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CAMAGNA
CAMAGNI |
Camagna sembrerebbe piemontese, Camagni invece ha un ceppo nel
milanese ed uno nel forlivese, dovrebbero derivare da nomi di
località caratterizzate dalla presenza di una casa (cà)
grande (magna),
tracce di queste cognominizzazioni le troviamo in una
Cartula venditionis
del 1183 a Sartirana (PV): "...Anno dominice incarnacionis
millesimo centesimo octuagesimo tercio, sesto die kalendas
februarii, indictione prima. Nicolaus Camagna filius Lafranci ,
vivens lege Lombarda, consensu eiusdem genitoris sui vendidit
Petro de Rizolo et fratris suis germanis, filiis quondam
Viviani, peciam unam terre ...". |
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CAMAIONI |
Camaioni
è ben radicato nell'area che comprende il teramano ed il Piceno,
nel Piceno a San Benedetto del Tronto, Ascoli Piceno, Spinetoli
e Monsampolo del Tronto e nel teramano a Martin Sicuro,
Sant`Omero, Alba Adriatica e Nereto, con un piccolo ceppo
secondario anche a Roma, potrebbero derivare dal toponimo
Camaioni di Montelupo Fiorentino nel fiorentino, o dal toponimo
omonimo nel pratese, nel 1260, dopo la battaglia di Montaperti
che segnò la sconfitta dei guelfi fiorentini, molti guelfi
emignarono in terre più amiche perchè sotto il saldo dominio
pontificio. |
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CAMANA
CAMANINI |
Camana è
assolutamente raro, probabilmente della zona che comprende il
novarese, e il varesotto, Camanini è di origine bresciana. La
derivazione di questi cognomi è complessa, data l'ubicazione,
dovrebbe derivare da un nome di località svizzera, la Val Camana
nel Canton Ticino, ma esiste anche una teoria che li fa derivare
dal toponimo spagnolo Camanas, paesino di montagna spagnolo
della provincia di Teruel in Aragona. Per il cognome Camanini,
ci è stata proposta da un diretto interessato una teoria che lo
farebbe derivare dal nome della val Camonica, deriverebbe quindi
dall'etnico Camuni, popolo che ha dato il nome appunto a quella
valle. |
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CAMANDONA |
Camandona
è specifico dell'area che comprende le province di Torino e
Vercelli, dovrebbe risalire agli inizi del 1800 e derivare dal
toponimo Camandona nel biellese. |
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CAMARATA
CAMMARATA |
Camarata
sembrerebbe specifico di Randazzo nel catanese, Cammarata invece
è un cognome tipicamente siciliano molto diffuso in tutta
l'isola, dovrebbero entrambi derivare dal toponimo Cammarata
(AG). |
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CAMARDA
CAMARDI
CAMARDO |
Camarda sembra specifico della Sicilia settentrionale con un
ceppo nel brindisino, gli altri due sono abbastanza rari e
specifici del materano, con possibili ceppi, probabilmente
secondari, nel catanese e in Abruzzo e Molise, dovrebbero
derivare da toponimi come Camarda (MT), nome antico di Bernalda,
Camarda (AQ) o Camarda tra Campania e Basilicata come si capisce
da un testo della fine del 1400 : "...Ad Berardino de Bernaudo,
per mercè et excambio de Fontanarosa, sopra li pagamenti fiscali
de Monte Acuto et Camarda et sopra li casali de Cusencza per
anno ducati ...".
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Camarda è un cognome siciliano, calabrese, lucano e salentino.
Viene dal calabrese camarda
= macchia di cespugli,
dal greco tardo kamarda
= 'sorta di tenda'.
La voce greca ha dato origine anche al toponimo Camarda in
provincia di Matera, |
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CAMARDELLA
CAMARDELLI
CAMARDELLO |
Camardella, abbastanza raro, ha vari ceppi, uno piccolo a Roma,
uno a Napoli e nel napoletano ad Ercolano, Arzano e Portici, uno
nel foggiano a San Giovanni Rotondo e Lesina, ed a Bari e
Casamassima nel barese, uno a Melfi nel potentino ed a Pisticci
nel materano, Camardelli, estremamente raro, è tipico del
centrosud, Camardello, praticamente unico, è del napoletano, si
dovrebbe trattare di una forma etnica riferita ad un toponimo
Camarda presente ad esempio in Abruzzo, Campania e Basilicata
(vedi CAMARDA) |
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CAMARLINGHI
CAMERLENGHI
CAMERLENGO
CAMERLINGO |
Camarlinghi è tipicamente toscano, con un ceppo a Firenze,
Lastra a Signa e Barberino del Mugello nel fiorentino, a Santa
Croce sull'Arno nel pisano ed a cecina nel livornese,
Camerlenghi, molto molto raro, ha un piccolissimo ceppo
lombardo, soprattutto nel mantovano, ed uno a Genova, Camerlengo
ha un ceppo a Verona, uno piccolo nell'ascolano a Montegranaro
ed a Monte San Giusto nel maceratese, uno a Roma e Tivoli nel
romano ed a Magliano Sabina nel reatino, uno ad Altavilla Irpina
nell'avellinese ed a Benevento, San Giorgio del Sannio e San
Nicola Manfredi nel beneventano, ed uno a Fasano nel brindisino,
Camerlingo è tipico del napoletano, di Giugliano in Campania,
Napoli, Marano di Napoli, Villaricca, Pozzuoli, Quarto e
Qualiano, questi cognomi dovrebbero derivare dal termine
medioevale camerlengo
(tesoriere, esattore),
italianizzazione del termine medioevale germanico
chamarlinc,
ad indicare che i capostipiti svolgessero appunto anticamente
quella mansione. |
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CAMARRA |
Cognome
abruzzese originario della provincia di Pescara, potrebbe
derivare da un soprannome legato ad un toponimo Camarda (AQ) |
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CAMASTRA
CAMASTRO |
Camastra ha un ceppo nel barese a Grumo Appula, Castellana
Grotte ed Altamura, uno nel catanzarese a Botricello,
Vallefiorita e Stalettì, ed uno a Palermo, Camastro ha un ceppo
a Sora nel frusinate ed a Roma, con rare presenze al sud,
relativamente a questi cognomi esistono almeno due ipotesi, la
prima è che derivano dal nome fenicio
Kamastart,
il nome anche di una divinità, la seconda propone una
derivazione da un soprannome basato sul termine dialettale
camastra, camastro
(la catena cui si appendono i
paioli nel focolare), a sua
volta derivato dal verbo greco antico κρεμάσω kremaso (appendere). |
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CAMATA
CAMATI
CAMATO |
Camata ha oggi un ceppo tra veneziano e trevigiano, ma dovrebbe
essercene stato anche uno nel sud della Sicilia, tra siracusano,
ragusano e nisseno, Camati, quasi scomparso in Italia,
sembrerebbe avere due luoghi d'origine uno nel meridione del
paese, probabilmente in Calabria ed uno nel modenese, Camato è
quasi unico, dovrebbe essere dell'Italia del sud, dovrebbero
derivare da un soprannome riferito al mestiere dei capostipiti,
probabilmente originato dal termine greco χαμαί camai (terra)
o meglio ancora dal termine sempre greco κάματος kamatos
(fatica),
intendendo che probabilmente i capostipiti fossero
lavoranti agricoli
o comunque uomini di fatica. |
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CAMAZZOLA |
Camazzola è tipico della zona tra vicentino e trevisano, di
Romanod'Ezzelino nel vicentino e, nel trevigiano di San Zenone
degli Ezzelini e di Borso del Grappa.
integrazioni fornite da
Gabriele Farronato
Camazzole è una frazione del comune di Carmignano sul Brenta
(PD). I dalle Camazzole sono detti coloro che si sono
trasferiti nell'Asolano a Liedolo di San Zenone nel secolo XV°.
Da qui si sono poi sparsi anche nel Bassanese. |
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CAMBA
CAMBEDDA
CAMBONI
CAMBOSU
CAMBULI |
Camba è specifico del sud della Sardegna, di Cagliari
soprattutto e di Quartu Sant'Elena, Selargius, Monserrato e
Capoterra nel cagliaritano e di Oristano, Cambedda, abbastanza
raro, ha un nucleo nel cagliaritano ed uno nel nuorese, Camboni
è molto diffuso in tutta la Sardegna, a Sassari, Ploaghe,
Sennori, Ozieri, Olmedo e Sorso nel sassarese, a Cagliari,
Quartu Sant'Elena, Settimo San Pietro, Villaputzu e San Vito nel
cagliaritano, a Siniscola e Nuoro nel nuorese, a Giba,
Carloforte e Carbonia nel carbonense, Cambosu è specifico di
Nuoro, Cambuli ha un ceppo a Nurallao, Cagliari e Quartu
Sant'Elena nel cagliaritano ed uno a Neoneli nell'oristanese,
dovrebbero tutti derivare, direttamente o attraverso
ipocoristici o accrescitivi, da un soprannome originato dal
vocabolo sardo camba
(gamba).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CAMBA; CAMBEDDA; CAMBONI; CAMBOSU; CAMBULI:
sa càmba
è la gamba,
ma significa anche ramo;
sa cambèdda
è l'osso della gamba,
più conosciuto con nome sa
cannèdda
de sa càmba.
Sa cambèdda
è inoltre la "guardia" del freno
per le redini.
Camboni è
l'accrescitivo di camba
> gambone,
ma è anche la bussola d'alcova,
dal catalano cambrò,
con la scomparsa della r (frequente nella lingua sarda).
Cambosu
> gamboso, dalle gambe robuste o
lunghe?
Cambuli
potrebbe invece derivare, oltre che da gamba, dallo spagnolo
antico cambuj,
nel significato di cuffia per i
bambini! (especie
de capillo de lienzo que se pone a los niños).
Sono cognomi presenti negli antichi documenti della Sardegna.
Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388,
troviamo: Camba Nicolaus - de Aristanni; Cambella Dominigo,
ville Burgi. * Burgi de Gociano...odierna Burgos - fondata da
Mariano IV, padre di Eleonora. Curatorie de Anella; Cambella
Joannes, ville Sasseri. ** Sasseri.Sassari. Et nos Pugioni
Anthonius et De Lacon Salatinus, cives Sasseri, sindici, actores
et procuratores.Marringoni Arsòcus potestas ac capitanus
civitatis Sasseri. Omnes cives congregatis in civitate Sasseri,
apud ecclesiam Sancte Caterine.presentibus Corda Jacobo,
Magnispesa Francisco, De Mascara Francisco. In die XIII mensis
Januarii MCCCLXXXVIII - 1388. Cambone Gunnario, jurato ville
Culleri(Cuglieri** CULLERI.(attuale Cuglieri) CASTRI MONTIS DE
VERRO.in posse Salari Arsocho, notarii publici et etc. die X
januario 1388. nisi bestiaris pastores.congregatis in villa de
Guilciochor .in posse Salari Arsoci, habitatoris Bose .notarii
publici et etc. die X januari 1388; Cambone Petro, ville
Bordigale. * BORTIGALE.odierno Bortigali. Curatorie de Marghine
de Gociano; Cambuli Echu, jurato ville Mahara. ** Contrate
Marmille.et ego Ferrali Agustinus, sindicus et c.etc. Contrate
Marmille.seu a Nicolao Longhu, castellano Contrate
Marmille.habitatoribus, congregatis in dicta villa Mahara
Barbaraquesa (Villamar) ante ecclesiam Sancti Saturnini (nisi
pastores bestiarum) .in posse Virde Andrea, civitate Sasseri,
Virde Joannis filii.die XII januarii 1388; Cambuli Michaele - de
Bosa. ** Bosa: omnibus civibus et habitatoribus civitatis
Bose.nisipastores.congregatis intus Ecclesiam Beate Marie
Virginis .die XV Januarii 1388, Cambuli Petro, ville Selluri. **
Selluri - Sedduri - Seddori: odierno Sanluri. Et ego Capula
Marcus .sindicus, actor et procurator ville Selluri.seu a Petro
De Castay, locuntenente capitanei et Margiano Costa,
locuntenente potestatis terre Selluri et omnibus habitatoribus
dicte terre, congregatis. X die januarii 1388. Nel Condaghe di
Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI°, XIII° secolo, abbiamo:
Camba Arzocco (138), prete di Segazos ( abitato scomparso
appartenente alla Curadorìa di Milis, del regno giudicale di
Arborea, i cui resti si trovano in agro di Riola Sardo, in
località Trogatzus); in uno scambio di terre: tramudarus vinias
cun presbiteru Mellose de Segazos.Cambuli Furada Buriga, figlia
a (di) Ianni e sposa a Gosantine Anione (167), in una partizione
di servi: partivi cum donnu Troodori Coco arkipiscopu. Coiuedi
Goantine Anione , serbu de Santa Maria de Bonarcado, cun Cambuli
Furada, ankilla de Santa Maria de Aristanis.Nel Condaghe di San
Nicola di Trullas, CSNT, XI°, XIII° secolo, abbiamo: Camba
Dorgotori (183) in una compera di servi: comporaili a Petru de
Serra pede in Dorgotori Camba et.(ho comprato da Petru de Serra,
un quarto(del servizio) di Dorgotori Camba e.;Camba Maria (76),
in una donazione: dona binia (vigne) in Soricariu - in agro di
Andronike; Camba Petru (240), in uno scambio di servi: tramutai
cun Petru de Serra Boe: isse deitimi latus(la metà, del
servizio) de Petru Camba et ego deitili III pedes de Maria Bacca
(tre quarti). Nel Condaghe di San Pietro di Silki, XI°, XIII°
secolo, abbiamo: Canbella Petru (51) armentario( amministratore
di corte), in una donazione a San Pietro (postura); Canbella
Comita (100), teste in una lite per la partizione della servitù
(kertu de servis); Canbella Furatu (131), in una donazione
(postura); Canbella Petru(76), maiore de scolca( comandante dei
reparti di guardia dei confini), testimone in una lite per la
partizione della servitù (kertu de servis). Nel testo del Fara
"De Rebus Sardois" libri, III° e IV° troviamo citati: Cambonus
Basilius, canonicus Sorrensis (canonico in Sorres > abitato
scomparso; appartenne alla Curadorìa del Meylogu nel regno
giudicale di Torres e sede della omonima diocesi, oggi non più
esistente); Cambonus Petrus, alleato del re di Spagna e da lui
gratificato, allorquando Mariano IV, Giudice d'Arborea, tentò
con azioni militari la conquista di tutta la Sardegna - anno
1369. Attualmente il cognome Camba è presente in 32 Comuni
italiani di cui 15 in Sardegna: Cagliari 113, Quartu S. E. 23,
Oristano 21, etc. Cambedda è presente in 46 Comuni italiani, di
cui 26 in Sardegna: Teulada 27, Nuoro 23, Cagliari 19, etc.
Camboni è presente in 156 Comuni italiani, di cui 65 in
Sardegna: Sassari 71, Plaghe 62, Cagliari 62, Sennori 53, Quartu
S. E. 38, etc. Cambosu è presente in 9 Comuni italiani di cui 8
in Sardegna: Nuoro 44, Ozieri 6, Sassari 6, Cagliari 5, Olbia 3,
etc. Cambuli è presente in 38 Comuni italiani di cui 18 in
Sardegna: Nurallao 33, Cagliari 27, Neoneli 26. |
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CAMBARAU |
Cambarau è tipicamente sardo del cagliaritano, di Quartu
Sant'Elena, Cagliari, Decimoputzu e Capoterra, e di San Giovanni
Suergiu e Carbonia nel carboniense, dovrebbe derivare dal
termine sardo cambaràu
(esattore, addetto alle
riscossioni), un deverbale del
verbo sardo cambarài
(incamerare, confiscare). |
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CAMBARERE
CAMBARERI
CAMERIERE
CAMERIERI
CAMMARERE
CAMMARERI
CAMMARIERI
CAMMERIERI |
Cambarere, praticamente unico, è probabilmente dovuto ad un
errore di trascrizione di Cambareri, che è tipico del reggino,
di Bagnara Calabra, ma, anche se in misura minore, di Scilla,
Villa San Giovanni, Campo Calabrò, Seminara e Gioia Tauro,
Cameriere, molto raro, è tipico di Lattarico nel cosentino,
Camerieri, assolutamente rarissimo, sembrerebbe del perugino, di
Perugia e di Valfabbrica, Sempre del perugino dovrebbero essere
gli assolutamente rarissimi Cammarieri e Cammerieri, Cammarere,
molto raro, sembra essere specifico di Sant`Eufemia d`Aspromonte
nel reggino, Cammareri è tipicamente siciliano del trapanese, di
Trapani, Marsala, Erice, Mazara del Vallo e Gibellina, con ceppi
anche a Palermo e Messina, un piccolo ceppo è presente anche a
Taurianova nel reggino, tutti questi cognomi dovrebbero
derivare, a seconda del momento in cui si sono formati, se in
epoca abbastanza vicina da termini, più o meno dialettali,
stanti ad indicare il mestiere di
cameriere
come attualmente si intende, se in epoca tardo medioevale o
rinascimentale derivano invece dalla funzione di
gentiluomo cameriere,
un funzionario di grado elevato addetto a funzioni
amministrative o di gestione di corte ai servizi dell'alta
nobiltà e dell'alto clero. |
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CAMBI
CAMBIO |
Cambi è tipicamente toscano, con ceppi, probabilmente secondari
in Emilia e nel Lazio, Cambio, molto molto raro sembra specifico
del casertano ed iserniano, derivano dal nomen latino
Cambius
di origini celtiche, di cui abbiamo un esempio in un atto rogato
a Bologna nel 1329: "...Cambius olim Martini Guaraldi, Iohannes
quondam Lambertutij, Albertus Bonore...", tracce di questa
cognominizzazione si trovano a Firenze nel 1200, in uno scritto
del 1263 viene citato un certo Ricco Cambi come esponente dei
maggiori banchieri della città, a Bergamo nel 1500 leggiamo:
"...Actorum spectabilis domini vicarii pretorii Bergomi
Francescus Cambius et Antonius Rizattus julii et augusti anni
1559...".
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cambi muove dal nome proprio medievale
Cambio,
d'area toscana (sec. XII). E' forma aferetica da
(Bon)cambio
«buon cambio»,
nome augurativo «dato a un figlio dopo la morte di un figlio
precedente» (De Felice). Discreta la sua diffusione a Modena.
Fonte: F. Violi, Cognomi a Modena e nel Modenese. |
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CAMBIALE
CAMBIALI |
Cambiale è quasi unico, potrebbe essere siciliano, Cambiali,
leggermente meno raro, è probabilmente toscano, dovrebbero
derivare da un termine medioevale
cambiale, cambialis
(operatore di cambio moneta),
forse ad indicare nel capostipite un banchiere. |
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CAMBIASO |
Cambiaso è tipicamente ligure di Genova e del genovese, di Serra
Riccò, Sant'Olcese e Campomorone, dovrebbe derivare da
un'italianizzazione del cognome francese
Cambiez o
del termine medioevale francese
cambias (birraio),
che ha dato origine a quel cognome, ma potrebbe anche derivare
da un soprannome originato dal termine celta
cambios (gobbo),
forse un difetto del capostipite. |
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CAMBIE'
CAMBIELLI |
Cognome
lombardo originario della provincia di Cremona Cambiè, tipico
della provincia di Milano Cambielli, potrebbero essere stati
originati da un soprannome derivato da un toponimo Cambiago (MI)
o legato al mestiere di commerciante , cioè di uno che fa
baratti. Potrebbero anche essere derivati dal nomen latino
Cambius. (vedi Cambi) |
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CAMBIERI |
Specifico
della parte occidentale dell'Italia settentrionale, potrebbe
essere originato dal nome augurale Cambio ( quelli di Cambio, la
gente di Cambio) oppure dal mestiere di commerciante. |
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CAMBRIA |
Specifico
del messinese, potrebbe derivare dal cognomen latino Cambria
(antico nome latino per Galles, regione del Nord Ovest
dell'Inghilterra), un esempio è Aurelia Titulla Cambria
leggibile in un'antica iscrizione romana. |
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CAMBRIANI |
Molto
raro, è specifico del centro Italia, dovrebbe derivare
dall'etnico Cambria, (antico nome latino per Galles, regione del
Nord Ovest dell'Inghilterra), forse ad indicare reduci dalle
campagne in Britannia, in un antica lapide romana leggiamo:
"Cambrianus / l(ibens) p(osuit)". |
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CAMBRUZZI |
Cambruzzi, presente in modo sporadico nell'Italia
settentrionale, ha un ceppo veneto nel bellunese a Fonzaso,
dovrebbe derivare da un soprannome dialettale con riferimento
alla finissima tela detta di
Cambrai, forse ad indicare che
il capostipite ne facesse commercio, troviamo tracce di questa
cognominizzazione nel bellunese a Feltre nel 1600, in un atto
leggiamo: "...Ioannes Cambrutius cancellarius episcopalis
feltrensis notarius...". |
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CAMEDDA |
Camedda, tipicamente sardo, è specifico soprattutto
dell'oristanese di Cabras in particolare e di Oristano, Santa
Giusta, Marrubiu e Solarussa, e di Cagliari, potrebbe derivare
da nomi di località.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CAMEDDA: sa camèdda
in logudorese è l'arco del giogo
dei buoi. Dallo spagnolo
gamella
- arco de yugo en que entra la
cabeza de los bueyes. In
campidanese su yù
o juali/e de is bois.
Dal catalano camella.
Dal latino camela
= femmina del cammello.
In latino esiste anche camella,
dim. di camera, col significato di
scodella.
Sono tanti i cognomi ed i toponimi che hanno come base questo
termine, sin dai tempi antichi e, nonostante sia ritenuto
logudorese, lo ritroviamo in tutta la Sardegna, anche nei
toponimi: un classico esempio è l'area del Monte Linas, Sardegna
sud occidentale, dove ritroviamo i toponimi Punta sa Camedda, su
Pranu de Camedda, in agro di Gonnosfanadiga. Come cognome lo
ritroviamo tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del
1388: Camella Bernardus, ville Algueri(Alghero). Nell'oper del
Fara (De Rebus Sardois, III°, IV° libro è citato Camella
Bernardus: nominato, nell'anno 1387, dal re Giovanni d'Aragona
tutore e curatore (amministratore), insieme a Franciscus Bos et
Antonius Ferret, pro Alguerii populo (per la città di Alghero).
Camedda Antioco (XVIII_XIX secolo) sacerdote residente a
Cagliari * I 2000 sardi più faosi (L'Unione Sarda). Attualmente
il cognome Camedda è presente in 111 Comuni italiani, di cui 49
in Sardegna: Cabras 230, Oristano 65, Cagliari 48, Santa Giusta
28, Marrubiu 18, etc. |
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CAMELI
CAMELLI
CAMELLINI
CAMELLINO
CAMELLO |
Cameli è molto diffuso nell'area che comprende il maceratese, il
Piceno ed il teramano in particolare ed il pescarese, con
piccoli ceppi in Umbria, uno nel romano e latinense ed uno
nell'ennese, Camelli, molto raro, è specifico di Faenza,
Camellini è tipicamente emiliano, del reggiano, di Reggio
Emilia,Cadelbosco di Sopra, Guastalla e Casalgrande, del
modenese, di Sassuolo, Modena, Formigine e Carpi e di Parma,
Camellino, praticamente unico, potrebbe essere dovuto ad
un'errata trascrizione del precedente, Camello è assolutamente
rarissimo, dovrebbero quasi tutti derivare, direttamente o
attraverso una forma ipocoristica, da una latinizzazione del
nome e cognome tedesco Kamel,
cognome di cui abbiamo un esempio nella seconda metà del 1600
con il Padre gesuita Georg Joseph Kamel che latinizzò il suo
nome in Gergius Josephus
Camellius e che diede il suo
nome alla camelia
(pianta da fiore)
che portò in Italia dall'Asia, ma è pure possibile una
derivazione dal nome di origine celta
Camelian,
ricordiamo San Camelian vescovo di Troyes in Francia dal 478 al
525, anno della sua morte, non si può escludere che in qualche
caso possano anche derivare dal nome arabo
Kamel,
ricordiamo con questo nome il sultano d'Egitto
Malik-al Kamel
che nel 1292 restituì a Federico II° Gerusalemme senza
combattere. |
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CAMELLATO |
Camellato, estremamente raro, è del trevigiano, dovrebbe
trattarsi di una forma patronimica dialettale del nome
Camellus
o Camellian,
la terminazione in -ato
sta per figlio di. (vedi Camelli). |
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CAMERA
CAMERAN
CAMERANI |
Camera è
distribuito in tutt'Italia, ha vari ceppi originari, dalla
provincia di Alessandria, Pavia e Genova alla Campania ed alla
Calabria. Cameran è padovano e Camerani è ravennate. Questi
cognomi potrebbero derivare da uno dei tanti toponimi con radice
Camera come Camerana (CN), Camerano (AN) - (AT) ecc. oppure dal
mestiere di servitore (addetto alla camera). |
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CAMERINI
CAMERINO |
Camerini
è presente a macchia di leopardo nel centronord, Camerino è
presente in tutta Italia, possono derivare dal toponimo Camerino
(MC) in qualche caso, in altri dal mestiere di servitore
(addetti alla camera). |
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CAMILLA
CAMILLACCI
CAMILLETTI
CAMILLI
CAMILLINI
CAMILLO
CAMILLONI
CAMILLUCCI
CAMILLUZZI
CAMMILLI |
Camilla è tipica del cuneese di Niella Tanaro e Mondovì,
Camillacci è tipicamente laziale, del romano e del frusinate,
Camilletti è tipico delle Marche, del perugino e del romano,
Camilli è specifico della fascia centrale che comprende il
grossetano, il Lazio, l'Abruzzo, l'Umbria e le Marche, Camillini
è tipicamente romagnolo, del ravennate, forlivese, riminese e
pesarese, Camillo ha ceppi nel Veneto, nel romano, nel
napoletano, nel foggiano e nel palermitano, Camilloni sembra
marchigiano e del perugino e romano, Camillucci oltre al ceppo
marchigiano ha un ceppo nel ternano, nel viterbese e nel romano,
Camilluzzi, molto molto raro, è tipico del ternano, Cammilli,
sicuramente toscano, è proprio del fiorentino e del pistoiese.,
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nel nome antico
Camillo,
l'italianizzazione cioè del personale samotracio
Kadmilos,
che, nell'antica mitologia greca, era il nome attribuito al
padre dei Cabiri (divinità dell'oltretomba, venerate come Grandi
Dei in un culto misterico che aveva il suo centro in
Samotracia): dalla figura mitologica di
Kadmilos,
in seguito, presero il loro nome i cosiddetti camilli, giovani
sacerdoti che assistevano a particolari riti sacrificali,
conosciuti come i Misteri dei Grandi Dei. Detto questo,
comunque, va notato che in alcuni casi il cognome Camillo
potrebbe derivare da una variante del cognome Camillò (vedi
questo cognome). Per quanto riguarda i cognomi in questione,
dunque, si tratta delle cognominizzazioni o dei nomi personali
dei capostipiti o di soprannomi ad essi attribuiti. |
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CAMILLERI
CAMILLIERI |
Camilleri è tipicamente siciliano dell'area che comprende il
nisseno, l'agrigentino ed il palermitano, Camillieri, molto
molto raro, è tipico di Ragusa e del ragusano, con il termine
camillero
in Sicilia si definivano i portantini o lettighieri, ed anche
dei frati camilliani cioè che per vocazione dedicavano la loro
vita all'assistenza ai malati, si potrebbe ipotizzare quindi che
il capostipite avesse o rapporti con qualche convento di quei
frati o facesse appunto il lettighiere. |
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CAMILLO' |
Camillò è tipicamente calabrese del reggino e soprattutto di
Vibo Valentia.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
L'origine di questo cognome va ricercata nel soprannome o nome
medievale Camillò,
che, nato sulla base del greco
chamilòs, significa
letteralmente basso
(vedi anche Basso e Curcio, dei quali Camillò è l'equivalente
greco-italiano); anche se è più improbabile, comunque, non si
può escludere che in alcuni casi questo cognome derivi dal nome
antico Camillo (vedi Camilli). In conclusione, dunque, si tratta
delle cognominizzazioni o dei nomi personali dei capostipiti o
di soprannomi ad essi attribuiti. |
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CAMINADA |
Tipicamente lombardo e specificatamente milanese e comasco. |
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CAMINATI |
Si
individuano due ceppi uno nell'area di Piacenza e l'altro in
provincia di Forlì; il ceppo piacentino deriva dal toponimo
Caminata (PC). |
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CAMINITA
CAMINITI
CAMINITO |
Caminita è specifico del palermitano, di Palermo e di Ustica,
Caminiti, molto più diffuso, è tipico della Calabria meridionale
e della Sicilia nordorientale, di Villa San Giovanni, Benestare,
Bovalino, Santa Cristina d'Aspromonte, Careri e Cittanova nel
reggino e di Messina, Roccalumera, Santa Teresa di Riva, Furci
Siculo, Pagliara, Taormina, Mandanici e Fiumedinisi nel
messinese con ceppi anche a Catania e Palermo, Caminito, meno
diffuso, è specifico di Melilli nel siracusano e di Militello in
Val di Catania e Catania nel catanese, in molti casi dovrebbe
trattarsi di forme etniche riferite al paese di Camini nel
reggino, il cui toponimo dovrebbe derivare dal termine greco
arcaico kaminion
(fornace),
negli altri casi potrebbe derivare dal termine grecanico
caminètes
(piccola fornace),
forse ad indicare che i capostipiti si occupassero della fusione
di metalli.
integrazioni fornite da
Michele Caminita
Caminita: da documenti trovati nell'archivio di stato civile del
comune di Ustica si legge che il capostipite fosse un certo
marinaio proveniente dalla Spagna di nome Joachin Caminito nato
nel 1786 successivamente sposato con una donna di Ustica ed ivi
morto nel 1883. |
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CAMINOLI |
Assolutamente rarissimo potrebbe derivare da toponimi come
Camino (TV) o Camino al Tagliamento (UD).
integrazioni fornite da
Enrico Caminoli
i Caminoli in italia sono tutti parenti fra loro, quindi esiste
un solo ceppo; da una ricerca a metà del 1700 fino al 1800 erano
in Carinzia Slovena, a Maribor, probabilmente di origini
venete. Il toponimo di riferimento è Camino, come la famiglia Da
Camino della marca trevigiana. Comunque nel 1900 i Caminoli sono
in trentino. |
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CAMIOLA
CAMIOLI
CAMIOLO |
Camiola, quasi unico, sembrerebbe siciliano, Camioli, anch'esso
quasi unico, è probabilmente dovuto ad un'errore di
registrazione anagrafica settentrionale del cognome Camiolo, che
è tipicamente siciliano, di Palermo, di Gela nel nisseno, di
Grammichele, Catania e Caltagirono nel catanese e di Valguarnera
Caropepe, Leonforte, Aidone ed Enna nell'ennese, dovrebbe
derivare dal nome medioevale
Camiolus, un'alterazione
dialettale del termine latino medioevale
cameolus
(cammeo),
dell'uso di questo termine abbiamo un esempio in epoca
medioevale in un atto: "... Zona una argenti cum cinto corii cum
certis paucis splanguis. Adamanti tres parvi in tribus anulis
auri. Camiolus unus in uno anulo auri. Anulli quatuor auri
fracti pauci valoris. Virge due parve pauci valoris que sunt
fracte. Pendini duo granate et alii duo safilii cum periis
ceto...", nome in uso soprattutto presso i popoli slavi, anche
come forma alterata del nome
Camillus, secondo un'altra
ipotesi potrebbe derivare da un soprannome dialettale basato su
di un termine arcaico dialettale
camiolo (vignaiolo). |
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CAMISASCA
CAMISONI |
Cognomi
decisamente milanesi, dovrebbero derivare dal toponimo Camisasca
(CO) e Camisano (CR). |
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CAMISOLA |
Camisola, assolutamente rarissimo, sembrerebbe dell'astigiano,
forse di San Damiano d'Asti, dovrebbe derivare da un soprannome
originato dal termine dialettale piemontese
camisòla
(sottoveste),
a sua volta derivato dal provenzale
camisol (gonna,
veste), si tratta di un cognome
molto antico, di cui si hanno tracce fin dal medioevo, infatti
nel Codice Diplomatico della
Lombardia Medioevale, in una
Cartula vendicionis
redatta a Pavia nell'anno 1141 possiamo leggere: "Anno ab
incarnacione domini nostri Iesu Christi millesimo centesimo
quadragesimo primo, quintodecimo kalendas decembris, indictione
quinta. Constat me Mantoanam, filiam quondam Nigriboni
Buccanigra, et relicta quondam Guilielmi Bescossa, que professa
sum ex nacione mea lege vivere Romana, accepisse sicuti et in
presentia testium accepi a te Borgundio Musso da Salairano, per
Rainardum Camisolam, missum tuum, argenti denariorum bonorum
Papiensium solidos viginti quinque et dimidium, finito precio,
pro omnibus rebus illis cum areis suis, iuris mei, quas habere
et deti|nere visa sum, per aliquem modum, in loco et fundo
Ragagnaria et in eius territorio, prope castro de Lambro ...". |
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CAMMARELLE |
Cammarelle, abbastanza poco comune, è specifico di Rionero in
Vulture nel potentino, dovrebbe derivare dal nome della località
Cammarelle sita nel comune di Padula nel salernitano. |
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CAMMI
CAMMIA |
Cammi è specifico di Piacenza e del piacentino, di Rottofreno,
Fiorenzuola d'Arda e Caorso, Cammia, quasi unico, è sempre del
piacentino, dovrebbero derivare dal nome tardo latino di origini
celte Cammius,
latinizzazione del nome Cammiac
in uso nella Gallia meridionale, durante il periodo imperiale
sotto Antonino Pio troviamo come Proconsole del Norico
Lucius Cammius Secundinus,
in una lapide del primo secolo situata ad Aquileia si può
leggere: "K(alendis) Novembr(ibus) L(ucius) Nonius Rufinus
Pomponianus Q(uintus) Vesonius Fuscus // p(raefecti) i(ure)
d(icundo) / scr(ibendo) adf(uerunt) C(aius) Lucretius Helvianus
M(arcus) // Trebius Proculus L(ucius) Cammius Maximus /
s(enatus) c(onsulto) cum prona voluntate // honestissimo animo
ultro Calvius Pollio IIIIvir i(ure) d(icundo) / in proximum
annum // professus sit quo facto haesitationi publicae in partem
/ moram ademerit placere ei quo // magis etiam ceteri ad bene
faciendum in rei publicae / provocentur statuam equestrem //
auratam in foro n(ostro) poni censuer(e) prim(us) cens(uit)
C(aius) Lucretius Helvianus". |
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CAMMAROTA
CAMMAROTI
CAMMAROTO |
Cammarota è un cognome specifico dell'Italia meridionale,
probabilmente originario della Campania e Basilicata, dove è
diffusissimo, Cammaroti, praticamente unico, è probabilmente
dovuto ad un'errata trascrizione del precedente, Cammaroto è
specifico di Messina e del messinese, si dovrebbe trattare di
cognomi derivanti da alterazioni dialettali del nome del paese
di Camerota nel salernitano, o di Cammarata nel cosentino e
nell'agrigentino.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cammarota è cognome siciliano (anche Cammaroto) che viene dal
greco 'kammarōtos'
= fatto a volta,
ma anche 'fiero'.
Possibile anche una derivazione dal toponimo Camerata (SA).
Rohlfs 60. |
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CAMMORANESI
CAMORANESI |
Camoranesi è ormai quasi estinto in Italia continua la sua
presenza all'estero grazie al fenomeno dell'emigrazione del
secolo scorso, Cammoranesi è estremamente raro, sembrerebbero
originari dell'anconetano, forse di Fabriano.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Camoranesi è un cognome ormai quasi scomparso nel nostro paese,
probabilmente originario delle Marche, deriva dall'etnico del
toponimo Camerano (AN), un tempo noto come Camborano o Camorano. |
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CAMNASIO |
Specifico
del milanese, dovrebbe derivare dal toponimo Camnago (MI)
frazione di Lentate. |
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CAMODECA |
Camodeca
è tipico della zona tra il basso potentino, San Paolo Albanese e
San Costantino Albanese, e l'alto cosentino, Spezzano Albanese e
Castroregio, famiglia nobile di chiare origini albanesi, che
arrivò in zona nella prima metà del 1500, in fuga da Corone,
città della Morea (antico nome del Peloponneso attualmente
greco), che era stata invasa dai turchi islamici, aiutati
nell'operazione di espatrio dalle navi messe a disposizione da
Carlo V°, per sottrarre i cristiani alle ritorsioni turche. |
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CAMOGLIANO |
Molto
molto raro è tipicamente genovese, dovrebbe derivare dall'etnico
di Camogli (GE). |
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CAMOIRANO |
Camoirano, molto molto raro, è tipicamente ligure, dell'area tra
genovese e savonese, potrebbe trattarsi di una forma etnica
relativa al paese spagnolo di Camoira in Galizia, questo
supportato dalla particolare frequenza con la Spagna da parte
della Repubblica Marinara di Genova e dai numerosi interscambi
marittimi fra quelle regioni. |
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CAMONI
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Due le
aree di origine, la provincia di Brescia e quella di Piacenza,
dovrebbe essere legato alla provenienza dalla val Camonica. |
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CAMONITA
CAMONITI |
Camonita è tipico di Paternò nel catanese, con un piccolo ceppo
anche a Ficarazzi nel palermitano, Camoniti, quasi unico,
sembrerebbe del palermitano, dovrebbero derivare da forme
etniche soprannominali grecaniche dove il suffisso
-ita sta
per abitante di,
proveniente da,
una località per il momento non meglio identificabile. |
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CAMORANI |
Camorani
è tipicamente romagnolo, di Forlì, e del ravennate, di Faenza,
Lugo, Solarolo e Castel Bolognese, con un ceppo anche nel
reggiano a Reggio Emilia e Canossa, dovrebbe derivare dal nome
del paese di Camorano, antico nome dell'attuale Camerano nel
riminese o Camerano nell'anconetano. |
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CAMORRI |
Camorri, molto raro, è tipico di Cortona nell'aretino, dovrebbe
derivare da un soprannome originato dal termine arcaico italiano
camorro
(acciacco, malaticcio
e per estensione cosa che
funziona male) a sua volta
derivato dal latino camoria
(moccio). |
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CAMOSSI
CAMOSSO |
Camossi sembra tipico di Darfo Boario Terme (BS) e del
bresciano, Camosso è tipico piemontese di Envie (CN), dovrebbero
derivare da soprannomi originati dal vocabolo dialettale
lombardo camòss
(camoscio). |
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CAMOTTI |
Camotti è
specifico di Castelli Calepio nel bergamasco, il cognome
dovrebbe derivare dal fatto che il capostipite fosse di razza
camuna, o semplicemente provenisse dalla Val Camonica. |
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CAMPA
CAMPI
CAMPO
DELLA CAMPA
LO CAMPO |
Campa è
tipicamente pugliese, del Salento in particolare, Campi è
diffuso in tutto il nord, soprattutto nel milanese e varesotto,
nel genovese, nel ferrarese ed in Umbria, Campo è tipicamente
siciliano con ceppi anche nel bellunese ed in Puglia, Della
Campa, rarissimo, è del napoletano, Lo Campo è specifico di
Foggia, dovrebbero tutti derivare da uno dei molti toponimi
chiamati Campa, Campi o Campo o composti con la parola Campi o
Campo, abbiamo un esempio di quest'uso in questo scritto del
1257: "...Nam ex parte mei, domui iam dicte pacis causa, propter
eciam salutem anime mee, de consensu fratris mei Sandivogii et
filioli mei Nycolai filii Sandivogii de Campa, villas istas,
...". Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nel 1200
nel pisano: "...Bonaventure de Ceuli quondam Campi de S. Iohanni
alla Vena (San Giovanni alla Vena (PI))...", in Valtellina nel
1600 con il notaio Antonio Campi, esattore delle taglie
forestiere nella comunità di Grosio (SO). |
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CAMPACCI
CAMPACCIO
CAMPACI |
Campacci,
molto molto raro, ha un ceppo nello spezzino ed uno nel
forlivese, Campaccio, quasi unico, è toscano, Campaci ha un
ceppo molto piccolo nel nordmilanese e nell'area che comprende
il pavese e l'alessandrino, ed un ceppo veneto concentrato nel
rovigoto, padovano e veneziano, dovrebbero derivare da
soprannomi originati da nomi di località, come quella citata in
questo scritto del 1581 a Travedona nel varesotto: "..Jtem
dicunt esse legatum unum super pecia una terre ubi dicitur al
campacio siue in ciosetto super quo debetur ecclesie santi Viti
..", tracce di queste cognominizzazioni le troviamo in un atto
del 1582 a Dervio nel lecchese: "..Una pezza de vigna arativa et
prattiva de pertiche doi et meza nel circa, dove se dice alla
vigna della madona alla quale coherentia ms gio Petro del guasto
da mezo dì il sig.ottavio boldoni Dottore da bellano da sera
Jacobo della corona prestinaro et da nullora ms Gio Antonio
Campacio da Coreno..". |
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CAMPAGNA |
Molto
diffuso in tutt'Italia, dovrebbe derivare dai vari toponimi con
questa radice presenti un pà ovunque in Italia, come ad esempio
Sommacampagna (VR), Campagna (SA), (VI), (PG), (TV), (CR) e
molti altri, di quest'uso abbiamo un esempio in una Carta de
concessione dell'XI° secolo: "...Quomodo erit modo de rebus
nostris quas hic per comitem Gaufridum, avunculum vestrum, et
episcopum Andecavensem et uxorem Hucberti de Campania, Agnetem,
hujus castri tunc dominam, et per filios suos, partim dono,
partim precio, hic adquisivimus?...". |
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CAMPAGNOLA
CAMPAGNOLI
CAMPAGNOLO
CAMPAGNUOLO |
Diffuso
in tutta Italia Campagnola con almeno due ceppi uno cagliaritano
e l'altro veronese, Campagnoli altrettanto diffuso è
probabilmente di origine modenese, mentre Campagnolo
prevalentemente veneto possiede anche un ceppo ragusano,
Campagnuolo è specifico dell'area occupata dalle province di
Napoli, Caserta e Benevento. Tutti questi cognomi hanno una
derivazione dall'attività contadina o da un soprannome nato in
città per identificare chi era di campagna o da un soprannome
legato ad un toponimo come Campagna (SA) - ( PN) - (VE) o anche
Campagnola (PD) - (VR) - (CE) - (CR) - (RE). |
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CAMPANA
CAMPANI
CAMPANINI |
Molto diffuso in tutta Italia Campana, Campani è dell'area che
comprende reggiano, modenese e Toscana, prevalentemente
settentrionale Campanini, che ha le sue origini in Emilia ed in
Lombardia. Questi cognomi derivano o da un soprannome legato al
mestiere di campanaro (modificato dal dialetto) o di produttore
di campane o alla provenienza campana o a toponimi come Campana
(CS).
ipotesi fornite da D.
Campanini
la provenienza di Campanini non è assolutamente da collegare
alla campana ma al mestiere di
camparo, cioè colui che apriva
le chiuse per l'irrigazione dei campi, chiamato anche
camparèn
in dialetto emiliano e poi modificato in
campanèn
quindi Campanini. |
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CAMPANACCI |
Campanacci, assolutamente rarissimo, dovrebbe essere dell'Italia
settentrionale, l'origine potrebbe dipendere dal mestiere di
conduttore di vacche svolto dal capostipite, vacche che, nel
settentrione d'Italia, erano, ed in alcuni casi sono ancora,
caratterizzate dall'avere al collo un campanaccio, che, nel
periodo di transumanza, risuonava durante il cammino verso
l'alpeggio. |
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CAMPANARI
CAMPANARO
CAMPANER |
Campanari
è tipico di Marche e Lazio, Campanaro ha un ceppo nel vicentino,
uno nel foggiano, uno nel cosentino ed uno nel nisseno, Campaner
è tipico dell'area che comprende il trevisano, il veneziano ed
il Friuli, l'origine di questi cognomi è un soprannome, in
alcunu casi in dialetto, legato al mestiere di campanaro o di
produttore di campane. |
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CAMPANALE
CAMPANILE
CAMPANILI |
Campanale è specifico del barese zona di Cassano delle Murge e
di Ruvo di Puglia, Campanile è molto diffuso nel Lazio, Campania
e Puglia, Campanili, assolutamente rarissimo, è probabilmente
dovuto ad un errore di trascrizione del primo, dovrebbe derivare
da soprannomi originati da caratteristiche fisiche o della
località, abitare nelle vicinanze di un campanile, o di una
posizione eretta a mò di campanile.
integrazioni fornite da
Prof. Vito Zullo
Riguardo al cognome Campanile, diventato poi anche Campanale si
ha notizie in un atto dello stato canonico del 1591 riscontrato
nella chiesa madre di Cassano delle Murge (Ba) dove viene citato
un certo "....magnificus notarius Vincenzius Campanilis de
Tramonto..." Tramonti di Cosenza o Salerno? Risultava poi
provenire dalla città di Tramonti di Salerno. Nel comune di
Tramonti rogarono, per gli anni 1568-1581, il notaio Campanile
Antonio (sicuramente fratello di Vincenzo) e, per gli anni
1713-1766, il notaio Campanile Andrea. |
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CAMPANELLA
CAMPANELLI
CAMPANELLO
CAMPANIELLI
CAMPANIELLO |
Campanella è molto diffuso in tutt'Italia, i ceppi più
importanti sono in Sicilia, Puglia e Campania, Campanelli è
specifico della zona tra bassa bresciana ed alto cremasco,
Campanello sembrerebbe siciliano di Grammichele nel catanese,
Campanielli è quasi unico, dovrebbe essere dovuto ad un'errata
trascrizione di Campaniello, che ha un ceppo campano a Villa di
Briano e San Marcellino nel casertano ed a Torre del Greco nel
napoletano, ed un ceppo pugliese nel foggiano a Foggia,
Cerignola e Vieste ed a Barletta nel barese, dovrebbero tutti
derivare da soprannomi, amche dialettali, originati da
caratteristiche del capostipite o perchè il suo mestiere
comportasse l'uso di campane o campanacci o per la presenza di
una campana in prossimità della sua abitazione, ma è molto
probabile anche una derivazione da toponimi come Campanella nel
vicentino, nel salernitano e nel ragusano, Campanelle nel
maceratese, o altri simili, personaggio degno di nota fu il
filosofo calabrese Tommaso Campanella (1568-1639). |
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CAMPARADA |
Camparada, molto molto raro, è tipicamente lombardo, di Monza in
particolare, dovrebbe derivare dal toponimo Camparada (MI) nel
monzese, il toponimo di origine romana trae il proprio nome dal
termine latino campora
(campi). |
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CAMPARI
CAMPARO |
Campari ha un ceppo lombardo tra milanese, pavese e cremonese,
ed uno emiliano tra parmense, reggiano e modenese, Camparo,
molto più raro, parrebbe tipicamente del pavese, dovrebbero
derivare dall'antico mestiere del
camparus
o guardiano, custode di un fondo
rustico, di questo mestiere
abbiamo una traccia in un atto del 1628 nel ducato di Milano:
"...Dominicus camparus filius quondam Francisci...". |
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CAMPATI |
Campati ha un ceppo a Roma ed uno a Schiavi (CH)
integrazioni fornite da
Fabio Paolucci
Alla base del cognome è il participio passato del verbo
campare,
nel senso di scampare, vivere,
sopravvivere, dato come
soprannome al capostipite perchè probabilmente scampato ad una
calamità naturale o ad una terribile epidemia. Sarebbe da
escludere la derivazione del cognome dal termine
campata,
elemento architettonico compreso tra due sostegni o piedritti
consecutivi. Ancora de prendere in considerazione è la probabile
derivazione dalla attività agricola o dalla riscossione delle
tasse: il campatico
è il reddito agrario o anche la tassa imposta sui redditi
agrari. |
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CAMPEOL |
Campeol è
un cognome tipico del trevigiano, di Istrana, Farra di Soligo e
Pieve di Soligo, dovrebbe derivare dall'etnico dialettale del
toponimo Campea di Miane (TV). |
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CAMPERA |
Campera è
specifico del pisano, di San Giuliano Terme, Vecchiano e Pisa,
dovrebbe derivare da nomi di località come La Campera di
Cascina, o Campera di Peccioli, entrambe nel pisano. |
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CAMPERI
CAMPERO |
Camperi è tipico del cuneese, di Mondovì, Villanova Mondovì e
Frabosa Soprana, di Torino e dell'imperiese, con un piccolissimo
ceppo anche nel bergamasco, Campero è specifico di Garessio nel
cuneese, potrebbero derivare dal cognomen tardo latino
Camperus,
di cui abbiamo un esempio d'uso in questo testo medioevale:
"...Denique vero Camperus ipse, in iconibus operi suo sbjunctis,
lineis suis binis normalibus adeo arbitrarie et incostanter usus
est, toties punctis contactus variat, secundum quae lineas istas
dirigit, et a quibus omnis earum vis et fides pendet, ut seipsum
in earum usu incertum et ambigue hesitantem tacite
profiteatur...". |
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CAMPESAN
CAMPESANO
CAMPISANI
CAMPISANO |
Campesan, molto raro, è tipicamente veneto, dell'area vicentino,
padovana, Campesano, praticamente unico, dovrebbe essere dovuto
ad un errore di trascrizione del precedente, Campisani,
assolutamente estremamente raro, è panitaliano, Campisano ha un
ceppo a Roma, uno calabrese tra catanzarese e valentiano ed uno
siciliano nel catanese, dovrebbero tutti derivare, direttamente
o tramite modifiche dialettali, dal termine
campisano,
ormai caduto in disuso, usato per definire i lavoratori
agricoli, ma i ceppi veneti potrebbero anche derivare da etnici
del toponimo Campese nel vicentino. |
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CAMPESE
CAMPESI
CAMPISE
CAMPISI |
Campese ha un ceppo nel vicentino che potrebbe derivare dal
toponimo Campese di Bassano (VI) ed uno nel napoletano, ma il
nucleo più importante è in Puglia, nel barese in particolare,
Campesi è tipicamente sardo, della zona di Olbia e di Oschiri in
Gallura, Campise, molto molto raro, è calabrese, Campisi è
tipico siciliano e del reggino, dovrebbero tutti derivare,
direttamente o tramite modificazioni locali, dal termine
medioevale campese o campise
utilizzato per indicare i terreni coltivabili, come si può
leggere in questo documento del 1258 ad Afragola (NA): "...tenet
a domino Joanne Abate monasterii S. Petri ad Castellum petiam
unam terre campise sitam in dicto casali...". |
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CAMPIBELLI
CAMPOBELLO |
Campibelli, quasi unico, parrebbe dovuto ad un errore di
trascrizione, effettuato da uffici anagrafici del nord, relativo
al cognome Campobello, che, molto raro, ha un ceppo a Martina
Franca nel tarentino ed uno a Palermo e Ciminna nel palermitano,
dovrebbe derivare da toponimi come Campobello di Licata
nell'agrigentino o Campobello di Mazara nel trapanese. |
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CAMPIDOGLIO |
Campidoglio è tipico del sud, assolutamente rarissimo,
sembrerebbe della zona tra la Campania, il Molise e la Puglia,
ma con presenze anche in Sicilia, potrebbe derivare da toponimi
come Campidoglio nel teatino o come la località Campidoglio
nell'amalfitano. |
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CAMPIGLIA |
Campiglia
ha un ceppo a Roma ed uno a Sala Consilina nel salernitano,
dovrebbero derivare da un nome di località. (vedi CAMPILI).
Campili ha un ceppo
a Terni ed uno a Roma, Campilia, molto molto raro, sembrerebbe
tipico del maceratese, di Pollenza nel maceratese in
particolare, Campilli è specifico di Roma, questi cognomi
dovrebbero derivare da nomi di località, in epoca medioevale con
il termine campilia
si definivano delle terre adibite a coltivazioni varie,
amministrate da una comunità di cittadini ed i cui frutti
venissero distribuiti tra i vari abitanti del paese, tracce di
un principio di queste cognominizzazioni le troviamo ad esempio
nel pisano in uno scritto del 1332: "...Ser Cecchinus de
Campilia. Mactheus Scarsus. Pasquinus de Casciana not. M. p. Ser
Bacciameus Tadi. Gorus Savini. Bartalus de Ripuli...". |
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CAMPILONGO
CAMPIONE |
Campilongo ha un ceppo a Napoli, uno nel leccese, ad Arnesano,
Monteroni di Lecce e Lecce, ed a Taranto, ed uno nel cosentino,
a Verbicaro, Belvedere Marittimo, Castrovillari, Rossano, Firmo
e Scalea, dovrebbe derivare da nomi di località denominate campo
lungo, probabili luoghi d'origine dei capostipiti.
Campione è tipicamente meridionale, con un ceppo campano, uno
lucano, uno pugliese ed uno, il più consistente in Sicilia,
Campioni è specifico del centronord, del Lazio in particolare,
dovrebbero derivare dal nome medioevale
Campione,
con il significato di perfetto, senza difetti, attribuito da
genitori entusiasti del proprio figlio. |
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CAMPIRONI |
Cognome
milanese, dovrebbe derivare dalla funzione di campèe (guardia
dei campi). |
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CAMPISANO |
Tipico calabrese, della zona di Filadelfia (VV) e Falerna (CZ),
ha un ceppo forse non secondario a Roma, dovrebbe derivare dal
termine campesanus
(abitante di zone rurali). |
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CAMPITELLI |
Sembra
avere tre ceppi, nel maceratese, nel chietino e nel salernitano,
dovrebbe derivare da un nome di località, si hanno tracce di
questo cognome a Macerata fin dal 1700, con un Vincenzo
Campitelli di nobile famiglia. |
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CAMPLI
DI CAMPLI |
Campli è
tipico di Francavilla al Mare e di Ortona nel teatino, Di
Campli, molto più diffuso, è specifico del teatino, di Lanciano,
Ortona e Castel Frentano, e di Pescara, dovrebbero derivare dal
nome del paese di Campli nel teramano, probabile luogo d'origine
dei capostipiti, che potrebbero risalire all'epoca dei saccheggi
di Campli ad opera nelle truppe borboniche nel XVIII° secolo,
saccheggi che costrinsero molti abitanti a ripararsi nel vicino
teatino. |
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CAMPOBASSO |
Presenze
significative a Roma ed a Fondi (LT) ed in Campania a Napoli ed
a Montesarchio (BN), ma il nucleo principale sembrerebbe essere
in Puglia a Triggiano (BA) ed a Bari, con un ceppo anche a
Lecce, dovrebbe derivare dal toponimo molisano Campobasso,
improbabile una connessione con il condottiero Angelo Monforte,
Conte di Campobasso detto
il Campobasso, che si schierò contro il Re Ferdinando II
d'Aragona il cattolico (1452-1518) la cui discendenza continuò
con il cognome di Monforte e neppure è proponibile una
connessione con Niccolò di Monforte, Cola Gambatesa, il conte
Cola Di Napoli, Conte di Campobasso e di Termoli. Signore di
Campobasso, generale sotto gli Angiò contro il re di Francia
Luigi XI nella guerra del Bene Pubblico e che con il Galeota
l'esercito del conte di Charolais e del duca di Borgogna Carlo
il Temerario con 900 uomini d'arme, di cui 120 veterani delle
guerre italiane. Attacca Parigi, in quanto la sua stirpe
proseguì con il cognome di Gambatesa. |
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CAMPOFILONI |
Campofiloni sembrerebbe tipico di Fermo (AP) e dintorni, deriva
dal toponimo Campofilone (AP) che era in epoca medioevale un
territorio sottoposto all'autorità di Fermo. |
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CAMPOLATTANO |
Campolattano è un cognome tipico di Maddaloni nel casertano,
dovrebbe trattarsi di una forma locale per indicare una persona
proveniente da Campolattaro nel beneventano. |
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CAMPOLI
CAMPOLINI
CAMPOLINO |
Campoli è tipicamente laziale, molto diffuso nel romano, nel
latinense, nel frusinate, con un piccolo ceppo anche nel
napoletano, Campolini, quasi unico, è laziale, Campolino,
altrettanto raro, sembrerebbe siciliano, potrebbero derivare,
direttamente o attraverso ipocoristici, dal nome medioevale
Campolus,
ma è pure possibile che possano derivare da un alterazione del
termine latino campilius,
ad indicare nel capostipite un
contadino addetto a dei campilia
(vedi CAMPILI). |
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CAMPOLUNGHI
CAMPOLUNGO |
Della
zona compresa tra Pavia, Milano e Piacenza Campolunghi,
lodigiano con radici anche nelle Marche Campolungo. Questi
cognomi derivano da soprannomi che servono ad identificare una
provenienza, quelli del campo lungo ad esempio diventano i
Campolunghi (pensate ad esempio a Melegnano, dove la via
Castellini era chiamata contrada lunga. |
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CAMPOMAGGIORE |
Campomaggiore, molto raro, è tipico del casertano, di Capodrise
e di Marcianise, dovrebbe derivare dal nome del paese potentino
di Campomaggiore o dal paese omonimo nel reatino, o anche da
Campomaggiore, una località di Reino nel beneventano. |
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CAMPOMENOSI
CAMPOMINOSI |
Campomenosi
sembrerebbe specifico del genovese, di Santo Stefano d`Aveto e
Chiavari, Campominosi è specifico del piacentino, di Piacenza e
Ferriere in particolare, dovrebbero entrambi derivare dal nome
della località di Campomenoso di Santo Stefano d`Aveto, i
Campomenoso, nobili liguri, compaiono in atti notarili degli
inizi del 1300, in un atto di vendita del 1324 leggiamo:
"...Petrus, filius quondam Enrici de Campolemenoso de Valle
Avanti...", il casato nel 1500 si legò in matrimonio con un
ceppo dei Doria.. |
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CAMPOMIZZI |
Tipico
marsicano, potrebbe derivare dal nome della località Campomizzi
di Pescasseroli (AQ), nel 1800 troviamo tracce di questo cognome
nei territori di Cerchio (AQ) con i briganti Pasquale ed Emidio
Campomizzi. |
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CAMPONOGARA |
Camponogara è tipico del veronese e vicentino, in particolare di
Vestenanova, San Martino Buon Albergo e Verona nel veronese e di
Valdagno nel vicentino, dovrebbe derivare dal nome del paese
veneziano di Camponogara, anche se non si può escludere che
derivi dal nome di altre località caratterizzate dalla presenza
di una piantagione di alberi di noce, un
campus nucarius. |
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CAMPORA |
Campora ha un nucleo tra genovese ed alessandrino, un piccolo
ceppo nel napoletano ed uno nel palermitano, dovrebbe derivare
da soprannomi indicanti una provenienza dai campi cioè
un'origine contadina, campora
(campi)
è il plurale del sostantivo latino
campus (campo). |
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CAMPOREALE |
Camporeale è tipicamente pugliese, in particolare di Giovinazzo
e soprattutto di Molfetta nel barese, con un ceppo importante
anche nel foggiano a Margherita di Savoia e San Ferdinando di
Puglia, dovrebbe derivare da toponimi come Camporeale di Ariano
Irpino nell'avellinese o Camporeale di Marsico nuovo nel
potentino. |
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CAMPORESE
CAMPORESI |
Camporese sembra specifico del padovano, con un piccolissimo
ceppo a Sanza nel salernitano che dovrebbe derivare dal toponimo
Campora (SA) ed uno ancora più piccolo a Napoli che dovrebbe
derivare da Campora di Agerola (NA), Camporesi è proprio del
forlivese e ravennate, tutti questi ceppi settentrionali
derivano da un soprannome originato dal vocabolo
campus (terreno
agricolo), il cui plurale fa
campora
e starebbero ad indicare un'origine contadina. Tracce di questa
cognominizzazione si hanno già nel 1500, a Roma troviamo un
Pietro Camporesi di Forlì Architetto del Papa Clemente XIII°;
nelle memorie del chirografo di Clemente XIII° leggiamo: "colla
minor spesa possibile, coll'intervento e ricognitione anche di
Pietro Camporesi Architetto". |
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CAMPOROTONDO |
Camporotondo, assolutamente rarissimo, è ora presente
praticamente solo nel pavese, in particolare a Varzi, che
dovrebbe essere uno dei nuclei originari, mentre un altro nucleo
ormai scomparso parrebbe siciliano, forse del palermitano,
dovrebbe essere derivato da nomi di località come Campo Rotondo
di Molare nell'alessandrino o ad esempio Camporotondo nel
palermitano, ma presente anche nel catanese. |
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CAMPOSTRINI |
Campostrini ha un ceppo nel veronese, a Villafranca di Verona,
Verona, Sant'Anna di Alfaedo, Sant'Ambrogio di Valpollicella e
Bardolino, ed in Trentino, ad Avio, Ala, e Rovereto, ed un ceppo
nel fiorentino a Sesto Fiorentino e Firenze, potrebbe derivare
dal nome del paese di Campostrino, una frazione del paese di
Asigliano Veneto nel vicentino, o di altri posti con un nome
simile, come ne esistono nel ferrarese ed anche altrove. |
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CAMPOVERDE |
Campoverde, assolutamente rarissimo, sembrerebbe dell'Italia
centrale, forse dell'Abruzzo, dovrebbe derivare dal nome del
paese di Campoverde, frazione di Aprilia nel latinense, forse il
luogo primitivo d'origine del capostipite. |
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CAMPU
CAMPUS |
Campu è praticamente unico, Campus, tipicamente sardo come il
precedente, derivano da nomi di località contenenti il termine
latino campus (campo) come Campus Jovis, Campus Martius ed
altri, o anche direttamente da toponimi come Campo Omu (CA),
Campus di Villasimius (CA) o simili, si trovano tracce di questa
cognominizzazione a Sassari e ad Oristano fin dal 1200.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CAMPU; CAMPUS: campu
= campo;
in latino campus.
Campùra, campèda
= territorio pianeggiante,
aperto.
Iscampiài/re
= da cielo coperto, a cielo
sereno.
Esti iscampièndi
= (il cielo) si sta rasserenando.
Is campus de su xelu
= il firmamento, i campi del
cielo.
Campeda >
centro abitato scomparso; in periodo medioevale appartenne alla
Curadorìa di Barigàdu, del regno giudicale di Arborea.
Campidano, pianura del: = la vasta pianura che va da Cagliari ad
Oristano, e attraversa tutta la fascia meridionale dell'isola di
Sardegna: per estensione è la seconda d'Italia, dopo la Padana.
Campo de Vinyes (campo delle vigne), abitato scomparso;
appartenne alla Curadorìa di Gemini, nel regno giudicale di
Gallura. Campo Pisano, abitato, frazione di Iglesias. Campu de
Locu, detto anche Campulongu: abitato scomparso; in periodo
medioevale appartenne alla Curadorìa di Costavalle, nel regno
giudicale di Torres. Il centro abitato, villa è menzionato nel
Condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI°, XIII°, sec. Campu
Giavesu, abitato scomparso, i cui resti si trovano nell'agro di
Giave. Campu; Campulongu; campu Majori etc. Sono tantissimi i
centri abitati ed i toponimi che portano la radice "campu".
Quindi, l'origine del cognome, abbastanza diffuso, sin dai tempi
antichi, in Sardegna, trova diverse probabilità. È presente, in
maniera nutrita, nelle carte antiche. tra i firmatari della Pace
di Eleonora, LPDE del 1388, troviamo: Campo (de) Fidirico -
ville Terrenove (Olbia); Campo (de) Gantino, curie de Sacargia;
Campo (de) Guantino, ville Macumerii; Campo (de) Guantino, ville
Sancto Lussurgio; Campo (de) Guiglielmo, potestate Macumerii et
Curatorie de Marghine de Gociano...; Campo (de) Joannes, ville
Sasseri; Campo (de) Leonardo, ville Zaramonte(Ciaramonti); Campo
(de) Leori, majore ville Simagis de Josso; Campo (de) Parasonus,
ville Sasseri; Campo (de) Paulo, ville Macumerii; Campo (de)
Petro, majore ville Gulcei. * Gulcei.odierno Bultei. Contrate de
Anglona; Campo (de) Petro, ville Setini (odierno Sedini); Campo
(de) Petrus, ville Sasseri; Campo (de) Puço, majore ville
Mumutata. * Mumutata...l'odierna Mamoiada. Barbagie Ollolai et
Curatorie de Austis; Campo (de) Simplighi - ville Terrenove et
Fundi Montis (Olbia); Campo (de) Drogodorio - de Castri
Januensis (Castelsardo); Campo (de) Hlierio - de Castri
Januensis.Campo (de) Leonardo - de Castri Januensis; Campo (de)
Nicolao - de Bosa; Campo (de) Petro - de Castri Januensis. Campu
(de) Anthonio, jurato ville Bitiri. * Bitiri...villaggio
distrutto: del Meylogu. Contrate de Ardar et Meylogu; Campu (de)
Comita, jurato ville Pardu ; Campu (de) Comita, ville Mahara
(Villamar); Campu (de) Duranti, ville Gonnos de Tramacia ; Campu
(de) Gilitto, majore ville Nurgillo ; Norghiddo...odierno
Norbello. Contrate Partis de Guilcier ; Campu (de) Joanne, ville
Septem Fontanis. Septem Fontanis.distrutto : Siete Fuentes - I
conti di Siete Fuentes prendevano titolo sotto il governo
spagnolo. Castri Montis de Verro; Campu (de) Michele, jurato
ville Sia Sancte Lucie. Nel Condaghe di San Nicola di Trullas,
CSNT, XI°, XIII° secolo, sono tante le persone col nome Campu o
meglio de Campu o de Campo; tra cui ricordiamo: Comita,
Dorgotori, Gitilesu, Gunnari Ioanne, Ythoccor, Mariane, Petru,
etc. Citiamo Ythoccor de Campu o de Campu: Majore de Scolca(
comandante della guardia di confine) in Balles e curatore de
factu(amministratore generale) in una Corona de Rennu
(tribunale), presieduta da Ythoccor de Laccon. Nel Condaghe di
Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI°, XIII° secolo troviamo: De
Campeda Petru(88), teste in una donazione di servi; Campu (de)
Furatu (60); Campu (de) Terico, buiakesu, teste in una
donazione. Nel Condaghe di San Pietro di Silki, CSPS, XI°, XIII°
secolo, abbiamo: Campu (de) Comita (110), testis kertu de
servis (teste in una lite per la partizione della servitù).
Nell'opera del Fara, "De Rebus Sardois, III° e IV° sono
presenti: Campo Ioannes: anno 1426 2, idus Martii, Ioannes de
Campo ordinis fratrum Carmelitarum, magister in teologia,
episcopus Usellensis creatus sedit annos 5 et obiit; Campus
Fregosus Ludovicus (180 /11); Campus Fregosus Pirrinus, (192/7).
Attualmente il cognome Campu è presente in un solo Comune
italiano: a Narcao in Sardegna, con un nucleo familiare: Campus
è presente in 270 Comuni italiani, di cui 111 in Sardegna:
Sassari 369, Quartu S. E. 232, Cagliari 124, Macomer 84, (Narcao
14). Etc. |
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CAMUFFI
CAMUFFO |
Camuffi è quasi unico, Camuffo è tipico del veneziano, con un
piccolo ceppo anche nel goriziano, potrebbe derivare da un
soprannome originato dal termine italiano arcaico
camuffo (gioco
d'azzardo, fazzoletto o foulard usabile per coprire il volto,
travestimento, maschera), ma
non si può escludere anche una possibile derivazione dal nome
ebraico Hamoth,
le origini di questa cognominizzazione sembrerebbero candiote
(cretesi), proprio a Candia, l'attuale Creta, porto veneziano,
agli inizi del 1400 fiorente centro commerciale veneziano nel
mar Egeo, con la caduta dell'Impero Romano d'Oriente,
Costantinopoli, l'attuale Istanbul, fu preda dei saraceni e
molti candioti si rifugiarono a Venezia e Chioggia per sfuggire
alle persecuzioni operate dai turchi sui cristiani, tra questi
anche i Camuffo che, giunti a Mestre, continuarono la loro opera
di costruttori di ogni sorta di imbarcazione, impresa che
continua tuttora.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Camuffo è un cognome veneto che viene da un antico vocabolo
veneto che significa 'balza del
vestito'. Olivieri 238. |
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CAMURANI |
Cognome
tipico dell'Emilia e Romagna. |
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CAMURRI |
Camurri è tipico dell'area che comprende il modenese soprattutto
ed il reggiano e mantovano, dovrebbe trattarsi di una specie di
forma etnica del paese di Camurana di Medolla nel modenese o dai
territori dell'antico Castello di Camurana.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
A spiegare il cognome Camurri soccorrono tanto una derivazione
locale da una ca(sa) Murri,
quanto il nome personale latino
Camurius, che ha dato nel
Modenese anche il nome locale Camuriana, in comune di Medolla,
che è una Camuriana villa d'età romana. La seconda ipotesi è per
me più probante. Buona la diffusione nel Modenese. Fonte: F.
Violi, Cognomi a Modena e nel Modenese. |
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CAMUS
CAMUSSI
CAMUSSO |
Camus è
quasi unico, Camussi, molto molto raro, è tipico della zona che
comprende il milanese, il pavese e l'alessandrino, Camusso,
decisamente più diffuso, è specifico del torinese, di Pinerolo,
Torino, Cumiana, San Secondo di Pinerolo, San Pietro Val Lemina
e Perosa Argentina, in alcuni casi potrebbero derivare dal
cognome francese Camus, ma in tutti i casi dovrebbero derivare
da soprannomi originati dal fatto che i capostipiti avessero il
naso camuso. |
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CANAL
CANALE
CANALI |
Canal è
tipico del triveneto, del trevisano e del bellunese in
particolar modo, ma anche del veneziano, del trentino e del
goriziano, Canale è presente in tutt'Italia, Canali è più tipico
del centro nord, derivano, direttamente o tramite una
modificazione dialettale, da toponimi quali Canale (TR) - (CN) -
(AV) - (BL) - (GE) - (RM) - (TN) - (BO), o dal fatto che la
fgamiglia abitava in prossimità o sulle rive di un canale. |
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CANALA
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Canala è
specifico di Ascoli Piceno e provincia, dovrebbe derivare da una
voce dialettale del Piceno per intendere una vallata lunga e
stretta, quella che anche in italiano viene detta canalone,
probabilmente ad identificare le caratteristiche della zona di
provenienza o d'abitazione della famiglia. |
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CANALAZ |
Assolutamente rarissimo, è tipico della zona orientale
dell'udinese, di Grimacco in particolare, deriva da una voce
dialettale friulana canal che sta ad indicare la valle, e si
riferirebbe a persone provenienti da vicine vallate. |
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CANALIS |
Molto
molto raro ha un ceppo sardo ed uno piemontese, dovrebbe essere
di origini liguri o piemontesi e dovrebbe derivare da un nome di
località o dalla vicinanza ad un canale. Tracce di questa
cognominizzazione le troviamo nel 1400 nel torinese con il
casato dei Canalis influenti notai e giureconsulti alla corte
pinerolese dei principi d'Acaia furono marchesi di Altavilla
(1635), Spigno (1731); conti di Cumiana , S. Giorio (1400);
consignori di di Bruino, Cantogno, Caselle, Caselette, Genola,
Givoletto, S. Martino, Stoerda, Villafranca, Villarfocchiardo.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CANALIS: ha il ceppo più rappresentativo a Sassari, ma è
presente anche in diversi Comuni della provincia di Torino;
anche Roma ne ha un ceppo, con oltre 20 presenze. In sardo
is canalis
o is canabis
(betacismo) hanno diversi significati:
is canabis de is crabeturas,
sono le gronde dei tetti;
is canabis de su monti,
sono le valli strette e profonde
della montagna o le forre, etc. Non lo troviamo nelle
carte antiche se non con uscita diversa. Tra i firmatari della
Pace di Eleonora, LPDE del 1388, troviamo: Canals Franciscus
rector ecclesie parrochialis ville Algueri. ** Ville
Algueri.odierno Alghero. Camella Bernardus, Bos Franciscus,
Ferret Anthonius sindici, actores et procuratores.et nos,
superius nominati: Serra (de) Thomas, major camere; Pancie
Comita, sub cancellarius; Caso Anthonio procuratores.et singulos
homines civitatum Sasseri et Ville Ecclesiarum ac loci Telluri
et locorum Mole de Posata et Iscle de Galtelì ac Contrate de
Baronia .et ego De Vieri Jacobus praedictus tutor et curator
datus et etiam adsignatus nobili Mariano filio (di Eleonora e
Brancaleone Doria). Fideiussores Donnum De Villa Gonnarium et
Donnum Musca Bartholomeum, cives Aristanni. Presentibus:
Marinella Torbino, Polvirella Anthonio, Sirgo Barçòlo, civibus
Aristanni. In die vigesima mensis Januarii, anno millesimo
CCCLXXXVIII (1388). Seguono nomi di funzionari di tutta la
Sardegna: Arenosio (de) Petri, ville Algueri; Masala Galeago,
ville Bosa; Culto (de) Lemuxio, ville Terranova (Olbia); Ferrali
Augustino, Marmilla; Casilis Petrus, Castri Javensis; Galluresu
Mariano, Castri Montis; Montis (de) Laurencio, Parte Montibus;
Sabiu Francisco, Parte de Valença; De Sii Jacobo, Mandrolisay;
Lacono (de) Basilon, Parte Virigadis (Barigadu); Sotgiu (de)
Thoma, Campitani Majore; Porcu Guantino, Parte Milis; Sori (de)
Francisco, Parte Guilcier; Agus (de) Joanne, Montis de Verro;
Senalo (de) Barisono, Planarie de Bosa; Seche Gonnario, Montis
Leonis e Caputis Abbas; Masala Joanne, Serra de Vallis; Coghu
Petro, Macumeri et Margini; Aletti Anthonio, Alçana; Vare (de)
Nicolao, Claramonte et Anglona; Sunna Elia, Mejloco. Segue
l'atto notarile.quod fuit actum die loco et anno
predictis.testibus ad haec vocatis: Tholono (de) Giordano,
Tardino (de) Poncio et Coloma Francisco Joannis militibus; Colle
(de) Petro, jurisperito; Tomich Francisco, Rigonfi Jacobo,
Sagrestani Bernardo, Monge Petro, Celis Betto ( ville
Ecclesiarum de Sigerro et Bassagoda Berengarius( Castri
Calleri).Jonquerio Bernardo, Serranei Anthonium et De Vineolis
Petrum, notai (Castri Calleri). Actum in villa Algueri; Baringe
Damianum canonicum Arestanni et Virgili Nicolaum (Arestanni).
Nella storia ricordiamo Canales de Vega Antonio, cagliaritano di
origine, vissuto nel XVII° secolo, in periodo spagnolo.
Professore delle cattedre di Diritto nell'Università di Cagliari
ed infine Giudice della Reale Udienza (Di. Sto. Sa). Attualmente
il cognome Canalis è presente in 54 Comuni italiani, di cui |
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CANANI
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Canani, assolutamente rarissimo, sembrerebbe avere un ceppo
lombardo nel mantovano, con antiche origini ferraresi,
ricordiamo Giovanni Battista Canani nato a Ferrara nel 1515,
autore del Musculorum humani
corporis picturata disectio,
sempre nel 1500 il Cardinale ferrarese Giulio Canani, e, nello
stesso periodo troviamo Antonio Maria Canani in qualità di
Podestà di Guiglia nel modenese, possiede inoltre un ceppo in
Puglia, dovrebbe derivare dal nome medioevale gotico Cananus,
nel De generatione principum
Walliae possiamo leggere: "Haec
itaque est generatio principum Sudwalliae : Resus filius
Griphini, Griphinus filius Resi, Resus filius Theodori,
Theodorus filius Cadelh, Cadelh filius Eneae, Eneas filius
Oenei, Oeneus filius Hoeli da, id est Hoeli boni, Hoelus filius
Cadelh, Cadelh filius Roderici magni. De Cadelo igitur, filio
Rotherici magni, descenderunt principes Sudwalliae. De Mervino
principes Nortwalliae, in hunc modum ; David filius Oeni, Oeneus
filius Griphini, Griphinus filius Canani, Cananus filius Iago,
Iago filius Ythewal, Ythewal filius Meuric, Meuric filius
Anaudrech, Anaudrech, filius Mervini, Mervinus filius Rotherici
magni...". |
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CANAPA
CANEPA |
Canapa ha
un piccolo ceppo tra novarese ed alessandrino, ed uno ad Osimo
nell'anconetano, Canepa è un cognome genovese ma si individuano
ceppi in Sicilia e nel Cagliaritano. L'origine dei cognomi può
risalire a soprannomi legati al mestiere di cordaio o di
coltivatore di canapa o anche al fatto che il capostipite
dimorasse nei pressi di una fabbrica di corde o di un campo di
canapa. |
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CANAVACCI
CANAVACCIO
CANAVASSI
CANAVASSO
CANEVACCI
CANEVAZZI
CANNAVACCIO |
Cognomi tutti molto rari, derivano da un soprannome.
integrazioni fornite da
Stefano Bettazzi
Canavacci, Canevacci e Cannavaccio, rarissimi, sono presenti
soprattutto nel romano, Canavaccio, unico, si riscontra soltanto
a Cittaducale
(RI), Canavasso, quasi unico, è forse originario del torinese,
per Canavassi, anch'esso quasi unico, è invece molto difficile
indicare una precisa provenienza, Canevazzi, infine, è presente
per lo più in Emilia Romagna, fra il ferrarese e il modenese,
tutti questi cognomi dovrebbero derivare da varianti arcaiche o
dialettali del termine canovaccio, col significato di
strofinaccio (usato spesso in cucina), ad indicare così il
mestiere di fabbricante o commerciante di strofinacci. Si
tratta, dunque, delle cognominizzazioni di nomi di mestiere
attribuiti ai capostipiti. |
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CANAVACCIUOLO
CANNAVACCIOLO
CANNAVACCIUOLI
CANNAVACCIUOLO
CANNAVACIUOLO |
Canavacciuolo, Cannavacciuoli e Cannavaciuolo sono quasi unici,
Cannavacciolo. estremamente raro, è del napoletano,
Cannavacciuolo è tipico del napoletano e zona limitrofa del
salernitano.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Canavacciuolo e Cannavaciuolo, unici, si riscontrano soltanto a
Scauri (LT) e a Napoli, Cannavacciolo, rarissimo, ha un ceppo
nel napoletano e l'altro nel viterbese, Cannavacciuoli, quasi
unico, è originario di Scafati (SA), Cannavacciuolo, molto più
comune dei precedenti, ha un epicentro in Campania, fra il
napoletano e il salernitano, ma è presente a bassa frequenza
anche nel nord e centro nord del paese, tutti questi cognomi
derivano da varianti arcaiche o dialettali del termine
canovaccio, col significato di straccio, strofinaccio (usato per
lo più in cucina), ad indicare così il mestiere di fabbricante o
commerciante di strofinacci (altrimenti detto cenciaiolo). Si
tratta, dunque, delle cognominizzazioni di nomi di mestiere
attribuiti ai capostipiti. |
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CANAVESE
CANAVESI |
Canavese
è specifico del torinese e del cuneese, anche se è ben
rappresentato anche nell'imperiese, Canavesi invece è specifico
dell'area che comprende il nordmilanese ed il varesotto,
dovrebbero derivare dal toponimo Canavese presente in misura
massiccia nel torinese, o dal nome stesso (Canavese) dell'area
geografica posta nella zona settentrionale della provincia di
Torino con centro principale Ivrea. |
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CANCEDDA |
Cancedda è specifico del sud della Sardegna, di Cagliari, Quartu
Sant'Elena, Decimomannu, Villaputzu, Nurri e Selargius nel
cagliaritano, di Carbonia, di Arbus, Villamar, Villacidro, San
Gavino Monreale e Guspini nel Medio Campidano e di Oristano,
Villaurbana, Gonnosnò, Usellus e Simala nell'oristanese,
dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine sardo
cancèdha,
cantzedha,
che significa cannuccia,
vocabolo usato soprattutto per indicare la canna utilizzata per
estrarre il vino dalle botti grosse.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CANCEDDA: è difficile dire che cosa significhi e da dove derivi
la voce cancèdda:
non è presente nei dizionari della lingua sarda e neppure nel
DES del Wagner. Tentiamo alcuni suggerimenti. Nella ipotesi di
una eventuale corruzione del termine, nella lingua sarda esiste
la parola conkèdda
e la sua variante cunkèdda…e
perché no, cankèdda,
nel significato di catino,
catinella di terra cotta, dal
latino concha
= scodella.
Sa contzèdda
nella parlata di Dorgali è la
metà del guscio della noce o
anche il guscio vuoto dell’uovo,
dopo che ne è uscito il pulcino; la base è sempre il latino
concha.
Oppure possiamo pensare ad una parola di derivazione greca, da
κάγκελον (kànkelon)
= cancello, sbarra,
etc. cancèllos
in latino. O ancora dal greco κάγχαλος =
cancano, cardine
o rampino.
Non sappiamo altro. Nei documenti antichi della lingua e della
storia della Sardegna, abbiamo una serie di varianti, che
potrebbero far pensare alle diverse ipotesi su esposte, ma fra
tutte prevale la voce greca κάγκελον =
cancello
Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE, del 1388 figurano:
Canceda Nicolao, jurato ville Seuis, * Seuis…odierno Seuis
(Laconi…Contrate partis Alença); Cancellu Antiogho, ville
Ecclesiarum, *** Villa Ecclesiarum…odierno Iglesias. Et ego De
Nelli Pelipaparius Ludovicus, civis et habitator terre et Ville
Ecclesiarum…sindicus, procurator universitatis Ville
Ecclesiarum…seu a Formenyino Joanne, capitano, camerlengo Ville
Ecclesiarum di Sigerro. Omnibus habitatoribus dicte terre Ville
Ecclesiarum, congregatis in Curia Magna…in posse Virde Andree,
quondam Virde Joannis de Civitate Sasseri…nona die januarii
1388; Cancellu Juliano ville Ecclesiarum; Canchello Barsolo,
majore(amministratore di giustizia, sindaco) ville de Dolefa
(Onnifai, Contrate Partis Montis Acuti). Nel Condaghe di Santa
Maria di Bonarcado, CSMB, XI, XIII secolo, al capitolo 70
abbiamo Cancella Corsa e Cancella Iustu, in un
acquisto(comporeili) di terra: Ego Armanus, prior de Bonarcato,
comporeili ad Abisatu et a Corsa Cankella, socra sua (sua
suocera) et a muliere sua Vera, plaza in Cellevane (Zeddiani :
1100 ab. Prov. Oristano), tenendo (confinante) assa de Furadu
Corrìa servu de Sancta Maria de Bonarcato ; e deindeli (in
cambio ho dato…segue l’elenco) ; tra i testes figura Cankella
Iustu, che è probabilmente il fratello di Corsa. Sempre del
CSMB, al capitolo 82 è menzionato Cankella Mariane, prete: Ego
Girardo, prior de Bonarcato, facio partione cun iudice, homines
ki hamus in Augustis (Austis) : (si tratta di una spartizione di
servi) ; segue un lungo elenco, suddiviso in paragrafi. Fra i «
testes » figura prebietru Mariane Cancella o Cankella. Il
cognome Cankella è presente pure nel Condaghe di San Michele di
Salvennor, CSMS, XI, XIII secolo (al capitolo 133/209): Caço
Pedro Quanquella – Cankella - (è in spagnolo)siervo entero de
San Miguel con Juerra que fue esclava entera de Comida de Tori…y
la icieron a Maria Canquella – Cankella - y Comida de Tori…Al 9
e 314 (è una ripetizione) abbiamo Marian Cankella : - en
Billikennor (lungo la strada che unisce Banari ad Ossi – v. il
CSMS a cura di V. Tetti – Delfino Ed.) – Comprè de Marian
Cankella con voluntade de su Muger su viña de la Villa…etc. (al
314 si ripete ma Cankella diventa Quanquella). Nel Condaghe di
San Nicola di Trullas, CSNT, XI, XIII secolo : ai capitoli 108 e
117 è citato Mariane Cancella, servo per un « pede »(un
quarto)di San Nicola. E’ usufruttuario di una terra in località
Bingias Maiores in Consedin (Cossoine). Questi in una lite
uccide un altro servo, « intero » di San Nicola, pertanto il
monastero ne acquisisce « latus » (la metà più 2 giorni la
settimana e lo stesso trattamento è riservato ale sue due figlie
: - Ego prebiteru Salomone k nce ponio in ‘stu codice certo ki
feci pro homine ki occisit Mariane Kancella : a Ianne Corrìa, ki
fuit integru de Sanctu Nichola, et. etc. ..et derunminde latus
et .II. dies de Mariane, et cis latus et .II. dies in anbas
fiias ( Il CSNT a cura di Paolo Merci – Ed. Delfino). Al
capitolo 177 sempre del CSNT, è citato (Kancella) Cane (già
menzionato in un documento del 1145 – Artizzu Geneal. VII, 13),
marito di Pisana de Athen, membro della potente famiglia degli
Athen di Torres. Attualmente il cognome Cancedda è presente in
150 Comuni italiani, di cui 80 in Sardegna : Cagliari 121,
Carbonia 47, Arbus 38, Quartu 38, etc. Nella penisola è Roma ad
avere il numero più alto, con 50, segue Genova con 15, etc. |
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CANCELLARA
CANCELLARI
CANCELLARO |
Cancellara è tipico dell'area potentino, barese, di Palazzo San
Gervasio, Genzano di Lucania, Acerenza, Oppido Lucano, Venosa e
Bella nel potentino e di Spinazzola, Gravina in Puglia, Andria e
Minervino Murge nel barese, Cancellari, quasi unico, dovrebbe
essere dovuto ad un'errata trascrizione del precedente,
Cancellaro è tipicamente pugliese, di Foggia e Sant'Agata di
Puglia jnel foggiano e di Andria e Canosa di Puglia nel barese,
dovrebbero derivare dal nome del paese potentino di Cancellara,
probabile luogo d'origine dei capostipiti. |
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CANCELLI
CANCELLINI
CANCELLINO
CANCELLO
CANCIELLO |
Cancellini praticamente unico è presente solo a Castelfranco
Veneto (TV), negli USA ed in Brasile, dovrebbe derivare da un
antenato che nel 1886 a Edolo (TV), in quanto bambino
abbandonato, ricevette questo cognome dall'ente che lo accolse,
di questo cognome esistono comunque tracce anteriori in Sicilia
ed a Benevento dove si riscontra una presenza nella seconda metà
del 1800 del cognome Cancellino, probabilmente per indicare i
neonati abbandonati in prossimità del cancello di un monastero,
la stessa origine dovrebbero avere i cognomi Cancelli, diffuso
in Toscana, Umbria, Abruzzo e Lazio, con un ceppo anche nel
leccese, Cancello, molto raro, tipico del napoletano, come il
molto meno raro Canciello, molto diffuso nel napoletano a
Frattamaggiore, Napoli, Frattaminore, e nel casertano a Capua e
ad Orta di Atella, che potrebbe anche derivare da nomi di
località o plebi come la napoletana Santa Maria a Canciello. |
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CANCELLIERI |
Presente
in tutt'Italia ha più zone di provenienza, dalle Marche, al
Lazio alla Sicilia, deriva dall'appartenere ad una famiglia dove
qualcuno ha svolto la professione omonima. |
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CANCEMI
CANGEMI |
Tipici siciliani dovrebbero derivare da un nome di località, la
Contrada Cangemi di Termini Imerese nel palermitano potrebbe
essere un esempio, potrebbero anche derivare dal cognomen
Cangemius
di cui abbiamo tracce nel 1600 con il dotto medico Franciscus
Cangemius autore di un trattato medico sulla cura di varie
patologie. Tracce di questa cognominizzazione le troviamo nel
1593 ad Alessandria della Rocca (AG) dove viene fatto parroco
della chiesa Madre di S. Maria del Pilerio il reverendo Don
Natale Cangemi.
integrazioni
fornite da Carmelo Ciccia tratte da
I cognomi di Paternò C:R:E:S Catania
il cognome deriva dal vocabolo arabo
haggam
(applicatore di mignatte, barbiere, chirurgo, guaritore). A
Palermo troviamo un Galterius Changemi nel 1283
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CANCIAN
CANCIANI |
Cancian è
tipico del trevigiano e pordenonese, Canciani è più
dell'udinese, dovrebbero derivare da una modificazione
dialettale del nomen latino Cantianus, ricordiamo i martiri
cristiani delle persecuzioni dell'Imperatore Diocleziano,
Cantius, Cantianus e Cantianilla uccisi nel 300 ad Aquileia
(UD), l'uso di questo nome nel medioevao si riscontra in un atto
del 1139 conservato a Pavia, dove si legge: "...Signum + manuum
Arderici Marchesii Bullii, Guidonis Buzii, Onfredi de Concorezo,
Proculini, Cantiani, testium. Ibi statim, presentibus ipsis
testibus, dederunt guadiam suprascripti Petrus Pecia et Iohannes
et Bellonus germani, pater et filii, eidem Ingelzende abbatisse
...", traccia di questa cognominizzazione la troviamo con
l'autore storico Paulus Canciani autore del Barbarorum leges
antiquae Accedunt formularum fasciculi et selectae
constitutiones medii aevi. Collegit ... monumentis quoque
ineditis exornavit . |
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CANDEAGO
CANDIAGO |
Candeago è tipico di Belluno e del bellunese, Candiago,
decisamente più raro, è più tipico di Vittorio Veneto e del
trevisano, dovrebbe derivare da un nome di località ormai
scomparso, potrebbe trattarsi di terreni di proprietà di un
profugo di Candia (città dll'isola di Creta, sotto il dominio
veneziano), ma potrebbe anche trattarsi di possedimente di un
Canidius
(nome gentilizio romano o di un paese che potrebbe aver preso il
nome dai Candeo signori di Faedis nell'udinese. |
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CANDELA |
Ha un
ceppo nel trapanese e palermitano, uno nel barese, uno tra
napoletano ed avellinese, potrebbe derivare da toponimi come
Candela, presente sia nel foggiano che nel potentino. |
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CANDELARI |
Candelari sembrerebbe tipicamente marchigiano, di Ancona in
particolare, potrebbe derivare dal mestiere di produttore di
candelari,
forma arcaica per candelieri,
svolto forse dai capostipiti, troviamo tracce di questa
cognominizzazione almeno dal 1300, tra i notai della Serenissima
Repubblica Veneta compare infatti un Notaro Stefano Candelari in
atti datati 1324. |
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CANDELI |
Candeli è
tipico del modenese, di Modena, Maranello, Serramazzoni e
Pavullo nel Frignano, potrebbe derivare dal mestiere di
produttore di candele o ceri, svolto forse dal capostipite. |
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CANDELIERE
CANDELIERI |
Candeliere è tipico di Gravina in Puglia nel barese e di Bari,
con sparute presenze nel catanzarese, Candelieri ha un ceppo nel
leccese a Calimera e Martignano ed uno nel catanzarese a
Vallefiorita e Soverato, potrebbero derivare dal mestiere di
produttore di candelieri svolto dai capostipiti. |
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CANDELO |
Candelo è
tipicamente piemontese, con un ceppo a Capriglio nell'astigiano,
a Torino ed a Racconigi nel cuneese, dovrebbe derivare dal
toponimo Candelo nel biellese. |
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CANDELORA
CANDELORI
CANDELORO
DI CANDELORO |
Candelora, molto raro, ha un ceppo a Fano nel pesarese ed uno a
Bari e Triggiano nel barese, Candelori è tipico del teramano,
zona di Roseto degli Abruzzi e suo entroterra, Candeloro è
invece della fascia del chietino e pescarese, Di Candeloro,
sempre del teramano, molto molto raro, dovrebbe comunque
riferirsi alla famiglia di un figlio di un Candeloro, dovrebbero
tutti derivare dal nome
Candeloro o
Candelora,
nomi attribuiti anticamente ai figli nati nel giorno cosiddetto
della Candelora,
così chiamato perchè perché in quel giorno vengono benedette le
candele, simbolo di Cristo, la
luce che illumina le genti.
integrazioni fornite da
Andrea Ferreri - Milano
Candeloro è un cognome abruzzese, diffuso nelle province di
Chieti e Pescara. Qualche presenza significativa anche nel sud
Italia. Il nome Candeloro veniva dato soprattutto, ma non
soltanto, ai bambini che nascevano nel giorno della festa
religiosa della Candelora, che dovrebbe essere il 2 Febbraio,
nella quale si facevano benedire le candele e i ceri, per poi
accenderli per chiedere protezione. |
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CANDELU' |
Candelù,
molto raro, è tipico di Venezia e di Mogliano Veneto nel
trevisano, dovrebbe derivare dal nome del paese di Candelù, una
frazione di Maserada sul Piave nel trevisano. |
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CANDEO
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Abbastanza poco comune è specifico del padovano, dovrebbe
derivare da un soprannome dialettale con il significato di
candido o forse e più probabilmente può derivare dal toponimo
Candia, troviamo traccia del casato dei Candeo come signori di
Faedis (UD) arrivati da Padova nel 1600. |
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CANDI
CANDIO |
Candi ha un ceppo emiliano, a Parma, Modena, Bologna ed Argenta
nel ferrarese, uno nell'anconetano ad Ostra, Senigallia,
Chiaravalle ed Jesi, ed uno ad Albano Laziale, Roma e Frascati
nel romano, Candio, molto meno comune, ha un piccolo ceppo tra
veronese e vicentino, uno a Roma ed uno in Puglia nel barese e
nel leccese, dovrebbero derivare dal nome medioevale
Candius,
di cui abbiamo un esempio d'uso in questo scritto secentesco:
"..Optatissimus adfuit Candius et Episcopo, et Ciuitati, et max
me Angelo, ac Sodalibus. Post mutuam salutationem, in conspectu
omnium recitantur Patris Generalis literae: quibus collaudans
eorum pietatem, singularique voluptati, atque exemplo sibi, ac
ceteris Patribus fuisse demonstrans, quod tanto studio, quantum
subscriptionibus quisque suis declarauerant, ad diuinae
Maiestatis obsequium in hac minima Societate Iesu dedicarent
sese..". |
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CANDIA
LA CANDIA |
Candia, molto raro, sembra originario del potentino e della zona
di confine del casentino, deriva dal toponimo Candia (Creta), è
presente anche un ceppo autonomo nel pavese che deriverebbe dal
toponimo Candia Lomellina (PV), La Candia, tipico del barese, di
Molfetta in particolare e di Giovinazzo, dovrebbe essere una
forma matronimica del precedente. Tracce di questa
cognominizzazione le troviamo a Fano (PS) nel 1400 con una certa
Bernardina Candia. Un
Giovanni Candia
fu prevosto di Melegnano dal 1766 al 1812. |
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CANDIANI
CANDIANO |
Candiani
sembra avere un ceppo nel milanese ed uno nella provincia di
Venezia, Candiano sembrerebbe del ragusano, dovrebbe derivare
dal toponimo Candia di Lomellina (PV) ma più probabilmente dal
toponimo greco Candia (Creta) indicando la provenienza di esuli
da quella terra dopo la conquista turca dell'isola (1669),
esempio di questa derivazione e prima cognominizzazione si ha
nel X° secolo, nella Istoria Veneticorum di Johannes Diaconus si
legge tra l'altro: "...Igitur Petrus Candianus dux, quem
prediximus, sexto sui ducatus anno triginta et tres naves, quas
Venetici gumbarias nominant, contra Narrentanos Sclavos misit,
quibus Ursus Badovarius et Petrus Rosolus prefuerunt, ...";
questo cognome lo si trova a Lodi nel 1500 nel testamento del
senatore ducale Bernardino Busti, vedovo della moglie, Lucrezia
Candiani.
integrazioni fornite da
Enrico Candiani Busto Arsizio
A Busto Arsizio esiste un ceppo numeroso di Candiani. Il
senatore ducale Bernardino Busti sopracitato è verosimile che
sia di origini bustocche, esistono infatti personaggi storici di
sicura provenienza bustocca che venivano chiamati genericamente
Busti, fra questi, lo scultore della scuola lombarda Agostino
Busti (1483-1548) detto il Bambaia. |
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CANDIDA
CANDIDI
CANDIDO |
Candida ha un ceppo romano, uno nel napoletano a Cardito e
Napoli, ed uno salentino ad Oria e Francavilla Fontana nel
brindisino ed a Taranto, Candidi è tipico del romano, di
Velletri, Roma, Lariano e Tivoli, Candido è panitaliano, con i
ceppi più importanti in Friuli, nel romano e latinense, nel
napoletano, in Puglia, soprattutto nel leccese, nel reggino ed
in Sicilia, dovrebbero derivare dal cognomen latino
Candidus,
Candida.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nel nome medievale
Candido,
che, nell'onomastica augurale, va inteso probabilmente nel senso
di puro,
dall'animo candido.
