...". |
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POLLINI
POLLINO
PULLINI
PULLINO |
Pollini è molto diffuso al centronord, soprattutto in Lombardia,
nel trentino, nel veronese, in Romagna, nel fiorentino e nel
grosasetano, nel viterbese e nel romano, Pollino ha un ceppo nel
torinese a Torino e Castellamonte ed uno nel messinese a
Messina, Saponara, Villafranca Tirrena e Barcellona Pozzo di
Gotto, Pullini, abbastanza raro, ha un piccolo ceppo nel
trevisano, in particolare a Vittorio Veneto ed uno a Forlì,
Cesena e Ravenna, Pullino è quasi unico, questi cognomi
dovrebbero derivare da contrazioni semidialettali di
ipocoristici del nome Paullus,
che diventa prima Paullinus
o Paollinus,
quindi si contrae in Pullinus
e Pollinus. |
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POLLONI
POLLONIO
POLONI
POLONIO |
Polloni ha un ceppo lombardo, soprattutto nel milanese,
bergamasco e cremasco, uno nel trevisano e bellunese ed uno tra
spezzino, carrarese e lucchese, Pollonio, molto raro, ha un
piccolo ceppo nel bresciano ed uno a Bari, Poloni ha un ceppo
lombardo, soprattutto nel bergamasco a Fino Del Monte, Cenate
Sopra, Romano Di Lombardia, Bergamo, Nembro, Cologno Al Serio e
Martinengo, ed un ceppo veneto nel trevisano a Montebelluna e
Caerano di San Marco, Polonio, molto più raro, è tipico del
padovano, di Solesino, Conselve, Este e Terrassa Padovana,
dovrebbero tutti derivare, anche tramite modificazioni
dialettali, dal nome tardo medioevale
Polonio
di cui abbiamo un esempio in un atto di Investitura feudale del
1403 a Sluderno, oggi in provincia di Bolzano, dove uno dei
beneficiari risulta essere Polonio fu Francesco fu Conforto
Nicoletti di Bormio nel sondriese ricordiamo inoltre che Polonio
è il nome attribuito da Shakespeare al ciambellano del regno di
Danimarca, il nome Polonio potrebbe essere l'aferesi del nomen
latino di origine greca
Apollonius ( famosi: Apollonio
di Rodi, filosofo vissuto circa nel 300 a.C. e Apollonio di Tiro
coetaneo di Gesù. |
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POLPI
POLPO
PULPO |
Polpi e Polpo dovrebbero essere forme alterate del cognome
Pulpo, che è diffusissimo ed è specifico di Taranto, dovrebbero
derivare dal nome medioevale
Pulpus, originato dal termine
greco polupous
(dai molto piedi, ma anche
escrescenza carnosa), potrebbe
stare ad indicare che il capostipite avesse delle evidenti
escrescenze carnose, dell'uso di questo nome abbiamo tracce nel
1200 a Genova. |
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POLSELLA
POLSELLI
POLZELLA
POLZELLI
PULSELLI
PULZELLA
PULZELLI
PULZELLO |
Polsella è quasi unico, Polselli è tipicamente laziale, di Arce,
Ceprano e Frosinone nel frusinate e di Roma, Polzella ha un
ceppo a Roma ed a Cisterna di Latina ed uno a Morcone e
Sassinoro nel beneventano, con piccole presenze anche nel vicino
foggiano, Polzelli, molto raro, è di Sambuci nel romano,
Pulselli ha un piccolissimo ceppo a Roma ed uno ad Aragona
nell'agrigentino, Pulzella, molto molto raro, ha sporadiche
presenze in Toscana, nel Lazio ed in Campania, Pulzelli,
assolutamente rarissimo è toscano, Pulzello è quasi unico,
dovrebbero derivare dal termine arcaico
polsella,
polsello
o polzella,
polzello,
con il significato di ragazzina
o ragazzino. |
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POLVERARI |
Polverari è tipicamente marchigiano del pesarese, di Fano,
Mondolfo, Pesaro, Monte Porzio, Sant'Ippolito e Fossombrone, e
di Senigallia e Monterado nell'anconetano, potrebbe stare ad
indicare la provenienza dei capostipiti dalla zona dell'antico
rivus Polverarius
nella zona del pesarese, ma è anche possibile che il cognome
derivi dal fatto che i capostipiti fossero dei
polverari
(mastri artigiani addetti alla
produzione della polvere da sparo)
o artificieri. |
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POLVERINI
POLVERINO |
Polverini
è diffuso in centro Italia, nella zona che comprende le province
di Arezzo, Ancona, Macerata e tutta l'Umbria, con un ceppo anche
in provincia di Roma, Polverino, decisamente raro sembra
originario della zona che dal casertano arriva al salernitano,
dovrebbero derivare da soprannomi legati all'attività di
scrivano (il polverino era la carta assorbente dell'epoca
rinascimentale e successive); tracce di questa cognominizzazione
le troviamo nel 1500 con Fabio Polverino vescovo di Ischia dal
1565 al 1590 di cui abbiamo tracce in un documento: "...Item
Fabius Polverinus Episcopus Isclanus in alio Inventario seu
Platea compilata anno 1582...". |
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POMA
|
Ha
un nucleo in Lombardia, soprattutto tra milanese e bergamasca ed
uno in Sicilia, soprattutto nel trapanese, dovrebbe derivare dal
nome medioevale Poma di cui abbiamo un esempio nel
Codice Diplomatico della Lombardia
Medioevale, in una
Cartula dotis et sponsalicii
scritta in Pavia nel 1184: "...In urbe Papia. Poma, filia
quondam Zanebelli, dedit in dotem Lafranco, filio Alberti
Cempellii, medietatem pro indiviso de casa una lignaminis...".
Tracce di questa cognominizzazione le troviamo ad Almenno (BG)
nel 1625 in un atto vidimato da Firmus Poma, in Val Brembana
nella seconda metà del 1600 è Vicario generale un certo Octavius
Poma. Personaggio famoso è stato nel Risorgimento Carlo Poma uno
dei Martiri di Belfiore. |
|
POMANTE
POMANTI |
Pomante è tipicamente abruzzese, del pescarese, a Pescara, Penne
e Montesilvano, e del teramano, a Silvi, Giulianova e Roseto
degli Abruzzi, con un ceppo anche a Roma, Pomanti ha presenze in
Abruzzo ed un ceppo a Roma, dovrebbero derivare dal nome
rinascimentale italiano Pomante. |
|
POMARICI
POMARICO |
Pomarici,
estremamente raro, parrebbe romano, Pomarico invece, ha ceppi in
Puglia ad Andria (BA) e Oria (BR), in Basilicata a Potenza ed in
Campania a Camerota (SA), dovrebbero tutti derivare dal toponimo
Pomarico (MT), ma è pure possibile che derivino da nomi di
località caratterizzati dall'essere molto ticchi di alberi di
mele (in tardo latino pomaricus = ricco di pomi). |
|
POMBA
POMBIA |
Pombia,
quasi unico, parrebbe del novarese, Pomba, molto raro, è tipico
del torinese, dovrebbero entrambi derivare direttamente o
tramite modificazioni dialettali dal toponimo Pombia (NO). |
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POMELLI
POMELLO
POMETTI
POMETTO
POMIN
POMINI
POMINO
POMONI
POMOZZI |
Pomelli ha qualche presenza a Genova, nel bresciano a Villanova
sul Clisi, ma il ceppo più consistente è a Parma, Pomello, quasi
unico, sembrerebbe veneto, Pometti ha un piccolo ceppo nel
savonese, uno nel carrarese, uno nel senese, uno nel cosentino
ed uno nel catanese, Pometto, molto raro, ha un piccolo ceppo
nel torinese, uno tra milanese e pavese ed uno, probabilmente
originario, nel padovano, Pomin, quasi unico, è dell'area
triveneta, Pomini, abbastanza raro, ha un ceppo nel cremonese ed
uno nel veronese, Pomino, quasi unico, potrebbe essere
piemontese, Pomoni è lombardo, di Premana in provincia di Lecco,
con un piccolo ceppo anche a Galliate nel novarese, Pomozzi.
quasi scomparso, sembrerebbe marchigiano, forse del Piceno,
tutti questi cognomi dovrebbero derivare da nomi o soprannomi
tratti da varie forme ipocoristiche o accrescitive del vocabolo
italiano arcaico poma
derivato dal latino pomum
(frutto),
forse ad indicare che i capostipiti avessero dei campi con
alberi da frutto, ma in alcuni casi si può parlare di una
derivazione dal nome medioevale
Pominus, di cui abbiamo un
esempio d'uso in una registrazione dell'anno 1266 ad Origgio nel
varesotto: ".. Dominus Matheus Inzigniadrus assessor potestatis
Mediolani statuit et decrevit dominum abbatem monasterii Sancti
Ambrosii Mediolani suo nomine et capituli et conventus eiusdem
fore inducendum in possessionem omnium bonorum Pomini de
Mussatio de loco Udrugio usque ad somam debiti sui, quam dicit
esse librarum decem septem et denariorum sedecim tertiolorum.
Quam possessionem dictus assessor statuit ...", tracce di queste
cognominizzazioni le troviamo ad esempio nella seconda metà del
1400 con il giureconsulto Andreas de Pomate o Pomatius (Pomazzi)
da Bassignana professore all'Università di Pavia dal 1489 al
1499, nella prima metà del 1600 a Stezzano troviamo un certo
Johannes quondam Tomoe Pometti de Stezano (l'attuale Stezzano
nel bergamasco).
lo stemma Pomini è stato
suggerito da Pomini Armando Mateus |
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POMI
POMO |
Pomi è
raro e distribuito nel centro nord, potrebbe avere un ceppo nel
lecchese, uno nel parmense ed uno in provincia di Roma, Pomo è
raro e parrebbe avere un ceppo palermitano ed uno del barese,
potrebbero derivare da toponimi quali: Pometo (PV), Villa Poma
(MN) e similari, come anche dall'abitare in prossimità di un
pometo. |
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POMIATO |
Molto
raro è tipico di Venezia e del suo entroterra, potrebbe derivare
da un soprannome. |
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POMILI
POMILIA
POMILIO |
Pomili ha un ceppo a Grottammare nell'ascolano ed a Morrovalle
nel maceratese, ed un ceppo a Fiano Romano nel romano, Pomilia,
molto raro, ha presenze nel Piceno e nel romano, Pomilio ha un
ceppo abruzzese nel teatino ad Archi, Francavilla al Mare,
Atessa e Casalanguida, ed a Pescara, ed un ceppo a Roma,
dovrebbero derivare o da contrazioni del nome latino
Pompilius,
o dal nome tardo latino
Pomilius, Pomilia, derivato a
sua volta da un aggettivo del melo. |
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POMILLO |
Pomillo è tipicamente siciliano, di Vittoria nel ragusano e di
Noto nel siracusano, potrebbe derivare dal nome del monte
Pomillo nel crotonese, forse la zona d'origine dei capostipiti.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Pomillo è presente a Noto (SR), è un derivato del cognome
POMA
presente a Catania, Messina, Mascalucia (ME). Viene dal
siciliano 'puma'
= mela.