Nel sud Italia, però, non si può escludere che i cognomi
Candida, Candido, etc abbiano talvolta un'origine arbëreshë (più
probabilmente greco-albanese), facendo riferimento, cioè, al
nome etnico dell'isola di Candia, oggi conosciuta come Creta
(per una spiegazione più approfondita, vedi Candita e Di
Candia): questa considerazione, in effetti, sembra applicarsi
per lo più ai ceppi salentini e tarantini, tenendo conto che,
nel sud della Puglia, la distribuzione dei cognomi Candida e
Candido è molto simile a quella dei cognomi Candita e Candito.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Da segnalare anche la possibilità di una derivazione dal
toponimo Candida in provincia di Avellino. |
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CANDILA |
Cognome quasi scomparso.
integrazioni fornite da
Fabio Paolucci
Candìla è oggi un cognome molto raro, forse unico, presente nei
comuni di Roma, Napoli e Salerno: è proprio nel Salernitano, nel
Cilento, dove con ogni probabilità in passato il cognome era più
diffuso, che andrebbero ricercate le sue origini. Il termine
candìla
che forma il cognome è una variante dialettale del vocabolo
candela:
come per i cognomi Candeloro, Candelora e Candiloro, diffusi per
lo più in Sicilia e in Calabria meridionale, anche la forma
cognominale Candìla è stata a mio avviso generata dalla
cognominizzazione di Candeloro, nome dato agli infanti nati il
giorno della festa religiosa delle Candelora o della
Purificazione di Maria Vergine, festa popolare durante la quale
in passato si facevano benedire candele e ceri, da cui
festa candelorum,
che si accendevano poi per chiedere grazie e protezione. |
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CANDINI
CANDINO |
Candini è tipicamente emiliano, del bolognese, di Bologna
soprattutto e di Crevalcore, Crespellano, Castel Maggiore e San
Lazzaro di Savena, Di Castelfranco Emilia, Modena e Finale
Emilia nel modenese e di Cento nel ferrarese, Candino, molto
molto raro, ha presenze sparse in giro per l'Italia, la prima
ipotesi li riconduce ad una forma etnica arcaica relativa
all'isola di Candia, forse luogo di provenienza dei capostipiti,
esuli all'epoca delle guerre contro gli invasori turchi, ma la
più probabile si rifà al cognomen latino
Candinus
di cui abbiamo un esempio d'uso con il console Lucius Cornelius
Lentulus Candinus, console di Roma nel 237 a.C. assieme a Quinto
Fulvio Flacco. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a
Bormio nella prima metà del 1500 con il canipario (cantiniere)
di taverna Giuseppe Candinus. |
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CANDIRACCI |
Candiracci, molto molto raro, è tipico dell'urbinate, di Cagli,
Acqualagna ed Urbania, potrebbe derivare da un soprannome basato
sul termine arcaico candi
(zucchero di canna, zucchero in
verghe), forse ad identificare
nel capostipite un importatore di zucchero. |
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CANDITA
CANDITELLI
CANDITI
CANDITO
CANDITONE |
Candita è specifico di Francavilla Fontana nel brindisino,
Canditelli è quasi unico, Canditi, solo leggermente meno raro,
parrebbe abruzzese, Candito ha un ceppo nel leccese a Sternatia
ed a Brindisi ed uno nel reggino a Condofuri, Canditone,
assolutamente rarissimo, è di Napoli e dintorni.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Sull'origine di questi cognomi confluiscono per lo meno due
ipotesi, da ritenersi valide a seconda della diversa provenienza
di queste famiglie. Da un lato, infatti, Candita e le sue
varianti potrebbero nascere da un arcaismo del nome medievale
Candido
(vedi Candida), tenendo conto soprattutto degli ipocoristici
Canditelli e Canditone - che, in effetti, fanno pensare proprio
a un nome di persona. Nel sud Italia, però, va notato che i
cognomi Candita e Candito hanno più spesso un'origine arbëreshë
(probabilmente greco-albanese) e, in questi casi, è piuttosto
chiara la derivazione dal termine
candita,
il nome etnico, cioè, dell'isola
di Candia, oggi conosciuta come
Creta (vedi Di Candia e Candida): come nel caso di Candido e
varianti, quest'origine greca o arvanita si applica per lo più
ai ceppi salentini e tarantini, se si tiene conto della forte
presenza arbëreshë nel sud della Puglia (soprattutto nella
cosiddetta Albania tarantina). |
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CANDOLINI
CANDOLINO |
Candolini, molto raro, ha un piccolo ceppo friulano
nell'udinese, in particolare a Gemona del Friuli, Bordano e
Fagagna, ed uno piccolissimo nel teramano, Candolino, quasi
unico, è dovuto ad un errore di trascrizione del precedente, si
dovrebbe trattare di forme ipocoristiche dialettali di
troncature dialettali del nome
Candido, che in friulano
diventa Cjandi,
poi attraverso l'ipocoristico tipicamente veneto in
-olo,
-ulo
è diventato Cjàndul,
che, con una successiva modificazione ipocoristica, si è
modificato in Cjandulìn,
quindi italianizzato in Candolini. Tracce di queste
cognominizzazioni risalgono almeno al 1600, nel libro
Cenni storici sul castello di Porcia
del 1629 si legge: "Li popolari di Portia per la massim parte,
anzi quasi tutti, sono forestieri, venuti da diversi luochi e
prima: li Bernardi e quelli dal Ponte furon da Davian; li
Varischi, quelli dell'Oro e quelli d'Albin,.. ..Zaniacomo Paris
brescian; Orlando savel campanaro da Gemona, Rubeo forestier;
Marco Candolin dalla Meduna; li eredi di Zangiacomo de Zanchis
da Triviso...". |
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CANDORE |
Assolutamente rarissimo, sembrerebbe siciliano, dovrebbe
derivare dal nome arcaico
Candore,
Candoris
(purezza, candore). |
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CANDOTTI
CANDOTTO |
Candotti è tipico dell'udinese, della zona di Tolmezzo in
particolare, Candotto è specifico di Gonars (UD), dovrebbero
derivare da una modificazione dialettale del nome Candido con
l'accrescitivo dialettale in -ot. |
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CANDUCCI
CANDUSSI
CANDUSSIO |
Canducci è specifico dell'area romagnola, in particolare del
forlivese e riminese, con presenze nel ravennate e nel pesarese,
Candussi è tipico di Romans D'isonzo (GO), Candussio,
assolutamente rarissimo, è tipico dell'udinese, dovrebbero
derivare dal nome medioevale latino
Canduccius
o Candussius
di cui abbiamo un esempio a Costalta (BL) nel 1400: in un atto
troviamo un certo: "...Candussius Bitini de Ultrarinum...". |
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CANDUSCIO |
Canduscio è specifico di Ribera nell'agrigentino, dovrebbe
derivare da un soprannome dialettale basato sul termine
dialettale candùscia
(una lunga tunica),
probabilmente il tipo di veste che il capostipite era abituato a
portare. |
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CANE
CANE'
CANI |
Cane
è tipico piemontese e valdostano, Canè ha il nucleo principale
nel bolognese, a Bologna in particolare, ha anche un ceppo a
Napoli ed uno a Narcao nell'iglesiense, Cani ha più ceppi, nel
cagliaritano, nella zona di Carbonia, Iglesias e Santadi (CA),
in Emilia e nell'agrigentino, dovrebbero derivare tutti dal nome
medioevale Cane,
si ricordi ad esempio Cane Grande Della Scala (1291-1329)
Signore di Verona. Tracce di questa cognominizzazione le
troviamo ad esempio in Valle Anzasca, nel manoscritto Memorie
antiche della valle Anzasca del notaio anzinese Carlo Zambonini,
si legge che: il 5 maggio del 1496 arrivarono a Pianezza (TO)
tre fratelli, i conti Cani di San Pietro in valle d'Aosta.
precisrazioni fornite dal
Cav. Luca Giambonino
i Cani di San Pietro non arrivarono a Pianezza (TO) ma a
Battiggio, Ciola, Pianezza ora San Carlo ovverosia un comune
della valle Anzasca (VB) nel quale presero a lavorare miniere
d'oro.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
CANÈ è cognome emiliano che ha all'origine il nome locale
Canè,
che è il latino cannetum
= canneto.
Cfr. i nomi locali Canè, comune di Vione (Brescia), e Canè,
comune di Limana (Belluno). Fonte: F. Violi Cognomi a Modena e
nel Modenese, 1996. |
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CANEGALLI
CANEGALLO |
Canegalli, quasi unico sembra essere una modificazione pavese di
Canegallo che è tipico della punta orientale dell'alessandrino,
traccia di questa cognominizzazione la troviamo a Sant Agata
nell'alessandrino fin dalla seconda metà del 1700, potrebbe
derivare da un antico nome di località ormai scomparso. |
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CANELLA |
Canella ha un piccolo ceppo tra novarese, vercellese e pavese ed
uno, decisamente più consistente nell'area veneto, emiliana,
soprattutto nel vicentino, veneziano, padovano, rovigoto,
ferrarese e bolognese, in particolare in Veneto ad Abano Terme,
Padova, Selvazzano Dentro e Saccolongo nel padovano, a Venezia e
Noventa di Piave nel veneziano ed a Porto Tolle e Taglio di Po
nel rovigoto, ed in Emilia a Ferrara, con presenze anche a
Copparo, Ro, Massa Fiscaglia e Portomaggiore nel ferrarese ed a
Bologna, dovrebbe derivare da soprannomi originati o dal fatto
di essere figli di un Can
(nome particolarmente diffuso nell'area veneta), ricordiamo solo
a titolo di esempio il veronese Can Grande della Scala, o anche
derivare dal fatto di essere i capostipiti dei vinai o di essere
comunque avvezzi ad usare la piccola canna o tubo di legno
utilizzata per spillare il vino dalle botti, meno probabile una
connessione con il commercio della
cannella
(spezia), troviamo tracce di questa cognominizzazione a Chioggia
verso la fine del 1200 con il notaio Dionisio Canella, e a Chios
(isola greca sotto il controllo genovese), nella seconda metà
del 1300, con il notaio Giuliano de Canella. |
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CANELLES |
Canelles
è tipicamente sardo, è un'antica famiglia catalana di origine
medievale che si è insediata in Sardegna nel XIV° secolo al
seguito delle armate di Alfonso D'Aragona.
integrazioni fornite da
Matteo Fanni Canelles
La famiglia Canelles nota nel medioevo come Canyelles secondo
l'idioma catalano, si è insediata in Sardegna dal 1326 ed è
probabilmente insieme agli Aymerich la famiglia di origine
iberica, che risiede da più tempo nell'intera isola. I
Canyelles, secondo la tradizione familiare e studi di
genealogisti del '600, vengono ricondotti alla stirpe reale dei
Conti di Tolosa e Barcellona. Gli storici di oggi tuttavia, a
causa della mancanza di fonti dirette e di incongruenze
genealogiche, non condividono questa versione, per avvalorare la
tesi di un origine mercantile. Il nome Canyelles - Canellas -
Canelles è comunque presente in Catalogna ben prima del 1326
come è dimostrato da diversi documenti conservati in Spagna.
Anche se le prime tracce si possono ricondurre al 992, quando
viene citato il castello de Canyelles a nord est della Spagna,
l'attuale letteratura spagnola annovera numerosi personaggi
storicamente vissuti tra il XII e XIV secolo legati al nome
Canyelles, Canellas, Canelles (cioè secondo le principali
varianti idiomatiche catalane, aragonesi e castigliane).
Nel 1147 il re Raimondo Berengario IV incaricò Dalmau de
Canyelles di occuparsi della riconquista di Calaceite; nel 1205
l'ordine di Calatrava consegnò a Dalmacio de Canyelles il
Castello di Lledo nello stesso territorio di Calaceite. Nel 1235
troviamo un Pedro Canellas valoroso cavaliere della Corona
d'Aragona che partecipò alla conquista di Majorca e Valencia e
ottenne dal Re Jaime I, particolari privilegi tra i quali
l'eredità la Villa de Algemesi.
Il personaggio più celebre è sicuramente Vidal de Canyelles
(noto anche come Vidal de Canellas- de Canelles) giurista e
vescovo di Huesca, fu grande confidente e parente del re Jaime I
d'Aragona (della dinastia dei conti di Barcellona) nonché amico
e collaboratore di Raimondo di Penafort. Nel 1247, Vidal
conferì alla sua Corte (Curia) una grande autorità nella regione
di sua competenza. Dopo la laurea all'Università di Bologna nel
1221, scrisse importanti trattati di diritto come il Vidal
Maior che per il contenuto fortemente democratico dei suoi
principi, fu osteggiato dalla nobiltà dell'epoca tanto che solo
la compilazione minore fu considerata ufficiale nel regno.
La tradizione familiare vuole che la famiglia discenda da
Beltran de Canyelles pronipote del vescovo Vidal e figlio di
Elvira Zapata che divenne Cavaliere della corona d'Aragona. Nel
1315, fu incaricato dal re, di andare in Sardegna ed esplorare
il territorio per valutare il luogo più agevole per un eventuale
sbarco e conquistare l'isola. La baia utilizzata nello sbarco
del 1323 da parte delle truppe aragonesi,si chiamò per alcuni
decenni proprio porto Canyelles. Mancando in Sardegna fonti
risalenti all'epoca narrata (sec. X-XIII), la tradizione
familiare dei Canelles deve essere considerata una leggenda :
non esistono documenti ad oggi che testimoniano accordi tra il
re d'Aragona e Bertran (o Beltran) de Canyelles e che questi
giunse effettivamente in Sardegna; non abbiamo documenti che
testimoniano legami di parentela tra Bertran (che pur ebbe
diversi figli) e i Canyelles effettivamente presenti a Cagliari
in quell'epoca. Tuttavia, nella letteratura spagnola tra il
XIII e il XIV sec, troviamo un cavaliere Bertran Canelles con
uno stemma araldico analogo a quello dei Canyelles sardi (fino
al XVI sec) con inserite all'interno dello scudo, tre foglie
verdi in campo d'argento; nel 1381, cioè successivamente ai
primi Canyelles che compaiono in Sardegna, troviamo Jaime
Canellas Giurato di Palma (Canarie) discendente di Ramon
Canellas cavaliere che partecipò alla conquista delle Baleari
con uno stemma simile a quello sardo. Nei secoli XIV e XVI in
Spagna, troviamo diversi Antonio Canyelles che diedero in Spagna
un altro ramo della famiglia (stemma con raffigurato un mazzo di
canne). I gradi di parentela di questi personaggi tra loro e
questi con il gruppo familiare che appare in Sardegna nella
prima metà del '300 non è facilmente ricostruibile per l'esiguo
numero dei documenti oggi disponibili, ma, in base alla
descrizione dello stemma è probabile un legame di parentela tra
il ceppo delle Baleari e quello sardo.
Sicuramente i Canyelles sardi appartenevano ad una famiglia ben
radicata nel contesto sociale catalano se ben tre personaggi
imparentati tra loro si trasferirono stabilmente a Cagliari già
dal 1326: Pedro (XIII sec -1336) Jaime e Guillermo.
Presumibilmente appartenevano ad un ramo cadetto della famiglia
che si trasferì nell'Isola per sviluppare i traffici commerciali
con i parenti di Barcellona e delle Baleari. L'insediamento
nell'Isola non fu improvvisato ed è verosimile che i Canyelles
parteciparono (anche se non militarmente) allo sbarco catalano -
aragonese del 1323; la famiglia riuscì infatti subito ad
insediarsi nell'ambito dell'oligarchia catalana; troviamo lo
stesso Pedro nominato saggiatore della Zecca di Iglesias e
Guillermo nominato nel 1360 prohombre della città di Cagliari.
Nel 1477, Pedro Canyelles, alla fine del regno
catalano-aragonese analogamente ad altre illustri famiglie della
Sardegna , chiese al re e lo ottenne, il conferimento della
generosità, titolo nobiliare riconosciuto solo alle famiglie di
antica e illustre stirpe. |
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CANELLI
CANELLO |
Canelli ha vari ceppi nel novarese, nel modenese e bolognese, e
nel napoletano, beneventano e foggiano, Canello è tipico di
Valdobbiadene nel trevigiano, potrebbero derivare da una forma
ipocoristica del nome medioevale
Cane
(vedi CANE), o anche dal fatto di abitare le famiglie nei pressi
di un canneto, ma è anche possibile una derivazione da toponimi
come Canelli nell'astigiano. Troviamo tracce di queste
cognominizzazioni ad Alba nel cuneese in un atto dell'anno 1186:
"..Nos Oglerius Canellus et Oto Rava Albenses accepimus a te
Alvino de Araça tantum de tuis rebusunde promitimus tibi vel tuo
certo miso per nos vel nostrum nuncium solvere usque ad
octavamproximam Pasce resurrectionis..". |
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CANEO
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Caneo ha
un ceppo ad Alghero (SS) in Sardegna ed uno nel veneziano a
Santo Stino di Livenza, dovrebbero derivare dal nome medioevale
Caneus,
il ceppo veneziano potrebbe prendere il nome dalla località
Caneo presso Grado. |
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CANESE
CANESI
CANESIO
CANESSA
CANISI |
Canese è tipicamente ligure, dello spezzino, di La Spezia,
Portovenere, Follo, e di Genova, Canesi ha vari ceppi nell'area
lombardo, piacentino, ligure, carrarese, in particolare nel
milanese a Milano e Monza ed a Cremona, a Piacenza, a Genova, ed
a Carrara, con un ceppo anche nel pisano, a San Giuliano Terme
ed a Pisa, Canesio, praticamente unico, parrebbe pugliese,
Canisi, quasi unico, è del piacentino, Canessa è specifico del
genovese, di Rapallo e Genova, con piccoli ceppi a Santa
Margherita Ligure, sempre nel genovese, a Livorno e Piombino nel
livornese ed a Monte Argentario nel grossetano, dovrebbero tutti
derivare da alterazioni medioevali del cognomen latino
Canesius
o Canisius,
la cui diffusione aumentò in epoca rinascimentale per il culto
del Padre Gesuita San Pietro
Canisio il cui cognome
latinizzato in Canisius
deriva però dall'olandese Kanijs,
ricordiamo che grande fu la devozione di questo santo del 1500
in Svizzera, in Austria e nella Germania meridionale. |
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CANESSI
CANESSO |
Canessi, molto molto raro, è tipico del rovigoto, Canesso, meno
raro, ha un piccolo ceppo nel padovano a Casalserugo, San
Giorgio in Bosco e Galliera Veneta, e nel vicentino a Fara
Vicentina e Rosà, dovrebbe trattarsi di tipiche forme
patronimiche venete dove il suffisso
-sso sta
per il figlio di,
riferito probabilmente a capostipiti il cui padre si chiamasse
Cane,
nome molto diffuso in tutto il Veneto in epoca medioevale,
ricordiamo ad esempio il veronese Cane Francesco detto Grande
della Scala (1291 - 1329) Vicario generale del Santissimo Impero
Cesareo nella città di Verona e presso il popolo di Vicenza. |
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CANESIN |
Canesin è specifico dell'area friulano, giuliana, di Cervignano
del Friuli nell'udinese e di Cormons nel goriziano, dovrebbe
derivare da una forma ipocoristica dialettale del nome latino
Canesius
(vedi CANESE). |
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CANESTRARI
CANESTRARO
CANESTRI
CANESTRINI
CANESTRINO
CANESTRO
CANISTRA'
CANISTRARO
CANNESTRARO
CANNISTRA'
CANNISTRARO |
Canestrari ha un ceppo nel veronese, uno a Fano, Pesaro, Piagge
e Mondolfo nel pesarese, ed uno a Roma ed Allumiere (RM),
Canestraro ha un ceppo a Carmignano di Brenta (PD) ed uno a
Broccostella e Fontechiari nel frusinate, Canestri ha un ceppo
ad Alessandria e nell'alessandrino ed uno nel romano a Roma,
Marino e Grottaferrata, Canestrini ha un piccolissimo ceppo
trentino ed uno più consistente a Bagno di Romagna, Forlì e
Meldola nel forlivese, Canestrino, assolutamente rarissimo, ha
un ceppo a Napoli e nel napoletano ed uno a Cosenza e nel
cosentino, Canestro ha un piccolo ceppo piemontese ed uno tra
viterbese e romano, Canistraro dovrebbe essere derivato da
errori di trascrizione del precedente, come la presenza laziale
quasi unica di Cannestraro, che è probabilmente anch'essa dovuta
ad un errore di trascrizione del precedente, mentre quella
siciliana a Floridia (SR) è probabilmente dovuta ad una
modificazione per trascrizione del cognome Cannistraro che ha un
ceppo a Palermo, uno a Floridia (SR) ed uno ad Aragona e
Cattolica Eraclea nell'agrigentino, Canistrà, quasi unico, è
dovuto ad errori di trascrizione di Cannistrà, che ha un ceppo a
Catanzaro e provincia ed uno nel messinese, a Monforte San
Giorgio, Messina, Torregrotta, Milazzo e Lipari, tutti questi
cognomi dovrebbero derivare dal mestiere di fabbricante di
canestri svolto dal capostipite e dalla sua famiglia. |
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CANETTA
CANETTE
CANETTI |
Canetta è tipicamente lombardo, di Milano in particolare anche
se sembrerebbe essere stato di origini ossolane, Canette, quasi
unico, è del milanese, Canetti ha un ceppo nel milanese, uno nel
parmense, uno tra ferrarese e rovigoto ed uno nel napoletano,
potrebbero derivare da forme ipocoristiche del nome medioevale
Cane
(vedi CANE), anche se, in qualche caso, si può ipotizzare un
collegamento con toponimi contenenti la radice Canneto, come ad
esempio Canneto Pavese, Canneto di Postiglione nel salernitano o
altri simili. |
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CANEVA
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Ha
un ceppo tra genovese ed alessandrino ed uno nel vicentino,
deriva da un soprannome originato dal vocabolo latino
caneva (cantina,
osteria). |
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CANEVARI
CANEVARO |
Canevari è tipicamente lombardo, del milanese e del pavese, di
Milano, Pavia e Voghera (PV), con ceppi anche ad Ottone e
Piacenza nel piacentino, Canevaro ha un ceppo tra alessandrino e
genovese ed uno tra veronese e mantovano, in particolare è
diffuso a Garbagna (AL) ed Alessandria ed a Verona e Goito (MN),
dovrebbero derivare dalla carica di
Canevarius
( Tesoriere comunale)
probabilmente ricoperta dal capostipite: "...Et quod ipse
Canevarius teneatur et debeat antequam se intromittat de dicto
offitio iurare ut iurat rector et ultra hoc satisdare idonee cum
bono fideiussore in manibus notarii comunis recipientis nomine
dicti comunis de reddendo et fatiendo bonam, iustam et completam
rationem dicto comuni...". |
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CANEVISIO |
Cognome
di origini della zona del milanese e bergamasco. L'origine del
cognome può risalire a soprannomi legati al mestiere di
produttore di canovacci (canevass in milanese) o di cordaio o di
coltivatore di canapa. |
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CANGARO |
Cangaro, ormai quasi scomparso in Italia, dovrebbe essere
calabrese, del cosentino, forse di San Giovanni in Fiore,
dovrebbe derivare da un soprannome probabilmente collegato con
un mestiere (come suggerirebbe il suffisso
-aro),
del quale non si riesce ad individuare alcunche, è difficile
pensare ad un collegamento con il termine dialettale
càngaru (cancro),
collegamento comunque da tenere in considerazione. |
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CANGELOSI |
Cangelosi è tipicamente siciliano di Palermo con grosse presenze
anche nel palermitano, a Pollina, Cefalù, Castelbuono, San
Giuseppe Jato, Bagheria, Marineo e Castellana Sicula, presenze
significative si riscontrano anche nel trapanese, a Poggioreale
ed Alcamo, l'unica ipotesi anche se poco attendibile consiste in
un collegamento con il nome medioevale
Cangemius.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cangelosi è cognome diffuso soprattutto in Sicilia che
significa: "cambia le uose".
G. Rohlfs, Dizionario storico dei cognomi nella Sicilia
orientale, 1984, p. 60. |
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CANGERI
CANGERO |
Cangeri è tipicamente siciliano, di Leonforte nell'ennese e di
Catania, Cangero è specifico di Sturno nell'avellinese,
dovrebbero derivare da soprannomi basati sul termine dialettale
meridionale ciangero
(uno che opera il baratto),
indicando così probabilmente che i capostipiti fossero dei
commercianti. |
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CANGI
CANGIO |
Cangi
sembra avere un ceppo fondamentale nell'aretino ed uno nel
potentino, Cangio, assolutamente rarissimo, dovrebbe essere del
foggiano, derivano dal cognomen latino Cangius un esempio del
quale troviamo in un atto di vendita del X° secolo redatto a
Sant'Elpidio (AP), dove si legge: "...modo pro collusione apud
infimae latinitatis scriptores usurpatum fuit, ut testatur
Cangius in hac voce...", o anche nella Nova Chronica del Villani
dove nel libro VI° par XXIX° si legge: "...e feciono per divina
visione loro imperadore e signore uno fabbro di povero stato, il
quale avea nome Cangius, il quale in su un povero feltro fu
levato imperadore...". |
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CANGINI |
Forlivese con presenze significative anche nel Lazio.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cangini è un cognome riminese che è diminutivo del nome latino
Cangius,
citato anche dal Villani nel libro VI della sua Nuova Cronica. |
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CANGIANI
CANGIANO |
Cangiani è estremamente raro, Cangiano è decisamente napoletano,
dovrebbero derivare da modificazioni del cognomen latino
Cantianus
(Canziano),
con questa cognominizzazione troviamo nella seconda metà del
1700 Monsignor Bernardo Cangiano vescovo di Campobasso. |
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CANIATI
CANIATO |
Caniati
molto raro è tipico del ferrarese, Caniato abbastanza raro è
specifico della provincia di Rovigo, potrebbero derivare da
modificazioni del cognomen latino Canius che si trova citato
anche da Cicerone : "...Caius Canius, eques Romanus, nec
infacetus et satis litteratus...". |
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CANICATTI
CANICATTI' |
Canicatti
è meno diffuso di Canicattì, ma entrambi sono decisamente
siciliani, tipici di Canicattì (AG) toponimo da cui hanno
evidentemente preso il nome. |
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CANIDIO |
Canidio, quasi unico sembrerebbe cremonese, dovrebbe derivare
dalla Gens latina Canidia
o dal nome gentilizio romano
Canidius di cui abbiamo un
esempio in uno scritto dello storico latino del I° secolo d.C.
Gaio Suetonio Tranquillo: "...Quibus quondam Caius Canidius
obicientibus sibi quod in Republica administranda potissimum
consularis Isaurici sectam sequeretur, malle respondit Isaurici
esse discipulum, quam Epidii calumniatoris. .... |
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CANIFFI |
Caniffi, assolutamente rarissimo, sembrerebbe dello spezzino,
dovrebbe derivare da un'alterazione dialettale del termine arabo
khalifa
(guida spirituale,
sindaco di un paese), forse a sottolineare la posizione
dominante del capostipite, probabilmente un uomo di mare. |
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CANIGLIA |
Caniglia ha un ceppo nel teatino, uno tra brindisino e
tarantino, uno nel napoletano ed uno tra catanese e siracusano,
dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine latino
canilia
(crusca del grano)
entrato nell'uso arcaico come
caniglia (nutrimento
per cavalli), tracce di questa
cognominizzazione si trovano a Mesagne (BR) almeno dalla seconda
metà del 1600, Personaggio di rilievo è stato il soprano
napoletano Maria Caniglia nata appunto a Napoli nel 1906. |
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CANINI
CANINO |
Canini ha un ceppo tra milanese, bergamasco e bresciano, uno nel
lucchese, uno tra ravennate, forlivese, riminese e pesarese, uno
tra grossetano, senese, ternano e perugino ed uno molto
importante nel Lazio centromeridionale, a Roma, Velletri,
Marcellina e Bracciano nel romano, ad Alvito nel frusinate ed a
Cisterna di Latina nel latinense, Canino, decisamente meno
comune, ha un ceppo calabrese, nel cosentino e catanzarese, ed
uno siciliano soprattutto nel catanese e palermitano, con
presenze significative anche nell'agrigentino, nel siracusano e
nel catanese, potrebbero derivare dal nome della
Gens Caninia
di origini etrusche, ma in alcuni casi può anche derivare da
toponimi come Canino nel viterbese, meno probabile una
derivazione da una forma ipocoristica del nome medioevale
Cane,
ricordiamo a solo titolo di esempio Cane Grande della Scala.
Tracce molto antiche di questa cognominizzazione le troviamo ad
esempio a Milano in una Carta
confessionis, finis et investiture
dell'anno 1169: "Anno dominice incarnacionis milleximo centeximo
sexageximo nono, quintodecimo kalendas iunii, indicione secunda.
Manifestavit et contentus fuit Peregrinus qui dicitur Caninus,
de civitate Mediolani, accepisse a Gaidone qui dicitur Faseolus
et ex parte Conradi, nepotis sui, libras sedecim denariorum
tertiolorum Mediolanensium pro obligatione seu fideiussione aut
debitoria illa in qua ipse Gaido et quondam Ardericus, frater
eius...". |
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CANIO
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Canio, assolutamente rarissimo, sembrerebbe sardo, dovrebbe
derivare dal nome medioevale
Canius, originato dal nome
latino Canus,
con il significato di canuto,
bianco di capelli. |
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CANIPARI
CANIPARO |
Canipari, molto raro, è specifico dell'area bresciana, Caniparo,
quasi unico, è presente ora solo nell'alessandrino, dovrebbero
derivare dall'occupazione del capostipite, che molto
probabilmente avevano la mansione di
caniparo,
o canipario
termine arcaico che indicava colui cui l'autorità religiosa o
feudale aveva affidato il compito di amministrare la
canipa,
cioè l'ufficio che si faceva carico di immagazzinare e
ridistribuire i cereali, usati come foraggio per le bestie, le
granaglie ed il vino, ricevuti a pagamento dell'affitto dagli
agricoltori che conducevano a mezzadria i terreni della diocesi
o del Signore locale, di questo tipo di incarico abbiamo un
esempio in un registro del 1430 ad Aquileia nell'udinese:
"..Titulus affictuum spectantium ad canipam venerabili capituli
Aquilegensis sub secunda caniparia mei Petri de Monopoli
mansionari in anno domini MCCCCXXX. In chorum in festo
beatissimorum martirorum Hermacorae et Fortunati..". |
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CANIZZARO |
Estremamente raro è probabilmente un'errore di trascrizione del
cognome Cannizzaro. |
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CANNARA |
Cannara,
estremamente raro, forse del centro Italia, dovrebbe derivare
dal nome del paese di Cannara nel perugino. |
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CANNAS
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Specifico della Sardegna, dovrebbe derivare da nomi di località
caratterizzate dalla presenza di canne.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CANNAS: canna, dal latino canna, dal greco κάννα (cànna).
Unu sulìttu de canna
= un flauto di canna;
in latino càlamus
= zufolo.
La canna è anche una misura di lunghezza, usata per misurare
terreni di non grande estensione e soprattutto stoffe,
corrispondente a circa tre metri: fu introdotta in Sardegna dai
Pisani. Nel *CSNT, XI°, XIII° secolo al cap. 131, in una
vendita:.et II cannas de pannu.e due canne di panno (stoffa).
Su cannisòni
è la canna palustre;
su cannayiòni
è la gramigna,
la nemica degli ortolani; sa
cannitzàda è
il graticcio di canne
che si usava per coprire i tetti, come base, prime delle tegole;
sa cannaròtza
è la trachea
o in senso lato il collo; sa
cannàcca è
la collana,
che per molti linguisti deriva dall'arabo
kannaq,
per noi deriva da canna,
perché copre sa canna de su
tzugu =
il collo.
Il cognome è presente negli antichi documenti della Sardegna.
Tra i firmatari della Pace di Eleonora, *LPDE del 1388 figurano:
Cannas (de) Bartholomeo, jurato ville Usedos (Usellus- contrate
Partis de Montibus); Cannas (de) Guantinus, ville Sasseri;
Cannas (de) Lupo, ville Forru (Villanovaforru, oggi Collinas,
famosa per il suo vino - binu de Forru -Contrate Partis de
Montibus); Cannas (de) Petro , jurato ville
Guilciochor(villaggio distrutto, conosciuto col nome di
Borticoco: diocesi di Ottana . Curatorie de Anella). Nel
Condaghe di San Pietro di Silki, *CSPS, XI°, XIII° sec.,
abbiamo: Cannas (de) Mariane(5), testis apatissa
Massimilla(madre badessa del Convento di San Pietro): in una
compera di terra, in su saltu de Arave( nel territorio di Arave
- villaggio abbandonato, i cui resti si trovano in territorio di
Usini); Cannas (de) Bittoria(47), sposa prete Solina Istefane(
si tratta di una richiesta - pettitura - e recita: Ego piscopu
Jorgi Maiule, ki li pettî muiere a presbiteru Istefane Solina,
ki fuit servu intregu de scu. Petru de Silki, pettilîla a
Bittoria de Cannas e derunnilila sos donnos suos(Io Jorgi
Maiule, vescovo, chiesi moglie per prete Stefano Solina, che era
servo intero di San Pietro di Silki, chiesi Vittoria de Cannas e
i suoi padroni me la diedero); Cannas(de)Gosantine(31) testis
kertu de servis(teste in una lite per la partizione della
servitù). Nel Sulcis a nord est di Narcao esisteva un tempo un
villaggio (villa - bidda), detto Bau de Cannas (guado delle
canne). Appartenne alla Curadorìa di Sulcis, del regno giudicale
di Calari (Cagliari). Intorno al 1070 il villaggio fu dato in
dono dal Giudice Torchitorio de Laccon - Gunale,
all'Archidiocesi di Calari. Verso la fine del XV° secolo
risultava completamente spopolato. Attualmente il cognome Cannas
è presente in 247 Comuni d'Italia, di cui 124 in Sardegna(con
maggiore diffusione a sud): Cagliari 271, Quartu S.E. 91, San
Sperate 89, Villagrande Strisaili 63, Sassari 53, Ulassai 50. |
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CANNATA
CANNATA'
CANNATARO |
Cannata, molto diffuso, è tipicamente siciliano, Cannatà, molto
più raro sembrerebbe del reggino, Cannataro è specifico di
Cosenza, Rende, Mendicino, Castrolibero, Trenta e Rovito nel
cosentino, potrebbero derivare da un soprannome, più o meno
dialettale, originato dal fatto che il capostipitre fosse un
artigiano che costruiva cannate
(sorta di reti da pesca),
ma in Calabria si chiama cannata
anche il vaso da notte.
integrazioni fornite da
Paolo Chiaselotti
Il cognome deriva dal mestiere di fabbricante di
cannate,
boccali di terracotta. |
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CANNATELLI
CANNATELLO |
Cannatelli ha un ceppo a Roma ed uno a Latina ed uno in Calabria
a Crotone ed a Sorianello e Soriano Calabro nel Valentiano,
Cannatello, assolutamente rarissimo, è presente nelle stesse
aree, dovrebbero derivare da soprannomi originati da
ipocoristici del termine dialettale
cannata (boccali
di terracotta) ad indicare
forse l'attività dei fabbricante di boccali svolta dai
capostipiti o dalla loro predilezione per il bere. |
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CANNAVALE
CANNAVIELLO |
Cannavale, decisamente campano, è del napoletano in particolare,
Cannaviello, rarissimo, ha un ceppo napoletano, uno avellinese
ed uno salernitano, dovrebbero derivare da soprannomi dialettali
originati da forme ipocoristiche del vocabolo latino
caneva o
canova
(cantina) e starebbe ad indicare o il mestiere di cantiniere o
l'abitudine del capostipite di alzare il gomito spesso e
volentieri. |
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CANNAVARO |
Molto
raro è tipico del napoletano, dovrebbe derivare da un soprannome
dialettale relativo al mestiere del cordaio, ma è pure possibile
una correlazione con l'attività del coltivatore di canapa. |
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CANNAVO' |
Cognome tipico siciliano delle provincie di Messina e Catania
deriva dal toponimo Cannavò (RC).
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cannavò è cognome siciliano e calabrese che viene dal greco
κανναβός (kannavós)
= grigio. |
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CANNEA
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Cannea è tipicamente sardo, della provincia di Oristano e di
Ollastra in particolare, potrebbe trattarsi di un cognome
derivato dalla presenza di canne nella località d'origine della
famiglia, ma non si deve trascurare la possibilità che derivi
invece da soprannomi originati da modificazioni dialettali del
termine sardo canniya
(lamentela, implorazione noiosa,
petulanza) forse motivato da
modi d'essere del capostipite.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CANNEA: vi sono incertezze sul significato e l'etimologia.
Considerando la radice della parola,"cann",
dovrebbe derivare da canna!
Non l'abbiamo trovato nelle carte antiche. Attualmente il
cognome è presente in 18 Comuni italiani, di cui 8 in
Sardegna(quasi tutti concentrati nella zona di Oristano:
ricchissima di canneti, anche per la vicinanza della foce del
Tirso): Ollastra 47, Simagis 17, Oristano 12, etc. |
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CANNEDDU |
Canneddu, molto molto raro, è tipicamente sardo del nuorese, di
Mamoiada e di Nuoro.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CANNEDDU: significa canneto e deriva da
canna o
dal tardo latino cannetum.
Cannedu è il nome di un villaggio scomparso, ubicato in
territorio di Ittiri. Appartenne alla Curadorìa di Coros, del
Regno Giudicale di Torres. Fu abbandonato verosimilmente verso
la fine del XIV° secolo. Il cognome è presente nel Condaghe di
San Pietro di Silki, *XI°, XIII° sec.: Cannetu (de) Gosantine,
donnu, vicario dell'arcivescovado, tramutu de servis (97): Ego
apatissa Massimilla, tramutai homines cun donnu Gosantine de
Cannetu, visdominu dess'Arkipiscopatu: ego deili latus in
Gosantina, fiia de Maria Pithiris e de Janne Albu, et isse
deitimilatus d'Elene Culurione, fiia de Furata Culurione e de
Gavini Kitera; tramutande a boluntade de donnu Ithoccor de
Laccon, curatore de Romangia et armentariu dess'arkipiscopatu e
cun boluntade dessa monacas sorres meas. Seguono i testimoni.
(Io abadessa Massimila scambiai uomini con donnu(nobile)
Gosantine de Cannetu, vicario dell'arcivescovado. Io gli diedi
la metà, "del servizio" di Gosantina(Costantina), figlia di
Maria Pithiris e di Janne (Gianni) Albu ed egli mi diede la metà
di Elena Culurione, figlia di Furata Culurione e di Gavino
Kitera; col consenso di donnu Ithoccor de Laccon
curatore(giudice supremo del tribunale) di Romangia e armentario
(amministratore generale)dell'arcivescovado. Nella storia
medioevale rimane inoltre il nome di Pietro de Canneto, vescovo
prima della Diocesi di Plaghe(scomparsa)e poi arcivescovo, dal
1134 al 1139, dell'archidiocesi di Sassari, allora nel Regno
Giudicale di Torres. Fu uno dei fondatori del Monastero di San
Nicola di Trullas. Nel Condaghe omonimo, *CSNT, XI°, XIII° sec.
lo troviamo citato al cap. 291, in qualità di testimone in uno
scambio tra la chiesa di San Nicola e l'arcivescovo donnu
Albertu. Attualmente il cognome Canneddu è presente in 16 Comuni
d'Italia, di cui 8 in Sardegna: Mamoiada 21, Nuoro 15, Sassari
9, Budoni 8, etc. |
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CANNELLA
CANNELLI
CANNELLO |
Cannella, molto diffuso, ha ceppi in Liguria, in Piemonte, in
Lombardia, nel riminese, nell'ascolano, nel viterbese, romano e
latinense, nel salernitano, nel barese e tarantino, nel
vibonese, e, soprattutto, in Sicilia, dove è molto diffuso nel
palermitano ed agrigentino, nel nisseno, nel catanese, nel
siracusano e nel ragusano, con presenze anche nel trapanese e
nel messinese, Cannelli ha un ceppo nell'aretino a Terranuova
Bracciolini e Montevarchi, ed a Grosseto, un ceppo ad Assisi nel
perugino, uno a Monterubbiano nell'ascolano, che potrebbe
derivare dal toponimo Cannelli nel teramano, ed uno a Roma,
Cannello, quasi unico, dovrebbe essere dovuto ad errori di
trascrizione del primo, che assieme al secondo potrebbe derivare
da soprannomi basati su forme diminutive del termine
canna,
sia riferita all'attrezzo dei vinai, sia alle piante di un
canneto, non si può escludere un possibile collegamento con la
cannella
(corteccia profumatissima molto usata nel medioevo soprattutto
per aromatizzare il vino). |
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CANNIELLO |
Canniello
è specifico della città di Bari, potrebbe derivare dal nome
della località Pozzo Canniello nell'iserniese, ma, molto più
probabilmente deriva da un soprannome dialettale legato al
mestiere del capostipite. |
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CANNIZZARO |
Tipico siciliano e della zona calabrese dello stretto, dovrebbe
essere di origine spagnola, ma potrebbe anche derivare dal
toponimo Cannizzaro (CT). Il casato dei Cannizzaro compare in
Sicilia nell'XI° secolo dove viene investito della castellania
di Terranova da re Pietro I° d'Aragona. Tracce di questa
cognominizzazione si trova nel 1600 a Catania, in uno scritto
dell'epoca si legge: "...Die l9 Augustu 1657 si compro du pezzu
di lu tirrenu di li patri gesuiti per crisciri la Clesia: l'attu
fu fatto in Catania per li atti di notar Marco Cannizzaro: lu
preezzu di detto terreno fu di onze 1.10...". Personaggio
famoso è stato il chimico palermitano Stanislao Cannizzaro
(1826-1910).
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Il cognome Cannizzaro, in realtà, nasce sulla base di un nome di
mestiere, quello cioè del fabbricante di stuoie: nel dialetto
siciliano, il cannizzu
è, infatti, la stuoia, così chiamata poiché questo tessuto è
fatto generalmente di canne (dal tardo latino
cannicius,
che letteralmente significa di canna). In tal modo, questo
cognome dovrebbe derivare più che altro da un nome di mestiere
attribuito ai capostipiti delle famiglie Cannizzaro, benché non
si possa tuttavia escludere l'ipotesi di un'origine
toponomastica per alcune di tali famiglie (dal toponimo omonimo,
in provincia di Catania). |
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CANNOBBIO
CANNOBIO
CANOBIO |
Tutti
assolutamente rarissimi, sembrerebbero lombardo-piemontesi,
dovrebbero derivare dal toponimo Cannobio (VB). |
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CANNONE
CANNONI |
Cannone è diffusissimo nel Lazio ed in Puglia, con ceppi
significativi anche nel Piceno, nel teatino, nel napoletano ed
in Sicilia nel trapanese, palermitano, messinese, catanese e
siracusano, Cannoni è tipico dell'area toscana che comprende il
fiorentino, l'aretino ed il senese, del perugino. del romano,
con un ceppo anche in Sardegna a Ittiri, Sassari ed Alghero nel
sassarese, potrebbe derivare in alcuni casi da toponimi
contenenti la radice Canne o Cannone, ma, nella maggior parte
dei casi deriva dal nome medioevale
Cannonus,
di cui abbiamo un esempio nel quinto secolo a. C. con lo
statista e legislatore ateniese Cannonus citato anche da
Xenophonte e, in tempi a noi più vicini con Cannonus de Ganducio
mercante e banchiere del secolo XIII° nell'alessandrino. |
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CANO
CANU |
Cano ha un ceppo ad Alghero nel sassarese ed unoad Olbia in
Gallura, Canu è decisamente sardo, è distribuito in modo
massiccio in tutta l'isola, ma con prevalenza al nord,
dovrebbero derivare da un soprannome originato dal termine sardo
canu
(bigio, grigio, canuto).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CANO/U: grigio,
canuto.
Dal latino canus.
Cognome diffuso nella parte centro settentrionale dell'isola,
sinonimo di Murru: cognome ampiamente diffuso nella parte
meridionale. Presente nei documenti antichi. Tra i firmatari
della Pace di Eleonora, *LPDE del 1388, abbiamo: Cano Gonnario,
jurato ville Tadasuni (*odierno Tadasuni. Contrate Partis de
Guilcier); Cano Juliano, majore(amministratore, sindaco) ville
Borone (*odierno Boroneddu. Contrate Partis de Guilcier); Cano
Lodovico, ville Silanus. (* odierno Silanus. Castri Montis de
Verro); Canu Anthonio - de Bosa; Canu Elias, ville Sasseri; Canu
Flasius, ville Sasseri. Nella storia medioevale ricordiamo: Cano
o Canu Antonio , vescovo di Sassari, dal 1448 al 1480
(*DiStoSa). Nella storia moderna figura: Cano Francesco,
sassarese: con cento uomini, il 20 aprile del 1527 respinse 400
barbareschi sbarcati all'Asinara, infliggendo loro gravissime
perdite. Per il suo valore fu nominato cavaliere nel 1541 da
Carlo I re di Spagna (Carlo V imperatore) *DiStoSa. Della storia
contemporanea citiamo, Cano Eugenio, vescovo della diocesi di
Bosa dal 1871 al 1905, (*DiStoSa). Attualmente Cano è presente
in soli 32 Comuni italiani, di cui 9 in Sardegna: Alghero 59,
Olbia 31, Tempio 9, Cagliari 8, Sassari 6, etc. Invece Canu è
presente in ben 379 Comuni d'Italia, di cui 126 in Sardegna, con
maggiore diffusione nella parte alta dell'isola: Sassari 783,
Olbia 291, Alghero 222, Ossi 183, Cagliari 130, Ittiri 128,
Budoni 120, Nuoro 116, etc. |
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CANOBBIO |
Canobbio
ha un ceppo lombardo a Costa Volpino (BG), Fenegrò (CO) e
Pisogne (BS), ed uno ad Acqui Terme (AL) dovrebbero derivare
dal toponimo del Canton Ticino Canobbio un tempo parte della
diocesi milanese. |
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CANOFARI |
Canofari
è oggi caratteristico di Roma, ma sembrerebbe essere stato di
origini abruzzesi o irpine, troviamo tracce cinquecentesche di
questo cognome, con il Notaio Angelo Canofari di Montereale
operante nell'aquilano nella prima metà del 1500. |
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CANOLA
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Canola, molto raro, è tipicamente veneto, dell'area che
comprende il vicentino, il padovano ed il rovigoto, dovrebbe
derivare da un soprannome originato dal termine dialettale
veneto arcaico cànola
(tubetto di legno usato per
spillare il vino dalla botte),
forse ad indicare nel capostipite un cantiniere o semplicemente
uno che amasse bere il vino. |
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CANONICA |
Canonica
è tipicamente piemontese dovrebbe derivare da uno dei vari
toponimi contenente la radice Canonica. |
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CANONICI
CANONICO |
Canonici
ha un ceppo anconetano tra Ancona e Falconara Marittima ed uno
romano, Canonico è presente a macchia di leopardo, nel cosentino
a Cassano allo Ionio e San Marco Argentano, in Sicilia,
soprattutto ad Avola e Siracusa, in Campania a Napoli, Avella e
Mugnano del Cardinale (AV), a Falconara Marittima (AN) ed è
presente anche al nord, dovrebbero tutti derivare dall'essere
state famiglie cui apparteneva un canonico, cioè un religioso
del Capitolo di una Cattedrale che può essere sia un sacerdote
che un secolare. |
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CANOPIA
CANOPPIA |
Canopia, estremamente raro, sembrerebbe sardo, del lato
occidentale dell'isola, così come il cognome Canoppia, solo
leggermente meno raro, potrebbero derivare da una forma alterata
dialettalmente del termine latino medioevale
canipa,
che consisteva nell'incarico amministrativo dell'addetto alla
gestione dei viveri di una comunità, o anche e più probabilmente
da soprannomi basati sul termine spagnolo
canopia (baldacchino,
struttura a volta che può
essere matrimoniale, di pietra, o anche composta dalle frasche
degli alberi), forse riferito ad artigiani costruttori di
baldacchini. |
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CANOPOLI
CANOPULO |
Canopoli è specifico della Sardegna settentrionale, del
sassarese e di Erula in particolare, con buone presenze anche a
Sassari e Perfugas, Canopulo, assolutamente rarissimo, è sempre
del nord della Sardegna ma più che altro della Gallura, questi
cognomi potrebbero derivare dal nome di una località Canopoli
nei pressi di Perfugas, e nelle vicinanze di Erula, tracce
importanti di queste cognominizzazioni le troviamo agli inizi
del 1600 con Antonio Canopoli Arcivescovo di Oristano dal 1588
al 1621.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Il cognome Canopoli è presente in Sardegna ma è di origine
còrsa, deriva dall'antico italiano 'canòpo'
= minatore.
M. Pittau, Dizionario dei Cognomi di Sardegna, 1, p. 170. |
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CANOSA
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Parrebbe
avere oltre al ceppo forse primario nel barese, anche uno in
Basilicata ed uno in Abruzzo, dovrebbe derivare dal toponimo
Canosa di Puglia (BA). |
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CANOVA
CANOVI |
Canova è specifico dell'Italia settentrionale, Canovi è tipico
del reggiano e del modenese, di Reggio Emilia, Castelnovo ne`
Monti, Carpineti e Villa Minozzo, con un ceppo a Buglio In Monte
(SO) ed in Valtellina ed uno a Genova, dovrebbero derivare o da
toponimi come Canova (AT), (VI), (PV), (RE), (PC), (VR), (BS) ed
altre, o da nomi di località identificabili da una casa nuova o
anche da soprannomi originati dal termine tardo latino
canova
o caneva
(cantina, osteria). Personaggio di assoluto rilievo è stato il
celeberrimo scultore di Possagno (TV) Antonio Canova (1757-1822)
il maggior esponente del neoclassicismo italiano. |
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CANSELLA |
Cansella, assolutamente rarissimo, è tipico della Sardegna,
potrebbe derivare da un soprannome originato da vocabolo sardo
cansai
(stancarsi),
che sottolineasse forse l'atteggiamento stanco del capostipite o
forse la sua malavoglia. |
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CANTACESSI
CANTACESSO |
Cantacessi è tipico di Adelfia nel barese, Cantacesso, molto
molto raro, parrebbe specifico di Irsina nel materano, anche se
tracce antiche porterebbero a Triggiano nel barese, dovrebbero
derivare da soprannomi attribuiti al capostipite.
integrazioni fornite da
Fabio Paolucci
è un tipico e raro cognome pugliese, che ha come epicentro di
diffusione il comune di Adelfia nel Barese; dal punto di vista
etimologico, questo bizzarro cognome dovrebbe derivare
dall'antico mestiere meridionale esercitato da coloro che
dovevano piangere il defunto, quindi i
canta decessi,
da cui cantacessi
per contrazione del termine. Tale mestiere, diffuso nel
Mezzogiorno fino a pochi decenni fa, derivato dalla pròthesis
greca e romana (esposizione del cadavere e pianto comune, rito
noto archeologicamente già dalle raffigurazioni su ceramica
geometrica risalente al 900-700 a. C.), serviva ad attribuire
prestigio e onore al defunto: più questi era "pianto", più la
comunità ne riconosceva importanza. |
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CANTAFIO |
Tipicamente calabrese, potrebbe derivare da un soprannome
dialettale legato ad un mestiere. |
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CANTAGALLI
CANTAGALLO |
Cantagalli è tipico del bolognese, del ravennate e del
forlivese, della Toscana e del Lazio, Cantagallo è specifico di
Penne nel pescarese, di Ferentino nel frusinate, di Anagni (FR)
e di Roma, con un ceppo anche a Troina nell'ennese, dovrebbero
derivare da nomi di località, il toponimo Cantagallo è
abbastanza diffuso soprattutto in Italia centrale. |
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CANTALAMESSA |
Cantalamessa è tipico dell'ascolano, di Colli del Tronto, Ascoli
Piceno, San Benedetto del Tronto, Folignano e Spinetoli,
dovrebbe derivare da un soprannome, si tratta di una nobile ed
antica famiglia ascolana. |
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CANTALE
CANTALI |
Cantale è tipicamente siciliano, di Troina nell'ennese, con
ceppi secondari a Catania e Messina, Cantali, sempre siciliano,
è tipico di Maniace e Biancavilla nel catanese e di Tortorici e
Cesarò nel messinese, questi cognomi dovrebbero essere di
origini antiche e derivare dal termine grecanico
cantàles
(cestaio),
a sua volta derivato dal termine greco antico κανθήλια
kanthelia (panieri, ceste). |
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CANTALENA
CANTILENA |
Assolutamente rarissimi, probabilmente di origini campane, del
basso napoletano o dell'alto salernitano, potrebbero derivare da
un nome di località. |
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CANTALUPI |
Cantalupi, decisamente raro, sembra tipico del milanese,
dovrebbe derivare dal toponimo Cantalupo di Cerro Maggiore (MI).
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
II cognome Cantalupi ha origine dal toponimo Cantalupo, diffuso
nella toponomastica italiana medievale, ad indicare zone
boschive in cui era presente il lupo. Ricorderò, fra gli altri,
Cantalupo di Bondeno (Ferrara), ma anche Cantalupo in Sabina,
Cantalupo nel Sannio, Cantalupo ligure, ecc. Fonte: F. Violi,
Cognomi a Modena e nel Modenese. |
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CANTALUPO |
Cantalupo è tipico della Campania, del napoletano e salernitano
in particolare, dovrebbe derivare da toponimi come Cantalupo
(IS), toponimo la cui origine sembrerebbe risalire
all'espressione greca kata lucon
(situato in mezzo al bosco),
mentre secondo altri risalirebbe all'espressione bulgara
Kan teleped
(abitazione del Capo),
i bulgari nella zona erano presenti e nell'anno 667 il bulgaro
Altzek pose la sua dimora proprio a Cantalupo, che da allora
venne chiamato dai suoi seguaci Kan Teleped e che il popolo adi
lingua latina trasformò in Cantalupo. |
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CANTARANO
CANTERANI
CANTERANO |
Cantarano
ha un ceppo a Roccagorga e Fondi nel latinense, ed a Roma,
Canterani, molto raro, è tipico di Genzano di Roma, Canterano è
quasi unico e si potrebbe trattare di un errore di trascrizione
del cognome precedente, dovrebbero derivare dal nome antico, o
da quello più recente, del paese di Canterano in provincia di
Roma. |
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CANTARELLA
CANTARELLI |
Cantarella è tipico del catanese, con ceppi anche nel
salernitano, Cantarelli è specifico del parmense e del reggiano,
dovrebbero derivare entrambi da soprannomi originati dal
vocabolo latino cantharus
(tipo di coppa con manici, vaso),
possono anche riferirsi a nomi di località come il
locus Cantharellus citato in un
atto del 1131 ad Afragola (NA), tracce di queste
cognominizzazioni le troviamo in un atto del 1104: "...Petrus
filius Albizzi, et Ughiccione filius Uberti, et Leo de
Babilonia, et Wido Cantarello, et Tebaldinus, et Gerardus filius
Petri, et Alcherius, et Gerardus Pandulfi, et Rodulfinus, et
alii plures...".
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
II cognome cognome Cantarella esiste anche in Veneto dove deriva
da cantarèla,
nome di un pesce, lo 'sparus
cantharus' che in quella
regione ha anche altre denominazioni:
cantarina,
cantarena, cantarena de aspero,
ociada. Fonte: Olivieri 213. |
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CANTARINI
CANTARINO |
Cantarini
è un cognome marchigiano, Cantarino, è praticamente unico,
potrebbero derivare da un soprannome, o anche da una
modificazione del cognomen latino Cantaber. Troviamo tracce di
questa cognominizzazione nel XII° secolo a Pisa con Cantarinus
Pisanae urbis cancellarius dal 1140 al 1147, nell'elenco degli
studenti dell'ateneo di Perugia nel 1577 troviamo il marchigiano
Philippus Cantarinus. |
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CANTATORE
CANTATORI
CANTORE
CANTORI
CANTORO |
Cantatore sembrerebbe di origini pugliesi, di Ruvo di Puglia,
Molfetta e Bari, con ceppi probabilmente secondari a Corato,
Bitonto, Terlizzi e Bisceglie, sempre nel barese, in Piemonte,
nell'alessandrino sembrerebbero esserci stati altri ceppi, forse
non secondari, Cantatori, assolutamente rarissimo, è
probabilmente dovuto ad errori di registrazione, Cantore ha un
ceppo nel napoletano, ad Acerra, Napoli e Torre del Greco, uno
nel potentino, a Muro Lucano e Potenza, ed uno pugliese,
soprattutto a Gioia del Colle nel barese e nel tarentino a
Taranto, Martina Franca, Mottola, Ginosa e Grottaglie, Cantori,
molto più raro, ha un ceppo a Cento nel ferrarese e nel
bolognese ed uno ad Osimo in particolare nell'anconetano, e ad
Ancona e Novafeltria nel pesarese, Cantoro ha un ceppo
abruzzese, a Pineto, Atri e Roseto degli Abruzzi nel teramano ed
a Pescara, ed uno pugliese, nel brindisino a Villa Castelli,
Fasano e Brindisi, nel tarantino a Taranto e Grottaglie, nel
leccese a Lecce, Otranto, Acquarica del Capo, Campi Salentina e
Presicce, tutti questi cognomi dovrebbero derivare dall'attività
di cantori
svolta dai capostipiti, anche se, per quanto riguarda i ceppi
pugliesi, si può ipotizzare che il soprannome derivi dal fatto
che i capostipiti facessero i cantori per le commemorazioni di
defunti, o per serenate romantiche.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cantatore è cognome pugliese che oltre alla derivazione da 'cantatore'
= cantore,
potrebbe anche essere forma aferetica di 'incantatore'
nel senso di 'affascinante,
seducente'. |
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CANTE
CANTELLI
CANTELLO
CANTI |
Cante è specifico di Giugliano in Campania, con presenze
significative anche a Villaricca, Mugnano di Napoli. Napoli,
Qualiano e Marano di Napoli, tutti nel napoletano, Canti ha un
ceppo nel nordmilanese e varesotto, uno tra forlivese, riminese
e pesarese, uno nel grossetano ed uno a Roma, Cantelli è molto
diffuso in Emilia, nel modenese, bolognese e ferrarese, con
ceppi anche in Liguria, nel rovigoto, in Romagna, nel
fiorentino, aretino e senese, nel romano e nel casertano e
napoletano, Cantello sembrerebbe siciliano, di Mazzarino nel
nisseno e di Assoro nell'ennese, con un ceppo anche nel
torinese, a San Giusto Canavese e Foglizzo, dovrebbero tutti
derivare, direttamente o tramite ipocoristici, dal nome
medioevale italiano Cante
di cui abbiamo un illustre esempio nel politico italiano di
parte guelfa Cante dei Gabrielli da Gubbio (1260 circa - 1335
circa), che fu Podestà di Pistoia nel 1290, Podestà di Siena nel
1298 e Podestà di Firenze nello stesso anno, fu proprio lui ad
emettere le due famose sentenze di condanna contro Dante
Alighieri: quella del 27 gennaio e quella del 10 marzo 1302 con
l'accusa di concussione e baratteria. |
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CANTELMI
CANTELMO |
Cantelmi
ha un ceppo a Sulmona nell'aquilano, con presenze ad Ortona nel
teatino ed a Roma, ed un ceppo a Teggiano nel salernitano,
Cantelmo ha un ceppo a Roma, in Campania a Napoli, ad Avellino
ed Atripalda nell'avellinese, a Vairano Patenora ed Ailano nel
casertano ed a Sapri nel salernitano, dovrebbero derivare dal
cognome normanno Kantelm,
i Cantelmo arrivarono in Italia dalla Francia, forse dalla
Provenza, al seguito di Carlo I° d'Angiò, questi conferì nel
1269 a Giacomo Cantelmo privilegi feudali con un vasto
territorio in Abruzzo e nel frusinate, nel 1284 questi venne
nominato Giustiziere d'Abruzzo da Carlo II°, furono conti di
Alvito fino al 1454 quando re Alfonso V° d'Aragona concesse il
titolo di Duca di Sora e di Alvito a Piergiampaolo Cantelmo,
figlio di Nicola Cantelmo duca di Sora "Petrus Ioannes Paulus
Cantelmus Sorae Albeti dux ", verso la fine del 1600 troviamo
arcivescovo di Napoli il Cardinale Giacomo Cantelmo. |
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CANTERA
CANTERO |
Cantera, molto molto raro è tipico dell'area che comprende il
romano, l'aquilano ed il pescarese, Cantero è quasi unico,
l'origine probabile è dalla
gente cantoria, cioè i
canteri
o cantori
di chiesa, che, nella zona di confine tra il romano ed
l'aquilano, avevano acquisito un particolare rilievo sociale
presso la corte papale arrivando ad ottenere il controllo
politico di alcuni paesi, un'altra possibile ipotesi è che
questi cognomi possano derivare dal fatto di essere attribuiti
come soprannomi a dei benestanti, che, per distinguersi dal
resto del popolo, assistevano alle funzioni religiose nella
cosiddetta cantoria, cioè nell'area della chiesa riservata ai
cantori. |
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CANTERGIANI |
Cantergiani è specifico del modenese, di Pavullo nel Frignano,
Castelvetro di Modena, Sassuolo, Vignola, Castelnuovo Rangone e
Modena, potrebbe derivare da un'alterazione
del termine medioevale
castregianus, cioè di abitante
del Castrum Feronianum,
antico nome dell'attuale Pavullo nel Frignano, ma potrebbe anche
derivare dal nome della località di Cantergiano nel territorio
del comune di Pavullo nel Frignano nel modenese.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
bisognerebbe considerare lo sviluppo del termine latino
'cantherius/canterius', non tanto nel suo significato di
'cavallo castrato', quanto piuttosto in quello, usato da
Columella, di 'palo per sostenere le viti'. 'Canterianus' (che
non esiste nel lat. classico), potrebbe essere un termine tardo
affine a 'cantheriatus' che invece esiste e significa 'posto
sopra gioghi semplici, di viti messe a cavalletto'. Una specie
di viticoltore, quindi. La G potrebbe essere di origine
epentetica. |
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CANTERI |
Canteri è tipico del veronese, di Verona, Roverè veronese e
Bosco Chiesanuova, potrebbe derivare dal termine latino
canterius
(filare di viti),
forse ad indicare che il capostipite facesse di mestiere il
vignaiuolo, ma il termine
cantherius, di origine
barbarica, dal termine illirico
catar (mulo),
indicava anche in epoca medioevale il
cavallo da tiro
o da soma,
ed il cognome potrebbe anche aver avuto origine da soprannomi
originati da questo termine, ad indicare il mestiere del
capostipite o sue caratteristiche fisiche.
ipotesi fornite da
Gilberto Trombin
Canteri deriva dal nome di una contrada Cantero sita nelle
prealpi venete alle spalle di Verona, nella zona denominata
Lessinia, in origine molto probabilmente il nome della località
era Kanter. |
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CANTIANI
CANTIANO |
Cantiani ha un piccolo ceppo nell'anconetano a Serra San Quirico
e Fabriano, che potrebbe derivare dal nome del paese di Cantiano
nell'urbinate, un ceppo molto più consistente a Roma e nel
romano ed a Ronciglione nel viterbese, ha inoltre un ceppo nel
potentino a Marsicovetere, Cantiano, molto molto raro,
sembrerebbe di Albano Laziale e Roma, dovrebbero derivare dal
cognomen latino Cantianus,
un personale dei liberti della
Gens Cantia, che oltre a Roma e
nel romano aveva proprietà anche nelle Marche ed in Friuli,
ricordiamo con questo nome San Cantianus martire romano
decapitato in Friuli nell'anno 303 sotto l'imperatore
Diocleziano. |
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CANTIELLO |
Cantiello è tipico del casertano, di Casal di Principe, Macerata
Campania, Santa Maria Capua Vetere, Grazzanise, San Cipriano
d'Aversa, Portico di Caserta, San Tammaro e Capua e di
Sant'Antimo e Napoli nel napoletano, dovrebbe derivare da un
soprannome, nella parlata catalana antica il
cantiello
era un pezzetto dell'Ostia
consacrata, ma cantiello
nel dialetto campano arcaico era il
cantuccio, l'angolino
e potrebbe far riferimento alla posizione dell'abitazione dei
capostipiti. |
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CANTIER
CANTIERI
CANTIERO |
Cantier, quasi unico, sembrerebbe friulano dell'udinese,
Cantieri ha un ceppo a Verona e nel veronese ed uno a Capannori
e Lucca nel lucchese, Cantieroha un ceppo a Bovolone nel
veronese con sparute presenze in Campania, potrebbero derivare
da soprannomi dialettali originati dal termine arcaico veneto
cantièr
(cantiere navale, bacino di
carenaggio), probabilmente ad
indicare che i capostipiti lavorassero in un cantiere nautico o
vi abitassero nelle immediate vicinanze. |
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CANTINA
CANTINI |
Cantina,
estremamente raro, potrebbe avere due ceppi, uno nel milanese ed
uno nel viterbese, Cantini è originario della Toscana,
potrebbero derivare entrambi dal mestiere di oste. |
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CANTON
DAL CANTON |
Canton è tipico del Veneto centro orientale e del pordenonese,
Dal Canton, sempre veneto, è però tipico del bellunese, di Quero
e di Alano di Piave, con un ceppo anche a Venezia, potrebbero
derivare da nomi di località o frazioni come Canton dell'Asino
frazione di Storo (TN) o Canton di Verona, o Canton della
Madonna di Padova, Contrà Del Dese o Canton di Castelfranco
Veneto, e così molte altre, la locuzione Cantone o Canton in
dialetto veneto è molto usata in tutta l'Italia del nord, ad
indicare una parte di una regione o di un paese.
integrazioni fornite da
Tibère Gheno
I dal Canton derivarono verosimilmente il loro cognome dal fatto
di risiedere in una località marginale, in un
canton
del paese in dialetto. L'indicazione
dal Canton
riferita a una perona abitante a Quero compare però
relativamente tardi, solo nella seconda metà del 1400, con Vetor
di Antonio dal Canton. Probabilmente Vetor non veniva da fuori,
ma era di Quero, di qualche famiglia, per ora non individuabile,
al cui interno un ramo assunse quel nuovo nome. |
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CANTONE |
Cantone ha un ceppo forse originario nel lodigiano, cremonese e
mantovano, nella Lombardia nordoccidentale e nel Piemonte
nordorientale, ha un ceppo tra casertano e napoletano ed uno in
Sicilia, soprattutto nel catanese, dovrebbe derivare dal nome
medioevale Cantonus
di cui abbiamo un esempio in una Carta finis et refutationis
causa transactionis del 1174 a Prada (LO): "...iuxta legem una
cum noticia de propinquioribus parentibus suis, hii sunt
Carnelvalis et Belonus de Vailathe, propinqui suprascripte
Bilie, et Cantonus et Dominicus, propinqui suprascripte Zusiane,
et Goizo, pater suprascripte Berlende, et Lanfrancus Gerbilinus,
propinquus...", nel 1200 troviamo un
Cantonus de Cantono
consigliere del governo cittadino di Mantova. |
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CANTONI |
Cantoni è un cognome del centro nord Italia con più di un ceppo
lombardo ed emiliano, dovrebbe derivare dal nome medioevale
Cantonus
(vedi CANTONE), ma potrebbe anche derivare da un soprannome
legato ad una posizione (quelli dell'angolo (canton
in dialetto)). |
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CANTOREGGI |
Cantoreggi, molto molto raro, è specifico del varesotto,
dovrebbe derivare dal nome della Contrada Cantoreggio di
Masnago, una frazione di Varese, questa contrada nei tempi
antichi esisteva come agglomerato urbano a se stante, con una
propria identità locale. |
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CANTU'
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Cognome
lombardo, deriva dal toponimo Cantù (CO). |
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CANZI
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Cognome
lombardo, dovrebbe derivare dal toponimo Canzo (CO). |
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CANZIAN |
Tipico friulano e trevigiano, deriva dal cognomen latino
Cantius
e Cantianus,
ricordiamo i fratelli santi Cantius, Cantianus e Cantianilla che
nel III° secolo si trasferirono dalla natia Roma ad Aquileia
(UD) e nel 303 subirono il martirio; in alcuni casi può esserci
anche una derivazione dal toponimo San Canzian d'Isonzo (TS). |
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CANZIANI |
Sembrano esserci due ceppi, nel nordmilanese e varesotto e nel
triestino, potrebbero entrambi derivare sa toponimi Canzo (CO) e
San Canzian d'Isonzo (TS), Canziano sembra essere unico,
dovrebbero derivare dal cognomen latino
Cantianus
(vedi Canzian). |
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CANZONIERI |
Un ceppo
in provincia di ragusa ed uno in provincia di Reggio Calabria,
dovrebbe derivare da un soprannome legato ad un mestiere. |
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CAO
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Cao
è un cognome tipicamente sardo, di Cagliari e del cagliaritano,
di Monserrato, Selargius, Quartu Sant'Elena e Decimomannu, con
un ceppo anche a Villanovafranca nel Medio Campidano, ma
presenta un ceppo significativo anche a Caneva e Sacile nel
pordenonese.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CAO: Per il significato e l'etimologia vedi Cau, ma non sappiamo
se la forma più antica sia Cao o Cau. Attualmente il cognome Cao
è presente in 131 Comuni italiani, di cui 40 in Sardegna (area
di Cagliari): Cagliari 157, Monserrato 42, Selargius 40,
Villanovafranca 38, Quartu S. E. 35, etc. Anche nelle carte
antiche è presente nelle due varianti: Cao e Cau. Tra i
firmatari della Pace di Eleonora, *LPDE del 1388, figurano: Cao
Petro, ville Leunelli (odierno Neonelli. Contrate Partis
Varicati - Barigadu); Cao Raimondo, majore( amministratore,
sindaco) ville Orteddi(* Oroteddi.odierna Orotelli. Curatorie
Dore). Nella storia contemporanea ricordiamo Cao Umberto
(Cagliari 1871 - 1959), intellettuale e politico. Esponente di
punta del movimento regionalista ed autonomista, già dal 1921
divenne uno degli ideologi del Partito Sardo D'Azione. Nello
stesso anno fu eletto deputato al Parlamento, con Pietro
Mastino, Paolo Onano ed Emilio Lussu, ma nel 1924 dichiarò la
sua adesione al Fascismo. |
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CAODURO
CAUDURO |
Caoduro è
specifico di Vicenza, Monticello Conte Otto e Montecchio
Maggiore nel vicentino, e di Giavera del Montello nel trevisano,
Cauduro è specifico del trevisano, di Volpago del Montello e
Giavera del Montello in particolare, dovrebbe derivare da un
soprannome con il significato di testa dura, che può essere
interpretato in diversi modi, potrebbe ad esempio sottolineare
l'ostinazione e la caparbietà del capostipite, come potrebbe
fare riferimento ad episodi dove lo stesso abbia dato sfoggio di
una particolare resistenza cranica, magari in scontri militari,
ma la cosa più probabile è che si faccia riferimento al luogo
d'origine della famiglia, che potrebbe essere stata la contrada
chiamata Caoduro (Capo Duro), come quella ad esempio citata in
un contratto di affitto di un Mulino con casa murata in Contrà
Caoduro (del Capo Duro) di Barbarano Vicentino, atto stipulato
appunto nel vicentino il 27 settembre del 1538. |
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CAOLO
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Caolo,
molto molto raro, sembrerebbe tipico del salernitano, con un
piccolo ceppo a Padula ed a Santa Marina, potrebbe derivare dal
nome del paese di Caolo Raspullo nel potentino. |
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CAON
|
Caon è tipicamente veneto, particolarmente presente nel
trevisano a Resana, Castelfranco Veneto e Loria, nel padovano a
Villa del Conte, Campo San Martino. San Giorgio delle Pertiche e
Santa Giustina in Colle, con un ceppo anche a Venezia e nel
romano a Gallicano Sabina, probabile frutto dell'emigrazione
veneta per la bonifica delle Paludi Pontine, dovrebbe derivare
da un soprannome dialettale veneto basato sull'accrescitivo del
termine dialettale cao
(capo, testa, capoccia, chi
comanda), probabilmente con il
significato di capoccione, forse anche semplicemente perchè i
capostipiti erano dotati di una testa particolarmente grossa. |
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CAPACCHI |
Capacchi
è specifico del parmense, oggi presente a Palanzano ed a Parma,
dovrebbe derivare da una forma alterata del termine
capo (testa,
colui che comanda), forse
indicando così nel capostipite uno con la testa grossa o uno che
occupasse una posizione di rilievo. Lo stemma sembrerebbe
proporre una lontana origine ebraica (le tre stelle a sei
punte), cui abbia avuto seguito una conversione (la mano alzata
in segno di giuramento). I Capacchi furono feudatari di Vairo
nel parmense e di Vallisnera nel reggiano. |
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CAPACCHIETTI |
Capacchietti ha presenze a Brescia e tra ascolano e teramano,
dovrebbero derivare da una forma ipocoristica di una forma
semidispregiativa del termine
capo (testa,
colui che comanda). |
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CAPACCHIONE
CAPACCHIONI |
Capacchione ha un ceppo campano nel salernitano, a Baronissi in
particolare ed a Salerno e Battipaglia, ed uno pugliese nel
foggiano, a San Ferdinando di Puglia e Margherita di Savoia, e
nel barese, a Barletta e Canosa di Puglia, Capacchioni, quasi
unico, dovrebbe essere il frutto di errori di trascrizione del
precedente, potrebbe trattarsi di una forma etnica dialettale
riferibile agli abitanti, o a chi provenisse dal paese di
Capaccio nel salernitano.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Capacchione è un cognome del Barese e del Foggiano che deriva
dal cognome base 'Capo',
dal latino 'caput'
= testa. |
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CAPACCIO |
Capaccio
è tipicamente campano, del salernitano in particolare, di
Campagna, Eboli, Bracigliano, Salerno, Olevano sul Tusciano,
Battipaglia e Altavilla Silentina, con ceppi anche a Napoli ed a
Frignano nel casertano, dovrebbe derivare dal nome del paese di
Capaccio nel salernitano, probabile luogo di provenienza delle
famiglie. |
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CAPACI
|
Molto
raro è specifico del palermitano, dovrebbe derivare dal toponimo
Capaci (PA). |
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CAPALBI
CAPALBO
CAPALDI
CAPALDO
GABUALDI |
Capalbi, molto raro, ha un ceppo nel materano, in particolare a
Stigliano, e nel cosentino a Mormanno, Capalbo ha un ceppo a
Napoli, è ben presente in Basilicata, a Senise nel potentino ed
a San Giorgio Lucano nel materano, ma la massima concentrazione
è presente ad Acri e Corigliano Calabro nel cosentino, dove è
molto diffuso anche a Rossano, Rose, Grisolia, Bisignano,
Cosenza, Bocchigliero e Montalto Uffugo, e nel crotonese a Cirò,
Cirò Marina, Strongoli e Verzino, Capaldi è specifico della
fascia centrale che comprende le Marche, l'Umbria, il Lazio e
l'aquilense, in particolare Celano, L'Aquila, Avezzano e Sulmona
nell'aquilense, Cassino, Picinisco, Villa Latina e Cervaro nel
frusinate, Ronciglione nel viterbese, Roma, San Severino Marche
nel maceratese e Spoleto nel perugino, Capaldo ha un ceppo
nell'aquilense a Campo di Giove e Sulmona, uno a Roma e ad
Aplilia nel latinense, con il grosso concentrato in Campania a
Napoli, a Casapesenna nel casertano,a Nocera Inferiore,
Agropoli, Nocera Superiore, Castel San Giorgio, Pagani e Salerno
nel salernitano e ad Avellino ed Atripalda nell'avellinese,
Gabualdi, quasi unico, è del nord, dovrebbero tutti derivare
direttamente o tramite modificazioni distorsive dal nome
longobardo Gabualdus,
tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad esempio a
Palmi nel reggino, dove, in un atto del 1547, è indicato come
beneficiario un tale Clericus Baptista Capalbus, ed a Conversano
nel barese in un atto del 1610, dove un tale Vito Capaldo è
citato in giudizio. |
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CAPANCIONI |
Capancioni, molto molto raro, è specifico del Piceno, di Fermo e
Porto San Giorgio. |
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CAPANNA
CAPANNI
CAPANNO |
Capanna
ha un piccolo ceppo tra riminese e pesarese, uno a Genova, uno a
LIvorno, ma il ceppo più consistente è a Roma e nel romano con
buone presenze anche nell'aquilano, nel teramano, nel'ascolano e
nel reatino, Capanni ha un piccolo ceppo nel reggiano, uno tra
forlivese e riminese ed uno in Toscana, soprattutto nel
fiorentino e senese e nell'aretino e grossetano, Capanno, quasi
unico, è probabilmente il frutto di errate trascrizioni dei
precedenti, dovrebbero derivare dal nome dei tanti paesi
contenenti la radice Capanna o Capanni. |
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CAPANNOLI |
Capannoli
è tipico del senese, di Siena soprattutto e di Castelnuovo
Berardenga, dovrebbe derivare dal toponimo Capannoli nel pisano,
probabilmente usato per identificare dei profughi dal pisano in
epoca di conflitti tra guelfi e ghibellini. |
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CAPANO
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Capano ha ceppi al sud nel napoletano, a Napoli, Torre del
Greco, Casoria e Giugliano in Campania ed a Vibonati nel
salernitano e Lauria nel potentino, ha un ceppo a deliceto nel
foggiano, a Racale nel leccese ed a Corato nel barese, ed uno
importante nel cosentino a Belvedere Marittimo, Cosenza e San
Donato di Ninea ed a Catanzaro e Botricello nel catanzarese,
dovrebbe derivare da nomi di località come quella citata in
quest'atto tratto da Codex
Diplomaticus cavensis: "In
nomine domini sextodecimo anno principatus domni nostri gisulfi
gloriosi principis, mense nobembri, undecima indictione.
Memoratorium factum a nobis romualdus presbiter filius quondam
petri et romoaldus presbiter, qui sumus pater et filius, eo quod
coram presentia domne theodore filiae domni gregorii consuli et
ducis romanorum, que fuerat uxor paldulfi filii.. .. parte
occidentis passi centum sexaginta duo, et una pecia de terra cum
arbustis et binea in locum selecta ubi trulianum dicitur, et una
pecia de terra cum arbustum et castanietum in locum propiciano
ubi capano dicitur, et alia pecia de terra ubi bico dicitur et
milito vocatur. ...". Tracce di questa cognominizzazione le
troviamo nella seconda metà del 1500 quando i Capano, principi
di Pollica, fanno costruire e controllano la Torre di
Cannetiello o del Capo della Punta nel salernitano, con funzione
di Torre di avvistamento contro gli attacchi dei saraceni, nel
1550 Ferrante Capano diventa Signore di Siderno nel reggino,
nella seconda metà del 1600 la principessa Vittoria Capano è la
moglie del feudatario di Mesagne (BR) Nicola de Angelis, nel
1700 Marianna Capano Orsini, principessa di Pollica e anche
contessa di Celso. |
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CAPARELLA
CAPARELLI
CAPARELLO
CAPPARELLA
CAPPARELLI
CAPPARELLO |
Caparella è unico, Caparelli è del cosentino, di Mongrassano,
Roggiano Gravina, Cerzeto, Rossano e Montalto Uffugo, Caparello,
sempre calabrese, è più caratteristico di Lamezia Terme nel
catanzarese, Capparella è laziale, con un grosso ceppo a Roma e
nel romano ad Anguillara Sabazia, Tivoli, Civitavecchia e
Guidonia Montecelio, e nel reatino a Poggio Mirteto, Monte San
Giovanni in Sabina e Montopoli in Sabina, Capparelli ha un
piccolo ceppo a Campochiaro nel campobassano, uno a Roma, uno a
Napoli, uno a Foggia, ma il ceppo principale è in Calabria nel
cosentino, ad Altomonte, Acquaformosa, Cosenza, Cerzeto,
Mottafollone, Lungro, San Benedetto Ullano, Firmo, Fagnano
Castello, Castrovillari, Rende e Verbicaro, Capparello, quasi
unico, è del napoletano, tutti questi cognomi dovrebbero
derivare da un soprannome basato su di un termine di origine
grecanica per taverniere,
o anche da un ipocoristico dialettale del termine latino
magister capparius
(artigiano che produce le cappe
ed i mantelli). |
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CAPARROTTA
CAPARROTTI |
Caparrotta è specifico di Lamezia Terme nel catanzarese,
Caparrotti, assolutamente rarissimo, è probabilmente originario
della stessa zona calabrese.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Caparrotti è un cognome calabrese, variante di
Caparrotta
che significa 'testa rotta'. |
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CAPASA
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Tipico del Salento, di Martano, Bagnolo Del Salento e Lecce.
ipotesi fornite da
Stefano Ferrazzi
Tipico del leccese, questo cognome deriva dal termine dialettale
capasa,
col significato di giara, vaso:
si tratta, infatti, di un tipo di contenitore (detto anche
capasone
o capasunu
in dialetto) che un tempo veniva utilizzato per la conservazione
dei prodotti locali (soprattutto vino e olive, ma anche cereali
e fichi secchi). L'origine del termine va ricercata nel latino
capax,
col significato di ampio, capace, adatto cioè a contenere molte
cose al suo interno (con chiaro riferimento alla capacità delle
capase). In conclusione, dunque, visto anche che si parla di un
prodotto tipicamente locale, l'ipotesi più probabile è che il
cognome Capasa sia nato sulla base un nome di mestiere
attribuito a un vasaio o, più nello specifico, a un fabbricante
di capase.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Capasa è cognome leccese e brindisino che P. Minervini, Diz.
cogn. pugliesi, 122, considera variante del cognome base
Capo. |
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CAPASSI
CAPASSO |
Capassi,
molto molto raro, è tipico della zona tra aquilense e frusinate
di Avezzano (AQ) in particolare, Capasso è decisamente campano,
con ceppi anche nel vicino Lazio, nel barese e nel potentino, ma
la massima concentrazione è nel napoletano, dovrebbero derivare
da soprannomi originati o dal mestiere del capostipite
produttore di giare e vasi (vedi CAPASA) o da caratteristiche
fisiche dello stesso. |
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CAPECE
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Capece
ha un nucleo importante a Picerno nel potentino ed uno nel
napoletano e salernitano nonchè un ceppo nella penisola
salentina, Capeci, assolutamente rarissimo, sembrerebbe
marchigiano, tracce di questa cognominizzazione le troviamo in
Calabria nel 1408, quando la contea di Laureana di Borrello (RC)
fu venduta dal re Ladislao a Bernardo Capece.
integrazioni fornite da
Cosimo De Giovanni de Centelles
La famiglia Capece, una delle famiglie più potenti del regno,
era originaria della Campania. Avversi agli Angioini e
sostenitori degli Aragonesi con il prevalere della prima fazione
essi furono costretti a rifugiarsi chi in Dalmazia, chi in
Sicilia e chi in Terra d'Otranto. Qui ottennero varie baronie,
principati e marchesati. Da un ramo principale discesero i
Baroni di Lucugnano (LE) e da questo quello di Barbarano (LE) e
da quest'ultimo a sua volta discese il ramo dei Baroni di
Corsano. Nel 1663 don Giovan Giuseppe Cicala, Barone di Corsano
e discendente dei Securo di Corsano vendette il feudo a Giovan
Tommaso Cicala per atto del notar Rausa. I Capece detennero tale
titolo fino all'eversione della
feudalità. Ultima rappresentante fu donna Carmela (n. 1849)
andata in sposa a un Galluccio che ne ereditò il titolo
puramente formale. Dai Galluccio il titolo di baroni di Corsano
passò ai Mongiò.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Capeceè cognome lucano presente a Picerno, Pisticci, Potenza,
Ripacàndida e altrove, anche calabrese, siciliano, napoletano e
nel Salento: abbreviazione di 'cacapece'.
Fonte: G. Rohlfs, Dizionario storico dei cognomi in Lucania,
1985. |
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CAPECELATRO |
Assolutamente rarissimo, dovrebbe essere di origini molisane o
campane, agli inizi del 1600 Andrea Capecelatro è feudatario
nell'avellinese, nel 1651 Ettore Capecelatro è reggente del
Consiglio Collaterale a Foggia, nella seconda metà del 1600
Francesco Capecelatro è Marchese di Lucito (CB) e i Capecelatro
sono Duchi di Siano (SA), nella seconda metà del 1700 Giuseppe
Capecelatro è Arcivescovo di Taranto. |
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CAPECCHI |
Capecchi è molto diffuso in tutta la Toscana, soprattutto nel
pistoiese, pratese e fiorentino e nel grossetano, dovrebbe
derivare da un soprannome originato dal termine italiano arcaico
capecchio
(sorta di ovatta di lino o
canapa usata per imbottiture),
forse ad indicare che il mestiere dei capostipiti fosse quello
di tappezziere, quindi nel suo lavoro adoperasse quel tipo di
materiale, ma potrebbe anche trattarsi di un soprannome
denigratorio essendo il capecchio un prodotto di scarsissimo
pregio. Tracce di questa cognominizzazione le troviamo già dal
medioevo, come possiamo vedere in un atto fiorentino del 1257,
dove si può leggere: "..Qualiter Falconiere quondam Capecchi de
Cafaggio tenetur & debet dare & solvere annuatim perpetuo dicto
Episcopatui de mense Augusti prosuo poderi flarios duodecim
grani. Nota quod Episcopatus Florentinus habet & tenet &
possidet hodie dictum podere..". |
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CAPECCI |
Cognome tipico delle Marche con un ceppo nel Piceno, uno nel
pesarese ai confini con l'anconetano, uno nel perugino ed uno in
provincia di Roma.
integrazioni fornite da
prof. Walter Angelini
Tipico delle Marche, e nello specifico della zona del Piceno,
questo cognome nasce ad Acquaviva Picena (AP) nel 1690 come
alias affiancato all'originario cognome Camelis o Camela (antica
famiglia proveniente da Pietra Camela, in Abruzzo). Il ramo
principale dei Camelis o Camela, nobile famiglia di Ripatransone
nel 1571 diede, tramite Hierolamus Camelae, appartenente al
Consiglio di Cernita, un contributo importante per l'erezione di
questo luogo al rango di Diocesi e, contestualmente di città, da
parte del Papa Pio V° ( vedi il libro L'erezione della diocesi
di Ripatransone, pagine di storia religiosa marchigiana sec.
XVI°, opera di Monsignor Giovanni Papa, 1976 Ediz.Studia
Picena). Questa famiglia si trasferì ad Acquaviva Picena intorno
al 1631. Fu qui che il cognome Camelis si trasformò in Capecci
( dal latino Caput,capitis, equivalente del toscano Capecchio, e
che si riferisce alla pregiata fibra del lino). A partire dal
1773, sempre ad Acquaviva Picena (AP), la famiglia Capecci diede
il via alla tradizione ( ancora oggi in vigore) di dare ad ogni
primogenito maschio il nome Giuseppe e Valerio, alternandoli ad
ogni generazione. Attualmente il ramo principale della nobile
famiglia Camelis-Capecci è fiorente in San Benedetto del Tronto
(AP) con il Prof.Giuseppe, Ch.mo Accademico Gentium Pro Pace, e
coi due figli Mauro Valerio e Gianmarco. Lo stemma della
famiglia, risalente ai Camelis di Ripatransone ( conservato
presso la biblioteca del Museo Archeologico di Ripatransone) è
uno scudo accartocciato, partito: nel primo a sei bisanti posti
in cintuta e sormontati da una corona, nel secondo ad un leone
alato e rivolto, armato e lampassato.
integrazioni fornite da
Francesco Capecci
In merito alla storia del cognome Capecci, debbo ritenere che lo
stesso sia compresente in vari luoghi delle Marche almeno dal
17° secolo. In Urbino, nell'oratorio di San Giuseppe è presente
nell'elenco dei confratelli deceduti all'inizio del secolo 18°
un Francesco Antonio Capecci o Capeci, priore del convento dei
frati minori di Urbino all'epoca del decesso. Ritengo pertanto
che il cognome sia apparso in più luoghi delle Marche, e non
solo tramite il ramo gentilizio riportato. |
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CAPEI
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Capei,
assolutamente rarissimo, dovrebbe essere una famiglia nobile
fiorentina, di origine etimologica oscura, personaggio di
rilievo è stato il Cavaliere Federigo Capei al quale il Granduca
di Toscana Ferdinando III° affidò l'incarico di Vicario regio
dello Stato di Piombino nell'anno 1815. |
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CAPELLA |
Ha
un ceppo a Borgo Val di Taro (PR), uno a Villa Di Serio (BG) ed
uno a Torino, dovrebbe derivare dal fatto che la famiglia
abitava in prossimità di una Cappella o veniva indicata come
Quelli della Cappella
grazie ad un particolare fatto, di quest'uso abbiamo un
esempioin un attyo del 1117: "...Preterea quinque plegios abbati
et monachis dedit, Popart de Montargum, Normandum Pochin, Petrum
Mocel, Britonem de Capella, Gervasium de Marciliaco, quod
quicquid tunc illis promittebat et dabat...", in questo scritto
del 1416 si vede un principio di cognominizzazione: "...fecerunt
harengas suas insimul XVI Junii : Petrus Faitray, Matheus de
Capella, Frater Poncius Goberti...". |
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CAPELLARI
CAPELLETTI
CAPELLI
CAPELLINI
CAPELLO
CAPPELLA
CAPPELLARI
CAPPELLERI
CAPPELLI
CAPPELLINI
CAPPELLINO
CAPPELLO |
Capellari,
molto raro è dell'area che comprende il mantovano, il veronese,
il bolognese ed il ferrarese, con presenze anche nell'udinese,
Capelletti è specifico del sudmilanese e del cremonese, sono
concentrati in Lombardia, Emilia e Liguria Capelli e Capellini
sembrano essere originari della zona tra Piacenza e Cremona,
piemontese Capello,Cappella è diffuso nel centro Italia,
sembrerebbero esserci tre nuclei, nel Lazio, nelle Marche in
provincia di Macerata e nel Molise in provincia di Campobasso,
Cappellari è tipico del Triveneto, con massima concentrazione
nel vicentino e nel padovano, è diffuso in tutta Italia,
Cappelleri è specifico del reggino, di Roccella Ionica e Campo
Calabro, Cappellini, soprattutto al centro Cappelli, in
provincia di Palermo e di Cuneo Cappellino, siciliano Cappello,
ma con presenze massiccie anche in provincia di Lecce e nel
Veneto. Tutti questi cognomi sono originati da soprannomi
relativi a caratteristiche fisiche o identificatori di mestiere,
quali il venditore o fabbricante di cappelli.
integrazioni fornite da
Cappella
Cognomi
come questi nel sud italia venivano attribuiti a persone dotte e
colte di gusto e finezza e comunque aristocratiche, a
differenziarsi dal popolo comune. Un certo Nicolò Cappella ebbe
nel 1333,dopo un grave lutto identificabile nello stemma dalle
strisce nere,il feudo "molisena",e si trasferì dal nord
Italia,probabilmante Venezia o Piacenza, in Molise. Nicolò ebbe
una figlia, Franca Cappella che diede in sposa a Nicolò
D'Arezzo. La corona sulla stemma di famiglia è di marchese, per
cui è probabile che questo fosse il titolo di cui era stata
investita la famiglia Cappella; un'altra ipotesi è la
discendenza diretta dalla famiglia Cappelli, con il tempo il
cognome si sarebbe mutato probabilmente da Cappelli in Cappella;
tutt'oggi la famiglia Cappella è presente in Molise in modo
notevole,nelle Marche e in Lazio.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Il cognome Capelli muove dal nome proprio medievale
Capellus,
dal lat. capillus
«capello»
documentato in carta modenese del 1154. Rientra nell'ambito dei
soprannomi, per indicare persona sottile quanto un «capello». La
sua diffusione è pari a quella del cognome
Cappelli,
che muove invece dal mediolatino
cappellus
«cappello; copricapo»,
da cappa
«cappuccio»,
donde pure il diffuso cognome
Cappi. Per il cognome Cappello,
poco diffuso nel Modenese, si potrà pensare anche al toponimo
Cappello del Cuneese. Fonte: F. Violi, Cognomi a Modena e nel
Modenese. |
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CAPELUTTI
CAPELUTTO
CAPPELUTI
CAPPELUTO
CAPPELUTTI |
Capelluti
e Capelluto, assolutamente rarissimi, sicuramente pugliesi,
dovrebbe trattarsi di due forme alterate del cognome Cappelluti,
che è tipicamente pugliese del barese, di Molfetta, Ruvo di
Puglia, Bari e Bisceglie, Cappelluto, estremamente raro, e
Cappeluti, praticamente unico, dovrebbero essere dovuti ad
un'errata trascrizione del precedente, che dovrebbe derivare da
un soprannome basato probabilmente sul fatto che i capostipiti
fossero dotati di una folta e rigogliosa capigliatura. |
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CAPERCHI
CAPERCHIO
CAPIRCHIO |
Caperchi è decisamente romano, Caperchio, molto raro, è
napoletano, Capirchio è tipico del latinense, di Itri, Terracina
e Fondi, potrebbero derivare da un nome di località come Colle
Caperchio nei pressi di Orte nel viterbese, ma più probabilmente
derivano da soprannomi basati sul termine dialettale laziale
caperchio
(capecchio,
cioè quel materiale filaccioso acome la bambagia usato per
imbottiture), probabilmente motivato dal fatto che i capostipiti
avessero dei capelli o barbe ispide, troviamo tracce di queste
cognominizzazioni nel 1400 a Pastena nel frusinate, dove in un
atto testamentario viene citato come beneficiario un tale Cola
Capirchio. |
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CAPERDONI |
Tipico
della provincia di Milano e Lodi dovrebbe essere originato da un
soprannome derivato da un nome di località, che potrebbe essere
"la casa del perdono" non meglio identificata. |
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CAPEZZA
CAPEZZI
CAPEZZONE
CAPEZZONI |
Capezza è specifico del napoletano, di Casamicciola Terme,
Napoli, Gragnano e Pimonte, Capezzi , quasi unico, è
probabilmente dovuto ad errori di trascrizione del precedente,
Capezzone è tipicamente laziale, di Roccasecca nel frusinate e
di Roma, Capezzoni è praticamente unico.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nel soprannome o nome
medievale Capezza,
che, nell'idioma popolare, significa letteralmente
testa, capo
(vedi Caputo e Testa): dal punto di vista etimologico, infatti,
il termine capezza
è un chiaro prestito dello spagnolo
cabeza,
derivato a sua volta dal basso latino
capitia
(forma popolare di caput
(capo,
testa)). Detto questo, però, va
notato che talvolta i cognomi Capezza, Capezzone, etc potrebbero
venire direttamente dalla Spagna, trattandosi cioè
dell'italianizzazione dei cognomi spagnoli
Cabeza e
Cabezòn
(forse si tratta anche di cognomi ebreo-sefarditi): com'è facile
intuire, entrambi questi cognomi alludono a caratteristiche
fisiche o comportamentali dei capostipiti, anche se, a ben
vedere, non è affatto escluso un rapporto con la toponomastica
spagnola - si pensi ai tanti toponimi spagnoli contenenti i
termini cabeza e cabezòn, quali ad esempio Cabeza de Campo,
Cabeza de Framontanos, Cabezòn de Pisuerga, Cabezòn de la
Sierra, etc. Un'ultima ipotesi prima di concludere: per quanto
improbabile, non si può escludere che qualche ceppo dei Capezza
sia legato alla nobile famiglia dei Capece, anch'essa originaria
del napoletano (vedi Capece). |
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CAPEZZERA |
Sembrerebbe originario della provincia di Potenza, dovrebbe
derivare da un soprannome legato ad un nome di località "casa
della pezzera". |
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CAPEZZUOLI |
Capezzuoli è tipicamente toscano del senese, di Poggibonsi,
Colle di Val d'Elsa e San Gimignano, con un ceppo anche nel
fiorentino a Firenze e Barberino Val d'Elsa, dovrebbero derivare
dal nome della località di Capezzuolo situata nel promontorio di
Piombino, davanti all'isola d'Elba, probabilmente il luogo
d'origine dei capostipiti. |
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CAPEZZUTI
CAPEZZUTO |
Capezzuti è praticamente unico, Capezzuto è tipico di Napoli e
della fascia che comprende il casertano, il napoletano ed il
salernitano, di Sparanise, Pastorano, Carinola e Camigliano nel
casertano, di Castellabate, Salerno e Battipaglia nel
salernitano.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nel soprannome o nome
medievale Capezzuto,
che, nell'idioma popolare, significa letteralmente
testone,
dalla testa grossa
o, in senso figurato, testardo,
ostinato
(vedi Caputo e Testa): dal punto di vista etimologico, infatti,
l'aggettivo capezzuto
è un chiaro prestito dello spagnolo
cabezudo,
tratto a sua volta dal sostantivo
cabeza
(per una spiegazione più approfondita, vedi Capezza). Detto
questo, però, va notato che talvolta i cognomi Capezzuti e
Capezzuto potrebbero venire direttamente dalla Spagna,
trattandosi cioè dell'italianizzazione del cognome spagnolo
Cabezudo (forse si tratta anche
di un cognome ebreo-sefardita). In conclusione, dunque, si
tratta delle cognominizzazioni dei soprannomi o dei nomi
personali dei capostipiti, anche se, per quanto improbabile, non
si può escludere una connessione con la toponomastica spagnola -
in riferimento a uno dei tanti toponimi contenenti la radice
cabez-. |
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CAPILONGO
CAPILUNGO
CAPOLONGO
CAPOLUNGO |
Capilongo, molto raro, è specifico di Napoli, poco comune e
originario del leccese Capilungo, mentre è decisamente perugino
Capolungo, Capolongo ha un ceppo laziale a Roma e ad Anagni nel
frusinate, uno campano nel napoletano, a Cicciano in
particolare, con presenze anche a Tufino, Pozzuoli, Camposano e
Napoli, ed un ceppo a Cerignola e Foggia nel foggiano ed a
Gravina in Puglia nel barese, fovrebbero derivare da soprannomi
relativi a caratteristiche fisiche dei capostipiti, cioè una
forma allungata del capo. |
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CAPILUPI
CAPILUPO
CAPILUPPI
CAPOLUPI
CAPOLUPO |
Capilupi, molto molto raro, sembrerebbe di origini calabresi, di
Catanzaro in particolare e di Pentone nel catanzarese, Capilupo,
molto più raro, è del cosentino, Capolupi, assolutamente
rarissimo, è presente solo al nord, dove è invece abbastanza
diffuso Capiluppi, che ha un ceppo tra mantovano, reggiano e
modenese, anche se in qualche caso può essere il frutto di
errate trascrizioni anagrafiche del cognome Capolupo, che ha un
ceppo nell'avellinese, ad Avellino, Capriglia Irpina,
Sant'Angelo a Scala e Summonte, ed a Napoli, uno, probabilmente
secondario, a Roma, uno a Matera ed uno nel cosentino a San
Donato di Ninea, questi cognomi dovrebbero derivare
dall'italianizzazione del nome longobardo, ma molto usato anche
dagli svevi, Hauptwolf,
che ha il significato di primo
fra i lupi, di
lupo dei lupi,
cioè di grande capo glorioso,
se pensiamo al valore attribuito alla figura del lupo presso i
popoli germanici. |
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CAPIROSSI |
Capirossi
è specifico dell'area bolognese, ravennate, di Imola e
Monterenzio nel bolognese e di Riolo Terme, Faenza, Castel
Bolognese e Brisighella nel ravennate, dovrebbe derivare da un
soprannome originato dal fatto che il capostipite fosse rosso di
capelli, si può anche trattare di un cognome attribuito ad un
trovatello, avente comunque la stessa motivazione. |
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CAPISTRANO |
Capistrano ha un ceppo a Sarno nel salernitano ed uno in
provincia di Vibo Valentia, dovrebbero entrambi derivare dal
toponimo Capistrano nel valentiano. |
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CAPITA
CAPITTA |
Capita è
quasi scomparso in Sardegna, Capitta, molto più diffuso, è
tipico di Sassari e del sassarese.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CAPITA; CAPITTA: (per il significato e l'etimologia
vedi
Cabitza). Lo ritroviamo
nelle carte antiche. Tra i firmatari della Pace di Eleonora,
*LPDE del 1388 figurano: Capìta Ambrosius, ville Sasseri; Capìta
Anthonius, ville Sasseri; Capita Arcoco - ville Terrenove
(Olbia); Capita Arcoco - ville Terrenove; Capita Dominigho,
ville Ecclesiarum (Iglesias - Villa di Chiesa); Capita Joanne,
ville Selluri (Sanluri - Seddòri); Capita Manuel, jurato
(guardia giurata, collaboratore del maiore - sindaco) ville
Tiesi ( *odierno Tiesi. Contrate Caputabas). Sempre tra i
firmatari della *LPDE troviamo: Capissa Juliano, ville Loddu (*
distrutto. Contrate Partis Varicati - Barigadu). Nel condaghe di
San Nicola di Trullas, *CSNT XI°, XIII° sec., figura: Capiça
Gosanrine (27) nella vendita di un terreno, coltivato a vigna in
territorio di Semestene (oggi è un piccolo centro abitato di 227
anime, della provincia di Sassari). Attualmente il cognome
CAPITA è presente in 13 Comuni Italiani, di cui 2 in Sardegna(
con significato ed etimo diversi da quelli del continente):
Sassari 3, Quartu S. E. 3. CAPITTA è presente in 42 Comuni
italiani, di cui 19 in Sardegna (per lo più s nord, come nelle
carte antiche): Sassari 110, Quartu S.E. 8 Cagliari 8. |
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CAPITANI
CAPITANIO
CAPITANO |
Capitani
è molto diffuso in tutto il centronord, Capitanio ha la sua
massima concentrazione nel lombardo veneto, ma presenta ceppi
anche nel Lazio, negli Abruzzi e nelle Puglie, Capitano
sembrerebbe tipicamente siciliano del palermitano e
dell'agrigentino, con un ceppo anche a Roma e piccoli ceppi nel
savonese e nel napoletano. Questi cognomi dovrebbero derivare da
soprannomi originati dal vocabolo medioevale
Capitaneus
(capitano,
massima autorità cittadina), soprannomi raramente derivanti
dall'aver fatto parte della famiglia di un Capitaneus, più
spesso per esserne al servizio o in qualche modo collegati ad un
Capitaneo. |
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CAPIZZI |
Cognome originario della Sicilia, dovrebbe derivare da un
soprannome legato a caratteristiche fisiche, essendo la
contrazione di un capiddi rizzi (capelli ricci).
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Il cognome Capizzi è un cognome siciliano che viene dal toponimo
Capizzi (ME). |
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CAPO
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Sembra
avere un nucleo in Campania, nel salernitano in particolare, un
ceppo nel veneziano ed un ceppo nel trapanese, dovrebbe derivare
dall'apocope di cognomi o soprannomi composti dal vocabolo capo
seguito normalmente da un aggettivo; ad esempio da Caporizzo si
arriva a Capo. |
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CAPOANI |
Cognome
originario del cremonese, la sua derivazione dovrebbe essere dal
toponimo Capua (NA) ipotizzando una lontana origine campana. |
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CAPOBIANCO |
Molto
diffuso al sud, nel Lazio, Campania, Puglia e Basilicata, ha un
ceppo anche nell'agrigentino, deriva da soprannomi legati a
caratteristiche fisiche del capostipite, come l'essere bianco di
capelli. |
|
CAPOCASALE |
Capocasale sembrerebbe un cognome meridionale, molto poco
diffuso in Campania, in Calabria e nella Sicilia meridionale, in
qualche caso potrebbe derivare dal nome del paese di Capocasale,
una zona di Nocera Inferiore nel salernitano, e con questo nome
anche varie altre frazioni, come ad esempio quella di Capocasale
di Cosenza, in qualche altro caso, poco probabile, potrebbero
invece derivare dalla posizione del capostipite, cui
probabilmente veniva demandata la guida di un casale |
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CAPOCCELLO
CAPOCCETTA
CAPOCCETTI
CAPOCCI
CAPOCCIA
CAPOCCIONI
CAPOCCITTI
CAPOCCIUTI
CAPUCCI
CAPUCCIO |
Capoccello è tipicamente pugliese, di Salice Salentino nel
leccese e di San Pancrazio Salentino nel brindisino, Capoccetta,
tipicamente laziale, è soprattutto di Ceccano nel frusinate, ma
anche del latinense, Capoccetti ha un ceppo in Umbria, uno
nell'aquilano ed uno tra romano e latinense, Capoccia è tipico
di Umbria e Lazio, con un ceppo anche nel Salento, Capocci,
molto più raro, ha un ceppo a Roma e nella zona di Cassino (FR)
e Picinisco (FR) ed uno in Umbria a Terni, Capoccioni è di
Viterbo, Capoccitti è specifico di Balsorano nell'aquilense e
del vicino frusinate, Capocciuti è di Trevi nel perugino,
Capucci ha un ceppo nel mantovano e nel vicino veronese, in
Emilia nel bolognese e ferrarese e nel ravennate, forlivese e
riminese, con piccoli ceppi anche nel romano e latinense,
Capuccio ha un ceppo a Latina ed uno, molto piccolo, nel
nisseno, che dovrebbe essere un alterato del cognome Cappuccio,
dovrebbero tutti derivare, direttamente o tramite ipocoristici o
accrescitivi, dal cognomen tardo latino
Capoccius,
abbiamo ad esempio quattro Cardinali Capoccius tra il 1200 ed il
1400: "...Nam inter alios eminuit Cardinalis Rainerus Capoccius,
qui tempore Innocentij IV e Flisca Familia insigni Genuensi, cum
Fridericus secundus Imperator suam Civitatem occupasset,
adiuvantibus Consanguineis proprijs,...", in alcuni casi
potrebbero anche derivare da un soprannome originato forse dal
fatto che il capostipite fosse dotato di una testa più grande
del normale.. |
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CAPODACQUA |
Tipico di
Capistrello ed Avezzano nella provincia de L'Aquila, con ceppi
anche nelle Marche e nel Lazio, dovrebbe derivare da toponimi
Capodacqua di Celano (AQ), ma è pure possibile una derivazione
da nomi di località come Capodacqua (PG), (AP) o (LT). |
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CAPODANNO |
Cognome
tipicamente campano, del napoletano soprattutto, derivano dal
nome arcaico Capodanno che veniva a volte attribuito ai figli
nati a Capodanno. |
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CAPODICASA |
Capodicasa ha un ceppo a Foligno e Gualdo Cattaneo nel perugino,
uno a Pescara ed uno a Siracusa ed a Palermo, dovrebbe derivare
da capostipiti che avessero assolto la funzione di capi della
servitù presso una casa patrizia o comunque presso famiglie
molto benestanti. |
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CAPODIECI |
Capodieci ha un ceppo nel brindisino a Mesagne, Latiano, Cellino
San Marco e Brindisi, ed a Trepuzzi nel leccese, ed un ceppo
siciliano a Siracusa, dovrebbe derivare dal termine medioevale
capodieci,
una sorta di comandante di un gruppo di armati volontari, che si
organizzavano spontaneamente in armata per combattere
un'invasione, spesso saracena. |
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CAPODILUPO |
Capodilupo, di probabili origini abruzzesi e laziali, ha un
piccolo ceppo nel pescarese, uno nel latinense, uno nel foggiano
ed uno nel beneventano, dovrebbe derivare da soprannomi
originati dalla presenza, un tempo molto diffusa, del lupo nelle
zone appenniniche. |
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CAPOFERRI |
Due i
ceppi uno lombardo tra la provincia di Bergamo e Brescia ed uno
marchigiano abruzzese, tra Ascoli Piceno e Teramo, derivano da
soprannomi relativi a caratteristiche fisiche testa dura come il
ferro o dall'occupazione di mastro ferraio. |
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CAPOGROSSI
CAPOGROSSO |
Capogrossi ha un ceppo nell'anconetano a Cupramontana, Ancona e
Falconara Marittima ed uno laziale a Roma, a Genzano di Roma nel
romano, a Cori nel latinense ed a Pontecorvo nel frusinate,
Capogrosso ha un piccolo ceppo ad Osimo e Filottrano
nell'anconetano, uno a Roma ed a Formia nel latinense, uno ad
Aversa nel casertano ed uno nel napoletano a Napoli, Caivano,
Casoria e Frattaminore, il ceppo più consistente è in Puglia a
Manduria nel tarantino ed a Trani nel barese, dovrebbero
derivare da soprannomi derivati dal fatto che i capostipiti
fossero dotati di una grossa testa. |
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CAPOLEI
CAPOLEONI |
Capolei è tipico di Roma, Anzio e Marino, sempre nella provincia
romana, Capoleoni, molto molto raro, sembrerebbe specifico della
provincia di Roma, di Roma stessa e di Zagarolo (RM), dovrebbero
derivare dal nome medioevale
Capoleo, Capoleonis, forma
contratta del nome Caputleonis
(testa di leone),
tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad esempio
nell'elenco degli scolari dell'Ateneo di Perugia dove sotto
l'anno 1596 troviamo iscritto un certo Lelius Capoleo originario
della provincia di Roma.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
L'origine di questo cognome va ricercata nel nome medievale
Capoleone,
col significato letterale di testa di leone, da intendersi o in
senso laico (quale simbolo di fierezza, di coraggio) o in senso
religioso (quale simbolo cristiano). Per capire meglio
quest'ultimo significato, innanzitutto, va ricordato che la
simbologia cristiana rappresenta il leone non soltanto come
immagine di misericordia e di regalità, ma anche come simbolo
dell'Incarnazione e della Resurrezione di Gesù Cristo; il
riferimento alla testa del leone, inoltre, può essere spiegato
dall'antica credenza secondo la quale tutte le qualità attive
del leone sono situate nella parte anteriore del corpo (testa,
petto e zampe anteriori), mentre la parte posteriore, sempre
secondo tale credenza, ha una semplice funzione di sostegno (anterioribus
partibus coelestia refert, posterioribus terram,
come sostenevano gli antichi autori cristiani). Seguendo
quest'interpretazione, allora, la simbologia cristiana
attribuisce alla parte anteriore del corpo l'immagine della
natura divina di Cristo e a quella posteriore il simbolo della
Sua natura umana. Tornando al cognome in questione, tracce del
nome Capoleone si trovano in Umbria nel '500, col poeta
Capoleone Ghelfucci (Capoleo
Ghelphutius) da Città di
Castello (autore di poemi religiosi, fra i quali Il rosario
della Madonna - Poema eroico), ma noto anche all'interno della
sfera politica, dove occupò la carica di paciere, gonfaloniere e
priore del popolo e, nel 1582, anche quella di consigliere dei
Quaranta. |
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CAPOLICCHIO |
Capolicchio sembrerebbe di origini istriane, anche se oggi è
presente più in Piemonte, che in Friuli, si dovrebbe trattare
dell'italianizzazione di un cognome austriaco o sloveno. |
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CAPONE
CAPONI
CAPONIO
CAPONNETTO |
Capone è un cognome del centro sud, Caponi è della Toscana
settentrionale, Marche, teramano, Umbria, Lazio, pugliese
Caponio che è originario dell'area compresa tra le provincie di
Bari e Taranto, Caponnetto è tipico del catanese, tutti questi
nomi dovrebbero derivare da soprannomi legati a caratteristiche
fisiche (testa grossa). Tracce molto antiche di queste
cognominizzazioni si trovano ad esempio nell'alessandrino in una
Recordatio terrarum
della seconda metà del 1100: "...coheret: Rufinus Deta et veder.
Arnaldus Caponus .III. staria; coheret: Rufinus Deta et Manegoto
et via et veder. Manegotus .XX. staria; coheret: Arnaldus
Caponus et veder et Burmia..." o anche nel XV° secolo: "...ex
quibus Caponus, magnam pecuniae vim profundens viginti et octo
suffragia, sive emit, sive impetravit; Cardinalis autem de
Medicis opera, Chigius, prudens et probus vir ab omnibus
habitus, Pontificis quondam monasterium,...".
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
il cognome Capone, come Caponnetto, sono anche siciliani
(Catania, Milazzo, Pace del Mela) e come tali provengono dal
vocabolo siciliano.capuni
= cappone, gallo castrato.
Cfr. G. Rohlfs, Dizionario storico dei cognomi nella Sicilia
orientale, Centro di Studi Filologici e Linguistici, Palermo,
1984, p. 62 |
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CAPONERA
CAPONERI
CAPONERO |
Caponera,
il più diffuso, ha un piccolo ceppo nel perugino, ma il grosso è
concentrato nel romano e frusinate e nel latinense, Caponeri,
molto molto raro, è tipico dell'area che comprende il senese, il
perugino ed il ternano, soprattutto di Chianciano Terme nel
senese, Caponero ha un piccolo ceppo nel pisano ed uno nel
viterbese e romano, a Civitavecchia e Roma nel romano ed a
Soriano nel Cimino nel viterbese, dovrebbero derivare da
soprannomi medioevali, forse dovuti al colore nero dei capelli
dei capostipiti, divenuti in seguito nomi, di quest'uso abbiamo
un esempio in un atto del 1265 a Siena, dove l'estensore è un
certo Buonadote figlio del già Caponero, l'uso continua, come
riscontriamo in una registrazione di decesso a Siena nel 1648:
"Adì 27 Settembre 1648 - Caterina detta Caponero, Vedova, Moglie
già di Giovanni detto l'Imburchia riceuto tutti li Santissimi
Sacramenti morì a hore quattro...". |
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CAPORALE
CAPORALI
CAPORALONI |
Caporale
è del centrosud, Caporali è tipico della fascia che comprende
Toscana, Umbria e Lazio, Caporaloni, assolutamente rarissimo,
dovrebbe essere originario dell'anconetano, potrebbero derivare
dalla posizione di chi è a capo dei braccianti o ha la mansione
di fattore, è pure possibile che derivi da un soprannome
originato dal vocabolo dialettale marchigiano capuràle nome
attribuito al fascio di spighe di grano posto in cima al covone. |
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CAPORASO |
Caporaso
è tipico campanop con un ceppo principale nel beneventano e nel
napoletano, ha ceppi anche a Roma e nella sua provincia ed a
Prato ed Empoli (FI), dovrebbe derivare da soprannomi legati a
caratteristiche fisiche del capostipite, come l'essere con i
capelli completamente rasati. |
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CAPORELLA
CAPORELLI
CAPORELLO |
Caporella, assolutamente rarissimo, è probabilmente dell'area
laziale e campana, Caporelli, molto molto raro, ha un piccolo
ceppo ad Ancona e a Falconara Marittima nell'anconetano ed uno
molto piccolo a Roma, Caporello ha un ceppo veneto a Padova ed
uno laziale, a Palestrina ed a Roma, questi cognomi dovrebbero
essere abbastanza recenti e dovrebbero derivare da soprannomi
basati sul mestiere dei capostipiti, probabilmente dei
fattori
o dei capisquadra
di lavoratori dell'agricoltura. |
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CAPORICCI
CAPORICCIO |
Caporicci
è tipico della zona centrale, del perugino, del romano e del
frusinate e del campobassese, Caporiccio, molto più raro, è del
latinense, dovrebbero originare da soprannomi determinati dalla
capigliatura riccia del capostipite. |
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CAPORRINI
CAPORRINO
CAPURRI
CAPURRO |
Caporrini, quasi unico, ha presenze nel romano e nel casertano,
Caporrino ha un ceppo a Monte San Giacomo nel salernitano ed uno
molto piccolo nel palermitano, Capurri, assolutamente molro
raro, ha un piccolo ceppo a Piacenza, Capurro ha un grosso
nucleo nel genovese, un piccolo ceppo nel napoletano ed uno
altrettanto piccolo nel messinese, dovrebbero derivare,
direttamente o tremite una forma ipocoristica, da un soprannome
dialettale arcaico basato su di un termine con il senso di
testa dura, ostinato, testardo,
probabilmente identificando così un aspetto del carattere dei
capostipiti. Tracce di queste cognominizzazioni nel genovese si
trovano almeno dalla fine del 1300, quando un certo Francesco
Capurro è rettore di San Nicolò di Voltri (GE), nella seconda
metà del 1500 opera a Genova il notaio Antonio Capurro, il ceppo
napoletano ha prodotto Giovanni Capurro, autore della celebre
canzone «'O sole mio». |
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CAPORUSSO |
Caporusso
sembrerebbe tipico del barese, di Bari, Barletta, Acquaviva
Delle Fonti e Modugno, ma ha un ceppo anche nel frusinate a
Vallerotonda e Piedimonte San Germano ed uno nel materano a
Montalbano Jonico, dovcrebbe derivare da un soprannome originato
dal fatto di avere il capostipite i capelli rossi. |
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CAPOTI
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Capoti è
specifico di Gallipoli nel leccese, potrebbe stare ad indicare
chi abitasse proprio nella zona del Capo della penisola di
Gallipoli. |
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CAPOTONDI
CAPOTONDO |
Capotondi
ha un ceppo tra pesarese ed anconetano ed uno nel romano,
Capotondo ha un ceppo umbro, soprattutto nel perugino ed uno
nell'anconetano, dovrebbero derivare da soprannomi originati da
caratteristiche somatiche del capostipite, probabilmente con la
testa calva. |
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CAPOTORTO |
Cognome
pugliese originario della provincia di Bari, derivano da
soprannomi relativi a caratteristiche fisiche (testa storta). |
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CAPOTOSTI |
Tipico
del centro, tra il Lazio l'Umbria e le Marche, derivano da
soprannomi relativi a caratteristiche fisiche o comportamentali
(testa dura ) del capostipite. |
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CAPOVILLA |
Tipico
delle Tre Venezie, del padovano e del trevigiano in particolare,
potrebbe derivare da nomi di località come ad esempio Capovilla
(VI) o anche dall'abitare la famiglia in un luogo elevato del
villaggio o all'inizio dello stesso. |
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CAPOZIO
CAPOZZA
CAPOZZI
CAPOZZO
CAPOZZOLI
CAPOZZOLO
CAPPOZZO
CAPUOZZI
CAPUOZZO |
Capozio ha ceppi a Roma, nel casertano, nel campobassano, nel
foggiano ed a Siracusa, Capozza ha un ceppo campano, a Pesco
Sannita nel beneventano, a Morra de Sanctis nell'avellinese e ad
Eboli nel salernitano, uno grosso pugliese a Taranto, nel
barese, a Corato, Andria, Bari e Putignano, ed a Lecce e
Galatone nel leccese, uno a Crotone ed uno a Casteltermini
nell'agrigentino, Capozzi ha una grossa presenza nel Lazio tra
le province di Roma e latina ed il nucleo principale tra
napoletano, beneventano, avellinese, foggiano e barese, Capozzo
ha un ceppo campano tra Alife e Gioia Sannitica nel casertano ed
a Molinara nelm beneventano ed uno nel barese ad Acquaviva Delle
Fonti e Gravina In Puglia, Cappozzo ha un ceppo nel vicentino,
uno nel beneventano ed uno tra foggiano e barese, Capuozzo è
decisamente napoletano, Capuozzi, molto raro, è una
modificazione del precedente, sia Capozzoli che Capozzolo sono
specifici del salernitano dell'area del Cilento, dovrebbero
derivare da un soprannome dialettale , basato su alterazioni del
termine capoccia,
stante ad indicare una posizione di privilegio, cioè qualcuno a
capo di altri uomini.come pastori, agricoltori, pescatori o
manovali. |
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CAPPA
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Cappa è un cognome panitaliano, più diffuso nell'area lombardo,
piemontese, dovrebbero derivare da un soprannome originato dal
vocabolo medioevale cappa
(mantello),
di cui abbiamo un esempio in questo scritto del 1185: ".. Et
debeo dare Rainaldello pannaiolo de Sancto Xisto libras tres
denariorum et solidos quinque de panno quod ab eo emi. Et Andree
pannaiolo eiusdem loci debeo dare de una cappa quam emi ab eo
libras tres et dimidiam denariorum. ..", soprannome forse
motivato dall'abbigliamento abituale del capostipite, ma è anche
possibile che il motivo sia da ascrivere al mestiere da lui
esercitato. Un esempio di questa cognominizzazione lo troviamo
in una Charta venditionis del 1183: ".. a sero et monte heredis
Beaque, pertice sex et tabule tres et pedes quinque et est
propria; petia est buscus et dicitur in Carrobia Sancti
Ambrosii, a mane Ambrosii Cappa et via, a meridie heredis Beaque
et Asgerii de Concorezo, a monte Sancti Dionisii ..". |
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CAPPAGLI
CAPPALLI |
Cappagli
è tipicamente toscano del livornese e pisano, in particolare di
Livorno, Collesalvetti (LI) e Cascina (PI), Cappalli, molto più
raro, anchesso del livornese di Rosignano Marittimo in
particolare, è probabilmente una forma modificata del primo,
potrebbero derivare da un soprannome originato da un antico
termine marinaresco ad indicare forse che il capostipite
svolgesse quel tipo di mestiere. |
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CAPPAI
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Tipico della Sardegna occidentale e del cagliaritano, di
etimologia oscura e di origini probabilmente spagnole, troviamo
questo cognome fin dal 1200 annoverato tra le famiglie nobili,
quando Giovanni Chiano de Bas-Serra il Re di Arborea, uno dei 4
stati in cui è divisa la Sardegna, sposa la ricca benestante
Vera Cappai figlia del banchiere Conte Johanni Perra de Cappai,
nel 1667 Bonifacio Cappai viene insignito con il titolo di Don,
Cavaliere ereditario e Nobile sardo.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Il cognome Cappai è sardo, potrebbe corrispondere al plurale di
famiglia di un supposto vocabolo toscano *cappaio
= fabbricante di cappe.
M. Pittau, Dizionario dei Cognomi di Sardegna, 1, p. 174. |
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CAPPALUNGA |
Cappalunga, attualmente presente solo in Lombardia, sembrerebbe
aver avuto un ceppo, probabilmente originario, in Sicilia, dove
potrebbe essere derivato dal nome della località Cappalunga di
Aragona nel palermitano, potrebbe derivare da un soprannome
originato dall'abitudine del capostipite di indossare una cappa
lunga, cioè una specie di tabarro lungo fino ai piedi. |
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CAPPARI
CAPPERI |
Cappari è praticamente unico, Capperi, comunque assolutamente
rarissimo, parrebbe emiliano, dovrebbero entrambi derivare,
direttamente o tramite modificazioni dialettali, dal termine
medioevale magister capparius
(artigiano che produce le cappe
o mantelli), termine di cui
abbiamo un esempio nell'atto del 1228 con il quale 4300
cittadini pisani giurarono di mantenere l'alleanza fatta con
Siena, Pistoia e Poggibonsi, uno dei sottoscrittori si chiama
infatti Bonifatius capparius. |
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CAPPELLETTI
CAPPELLETTO |
Cappelletti è diffuso in tutto il centronord, Cappelletto è
tipico veneto, del veneziano e trevigiano, derivano da
soprannomi di epoca medioevale legati a volte a nomi di località
individuabili dalla presenza di Cappelle votive, altre volte da
un soprannome originato dal vocabolo cappello, esempio di questa
consuetudine l'abbiamo nel 1400 nel parmense nel 1422 era
Podestà a Busseto Giacomo Vitali, figlio di Bartolino,
cittadino di Piacenza, di Milano e soprannominato il
Cappelletto, tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nel
1500 a Grosseto con il lucchese Domenico Cappelletti, a Narni
(TR) in un atto del 1572 un certo Martinus Cappellettus è
uditore del governatore, nell'elenco del 1585 degli scolari
dell'Ateneo di Perugia è citato un Agabitus Cappellettus. |
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CAPPIELLO
CAPPILLI |
Cappiello
è tipicamente meridionale, dell'area che comprende il
campobassano, la Campania, la Basilicata e la Puglia, Cappilli,
molto più raro, è del leccese, dovrebbero derivare da un
soprannome dialettale probabilmente attribuito a capostipiti che
facessero i cappellai o che fossero soliti portare un
particolare tipo di cappello. |
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CAPPONCELLI
CAPPONCINI
CAPPONE
CAPPONI |
Capponcelli è specifico di San Giovanni in Persiceto nel
bolognese e di Bologna, Capponcini sembrerebbe romano, Cappone,
molto molto raro, è tipico del nordovest, Capponi è tipico del
centro, con un forte ceppo in Umbria a Gubbio, Perugia e Terni,
ma con il nucleo principale nel Lazio a Roma e San Felice Circeo
(LT), dovrebbero derivare, direttamente o tramite varie forme
ipocoristiche, da un soprannome legato al mestiere di allevatore
o venditore di polli e capponi
(galli castrati).
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Il cognome CAPPONI è massicciamente presente nel Centro e, in
misura minore, nel Nord. Si presta a numerose interpretazioni
che dovrebbero essere chiarite di volta in volta secondo il
luogo geografico della sua comparsa.
Potrebbe essere un accrescitivo di CAPPA, dal tardo latino
cappa
= mantello con cappuccio,
inteso come parola metonimica per un nome di mestiere (chi
costruisce cappe),
o anche. nomignolo per chi abitualmente indossava questo tipo di
mantello come segno distintivo; potrebbe anche essere una
variante di CAPONE, accrescitivo di CAPO = testa, nomignolo di
chi aveva la testa grossa non in senso strettamente fisico,
quanto piuttosto inteso come 'arrogante, caparbio', è pure
possibile una derivazione da CAPPONE, dal latino
capone(m)
= gallo castrato da giovane,
inteso come nomignolo spregiativo per chi era tradito dalla
moglie, o parola metonimica per un nome di mestiere (chi
allevava pollame). Le scarsissime occorrenze siciliane,
calabresi e campane potrebbero riferirsi al termine dialettale
capuni
= un pesce di mare. |
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CAPPUCCI
CAPPUCCIO |
Cappucci ha un ceppo laziale, soprattutto nel romano ed uno,
molto consistente a San Giovanni Rotondo nel foggiano, con buone
presenze anche a Foggia e San Severo, Cappuccio è tipicamente
meridionale, con massima concentrazione in Campania, nel
napoletano, salernitano ed avellinese, ed in Sicilia, nel
messinese, catanese e siracusano, l'origine di questi cognomi
potrebbe essere da soprannomi originati dall'abitudine dei
capostipiti di indossare come copricapo un cappuccio, ma è pure
possibile che possa trattarsi di alterazioni dialettali
originate dal nome medioevale tardo latino
Capoccius
(vedi CAPOCCELLO). |
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CAPPUCCINI |
Tipico
del centro, con un forte ceppo nel Lazio, può derivare da un
soprannome originato da un mestiere o dall'essere in qualche
modo collegabile con i frati cappuccini, potrebbe anche essere
originato dal toponimo Cappuccini (NA). |
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CAPPUGI |
Cappugi è tipicamente fiorentino, dovrebbe derivare da un
soprannome originato da una forma dialettale alterata del
termine cappuccio,
probabilmente ad indicare l'abitudine del capostipite ad
indossare sempre un particolare tipo di cappuccio. |
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CAPPUSSI
CAPUSSI |
Capussi,
quasi unico è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione
di Cappussi che è tipico di Roma e del Sannio di Poggio Sannita
e Civitanova del Sannio nell'iserniese, l'origine del cognome
dovrebbe essere attribuibile ad una forma dialettale di un
soprannome originato dal fatto di essere probabilmente il
capostipite al comando di una squadra di pastori di capre o di
pecore. |
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CAPPUZZELLO
CAPPUZZO |
Assolutamente rarissimo, potrebbe essere padovano e trattarsi
probabilmente di un errore di trascrizione del cognome Capuzzo,
con un ceppo originario in Sicilia, nell'alto palermitano che
potrebbe derivare da un soprannome originato da caratteristiche
fisiche o comportamentali del capostipite, Cappuzzello è
tipicamente siciliano, di Ragusa, con buone presenze nel
ragusano, e dovrebbe derivare da una forma ipocoristica del
precedente. |
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CAPRA
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Diffuso
in tutta l'Italia settentrionale centro occidentale con ceppi
isolati anche al centro ed al sud, deriva da un soprannome
legato al vocabolo capra, o per caratteristiche del mestiere di
pastore o altro. Tracce di questa cognominizzazione le troviamo
a Milano nel 1400 con Baldassarre Capra cancelliere della curia
arcivescovile. |
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CAPRANZANO |
Capranzano, quasi unico, dovrebbe essere siciliano, dell'ennese
in particolare di Gagliano Castelferrato, dovrebbe derivare da
una forma alterata dialettalmente del nome del paese di origine
dei capostipiti, probabilmente Carpanzano nel cosentino, che
dovrebbe derivare da una forma prediale latina dal nome latino
Carpantius,
probabilmente da un ager
carpantianus o da un
castrum carpantianum. |
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CAPRARA
CAPRARI
CAPRARO |
Caprara
ha un ceppo nel Lazio, uno in Emilia, nel bolognese e modenese,
uno nel veronese e probabili ceppi non secondari in Liguria,
Molise e Basilicata, Caprari sembra avere un ceppo nel
sondriese, uno nel reggiano, uno nell'anconetano ed uno nel
Lazio, Capraro ha un ceppo veneto nel bellunese, vicentino e
trevigiano, uno nel Lazio e Campania settentrionale, uno
nell'agrigentino ed uno nel Salento, dovrebbero derivare o da
toponimi come Caprarola (VT), Caprarico (MT), Caprarica di Lecce
(LE), Caprara d'Abruzzo (PE), Caprara (RE), o monte Capraro nel
Molise e molti altri, oppure dal cognomen latino Caprarius
portato ad esempio da Caius Caecilius Metellus Caprarius console
nel 113, o anche da soprannomi legati al mestiere di custode di
capre. |
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CAPRESI |
Capresi,
abbastanza raro, sembra tipico del senese, di Monteriggioni,
Poggibonsi e Colle Di Val D`Elsa, potrebbero derivare da etnici
di toponimi come Capraia (FI), (AR), (LU) o (LI) o direttamente
da toponimi come Caprese (AR). |
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CAPRETTA
CAPRETTI
CAPRETTINI
CAPRETTO |
Capretta ha un ceppo nel trevisano, uno tra ascolano e teramano,
uno nel romano ed uno nell'iserniese, Capretti è abbastanza
diffuso in Italia, ha un ceppo nel bresciano, uno nel parmense,
uno nel fiorentino, uno tra ascolano e teramano, uno nel romano
e reatino ed uno nel napoletano, Caprettini, assolutamente
rarissimo, è settentrionale, Capretto ha un ceppo nel ternano ed
uno tra casertano e napoletano, dovrebbero derivare direttamente
o tramite ipocoristici dal nome medioevale
Caprettus,
Capretta,
tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nella seconda
metà del 1400 a Bitonto in un atto: "Donacio pro Petro Nicolai
Capretti filii quondam Thome de Luvicchiono". |
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CAPRI
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Capri,
abbastanza diffuso, ha un piccolo ceppo a Gualdo Cattaneo nel
perugino, un grosso ceppo a Roma, ed è ben presente a
Valmontone, Zagarolo, Labico, Albano Laziale e San Cesareo, un
ceppo a L'Aquila e Pescara, piccole presenze in Campania, un
ceppo a Fasano nel brindisino ed a Bari, e piccoli ceppi a
Messina e nel palermitano, l'origine può essere, nella
stragrande maggioranza dei casi, da toponimi come Capri nel
napoletano o Capri Leone nel messinese o altri simili, in alcuni
casi da soprannomi dialettali riferiti forse al mestiere di
pastore forse svolto dai capostipiti (vedi anche CAPRI') |
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CAPRI'
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Caprì è specifico di Messina, dovrebbe derivare dal nome arabo
Qabri,
ricordiamo con questo nome il poeta cieco medioevale della
Spagna araba mussulmana Muqaddam al-Qabri, non si può comunque
escludere una possibile derivazione dal nome del paese di Capri
nel messinese, l'attuale Capri Leone.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Caprì è cognome messinese che deriva dal termine 'crapì'
= verro,
del dialetto grecanico della zona di Bova in Calabria. In greco
moderno: kaprì.
Fonte: G. Rohlfs, Dizionario storico dei cognomi nella Sicilia
orientale, 1984, p. 62. |
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CAPRIA
CAPRIO
LA CAPRIA |
Capria ha un ceppo calabrese tra vibonese e reggino con buone
presenze anche nel messinese, Caprio è ben presente in tutta la
fascia che comprende il viterbese, il romano, il latinense e
frusinate, il casertano, il napoletano, l'avellinese ed il
salernitano, il foggiano, il barese, il potentino ed il
cosentino, La Capria sembrerebbe essere originario del foggiano,
della zona di Apricena e Foggia, tutti questi cognomi dovrebbero
derivare dal nome latino Caprius,
Capria,
citato ad esempio in un Sermone di Orazio: "...alias, iustum sit
necne poema nunc illud tantum quaeram, meritone tibi sit
suspectum genus hoc scribendi. Sulgius acer ambulat et Caprius
rauci male cumque libellis, magnus uterque timor latronibus; at
bene siquis et vivat puris manibus, contemnat utrumque. ut sis
tu similis Caeli Birrique latronum...", anche se non si può del
tutto ignorare l'ipotesi che in qualche caso possano derivare
invece dal nome arabo Qabri. |
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CAPRIATI |
Capriati
è specifico di Bari, potrebbe derivare dal toponimo Capriati a
Volturno nel casertano. |
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CAPRIGLI
CAPRIGLIA
CAPRIGLIO
CAPRIGLIONE
CAPRIGLIONI |
Capriglia parrebbe pugliese, di Ostuni nel brindisino e di
Grottaglie nel tarentino, Caprigli è unico ed è pugliese,
Capriglio, sembrerebbe unico e veneziano, Capriglione è un
cognome tipicamente campano, di Castellammare di Stabia nel
napoletano, di Mugnano del Cardinale, Sirignano e Santo Stefano
del Sole nell'avellinese e di Salerno, Sant'Egidio del Monte
Albino e Furore nel salernitano, Capriglioni, quasi unico, lo
troviamo in settentrione, forse come esito di un'errata
trascrizione del precedente, questi cognomi dovrebbero derivare,
direttamente o tramite accrescitivi, dal nomen latino
Caprilius,
Caprilia,
specifico della gens Caprilia,
rappresentata ad esempio nel primo secolo dal commerciante di
vino e di schiavi Aulus Caprilius Timotheos, in alcuni casi
possono derivare dal nome di paesi come Capriglia nel
salernitano o Capriglia Irpina nell'avellinese. |
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CAPRILE
CAPRILI
CAPRILLI |
Caprile
ha un grosso ceppo a Genova, nel genovese, savonese, imperiese
ed alessandrino, con un ceppo anche nel napoletano e nel
salernitano, Caprili ha un ceppo toscano, in particolare nel
lucchese e pisano ed uno nel forlivese, Caprilli ha un piccolo
ceppo a Genova, uno in Toscana, in particolare sull'isola d'Elba
ed a Roma, dovrebbero derivare dal nome di uno dei molti paesi
chiamati Caprile, come ne esistono nel genovese, nel napoletano,
nel lucchese, nel fiorentino e nel pesarese. |
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CAPRINI
CAPRINO |
Caprini ha un ceppo lombardo, soprattutto nel milanese,
bergamasco e bresciano e nel veronese, ed un ceppo nella fascia
che comprende il pesarese, l'anconetano, il perugino, il
ternano, il grossetano, il viterbese ed il romano, Caprino ha un
ceppo nell'alessandrino e genovese, uno nel tarentino, uno nel
cosentino e valentiano, ed uno nel messinese, questi cognomi
possono in alcuni casi derivare da toponimi come Caprino
Bergamasco o Caprino Veronese, ma nella maggioranza dei casi
dovrebbero derivare dalla Gens
Caprenia o dal nome personale
latino medioevale Caprinus.,
di cui abbiamo un esempio in una
Sententia consulum Mediolani
dell'anno 1196: "Die mercurii, secundo die mensis octubris, in
civitate Mediolani. Sententiam protulit Albertus qui dicitur de
Marliano, consul Mediolani, et cum eo Guertius iudex qui dicitur
de Ostiolo.. ..Interfuerunt Mediolanus de Villa, Lanfrancus
Crivellus, Arialdus Grassellus, Ardigacius Gambarus, Sanzamale
Cazule, Carnelevarius de Vicomercato, Ottobellus Cagapistus,
Arnaldus de Canturio; de servitoribus Guidottus Mengiainpelle,
Caprinus, Adelardus de Castello, Brochinus. Ego Baldicionus
iudex qui dicor Stampa, consul, interfui ut supra et subscripsi
...". |
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CAPRIOLI
CAPRIOLO |
Caprioli
è presente a macchia di Leopardo in Piemonte e Veneto, è molto
diffuso in Lombardia, nel Lazio, in Puglia e nel potentino,
Capriolo ha un ceppo piemontese ed uno nell'avellinese, potrebbe
derivare da toponimi come ad esempio Serracapriola nel foggiano,
Caprioli nel salernitano, Gerre de' Caprioli nel cremonese,
Capriolo nel bresciano o altri simili. |
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CAPRIONE
CAPRIONI |
Caprione, praticamente unico è forse dovuto ad errori di
trascrizione di Caprioni, che è specifico del teramano, di
Giulianova e Mosciano Sant`Angelo, in particolare, e di
Bellante, Roseto degli Abruzzi e Teramo, ha anche un piccolo
ceppo nello spezzino che dovrebbe derivare dal nome del
promontorio del Caprione, l'ultimo della costa ligure di
levante, dovrebbero derivare da un accrescitivo del nome o
soprannome Capra,
probabilmente attribuito al capostipite perchè pastore appunto
di capre. |
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CAPRIOTTI |
Capriotti
ha un ceppo riminese, uno tra Piceno e teramano ed uno nel
romano, dovrebbe derivare da un ipocoristico del nome o
soprannome Capra, probabilmente perchè il capostipite di
mestiere avesse a che fare con le capre. |
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CAPUA
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Capua è diffuso in Lazio ad Amaseno nel frusinate ed a Roma, in
Campania ed in Calabria a Crosia ed Acquappesa nel cosentino,
dovrebbe derivare dal nome della città di Capua nel casertano.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Capua è cognome meridionale dal toponimo Capua (CE) il cui nome
pare risalire a un condottiero sannita,
Capye,
che la conquistò. |
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CAPUANA
CAPUANI
CAPUANO |
Capuana,
abbastanza raro è tipico della Sicilia e potrebbe derivare dal
toponimo Capuano località di Gangi (PA), Capuani ha un ceppo nel
Lazio ed uno nel teramano, Capuano è particolarmente diffuso
inel basso Lazio, in Campania ed in Puglia, derivano dall'etnico
capuano (originario della città di Capua). |
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CAPURSO |
Tipico
pugliese, del barese soprattutto, dovrebbe derivare da un
soprannome originato dal mestiere di custode di capre o da
caratteristiche del carattere del capostipite che potessero
richiamare la testardaggine della capra. |
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CAPUTA
CAPUTANO |
Caputa, estremamente raro, sembrerebbe specifico dell'ennese,
Caputano, abbastanza raro, è specifico di Cava de' Tirreni nel
salernitano, dovrebbero derivare dal termine medioevale
Caputa
(Capo,
ma anche dalla testa grossa) e
caputano (posto
a capo, ma anche dalla testa
grossa), di quest'uso abbiamo un esempio nel Codex diplomaticus
Cavensis : "..In nomine Domini vicesimoprimo anno principatus
domni nostri Gisulfi gloriosi principis, mense iunio,
quintadecima indictione. Ante me Petrum iudicem Ursus filius
quondam Iannacii Atrianensis, qui dictus est Curiale.. ..Et tota
terra cum arboribus et insites de ipso loco Ayrole, ubi ad via
dicitur, qualiter ego et ipsi germani mei eam comparavimus a
Guidone et Iaquinto filio quondam (deest nomen) et a Petro qui
dicitur Caputa, Et quanta res michi et ipsis germanis meis
habere pertinet in loco Pasciano ...". |
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CAPUTI
CAPUTO |
Caputi
ha un nucleo nella zona di Molfetta (BA), uno a Roma, uno a
Napoli ed uno in Basilicata, soprattutto a San Fele (PZ), Caputo
è estremamente diffuso in tutto il sud Italia, derivano dal
soprannome medioevale Caputus originato probabilmente o
dall'avere il capostipite una testa grossa o dall'essere
estremamente cocciuto. Tracce di questo cognome si hanno ad
esempio ad Aversa già dal 1302, data di un atto dove si legge:
"...Nomina hominum, et Vassallorum dicti Casalis Cayvani sunt
hec videlicet: ... Cajvanus Caputus, Cannameli Thomas
Caputus,...". |
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CAPUZZELLI
CAPUZZELLO |
Capuzzelli, quasi unico, dovrebbe essere salentino e molto
probabilmente è dovuto ad un errore di registrazione di
Capuzzello, che sembrerebbe specifico di Nardò nel leccese, e
che dovrebbe derivare da un soprannome originato o dal fatto di
avere il capostipite una testa più piccola del normale, o dal
fatto di essere piccolo di corporatura e di gestire degli uomini
forse per il lavoro dei campi. |
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CAPUZZO
CAPUZZONI |
Concentrato al nord Capuzzo, probabilmente originario della
provincia di Padova, Capuzzoni è invece lombardo originario
della zona tra Pavia e Milano. Questi cognomi dovrebbero
derivare da soprannomi legati o a caratteristiche fisiche o a
località d'origine casa del puzzo, cioè luogo dove si svolgeva
una lavorazione maleodorante come ad esempio la concia delle
pelli.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Nel meridione capuzzo può indicare chi è capo di un nucleo
familiare colonico, di una squadra di lavoratori agricoli, di
mandriani e pastori. Nel napoletano, inoltre, può rappresentare
il nome regionale del muggine,
capòzzo o
capuzzo,
"cefalo". Nel Veneto potrebbe indicare il nome regionale del
cavolo cappuccio, varietà di cavolo con le foglie avvolte
strettamente in modo da assumere l'aspetto di una palla. |
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CARA
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Cara ha un grosso ceppo nel sud della Sardegna, in particolare a
Cagliari, Selargius, Dolianova,Quartu Sant'Elena, Domus de
Maria, Monserrato, Teulada, ecc. nel cagliaritano, e Carbonia,
Narcao e Sant'Antioco nell Carboniense, e Pabillonis e Guspini
nel Medio Campidano, un grosso ceppo nel romano a Roma, Tivoli
ed Anticoli Corrado, un piccolo ceppo a Bari ed uno piccolissimo
in Calabria nel cosentino e nel reggino, di origini etimologiche
diverse, deriva in qualche caso dal nome latino
Cara, in
qualche altro dalla Gens Caria,
in altri ancora dalla toponomastica.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CARA: cara,
tanto in Logudorese quanto in Campidanese significa,
faccia, viso, espressione,
e così anche in spagnolo e catalano. Niente a che fare quindi
con l'aggettivo italiano cara = gentile, gradita, amata, dileta,
etc. Cara bella e coru malu;
cara mala e coru bellu
(vedi nel Web Giuseppe Concas:
Dicius, Detti e Proverbi del Campidano).
De cara bella
significa dall'espressione
solare, ad indicare il bello
aspetto ed anche la gentilezza.
Carau e
Garau
sono due cognomi derivanti da cara, col significato di
de cara bella, di bello aspetto.
Cara attualmente è presente in 73/377 Comuni della Sardegna, con
maggiore diffusione nella parte meridionale: Cagliari 181,
Selargius 91, Dolianova 80, Quartu S. E. 64, Carbonia 53, etc.
Lo ritroviamo negli antichi documenti della lingua sarda. Tra i
firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figurano: Cara
Joanne, ville Selluri. ** Selluri - Sedduri - Seddori: odierno
Sanluri. Et ego Capula Marcus .sindicus, actor et procurator
ville Selluri.seu a Petro De Castay, locuntenente capitanei et
Margiano Costa, locuntenente potestatis terre Selluri et omnibus
habitatoribus dicte terre, congregatis. X die januarii 1388. -
Cara Michele, jurato ville Mahara. * Mahara - Barbaraquesa
.Arbarei - Villamar. Contrate Marmille. Nel Condaghe di Santa
Maria di Bonarcado, CSMB, XI°, XIII° secolo è presente: Cara
Torbeni (128), teste in una donazione: morivit enea (nubile,
probabilmente dal greco bizantino ανεγ, nel significato di non
sposata)Limpida Trogu et posit (donò) s'ortu de Miili Piccinu(*
Milis Picinnu.distrutto (Contrate Partis de Milis)suo ad Sanctu
Petru de Milis Piccinu, pro s'anima sua.(per la sua anima). |
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CARABELLESE
CARABELLESI
CARAPELLESE
CARAPELLESI |
Carabetta è calabrese del reggino, di Siderno, Locri,
Brancaleone e Roccella Ionica, Carabetti è quasi unico, dovrebbe
trattarsi di forme cognominali originate dall'alterazione
dialettale del termine francese
Carabot (vedi CARABOT). |
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CARABELLI |
Carabellese
ha un ceppo sull'isola di Procida nel napoletano ed uno a
Molfetta, Bari e Bisceglie nel barese, Carabellesi, quasi unico,
è dovuto ad errori di registrazione del precedente, Carapellese
è specifico di Andria nel barese, Carapellesi, sembrerebbe
unico, dovrebbe trattarsi di un'errata trascrizione del
precedente, dovrebbero derivare da forme etniche riferite a
capostipiti che provenissero dall'area del torrente Carapelle,
corso d'acqua che ha dato il nome al paese foggiano di
Carapelle, o al nome del paese aquilano di Carapelle Calvisio. |
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CARABETTA
CARABETTI |
Carabetta è calabrese del reggino, di Siderno, Locri,
Brancaleone e Roccella Ionica, Carabetti è quasi unico, dovrebbe
trattarsi di forme cognominali originate dall'alterazione
dialettale del termine francese
Carabot (vedi CARABOT). |
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CARABA
CARABBA
CARABBI
CARABI |
Caraba, quasi unico, è dell'Italia centrale, Carabi, altrettanto
raro, è emiliano, Carabba è caratteristico di Lanciano e Chieti
nel teatino, Carabbi, assolutamente rarissimo, è del bolognese,
potrebbero derivare da soprannomi originati dal termine latino
carabus
(scarafaggio). |
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CARABOT
CARABOTT |
Cognome
assolutamente rarissimo in entrambe le forme è originario di
Malta, probabilmente di La Valletta.
integrazioni fornite da
Pasquale Carabot
Il nome Carabot probabilmente deriva dal nome dispregiativo dato
a certi rivoluzionari Francesi., consultando i registri della
chiesa di Valletta Malta, si evince che un Carabot arrivò a
Malta, probabilmente con la moglie, dalla Francia ed ebbe molti
figli. Nel 1800 molti Carabot emigrarono in Libia. Ora ci sono
parecchi Carabot un po dappertutto nel mondo. Ho trovato Carabot
in nord e sud America, nelle Filippine, in Australia, a Malta ed
in Inghilterra, oltre che in Italia.
(N.d.R.)
I Carabot erano un gruppo di sanculotti
creatosi a Caen in Normandia all'epoca della Rivoluzione
Francese. Provenivano dalla classe media militare, si
costituirono in gruppo rivoluzionario armato nei primi giorni
della rivoluzione approvvigionandosi di armi e munizioni
sottraendole dalle casematte del castello di Caen, assunsero le
funzioni di vera e propria Guardia Nazionale il cui motto era
o la Legge o la morte.
Il termine carabot,
dispregiativo e denigratorio, venne attribuito loro dalla
nobiltà, assimilandoli a degli sbandati, sottovalutando
enormemente sia la situazione che le possibili conseguenze, che
la storia francese ci ha poi raccontato. |
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CARACCIOLI
CARACCIOLO
CARACCIUOLO |
Caraccioli
è rarissimo ed è quasi sicuramente derivato da Caracciolo che è
invece molto diffuso in tutto il sud, Caracciuolo, tipico di
Salerno, è dovuto probabilmente ad una corruzione dialettale di
Caracciolo, dovrebbero derivare da una variazione del cognomen
latino Carus (vedi Caro); cognominizzazione molto antica,
portata da importanti prelati, nobili e principi, ricordiamo nel
XIV° secolo Jacopo Caracciolo morto a Roma nel 1357: "Jacobus
Caracciolus, natione Italus, Patria Patricius Neapolitanus,
Alumnus Congregationis Carbonariae",
nel
XV° secolo Roberto Caracciolo di Lecce (1425-1495) padre
francescano autore di importanti testi e poi vescovo di Aquino:
"...Nam cum Eccius et Caracciolus ex Urbe attulissent Bullam
damnatricem Lutheri eamque insinuassent ille hi..." e Giovanni
Caracciolo (1487-1550) Principe di Melfi, duca di Ascoli
Satriano, marchese di Atella, conte di Forenza, duca di Venosa,
conte di Avellino, signore di Molfetta, nel secolo successivo
"Horatius Caracciolus Episcopus Venafranus", famosi poi saranno
i Principi Caracciolo di Avellino, di Napoli e di Calabria. |
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CARACHINO |
Carachino è specifico di Galatina e Cutrofiano nel leccese,
dovrebbe derivare dal nome medioevale latino di origini slave
Carachinus,
di cui abbiamo un esempio d'uso in questo scritto dell'anno
1254: "Nos Herricus Judex Curie Regie el Comes Symigiensis ad
vniuersorum noticiam uolumus peruenire: quod cum Jacobus, Mica,
Jarachinus, et Carachinus filij Bococh, Demetrium et fratres
suos filios Salomonis ad nostram citassent presenciam,
medietatem cuiusdam molendini in fluuio Zale decurrentis,
racione porcionis Zeme ab eisdem requirentes, tandem mediantibus
quibusdam probis viris ex nostro beneplacito et consensu, sicut
ijdem personaliter constituti asseruerunt, pro bono pacis in
talem composicionem deuenerunt; quod filij Bococh supradictam
medietatem eiusdem molendini filijs Salomonis prenominatis
relinquerunt in pace in perpetuum, et nunquam requirendam
possidere, sicut et in primis possidebant cum terrarum medietate
ad eundem molendinum pertinencium. Vt igitur processu temporis
factum presentis composicionis et pacis per calumpniam uel
alicuius litem in questionis materiam reuocari non possit, sed
robur obtineat firmitatis, ex uoluntate parcium predictis filijs
Salomonis litteras nostras concessimus sigilli nostri munimine
roboratas. Datum anno gracie M CC quinquagesimo quarto. ..". |
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CARACOI |
Assolutamente rarissimo, decisamente tipico dell'alto Veneto
dovrebbe derivare da un nome di località come Caracoi Cimai o
Caracoi Agoin nel bellunese. |
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CARACRISTI |
Tipico
trentino, deriva dal nome medioevale beneaugurale Caracristo
originato dall'augurio che fosse il neonato caro a Cristo. |
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CARADONNA |
Ha un
ceppo importante a Bari, uno a Roma ed uno nel trapanese tra
Salemi, Marsala ed Alcamo, potrebbe derivare da nomi di località
come Ceradonna frazione di Rossano Calabro (CS). Tracce di
questa cognominizzazione si trovano in Sicilia nel 1200 con
Nicola di Caradonna feudatario del territorio di Ramacca (CT) e
nel 1700 ad Amiseno (FR) con l'abate Domenico Caradonna. |
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CARAFA
CARAFFA |
Carafa
ha tre ceppi uno abruzzese in provincia di Chieti e due pugliesi
in provincia di Foggia e Lecce, Caraffa è distribuito in tutta
Italia e sembrerebbe essere originario della Sicilia un ceppo e
della Basilicata un altro, dovrebbero derivare da toponimi quali
Caraffa (RC) - (CZ). |
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CARAFOLI
CARAFOLLI
CARAFULLI
CAROFOLI
CARRAFELLI
CARRAFIELLO
CEROFOLI
CEROFOLINI |
Carafoli è tipicamente modenese, Carafolli, quasi unico, è
anch'esso emiliano, Carafulli è quasi scomparso, Carofoli è
unico, Carrafelli è tipicamente laziale, con un ceppo a Roma e
nel frusinate a Campoli Appennino e Pescosolido, Carrafiello è
tipicamente campano, dell'area che comprende il salernitano, a
Montecorvino Rovella, Eboli e Battipaglia, e Serino
nell'avellinese, Cerofoli, quasi unico è dell'aretino,
Cerofolini, decisamente toscano, è soprattutto dell'aretino, di
Arezzo, Subbiano, Bibbiena, Capolona e Castel Focognano e di
Firenze, doivrebbero tutti derivare, direttamente o tramite
alterazioni dialettali ed ipocoristiche, da modificazioni del
nome medioevale Carulfus
o Garulfus
una latinizzazione del nome longobardo
Gairulf o
Garolf,
di quest'uso abbiamo un esempio in questo atto di donazione
risalente circa ll'anno 1000: "In nomine summe et individue
Trinitatis. Ego Gauslabertus, in articulo mortis positus,
reminiscens et vehementer expavescens enormitatem meorum
peccaminum, dono Deo et sanctis ejus apostolis Petro et Paulo,
ad locum Cluniacum, coloniam quam michi dedit socer meus
Garulfus, simul cum filia sua Eufenia, quam michi copulavit in
conjugio. ...". |
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CARAGLIO |
Caraglio
è tipicamente piemontese, del cuneese, di Cuneo, Alba, Dogliani,
Beinette e Robilante, dovrebbe derivare dal nome del paese di
Caraglio, nelle vicinanze di Cuneo a occidente. |
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CARAGNANO |
Caragnano è tipicamente pugliese, di mottola nel tarentino in
particolare, potrebbe derivare dal nome del
locus Caranianus
posto in quel di Paterno nel potentino, menzionato nel Chronicon
Vulturnense di Iohannes Monachus, probabile luogo d'origine dei
capostipiti. |
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CARAI
CARAU
CARRAU |
Carai è tipico del nord della Sardegna, di Torpè e Nuoro nel
nuorese, Carau, sicuramente sardo è assolutamente rarissimo,
Carrau, molto molto raro è tipico di Zerfaliu nell'oristanese,
sono tre cognomi derivanti da
cara (vedi CARA), col
significato di de cara bella
(di bello aspetto), attributo probabilmente riferibile ai
capostipiti grazie alla loro prestanza fisica e non solo al loro
volto.
integrazioni fornite da
Nazzarena Carrau
il cognome Carrau è presente solo attualmente nel Comune di
Zerfaliu. Le mie ricerche risalgono fino ai primi anni del 1600
e si concentrano principalmente nel Comune di Siamanna. Il
trasferimento del capostipite dei Carrau zerfaliesi è avvenuto
nell'anno 1826, da lui ha avuto origine l'attuale famiglia. Dei
Carrau rimasti a Siamanna si sono perse le tracce. |
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CARAMAGNA
CARAMANIA
CARAMANNA |
Caramagna è decisamente siciliano, originario del siracusano in
particolare, ma presenta anche un ceppo piemontese,
completamente separato da quello siciliano, questo ceppo
dovrebbe derivare dal nome di paesi come Caramagna di Imperia,
Caramagna di Morsasco nell'alessandrino o Caramagna Piemonte nel
cuneese, Caramania sembrerebbe meridionale ed è ormai scomparso,
Caramanna ha un ceppo siciliano nel nisseno a San Cataldo e
Delia, a Palermo, a Canicattì nell'agrigentino e ad Agira
nell'ennese, con un ceppo anche a Roma e Napoli, dovrebbero
tutti derivare dal nome della
Caramania, la regione anatolica
posta di fronte all'isola di Cipro, probabile luogo originario
dei capostipiti, o luogo dove gli stessi avevano forse
partecipato alle Crociate. |
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CARAMANI
CARAMANICA
CARAMANICO |
Caramani è assolutamente rarissimo, Caramanica ha un ceppo a
Formia ed a Minturno nel latinense ed a Roma e Valmontone nel
romano, ed uno nel casertano a Mondragone, Caramanico
sembrerebbe specifico del teatino, di Guardiagrele, Miglianico,
Chieti e San Giovanni Teatino, dovrebbero essere tutti diverse
forme dell'etnico di Caramania,
regione anatolica prospiciente Cipro, potrebbe risalire almeno
al 1566, epoca dell'invasione dei turchi in terra d'Abruzzo,
quando 120 navi saracene aggredirono il litorale abruzzese, è
pure possibile anche se meno probabile una derivazione dal
termine longobardo karaman
(arimanno
o uomo libero),
in alcuni casi potrebbe trattarsi di una derivazione dal
toponimo Caramanico Terme nel pescarese. Dell'uso dell'etnico di
Caramania abbiamo un esempio nella seconda metà del 1400 negli
scritti di Caterino Zeno ambasciatore della Serenissima, nei
suoi Commentarii del viaggio in
Persia e delle guerre persiane di messer Caterino Zeno il
Cavalliere leggiamo:"...Veduto
Samper moversi di luogo i Caramani e caricar Amarbei, anch'egli,
serrato il suo squadrone, si mosse e urtò per fianco Sinan,
ruppe i Caramani e in un attimo fu adosso l'esercito del
signore, e rotta e malmenata la cavalleria tagliò a pezzi le
prime ordinanze de' gianizzari e mise in confusione tutte quelle
brave fanterie...". |
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CARAMASCHI |
Cognome mantovano, dovrebbe derivare da un soprannome legato ad
un nome di località.
integrazioni fornite da
Alfredo Calendi
Da studi da me compiuti sfociati nella pubblicazione "la
dinastia dei Caramaschi", 2007), risulta che il primo Caramaschi
a portare questo cognome fu Giulio (nato nel 1620 a Pieve di
Guastalla), figlio di Battistino Cremaschi. Il cambio di cognome
avvenne per il passaggio da Guastalla a Luzzara di detto Giulio,
forse per una sorta di italianizzazione di Cremaschi-Cremasco,
fenomeno che si ripeté puntualmente quando altri Cremaschi si
spostarono verso Luzzara ed il mantovano, area in cui poi i
Caramaschi si diffusero moltissimo a cavallo dell'Ottocento e
del Novecento. Cremasco e Cremaschi era poi il cognome di un
ramo della famiglia "da Crema-Crema" presente a Guastalla (RE)
già nel 1400 e a Mantova nel 1100. |
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CARAMATI
CARIMATI |
Caramati,
quasi unico, è del cremonese, Carimati, diffuso nelle provincie
di Milano, Lecco e Sondrio, dovrebbero derivare da un soprannome
legato al toponimo Carimate nel comasco, probabile luogo
d'origine dei capostipiti. |
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CARAMATTI |
Caramatti
ha presenze nel cremonese e nel parmense appenninico, dovrebbe
derivare da un soprannome dialettale con il significato di serra
fascine, probabilmente attribuito ad un legnaiuolo. |
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CARAMELLI
CARAMELLO |
Caramelli
è un cognome tipico del pistoiese, Caramello è specifico del
cuneese. |
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CARAMIA
CARAMMIA |
Caramia ha un grosso ceppo pugliese tra barese, brindisino e
tarentino, in particolare a Martina Franca, Taranto, Grottaglie
e Massafra nel tarentino, ed a Fasano, Mesagne e Cisternino nel
brindicino, ed un ceppo siciliano a Palermo ed a San Cataldo nel
nisseno, Carammia, quasi unico, è siciliano, potrebbero derivare
da nomi, soprannomi originati dal termine meridionale dialettale
car'a'mmia
(a me caro),
potrebbero anche derivare da forme dialettali contratte usate
per indicare una provenienza dalla Caramania (regione turca
abbandonata dalle forze crociate). |
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CARAMIELLO |
Tipico
napoletano. |
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CARAMMA |
Ha
un ceppo nella zona di Acireale (CT) ed uno nella zona di
Floridia (SR), dovrebbe derivare da un soprannome originato dal
vocabolo greco karagma
(marchiatura a caldo, incisione, sigillo) forse ad indicare una
particolare condizione del capostipite. |
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CARANA
CARANNA |
Carana, quasi unico, ha presenze nello spezzino, e nell'Italia
meridionale, Caranna, assolutamente rarissimo, sembrerebbe avere
qualche presenza nel riminese e nel messinese, dovrebbero
derivare da un soprannome originato dal termine italiano arcaico
caranna,
una sorta di resina oleosa,
balsamica, il cui nome deriva
dallo spagnolo caraña,
forse riferita a capostipiti che ne facessero uso, magari come
guaritori erboristi. |
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CARANANTE
CARANNANTE |
Caranante, quasi unico, è del napoletano, Carannante è
originario della provincia di Napoli e Caserta, potrebbero
essere originati da un soprannome legato ad un toponimo Carano
(nel casertano, ma, molto più probabilmente dovrebbero derivare
da un soprannome originato dal termine italiano arcaico
caranna,
una sorta di resina oleosa,
balsamica, il cui nome deriva
dallo spagnolo caraña,
probabilmente riferita a capostipiti che ne facessero uso nella
loro probabile professione di erboristi guaritori. |
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CARANCI |
Caranci è specifico di Longano, Isernia, Macchia d'Isernia e
Venafro nell'iserniese, dovrebbero derivare dal nome medioevale
Carancius,
di origine normanna, dovrebbe essere la latinizzazione del nome
Carrancy. |
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CARANCINI |
Carancini sembrerebbe marchigiano, dell'area tra maceratese ed
anconetano, di Macerata, Montecassiano e Recanati nel
maceratese, e di Filottrano, Osimo ed Ancona nell'anconetano,
potrebbe derivare da un'ipocoristico del termine celta
karuos
(cervo),
ma molto più probabilmente deriva dal nome tardo latino di
origine cantabrica Carancinus
(forse giunto tramite un veterano delle legioni ispaniche di
Pompeo). |
|
CARANDINA |
Carandina, molto raro, è tipico del rovigoto e ferrarese, di
Lendinara nel rovigoto e di Bondeno e Ferrara nel ferrarese,
dovrebbe derivare dal nome del Borgo Carandina, una frazione di
Voghiera nel ferrarese, probabile luogo d'origine dei
capostipiti. |
|
CARANI
|
Rarissimo, deriva da nomi di località come ad esempio San
Martino Carano, località che dista un chilometro da Modena, è
tipico del modenese, troviamo traccia di questo cognome a
Bergamo nel 1600 con il giudice delle vettovaglie Giovanni
Battista Carani. |
|
CARANO
|
Molto raro, sembra avere più ceppi nel Molise, nel foggiano e
nel casertano, quest'ultimo potrebbe derivare dal toponimo
Carano (CE), tutti gli altri dovrebbero derivare dal nome greco
latino Caranus, ricordiamo un Caranus figlio di Cleopatra,
sorella di Alessandro il macedone e di Filippo Attalo: "...Circa
quod tempus Caranus, vir generis regii, sextus decimus ab
Hercule, profectus Argis regnum Macedoniae occupavit...", da cui
dovrebbe derivare la Gens latino campana Carania. Tracce di
questa cognominizzazione le troviamo a Gambatesa (CB) nel 1700
con il tavernaro Giovanni Carano.
integrazioni fornite da
Marco Carano (Brasile)
il cognome CARANO si trova anche nel nord Italia e dovrebbe
derivare dal toponimo Carano in Val di Fiemme nel Trentino, il
comune è uno dei più antichi della Valle nel suo territorio sono
state rinvenute monete dell'epoca imperiale romana, ma anche
reperti risalenti all'età del ferro (aghi). Nel 1570, sulla zona
si abbattè una terribile carestia
la fame del 1570
che costrinse molte famiglie a lasciare Carano verso altre
regioni quali la Toscana, l'Abruzzo ed il Molise in cerca di
migliori condizioni di vita. |
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CARAPELLA
CARAPELLE
CARAPELLO |
Carapella
è tipicamente campano, di Benevento e Foglianise nel beneventano
e di Maddaloni nel casertano, Carapelle è tipico di Lucera nel
foggiano, Carapello, molto raro, è tipico di MOntazzoli nel
teatino, dovrebbero derivare dal nome del paese foggiano di
Carapelle, o dal nome del paese aquilano di Carapelle Calvisio,
i cui toponimi dovrebbero derivare dal nome del torrente
Carapelle a sua volta originato dal termine prelatino carapo
(gorgo). |
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CARAPELLI |
Tipico del senese, potrebbe derivare da toponimi come Carapelle
(FG) o da Carapello nome di un fiume molisano.
integrazioni fornite da
Giacomo Ganza / Villa di Tirano (SO)
Questo cognome potrebbe derivare da un toponimo abruzzese
Carapelle Calvisio (AQ). Leggendo i nomi dei Carapelli emigrati
a New York in effetti non si trova nessun Carapelli toscano, ma
sono Abruzzesi o Laziali (di Frosinone). Qualche Carapelli
esiste ancora in Abruzzo, ma è una rarità, mentre i Carapelli
del Frosinate sembrerebbero scomparsi. |
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CARAPEZZA |
Carapezza
ha un ceppo nell'agrigentino ad Agrigento e Palma di
Montechiaro, uno a Palermo e Petralia Sottana (PA), uno nel
catanese a Caltagirone e Mirabella Imbaccari ed uno a
Caltanissetta. |
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CARASSAI |
Specifico delle Marche meridionali, del maceratese e del Piceno,
potrebbe derivare da un nome gratulatorio medioevale
Caro-assai,
ma è pure possibile una derivazione dal toponimo Carassai
nell'ascolano.
integrazioni fornite da
Mario Carassai
il cognome sembra derivare dalla zona tra le province di
Macerata e la costituenda di Fermo. Nei pressi di Fermo si trova
anche il comune di Carassai. Una storia narra che nel medioevo
una nobile fermana perse un figlio in battaglia e per un periodo
ai nuovi nati venne messo il nome di
caro assai
moltocaro;
ho riscontrato in più atti e conoscenze che nel XVII sec. molti
Carassai fossero mugnai e coincidenza vuole che oggi il comune
di Carassai ha lo stemma azzurro con tre monti e rispettive
spighe di grano. |
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CARASSITI |
Carassiti
è un cognome tipicamente emiliano, del ferrarese in particolare
di Cento e di Ferrara, dovrebbe trattarsi di una forma etnica
arcaica, di stampo bizantino, riferita agli abitanti del paese
di Carassai nell'ascolano, probabile luogo d'origine del
capostipite. |
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CARATELLI
CARATELLO |
Caratelli è caratteristico di Roma e provincia, di Sgurgola nel
frusinatye e di Cori nel latinense, Caratello è unico, potrebbe
derivare da soprannomi legati al vocabolo
caratello
(piccolo vaso di legno adatto al trasporto di vini o liquori
pregiati), forse ad indicare la buona qualità del capostipite,
di quest'uso abbiamo un esempio nella seconda metà del 1600 a
Pula (TS): "...Messer Zuanne da Curzola mariner del Patron
Francesco detto Caratello...", ma è pure possibile che si tratti
di un ipocoristico di soprannomi derivati dal vocabolo
caratto
(vedi CARATTI). |
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CARATOZZOLA
CARATOZZOLO |
Caratozzola, che sembrerebbe unico, è probabilmente il frutto di
un'errata trascrizione del cognome Caratozzolo, che è specifico
del reggino, di Bagnara Calabra in particolare, di Gioia Tauro,
Scilla, Palmi e San Ferdinando, con un ceppo anche a Messina, e
che dovrebbe derivare da un soprannome grecanico originato da
una forma ipocoristica del termine κάρατό karatò (testa
capo), forse a sottolineare una
particolarità della testa dei capostipiti. |
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CARATTI
CARATTO |
Caratti sembra avere oltre ad un ceppo importante
nell'alessandrino, anche uno nel milanese, nel bresciano ed in
Valtellina, Caratto più raro è specifico del torinese e
dell'alessandrino, potrebbe derivare da un soprannome originato
dal vocabolo arcaico caratto (quota, divisione). Tracce di
questa cognominizzazione la troviamo ad esempio a Bergamo dove
nel 1564 è Console dei Mercanti un certo Cristoforo Carattus o
Caratti.
integrazioni fornite da
Giacomo Ganza / Villa di Tirano (SO)
questo cognome regionale è diffuso nel Bresciano, nel Comasco e
nel Milanese, ma anche in provincia di Sondrio a Lòvero dove il
primo il primo "De Carate" compare nel XIII° secolo. Ovviamente
solo dopo qualche secolo il nome diventerà quello di oggi. I
Caratti di Lovero hanno la loro lontana origine a Carate Urio
(Co). Da Lovero si sono diffusi in Valtellina, nel Bresciano e
in altre parti della regione. Peraltro ancora oggi nel piccolo
paese valtellinese si contano 11 soprannomi attribuiti ai
Caratti. |
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CARAVAGGI
CARAVAGGIO |
Caravaggi
è tipico di Brescia e di Offanengo (CR) con un ceppo,
probabilmente secondario a Formello (RM), Caravaggio oltre ad un
piccolo nucleo a Capriano Del Colle nel bresciano ha un grosso
ceppo nel chietino a Rocca San Giovanni, Fossacesia, Lanciano e
San Vito Chietino ed a Pescara, dovrebbero derivare dal toponimo
Caravaggio (BG). |
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CARAVATI |
Specifico del varesotto, di Varese in particolare, deriva dal
toponimo Caravate (VA) la cui origine è dal latino
carabus
mucchio di pietrame. Tracce di questa cognominizzazione le
troviamo a Milano nella prima metà del 1400 con un certo
Giovanni de Caravato che sposa la nobile patrizia milanese
Antonia Cotta dei Consignori di Cella. |
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CARAVELLA
CARAVELLI
CARAVELLO
GARAVELLI
GARAVELLO |
Caravella ha un ceppo a Roma ed uno a Sora (FR), a Piedimonte
Matese (CE) ed a Napoli, a Foggia ed a Giovinazzo (BA) ed a
Palermo, Caravelli ha un ceppo a Tricarico (MT), uno a Roggiano
Gravina (CS) ed uno a Palmi (RC), è presente anche in Abruzzo,
Caravello sembrerebbe tipicamente siciliano di Palermo con un
ceppo significativo anche a Milazzo (ME), ha un ceppo anche tra
Mirano e Noale nel veneziano, dove è probabilmente dovuto ad un
errore di trascrizione di Garavello che presenta un nucleo nel
Veneto tra Solesino ed Este nel padovano e tra San Martino di
Venezze e Rovigo nel rovigoto, ha inoltre un piccolo ceppo
probabilmente secondario tra alessandrino e genovese, Garavelli
ha un ceppo nel bergamasco tra Cologno Al Serio, Romano Di
Lombardia ed Urgnano ed uno a Cremona e nel cremonese, ha anche
un ceppo romagnolo a Savignano sul Rubicone e Cesena ed uno
piemontese tra Alessandria e Valenza.
integrazioni fornite da
Prof. Pietro Luigi Garavelli
- estratto da
I CARAVELLO Storia di
una antica Famiglia italiana - in collaborazione con Prof.