Rohlfs, 152 |
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POMOGRANATO |
Pomogranato, estremamente raro, parrebbe di origini liguri,
probabilmente genovesi e dovrebbe derivare dal nome di una
contrada genovese il Vico del Pomogranato, una zona campestre in
cui un tempo vi erano probabilmente piante di melograno, nel
sestiere di Portoria. |
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POMPA
POMPE
POMPI
POMPO |
Pompa ha un grosso ceppo a Roma ed Artena nel romano, un ceppo
abruzzese a Lanciano nel teatino, a Pescara e Spoltore nel
pescarese ed a teramo e Castellalto nel teramano, un ceppo molto
grosso anche a Foggia e nel foggiano a Castelluccio Valmaggiore,
Troia e Volturino, uno a Napoli ed uno nell'avellinese a Montoro
Superiore, Pompe, quasi unico, è toscano, Pompi è tipico di
Roma, Pompo, quasi unico, è del pescarese, tutti questi cognomi
dovrebbero derivare da forme aferetiche di nomi di origine greca
come Theopompus,
nome di un re spartano, ma è anche possibile una derivazione da
soprannomi originati dal termine latino
pompa (festeggiamento,
cerimonia), probabilmente ad
individuare il mestiere dei capostipiti, forse degli
organizzatori di processioni o feste paesane. |
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POMPAMEA
POMPAMEO |
Pompamea
è pugliese, ha un ceppo a Taranto e presenze a San Pietro
Vernotico nel brindisino, Pompameo ha qualche presenza nel
napoletano ed un ceppo a San Donaci nel brindisino, dovrebbero
derivare da un nome e soprannome grecanico con il significato di
sfarzoso, lussuoso. |
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POMPEI
POMPEO |
Pompei è specifico della fascia che comprende Marche, Abruzzo,
Umbria e Lazio, il Piceno ed il teramano in particolar modo,
Pompeo è più del centrosud, del Lazio, del Molise, del
napoletano e con un ceppo anche in Calabria ed in Sicilia,
dovrebbero derivare dalla Gens
Pompeia che aveva il suo
massimo potere proprio nel Piceno o dal nomen latino
Pompeius. |
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POMPILI
POMPILJ
POMPILLI
POMPILIO |
Pompili è specifico della zona centrale che comprende le Marche,
l'Umbria il Lazio e l'alto Abruzzo, Pompilj, quasi unico, è
umbro, dell'area del Trasimeno nel perugino, Pompilli è
assolutamente rarissimo, Pompilio è diffuso nel Lazio, Abruzzo,
Campania e Puglia, derivano tutti dal nomen latino, di origine
sabina, Pompilius,
reso famoso dal secondo re di Roma,
Numa Pompilio,
il vocabolo pompilius
deriva da pompe,
che nella lingua Osca o Umbra significa
cinque e
veniva spesso anticamente usato per indicare il quinto figlio. |
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POMPONI
POMPONIO |
Pomponi è
specifico delle province di Roma e Frosinone, Pomponio è tipico
abruzzese, della provincia di Pescara, derivano dal cognomen
latino Pomponius portato ad esempio dal commediografo Lucius
Pomponius nel II° secolo d. C. o dal nomen Pomponius, un esempio
famoso del quale è stato Pomponius Atticus amico fraterno e
cognato di Cicerone. |
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POMPOSA
POMPOSI
POMPOSO |
Pomposa, praticamente unico, sembrerebbe abruzzese, Pomposi è
tipicamente toscano del pistoiese, di Quarrata e di Pistoia,
Pomposo ha un ceppo abruzzese a Pescara e nel pescarese ed uno a
Torre del Greco nel napoletano, potrebbero derivare da un
soprannome basato sul termine latino
pomposus
con il significato di sontuoso,
o anche da variazioni del cognomen
Pomposius,
Pomposia. |
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POMPOSELLI
POMPOSELLO |
Pomposelli è specifico del salernitano, di Battipaglia,
Agropoli, Cicerale, Giungano e Bellizzi, Pomposello,
praticamente unico, dovrebbe essere il frutto di un'errata
trascrizione del precedente, che dovrebbe derivare da un
genitivo patronimico riferito ad un ipocoristico latino del
cognomen Pomposius,
che sembrerebbe dovuto ad una corruzione eufonica del nomen
gentilizio della Gens Pomponia,
nella forma diminutiva e vezzeggiativa. |
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PONCIA
PONCETTI |
Poncia abbastanza raro è tipico dell'alto comasco, Poncetta più
raro è della zona occidentale del sondriese, dovrebbero derivare
da soprannomi originati dal vocabolo dialettale poncia (prua,
prora di una barca). Tracce di questo cognome si trovano a
Viggiù (VA) nel 1500 con un certo Flaminio Poncia della
Congregatione della Venerabile Compagnia del S. Corpus Domini de
Vigiù.
integrazioni fornite da
Giacomo Ganza / Villa di Tirano (SO)
cognomi di diffusione locale, concentrati in un'area geografica
compresa tra il lago di Como e il Morbegnese (Bassa Valtellina).
Una buona parte dei Poncia sono residenti nella zona di
Dongo(CO)e Gravedona(CO), mentre i Poncetta e i Poncini sono
numerosi
nei vicini comuni valtellinesi di Dubino, Mantello e Cercino.
Secondo Ottavio LURATI questi cognomi dovrebbero derivare da
forme soprannominali. Ricorda in proposito la parola "Puncitt"
gli abitanti di un tratto di terra che penetra nel lago, nel
dialetto ticinese di Biasca un grosso ramo di un albero si
chiama "Poncett". |
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PONE
PONI |
Pone è specifico del napoletano, di Napoli, Sant'Anastasia,
Somma Vesuviana e Pollena Trocchia, Poni ha un ceppo a Pisogne
nel bresciano ed uno nel forlivese a Forlì e Cesena ed a Cervia
nel ravennate, dovrebbero derivare da forme aferetiche di nomi
medioevali come Appone,
Jacopone,
Giuseppone,
o altri simili. |
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PONGAN
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Pongan è un tipico cognome del bellunese, di Gosaldo e San
Gregorio delle Alpi in particolare, l'origine etimologica
potrebbe essere da un soprannome originato dal termine
dialettale veneto ponga
(gruzzolo, borsa dei denari),
si potrebbe ipotizzare che il capostipite facesse il tesoriere
di una comunità o l'esattore delle imposte. |
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PONT
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Cognome di origini savoiarde, presente in Val d'Aosta e nel
torinese, dovrebbe derivare originariamente dal nomen latino
Pontius,
si ricordi il celebre Ponzio Pilato, ma è pure possibile un
collegamento con il fatto che la famiglia abitasse in prossimità
di un ponte. |
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PONTA
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Ha un
nucleo nell'alessandrino e genovese ed un probabile ceppo
nell'udinese. |
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PONTAROLLO
PONTAROLO |
Pontarollo è tipico dell'area vicentina, di Valstagna e Bassano
del Grappa, Pontarolo è più del padovano, soprattutto di
Tombolo, dovrebbe derivare dall'abitudine all'uso del
punteruolo
(pontarolo)
da parte del capostipite.
integrazioni fornite da
tibère Gheno
Pontarollo o Pontarolo è un cognome veneto oriundo di Valstagna
nel vicentino, la forma Pontarolo è una variante ortografica
senza importanza e minoritaria confronto a Pontarollo. In Italia
i Pontarollo o Pontarolo si trovano a Valstagna, Bassano del
Grappa e nel Canale di Brenta, Tombolo, Galliera Veneta e
Cittadella, più qualche nuclei nel Trevisano. Al di fuori del
Veneto le troviamo in Piemonte ed in Lombardia ed è il risultato
dell'emigrazione, così come in Francia dove ben 317 Pontarollo o
Pontarolo sono nati fra il 1891 ed il 1990,116 si sono
naturalizzati francesi fra il 1900 ed il 1960, e un Pontarollo è
stato persino decorato della Légion d'Honneur (Mario nel 1964).
L'antenato dei Pontarollo è un certo Melioranza, nato verso il
1375, padre di Leonardo, nato verso il 1410. I figli di
Leonardo, Francesco, Michele e Cristoforo, nati intorno al 1445,
lasciano la culla paterna di Marostica e Molvena per trasferirsi
a Valstagna. Questi tre fratelli erano 'cerdone' o 'calegari'
ossia ciabattini. Lorenzo figlio di Francesco lascia Valstagna
per Zara e Jacobo figlio di Cristoforo fà lo stesso per Padova.
Solo i figli di Michele rimarranno a Valstagna dove saranno
conosciutti con il cognome di Cerdone o di Calegari e fra quelli
Francesco, nato circa nel 1490, ne continuerà la discendenza.
Tommaso, nato verso il 1542, figlio di Francesco sarà
conosciuto come Calegari o Calegari detto Pontarollo. Tommaso
avrà un figlio Francesco, nato circa nel 1565, dal quale
discendono tutti i Pontarollo e Pontarolo.
Etimologia : Il pontarollo è il punteruolo, attrezzo principale
del ciabattino, che darà il soprannome poi il cognome a questa
famiglia. Pontarollo o Pontarolo è una forma dialettale arcaica
del punteruolo. Probabilmente Tomaso, il capostipite di questa
famiglia, aveva un punteruolo o infilato sul capello o nella sua
giacca e quest'abitudine ha portato quanti lo conoscevano a
soprannominarlo appunto 'Pontarolo'.
Bibliografia :
Archivio di Stato di
Vicenza e Bassano del Grappa, Fondo Notarile di Bassano,
archivi parrocchiali del
Canale di Brenta, etc. |
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PONTARELLI |
Pontarelli è caratteristico dell'area tra frusinate ed
iserniese, di Vallemaio e Pontecorvo nel frusinate e soprattutto
di Rocchetta a Volturno nell'iserniese, dovrebbe derivare da
nomi di località come ad esempio Pontarello di Vetralla nel
viterbese. |
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PONTE
PONTELLI
PONTELLINI
PONTELLO
PONTI |
Ponte ha svariati ceppi, il principale sembrerebbe nella fascia
che comprende il torinese, l'astigiano, l'alessandrino ed il
genovese, un ceppo è nell'udinese, uno romano, uno in Campania,
soprattutto nel napoletano e beneventano, uno nel tarantino, uno
nel cosentino ed in Sicilia nel catanese e nel palermitano,
Pontelli è tipicamente friulano, di Artegna e Gemona del Friuli
nell'udinese, Pontellini ha un ceppo nel riminese a Riccione,
San Giovanni in Marignano e Misano Adriatico e nel pesarese a
Pesaro, Fermignano ed Urbino, Pontello ha un ceppo nel
trevisano, a Trevignano, Paese, Treviso e Roncade, ed a Concorda
Sagittaria nel veneziano, ed un ceppo friulano a San Vito di
Fagagna nell'udinese ed a Cavasso nuovo nel pordenonese, Ponti
ha il ceppo principale tra milanese, novarese, varesotto e
comasco, uno tra bolognese e ravennate, uno umbro ed uno sardo,
dovrebbero derivare, direttamente o tramite ipocoristici, anche
compositi, da toponimi contenenti la radice
ponte,
come ce ne sono moltissimi in Italia, ma è pure possibile un
collegamento con la Gens Pontia
o con il nomen latino Pontius. |
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PONTECORVI
PONTECORVO
PONTICORVO |
Pontecorvi è tipico della provincia romana di Velletri e Roma,
con presenze anche a Cisterna di Latina, Sonnino e Latina nel
latinense, Pontecorvo ha un ceppo laziale tra Roma e Valmontone
sempre in provincia di Roma con presenze significative nel
latinense a Minturno ed a Santi Cosma e Damiano, ed in Campania
nel napoletano a Piano di Sorrento, Sant`Agnello, Anacapri,
Sorrento, Capri e Massa Lubrense, con presenze anche ad Angri e
Battipaglia nel salernitano, Ponticorvo è specifico della
penisola sorrentina nel napoletano, di Piano di Sorrento,
Sant'Agnello e Sorrento, dovrebbe trattarsi di un'alterazione
dialettale napoletana del cognome precedente, che ha portato ad
una diversa registrazione, dovrebbero tutti derivare dal
toponimo Pontecorvo nel frusinate. |
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PONTEGGIA
PONTIGGIA
PONTIGIA |
Ponteggia
è specifico di Terni, Pontiggia è molto diffuso in Lombardia,
nel milanese, comasco, lecchese, bergamasco e sondriese, con un
ceppo anche a Genova, Pontigia, molto molto raro, ha un
piccolissimo ceppo nel bresciano e nel milanese, dovrebbero
derivare da soprannomi dialettali originati probabilmente da un
carattere permaloso del capostipite o dal fatto che fosse di una
precisione e puntigliosità esagerata. |
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PONTELANDOLFO
PONTRANDOLFI
PONTRANDOLFO |
Pontelandolfo, assolutamente rarissimo, sembrerebbe specifico di
Riccia nel campobassano, Pontrandolfi, altrettanto raro, è del
materano, Pontrandolfo, il più diffuso, è tipico di Santeramo in
Colle nel barese.