Caravello di Padova
II
cognome Caravello si ritrova anche nelle varianti Caravelli ,
Garavello e Garavelli . Nel Medio Evo il casato è rintracciabile
prevalentemente nel veneziano, nell'alessandrino, nel
giovinazzese ed in Sicilia. I Caravello sono localizzati in
Veneto, Lombardia e soprattutto in Sicilia, i Caravelli sono
distribuiti più omogeneamente sul territorio nazionale. i
Garavello risiedono tutti in Veneto, Lombardia e Piemonte mentre
i Garavelli si trovano fra Piemonte, Lombardia ed
Emilia-Romagna, L'etimo è molto incerto. Se di origine veneta
il cognome Caravello avrebbe avuto nelle varianti Garavello e
Garavelli la sonorizzazione della velare iniziale fenomeno ( K
-> G ) presente ma raro, potrebbe risalire al latino tardo
carabum
(granchio
poi piccolo battello)
con riferimento all'ambiente lacustre od all'attività svolta
oppure alla colla caravella,
tipica della carpenteria navale, e quindi legata alla
professione di calafatore addetto alla lavorazione alla
caravella delle barche, che poi si sposterà in Portogallo nel
XII secolo. Se non veneto, Garavello, potrebbe derivare dalla
radice gar
o ger
ossia gairu
(lancia).
Il significato sarebbe in tal caso, approssimativamente,
armato di lancia.
Poiché i nomi di origine germanica derivati da
gairu non
sono facilmente distinguibili da quelli derivati dalla radice
garva
(preparato),
all'origine di Garavello vi potrebbe essere anche quest'ultima
radice. In tal caso il significato del cognome sarebbe
pronto alla guerra.
In Piemonte il cognome potrebbe richiamare la base preromana
caravos
(pietra)
da cui la nota garavela
(calcinaccio)
con allusione ad un aspetto geomorfologico del territorio. In
Puglia il casato deriverebbe dalla famiglia francese Garau
stabilitasi nel XIII° secolo a Giovinazzo al seguito degli
angioini, un suo ramo collaterale assunse il cognome Vernice nel
quale si può riconoscere il nome, storpiato, della Serenissima
Venezia. |
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CARAVENGHI |
Caravenghi, quasi unico, ha qualche sparuta presenza in Friuli
ed in Sicilia, dovrebbe derivare dal nome medioevale con il
significato di gradita, riferito ad una capostipite
probabilmente molto desiderata. |
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CARAVOGLIA |
Caravoglia, praticamente unico, sembrerebbe di origini
piemontesi, a Torino nella seconda metà del 1600 troviamo il
pittore Bartolommeo Caravoglia allievo del Guercino, questo
cognome potrebbe essere l'italianizzazione del cognome francese
Carayol
di origine toponomastica occitana. |
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CARAZZATO |
Carazzato è decisamente veneto, abbastanza raro ha un ceppo nel
padovano a Merlara e Castelbaldo ed a Legnago nel veronese,
dovrebbe essere di origini vicentine e derivare dalla forma
etnica in -ato,
stante ad indicare provenienza,
riferita al paese di Carazza, una frazione di Campiglia dei
Berici nel vicentino. |
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CARBI
CARBO
CARBONE
CARBONELLA
CARBONELLI
CARBONELLO
CARBONETTA
CARBONETTI
CARBONETTO
CARBONI
CARBONINI |
Carbi,
assolutamente rarissimo, sembrerebbe specifico del nord Italia,
Carbo, altrettanto raro, è però siciliano, Carbone è diffuso in
tutta Italia soprattutto al sud, Carbonella ha un ceppo
pugliese, ad Ischitella e San Nicandro Garganico nel foggiano ed
a Brindisi, ed uno a Pietrapertosa nel potentino, Carbonelli ha
un ceppo a Roma, uno in Abruzzo, ad Atessa e Scerni nel teatino
e ad Avezzano nell'aquilano, uno a Napoli ed a Caiazzo nel
casertano, ed uno nel foggiano a Monte Sant'Angelo, Peschici e
Vico del Gargano, Carbonello, estremamente raro, è siciliano,
Carbonetta è specifico di Perano nel teatino, Carbonetti è
tipico della fascia centrale che comprende le Marche il Lazio,
Roma in particolare, ed il teatino, Carbonetto, molto raro, ha
un ceppo a San Remo nell'imperiese ed uno a San Fratello ed
Acquedolci nel messinese, Carboni è diffuso in tutto il centro
nord e nella Sardegna, Carbonini sembrerebbe bresciano, ma con
un ceppo forse in provincia di Pavia. Tutti questi cognomi
dovrebbero essere derivati, direttamente o tramite varie forme
ipocoristiche, dal nome medioevale
Carbo o
Carbone,
derivato dal cognomen latino
Carbo,
Carbonis,
dell'uso del quale nome abbiamo un esempio nell'Archivio
Capitolare di Parma nell'anno 1069: "Dum in Dei nomine Civitatis
Parme ad Domini Episcopio Parmensi in solario qui est justa
turre majore scilicet a meridie parte ubi nunc domnus Cadalus
presul & presens atque Apostolicus Electus Sancte Parraensis
Ecclesie una cum Ingezo Vicecomite in judicio residebat ad
singulas deliberandas intenciones residentibus cum eis
Mainfredus Angelbertus Ubaldus Rotechildus Albertus Aichardus
judices sacri palacii Wido Richardus Ubertus Notarii sacri
Palacii Wido filius quondam Gerardi & Rotechildus Vicedominus
Arialdo Fante vassi jam dicti domni presuli Mainfredus quondam
Addoni Oddo Elbelinus germanis filiis quondam Fredulfi judicis
Anselmus burganus Ubertus & Ildebertus germanis filii quondam
Gualberti Bernardus qui & Teuzo Armirius & Carbone Mainfredus
Albertus Azo germanis filiis quondam Mazoli Albertus filius
quondam Johannis Judici Gerardus filius quondam Rustci de Castro
Aichardi & Rustico qui vocatur Cariolo Gerardus Mainfredus
germanis filiis quondam Alberti qui dicitur de Viasiolo Prando
Delora Azo Baldoni Albertus filius quondam Teberti Petrus &
Gerardus germanis filii quondam Johanni Vitalis Petrus Mancapesa
...", potrebbero però anche derivare da soprannomi collegati con
l'attività di estrattore o venditore di carbone o provengono da
uno dei molti toponimi legati al vocabolo carbone, quali Carbone
(PZ) Carbonara (BA) - (NA) ecc..
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CARBONE; CARBONI; CARBONELLI: il carbone in logudorese =
su carbone;
in campidanese = su carboni,
su craboni
(con metatesi). Su crabôi
in fonetica. Dal latino carbonis
= carbone,
sia spento o acceso; se spento qui in Campidano lo chiamiamo,
carboni mortu = carbone morto. Il cognome è presente in Sardegna
sin dai tempi antichi. Tra i firmatari della Pace di Eleonora,
LPDE del 1388, figurano; Carbone Francisco, ville Leunelli (*
Neonelli - partis Varicati - Barigadu); ); Carbone Georgio,
jurato ville Gurrutta (* Gurrutta.odierno Borutta(Meylogu).
Contrate de Ardar et Meylogu); Carbone Guantino, ville Cerchillo
(* Cerchillo... attuale Berchidda. Curatorie de Costa de Valls);
Carbone Nicolao, jurato ville Floxio ( * Floxio.odierna Flussio.
Contrate Castri Montis de Verro) ; Carbone Paulo, jurato ville
Oniferi; Carbone Petro, jurato ville Cerchillo; Carbone Petro,
jurato ville Guilciochor (* Guilciochor.villaggio distrutto,
conosciuto col nome di Borticoco: diocesi di Ottana . Curatorie
de Anella); Carbonelli Nicolaus, juratus Castri Callari.
(Cagliari); Carboni Anthonio, ville Turalba (* Turalba.odierno
Torralba(Meylogu - Contrate de Ardar et Meylogu); Carboni
Augustino, jurato ville Modolo ( * Modolo...Modulo. Contrate
Castri Serravallis); Carboni Margiani, jurato ville de Ulusufe
(* Ulusufe.distrutto Usulife[Spano](Contrate Montis Acuti);
Carboni Mariane - de Bosa; Carboni Petro - ville de Pac¢ada (*
Pac¢ada.Pattàda - Contrate Montis Acuti); Carboni Saturnius,
ville Sasseri; Carboni-Ghiglotto Mariano - de Castri Januensis.
** Castri Januensis Civitas (Castel Genovese - Castel Sardo,
Omnibus habitantibus .in ville de Coginas ... die undecima
januarii .in posse De Valle Anthoni filii); Carbonis
Bartolomeus, ville Algueri (** Ville Algueri.odierno Alghero.
Camella Bernardus, Bos Franciscus, Ferret Anthonius sindici,
actores et procuratores.et nos, superius nominati: Serra (de)
Thomas, major camere; Pancie Comita, sub cancellarius; Caso
Anthonio procuratores.et singulos homines civitatum Sasseri et
Ville Ecclesiarum ac loci Telluri et locorum Mole de Posata et
Iscle de Galtelì ac Contrate de Baronia .et ego De Vieri Jacobus
praedictus tutor et curator datus et etiam adsignatus nobili
Mariano filio (di Eleonora e Brancaleone Doria). Fideiussores
Donnum De Villa Gonnarium et Donnum Musca Bartholomeum, cives
Aristanni. Presentibus: Marinella Torbino, Polvirella Anthonio,
Sirgo Barçòlo, civibus Aristanni. In die vigesima mensis
Januarii, anno millesimo CCCLXXXVIII (1388). Seguono nomi di
funzionari di tutta la Sardegna: Arenosio(de) Petri, ville
Algueri; Masala Galeago, ville Bosa; Culto (de) Lemuxio, ville
Terranova(Olbia); Ferrali Augustino, Marmilla; Casilis Petrus,
Castri Javensis; Galluresu Mariano, Castri Montis; Montis (de)
Laurencio, Parte Montibus; Sabiu Francisco, Parte de Valença; De
Sii Jacobo, Mandrolisay; Lacono (de) Basilon, Parte Virigadis
(Barigadu); Sotgiu (de) Thoma, Campitani Majore; Porcu Guantino,
Parte Milis; Sori(de) Francisco, Parte Guilcier; Agus (de)
Joanne, Montis de Verro; Senalo (de) Barisono, Planarie de Bosa;
Seche Gonnario, Montis Leonis e Caputis Abbas; Masala Joanne,
Serra de Vallis; Coghu Petro, Macumeri et Margini; Aletti
Anthonio, Alçana; Vare (de) Nicolao, Claramonte et Anglona;
Sunna Elia, Mejloco. Segue l'atto notarile.quod fuit actum die
loco et anno predictis.testibus ad haec vocatis: Tholono (de)
Giordano, Tardino (de) Poncio et Coloma Francisco Joannis
militibus; Colle (de) Petro, jurisperito; Tomich Francisco,
Rigonfi Jacobo, Sagrestani Bernardo, Monge Petro, Celis Betto (
ville Ecclesiarum de Sigerro et Bassagoda Berengarius( Castri
Calleri).Jonquerio Bernardo, Serranei Anthonium et De Vineolis
Petrum, notai (Castri Calleri). Actum in villa Algueri; Baringe
Damianum canonicum Arestanni et Virgili Nicolaum (Arestanni).
Die sexta febroarii (1388); Carbonis Guillermus, ville Algueri ;
Carbonis Vincentius, ville Algueri. Nel Condaghe di San Nicola
di Trullas, CSNT, XI°, XIII° secolo, troviamo Carbone Dorgotori
(57, 109): al 57 è teste in un acquisto (comporaili) di una
vigna, del prezzo di 4 soldi (IIII sollos = il soldo aureo
sardo), in cambio di un bue, una pezza di lana del valore di un
soldo, un maiale, 5 moggi di grano(V moios de triticu, II capros
iscoriatos (scuoiati) e una capra de bita (capra giovane); al
109 è donatore di una terra (positinke) in Colletariu (regione
che si trova tra Trullas e Semestene). Nel testo del Fara - De
Rebus Sardois IV - troviamo Carbonellus Franciscus (156/ 13) e
Carboni Bernardus (46/ 12): Eodem etiam anno (1421) Ludovicus de
Pontonibus vendidit.Francisco Carbonello oppidum Senis; anno
1303 Bernardus Carboni episcopus Gisarchensis (di Bisarcio -
oggi diocesi di Ozieri). Nella storia ricordiamo, Enrico Carboni
Boy: cagliaritano (1851 - 1925), avvocato, politico; deputato
per 5 legislature. Dal 1914 fu proprietario dell'Unione Sarda.
Nel 1914 fu Sottosegretario di Stato per la Marina Mercantile.
Durante questo suo incarico fece istituire e inaugurò la Linea
Marittima Cagliari Civitavecchia. Attualmente il cognome Carboni
è presente in 959 Comuni Italiani, di cui 172 in Sardegna:
Sassari 685, Cagliari 336, Alghero 296, Assemini 234, etc.
Carbone è presente in 1541 Comuni italiani, di cui 23 in
Sardegna: Irgoli 11, Ottana 6, Nuoro 6, etc. |
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CARBOGNO |
Carbogno è specifico di Comelico Superiore nel bellunese,
dovrebbe derivare da un'alterazione dialettale del nome
medioevale Carbonus
a sua volta alterato del cognomen latino
Carbo,
Carbonis
(vedi CARBI), dell'uso di questo nome abbiamo un esempio d'uso
in una Cartula venditionis
del 1183 a Pavia: "Anno dominice incarnationis millesimo
centesimo octuagesimo tercio, die iovis tercio mensis novembris,
indictione prima. In urbe Papia. Carbonus de Palacio, qui
professus est lege vivere Longobardorum, vendidit ac tradidit
Ugoni advocato sedimen unum sui iuris vel libellarium sine ficto
aliquo dando in loco Sancti Genexii; coheret ei: ab una parte
suprascripti Ugonis, ab alia via, a tercia Cadrona, a quarta
illorum de Cellanova; eo modo ut ipse Ugo suique heredes et cui
dederint habeant et teneant suprascriptum sedimen cum area sua
simul cum accessionibus et ingressibus et universis suis
pertinentiis ...", mentre l'uso della forma alterata è
riscontrabile in uno scritto del 1177: "In nomine domini nostri
Iesu Christi. Anno a nativitate eiusdem millesimo centesimo
LXXVII., die dominico, qui est XI dies exeunte mense augusto,
indictione IX., in presentia bonorum hominum quorum nomina hec
sunt: Araldus de Monticello, dominus Carbognus de Pado, Oto eius
filius, Odolricus de Garzapane, Enricus Theotonicus ...". |
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CARBONARA
CARBONARI
CARBONARO
CARBONERA
CARBONERI
CARBONERO |
Carbonara
ha un ceppo romano, uno campano a Nusco nell'avellinese ed a
Napoli, ed uno pugliese, in particolare nel barese a Triggiano,
Bari, Bitonto, Trani, Monopoli, Bitetto, Capurso, Giovinazzo,
Molfetta e Rutigliano, ed a Fasano nel brindisino, Carbonari ha
un ceppo nel bergamasco ed uno nel basso trentino, un ceppo nel
forlivese, ma il nucleo è nell'area che comprende le Marche,
L'Umbria, il viterbese ed il romano, Carbonaro, decisamente
meridionale, ha un ceppo tra napoletano e salernitano, uno tra
foggiano e barese, uno nel cosentino e reggino ed uno in
Sicilia, soprattutto nella zona orientale dell'isola, il
messinese, catanese, siracusano e ragusano, Carbonera,
abbastanza raro, è tipico della zona che comprende il trevisano,
il veneziano, il pordenonese soprattutto e l'udinese, Carboneri,
rarissimo, parrebbe dell'area ligure, piemontese, Carbonero,
abbastanza raro, è tipico del torinese, tutti questi cognomi
dovrebbero derivare dal mestiere di carbonaio svolto dal
capostipite, ma è pure possibile, ed in molti casi addirittura
probabile, una derivazione toponomastica da nomi di località
come Carbonara (BA), (CE), (PD), (RM), (PV), (NA), (MN) e (AL) o
Carbonare (TN), Carbonaro (CS), Carbonera (TV), (BI) o Carboneri
(AT) e così molti altri. |
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CARBOTTA
CARBOTTI |
Carbotta, abbastanza raro, ha qualche ceppo in Puglia, a Bari,
nel brindisino e nel foggiano, Carbotti, decisamente più
diffuso, è tipicamente pugliese del tarantino, di Martina Franca
soprattutto, di Taranto, Crispiano, Mottola, Massafra, Pulsano e
Grottaglie, di San Pancrazio Salentino nel brindisino e di
Locorotondo nel barese, dovrebbero essere originari della
Francia e derivare da alterazioni dialettali del termine gergale
francese carabot,
con questo vocabolo si indicava un gruppo di sanculotti creatosi
a Caen in Normandia all'epoca della Rivoluzione Francese.
Provenivano dalla classe media militare, si costituirono in
gruppo rivoluzionario armato nei primi giorni della rivoluzione
approvvigionandosi di armi e munizioni sottraendole dalle
casematte del castello di Caen, assunsero le funzioni di vera e
propria Guardia Nazionale il cui motto era o la Legge o la
morte. Il termine carabot,
dispregiativo e denigratorio, venne attribuito loro dalla
nobiltà, assimilandoli a degli sbandati, sottovalutando
enormemente sia la situazione che le possibili conseguenze, che
la storia francese ci ha poi raccontato. |
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CARCANGIU |
Carcangiu è tipico della Sardegna centromeridionale, di
Cagliari, Sadali, Villanova Tulo, Quartu Sant'Elena ed Isili nel
cagliaritano, di Serramanna e Sanluri nel Medio Campidano, e di
Villa Verde, Genoni e Nureci nell'oristanese, dovrebbe derivare
da un soprannome originato dal termine sardo campidanese
carcangiu
(calcagno, tallone).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CARCANGIU: calcàndzu, carcàngiu,
craccàngiu, significa
calcagno
e viene dal latino calcaneum.
È soprattutto a Villacidro (Medio Campidano) che chiamano
carcàngiu
il calcagno,
mentre comunemente in Campidano lo chiamiamo
carròni.
Ma pure per noi accraccangiài
significa dare di calcagno,
calpestare con vigore. Quando
si pigiava l'uva alla maniera tradizionale si diceva al
pigiatore, appena entrato nel tino: "Accraccàngia
puru"! "
Dai pure di calcagno"!
In questo caso, sinonimo di accraccangiài è accacigài: > da
carcigare > derivato probabilmente dal latino calcicare. In
alcune parti della Sardegna l'Agropyrum repens = la caprinella o
dente canino è chiamato su carcangiu longu, che chiamiamo
inoltre su cannajoni, erba infestante, nemica degli ortolani.
Attualmente il cognome Carcangiu è presente in 90 Comuni
italiani, di cui 44 in Sardegna: Cagliari 81, Serramanna 40,
Sadali 37, etc. Non l'abbiamo trovato nelle carte antiche da noi
consultate. |
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CARCANO |
Tipico
della zona che comprende le province di Milano, Como e Varese,
deriva dal toponimo Carcano (CO) che nel 1928. è stato accorpato
in Albavilla, assieme al paese di Villa. I Carcano sono una
famiglia di nobiltà antichissima, già nel 899 troviamo Andrea da
Carcano Arcivescovo di Milano, nella seconda metà del 900 viene
nominato Bonizo Carcano, dall'imperatore Ottone I°, a guidare la
città di Milano, nel 978 diventa Arcivescovo di Milano Landolfo
da Carcano, e così via nei secoli, i Carcano hanno legato il
loro nome alla storia di Milano. |
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CARCHEN |
Carchen,
molto molto raro, è tipico del comasco e del bergamasco,
potrebbe derivare da Carchen espressione dialettale per
identificare il paese di Carcano nel comasco, abbastanza
improbabile una derivazione da una forma dialettale del cognomen
latino Carconius. |
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CARCIOFALI
CARCIOFALO
CARCIOFOLI
CARCIOFOLO |
Tutti assolutamente rarissimi, quasi scomparsi, Carciofali e
Carciofoli sembrerebbero rimasti solo nel Lazio, Carciofalo e
Carciofolo quasi unci sembrerebbero siciliani,
integrazioni fornite da
Fabio Paolucci
Carciofalo è un cognome rarissimo, originario della Sicilia
centrale, con ogni probabilità della città di Enna. Dal punto di
vista etimologico dovrebbe trattarsi di una variante di
Carciofolo, anche questo cognome siciliano molto raro, presente
solo a Caltanissetta e a Palermo, ma originario della Sicilia
centrale. Carciofalo e Carciofolo derivano dalla
cognominizzazione di un soprannome canzonatorio dato al
capostipite in riferimento alla sua presunta stupidità; nelle
provincie meridionali l'espressione
essere un carciofo,
in dialetto appunto
carcioffolo
o carciuoffolo,
è utilizzata ancora ai giorni nostri in senso offensivo e
canzonatorio. |
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CARCIONE
CARCIONI |
Carcione ha un ceppo a Roma ed a Piedimonte San Germano e ad
Aquino nel frusinate, ma il grosso si trova in Sicilia, a
Palermo e Bagheria nel palermitano ed a Galati Mamertino, Capri
Leone, Longi, Castell'Umberto, Messina, San Salvatore di
Fitalia, Capo d'Orlando, Tortorici, MIrto e Sant'Agata di
Militello nel messinese, Carcioni, praticamente unico, dovrebbe
essere dovuto ad un errore di trascrizione del precedente,
dovrebbe trattarsi o di un'alterazione dialettale del cognomen
latino Carconius,
o dell'italianizzazione del cognome greco
Karconis
o Karcounis. |
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CARCONE
CARCONI |
Tipicamente laziali, Carcone è specifico del frusinate, di
Cervaro, di Roma e di Minturno nel latinense, Carconi è più
specificatamente romano con ceppi anche in provincia di Latina
ad Aprilia e Sezze, dovrebbero derivare dal cognomen latino
Carconius. |
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CARCURO |
Carcuro è specifico del potentino, di Genzano di Lucania e
Banzi, dovrebbe derivare dal nome biblico
Carcur,
citato nell'Esdra, dove i suoi figli vengono indicati come
Netinei o portieri, i Netinei costituiscono una classe religiosa
israelitica al servizio dei Leviti, che Giuseppe Flavio indicò
come gli schiavi del tempio. |
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CARDACCI
CARDACCIO |
Cardacci
è quasi unico, Cardaccio è specifico di Civitavecchia, dovrebbe
trattarsi di una forma aferetica ipocoristica peggiorativa del
nome Riccardo, nome probabilmente portato dal capostipite,
dell'uso di questa forma nominale abbiamo un esempio verso la
metà del 1200 con Cardaccio Malespini, un letterato e storico
toscano. |
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CARDACI |
Cardaci è
tipicamente siciliano, di Regalbuto ed Enna nell'ennese, di
Catania e Raddusa nel catanese, di Palermo, di Sinagra nel
messinese e di Niscemi nel nisseno, dovrebbe derivare da un
soprannome grecanico riferito a chi utilizzasse di mestiere il
cardo, pianta con la quale si cardava la lana, cioè la si
rendeva libera da grosse impurità e nodi, ciò farebbe ipotizzare
che i capostipiti lavorassero appunto la lana di professione. |
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CARDAMONE
CARDAMONI |
Cardamone ha un nucleo principale in Calabria tra Catanzaro e
Cosenza con un ceppo anche nel salernitano, cardamoni, è quasi
unico, dovrebbero derivare da soprannomi originati dal nome di
una pianta aromatica. Troviamo tracce di questa
cognominizzazione a Rogliano (CS) nel 1600 quando la famiglia
Cardamone è menzionata fra le nobili, a Parenti (CS) nel 1700 il
capitano civico è Giuseppe Cardamone.
integrazioni fornite da
Fabio Paolucci - Salerno
Il cognome Cardamone è la cognominizzazione del termine italiano
antico cardamone,
derivato dal latino cardamomum,
a sua volta originato dal greco
kardamomon, composto dai
vocaboli kardamon
e amomon,
con i rispettivi significati di
crescione e
amomo. Il
cardamone, nel lessico attuale
cardamomo, è quindi una grande
pianta erbacea perenne, a fiori giallastri avvolti in spate, che
cresce spontanea sulla costa del Malabar e che viene coltivata
soprattutto per i suoi frutti, i cui semi da secoli sono
industrialmente impiegati per vari usi. Con ogni probabilità, il
termine cardamone fu attribuito al capostipite come soprannome,
in relazione al tipo di attività svolta, ed in seguito
cognominizzato. Infatti, l'uso dei semi del cardamone, bruni
esternamente e bianchi all'interno, farinacei e di odore
aromatico, era riservato nei secoli scorsi ad un ristretto
numero di attività: l'olio denso ottenuto da tali semi,
contenente per lo più amido, zucchero, acqua e cellulosa, veniva
largamente usato in liquoreria e pasticceria per l'odore quasi
canforaceo e per il sapore rinfrescante. Un maggiore uso di tale
sostanza massicciamente importata anche in Italia, però, veniva
fatto in medicina come eupeptico carminativo sotto forma di
tintura. Di conseguenza, coloro i quali avevano quasi
quotidianamente a che fare con il cardamone erano i medici ed i
farmacisti, ossia i cosiddetti
speziali, che il più delle
volte trasmettevano la propria preziosa e redditizia attività da
padre in figlio: è dunque possibile che il cognome Cardamone si
sia originato in epoca medievale in primo luogo dalla redditizia
attività dello speziale, o, con minore probabilità, dai mestieri
artigianali di pasticciere o di produttore di liquori. Oltre
alla derivazione dalle citate attività, si potrebbe ipotizzare
anche una possibilissima origine per i ceppi campani e calabresi
dal termine dialettale cardamone,
con il significato di neonato di
ghiro, quindi
dormiglione.
Ancora oggi, infatti, in Campania si usa l'espressione
sei proprio un cardamone
oppure sei
proprio un cardalimone per
apostrofare in senso canzonatorio una persona che si distrae
troppo facilmente o un classico
bonaccione. Tra i personaggi
illustri con questo cognome va segnalato Mons. Andrea Cardamone,
arcivescovo di Rossano tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX
secolo.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cardamone è un cognome calabrese e siciliano che, secondo il
Rohlfs, viene dal termine dialettale 'cardamune'
= neonato di ghiro'.
Rohlfs 66. |
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CARDAMURO |
Cardamuro, molto raro, è specifico del napoletano, di Bacoli e
di Monte di Procida sulla penisola di Capo Miseno, dovrebbe
derivare da un soprannome grecanico attribuito al capostipite,
con il significato di verduraio,
basato sul termine greco antico κάρδαμον kardamon (insalata,
verdura). |
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CARDANI
CARDANO |
Cardani è
tipico dell'area milanese e comasca, Cardano è tipico del
varesotto, con un ceppo anche nel barese, i ceppi lombardi
dovrebbero derivare dal toponimo Cardano al Campo (VA) o da
Cardana sempre nel varesotto, il ceppo pugliese dovrebbe invece
derivare dal nome medioevale Cardanus di cui abbiamo un esempio
in un atto del 1389 dove si legge tra l'altro: "...Cardanus
filius quondam Tomaxii consul vicinorum ...", tracce importanti
di queste cognominizzazioni le troviamo nel 1500 con il
matematico, medico e astrologo Girolamo Cardano (Pavia, 24
settembre 1501 - Roma, 21 settembre 1576). |
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CARDARELLA
CARDARELLI
CARDARELLO |
Cardarella, assolutamente rarissimo, ha un piccolo ceppo a San
Salvo (CH), Cardarelli è specifico della fascia che comprende le
Marche meridionali, l'Umbria, il Lazio, l'aquilano, l'iserniese
ed il napoletano, Cardarello è tipico di Sezze (LT), dovrebbero
derivare da modificazioni vezzeggiative dell'aferesi del nome
Riccardo, poco probabile una derivazione da un soprannome
originato dal vocabolo cardo
(tipo di pianta erbosa), tra i personaggi nella seconda metà del
1700 troviamo il conte Alessandro Cardarelli di Roma, nel secolo
successivo il Generale Cardarelli delle truppe borboniche che
depose le armi a favore di Garibaldi, nel 1832 nasce a
Civitanova del Sannio il famoso medico molisano Antonio
Cardarelli cui verrà intitolato l'omonimo nosocomio napoletano
di rilevanza nazionale. |
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CARDEA
CARDIA |
Cardea ha un nucleo a Grottaglie (TA) ed uno nella zona dello
stretto di Messina, Cardia ha un nucleo principale nella
Sardegna meridionale ed uno nel messinese, dovrebbero derivare
da soprannomi connessi con il vocabolo greco
kardia (cuore),
in alcuni casi possono derivare da toponimi greci omonimi come
la Città di Kardia in Tracia, tracce di queste cognominizzazioni
le troviamo nella Locride fin dal 1600.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CARDIA: cardìa,
in linguaggio fonetico cardîa
= cardìna
> caldina
dal latino caldus,
cardiggiài
o scardiggiai
o cardinai
o cadrinai
> scaldare.
Cadrinai o cardinai anche nel significato di dare una sussa,
riempire di botte! Cardina è inoltre un ferro rovente. Il
cognome lo ritroviamo tra i firmatari della Pace di Eleonora,
LPDE del 1388: Cardia Barsòlo, ville Selluri (Seddòri, Sanluri,
attuale capoluogo di Provincia del Medio Campidano). Non
dimentichiamo però che la famiglia Cardìa di Tortolì, di origine
iberica, divenne potente nel 1664, allorché Filippo III° di
Spagna, concesse a Marcantonio Cardìa (di Tortolì), il
cavalierato e la nobiltà. Nella storia contemporanea ricordiamo
Umberto Cardìa, giornalista, scrittore e politico, di Arbatax
(1921.): presidente della Regione Sarda, deputato al Parlamento
Italiano e deputato al Parlamento Europeo. Attualmente il
cognome Cardìa è presente in 227 Comuni italiani, di cui 71 in
Sardegna: Cagliari 268, Sinnai 155, Quartu S. E. 97, Capoterra
77, etc. |
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CARDELLA
CARDELLI
CARDELLO
CARDILLI
CARDILLO
CARDULLI
CARDULLO |
Cardella è molto diffuso in Sicilia, soprattutto nella parte
occidentale dell'isola, e del palermitano in particolare, con
ceppi anche a Roma e nel latinense, nel casertano, napoletano e
salernitano, Cardelli è tipico della fascia che comprende
Romagna, Toscana, Marche, Abruzzo e Lazio, Cardello, molto
raro, è tipico siciliano, di Caltagirone (CT) e Catania e di
Vittoria (RG), Cardilli ha ceppi a Roma, in Abruzzo a Massa
d`Albe (AQ) ed a Spinazzola (BA), Cardillo è molto diffuso al
centrosud, Lazio, Campania e Sicilia soprattutto, Cardulli è
praticamente unico, Cardullo ha un ceppo a Castellabate nel
salernitano ed un nucleo importante a Messina, Palermo e
Catania, dovrebbero tutti derivare da modificazioni, anche
dialettali a volte, di forme ipocoristiche dell'aferesi del nome
Riccardo,
Accardo
o simili, di quest'uso abbiamo un esempio in uno scritto del
1363 a Napoli: "...coram Cardillo Brancacio de Neapoli dicto
Imbriaco et Masello Brancacio, dicto Imbriaco, eius filío.ex
quondam nobili muliere domina Vera Baraballa de Gayeta...", in
alcuni casi potrebbe derivare da soprannomi originati dal
vocabolo tardolatino cardellus
(cardellino, tipo di uccello
canoro).<
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cardillo è un cognome meridionale. Secondo G. Rohlfs 63 viene
dalla voce dialettale siciliana 'cardiddu',
'cardillu'
= cardellino./font> |
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CARDELLICCHIO |
Cardellicchio ha un ceppo nell'area tra avellinese, foggiano e
potentino, a Lacedonia e Calabritto nell'avellinese in
particolare, ed uno a Taranto e Massafra nel tarentino, dovrebbe
derivare da una forma ipocoristica doppia del nome
Viscardo
o Riccardo
probabilmente portato dal capostipite, ma è pure possibile che
derivi da un imprecisato soprannome dialettale.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cardellicchio è cognome lucano che significa 'cardellino'.
Fonte: G. Rohlfs. Dizionario storico dei cognomi in Lucania,
1985. |
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CARDI
CARDO |
Cardi è diffuso a macchia di leopardo nel centronord, in
particolare nel ferrarese, bolognese, fiorentino e nel romano e
latinense, Cardo ha un ceppo campano, a Circello nel beneventano
ed a Napoli e San Giuseppe Vesuviano nel napoletano, ed un ceppo
pugliese nel barese a Barletta e Monopoli, entrambi dovrebbero
derivare da forme aferetiche del nome di origine germanica
Riccardo. |
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CARDIN
CARDINI
CARDINO |
Cardin è
tipico del padovano, Cardini sembrerebbe toscano, con un ceppo
anche nel maceratese, Cardino, assolutamente rarissimo, parrebbe
dell'area campano-laziale, derivano tutti dall'aferesi del
diminutivo del nome Riccardo. Tracce di queste cognominizzazioni
le troviamo nell'Archivio di Stato di Cremona dove si trovano
gli atti del notaio Francesco Cardini datati dal 1451 al 1487 e
del notaio Giacomo Cardini datati dal 1480 al 1509 e nel XVI°
secolo Mons. Luca Cardino è Vescovo di Latina dal 1582 al 1594. |
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CARDINALE
CARDINALI |
Cognome
comune in tutto il sud Cardinale, mentre sembra originario del
centro Italia Cardinali (Marche, Umbria, Lazio), possono aver
avuto origine da soprannomi derivati da toponimi come Cardinale
(CZ) o da caratteristiche comportamentali. |
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CARDONA |
Cardona,
molto raro, è specifico del reggino, della zona dello stretto,
sembrerebbe di nobili origini, probabilmente spagnole, nella
prima metà del 1300 Raimondo di Cardona duce dell'esercito
angioino è alleato dei Torriani contro i Visconti, aghli inizi
del 1400 Alfonso de Cardona è viceré di Calabria e Pietro
Cardona maestro giustiziere del Regno d'Aragona, diviene conte
di Collesano (PA), il cognome dovrebbe derivare in qualche modo
dal cardo (vegetale) visto che nello stemma compaiono appunto
tre fiori di cardo. |
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CARDONE
CARDONI |
Cardone è tipico della zona che comprende Lazio, Abruzzo,
Campania, Molise , Puglia e Potentino, Cardoni è proprio della
fascia centrale di Marche, Umbria e Lazio, derivano tutti
dall'aferesi dell'accrescitivo del nome Riccardo. Tracce di
queste cognominizzazioni le troviamo a Narni nel 1600 in un atto
del 1652: "...Coram illustrissimo et admodum reverendissimo
vicario generali Narnie processus remissorialis pro dominis de
Gregorio et Camillo de Cardonibus nominibus contra
reverendissimum dominum abbatem Deodatum...". (vedi anche
CARDONIO)
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cardone oltre che da Riccardo, il cognome può derivare anche
dalla voce italiana 'cardo',
latino 'carduus'. |
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CARDONIO |
Cardonio, ormai praticamente scomparso in Italia, sembrerebbe
essere stato originario dell'ennese, di Calascibetta in
particolare, dovrebbe derivare dal nome medioevale
Cardonius
di cui abbiamo un esempio d'uso nella vita di Leone Decimo: "..
Ad haec mala Sacramorus quoque vicecomes, qui Mediolani
obsidendae arci erat praepositus, perfidiosa levitate cum ala
equitum ad Gallos transfugerat, regressusque Mediolanum omni
militari praesidio nudatum, pervicerat apud cives, ut in
Gallorum verba iuraretur. Livianus quoque adducto Venetorum
exercitu, Cremonae partim metu partim egregia popularium
voluntate fuerat receptus. Et Cardonius atque Piscarius, in
quibus summa spes sustinendi belli collocari debuerat, certiores
de induciis facti, nihil se vel in hanc vel in illam partem ab
stativis ad Trebiam castris commovebant. ..". |
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CARDU
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Cardu, abbastanza raro, è tipico del cagliaritano, di San Nicolò
Gerrei, Cagliari e Selargius, con un ceppo anche ad Illorai nel
sassarese.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CARDU: cardo, dal latino cardus
(vedi Ardu). È presente tra i firmatari della Pace di Eleonora
*LPDE del 1388, rappresentante della villa (bidda) di Bitti
(Contrate Montis Acuti): Cardu Margiani, jurato ville de Biti.
Il cognome Cardu è presente in 27 Comuni italiani di cui 12 in
Sardegna: Illorai 27, S. N. Gerrei 18, Cagliari 17, Selargius
12, etc. Cardo non è propriamente sardo, ed è presente in 85
Comuni italiani di cui 3 in Sardegna: Selargius 3, Oristano 3,
Quartu S. E. 3 ( il cognome Cardo in Sardegna potrebbe essere
una variante semplicemente anagrafica di Cardu). |
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CARDUCCI |
Cognome tipico della fascia centrale che comprende Marche,
Umbria, Lazio ed Abruzzo, con ceppi anche nella Toscana
tirrenica, deriva dall'aferesi del vezzeggiativo del nome
Riccardo.
integrazioni fornite da
Andrea Ferreri
Ha probabilmente alla base il nome Riccardo. Il cognome è
diffuso nel Lazio a Roma e provincia (Albano Laziale e Tolfa),
nel frusinate (Ceprano e Arce) e nel rietino (Borgorose), nelle
Marche a Macerata e provincia (Civitanova Marche, San Ginesio,
San Severino Marche e Loro Piceno), in Toscana nel livornese
(Piombino, Cecina e Campiglia Marittima) e nel lucchese
(Querceta di Seravezza e Forte dei Marmi), in Puglia a Foggia e
provincia (Cerignola) e nel barese (Gravina in Puglia), in
Abruzzo a L'Aquila e provincia (Tornimparte e Pratola Peligna) e
in Umbria a Terni e provincia (Sangemini) e nel perugino
(Foligno). Il poeta, scrittore e letterato Giosuè Carducci nasce
a Valdicastello di Pietrasanta (Lucca) il 27 luglio 1835 e
trascorre la sua infanzia a Bolgheri di Castagneto (LI).
Scriverà in una famosa lettera:"Quel tratto della Maremma che va
da Cecina (LI) a San Vincenzo (LI) è il cerchio della mia
fanciullezza e della mia prima adolescenza". La produzione
poetica è molto vasta: con le "Rime Nuove" raggiunge la fama
nazionale. Tra le composizioni in prosa si ricordano
"Confessioni e battaglie" e "Per la morte di Giuseppe
Garibaldi". Nel 1859 sposa Elvira Menicucci, dalla quale avrà
tre figlie ed un figlio (Dante, che morirà a tre anni e al quale
dedicherà i drammatici versi di "Pianto Antico"). Nel 1906 viene
insignito del premio Nobel per la letteratura. Muore nella sua
casa di Bologna nel 1907. Giosuè Carducci era figlio di Michele
Carducci, medico, e di Ildeganda Celli. La famiglia paterna era
originaria di Querceta di Seravezza (Lucca). I nonni paterni si
chiamavano Francesco Giuseppe Carducci e Lucia Galleni. |
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CAREDDA
CAREDDU |
Caredda è tipico del sud della Sardegna, mentre Careddu è molto
diffuso in tutta l'isola, anche se con grande prevalenza nella
parte centro settentrionale.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Caredda e Careddu sono cognomi sardi che sono rispettivamente il
diminutivo femminile e maschile dei cognomi
Cara o
Caru
= cara
e caro.
M. Pittau, Dizionario dei Cognomi di Sardegna, 1, p. 176. |
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CAREGNATO |
Caregnato è decisamente veneto, del vicentino, padovano e
veneziano, di Enego, Bassano del Grappa e Vicenza nel vicentino,
di Curtarolo e Padova nel padovano e di Noale nel veneziano,
dovrebbe trattarsi di una forma etnica dove il suffisso
-ato
indica provenienza,
riferendosi alla località trentina di Caregna. |
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CARELLA
CARELLI
CARELLO |
Carella,
estremamente diffuso in Puglia, ma con ceppi anche nel
palermitano, a Napoli ed a Roma, Carelli è un cognome del sud
sembra ci siano due ceppi uno in provincia di Cosenza e l'altro
in provincia di Bari, Carello. abbastanza raro, ha un ceppo nel
catanzarese ed uno nel torinese, dovrebbero aver avuto origine
dal nome medioevale Carella,
Carellus
(carino). Tra i personaggi di rilievo citiamo il pittore
Domenico Carella (1721-1813). |
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CAREMOLI |
Cognome
tipico milanese, può essere stato originato da un soprannome
derivato da una località di provenienza, quale Carema (TO) o più
probabilmente casa dei remoli (remolass = radici mangerecce)- |
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CARENA
|
Carena ha
un ceppo lombardo ed uno piemontese, il ceppo lombardo dovrebbe
derivare dal toponimo Carena nella Regione Valle Morobbia in
Svizzera. sul fronte svizzero del Lario, nobile casato estintosi
con il conte Carlo Francesco Carena la cui famiglia esercitava
dal 1711 la Signoria su due paesi dell'Alta Brianza, Annone e
Merone, nei pressi di Lecco, il cognome comunque non si estinse
in quell'occasione perchè l'imperatore Carlo VI di Asburgo
consentì all'unica figlia del conte Rosa Carena sposata con un
Aliprandi di trasferire al primo erede maschio sia il cognome
che il titolo ed il feudo. |
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CARENINI |
Carenini
è specifico del lecchese, di Calolziocorte, Torre de' Busi,
Carenno e Monte Marenzo, con presenze significative anche a
Milano e in provincia di Bergamo a Caprino Bergamasco, Cisano
Bergamasco e Ponteranica, si dovrebbe trattare di una forma
etnica del paese di Carenno nel lecchese, indicando
probabilmente che la famiglia era originaria proprio di quel
paese. |
|
CARENZI
CARENZIO
CARENZO |
Carenzi, il più diffuso, è un cognome lombardo originario della
zona compresa fra le provincie di Lodi, Cremona e Milano, molto
diffuso a Milano e San Colombano al Lambro nel milanese,
Carenzio, sempre lombardo, è caratteristico di Milano e Pavia,
Carenzo ha un ceppo nel vercellese a Vercelli e Stroppiana ed a
Gavi nell'alessandrino, con un ceppo anche a Genova, potrebbero
derivare dal nome Carentius,
nome di origine gallica, portato ad esempio dal Re dei Bretoni
nel 590, ma potrebbero anche essere stati originati da un
soprannome derivato da una località di provenienza, casa dei
Lorenzi. |
|
CARERA
|
Carera è decisamente lombardo, in particolare di Ghedi e Brescia
nel bresciano, di Milano, Bergamo e Crema nel cremonese,
potrebbe derivare da nomi di località, come quella citata in un
Breve investiture
dell'agosto del 1134 a Nuvolento nel bresciano: "...Secunda
pecia aratorea est a Campilgardo: a mane Albertus, a meridie
Inverardo, a sero Iohannes, a muntis Vitalis. Tercia pecia ibi
prope: a mane Vitalis, a meridie Martino, a sero Iohannes, a
muntis Inverardo. Quarta pecia est in Carera: a mane via, a
meridie Vitalis, a sero Vuido, a muntis Atto, sibique allie sunt
coerentes; et acceperunt pro investituram solidos decem et
octo...", ma, in alcuni casi potrebbe anche derivare da un
soprannome dialettale originato dal mestiere di
magister carrarius
(carrettiere)
svolto probabilmente dal capostipite, ipotesi che trova conforto
in una registrazione notarile del 1435: ".. item similiter
apparet quod pro quadam alia petia terre posita ad Rochetam, que
ad presens detinetur per heredes condam Johannis de la Bellonia
et pro quadam alia petia terre que destinebatur per magister
Simeonem Bojonum et a presens destinetur per Franciscum dictum
Carera. Et similiter pro quadam alia petia terre que est ibi
prope terram suprascripti magistri Simeonis soluta fuerunt
quartesia presbiteris Seravallis multis denique
considerationibus habitis quas brevitatis causa ommissimus...".
Troviamo tracce di questa cognominizzazione a Cassago Brianza
nel lecchese in un atto del 1571, dove, tra le parti acquirenti
di un bene immobile, figura anche un certo Angelo Carera. |
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CARERE
CARERI |
Cognomi che sembrerebbero originari di Reggio Calabria e
dovrebbero derivare dal toponimo Careri (RC).
integrazioni fornite da
Andrea (Milano)
potrebbe in parte avere alla base il toponimo reggino Careri, è
diffuso in Calabria 38%, Valle d'Aosta 20%, Lazio 14%, Piemonte
11%, etc. Il cognome reggino Carere risulta essere presente
nell'Italia nord-occidentale con il 37% delle occorrenze.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
CARERE, CARERI è cognome calabrese che origina dal calabrese
hareri,
siciliano careri
= tessitore,
entrambi dall'arabo harrar
= tessitore di seta.
Cfr. G. Rohlfs, Dizionario dei cognomi in Calabria, p. 66. |
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CARESANI |
Caresani
è un cognome tipico di Favè e Bleggio inferiore nel trentino,
dovrebbe derivare dall'etnico di Cares, frazione di Bleggio
Inferiore, probabile luogo d'origine della famiglia. |
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CARESTA |
Decisamente raro, dovrebbe essere originario della zona tra
Abruzzo e Lazio, potrebbe derivare da un nome di località come
Colle Caresto (PU), o anche da un soprannome legato al termine
dialettale caresta
(carestia). |
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CARESTIATO |
Carestiato è tipicamente veneto, di Venezia e di Treviso,
dovrebbe trattarsi di una forma patronimica tipicamente veneta,
dove il suffisso di appartenenza
-ato sta
per il figlio di,
riferito ad un capostipite il cui padre si fosse chiamato
Carisius
(vedi CARISI) |
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CARETTA
CARETTI
CARETTO
CARRETTA
CARRETTI
CARRETTO |
Caretta, abbastanza raro, sembra avere più ceppi, nel Lazio e
nell'aquilano, nel vicentino e nel tarentino, Caretti oltre al
nucleo a Verbania e dintorni, dovrebbe avere un ceppo nel
modenese, uno nel beneventano ed uno a Roma, Caretto, molto
raro, è tipico del Salento, Carretta è molto diffuso nel
parmense ed in Veneto, con un ceppo anche nel mantovano, ha un
ceppo nel napoletano, nel potentino, nel foggiano e nel barese,
Carretti è tipicamente emiliano, soprattutto dell'area reggiano,
modenese, con ceppi anche nel bolognese e fiorentino, Carretto
èp specifico del savonese e del Piemonte occidentale, dovrebbero
derivare da ipocoristici del cognomen latino
Carus,
del quale abbiamo un esempio con il famoso poeta latino Titus
Lucretius Carus (99 a.C. - 55 a.C.), ma in alcuni casi
potrebbero anche derivare da soprannomi attribuiti ai
capostipiti perchè di mestiere facevano i trasportatori a mezzo
di carri.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Caretti muove dal personale medievale
Carittus,
dal latino carus
«caro, gradito»,
presente anche in carte modenesi dal 1176. Fonte: F. Violi,
Cognomi a Modena e nel Modenese. |
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CAREZZANO |
Carezzano è tipico di Cassano Spinola e Novi Ligure
nell'alessandrino, dovrebbe derivare dal nome del paese
alessandrino di Carezzano a circa quattro chilometri da Cassano
Spinola, paese il cui toponimo dovrebbe derivare dal termine
ligure antichissimo car san,
con il significato di sito posto
in alto. |
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CARFAGNA
CARFAGNI
CARFAGNINI
CARFAGNINO
CARFAGNO |
Carfagna sembra avere un nucleo importante nel Lazio, e ceppi
nel Piceno, in Abruzzo, nel Molise, nel napoletano e nel
foggiano, Carfagni è assolutamente rarissimo, Carfagnini è
caratteristico dell'area molisano abruzzese, di Scanno e Sulmona
nell'aquilano e di Montorio nei Frentani nel campobassano, con
un ceppo anche a Roma, Carfagnino, quasi unico, parrebbe
laziale, Carfagno sembra essere tipico di Montella
nell'avellinese, potrebbero derivare, direttamente o tramite
ipocoristici, dal nome latino
Carfanius, di cui abbiamo un
esempio in una lapide dell'anno 345: "Veneri Aug(ustae) sacr(um)
/ T(itus) Carfanius T(iti filius) Pol(lia tribu) Barbarus /
Ti(berius) Claudius Spuri (filius) Papir(ia tribu) Timonianus /
promagistri soc(iorum) IIII p(ublicorum) Afric(ae)
dedic(averunt) / Venustus vilicus aediculam ab solo de suo
ref(ecit)", o anche da nomi di località come Carfagna nel
Molise, ma è pure possibile che derivino in alcuni casi da
soprannomi legati al vocabolo dialettale abruzzese
carfagna
indicante una tipica lana nera delle montagne tra Puglia ed
Abruzzo. Troviamo tracce di questa cognominizzazione nella
seconda metà del 1200 con Petrus Carfagnus o de Carfagno
feudatario angioino in Irpinia, e con i Carfagna feudatari di
Poggio Sannita (IS) nel XVI° secolo e nel 1515 con un Salvitto
Carfagna che acquista da Bartolomeo Carafa il Castello de' Pizzi
di Palena (CH). |
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CARFI
CARFÌ |
Carfi è assolutamente rarissimo, potrebbe essere di origine
calabrese e derivare dal toponimo Carfidi, che ha dato origine
all'attuale Carfizzi (KR), Carfì è invece specifico del
ragusano.-
integrazioni fornite da
cav. prof. G.ppe Carfì di Serra Rovetto Boscopiano
Carfì
è cognome normanno dall'inglese carf = scultore in legno, vedi
Geoffrey Chaucer, nato tra il 1340 e il 1345, il Dante Alighieri
inglese, I Racconti di Canterbury, gruppo A, verso 100; in
inglese moderno carv. Altri studiosi farebbero derivare il
cognome Carfì dal greco chiodo (Kάρφιόν) = Carfì, per assonanza
delle due parole in Magna Grecia; più che altro per il fatto che
ivi viveva un ramo dei Carfì (don Guillelmus). Tale stirpe
proveniente prima del 1145 (atti di vendita di terreni a Scordia
di Catania, citati dal Garufi in Documenti Inediti dell'Epoca
Normanna, Palermo 1899) dalla Normandia, stanziatasi nella
Contea di Modica (al 90% l'attuale provincia di Ragusa) a
Chiaramonte Gulfi, ove fiorì con un Magnifico Nicolò, che con la
sua famiglia fu tra i primi abitanti di questa cittadina, si
estinse in questa località nel sec. XV. I fasti di questa
illustre Famiglia, i cui componenti ebbero sempre il trattamento
di Magnifico erano ricordati in una lapide sepolcrale
(attualmente esistente sotto all'attuale pavimento di marmo che
ha ricoperto tutto all'inizio del 1800) eretta nella Chiesa
Madre nel 1572, come ricorda nel libro Famiglie Storiche
Chiaramontane del 1903 il Barone Corrado Melfi di S. Maria. Il
ramo chiaramontano ebbe nel sec.XVIII un Pietro, un Simone ed il
fratello sac. Simone. Due rami di questa prosapia erano già
passati a Ragusa e a Vittoria, ed un altro ramo a Santa Severina
(Crotone) nel 1326, ove risiedeva Don Guillelmus Carfì (Vendola,
Rationes Decimarum Italiae, sec. XIII e XIV, anno 1939), dal cui
nome nacquero in zona le città di Carfizzi, Carfici, Carfidi.
Anche a Ragusa ebbero il trattamento di Magnifico già prima del
1540. Alfonsina figlia del Magnifico Pietro, sempre nel 1540,
contrasse nozze con Antonino Ventura, nobile modicano. Un
Giovanni appare con il titolo di Magnifico dal 1572 al 1600. Un
Nicolò fu Mastro Notaro nel 1644.
Una Giovannula sposò il Barone Serravalli ed una Margherita il
Giureconsulto Mariano de Mulé. Qui, dal matrimonio del Magnifico
Gaetano Carfì con Carmela Lami, nacque il 2.6.1772 Concetta
Marcellina, sposatasi con il nobile ragusano Angelo Geronimo
Rosario Cappello (Archivio Chiesa di S. Giorgio a Ragusa Ibla).
Anche a Vittoria, ebbero il trattamento di Don (Don Emanuele,
Donna Maria (atti di nascita del figlio Giuseppe nel 1865),
ecc.) ed è citata più volte nel libro Memorie Storiche di
Vittoria del 1877 del barone Paternò Castello di Pozzobollente.
Nei primi anni del 1600 su territori del Comune di Chiaramonte
Gulfi e di Comiso, fu fondata la città di Vittoria. I Carfì
abitavano già, prima di tale fondazione, nel territorio Serra
Rovetto e nel Feudo Boscopiano (zone di Vittoria), come
attestano antiche mappe, ed anche le attuali (2004) carte
topografiche dell'I.G.M., Istituto Geografico Militare), carte
ufficiali d'Italia, territorio a quel tempo di Chiaramonte
Gulfi). Erano Guglielmo Carfì, che nel febbraio 1586 ricevette
"salmas duas terrae in Feudo Nemoris (Bosco) Plani in contrata
de Sabugi, confinantes cum via per lo Comiso", e Filippo Carfì
che ricevette altre "salmas duas terrae in Feudo Nemoris Plani,
in contrata Pirayno, confinantes cum via per lo Biscari (Acate),
(in: Francesco Ereddia, Vittoria Storia e Tradizione, vol.II, La
Contea di Modica, I Feudi Cammarana, Boscopiano e Dirillo,
sec.XV e XVI, edizioni del Comune di Vittoria, e Archivio di
Stato di Modica) I Carfì contribuirono validamente alla
Fondazione della Città di Vittoria (Colonna, figlia di
Marcantonio) - da non confondersi con la poetessa -, moglie del
Conte Henriquez Cabrera, vicerè di Spagna in Sicilia, nella
Contea di Modica, fondatrice della città il 24 aprile 1607 nel
territorio di Boscopiano, con Giuseppe nel 1614 (concessione n.
37), Martino il 19.10.1616 (conc. n. 172), Vito nel 1617 (conc.
n. 189, Archivio di Stato di Modica). Qui un fratello di Don
Emanuele, Giambattista, entrambi figli di Marcello, si sposò nel
1763 con Felicia Manciapani. Il ramo di Don Emanuele, diede
luogo ad altri rami: Carfì Pavia, Carfì Scalone (ramo estinto),
Carfì Ingallina poi diventato Carfì Linares, tutti con doppi
cognomi anagrafici. Il primo Giurato di Vittoria fu appunto
Giuseppe Carfì (Barone Paternò Castello, Memorie Storiche di
Vittoria, dal 1609 al 1799, edizione 1877), discendente
dall'altro Giuseppe (1614), e che sempre il Paternò, a pag.30
cita che un documento del 1763 "contiene le firme dei Primari
del luogo , tra cui Giuseppe Carfì di certo discendente dal
seniore Giuseppe, primo Giurato di Vittoria", che figura come
uno dei primi firmatari dell'accordo territoriale del 1614
(assegnazione gratuita di quasi 4 ettari di terreno, case ed
esenzione delle tasse per 15 anni). Lo stemma Carfì é citato
dal Pluchinotta a pag. 25 del Blasonario della Contea di Modica
pubblicato a Siracusa nel 1934, e sempre dallo stesso autore é
l'articolo pubblicato nel 1932, anno XXX della Rivista del
Collegio Araldico, ove cita ancora lo stemma. Attualmente la
famiglia, che ha depositato entrambe le Armi (stemmi), vistate
dal Ministero dell'Industria con copyright ed anche dal
Ministero di Grazia e Giustizia Spagnolo, e la cui riproduzione
non autorizzata raffigura reato, con richiesta di danni civili)
é rappresentata dal barone cav. prof. Giuseppe Carfì di Serra
Rovetto Boscopiano (tale anagraficamente).
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Carfì è cognome siciliano che deriva dal greco 'karfì'
= chiodo.
Rohlfs 63. |
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CARFORA |
Specifico
della zona che comprende il casertano ed il napoletano, tracce
di questo casato si trovano a Napoli fin dal 1300, nel dicembre
1558 viene annoverata fra le famiglie nobili del Regno. |
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CARGNEL
CARGNELLI
CARGNELLO |
Cargnel è molto raro e sembra abbia due nuclei, nel goriziano e
nel bellunese, Cargnelli è friulano, Cargnello è tipico
dell'udinese, deriva dall'etnico
carnellus
(abitante della Carnia),
in un documento scritto a Cividale (UD) verso la fine del XII
secolo si parla di un certo Johannes Carnellus. |
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CARGNELUTI
CARGNELUTTI |
Molto
raro Cargneluti, un pò meno Cargnelutti, sono specifici
dell'udinese dell'area di Gemona in particolare, derivano
dall'etnico dialettale Cjargnél (abitante della Carnia). |
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CARIA
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Specifico sardo che potrebbe derivare dal nome del monte Caria,
presso Teulada (CA), con un ceppo anche nel catanzarese che
dovrebbe derivare dal toponimo Caria (CZ), dovrebbe derivare da
Karya, nome di una regione dell'Anatolia, ma è pure possibile
che derivino dal cognomen latino Carus (vedi Caro). Un
principio di questa cognominizzazione si trova nel 1700 con
l'erudito Pasquale De Caria di Squillace.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CARIA: carìa
o meglio
carîa (nasale), sta per
carina
> canina.
Sa carîa
è l'orata,
dal genovese canina,
dal latino canina.
Non conosciamo il motivo per cui è stato dato il cognome,
qualsiasi ipotesi, priva di certezza, potrebbe rivelarsi banale!
È presente comunque nei documenti della Sardegna Medioevale. Tra
i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figurano:
Caria Francisco, ville Ecclesiarum. ** Villa Ecclesiarum.odierno
Iglesias. Et ego De Nelli Pelipaparius Ludovicus, civis et
habitator terre et Ville Ecclesiarum.sindicus, procurator
universitatis Ville Ecclesiarum.seu a Formenyino Joanne,
capitano, camerlengo Ville Ecclesiarum di Sigerro. Omnibus
habitatoribus dicte terre Ville Ecclesiarum, congregatis in
Curia Magna.in posse Virde Andree, quondam Virde Joannis de
Civitate Sasseri.nona die januarii 1388.; Caria Guantinus - de
Aristanni. *** Aristanni: elenco dei nomi dei firmatari della
PETIZIONE. Omnes cives mercatores et habitatores dicte
civitatis.nisi pastores bestiaminum et quorum dificulter
demorari non poterant.congregati. Porta la data : die XIIII
mensis Januarii M°. CCC°. LXXXVIII° et etc. ; Caria Joanne,
ville Ecclesiarum; Caria Lazarino, jurato ville Ersorra. *
Ersorra. Erjorra o ersorra Riola Sardo. Campitani Majoris; Caria
Pellegrino, ville Ecclesiarum; Caria Petro, ville de Sardara. **
SARDARA MONTIS REGALIS...11 GENNAIO 1388, et ego...Gadulesu
Margiano habitator ville Sardara, sindicus actor et procurator
universitatis Contrate Montis Regalis et villarum et etc. In
posse Virde Andrea, Virde Joanne, de Civitate Sasseri, notarii
publici, die XI Januarii 1388. Il cognome Caria è presente in
348 Comuni italiani, di cui 126 in Sardegna: Alghero 263,
Cagliari 244, Villanovaforru 27, Villasor 9, etc. Ricordiamo
comunque che nella uscita Carîa = Carina, è esclusivamente
sardo. |
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CARIANI
CARIANO |
Cariani è specifico dell'area emiliana che comprende il
modenese, il bolognese ed il ferrarese, con un ceppo anche nel
romano e nel latinense, Cariano, estremamente raro, sembrerebbe
avere qualche presenza nel grossetano ed un piccolissimo ceppo a
Santa Severina nel crotonese, potrebbe trattarsi di forme
etniche riferite alla Karya
una regione anatolica dalla quale vi fu una massiccia evasione
di profughi che scappavano nel XIV° secolo dai turchi invasori. |
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CARIATI |
Cariati è
specifico del cosentino, di Torano Castello in particolare, ma
ben presente anche a Rossano, Cosenza e Longobucco, dovrebbe
derivare dal toponimo Cariati nel cosentino, ma si potrebbe
anche trattare di forme etniche relative ai paesi di Caria nel
catanzarese, nel valentiano e nel messinese. |
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CARIBONI |
Cariboni è tipicamente lombardo, del lecchese, di Bellano,
Dervio e Lecco, con presenze anche nel bergamasco a Treviglio, e
Ponte Nossa, dovrebbe derivare dal nome medioevale Caribonus, di
cui abbiamo un esempio d'uso a Schignano nel comasco in un atto
del 1300: ".. Albertino di fu Arico de Ultramontibus, Caribonus
Cervellonus di fu Gerardo Cuellono di Schignano, Bertramolo di
Lafranco de Cullino , omnes consiliarii di detto comune et
vocalles. ..", tracce di questa cognominizzazione le troviamo a
Dervio nel lecchese in una registrazione cinquecentesca della
locale preppositura dellj S.ti
Apostolj Pietro et Paulo: "...
Una pezza di terra campiva prativa et vidata con una pianta de
maroni et una de castagne de pertiche una et più dove se dice a
Sedeyo alla qual coherentia da mattina l'herede de Andrea
Caribone da mezo dì in parte Baldessare Cattani et in parte ms
Boldo Polidor Boldoni da Bellano da nullora il medemo S.r
Polidor da nullora li heredi de Gregorio Aganuzzi ...". |
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CARICAMAZZA
SCARICAMAZZA |
Caricamazza è praticamente unico, Scaricamazza, molto molto
raro, ha presenze nel teramano e nel romano, dovrebbe derivare
da un soprannome medioevale basato sul termine medioevale
germanico maza
(tavolo da pranzo)
ad indicare probabilmente nei capostipiti dei camerieri o dei
valletti. |
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CARICATI
CARICATO |
Caricati
ha un ceppo ad Andria nel barese ed uno in Basilicata, a
Latronico, Potenza, Castelsaraceno e Marsico Vetere nel
potentino ed a Policoro nel materano, Caricato è tipicamente
pugliese di Lecce, Campi Salentina, Lequile, Monteroni di Lecce,
Carmiano, Cavallino, Novoli e San Pietro in Lama nel leccese, di
Gioia del Colle e Bari nel barese e di Foggia, con presenze
anche in Calabria a Rossano e Fagnano Castello nel cosentino ed
a Villa San Giovanni nel reggino, dovrebbero derivare da un
soprannome originato dal fatto di svolgere un mestiere di
scaricatore, o dal fatto di essere ricchi di impegni, anche
forse nel senso che i capostipiti fossero oppressi dai debiti. |
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CARIDDI
CARIDI |
Caridi è molto diffuso nel reggino e nel messinese, Cariddi,
molto più raro, ha un piccolo ceppo nel reggino ed un nucleo nel
Salento, potrebbero derivare da Cariddi, il nome del gorgo
impersonificato da un mostro marino che divide l'Italia dalla
Sicilia nello stretto di Messina, o dalla località di Caridi
sull'Aspromonte in Calabria, ma è pure possibile una derivazione
da soprannomi connessi con il vocabolo dialettale
cariddi (cari).
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Caridi è cognome calabrese e siciliano derivato dal greco 'karýdi'
= noce.
CARIDDI viene invece dalla voce latina
Charybdis
< greco Χάρυβδις. |
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CARIDEI
CARIDEO
CARISDEO |
Caridei è tipico di Napoli, Carideo ha un piccolo ceppo a
Pennapiedimonte e Guardiagrele nel teatino, qualche presenza nel
Gargano ed un piccolo ceppo a Pietradefusi nell'avellinese ed a
San Nicola Manfredi nel beneventano, Carisdeo è estremamente
raro, sembrerebbe originario del Gargano, di Rodi, Ischitella e
Carpino, dovrebbe derivare da nomi gratulatori medioevali con il
significato di Caro a Dio,
nelle Grazie di Dio,
ma non si può escludere una derivazione da nomi di località,
come quella citata in quest'atto del 1042 a Melfi in Basilicata:
".. Eidem (iusticiario Basilicate). Cum in massaria nostra
Caride existente prope Lacupensilem preter furnum, qui est in
ea, furnum alium de novo provideamus faciendum, ut, nobis apud
Lacupensilem feliciter existentibus, panis in eo ad opus nostri
hospicii dequoquatur, ...precimus, quatinus...furnum unum in
domibus ipsius massarie fieri facias in ea altitudine
magnitudine et capacitate, quod per furnum ipsum die quolibet
dequoqui possint inter duas vices in pane facto frumenti salme
6, videlicet qualibet vice salme 3..", troviamo tracce di queste
cognominizzazioni fin dagli inizi del 1700 in una relazione del
Razional Carideo, Commessario del Regio Cedolario, che, nel 1729
scrive che: ".. avendo data fuora la Relazione ordinatagli, si
fè carico delle pretensioni dell'una parte e l'altra, e di una
copia di Diploma del Re Ferdinando colla data di Sarno del dì 1
Aprile 1472 presentata negli atti, e riferì: "Che tal Molino
affatto non costava la qualità feudale; accagionchè i quindemj
pagati alla Regia Corte dall'anno 1500 per tutto l'anno 1710
pagati si erano per la sola giurisdizion criminale; né per lo
Molino vi era alcuna Concessione Reale, né si era pagato mai
alcun quindemio. Circostanze tutte, senza le quali non poteasi
riputar feudale ..". |
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CARIELLO
CARILLO |
Cariello è tipico dell'area campana, soprattutto del salernitano
di San Giovanni a Piro, Roccagloriosa, Buccino e Salerno e di
Napoli, con un grosso ceppo che sembrerebbe primario nel barese
a Bitonto, Barletta, Altamura e Bari, Carillo è specificatamente
campano, del napoletano, di San Giuseppe Vesuviano, Terzigno,
Ottaviano, Napoli, Torre del Greco, Torre Annunziata,
Poggiomarino, Boscoreale, Castellammare di Stabia, Nola e
Sant'Antonio Abate, e di Sarno, Salerno e Scafati nel
salernitano, si dovrebbe trattare di modificazioni dialettali
del nome ed ipocoristico medioevale
Carellus
(vedi CARELLA), ma è pure possibile che derivi dal termine
dialettale carriello
(carretto)
identificando il mestiere di carradore svolto dal capostipite,
un riferimento che ci fa rutenere concreta questa ipotesi lo
troviamo in un inventario di beni post mortem del 1609 a Solofra
(AV) : "..Item, da Prospero de Angelo de lo Cariello Guarino
ducati 3 per obbliganza...". |
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CARIFE
|
Carife,
praticamente unico è campano, dovrebbe derivare dal nome del
paese di Carife nell'avellinese, che dovrebbe derivare dal
latino Callifae per rotacismo, a sua volta derivato dal greco
calè yfe (bella posizione). |
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CARIFI
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Carifi è
tipico di Visciano nel napoletano, dovrebbe derivare dal nome
del paese di Carifi, una frazione di Mercato San Severino nel
salernitano. |
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CARIGLIA
CARIGLIO |
Cariglia è specifico del Gargano, di Vieste in Particolare,
Cariglio, praticamente unico, dovrebbe essere una forma alterata
del precedente, che dovrebbe derivare da un soprannome basato
sul termine dialettale cariglia
(cerro),
un tipo di quercia di cui è molto ricca la Foresta Umbra nel
Parco Nazionale del Gargano. |
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CARIGLIANO |
Carigliano, assolutamente rarissimo, è specifico del messinese,
dovrebbe stare ad indicare la provenienza del capostipite dal
paese di Cariglio nel cosentino. |
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CARIGNANO |
Carignano
è tipico del Piemonte occidentale, di Torino, Rivalta di Torino,
Pinerolo e Cavour nel torinese e di Saluzzo e Cuneo nel cuneese
e di Livorno Ferraris nel vercellese, dovrebbe derivare dal nome
del paese di Carignano nel torinese, probabile luogo d'origine
dei capostipiti. |
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CARIMI
|
Carimi, ormai quasi scomparso in Italia, dovrebbe essere
originario della Sicilia, in particolare del messinese e del
palermitano, potrebbe derivare da un'alterazione dialettale del
nome del paese siciliano di Carini nel palermitano, o anche da
un nome o soprannome grecanico per
grazioso. |
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CARINA
CARINI
CARINO |
Carina sembrerebbe avere due ceppi uno in provincia di Messina
ed uno in provincia di Brescia e di Cremona, presente in
tutt'Italia a macchia di leopardo Carini, campano calabrese
Carino. Tutti questi cognomi dovrebbero aver avuto origine dal
cognomen latino Carinus,
il ceppo siciliano dei Carini, presenti soprattutto nel
palermitano, può derivare dal toponimo Carini nel palermitano. |
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CARINELLI |
Molto raro è tipico del sudmilanese e del lodigiano, deriva da
un vesseggiativo del cognomen latino Carinus portato ad esempio
da Marcus Aurelius Carinus (250-285d.C.) fatto imperatore di
Roma nel 283.
integrazioni fornite da
Mario Carinelli
Le origini della famiglia Carinelli si perdono a S Angelo
Lodigiano, ai tempi dell'occupazione spagnola del milanese. |
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CARINGI |
Caringi è
specifico del Lazio, di Sora, Isola del Liri e Castelliri nel
frusinate, di Roma e Segni nel romano e di Terracina nel
latinense, potrebbe derivare dal nome della zona della valle del
Fosso di Caringio nel latinense, forse il luogo d'origine dei
capostipiti. |
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CARIO
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Il
cognome Cario ha un ceppo a Napoli ed uno nel catanzarese a
Falerna, Nocera Terinese e Lamezia Terme, dovrebbe derivare dal
nome latino Carius,
inteso come comparativo dell'aggettivo
carum (caro,
amato), ne vediamo l'uso negli
scritti del poeta latino Catullo: "..Quinti, si tibi vis oculos
debere Catullum aut aliud si quid carius est oculis, eripere ei
noli, multo quod carius illi est oculis seu quid carius est
oculis...", anche quando parla della sua amata Lesbia: "..Si
quicquam cupido optantique obtigit umquam // insperanti, hoc est
gratum animo proprie. // quare hoc est gratum nobis quoque,
carius auro // quod te restituis, Lesbia, mi cupido. ..", nome
probabilmente attribuito ai capostipiti, meno probabile, ma non
impossibile, una derivazione da un soprannome originato dal
termine greco κάρυον karyon (noce),
dobbiamo però considerare che in epoca latina il frutto della
noce veniva considerato come portatore di saggezza, quindi un
soprannome del genere, che si sarebbe dovuto pronunciare come
Karuo,
e non Kario,
avrebbe potuto essere l'equivalente de
il saggio. |
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CARIOLA |
Cariola ha un ceppo lombardo, uno nello spezzino, uno nel barese
ed uno nel catanese, si dovrebbe trattare di matronimici da
forme ipocoristiche modificate del nome
Carola,
ma è pure possibile una derivazione da soprannomi originati dal
termine arcaico cariola
(carriola),
non è da escludere anche la possibilità di una derivazione da
toponimi. Tracce di questa cognominizzazione le troviamo ad
esempio a Brescia in una Carta
investiture del marzo 1222:
"...Ego Baldoynus quondam domini Ugonis de Casalialto sacri
Pallatii notarius, coram suprascripto domino Petro Amadeo iudice
et consule iusticie Brixie, una cum suprascripto Bonifacino
Cariola et infrascripto Venturino notaris, autenticum huius
exempli vidi legi et abscultavi ...". |
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CARION
CARIONE
CARIONI |
Carion, molto raro, ha piccolissimi ceppi a Ferrara, Rovigo e
nel padovano, in particolare a Solesino, Carione, altrettanto
raro, ha presenze nel napoletano, salernitano e barese, mentre
Carioni, il più diffuso, è tipico del basso bergamasco e
soprattutto del cremonese, di Trescore Cremasco e Crema, con
ceppi anche a Milano, Lodi e Turate nel comasco, dovrebbero
derivare da forme accrescitive, anche dialettali, basate sul
nome latino Carius
(vedi CARIO). |
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CARIOTA
CARIOTI
CARIOTO |
Cariota, estremamente raro, parrebbe siciliano, Carioti ha un
ceppo calabrese a Catanzaro, Sant`Andrea Apostolo dello Ionio
(CZ) e Isola di Capo Rizzuto nel crotonese, con un ceppo
importante anche a Roma, Carioto, molto molto raro, parrebbe di
Palermo e del palermitano, si dovrebbe trattare di vari aspetti
di una forma etnica della città di Karya sull'isola di Lefkada
nelle Isole Ionie, ma , in alcuni casi, potrebbe anche riferirsi
alla Karya, nome della regione dell'Anatolia prospiciente
l'isola di Rodi ed indicare famiglie cristiane fuggite ai turchi
all'epoca dei conflitti degli stessi con Venezia e le flotte
europee.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Carioti è un cognome calabrese e siciliano, è un etnico dal
toponimo Carìa,
presente in provincia di Catanzaro e di Vibo Valentia. |
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CARISI
CARISIO
CARRISI
CARRISIO |
Carisi è tipico di Chioggia (VE), Carisio, estremamente raro, è
tipico della zona tra Pavese,e Piemonte, Carrisio, unico, è
probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione, Carrisi è
specifico del Salentodovrebbero tutti derivare dal nomen latino
Carisius
o Carisus,
nelle Historiae di Tito Livio leggiamo: "...tam cum consilio
uenientibus, nisi Brigaecini prodidissent, a quibus praemonitus
Carisius cum exercitum aduenit..." e in un'antichissima lapide
romana si legge: "D(is) M(anibus) / M(arci) Carisi Maxi/mini
M(arcus) Caris(ius) Paca/tus fratri piissimo". |
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CARITA
CARITI
CARITO |
Carita è assolutamente rarissimo, Cariti, molto molto raro, ha
presenze in Calabria nel catanzarese e creotonese, Carito è
tipico del catanzarese, di Catanzaro, Montauro e Soverato,
dovrebbe trattarsi di forme etniche grecaniche riferite al paese
di Caria di Drupia nel vibonese, e di Accaria nel catanzarese,
sempre in Calabria, o anche a chi provenisse dalla
Caria,
una regione della penisola anatolica, posta di fronte all'isola
di Rodi, regione famosa perchè vi si trovava la città di
Alicarnasso, bisogna ricordare che la penisola anatolica era
anticamente chiamata Ionia perche abitata dallo stesso popolo di
razza greca, che diede il nome al nostro mare Ionio, o al
famosissimo capitello ionico usato nella prima epoca dagli
antichi greci, l'arrivo degli invasori turchi di razza mongola e
degli arabi, che uccisero e depredarono i popoli greci che
abitavano tutta l'Anatolia, costrinse moltissimi abitanti a
fuggire, per sottrarsi alla morte, riparandosi tra l'altro anche
in Calabria. |
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CARLA
CARLI
CARLINI
CARLINO
CARLONE
CARLONI
CARLUCCI
CARLUCCIO |
Carla, estremamente raro, sembrerebbe panitaliano, Carli è
diffuso in Toscana, nel Veneto ed in Emilia, diffuso in
tutt'Italia, con prevalenza al centro nord Carlini sembrerebbe
avere più nuclei, in provincia di Ferrara di Rimini, Genova, in
Umbria e nel Lazio, la presenza nel cagliaritano dovrebbe essere
di origine ligure, Carlino è presente a macchia di leopardo in
tutt'Italia, Carlone è molto diffuso in Puglia, in particolare
nel barese, ed in Basilicata, nel potentino, ha ceppi in Abruzzo
e Molise ed a Roma, diffuso in tutto il centro Carloni, mentre
Carlucci appare provenire dal sud e precisamente dalla Puglia e
Basilicata, Carluccio, tipico di Campania, Basilicata e Puglia,
è soprattutto tipico della penisola salentina. Tutti questi
cognomi derivano, direttamente o tramite ipocoristici o
accrescitivi, dal nome medioevale
Carolus,
Carola
che è una latinizzazione del germanico
Karl (uomo
libero). |
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CARLE
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Carle
sembra originario del cuneese, della zona di Barge, con
ramificazioni anche a Bagnolo Piemonte e Fossano e nel savonese
a Cairo Montenotte, potrebbe derivare per apocope dal nome del
paese di Carlevere nel cuneese. |
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CARLENTINI |
Specifico
di Carlentini (SR) prende il nome da quel toponimo, ed è quindi
successivo alla seconda metà del 1500, la presenza di questo
cognome in altre località d'Italia è dovuta al fenomeno della
migrazione. |
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CARLEO
|
Carleo è tipico del salernitano e delle vicine province di
Napoli e Potenza, dovrebbe derivare dal nome composto
Caroleo,
Caroleonis, una fusione dei
nomi Carolus
(Carlo)
e Leo
(Leone),
è pure possibile una derivazione dal nome greco
Karalea. |
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CARLESI |
Carlesi è molto presente in Toscana, soprattutto nel fiorentino,
nel pratese, nel pistoiese e nel livornese, si dovrebbe trattare
di una forma patronimica in -esi
, il cognome dovrebbe quindi riferirsi ai figli di un tale
Carlo, troviamo tracce di questa cognominizzazione nel 1600 a
Castelbellino nell'anconetano, dove una tale Carlo Carlesi è
notaio dal 1618 al 1625. |
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CARLESSI
CARLESSO |
Carlessi è molto raro ed è tipico bergamasco, Carlesso un pò
meno raro è decisamente specifico della zona tra vicentino e
trevigiano, si dovrebbe trattare di forme patronimiche in
-ssi e
-sso che derivano da una modificazione dialettale del
nome Carlo, i cognomi si dovrebbero perciò riferire ai figli di
un tale Carlo, troviamo tracce di questa cognominizzazione nel
1600 in un atto che cita una famiglia Carlesso a Roman d'Asolo
(TV). |
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CARLETTA
CARLETTI
CARLETTO |
Carletta ha piccoli ceppi nel maceratese, nel teramano, nel
leccese ed un ceppo più consistente in Sicilia a San Cataldo nel
nisseno, Carletti è diffusissimo in tutto il centronord,
Carletto sembra avere due nuclei, tra cuneese e torinese ed uno
nel veronese e zone limitrofe, derivano da una forma
ipocoristica del nome Carlo
o Carla. |
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CARLIN
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Tipico
veneto, potrebbe essere originario del Trentino, deriva dal nome
medioevale Carolus, di questa forma si ha traccia ad esempio nel
1400 come si può leggere in questo testo conservato
nell'Archivio militare Estense riguardante una battaglia
avvenuta nel rovigoto: "...Et li custodi, volendo defendersi da
una parte, sopravene Thomaso da Imola et Carlin, Capetanij di
fanterie, homeni molto valorosi et animosi...". Tracce di questa
cognominizzazione si hanno nel 1700 a Teglio Veneto (VE) con il
Gastaldo ed esattore Agnolo Carlin. |
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CARLOMAGNO |
Carlomagno ha un ceppo a Roma, un nucleo principale nel
potentino, a Lauria soprattutto, con diramazioni nel cosentino
a Cerchiara di Calabria e con un ceppo anche nell'iserniese ad
Agnone ed Isernia, può derivare sia dal nome medioevale
Carlomagno
entrato nell'uso soprattutto in meridione a memoria
dell'imperatore, sia, anche se molto meno probabile, da un
soprannome originato dal nome Carlo con l'attributo di Magno
dato per la prestanza fisica o con fini scherzosi. |
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CARMAGNANI |
Carmagnani è decisamente del veronese, dovrebbe derivare da
modificazioni dialettali del nome latino
Carminianus,
ma è pure possibile una derivazione da toponimi come Carmignano
o Carmignano sul Brenta, entrambi del padovano. |
|
CARMELA
CARMELI
CARMELO |
Carmela è quasi scomparso, Carmeli, molto raro, dovrebbe essere
della zona appenninica ligure emiliana con un ceppo anche nel
bresciano, Carmelo, assolutamente rarissimo, è tipico
napoletano, dovrebbero tutti derivare dal nome
Carmelo,
ma anche dalla vicinanza dell'abitazione del capostipite con un
carmelo
o convento,
o anche da località contenenti la radice Carmelo, come Monte
Carmelo o simili. |
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CARMENATI |
Carmenati
è specifico di Fabriano nell'anconetano, dovrebbe stare ad
indicare la provenienza del capostipite da una contrada o una
pieve dedicata alla Madonna del Carmine. |
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CARMIGNANI |
Carmignani, decisamente toscano, del fiorentino in particolare,
dovrebbe derivare dal toponimo Carmignano (PO), ma è anche
possibile una derivazione dal nomen latino
Carminianus
di cui abbiamo un esempio in Ulpius Carminianus Claudianus, che
militò sotto Marco Aurelio. |
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CARMIGNANO |
Carmignano è tipico del sud, di Napoli e del tarentino, dovrebbe
derivare o dal nomen latino
Carminianus (vedi CARMIGNANI) o
anche dall'essere il capostipite un liberto o un contadino al
servizio di un Carminius. |
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CARMINATI |
Tipico dell'area
centro settentrionale della Lombardia, dovrebbe derivare da un
soprannome stante ad indicare quanti lavorassero o fossero
comunque collegati con il santuario o delle terre del Carmine
(nome diffusissimo in Lombardia tra le comunità religiose).
integrazioni fornite da
Dott. Flaviano Carminati
Antichissima famiglia le cui più remote notizie provengono da un
breve di Papa Giovanni XVIII diretto a Pietro Carminati di
Valbrembilla in data 6 Gennaio 1006 col quale, tra gli altri
privilegi, si concedeva a Giacomo suo figlio, Canonico, la
successione nel vescovato di Bergamo, aggiungendo che ognuno
della stirpe dei Carminati portasse di diritto il titolo di
Conte e Cavaliere. Il pontefice dichiarando ciò concedergli, per
il "mostrato valore contro nemici della fede in Christo, ad
ampliatione della stessa, & distruttione de gl'idoli, si
manifesta della predetta progenie de Carminati uscito, dicendo
nel breve: "Concedimus, et mandamus per presentes ad hanc
propaginem tuam, quia ex ipsa originem traximus". Ex copia
brevis antiquis. In Pergam. Campidoglio de Guerrieri. Questa
famiglia ha avuto per molti secoli una particolare rilevanza
nelle vicende del suo territorio. All'epoca delle fazioni, i
Carminati parteggiando pei Ghibellini, combatterono i Guelfi e
sfidarono perfino l'ira del Duca di Milano e della Repubblica
Veneta. Questa impadronitasi della città di Bergamo e suo
territorio, nel 1443 distrusse tutti i villaggi della valle, e
così i Carminati costretti a prender l'esilio, si rifugiarono in
gran parte a Milano, dove dividendosi in tre grandi linee,
formarono tre differenti case, cioè quella detta dei Bergamini
Conti di San Giovanni in Croce, quella vissuta in Vigevano col
cognome di Brambilla decorata da Carlo VI Imperatore del titolo
Marchionale; e la terza tutt'ora fiorente in Milano col nome di
Carminati di Brambilla ascritta a quel patriziato nel secolo
XVIII°. Si diffusero inoltre a Genova, Verona e Venezia, nella
qual ultima città vennero ascritti al patriziato nel 1687. Il
cognome deriva probabilmente dal latino "Carminator", per
identificare un nucleo famigliare addetto alla lavorazione della
lana, trasformatosi poi in "de Carminatis" , ma uno studio
approfondito dello stemma di questa famiglia, raffigurante il
Carrus-Minians, potrà forse fornire ulteriori elementi
sull'origine di questo antichissimo cognome. (Carrus-Miniatus
era il carro simbolo della città di Milano che, sotto forma di
"Carrochium", nel secolo XII accompagnò i Milanesi nelle loro
battaglie di cui non si conoscono le origini e del quale a
tutt'oggi non esistono ancora disegni o descrizioni precise). |
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CARMINE
DI CARMINE |
Carmine è specifico del Verbano, zona di Cannobbio e Cannero
Riviera (VB), ha un nucleo, probabilmente non secondario, nel
milanese, Di Carmine invece ha un ceppo tra Piceno, teramano e
pescarese ed uno nel romano, dovrebbero derivare da nomi di
località caratterizzate dalla presenza di chiese, cappelle o
monasteri dedicati alla Madonna del Carmine, o da toponimi come
Carmine di Cannobbio (VB), Carmine di Ripatransone (AP), Villa
Carmine nel pescarese e molti altri..
integrazioni fornite da
Juan Manuel Carmine
Il cognome trae origine dal nome di battesimo Carmine, che
rappresenta una variante di Carmelo, dal Monte Carmelo in
Palestina. Il Monte Carmelo infatti è un promontorio che si
estende dal Golfo di Haifa, sul Mediterraneo, fino alla pianura
di Esdrelon, nella terra di Ges.. Dopo la data dell'anno 1000,
alcuni pellegrini e soldati delle crociate rimasero sul Monte
Carmelo per vivere come era vissuto il
profeta Elia, e costruirono una chiesetta dedicata alla Vergine
Maria. Verso il 1150 finalmente si organizzarono a vita comune e
si ebbero dei monasteri carmelitani che, col ritorno dei
crociati, si moltiplicarono anche in occidente e precisamente in
Sicilia ed in Inghilterra. Nacquero allora numerose chiese
intitolate alla Madonna del Carmine (o Carmelo). Probabilmente
il nome si diffuse in maniera capillare attraverso l'Italia
arrivando in Piemonte, dove diventò il nome di un paese (Carmine
di Cannobio) e in seguito anche un cognome. |
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CARNABUCI |
Originario del messinese, deriva probabilmente da un termine
dialettale.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Carnabuci è un cognome di Messina ma anche calabrese e
napoletano. Viene dalla voce dialettale 'carnavuci'
= pisello africano, frutto del
Lotus edilis. Rohlfs 64. Veniva
anche chiamato 'carnabusci'
o 'curniceddi di manciari'. |
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CARNALE
CARNALI |
Carnale è laziale, di Supino nel frusinate e del romano, Carnali
ha un ceppo nella zona che comprende il pesarese, l'anconetano,
in particolare a Jesi, Ostra Vetere e Montecarotto, ed il
perugino, con un ceppo anche nel romano e latinense, l'origine
di questi cognomi potrebbe essere da un soprannome tardo
medioevale originato dal mestiere dei capostipiti, forse dei
carnifices
(macellai). |
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CARNELLI |
Molto raro è specifico del milanese, varesotto e comasco,
dovrebbe derivare dal nome di mestiere
carnellus
(tessitore),
troviamo traccia di questo cognome a Turate (CO) nel 1500 con un
certo Bernardino dei Carnelli.citato in un processo come parte
lesa. |
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CARNELLO |
Molto raro, molto raro, ha un ceppo nel frusinate ed uno
nell'udinese, il primo dovrebbe derivare dal toponimo Carnello
(FR) il secondo dall'etnico
carnel o
carniel (proveniente
dalla Carnia). |
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CARNELUTTI |
Carnelutti, molto molto raro, è tipico dell'udinese, è un tipico
cognome friulano originato dal termine
carnel (proveniente
dalla Carnia), con il suffisso
-utti
con il significato di appartenenza, indicando nel capostipite
uno originario della Carnia. |
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CARNESECCA
CARNESECCHI |
Entrambi toscani, Carnesecca più raro è specifico della zona di
Pontremoli in Lunigiana, Carnesecchi è tipico della provincia di
Firenze con ceppi anche nel livornese, a Ceprano (FR) ed a Roma.
integrazioni fornite da
Pierluigi Carnesecchi
nome presumibilmente di origine toscana. La comune pancetta in
Toscana è infatti chiamata
carnesecca. In particolare a
Firenze era in uso un motto d'augurio: "Dio
t'accresca in pane , vino e carnesecca."
Cosi resta la possibilità che i Carnesecchi prendessero questo
nome dall'essere venditori o produttori di carnesecca o che
derivassero il nome dal motto augurale loro applicato in qualche
circostanza. Il cognome Carnesecca e diffuso in tutta la
Toscana e anche nella Lunigiana. Il cognome Carnesecchi mi
sembra doversi limitare alla zona di Firenze e Prato. I
Carnesecchi di Firenze assunsero questo nome a cavallo tra la
fine del 1300 e gli inizi del 1400. Erano un gruppo parentale
ristretto, figli di tre cugini i cui nonni si chiamavano Grazino
di Durante e Matteo di Durante. Ecco perchè il Crollalanza
dice: si dissero dei Duranti e dei Frazzini (questo Frazzini
deve intendersi come Grazini). I Carnesecchi fiorentini
divennero una delle potenti famiglie oligarchiche fiorentine e
parteciparono alla cariche della repubblica e del Granducato e
mantennero importanza fino agli inizi del 1700. A questa
famiglia appartennero Paolo, Lorenzo, Andrea, Pietro. I
Carnesecchi di Prato assunsero questo cognome nel medesimo
periodo e il nome è molto probabilmente legato al mestiere del
primo di loro Pasquino di Giovanni di Pasquino pizzicagnolo.