integrazione fornita da
Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nella toponomastica
campana e, più precisamente, nel comune di
Pontelandolfo,
in provincia di Benevento: la variante
Pontrandolfo,
in effetti, dovrebbe nascere da una forma dialettale del
toponimo stesso, secondo una pronuncia tipica del dialetto
pugliese. In conclusione, dunque, si tratta delle
cognominizzazioni dei soprannomi attribuiti ai capostipiti,
anche se non è esclusa una derivazione da un vecchio nome di
persona (anche qui in riferimento al toponimo beneventano). |
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PONTELMI |
Pontelmi è unico, potrebbe trattarsi di un cognome abruzzese
anche se secondo alcuni sarebbe di improbabili origini lombarde,
dovrebbe derivare dal nome medioevale
Pontelmo,
forse un'alterazione del nome greco
Ponteus,
e provenire dalla costa orientale dell'Adriatico, troviamo
tracce di questo cognome, in epoca medioevale, con il dottore in
legge Nicolo Pontelmi che nel 1426 ricevette l'atto di
sottomissione di Brescia nei confronti della Repubblica
Serenissima di Venezia, avvenuta dopo la cacciata dei Visconti
dalla città. |
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PONTEROSSO |
Ponterosso, quasi unico, sembrerebbe calabrese, forse del
reggino, dovrebbe derivare da un nome di località, toponimi
chiamati Ponterosso ne esistono parecchi in Italia. |
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PONTINI
PONTINO |
Pontini ha un ceppo veneto a Venezia, Montebelluna nel trevisano
ed a Schio nel vicentino, uno giuliano a Trieste, uno a Bologna
ed uno a Roma, Pontino, quasi unico, è probabilmente dell'area
che comprende Campania, Lucania e Puglia, dovrebbero derivare
dal cognomen latino Pontinus
di cui abbiamo un esempio nelle Historiae Romanae di Tito Livio:
"..Caius Pontinus praetor Allobrogas qui rebellauerant ad
Solonem domuit. ..". |
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PONTIS
|
Pontis è
decisamente sardo, del Medio Campidano, di Sanluri, Villacidro e
Serramanna, e del cagliaritano, di Siliqua, Quartu Sant'Elena e
Cagliari, dovrebbe derivare dal fatto che le famiglie abitassero
in prossimità di ponti, ma è pure possibile una derivazione da
nomi di località come la Peschiera di Pontis, o lo stagno di
Mar'e Pontis o Su Ponti Arcau. |
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PONTOGLIO |
Specifico
della zona tra Bergamo e Brescia, deriva dal toponimo Pontoglio
(BS). |
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PONTREMOLI |
Specifico
della zona di Allerona (TR) e Orvieto, deriva dal toponimo
Pontremoli (MS), in conseguenza delle emigrazioni dai monti
dell'alta Lunigiana sia per motivi di commercio che politici,
questi esuli vennero identificati con il nome del paese di
origine. Tracce di questa cognominizzazione le troviamo nella
prima metà del 1400 con Nicodemo Pontremoli, ambasciatore a
Firenze di Francesco Sforza al tempo di Cosimo il vecchio e
nella seconda metà del 1400 con lo stampatore ed editore
Sebastiano da Pontremoli, capostipite di una tradizione di
librai pontremolesi. |
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PONZA
|
Ponza è
tipico di Anagni nel frusinate con ceppi anche a Roma ed a
Paliano (FR), ha un ceppo anche nel vicentino, dovrebbe derivare
dal toponimo Ponza nel latinense. |
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PONZELLI |
Molto
raro dovrebbe essere specifico dell'anconetano, dovrebbe
derivare dal nomen latino Pontius reso famoso da Ponzio Pilato,
nel 1500 troviamo a Genova l'architetto Giovanni Ponzello e nel
1700 a Napoli l'erudito Giuseppe Ponzelli. |
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PONZETTA
PONZETTI
PONZETTO |
Ponzetta è tipico del Salento, della zona di Taurisano e Ugento
(LE), Ponzetti ha un ceppo piemontese a Orio Canavese (TO) ed
uno marchigiano ad Jesi (AN), Ponzetto oltre ad un ceppo ad Orio
Canavese (TO) ed a Torino, ne ha uno a Taglio di Po nel
rovigoto, dovrebbero derivare da ipocoristici di derivati dal
nomen latino Pontius
di cui abbiamo un esempioPonzetta è tipico del Salento, della
zona di Taurisano e Ugento (LE), Ponzetti ha un ceppo piemontese
a Orio Canavese (TO) ed uno marchigiano ad Jesi (AN), Ponzetto
oltre ad un ceppo ad Orio Canavese (TO) ed a Torino, ne ha uno a
Taglio di Po nel rovigoto, dovrebbero derivare da ipocoristici
di derivati dal nomen latino
Pontius di cui abbiamo un
esempio in Factorum et dictorum
memorabilium di Valerio
Massimo: "...Nec alio robore animi praeditus fuit Pontius
Aufidianus eques Romanus, qui, postquam conperit filiae suae
uirginitatem a paedagogo proditam Fannio Saturnino...".
integrazioni fornite da
Fabio Paolucci
sembrerebbe tipico del leccese. Ha alla base i nomi Ponzio e
Ponziano, che risalgono all'antico nomen latino Pontius e al
cognomen Pontianus. Il cognome può riflettere anche il toponimo
Ponzone (AL, VC, ecc). |
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PONZI
PONZIO
PONZO |
Ponzi è tipico dell'area che dall'aquilano arriva al Tirreno
comprendendo la provincia di Roma ed il basso Lazio, con un
ceppo anche nel parmense, Ponzio è diffuso a macchia di
leopardo, con ceppi in Piemonte, in Sicilia, in Basilicata e nel
vicentino, Ponzo, assolutamente rarissimo, parrebbe veneto,
dovrebbero tutti derivare dal nomen latino
Pontius
reso famoso da Ponzio Pilato; in un atto risalente al 1007
scritto ad Avezzano (AQ) si legge: "...Hic etiam Pontius unacum
Berardo filio manifestaverunt et renuntiaverunt nobis in placido
Marsorum comitum totam pertinentiam de Opi et Peraccle in
territorio Marsicano...". Tracce di questa cognominizzazione si
trovano a Siena nel 1200 con madonna Dietaviva Ponzi, citata in
un atto redatto dal notaio Ildobrandino il 20 aprile 1228, a
Parma con Pietro Ponzio maestro cantore di cappella nella
Cattedrale dal 1592 al 1595, mentre in un atto risalente al
1600, conservato nella Curia Arcivescovile di Napoli, si trova
un certo fra Dionisio Ponzio citato in occasione del giudizio a
Tommaso Campanella. |
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PONZIANELLI
PONZIANI
PONZIANO |
Ponzianelli, molto molto raro, è tipico del viterbese, di Vejano
in particolare, ma con un ceppo anche a Roma e Bracciano nel
romano, Ponziani è tipico della provincia di Roma, delle
province laziali limitrofe, dell'aquilano, teramano e Piceno,
Ponziano, assolutamente rarissimo, sembrerebbe avere un piccolo
ceppo nel foggiano, derivano tutti, direttamente o tramite
ipocoristici, dal cognomen latino
Pontianus,
ricordiamo il ventesimo pontefice romano dal 230 al 235:
"...Eodem tempore Pontianus episcopus et Hippolitus presbiter
exilio sunt deputati ab Alexandro in Sardinia insula Bucina,
Seuero et Quintiano consulibus....". |
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PONZINIBBI |
Estremamente raro è tipico del sud milanese. |
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PONZONE
PONZONI |
Ponzone, abbastanza raro, sembrerebbe specifico del pavese e
alessandrino, Ponzoni più diffuso sembra del bresciano e
cremonese, derivano dal nome medioevale
Ponzonis
forma genitiva derivata a sua volta dal nomen latino
Pontius,
di questo nome si legge verso la fine del 700 in un documento
scritto a Cerchio (AQ) si legge: "...quas tenet Berardus filius
Ponzonis."si hanno tracce di questa cognominizzazione già nel
1124 in un atto nel Codice Diplomatico della Lombardia medievale
si può leggere: "...Amizonis de Silano et Arderici Scancii de
Mediolano et Alberti Ponzonis, similiter testium...".
integrazioni fornite da
Daniele Zaia
Ponzone potrebbe anche derivare dal nome del paese di Ponzone in
provincia di Alessandria. |
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POPOLI
POPOLO |
Popoli ha un ceppo emiliano nel parmense e nel modenese, uno a
Roma ed uno nel napoletano, Popolo ha un ceppo nel napoletano,
uno nel foggiano, ed uno in Sicilia nel messinese, catanese ed
ennese, dovrebbero derivare dal nome latino medioevale
Populus
(Pioppo). |
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POPPA
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Poppa è specifico dell'area che comprende Foggia ed il foggiano,
Orsara di Puglia e San Marco in Lamis, e Melfi nel potentino,
dovrebbe derivare da una dialettizzazione del termine greco
papas
(prete
della chiesa ortodossa), si può
considerare anche la possibilità che possa derivare dal nome del
paese rumeno di Popas.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Poppa è cognome pugliese variante della forma base Poppi che è
formato dal toponimo Poppi (AR, GR) ed ha alla base il personale
latino Pupius/Puppius
o forse l'antroponimo longobardo
Poppo.
Minervini 396. |
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POPPI
|
Poppi è tipicamente emiliano, di Modena, Soliera, Carpi e
Formigine nel modenese, di Bologna, Crevalcore e Sant'Agata di
Bologna nel bolognese e di Ferrara e Cento nel ferrarese, con un
ceppo anche in Veneto, nel padovano a Cittadella e San Giorgio
in Bosco, nel vicentino a Mossano ed a Venezia, potrebbe
derivare dal nome della Gens
Pupia, anche se non si può
escludere che prenda il nome in qualche caso dal nome del paese
aretino di Poppi, ma l'ipotesi più probabile è che derivi dal
termine medioevale tedesco popel
(pioppo),
forse ad indicare la presenza di quelle essenze in prossimità
dell'abitazione dei capostipiti, troviamo tracce di questa
cognominizzazione fin dal 1200 a Feltre nel bellunese con un
certo Giovanni Poppi de Villa Grigni (Grigno in trentino) paese
appartenente allora alla Diocesi di Feltre. |
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PORATI
PORATO
PORATTO
PORRATO |
Porati, molto raro ha un ceppo nel milanese ed uno nel
bolognese, Porato è quasi unico, Poratto, quasi unico, è del
trevigiano, Porrato sembra piemontese, potrebbero derivare dal
Porus latino, che è sia un cognomen, sia un indicatore etnico.
Tracce di questo cognome le troviamo a Milano nel 1700 con il
farmacista Porati che scrisse la cronaca dell'abbattimento della
famosa Colonna Infame di manzoniana memoria.
integrazioni fornite da
Mariano Berti
"Adi 2 Zugno 1622 (muore) Minigo
Porrato da Sovernigo di anni 60 in circa".