Questa famiglia si estinse intorno al 1620. Nel frattempo il
cognome Carnesecchi era stato usato da un tale Ulivieri
Carnesecchi che figura con tal nome in un documento del 1563 ( e
nel 1584 vi fu un processo intentato dai discendenti di Pasquino
per usurpazione di cognome). Questa presunta usurpazione portò
fortuna ai discendenti di Ulivieri che figurano nei libri della
nobiltà di Prato e di Firenze , infatti Giuseppe di Sebastiano,
già nobile fiorentino, nel 1765 fu ammesso alla nobiltà di
Prato. |
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CARNESELLA
CARNESELLO
CARNICELLA
CARNICELLI
CARNICELLO
CARNISELLI |
Carnesella è oggi presente a Milano, a San Bassano nel cremonese
e nel lodigiano, Carnesello, che sembrerebbe oggi scomparso in
Italia, dovrebbe essere campano, probabilmente del beneventano,
Carnicella ha un ceppo milanese ed uno tra potentino e barese, a
Lavello nel potentino ed a Corato, Andria, Terlizzi e Bitonto
nel barese, Carnicelli ha un ceppo toscano, in particolare nel
lucchese e massese, uno tra romano ed aquilano ed uno nel
barese, Carnicello sembrerebbe unico, Carniselli, quasi unico,
sembrerebbe milanese, dovrebbero derivare, direttamente o
tramite alterazioni dialettali dal nome medioevale
Carnicella
che troviamo usato in Toscana fin dal XII° secolo, in una
novella di Giovanni Sercambi (1348-1424) possiamo leggere: "...e
sopra di tale sagliendo facendo quello che a tale atto richiede;
e mentre che tale cosa per lo ditto Gualfreduccio si facea, <uno
suo ragazzino> chiamato Carnicella con motti disse...", tracce
di queste cognominizzazioni le troviamo a Pisa nel trattato di
pace del 1225 tra la città di Montpellier e quella di Pisa, dove
tra glia altri firmatari troviamo un tale Buonagionta
Carnicella, a Roma nel 1300 con un tale Angelus Carnicella de
Urbe citato in un atto di compravendita. |
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CARNEVALE
CARNEVALI
CARNEVALLI
CARNOVALE
CARNOVALI |
Presenti in tutta Italia, con prevalenza al sud Carnevale ed al
centro nord Carnevali, Carnevalli è quasi sicuramente dovuto ad
errori di trascrizione del precedente, tipicamente calabrese
Carnovale originario della zona di Vibo Valenza, mentre
Carnovali è decisamente lombardo, probabilmente di origine
bresciana o varesotta. Questi cognomi hanno in comune una
derivazione da nomi attribuiti perchè il figlio era nato durante
il periodo del carnevale, o da soprannomi dati o perchè qualche
fatto riconduceva al carnevale o per il fatto di essere i
capostipiti dei tipi scherzosi o ridicoli.
integrazione fornite da
Giovanni Vezzelli
II cognome Carnevali è diffuso in tutt'Italia, anche nella forma
Carnevale. Esso muove dal nome
carnevale, passato a nome
proprio per indicare il «nato
nel giorno avanti le ceneri», e
divenuto anche soprannome per designare «persona
sciocca, fatua; pagliaccio, buffone»
(De Felice). Fin dal sec. XII sono documentati, in carte
modenesi, i nomi propri
Carnelvarius,
Carnelevarius
e Carnervarius,
più aderenti alla vera etimologia del nome: da
carnem levare
«togliere la carne».
Fonte: F. Violi, Cognomi a Modena e nel Modenese. |
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CARNIATO |
Carniato è specifico del trevisano, di Treviso in particolare,
ma anche di Paese, Trevignano, Ponzano Veneto, Mogliano Veneto e
Villorba, dovrebbe trattarsi di una forma dialettale veneta, con
suffisso in -ato,
indicante la provenienza del capostipite dalla Carnia (regione
friulana dell'udinese). |
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CARNIEL
CARNIELLI
CARNIELLO
CARNIELO |
Carniel è del trevigiano e pordenonese, Carnielli, molto raro è
specifico delle province di Treviso e Veneziam, Carniello,
abbastanza raro sembra specifico della fascia che dal padovano,
attraverso il trevisano arriva al Friuli occidentale, Carnielo,
quasi unico è del trevigiano. (vedi CARGNEL ed anche CARNELLI)
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Carnielli è probabilmente un derivato dal nome
Carnia,
regione storico-geografica del Friuli. Olivieri 170, nota 171,
fa notare che carniello
fu usato nel bellunese nel significato di 'tessitore'. |
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CARNIGLIA |
Carniglia
è specifico dell'area alessandrino, genovese, dovrebbe derivare
dal nome del paese parmense di Carniglia, una frazione di
Bedonia sull'appennino ai confini con la Liguria, probabilmente
il luogo d'origine del capostipite. |
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CARNINI
CARNINO |
Carnini è tipicamente lombardo, ha un ceppo a Grosio nel
sondriese e nel comasco a Gironico e Villa Guardia, Carnino è
piemontese del torinese, di Avigliana, Torino, Villar
Focchiardo, Bussoleno, Grugliasco, Collegno e Rivoli, dovrebbero
derivare da un soprannome dialettale basato sul termine lombardo
arcaico carnin,
il boletus hepaticus,
un tipo di fungo mangereccio. |
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CARNIOLA
CARNIOLI |
Sia
Carniola che Carnioli sono quasi unici, dovrebbero derivare dal
nome medioevale Carniolus,
Carniola,
indicante probabilmente un'origine carnica dei capostipiti. |
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CARO
CAROTTI
CAROTTO |
Caro, estremamente raro, è presente in modo assolutamente
disperso in tutt'Italia, Carotti ha un ceppo a Cremona, uno
nell'anconetano a Jesi, Ancona, Senigallia e Belvedere Ostrense
ed a Cingoli nel maceratese, uno nel fiorentino a Firenze,
Dicomano e Pontassieve e ad Orbetello nel grossetano, uno a
Terni ed un ceppo a Roma ed a Rieti, Carotto è praticamente
unico, dovrebbe essere dovuto ad errori di trascizione del
precedente, dovrebbero tutti derivare, direttamente o tramite
ipocoristici, dal cognomen latino
Carus,
ricordiamo il famosissimo scrittore
Titus Lucretius Carus.
Personaggio famoso con questo cognome è stato Annibal Caro
(Civitanova Marche, 1507-1566) il celebre traduttore
dell'Eneide. |
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CAROBBI |
Carobbi,
molto raro, sembra tipico pistoiese, dovrebbe derivare da un
soprannome originato dall' abitare la famiglia in vicinanza di
un crocicchio, o carrobbio. |
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CAROBBIO
CARROBBIO |
Carobbio
e Carrobbio, il secondo assolutamente rarissimo, comunque raro
anche il primo, sono tipici del bergamasco, dovrebbero derivare
dal toponimo Carobbio degli Angeli (BG). Personaggio famoso è
stato il pittore Giovanni Carobbio (1687-1752), originario di
Nembro (BG). |
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CAROBENE |
Carobene
sembrerebbe specifico del catanese, soprattutto di Caltagirone,
Grammichele, Castel di Iudica e Catania, ma presenta un ceppo
anche nel napoletano e nei vicini casertano e salernitano, si
tratta del nome del capostipite, di un nome augurale medioevale
inteso o a riconoscere nel figlio un bene assoluto o
nell'augurarglielo. |
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CAROCCI
CARROCCI |
Carocci, tipicamente laziale, ha piccoli ceppi in Umbria, nel
fiorentino e nel livornese, Carrocci è specifico di Pontecorvo
nel frusinate, possono derivare da forme ipocoristiche del
cognomen latino Carus
(vedi CARO), ma non si può escludere una connessione invece con
una possibile attività di carrettiere svolta dal capostipite. |
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CAROFIGLIO |
Tipico cognome pugliese Carofiglio è specifico di Bari.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
L'origine di questo cognome va ricercata nel nome medievale
Carofiglio,
che, assieme a nomi quali Carassai, Carotenuto, etc, assume un
valore chiaramente affettivo (vedi Bonfigli). In conclusione,
dunque, si tratta della cognominizzazione dei nomi personali dei
capostipiti. |
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CAROGLIO |
Caroglio, assolutamente rarissimo, sembrerebbe piemontese, del
Monferrato, dovrebbe derivare da un nome di località chiamata
Caroglio, il termine caroglio
anticamente indicava una salita a chiocciola, essendo derivato
dal termine provenzale carole
(girare in tondo ballando),
ma potrebbe anche trattarsi di una modifica del cognome Caraglio
(vedi CARAGLIO), dovuta ad un errore di trascrizione. |
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CAROLA
CAROLI
CAROLINA
CAROLINI
CAROLINO
CAROLLO
CAROLO |
Carola ha un ceppo sardo a Sant`Antonio Di Gallura (OR), uno a
Roma, a Napoli, Caserta e nel salernitano, Caroli ha ceppi in
Lombardia nel bergamasco, un importante nucleo in Emilia e
Romagna, a Roma ed in Puglia, soprattutto tra tarentino e
brindisino, Carolina, assolutamente rarissimo, sembrerebbe
siciliano, della parte occidentale dell'isola, Carolini, molto
raro, è tipico dell'Italia Centrale, in particolare del romano e
del viterbese, Carolino è pressocchè unico, Carollo ha un ceppo
veneto, in particolare nel vicentino ed uno siciliano, in
particolare nel palermitano e nel trapanese, Carolo è tipico del
vicentino e padovano, derivano tutti, direttamente o attraverso
forme ipocoristiche, dal nome medioevale
Carolus
(vedi Carli), o dall'ipocoristico del nome latino
Carus, di
quest'uso abbiamo un esempio in quest'atto del 1564: "Ego
Antonius, filius quondam domini Caroli ex nobilibus Gregii et
Arborii, notarius ducalis civis et habitans in presenti civitate
Vercellarum assumptus fui in collegio dominorum notariorum
predicte civitatis de anno nativitatis Domini nostri Iesu
Christi millesimo quingentesimo sexagesimo quarto...". |
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CAROLEI
CAROLEO |
Carolei è
tipico calabrese così come tipico calabrese, di Catanzaro in
particolare, è Caroleo, dovrebbero entrambi derivare dal
toponimo Carolei (CS) o dal nome greco Karalea. |
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CAROLETTA
CAROLETTI |
Caroletta è tipico di Subiaco e Guidonia Montecelio nel romano,
Caroletti è tipico di Roma, dovrebbero derivare da forme
ipocoristiche del nome medioevale
Carolus (Carlo). |
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CAROLFI |
Specifico
della zona tra Lodi e Piacenza, deve essere derivato da
soprannomi legati al luogo d'origine casa dei rolfi (Rodolfi). |
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CARON
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Caron, anche se ha un piccolo ceppo nel torinese e nel
novarese, sembrerebbe veneto, con un ceppo nel vicentino a
Nove, Pove del Grappa, Pianezze e Bassano del Grappa, nel
trevisano a Castelfranco Veneto e Riese Pio Decimo ed a
Marostica nel padovano, potrebbe derivare dal nome latino
Charon,
il nome di un dio degli inferi del pantheon latino. |
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CARONE
CARONIA |
Carone, assolutamente pugliese, con ceppi secondari anche in
Basilicata, Caronia, tipicamente siciliano, di Palermo con un
ceppo anche nella zona di Mazara del Vallo (TP), dovrebbero
derivare dal nome greco Charones,
o anche dal toponimo Caronia (ME), ma è pure possibile derivino
da un soprannome come ad esempio
Ludovico Antonio Muratori
nel suo Antichità italiane,
dove nella Dissertazione XLI Dei
Nomi e Soprannomi degli Antichi
cita anche, assieme a molti altri,
caronia
(carogna) come appellativo di un certo Landulphus Caronia. |
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CARONTE
CARONTI |
Caronte, molto molto raro, ha un ceppo nel napoletano ed uno tra
valentiano e reggino, Caronti è tipico del romano, di Roma ed
Anzio, dovrebbero derivare dal nome medioevale
Caronte,
Charon
era il nome di un dio degli inferi latini, estratto dalla
mitologia greca, richiamato da Dante nel suo Inferno, sempre
come traghettatore di anime perdute, ma in alcuni casi possono
derivare dal toponimo Caronti di Pomezia nel romano. |
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CAROSELLI
CAROSELLO |
Caroselli è specifico della zona che comprende le province
dell'Aquila, Roma ed Isernia, Carosello è assolutamente
rarissimo.
integrazioni fornite da
Fabio Paolucci
Caroselli è un cognome tipico dell'Italia centrale, presente
principalmente a Roma e in Abruzzo, ma tipico anche del comune
molisano di Isernia. Variante di Caroselli è Carosello, molto
raro. Dal punto di vista etimologico il cognome dovrebbe
derivare da un soprannome legato all'attività svolta dal
capostipite: i caroselli
erano in passato, in Italia centrale e meridionale, le partite
di grano raccolte dai contadini e depositate nelle masserie
agricole. Altre ipotesi di origine possono essere formulate
considerando la semantica del termine
carosello,
che può indicare una sorta di torneo spettacolare di cavalieri
con esercizi di bravura, una giostra costituita da una
piattaforma lignea girevole in tondo, oppure una palla di creta
che anticamente veniva adoperata in gioco e lanciata
reciprocamente tra i giocatori (il termine dialettale
carusiello
deriva dalla forma della palla come la testa di un
caruso,
cioè di un ragazzo). |
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CAROSI
CAROSO |
Carosi è tipico della fascia che comprende il Piceno, l'aquilano
ed il Lazio, Caroso, assolutamente rarissimo è dell'aquilano,
dovrebbero derivare da modificazioni del termine dialettale
caruso
(ragazzo).
(vedi CARUSO) |
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CAROSIO |
Specifico dell'alessandrino e del genovese, dovrebbe derivare
dal nome medioevale Carosius
di cui abbiamo un esempio nel 1500: "...Bartholomaeus Brandanus
Carosius, Senensis, in loco natus, cui vulgare nomen erat
Palatium de Manacia in municipio Montis Fullonici;...". |
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CAROSONE
CARUSONE |
Carosone, molto raro, è presente principalmente nel napoletano e
nell'aquilano, Carusone è specifico del casertano, di Bellona,
Vitulazio, Gricignano di Aversa, Formicola e Capua, dovrebbero
derivare da accrescitivi del termine dialettale
caruso (ragazzo,
garzone). (vedi CARUSO) |
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CAROSSI
CAROSSO |
Carossi, assolutamente rarissimo è del milanese, Carosso è
tipico del Piemonte occidentale, del torinese e del cuneese in
particolare, dovrebbero derivare dal nome medioevale
Carosus
di cui abbiamo un esempio in uno scritto storico dell'anno 825:
"...Interea quidam Veneticorum, id est Carosus tribunus et
Victor nonnullique alii, facta conspiratione, Iohannem ducem, a
Venecia pepulerunt et Carosus hanc usurpavit dignitatem...",
tracce di questa cognominizzazione si hanno ad esempio nel 1626
a Chiavenna (SO) dove si parla delle spese sostenute dalla
comunità de Clavenna per l'alloggio ed il vettovagliamento
dell'alfiere del capitano Carossi dal 5 novembre 1621 al 19
marzo 1622. |
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CAROTENUTO |
Carotenuto, tipico della zona tra Napoli e Salerno, deriva dal
nome medioevale Carotenutus
(considerato caro),
ma si tratta anche, molto spesso di un cognome attribuito a dei
trovatelli. |
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CARPANEDA |
Carpaneda, assolutamente rarissimo, ha un piccolissimo ceppo nel
milanese, nel mantovano ed uno nel bolognese, dovrebbe derivare
da Carpaneda o Carpanedo, il nome di una località come ne
esistono moltissime intutto il nord Italia, nome che dovrebbe a
sua volta derivare dalla presenza caratterizzante di boschi di
alberi di carpino nero, detti anche
carpane o
carpaneda
anticamente; della presenza dell'uso di questo toponimo
nell'antichità abbiamo un esempio nel
Codice Diplomatico della Lombardia
medioevale, in una
Carta Investiturae
del 1198 a Casorate nel milanese: "Anno dominice incarnationis
milleximo centeximo nonogeximo octavo, die martis ultimo die
mensis marcii, indicione prima. In loco Casorate, sub porticum
vicinorum. In presentia testium qui subter leguntur,
investiverunt Iohannes Meria et Raffacanus et Beroldus Grilius,
cusules suprascripti loci, suo nomine et nomine communis
suprascripti loci atque omnium hominum illorum qui habent partem
in infrascripta Casorasca et
Carpaneda, et cum eis Petrus
Longus, de suprascripto loco, Guilielmum qui dicitur de
Beccaria, de civitate Papie, et ad partem suorum heredum et cui
dederint, nominative de Casorasca seu Carpaneda ...". |
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CARPANI
CARPANO |
Carpani ha un ceppo nell'area che comprende l'alessandrino, il
novarese, il pavese, il milanese, il comasco, il lecchese, il
bergamasco, il cremonese, il bresciano ed il mantovano, ha un
ceppo nel bolognese, a Trieste, nell'ascolano e nel romano,
Carpano ha presenze sparse per tutt'Italia, con piccoli ceppi a
Bologna, Roma, Manfredonia nel foggiano ed Avola nel siracusano,
dovrebbero derivare dal nome medioevale
Carpanus,
di cui abbiamo un esempio d'uso in una
Carta commutationis
del 1187 a Tirano nel sondriese, atto che così si conclude:
"..Interfuerunt Petratius Segotefredi de Stazona et Iohannes
Tedaldi et Vitalis frater eius et Carpanus de Belaxio testes.
Ego Gulielmus iudex et misus domini Federici inperatoris hanc
cartam tradidi et scripsi.", nome che a sua volta deriva dal
nome del carpanus
(carpino),
un'albero alto dai quindici ai venti metri con portamento dritto
e chioma allungata, in qualche caso potrebbe anche derivare da
nomi di località caratterizzati appunto dalla presenza di
carpini. |
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CARPENTERI
CARPENTIERE
CARPENTIERI |
Carpenteri, estremamente raro, sembrerebbe di Bovalino nel
reggino, Carpentiere, non comune, ha un ceppo nel barese ed uno
tra messinese e catanese, Carpentieri ha un grosso ceppo nel
Lazio, uno altrettanto considerevole in Campania, uno nel
Salento, uno nel reggino ed uno nel trapanese, potrebbero
derivare dal mestiere del
carpentiere o
costruttore di carri o calessi,
termine originato dal vocabolo latino
carpentarius,
contenente la radice gallica
carpentum (cocchio),
mestiere probabilmente svolto dal capostipite. |
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CARPELLA |
Carpella
è tipico del Trentino, di Tesero e Cavalese, potrebbe derivare
da un nome di località, come ad esempio la Pala della Carpella
sempre in Trentino. |
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CARPI
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Diffuso nella zona che comprende genovese, parmense, reggiano e
mantovano, dovrebbe derivare dal toponimo Carpi (MO), ma è pure
possibile che derivi da località ricche di carpini (un tipo di
albero comune in valpadana).
integrazione fornite da
Giovanni Vezzelli
L'origine del cognome Carpi dal toponimo Carpi modenese, ad
indicare la provenienza da quel luogo, è la più probabile, anche
se concorre a spiegare il cognome il personale
Carpus /
Carpius
del mondo latino. Fonte: F. Violi, Cognomi a Modena e nel
Modenese. |
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CARPIGNANO |
Carpignano ha un ceppo piemontese nel torinese ed astigiano ed
uno pugliese nel tarentino, dovrebbe derivare dal nome di paesi
come Carpignano Sesia nel novarese o Carpignano Salentino nel
leccese, probabili luoghi d'origine dei capostipiti. |
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CARPINA
CARPINE
CARPINI
CARPINO
CARPINELLA
CARPINELLI
CARPINELLO |
Carpina, assolutamente rarissimo, parrebbe toscano, forse di
Massa, Carpine, ancora più raro, parrebbe campano, Carpinella,
molto molto raro, sembrerebbe dell'avellinese, Carpinelli ha un
ceppo in Umbria, soprattutto nel ternano, a Roma, nel
beneventano, nel salernitano ed uno anche nel reggino,
Carpinello ha un ceppo nel torinese ed uno nel leccese, Carpini
è decisamente toscano, del fiorentino, con ottime presenze a
Barberino di Mugello, Firenze, Borgo San Lorenzo e Vicchio, un
ceppo a Pienza nel senese ed a Prato, Carpino è diffuso a Roma,e
Colleferro nel romano, a Minturno nel latinense, a Sessa Aurunca
nel casertano e nel napoletano a Mariglianella, Napoli e
Marigliano, ha un ceppo nel cosentino a Cosenza, Mangone,
Parenti, Santo Stefano di Rogliano, Belsito, Rogliano e Bianchi,
e nel catanzarese a Petronà e Catanzaro, ed un ceppo in Sicilia
nel siracusano a Palazzolo Acreide, Noto e Siracusa, ed a
Castelvetrano nel trapanese, tutti questi cognomi dovrebbero
derivare, direttamente o attraverso forme ipocoristiche, dal
nome medioevale Carpinus
di cui abbiamo un esempio in un atto di donazione
dell'undicesimo secolo: ".. Unde omnibus ecclesiæ matris
fidelibus notum sit, quod ego Hugo, cognomento Rubrus, cum uxore
mea, nomine Tetsa et filiis ac filiabus, pro animarum nostrarum
et parentum nostrorum remedio, dono Deo et sanctis apostolis
ejus Petro et Paulo, servulum quendam, qui vocatur Tigrinus
Carpinus, cum tota progeniæ sua. Si quis vero hanc donationem a
me ultroneam factam evertere conatus fuerit, excomunicationi,
nisi cito resipuerit, subjaceat; et nostra donatio firma et rata
stipulatione subnixa consistat. ..", ma è pure possibile che
derivino da soprannomi originati dal nome della pianta del
carpino, una pianta di alto fusto diffusa in tutta Europa. |
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CARPINETI
CARPINETO |
Carpineti
ha un ceppo nell'urbinate, soprattutto a Cagli, Urbania e Fano
ed un ceppo a Roma, Anzio e Latina, Carpineto ha un piccolo
ceppo romano ed uno abruzzese nel chietino a Altino, Filetto e
Chieti, potrebbero derivare da toponimi come Carpineto (AP),
Carpineto della Nora (PE) o Carpineto Romano (RM). |
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CARPINTIERI |
Carpinteri è tipicamente siciliano, della zona meridionale
dell'isola, del siracusano in particolare , di Solarino,
Floridia, Siracusa e Priolo Gargallo, di Scicli nel ragusano e
di Catania, con un ceppo anche a Trapani, potrebbe derivare da
una forma dialettale originata dal vocabolo latino
carpentarius
(colui che fabbrica i carri),
probabile mestiere dei capostipiti.
integrazioni fornite da
Daniele Zaia
sembrerebbe essere di origine iberica;
carpintero
= falegname,
in lingua castigliana |
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CARPITA
CARPITELLA |
Carpita
sembrerebbe originario del pisano un ceppo e del messinese un
altro, Carpitella dovrebbe essere trapanese, il cognome potrebbe
derivare da un soprannome legato ad una caratteristica della
zona di provenienza, quale la presenza di carpini, specie
d'aceri dal legno molto duro o dal fatto di essere molto
resistenti come fisico o potrebbe anche derivare da carpita
(specie di panno ruvido) in relazione alla produzione o al
commercio di quel tipo di stoffa. |
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CARPUTI
CARPUTO |
Carputi, molto raro, è di Napoli, Carputo è del napoletano, di
Quarto soprattutto, di Marano di Napoli, Giugliano in Campania e
Villaricca, dovrebbero derivare da forme etniche della città
armena di Karput, anche se troviamo il nome
Carputus
usato in epoca tardo medioevale. |
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CARRA
CARRA'
CARRAI |
Carra è diffuso in tutta Italia con area d'elezione compresa tra
Mantova e Parma esistono presenze significative anche in
provincia di Lecce e di Palermo, Carrà definisce almeno due
ceppi uno nelle provincie di Pavia e Piacenza e l'altro nella
zona di Vibo Valenza, Carrai è tipicamente toscano, in
particolar modo del fiorentino, dovrebbero derivare o
direttamente o da modificazioni dialattali del mestiere di
carraio, portatore di carri.
integrazione fornite da
Giovanni Vezzelli
Carrà in Sicilia ed in Calabria viene da toponimi che
significano 'bosco di cerri';
infatti nel dialetto grecanico della zona di Bova in Calabria 'karro'
= cerro.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CARRA; CARRAI: derivano ambedue da
carro, ma
il primo è un'antica unità di
misura di capacità per liquidi,
che usavano un tempo in Piemonte e corrispondeva a circa 500
litri, ed era, pressappoco il tanto di liquido, solitamente di
mosto o di vino, che si riusciva a trasportare dentro una
carrata, che era una grossa botte, sistemata sopra un carro,
trainato da cavalli o da buoi. La grossa misura veniva
solitamente divisa in 10 parti, brente. Una brenta, a sua volta,
è (ancora oggi a Torino) una unità di misura della capacità di
circa 50 litri. Si tratta di una specie di bigoncia in legno,
che si usava per il trasporto del vino. L'etimo del termine è
ancora oggi oscuro, ma noi pensiamo che derivi dal latino
venter
= ventre;
anche per la forma antica della bigoncia che altro non era che
un otre di pelle. Quindi si tratterebbe di una voce latina, non
preromana, come sostengono alcuni.
Carra e Carrai come cognomi potrebbero derivare non tanto dal
mestiere di fabbricante di carri, quanto invece da quello di
trasportatori e mercanti.
Il cognome Carra è attualmente presente in 238 Comuni italiani,
con la maggiore diffusione nelle zone di confine tra la
Lombardia e l'Emilia Romagna: Mantova - Parma. Carrai è presente
in 94 Comuni italiani, con maggior diffusione in Toscana. Carra
è presente in un solo Comune sardo, ad Arzachena, ma è di chiara
importazione. Anche Carrai è presente in un solo Comune sardo, a
Cagliari. Sia Carra che Carrai sono però presenti nei documenti
antichi della Sardegna. Tra i firmatari della Pace di Eleonora,
LPDE del 1388, figurano: Carra Anthonius - de Aristanni; Carra
Joanne, jurato ville de Paingionis(Pabillonis); Carra Juliano,
ville Selluri(Sanluri - Seddori); Carrai Parisono - de Castri
Januensis(Castelsardo); Carras Joannes, ville Sasseri. Nel
Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, del XI°, XIII°
secolo, figura un certo Carras Furatu (172), curatore(ufficiale
amministrativo e giudiziario) di Aristanis (Oristano), teste in
una lite (kertu) per una serva., Maria Pisana, e suo figlio,
tra il priore del convento di Santa Maria e il priore di
Bauladu, donnu Francardu.
È opportuno fare qui una nota:
carra in logudorese e
cuàrra
in campidanese, è una unità di
misura per cereali e per terre.
Una càrra o cuàrra corrisponde a circa 20 litri di grano o
d'altro cereale, prendiamo il grano perché è il più nobile dei
cereali. Nella misura di terra (agrimensura)
una cuàrra
corrisponde a 20 are ( 1 ara = 100 mq.) =
2.000 metri quadri.
La misura più grande di cuàrra è moi, che corrisponde a 4.000
mq. Pertanto dus mois e cuàrra corrispondono a un ettaro di
terra, cioè a 10.000 m,q. Solitamente unu moi (4.000 mq) = duas
cuàrras de terra era il tanto che un contadino, con un bel giogo
di buoi (u'jù de bois) e un aratro, riusciva ad arare e seminare
in una giornata lavorativa (non meno di 10 ore di lavoro). Unu
quartu è la metà di una cuàrra e corrisponde a 1.000 mq; unu
quartucciu = 500 mq; un'imbudu = 250 mq. di terra. Nella misura
dei cereali per il grano si usava "sa mesura", che era un
recipiente, prima di sughero e poi di ferro equivalente a 20
litri = una cuàrra. Curiosità: per il grano si usava la "mesura
a rasu" (a raso), per altri prodotti della terra, ad esempio,
fave, piselli, ceci, mandorle, "a cùccuru, cioè con la "misura"
ben ricolma. Ricordo che quando ero bambino, ho 63 anni - 2008,
si usavano ancora queste "misure", ma per non incorrere
nell'errore ho chiesto ragguagli a mia madre, che ne ha quasi
90, ma con tutte le "misure" ancora ben sistemate nel suo
cranio! |
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CARRACOI |
Carracoi è tipico di Barisardo nell'Ogliastra in Sardegna,
sembrerebbe derivare da soprannomi originati dal vocabolo sardo
carracolu
(lumaca),
che deriverebbe a sua volta dal termine spagnolo
caracol (lumaca).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CARRACOI: cognome raro presente in 27 Comuni italiani, di cui 16
in Sardegna: Villamar 31, Bari Sardo 27, Villasor 9,
Gonnosfanadiga 3, etc. Su
carrancòni è sinonimo di
su cancaròni.
Deriva dal latino canchalus
e significa rampino, gancio, di
legno o di ferro. Potrebbe
essere riferito al mestiere del capostipite; o al suo carattere,
nel significato di spigoloso, aspro, duro. Non l'abbiamo
riscontrato nelle carte antiche da noi consultate. |
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CARRADA |
Carrada, assolutamente rarissimo, sembrerebbe tipicamente sardo
del sudest dell'isola.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CARRADA: sa carràda
è la botte;
una carràda de binu
= una botte di vino;
è sinonimo di cuba
o cupa,
o cupone/i;
una/u carradèdda/u
= una piccola botte(carratello
in toscano). Viene dall'italiano antico
carrata.
Si tratta di un cognome raro, presente in 10 Comuni italiani, di
cui 5 in Sardegna: Quartu 5, Elini 3, Cagliari 2, etc. Non
l'abbiamo trovato come cognome negli antichi documenti della
lingua sarda, in nostro possesso. Il vocabolo carrata, di
probabile provenienza toscana, diventato in lingua sarda carràda
è presente nella Carta de Logu (XIV° secolo), al capitolo 127,
riga 42: cuba de vjno ouer carràda. |
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CARRADORI |
Presente
in tutto il centro nord, particolarmente nella fascia centrale
si individuano ceppi nelle Marche, in Toscana e nel Lazio,
l'origine potrebbe essere un soprannome relativo alla
professione di costruttore di carri (carradore). |
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CARRAFFA
GARAFFA
GARAFFO
GARRAFFA
GARRAFFO |
Carraffa è specifico di Palermo, Garaffa ha un ceppo a Modica e
Ragusa nel ragusano, a Trapani ed Erice nel trapanese, a
Rosolini nel siracusano ed a Palermo, Garaffo ha un piccolo
ceppo nel catanese, a Biancavilla e Catania, Garraffa ha un
ceppo calabrese, a Crotone e Cutro nel crotonese, ed uno
siciliano, a Palermo ed a Marsala nel trapanese, Garraffo ha un
ceppo nel catanese a Paternò, Catania e Giarre, ed a Favara e ad
Agrigento nell'agrigentino, tutti questi cognomi dovrebbero
derivare da soprannomi basti su di un'alterazione del termine
arabo garraafah,
che ha sia il significato di vaso od orcio, che quello di
macchina agricola di sollevamento dell'acqua, costituita da una
serie di secchi o vasi fissati su di una ruota. |
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CARRAMUSA |
Carramusa è specifico di Palermo, dovrebbe derivare dal nome
della località di Karamus in Turchia, paese che ha dato origine
anche a cognomi in quella terra, e che potrebbe indicare
capostipiti cristiani fuggiti con l'arrivo dei saraceni, ma
potrebbe anche derivare da un'alterazione del termine ebraico
Hazar-susah
(mangiatoia o ricovero per
cavalli), ed anche cittadina in
Palestina. |
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CARRANO |
Carrano è tipico della zona tra napoletano ed alto salernitano,
dovrebbe derivare da nomi di località di cui abbiamo un esempio
a Solofra (AV) dove si trova un campo Carrano. Tracce di questa
cognominizzazione le troviamo a Napoli nella seconda metà del
1700 con Don Michele Carrano governatore d'Ischia.
integrazioni fornite da
Leonardo Delli Giudici
Carrano è un cognome preso da località. Invero, già nel vecchio
testamento si rinviene in Mesopotania la città di Carran.
Località Carrano esistono un po in tutta la Campania: a Teano
(CE), a Solofra (AV) , a Teggiano (SA) esiste la località
Carrano o Carrani. Anche in Calabria esiste un casale ovvero una
frazione di Colosimi (CZ) chiamata Carrano, a Contursi (SA)
esiste una località Carrano che ha dato nome anche ad un
viadotto dell'autostrada. Sempre nell'avellinese esiste Cairano
castello che nelle carte geografiche del 1600-1700 è chiamato
Carrano. Per alcuni deriva da un termine di origine semitico da
Car che significa roccia, picco elevato, ma anche, rocca. Di
origine Imperiale, il cognome Carrano deriva certamente da
qualche individuo che possedette una signoria con tal nome. Nel
avellinese e nel salernitano, in particolare nella piana del
Sele, è largamente attestata la gens latina Carania,
probabilmente derivate dal nome latino Cairus, di cui al
successivo suffisso di appartenenza -anus, divenuto Cairanus e
forse carranus, se non anche caranus. La diffusione di questo
cognome è connessa alla dominazione Normanna. E' noto che i
conquistatori normanni solevano prendere il nome dal luogo cioè
dal predio che signoreggiavano, come accaduto per moltissime
famiglie es. Aquino, Sanseverino, Marzano, Rota, de Capua,
Santomango o Santomagno, Savoia, d\'Aragona, de Pagani, Avella,
Castocucco, ecc. ecc. Durante la dominazione normanna, Cairano
(AV) fu feudo di sei cavalieri che potrebbero averne preso il
nome, successivamente a seguito di metatesi, ma anche di errori
di trascrizione, cambiamenti linguistici, fonetici ed a volte
anche dialettali, divenuto Carrano. Nel 1292 il Capitano a
guerra del principato citeriore (Salerno) fu un tale Giovanni di
Cahurano, Chaurano ovvero Caurano, antico francesismo
linguistico dell'angioino provenzale-durazzesco Carrano, come
accaduto ad esempio per Bhauden, de Bauden, Baudino, Bodino, o
ancora per de Baux, de Baucio, del Balzo e tante altre famiglie
nobili, come i d'Alitto, che in origine si chiarono de Letto, de
Lechto nel periodo angioino, de Lecto, di Alicio nel periodo
Federiciano, di Alicto, e d'Alitto o ancora per i Curiale
divenuti Coriale, Curriale, Corriale e Correale. A sostegno
della probabile origine normanna, la circostanza che una
famiglia nobile Carrano è documentata dal Crollalanza nel suo
Dizionario Storico Blasonico anche in Sicilia, purtroppo senza
indicarne la città dove fu stanziata e le cariche dei suoi
esponenti. E' certo comunque che una famiglia nobilissima
Carrano, di cui il primo è il citato capitano a guerra nel 1292,
è fiorita nel Salernitano, a Diano diramandosi anche nel
Cilento. Tale famiglia vanta dei vescovi, moltissimi cavalieri
tra i quali alcuni cavalieri della religione Gerosolimitana, di
Rodi, di Malta, magistrati, abati, generali. Proprio in questi
luoghi il cognome è molto comune. Probabilmente dovuto alle
antichissime usanze di conferire ai Villani cioè ai vassalli,
nonché ai famigli cioè coloni, servitori, assoldati, ecc. il
cognome del Signore e di conferire ai trovatelli i cognome della
famiglia più in vista, usanza misericordiosa tutta Italiana
largamente nota. Ritengo che sia difficilissimo dire qualche
cosa di certo circa la primaria origine del cognome Carrano. La
spiegazione che mi appare più logica e convincente è, che il
vocabolo, che per alcuni significa roccia, sia di origine
mesopotamica e semitica derivi proprio dalla città di Carran più
volte menzionata nel vecchio testamento nella genesi cap.11.
Infatti, si dibatte sulla provenienza di Abramo, alcuni lo
dicono di Ur altri lo dicono di Carran. Comunque da Carran
partirono moltissimi esodi (migrazioni). Gruppi di abitanti di
Carran potrebbero essersi fermati in molti posti dell'Europa del
nord e del sud. Tali grappoli o gruppetti di comunità potrebbero
aver dato il nome alle località Carran o Carrano. Come detto
persone singole e gruppi di persone potrebbero averne preso il
nome anche in epoca latino-romana e tardo imperiale come Cairus,
da Cairanus o Carranus o Caranus e così via nelle varie lingue
di origine latina, come Italiano, Francese, Inglese ed
Irlandese. Dopo la caduta dell'impero romano e l'avvento delle
dominazioni barbariche di Ostrogoti, Visigoti e Goti, in Italia,
dobbiamo attendere i longobardi per vedere timidamente
rispuntare i cognomi, e tale usanza diverrà regola solo con i
normanni e gli svevi. I cavalieri normanni in particolare, lo
ripetiamo, presero il nome dal luogo signoreggiato. Così se,
Carran, Carine, Karran, Caronet, Cheronnet e Cheroneau sono le
varianti Francesi, Inglesi, Soczzesi e Irlandesi di Carrano,
anche Chaurano, Cahurano, Caurano, carano e Cairano di Carrano
in Italia. |
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CARRARA |
Presente
in tutt'Italia, particolarmente al nord ed in Sicilia ed in
provincia di Napoli, può derivare da toponimi diffusi nella
penisola, quali Carrara (LT) -(MS) - (PD), traccia di questa
cognominizzazione si trova a Bergamo dove è registrato nel 1603
un testamento di un certo Giovanni Paolo Carrara. |
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CARRARINI |
Cognome abbastanza raro, che sembra avere due nuclei distinti,
nel veronese, che dovrebbe derivare da un diminutivo di un
soprannome legato al mestiere di
carrarius
(carraio
= costruttore o guidatore di
carri), e nel Lazio,
probabilmente derivato dal toponimo Carrara. |
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CARRARO |
Particolarmente concentrato al nord e nel Veneto in particolare,
dovrebbe derivare dal mestiere di
carrarius
(carraio
= costruttore o guidatore di
carri). |
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CARRATA
CARRATO
CARRATU
CARRATU' |
Carrata, quasi unico, sembrerebbe specifico del barese, Carrato
ha presenze nel napoletano e salernitano ed un ceppo a Mazara
del Vallo nel trapanese, Carratu, estremamente raro, è del
salernitano, Carratù è tipicamente campano, del salernitano a
Mercato San Severino, Cava de' Tirreni, Salerno, Castel San
Giorgio, San Marzano sul Sarno, Roccapiemonte, Nocera Inferiore
e Nocera Superiore, di Napoli, di Montoro Inferiore
nell'avellinese e di Aversa nel casertano, tutti questi cognomi
dovrebbero derivare da soprannomi basati sul termine dialettale
meridionale arcaico carrata,
un'unità di misura per il vino corrispondente ad una botte
piccola o ad un quarto di botte
grande. |
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CARRAU
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vedi CARAI. |
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CARRAVIERI |
Carravieri, molto raro, ha un ceppo a Crespino nel rovigoto ed
uno in Alto Adige, di origine etimologica oscura. |
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CARRERA
CARRERI
CARRERO |
Carrera è concentrato in Lombardia ed in particolare nella
provincia di Brescia ha dei ceppi anche in provincia di Taranto,
di Catania, di Napoli e di Roma, Carreri, specifico del
mantovano, di Porto Mantovano, Mantova e Roncoferraro, ha un
ceppo anche a Milano, Carrero, oltre che nel mantovano, è
presente anche in modo significarivo a Santa Vittoria d`Alba
(CN), dovrebbero tutti derivare dal mestiere di
carrarius
(carraio
= costruttore o guidatore di
carri) modificato dal dialetto. |
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CARRERAS |
Carreras è tipicamente sardo, di Gonnosfanadiga e Gusoini nel
Medio Campidano e di Cagliari, con un ceppo anche a Napoli,
dovrebbe derivare dal termine sardo logudorese
carreras
(strade),
forse ad indicare il fatto che il capostipite abitasse in
prossimità di una strada principale.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CARRERAS: significa carriera
>di cavallo o comunemente strada,
ma anche pascolo,
cioè luogo calpestato da animali,
da pecore nella maggior parte dei casi:
in sa carrèra de
(espressione comune).nel pascolo
di.dove pascola il tale..E'un
termine assolutamente spagnolo o catalano; e deriva dal latino
carrus
= carro.
La "carriera"
oggi è la via scelta e seguita
nell'impiego, nella professione, negli studi,
ma in origine era lo spazio
assegnato alla corsa dei cavalli con i carri.
Il termine sardo comunque arriva direttamente dalla Spagna,
anche come cognome. L'abbiamo trovato inoltre tra i firmatari
della Pace di Eleonora LPDE, del 1388, anche se in uscita
leggermente diversa: Carreres Arnaldus, juratus Castri Callari
(della città fortificata di Cagliari - Casteddu = Castellum >
Castello). Attualmente il cognome è presente in 41 Comuni
italiani, di cui 21 in Sardegna: Gonnosfanadiga 37, Cagliari 27,
Guspini 17, Quartu 11, etc. Non sappiamo che relazione ci sia
tra i Carreras del Continente e quelli dell'Isola. I Carreras di
Gonnosfanadiga (attualmente i più numerosi) dicono che il loro
capostipite proveniva da Cagliari. Non sappiamo altro, se non
che in Spagna è cognome abbastanza comune ed è presente in ben
38 Stati USA! |
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CARRESE
CARRESI
CARRISE
CARRISI |
Carrese è tipicamente campano, di Castellammare di Stabia e
Napoli nel napoletano e di Limatola nel beneventano, Carresi
invece è toscano, di San Giovanni Valdarno e Montevarchi
nell'aretino, di Firenze e di Follonica e Grosseto nel
grossetano, Carrise è praticamente unico, Carrisi è specifico
del Salento, di Vernole, Trepuzzi, Lecce, Alezio e Seclì nel
leccese, di San Pietro Vernotico nel brindisino e di Taranto,
dovrebbe derivare da soprannomi originate dal termine dialettale
arcaico carrese
o carrise,
utilizzato per definire le gare di carri tirati da coppie di
buoi, ma anche il carro stesso ed il conducente di questo tipo
di veicoli. |
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CARRI
CARRO |
Carri ha un ceppo lombardo a Milano e Cremona, uno a Reggio
Emilia e nel reggiano ed uno a Firenze e nel fiorentino, Carro
ha un ceppo a Rudiano nel bresciano ed a Bollate nel milanese,
ma il ceppo principale è a La Spezia e nello spezzino ed a
Genova, ha ceppi in Campania nel salernitano a Laurito e
Roccagloriosa ed a Napoli, pur considerando la possibilità di
una derivazione da modificazioni dialettali del cognomen latino
Carus
(vedi CARO), l'ipotesi più probabile è quella che derivino dal
mestiere di carrettiere svolto dal capostipite. |
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CARRIERO |
Decisamente del sud con area di origine tra la Puglia e la
Basilicata, dovrebbe derivare dal mestiere di
carrarius
(carraio
= costruttore o guidatore di
carri) modificato dal dialetto. |
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CARROGA
CARROGU |
Carroga è quasi unico, Carrogu, estremamente raro, è tipico del
cagliaritano, potrebbero derivare da un soprannome originato dal
vocabolo sardo carroga
(cornacchia),
ma è pure possibile che la radice derivi da variazioni del
vocabolo sardo carrogheddu
(corbaccio)
anche tipico strumento musicale del cagliaritano.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CARROGA; CARROGU: carròga,
corròga, corrànca, corràncra, corriònca.
È la cornacchia,
dal latino cornacula.
Qui in Campidano distinguiamo sa
carròga niedda (la
cornacchia nera) da
sa carròga bràxa
(la cornacchia grigia).
Da bambini, vedendo le cornacchie nere in volo, ci veniva
spontaneo lo scioglilingua: "Crò,
crò, crò, stallamincèdda e lassàda a co'"!
Su carrògu mannu
era anche (senza offesa) il
vicario, per il suo abito nero;
is carrogheddus
erano invece i seminaristi.
Tottu accorroncàu,
significa vecchio/a e brutto/a
come una cornacchia. Non li
abbiamo trovati nelle carte antiche, del resto si tratta di
cognomi spregiativi derivati molto probabilmente da soprannomi.
Sono molto rari e quasi esclusivamente sardi. Carroga è presente
in 3 Comuni italiani, di cui 1 in Sardegna: Samassi 3. Carrogu è
presente in 13 Comuni italiani, di cui 9 in Sardegna: Iglesias
13, Sardara 12, Fluminimaggiore 11, etc. In molte parti del
Campidano sono comunque presenti come soprannome. |
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CARRONE
CARRONI |
Carrone ha un piccolo ceppo nel nuorese, in particolare ad
Irgoli ed Oliena, ed uno nel brindisino soprattutto a Carovigno,
San Vito dei Normanni, Fasano, Latiano e Ceglie Messapica (vedi
anche CARONE), Carroni è tipicamente sardo, di Nuoro in
particolare, ma ben presente anche ad Oliena e Siniscola, i
ceppi sardi potrebbero derivare da soprannomi originati dal
termine sia logudurese che campidanese
carròne (garretto,
tallone), forse ad indicare che
il capostipite corresse molto velocemente.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CARRONE; CARRONI: su carrone
o su carroni
in logudorese quanto in campidanese significa
tallone, calcagno
e proviene dal celtico garra
(vedi anche GARRONE diffuso come cognome soprattutto in
Piemonte). È ben vero che il catalano
garrò ha
per lo più lo stesso significato. Due sono quindi le ipotesi:
che si tratti di un cognome importato dalla Spagna, o che invece
provenga dal Piemonte, dove, come detto, è diffuso Garrone. Non
abbiamo trovato il cognome nelle carte antiche della Sardegna.
Carrone è presente in 52 Comuni italiani, di cui 8 in Sardegna:
Irgoli 14, Oliena 9, Galtelì 9, Nuoro 6, etc. Carrone ha un
ceppo consistente anche in Puglia, ma non sappiamo con quale
significato ed etimo: potrebbe indicare un grosso carro, ad
esempio. Carroni è presente in 30 Comuni italiani, di cui 14 in
Sardegna: Nuoro 74, Siniscola 13, Ortacesus 21, etc. |
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CARROZZA
CARROZZI
CARROZZINI
CARROZZINO
CARROZZO |
Carrozza è diffuso in tutto il centrosud, Carrozzi è specifico
della città de L'Aquila e di Roma, Carrozzini ha un ceppo
romano, uno nel leccese a Galatina, Sogliano Cavour, Maglie,
Lecce e Veglie, ed uno Carrozzino ha un ceppo a Genova ed a
Taggia nell'imperiese ed uno nel cosentino a Belvedere Marittimo
soprattutto, a San Nicola Arcella, a Buonvicino e ad Acquappesa,
ed uno a Scalea nel cosentino, Carrozzo è tipicamente pugliese,
delle provincie di Lecce, Brindisi e Taranto, potrebbero
derivare, direttamente o tramite ipocoristici, da soprannomi
formati dal vocabolo carrozzo
(antica unità di misura per
solidi) o legati ad un certo
carro o ad un evento che ricordava un carro modificato dal
dialetto, o anche dal fatto di condurre il capostipite una
carrozza. Troviamo tracce di queste cognominizzazioni a Mesagne
nel brindisino fin dalla seconda metà del 1600 con il mastro
muratore Antonio Carrozzo originario del barese, chiamato per
costruire una "Piscina nuova per conservare gli oli" e sempre
nella seconda metà del 1600 a Varese Ligure nello spezzino
troviamo tra i consiglieri tali Cesare Carrozzi e Tommaso
Carrozzi. |
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CARRUBA
CARRUBBA |
Carruba, molto raro, è tipico del nisseno ed è probabilmente
dovuto ad errori di trascrizione del cognome Carrubba che è
molto presente in tutta la sicilia meridionale, nel siracusano
in particolare, derivano ovviamente da soprannomi originati dal
frutto della carruba a sua volta derivato dal vocabolo arabo
charrub. |
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CARRUCCIO
CARRUCCIU |
Carruccio, estremamente raro, sembrerebbe piemontese, Carrucciu
è tipicamente sardo, di Cagliari, Assemini e Selargius nel
cagliaritano, di Assolo nell'oristanese e di Sorso nel
sassarese.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CARRUCCIO; CARRUCCIU; (CARRUCA; CARRUGA):
su carrùcciu
o carrutzu
è il carretto per bambini,
usato anche come "scappapèi"
= girello, per imparare a
camminare. Ma su carrùcciu è
anche il rocchetto: spagnolo garrùcha. Viene dall'italiano carro
o meglio dal latino carrus = carro da trasporto a 4 ruote. Nelle
carte antiche non abbiamo trovato né Carrucciu, né Carruccio,
invece è presente Carruca (in sardo significa carro leggero e
viene dal latino carruca = carrozza, carro leggero. Ma in
Campidano is carrùgas sono dette le anche, cioè la regione
lombare: seu tottu scarrugàu = ho i lombi a pezzi, "tutto
slombato". Nel condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI°,
XIII° secolo, figura, Carruca Janne (177), in una compera:
comporaili assu Cane(nome) pede (un quarto del diritto di
lavoro)de Iusta Plana, sorre (sorella) di Janne Carruca; e
deivili (gli diedi in cambio) .I. mesa libbra de argentu
laborata(mezza libbra di argento lavorato), pro cussa e pro
atteru debitu ki li avea(per lei - in cambio di - e per altri
debiti). Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI°,
XIII° secolo, è citato, come testimone, Carrùca Gunnari, priore
di San Paolo di Sinnas, (173), in una lite (kertu) per la
servitù: in nomine domini amen. Recordationem facio pro Maria
Capra, ka se rebellait dessu serbthu de sncta Maria et
addonniscaitse a Petru Zuckellu, armentariu de Mandra
Ulisay.(poiché si è ribellata al servizio di santa Maria e si è
messa a disposizione di Petru Zuckellu, armentariu
(amministratore etc.) Testes: .Gonnari Karrùca, priore de sancto
Paule de Sinnas.Il cognome Carrùga o Carrùca, non è più presente
negli elenchi anagrafici italiani, ma, ad esempio, qui in questo
piccolo borgo della Sardegna, Gonnosfanadiga, Carrùga è ancora
presente come soprannome, in riferimento, molto probabilmente
all'esistenza del cognome, ormai scomparso: vi sono altri casi
simili. Attualmente il cognome Carrucciu è presente in 61 Comuni
italiani, di cui 24 in Sardegna: Cagliari 62, Assolo 16,
Selargius 15, Assemini 12, etc. Carruccio è presente in 9 Comuni
italiani, di cui 2 in Sardegna: Cagliari 2, Laerru 2. |
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CARRUS
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Carrus è
tipicamente sardo, diffuso nel cagliaritano a Cagliari, Orroli,
Nurri e Capoterra, nel nuorese ad Oliena, nell'oristanese ad
Oristano, Cabras, Bosa e Narbolia, e nel carbonense a San
Giovanni Suergiu, Carbonia e Domusnovas, dovrebbe derivare da un
soprannome stante ad indicare nei capostipiti dei carrettieri o
dei fabbricanti di carri. |
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CARSANA
CARSANI
CARSANO |
Carsana è specifico dell'area bergamasco, lecchese, di Carenno e
Calolzio Corte nel lecchese, e di Calcinate, Bergamo, Seriate e
Grassobbio nel bergamasco, Carsani, quasi unico, parrebbe
dell'area comasca, Carsano, assolutamente rarissimo, è specifico
dell'alessandrino, questi cognomi dovrebbero derivare da un
soprannome dialettale basato sul vocabolo dialettale lombardo
arcaico carsan
(lievito,
ma per estensione anche una
sorta di schiacciata di pasta di pane morbida),
forse ad indicare un pastore o un lavoratore dei campi che
basasse la propria alimentazione proprio su quel tipo di
alimento. |
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CARSETTI
CARSI
CARSINI
CARSINO
CARSO |
Carsetti ha un ceppo marchigiano a Matelica ed Esanatoglia nel
maceratese e a Fabriano nell'anconetano, Carsi, molto molto
raro, è del centronord, Carsini e Carsino sono praticamente
unici, Carso, estremamente raro, sembrerebbe meridionale,
dovrebbero derivare direttamente o tramite varie forme
ipocoristiche, dal nome ionico
Carsus: "...Dionysius
Syracusanus Tyrannus gloriari solitus est, Regnum se filio
relicturum adamantinis catenis colligatum. Verum hae catenae
facili negotio sunt ruptae, et filius regno pulsus, panem
mendicare coactus est. Carsus
Rex Lydorum potentissimus, et ditissimus, se ob divitias beatum
praedicabat. Verum Solon ei recte respondebat: ...". |
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CARTA
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Presente massicciamente in tutt'Italia, presenta delle zone
d'elezione quali la Sardegna, la Sicilia orientale, la Liguria
ed il vicentino, ma non sono da escludere altri ceppi in
Campania, Lazio e Piemonte, dovrebbe derivare da un mestiere, o
quello del cartaio (produttore o venditore di carta) o quello di
lavorare con le carte.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CARTA: sia in logudorese che in campidanese abbiamo carta:
dall’italiano carta – dice il Wagner, nel DES, ma noi non siamo
d’accordo, perché la voce carta, come pure il cognome Carta,
sono presenti, nei documenti medioevali della lingua e della
storia della Sardegna, prima che entrasse nell’isola la lingua
italiana; per noi deriva direttamente dal latino
charta,
termine inteso più che altro come
carta particolare,
quindi come documento scritto,
libro od altro. Per indicare la
carta comune in sardo diciamo su
papìru, dal latino
papyrus,
o su papèri
dal catalano paper.
Ancora oggi nonostante “l’italianizzazione” del sardo, usiamo il
termine papèri per indicare la carta comune e non solo: ad
esempio in cartolibreria chiediamo: fòlius de papèri po scrì,
papèri po paccus, etc. – fogli di carta per scrivere, carta per
pacchi, etc. Per la carta bollata, essendo carta specifica,
usiamo le due voci: carta bullàda o papèri bullàu; termine
ricorrente anche nella Carta de Logu di Arborea del 1384 > al
capitolo XXV – Dessas Cartas bullàdas e non bullàdas chi
s’hant’a presentari a sa Corti…E così anche nel Condaghe di San
Nicola di Trullas, ai capp. 80, 140, 262, 270, 286, etc.
troviamo la voce carta o più spesso “cartas” per indicare un
documento; e “carta bullàta” per designare un documento munito
di sigillo. Etc. etc. Anche per le carte da gioco, il termine
usato in tutta la Sardegna è “carta” o “cartas” de briscola, de
scopa od altro. Come anzidetto il cognome Carta è presente nei
documenti antichi della lingua e della storia della Sardegna.
Tra i firmatari della cosiddetta Pace di Eleonora, LPDE del
1388, troviamo: Carta (de) Leonardo, jurato(guardia giurata,
collaboratore del majore – sindaco) ville Floxio, *
Floxio…odierna Flussio. Contrate Castri Montis de Verro ; Carta
Antonio, majore(sindaco, amministratore di giustizia) ville
Sindìa, * Sindìa...odierno Sindìa. Contrate Castri Serravallis;
Carta Arçoco, majore(sindaco, amministratore di giustizia),
ville Nuor* Nuor…odierna Nuoro. Curatorie Dore; Carta Comita,
jurato(guardia giurata) ville Solarussa, * Solarussa …odierno
Solarussa. Campitani majoris; Carta Elia, curie de Sacargia, *
Curie de Sacargia…curia di Saccargia: distrutto – presso
Codrongianus (Spano); Carta Gonario, jurato ville Oltai, *
Oltai…odierna Olzai. Barbagie Ollolai et Curatorie Austis; Carta
Grandu, jurato ville Seneghe, * Seneghe…odierno Seneghe(Contrate
Partis de Milis); Carta Guantino, jurato ville Pauli, * Pauli…
Gerrei …odierno San Nicolò Gerrei. Contrate Marmille; Carta
Guantino, jurato ville Urune, * Urune…attuale Orune ( Oruni).
Curatorie de Anella; Carta Joanne – ville Terrenove, **
Terranova et Fundi de Montis (Olbia e Monti). Sempre De Yola
Petro et Filio Guantino di Sassari, notai imperiali( 15 –
gennaio – 1388). Habitatoribus Fundi Montis...XV Januarii 1388;
in posse-. Carta Joanne, majore(amministratore di giustizia)
ville Oçana, * Oçana…odierno Ottana- Curatorie Dore; Carta
Joanne, Mole de Posata, * Mole de Posata…odierno Posada: Carta
Joanne, ville Semestene, * Semestene...odierno Semestene.
Curatorie de Costa de Valls ; Carta Juliano, ville Guilciochor,
* Guilciochor…villaggio distrutto, conosciuto col nome di
Borticoco: diocesi di Ottana - Curatorie de Anella; Carta
Juliano, ville Leunelli, * Leunelli…odierno Neonelli. Contrate
Partis Varicati – Barigadu; Carta Mario – ville de Biti, *
Biti…Bitti ( Contrate Montis Acuti); Carta Matheo, jurato ville
Ogiastra, * Ogiastra…Ollasta Usellus; Useddus - Partis de
Montibus; Carta Nicolao – ville de Sorefa. * Sorefa…distrutto
per Spano( Contrate Montis Acuti); Goreai o Gorofai (esistente);
Carta Parasoni, jurato ville Lodine, * Lodine…odierna Lodine ;
Carta Suacheso, jurato ville Meana, * Meana…odierno Meana.
Mandrolisay o Barbagia di Belvì. Nel Condaghe di San Michele di
Salvennor, CSMS, XI, XIII secolo (non abbiamo l’originale, ma la
traduzione in spagnolo), al capitolo 335, troviamo, Comita
Carta: - Yo el Abat Luteri ago memoria(ricordo che) que di a
Gantin Arri Uaca que era de la Casa de San Miguel de Salvennor
para guardar y para boluerme en dineros quinçe libras y oro que
monta dies libras y un Cobertor Colorado de valor de honçe
bisantes. Todo lo qual le di para guardar (per guardare in casa
di)en casa de Comida Carta suegro(suocero) de Gantin Meloni
sierve de San Miguel de Salvennor y de Pedro Sella…>
ritroviamo(il medesimo) Comida Carta al capitolo 165 del
Condaghe di San Pietro di Silki, CSPS, XI, XIII secolo, come
teste in una donazione (postura): Positinke Comida de Liios
Mannu, a Scu. Petru de Silki .VI. sollos de vinia, tenende
(confinante) assa de Gosantine Canbella, capithale assa nostra
(confinante col nostro “capithale” = tratto libero ai lati della
vigna). Tra i teste troviamo Comida Carta; e così anche al cap.
167: un acquisto (compòru). Ancora nel Condaghe di San Michele,
al capitolo 327, troviamo Pedro (Petru) Carta De Ligios (de
Liios), citato come teste, in una lite( “pleite” in spagnolo
“kertu” in sardo)) per il possesso della terra: - Yo el Abat
Titju de Salvennor pleitehe(kertai) con Gavino Setta de Ploaghe
en Corona(tribunale) de Ithoccor de Querqui (Kerki) Curador
(amministratore)Fiolinas (Florinas) por las tierras de San
Miguel que estan en Valle de Viliq…tra i testes è citato appunto
Pedro Carta de Ligios: testes de todo esto(testimoni di tutto
questo): Gunari de Thori y Pedro Carta De Ligios y Gosantin Pala
Clerigo de Qudrongianos (Codrongianus) y Gitilesu de Varro, y
Marian de Palmas. Sempre nel CSMS sono citate altre tre persone
col cognome Carta: Francu Carta(211), Giorgia Carta (193 – in
nota >Jorgia Cata – tuttora pronunciamo Cata per Carta > Antoniu
Cata, Lucianu Cata, ed anche “giogai a catas” = giocare a
carte), Susana(sic) Carta (188 – 211) serva “intera”di San
Salvador, citata anche nel Condaghe di San Pietro di Silki, CSPS
al cap. 205: Kertai (Ego Massimilla apatissa de scu. Petru de
Silki)pro servos de scu. Petru de Silki ki mi furun andatos pro
livertatos e non bolean faker servithu ki fakean parentes
issoro( ho citato in giudizio i servi di San Pietro che se ne
erano andati ritenendosi liberi e non volevano più fare il
servizio che facevano il loro congiunti...)…segue un elenco
abbastanza lungo dei servi (servos et ankillas), che si
appropriano della libertà, contro la volontà del Convento.
Pertanto l’appatissa, Massimilla, li cita in causa (in Corona –
tribunale – del giudice Gunnari de Laccon) tutti quanti con
l’accusa che si sono appropriati di un diritto non concesso. I
servi auto liberatisi contestano persino il giudice,
evidenziando di aver prodotto le carte necessarie per la
liberazione. Segue il dibattito…ed infine il lungo elenco dei
servi che avevano dichiarato il diritto alla propria libertà,
fra i quali è citata…Susana Carta, cum parte sua de su fetu;
(con parte della sua prole). Nella storia ricordiamo inoltre:
Carta Raspi Raimondo(Oristano 1893 – Cagliari 1965), storico,
editore ed organizzatore di Cultura Sarda. Tra le sue opere
migliori, oggi ancora valide, sono: Ugone III d’Arborea e le due
ambasciate di Luigi I d’Anjou e i due Condaghi, di San Nicola di
Trullas, CSNT XI, XIII secolo, e di Santa Maria di Bonarcado,
CSMB, XI, XIII secolo. Citiamo quindi Carta Antonio Giovanni, di
Santulussurgiu, seguace di Giommaria Angioy e sostenitore della
rivolta contro il regime sabaudo (vedi nel Web Giuseppe Concas –
Almanacco di maggio > Carta Antonio Giovanni sacerdote).
Ariuccio Carta(Bitti 1931 - ), politico, esponente della
Democrazia Cristiana, parlamentare, sottosegretario in vari
ministeri, ministro della Marina Mercantile. Carta
Paolo(Serdiana 1907 – Cagliari 1996) arcivescovo
dell’archidiocesi di Sassari dal 1962 al 1982. Carta Pietro
Paolo vescovo della diocesi di Tempio dal 1764 al 1771. Carta
Sebastiano, vescovo della diocesi di Bosa dal 1627 al 1630.
Infine citiamo Maria Carta (Siligo 1934 – Roma 1994) cantante >
una tra le più “belle voci” della Sardegna. Attualmente il
cognome Carta è presente in 956 Comuni italiani, di cui 291 in
Sardegna: Sassari 1060, Cagliari 807, Olbia 368, Oristano 355,
Quartu 299, Nuoro 250, Siniscola 229, Iglesias 188, etc. Nella
penisola Roma ne conta 733, Genova 216, Milano 187, Torino 174,
Palermo 165, etc. |
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CARTAGINESE
CARTAGINESI |
Sia
Cartaginese che Cartaginesi sono cognomi assolutamente
rarissimi, potrebbero essere originari di Cartagena città
spagnola situata nella comunità autonoma di Murcia ed esserne
quindi l'etnico. |
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CARTECHINI |
Cartechini è marchigiano, specifico del maceratese, di
Corridonia, Macerata, Montecassiano, Treia, Civitanova Marche e
Pollenza, di origini etimologiche oscure. |
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CARTEI
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Cartei è tipicamente toscano, di Firenze e Prato soprattutto,
dovrebbe derivare dal nomen latino
Carteius
citato ad esempio da Cicerone in una sua lettera al proconsole
Caio Cassio: "...Nunc te cohortatione non puto indigere ut nos
absentis remque p. quantum est in te, defendas. Scire te volo
firma praesidia vobis senatuique non deesse, ut optima spe et
maximo animo rem p. defendas. Reliqua tecum aget Lucius
Carteius, familiaris meus. Vale D. Nonis Martiis a.u.c. 711 ex
castris Taricheis.". |
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CARTER
CARTERA
CARTERI
CARTERO |
Carter, quasi unico, è veneto, Cartera, anch'esso quasi unico,
sembrerebbe siciliano, Carteri ha un ceppo a Valeggio sul Mincio
nel veronese al confine con il mantovano ed uno a Brancaleone ed
Africo nel reggino, Cartero, che sembrerebbe proprio unico, è
del genovese, le ipotesi possibili sono due, la prima è che i
cognomi derivino dal nome tardo romano
Carterius,
di cui abbiamo un esempio in San Carterius, prete di Cesarea in
Cappadocia, che venne martirizzato sotto Diocleziano, la seconda
ipotesi è che invece i cognomi possano derivare dal mestiere di
cartaio svolto dal capostipite. |
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CARTI
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Due le
zone d'origine individuate, il Trentino e La provincia di Roma,
dovrebbe derivare da un soprannome dialettale legato al
mestiere, o quello del cartaio (produttore o venditore di carta)
o quello di lavorare con le carte. |
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CARTURA |
Cartura,
molto molto raro, è tipico di Rovigo e del rovigoto, dovrebbe
derivare dal nome del paese di Cartura nel padovano, probabile
luogo d'origine della famiglia, il toponimo dovrebbe prendere il
nome da una qualità di pietra istoriata tipica del luogo. |
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CARUBINI
CARUBINO |
Carubini è specifico del perugino, di Gubbio e Umbertide,
Carubino sembrerebbe unico, dovrebbero derivare dal nome
medioevale Carubino,
una forma arcaica del più comune
Cherubinus
(vedi CHERUBINI), a Perugia, nella prima metà del 1400, troviamo
il capitano di ventura Carubino degli Ermanni o della Staffa
(1398? - 1445) Signore di Città della Pieve e cognato di Braccio
di Montone. |
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CARUCCI
CARUCCIO |
Carucci
sembra avere molti ceppi, in Puglia, in Campania e nel Lazio,
Caruccio, molto raro, è tipico del salernitano, dovrebbero
derivare dal nome medioevale Carutius o Caruccius, di cui
abbiamo un esempio nel Codice Diplomatico della Lombardia
medievale sotto l'anno 1173 leggiamo in un atto: "...septem quos
debent Galutius et Carutius de Lambrate...". |
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CARUGATI |
Tipico
del nordmilanese, varesotto e comasco, deriva dal toponimo
Carugate (MI), tracce di questa cognominizzazione le troviamo a
Milano fin dal 1100, infatti nel XII° secolo furono ammessi al
Patriziato milanese, il casato annoverò nel tempo ambasciatori
e, nella seconda metà del 1600 anche un Capitano di Giustizia di
Milano. |
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CARUGGI |
Tipico
di Jerago Con Orago (VA) e del varesotto è molto raro. |
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CARUGNI
CARUGNO |
Carugni,
praticamente unico, dovrebbe essere il prodotto di un'errata
trascrizione del cognome Carugno, che ha un ceppo a Sulmona
nell'aquilano, a San Salvo nel teatino ed a Pescara, un ceppo a
Isernia ed uno a Roma ed a Castelliri nel frusinate, e che
dovrebbe derivare da un soprannome dialettale riferito alla
località di Colle Caruno nel teramano in Abruzzo, probabilmente
il luogo d'origine dei capostipiti. |
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CARULLI
CARULLO |
Carulli ha un ceppo abruzzese, soprattutto nel teatino e nel
teramano, ed uno pugliese nel barese in particolare, con piccoli
ceppi anche nel napoletano, nel potentino e nel messinese e
catanese, Carullo ha un ceppo romano, uno ad Orsogna e Giuliano
Teatino nel teatino, uno ad Avellino, Monteforte Irpino e Aiello
del Sabato nell'avellinese, a Napoli ed a Sant'Angelo d'Alife
nel casertano, un piccolo ceppo a Martirano nel catanzarese ed a
Polistena nel reggino, ed uno altrettanto piccolo in Sicilia a
Palermo ed a Forza d'Agrò nel messinese, dovrebbero derivare dal
cognomen tardo latino Carullus,
una forma ipocoristica del più diffuso cognomen
Carus
(vedi CARO). |
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CARUSIO |
Molto raro è specifico napoletano, dovrebbe derivare dal
praenomen latino Carusius di cui si ha un esempio con Marcus
Carusius governatore romano della Britannia nel III° secolo
d.C. Tracce di questa cognominizzazione le troviamo in un atto
del 1610 redatto da Judice Joannes Carusius.
integrazioni fornite da
Fabio Picolli
probabilmente discende dai Caruso; personaggi di rilievo sono
stati: Enrico Michele (1528), Urbino; Giovanni Innocenzo,
vescovo di Muro Lucano dal 1707 al 1718; appartiene a questa
famiglia probabilmente anche Bartolomeo de Carusiis, detto da
Urbino, professore di teologia a Parigi e Bologna, poi vescovo
di Urbino (1347), amico del Petrarca che polemizzò con Marsilio
da Padova e Guglielmo d'Occam. |
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CARUSI
CARUSILLO
CARUSO |
Carusi ha un ceppo nel massese, uno tra pisano, fiorentino ed
aretino, ma il nucleo principale è in Abruzzo e nel vicino
romano, Carusillo è specifico del foggiano, di Lucera, Volturara
Appula e Foggia, Caruso è un cognome diffusissimo in tutta
Italia anche se si può ipotizzare una provenienza
prevalentemente siciliana. La loro origine è, direttamente o
tramite una forma ipocoristica dialettale, dal vocabolo, prima
dialettale e poi diffusosi in quasi tutta la nazione,
caruso (ragazzo,
garzone).
integrazioni fornite da
Fabio Picolli
i Caruso discendono dal cavaliere Pier Fortugno che nel 1026
espugnò la città di Nocera dei Pagani travestendosi da saraceno
e rasandosi il capo, purtroppo vi perse la vita. Da allora fu
ricordato come il Cavalier Caruso, cioè rasato. I Caruso si
diramarono in tutta Italia dando origine a vari rami. ad essa
forse si ricongiungono i Carusio ed i Carusi. Uno dei feudi di
questa famiglia fu Spaccaforno (Sicilia).
ipotesi fornite da
Stefano Ferrazzi
Sull'origine di questo cognome, in realtà, confluiscono almeno
tre diverse ipotesi che, sommate l'una con l'altra, giustificano
l'altissima frequenza di famiglie Caruso nel nostro paese (anche
all'infuori del sud Italia). Iniziando con la prima
interpretazione, normalmente questo cognome viene ricondotto al
termine caruso,
che letteralmente significa
ragazzo, ma un tempo veniva
usato anche per indicare un
giovane bracciante agricolo o,
comunque, un giovane lavoratore
(in alcune aree della Sicilia, per esempio, erano chiamati
carusi
i lavoratori alle miniere di
zolfo): l'origine del vocabolo,
infatti, va ricercata o nel latino
cariosus,
col significato letterale di
cariato, tarlato e, in senso
figurato, di rasato,
dai capelli radi, o nel greco
kara, cioè testa o, più
propriamente, testa rasata;
questo etimo, che avvicina il termine
caruso al
settentrionale toso
(dal latino tonsus,
cioè tosato),
è dovuto a un antico costume secondo il quale i giovani dovevano
portare i capelli molto corti, per meglio distinguersi dagli
adulti. Passando alla seconda ipotesi (già ricordata dal sig.
Picolli), va detto che alcune famiglie Caruso sembrano provenire
da un antico casato che ha come capostipite il cavaliere Pier
Fortugno, meglio noto oggi col nome di Cavalier Caruso: per la
precisione, non si tratta necessariamente di un rapporto di
sangue col casato Caruso, ma anche di rapporti professionali o
d'altro tipo intrattenuti con tale famiglia. Solo per curiosità,
sembra che lo stesso cantante lirico Enrico Caruso (nato a
Napoli nel 1873 e ivi morto nel 1921) discenda da questo ceppo
familiare e, anzi, fu proprio lui che, all'inizio del '900,
incaricò l'editore Antonio Vallardi di Milano di compiere una
ricerca araldica sulla sua famiglia, da cui risultarono appunto
queste origini (vedi anche il sito
http://www.museocaruso.it/mvc_gallerie/galleria1/foto_002.htm).
Per quanto riguarda invece la terza e ultima ipotesi (forse
quella che meglio giustifica la vasta diffusione di famiglie
Caruso nel nostro paese), in diversi casi questo cognome
dovrebbe derivare dal nome medievale
Caruso,
da intendersi in uno dei significati sopraelencati, anche se più
probabilmente in quello di giovane, ragazzo: allo stesso modo
dei nomi Fante,
Ragazzo,
Toso,
etc. (anch'essi caduti ormai in disuso), Caruso sembra nascere
dapprima come soprannome e col tempo essere adottato come nome
di persona (sul modello dei cognomina latini, molti dei quali
vennero poi nominizzati). |
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CARUSONE |
Non
comune è tipico del casertano, deriva dal termine dialettale
caruso (ragazzo, garzone). |
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CARUZZI
CARUZZO |
Caruzzi è specifico dell'udinese, di Attimis, Povoletto ed
Udine, Caruzzo ha un ceppo piemontese a Nizza Monferrato
nell'astigiano, un ceppo a Genova ed uno a Treviso, dovrebbero
derivare, dal nome medioevale
Carutius di cui abbiamo un
esempio nell'Historia Brittonum: ".. Carutius postea imperator
reedificavit, et .vii. castellis munivit inter utraque ostia;
domumque rotundam politis lapidibus super ripam fluminis
Carun,
quod a suo nomine nomen accepit, fornicem triumphalem in
victorie memoriam erigens, construxit ..". |
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CARVI
CARVINI
CARVINO |
Carvi è assolutamente rarissimo, si individuano un antico ceppo
valtellinese ed uno emiliano, romagnolo, Carvini e Carvino sono
praticamente unici, dovrebbero derivare, direttamente o
attraverso ipocoristici, da un soprannome originato dal termine
latino carvus
(cardo, carciofo),
forse a ricordare che la famiglia coltivasse questo genere di
ortaggi, è pure possibile che derivi dal nome celta
Carvos (Cervo). |
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CARZELLA
CARZO |
Il
cognome Carzella, ormai praticamente scomparso in Italia,
dovrebbe essere di origini pugliesi, dell'area barese, Carzo,
assolutamente rarissimo, sembrerebbe del reggino, potrebbero
derivare da un'italianizzazione ed alterazione dialettale del
termine greco Καρτερός, karteros, che significa
forte,
solido,
robusto,
forse a caratterizzare una caratteristica fisica del
capostipite, ma è pure possibile una derivazione da un
soprannome originato dal verbo sempre greco χαρίζομαι,
carizomai con il senso di colui che rallegra o che rende
piacevole la vita con i propri favori. |
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CARZOLA
CARZOLI |
Carzola,
praticamente unico, sembrerebbe dello spezzino, Carzoli ha un
ceppo sull'apennino emiliano, a Pievepelago nel modenese, con
piccolole presenze nella vicina Toscana, a Barga nel lucchese ed
a Castelfiorentino nel fiorentino, dovrebbero derivare dal nome
del torrente Carzola, tra modenese e fiorentino, e di una
località Case Carzola, nell'alto fiorentino appenninico. |
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CASA
CASE |
Casa ha
un ceppo nel vicentino, uno a Roma ed a Gaeta nel latinense, uno
a Massa Lubrense ed a Sorrento nel napoletano ed in Sicilia ha
vari ceppi sulla costa sudoccidentale, Case è tipico di Belluno
e del bellunese, in particolare di Agordo, Gosaldo, Sevico e
Selvazzano Dentro, dovrebbero derivare da nomi di località
contenenti la radice Casa o che si riferiscano a particolari
case. |
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CASABIANCA
CASABLANCA |
Casablanca è tipico della provincia di Messina, Casabianca è più
raro e sembrerebbe del catanese, potrebbero derivare sia da
toponimi come Casabianca (TP) sia da nomi di località
individuabili appunto dalla presenza di una casa bianca o dal
fatto di abitare la famiglia in un casolare tutto bianco. |
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CASABONA |
Casabona
ha un ceppo originario a Genova, uno a Livorno ed uno in Sicilia
nella zona tra Enna, Caltanissetta e Catania, deriva dal nome di
una località che per il ceppo siciliano potrebbe essere il
toponimo Casabona (KR), ma anche più semplicemente indica
l'appartenenza ad una casa accogliente, il ceppo toscano
potrebbe originare dal botanico Giuseppe Goedenhuitze un
Fiammingo che, trasferitosi nella seconda metà del 1500 in
Toscana al servizio del Granduca di Toscana, italianizzò il
proprio cognome appunto in Casabona. |
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CASABURI
CASABURO |
Casaburi
ha un ceppo nel napoletano e salernitano, uno tra catanese e
siracusano ed uno nel barese, Casaburo è tipico del napoletano,
di Frattamaggiore, Afragola, Frattaminore e Napoli, il casato
Casaburi è molto antico e sembrerebbe di lontane origini
spagnole, in un regio decreto dell'anno 1488 il Re Ferdinando I°
d'Aragona cosi decide: "Bando et commandante da parte de
illustrissimo prencepe don Ferrando de Rabona per la gracia de
Dio di Sicilia, .... Et de li nobili et honorabili homini
Thomasi Casaburi de la Cava, et Theseo Vapa de Napoli per la
dicta Maestà commissarij ordinato allo infrascripto. In primis
che non sia persone alcuna de quale si voglya stato, grado ed
condenione nì regnicolo nì extere chi debba comparare seta et
follichyi ne la provincia de prencepato citra nè in le citate
terre, castelle et lochi de essa provincia senza expressa
licencia de li sopradicti Thomasi et Theseo sopta pena de mille
ducati di carlini ...". |
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CASACANDITELLA |
Casacanditella è specifico del Molise, di Guglionesi nel
campobassano, dovrebbe derivare dal nome del paese
Casacanditella nel teatino, che a sua volta dovrebbe derivare
dalla presenza iniziale di una casa bianca (candida), paese da
cui proveniva probabilmente il capostipite. |
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CASACCI
CASACCIA
CASACCIO |
Casacci
ha un ceppo nel cesenate, uno nell'aretino, in particolare a
Sansepolcro ed uno a Città di Castello nel perugino, Casaccia
sembra tipico del centro Italia, con un possibile ceppo nel
genovese, Casaccio è molto raro, sembrerebbe originario del
catanese, ma è pure possibile un ceppo nel catanzarese,
dovrebbero tutti derivare da nomi di località. |
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CASADEI
CASADIO |
Sono cognomi dell'Emilia e Romagna, potrebbero essere originati
da soprannomi derivati dal nome di opere pie (probabilmente
orfanotrofi). Tracce di questa cognominizzazione le troviamo nel
Codice Diplomatico della
Lombardia medievale a Milano
sotto l'anno 1188 in una pergamena possiamo leggere:
"...Interfuerunt Ardericus de Forte, Iohannes Cazadeum. Ego
Vestitus iudex qui dicor de Gallarate hanc sententiam dedi et
scripsi. Ego Iohannes Coallia notarius sacri palatii interffui
et scripsi.". |
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CASAGLI
CASAGLIA |
Casagli, decisamente toscano, ha un ceppo soprattutto nel
senese, in particolare a Poggibonsi, Casaglia, abbastanza raro,
ha un ceppo toscano nel fiorentino e senese ed uno nel perugino,
dovrebbero derivare dai vari toponimi come Casaglia di Borgo San
Lorenzo nel fiorentino, Casaglia di San Gimignano nel senese,
Casaglia di Perugia nel perugino o altri simili, che dovrebbero
tutti derivare dal termine latino medioevale
casalia,
forma plurale di casalium
(casale, gruppo di case rurali). |
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CASAGRANDA |
Tipico
trentino della Valsugana, in particolare della zona tra Trento e
Bedollo, deriva da un soprannome originato dalle caratteristiche
dell'abitazione della famiglia, quelli della grande casa. |
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CASAGRANDE |
Diffuso in tutto il centro nord ha la massima concentrazione in
provincia di Treviso, ma esistono presenze notevoli anche in
tutto il Veneto, nelle Marche ed Umbria, nel Lazio ed in
Liguria, deriva da un soprannome legato alle caratteristiche
della località (quelli della casa grande).
integrazioni fornite da
Francesca
nel nord est è molto diffuso l'uso del cognome Casagrande ed è
altrettanto diffusa e conosciuta la tesi per la quale si tratta
di un cognome normalmente attribuito ad orfani, ai quali veniva
dato questo cognome (e altri quali Della Pietà), proprio perchè
gli stessi erano stati allevati nella
casa grande
per eccellenza: l'orfanotrofio. |
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CASALASPRO |
Tipicamente lucano, del materano, della zona di Tricarico e
Pisticci, dovrebbe derivare dal toponimo Casalaspro (BN). |
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CASALATI |
Casalati, molto molto raro, è tipico dell'alto ferrarese, con un
ceppo anche nel latinense, causato dall'emigrazione forzata di
manovalanza dall'area del delta del Po, per la bonifica delle
Paludi Pontine, dovrebbe derivare da un'origine contadina delle
famiglie individuabili come quelle del
casale (casa
colonica, cascina), il suffisso
-ati,
nell'area ferrarese ed emiliana ha valore di
appartenenza a
qualcosa o anche quello patronimico di
figli di. |
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CASALE
CASALI |
Presente
in tutta Italia Casale è maggiormente localizzato nell'Italia
nord occidentale e in tutto il sud in particolare sul litorale
tirrenico dell'Italia meridionale, mentre Casali è diffuso in
tutto il centro nord. Questi cognomi dovrebbero derivare da
toponimi molto diffusi quali: Casale (MI) - (PR) - (MN) - (CE) -
(GR) ecc. o Casali (AQ), ma possono anche essere originati da
soprannomi legati alla località (quelli del casale). |
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CASALECCHI |
Assolutamente rarissimo, dovrebbe essere di origini romagnole e
deriverebbe da uno dei vari toponimi come Casalecchio (RA), (RN)
o (PU). |
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CASALEGNO |
Specifico
del torinese, dovrebbe derivare dalla caratteristica della
famiglia di abitare in un particolare casale. |
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CASALENA |
Casalena
è tipico del teramano, di Teramo stessa e di Bellante, potrebbe
derivare da toponimi come Casalena di Ascoli Piceno o Villla
Casalena di Bellante nel teramano, il più probabile luogo
d'origine delle famiglie. |
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CASALETTO |
Casaletto
è specifico del potentino, di Marsico Nuovo e Vetere e
soprattutto di Potenza, potrebbe derivare dal nome del paese di
Casaletto Spartano nel salernitano ai confini con il potentino,
probabile luogo d'origine del capostipite. |
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CASALINI
CASALINO |
Casalini
è diffuso in Lombardia, Emilia e Toscana, Casalino ha un ceppo
piemontese tra novarese, vercellese e torinese, uno campano tra
napoletano e salernitano ed uno pugliese concentrato soprattutto
nel barese e nel Salento, dovrebbero derivare da un soprannome
in uso nel tardo medioevo, stante normalmente ad indicare una
provenienza contadina "casalinis habitatoribus", nel 1200 a
Siena troviamo ad esempio un certo Casalinus de Barbaritio. |
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CASALIS |
Casalis è tipicamente piemontese di Carmagnola, Torino,
Carignano e La Loggia, potrebbero derivare sia da toponimi
contenente la radice Casale,
Casalis starebbe allora per
di Casale,
oppure anche come attributo intendente quelli della casa
colonica o del Casale. |
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CASALOLDI
CASALOLDO |
Antica
famiglia nobiliare, ormai estinta in Italia, era originaria di
Casaloldo (MN) e con il rango di Conti possedeva fino alla
seconda metà del 1200 anche il feudo di Gonzaga (MN) e di
Montichiari (BS). La derivazione dal toponimo omonimo è ovvia. |
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CASALVIERI |
Casalvieri è un cognome tipico dell'area aquilano, laziale, con
un ceppo a Roma ed a Sabaudia e Latina nel latinense, ed uno
nell'aquilano a Luco dei Marsi, San Vincenzo Valle Roveto e
Sulmona, dovrebbe derivare dal nome del paese di Casalvieri nel
frusinate, che a sua volta dovrebbe derivare dall'essere un
Casale di un certo Verius, nome personale latino alterato del
nome gentilizio Velius (della Gens Velia). |
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CASAMASSA |
Casamassa ha un ceppo a Foiano Di Val Fortore (BN).
integrazioni fornite da
Fabio Paolucci
Casamassa è il cognome appartenente ad un unico ceppo familiare
originario di Foiano Valfortore in provincia di Benevento: tutti
i Casamassa sparsi in Italia e nel mondo per effetto del
fenomeno dell'emigrazione dal Meridione del nostro Paese, hanno
origine in questo piccolo centro sannita. Il capostipite dei
Casamassa fu un tale Giovanni Carlo, nato a Foiano nel 1595,
dedito all'attività agricola. Nel corso dei secoli alcuni rami
dei Casamassa migliorarono la propria condizione sociale
divenendo contadini proprietari delle terre che coltivavano. Dal
punto di vista etimologico, il cognome in analisi potrebbe
derivare dal toponimo pugliese Casamassima (BA), ampiamente
diffuso come cognome in tutta la Puglia fino alla Capitanata
confinante con il Sannio. E' probabile che il capostipite del
ceppo dei Casamassa, una o forse più generazioni prima del
succitato Giovanni Carlo (primo ad essere documentato negli
archivi parrocchiali di Foiano), sia giunto nel corso del
Cinquecento nel piccolo centro sannita, dove per errata
comprensione dell'originario cognome Casamassima sia stato poi
trascritto nei documenti come Casamassa. Un altra ipotesi,
forse meno plausibile della precedente, farebbe risalire
l'origine del cognome stesso nel comune di Foiano, verso gli
inizi del Cinquecento, dalla fusione dei due termini
Casa e
Massa,
derivanti con ogni probabilità da un toponimo locale. Tra le due
ipotesi sembrerebbe più avvincente la prima, secondo cui il
ceppo campano dei Casamassa andrebbe ricollegato al più antico e
diffuso ceppo dei Casamassima della Puglia.
integrazioni fornite da
Nicola Casamassa - Verona
nel 1195, l'imperatore Enrico VI concesse a Guidotto Massimo
"pro se et heredibus" il feudo di Casamassima in Puglia con
l'obbligo di cambiare il nome da Massimo in Casamassima. In
seguito, per un errore, Federico II destituì dalla titolarità
Giovanni, figlio di Guidotto. Corrado IV, figlio di Federico II
e suo erede, nel suo passaggio da Casamassima, nell'aprile del
1252, restituì a Roberto, figlio di Giovanni, il feudo. (Vedi
pergamena conservata nell'archivio storico della Biblioteca
Nazionale di Bari; cfr. sito Internet del Comune di
Casamassima). Gli eventi storici successivi potrebbero aver
obbligato dei Casamassima ad emigrare e a cambiare il nome da
Casamassima in Casamassa. |
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CASAMASSIMA |
Specifico
pugliese, deriva dal toponimo Casamassima (BA). |
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CASAMICHELE |
Assolutamente molto raro Casamichele parrebbe di Ragusa e del
ragusano, potrebbe derivare da un nome di località. |
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CASAMURATA |
Casamurata, molto molto raro, è tipico di Forlì, potrebbe
derivare dal nome della località di Casamurata nel forlivese,
località citata ad esempio nella
Storia di Forlì,
scritta da Paolo Bonoli nel 1826: "...Che li forlivesi dovessero
entro un mese terminare e risolvere ogni disparere, che
insorgesse tra li confederati e sudditi a Forlì con l'
arcivescovo e suoi ministri: Che i forlivesi non creassero
cittadini alcuni de' sudditi all' arcivescovo, con conceder loro
de' privilegi, per non derogare alle ragioni della Chiesa
ravennate, come di Tudorano, Molinvecchio, Valdipondi ,
Cugliano, Bagnolo , Casamurata ec. : Essere in facoltà dell'
arcivescovo e suoi dipendenti trasportare grani , frutti , ed
altro dalle sue ville e castelli pel forlivese senza alcuno
impedimento e gabella...". |
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CASANDRA
CASANDRI |
Sia
Casandra che Casandri sono assolutamente rarissimi, si dovrebbe
trattare di errori di trascrizione dei cognomi Cassandra e
Cassandri che dovrebbero entrambi derivare dal nome di origine
greca Cassandro.
(vedi CASSANDRA) |
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CASANO
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Sembra
specifico della Sicilia Occidentale, in particolare del
trapanese, con un ceppo in Liguria che dovrebbe derivare dal
toponimo Casano (SP), deriva da una forma arcaica del nome
Cassanus, di cui si ha traccia nel genovese come si legge in una
lettera del 1337: "...Petrus et cetera. Nobilibus et dilectis ac
fidelibus nostris Casano et Galeoto de Auria necnon eorum
officialibus in Sardinea ..."; traccia di questa
cognominizzazione si ha con il Cardinale Nicolas Casanus
(1401-1464). |
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CASAPPA |
Casappa,
assolutamente rarissimo, è specifico del parmense, di origini
etimologiche oscure. |
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CASANOVA
CASANUOVA |
Casanova
è presente in tutta Italia, ma è maggiormente localizzato in
provincia di Belluno, di Genova, in Romagna ed in provincia di
Bari e di Napoli., Casanuova invece è assolutamente rarissimo,
dovrebbero essere derivati da un soprannome legato o ad un
toponimo come Casanova (GE) - (CE) - (PV) - (VC) - (CO) - (SV)
ecc. o alla località (quelli della casa nuova). |
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CASARANO |
Casarano
è tipicamente pugliese del leccese, di Casarano, Sogliano
Cavour, Taviano, Spongano, Alliste, Ruffano, Melissano, Seclì e
Racale, con ceppi anche a Taranto ed a Fasano nel brindisino,
dovrebbe derivare dal toponimo Casarano nel leccese, probabile
luogo d'origine dei capostipiti. |
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CASARI
CASARIN
CASARINI
CASARO |
Casari è particolarmente concentrato al nord in provincia di
Brescia e di Modena in particolare, si individuano ceppi anche
in Sardegna ed in Liguria, Casarin, tipicamente veneto,
soprattutto del veneziano, di Venezia, Noale, Trebaseleghe,
Scorzè e Martellago, ha ceppi anche in Lombardia e Piemonte,
Casarini oltre al nucleo nelle province di Modena e Bologna, ha
un ceppo anche nel pavese, Casaro è decisamente dell'area
veneta, in particolare del rovigoto e del vicino ferrarese,
dovrebbero tutti derivare da un soprannome legato al mestiere di
casaro
o casaio
(produttore di formaggio). |
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CASARICO |
Casarico
sembrerebbe tipico del comasco, di Como e di Lurate Caccivio,
dovrebbe derivare dal nome del paese di Casarico, una frazione
del comune di Montano Lucino nel comasco., situato a qualche
chilometro da Lurate Caccivio in direzione nord, probabilmente
il luogo d'origine dei capostipiti. |
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CASARONE |
Casarone,
molto molto raro, è tipico di Canelli nell'astigiano, dovrebbe
derivare da nomi di località come, ad esempio, Casarone di
Torrazza Coste nel pavese. |
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CASAROSA |
Casarosa
è specifico dell'area pisano, livornese, di Cascina e di Pisa
nel pisano e di Livorno e Collesalvetti nel livornese, dovrebbe
derivare da un nome di una località, probabilmente
caratterizzata dalla presenza di una casa rosa. |
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CASAROTTI
CASAROTTO |
Casarotti
è tipico veneto, del veronese in particolare, con un ceppo forse
anche in Lombardia e Piemonte, Casarotto è specifico veneto
dell'area che comprende le province di Verona, Vicenza e Padova,
con un ceppo anche nella Lombardia nordoccidentale e Piemonte
nordorientale, Caserotto, assolutamente rarissimo è specifico
del basso trentino, dovrebbero derivare da un soprannome
originato dal mestiere di casaro o produttore di formaggi.
Tracce di questa cognominizzazione si trovano nel novarese, a
Soriso (NO) fin dal 1500, in un atto del 1553 si legge:
"...Bernardino Casarotto figlio del fu Giò Pietro, Giacomo
Magalio detto il Filavino figlio del fu Domenico, e Giorgio
Ravizza figlio del fu Antoniolo tutti di Soriso deputati ed
eletti a ciò fare dai Consoli, Consiglieri dal Comune e uomini
di Soriso, e per istrumento rogato dal Sig. Gerardo Casarotto
figlio del fu Jacobino Notajo pubblico di Soriso, sotto il
giorno 19 del mese di Novembre 1553...". |
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CASARRUBIA |
Assolutamente rarissimo, probabilmente di origini spagnole
dovrebbe derivare da un soprannome originato dall'abitare forse
la famiglia in una casa rossa o nelle sue vicinanze. |
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CASARSA |
Casarsa è
tipicamente friulano, di Udine e Tavagnacco in particolare,
dovrebbe derivare dal toponimo Casarsa Della Delizia nel
pordenonese. |
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CASARTELLI |
Casartelli è molto diffuso a Como, a Tavernerio, a Cantù, ad
Albese con Cassano, a Montorfano, a Erba, Ad Albavilla, A
Vertemate con MInoprio ed a Lipomo tutti nel comasco, dovrebbe
derivare da un soprannome originato dal mestiere di produttori
di formaggio, forse svolto dai capostipiti. |
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CASASANTA |
Casasanta
è tipicamente abruzzese, di Pratola Peligna e Sulmona in
provincia de L'Aquila e di Quadri nel teatino, con un ceppo
anche a Roma, dovrebbe derivare dal toponimo Casasanta nel
teramano. |
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CASASCO |
Casasco è
tipicamente piemontese, di Tortona e Viguzzolo
nell'alessandrino, dovrebbe derivare dal nome del paese di
Casasco nell'alessandrino. |
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CASASOLA
CASASOLE
CASASOLI |
Casasola è tipico dell'udinese e dovrebbe derivare dal toponimo
Casasola di Frisanco (PN) o da Casasola di Maiano (UD),
Casasole, molto raro, è specifico di Orvieto, Casasoli è quasi
unico.
integrazioni fornite da
Fabio Paolucci
Casasole è un cognome tipico di Orvieto, dove è largamente
registrato, e di pochi altri comuni limitrofi (Castel Viscardo,
Allerona Scalo, Ciconia, Sferracavallo, Porano e Castel
Giorgio), ma è rilevabile in maniera poco consistente anche in
altre regioni (Lazio, Emilia Romagna, Piemonte, Marche e
Molise). Il luogo di origine del cognome sembrerebbe proprio
Orvieto, ancora oggi epicentro di diffusione. Dal punto di
vista etimologico, Casasole deriva dalla fusione dei due termini
casa
e sole,
in relazione ad un toponimo o al luogo in cui il capostipite del
ceppo risiedeva. Sembra non esserci alcuna correlazione con il
cognome Sole, tipico della Sicilia, della Sardegna, della
Campania, del Lazio e della Lombardia, e con il cognome Casa,
che presenta due ceppi principali a Roma e nel Napoletano. Sia
Casa che Sole non sono cognomi umbri. Una variante di Casasole
è Casasoli, dovuto ad errata trascrizione anagrafica. Casasola,
invece, sembra avere una origine del tutto isolata, essendo
tipico del Friuli Venezia Giulia e del Veneto orientale. |
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CASASSA |
Casassa
ha un ceppo a Torino ed a Lanzo Torinese nel torinese ed uno a
Genova e Cicagna nel genovese, potrebbe derivare da nomi di
località con questo nome, come ne esistono a Riva presso Chieri,
o Coassolo Torinese nel torinese o a Passerano Marmorito
nell'astigiano, o altri simili. |
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CASATELLA
CASSATELLA |
Casatella
è quasi unico, Cassatella è tipicamente pugliese, specifico di
Barletta nel barese, dovrebbero derivare da un soprannome
inerente al mestiere dei capostipiti, probabilmente dei caseari
produttori di caciottelle. |
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CASATI
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Tipicamente lombardo e delle provincie di Milano, Como, Lecco e
Bergamo in particolare presenta un ceppo anche in provincia di
Firenze, potrebbe derivare da un soprannome derivato dal
toponimo Casatenovo (LC). I casati detennero feudi nel lodigiano
fin dal 1400, personaggio di rilievo fu sicuramente il conte
Gabrio Casati che che fu Presidente del Governo Provvisorio
milanese durante le Cinque Giornate di Milano del 1848. |
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CASAVECCHIA |
Casavecchia ha ceppi in Piemonte nel torinese e nel cuneese,
nello spezzino, nella fascia che comprende la bassa Romagna, le
Marche, l'Umbria ed il Lazio e nel Salento, potrebbero tutti
derivare da toponimi come Casavecchia (AR), (AQ), (MC) o anche
dal fatto di abitare le famiglie in una casa appunto vecchia,
tanto da poter essere identificati come quelli della casa
vecchia. |
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CASAVOLA |
Sembrerebbe originario della provincia di Taranto, potrebbe
derivare da un soprannome collegato alla località di provenienza
(casa degli Avola), secondo un'altra ipotesi, si tratterebbe
invece di un cognome di origine spagnola,(derivante da Casa de
los Avolos, letteralmente casa dei volatilii, dalla Spagna due
diversi rami si sarebbero trsferiti in Puglia. Gli stemmi che li
identificano sono:per il primo, una torre con due colombe che
spicano il volo, per il secondo un pugno guantato con in mano un
falco. Una terza ipotesi di un origine siciliana la farebbe
derivare dal toponimo Avola (SR). |
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CASAZZA |
Casazza è
molto diffuso in Lombardia, soprattutto nel bergamasco,
milanese, cremonese, e pavese, nell'alessandrino, piacentino e
genovese, nel rovigoto, con un ceppo anche nel beneventano,
dovrebbe derivare dai molti toponimi chiamati Casazza, come
Casazza nel bergamasco, ed altri simili. |
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CASCA
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Casca ormai quasi scomparso, dovrebbe essere dell'Italia
meridionale, della Campania e della Sicilia soprattutto,
dovrebbe derivare dal cognomen latino
Casca,
ricordiamo Publius Servilius Casca, uno degli assassini di
Giulio Cesare nel 44 a.C:. |
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CASCAVILLA
CASCAVILLO |
Cascavilla è specifico del foggiano, di San Giovanni Rotondo in
particolare di Foggia, Manfredonia e Cerignola, con un ceppo
anche a Bisceglie, Cascavillo, molto molto raro, specifico di
San Severo nel foggiano, è probabilmente dovuto ad un errore di
trascrizione del precedente, che dovrebbe derivare da
un'italianizzazione del cognome occitano
Cascailh,
che ha dato origine anche in Spagna allo stesso cognome spagnolo
di Cascavilla, secondo altri deriverebbe invece dal nome di un
tipo di susina così chiamato, specifico della zona garganica, ma
riteniamo non molto probabile questo tipo di tesi. |
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CASCELLA
CASCELLI
CASCELLO |
Cascella ha un ceppo napoletano ed uno pugliese con un nucleo
tra Barletta e Bari ed uno a Cerignola e Margherita Di Savoia
nel foggiano, Cascelli ha un ceppo a Foligno (PG), uno a Roma,
uno piccolo a Bari ed a Rivello (PZ), Cascello è assolutamente
rarissimo e sembrerebbe campano, potrebbero derivare dal nome
latino Cascellus,
Cascella di cui abbiamo un
esempio in un'antica lapide romana: "I(ovi) o(ptimo) m(aximo) /
Val(erius) Flavi(anus) / Cascellus / Germa(nus) v(otum) s(olvit)
l(ibens) m(erito)", ma è pure possibile una derivazione da forme
ipocoristiche del nome Cassius.
integrazione fornite da
Giovanni Vezzelli
Cascella è un cognome pugliese variante del cognome CASSA. 'Cascia'
è una forma regionale pugliese centro settentrionale per 'cassa'.
Fonte: Minervini 132. |
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CASCHETTA
CASCHETTO |
Caschetta, assolutamente rarissimo, è del potentino, di Melfi in
particolare, Caschetto è specifico del sud della Sicilia, di
Modica, Ispica, Vittoria, Pozzallo e Scicli nel ragusano e di
Siracusa, e Rosolini nel siracusano, dovrebbero derivare da
soprannomi dialettali basati sul termine lucano, calabro,
siciliano caschetta, caschetto
(cassetta per la frutta),
probabilmente riferito a manovali della raccolta della frutta. |
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CASCHI
CASCO |
Caschi, quasi unico, sempre friulano, dovrebbe essere
un'alterato di Casco, che è tipicamente friulano di Martignacco
ed Udine nell'udinese, e che dovrebbe derivare
dall'italianizzazione del termine sloveno
cauz (tessitore). |
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CASCHILI |
Specifico del cagliaritano, potrebbe derivare da un soprannome
collegato con il vocabolo sardo
caschidu (sbadiglio),
tracce di questa cognominizzazione le troviamo almeno dal 1500,
al nobile casato appartenne Francesco Torrellas Caschili, Barone
di Capoterra nato a Cagliari il 20 marzo del 1596. |
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CASCIANI
CASCIANO |
Casciani
è specifico del Lazio, Casciano è presente a macchia di leopardo
in Abruzzo a Popoli (PE), nel Lazio a Roma, in Campania a Teora
(AV) e a Palomonte (SA), nel iserniese, in Puglia a Lucera (FG)
e a Reggio Calabria, dovrebbero derivare dal gentilizio latino
Cassianus, cioè della Gens Cassia. |
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CASCIARI
CASCIARO |
Casciari
è specifico di Perugia, Casciaro è molto diffuso nel Salento a
Corsano e Casarano (LE) e nel cosentino a Corigliano Calabro e
Rende, dovrebbero derivare da soprannomi originati dal mestiere
di mastro caseario (produttore di formaggi). |
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CASCIELLO |
Tipico
della zona di Torre Annunziata (NA), dovrebbe derivare da una
modificazione dialettale del nomen latino Cassius. |
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CASCINO |
Decisamente meridionale con ceppo principale in Sicilia e
ramificazioni anche in Campania e Basilicata, dovrebbe derivare
da un soprannome dialettale legato alla località di provenienza. |
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CASCIO
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Specifico
della Sicilia nord occidentale, potrebbe derivare da un
soprannome legato al vocabolo dialettale casciu (caseificio,
cacio), ma e forse è più probabile, dalla gens Cascia (Cassia),
a titolo di esempio riportiamo il contenuto di una lapide di
epoca romana che cita personaggi appartenenti a questo clan:
"D(is) M(anibus) A(ulus) Cascius Marcianus matri suae Casciae
Capriolae pientissim(a)e b(ene)m(erenti) p(osuit)". Tracce di
questa cognominizzazione a Palermo si hanno a Palermo nel 1600:
"...Nos praeteritis rivulis istis omnibus, puriorem ex fonte
aquam porrigimus; neque gravitier ferimus ad manus nostras non
pervenisset vitam, quam (eodem Vincentio teste) Jacobus Cascio
Thermitanus Panormi edidit anno MDCXI...". |
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CASCIONALE |
Tipico
della provincia di Pescara, dovrebbe derivare da un soprannome
dialettale legato alla località di provenienza. |
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CASCIOTTI |
Tipico della provincia romana, deriva dal nome rinascimentale
Casciotto, troviamo questo nome a Firenze nel 1400, in un atto
del 1427 viene citato un Messer Casciotto.
integrazioni fornite da
Carlo Casciotti Uruguay
Traccia di questo cognome si trova a Firenze nel XV° secolo con
lo scrittore Bartolomeo Casciotti autore tra l'altro dei libri:
Elogium Sancti Augustini, Epitaphium e Crysis.
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CASCONE |
Cascone ha un grosso ceppo tra napoletano e salernitano, uno,
altrettanto grande nel ragusano ed uno nel tarentino, dovrebbe
derivare dal termine di origine spagnola
casco (sorta
di elmo a calotta tonda usato dai fanti in guerra e dalle
guardie), forse ad indicare che
i capostipiti, probabilmente di grossa corporatura, fossero
guardie o soldati, non si può peraltro escludere una derivazione
da nomi di oocalità come la Contrada Cascone di Napoli. |
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CASEI
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Casei,
ormai quasi scomparso, è un tipico cognome del lucchese, della
zona di Barga in particolare, potrebbe derivare dal nome del
paese di Casei nel pavese, ma non è molto probabile, mentre è
più facile ipotizzare una derivazione da una forma dialettale di
uno dei tanti toponimi Casella nello spezzino. |
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CASELLA
CASELLE
CASELLI |
Diffuso in tutt'Italia Casella, Caselle è specifico del
potentino, di Melfi e Barile in particolare, tipico dell'Emilia
e Toscana Caselli, dovrebbero tutti derivare da toponimi quali:
Casella (GE) - (TV), Caselle (VR) - (TV) - (BO) - (SA) - (LO),
Casellina di Scandicci (FI) o dal nome di fondi medioevali come
questo citato in una Cartula
offertionis, investiture et concessionis
citato nel Codice Diplomatico
della Lombardia Medioevale a
Pavia nell'anno 1177: "...offero predicto monasterio nominative
meam personam et insuper omnes illas terras iuris mei quas
habere videor in loco et fundo Caselli et in eius
territorio,...". |
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CASELOTTI
CASELOTTO |
Caselotti, assolutamente rarissimo, sembrerebbe dell'area
sudmilanese e piacentina, Caselotto, sempre molto raro, è
tipicamente veneto, del veneziano in particolare, dovrebbero
derivare dal fatto che le famiglie abitassero in case coloniche
fuori dal paese. |
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CASER
CASERI
CASERO
CASIERI
CASIERO |
Caser ha
un ceppo a Bolzano e Canal San Bovo nel trentino, ed uno a
Chioggia nel veneziano, Caseri, molto raro, è tipico della
bergamasca, di Carvico, Treviglio e Villa d'Adda soprattutto,
Casero è tipico del milanese, di Canegrate e Legnano, Casieri ha
un ceppo romano ed uno a Canosa di Puglòia nel barese ed a
Cerignola e Storara nel foggiano, Casiero ha un ceppo pugliese a
Lucera nel foggiano ed Andria e Altamura nel barese, ha un ceppo
a Ferrandina nel materano, uno nel beneventano a San Giorgio la
Molara e San Bartolomeo in Galdo, ed uno romano, tutti questi
cognomi dovrebbero derivare dall'attività di mastro casaio
(produttore di formaggio) svolto dal capostipite. |
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CASERTA |
Cognome tipico del meridione, di Campania, Puglia, Calabria e
Sicilia, deriva dal toponimo Caserta.
integrazione fornite da
Giovanni Vezzelli
Caserta è un cognome e toponimo che proviene dalla dizione
latina 'casae hirtae'.
In latino 'casa'
significa 'capanna'.
La prima parte del nome si riferisce al primo agglomerato di
abitazioni, la seconda è ispirata alla topografia elevata del
villaggio antico. |
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CASERTANI
CASERTANO |
Casertani, praticamente unico, dovrebbe essere un errore di
trascrizione di Casertano che è specifico del casertano di San
Prisco in particolare, derivano dall'etnico casertano, di
Caserta. |
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CASETTA
CASETTE
CASETTI
CASETTO |
Casetta
ha un ceppo piemontese, in particolare a Montà nel cuneese, a
Canale ed Alba, e nel torinese a Torino, Moncalieri, Collegno,
Pralormo e Chieri ed a San Damiano d'Asti nell'astigiano, uno
veneto nel trevisano a Gaiarine, Vittorio Veneto e Gorgo al
Monticano, uno emiliano a Ferrara ed uno a Roma, Casette,
assolutamente rarissimo, è di Chioggia, Casetti ha un piccolo
ceppo a Casalmaggiore nel cremonese, uno a Trento, uno in
Romagna a Cesena e Bagno di Romagna nel forlivese ed a Cervia
nel ravennate, ed uno a Roma ed Anguillara Sabazia nel romano,
Casetto ha piccoli ceppi in Piemonte, Lombardia e Veneto,
dovrebbero tutti derivare dai molti toponimi contenenti la
radice Casetta, Casette o simili, presenti un pò ovunque
nell'Italia centrosettentrionale. |
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CASI
CASO |
Casi è specifico dell'aretino, Caso è tipicamente meridionale,
soprattutto dell'area campana, del potentino, del foggiano, del
barese e del tarentino, dovrebbero derivare da un soprannome
originato dal termine latino
caseum (cacio,
formaggio), probabilmente ad
indicare nei capostipiti dei pastori o degli allevatori di
bestiame da latte, o anche dei semplici casari. |
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CASIDDU |
Casiddu è tipicamente sardo, del sassarese, di Ittiri, Sassari,
Uri ed Alghero, con un ceppo anche a Quartu Sant'Elena nel
cagliaritano, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal
termine sardo casiddu
(secchio,
ma anche alveare).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CASIDDU: il vocabolo significa alveare. Sulla etimologia del
termine abbiamo due ipotesi. Potrebbe derivare dal latino
casa (casa),
al diminutivo casella
(piccola casa, casetta;
o invece da qualus
= cesto,
quasillum
= cestino.
Ma in sardo il termine casillu
o casilloni,
significa recipiente per mungere,
quindi per il latte. Ma, sia is casiddus, alveari che is
casillus, recipienti per mungere erano un tempo di sughero, cioè
ricavati dalla corteccia della quercia da sughero, pertanto
supponiamo una origine comune. È bene qui fare un excursus: in
latino per arnia o alveare abbiamo
cavea
(Virgilio - georgiche), che deriva da
cavum,
tronco cavo, sughero della
quercia, etc. (vedi il cognome
Cau). L'alveare in sardo non è mai
cavu o
cau,
che pur significa cavo o anche muèddu = midollo. L'origine
latina rimane invece nel termine marracau (logudorese) e la sua
variante burucau (campidanese) che significano gruccione, in
latino apiaster, che è un uccello di piccole dimensioni (della
grandezza di un merlo), che si nutre di insetti e soprattutto di
api ed è quindi il nemico numero uno degli alveari. Marracau >
marra cavum, che zappa (becca) l'alveare; burucau > vurucau >
vorocavum > che divora l'alveare. Attualmente il cognome Casiddu
è presente in 20 Comuni italiani, di cui 10 in Sardegna: Ittiri
81, Sassari 32, Quartu 20, etc. |
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CASIELLO
CASILLA
CASILLI
CASILLO |
Casiello è tipico dell'area che comprende il beneventano, il
foggiano ed il barese, con ceppi principali ad Altamura nel
barese, San Giorgio del Sannio nel beneventano e Biccari nel
foggiano, Casilla è unico, Casilli è presente un pò ovunque nel
centrosud, ha un ceppo a L'aquila, uno a Roma ed a Civitella San
Paolo nel romano ed a Formia nel latinense, a Campobasso, a
Caivano e Napoli nel napoletano, a Lecce, Squinzano, Carmiano,
Cavallino, Veglie e Lequile nel leccese ed in Sicilia a Capo
d'Orlando, Messina e Mirto nel messinese, Casillo è tipicamente
campano, soprattutto del napoletano, casertano e beneventano,
dovrebbero tutti derivare da un soprannome dialettale derivato
dal termine meridionale dialettale
casiello
o casillo
che significa caciottina,
o dal termine medioevale
casellum che significa
casale,
abitazione rurale.
integrazione fornite da
Giovanni Vezzelli
Casiello è cognome tipico di Bari e Foggia che secondo Minervini
131 deriva dal cognome base Casa. |
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CASIGLI
CASIGLIO |
Sia
Casigli che Casiglio, estremamente rari, presenti sia al nord
che al sud, dovrebbero derivare da nomi di località come
Casiglio d'Erba nel comasco, Casiglio di Rutigliano nel barese,
o altre simili, località che derivano il loro nome dal cognomen
latino Casilius
o Casillius. |
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CASIGLIANI |
Casigliani, molto molto raro, sembrerebbe tipico di Pisa e del
pisano, dovrebbe derivare da un nome di località ora scomparso,
probabilmente un ager
Casiglianus, cioè la proprietà
agricola di un Casilius
o Casillius
(nome latino). |
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CASILE
CASILI |
Casile, specifico del reggino, è tipico di Condofuri, Bova, Bova
Marina e Cardeto, Casili, assolutamente rarissimo, è anch'esso
della medesima area, dovrebbero derivare dal termine tardo
latino casile
(abitazione o agglomerato
abitativo di campagna), di cui
abbiamo un esempio d'uso nel foggiano, nell' XI° secolo, come
leggiamo nel Codex Diplomaticus
Cavensis: "In nomine domini,
domno basili dibina gratia imperator augusto deo propitio
sexagesimo anno imperii eius, et cum eo regnante domno
costantino frater eius, sanctissimis imperatoribus nostris,
mense ianuario, decima indictione. Ideo qui nos sumus viri
hoctabiano iudice filio quondam iohanni iudicis, quam et poto
filius leoni iudicis, qui sumus commorantes intus cibitate
luceria, declarati enim sumus intus in anc predicta cibitate
luceria, ante presentiam agelfrit iudicis et aliis nobiliores
hominibus, qui hic subtus conscripti sunt, quia pertinentem
nobis abemus intus in anc predicta cibitate luceria uno casile
bacuum, qui his dictus casile nobis vindere congruum est, quam
et nos mulieres lervisa et grima, qui sumus uxores eiusdem
ottabiani et poti, declarate enim sumus, quia in die
copulationis nostre de omnibus rebus et facultatibus eorum
quartam partem nobis emiserunt per eorum scriptum murgincab ab
illis nobis firmatum....", probabilmente ad indicare in questo
modo la provenienza del capostipite da zone di quel tipo. |
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CASILIO |
Casilio, molto molto raro, è tipico de l'Aquila e di San Pio
delle Camere (AQ), potrebbe derivare dal nome tardo latino
Casillius. |
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CASINA
CASINI
CASINO |
Casina è praticamente unico, Casini è molto molto diffuso nella
zona che comprende l'Emilia, la Toscana, l'Umbria e l'alto
Lazio, Casino, molto raro, sembrerebbe di Poggiorsini (BA),
dovrebbero derivare tutto da nomi di località come Casina (RE),
Casini (FI) (SI) e (PT), Casino (SI) (PI) (RE) (FR) e (Roma) e
molte altre, un esempio di quest'uso si ha nel
Codice Diplomatico della Lombardia
medioevale nell'anno 1153 a
Lodi: "...in suburbio Sancti Naboris de Laude et in quo
suprascripti patruus et nepotes habitant, cui est a mane et a
sera via, a meridie fictuaria Arialdi de Casino, a monte
filiorum quondam Ambroxoni de Bagnolo, sic ibique alii sunt
coherentes...".
integrazione fornite da
Giovanni Vezzelli
Casini è cognome abbastanza diffuso, derivato da uno dei tanti
toponimi Casina, per lo più appenninici. Dal latino medievale
casina
«cascina».
Per il Modenese ricorderò Casine di Sestola. Fonte: F. Violi,
Cognomi a Modena e nel Modenese. |
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CASNICI
CASNICO
CASNIGHI
CASNIGO |
Casnici è tipico dell'area basso bresciana, mantovana, in
particolare di Solferino, Cavriana e Castiglione delle Stiviere
nel mantovano, Casnighi è quasi unico ed occupa lo stesso
areale, Casnico e Casnigo, estremamente rari, sono propri del
basso bresciano, tutti questi cognomi dovrebbero derivare dal
nome del paese di Casinicum,
nome medioevale dell'attuale paese di
Casnigo
nel bergamasco, che prima venne chiamato
Casnico,
come si arguisce da atti notarili del 1500, tracce di queste
cognominizzazioni le troviamo a Leno nel bresciano negli atti di
una vertenza del 1561: "... Pro domino Camillo Albino contra
Iacomum f. q. Vincentii Casnici, Angelum et Iosephum eius filium
de Gandelino sive del Agnello de Gaijdo nec non et nobilem
dominum Iosephum de Laude"; "Pro Camillo Albino instrumenta et
executiones et actus contra Vincentium Casnicum et Iacomum eius
filium et heredem, Angelum de Gandelino sive del Agnello,
Iosephum filium suprascipti Angeli omnes de Gaido, et dominum
Iosephum de Laude civem brixiensem eorum omnium laudatorem ...". |
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CASIRAGHI
CASIRAGO |
Casiraghi è tipico lombardo, del milanese e della Brianza in
particolare, Casirago,quasi unico, è probabilmente un errore di
trascrizione del primo, derivano dal toponimo Casirago (CO) o
Casirago (MI), paese da cui il Barbarossa mosse per dirigersi
verso Milano per poi distruggerla.
integrazioni proposte da
Carla Casiraghi
Nelle mie ricerche ho trovato in una parrochia nel libro dei
battesimi, nello stesso anno, le due versioni: quella relativa
alla mia famiglia (Casiraghi) e la versione Casirago, in quel
caso però il cognome prendeva il genere dal sesso del nascituro,
se si trattava di una femmina era Casiraga, Casirago se maschio.
Quindi non sono convinta che si tratti di un errore ma piuttosto
di una tradizione. Casirago frazione ora soppressa faceva parte
del comune di Montevecchia così come Maresso la maggioranza dei
cui abitanti ha questo cognome e che sembra esserne il punto
originario. Peraltro molti toponimi della Lombardia portano il
suffisso ago e molti cognomi il suffisso aghi. Questo sembra
essere in relazione con agh o ager (campo di) probabilmente in
questo caso Campo di Cesare (Caesar). |
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CASLINI |
Caslini è
tipicamente lombardo, do Giussano e Carate Brianza nel milanese,
di Cisano Bergamsco, Bagnatica, Brembate di Sopra, Bergamo e
Scanzorosciate nel bergamasco, di Lecco e di Arosio e Mariano
Comense nel comasco, dovrebbe derivare dal nome del paese di
Caslino al Piano o di Caslino d'Erba nel comasco, probabili
luoghi d'origine dei capostipiti. |
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CASOLA
CASOLI
CASOLO |
Casola ha un ceppo nel varesotto a Gallarate, Inarzo, Vergiate e
Ternate, uno in Campania, nel napoletano a Napoli, Sorrento,
Casoria, Giugliano in Campania ed Arzano, nel salernitano a
Positano e Salerno e nel casertano a Macerata Campania, ed un
ceppo in Sicilia nell'agrigentino a Cattolica Eraclea ed
Agrigento, ed a Castelvetrano nel trapanese, Casoli ha un ceppo
nel varesotto a Varese, Solbiate Arno, Mornago e Saronno, uno
molto consistente in Emilia, nel reggiano a Reggio Emilia,
Castelnuovo di Sotto, Correggio, Montecchio Emilia e Cadelbosco
di Sopra, nel parmense, a Parma e Collecchio, e nel modenese a
Modena e Carpi, uno nel pesarese, a Pesaro, Petriano,
Sant'Angelo in Lizzola e Montecalvo in Foglia, e ad Ancona, ha
un ceppo a Gubbio nel perugino, ed un ceppo a Troia nel
foggiano, Casolo sembrerebbe avere due ceppi distinti, uno a
Somma Lombardo nel varesotto ed uno nell'avellinese a
Montefalcione ed a Sant'Angelo all'Esca, questi cognomi derivano
molto spesso da toponimi come Casola, presente in più forme in
Emilia ed in Campania o Casoli presente prevalentemente in
centro Italia, ma, in molti casi, dovrebbero derivare dal nome
medioevale Casolus,
Casola,
di cui abbiamo un esempio d'uso in uno scritto del 1544: "...Ac
videbatur vtraque pars perperam egisse, Casolus quidem partim
occultando omnia, neque explanando, quid sent ret de iis, quae
Synodus constituisset, et permittendo Synodum progredi in
dogmatibus sanciendis, cum interim inauditos condemnaret illa
Protestantes...". |
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CASOLARE
CASOLARI
CASOLARO |
Casolare, abbastanza raro, è tipico del napoletano, di Quarto,
Pozzuoli e Napoli, con un piccolo ceppo anche a Vairano Patenora
nel casertano, Casolari è specifico del modenese, di Sassuolo,
Modena, Serramazzoni, Fiorano Modenese, Prignano sulla Secchia,
Formigine, Maranello, Pavullo nel Frignano e Polinago, di
Bologna, di Scandiano e Casalgrande nel reggiano e di Ferrara,
Casolaro ha un grosso ceppo a Napoli e nel napoletano, a
Casoria, Pozzuoli, Marano di Napoli, Ercolano e San Giorgio a
Cremano, con un piccolo ceppo a Frasso Telesino nel beneventano,
a Salerno ed un ceppo significativo a Foggia, questi cognomi
dovrebbero derivare da soprannomi, anche dialettali, originati
dal fatto che la famiglia abitasse in un
casolare
o casa colonica, cioè in una casa isolata in mezzo alla
campagna. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a
Piatta (SO), dove nella prima metà del 1700 è Canonico un certo
Pietro Andrea de Casularis.
integrazione fornite da
Giovanni Vezzelli
Casolari è cognome di origine toponimica, abbastanza diffuso nel
Modenese. Una località Casulare
è nominata in una carta del vescovo di Modena Ubaldo nel 1146, e
in altre successive del 1156 e del 1175. Doveva trovarsi fra
Portile e Mugnano. Dal latino medievale
casulare
«casa rustica».
Fonte: F. Violi, Cognomi a Modena e nel Modenese. |
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CASONATI |
Casonati, assolutamente rarissimo, parrebbe del mantovano, di
Ostiglia in particolare, dovrebbe derivare da nomi di località
come Casone o Casoni, praticamente onnipresenti in Italia, il
suffisso -ati
indica appartenenza, sarebbe come dire
quelli del casone
o dei casoni. |
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CASORATI |
Casorati
è tipico dell'area che comprende le province di Milano e Pavia,
dovrebbe derivare dal fatto che il capostipite probabilmente era
originario del paese di Casorate Primo nel pavese. |
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CASORIA |
Tipico
del napoletano, di Cicciano ed Acerra in particolare, dovrebbe
derivare dal toponimo Casoria, in alcuni casi forse ad indicare
un particolare rapporto di sudditanza o di devozione verso il
Vescovo di Napoli che in epoca tardomedioevale risiedeva appunto
in quella città, secondo alcuni potrebbe derivare da
caratteristiche della località di residenza con la presenza di
una casa aurea (da cui casoria). |
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CASOTTANA
CASSOTTANA |
Casottana, praticamente unico, è dovuto ad un errore di
trascrizione di Cassottana, che, molto raro, è specifico di
Genova, dovrebbe indicare che la famiglia, rispetto agli
abitanti che hanno attribuito il soprannome al capostipite,
abitasse in una zona più bassa,
infatti il termine sottana
indicava appunto questo fatto e
cà sottana è l'equivalente di
casa più in basso,
può essere anche, più semplicemente che prendano il nome da
toponimi, con il nome Cassottana esistono località come quella
presso Cicagna nel genovese o quella di Monterosso al Mare nelle
Cinque Terre. |
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CASPANI |
Sembra avere due ceppi, nel nord milanese e comasco e in
Valtellina, deriva dal toponimo Caspano (SO), tracce di questa
cognominizzazione si hanno ad esempio nel 1500 con un certo
Stefano fu Tognij Betoni de Caspano di Grosio che compare in un
atto di vendita di alcuni terreni, nel 1600 la cognominizzazione
si perfeziona con ad esempio un Martino Caspanus sindaco della
contrada Viale di Grosio (SO).
integrazioni fornite da
Giacomo Ganza / Villa di Tirano (SO)
Il cognome è presente in alcune province della Lombardia, tra le
quali Milano. Deriva dal toponimo Caspano, una frazione del
comune di Civo (SO). In provincia di Sondrio i Caspani sono
presenti soprattutto a Grosio e Mazzo in Valtellina,
complessivamente poco meno di un centinaio di famiglie. I
Caspani si stabiliscono a Grosio nel corso del 1400, diventando
nei secoli successivi protagonisti della vita del borgo.
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CASSAGHI
CASSAGO |
Entrambi
specifici del milanese e del bresciano, dovrebbero derivare dal
toponimo Cassago Brianza (LC) o Casciago (VA),ma è pure
possibile un'origine più antica, in alcuni casi, direttamente da
un latino Cassius ager (campo Cassio) modificatosi in Cassiago e
di lì Cassago o Cassaghi. Nel 1351 in un atto troviamo, come
nunzio giurato del Capitolo di S. Giovanni di Monza, Giovanni da
Cassago, in un atto del 1356 è citato un Marchese di Cassago:
"...et capituli intrinseci et extrinseci eiusdem ecclesie de
Massalia: petiam unam silve iacentem in territorio dictarum
cassinarum de Mardegore ubi dicitur ad terram ecclesie de
Massalie, cui coheret a mane Petri de Ghizio et in parte
Marchesii de Cassago, a meridie dicti Petri de Ghizio et a monte
dicti Poli et est pertice viginti vel circha ...". |
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CASSAI
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Specificatamente toscano potrebbe essere stato originato da un
soprannome legato al mestiere di cassai (produttori di casse). |
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CASSANDRA
CASSANDRI
CASSANDRO |
Cassandra ha un ceppo a Latina e nel latinense a Carpineto
Romano e Nettuno ed a Roma, ma un nucleo principale esiste anche
nel casertano a San Marcellino e Castel Volturno, Cassandri,
rarissimo, è romano, Cassandro invece ha un ceppo nel veneziano,
uno romano ed uno tra casertano e napoletano, dovrebbero
derivare dal nome di origine greca
Cassandro
(ricordiamo la Cassandra troiana), nel Lazio esiste con questo
nome una maschera dal carattere credulone, facile da raggirare,
perciò in alcuni casi si potrebbe anche trattare di un origine
da soprannomi ispirati appunto a quella maschera. |
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CASSANEGO |
Cognome
tipicamente veneto, del trevigiano, dovrebbe derivare da un
toponimo antico Cassanego, antico borgo medioevale, un tempo
facente comune a se, vicino a Borso del Grappa (TV), che deve il
suo nome a San Cassano. |
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CASSANELLI
CASSANELLO |
Cassanelli ha un ceppo nel milanese, uno tra modenese e
bolognese ed uno nel barese, Cassanello, molto molto raro, è
tipico del genovese, con un ceppo secondario nel cagliaritano,
derivano da toponimi quali: Cassano d'Adda (MI), Cassano delle
Murge (BA), Cassano Spinola (AL), Cassano (MO), è anche
possibile, anche se non molto probabile che derivino in qualche
caso da un diminutivo del nome tardo latino Cassianus. |
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CASSANI
CASSANO |
Cassani
sembra avere tre zone d'origine, la Lombardia ed in particolare
la provincia di Varese e Milano, l'Emilia e Romagna e la
provincia di Genova, Cassano invece è presente in tutta Italia
in particolare al sud ed in Puglia soprattutto. Questi cognomi
dovrebbero derivare da toponimi quali Cassano, presente
nell'avellinese, nel milanese, nel varesotto, nel barese, nel
cosentino e in tante altre parti d'Italia, ma non si può
escludere una derivazione dall'italianizzazione del nome arabo
Hassan
che ha il significato di bello,
carino. Cassano è un'antica
famiglia nobile, Guglielmo e Bartolomeo Cassano furono feudatari
a Napoli per mandato di Re Manfredi e Carlo I d'Angiò. In Puglia
nel 1330 troviamo Blasco e Giovanni, suo figlio, Castellani di
Brindisi, e successivamente vicere diella Calabria, nel 1435
troviamo dei Cassano partecipare al governo di Napoli. |
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CASSANITI |
Cassaniti
ha un piccolo ceppo a Napoli ed uno nel catanese a Piedimonte
Etneo, Linguaglossa e Giarre, dovrebbe trattarsi di forme
etniche neogreche riferite a paesi come Cassano di Piano di
Sorrento nel napoletano, Cassano Irpino nell'avellinese o
Cassano allo Ionio nel cosentino, indicando così probabilmente
il luogo d'origine dei capostipiti. |
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CASSANMAGNAGO |
Molto
raro è tipico del nordmilanese, dovrebbe derivare dal toponimo
Cassano Magnago (VA). |
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CASSARA
CASSARINO
CASSARO
CASSAROTTO |
Originario della provincia di Palermo Cassara, della provincia
di Agrigento Cassaro, mentre Cassarino è tipico del sud della
Sicilia, Cassarotto assolutamente rarissimo sembrerebbe
torinese, questi cognomi dovrebbero derivare da soprannomi
legati al toponimo Cassaro (SR) o al mestiere di cassaio
(produttore di casse). |
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CASSARINI |
Cognome
decisamente bolognese, dovrebbe derivare da un soprannome
originato dal mestiere di cassaio (produttore di casse). |
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CASSATA |
Cassata è
tipicamente siciliano, in particolare del palermitano, di
Palermo, Cefalù, Termini Imerese, Mentimiglia di Sicilia, San
Mauro Castelverde e Ciminna, con presenze anche nel messinese a
Messina e Barcellona Pozzo di Gotto ed a Piazza Armerina
nell'ennese, potrebbe derivare da un soprannome originato dal
mestiere di pasticcere svolto dai capostipiti, ricordiamo che la
cassata siciliana è un dolce caratteristico dell'isola. |
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CASSATARO |
Cassataro è specifico del palermitano, di Pollina, Palermo e
Cefalù, dovrebbe derivare da un soprannome riferito al mestiere
del capostipite, in dialetto siciliano il
cassatàru
(colui che prepara le cassate). |
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CASSE
|
Casse è
tipico del torinese occidentale, di Salbertrand ed Oulx, si
dovrebbe trattare di un cognome provenzale, originario della
Linguadoca, dell'area di Tolosa e deriverebbe da toponimi di
quella zona chiamati Casse o Casses. |
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CASSERA |
Dovrebbe
derivare dal nome di una località il Pizzo della Cassera tra
bergamasca e Valtellina, personaggio di rilievo agli inizi del
1800 è stata la cremonese Contessa Càssera (1796-1855) una delle
gentildonne più ammirate nella Milano di quei tempi. |
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CASSERA' |
Estremamente raro, dovrebbe essere siciliano.
integrazioni fornite da
Emilio Pepe
il cognome Casserà si dovrebbe collegare al termine arabo
qasr
che vuol dire castello
o luogo fortificato.
Il termine, in siciliano antico è diventato
cassaro e
venne utilizzato per denominare le strade princiapli di alcuni
paesi (compreso Palermo) in quanto portavano appunto
al castello. |
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CASSETTA
CASSETTI
CASSETTO |
Cassetta
è presente a macchia di leopardo, ha ceppi nel palermitano, nel
barese, nell'alta Campania, nelle province di Roma e Latina, nel
perugino, nel veneziano meridionale e nel torinese orientale,
Cassetti, abbastanza raro, sembra avere ceppi nel nisseno, nel
ternano e nel bresciano, Cassetto è rarissimo e sembrerebbe
tipico del torinese. |
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CASSIA
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Abbastanza
raro sembrerebbe originario del siracusano, dovrebbe derivare
dal nomen latino Cassius
della gens Cassia.
integrazione fornita da
Giovanni Vezzelli
il cognome ha un'alta frequenza a Catania e Siracusa. il Rohlfs
lo fa derivare dal sic. càssia
= acacia,
Cfr. G. Rohlfs: Dizionario storico dei
cognomi nella Sicilia orientale, Centro di studi filologici e
linguistici siciliani, Palermo, 1984, p.65 |
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CASSIANI
CASSIANO |
Cassiani è presente a macchia di leopardo nel centronord, con
ceppi a Modena e nel modenese, a Pesaro ed a Roma, Cassiano ha
un ceppo a Terranova da Sibari e Praia a Mare (CS), con un
nucleo principale nel leccese tra Patù, Morciano Di Leuca e
Castrignano Del Capo, e a Brindisi, derivano dal nome tardo
latino Cassianus
di cui abbiamo un esempio in questo testo del XII° secolo:
"...Et quia noster conpresbiter Cassianus gratum duxit tue fore
dignationi si meo consilio in civitate vestra clericatus ordinem
ducere censeantur, statui propter bonivolentiam tuam..". |
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CASSIBBA |
Tipico di Comiso nel ragusano, dovrebbe derivare dal vocabolo
arabo qhassab
(macellaio. Tracce di questa cognominizzazione le troviamo a
Comiso nel 1600 con il notaio don Carlo Cassibba. |
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CASSINA |
Tipico lombardo, del milanese in particolare, dovrebbe derivare
dal termine cascina forse ad indicare un colono abitante appunto
in cascina, ma è pure possibile una derivazione da toponimi come
Cassina De Pecchi (MI) o altri simili, tracce di questa
cognominizzazione le troviamo nel
Codice Diplomatico della Lombardia
medioevale in un atto di
vendita dell'anno 1168 redatto a Milano: "..Anno dominice
incarnationis milleximo centeximo sexageximo octavo (a), decimo
die mensis decembris, indictione secunda. Constat nos Anselmum
qui dicor Cassina, filium quondam Iohannis, de civitate
Mediolani,...". |
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CASSINAIA |
Raro
cognome delle provincie di Milano e Lodi, l'origine dovrebbe
essere da un soprannome derivato da un toponimo come Cassina de'
Pecchi (MI) o Cassina Nuova (MI) o altri ,oppure potrebbe anche
discendere da un soprannome legato alla località di provenienza
(la cascina). |
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CASSINARI |
Originale
del piacentino, potrebbe derivare da un soprannome dialettale
legato alla località di provenienza (la cascina). |
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CASSINELLI |
Cassinelli è specifico dell'Italia nordoccidentale, del
Piemonte, della Liguria e della Lombardia
centrooccidentale,potrebbe derivare da una forma ipocoristica
del cognomen latino Cassinus,
ma è anche probabile che possa trattarsi di forme etniche stanti
ad indicare abitanti di paesi che contengano nel nome la radice
Cassino,
come ne esistono molti in Italia, come Cassino d'Alberi nel
lodigiano, Cassino Scanasio nel milanese, Cassino Po nel pavese
e così molti altri. |
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CASSINERIO |
Cassinerio sembrerebbe specifico del varesotto di Ferno in
particolare. |
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CASSINI |
Cassini ha un ceppo in provincia d'Imperia in particolare a
Perinaldo, Sanremo e Dolceacqua, uno nel milanese e nel
bresciano, uno nel veronese ed uno a Roma, dovrebbe derivare dal
cognomen latino Cassinus
o da variazioni sul nomen della
Gens Cassia, ma è pure
possibile, in alcuni casi, una derivazione dai tanti toponimi
Cassino situati in giro per la Lombardia. |
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CASSIO
CASSIOLI |
Cassio ha varie presenze al nord, a Trieste in particolare, ha
un ceppo a Roma ed uno in Puglia a Foggia e Bari, Cassioli è
tipicamente toscano, in particolare dell'aretino a Foiano della
Chiana e del senese a Sinalunga, dovrebbero derivare
direttamente o tramite una forma ipocoristica dal nomen latino
Cassius,
il personale della Gens Cassia. |
|
CASSIS
|
Tipico del bergamasco, di Calcinate e Cavernago, potrebbe
derivare da un soprannome di origine oscura, le ipotesi di una
connessione con il villaggio di Cassis nel sud della Francia o
con il cassis
(aroma di ribes)
sono improbabili, nell'udinese troviamo già nel 1700 i Conti
Cassis Faraone. |
|
CASSISA
CASSISI |
Cassisa, molto raro è specifico trapanese, Cassisi,
probabilmente messinese, è distribuito sulla costa sudorientale
della Sicilia, di origine incerta, potrebbero essere nati da un
soprannome derivato dal vocabolo latino
cassis (elmo)
o da un altro vocabolo latino
cassis (rete
da caccia) o potrebbe definire
l'appartenenza alla gens Cassia.
integrazione fornite da
Giovanni Vezzelli
Cassisi è cognome della Sicilia orientale che deriva dal
vocabolo dialettale 'cassisi'
= lungo, alto.
Rohlfs 65. |
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CASSISSA |
Cassissa
è specifico del genovese, di Genova, Serra Riccò, Sant'Olcese e
Lavagna, dovrebbe derivare dal nome dell'Alpe di Cassissa
situata nel genovese, sopra Vobbia, ai confini con
l'alessandrino, probabilmente i capostipiti provenivano da
quella zona. |
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CASSITTO |
Molto molto raro è specifico del napoletano
integrazioni fornite da
dr. Andrea Jelardi (Napoli)
Nobilissima famiglia di origine tedesca il cui cognome
originario era Kassitt. I Cassitto, conti di Ortenburg,
Stevburg e Cilia, giunti in Italia vennero iscritti nel Libro
d''oro del Patriziato di Ravello ed un ramo della famiglia si
trasferì da Ravello (SA) a Bonito (AV). Lo stemma di famiglia
raffigura tre campi triangolari con all''interno tre uccelli, ai
quali fu tolta la testa a seguito di contrasti tra un membro
della famiglia e l'Imperatore. Lo stemma di famiglia è
riprodotto all''interno del Duomo di Ravello. |
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CASSOL
|
Cassol,
specifico del bellunese, di Santa Giustina, San Gregorio nelle
Alpi , Belluno e Feltre, potrebbe derivare da una forma
dialettale veneta per il toponimo Cassola nel vicentino, forse
il paese di provenienza dei capostipiti. |
|
CASSOLA
CASSOLI
CASSOLO
CAZZOLA
CAZZOLI
CAZZOLO |
Cassola
ha un piccolo ceppo nell'alessandrino, a Brignano Frascata,
Tortona e Valenza, a Piacenza ed a Genova, ed un piccolissimo
ceppo anche a Livorno ed a Pisa, Cassoli ha un ceppo a Bologna
ed a Casalecchio di Reno nel bolognese, ed uno molto piccolo ad
Anzio nel romano, Cassolo, quasi unico, è dell'alessandrino,
Cazzola è molto diffuso in tutto il settentrione, con ceppi
piemontesi ad Acqui Terme ed Alessandria nell'alessandrino ed a
Montabone e Vaglio Serra nell'astigiano, e con un ceppo a Genova
e Savona, un ceppo nel pavese, a Voghera, Verrua Po, Pavia,
Pinarolo Po, Castelletto di Branduzzo e Bressana Bottarone, ed
un piccolo ceppo anche a Cosio Valtellina nel sondriese, ha un
grosso ceppo nel vicentino a Malo, Schio, Vicenza, Isola,
Vicentina, Arzignano, Monticello Conte Otto, Valdagno, Grumolo
delle Abbadesse, Caldogno e Costabissara, ha un grosso ceppo nel
ferrarese, a Ferrara, Goro e Copparo e nel bolognese, a Bologna
ed Argelato, Cazzoli, molto meno comune, ha un ceppo a Verona ed
uno molto piccolo a Vo nel padovano, presenta il ceppo più
consistente nel bolognese a Bologna e San Giovanni in Persiceto,
Cazzolo, praticamente unico, dovrebbe essere dovuto ad un'errata
trascrizione di uno dei precedenti, in qualche caso potrebbero
derivare dalla toponomastica, ad esempio dal nome di paesi come
il vicentino Cassola o il parmense Cazzola, ma molto più
probabilmente derivano da un soprannome riferito a fabbricanti o
venditori di pentole e casseruole. |
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CASSOLARO |
Cassolaro, assolutamente rarissimo, sembrerebbe piemontese e
dovrebbe derivare da un soprannome originato dal mestiere di
produttore o venditore di pentole e casseruole svolto dal
capostipite. |
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CASSON
|
Specifico di Chioggia Casson è di origini incerte, potrebbe
derivare dal toponimo Cassone (VR), improbabile una derivazione
dal nome franco Cassyon,
la più probabile è dal suo derivato, il nome medioevale
Cassone
di cui abbiamo un esempio tra la seconda metà del 1200 e
l'inizio del 1300 con Cassone della Torre arcivescovo di Milano. |
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CASSULLO
CASSULO
CAZZULLO
CAZZULO |
Cassullo, molto molto raro, ha un ceppo ligure, piemontese ed
uno nel molisano, Cassulo, esclusivamente piemontese, ha un
ceppo nell'alessandrino a Capriata d'Orba, Novi Ligure ed Ovada
ed a Rivarolo canavese nel torinese, Cazzulo è specifico
dell'alessandrino ,di Castelletto d'Orba, Ovada, Alessandria e
Novi Ligure, e del genovese di Genova in particolare, Cazzullo,
assolutamente rarissimo, è forse del cuneese, potrebbero
derivare dal termine medioevale
cazzuolo o
chalçuolo
(specie di stampo per la fusione
dell'argento e metalli preziosi),
di questo arnese abbiamo un esempio in questa ricetta del 1364:
"...E poi vi metti questo per dare cholore all'ariento: tolgli
sei otavi di vetro pesto e uno otavo d'osso di bue, chotto e
pesto, e uno otavo di schalgliuola di ferro di fabro, e lavala
bene e mescola insieme e mettine di sopra nel chalçuolo, dove
dée istare l'ariento...", forse ad indicare che i capostipiti
facessero gli argentieri.
integrazioni fornite da
Daniele Zaia
In tutte le varianti questo cognome piemontese, deriva dalla
voce dialettale casù,
che vuol dire mestolo. |
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CASTA
CASTI |
Casta è tipicamente sardo, di Sanluri nel Medio Campidano, di
Villaurbana ed Oristano nell'oristanese, e di San Giovanni
Suergiu ed Iglesias nell'iglesiente, Casti, sempre sardo è
tipico del meridione dell'isola, di San Sperate, Cagliari,
Quartu Sant'Elena, Villaspeciosa, e Quartucciu nel cagliaritano,
di Villacidro, Serramanna e Sardara nel Medio Campidano e di
Iglesias, Villamassargia, Carbonia e Domusnovas nell'iglesiente,
dovrebbero derivare dal termine sardo di origini catalane
casta
(razza, stirpe, genia),
ad indicare probabilmente un'origine privilegiata dei
capostipiti. |
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CASTAGLIOLO
CASTAGLIUOLO
CASTAGLIULO |
Castagliolo, praticamente unico, specifico del salernitano,
sembrerebbe dovuto ad un'italianizzazione di Castagliuolo, che è
caratteristico di Forio sull'isola d'Ischia nel napoletano,
Castagliulo, sempre ischitano, praticamente unico, è dovuto ad
un'ulteriore variazione dialettale del precedente, dovrebbero
derivare da un termine dialettale napoletano basato sul termine
spagnolo castillo
(pronuncia castiglio), che significa
castello
e starebbe ad indicare nei capostipiti degli abitanti della zona
del castello aragonese nei pressi di Forio. |
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CASTAGNA
CASTAGNETTI
CASTAGNINI
CASTAGNINO
CASTAGNO
CASTAGNONE
CASTAGNONI
CASTEGNINI |
Comune in tutt'Italia Castagna, decisamente emiliano Castagnetti
è probabilmente originario della provincia di Modena, Castagnini
è veronese ed è anche ben rappresentato in Emilia, Castagnino ha
un ceppo nel genovese a Genova, Chiavari, Lavagna e Sestri
Levante, uno calabrese nel crotonese, a Petilia Policastro,
Mesoraca e Roccabernarda, ed uno siciliano a Siracusa, tipico
bresciano Castegnini, Castagno ha un nucleo piemontese nel
cuneese e nel torinese ed uno campano tra avellinese e
salernitano, Castagnone è tipicamente piemontese, con un piccolo
ceppo a Casale Monferrato nell'alessandrino, Castagnoni
praticamente unico, è del pavese. Questi cognomi dovrebbero
avere, direttamente o tramite ipocoristici o accrescitivi, più o
meno dialettali, un'origine da soprannomi legati al mestiere di
raccoglitore o di venditore di
castagne, ma potrebbero anche
derivare da toponimi quali: Castagneto nel modenese e nel
reggiano o Castegnato nel bresciano. |
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CASTAGNARI
CASTAGNARO
CASTAGNER
CASTAGNERI
CASTAGNERO
CASTEGNARO |
Castagnaro ha un ceppo nel barese ed uno nel cosentino,
Castagnari è tipico di Recanati nel maceratese nelle Marche,
Castagner è poprio di Vittorio Veneto nel trevisano, Castagneri
e Castagnero sono specifici del torinese, Castegnaro è specifico
del vicentino, di Montebello Vicentino, Montecchio Maggiore,
Brendola, Zermeghedo, Lonigo e Vicenza, dovrebbero derivare
tutti dal mestiere di raccoglitore o venditore di castagne o
anche da toponimi con questo tipo di radice come Castagnaro nel
veronese. |
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CASTAGNAVIZZA |
Castagnavizza sembrerebbe unico, presente oggi solo in Liguria,
dovrebbe derivare dal nome del colle della Castagnavizza tra
Italia e Slovenia.
integrazioni fornite da
Marida Castagnavizza
il mio cognome Castagnavizza, non è ligure, mio nonno è
calabrese, pare che questo cognome gli sia stato dato nel
momento in cui è andato al militare, essendo figlio di n.n. |
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CASTAGNOLA
CASTAGNOLI
CASTAGNOLO |
Castagnola è tipico dell'area che comprende il pavese,
l'alessandrino, il piacentino ed il genovese, con un ceppo
antico anche a Napoli, di cui si hanno tracce almeno dal 1500,
Castagnoli, tipico della zona che comprende l'Emilia e Romagna e
l'alta Toscana, Castagnolo è tipicamente siciliano, del
messinese, dovrebbero derivare da soprannomi basati sul termine
castagnola
(piccola castagna)
o, molto più probabilmente, da nomi di località omonime, come ne
esistono molte dal nord al sud del nostro paese, a titolo di
esempio citiamo Castagnola di Franconalto nell'alessandrino,
Castagnola delle Ferriere nel piacentino e molte altre simili. |
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CASTALDI
CASTALDO
CASTOLDI |
Castaldi
è presente in tutt'Italia, con particolare concentrazione nelle
provincie di Varese, Ferrara, Firenze, Lazio e Campania,
Castaldo è decisamente campano, del casertano e napoletano in
particolare, Castoldi è lombardo di origine pavese. Tutti questi
cognomi derivano da soprannomi originati dal vocabolo gastaldo,
dal longobardo gastald, che originariamente aveva il significato
di amministratore territoriale eletto dal Re che gli affidava
poteri civili, militari e giudiziari, poi è diventato sinonimo
di amministratore di proprietà o fattore. |
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CASTANI |
Castani, molto raro, sembrerebbe specifico del varesotto, di
Sumirago in particolare, potrebbe derivare dal nome del paese di
Castano Primo nel milanese, forse il luogo d'origine del
capostipite, ma non escludiamo che possa anche derivare dal nome
tardo medioevale Castanus. |
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CASTANO
CASTANO' |
Si
individuano due ceppi di Castano, uno in provincia di Matera ed
uno in quella di Messina, Castanò invece sembrerebbe specifico
della provincia di Catanzaro, in particolare di Montepaone,
Cortale, Soverato e Gasperina, dovrebbero derivare dal nome
tardo medioevale Castanus.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Castano cognome lucano, siciliano, calabrese e salentino. Viene
dal cognome greco Kàstanos,
a sua volta dal sostantivo
kàstanon = 'castagna'.
Rohlfs 65. |
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CASTELFRANCHI
CASTELFRANCO |
Castelfranchi, molto molto raro, ha un ceppo a Milano ed uno a
Roma, Castelfranco, ancora più raro ha una presenza nel chietino
e forse un piccolo ceppo a Modena, cognomi che potrebbero essere
di origine ebraica, potrebbero derivare dai moltissimi toponimi
Castelfranco come ne abbiamo in Umbria, nel rietino, nel
bergamasco, nel cremonese ecc. |
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CASTELLAN
CASTELLANA
CASTELLANI
CASTELLANO
CASTELLARI
CASTELLARO
CASTELLAZZI
CASTELLETTI
CASTELLI
CASTELLIN
CASTELLINI
CASTELLO
CASTELLOTTI
CASTELLUCCI
CASTELLUCCIO
CASTELLUZZO |
Castellan
è tipico del Triveneto, Castellana ha un ceppo triestino, uno
nel piacentino, uno romano, uno pugliese ed uno siciliano,
presente in tutta Italia Castellano ha una grossa prevalenza al
sud, soprattutto in Sicilia, Puglie e Campania, mentre
Castellani è decisamente del centro nord, Castellari
assolutamente emiliano ha anche un piccolo ceppo nel savonese, e
Castellaro è veneziano, ma esiste un ceppo anche nell'area tra
la provincia di Alessandria e di Genova. Castellazzi ha due zone
d'elezione, la provincia di Bergamo e di Modena, Castelletti è
tipico lombardo, Castelli è molto diffuso in tutt'Italia,
Castellin, molto raro, è specifico del padovano, Castellini,
presente in tutt'Italia ha più aree di provenienza, una tra le
provincie di Brescia, Verona e Vicenza, un'altra nella liguria
orientale un'altra in Umbria e potrebbe essercene pure una in
provincia di Palermo, Castello ha ceppi sparsi a macchia di
leopardo un pò in tutt'Italia, Castellotti è lombardo delle
provincie di Milano, Pavia e Lodi, Castellucci è molto diffuso
in Romagna, Toscana, Marche e Lazio, nel materano e nel
tarentino, Castelluccio è tipico dell'area che comprende
napoletano, salernitano, foggiano e potentino, con un ceppo
anche nel palermitano, Castelluzzo ha due ceppi uno nel
palermitano ed uno nel leccese. Tutti questi cognomi dovrebbero
derivare da soprannomi originati dal fatto di abitare in un
castello o di essere alle dipendenze in un castello, ma possono
anche essere derivati da soprannomi legati a toponimi contenenti
nel loro nome la radice Castello.
integrazioni fornite da
Daniele Zaia
Suggerisco un etimo integrativo del cognome Castellano, diversa
da quella più evidente. Dovrebbe, per analogia con il cognome
"Catalano" anch'esso assai diffuso nel Meridione, indicare
un'origine castigliana della famiglia. |
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CASTELLANETA |
Decisamente pugliese, Castellaneta è tipico di Gioia Del Colle,
Bitonto, Bari e Sammichele Di Bari nel barese, e di Taranto,
dovrebbe derivare dal toponimo Castellaneta (TA) indicando
probabilmente il luogo d'origine del capostipite. |
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CASTELNOVO
CASTELNUOVO |
Castelnovo è tipico dell'area che comprende le province di
Milano, Varese, Como e Lecco, con un ceppo anche nel bresciano,
Castelnuovo oltre ad un'ottima diffusione nell'area del
precedente ha significative presenze anche nel romano, nel
teatino, nel foggiano e nel napoletano, dovrebbero derivare dai
molti toponimi Castelnovo o Castelnuovo presenti in gran
quantità in tutt'Italia. |
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CASTELTRIONE |
Casteltrione, quasi unico, dovrebbe derivare dal toponimo Castel
Trione, frazione della città di Amatrice nel reatino. |
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CASTELVECCHI
CASTELVECCHIO |
Assolutamente rarissimi, Castelvecchi dovrebbe essere toscano e
derivare da toponimi come Castelvecchio di Vellano (PT),
Castelvecchio Pascoli (LU) o simili, Castelvecchio, di origine
molto più incerta, dovrebbe anch'esso derivare da un nome di
località. |
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CASTELVETERE |
Castelvetere è tipico di Ardore nel reggino, dovrebbe derivare
dall'antico nome di Caulonia, nel reggino, chiamata appunto
Castelvetere. |
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CASTIELLO |
Castiello
è decisamente campano, particolarmente diffuso nel napoletano e
casertano, ma comunque ben rappresentato anche nel beneventano,
avellinese e salernitano, originato da un soprannome dialettale,
dovrebbe derivare dal fatto che le famiglie abitassero o
provenissero da località chiamate Castello o da rioni o contrade
in prossimità di un castello. |
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CASTIGLIEGO |
Castigliego è caratteristico e specifico di Manfredonia nel
foggiano, potrebbe trattarsi di un'italianizzazione del cognome
spagnolo Castillejo. |
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CASTIGLION
CASTIGLIONE
CASTIGLIONI |
Castiglion, estremamente raro, è veneto, probabilmente del
vicentino, Castiglione ha un importantissimo nucleo siciliano,
ma presenta ceppi nel cosentino e nel crotonese, nel barese e
nel napoletano, nelle province di Roma, Firenze e Milano, in
Liguria ed in Piemonte, Castiglioni è presente in tutto il
centro nord si individua un importante ceppo nelle provincie di
Varese e Como, ma potrebbero esserci altri ceppi in provincia di
Rimini, di Verona, di Lucca e di Genova. Questi cognomi
discendono da toponimi quali Castiglione d'Adda (LO),
Castiglione d'Asti (AT), Castiglione d'Intelvi (CO), Castiglione
Olona (VA), Castiglione Chiavarese (GE), Castiglione Mantovano
(MN), ecc.. Nel 1000, nel varesotto si trova tra gli altri il
casato nobiliare, dei Castiglioni che si fregiavano allora del
titolo di Capitani di Castiglione Olona e che nel secolo
successivo erano tra le più nobili famiglie del Seprio, nel 1300
a Casciago (VA) troviamo la nobile e influente famiglia
Castiglioni tra le più abbienti e potenti, nel 1400 c'è un
Branda Castiglioni Vescovo di Como, e un suo omonimo Vescovo di
Piacenza, creato Cardinale nel 1411dall'antipapa Giovanni XXIII,
a Berbenno, in Valtellina, nel 1450 l'arciprete Guidotto
Castiglioni è alla guida della pieve, il Guicciardini nelle sue
Memorie cita, riferendosi a nobili cavalieri fiorentini del
1400: "...messer Luigi Ridolfi, messer Matteo Castiglioni,
Niccolò da Uzzano...", a Elice (PE) nel 1500 la famiglia
Castiglioni di Penne risulta fra i ricchi proprietari terrieri:
"...Istromento di ratifica di una vendita di un terreno feudale
in contrada delli Sanarci a beneficio dell'Università dell'Elce
colla renuncia del patto redimendo, contro D. Francescantonio e
D. Pompeo Castiglioni eredi del quondam Camillo Castiglioni...",
nel 1700 i Castiglioni sono Marchesi a Calcio (BG). |
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CASTORANI |
Cognome
tipico del teramano, dovrebbe derivare dal toponimo
Castorano(AP). |
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CASTORI
CASTORO |
Castori, abbastanza raro, ha un ceppo romagnolo, uno nel
perugino, uno a Roma ed uno nel nuorese, Castoro, presente
sporadicamente al sud, ha un ceppo consistente nel barese,
soprattutto ad Altamura, Grumo Appula e Toritto, dovrebbero
derivare dal nome latino
Castorus o
Castorius,
a sua volta derivato dal nome greco
Kastor (castoro),
uno degli argonauti, famosissima la coppia di gemelli
Castore e
Polluce,
immortalati nella costellazione dei Gemelli. |
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CASTORINA
CASTORINI
CASTORINO |
Castorina è tipicamente siciliano, di Catania, Acireale, Aci
Castello, Giarre, Aci Catena, Gravina di Catania, Riposto,
Misterbianco, Zafferana Etnea, Aci Sant'Antonio e San Giovanni
la Punta nel catanese, con presenze anche a Messina e Taormina
nel messinese, Castorini, quasi unico, ha qualche presenza nel
napoletano e nel brindisino, Castorino ha un piccolo ceppo nel
messinese, dovrebbero derivare da un soprannome dialettale
basato sul termine arcaico
casturinu, un tipico
panno di lana pesante
usato per ripararsi dai rigori invernali o notturni nei pascoli,
forse ad intendere che i capostipiti facessero i pastori. |
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CASTRACANE
CASTRACANI |
Estremamente rari entrambi, Castracane sembra avere oltre ad un
ceppo napoletano anche un'origine nel centro Italia, Castracani
parrebbe della zona tra Toscana e Marche, derivano da soprannomi
legati ad un mestiere o ad un'attività militare, tracce di
questa cognominizzazione si trovano nel 1300, nella Vita di
Castruccio Castracani Niccolò Macchiavelli scrive: "...famiglia
de' Castracani è connumerata intra le famiglie nobili della
città di Lucca,..." |
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CASTREZZATI |
Castrezzati è specifico del bresciano, di Brescia, Collebeato,
Gussago, Cellatica e Rodengo Saiano, dovrebbe derivare dal nome
del paese bresciano di Castrezzato, probabilmente il luogo
d'origine dei capostipiti. |
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CASTRI
CASTRINI
CASTRINO
CASTRO
CASTRONE
CASTRONI |
Castri ha presenze in Toscana, un ceppo nel romano, a Rocca di
Papa e Roma, ed uno a L'Aquila, Castrini ha un ceppo lombardo
nel bresciano, a Desenzano del Garda, Pozzolengo, Sirmione e nel
vicino mantovano, ed uno nella zona centrale che comprende
Abbadia San Salvatore nel senese, Todi nel perugino ed il
ternano, Castrino sembrerebbe ormai scomparso in Italia, Castro
sembra avere oltre al nucleo nel catanese, anche un ceppo nel
barese ed uno nel napoletano, con sparute presenze anche in
Sardegna, Castrone è quasi unico, Castroni ha un ceppo a
Martinsicuro nel teramano ed uno a Roma, dovrebbero derivare,
direttamente o attraverso ipocoristici o accrescitivi, da nomi
di località contenentri la radice
Castr-,
come si può evincere da questo testo del 1399 rinvenuto nel
pavese: "...Ego Iohannes de Castro, filius quondam domini
Gaspardi de Castro Arborii, publicus imperiali autoritate
notarius...".
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CASTRO: castello, roccaforte; dal latino
castrum =
luogo fortificato.
Nella lingua sarda, soprattutto nella variante logudorese, col
termine castro
o castru
o castra
si indica una fortezza antica,
ma anche i nuraghi,
che sono considerati le più antiche fortificazioni della
Sardegna. Citiamo alcuni luoghi fortificati, molti dei quali
sono scomparsi o di cui restano soltanto i ruderi: Castra,
abitato scomparso( sede di una Coorte romana di equites -
cavalieri - Liguri), almeno sino al 74 d. C.) ubicato a circa 4
chilometri da Oschiri. Fu capoluogo della Curadorìa di
Montecuto, del regno giudicale di Torres. Nel 1324 passò alla
Corona d'Aragona e quindi al Regno (aragonese) di Sardegna; poi
fu infeudato dal re Pietro il Cerimonioso a Giovanni d'Arborea,
fratello "ribelle" di Mariano IV° (padre di Eleonora) ed infine
tornò al Regno di Sardegna; non sappiamo per quale motivo,
durante la seconda parte del XV° secolo fu abbandonato; Castro o
Castello di Sant'Antioco, ubicato nei pressi dell'abitato, del
quale restano poche tracce. Abbiamo diversi riferimenti: la
prima notizia dell'esistenza del Castello è del conte della
Marmora, Alberto Ferrero, nel suo "Viaggio in Sardegna" del
1839. Successivamente ne parla Vittorio Angius nel D. G. S. S.
C. degli Stati di S. M. il re di Sardegna, nel 1841. Si trattava
di una fortezza composta da 7 torri, situata in posizione
strategica, subito dopo il ponte, che ancora oggi collega
l'isola (di Sant'Antioco) alla terra ferma; ed ancora: Castrum
Ianuense, l'attuale Castelsardo; Castrum Platearum, l'attuale
Las Plassas, etc. etc. Attualmente il cognome è presente in 257
Comuni italiani, di cui 2 in Sardegna: Abbasanta 9, Selargius 3.
E' invece un cognome diffuso in tutta Italia, con maggiore
frequenza in provincia di Catania. Lo ritroviamo nelle carte
antiche della Sardegna, ma nella forma De Castro. (vedi De
Castro). |
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CASTRICIANO |
Castriciano è tipico di Messina, si potrebbe trattare di una
forma etnica di comuni come Castroreale nel messinese, ma è pure
possibile che derivino invece da un
fundus castricianus
mediovale di cui si siano perse le tracce, cioè della proprietà
rurale di un Castricius,
non si può escludere, anche se veramente improbabile, una
derivazione dal termine tardo latino
castrucianus
(piccolo porcile). |
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CASTRIGNANO
CASTRIGNANO' |
Castrignano è tipicamente pugliese di Monopoli, Spinazzola e
Bari nel barese, di Manfredonia nel foggiano, di Calimera nel
leccese, di Brindisi e di Taranto, con un ceppo anche ad Anzi
nel potentino, Castrignanò è specifico del leccese e brindisino,
di Calimenra, Copertino, Lecce, Melendugno, e Campi Salentina
nel leccese e di Brindisi, dovrebbero derivare dal nome dei
paesi di Castrignano de' Greci o Castrignano del Capo, entrambi
nel leccese. |
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CASTRIOTA
CASTRIOTI
CASTRIOTO
CASTRIOTTA
CASTRIOTTI |
Castriota ha presenze sparse nella zona litoranea adriatica dal
pesarese al leccese. con presenze anche nel cosentino,
Castrioti, assolutamente rarissimo, sembrerebbe del beneventano,
Castrioto, molto molto raro, è del leccese, Castriotta ha un
ceppo a Trieste, uno, il più consistente a Manfredonia nel
foggiano, con presenze anche a Foggia ed a Molfetta nel barese,
Castriotti, assolutamente rarissimo, è specifico di Venosa nel
potentino, dovrebbero essere di origini albanesi e derivare in
qualche caso dal cognome albanese
Kastrioti,
dovrebbe trattarsi di una forma etnica grecanica, dove il
suffisso -ota
sta per abitante di,
riferita forse in qualche caso anche a paesi come Castrignano
dei Greci o Castrignano del Capo nel leccese, o come Castronovo
di Sant'Andrea nel potentino o come i moltissimi paesi, sia
italiani che del territorio della costa dalmata, contenenti la
radice Castro
derivata dal termine latino
castrum (insediamento
militarizzato, accampamento, luogo fortificato),
famosissimo è stato il principe albanese di Kruje Gjergj
Kastrioti Skënderbeu (1405 - 15468) eroe nazionale d'Albania,
che riunì i vari principati dell'Epiro e di Albania per opporsi
contro l'invasore turco, Kruje si arrese agli ottomani solo 10
anni dopo la sua morte, il casato dei Castriota ottenne dal Re
d'Aragona, dopo la morte di Gjergj, il ducato di SanPietro in
Galatina e la contea di Soleto nel leccese, Giovanni, figlio di
Scanderbeg, sposando Irene Paleologo, ultima discendente della
famiglia imperiale di Bisanzio, divenne di fatto l'ultimo
rappresentante dell'Impero Bizantino ed i discendenti della
famiglia Castriota Scanderbeg oggi rimangano gli unici
discendenti diretti degli ultimi imperatori di Costantinopoli. |
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CASTROFILIPPO |
Specifico
di Palermo e del palermitano, cognome abbastanza recente, deriva
dal toponimo Castrofilippo (AG). |
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CASTROGIOVANNI |
Castrogiovanni, decisamente siciliano, molto diffuso in tutta
l'isola, ma particolarmente nell'ennese da dove è originario,
dovrebbe derivare dal toponimo Castrogiovanni, l'antico nome
della città di Enna. |
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CASTRONOVO |
Castronovo è tipico della Sicilia centrooccidentale, dovrebbe
derivare dal toponimo Castronovo di Sicilia (PA). |
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CASTRONUOVO |
Castronuovo è tipico della zona che comprende la Basilicata ed
il tarentino, dovrebbe derivare da toponimi come Castronuovo di
Santandrea (PZ). |
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CASTROVILLARI
CASTROVILLI |
Castrovillari è tipico del cosentino, di Acri, Bisignano,
Castrovillari, Luzzi, Corigliano Calabro e Rocca Imperiale e del
Salento, Castrovilli è specifico del barese, di Minervino Murge
in particolare, dovrebbero derivare dal toponimo calabrese
Castrovillari. |
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CASU
|
Estremamente diffuso in tutta la Sardegna, dovrebbe derivare dal
mestiere di produttore di formaggio
casu in
lingua sarda.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CASU: su casu
= cacio, formaggio.
Dal latino caseus.
Su casu de craba; su casu de
brebei; su casu de bacca =
il formaggio di capra, di
pecora, di vacca.
Su cabacasu
è la farfallina notturna.
La forma di formaggio è detta:
una piscèdda o
piskèdda de casu.
Il pasto tipico proverbiale dei sardi:
pani e casu e binu a rasu
= pane e formaggio e vino a
bicchieri ben pieni. In
erboristeria: su casu cottu
è l'orchis
> orchidea selvatica;
è detta così anche la fumaria
officinalis >
erba acetina.
Su trattacasu
è la grattugia del formaggio.
Su casu de Santu Franciscu
sono le bacche della malva
(narbèdda). Come cognome è presente nelle carte antiche della
lingua sarda. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del
1388, abbiamo: Casu Comita, ville Gurrutta ( * Gurrutta.odierno
Brutta - Contrate de Ardar et Meylogu); Casu Georgio, ville
Cerchillo(* Cerchillo... attuale Berchidda. Curatorie de Costa
de Valls); Casu Guantino, major ville de Biti(attuale Bitti);
Casu Joanne - de Castri Januensis(Castelsardo); Casu Mariano,
jurato ville Petra Veurra (* Petra Veurra.distrutto. Campitani
Majoris); Casu Mario - ville de Dosille(* Dosìlle.Osìdda
(Contrate Montis Acuti - Ozieri); Casu Nicolao, ville Selluri(
Sanluri - Seddori); Casu Petro, jurato ville Bonorbe(Bonorva);
Casu Petro, ville Lunamadrona (Lunamatrona - Contrate Marmille).
Nel Condaghe di San Pietro di Silki, CSPS, XI°, XIII° secolo
abbiamo: Casu Ithoccor (18), testis parthizione de servis(teste
in una partizione di servi): parthiuimus a Merkisa cun sos Casus
et cun donna Iusta de Cleu et cun Dorgotori Pinna et intrait a
Sancta Julia su latus et ad Sanctu Petru su pede et comporai a
Juanne de Rosa et assos Casus et a donna Justa de Cleu et assu
frate, sas iij dies ki minde essiat. ( abbiamo diviso Merchisa
con i Casu e con donna Justa e con Dorgotori Pinna e toccò a
Santa Giulia la metà (del servizio) e a San Pietro un quarto; ho
comprato Juanne de Rosa dai Casu e da donna Cleu e dal fratello,
per le tre giornate che mi mancavano). Nel testo del Fara de
Rebus Sardois IV (106/18), figurano: (1)Casu Antonius,
firmatario, per conto di re Giovanni d'Aragona, del trattato di
pace con Eleonora d'Arborea (LPDE del 1388); il trattato fu
firmato il 5 febbraio del 1388 e sottoscritto quindi dai
seguenti delegati: Ximen Perez de Arenòs in nome di Giovanni, re
di Aragona e di Sardegna, Comita Pancia di Arborea, Tommaso
Serra di Arborea e Antonio Casu di Sassari.> Ximen Peres de
Arenoso pro Ioanne Aragoniae et Sardiniae rege, Comita Pancia
arborensis, Thomas Serra arborensis et Antonius Casu
sassarensis.). (2) Casus Ioannes( 196/4): Anno 1463, 7 Kal.
Novembris, ad Synodum provincialem Turritanam vocati,
convenerunt (alla data del 26 ottobre 1463, fu convocato il
sinodo provinciale turritano, al quale parteciparono.): Antonius
Cano archiepiscopus turritanus; Sisinnius episcopus
bisarchensis; Nicolaus episcopus ampuriensis; Iacobus episcopus
sorrensis; Petrucius abbas S.ti Michaeli de Plano; Ioannes
Magnus archipresbyter sassarensis; Guantinus de Luna canonicus
et vicarius turritanus; Pantaleus de Serra canonicus turritanus;
Elias Masala canonicus turritanus; Gonnarius Pilus canonicus
turritanus; Franciscus Cano rector de Sennoris procurator
episcopi plovacensis; Ioannes Casus canonicus e procurator
episcopi castrensis; etc. (3) Casus Matthaeus(28/12):
ambasciatore sassarese, che insieme ad altri nobili sardi, tra
cui anche il giudice Ugone II° d'Arborea, giurarono fedeltà al
principe Alfonso d'Aragona, che si accingeva alla conquista
della Sardegna, con una potente flotta, e un forte schieramento
di terra. Siamo nell'anno 1323. Dopo circa un anno di guerra,
fatta soprattutto di assedi di roccaforti ( Villa di Chiesa
>Iglesias, resistette eroicamente per ben sette mesi e otto
giorni), in data 19 giugno 1324, si arrese anche Castel di
Cagliari e nella Cattedrale di Bonaria fu riconosciuta una nuova
entità statuale: nacque di diritto e di fatto il Regno di
Sardegna, detto all'inizio Regno di Sardegna e Corsica. Questi
fatti storici riportati nel testo del Fara, si ritrovano,
perfettamente rielaborati, nel Di. Sto. Sa. di F. C. Casula. |
|
CASULA
CATZULA |
Casula, decisamente sardo, è molto diffuso in tutta l'isola, con
massima concentrazione a Cagliari, Selegas, Assemini e Serdiana
(CA), Siris ed Oristano (OR), Villamassargia, Carbonia e
Iglesias (CI), Olbia (OT) e Nuoro dovrebber derivare da
soprannomi derivati dal termine sardo
casula (stazzo,
ricovero di campagna) forse
grazie all'attività di pastore del capostipite.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CASULA; CATZULA: in tutte le parlate dell'isola significa
pianeta, veste che portano i sacerdoti
per celebrare la messa. Dallo spagnolo
casulla.
Dal latino casula.
In latino oltre a pianeta
significa anche piccola casa.
Come cognome è diffuso in tutta la Sardegna sin dai tempi
antichi. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE, del 1388,
figurano: Casula Anthonio, majore (amministratore, sindaco)
ville Gorare ( * Gorare ...Odierna Borore. Marghine de Gociano);
Casula Arçoco, ville Laconi (** Laconi.et Contrate Partis Alença
et etc. seu Atara Barçolo, officiali Curatorie de Parte Alença.
In posse Penna Ambrosii et filii Guiducii (Penna) notari...die
XII januarii 1388.( nisi pastores bestiarium et etc.). Nel
Condaghe di San Pietro di Silki, CSPS, XI°, XIII° secolo, figura
il nome Casula: monticlu de Casula (19°), in una compera di
terre (comporu): comporaili a Gunnari de Thori Pistanka su latus
(la metà) dessu saltu d'Arave( paese medioevale, villa, bidda,
scomparsa verso la fine del XIII° secolo. Appartenne alla
Curadorìa di Flumenargia, nel regno giudicale di Torres).et
fallat in sos ballicos(declina in piccole valli) derettu assu
monticlu de Casula( dritto sino al colle di Casula). Nel
Condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI°, XIII° secolo,
abbiamo: Casubla (Casula - la b risulta aggiunta da altra mano,
per indicare il richiamo) Michali, servo in Usune (l'attuale
Usini: (SS) centro abitato con 4000 anime, ad economia
agricola, famoso per i suoi vigneti), e la figlia Maria (256):
ego presbiter Dericor ki poniu in custu condake II terrales
(due coloni) integros a Ytcioccor de Bosia, fiiu (il figlio) de
Janne Carica et a Maria, fiia de Michali Casubla.Nella storia
ricordiamo Casula Antonio, illustre personaggio di Nurri,
vissuto nell'ultimo periodo spagnolo del Regno di Sardegna. Nel
1701 ottenne il cavalierato ereditario e la nobiltà. Lasciò
tutto il suo patrimonio ai Gesuiti, perché fondassero un
collegio religioso a Nurri (centro abitato del Sarcidano - prov.
CA - con 2430 anime; le sue origini sono preistoriche. L'antico
edificio del Collegio dei Gesuiti è oggi adibito a Sede del
Municipio). Il cognome Casula è attualmente presente in 458
Comuni italiani, di cui 204 in Sardegna: Cagliari 376, Sassari
214, Assemini 186, Olbia 133, etc. Catzula(si tratta
probabilmente della trascrizione errata di Casula, che è
presente a Meana Sardo in numero di 40 e a Bosa in numero di
26), è presente in 9 Comuni italiani, di cui 2 in Sardegna:
Meana Sardo 32, Bosa 3. |
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CASULLA
CASULLI
CASULLO |
Casulla, quasi unico, è probabilmente dovuto ad un errore di
trascrizione dei successivi, Casulli è specifico del barese,
dove è molto diffuso a Putignano e Noci, con buone presenze
anche a Massafra e Palagiano nel tarentino e nel barese anche a
Castellana Grotte, Mola di Bari, Alberobello, Conversano e
Monopoli, Casullo, decisamente più raro, è specifico del
foggiano, di Accadia e Monteleone di Puglia, potrebbero derivare
da nomi medioevali di località come questa citata in un atto
napoletano del 1263: "'...abitator de loco qui nominatu
Casulla
Balentiana...", ma si può anche prendere in considerazione una
derivazione dal termine spagnolo
casulla (casula,
l'antico nome della pianeta
sacerdotale, il paramento
liturgico usato dal presbitero per presiedere la celebrazione
eucaristica, una sorta specie di lungo poncho), forse perchè i
capostipiti fossero soliti indossare questo tipo di veste. |
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CASUMARO |
Casumaro,
abbastanza raro, sembrerebbe specifico di Megliadino San Vitale
nel padovano, difficile non ipotizzare una derivazione dai
toponimi Casumaro di Finale Emilia (MO) o Casumaro di Cento
(FE), anche se quest'ultimo non è così lontano da non essere il
più probabile come luogo d'origine della famiglia. |
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CATACCHIO |
Decisamente di Bari, potrebbe derivare da un soprannome
dialettale.
integrazioni fornite da
Domenico Francesco Catacchio
origine potrebbe essere greca cata-kios ovvero venuto
dall'isola di Kios. |
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CATAGINI |
Assolutamente rarissimo è tipico del vicentino, potrebbe
derivare da un soprannome dialettale.
integrazione di Luigi
Colombo
Nel Nord un cognome come Catagini fa pensare immediatamente a Cà
Tagini, cioè a Casa dei Tagini, i Catagini sembrerebbero
originari di Altavilla Vicentina.. |
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CATALAN
CATALANI
CATALANO
CATALANOTTO
CATALONI
CATELAN
CATELANI
CATTALAN
CATTALANI
CATTALANO
CATTELAN |
Catalan,
rarissimo, sembrerebbe triestino, Catalani è raro e sembra avere
un ceppo nel Lazio ed uno nelle Marche, Catalano è diffusissimo
in tutt'Italia sembrerebbe decisamente centro meridionale, ma
potrebbero esserci anche altri ceppi in Liguria, tra Bologna e
Firenze e in Lombardia, Catalanotto è tipicamente siciliano,
della parte occidentale dell'isola, di Salemi e Castelvetrano
nel trapanese, di Palermo e di Ribera nell'agrigentino,
Cataloni, quasi unico, è del centro Italia, Catelan è del
vicentino, Cattelan è molto diffuso in tutta l'area vicentino,
trevisana, padovana e veneziana, Catelani è toscano, delle
province di Lucca e Firenze, Cattalan, quasi unico, è forse
veneziano, Cattalani molto raro potrebbe avere oltre al ceppo
marchigiano anche uno, probabilmente secondario nel mantovano,
Cattalano rarissimo, sembra proprio del torinese, la loro
origine è o direttamente dal nome medioevale italiano
Catalanus
o da soprannomi originati dalla provenienza geografica del
capostipite, la regione della Catalogna in Spagna, origine che
può essere reale o attribuita a chi, come i legionari veterani
di Pompeo, aveva effettuato delle campagne in Spagna, ma è anche
da prendere in considerazione un'origine ebraica a seguito della
cacciata degli ebrei dalla Spagna. Nel 1200 sulla Nova Cronicha
del Villani si legge: "...due cavalieri frati godenti di Bologna
per podestadi di Firenze, che l'uno ebbe nome messer Catalano
de' Malavolti, e l'altro messer Loderigo delli Andalò, ...",
sempre nel 1200 in un atto leggiamo: "...dominico de Villalonga
Ferrarius Catalanus, «haereticorum terror»,...", nel 1300
nell'elenco dei vescovi fatti da Giovanni XXII° si trova
Jordanus Catalanus, nel 1500 troviamo un famoso pittore Gian
Domenico Catalano, in un atto rogato a Monterubbiano (AP) si
parla di 1500 ducati, impegnati a favore di un tale ebreo
Abraham Catalanus.
integrazioni fornite da
Norberto Catelani
Molto probabilmente Catelani è dovuto ad un errore di
trascizione in quanto forse originariamente il cognome era
Catalani. E' presente un ceppo nella Versilia Storica
(Stazzema). Tracce di tale cognome si trovano a partire dalla
metà del 1700. |
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CATALDI
CATALDO |
Cataldi, abbastanza diffuso in tutto il sud ha ceppi importanti
in Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, ma sembrano esserci
nuclei anche nel Lazio e nelle Marche, Cataldo è specifico di
tutto il sud, derivano dal nome medioevale
Cataldus,
di cui si ha traccia ad esempio in un atto di donazione del 686
scritto in Cremona, dove si può leggere: "In nomine domini Dei
et beatissimi auctoris nostri Iesu Christi et beate matris eius
Marie domine nostre. regnantes gloriosissimis domnis nostris
Pertharith et Chuniberth uiri excellentissimi regibus, anno
regni eorum decimo sexsto et nono... ...Ego Cataldus indignus
primus presbiter ut primerius ut custus Sancte Marie huic
cartula donactonis et dotacionis a nobis facta subscripsimus et
probaui...", ma è pure possibile una derivazione da toponimi
come San Cataldo (CL) o San Cataldo di Bella (PZ) o dal termine
longobardo Gastaldo
(vedi). Tracce di questa
cognominizzazione le troviamo a Messina nel 1300, in un
testamento infatti si legge: "...et meridiem est via pubblica et
a septentrione hospitium dicti Donni Cataldi et tertiam partem
bonorum et iurium suorum existentium ...". |
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CATALE
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Assolutamente rarissimo, sembrerebbe originario dell'alta
Basilicata, dovrebbe derivare da modificazioni dialettali di
nomi di località contenenti la radice Cataldo, come San Cataldo
di Bella (PZ) e simili. |
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CATALFAMO |
Catalfamo è tipicamente siciliano, della zona orientale
dell'isola, del messinese in particolare, di Messina, Barcellona
Pozzo di Gotto, Castroreale, Terme Vigliatore, Milazzo e
Furnari, dovrebbe derivare da un soprannome grecanico a sua
volta derivato dai termini greci
katà (contro)
e phamà
(grido, voce, che parla),
con il senso di antagonista, ribelle, anche se non si può
escludere che si tratti di un'alterazione dialettale del termine
greco καταφαίνω katafaino, che significa
mostrare, evidenziare,
ma anche rappresentare,
forse ad identificare nel capostipite una specie di oracolo o
comunque un uomo di religione. |
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CATALIN |
Catalin è tipico di Villar Pellice e Luserna San Giovanni nel
torinese, dovrebbe derivare dal nome
Cathelin
forma maschile savoiarda del nome Caterina. |
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CATALINI
CATTALINI |
Catalini è tipico marchigiano, della provincia di Macerata,
Cattalini sembra avere un ceppo tra le province di Sondrio e di
Brescia ed uno tra le province di Reggio e di Lucca, dovrebbero
derivare da modificazioni del nome Catalina, una variante del
nome Caterina. Tracce di questa cognominizzazione le troviamo
in un atto del 1 febbraio 1481 scritto a Mombasiglio (CN):
"...Actum in recepto Montisbaxili in quadam domo Antonii
Catalini..." e nel 1600 a Civago (RE) con don Giacomo Cattalini.
integrazioni fornite da
Giacomo Ganza / Villa di Tirano (SO)
Cattalini è presente nella zona di Tirano (SO) da almeno tre
secoli. Fino all'800 si scriveva Catalini. Diversi Cattalini
sono emigrati negli ultimi due secoli dal mandamento di Tirano
verso Stati Uniti, Argentina, Brasile, Australia. |
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CATALLI
CATALLO
CATULLI
CATULLO |
Catalli ha un ceppo a Pescina nell'aquilano ed uno a Roma,
Catallo ha un ceppo nel frusinate a Isola del Liri, Casalvieri,
Arpino, Sora ed Anagni, ed a Roma, Catulli, assolutamente
rarissimo, ha un ceppo a Caprarola nel viterbese ed a Roma,
Catullo ha un ceppo a Venezia, uno a Roma, Civitavecchia e
Velletri, uno a Castel di Sangro nell'aquilano, ed uno a Napoli,
tutti questi cognomi dovrebbero derivare dal cognomen latino
Catallus
o Catullus,
forme ipocoristiche del più noto
Cato,
Catonis,
reso famoso da Marco Porcio Catone il Censore e da Marco Porcio
Catone l'Uticense. |
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CATALUFFI
CATALUFFO |
Cataluffi ha un ceppo umbro, in particolare a Foligno, ed uno
romano, Cataluffo, quasi unico, parrebbe dell'area aquilano,
laziale, e potrebbe derivare dal nome di Colle Cataluffo nel
frusinate, dovrebbe derivare da soprannomi originati dal termine
arcaico cataluffa
o cataluffo,
una specie di stoffa damascata a
mò di broccato povero, fatta di lino e cotonaccio
a righe di vari colori a fiori, usata anticamente per tende,
tappezzeria e per abiti o paramenti sacri come la pianeta,
soprannome che potrebbe essere stato motivato sia dal tipodi
abbigliamento dei capostipiti, che magari dal fatto che
commerciassero o tessessero quel tipo di stoffa. |
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CATANEO |
Cataneo
sembrerebbe specifico del foggiano di San Severo in particolare,
dovrebbe derivare dal termine medioevale
Cataneus
carica attribuita in epoca medioevale a quanti occupassero
cariche di rilievo in campo militare, giudiziario o
amministrativo di un paese o di un castello e che divenne in uso
anche come nome personale, come possiamo vedere in uno scritto
dell'anno 1393 a Genova: "In nomine Domini Amen - Cataneus
Spinola civis Ianue quondam Domini Catanei ex una parte et
Thadeus de Senis pictor Janue ad sanctum Laurentium ex parte
altera pervenerunt et pervenisse sibi invicem et vicissim
confitentur et confessi sunt et fuerunt ad infrascripta pacta
conventiones promissiones et obligationes slemni stipulatione
valata et firmata et valatas et firmatas...", tracce di questa
cognominizzazione la troviamo a Modugno agli inizi del 1500, nel
1512 Guarino Cataneo fu fatto Castellano di Bari dalla Regina
Isabella d'Aragona. |
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CATANI
CATANO |
Catani è tipico della fascia centrale che comprende Romagna,
Marche, Umbria, Toscana e Lazio, Catano, molto molto più raro è
specifico del barese ed in particolare di Canosa Di Puglia,
dovrebbe derivare dal nome medioevale
Catanus
di cui abbiamo un esempio nel De
casibus virorum illustrium del
Boccaccio: "...Verum, ut hos omiserim, se rebus Romulde cum
Gisulpho tranquillis habentibus, turbo cunta circumagitans
repente exortus est. Nam Catanus, Avarorum rex, congregata
armatorum multitudine hostiliter Gisulphi fines ingressus...",
secondo altri deriverebbe invece da una forma contratta del
termine medioevale capitaneus
divenuto prima capitanus
e quindi catanus.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Catano, cognome barese, per Minervini 135 è variante del
toponimo Catania, dal greco bizantino
Katàne,
latino Catina,
italiano antico Catana.