È la prima testimonianza trovata sulla longeva presenza dei
Porato a Paese (Treviso). Minigo, vale a dire Domenico, era
dunque del 1562, periodo in cui in Europa occidentale nasceva
l'assolutismo, sistema politico basato sul rafforzamento del
potere monarchico, ma in Italia la grande feudalità resisteva
tenacemente, unica eccezione la Repubblica di Venezia. "Adi 12
Marzo 1622 (muore) Domenica figliuola di Mattio Poratto da
Sovernigo di età di giorni 8". "Adi 10 Aprile 1624 (muore) Lucia
moglie di Mattio Porato d'anni 27". Mattio era probabilmente
figlio di Minigo. Purtroppo un buco di un trentennio nella
documentazione del Seicento non permette la certezza della
ricostruzione genealogica. Molte sono tuttavia le registrazioni
e i riscontri, che, con le omonimie che sempre si ripetevano, la
rendono verosimile; un esempio è quella che segue: "Adi 23
Agosto 1714. Domenica figlia di Domenico Porato, e di Paola jug.
nacque jeri mattina e fù battezzata da me D. Gasparo Crosato
Cappellano asservito dal Padrino fù Anzolo Matarucho ambi da
Villa de Villa". Porato, o Poratto, è tuttora un cognome assai
raro in Italia, il primo figura in soli quattro comuni (in
provincia di Treviso, nel Torinese e Cuneese), l'altro in sei
(provincia di Alessandria, Pavia, Treviso, Roma e dintorni, e
Salerno), ma con un denominatore comune: Paese. Legittimo quindi
pensare che proprio qui trovino la loro origine. A Paese sono
registrati nel tempo in modo diverso, con una o due t, ma anche
come "Porrato" e "Porratto", si tratta ovviamente di errori di
trascrizione che risalgono ad epoche di diffuso analfabetismo.
Convenzionalmente ora i "Santin" si servono di due t, una
soltanto i "Forneri". Trova la sua origine nell'antico borgo di
Sovernigo questa famiglia già notevolmente diramata all'inizio
del Settecento. C'erano i nuclei di Mattio (1708) e Catarina, di
Sebastiano (1712-79) e Maddalena Mattiello, di Paulo (1729) e
Lorenza, tutti figli di Domenico (1689-1759) e di Paola sua
consorte. C'era poi la discendenza di Nadal e Agnesina Bianchin
da Merlengo, che si erano uniti il 13 Giugno 1655 e la cui
continuità si perde nel XVIII secolo. Santin, l'attuale
soprannome di un ramo dei Porato, appare per la prima volta in
occasione della nascita di Sebastiano, era infatti il nome di
suo nonno: "Adi 22 Luglio 1712. Sebastiano figlio di Domenico
Porato fu Santin, et di Paola sua legittima consorte nato heri
sera à hore 20 in circa fu battezzato dà me Cappellano don Paolo
Dall'Aste. Padrino fù Angolo Matarucho tutti da Villa di Villa".
Appare evidente quindi che dal ceppo storico di Sovernigo, con
l'avanzare delle nuove generazioni i Porato iniziarono a
sparpagliarsi nelle altre borgate. |
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PORCARI
PORCARO |
Porcari
ha un nucleo tra piacentino e parmense, uno a Marsciano (PG) e
nel Lazio ed uno a Matera, Porcaro ha un ceppo campano tra
napoletano e beneventano, ed uno nel palermitano, derivano da
soprannomi legati al mestiere di guardiano di porci del
capostipite. |
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PORCEDDA
PORCEDDU
PORCHEDDA
PORCHEDDU |
Cognomi abbastanza rari, specifici del cagliaritano, Porcedda è
diffuso a Cagliari, Quartu Sant'Elena, Assemini, Escalaplano,
Guasila e Serri nel cagliaritano, a Villamar, Sanluri,
Serramanna e Genuri nel Medio Campidano ed a Carbonia, Porceddu,
più diffuso, ha un ceppo a Cagliari, Assemini, Selargius, Quartu
Sant'Elena, Gesico, Isili, Villasor, Monserrato, Settimo San
Pietro, Guasila, Dolianova, Senorbì nel cagliaritano, a Guspini,
Serramanna e San Gavino Monreale nel Medio Campidano, ed a
Terralba, Mogoro ed Arborea nell'oristanese, mentre Porcheddu è
più tipico della parte centrosettentrionale della Sardegna, ha
un ceppo a Sassari e ad Ittiri, Bonorva, Alghero, Porto Torres
ed Ossi nel sassarese, a Olbia, Budoni, Calangianus e San
Teodoro in Gallura, ed a Posada nel Nuorese e Posada
nell'oristanese, Porchedda, assolutamente rarissimo, sembrerebbe
dell'oristanese, dovrebbero deriva da soprannomi basati sul
vocabolo dialettale sardo
porceddu (porcello),
con riferimento all'allevamento di maiali o comunque ad un
mestiere che si possa riferire a quegli animali.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PORCEDDA; PORCELLA; PORCEDDU; PORCELLU; PORCHEDDU; PORQUEDDU:
hanno tutti la stessa base: il latino
porcus,
con le sue varianti. Nella distribuzione territoriale dell'isola
si distinguono: Porcedda, Porcella e Porceddu, hanno più alta
frequenza nel centro meridione; Porcellu, Porcheddu, e Porqueddu
nel nord. È una caratteristica della lingua sarda: la consonante
"c" ha pronuncia dolce a centro sud (Campidanese) e pronuncia
dura "ch" ("k" nei documenti antichi), nel nord (Logudorese) e
nelle parlate centrali barbaricine. Nei documenti antichi della
lingua e della storia della Sardegna tale chiara distinzione non
esiste, a conferma del fatto che in periodo medioevale la lingua
sarda era molto più unita di oggi. Tra i firmatari della Pace di
Eleonora, LPDE del 1388, troviamo: Porceddo Joanne, ville de
Sardara, ** SARDARA MONTIS REGALIS...11 GENNAIO 1388, et
ego...Gadulesu Margiano habitator velle Sardara, sindicus actor
et procurator universitatis Contrate Montis Regalis et villarum
et etc. In posse Virde Andrea, Virde Joanne, de Civitate
Sasseri, notarii publici, die XI Januarii 1388; Porcedu
Francisco, ville Seercela, * Seercela.distrutto. Sarcela -
Serzele. Partis de Montibus; Porcedu Joanne, ville Gonnos de
Tramacia, * Gonnos de Tramacia.Gonnostramatza. Partis de
Montibus; Porcedu Nicolao, jurato ville Iscopediu, *
Iscopediu.odierno Escovedu. Partis de Montibus; Porcella Joanne,
ville Selluri, ** Selluri - Sedduri - Seddori: odierno Sanluri.
Et ego Capula Marcus .sindicus, actor et procurator ville
Selluri.seu a Petro De Castay, locuntenente capitanei et
Margiano Costa, locuntenente potestatis terre Selluri et omnibus
habitatoribus dicte terre, congregatis. X die januarii 1388;
Porcella Petro, ville Selluri; Porcella Petro, ville Selluri (si
tratta di due con lo stesso nome e cognome); Porcella Torbino,
ville Selluri; Porcellu Juliano, jurato ville Cerfallio, *
Cerfallio.odierno Zerfaliu. Campitani Majoris; Porcellu Matheo,
jurato ville Pauli, * Pauli. Gerrei .odierno San Nicolò Gerrei.
Contrate Marmille; Porcellu Saracenu, jurato ville Sancto Haeru,
* Sancte Haeru.odierno San Vero Congius. Contrate Campitani
Simagis; Porchedda Dorgodorio, jurato ville Sardara; Porcheddo
Franchadu, ville de Sardara; Porquedu Margiano, jurato ville
Bannari, * Bannari. Partis de Montibus(oggi il paese si chiama
Villa Verde: 400 abitanti, nella provincia di Oristano). Nel
Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI, XIII secolo,
figurano: Porkellu Vera e i suoi tre figli, Gosantine, Orzocco e
Torbeno (cap. 151), in una lite (kertu) per la spartizione della
servitù: - in nomine Domini amen - In gratia de Deus e dessu
donnu meu iudice Barusone de Serra (si tratta di Barisone I de
Lacon - Serra, che nel 1146, appena salito al trono, convocò una
conferenza internazionale sarda, in occasione della
consacrazione della Chiesa Camaldolese di Santa Maria di
Bonarcado). Ego Iohanne Melone (priore di Santa Maria) facio
recordatione pro homines de Sanctu Augustinu de Augustis ki
vinki in corona (tribunale) de tota curadorìa sendo curatore de
factu Torbini Maninu etc.etc.segue l'elenco dei servi, tra cui:
.Kertai pro Vera Porkellu et binki pro' lla (per lei) et
partirus(divisi) sos fiios: levei(io ho preso) ad Orzoco et
iudice a Torbeni e a Costantine latus, latus (metà e metà).
Nella storia moderna e contemporanea ricordiamo: Porcella
Gerolamo, di origine genovese, nel 1544 acquistò dai Mora le
baronie di Serdiana e Donori. Suo figlio Gaspare, si sposò con
una Botter, erede della baronia di san Sperate. La famiglia si
estinse nel 1639. Porqueddu Francesco Domenico, vescovo
dell'attuale diocesi di Iglesias, un tempo di Sulcis, dal 1792
al 1799. - Felice Porcella, politico, socialista (Terralba 1860
- 1931), avvocato, nonché sindaco del Comune di Terralba e poi
deputato al Parlamento Italiano. Si deve a lui l'idea e la
promozione del grande progetto della Bonifica della Piana di
Terralba, oggi Arborea. Attualmente il cognome Porcedda è
presente in 104 Comuni italiani, di cui 51 in Sardegna: Cagliari
116, Villamar 57, Sanluri 47, Quartu 44, etc. Porcella è
presente in 97 Comuni italiani, di cui 18 in Sardegna: Cagliari
62, Terralba 20, Sassari 15, San Gavino 14, etc. Il cognome
Porcella ha numerosi ceppi anche nella penisola, dei quali il
più consistente è quello pugliese di Barletta, con circa 128
presenze. Porceddu è presente in 178 Comuni italiani, di cui 77
in Sardegna: Cagliari 176, Guspini 54, Assemini 51, Selargius
45, etc. Porcellu è presente in soli due Comuni: Arzachena e
Valledoria, con un solo nucleo familiare. Porcheddu è presente
in 125 Comuni italiani, di cui 52 in Sardegna: Sassari 220,
Ittiri 69, Olbia 55, Budoni 49, etc. Porqueddu è presente in 58
Comuni italiani, di cui 22 in Sardegna: Sassari 116, Porto
Torres 74, Thiesi 56, etc. |
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PORCELLA
PORCELLI
PORCELLINI
PORCELLO |
Porcella ha un ceppo genovese, uno sardo, soprattutto
cagliaritano ed uno pugliese a Barletta nel barese, Porcelli è
un cognome presente, a macchia di leopardo in tutt'Italia, i
ceppi sono molti, nel palermitano, nel barese, nel napoletano,
nel Lazio, a Trieste , nel genovese, in Piemonte ed in
Lombardia, Porcellini ha un ceppo nel milanese ed uno in
Romagna, nel forlivese e riminese in particolare, Porcello,
tipicamente siciliano, è soprattutto del palermitano, di
Campofelice di Roccella, Casteldaccia e Gratteri, dovrebbero
tutti derivare o dal mestiere di
allevatori di maiali
o dal cognomen latino Porcellus
o da forme ipocoristiche del nomen latino
Porcius,
Porcia
o anche direttamente dalla Gens
Porcia. |
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PORCELLATI
PORCELLATO |
Porcellati, assolutamente molto raro, ha un ceppo a Formia nel
latinense, probabilmente si tratta di un esito dell'emigrazione
veneta in occasione della bonifica Pontina, Porcellato è
tipicamente veneto, del trevisano, di Riese Pio Decimo, Loria,
Monastier e Roncade, con un piccolo ceppo anche ad Albettone nel
vicentino, dovrebbe trattarsi di una forma patronimica
dialettale veneta, dove il suffisso
-ato,
stia per il figlio di,
riferito a capostipiti il cui padre si fosse chiamato
Porcellus
(vedi PORCELLA). |
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PORCHELLI |
Porchelli, ormai scomparso in Italia, dovrebbe essere stato
originario della Lombardia, probabilmente del sudmilanese, si
tratta di una forma arcaica del cognome
Porcelli
(vedi PORCELLI), si hanno tracce di questa cognominizzazione in
una Carta vendicionis
del 1142 a Lodivecchio (LO) nel sudmilanese: "Carta donationis
quam fecit Bonus filius Iohannis
Porchelli monasterio Sancti
Petri prope civitate Laude | de pecia una terre in territorio
Vallaria, facta .MCXLII". |
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PORCHERA |
Cognome
raro specifico del lodigiano e cremonese, deriva dall'essere i
capostipiti dei porcai o abitare in prossimità di un allevamento
di maiali. |
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PORCIANI |
Porciani è tipicamente toscano, dovrebbe derivare dal cognomen
latino Portianus
o Porcianus
o dai nomi di molte località di proprietà della
Gens Porcia
e che quindi venivano individuate come
ager porcianus,
o anche da eredi di liberti della stessa Gens che avevano
appunto acquisito anch'essi il nome di
Porciani,
non si puo dimenticare poi una possibile derivazione
toponomastica successiva, ricordiamo ad esempio i vari Porciano
in provincia di Frosinone, Pistoia e Arezzo. |
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PORCIATTI |
Porciatti è tipicamente toscano, di Poggibonsi, Siena e
Castellina in Chianti nel senese, di Firenze e Certaldo nel
fiorentino e di Livorno, con un piccolo ceppo anche ad Anzio nel
romano, dovrebbe derivare da una forma cognominale latina
riferita alla Gens Porcia,
Porciatus
era un cognomen attribuito ai liberti o ai clientes di quella
Gens, troviamo tracce nell'ottocento di una famiglia nobile
Porciatti a Grosseto. |
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PORCINARI |
informazioni forniter da Carlo
Gotti Porcinari
La famiglia Porcinari ha origine dal Castello diruto di
Porcinaro nel contado Aquilano, eretto intorno al 1000 per
diritto Longobardo. Unitamente al Castelllo di Vio fu distrutto
dagli amatriciani nel 1380. La Famiglia Porcinari contribuì alla
fondazione de L'Aquila nel 1245 ad
opera di Federico II° di Svevia, ove ancora esiste il Palazzo
Porcinari in via Roma 31/37. Ha avuto molti Feudi in Abruzzo,
come Penne, Ocre, Barete, Arschia, San Pio delle Camere, Fossa,
Onna. Ha avuto personaggi illustri come il Conte Niccolò
Senatore di Roma, Vicario Generale del Re Ferdinando d\'Aragona,
il Conte Bartolomeo cittadino romano e Capitano di cavalleria.