In Sicilia potrebbe derivare dal personale
Gaetano. |
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CATANIA |
Cognome
specifico siciliano, deriva ovviamente dal toponimo omonimo. Il
ceppo messinese si stabilì a Messina sotto Federico II°, da cui
ebbe il feudo di Nissoria, la castellania di Asaro ed il casale
di Placa di Baione costituito in Baronia. |
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CATANZARITA
CATANZARITI |
Catanzarita, praticamente unico, potrebbe essere o una forma
arcaica o un errore di trascrizione di Catanzariti che è
specifico della Calabria meridionale, dovrebbero comunque
derivare dall'etnico greco del toponimo Catanzaro. |
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CATANZARO |
Diffuso in Sicilia, Calabria e Puglia, deriva dal toponimo
omonimo.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Catanzaro è un cognome derivante dal toponimo omonimo che viene
dal greco medievale Καταντζάριον Katantzàrion, che ha
origine dal termine greco kàto
(giù, in basso, di sotto)
aggiunto al termine arabo 'anzār'
= terrazza,
con il significato di
terrazza situata in basso,
inteso in basso
rispetto alla Sila, la città infatti sorge ai suoi piedi. |
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CATAPANE
CATAPANI
CATAPANO |
Catapane è tipico di Caserta, Catapani è di San Giuseppe
Vesuviano (NA), Catapano, molto diffuso in tutta la Puglia, nel
potentiuno, nel napoletano e salernitano e nel cosentino, con
nuclei importanti a Ottaviano e San Giuseppe Vesuviano nel
napoletano e, in Puglia, a Taranto e Barletta (BA), derivano dal
termine bizantino Catapanus
o Catepanus
(Prefetto di una provincia dell'Impero)
cioè sovrintendente, guardia daziaria al controllo di alcuni
territori nel senso di ufficiale addetto all'esazione delle
multe, ma anche Giudice nelle liti civili. |
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CATARAME
CATRAME |
Catarame quasi unico, parrebbe siciliano, così con il
leggermente meno raro Catrame, per entrambi l'origine dovrebbe
essere quella di artigiani calafatari.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Catarame, praticamente unico, proviene forse dal catanese,
Catrame, rarissimo, è originario di Modica (RG), questi cognomi
derivano dal termine catrame, ad indicare, così, un mestiere
connesso con l'uso di questo liquido viscoso: un tempo, infatti,
il catrame veniva usato per diversi scopi, come
l'impermeabilizzazione delle navi e dei cavi, il fissaggio delle
carene, la copertura dei tetti con assicelle, etc. Si tratta,
dunque, delle cognominizzazione di nomi di mestiere attribuiti
ai capostipiti. |
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CATARIN
CATARINI
CATARINO
CATERINI
CATERINO
CATTARIN
CATTARINI
CATTARINO
CATTERINI
CATTERINO |
Catarin, assolutamente rarissimo, è del trevisano, Catarini,
ancora più raro, è dell'area marchigiano, abruzzese, Catarino,
quasi unico, è campano, Caterini ha un ceppo nell'Italia
centrale tra Toscana, Umbria, Lazio settentrionale e Roma ed uno
tra potentino e cosentino, Cattarin ha un ceppo nel trevisano a
Silea, Treviso, Breda di Piave, Casale sul Sile, Roncade,
Villorba, Istrana e Paese, un ceppo nel goriziano a Cormons e
Mariano del Friuli ed uno a Roma, probabile esito della Bonifica
Pontina, Cattarini ha un ceppo triestino ed uno molto piccolo a
Pergola nell'urbinate, Cattarino, molto raro, ha un piccolo
ceppo a Buia e Tolmezzo nell'udinese, Catterini, assolutamente
rarissimo, parrebbe umbro, Caterino è molto diffuso in Puglia,
in Molise, nel napoletano e soprattutto nel casertano, con un
ceppo anche a Roma, Catterino, quasi unico, sembra essere
molisano, dovrebbero derivare dal nome germanico
Catherin,
versione maschile del più noto
Catharina, ma in alcuni casi,
soprattutto al sud, potrebbe derivare dal termine greco
katharos
(immacolato, lindo, puro,
lucente) rientrando nel caso
dei nomi originati dalla devozione cristiana.
integrazioni fornite da
Carlo Caterini
il cognome Caterini o Caterina ha origine dalla devozione per
Santa Caterina d'Alesandria. Questa famiglia ha tre rami nobili:
di Terni, Onano e di Vaglio Basilicata. Alla nobile famiglia
Caterini di Onano in provincia di Viterbo, apparteneva il
cardinale Prospero Caterini cugino di Marcantonio Pacelli, nonno
di del papa Eugenio Pacelli. Il suo blasone é raffigurato nel
dizionario blasonico di Vittorio Spreti. Alla famiglia Caterini
di Vaglio Basilicata apparteneva la nobile Maddalena Caterini di
Acerenza che sposò nel 1629 il Conte Donato Gattini di Matera:
il suo blasone è raffigurato nel dizionario blasonico del
Crollalanza. il blasone dei Caterini di Terni é raffigurato nel
dizionario blasonico del Crollalanza e dello Spreti. A questa
famiglia appartennero numerosi personaggi che ricoprirono
cariche municipali a Terni e possedettero il feudo di Poggio nel
Comune di Otricoli.
integrazioni fornite da
Vito Caterini
Il ramo Caterini sviluppatosi nella provincia di Avellino
proviene dall'attuale provincia di Foggia ed in particolare da
San Marco in Lamis, dove il cognome originale era Catarina
successivamente trasformatosi in Catarini e poi dal 1840 in
Caterini, l'origine del casato è bizantina e anche oggi esiste
in Grecia una città dal nome
Katherini (n.d.r.
Katherini è una città situata
nel golfo di Tessalonika a circa 50 Km da questa città).Tale
ramo avellinese ha un blasone inquartato e sormontato da corone
ducali. |
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CATARINICCHIA
CATERINICCHIA |
Catarinicchia, molto raro, è specifico del palermitano, di
Cinisi, Palermo e Terrasini, con un ceppo anche ad Alcamo nel
trapanese, Caterinicchia, che sembrerebbe unico, è probabilmente
dovuto ad un errore di trascrizione del precedente, che dovrebbe
derivare da una forma ipocoristica dialettale siciliana del nome
medioevale Catharina
derivato dal greco katharòs
(puro). |
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CATAVOLO |
Catavolo, quasi unico, è specifico del latinense, dovrebbe
derivare da un soprannome basato sul termine greco antico
χατάβολος katàbolos (in greco la pronuncia della lettera
beta (β) corrisponde ad una -v-),
che significa magazzino
marittimo, fondaco, serraglio,
probabilmente intendendo così che il capostipite fosse o
reponsabile di una simile struttura, o vi ci lavorasse. |
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CATELLA
CATELLI
CATELLO |
Catella ha un ceppo a Cantello (VA) ed uno ad Adelfia e
Bisceglie nel barese, si individuerebbero due zone d'origine per
Catelli, il comasco ed il parmense, Catello sembra essere
decisamente napoletano, potrebbero derivare da soprannomi
originati dal vocabolo latino
catellus (cagnolino)
e potrebbe riferirsi al fatto di allevare cani o aver avuto a
che fare, in un episodio significativo, con un cane, ma in molti
casi . possono derivare da modificazioni di nomi latini come
Catullus
o Cato. |
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CATELLANI
CATELLANO |
Catellani è tipicamente emiliano, della zona che comprende le
province di Reggio Emilia, Modena e Bologna, Catellano è
praticamente unico, dovrebbe derivare dal nome medioevale
Catellanus
o Chatellanus
di cui troviamo tracce in uno scritto del 1250: "...Potestas
Parmensium de civitate erat tunc temporis dominus Catellanus de
Carbonisiis de Bononia, qui non fuit captus quia optime scivit
sibi cavere. In glarea fluminis Tari ligaverunt captivos, ut
dixit michi dominus Glarattus, qui ibi fuit ligatus. ...", un
principio di questa cognominizzazione la troviamo nel 1300:
"...Sermo factus in Parasceve coram Summo Pontifice per fratrem
Bernardum Chatellanum sacre pagine professorem ordinis fratrum
S. Augustini, qui cum aliis sermonibus adespotis asservatur in
Bibliotheca Communali ..:".
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Catellani è cognome etnico, indicante i
Catalani,
cioè gli oriundi della Catalogna. Molto probabile è l'origine
israelitica. Fonte: F. Violi, Cognomi a Modena e nel Modenese. |
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CATELOTTI |
Catelotti è un cognome tipico di Berbenno Di Valtellina (SO),
potrebbe derivare da soprannomi originati dal termine
catello (cagnolino)
dal tardolatino catellus,
ma è pure possibile un'origine da modificazioni del cognome
Castellotti, tracce di questa cognominizzazione le troviamo in
Valtellina fin dal 1700 in un atto del 1726 "Locazione concessa
a Giovanni de Censo, Marciona e Catelotto rogata ut supra" della
comunità delle Fusine (SO). |
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CATENA
CATENACCI
CATENACCIO
CATENAZZI
CATENAZZO
CATENELLI
CATENI
CATENINO |
Catena è diffuso in tutta l'Italia centromeridionale, Cateni è
tipicamente toscano, Catenacci ha un ceppo lombardo, uno tra
Lazio ed Abruzzo, ed uno tra barese e potentino, Catenaccio,
molto raro, parrebbe del romano, Catenazzi, anch'esso molto
raro, è tipico dell'area tra varesotto e verbanese, Catenazzo è
specificatamente del foggiano, Catenelli, assolutamente
rarissimo, parrebbe romano, Catenino, quasi unico, è del
napoletano.
Integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Sull'origine di questi cognomi confluiscono per lo meno due
ipotesi, entrambe valide a spiegarne la diffusione dal nord al
sud del paese. Cominciando con la prima interpretazione,
innanzitutto, è abbastanza probabile una connessione con la
toponomastica italiana, se si pensa a toponimi quali Aci Catena
(CT) e Catenanuova (EN), nonché ad alcune frazioni di nome
Catena riscontrabili nel trevigiano, nel pisano e nel cosentino.
Passando alla seconda ipotesi, invece, va detto che in molti
casi questi cognomi derivano dal nome medievale
Catena,
che, in ambito cristiano, allude al culto per la
Madonna della Catena
(in questo senso, ad esempio, i nomi Catena e Maria Catena sono
ancora diffusi in alcune aree della Sicilia). Sostenuto da
diversi miracoli e visioni, il culto per la Madonna della Catena
ha origini piuttosto antiche, probabilmente rintracciabili
nell'Alto Medioevo: la tradizione cristiana, in questo contesto,
attribuisce alla Madonna la facoltà di liberare gli uomini da
ogni male, sciogliendo loro dalle catene che li rendono schiavi
delle sofferenze umane; in alcuni casi, tuttavia, il ruolo della
Vergine è quello di tramite per un'unione fra l'essere umano e
l'essere divino, in cui la catena rappresenta il forte legame
col Bene, la comunione spirituale con Gesù Cristo. Dal punto di
vista storico, comunque, tracce del nome Catena si trovano nella
Siena del '200, con un certo Catenaccio del fu Boldrone. Per
quanto riguarda i cognomi in questione, dunque, si tratta delle
cognominizzazioni o dei nomi personali dei capostipiti o di
soprannomi ad essi attribuiti (da intendere anche in senso
toponomastico). |
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CATERINA |
Caterina
è un cognome diffuso a macchia di leopardo al sud, potrebbero
esserci più nuclei, in Puglia, nel Molise, ed in Calabria,
dovrebbe derivare da uno dei vari toponimi contenenti la radice
Caterina, quali: San Caterina Albanese (CS), Santa Caterina (LE)
o Santa Caterina dello Ionio e Marina (CZ). |
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CATI
CATO
CATOZZI
CATOZZO |
Cati ha un ceppo tra bolognese, pistoiese e pratese, concentrato
a Camugnano nel bolognese, uno a Gavorrano nel grossetano, uno a
Roma e Grottantica nel reatino ed uno nel brindisino a Latiano
in particolare, Cato è quasi unico, Catozzi ha un ceppo tra
rovigoto, ferrarese, bolognese, ravennate e forlivese, uno
nell'anconetano, uno nel ternano ed uno tra romano e latinense,
Catozzo, molto più raro, ha un ceppo piccolo tra rovigoto e
ferrarese, dovrebbero derivare o dal cognomen latino
Cato
(vedi CATONE), o, più probabilmente, dal praenomen latino
Catus
di cui abbiamo un esempio nel De
Lingua latina di Terenzio
Varrone: "...hoc enim verbo dicunt Sabini: quare Catus Aelius
Sextus non, ut aiunt, sapiens, sed acutus, et quod est: Tunc
coepit memorare simul cata dicta, accipienda acuta dicta. .." o
anche negli Annales
di Tacito: "..vertit regresso Suillio; quem vidit sequens aetas
praepotentem, venalem et Claudii principis amicitia diu
prospere, numquam bene usum. eadem poena in Catum Firmium
senatorem statuitur, tamquam falsis maiestatis criminibus
sororem petivisset. Catus, ut rettuli, Libonem inlexerat
insidiis, deinde indicio perculerat..". |
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CATINELLA
CATINELLO |
Catinella
ha un ceppo a Bari e Modugno nel barese ed in Sicilia, a
Siracusa e Floridia nel siracusano, a Mazara del Vallo nel
trapanese ed a Palermo, Catinello è tipico di Avola e Siracusa
nel siracusano e di Messina, potrebbe trattarsi, perlomeno per i
ceppi siciliani, di forme etniche della città di Catania, il cui
nome latino è stato Catina, negli altri casi potrebbe derivare
da nomi di località. |
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CATINI
CATINO |
Catini sembra avere più ceppi, nel maceratese. nel teramano, in
Umbria e nel Lazio, Catino occupa in misura molto limitata due
aree, quella campana e quella pugliese, dovrebbero derivare da
toponimi contenenti il vocabolo Catino, come Poggio Catino (RI),
Monti Catini e Campi Catini (AQ), ecc.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
In origine Catino è un toponimo (Poggio Catino, RI) dal latino 'catinus'
= "luogo concavo e roccioso".
Di qui il cognome, non troppo diffuso in Puglia. |
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CATONE
CATONI |
Catone è tipico della fascia tirrenica della Campania, Catoni è
presente in Toscana con un grosso nucleo a Roma, dovrebbero
derivare dal cognomen latino
Cato (Catonis),
ricordiamo il famosissimo Catone il Censore di Ciceroniana
memoria nel Cato Maior de
senectute.
integrazioni fornite da
Fabio Paolucci
Il cognome Catone è tipico della Campania, dove è diffuso con
maggiore intensità soprattutto nel Napoletano. Dal punto di
vista etimologico, Catone deriva dalla cognominizzazione del
nome di persona Catone, tornato alla ribalta in epoca
tardomedievale grazie alla letteratura e alla riscoperta della
figura di Catone l'Uticense, primo personaggio incontrato nel
Purgatorio da Dante e Virgilio nella
Divina Commadia.
Catone trae origine dall'aggettivo latino
catus,
col significato di perspicace,
d'intelligenza acuta, divenuto
poi soprannome, quindi cognomen, nella forma Cato. Fu questo il
cognomen di Marco Porcio Catone, detto il Vecchio o il Censore,
che nacque a Tusculum nel 234 a. C. da una famiglia plebea di
agricoltori e divenne uomo politico di spicco assumendo la
censura sotto Valerio Flacco nel 184, dopo aver ovvimente
affrontato un cursus honorum di tutto rispetto. Catone il
Censore è noto agli studiosi e agli storici per la sua lotta
contro il lusso e la corruzione dei costumi tradizionali e per
aver coniato l'espressione Delenda Chartago (Ceterum
censeo Carthaginem esse delendam),
perchè profondamente convinto della necessità di distruggere
Cartagine. Pronipote di Catone il Censore fu il
dantesco
Marco Porcio Catone Uticense, vissuto tra il 95 ed il 46 a.C.,
uomo politico romano sostenitore dell'ideale repubblicano e del
potere del senato, che si schierò dalla parte di Pompeo contro
Cesare e si suicidò ad Utica nel 46 a. C. dopo la sconfitta di
Tapso. Il nome Catone festeggia l'onomastico il 1° novembre,
pur non comparendo nessun San Catone nel Martirologio Romano.
Inoltre, è ipotizzabile, per l'etimologia del termine latino
cato,
una possibile derivazione dall'osco settentrionale o dalla
lingua etrusca. |
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CATRACCHIA |
Catracchia è un cognome specifico di Ferentino nel frusinate,
con un ceppo secondario anche a Roma, potrebbe derivare da un
soprannome riconducibile ad una forma ipocoristica dialettale
derivata dal termine latino
catreca (spina
dorsale, schiena). |
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CATRICALA
CATRICALA' |
Catricalà
è tipicamente calabrese, della provincia di Catanzaro e di
Chiaravalle Centrale in particolare, Catricala è dovuto ad un
errore di trascrizione dove è stato omesso l'accento, dovrebbe
derivare da un soprannome di origine greca relativo al mestiere
di cacciatore di uccelli. |
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CATRINI |
Catrini, abbastanza raro, è tipicamente siciliano, di Mazzarino
nel nisseno e di Nicosia nell'ennese, dovrebbe derivare da un
nome o soprannome originato da una forma ipocoristica del
termine greco katharos
(immacolato, lindo, puro,
lucente), nome probabilmente
portato dal capostipite, ma è pure possibile una derivazione da
toponimi con il nome di Santa Catrini, l'espressione dialettale
siciliana per Santa Caterina, con questo nome esistono in
Sicilia varie contrade o località, come ad esempio Santa Catrini
di Partinico nel palermitano, Santa Catrini di Melilli nel
siracusano o Contrada Catrini di Bisacquino nel palermitano. |
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CATTABIANI |
Cattabiani è tipico dell'area parmense e reggiana, di Parma e
Reggio Emilia, dovrebbe derivare dal toponimo Cattabiano di
Langhirano (PR). |
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CATTABRIGA |
Tipicamente emiliano, dovrebbe derivare da un soprannome
dialettale originato dal vocabolo catabrighe (attaccabrighe). |
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CATTADORI |
Cattadori è tipico del piacentino, di Monticelli d`Ongina,
Piacenza e Caorso, dell'area cremonese, di Cremona, Stagno
Lombardo e Crotta d'Adda, con una buona presenza anche a Milano,
dovrebbe derivare dal termine dialettale lombardo, emiliano,
catador
o cattador
(raccoglitore di frutta),
forse ad indicare che il mestiere del capostipite era appunto
quello di lavoratore agricolo. |
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CATTAI
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Cattai è tipicamente veneto, soprattutto del trevigiano, di
Fontanelle, Oderzo, Codognè e Treviso, con presenze anche ad
Eraclea e Musile di Piave nel veneziano, dovrebbe derivare dal
nome tardo latino Cataius
o Cattaius
portato probabilmente dal capostipite, una variazione del più
comune Catius. |
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CATTANEO |
Decisamente
dell'Italia settentrionale occidentale ed in particolare delle
provincie di Bergamo e Milano, In effetti questo cognome è
imparentato, etimologicamente, sia con i Cattani che con i De
Capitani e i Capitanio, avendo in comune la derivazione dalla
carica di Capitaneo. Vari atti antichi riportano tracce di
queste casate, in una lettera del Duca di Milano si legge:
"...Melchione et Bertho de Cataneis et consortibus...", nel 1534
leggiamo: "...Mr. Augustinis de Cataneis seu de Moynis de Albio
habit. in loco de Rippa sancti Vitalis..."
(vedi Capitani). Una figura rilevante della nostra storia è
rappresentata da Carlo Cattaneo, nato a Parabiago nel milanese
nel 1801, fu dapprima seminarista, poi, abbandonata la carriera
ecclesistica, si diede agli studi classici e nel 1820 divenne
docente di grammatica latina presso il ginnasio di Santa Marta a
Milano, nel 1824 si laureò in giurisprudenza a Pavia; diede
avvio nel 1848 alle cinque giornate di Milano, opponendosi però
all'eventuale intervento piemontese che lui considerava meno
moderno ed efficiente della Lombardia e, soprattutto,
assolutamente non democratico e si trasferì a Lugano in
Svizzera. Eletto più volte parlamentare del Regno d'Italia,
rifiutò sempre l'incarico pur di non giurare fedeltà ai Savoia;
morì in Svizzera nel 1869.
integrazioni fornite da
Enrico Cattaneo
Durante uno studio genealogico sulla mia famiglia, dimorante dal
1410 a Carnago nel varesotto, ho trovato documenti notarili che
attestano l'origine della stessa dal conferimento del capitanato
a una famiglia luganese i
Carnavarys. Il documento
riporta: "... Antonius de Carnavaris dicto Capitaneys ...". Ai
primi del 1500 i suoi discendenti, come i rami collaterali
(fratelli) vengono nominati solo
Cataneis,
il vecchio cognome Carnavarys sparisce. |
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CATTANI |
Diffuso
in tutto il nord Italia, deriva da una contrazione del vocabolo
Capitanus. Notizie storiche si hanno già dal medioevo, in un
atto del 1378 si legge: "Simonolus Zanini quidam Guidonis dicti
Cattani"; nel 1466 a Firenze nasce "...quidam Francesco de
Zanobi Cattani de Diaccetto naquit..", che fu allievo di
Marsilio Ficino. In effetti questo cognome è imparentato,
etimologicamente, sia con i Cattaneo che con i De Capitani e i
Capitanio, avendo in comune la derivazione dalla carica di
Capitaneo. (vedi Capitani)
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Alla base del cognome Cattani c'è il termine 'cattaneo'
o 'cattano',
titolo medievale dato ai piccoli
vassalli, ai
comandanti di fortificazioni e castelli
e a
coloro che ricoprivano cariche
amministrative e giudiziarie.
Il termine può derivare sia dal toscano 'capitano'
che dal provenzale 'captan'
("capo").
Lo studioso Lamberto Cesarini Sforza ritiene che, in Trentino,
la famiglia Cattani sia originaria di Denno, nella Val di Non.
Il cognome è diffuso attualmente in tutto il Trentino. |
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CATTAPANI |
Cattapani, assolutamente rarissimo, parrebbe del mantovano,
dovrebbe derivare dal termine bizantino
Catapanus
o Catepanus
(vedi CATAPANE), probabilmente il capostipite è originario del
ravennate dove rivestiva una carica pubblica. |
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CATTARI |
Cattari,
decisamente sardo, è tipico di Sennori nel sassarese, di origine
etimologica oscura. |
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CATTARUZZA
CATTARUZZI |
Cattaruzza è un cognome del Friuli Venezia Giulia, con un ceppo
a Trieste, uno nel pordenonese, a San Quirino, Pordenone ed
Aviano, ed uno a Venezia e ad Auronzo di Cadore nel bellunese,
Cattaruzzi, molto meno comune, ha un piccolo ceppo ad Udine e
Trieste, ed uno, probabilmente secondario, a Brescia, dovrebbero
derivare da forme dialettali slovene del nome
Caterina
, probabilmente con riferimento al nome dei paesi di provenienza
dei capostipiti, come, a puro titolo di esempio, Santa Caterina
di Pasian di Prato nell'udinese, o di altre simili, potrebbero
forse anche derivare da soprannomi originati da forme diminutive
riferite al termine dialettale sloveno
cuotar (carbonaio). |
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CATTERINA |
Assolutamente rarissimo, sono presenti pochissimi esemplari solo
in Lombardia, sembrerebbe specifico della provincia di Brescia,
e dovrebbe derivare a questo punto dal nome germanico Catharina,
ma è più probabile che si tratti di una diversa scrittura del
cognome Caterina (Catterina era una forma arcaica equivalente a
Caterina) e, a questo punto, il cognome sarebbe di origini
meridionali e deriverebbe quindi o dal nome greco .Caterina o da
un toponimo come: San Caterina Albanese (CS), Santa Caterina
(LE) o Santa Caterina dello Ionio e Marina (CZ). |
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CATTI
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Cognome dell'Italia settentrionale.
integrazioni fornite da
Fabio Paolucci
Catti è presente in nuclei distinti in Italia settentrionale,
con picchi di intensità nell'area occidentale in Lombardia, a
Milano e nel Bergamasco, in Liguria e in Piemonte, nei
rispettivi Capoluoghi di Regione, e nell'Emilia. Il cognome
dovrebbe derivare dalla modificazione del nome di persona
Caterina (dal nome di etimo oscuro
Hekaterìne,
così riportato nei testi greci e per questo accostato
all'aggettivo katharòs,
con il significato di puro,
e adattato al latino Katharìne).
Tale nome si diffuse in passato specialmente nell'Italia del
nord con il culto di Santa Caterina (Hekaterìne)
di Alessandria, martirizzata dall'Imperatore Massimiano Daia
(309-313) e venerata soprattutto nei secoli X°, XI° e XII°, e
poi con il culto di Santa Caterina da Siena (XIV° sec.) e di
altre sante omonime. Un'altra ipotesi legherebbe il cognome
Catti al ben più diffuso Gatti, panitaliano, specifico della
Lombardia, Piemonte e Liguria, derivato dal soprannome gatto,
attribuito al capostipite in relazione alle caratteristiche
dell'animale (furbizia, scaltrezza), o dal nome di persona Gatto
(originato dai nomi medievali
Gactus e
Hatto,
quest'ultimo derivato dal longobardo
hatto,
con il significato di
combattente). |
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CATTIN
CATTINI
CATTINO
CATTO |
Cattin ha un ceppo a Vicenza e Piazzola sul Brenta nel padovano
ed uno nel rovigoto a Porto Tolle, Porto Viro, Ceregnano e
Rovigo, Cattini è decisamente emiliano, dell'area reggiano
modenese in particolare di Carpi e Modena nel modenese e di
Correggio e Reggio Emilia nel reggiano, Cattino, assolutamente
rarissimo, sembrerebbe dovuto ad errori di trascrizione del
precedente, Catto, tipicamente veneto, del veneziano in
particolare, dovrebbero derivare, direttamente o tramite forme
ipocoristiche, anche dialettali, dal nome medioevale
Gactus,
ma è pure possibile una derivazione dal vocabolo longobardo
hatto
(combattente)
(vedi Gatto). |
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CATTO'
CATTON
CATTONE
CATTONI |
Cattò, estremamente raro, sembrerebbe tipico della Lombardia, in
particolare del milanese e del varesotto, Catton è unico,
Cattone, lo è quasi, sono entrambi comunque del nord, Cattoni,
il meno raro, ha ceppi a Milano e nel milanese, a
Uggiate-Trevano nel comasco ed a Trento ed in trentino, si
dovrebbe trattare di forme ipocoristiche o accrescitive di
modificazioni del nome medioevale
Gactus
(vedi CATTO), o anche, e più probabilmente, da forme dirette o
contratte dal dialetto del nome longobardo
Hattone
di cui abbiamo un esempio in questo testo della fine del IX°
secolo: "..Theudrada regina et postea sancti monialis qui cum
viro suo Hattone dedit fratribus Haraldi montem..". |
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CATTOLICA |
Cattolica
ha un ceppo marchigiano, a Civitanova Marche nel maceratese, che
potrebbe derivare dal nome del paese di Cattolica tra riminese e
pesarese, ed un ceppo a Palermo, che potrebbe derivare dal nome
del paese agrigentino di Cattolica Eraclea. |
|
CATTOLICO |
Cattolico
ha un ceppo nel casertano, a Mondragone, Sessa Aurunca e
Maddaloni, e nel napoletano a San Giuseppe Vesuviano e Napoli,
con presenze anche in Calabria, potrebbe derivare dal fatto che
il capostipite fosse di religione cattolica in una comunità,
dove probabilmente prevalevano i seguaci della religione
ortodossa. |
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CATTONAR
CATTONARO
CATTUNAR |
Sia
Cattonar che Cattunar sono rarissimi e tipici triestini,
Cattonaro, ancora più raro potrebbe essere anch'esso originario
di quella zona, potrebbero derivare da soprannomi originati dal
vocabolo medioevale cathenarius (che ha a che fare con le
catene), traccia di questi cognomi a Rovigno in Istria si ha fin
dal 1500. |
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CATUOGNO |
Catuogno è caratteristico del napoletano, di Marano di Napoli,
Napoli, Quarto, Capri, Pozzuoli, Anacapri, Torre del Greco e
Giugliano in Campania, dovrebbe derivare da un'alterazione
dialettale del termine arabo
qatun o
qutun (cotone),
forse ad indicare nei capostipiti dei commercianti di quel tipo
di prodotto, meno probabile una derivazione dal nome della
regione irachena di Qatun. |
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CATZULA |
(vedi
CASULA) |
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CAU
|
Cognome assolutamente sardo. diffuso in tutta l'isola, dovrebbe
derivare da un soprannome originato dal vocabolo dialettale
sardo cau che significa gabbiano, ma anche torsolo.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CAU: su cau marinu
è il gabbiano
e si tratta di una voce onomatopeica.
Su cau è
inoltre il cavo dell'albero
e viene dal latino cavum,
da cui cavea
= alveare, arnia;
casiddu
in Campidano, che solitamente si ricavava dalla corteccia
(sughero) della quercia. Cau è inoltre il nome di un villaggio
scomparso, altrimenti detto Cleu. La villa era ubicata in agro
di Sassari: appartenne alla Curadorìa di Romangia, nel regno
giudicale di Torres. Fu abbandonato verso la prima metà del XIV°
secolo. Il cognome Cau è presente negli antichi documenti della
lingua sarda. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, *LPDE del
1388, figurano: Cau Andrea, jurato ville Turala(*odierno
Torralba(Meylogu). Contrate de Ardar et Meylogu); Cau Andrea,
ville Selluri(Sanluri - Seddori); Cau Francisco, ville
Oddini(*distrutto (anche Ollini), del Salto di Orotelli.
Curatorie Dore); Cau Gantino, ville Ecclesiarum(Iglesias - villa
di Chiesa); Cau Joanne, jurato ville Barumela(* Mogorella?
Partis de Montibus); Cau Joanne, jurato ville Nuraci Niello(*
odierno Nuraxinieddu. Campitani Majoris); Cau Martinus - de
Aristanni(Oristano); Cau Nicolao, jurato ville Gemessi(*
distrutto: Jemussi o Gimussa? Partis de Montibus); Cau Nicolao,
ville Selluri(Sanluri); Cau Paulo, ville Poupo (*Distrutto.
Partis de Montibus; Cau Petro, ville Ecclesiarum(Iglesias); Cau
Petro, ville Sammungleo(*odierno Samugheo. Mandrolisay o
Barbagia di Belvì); Cau Petro, ville Sarule (* odierna Sarule.
Curatorie Dore); Cau Salvatore, ville Turri(* odierno Turri.
Contrate Marmille). Nel Condaghe di San Pietro di Silki, *CSPS
XI°, XIII° sec., troviamo invece: Cleu(de) Ithoccor, testis
parthizione de servis, (18°); Cleu(de) Justa, donna, parthizione
de servis (18°). Anche nel Condaghe di San Nicola di Trullas,
*CSNT XI°, XIII° sec., troviamo un de Cleu: Cleu (de) Petru
(125), teste in una vendita di servi: "Ego Iohannes priore de S.
N. di Trullas, comporaili a Dorgotori de Mularia pede de sa
filla de Iusta Lorica; et deibili I caballu domatu, caput a
caput pro Susanna Lorica. Testes Petru de Cleu et Gosantine de
Reças". Attualmente il cognome Cau è presente in 413 Comuni
italiani, di cui 178 in Sardegna: Cagliari 249, Sassari 244,
Sestu 189, P. Torres 77, Oristano 77, Sini 62, Mogoro 50. |
|
CAUCCI
CAUCI |
Caucci ha un ceppo triestino, uno nel Piceno ad Acquasanta
Terme, San Benedetto del Tronto ed Ascoli Piceno e nella vicina
Teramo, un grosso ceppo è presente a Roma con presenze anche a
Marinom Civitavecchia e Ciampino nel romano, Cauci,
assolutamente rarissimo, è del veronese, dovrebbe derivare dal
cognomen latino Chaucius,
questo cognomen era normalmente attribuito a dei legionari che
avessero combattuto in Germania contro i
Chauci,
un'antico popolo germanico che abitava lungo la costa del Mare
del Nord, confinante ad ovest con i Frisoni, a sud con i
Cherusci ed i Chasuarii, ed a est con i Longobardi. |
|
CAUCIELLO |
Cauciello, estremamente raro, tipicamente campano, ha qualche
presenza nel salernitano, a Mercato San Severino in particolare,
dovrebbe derivare da un soprannome dialettale basato sul termine
napoletano caucio
(calcio),
personaggio di rilievo è stato il musicista e compositore
Prospero Cauciello (1740 - 1790). (vedi anche CAUCCI) |
|
CAUDA
|
Cauda è tipicamente piemontese, di Torino, di Montà, Canale,
Alba e Santo Stefano Roero nel cuneese e di Cisterna d'Asti ed
Asti nell'astigiano, con un ceppo anche a Genova, dovrebbe
derivare da un soprannome basato sul termine piemontese
cauda
(caldana, caldura, ma anche
minestra). |
|
CAUDERA |
Caudera è specifico del torinese, di Ciriè soprattutto e di
Torino, San Carlo Canavese e Chivasso, dovrebbe derivare da un
soprannome basato sul termine dialettale vercellese, e non solo,
caudèra
(caldaia con la quale si prepara
il formaggio, ma anche strumento che serve per distillare la
vinaccia per fare la grappa). |
|
CAUSIO
CAUSO
CAUZO |
Causio sembrerebbe originario della zona di Cannole (LE), Causo
è specifico della zona di Melissano e Racale (LE), Cauzo,
assolutamente rarissimo, è probabilmente dovuto ad errori di
trascrizione del precedente, dovrebbe derivare dal nome greco
Kaousios
latinizzato in Causius:
"... unde gentile nomen Causius, quo nomine appellatus est
Aesculapius, qui ibi colebatur ...", altro nome di Esculapio. |
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CAUTERUCCIO |
Cauteruccio è specifico del cosentino, di Buonvicino, Diamante,
Belvedere Marittimo e Grisolia, dovrebbe derivare dal termine
medioevale di origini grecolatine
cauterio
(piccola fonte),
forse ad indicare che i capostipiti abitassero appunto presso
una piccola fonte. |
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CAUTI
CAVUTI
CAVUTO |
Cauti,
molto raro, è abruzzese, con un ceppo ad Ortona e nel teramano a
Sant`Egidio alla Vibrata e Sant`Omero, presenta un ceppo anche a
Roma, Cavuti, molto molto raro, è tipico abruzzese, della
provincia di Chieti, di Miglianico e Crecchio in particolare,
Cavuto, decisamente meno raro è sempre tipico del chietino di
Tollo ed Ortona, esiste anche un piccolo ceppo napoletano dovuto
probabilmente a variazioni del cognome Cavoto, potrebbero
derivare da nomi di località come Passo Cavuto sui Monti
Marsicani nel Parco Nazionale d Abruzzo o, con molte minori
probabilità, come Monte Cavuto nell'alto casertano, potrebbero
anche derivare da emigrazioni provenzali (vedi CAVOTI). |
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CAVA
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Cava è
panitaliano, dovrebbe derivare dai moltissimi toponimi
contenenti la radice Cava, come Cava Manara (PV), Cava dei
Tirreni (SA), Cava di Melis o Cava Farinata nel cosentino e così
tanti altri. |
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CAVACCIUTI
CAVAZZUTI |
Cavacciuti, assolutamente rarissimo, sembra tipico della zona di
confine tra piacentino e parmense, Cavazzuti è tipico modenese,
dovrebbero derivare da un soprannome dialettale.
integrazioni fornite da
Alberto Cavazzuti
il cognome Cavazzuti dovrebbe derivare derivare da un soprannome
originato dalla scapigliatura o
cavazza (chioma degli alberi in
dialetto modenese) , per quanto riguarda la derivazione
piacentina, visto che ci abito mi sembra strana, qui la doppia z
non esiste e il mio cognome viene storpiato metodicamente in
Cavacciuti. Mio padre mi raccontava che nel 700 a causa di una
migrazione dovuta a motivi religiosi (fuga!!) molti modenesi si
rifugiarono in un paesino di montagna del piacentino. Vi è
traccia nel cimitero, dove man mano il cognome viene storpiato
in Cavacciuti proprio per questa difficoltà di pronuncia della
z.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Sul cognome Cavazzuti mi pare importante segnalare quanto
riporta il prof. F. Violi, recentemente scomparso, il massimo
studioso di toponomastica, onomastica e dialettologia modenese
nel suo saggio
Cognomi a Modena e nel Modenese,
Aedes Muratoriana, Modena, 1996: "Cavazzuti è uno dei cognomi
più rappresentati a Modena, a Carpi e nella media pianura,
mentre è pressoché assente nella montagna e nella bassa
modenese. La più antica attestazione del nome si trova in un
atto del vescovo di Modena Fredulfo del 1135. Fra i confinanti
del terreno dato in enfiteusi a Martino di Freto si cita un
Geminianus Cavacutus e proprietà di un Cavacutus vengono citate,
sempre in quel di Freto, nel 1176 e nel 1187 in documenti
capitolari modenesi. Non è improbabile che il nome personale
Cavacutus
sia corruzione di Cavazochus,
documentato a Modena nel 1171 e antecedentemente nelle forme
Cavazochi
(1156) e Cavazocho
(1160), indicante l'attività di «cavar
tronchi, ceppi d'albero»; dal
mediolatino zoccus
(ceppo)". |
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CAVACECE |
Cavacece è decisamente laziale, di Piedimonte San Germano nel
frusinate e di Roma, dovrebbe derivare da un soprannome
originato dal vocabolo dialettale romano
cavacecio
o cavacece
(cavalcioni sulle spalle). |
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CAVAGLIA' |
Tipico
piemontese, dell'Hinterland meridionale torinese, deriva dal
toponimo Cavaglià (BI). |
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CAVAGNA
CAVAGNI
CAVAGNOLA
CAVAGNOLI
CAVAGNOLO |
Cavagna
è decisamente del nord, la zona d'origine comprende le provincie
di Pavia, Milano, Bergamo, Brescia e Trento, Cavagni ha un
ceppo nel parmense ed uno nel frusinate, Cavagnola, rarissimo,
ha un ceppo nel genovese ed uno nel bresciano, Cavagnoli viene
dal cremonese e bresciano, Cavagnolo è tipico del Monferrato.
Dovrebbero derivare da un soprannome dialettale originato dal
vocabolo lombardo cavagna
(cesta, mucchio, quantità),
ma in alcuni casi possono discendere da toponimi come Cavagnolo
(TO), o Cavagnola nel milanese ora scomparso, uno dei paesi
distrutti nel 1162 da Federico Barbarossa. Tracce di questa
cognominizzazione si trovano nel Codice Diplomatico della
Lombardia medievale sotto l'anno 1154 in un atto di
compravendita si legge: "...Signum + manuum Iohannis Osmirii et
Cavagnoli de Veura, propinqui parentes suprascripte femine...". |
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CAVAGNARI
CAVAGNARO |
Cavagnari, molto molto raro, sembrerebbe del cremonese,
Cavagnaro è tipico di Genova del genovese di levante, dovrebbero
derivare da soprannomi originati dal vocabolo dialettale
cavagna
(cesta, gerla, mucchio, quantità)
e potrebbe indicare l'attività di spallone, cioè di chi
trasporta merci caricandosi una gerla in spalla. |
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CAVALAZZI
CAVALLAZZI |
Cavalazzi, molto molto raro, con un ceppo nel milanese ed uno
emiliano, dovrebbe essere una forma alterata del cognome
Cavallazzi che ha un piccolo ceppo nel bolognese, ad Imola,
Anzola dell'Emilia e Bologna ed uno tra milanese e pavese a
Milano e Rosate nel milanese ed a Cilavegna nel pavese,
dovrebbero derivare dal nome medioevale
Cavalatius
di cui abbiamo un esempio nel 1100 con un
Cavalatius iudex novarensis,
troviamo tracce di queste cognominizzazioni verso il 1250 con il
Vescovo di Novara Sigebaldo Cavallazzi e alla fine del XIII°
secolo con Englesio Cavallazzi anch'esso vescovo di Novara. |
|
CAVALCA |
Cavalca sembrerebbe specifico dell'area reggiano, parmense, di
Parma in particolare, dovrebbe derivare dal nome medioevale
Cavalca,
si dovrebbe trattare di una derivazione da una forma tronca del
nome Cavalcante
(vedi CAVALCANTE), nome del cui uso abbiamo un esempio nelle
Dissertazioni sopra le antichità
italiane di Ludovico Muratori
(1672 - 1750), che scrive: "...Farulfo et Teudegrimo germanis
quondam Farolfi, de quibus descendunt Lambardi quidam de Sancto
Miniate, scilicet Cavalca Lambardus et filii...", un principio
illustre di questa cognominizzazione lo troviamo nel 1300 con il
Padre frate Domenico Cavalca da Vico Pisano dell' Ordine de'
Frati Predicatori. |
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CAVALCABO' |
Rarissimo, probabilmente di origini lombarde, deriva da un
soprannome (cavalca buoi), famiglia nobile di rango baronale.
Troviamo nel giuramento di fedeltà alla città di Piacenza del
1141: "...aliam medietatem a comuni Placentie per foedum tenere
debent; et si marchiones filii Malespine val Cavalcabo aut
marchio Pelavicinus vel Gerardus de Cornazano predictos homines
de valle Tarii placitare voluerint,...", nel 1313 comandante
della fazione guelfa e signore di Cremona è un Cavalcabò,
Girolamo Cavalcabo nel 1580 ci lascia un testo sulla scherma,
nel 1600 è presente uno scrittore Hieronimo Cavalcabò, nel 1773
Caterina IIa di Russia invia come suo rappresentante a Malta un
Marchese Cavalcabò |
|
CAVALCANTE
CAVALCANTI |
Cavalcante è estremamente raro, si potrebbe immaginare
un'origine meridionale, Cavalcanti, sempre molto molto raro,
parrebbe del cosentino, derivano dal nome medioevale italiano
Cavalcante
, ricordiamo il banchiere lombardo ducentesco Cavalcante della
Scala o meglio il più famoso Cavalcante Cavalcanti fiorentino di
parte guelfa ed avversario politico di Farinata degli Uberti
citato da Dante nell'Inferno tra gli eretici. |
|
CAVALERA |
Specifico del Salento, di Casarano (LE) in particolare e del
brindisino, potrebbe derivare da un nome di località, come ad
esempio Cavalera di Mormanno nel cosentino, in Italia sono molte
le località con questo nome. Tracce di questa cognominizzazione
le troviamo a Brindisi nel 1300 con il nobile casato dei
Pandi-Cavalera.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cavalera è cognome leccese che deriva dal cognome base
Cavalli.
Minervini 136. |
|
CAVALER
CAVALERI
CAVALERO |
Cavaler,
estremamente raro, è tipico del veronese, Cavaleri è tipicamente
siciliano, di Licata, Favara, Aragona, Agrigento e Naro
nell'agrigentino, di Gela e Riesi nel nisseno, di Catania, di
Lentini nel siracusano e di Cerami nell'ennese, Cavalero è
praticamente unico, questi cognomi dovrebbero derivare da
soprannomi dialettali originati dal mestiere dei capostipiti,
che probabilmente erano addetti all'allevamento o conduzione dei
cavalli. |
|
CAVALIERE
CAVALIERI |
Diffusi
in tutt'Italia, Cavaliere è molto più presente al sud e nel
Veneto, Cavalieri è più diffuso al nord, in Emilia soprattutto,
hanno diverse origini, da soprannomi riferiti al mestiere di
cavallaio (chi cura i cavalli), al fatto di aver servito in una
famiglia di Cavalieri, al fatto di aver militato a cavallo
nell'esercito, all'aver fatto il messo postale a cavallo, al
fatto di appartenere ad una famiglia distinta (borghesia) o
altro che avesse riferimento con i cavalli. Si hanno tracce di
questo cognome già dal rinascimento, a Ferrara un Bartolomeo
Cavalieri vende a Ludovico Ariosto con rogito 30 giugno 1526
redatto dal notaio Ercole Pistoia, una casa in Contrada del
Mirasole. |
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CAVALIERI D'ORO |
Molto
raro sembra avere un ceppo originario nel ferrarese. |
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CAVALLA |
Cavalla
sembrerebbe specifico di Villafranca d'Asti e dell'astigiano,
potrebbe derivare da un nome di località come Cavalla, una
frazione di Morbello nell'alessandrino, ma con lo stesso nome
esiste anche una frazione di Farigliano nel cuneese ed altre
simili. |
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CAVALLARA
CAVALLARI
CAVALLARO
CAVALLERI
CAVALLERO |
Cavallara, assolutamente rarissimo, sembrerebbe lombardo,
Cavallari ha un nucleo emiliano tra bolognese e ferrarese, uno
forse non secondario milanese ed uno laziale, Cavallaro è
presente in modo significativo in Campania, Calabria, Sicilia,
ma anche in Lazio e Abruzzo e nel Veneto, Cavalleri è lombardo
tra milanese, bergamasco e bresciano, Cavallero è tipicamente
piemontese, potrebbero derivare da toponimi come Cà Cavallara
(FE) o Cavallara di Ostellato (FE) o i vari Cavallari (SO),
(CE), SQ) o Cavallaro (VI) o Cavalleri Fumeri (TO), ma è molto
probabile anche una connessione con il mestiere di commerciante
di cavalli o di addetto ai cavalli. Tracce di queste
cognominizzazioni le troviamo a Ventimiglia (IM) fin dalla fine
del 1400 con il notaio Simone Cavallaro. |
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CAVALLETTI
CAVALLETTO
CAVALLI
CAVALLIN
CAVALLINI
CAVALLINO
CAVALLO
CAVALLONI
CAVALLOTTI
CAVALLUZZI |
Cavalletti
ha un ceppo nel reggiano, e nella fascia che comprende
l'anconetano, il maceratese, l'Umbria, il rietino ed il romano,
Cavalletto è tipicamente veneto, specifico del padovano
soprattutto, con piccolissimi ceppi nel mantovano, nel rovigoto
e nel veneziano, Cavalli è diffuso in tutt'Italia, ma
prevalentemente nella parte nord occidentale, Cavallin è
tipicamente veneto, del trevisano soprattutto ed in particolare
di Montebelluna, Vedelago, Paese, Istrana e Morgano, Cavallini è
tosco emiliano, pur se diffuso in tutta la penisola, Cavallino
parrebbe avere tre ceppi uno genovese, uno napoletano ed uno
palermitano, Cavallo è pure diffuso in tutt'Italia, ma
soprattutto al sud, Cavalloni è specifico del sudmilanese,
Cavallotti dovrebbe avere due ceppi uno tra il pavese ed il
milanese ed un altro tra Modena e Bologna, Cavalluzzi è
decisamente del barese, di Grumo Appula e Bari. Questi cognomi
hanno molte diverse origini, che vanno dal nome medioevale
Cavallo,
a soprannomi riferiti al mestiere di
cavallaio
(chi cura i cavalli),
al fatto di aver servito in una famiglia di Cavalieri, al fatto
di aver militato a cavallo nell'esercito, all'aver fatto il
messo postale a cavallo, al fatto di appartenere ad una famiglia
distinta (borghesia) o altro che avesse riferimento con i
cavalli, oppure da toponimi quali Cavallino (VE) o (LE) o
Cavallo Pastorio (ME) o simili.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cavalletti origina dal latino medievale 'cavallettus
-i' = "combattente
a cavallo, cavaliere cadetto",
con scambio per metonimia
cavallo >
cavaliere,
e con il valore cadetto ricavabile dal diminutivo. |
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CAVANI
CAVANO |
Cavani è tipicamente emiliano, di Modena in particolare e del
modenese, di Formigine, Sassuolo, Castelnuovo Rangone,
Castelvetro di Modena, Maranello, Spilamberto, Fiorano Modenese,
San Cesario sul Panaro, Vignola, Carpi e Serramazzoni, con un
piccolo ceppo anche nel lucchese a Castelnuovo di Garfagnana,
Pieve Fosciana e Camporgiano, Cavano, praticamente unmico,
dovrebbe essere dovuto ad un'errata trascrizione del precedente,
che dovrebbe derivare da un nome o soprannome generato dal
termine latino cavanus,
cavannus
(civetta),
ricordiamo la favola di Fedro
Cavanus, cattus et mus, favola
che riportiamo integralmente: "Cavannus petiit Cattum, ut
adscensor sibi fieri liceret, et secum quaererent quae colloquia
inter se haberent. Cattus asportavit eum ad domum Muris. Rogavit
Cavannus C[attum] ut clamaret se. Sic fec[it]. Mus, cum audisset
vocem eius, ad (h)ostium domus venit, dixitque : Quid quaeritis,
aut quid dicitis? At illi : Volumus tecum loqui. Mus cognovit
quod malum consilium contra ipsum cogitassent. Dixit :
Maledictus tu sis, Catte, tu dominus meus, et ipse qui super te
sedet, et domus vestrae, et filii et filiae, et omnis parentela
vestra sit maledicta! Male huc venissetis et mae sit redeuntibus
vobis de h[oc] loco. Qui inimicis suis bona loqui non queunt,
qui sibi inimicitias imponunt, vel malum inter ser ineunt.". |
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CAVANNA |
Cognome
tipico dell'area tra le provincie di Genova, Alessandria e
Piacenza, dovrebbe discendere da un soprannome dialettale
derivato dal vocabolo capanna. |
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CAVAROCCHI |
Cavarocchi parrebbe del teramano, con un ceppo, probabilmente
secondario a Roma, si potrebbe trattare di una specie di forma
ipocoristica, o addirittura patronimica del nome gallico
Kabar,
Κάβαρος
in graco e poi latinizzato in
Cavarus, con questo nome
troviamo il Re di una tribù barbara in Tracia, nazione situata
sul lato balcanico della costa adriatica, il capostipite
potrebbe essere stato figlio di un gallo di nome Cavarus. |
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CAVARRETTA |
Cavarretta ha un ceppo calabrese nel crotonese ed uno siciliano
nel trapanese e palermitano, si dovrebbe trattare di una
famiglia nobile di origine normanna,
Cabarret,
giunta in Italia al seguito del Conte Ruggero D'Altavilla,
figlio di Tancredi e fratello di Roberto il Guiscardo,
liberatore della Sicilia dagli invasorie mussulmani, da questi
ottenne la baronia di Sicamino nel messinese, Riccardo
Cavarretta nel XII° secolo ottenne la Castellania di Messina da
Guglielmo II° di Sicilia, suo figlio Orlando ebbe da Federico
II° il dominio di Cosenza, un altro suo figlio Corrado il
dominio di Salemi nel trapanese. |
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CAVARZERE |
Cavarzere, specifico del veronese, di di Castagnaro, Verona e
Legnago in particolare, dovrebbe derivare dal nome del paese di
Cavarzere nel basso veneziano, probabile luogo d'origine del
capostipite. |
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CAVASIN |
Cavasin è
specifico del trevisano, dovrebbe derivare dal toponimo Cavasio
del Tomba (TV), traccia di questa cognominizzazione si trova
verso la fine del XII° secolo con Gualperto da Cavasio capitano
dei Trevigiani, ma ben prima come possiamo leggere in un atto di
vendita del 1119 conservato presso l'archivio di stato di
Treviso troviamo un suo omonimo: "...Constat nos Ubertum et
Ripertum germanos filios q.(uondam) Pellegrini de Spineto, qui
professi sumus ex natione nostra vivere Longobarda, accepisse
sicut in praesentia testium accepimus a te Valperte de Cavasio
inter argentum et aliam rem ...". |
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CAVASINI
CAVASINO |
Cavasini
è quasi unico, Cavasino assolutamente rarissimo, sembrerebbe del
trapanese, dell'isola di Favignana in particolare, con un
possibile ceppo secondario nel napoletano, appunto a Napoli si
trovano tracce di questo cognome nel 1700 con il mercante di
formaggi Nicola Cavasino. |
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CAVATAI
CAVATAIO |
Cavatai è
unico, probabilmente dovuto ad un'errata trascrizione di
Cavataio, che è tipico della Sicilia occidentale, di Cinisi,
Palermo, Terrasini e Balestrate nel palermitano e di Alcamo e
Mazara del Vallo nel trapanese, e che dovrebbe derivare dal
mestiere di cavatore di sale o di zolfo, svolto dai capostipiti. |
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CAVAZZA
CAVAZZI
CAVAZZINI
CAVAZZONI |
Cavazza
sembra avere due ceppi, nel veronese, mantovano e nella zona che
comprende le province di Modena e Bologna, e in Piemonte,
Cavazzi oltre ad un ceppo bolognese sembra averne anche uno nel
piacentino ed uno nel sondriese, Cavazzini ha un nucleo parmense
ed uno ferrarese, Cavazzoni è specifico dell'area che comprende
il mantovano, il reggiano soprattutto, il modenese ed il
bolognese, dovrebbero tutti derivare dal nome medioevale
Cavatia,
o da suoi ipocoristici o accrescitivi, o dal nome
Cavatinus.
Tracce di queste cognominizzazioni si hanno ad esempio nel
Codice Diplomatico della Lombardia medievale, dove in una Carta
vendicionis redatta a Vimercate (MI) l'otto luglio del 1180, si
legge: "...Signum + + manuum Marcadi Cavatie et Petri Cavatie
propincorum suprascripte Adelaxie qui eam interrogaverunt ut
supra. Et ibi interfuerunt Iohannes Cavatia et Armaninus Cavatia
atque Grilionus de Bonate testium. ...", a Mombasiglio (CN) nel
1500 troviamo tali Christoforus Cavatia e Cavatinus Cavatia.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
II cognome Cavazza par muovere da una località Cavazza, dal
mediolatino cava
«fossato, luogo basso, valle»,
quasi certamente ferrarese. Troviamo infatti fra i testimoni di
un atto di donazione di terreni, redatto in Ferrara nel 1195, ma
giacente nell'Archivio Capitolare del Duomo di Modena, un «Petrobonus
de Cavaça» e un «Girardinus
de Cavaça», sicuramente
ferraresi. Il cognome, anche nella forma Cavazzi, è presente a
Modena, Carpi, Castelfranco Emilia, Solara. Dal derivato
Cavazzoni prende nome la località Cavazzona, in com. di
Castelfranco Emilia. Altro derivato è Cavazzini. Fonte: F.
Violi, Cognomi a Modena e nel Modenese. |
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CAVECCHIA |
Cavecchia
sembrerebbe avere un ceppo nel genovese, uno nel ferrarese ed
uno nel trevisano, dovrebbero derivare da toponimi come Cà
Vecchia, presente sia nel vicentino che nel mantovo, Casavecchia
(di Tiglieto) nel genovese o Cascina Vecchia nell'alessandrino,
ma è pure possibile una derivazione proprio da caratteristiche
dell'abitazione del capostipite. |
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CAVEDAL
CAVEDALE
CAVEDALI |
Cavedale, molto molto raro, è specifico dell'udinese, Sia
Cavedal che Cavedali sono quasi unici, potrebbero derivare tutti
dal termine arcaico cavedio
(Atrio di stile romano).
intendendo forse il mestiere di custode o portiere di una
famiglia patrizia, consideriamo anche che nella Venezia del 1300
il cavedale
di una ditta era una specie di amministratore, meno probabile
una derivazione da un'altra accezione del vocabolo
cavedale
(capitale). |
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CAVEDINI |
Cavedini, molto molto raro, è specifico del veronese, di Verona
e San Martino Buon Albergo, dovrebbe derivare da un soprannome
originato dal termine veneto
cavedin (recipiente
dove si effettua la salinazione dell'acqua per la conservazione
di alimenti e per estensione
anche la salina),
forse ad indicare che il mestiere del capostipite fosse appunto
quello di mettere in salamoia degli alimenti per poterli
conservare e probabilmente rivenderli, non si può escludere
comunque la possibilità di una derivazione dal nome del paese di
Cavedine nel trentino, anche se la sua distanza da Verona rende
questa ipotesi meno probabile. |
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CAVEDONI
CAVEDURI |
Cavedoni è specifico del modenese, Caveduri, non comune,
sembrerebbe specifico di Ferrara, dovrebbero derivare, anche
attraverso modificazioni dialettali dal termine arcaico
cavedone
, nel Veneto ed in Emilia e Romagna viene così chiamato il
piccolo argine trasversale posto
in tutti i corsi d'acqua, che in caso di magra impedisce
all'acqua di defluire a valle,
vocabolo derivato a sua volta dal termine latino
cavaedium
(atrio delle case degli antichi
romani), fuso con il termine
latino capito, capitonis
(dalla testa grossa),
ad indicare la parte iniziale del corso d'acqua, probabilmente
ad indicare che la famiglia abitava in prossimità di un corso
d'acqua, dove era situato un cavedone. |
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CAVENAGHI |
Specifico
dell'areale milanese, dovrebbe essere derivato da un soprannome
legato a toponimi come Cavenago d'Adda (LO) o Cavenago Brianza
(MI). Questa famiglia ha tra i suoi avi due pittori degni di
nota Emilio e Luigi Cavenaghi della seconda metà del 1800. |
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CAVERI
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Caveri, assolutamente rarissimo, è di probabili origini liguri,
dovrebbe derivare dal nome tardo latino
Caverius,
di cui abbiamo conoscenza in Gallia nell'attuale paese di
Caveirac vicino a Nimes in Francia, paese che prese il proprio
nome proprio da un Caverius. |
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CAVERNA
CAVERNI |
Caverna, praticamente unico, sembrerebbe aver avuto un ceppo
piemontese ed uno siciliano, Caverni ha un ceppo toscano nel
fiorentino, a Firenze, Montelupo Fiorentino, Empoli, Scandicci,
Montespertoli e Lastra a Signa, ed a Prato, ed uno marchigiano,
a Fano nel pesarese e nell'anconetano, potrebbero derivare
dall'italianizzazione del cognome francese
Caverne,
che nasce dal nome di parecchie località francesi. |
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CAVERZAGHI |
Assolutamente rarissimo, tipico bergamasco, potrebbe derivare
dal toponimo Caverzago in Val Trebbia nell'alto piacentino. |
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CAVESTRI
CAVESTRO |
Cavestri è tipico dell'area che comprende le province di Milano,
Varese e Verbania, con massima concentrazione a Lonate Pozzolo
nel varesotto e ad Omegna e Nonio nel verbanese, Cavestro,
tipicamente veneto, è del padovano, in particolare di Monselice
con buona diffusione anche a Padova, Este, Solesino e Pernumia,
potrebbero derivare da soprannomi originati dal termine
medioevale cavestro
(nodo scorsoio, capestro)
di cui abbiamo un esempio in uno scritto dell'anno 1468 a
Canneto sull'Oglio nel mantovano: "...dapoy debia esser
impichato in la ditta piaza a un certo legno, per Nuy deputado,
per el ministro de la justicia, cum uno cavestro a la golla, per
tal e così fatto modo che el non mora, ma che el stenta per uno
pezo, e dapoy debia esser taliata la testa in tal e così fatto
modo che la anima dal corpo si ge desparta....". |
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CAVEZZA
CAVEZZI
CAVEZZO |
Cavezza è tipicamente campano, di Cicciano nel napoletano, dove
è presente anche a Roccarainola, Camposano, Nola, Pomigliano
d'Arco e Marigliano, Cavezzi, assolutamente rarissimo, parrebbe
del Piceno, Cavezzo è praticamente unico, dovrebbero derivare da
un nome di località come Cavezza di Mozzagrogna nel teatino, ma
è più probabile una derivazione da un soprannome basato sul
termine cavezza
(fune che serve per trattenere
le bestie come cavalli, muli o buoi),
forse ad indicare che i capostipiti fossero soliti utilizzare
questo tipo di strumento nel loro lavoro. |
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CAVEZZALE
CAVEZZALI |
Entrambi molto molto rari, Cavezzale è tipico dell'area pavese,
Cavezzali è invece del milanese, dovrebbero derivare da
soprannomi basati sul termine dialettale lombardo
cavezzal
(cavedano,
un tipo di pesce d'acqua dolce simile al cefalo o muggine di
mare). |
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CAVEZZINI |
Rarissimo
è tipico del grossetano. |
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CAVICCHI
CAVICCHIA
CAVICCHIO
CAVICCHIOLI
CAVICCHIOLO |
Cavicchi è tipico dell'area toscoemiliana, del fiorentino, del
bolognese e del ferrarese, Cavicchia ha un ceppo a San Remo
nell'imperiese, uno a Mantova, uno in Abruzzo a Capitignano
nell'aquilano, a Montesilvano, Penne ed Alanno nel pescarese ed
a Lettopalena nel teatino, ed uno a Roma, Cavicchio, decisamente
più raro, è specifico del rovigoto, Cavicchioli ha un ceppo nel
milanese, probabilmente secondario, uno tra mantovano, modenese
e bolognese ed uno in Toscana tra pisano e senese, Cavicchiolo,
decisamente del padovano, della zona di Tombolo, Galliera Veneta
e Cittadella, dovrebbero derivare, direttamente o tramite
ipocoristici, da soprannomi originati dal termine italiano
arcaico cavicchio
(piolo, piccolo bastoncino
appuntito), vocabolo che assume
vari significati a volte con senso positivo, riferendosi alla
sua possibile funzione di perno, a volte con valore di offesa
richiamando il termine il membro maschile, ricordiamo che l'uso
di questo cognome era normale ad esempio per il Goldoni che lo
attribuiva a Brighella, che si presenta così ne
La madre amorosa:
"Brighella Cavicchio, quondam Bertoldo". |
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CAVIGLIA |
Caviglia è tipicamente ligure, del savonese e del genovese
soprattutto e dell'alessandrino, dovrebbe derivare da un
soprannome originato dal termine marinaresco
caviglia
(piccolo cilindro di legno,
rigonfio in centro, che si infila in una cavigliera per tirare
con forza un cavetto o una sagola),
forse per la conformazione fisica del capostipite o per un
carattere rissoso dello stesso. |
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CAVIGLIANI |
Cavigliani, assolutamente rarissimo, è del pavese, di Vigevano,
dovrebbe derivare dal nome della località ticinese Cavigliano ad
una decina di chilometri da Locarno, probabile luogo d'origine
dei capostipiti. |
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CAVIGLIONE
CAVIGLIONI |
Caviglione è molto raro, mentre Caviglioni è assolutamente
rarissimo, per il primo l'origine è ligure, tra Genova e Savona,
con un possibile ceppo secondario mentre il secondo non permette
ipotesi certe, se non, per assonanza si può ipotizzare
un'origine simile, entrambi possono derivare dal vocabolo
caviglione che ha più significati, nella Liguria costiera viene
usato con il significato di cuneo troncoconico di legno usato
per sigillare il fasciame delle barche, mentre in campagna il
caviglione è un attrezzo metallico utilizzato per legare gli
asini., se ne desumerebbe una connessione con il mestiere di
carpentiere o di mulattiere, non è comunque da ignorare una
possibile derivazione da un nome di località, basti pensare alla
grotta del Caviglione, sempre in Liguria. |
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CAVINA
CAVINI
CAVINO |
Cavina è molto diffuso nell'area romagnola, a Faenza, Ravenna,
Riolo Terme, Brisighella, Castel Bolognese, Lugo, Casola
Valsenio, Conselicee, Bagnacavallo, Massa Lombarda, Solarolo e
Cotignola nel ravennate, ed a Forlì e Modigliana nel forlivese
e ad Imola, Bologna, Castel San Pietro Terme, Ozzano
nell'Emilia, Medicina, San Lazzaro di Savena, Mordano, Dozza e
Borgo Tossignano nel bolognese, con un ceppo anche nel
fiorentino a Marradi e Firenze, Cavini, meno comune, ha un ceppo
ad Imola nel bolognese e ad Alfonsine e Faenza nel ravennate, ed
uno a Firenze, Palazzuolo sul Senio e Tavarnelle Val di Pesa nel
fiorentino ed a Poggibonsi nel senese, Cavino, rarissimo, ha un
piccolo ceppo a Roma ed uno altrettanto piccolo a San Vito dei
Normanni nel brindisino, tutti questi cognomi dovrebbero
derivare dal cognomen latino
Cavinus,
Cavina,
una variante del nome Calvinus,
di cui abbiamo un esempio nel console romano Titus Veturius
Cavinus o anche con Decimus Caelius Cavinus Balbinus (170 - 238)
imperatore di Roma assieme a Marco Clodio Pupieno Massimo. |
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CAVIOLA |
Caviola è
tipico del bellunese, di Belluno, Sospirolo e Santa Giustina,
dovrebbe derivare dal nome del paese di Caviola, una frazione di
Falcade nell'agordino, sempre nel bellunese. |
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CAVIONI |
Specifico del milanese e lodigiano, dovrebbe essere originato da
un soprannome derivato dal vocabolo dialettale
cavion
(dai capelli folti e lunghi). |
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CAVO'
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Cavò è specifico di Messina, dovrebbe essere di origini francesi
e derivare dall'italianizzazione del cognome
Cabau o
Cabot,
che a loro volta dovrebbero derivare da soprannomi originati dal
fatto che i capostipiti avessero una grossa testa. |
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CAVOS
CAVOSI |
Cavos, praticamente unico è presente oggi solo a Egna in
provincia di Bolzano, ma sembrerebbe originario della zona del
lago di Santa Giustina in Trentino, Cavosi, sempre raro, ha un
ceppo in provincia di Bolzano ad Egna e Bolzano ed a Sfruz in
trentino, potrebbero derivare da un nome di località ora
scomparso, troviamo tracce di questa cognominizzazione nel 1600
con un Filippo Cavos che sposa la nobile Maddalena Mendini.
integrazioni fornite da
Paolo Cavosi
Cavosi è presente a Sfruz (TN) vicino al lago di Santa Giustina.
Tradizione orale riporta collegamenti con Egna. Originariamente
il nome era Cavos ed è riportato su vari documenti parrocchiali
di fine 700. |
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CAVOTI
CAVOTO
CAVUOTI
CAVUOTO
GAVOTO |
Cavoto, estremamente raro, è tipico della zona tra beneventano e
foggiano, di Montefalcone Di Val Fortore e San Marco Dei Cavoti
(BN) in particolare, Cavoti è dovuto ad errori di trascrizione,
Cavuoti è lucano, Cavuoto è il più diffuso sia nel beneventano
che nel foggiano, Gavoto è del iserniese.
integrazioni fornite da
Fabio Paolucci da - i Cognomi di Colle Sannita, (cognomi estinti
a Colle), di prossima pubblicazione
Tipico di San Marco dei Cavoti e di Montefalcone di Val Fortore,
Cavoto è un cognome legato all'origine di San Marco dei Cavoti,
fondato da una colonia di Provenzali venuti al servizio degli
Angioini presumibilmente fra il 1353 e il 1355. Il termine
Cavoti
deriva dal francese Gavots
che indica gli abitanti di Gap, città della Provenza dalla quale
sembra che provenisse la colonia più numerosa di questi antichi
fondatori, i quali scelsero il nome di
S. Marco
in onore del loro santo protettore. I Cavoto discenderebbero in
tal senso da uno o più capostipiti provenzali
provenienti da Gap e stabilitisi nel territorio sannita,
partecipando così all'atto di fondazione di San Marco dei
Cavoti. Varianti di Cavoto sono le forma cognominali: Cavoti,
molto raro, derivato da un errore di trascrizione anagrafica
della forma originaria Cavoto; Cavuoto, molto diffuso nel
beneventano, per cui si presume l'origine comune al ceppo di San
Marco dei Cavoti, ma presente anche in Puglia nel Barese e nel
Foggiano, nonché a Roma, Torino e Milano come conseguenza del
fenomeno migratorio dal Sud. Cavuoti, tipico lucano, più
precisamente del Potentino, di presunta origine comune ai
precedenti (ma non si può in questo caso escludere una origine
diversa, come ad esempio dalla fusione di due parole dialettali
come capa,
col significato di testa
e vuoto, vuoti
nel senso canzonatorio di testa
vuota, quelli dalla testa vuota).
Gavoto, caratteristico del comune molisano di Belmonte
del Sannio in provincia di Isernia, di possibile correlazione al
ceppo sanmarchese. È chiaro, quindi, che la debole presenza dei
Cavoto a Colle nei secoli scorsi sia dovuta a nascite
"occasionali" di sanmarchesi in agro di Colle o comunque alla
presenza in loco di famiglie originarie del vicino comune di San
Marco dei Cavoti. Ricordiamo, solo a titolo informativo, che
altri cognomi di San Marco devono la loro formazione ad antichi
termini provenzali italianizzati; cito l'esempio di due cognomi
illustri quali Zuppa, che deriva dal vocabolo
jupòn,
ovvero giubba, mantello,
e Jelardi, originato dal cognome dei tre nobili fratelli
feudatari Rinaldo, Guglielmo e Giovanni
Gaullart,
il cui cognome venne poi italianizzato in
Galardus
e poi, per successiva corruzione, in
Jalardus
e quindi Jelardo
e Jelardi.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Secondo G. Rohlfs (Dizionario storico dei cognomi in Lucania,
1985) Cavuoti e Cavuoto sono cognomi lucani presenti a
Accettura, Melfi, Montemilone, Potenza; attestato un Cola
Cavotus nel 1551 a Melfi: significa: 'gente
di Cava de' Tirreni' (prov. di
Salerno). |
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CAVRIANI |
Cavriani ha qualche presenza, quasi certamente secondaria,
nell'alessandrino ed un piccolo ceppo tra rovigoto e ferrarese,
a Stienta ed Occhiobello nel rovigoto ed a Ferrara, dovrebbe
derivare da un soprannome basato sul termine dialettale veneto
arcaico cavria
(strumento per alberare e
disalberare i battelli a vela,
utile per superare tratti di fiume con ponti troppo bassi),
indicando probabilmente che i capostipiti fossero addetti a quel
tipo di manovre. |
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CAZZA
CAZZETTA |
Cazza, praticamente unico, è del leccese, Cazzetta è un cognome
tipicamente pugliese, distribuito nel materano, nel barese, nel
tarentino in particolare, nel brindisino e nel leccese, con
qualche presenza anche in Sicilia, nel palermitano e nel nisseno
e catanese, dovrebbero derivare direttamente o attraverso un
diminutivo, dal termine latino medioevale
caza (mestolo
di metallo, casseruola),
strumento usato prevalentemente dagli alchimisti e dagli
erboristi nella preparazione delle loro miscele; si potrebbe
quindi supporre che queste fossero le professioni dei
capostipiti. |
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CAZZARO' |
Cazzarò è tipico del leccese, di Miggiano ed Alezio.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
D'origine grika o, in alternativa, greco-albanese, il cognome
Cazzarò nasce da un adattamento dell'aggettivo
katsaròs,
che, in greco moderno, ha il significato di
riccio, riccioluto
(vedi Rizza e Ricciuti). In conclusione, dunque, si tratta della
cognominizzazione di un soprannome o del nome personale del
capostipite. |
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CAZZATI
CAZZATO |
Cazzati, estremamente raro, è tipico del tarentino e del vicino
materano, Cazzato è tipicamente pugliese, del Salento e del
tarentino, possono essere stati originati da un soprannome
dialettale legato al vocabolo cacciare o al termine greco
kuathos
(vaso,
coppa,
ma anche casseruola),
forse ad intendere che il capostipite facesse il venditore
itinerante d'acqua.
integrazioni fornite da
Anna Carletto
cazzare
in dialetto leccese, significa
rompere, frantumare, come ad
esempio di un piatto che cade per terra (dal francese
casser).
Lo schiaccianoci è infatti chiamato
cazzamennele
(rompimandorle).
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cazzato è un cognome pugliese che può avere alla base l'italiano
'cazzato'
= cacciato, esiliato,
oppure un termine dialettale di Molfetta 'kazzatæ'
che indica un uomo "preso
dall'ira, incollerito, tenace".
Minervini 137. |
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CAZZINI |
Molto
raro, è tipico dell'area milanese, dovrebbe derivare da una
modificazione dialettale del nome medioevale italiano Caccino
(diminutivo di Caco). |
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CAZZOLANI
CAZZULANI |
Cazzolani è praticamente unico, Cazzulani è specificatamente
lombardo, potrebbero derivare da soprannomi collegati al
vocabolo basso latino caza
(catino)
tramite modificazioni dialettali e starebbe quindi ad indicare
il mestiere di venditori o fabbricanti di casseruole svolto
dalla famiglia, ma è pure possivile una derivazione dal termine
dialettale lombardo cazzöla
(cazzuola,
attrezzo del muratore)
e starebbe ad indicare che questo era invece il mestiere del
capostipite. |
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CAZZOLARO |
Cazzolaro, molto molto raro è tipico del padovano, di Galliera
Veneta in particolare, potrebbe derivare da una trascrizione
errata del cognome Calzolaro, ma è molto più probabile una
derivazione da un soprannome originato dal termine
cazzola o
cazzuola ( arnese del muratore), forse originato dal mestiere di
muratore svolto dal capostipite. |
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CE'
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Cè è
specifico del cremonese, di Crema e Cremona soprattutto,
dovrebbe derivare da un'estrema contrazione del nome Francesco. |
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CEBBA
|
Assolutamente rarissimo, dovrebbe essere veneto, potrebbe
derivare dall'aferesi del nome latino di origine dacia
(l'attuale Romania) Decebalus, esiste anche l'ipotesi, poco
credibile che sia di origine gallica e deriverebbe dal nome
Cebba (ancora in uso presso le popolazioni gaeliche inglesi. |
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CECALUPO |
Cecalupo
è specifico di Ruvo di Puglia nel barese, dovrebbe derivare da
un soprannome attribuito ad un capostipite che avesse in qualche
modo avuto a che fare con un lupo, magari in uno scontro, dove
il lupo avesse avuto la peggio.. |
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CECATO
CECCATO |
Cecato è quasi sicuramente dovuto ad un errore di trascrizione
del cognome Ceccato chiaramente veneto, della zona che comprende
le province di Vicenza, Padova, Venezia e Treviso, che dovrebbe
derivare da una forma patronimica determinabile dal suffisso
-ato,
che nei territori veneti sta ad indicare appartenenza ad un
luogo o, più spesso, ad una famiglia, in questo caso è
interpretabile come il figlio di,
riferito a capostipiti il cui padre si fosse chiamato
Francesco,
per aferesi Cecco. |
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CECCANI
CECCANO |
Ceccani
sembrerebbe specifico del Lazio, del frusinate in particolare,
di Alatri, Frosinone e Ferentino, con un ceppo anche nel
viterbese a Civita Castellana, Ceccano è tipico del latinense di
Sezze e Latina, dovrebbero entrambi derivare dal toponimo
Ceccano (FR). |
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CECCARDI
CECCARDINI |
Ceccardi
è molto raro ed è tipico emiliano, del bolognese in particolare,
Ceccardini, assolutamente rarissimo, si trova oggi solo nel
ternano, derivano dal nome germanico Sieghard (vedi Siccardi),
troviamo tracce di questo cognome nel 1500 con il vescovo di
Segni (RM), Ambrogio Monticola Ceccardi. |
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CECCARELLI
CECCARELLO
CECCHERELLI |
Ceccarelli è molto diffuso in tutta la fascia centrale che
comprende Romagna meridionale. Toscana, Umbria, Marche, Lazio ed
Abruzzo, Ceccarello, molto raro è specifico del padovano,
soprattutto della zona di Vigodarzere e Montegrotto Terme (PD),
Ceccherelli, molto raro, ha un ceppo fiorentino ed uno
livornese, derivano da diminutivi dell'aferesi del nome
Francesco, tracce di quest'uso si trovano in uno scritto del
1300 a Firenze: "... Hoc anno sub Regula S. Augustini militare
coepit Ordo S. Ambrosii qui sub Ceccarello et Paulo Platanzia
anno MCCCXXXI restauratus fuerat a Petro Eugubinorum
Episcopo...". |
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CECCARONE
CECCARONI |
Ceccarone, praticamente unico, è quasi sicuramente dovuto ad un
errore di trascrizione di Ceccaroni, che è distribuito nell'area
che comprende la Romagna, il pesarese, l'Umbria ed il Lazio, con
un ceppo anche nel genovese, si dovrebbe trattare di forme
ipocoristiche accrescitive derivate da modificazioni dialettali
dell'aferesi del nome Francesco. |
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CECCHERINI |
Tipico
toscano specificatamente della zona che comprende il fiorentino
e l'aretino, deriva da modificazioni dell'aferesi del nome
Francesco. |
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CECCHETTI
CECCHETTO
CECCHI
CECCHIN
CECCHINELLI
CECCHINELLO
CECCHINI
CECCON
CECCONELLO
CECCONI
CECON
CECONI
CICCHINELLI
CICCHINELLO
CICONI |
Cecchetti
è tipico della fascia centrale che comprende Toscana, Marche,
Umbria e Lazio, decisamente veneti Cecchetto, Ceccon e
Cecconello, mentre è toscano Cecchi, Cecchin è decisamente
veneto, del padovano in particolare, Cecchinelli è tipico dello
spezzino, di Castelnuovo Magra, Ortonovo, Sarzana e La Spezia,
con un ceppo anche a Carrara e Massa, ed un ceppo nel romano a
Roma, Lanuvio e Velletri, Cecchinello, molto molto raro, è del
padovano, di Stanghella in particolare, Cecchini è molto diffuso
in tutto il centronord, con massima concentrazione al centro,
centroitaliano Cecconi, Cecon è caratteristico dell'alto
udinese, Ceconi molto raro e Ciconi, che lo è ancora di più,
sono tipici dell'udinese, Cicchinelli è tipico dell'Italia
Centrale, dell'Abruzzo, dell'aquilano in particolare, di San
Vincenzo Valle Roveto, Civita d'Antino, Morino, Avezzano,
Trasacco, Luco dei Marsi e Civitella Roveto, con un grosso ceppo
a Roma e buone presenze anche ad Albano Laziale, Guidonia
Montecelio e Fiumicino nel romano ed a Pescosolido nel
frusinate, in Argentina è presente un grosso ceppo di emigranti
italiani con questo cognome, Cicchinello è ormai scomparso in
Italia ed è presente solo in Argentina, tutti questi cognomi
derivano direttamente o tramite ipocoristici, anche composti, da
variazioni del nome medioevale italiano
Cecco, o
Cicco
forme dialettali aferetiche del nome
Francesco,
un esempio di quest'uso lo troviamo in uno scritto del 1332:
"...Ser Cecchinus de Campilia. Mactheus Scarsus. Pasquinus de
Casciana not. M. p. Ser Bacciameus Tadi. Gorus Savini. Bartalus
de Ripuli...", ricordiamo il famosissimo poeta senese del 1200
Cecco Angiolieri; troviamo tracce di questa cognominizzazione a
San Vito al Tagliamento (UD) nel 1400 con Giacomo Ceconi
Cameraro della locale Chiesa di S. Michele. |
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CECCOBAO |
Ceccobao,
quasi unico, sembra specifico di Cetona nel senese, dovrebbe
derivare da una forma aferetica dialettale del nome Francesco. |
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CECCONATI
CECCONATO |
Cecconati, assolutamente rarissimo, è toscano, Cecconato,
presenta un ceppo veneto nel trevisano tra Povegliano e
Villorba, ed uno laziale a Latina, potrebbe stare ad indicare la
discendenza di un ceccone
cioè i capostipiti probabilmente si chiamavano Francesco ed
erano grossi. |
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CECCUTO
CECCUTTI
CECCUTTO
CECUTTI
CECUTTO |
Ceccutti, estremamente raro, specifico del Friuli, dovrebbe
essere dovuto ad una diversa forma del cognome Cecutti, che è
tipico dell'udinese, di Povoletto in particolare, Ceccutto,
quasi unico, parrebbe del trevigiano, Ceccuto è unico, Cecutto,
assolutamente rarissimo, è anch'esso dell'udinese, tutti questi
cognomi dovrebbero essere delle forme patronimiche tipicamente
friulane, dove il suffisso -utt-
sta per il figlio di,
riferito a capostipiti il cui padre si fosse chiamato
Francesco,
Cek
in friulano. |
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CECERE
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Cognome
dell'Italia meridionale che potrebbe derivare da un soprannome
legato al toponimo Cicerale (SA). |
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CECI
CECIO
DE CECIO
DI CECIO |
Ceci è molto diffuso in tutta l'Italia peninsulare, in
particolare in Emilia nel parmense, reggiano e modenese, nella
fascia che comprende Marche, Abruzzo settentrionale e Lazio, nel
napoletano ed in Puglia nel barese e nel tarentino, tutti molto
molto rari gli altri, Cecio è specifico di Caserta e del
napoletano, De Cecio di Capua e Santa Maria Capua Vetere nel
casertano e di Benevento, Di Cecio è specifico solo di Capua nel
casertano, questi cognomi dovrebbero derivare, direttamente o
tramite forme patronimiche in De
o in Di,
che stanno per il figlio di,
da forme aferetiche dialettali del nome
Francesco,
probabilmente portato dal capostipite o da suo padre. |
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CECILI
CECILIA
CECILIO |
Cecili ha ujn piccolissimo ceppo perugino ed uno a Roma e ad
Agosta nel romano ed a Piglio nel frusinate, Cecilia è
tipicamente laziale, di Roma, di Anagni nel frusinate, di Rieti
e di Latina, Cecilio, quasi unico, è del centro Italia,
dovrebbero derivare dal nome personale latino
Caecilius,
il nome gentilizio della gens
Caecilia, una delle più
importanti e ricche famiglie dell'antica Roma, il cui nome
dovrebbe derivare dal termine latino
coeculus
(quasi cieco,
che vede a fatica). |
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CECINA
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Cecina,
assolutamente rarissimo, è dell'area tra spezzino e massese,
dovrebbe derivare dal nome di paesi come Cecina di Fivizzano nel
massese, o, anche se meno probabilmente, dal fatto di provenire
i capostipiti dalla valle del fiume Cecina. |
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CECINI
CECINO |
Cecini ha un ceppo lombardo, in particolare a Grosio nel
sondriese, con piccoli ceppi anche nel comasco a Valmorea e
Gironico, nel varesotto a Mesenzana ed a Monza, ed uno piccolo
romano a Roma e Gavignano, Cecino ha un ceppo a Casale sul Sile
nel trevisano, con qualche presenza anche nell'udinese,
dovrebbero derivare dal nome tardo latino
Cecinus (Cigno). |
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CEDARO
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Cedaro,
molto raro, è tipico dell'udinese, di Gemona del Friuli,
potrebbe derivare dal toponimo Cedarchis di Tolmezzo (UD). |
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CEDERNA |
Molto raro è tipico valtellinese.
integrazioni fornite da
Giacomo Ganza / Villa di Tirano (Sondrio)
Cognome valtellinese, Cederna rimane tuttora essenzialmente
tipico della provincia di Sondrio. Concentrato per lo più a
Poggiridenti, paese nelle immediate vicinanze di Sondrio. Il
nome deriva da "Zederna o Zedernono", che anticamente indicava
alcune contrade del vicino comune di Montagna. Il cognome è
molto raro fuori dalla Valtellina, ma ha avuto una certa
notorietà a livello nazionale grazie ai due
giornalisti-scrittori milanesi Antonio e Camilla Cederna, nipoti
di Antonio Cederna nato a Ponte in Valtellina nel 1841,
stabilitosi poi a Milano, dove divenne imprenditore di successo. |
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CEDOLIN
CEDOLINI |
Cedolin,
molto raro è specifico friulano, del pordenonese al confine con
l'udinese, Cedolini, ancora più raro dovrebbe essere
dell'udinese, potrebbe derivare dall'aferesi dell'etnico
macedonicus (macedone). |
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CEDRELLI
CEDRELLO
CEDRI
CEDRINI
CEDRINO
CEDRO |
Cedrelli, estremamente raro, è del nord Italia, Cedrello, quasi
unico, sembrerebbe del sassarese, Cedri, molto raro, è presente
nell'Italia centrosettentrionale, con piccoli ceppi nel
bresciano e nel vicentino, Cedrini è tipicamente emiliano e
romagnolo, con ceppi tra bolognese e ravennate e tra riminese e
pesarese, Cedrino, assolutamente rarissimo, sembrerebbe avere un
piccolo ceppo nel rovigoto, uno in Piemonte ed uno in Gallura,
Cedro, abbastanza raro, ha ceppi nella Lombardia settentrionale,
in Sicilia, in Calabria ed in Puglia, potrebbero derivare dai
molti toponimi contenenti la radice
Cedr-, ma
potrebbero in molti casi derivare da forme ipocoristiche di
italianizzazioni del nome ebraico
Cedron. |
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CEDRONE
CEDRONI
CETRO
CETRONE
CETRONI |
Cedrone è tipico del frusinate, di San Donato Val di Comino, San
Giovanni Incarico e Castrocielo e di Roma, Cedroni, oltre al
ceppo laziale a Velletri, Roma e Lariano nel romano, presenta un
piccolo ceppo forse autoctono a Gandellino nel bergamasco,
Cetro, assolutamente rarissimo, è del napoletano, Cetrone ha un
ceppo nell'aquilano a Scanno e Barrea, un ceppo a Pontinia e
Sonnino nel latinense ed a Roma, Cetroni ha un ceppo a Marino,
Roma e Ciampino nel romano, ed uno a Tortoreto nel teramano,
dovrebbero derivare dal nome medioevale
Cetro, Cetronis
o Cedrone,
a sua volta derivato dal nome del
gallo cedrone,
l'uccello che dona le sue piume al cappello piumato dei
bersaglieri, tracce antichissime di questa cognominizzazione le
troviamo già nel 1200 in Toscana: "...Asdente fo de Parma e fu
calzolaro, e tuto 'l so ingenio pose a sapere divinare; e tal
volta esso dicea cosse vere. E costui se chiamò Asdente Cedrone.