Nel 1600 con Ippolito il ramo primogenito si trasferisce a
Napoli dove i suoi discendenti ricoprirono importanti incarichi
presso la Corte aragonese e Borbonica. Creati Marchesi e poi
Duchi di Gagliati per successione dei Sanchez de Luna
d\'Aragona, si sono estinti nella famiglia Gotti originaria di
Volterra con il matrimonio di Leopoldo Gotti con Elisabetta
Porcinari. Il cognome è presente anche a Montorio al Vomano in
provincia di Teramo e a Firenze. |
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PORCO
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Tipico
del cosentino della zona tra Cosenza, Fiumefreddo Bruzio,
Amantea e Lago, dovrebbe derivare da un soprannome non
necessariamente dispregiativo. Tracce di quest'uso si trovano
anche in Lombardia a Pavia in un atto del 1194 dove si può
leggere: "...Interfuere Bignottus de Ciminassco, Montenarius
Porcus adque Bergondius de Macucco testes...." o anche a Pisa
nel 1300: "...Messere Federigo del Porco Catino del Conte ebbe
una pietra in su la testa e fue per morto...". |
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PORCU
|
Specifico sardo con un ceppo secondario anche nel messinese,
deriva da un soprannome spesso dispregiativo legato al vocabolo
dialettale per porco, tracce molto antiche di questa
cognominizzazione le troviamo ad esempio nel 1300 a Morgongiori
(OR) con il notaio Giuseppe Porcu uno dei firmatari della pace
tra Eleonora D'Arborea e Giovanni IV° d'Aragona, a questo casato
appartenne la Baronessa di Limina (ME) Francesca Porcu.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
Porcu deriva dal vocabolo sardo
porcu (porco)
a sua volta derivato dal latino
porcus (maiale,
porco,
che in latino è detto anche sus
(suino)). Porcu de sirba ( porco di selva) è il cinghiale,
sirboni. Su porcu muntoni è generalmente il grillotalpa. Su
porcaxu è l'allevatore o guardiano dei maiali. Porceddu o
proceddu è il maialetto, che nel sassarese viene detto porcheddu
(porkeddu). Non dimentichiamo che il nomen latino
Porcius
apparteneva ad una potente famiglia nella Roma antica. Dei
Porcius il più famoso fu senza dubbio Marco Porcio Catone il
Censore (Marcus Porcius Cato Censorius). Il cognome Porcu è
diffuso in Sardegna sin dai tempi antichi. E lo troviamo anche
nelle varianti Porchu, Porchus e Porco. Tra i firmatari della
Pace di Eleonora del 1388 * LPDE, troviamo 19 Porchu, 2 Porchus,
7 Porco e 10 Porcu. Dei quali ricordiamo: Porchu Guantino,
sindicus, actor ac procurator Contrate Partis De Milis
(sindaco, amministratore e procuratore Contrate Parte Milis);
Porchu Joanne, majore (sindaco) ville Morgogiori(Morgongiori -
Contrate Partis de Montibus); Porchu Sisinnio, major ville de
Geaciana (villaggio distrutto - Contrate Montis Acuti); Porchus
Gavino - ville de Batife (distrutto - Contrate Montis Acuti);
Porco Petro, jurato ville Sancto Lussurgio; Porco Serafino,
jurato ville Silanus; Porco (de) Francisco, ville
Selluri(Sanluri - Seddori); Porcu Gunnario majore (sindaco)
ville Nuradau (Nurallao - Contrate Partis Alenc(i)a; Porcu
Lorencio, majore ville Bangios (villaggio distrutto - Anglona);
Porcu Mariano, Majore ville Sporlacu (Isporlatu - Curadorìa de
Anella). Nel Condaghe di S. M. Di Bonarcado sono citati3 Porcu:
Porcu Forastia, moglie a Trodori Caile (205); Porcu Troodori
(29, 206); Porcu Arzocco (209). Porcu Carmelo, politico,
esponente di Alleanza Nazionale, sottosegretario al Lavoro e
Previdenza Sociale, dal 1994 al 1995, nel primo Governo di
Berlusconi. Situazione attuale: i Porcu in Sardegna sono
presenti in numero di 6769 circa (2007), in 254 Comuni su 377,
con maggiore diffusione nel centro sud dell'isola: Nel
territorio nazionale è diffuso in 643 Comuni e presente in tutte
le Regioni fuorchè in Basilicata. E Roma ad avere, nel
continente il primato con 283 Porcu. |
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PORFIRIO |
Abbastanza raro ha ceppi a L'Aquila, Roma e Trivento (CB),
deriva dal nome medioevale bizantino
Porphyrius.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Porfirio è cognome centro meridionale, viene dalla forma base
PORFIDO
che è la cognominizzazione dei personali
Porfidio
e Porfirio
che hanno alla base un antico nome greco collegato
etimologicamente al greco 'porphyra'
e al latino 'purpura'
da cui il derivato 'pòrfiro'
= 'sostanza colorante
rosso-violaceo', dato forse a
un bambino a titolo augurativo o celebrativo per alludere a
natali illustri, specie in considerazione del titolo 'porfirogènito'
che a Bisanzio si dava al figlio
dell'imperatore in carica
perché era ancora rivestito
della porpora, segno distintivo
della sua dignità. Potrebbe però anche essere riferito ai
capelli di una persona e significare 'rosso
come la porpora'. Minervini
397. |
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PORNARO |
Pornaro è
tipicamente veneto, del vicentino in particolare di Schio, di
Santorso e di Malo, dovrebbe derivare dal nome di Pornaro, una
frazione di Schio, probabile luogo d'origine del capostipite. |
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PORPORA
PURPURA |
Porpora è tipico di Napoli, di Scafati nel salernitano, di
Pompei nel napoletano e di Capua nel casertano, Purpura è
tipicamente siciliano del palermitano, di Palermo, Carini,
Montelepre, Terrasini e Bagheria, potrebbero derivare,
direttamente o tramite una forma di italianizzazione, in forma
matronimica, dal nome medioevale latino
Purpura
di cui abbiamo un esempio in una
Cartula venditionis
del 1144 a Pavia: "..Anno ab incarnacione domini nostri Iesu
Christi millesimo centesimo quadragesimo quarto, septimo
kalendas februarii, indicione septima. Constat nos
Bonumiohannem, filium quondam Donumdei de Valli , et Purpuram
iugalis, filia quondam Niger Bonum Marro, qui professi sumus
ambo ex nacione nostra lege vivere Longobardorum ipso namque
iugale et mundoaldo meo mihi consençiente ..", ma è pure
possibile una derivazione da un soprannome originato dal fatto
che il capostipite di mestiere produceva porpora la tinta tanto
pregiata sia in epoca latina che medioevale. |
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PORQUEDDU |
Specifico sardo della zona tra Porto Torres, Sassari e Thiesi,
deriva dalla trascrizione spagnola del termine
porceddu
(maialino). |
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PORRACCHIO
PORRAZZO
PURRACCHIO
PURRAZZO |
Porracchio, estremamente raro, è siciliano, del trapanese e
palermitano, così come l'altrettanto raro Purracchio, Porrazzo
ha un ceppo campano, a Napoli ed a San Giorgio del Sannio nel
beneventano, ed uno siciliano, a Baucina e Palermo nel
palermitano ed a Mistretta nel messinese, Purrazzo sempre
siciliano, ha un ceppo nel messinese a Capizzi e Taormina,
dovrebbero derivare da soprannomi dialettali basati sul termine
purracchio
o purrazzo,
che significano porro
o asfodelo. |
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PORRECA |
Porreca ha un ceppo nel chietino a Torricella Peligna e Casoli,
uno a Napoli ed a Cervinara e Teora nell'avellinese ed uno nel
barese ad Acquaviva Delle Fonti e Casamassima, potrebbero in
qualche caso derivare dal toponimo Porrechi nel teatino.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Porreca deriva probabilmente dal latino "porrectum"
= altopiano, estensione,
per indicare chi veniva da tale tipologia di terreno. |
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PORRELLI
PORRELLO
PORRETTA
PORRETTI
PORRI
PORRICELLI
PORRO
PORRU |
Porrelli ha un piccolo ceppo a Picinisco ed Atina nel frusinate
ed uno nel barese in particolare a Noicattaro, Porrello
sembrerebbe tipicamente siciliano, di Licata e Sciacca
nell'agrigentino, di Mistretta nel messinese e di Palermo,
Porretta ha un nucleo tra romano e frusinate con un ceppo anche
nel palermitano, Porretti ha un piccolo ceppo nel milanese ed
uno nel romano, Porri ha un ceppo nel pavese, uno nel veneziano
ed uno nell'area toscano, laziale, Porricelli ha qualche
presenza nel perugino ed un ceppo nel napoletano, a
Sant'Anastasia, Volla, Somma Vesuviana, Napoli, e Cercola, Porro
oltre al nucleo ligure, piemontese, ha un ceppo nel nord della
Lombardia, uno a roma, Napoli, nel barese e nel cosentino,
dovrebbero tutti derivare, direttamente o tramite varie
modificazioni ipocoristiche e dialettali, dal nome
Porro,
che probabilmente deriva da alterazioni del nome
Polus a
sua volta derivato dal nome latino
Paulus,
non è da escludere che in alcuni casi derivi da soprannomi
legati al vegetale omonimo, ha un nucleo in Piemonte, nel 1626
troviamo un Andrea Porro podestà di Torino, ed in Liguria , la
casata genovese dei Porro la troviamo alla fine del XIV° secolo
feudatari di Castello d'Agogna (PV) , uno nella Lombardia
nordoccidentale legato alla nobile famiglia milanese dei Conti
Porro che, trasferitasi nel comasco, ha dato il nome al paese di
Rovello Porro (CO), uno nel barese e nel napoletano, Porru è
specifico del cagliaritano e dovrebbe derivare da un soprannome
connesso con la casata ligure dei Porro, ma è pure possibile una
derivazione da un soprannome originato dal termine sardo
porru
(porro, verruca)
o per caratteristiche fisiche del capostipite o attribuito in
modo scherzoso.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PORRU: qui da noi in Campidano è inteso come
porro, verruca,
dal latino porrum
o dall'italiano porro,
non come ortaggio, allium porrum. Troviamo il cognome nelle
carte antiche della lingua e della storia della Sardegna: Tra i
firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figurano: Porro
Simone, jurato ville Leunelli, * Leunelli.odierno Neonelli.
Contrate Partis Varicati - Barigadu; Porru Ambrosius - de
Aristanni, *** Aristanni > Oristano: elenco dei nomi dei
firmatari della PETIZIONE. Omnes cives mercatores et habitatores
dicte civitatis.nisi pastores bestiaminum et quorum dificulter
demorari non poterant.congregati. Porta la data : die XIIII
mensis Januarii M°. CCC°. LXXXVIII° et etc. ; Porru Antiogu,
ville Ecclesiarum ; ** Villa Ecclesiarum.odierno Iglesias. Et
ego De Nelli Pelipaparius Ludovicus, civis et habitator terre et
Ville Ecclesiarum.sindicus, procurator universitatis Ville
Ecclesiarum.seu a Formenyino Joanne, capitano, camerlengo Ville
Ecclesiarum di Sigerro. Omnibus habitatoribus dicte terre Ville
Ecclesiarum, congregatis in Curia Magna.in posse Virde Andree,
quondam Virde Joannis de Civitate Sasseri.nona die januarii
1388; Porru Joanne, jurato ville Sii Majore, * Sii
Majore.odierno Siamaggiore. Campitani Majoris; Porru Sisinnio,
jurato ville Baratili, * Baratili.odierno Baratili. Campitani
majoris. Nel Condaghe di San Nicola di Trullas lo troviamo nella
variante Porros: Porros Dorgotori (cap. 44) teste in una
donazione alla chiesa: positinke donnu Mariane Bardane latus (la
metà) dessa parçone sua in Balle de Nuke( Valle del Noce >
probabilmente in territorio di Semestene), suta sa iscala, pro
sa fiia ki fuit malabita (per la figlia malata): Testes:
Dorgotori Porros et Comida de Carbia. Troviamo il cognome anche
nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI, XIII,
secolo: Porru Juanne a Petru (figlio di Pietro - cap. 206), in
una partizione di servi: ego Benedictu priore de Bonarcato,
partivi serbos cun s'arkipiscopu d'Arbaree donnu Trogodori
Cocco. Nois levamus a Barusone fiiu de Petru Sapa et de Muscu
Ticas, ankilla de Sancta Maria d'Aristanis et issu arkipiscopu
levait a Iuanne Porru, fiiu de Petru Porru serbu de Sancta
Corona de Riora. Attualmente il cognome Porru è presente in 204
Comuni italiani, di cui 89 in Sardegna: Cagliari 219, Quartu 94,
Villanovafranca 84, Oristano 77, etc. |
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PORRINI
PORRINO |
Porrini sembrerebbero avere tre nuclei, nel varesotto e alto
milanese, tra la provincia di LaSpezia e la Toscana, e nel
Piceno, il ramo nord milanese dovrebbe essere legato al ramo
comasco dei Porro, Porrino ha un ceppo nel vercellese ed uno tra
casertano e napoletano, dovrebbero derivare dal nome medioevale
Porrinus,
una forma ipocoristica di una variazione del nome
Polus a
sua volta derivato dal nome latino
Paulus,
si hanno notizie del ramo ligure/toscano dei Porrini nel 1200 i
Porrini sono un'importante famiglia del senese, nella seconda
metà del 1600 troviamo i Porrini in qualità di amministratori
dei Principi Corsini di Firenze. |
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PORRONE
PORRONI |
Porrone ha un ceppo a Roma ed uno nell'iserniese a Poggio
Sannita, che potrebbero derivare da nomi di località come la
contrada Porronis di Carpineto Romano, Porroni è specifico del
viterbese, di Montefiascone e Viterbo, che potrebbe derivare dal
nome del paese di Porrona nel grossetano, questi cognomi
potrebbero anche derivare dalla forma accrescitiva del nome
medioevale Porrus,
tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Roma in uno
scritto dell'11 Febbraio 1570 : "...Filippo Porroni Romano
Menato fora del palazzo de l'Inquisitione e denanzi alla porta
apichato .. ". |
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PORTA
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Diffuso
in tutto il nord Italia centrooccidentale soprattutto in Liguria
e Lombardia occidentale, sembra avere ceppi anche nel
napoletano, in Puglia e nel centro sud della Sardegna, deriva da
un identificativo di località, cioè chi abita nei pressi della
porta (della città) o simili. Tracce di questo cognome si
trovano a Portovaltravaglia (VA) fin dal 1400 e con un certo
notaio Giroldino Porta o de Portu le ritroviamo a Milano:
"...Ego Giroldinus de Portu filius Domini Thomasi porte
Vercelline...", i Porta all'epoca, pur non essendo nobili erano
annoverati tra le famiglie benestanti e maggiorenti della città. |
|
PORTACCI
PORTACCIO |
Portacci
è specifico di Taranto, Portaccio è specifico di Taviano nel
leccese, dovrebbero derivare da nomi di località, come, a solo
titolo di esempio, la Contrada Portaccio di Oria nel brindisino
o Villa Portaccio di Novoli nel leccese. |
|
PORTALE |
Portale è decisamente siciliano, di Catania e nel catanese di
Biancavilla, Maletto, Maniace, Tremestieri Etneo e Pedara, di
Tortorici, Capo d'Orlando e Naso nel messinese e di Palermo,
questo cognome dovrebbe derivare dal termine provenzale
portal
(porta cittadina),
da un soprannome cioè originato dal fatto che i capostipiti
risiedessero in prossimità della porta della città o ne fossero
guardiani. |
|
PORTALUPI |
Portalupi
è tipico del milanese, pavese e vicini novarese ed alessandrino,
di Milano, Motta Visconti, Abbiategrasso nel milanese, e di
Garlasco e Mortara nel pavese, dovrebbe derivare da un
soprannome forse originato dal mestiere di cacciatore. |
|
PORTANOVA |
Portanova
è tipico del napoletano e del salernitano, dovrebbe derivare da
nomi di località come ne esistono ad esempio nel salernitano, ma
è pure possibile de derivi dal nome di contrade come Portanuova
o Portanova presenti quasi in ogni città italiana. |
|
PORTARO |
Portaro è tipico della Sicilia orientale, del catanese, in
particolare di Bronte e Catania e di Malvagna nel messinese e di
Caulonia nel reggino, di Dasà nel valentiano, di Belvedere di
Spinello nel crotonese e di Isca sullo Ionio nel catanzarese,
dovrebbe derivare dal vocabolo latino
portarius
(guardiano o addetto alla porta),
ad indicare probabilmente l'attività di addetto al presidio di
una porta cittadina svolto dal capostipite, è anche possibile
che derivi dal fatto che la famiglia annoverasse tra i suoi
componenti un portarius
di un monastero: "Portarius Claustri, unus est ex conversis
fratribus, cui incumbit claustra observare iugiter, ne quis
extrantus ingrediatur, aut intro inspiciat.. ..Portarius
Exterior sive Curiae, memoratur ibidem, ubiad id officii eligi
iubetur unus itidem ex conversis fratribus, probatus moribus,
affabilis.. ..Portarius Pauperum, custodiebat portam, ad quam
pulsabant pauperes clemosynam petentes.". Tracce di questa
cognominizzazione si trovano già in epoca molto antica, come
possiamo leggere in questo documento dell'anno 1130 nel
napoletano: "...filius quidem de Petri, quae vero ambe chartule
ipse Ioannes apud ipsos germanos remissit et coheret memorata
domum a parte orientis est domum Ioannis Portaro, a parte
occidentia est domum Gregorii Portaro et a parte meridiana est
domum heredis ...". |
|
PORTAS
|
Portas è tipico del sud della Sardegna, di Quartu Sant'Elena,
Cagliari e Monserrato nel cagliaritano e di Portoscuso,
Iglesias, Masainas, Giba e San Giovanni Suergiu nell'iglesiente,
dovrebbe derivare dal fatto che i capostipiti abitassero nelle
vicinanze delle porte del paese.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
PORTA; PORTAS: il primo ha presenze in tutta l'Italia, con le
punte più alte in Lombardia e Piemonte, il secondo è tipicamente
sardo ed ha la sua maggior diffusione nell'area di Cagliari. Il
termine deriva dal latino porta,
che genericamente significa
entrata, passo, ingresso, ma
specificamente ingresso nel
paese, nella città:
porta urbis;
porta villae, oppidi.
In italiano prende il significato più ampio di ingresso: in un
cortile, in una casa, in un luogo, in un qualsiasi ambiente.
Nella lingua sarda attuale esiste la voce
porta, ma
si tratta di italianismo o al più, di catalanismo; la vera voce
sarda è yànna, iénna, yénna
jénna, génna, yànua, ènna.
Nella attuale parlata campidanese il termine porta è ormai di
uso comune insieme a "enna" "genna"; si dice: "Abérri sa porta"!
- "Apri la porta"! O: "Abérri s'énna, sa génna"! Nella
toponomastica è rimasto, per lo più, il termine antico: nei
passi montani, nei valichi etc. troviamo; s'énna o sa génna o sa
yanna, etc. Cito ad esempio alcuni passi di montagna del Linas:
Génna de Muxèrru; Genna de Edàli; S'énna de su Pirastu; Génna de
Mirràtta; Génna de Farracèus; Genna de Frufuris; S'Enna de su
Mruvòni, e tantissimi altri. Per un elenco assolutamente
completo dei toponimi della Sardegna, vedi il libro di Giulio
Paulis, docente universitario di Glottologia, nonché preside
della Facoltà di Lettere dell'Università degli Studi di
Cagliari, "I Nomi di Luogo della Sardegna". Ma non
sottovalutiamo il fatto che il termine porta esiste nelle carte
antiche proprio nel significato romano di Ingresso alla Città,
ad esempio: Porta a Mari o di San Filippo(Torre), che al tempo
del regno di Arborea sovrastava l'ingresso meridionale della
capitale, Oristano, e Porta a Ponti (anche Torre di San
Cristoforo), che ne sovrastava l'ingresso settentrionale; Porta
Cristina è una delle due entrate settentrionali della Rocca
Castello di Cagliari; Porta, torre antibarbaresca, che, in tempo
medioevale ed anche moderno, difendeva l'ingresso dal mare al
centro abitato di Muravera. È bene notare inoltre che tutti i
cognomi Porta e Portas presenti, in maniera consistente nei
documenti medioevali, sono preceduti dalla preposizione "de" di
provenienza. È inoltre ipotizzabile che il cognome fosse
presente nell'isola dal periodo della dominazione romana. E che,
pertanto si tratti di eredità latina non italiana. Ecco in quali
documenti medioevali troviamo il cognome: tra i firmatari della
Pace di Eleonora, LPDE, del 1388, figurano; Porta (de) Juliano,
ville Gonnos de Codina, * Gonnos de Codina.Gonnoscodina. Partis
de Montibus; Porta (de) Nappulli, ville Ecclesiarum. ** Villa
Ecclesiarum.odierno Iglesias. Et ego De Nelli Pelipaparius
Ludovicus, civis et habitator terre et Ville
Ecclesiarum.sindicus, procurator universitatis Ville
Ecclesiarum.seu a Formenyino Joanne, capitano, camerlengo Ville
Ecclesiarum di Sigerro. Omnibus habitatoribus dicte terre Ville
Ecclesiarum, congregatis in Curia Magna.in posse Virde Andree,
quondam Virde Joannis de Civitate Sasseri.nona die januarii
1388; Porta Arnaldo, venerabili.Agustis > Austis (vedi più
sotto: il Porta Arnaldo citato dal Fara è senza dubbio lo stesso
personaggio), ** Barbagie de Ollolà.die XXV januarii
1388.(Barbagia di Ollolai) et Curatorie Agustis (Austis).die
XXVII januarii 1388. qua fuit festum conversionis Beati Pauli
Apostoli; Porta(de) Andreas - de Aristanni, *** Aristanni:
elenco dei nomi dei firmatari della PETIZIONE. Omnes cives
mercatores et habitatores dicte civitatis.nisi pastores
bestiaminum et quorum dificulter demorari non
poterant.congregati. Porta la data : die XIIII mensis Januarii
M°. CCC°. LXXXVIII° et etc ; Portas (de) Ambrosio, ville
Selluri, ** Selluri - Sedduri - Seddori: odierno Sanluri. Et ego
Capula Marcus .sindicus, actor et procurator ville Selluri.seu a
Petro De Castay, locuntenente capitanei et Margiano Costa,
locuntenente potestatis terre Selluri et omnibus habitatoribus
dicte terre, congregatis. X die januarii 1388; Portas
(de)Ambrosio, curie de Ploaghe, * Curie de Ploaghe.odierno
Ploaghe. Anche nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB,
XI, XIII secolo, il cognome è presente in maniera considerevole:
de Porta Comida(cap. 186), in una donazione alla Chiesa di Santa
Maria (priore Samaridanu): donaitimi Petru de Siy puru sa
parzone ki vi aviat tenendo (confinante) ad Barbara de Urri et
tenendo ad Barusone Mellone. Testes: Nigola Partis et Goantine
Begla et Petru de Piras et Comita de Porta et Mariane Corbu.
Porta (de) Goantine(ai capp. 12, 20, 21, 22, 23, 26, 102, 103,
etc.) è menzionato in tanti capitoli, riguardanti donazioni alla
Chiesa di Santa Maria, generalmente come teste, data anche la
sua importanza sociale: era infatti armentariu de su
archipiscobu (amministratore della arcivescovado - di Oristano)
- al cap. 23 abbiamo anche la data: > hoc actum est in
festivitate omnium sanctorum anno domini MCCXXVIII (festa di
Tutti i Santi del 1228), in plaustro Sancti Zenonis, regnante
Iudice Mariano( si tratta di Mariano II, ma non di Arborea,
bensì di Torres, il quale ebbe il regno di Arborea in condominio
per almeno due anni, 1228 e 1229, col fratello uterino Ugone I
de Bass - Serra; si deve a Mariano II - di Torres - (negli anni
1228/1229) la ricostruzione della Cattedrale di Oristano,
distrutta dalle truppe di Guglielmo I di Càlari. Per chiarimento
bisogna sapere che Mariano II di Torres era figlio del sovrano
del Regno di Torres Comita de Lacon - Gunale e di "donna"
Sinispella de Lacon - Serra di Arborea. Sempre nel CSMB sono
ricordati altre 13 persone col cognome Porta, citati in
donazioni alla Chiesa di Santa Maria; ad esempio, al cap. 132:
.Ego Petru kerigu, priore de Bonarcato, cun s'armentariu meu
previderu Calafrede scribemus ista recordantia: Gavini Formiga
et Bera de Porta furunt coiuvados in pare et positinkellos ad
servos (assegnati come servi) ad Sancta Maria iudice Constantini
quando fegit sa Abbadia.(si tratta probabilmente di Costantino I
di Arborea, che donò appunto, verso il 1110, ai Benedettini
Camaldolesi, affiliati a San Zenone di Pisa, l'antico santuario
della Vergine Santa Maria di Bonarcado). Nei Condaghi
Logudoresi, CSMS, CSPS e CSNT, il cognome Porta o Portas non è
presente. Nell'opera De Rebus Sardois III, di Giovanni Francesco
Fara, è citato Porta Arnaldus(110/23 - siamo al capitolo che
riporta l'azione politica di Giovanni d'Aragona - Joannes Petri
regis Aragonae filius (di Pietro d'Aragona).Cum deinde anno 1389
rex, defunto Berengario Carros etc. (alla morte di Berengario
Carroz stabilì di) attribuire la Contea di Quirra ed il
giudicato d'Ogliastra alla figlia Violante.etc. seguono le
azioni di opposizione a tale progetto di Brancaleone Doria
(marito di Eleonora d'Arborea), il quale protestava perché tali
domini appartenevano al giudicato di Arborea.seguono le azioni
di guerra.Praeterea ( il re aragonese)quadringentos milites in
Sardiniam misit cum Arnaldo Porta( vedi su, tra i firmatari
della Pace di Eleonora) insulae conservatore( protettore
dell'Isola) et Antonio Podio Alto.etc. Nella storia della
Letteratura Italiana ricordiamo il poeta dialettale milanese
Carlo Porta (Milano 1775 - 1821). Attualmente il cognome Porta è
presente in 891 Comuni italiani, di cui 54 in Sardegna: Oristano
71, Villacidro 42, Samassi 27, Gonnosfanadiga 24, etc. Nella
penisola è Milano ad avere il numero più alto di Porta, con 416;
seguono: Torino 190, Roma 172, Molfetta -BA - 157, Genova 146,
Napoli 46, etc. Il cognome Portas è presente in 87 Comuni
italiani, di cui 40 in Sardegna: Quartu 147, Cagliari 81,
Portoscuso 51, Monserrato 33, etc. |
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PORTELLI
PORTELLO |
Portelli
ha un ceppo a Ruda (UD), uno a San Benedetto del Tronto (AP) ed
in Sicilia a Lipari (ME) e a Scicli (RG), Portello , molto molto
raro, è tipico veneto, dovrebbero derivare da nomi di località,
già nel medioevo, in molte città si identificavano delle zone
con questo nome: "A.D. MCLX. In quinto consulatu Cocci, Pisani
Consules civitatem a Portello, et via que percurrit usque ad
viam Sancte Marie...", contrade denominate Portello si trovano
un pò ovunque in Piemonte, Lombardia, Veneto, ma anche al sud. |
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PORTENTO |
Estremamente raro, sembrerebbe del barese.
integrazioni fornite da
Fabio Paolucci
Se si tiene presente la derivazione latina, il cognome Portento
può essere considerato anche come derivato da termini con il
significato di mostruoso
(in senso sia positivo che negativo),
dall'aspetto spiacevole,
oppure miracolo
(forse in riferimento ad una nascita in condizioni al limite
della sopravvivenza) Portento poteva essere anche un cognome
assegnato ai cosiddetti infanti
proietti, cioè nati e subito
abbandonati. |
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PORTERA
PORTERI |
Portera è tipicamente siciliano, di Mistretta nel messinese, di
Cefalù e Palermo nel palermitano e di Porto Empedocle
nell'agrigentino, Porteri è invece lombardo, di Tavernole,
Marcheno, Villa Carcina e Brescia, con qualche presenza anche in
Emilia, potrebbero derivare dal mestiere di portiere o
portinatio svolto dai o dalle capostipiti, ma è anche possibile
una derivazione dal mestiere del
porterius,
cioè di chi anticamente fosse stato addetto all'esazione delle
imposte daziarie. |
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PORTESE |
Portese è
quasi unico, Portesi invece è ben diffuso nel bresciano a
Rezzato, Mazzano, Brescia e Ghedi dove potrebbe derivare dal
toponimo Portese di San Felice del Benaco (BS) , con un ceppo
anche a Roma dove invece potrebbe derivare dal nome della
Contrada (Porta Portese). |
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PORTINARI
PORTINARO
PORTONARO |
Portinari è tipico del vicentino zona di Lonigo e Arzignano
anche se parrebbe di origini toscane, Portinaro è della
provincia di Vercelli, di Palazzolo Vercellese in particolare,
Portonaro, assolutamente rarissimo, è piemontese, dovrebbero
derivare dalla carica medioevale di
portinarius,
o portonarius
termine che designava chi aveva la
responsabilità di difendere le porte della città e di gestire
la riscossione dei tributi di accesso alla città, tracce di
queste cognominizzazioni le troviamo a Firenze nel 1300 la
famosissima Beatrice amata da Dante Alighieri si chiamava
Portinari, tracce di questa famiglia fiorentina dei Portinari le
troviamo anche a Milano nella basilica di Sant'Eustorgio dove
si trova la quattrocentesca Cappella Portinari, commissionata da
Pigello Portinari, un nobile fiorentino, procuratore del Banco
dei Medici.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Portinari è originario del vicentino, con ceppi minori nel
pavese e nel milanese, mentre Portinaro è tipicamente
piemontese, entrambi questi cognomi derivano dal termine
portinaro, col significato di portinaio, portiere, colui cioè
che sorveglia e custodisce l'ingresso di edifici pubblici o
privati. Si tratta, dunque, delle cognominizzazioni di nomi di
mestiere attribuiti ai capostipiti. |
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PORTO
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Presenta
un nucleo certo nel catanese, uno nel cosentino, nel casertano e
in provincia di Roma, dovrebbe derivare da uno dei tanti
toponimi contenenti la radice Porto, o dall'abitare il
capostipite nei pressi di un porto. |
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PORTOGALLI
PORTOGALLO |
Portogalli, quasi unico, è toscano, Portogallo ha vari piccoli
ceppi ad Aversa e Marcianise nel casertano, a Manduria nel
tarantino ed a Scillato nel palermitano, a Modica nel ragusano
ed a Novara di Sicilia nel messinese, potrebbero derivare dal
fatto che i capostipiti fossero originari di quella nazione, o
per qualche motivo fossero stati in Portogallo. |
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PORTOGHESE
PORTOGHESI |
Portoghese ha vari ceppi distinti, uno a Cagliari, uno a Roma,
uno a Napoli, uno a Bari ed uno a Catania, Trapani e Palermo,
Portoghesi è esclusivamente romano, dovrebbe indicare un origine
delle famiglie dal Portogallo, potrebbe trattarsi di famiglie
ebree sefardite cacciate dal Portogallo nel 1568. |
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PORTOLANI
PORTOLANO
PORTULANO |
Portolani è tipico del forlivese, di Bagno di Romagna, Forlì,
Meldola e Ravenna, Portolano ha un piccolo ceppo a Cesena, uno a
Napoli ed uno a Brindisi, Portulano è molto diffuso a Taranto,
dovrebbero derivare dal termine arcaico
portulanus
(pilota di porto,
cioè chi guida le navi all'interno del porto), utilizzato sia
per definire i piloti, che i magistrati di Porto, di quest'uso
abbiamo un esempio a Manfredonia nel foggiano nel 1299: "...In
nomine, etc. Nos Bartholomeus de Jaquinto Manfridonie judex,
Nicolaus puplicus ejusdem terre notarius, et testes subscripti
ad hoc specialiter vocali et rogati, presente scripto puplico
declaramus, quod eodem die venientes coram nobis dominus Angelus
de Grifo, dominus Sinicus de Dopna Birrecta, Salis de Juvenacio
et Goffridus de Sasso portulanus Manfridonie, présente cum eis
Johanne de Mota portulano mallaco in eodem portu per curiam
ordinato, ostenderunt nobis quoddam mandatum eis directum a
nobili viro Henrico de Hervilla magistro portulano et
procuratore Apulie continentie talis. ...". |
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PORZI
PORZIA
PORZIO |
Porzi ha un ceppo a Foligno, Spoleto, Perugia e Trevi nel
perugino che si estende anche nel maceratese ed uno a Roma che
si estende anche a Latina, Porzia ha un ceppo a Roma, Agosta e
nel romano, ed uno molto piccolo nel barese, Porzio è presente a
macchia di leopardo, ha un nucleo nel napoletano, uno nel
palermitano, nel tarentino, nell'alessandrino e genovese ed uno
nel novarese, dovrebbero derivare dal nome della
Gens Portia
o dal nomen latino Porcius,
Portius
e le relative versioni femminili, probabili nomi portati dai o
dalle capostipiti. |
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POSA
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Posa ha un ceppo pugliese, nel barese ad Acquaviva delle Fonti,
Modugno, Bari, Gioia del Colle, Minervino Murge e Casamassima,
ed a Foggia, ed uno calabrese nel cosentino, ad Amantea e
Cosenza, dovrebbero derivare da un soprannome dialettale basato
sul termine dialettale meridionale
posa (fagioli
secchi ammollati), forse
attribuito ad un orticultore o ad un ristoratore. |
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POSATI
POSATO |
Posati è specifico della zona che comprende il ternano, il
viterbese ed il romano, Posato, assolutamente rarissimo,
sembrerebbe del trevisano, potrebbero derivare dal nome
medioevale Posatus,
ma può anche trattarsi di cognomi attribuiti a fanciulli
abbandonati, posati nell'apposito luogo, perche venissero
raccolti ed allevati. |
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POSITANO |
Molto
raro, sembra avere due ceppi, nel barese e nel salernitano,
dovrebbero derivare dal toponimo Positano (SA). Troviamo tracce
di questo cognome nel 1700 con Giuseppe Maria Positano Vescovo
di Matera. |
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POSSAMAI |
Possamai è tipicamente veneto, del trevisano in particolare, di
Conegliano, Cison di Valmarino, Vittorio Veneto, Tarzo, Vidor,
Pieve di Soligo, Valdobbiadene, San Pietro di Feletto, Follina e
Roncade, con un ceppo anche a Feltre nel bellunese, secondo
alcuni deriverebbe da un soprannome originato dall'aferesi della
frase non riposa mai,
secondo altri è imvece originato da un nome augurale
Possamai
con il senso di augurio al proprio figlio che
possa mai
diventare qualcuno, ma esiste anche la possibilità che si tratti
di una forma dialettale derivata dal termine medioevale
impositus
usato per miracolato
(vedi IMPOSIMATO). |
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POSSANZA
POSSANZINI |
Possanza ha un ceppo nel romano ed uno nell'anconetano,
Possanzini è tipico della fascia centrale che comprende alto
Lazio, Umbria e Marche, in particolare l'anconetano, deriva,
direttamente o tramite ipocoristici, dal nome medioevale
Possanza
attribuito a figli ai quali si augurava che diventassero forti e
potenti. |
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POSSENTI |
Un ceppo
in provincia di Roma cui appartenne la casata dei conti Possenti
che nel rinascimento aveva dei feudi nelle Marche, un ceppo
nella bergamasca, uno nel bolognese ed uno nel livornese,
dovrebbe derivare da un soprannome originato da uno stato
elevato della casata, o da caratteristiche fisiche. |
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POSSESSI |
Possessi, molto raro, è tipicamente lombardo, ha un ceppo a
Rogno nel bergamasco ed uno più piccolo a Lumezzane nel
bresciano, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine
latino possessus
(possesso, possedimento, che
possiede), participio passato
del verbo latino possideo
(possedere). |
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POSTI
POSTO |
Posti sembrerebbe tipicamente umbro, soprattutto del perugino,
di Panicale, Perugia, Piegaro e Todi, con un piccolo ceppo anche
a Todi, Posto è quasi unico, potrebbero derivare da una forma
aferetica del cognome Esposti
(vedi ESPOSITI). |
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POSTIGLIONE
POSTIGLIONI |
Postiglione è tipico dell'area che comprende la Campania, il
foggiano ed il potentino, Postiglioni, decisamente più raro, è
tipicamente laziale, del viterbese e del romano, dovrebbe
trattarsi di un cognome derivato dalla professione dei
capostipiti, che evidentemente dovevano essere dei
postiglioni
(conduttori di diligenze e
carrozze).
integrazioni fornite da
Pasquale Mauro Maria Onorati
Postiglione potrebbe anche derivare anche dal toponimo
Postiglione, comune in Provincia di Salerno.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Postiglione è cognome laziale, campano e pugliese. L'etimologia
della voce è da "posta''
attraverso il francese 'postillon'
= "conducente la diligenza"
o la vettura postale. Secondo altri, deriverebbe invece
direttamente da un nome personale romano, ma non storicamente
documentato. Toponimo Postiglione (SA). |
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POSTINI |
Cognome rarissimo dovrebbe essere originario del cremonese,
dovrebbe derivare dal toponimo Postino (CR).
integrazioni fornite da
Tatiana Postinghel
Mia nonna è originaria di Besenello (TN). Lei si chiama Postini.
Nel suo caso il cognome non deriva dal paese di Postino. Suo
nonno di cognome faceva Postinghel, quando ha trovato lavoro
come ferroviere lo stato, siccome il cognome era di origine
tedesca, glielo ha fatto cambiare in Postini |
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POSTREGNA |
Assolutamente rarissimo è tipico della valle del Natisone
nell'udinese, deriva dal toponimo Postregna nella valle del
Natisone a nordest di Cividale del friuli (UD). |
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POTA
POTI
POTO
PUOTI |
Pota è tipico dell'area casertano napoletana., Poti, molto molto
raro, ha un piccolo ceppo nel salernitano, uno nel leccese ed
uno nel catanese, Poto ha un ceppo nel salernitano, a
Castelcivita, Battipaglia, Albanella e Controne, ha un piccolo
ceppo a Brindisi e nel leccese ed uno molto piccolo nel reggino,
Puoti è tipico del casertano e napoletano, di Napoli e Sorrento
nel napoletano e di Villa di Briano, San Marcellino e Caserta
nel casertano, dovrebbero derivare tutti, direttamente o tramite
alterazioni dialettali, dal nome longobardo
Poto,
ricordiamo con questo nome il nipote di Rè Desiderio e figlio di
Adelchi: Poto, Rè di Costantinopoli. |
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POTECCHI |
Estremamente raro, sembrerebbe originario della zona di confine
tra mantovano e modenese. |
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POTENZA |
Sembra
essere specifico della Basilicata e Puglia, dovrebbe derivare
dal toponimo omonimo, capoluogo della Basilicata |
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POTERE
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Molto
raro, sembra avere due ceppi, tra Chieti e Pescara e nel barese. |
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POTESTIA
POTESTIO |
Potestia
è praticamente unico, Potestio, molto raro, sembra avere un
nucleo nel palermitano ed uno originario a Grimaldi nel
cosentino, derivano dal vocabolo medioevale potestia (governo)
da cui Potestius (colui che detiene il potere), di questa
cognominizzazione abbiamo un esempio nel 1300 a Grimaldi:
"...Ego Nicolaus Potestius de Grimaldo testor. Signum Crucis
proprie manus Petri de Filippo de Grimaldo ..." e anche:
"...etsi militer oblata per ipsam Curiam prefatis domino Angelo
de Potestia...". |
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POTRICH |
Potrich è specifico del basso trentino, di Rovereto soprattutto
e di Terragnolo, Isera, Ala, Folgaria e Trento, potrebbe
derivare dal nome celta Potrix
o Potrige,
con il significato di dissetato,
colui che ha bevuto a sazietà. |
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POVERI
POVERINI
POVERINO |
Poveri è
unico, sembrerebbe del centro Italia, come Poverini che dovrebbe
essere romano, Poverino, assolutamente rarissimo, dovrebbe
essere del napoletano, questi cognomi dovrebbero essere la
conseguenza di un'attribuzione di un cognome da parte di
funzionari pubblici dell'amministrazione di qualche istituto di
carità dello Stato della Chiesa, o borbonico a dei fanciulli
abbandonati. |
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POVESI
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Povesi,
molto molto raro, è tipicamente emiliano, di Parma e del
parmense, potrebbe trattarsi di una forma etnica arcaica
riferita al paese di Povicum, l'antico nome di Poviglio,
località del reggiano abbastanza vicina a Parma. |
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POZZA
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Tipicamente veneto delle province di Trento, Verona, Vicenza e
Padova, particolarmente concentrato nel vicentino a Lusiana,
Vicenza, Valdagno, Conco, Recoaro Terme, Marostica e Bassano del
Grappa e Verona, dovrebbe derivare da toponimi come Pozza di
Fassa (TN), Pozza del Favero (VI) o simili. |
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POZZAGLIA |
Assolutamente rarissimo è laziale, dovrebbe derivare da toponimi
come Pozzaglia Sabino (RI), troviamo tracce di questa
cognominizzazione in un atto del 1531: "...ipse Joannes Jacobus
vidit ante eam Susanam duos viros et credit quod essent Abundius
Coloy del Kasario et Joannes dela Pozaya, filius monaci de
Sancto Bartholomeo, qui ambo erant mutati vestibus et
brachis...". |
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POZZAN
POZZANA
POZZANI |
Pozzan è
tipicamente veneto, del vicentino in particolare e del veronese
e padovano, Pozzana, assolutamente molto raro, è tipico del
veneziano e dell'udinese, Pozzani è tipico del bresciano e
soprattutto del veronese, potrebbero derivare da toponimi come
Pozza del Favero nel vicentino o Pozza di Fassa nel trentino, o
Pozzo come ce ne sono diversi nel bresciano, nel veronese, nel
pordenonese o nell'udinese. |
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POZZAR
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Pozzar è
specifico dell'area friulano, giuliana, di Fiumicello,
Cervignano del Friuli, Aquileia e Terzo d'Aquilaia nell'udinese
e di Monfalcone, Ronchi dei Legionari e Gorizia nel goriziano,
l'origine etimologica è oscura, anche se si può ipotizzare una
derivazione da un soprannome riferito al fatto che il
capostipite manutenesse un pozzo. |
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POZZETTI
POZZETTO |
Pozzetti
ha un ceppo nel nordmilanese, comasco e lecchese ed uno nel
modenese in particolare a Mirandola, Pozzetto ha un ceppo
romagnolo nel ravennate ed uno friulano, a Grado nel goriziano,
a Trieste ed a Cervignano del Friuli nell'udinese, questi
cognomi dovrebbero derivare da nomi di località caratterizzate
dalla presenza di un piccolo pozzo. |
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POZZI
POZZO |
Pozzi è
diffuso in tutto il centronord, ha un nucleo importantissimo in
Lombardia, Pozzo ha un ceppo in Piemonte tra torinese e
biellese, un ceppo nel genovese ed uno nell'udinese, derivano da
vari toponimi contenenti la radice Pozzo, o dall'abitare il
capostipite nei pressi di un pozzo. |
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POZZOBON |
Pozzobon
è tipico del trevisano, di Vedelago, Treviso, Montebelluna e
Maserada sul Piave, con presenze significative anche nel resto
della provincia ed a Camposampiero nel padovano ed a Venezia,
dovrebbe derivare da un'alterazione veneta di un nome di
località Pozzobono, così chiamata per la presenza di un pozzo
ricco di buona acqua potabile. |
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POZZOLI
POZZOLO |
Pozzoli
sembrerebbe specifico della Lombardia occidentale, Pozzolo oltre
al ceppo genovese, presenta ceppi anche in Piemonte ed in
Veneto, dovrebbero derivare dai vari toponimi quali: Lonate
Pozzolo (VA), Pozzolo (MN), Pozzuolo Martesana (MI), Pozzolo di
Villaga (VI), Pozzolo Formigaro (AL) o Pozzuolo di Lerici (SP). |
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POZZONI |
Tipico
dell'areale milanese, potrebbe derivare dal toponimo Pozzo
d'Adda (MI). |
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