...". |
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CEFALA
CEFALI
CEFALINI
CEFALO
CEFALONE
CEFALONI |
Cefala e Cefalini sono praticamente unici, Cefali, rarissimo ha
un ceppo a Roma, un piccolo ceppo a Catanzaro e Cortale nel
catanzarese ed uno a Palermo e Messina, Cefalone, assolutamente
rarissimo, parrebbe del casertano, Cefaloni è specifico di Ripi
nel frusinate.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nel nome medievale
Cefalo,
l'italianizzazione cioè del personale greco
Kefalos,
che, tratto dal greco kefàli,
significa letteralmente testa,
capo (vedi Cefalà e Testa):
nell'onomastica antica, a ben vedere, il nome Cefalo rimanda più
probabilmente alla mitologia greca, dove il personaggio di
Cefalo è al centro di una tragica storia d'amore con la sua
sposa Procri - per la precisione, comunque, va aggiunto che
Cefalo fu anche il nome di diversi personaggi storici vissuti
nel mondo antico, fra i quali, ad esempio, si può ricordare
Cefalo di Siracusa, padre dell'oratore Lisia e dei filosofi
Polemarco ed Eutidemo. Detto questo, ad ogni modo, va notato che
nel caso specifico dei cognomi Cefala e Cefali non è esclusa una
derivazione dai cognomi Cefalà e Cefalì, che, nell'ambito del
sud Italia, appartengono o alla tradizione grika o ai cognomi
arvaniti provenienti dalla Grecia (per una spiegazione più
approfondita, vedi Cefalà). In conclusione, dunque, si tratta
delle cognominizzazioni o dei nomi personali dei capostipiti o
di soprannomi ad essi attribuiti - per quanto proponibile,
invece, è piuttosto improbabile una connessione con la
toponomastica greca. |
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CEFALA'
CEFALI' |
Entrambi calabresi della provincia di Catanzaro, Cefalà è tipico
di Lamezia Terme, mentre Cefalì è di Catanzaro e Cortale.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
D'origine grika o greco-albanese, i cognomi Cefalà e Cefalì
nascono da un'italianizzazione dei termini greci
kefalàs e
kefalìs,
che, in lingua neo-greca, significano letteralmente
testone, testa grossa
o, in senso figurato, testardo,
ostinato (vedi Cefala): in
questo contesto, a dire il vero, va notato che Cefalà e Cefalì
corrispondono esattamente ai cognomi italiani Testone, Capone,
Capoccia, etc, tipici dell'antica tradizione popolare.
Nell'Impero Bizantino, tuttavia, è importante ricordare che il
termine kefalades
(plurale di kefalàs)
era anche un appellativo
attribuito agli arconti militari,
probabilmente per sottolineare il loro ruolo di capi o
comandanti dell'esercito - un po' come noi usiamo il termine
capoccia nel senso di capo: in questo senso, allora, non è
escluso che alcune di queste famiglie abbiano effettivamente un
legame con un kefalàs bizantino,
soprattutto se si considera che diverse famiglie arvanite erano
legate ai ranghi nobili o militari della Grecia medievale (così
come dell'Albania). Prima di concludere, ad ogni modo, va
aggiunta un'ultima ipotesi riguardo ai cognomi in questione
(soprattutto nel caso di Cefalà): osservando la toponomastica
greca, va notato che diversi toponimi greci contengono la radice
Kefal-
- ad esempio l'isola di Kefalonia e il villaggio cretese di
Kefalas - e, in questo senso, non si può escludere una
derivazione dalla toponomastica greca (per quanto l'ipotesi sia
poco probabile); in Sicilia, inoltre, esiste anche una località
dal nome Cefalà Diana (PA), ma, siccome Cefalà è un cognome
principalmente calabrese, anche quest'ipotesi suona poco
probabile (semmai potrebbe valere per gli sporadici Cefalà
siciliani). |
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CEFALU' |
Tipico
del palermitano, di Palermo, Cefalù, Santa Flavia e Castelbuono,
deriva ovviamente dal toponimo Cefalù (PA). |
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CEFARELLI
CEFARIELLO
CEFARO
CIFARELLI
CIFARIELLO |
Cefarelli, assolutamente rarissimo, è del casertano, Cefariello
è napoletano, Cefaro è laziale, Cifarelli è tipico della zona
che comprende il barese ed il materano, Cifariello, molto molto
raro, è napoletano, dovrebbero tutti derivare dall'aferesi del
nome Lucifero, termine usato spesso nel meridione d'Italia
nell'accezione di discolo, monellaccio, e potrebbero essere
originati da soprannomi correlati con il carattere
particolarmente vivace del capostipite. |
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CEGLIA
DE CEGLIA
DI CEGLIA |
Diffuso
in Campania Ceglia, soprattutto nell'alto salernitano, in
Basilicata e nel foggiano e nelle zone circostanti, De Ceglia è
invece specifico di Molfetta (BA), Di Ceglia, assolutamente
rarissimo, è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione
del precedente, potrebbero tutti derivare da uno dei toponimi
contenenti il vocabolo Ceglie, l'ipotesi che lo farebbe
discendere dal nome medioevale normanno Celia è abbastanza
improbabile, tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a
Molfetta almeno dal 1600 con i De Ceglia ed a Picerno (PZ) fin
dal 1700 con i Ceglia. |
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CEGLIE
|
Ceglie,
specifico di Bari ed Altamura nel barese, dovrebbe derivare dal
toponimo Ceglie del Campo, una frazione nella periferia sud
della città di Bari, anche se non si può escludere, in qualche
caso, anche se molto meno probabile, una derivazione dal
toponimo Ceglie Messapica nel brindisino. |
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CEI
|
Tipico
dell'alta Toscana, dovrebbe derivare dal nome medioevale Cei di
cui abbiamo traccia in un atto degli scritti pisani datato 6
dicembre 1185: "...Ciolo Formentino germano meo totum unum et
integrum petium terre cum domo super se et omni sua pertinentia
positum in civitate pisana in Cappella Sancti Bartholomei delle
Risi quod olim fuit Cei Jannibelli, olim fratris suprascripti
Puccini..." ed a Firenze agli inizi del 1300: "...Liber et
Memoriale negotiorum propriorum Bonaccorsi Symonis de Cerasomma
notarii, et Cei eius germani, factus et compositus post
combustionem domorum Podiensium et apotece, in qua dictus
Bonaccorsus morabat, sub anno..." |
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CELANI
CELANO |
Celani ha due ceppi uno nelle Marche ed uno nel Lazio, l'origine
dovrebbe essere da un soprannome legato ad un toponimo Celano
(AQ), Celano è tipicamente meridionale, ha almeno due ceppi, uno
tra salernitano, Lucania e Calabria centrosettentrionale ed uno
in Sicilia, soprattutto nel catanese, dovrebbero derivare dal
nome medioevale Celanus,
di questo nome si ha un esempio nel 1400 nel Lazio, dove
troviamo un certo Celanus
de Interamne (Teramo) che il 16 dicembre di quell'anno viene
nominato castellano della rocca di Castelnuovo di Porto (Roma),
tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nella seconda
metà del 1500 con Guerrerius Celanus comandante 194 militi
veneziani a Cipro. |
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CELANT
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Celant è
tipico del veneziano, di Venezia e Cinto Caomaggiore, e del
pordenonese, di Polcenigo, Pordenone, Fiume Veneto e Caneva, di
origini friulane questo cognome dovrebbe derivare dal nome del
monte Celant situato sulle Prealpi pordenonesi verso il
bellunese. |
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CELANTI
CELANZI |
Celanti, estremamente raro, parrebbe toscano, probabilmente di
Livorno, Celanzi, quasi scomparso è del centronord, forse
marchigiano del Piceno, dovrebbero derivare dal nome medioevale
Coelanthus
o Coelanthius
(Giglio). |
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CELATA
CELATI
CELATO |
Celata ha un ceppo a Pitigliano e Manciano nel grossetano ed uno
a Roma, Celati ha un ceppo emiliano nell'area che comprende il
bolognese, il ferrarese ed il ravennate, in particolare a
Ferrara ed Argenta nel ferrarese, ed un ceppo a Livorno,
Piombino e Rosignano Marittimo nel livornese, Celato ha un ceppo
a Montebelluna nel trevisano ed uno a Macerata Campania nel
casertano, dovrebbero derivare dal cognomen latino della Gens
Cornelia Celatus,
Celata,
che deriva da un identico soprannome latino con il significato
di invadente,
o dal suo equivalente slavo
Celat. |
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CELAURO
CERAOLO
CERAULO
CERAVOLI
CERAVOLO
CILAURO
CIARAVOLO
CIRAOLO
CIRAULO
CIRAVOLO |
Celauro è siciliano, di Agrigento e di Palermo, Ceraolo è tipico
del messinese, di Gioiosa Marea, Piraino, Capo d'Orlando,
Messina, Sant`Angelo di Brolo, Brolo e Patti, Ceraulo
sembrerebbe tipico di Palermo, con un piccolo ceppo anche nel
catanese, Ceravoli, sembrerebbe unico, è probabilmente dovuto ad
un errore di trascrizione di Ciaravolo che è specifico della
Campania, in particolare del napoletano, di Torre del Greco,
Napoli e Portici, Ceravolo è tipicamente calabrese, del reggino
soprattutto di Bovalino e Feroleto della Chiesa, ma è ben
presente anche a Catanzaro, Soriano Calabro (VV) e Cirò Marina
nel crotonese, ha anche un ceppo a Palermo, Cilauro,
estremamente raro, è del sud della Sicilia, Ciravolo è anch'esso
siciliano di Palermo e Giuliana nel palermitano, di Campobello
di Mazara nel trapanese e di Paternò nel catanese, Ciraolo è
sempre siciliano, di Messina e del messinese soprattutto, ma con
ceppi anche nell'agrigentino a Grotte e Cianciana, Ciraulo ha un
piccolo ceppo nel cosentino, ma sembra essere sempre tipico
della Sicilia, in particolare di Palermo e del palermitano,
dovrebbero tutti derivare da soprannomi originati dal termine
arcaico ceraulo
o ciraulo
che significa sia incantatore di
serpenti che
imbroglione,
a loro volta derivati dal termine greco
keraùles
(suonatore di flauto,
incantatore), nel 1400 i
cerauli
o celauri
o serpari, difendevano il bestiame dai
morsi del serpente, quindi questi cognomi potrebbero anche
derivare dal mestiere di serparo svolto dai capostipiti. |
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CELEGATO |
Celegato è tipicamente veneto, di Venezia, Mira, Mirano e Dolo
nel veneziano e di Padova,Curtarolo e Vigodarzere nel padovano,
dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine dialettale
veneziano arcaico celegato
(passerotto). |
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CELENTANI
CELENTANO
CELINTANO
CILENTANO |
Celentani e Cilentano sono assolutamente rarissimi, mentre
Celentano è molto più diffuso, Celintano è ormai quasi
scomparso, sono tutti cognomi tipicamente campani, derivano
dall'essere i capostipiti provenienti dal Cilento.
integrazioni fornite da
Giacomo Ganza / Villa di Tirano (Sondrio)
Cognome molto noto nel mondo della musica leggera, anche al di
là dei confini del nostro paese. Deriva dal nome di una regione
storica della Campania, il Cilento, che costituisce la parte
interna del Salernitano. Il cognome é diffuso in Campania e
Puglia, ma è presente anche al nord e altre parti di Italia,
seppure più sporadico. |
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CELENZA |
Ha un
ceppo in Abruzzo a Vasto (CH) ed uno nel Lazio a Ceccano (FR),
deriva dal toponimo Celenza sul Trigno (CH). |
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CELESI
CELESIA |
Celesi sembrerebbe unico, dovrebbe essere dovuto ad un'errata
trascrizione di Celesia, che ha un ceppo a Pollein in Val
d'Aosta, uno a Genova, che potrebbe derivare dal nome di
Celesia, frazione di San Colombano Certenoli nel genovese, ed
uno, il più consistente, a Palermo, dovrebbe derivare dal nome
femminile medioevale Celesia,
un'alterazione del nome tardo latino
Celisia. |
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CELESTA
CELESTE
CELESTI |
Celesta è unico, e dovrebbe essere il risultato di un'errata
trascrizione di Celeste, che è diffuso a macchia di leopardo nel
centro sud ed in Sicilia, Celesti ha un ceppo nel perugino, nel
viterbese e romano e nel messinese, dovrebbero derivare dal nome
sia maschile che femminile
Celeste, attribuito da genitori
che da buoni cattolici augurassero al proprio figlio o figlia il
migliore dei futuri possibili. |
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CELESTINI
CELESTINO |
Celestini è tipico delle province di Roma e Viterbo, ma si nota
anche un ceppo umbro a Città di Castello (PG), Celestino ha un
ceppo cosentino, uno casertano ed uno palermitano, questi
cognomi dovrebbero derivare dal nome
Celestino,
diffuso in epoca medioevale (è il nome di cinque papi fino al
XIII° secolo), ma è pure possibile che prendano il nome dai
monaci Celestini
o per una vicinanza ad un loro monastero o per altri motivi. |
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CELI
CELINI |
Di
Celi sembrerebbero esserci più ceppi, nella zona dello stratto
di Messina e nella zona di confluenza tra Marche Abruzzi e
Lazio, Celini, assolutamente rarissimo, è meridionale, con un
piccolissimo ceppo a Taranto, dovrebbero derivare, direttamente
o tramite ipocoristici, anche dialettali, dall'aferesi del nome
medioevale Micele,
variante del nome Michele,
specialmente in Sicilia Celi
è stato un diminutivo comune per
Michele,
una seconda ipotesi, valida soprattutto al sud, propone una
derivazione dall'aferesi del cognome Miceli. Agli inizi del
1600 nella città dell'Aquila operava come notaio Marcantonio
Celi. |
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CELIA
|
Originario dell'area siculo calabrese.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Celìa è un cognome calabrese che riprende il cognome greco
Kελία. |
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CELINO
CELLINO |
Celino è decisamente pugliese, con un ceppo a Carovigno, Erchie,
Mesagne e San Vito dei Normanni nel brindisino ed uno a
Cerignola nel foggiano, Cellino ha un ceppo a Torino e
nell'astigiano, ed uno a Mesagne nel brindisino, dovrebbero
derivare dal nome del paese di Cellino San Marco nel brindisino,
ma in qualche caso potrebbero derivare da ipocoristici di forme
aferetiche del nome Micele
(vedi CELI), forse portato dai capostipiti. |
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CELLA
CELLI
CELOTTI
CELOTTO |
Presente in tutt'Italia Cella ha almeno tre ceppi, uno nelle
Venezie, uno nella zona tra le provincie di Genova e Parma e tra
Piacenza e Lodi, diffuso in tutta la penisola Celli è
particolarmente concentrato nel centro, Celotti è distribuito a
macchie di leopardo e potrebbe avere più zone d'origine
sicuramente una è nel ravennate ed una nell'udinese, Celotto ha
un nucleo nelle province di Treviso e Pordenone ed uno nel
napoletano. Questi cognomi possono avere diverse origini, che
vanno dalla derivazione da soprannomi legati a toponimi quali
Cella (RE) - (FO), Celle (RA), Celle sul Rigo (SI) e altri, a
soprannomi legati al mestiere dell'oste, in latino cellarius
(cantiniere) cioè chi era addetto alla cella vinaria (cantina),
a diminutivi di nomi o di soprannomi come Simoncelli, Monicelli.
integrazioni fornite da
Andrea Ferreri
Ha probabilmente alla base l'ipocoristico aferetico Cello di
nomi come Baroncello, Simoncello, etc. Oppure toponimi del tipo
Cella e Celle largamente diffusi sul territorio nazionale. In
altri casi ancora può essere una variante di Celi, ipocoristico
aferetico di Miceli, variante di Michele. Il cognome è diffuso
nell'Italia centro-settentrionale con maggior frequenza in
Emilia Romagna (Rimini), Toscana (Firenze, Lucca ed Arezzo) e
Lazio (Roma). |
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CELLAI
|
Cellai è tipicamente toscano dell'area fiorentino, aretina, di
Firenze e Reggello (FI) in particolare, si potrebbe trattare di
forme aferetiche di cognomi come Rucellai, ma è pure possibile
che siano semplicemente soprannomi che identifichino il mestiere
di osti o cellarii
svolto dai capostipiti, le cantine venivano chiamate in epoca
medioevale cellae vinariae. |
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CELLAMARA
CELLAMARE |
Cellamara, praticamente unico, dovrebbe essere il frutto di
errori di trascrizione o di alterazioni dialettali del cognome
Cellamare, che è tipicamente pugliese, di Bari soprattutto, di
Trani, Andria e Modugno nel barese, di Taranto, Martina Franca e
Castellaneta nel tarantino, e di Manfredonia nel foggiano, e che
dovrebbe derivare dal nome del paese di Cellamare nel barese,
probabile luogo d'origine dei capostipiti. |
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CELLARI
CELLERI |
Cellari, quasi unico, sembrerebbe del pavese, Celleri,
altrettanto raro, è dell'area ligure, toscana, dovrebbero
derivare dal mestiere di
cantiniere svolto probabilmente
dai capostipiti, mestiere che in epoca medioevale era quello dei
cellarii,
cioè di quanti gestissero una
cella vinaria (cantina
dei vini). |
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CELLAURO |
Cellauro
sembrerebbe specifico di Sommatino nel nisseno, potrebbe
derivare da un soprannome dialettale grecanico riferito ad un
suonatore di lira o ad un musico, forse il mestiere del
capostipite. |
|
CELLUPICA
CELLUPICO |
Cellupica
è specifico del frisinate, di Monte San Giovanni Campano, Isola
del Liri e Sora, e di Roma, Cellupico, è praticamente unico,
dovrebbe essere dovuto ad un errore di trascrizione del
precedente, che dovrebbe derivare dal nome della località
Cellupica, situata presso Sora nel frusinate. |
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CELMI
|
Celmi, assolutamente rarissimo, ha un piccolissimo ceppo nel
verbasnese ed uno altrettanto piccolo nel napoletano, dovrebbe
derivare dal nome medioevale
Celmus, una forma aferetica di
nomi franchi come Gaucelmus
o Gocelmus,
nome di cui abbiamo un esempio d'uso a Pamplona in Spagna in un
atto del 1208, dove tra i testi leggiamo: "... Sunt huius rei
testes Sancius de Biota, don Guarin Pampilonenssis canonichus et
Gocelmus canonicus, domnus Lupus frati supra dicti episcopi et
Nicholaus alchaldde Olit, et Lop Languina de Carchastello. ..". |
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CELORI
CELORIA |
Celori, quasi unico, parrebbe del pavese, Celoria è tipicamente
piemontese, di Torino, Vercelli e Santhià nel vercellese e di
Casale Monferrato ed Ottiglio nell'alessandrino, dovrebbero
derivare dal termine e nome
celorius, arcaismo per
celeste,
improponibile una connessione con il termine
celloria,
sinonimo di intelletto.
integrazioni fornite da
Giorgio di Francesco
In realtà, Celoria è un cognome piemontese che deriva dal nome
di un attrezzo agricolo: l'aratro, che in piemontese si dice "slòira".
Nei documenti medievali, come gli statuti comunali, il termine è
latinizzato in "celoria". |
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CELOZZI |
Celozzi è specifico del foggiano, di Torremaggiore e di
Casalvecchio di Puglia, potrebbe derivare da un ipocoristico di
forme aferetiche di ipocoristici di nomi come
Simone,
Ottone
o Barone,
passando prima per Simoncello, quindi per aferesi Cello, da cui
Cellozzo o Celozzo.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Celozzi è un cognome foggiano derivato dal cognome base
Celi
(cfr.) |
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CEMBALI
CEMBALO
CIMBALI
CIMBALLI
CIMBALO |
Cembali è tipico della zona tra bolognese e ravennate, di Imola
(BO), Riolo Terme, Cotignola e Faenza nel ravennate, Cembalo è
campano, di Altavilla Silentina nel salernitano, con un grosso
ceppo anche a Capua nel casertano, Cimbali ha un ceppo nel
perugino, uno nel napoletano ed uno nel catanese, Cimballi,
assolutamente rarissimo, sembrerebbe toscano, Cimbalo è
calabrese, del cosentino e del catanzarese, dovrebbero derivare
da un soprannome legato al vocabolo
cembalo (tamburello),
forse per il fatto che il capostipite suonasse quel tipo di
strumento o lo producesse. |
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CENA
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Cena è tipicamente piemontese, del torinese, di Chivasso in
particolare e di Torino, Verolengo, Collegno, Caluso, Settimo
Torinese, Brandizzo, San Benignao Canavese e Torrazza Piemonte,
con un ceppo anche a Cigliano nel vercellese e con presenze nel
barese, potrebbe derivare dal nome medioevale
Cena, che
con riferimento alla Cena Domini
o ultima cena,
veniva anticamente attribuito ai nati di Giovedì Santo. |
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CENACCHI
CENACCHIO |
Cenacchi
è tipicamente emiliano, del bolognese e ferrarese, di Bologna e
Castel Bolognese nel bolognese e di Ferrara, Cento, Berra e
Poggio Renatico nel ferrarese, Cenacchio è quasi unico,
dovrebbero derivare dal nome del paese di Cenacchio, una
frazione di San Pietro in Casale nel bolognese, probabile luogo
d'origine dei capostipiti. |
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CENATIEMPO
GENATIEMPO
GENNATIEMPO |
Cenatiempo è tipico di Barano d'Ischia ed Ischia, sull'isola
d'Ischia nel napoletano e di Napoli, Genatiempo, assolutamente
rarissimo è del napoletano, sembrerebbe dovuto ad un'errata
trascrizione del cognome Gennatiempo, che, molto raro, è
specifico di Salerno, ricordiamo con questo cognome il pittore
campano Girolamo Cenatiempo nato a Napoli verso la fine del 1600
e le cui opere dagli inizi del 1700 arrivano fino al 1742,
l'origine è oscura, potrebbe derivare da una trasformazione
dialettale di un soprannome attribuito ad un capostipite
veramente flemmatico, ma questa è solo una semplice ipotesi, cui
si affianca la più probabile derivazione da un adattamento
dialettale del nome francese
Jean-Etienne, che potrebbe
essere stato portato dal capostipite. |
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CENCI
CENCIA
CENCIARELLI
CENCINI
CENCIO
CENCIONI |
Cenci
è tipico della fascia centrale che dalle Marche, attraverso
l'Umbria arriva al Lazio, con un ceppo nel fiorentino ed uno nel
vicentino, Cencia, molto raro ha un ceppo a Sonnino nel
latinense ed a Roma, ed a Sessa Aurunca nel casertano,
Cenciarelli ha un piccolo ceppo tra Arezzo e Città di Castello
nel perugino, ed uno molto consistente nel Lazio, a Roma,
Paliano nel frusinate, e Rieti, Cencini è tipicamente toscano,
soprattutto del senese, e di Roma, Cencio ha un piccolo ceppo ad
Ancona ed uno ad Alba nel cuneese, Cencioni è specifico
dell'area che comprende la Toscana il viterbese ed il romano, il
ternano ed il Piceno, dovrebbero derivare, direttamente o
tramite forme ipocoristiche o accrescitive, dal nome medioevale
Cencio
di cui si hanno tracce ad esempio nel 1000 con Cencio Camerario
autore del più antico ed importante catalogo delle chiese di
Roma edito nel 1192. Esempio famoso di questa cognominizzazione
si ha nel 1500 con Giacomo e Beatrice Cenci giustiziati per il
delitto di parricidio, sabato 11 settembre 1599, sotto il regno
di Papa Clemente VIII° Aldobrandini. |
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CENEDELLA |
Cenedella
è tipicamente lombardo del bresciano, di Lonato, Brescia e
Villanuova sul Clisi, dovrebbe derivare da un soprannome
dialettale arcaico, basato su di un termine omonimo stante ad
indicare la fettuccia di stoffa usata dalle donne di campagna
per acconciarsi i capelli in trecce. |
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CENEDESE
CENEDESI |
Cenedese
è tipicamente veneto, di Susegana, Breda di Piave, Treviso,
Casale sul Sile, Carbonera, Conegliano, Santa Lucia di Piave,
Silea, Maserada sul Piave e Villorba nel trevigiano, Cenedesi è
quasi unico, dovrebbero derivare dall'etnico del paese di Ceneda
nel trevisano, un sobborgo di Vittorio Veneto, che nel 1866,
unitamente al paese di Serravalle, contribuì a formare la città
di Vittorio Veneto, probabile luogo d'origine dei capostipiti. |
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CENERI
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Ceneri ha
un ceppo emiliano, in particolare a Bologna, ed uno campano, in
partigolare a Frignano nel casertano ed a Bacoli nel napoletano,
dovrebbe derivare dal nome del capostipite, attribuitogli perchè
nato nel giorno delle Ceneri (il mercoledì prima di Pasqua), ma
potrebbe anche essere un cognome attribuito per lo stesso motivo
ad un trovatello. |
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CENESI
CENISI
CENISIO |
Cenesi, molto molto raro, ha un piccolo ceppo a Forlì e nel
bolognese, Cenisi sembrerebbe quasi scomparso, Cenisio è
assolutamente rarissimo, si dovrebbe trattare di forme alterate
derivate dal cognomen latino
Genesius (vedi GENESI), ma
potrebbe anche derivare da nomi arcaici di località come quello
citato nello: "Statutum civile et criminale et conventiones
castellanie Rivernarii, Arnaschi, Cenesii et pertinentiarum" del
1288.
integrazioni fornite da
Dante Cenesi
sebbene in provincia di Savona esista nel comune Cisano sul Neva
la frazione Cenesi, l'accento tonico pronunciato è sulla prima
"e", e non esiste come cognome in zona; in Calabria esisteva
sulla costa tirrenica la cittadina di Cene, gli abitanti cenesi
l'abbandonarono a causa delle incursioni saracene e fondarono
Fiumara: non esiste come cognome nella zona; in provincia di
Bergamo, nella valle del fiume Serio, c'è il Comune di
Cene i
cui abitanti sono i Cenesi. Nel XVI-XVII secolo ci furono molti
abitanti del bergamasco che, come setaioli o capimastro, si
trasferirono nel bolognese allora molto ricettivo. A Bologna non
esistevano prima di allora i cognomi: Bergami, Bergamini,
Bergamaschi. In Italia il cognome Cenesi è prevalente in Emilia
e Romagna, il mio ramo è presente con documentazione dalla II
metà del XVII secolo presso l'archivio parrocchiale di Medicina
(BO). Considero ragionevole ritenere che il cognome tragga le
origini geografiche da Cene nel bergamasco e che sia stato
attribuito agli emigranti al loro arrivo nel Bolognese. |
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CENGARLE
CINGERLE |
Cengarle, decisamente friulano, sembrerebbe tipico di Codroipo
nell'udinese, Cingerle, praticamente unico, è anch'esso
friulano, dovrebbero derivare dal vocabolo medioevale
cingarus
(zingaro),
di cui abbiamo un esempio in uno scritto del 1600: "...Fabula
sunt veteres, saltantia moenia, Thebae . In terris, Cadmi non
fuit ille nepos. Fabula, quem Bacchae Thyrsis mactasse feruntur:
Aut cui delphines supposuere caput. Qui propria plerumque domo
Laribusque caretis; Posse rear muros aedificare lyra ! Nullus ab
Aegypto tam late Cingarus errat;...". |
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CENGIA
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Cengia è tipicamente veneto, di San Giovanni Ilarione, Verona,
Monteforte d'Alpone e Castelnuovo del Garda nel veronese, di
Monte di Malo nel vicentino e di Feltre nel bellunese, dovrebbe
derivare da un soprannome dialettale veneto arcaico basato sul
termine veneto cengia
(cinghia,
la fascia di cuoio o di tessuto tre trattiene il basto o la
sella delle bestie da soma), soprannome probabilmentre
attribuito a capostipiti che di mestiere facessero i mulattieri,
secondo un'altra ipotesi potrebbe invece essere di origini
cimbre e derivare dal termine
tschènghel (ciglione,
cengia)
ed indicare la provenienza dei capostipiti da una zona
rappresentata da una cintura erbosa a strapiombo sulle rocce di
un monte. |
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CENNI
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Cenni è tipico dell'area che comprende il bolognese in
particolare, il ravennate, il forlivese, il fiorentino,
l'aretino ed il senese, con un ceppo nel romano, dovrebbe
derivare da una forma aferetica contratta del nome medioevale
Bencivenni
(vedi BENCIVEGNA). |
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CENSABELLA
CENZABELLA
GENSABELLA
GENZABELLA |
Censabella è siciliano di Nissoria, Leonforte e Catenanuova
nell'ennese e di Catania, Cenzabella, quasi unico, è dell'area
messinese e catanese, Gensabella è tipicamente siciliano
anch'esso, del messinese, ennese e catanese, Genzabella,
praticamente unico, è dell'ennese, di questi cognomi si possono
formulare due ipotesi circa l'origine etimologica, la prima
consiste in una derivazione dal nome di origini ebraiche e prima
ancora fenice, Jesabel
o Jezabel
che significa consacrato a Dio,
la seconda propone invece una derivazione dalla fusione
dell'aferesi del nome Vincenza
unico all'aggettivo e nome Bella,
molto meno probabile una derivazione dal nome brettone Jezequel. |
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CENSATO
CENZATO |
Censato, che sembrerebbe ormai estinto in Italia, è di origini
vicentine, forse di Chiampo, potrebbe trattarsi di una forma
dialettale del cognome Cenzato che è specifico del vicentino, di
Chiampo, Arzignano, Trissino e Montecchio Maggiore, potrebbe
trattarsi di un soprannome e derivare dal vocabolo medioevale
censatus
(censito, soggetto ad imposte),
ma, molto più probabilmente, si dovrebbe trattare di forme
patronimiche tipicamente venete, dove il suffisso in
-ato sta
per figlio di,
un Censo
o Cenzo,
forma aferetica del nome
Vincenzo, secondo questa
ipotesi si tratterebbe della famiglia di un figlio di un tale
chiamato Vincenzo. |
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CENSI
CENSO
CENZI
CENZO |
Censi ha presenze nel milanese, nel veronese e vicentino, nel
parmense, nel forlivese, nelle Marche, in Umbria, nel Lazio e
nell'aquilano, Cenzi sembrerebbe tipicamente veneto, del
vicentino in particolare e del padovano, Censo, quasi unico,
parrebbe lombardo, cosi come Cenzo che ha presenze anche nel
napoletano, dovrebbe trattarsi di forme aferetiche anche
dialettali del nome Vincenzo,
probabile nome dei capostipiti. |
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CENSON
CENSONI |
Censon, assolutamente rarissimo, dovrebbe essere di origini
venete, Censoni, molto raro,ro sembra originario della zona tra
teramano e Piceno, dovrebbe derivare da modificazioni
accrescitive dell'aferesi del nome
Vincenzo,
prima per aferesi divenuto Cenzo
o Censo
e quindi Censoni
o Censon
come forma dialettale veneta. |
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CENSUALE
CENZUALES |
Censuale, praticamente unico, è siciliano, Cenzuales,
leggermente meno raro, è sempre siciliano, con un ceppo a
Palermo, dovrebbero derivare dal fatto che il capostipite avesse
il compito di censuale
(ufficiale
addetto alla riscossione delle imposte sul reddito). |
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CENTA
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Molto
raro è tipico di Feltre nel bellunese, dovrebbe derivare da
toponimi come Centa S. Nicolò nel trentino o dal nome di una
località vicina al torrente Centa. |
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CENTAMORE
CENTAMORI |
Centamore è specifico della Sicilia, di Lentini, Carlentini,
Augusta e Siracusa nel siracusano, di Catania, Scordia, Acireale
e Valverde nel catanese, e di Troina e Regalbuto nell'ennese,
Centamori, estremamente raro è tipico del perugino, dovrebbero
entrambi derivare dal nome tardo medioevale
Centamore
attribuito ad un figlio tanto amato da rendere necessario il
termine cento
davanti al nome Amore
per indicarlo al superlativo, troviamo nel 1800 a Trevi (PG) il
medico Settimio Centamori Cameriere di Cappa e Spada del Papa e
marito di Carlotta Bonaparte. |
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CENTANNI |
Distribuito a macchie di leopardo potrebbe avere più zone
d'origine sicuramente una è nelle Marche, ed una nel Lazio, ma
potrebbe esserci un ceppo in Campania ed uno nel barese.
Dovrebbe derivare da un nome augurale medioevale che auguri al
figlio di poter campare cento anni, ma potrebbe anche derivare
da un soprannome legato ad un episodio nel quale ricorre il
vocabolo o il concetto dei cento anni. |
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CENTELLES |
Sono
una famiglia originaria della Spagna scesi in Italia al seguito
dei re Aragonesi. Massimo esponente del Casato fu don Antonio
Centelles marchese di Catanzaro. I Centelles possedettero feudi
in Calabria, Sicilia, Sardegna, Campania e Puglia. In
quest'ultima detennero nel 1666 il feudo di Acquarica del Capo
che prese il nome di Centellas. |
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CENTEMERI
CENTEMERO
CENTIMERI |
Centemeri
è specifico di Monza, Milano e Sesto San Giovanni nel milanese,
Centemero è specifico del milanese, di Arcore in particolare,
Centimeri, molto più raro è caratteristico di Milano e del
milanese, dovrebbero derivare dall'antico Castro brianzolo di
Centemero, di cui abbiamo già tracce nel 1200, e che troviamo
citato in un testo dell'epoca di Francesco Sforza scritto in
Lodi il die XXII decembris 1451: "...et Johannem et Bosium ac
fratres de Maueris pro bonis que habent in Camasiascha et Breno;
Antonium de Isachis pro bonis que habet in Camasiascha, que
tenentur per Zanetum fornaxarium; Girardum et fratres de
Rigamonte pro bonis que habent in Centemero; Bendium de La
canalle pro bonis que habet in Camasiascha; Vaninum et Antonium
fratres de Consono pro bonis que habent in Recouro ...". |
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CENTENARI
CENTENARO
CENTINAIO
CENTINARI
CENTINARO |
Centenari, estremamente raro, sembra essere originario del
piacentino, ai confini con il sudmilano, si potrebbe individuare
anche un ceppo secondario nel milanese, Centenaro ha un ceppo
tra veneziano e padovano, a Santa Giustina in Colle nel padovano
ed a Venezia, Mirano, Mira, Salzano e Scorzè nel veneziano,
Centinaio, molto molto raro, è assolutamente tipico del milanese
e del pavese, Centinari, estremamente raro, sembrerebbe del
sudmilanese e del centro Italia, Centinaro ha un ceppo a Teramo
ed uno in Sicilia nell'agrigentino a San Giovanni Gemini,
Casteltermini e Cammarata ed a Palermo, dovrebbero tutti
derivare dal termine medioevale
centenarius derivato dal
germanico huntari,
di cui costituiva la traduzione, ed indicare il titolare di una
centena
(una sorta di cantone di tipo
svizzero) originato dal termine
germanico zentgericht,
dove probabilmente il capostipite aveva il compito di esercitare
la funzione giudicante: "Apud Romanos centumvirales Iudices his
aliquid simile habebant, sed Gothorum propria et Germanorum id
inventum est, qui Comitum territoria per Centenas sive Centurias
dividebant, singulos singulis praeficientes, Centenarios inde et
Centuriones appellatos, Francis Centones. ... Germani, avid e
singulis pagis centum milites conscriberent, conscriptos
Centenos vocabant et Centenarios: conscriptionis locum Centenam,
Centuriam et Centuriatum (quod potius ad Centenariorum munus et
sodalitium referendum est) praefectum, Centgravium, centenae
praepositum...". |
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CENTI
CENTINI
CENTINO
CENTO |
Centi ha un ceppo nello spezzino a La Spezia e Vezzano Ligure,
un ceppo in Toscana, a Livorno, nel fiorentino ad Empoli,
Montelupo Fiorentino e Firenze, nel pisano a San Miniato ed a
Montopoli in Val d'Arno ed a Montevarchi nell'aretino, un
piccolo ceppo a Perugia, uno, molto consistente a L'Aquila ed
uno nel romano a Roma, Segni e Carpineto Romano, Centini ha un
ceppo toscano nel senese, a Siena ed Asciano ed a Civitella
Paganico nel grossetano, presenze nelle Marche, un ceppo a
Tarquinia nel viterbese ed uno a Roma e Lanuvio nel romano,
Centino, molto più raro, ha un piccolo ceppo a Misilmeri nel
palermitano, Cento ha un ceppo a Domodossola nell'ossolano, uno
a Genova, uno ad Ischia di Castro nel viterbese ed a Roma, uno
nel reggino a Roccaforte del Greco, Gioia Tauro e Melito di
Porto Salvo ed uno in Sicilia nel messinese a Milazzo e Messina
e nel palermitano a Villabate e Palermo, secondo una teoria
deriverebbero, direttamente o attraverso ipocoristici, da forme
aferetiche di nomi medioevali come
Crescentius,
Innocentius
o Vincentius,
o da forme apocopaiche di nomi come
Centoducati,
Centonze,
Centofanti,
ecc., secondo un'altra teoria deriverebbero invece da toponimi
contenenti la radice Cento, come, a puro titolo di esempio
Centocroci nello spezzino, nel modenese o nel parmense,
Centobuchi nel Piceno, Centofontane nel cosentino o altri
simili. |
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CENTINEO |
Centineo
è tipicamente siciliano, ha un ceppo a Palermo, Gangi, Cefalù e
Partinico nel palermitano, dovrebbe derivare dal nome del paese
di Centineo, frazione di Barcellona Pozzo di Gotto nel
messinese, probabilmente il luogo d'origine dei capostipiti. |
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CENTODUCATI |
Tipicamente pugliese di Altamura (BA).
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Più tipicamente barese, ma presente anche nel nord e centro nord
del paese, questo cognome deriva dal nome medievale
Centoducati,
attribuito al neonato come augurio di ricchezza: l'origine del
nome, infatti, va ricercata nell'espressione cento ducati, nella
quale il termine ducato indica un'antica moneta d'oro piuttosto
diffusa nell'Italia medievale e, in questo contesto, quindi, il
numero cento va inteso in senso iperbolico per indicare una
grande quantità di ducati (vedi anche Centonze). Per quanto
riguarda il cognome in questione, dunque, si tratta della
cognominizzazione del nome personale del capostipite. |
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CENTOFANTI |
Centofanti è specifico dell'area che comprende Abruzzo e Lazio,
con un ceppo anche nel napoletano, la massima concentrazione è a
Sulmona nell'aquilense, probabile luogo d'origine del cognome,
che dovrebbe derivare dalla condizione del capostipite,
probabilmente un militare di fanteria appartenente ad una
centuria.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Centofanti è un cognome derivato da un nomignolo di origine
medievale, è composto dal cognome
Centi/Cento
+ 'fanti'
ed ha il significato di "cento
soldati a piedi". |
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CENTOGAMBE |
Centogambe, molto molto raro, è specifico del perugino, dovrebbe
derivare da un nome rinascimentale attribuito ad un figlio cui
si augurava di poter avere cento gambe per poter rincorrere le
opportunità della vita e per sfuggirne i pericoli. |
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CENTONZA
CENTONZE
CENTONZI |
Centonza è specifico del foggiano, di Lesina e
ManfredoniaCentonze è presente in tutt'Italia sembrano esserci
più zone d'origine: Puglie con Lecce in particolare e il
trapanese, Centonzi è praticamente unico. Potrebbero derivare da
un soprannome legato ad un episodio nel quale ricorre il
vocabolo o il concetto di cento once.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Centonza, raro, ha un nucleo principale nel foggiano, Centonze,
presente da nord a sud del paese, ha il suo epicentro in Puglia,
fra il leccese, il barese e il brindisino, ma ceppi importanti
si riscontrano anche nel materano, nel trapanese e, in misura
minore, nell'ennese, Centonzi, quasi unico, si trova
esclusivamente nel tarantino e nel trapanese, tutti questi
cognomi derivano dal nome medievale
Centonze,
attribuito al neonato come augurio di ricchezza: l'origine di
questo nome, infatti, va ricercata nell'espressione
cento once,
nella quale il termine oncia
indica un'antica moneta molto diffusa nell'Italia medievale e,
in questo contesto, quindi, il numero cento va inteso in senso
iperbolico per indicare una grande quantità di once (vedi anche
Centoducati). Per quanto riguarda i cognomi in questione,
dunque, si tratta delle cognominizzazioni dei nomi personali dei
capostipiti. |
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CENTORAME |
Centorame
è tipicamente abruzzese, di Pineto, Silvi, Atri e Roseto degli
Abruzzi nel teramano e di Montesilvano, Pescara e Città
Sant'Angelo nel pescarese, dovrebbe derivare dal nome della
Contrada Centorame di Roseto degli Abruzzi o di Atri, entrambi
nel teramano. |
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CENTORE
CENTORI |
Centore è
campano, del casertano e del napoletano, Centori è praticamente
unico, dovrebbero derivare dal nome della località casertana di
Centore, di cui abbiamo una citazione in questo scritto della
seconda metà del 600, in piena epoca longobarda: "..dedimus
atque offerimus in ecelesia beati Sancti Vincencii filium meum
nomine Donasdei, simul eciam cum sorte sua de omnia in omnibus
quicquid habere visi sumus in ipsum suprascriptum locum in
Palaczu; seu et in Apulia, loco qui dicitur Centore, excepto
medietatem quam ego filie mee donavi..". |
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CENTORINO
CENTORRINO |
Centorino è quasi unico, tipico della Sicilia sudorientale,
Centorrino, molto diffuso, è specifico di Messina, dovrebbero
derivare da un soprannome originato dal termine arcaico
centorino
(cinturino, piccola cintura),
probabilmente oggetti prodotti dai capostipiti, o oggetto
portato abitualmente dagli stessi. |
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CENTOSCUDI |
Centoscudi ha un piccolo ceppo a Fano nell'anconetano, ma il
ceppo originario è nel viterbese a Bagnoregio e Castiglione in
Teverina, deriva dal nome gratulatorio rinascimentale Centoscudi
attribuito al figlio cui si augurava ogni ricchezza. |
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CENTURIONE
CENTURIONI |
Centurione ha un ceppo tra pescarese e teatino, a Chieti e
Lanciano nel teatino ed a Manoppello e Pescara nel pescarese, ed
uno a Manfredonia nel foggiano, aveva un nucleo importante a
Genova, ormai praticamente scomparso, ricordiamo l'arcivescovo
genovese della fine del 1500 Alessandro Centurione, appartenente
al casato dei feudatari di Aulla nel massese, Centurioni ha un
ceppo a Verona, uno sull'Isola del Giglio ed a Grosseto nel
grossetano, sparute presenze nelle Marche, ed un ceppo nel
romano a Civitavecchia, questi cognomi dovrebbero derivare dal
fatto che il capostipite fosse stato un ufficiale posto a capo
di cento uomini, il termine, che risale all'epoca romana,
indicando il comandante di una
centuria (cento
legionari), venne usato anche
in epoca medioevale per indicare il comandante di una schiera di
cento cavalieri, balestrieri o fanti, a riprova di questo fatto
leggiamo nella Cronaca Senese
dell'anno 1362: ".. Esendo fatte e cresciute le mura della città
e ancho acresciuta la gente, e' signori Nove fero III cento
balestrieri provigionati e' quai fuseno della città, e fuseno
eletti cento per Terzo e chiamossi III uomini, ognuno nel suo
Terzo, per chapo de' cento el quale si chiama centorione. ..". |
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CEOL
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Molto raro è tipico di Varena (TN), dovrebbe derivare da un
soprannome originato dal vocabolo dialettale
cevol (ciglio
di una scarpata, di una strada),
probabilmente riferito alla località in cui abitava la famiglia. |
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CEOLA
CEOLIN |
Ceola è specifico del vicentino, Ceolin, tipico del Veneto, è
della zona che comprende il basso trevigiano e pordenonese e la
provincia di Venezia, in particolare la zona tra Mogliano Veneto
(TV), Marcon (VE) e Mestre, dovrebbero derivare da soprannomi
originati dal vocabolo dialettale
ceòla (cipolla). |
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CEOLAN
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Molto
raro è tipico della zona tra le Province di Bolzano e di Trento,
soprattutto nell'area di Salorno (BZ), dovrebbe essere originato
dall'etnico del paese di Ceola (TN). |
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CEPARANO |
Ceparano
è specifico del napoletano, di Sant'Antimo, Mugnano di Napoli,
Melito di Napoli, Casandrino e Napoli, e di Sant'Arpino e
Casaluce nel casertano, dovrebbe derivare dal nome di una
località del casertano. |
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CEPPAROTTI |
Cepparotti sembrerebbe specifico di Viterbo, potrebbe derivare
da un soprannome originato dal mestiere di taglialegna o più
probabilmente di venditore di legna svolto dal capostipite. |
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CEPPI
CEPPO
GEPPI |
Ceppi ha un ceppo nell'area lombarda che comprende il milanese,
il varesotto, il comasco, il lecchese ed il bergamasco, con un
ceppo anche nel perugino ed uno piccolo tra goriziano e
triestino, Ceppo, assolutamente rarissimo, parrebbe romano,
Geppi, estremamente raro, parrebbe del pisano, livornese,
potrebbero derivare da forme ipocoristiche dialettali contratte
derivate dal nome Giuseppe,
anche se non si può escludere in alcuni casi possa trattarsi di
soprannomi originati dal termine
ceppo (pezzo
di legno) ad indicare forse
un'attività di legnaiuolo o falegname svolta dai capostipiti.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Ceppi è anche cognome triestino, forma italianizzata del cognome
istriano di origine croata
Cepich/Sepich, collegato con il
lago d'Arsa che un tempo si chiamava lago di Cepich, nome slavo
che nel Medioevo ha sostituito l'antico toponimo romano Felicia,
poi ripristinato. Czepich
potrebbe però essere anche patronimico con suffisso croato
-ich
di Sepp,
ipocoristico del nome tedesco
Joseph. M. Bonifacio, Cognomi
triestini |
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CERA
CIRA |
Cera è
molto diffuso in tutt'Italia, ha un ceppo torinese, uno nel
milanese e nell'ovest della Lombardia, uno in Veneto,
soprattutto nel vicentino e padovano, nel veneziano e
nell'udinese, un ceppo traferrarese e bolognese, uno nel
perugino, uno nell'aquilano, nel romano, nel frusinate e nel
latinense, uno nel foggiano, nel tarantino e nel leccese, uno
nel napoletano ed uno in Sardegna nella parte meridionale
dell'isola, Cira, assolutamente rarissimo, ha qualche presenza
nel leccese, potrebbero derivare, anche attraverso alterazioni
dialettali, dal mestiere di venditore di cera o di produttore di
candele svolto dai capostipiti. |
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CERADINI |
Ceradini è specifico del veronese, di San Pietro in Cariano,
Verona, Rivoli Veronese, Fumane e Sant'Ambrogio di
Valpollicella, dovrebbe derivare dal toponimo Ceradino,
località, posta a circa 12 chilometri da Verona nell'attuale
comune di Bussolengo, citata nei documenti delle campagne
napoleoniche in Italia: "...Vial
had been driven from San Marco, and chased into the little
village of Mutole in the valley. Wukassowich had marched down
the left bank of the Adige nearly as far as Ceradino, and had
planted a battery in a position whence he could send his shot
across the river against the small garrison which kept the head
of the defile of Incanale at Osteria. ...". |
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CERALDI
CERALDO
CIRALDI
CIRALDO |
Ceraldi ha un ceppo nel casertano soprattutto a Mondragone,
Sessa Aurunca e Carinola ed a Napoli, uno nel potentino a
Pietragalla e Potenza ed uno a San Mauro Marchesato nel
crotonese, Ceraldo, praticamente unico, è probabilmente dovuto
ad un errore di trascrizione del precedente, così come Ciraldi,
altrettanto unico, mentre Ciraldo, tipicamente siciliano, di
Bronte nel catanese, dovrebbe essere una variazione dialettale,
tutti questi cognomi dovrebbero derivare dal termine provenzale
charaut
(mignotta),
possono anche derivare dal vocabolo greco
kerayles
(suonatore di strumento a fiato
usato per richiamare l'attenzione della gente),
ad indicare forse che il capostipite facesse il banditore, ma il
termine ceraldo
in epoca antica significava anche
imbroglione, ciurmadore
derivando dal greco cheraos
(cornuto,
riferito al diavolo).
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Secondo G. Rohlfs il cognome lucano Ceraldi, presente anche in
Calabria ed a Napoli, è una variante del cognome
GIRALDI
attestato nelle stesse zone, che viene dal personale germanico
Geroaldus,
documentato nel secolo X in Francia e divenuto il cognome
Giraud. |
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CERALLI
CERALLO |
Ceralli,
molot molto raro, è tipico del Piemonte nordoccidentale, Cerallo
è praticamente unico, dovrebbero derivare da nomi di località
come Cerallo nel cuneese. |
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CERAMELLI
CIARAMELLI |
Originari
del Fiorentino questi cognomi derivano da cognomi connessi con
l'uso di uno strumento musicale pastorale, una specie di oboe,
normalmente suonato assieme alla piva o zampogna, che in alcuni
luoghi della Toscana, in particolare tra gli aretini, veniva
chiamato Ciaramella. |
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CERAMI
CIRAMI |
Cerami è
tipico del palermitano, sdi Petralia Soprana e Palermo, con
ceppi forse secondari anche a Cefalù, Castellana Sicula e
Petralia Sottana, Caltanissetta, Catania e Marsala (TP), Cirami,
molto meno diffuso, è tipico di Bronte (CT) e dell'agrigentino,
dovrebbe trattarsi di una modificazione dialettale del primo che
parrebbe derivare dal toponimo Cerami (EN). |
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CERANTOLA |
Cerantola
è tipico del vicentino, di Tezze sul Brenta in particolare e di
Bassano del Grappa, Rosà e Romano d'Ezzelino, con un ceppo anche
a Loria nel trevisano e Cavarzere nel veneziano, dovrebbe
derivare dal nome della località Cerantola di Tezze sul Brenta. |
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CERASA
CERASINI
CERASINO
CERESA
CERESINI |
Cognome tipico del centro Italia Cerasa, potrebbe avere ceppi
nel leccese e nel palermitano, Cerasini, assolutamente
rarissimo, è probabilmente la conseguenza di errori di
trascrizione del cognome Cerasino, che è tipicamente pugliese
del brindisino, di Ostuni, Carovigno e Torre Santa Susanna,
Ceresa sembra essere specificatamente lombardo e piemontese,
Ceresini è tipicamente parmense, con presenze anche a Felino,
Sala Baganza e Langhirano sempre nel parmense. Questi cognomi
dovrebbero derivare da soprannomi legati, direttamente o tramite
ipocoristici, al vocabolo latino
cerasum (ciliegia),
nelle varianti dialettali oppure a toponimi come Cerasa (PS),
Cerasuolo (IS), Ceresara (MN), Cereseto Monferrato (AL), ecc. |
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CERASUOLO |
Cerasuolo
è tipicamente campano, di Napoli in particolare, con un piccolo
ceppo nell'iserniese, dovrebbe derivare dal nome del paese di
Cerasuolo nell'iserniese, probabile luogo d'origine dei
capostipiti. |
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CERATI
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Dovrebbe
avere due ceppi uno nel comasco ed uno nel cremonese potrebbe
derivare da soprannomi collegati al toponimo Cerati (CN) o
Cerano d'Intelvi (CO). |
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CERBAI
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Cerbai è
tipicamente toscano, ha un ceppo a Prato, Firenze e nel
fiorentino ed uno a Campiglia Marittima nel livornese, potrebbe
stare ad indicare una provenienza dei capostipiti dalla zona del
Colle di Cerbaio nel lucchese. |
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CERBARA |
Cerbara
ha un ceppo tra riminese e pesarese a Rimini e Verucchio nel
riminese ed a Sant'Agata Feltria e Pennabilli nel pesarese, ed
un ceppo nel romano a Roma, Gavignano e Colleferro, dovrebbero
derivare da toponimi come Cerbara di Piagge nel pesarese o
Cerbara di Città di Castello nel perugino, probabili luoghi
d'origine dei capostipiti. |
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CERBARANO |
Cerbarano, abbastanza raro, sembrerebbe specifico di Carinola
nel casertano, con un piccolo ceppo nel pescarese, potrebbe
derivare da nomi di località come la Contrada Cerbarano a
Manoppello nel pescarese, o da forme etniche di paesi come
Cerbaro nel potentino o l'antica località Cerbaro nel
beneventano o un'altra oimonima nell'avellinese delle quali
abbiamo tracce in documenti del XII° secolo. |
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CERBONE
CERBONI |
Cerbone è tipicamente campano, del napoletano, con grossi ceppi
ad Afragola, Casalnuovo di Napoli, Napoli e Casoria, ma ben
presente anche ad Acerra, Caivano, Cardito e Pomigliano d'Arco,
un piccolo ceppo a Vallo della Lucania nel salernitano e ad
Avella nell'avellinese, Cerboni è tipico della zona tosco,
umbra, a Grosseto, Arezzo e Firenze e nel perugino a San
Giustino, Perugia e Castiglione del Lago, con un ceppo anche a
Roma, dovrebbero derivare dal nome medioevale
Cerbonius
(Cerbone),
ricordiamo nel VI° secolo San Cerbone Vescovo di Populonia nel
livornese: "Anno 572 claruit Sanctus Cerbonius ante quem nullus
qui in Populoniæ Massæque sede floruerit. Fuit ille Affricanus,
et cum esset Sancti Regali Alumnus secum in Ætruriam venit, et
post Magistri Martirium cum Populoniam se contulisset ejus
Civitatis enunciatos est Episcopus cujus Vitam Sanctus Gregorius
scripsit...". |
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CERCA
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Assolutamente rarissimo, sembrerebbe specifico di Ancona,
dovrebbe derivare da un riferimento toponomastico, cioè dal
fatto di abitare la famiglia sulla strada Cerca, così venivano
anticamente chiamate alcune vie che uscendo dalla città giravano
attorno ad uno o più ostacoli. |
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CERCACE
CERCACI |
Cercace, quasi unico, è dell'anconetano, Cercaci, molto raro,
tipicamente marchigiano, è anch'esso dell'anconetano, in
particolare di Monte San Vito, Jesi e Senigallia.
integrazioni fornite da
Marco Cercaci
Il cognome Cercaci compare in documenti di archivio civili e
religiosi della metà del XVI° secolo nel territorio di Jesi
(AN). Per secoli esponenti di questa famiglia hanno ricoperto
cariche nelle confraternite avendo anche il compito della
questua (cerca
in dialetto) cioè reperire le offerte dei devoti. |
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CERCATO |
Molto raro è tipico di Venezia e dintorni, dovrebbe derivare dal
nome medioevale Cercatus, nome dato normalmente ad un figlio
molto desiderato.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Il cognome veneto Cercato per Olivieri 200 potrebbe forse
derivare da cercaore
= 'esattore'. |
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CERCHIAI |
Cerchiai
è tipico di Pescia nel pistoiese, dovrebbe derivare dal nome del
paese di Cerchiaio nel pistoiese, probabile luogo d'origine del
capostipite, paese situato a circa una dozzina di chilometri a
nord di Pistoia. |
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CERE'
|
Cerè è
tipico del bolognese, di Bologna, Casalecchio di Reno, Castel
San Pietro Terme, Ozzano nell'Emilia e San Lazzaro di Savena,
potrebbe derivare da un soprannome originato dal fatto che i
capostipiti provenissero dal paesino bolognese di Cereglio. |
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CEREA
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Cerea è tipicamente lombardo, di Inzago, Milano, Vaprio d'Adda,
Pozzuolo Martesana e Segrate nel milanese e di Bergamo, Mornico
al Serio, Curno, Treviolo, Canonica d'Adda, Dalmine ed Almenno
San Bartolomeo nel bergamasco, dovrebbe derivare da una forma
tronca del termine cerreta
(bosco di cerri),
transitando attraverso l'aferesi della forma dialettale
scerea,
improbabile una derivazione dal toponimo Cerea nel veronese. |
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CEREDA
|
Cereda è
tipicamente lombardo, del nordmilanese, varesotto, comasco e
lecchese in particolare, dovrebbe derivare da nomi di località
individuate dalla presenza di un bosco di cerri. |
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CERELLO |
Assolutamente veneziano, potrebbe derivare da un soprannome
legato al vocabolo latino cirrus (ricciolo), indicante quindi
una caratteristica fisica, il fatto di essere riccio di capelli. |
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CEREMELETTI |
Esclusivamente del milanese, deriva da un soprannome dialettale
arcaico che potrebbe essere riferito o all'abitudine di
esagerare nel bere o da qualche fatto relativo alla cera. |
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CERES
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Ceres è
un cognome specifico di Caposele nell'avellinese, nobile
famiglia di origini spgnole, il cui insediamento a Caposele
risale alla fine del XV° secolo su incarico di re Ferdinando I°
D'Aragona. |
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CERESETTI |
Ceresetti è tipico del bresciano, di Pisogne in particolare,
dovrebbe derivare da un soprannome originato da ipocoristici del
termine dialettale arcaico
ceresa (ciliegia),
forse per caratteristiche somatiche quali il tipico naso rosso
del capostipite. |
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CERETTA |
Tipico del vicentino di Trissino in particolare, e nell'area dei
Colli Euganei, in provincia di Padova, dove risiede un gruppo
(poco numeroso) di Ceretta tra i Comuni di Torreglia e
Montegrotto Terme, potrebbe derivare dal toponimo Cereda (VI).
integrazioni fornite da
Moreno Ceretta
La famiglia Ceretta è originaria del comune di di Altissimo (VI)
nella località Molino di Altissimo, così chiamata per la
presenza da vari secoli di un mulino (ancora esistente). Questo
mulino era proprietà, fino al 1850 circa, della famiglia
Ceretta, che per questo aveva il soprannome di
munareti.
Nel 1850 circa, a causa di problemi finanziari, dovettero
vendere e lasciare il mulino, e nel corso di pochi anni si
sparpagliarono in tutto il Veneto. I rami principali derivati da
questa migrazione sono ancora a Chiampo, Trissino, Vicenza e
Lonigo, nonchè in molti altri comuni. Escludo che l'origine del
cognome possa essere Cereda, non essendo questo il luogo
originario della famiglia. |
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CERETTI |
Tipico
lombardo, del bergamasco e del cremonese, potrebbe derivare dal
toponimo Cerete (BG). |
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CERIALE
CERIALI |
Ceriale ha un ceppo ligure ad Albenga nel savonese ed uno
campano a Campagna nel salernitano, il ceppo ligure dovrebbe
derivare dal toponimo Ceriale (SV), Ceriali è tipicamente
lombardo di Cremona e del cremonese in particolare, dovrebbero
derivare dal nome latino
Cerialis di cui abbiamo un
esempio nel generale romano del tempo dell'imperatore Vespasiano
Quintus Petillius Cerialis Cesius Rufus Legato della nona
legione e comandante della decima legione ispanica, di cui parla
Tacito nelle sue Historiae:
"...Postera die quartadecima legio in superiorem pro vinciam
Gallo Annio missa: Cerialis exercitum decima ex Hispania legio
supplevit: Civili Chaucorum auxilia venere. Non tamen ausus
oppidum Batavorum armis tueri, raptis quae ferri poterant,
ceteris iniecto igni..". |
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CERIANI |
Ceriani è specifico della zona che comprende il milanese, il
varesotto ed il comasco, Ceriano è quasi unico, dovrebbero
derivare in molti casi dal toponimo Ceriano (MI), ma è pure
molto probabile una derivazione dal nomen latino Cerilianus.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Ceriani è un cognome veneto. Aggettivo etnico da 'Cerèa'
(VR). |
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CERIARO |
Ceriaro, quasi unico, parrebbe ligure, potrebbe derivare dal
nome latino Cerialis
(vedi CERIALE), dove per il fenomeno del rotacismo, tipico nei
dialetti settentrionali, si è sostituita la erre alla elle. |
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CERINA
CIRINA |
Cerina ha un ceppo sardo nell'Ogliastra ad Ilbono in
particolare, ed uno autonomo nel novarese a Trecate, Cirina,
tipico del cagliaritano sembra specifico della zona di Selegas,
Senorbì e Silius, l'origine dovrebbe essere molto diversa,
quella del ceppo piemontese potrebbe derivare da modificazione
dialettali dell'etnico di Cerano (NO), quella dei ceppi sardi
probabilmente deriva da soprannomi originati dal vocabolo
arcaico dell'Ogliastra quali
cerina o
chirina (recinto
per ovini o maiali).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CIRINA: deriva da kirra, chirra,
cirra (vedi Chirra). Col
termine chirrìna
o kirrìna
o cirìna
si indica, nelle parlate centrali, il
recinto del maiale
o meglio della scrofa,
che qui in Campidano chiamiamo comunemente
s'aùrra;
vocabolo, quest'ultimo, che proviene dall'italiano antico
arella
= piccola stalla
e dal latino harula.
Per l'etimologia vedi Chirra. Non l'abbiamo trovato negli
antichi documenti da noi consultati. Attualmente è presente in
78 Comuni Italiani, di cui 35 in Sardegna: Senorbì 66, Cagliari
54, Assemini 27, Ortacesus 21, etc. |
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CERINI
CERINO
CERRINI
CERRINO |
Cerini ha più ceppi, nella zona che dal milanese, attraversa il
varesotto ed arriva all'alto novarese (Verbania, Intra), nel
mantovano, nella Toscana centro orientale ed in provincia di
Roma, Cerrini, decisamente meno diffuso, oltre ad un piccolo
ceppo milanese, ne ha uno fiorentino ed uno nell'alto perugino,
Cerino e Cerrino sono tipicamente del napoletano e salernitano,
dovrebbero derivare dal praenomen latino Cerrinus di cui abbiamo
un esempio a Pompei nel I° secolo con Marcus Cerrinus Vatia o
nell' Ab Urbe Condita di Tito Livio, dove leggiamo: "...Inter
multos nobiles equites Campanos Cerrinus Vibellius erat,
cognomine Taurea...". Tracce di questa cognominizzazione le
troviamo ad esempio nel 1500 a Perugia, dove nell'albo degli
scolari iscritti per l'anno 1572 troviamo un certo Cerrinus de
Cerrinis.
integrazioni fornite da
Alessandro Benfatto
il cognome Cerini é presente nell'archivio del Centro di Ricerca
Araldico.Infatti il cognome suddetto è stato fregiato con il
titolo di nobile di Venezia. |
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CERIOLI
CERIOTTI
CERIOTTO |
Cerioli è di origine cremonese, con buona presenza in tutta la
Lombardia ed in Emilia, Ceriotti è tipicamente lombardo del
milanese e del varesotto, Ceriotto è quasi unico ed è quasi
sicuramente dovuto ad errori di trascrizione del precedente,
potrebbero derivare da forme ipocoristiche di un soprannome
legato al vocabolo latino cirrus
(ricciolo),
indicante quindi una caratteristica fisica dei capostipiti, il
fatto di essere ricci di capelli. |
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CERIONESE
CERIONESI |
Sia
Cerionese che Cerionesi sono quasi unici, tipici del vebeziano,
potrebbero derivare da un soprannome dialettale veneziano
arcaico stante ad indicare chi conduceva in processione dei ceri
in occasione della festività dedicata alla Purificazione della
Madonna. |
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CERIONI |
Sembra
avere un ceppo nell'anconetano ed uno in provincia di Roma,
potrebbe derivare da un soprannome originato da una
caratteristica fisica, i capelli ricci, o dall'appartenere ad
una congregazione come portatore di ceri durante le processioni. |
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CERISE
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Cerise è tipicamente valdostano, potrebbe derivare da un
soprannome originato dal termine francese
cerisier
(ciliegio),
ma è pure possibile un collegamento con il termine dialettale
locale cere
(cera)
ed indicare quindi che il capostipite fosse un produttore di
quell'articolo, un apicultore. |
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CERMIGNANI
GERMIGNANI |
Cermignani, molto raro, ha un ceppo abruzzese, nel teramano e
nel teatino, ed uno romano, Germignani sembrerebbe unico ed è
probabilmente il frutto di un errore di trascrizione del
precedente, molto probabile una derivazione dal nome del paese
di Cermignano nel teramano, anche se non si può ignorare una
possibile connessione con il nome medioevale latino
Germinianus,
o Geminianus,
ricordiamo ad esempio il Patrono di Modena San Geminiano. |
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CERMINARA
CERMINARI
CERMINARO
GERMINARA |
Cerminara è un cognome tipicamente calabrese, Cerminari e
Cerminaro sono praticamente quasi unici, Germinara, molto raro,
è tipico del cosentino, di Campana soprattutto, e del crotonese,
potrebbero derivare da soprannomi originati dal mestiere dei
capostipiti, forse dei vivaisti, cioè dei padroni di un
germinarium
(vivaio). |
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CERNA
CERNE
CERNIC
CERNO |
Cerna è un cognome friulano tipicamente triestino, Cerne è la
forma più diffusa, anche nel goriziano, dello stesso cognome,
Cernic, anch'esso specifico del goriziano, ha la stessa origine,
così come Cerno che è invece tipico dell'udinese, tutti questi
cognomi dovrebbero derivare dal termine sloveno
c(e)rn (nero),
si dovrebbe trattare quindi di nomi attribuiti ai capostipiti
che da bambini erano caratterizzati dall'avere i capelli neri o
una carnagione più scura della norma. |
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CERNELLI |
Cernelli, molto molto raro, sembrerebbe specifico del
salernitano, di Prignano Cilento e di Ogliastro Cilento in
particolare, potrebbe essere di origini normanne e derivare dal
nome della località di Cernelium
(l'attuale Cerne nel Dorsetshire), nome che troviamo citato in
questo testo del 1125: "..Procurante igitur Almaro episcopo et
decernente sancto Dunstano, ossa sancti Edwoldi de terra
eleuata, cum ad episcopalem sedem Schireburnie ferri deberent, a
loco illo moueri non potuerunt. Episcopus igitur cum populo
genua flectit, orationibus humiliter instans; et Almarus comes
qui tunc aderat, vt ad Cernelium portaretur si ipse sanctus
dignaretur, cum ceteris deum exorat...". |
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CERNUSCHI |
Molto
raro è tipico del milanese, dovrebbe derivare dal toponimo
Cernusco sul Naviglio (MI), tracce illustri di questa
cognominizzazione le troviamo nel 1400 con lo scultore Luchino
Cernuschi, autore fra l'altro dell'Arca Torelli nella chiesa di
Sant'Eustorgio a Milano, nella prima metà del 1700 Paolo
Cernuschi è vescovo di Como. |
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CEROLINI |
Cerolini è specico della provincia di Macerata, di Civitanova
Marche in particolare, potrebbee derivare da una forma
ipocoristica del nome antico latino
Cerulus,
o Cerullus
(vedi anche CERULLI), ricordiamo con questo nome un re latino di
5 secoli prima della fondazione di Roma, potrebbe però anche
derivare da una modificazione del cognomen latino
Cerularius. |
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CERONE
CERONI
CERRONE
CERRONI |
Cerone è originario di Muro Lucano (PZ), ma esiste anche un
ceppo nell'aquilano nella zona tra Avezzano, Celano e
Collelongo, Ceroni ha un ceppo veneto tra vicentino, padovano e
veneziano ed un ceppo toscoemiliano, tra fiorentino, bolognese,
forlivese e soprattutto ravennate, Cerrone e tipico della fascia
che comprende Lazio, Abruzzo, Campania e foggiano, Cerroni è
laziale, questi ultimi 3 potrebbero anche derivare dal toponimo
Cerrone (CH) o Cerrone di Piediluco (TR), l'origine più
probabile dovrebbe però risalire al nome greco
Cerone,
nome del tiranno che distrusse Siracusa nel 270 a.C, dell'uso di
questo nome abbiamo un esempio a Napoli in un atto del 28 aprile
1555 Gio. Battista Carfagno e i suoi nipoti Ferdinando, Prospero
e Geronima (figli di Cornelio suo fratello defunto) si
obbligarono a pagare 20 ducati di oro a mastro Cerrone di
Bagnoli "acciò fabricasse la detta cappella", secondo un altra
ipotesi questi cognomi potrebbero derivare, soprattutto se
appartenenti a famiglie originarie di zone di montagna, dal
cerro
che è una varietà di quercia caratteristica forse del luogo in
cui quelle famiglie abitavano, personaggio di rilievo è stato
Giovanni Cerroni che nel 1351 fu nominato senatore e capitano
dal Papa ricevendone pieni poteri, e che governò Roma fino al
1352. |
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CERQUA
CERQUI |
Cerqua ha un ceppo laziale a Roma, Guidonia Montecelio (RM) e a
Sora e Broccostella nel frusinate, ed un ceppo campano a
Giugliano in Campania, Qualiano, Villaricca, Marano di Napoli e
Napoli nel napoletano, Cerqui sembra invece tipico del bresciano
e di Preseglie in particolare.
integrazioni fornite da
stefano Ferrazzi
Cerqua, presente da nord a sud del paese, è più tipicamente
campano e laziale, con ceppi maggiori nel napoletano e nel
romano e ceppi minori nel casertano e nel frusinate, Cerqui, più
raro del precedente, sembra specifico del bresciano, entrambi
questi cognomi derivano dal nome medievale
Cerqua
(variante del più comune Quercia),
da intendersi o come simbolo di forza (sia fisica che morale) o
come simbolo cristiano (la quercia, infatti, è una pianta cara
alla tradizione cristiana e il nome Cerqua potrebbe anche
riflettere il culto per la Madonna della Cerqua); dal punto di
vista etimologico, l'origine del termine
cerqua
(ancora in uso in alcuni dialetti) va ricercata nella stessa
metatesi dell'italiano quercia.
Per quanto riguarda i cognomi in questione, dunque, si tratta
delle cognominizzazioni dei nomi personali dei capostipiti,
anche se in alcuni casi non è esclusa una derivazione da
soprannomi ad essi attribuiti. |
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CERQUETI
CERQUETO
CERQUETTI |
Cerqueti
ha un ceppo marchigiano ed uno abruzzese, Cerqueto,
assolutamente rarissimo, è napoletano, Cerquetti sembrerebbe
specifico di Civitanova Marche (MC) ma con un ceppo anche a
Roma, potrebbe derivare da uno dei tanti toponimi presenti nelle
Marche ed in Umbria come ad esempio Cerquete (AN), Cerqueto (PU)
e (PG) e (VT), Cerqueta (FR), di quest'uso abbiamo un esempio
nel XIII° secolo: "...alumnus fuit Jacobus de Cerqueto, qui suis
orationibus obtinuit ...". |
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CERRATI
CERRATO |
Cerrati
molto raro è specifico del Piemonte, Cerrato è abbastanza
diffuso, sembra avere due ceppi autonomi, nel Piemonte
occidentale e nel napoletano e salernitano, potrebbero derivare
da toponimi contenenti la radice Cerr... cioè legati alla
presenza di cerri (varietà di querce), si ipotizza anche che il
ceppo campano possa in qualche modo definire una provenienza
dalla città di Acerra (NA). Tracce di questo cognome si trovano
ad Alba (CN) nel 1500 con il poeta Paolo Cerrato e
nell'astigiano a Tigliole fin dal 1600. |
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CERRETA
CERRETI
CERRETO
DA CERRETO
DE CERRETO |
Cerreta è
tipicamente campano, di Calitri nell'avellinese, Cerreti è
tipico dell'area centrale che comprende la Toscana, dove è
massivamente rappresentato nel fiorentino e nell'aretino, nelle
Marche e nel romano, Cerreto è tipicamente campano, del
napoletano, beneventano e soprattutto del casertano, con un
ceppo anche a Roma, Da Cerreto e De Cerreto sono praticamente
unici e parrebbero marchigiani, dovrebbero tutti derivare dal
nome del luogo d'origine o d'abitazione dei capostipiti, con
toponimi come Cerreta di Sant'Agata dei Goti nel beneventano,
Cerreto di Ariano Irpino o Cerreto di Lioni nell'avellinese,
Cerreto Sannita nel beneventano, Cerreto di Monte Cavallo nel
maceratese, Cerreto di Montegiorgio nel Piceno, Cerreto di
Saviano nel napoletano, Cerreto Guidi nel fiorentino o come
questi moltissimi altri, ma è pure possibile che derivino
semplicemente da soprannomi originati dalla presenza di un bosco
di cerri nelle vicinanze delle abitazioni delle famiglie. |
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CERRI
CERRUTI
CERUTI
CERUTTI |
Cerri è
presente in tutta la fascia occidentale dell'Italia centro
settentrionali ha più aree di origine, una nelle provincie di
Milano, Novara e Pavia, una nelle provincie di Pisa e Lucca,
almeno un'altra nel Lazio; Cerruti è ligure piemontese, Ceruti è
lombardo, Cerutti è lombardo piemontese. Tutti questi cognomi
deriverebbero da soprannomi legati alla presenza di uno o più
cerri (alberi) nelle vicinanze dell'abitazione delle famiglie o,
più probabilmente, da toponimi che contengono la radice Cerro,
estremamente diffusi in Italia, a titolo di esempio: Cerreto
Alpi (RE), Cerreto Castello (BI), Cerreto d'Asti (AT), Cerreto
Laziale (RM), Cerro al Lambro (MI), Cerro Maggiore (MI) ecc.
Tracce di famiglia Cerri la troviamo in Lunigiana, dove nel 1550
è presente con mansioni di notaio un tal Giovanni Michele dei
Cerri di Bigliolo, nel 1580 M. Antonio Cerri da Montone (PG)
scrive saggi sulla poesia lirica latina, nel 1770 a Pumenengo
(BG), troviamo in qualità di podestà Girolamo dei Cerri di
Vailate. |
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CERRO
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Ha un
ceppo nel savonese, a Quiliano in particolare ed uno nel
frusinate nella zona di Pontecorvo (FR), dovrebbe derivare da
toponimi come Cerro di Cassino (FR), Cerro Grosso (FR) o simili. |
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CERSOSIMO |
Specifico del cosentino, della zona di Mormanno in particolare,
deriva dal toponimo Cersosimo (PZ) (vedi CERZOSIMO).
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cersosimo è un cognome e toponimo lucano e calabrese che deriva
dall'espressione greca 'κυρ'
Ζώσιμος' = signor Zosimo. |
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CERULLI
CERULLO |
Cerulli,
abbastanza raro, sembrerebbe avere più ceppi distinti, a Monte
Argentario (GR), a Roma e a Napoli, Cerullo, molto diffuso in
tutta la Campania e nel potentino, ha un ceppo nel catanzarese,
zona di Montauro e Squillace, ed uno nel Salento a Maglie,
dovrebbero tutti derivare dal praenomen romano Cerullus di cui
abbiamo un esempio in un'antica lapide romana: "Laribus Augustis
mag(istri) reg(ionis) III - vici Corniclar(i) -ann(o) LXI
aediculam vetustate - vexatam et tectum eius - sua impensa
refecerunt - et marmorarunt - C(aius) Iulius Macareus - M(arcus)
Graecinius Cerullus - N(umerius) Graecinius Philetus - M(arcus)
Gavius Speratus - L(ucio) Iunio Gallione - T(ito) Cutio Cilto
co(n)s(ulibus) ", troviamo tracce di questa cognominizzazione
nell'avellinese a Montoro in un atto d'indulto del 1340 concesso
da Roberto d'Angiò. |
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CERVASI
CERVASIO |
Cervasi, assolutamente rarissimo, è dell'anconetano, Cervasio è
tipico del napoletano di Napoli, Pozzuoli, Torre del Greco e
Sant'Antimo e di Lioni nell'avellinese, dovrebbero derivare
dalla forma medioevale germanica
Cervasius
derivata dal nome latino
Gervasius. |
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CERVELIN
CERVELLA
CERVELLI
CERVELLINI
CERVELLINO
CERVELLO |
Cervelin è praticamente unico, Cervella, assolutamente
rarissimo, è del centro Italia, Cervelli ha ceppi in Toscana, in
Umbria, nel romano e nel reatino, uno a Napoli e Casoria nel
napoletano ed uno in Puglia, a Bitonto nel barese, a Taranto ed
a Lecce, Cervellini ha un piccolo ceppo tra riminese e pesarese,
uno a Civitanova Marche nel maceratese, uno in Abruzzo
nell'aquilano a Trasacco, Avezzano e Luco dei Marsi e nel
teramano a Giulianova e Martinsicuro, ed uno a Roma e Palombara
Sabina nel romano, Cervellino è specifico del potentino, di
Oppido Lucano, Genzano di Lucania e Venosa, Cervello,
sicuramente meridionale, ha un piccolo ceppo a Barletta nel
barese ed unoa Palermo, con un piccolissimo ceppo anche a
Caltagirone nel catanese, dovrebbero derivare, direttamente o
attraverso forme ipocoristiche, anche dialettali, da alterazioni
del nome medioevale latino
Cervelius, una forma alterata
del nomen latino Servilius,
il personale gentilizio della
Gens Servilia, o del nomen
latino Cervilius. |
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CERVELLATI |
Cervellati è tipicamente emiliano, di Bologna soprattutto e di
Imola, Molinella e Castenaso nel bolognese di Ferrara ed Argenta
nel ferrarese e di Ravenna, si possono ipotizzare due possibili
origini soprannominali, la prima dal termine
cervellata
(un tipo di salsiccia allo
zafferano), ipotizzando così
che i capostipiti potessero essere dei salumieri, la seconda,
molto lontana dalla prima come significato, ipotizza invece una
derivazione dal termine medioevale
cervelliera
(un tipo di elmo),
in questo caso i capostipiti potrebbero essere stati dei
militari, dotati cioè di cervelliera. |
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CERVELLERA
CERVELLERI
CERVELLERO |
Cervellera è specifico della zona che comprende il brindisino e
il Tarentino, Cervelleri e Cervellero, praticamente unici,
dovrebbero essere dovuti ad un errore di trascrizione,
dovrebbero derivare da un nome di mestiere, ma è anche possibile
che derivino da soprannomi originati dal termine normanno
cervillier
(una sorta di elmo o bandana di
metallo posta attorno al capo),
tracce di questa cognominizzazione si trovano almeno dal 1700 a
Palagiano (TA), dove ad esempio nella seconda metà del secolo
Pietro Cervellera è Priore della Confraternita del SS.mo
Sacramento.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cervellera è un cognome di origine soprannominale che origina
dal sostantivo "cervello",
latino 'cerebellu(m)'
diminutivo di 'cerebrum',
inteso come "parte principale dell'encefalo, posta nella cavità
cranica", ma anche "senno,
intelletto, intelligenza".
Etimologicamente connessa anche la derivazione da 'cervelliera'
= cervillier
(vedi anche CERVIGLIERE). |
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CERVERA
CERVERO |
Tipico
napoletano o meglio ischitano Cervera è abbastanza raro,
Cervero, anch'esso napoletano, è decisamente più raro,
dovrebbero essere di origine spagnola e derivare dal nome greco
Kerberos latinizzato in Cerberus con il significato di guardiano
o di uno dal carattere severo, modificato poi dagli spagnoli in
Cervero, ma è pure possibile che derivino dal nome della
località spagnola Cervera capoluogo della regione di Segarra in
Catalogna, in Spagna il casato nobile dei baroni De Cervera era
già presente nel 1100. Del cognome Cervera si hanno tracce ad
Ischia già nel 1600 quando in un atto troviamo citato un tal
Melchiorre Cervera accusato di omicidio. |
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CERVETTI
CERVETTO
CERVOTTI |
Cervetti ha un ceppo ad Alessandria e nell'alessandrino ed uno a
Frassinoro, Modena e Sassuolo nel modenese, Cervetto è specifico
di Genova e del genovese e savonese, Cervotti è quasi unico,
dovrebbero derivare dal nome medioevale
Cervetus
o Cervottus
di cui abbiamo un esempio alla fine del 1200 con il bolognese
Cervetus o Cervottus Accursius (1240 -1287) insigne giurista,
amante anche dello studio delle lingue antiche d'Italia e di
Francia. |
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CERVI
CERVO |
Cervi
sembra avere oltre al nucleo primario in Emilia, anche uno in
Lombardia, uno nel trevigiano ed uno nelle province di Roma e
Frosinone, Cervo sembra avere un ceppo tra vicentino e bellunese
ed uno in Campania, dovrebbero derivare dal cognomen latino
Cervius, che si ritrova ad esempio in un'antica lapide romana:
"Q(uintus) Cervius Q(uinti) l(ibertus) Fidelis v(ivus) f(ecit)
sib(i)". Troviamo tracce di questa cognominizzazione in una
pergamenna conservata in Bergamo, dove si legge: "...ad banchum
iuris sapientis viri dom. Peterzoli de Cervis de Cremona...". |
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CERVIGLIERE |
Cervigliere sembrerebbe ormai scomparso in Italia, dovrebbe
derivare da un soprannome derivato dal fatto che il capostipite
utilizzasse appunto il
cervigliere, una sorta di elmo
medioevale di cui abbiamo un esempio nei bandi lucchesi del
1300: "...Et.tucti li mercadanti et artifici, in qualunqua porta
della cità di Lucca abitano, li quali avessero boteghe o
mercantie in ella contrada dove il fuoco fusse acceso, et tucti
li omini di quella porta dove il fuoco fusse accesso,
liberamente et senza pena possano traere per spegnare lo dicto
fuoco, per cavare et portare via le dicte mercatantie, senza
alcuna arme offendevole o defendevole, se non con pavese o
rotella, cervigliere o segure, a quella pena che per suo
arbitrio torre volesse...". |
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CERVINI
CERVINO |
Cervini sembra avere due ceppi, uno nel varesotto ed uno nel
Lazio, Cervino è tipicamente meridionale, della Campania,
Basilicata, Puglia e Calabria, dovrebbero derivare dal nome
medioevale Cervinus,
la cognominizzazione di questo nome è già presente nel 1500
quando troviamo ad esempio un Cardinal Marcello Cervini
(1501-1555) amministratore apostolico della Diocesi di Reggio
Emilia. |
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CERVIONE
CERVIONI
CERVONE
CERVONI |
Cervione è proprio unico, Cervioni, quasi unico, parrebbero del
centro Italia, Cervone sembra tipico del napoletano, con un
possibile ceppo nel barese, Cervoni è decisamente laziale,
potrebbero derivare, direttamente o attraverso una
modificazione, dal cognomen latino
Cervo,
Cervonis,
di cui si trova un esempio su di un'antica lapide: "D(is)
M(anibus) - Claudi Cervoni - Ionici lib(erti)". Tracce di
questa cognominizzazione si trovano a Norcia in un atto del
1565, dove si legge: "...Coram magnifico domino Thoma Cervone de
Colle gubernatore et illius dominis audit...". |
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CERZA
CERZOSO |
Cerza, molto raro, è tipico campano. Cerzoso, altrettanto raro,
è specifico del cosentino.
ipotesi fornite da
Gianpaolo Ferrara
Cerza era un cognome molto diffuso nell'entroterra meridionale
sannita. Cerzoso molto probabilmente deriva da Cerza e
cerza
in dialetto avellinese e beneventano sta a significare
quercia,
quindi essere una quercia cioè essere di buona salute o di forte
carattere. Esempio: kella
femmena è na cerza, cioè
quella donna è forte. |
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CERZOSIMO
CERZOSO |
Cerzosimo, molto molto raro, è nel salernitano a Montecorvino
Rovella e nel cosentino, Cerzoso, assolutamente rarissimo, è del
cosentino, dovrebbero derivare dal toponimo Cersosimo (PZ).
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cersosimo è un cognome e toponimo lucano e calabrese che deriva
dall'espressione greca 'κυρ'
Ζώσιμος' =
signor Zosimo
(N.d.r. Zosimo è il nome
dell'abate fondatore del monastero basiliano che diede sviluppo
al paese). |
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CESANA
CESANO |
Cesana è
originario del milanese e comasco, Cesano ha due ceppi, uno
nelle provincie di Torino e Cuneo ed uno in puglia nel leccese e
brindisino. Dovrebbero derivare da soprannomi originati da
toponimi quali: Cesana Brianza (LC), Cesano Boscone (MI), Cesana
Torinese (TO), Cesano (TE). |
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CESARANO |
Cesarano,
tipicamente campano è soprattutto specifico di napoletano e
salernitano, dovrebbe derivare da toponimi come Cesarano di
Sorrento (NA), Cesarano di Cesara (CE) o Cesarano di Tramonti
(SA). |
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CESARATTI
CESARATTO
CESARETTO
CESAROTTO |
Cesaratti sembrerebbe ormai estinto, le ultime tracce sono
marchigiane, Cesaratto parrebbe originario della provincia di
Pordenone, zona di Spilimbergo e Vivaro, Cesaretto dovrebbe
essere rovigoto, Cesarotto è tipico padovano, questi cognomi
derivano da ipocoristici del cognomen latino
Caesar (Cesare). |
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CESARE
CESARI
CESARINI
CESARIS
CESARO
CESARO'
CISARO'
DE CESARE
DE CESARI
DE CESARIS
DI CESARE
DI CESARI |
Cesare
è presente a macchia di leopardo in tutt'Italia, ma il ceppo più
significativo è in Campania, nel napoletano e nel beneventano,
Cesari è presente in tutt'Italia, ma maggiormente nel centro ed
in Emilia e Romagna, con un ceppo anche nel leccese, Cesarini è
proprio della fascia che comprende Marche, Umbria e Lazio,
Cesaris è lombardo, Cesaro ha un ceppo veneto, con particolare
concentrazione nel trevisano, veneziano e soprattutto padovano,
ed in Campania nel casertano, napoletano e salernitano, Cesarò
sembrerebbe siciliano, con un ceppo nel trapanese, a Marsala,
Erice, Trapani e Custonaci, Cisarò, molto più raro, ha un
piccolo ceppo a Calatafimi nel trapanese, De Cesare è molto
diffuso in tutto il sud peninsulare, soprattutto in Campania ed
in Puglia, Di Cesare è più diffuso nel Lazio, in Abruzzo,
Molise, foggiano, casertano, napoletano e palermitano, De
Cesari, ha un ceppo tra bresciano e mantovano, uno nel lucchese,
uno nel forlivese ed uno nel romano, Di Cesari, assolutamente
rarissimo, parrebbe romano, De Cesaris è del Piceno, Abruzzo,
Lazio, ternano e grossetano. Questi cognomi derivano,
direttamente o tramite forme ipocoristiche, dal cognomen latino
Caesar
(Cesare),
portato dal più famoso dei condottieri dell'antica Roma, tanto
da venire immortalato come sinonimo mondiale del termine
imperatore, basti pensare al Kaiser germanico o allo Czar russo,
che hanno appunto tratto origine da questo nome. |
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CESCHI
CESCHIN
CESCHINA
CESCHINI
CESCHINO
CESCON
CESCONI |
Ceschi è tipico veronese, Ceschin è specifico del trevisano e
del vicino pordenonese, Ceschina molto raro è del comasco,
Ceschini, più raro, sembra avere un ceppo nel basso trentino ed
uno in provincia di Macerata, Ceschino è rarissimo e parrebbe
del torinese, Cescon è specifico del trevisano e del vicino
veneziano, Cesconi è quasi unico, derivano tutti direttamente o
tramite ipocoristici o accrescitivi, più o meno modificati dal
dialetto, dall'aferesi del nome
Francesco, tracce di queste
cognominizzazioni le troviamo nel 1500 a Riva del Garda in
trentino negli atti di una causa tra un certo Bartolomeo
Gomberti e Francesco Ceschini di Gargnano nel bresciano, verso
la fine del 1500 si trovano atti di un notaio Francesco Ceschini
di Cologna in Alto Adige. |
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CESCHIA |
Ceschia è specifico del Friuli Venezia Giulia, di Udine, Nimis,
San Daniele del Friuli, Magnano in Riviera, Gemona del Friuli e
Tarcento nell'udinese, di San Canzian d'Isonzo nel goriziano e
di Trieste, dovrebbe trattarsi dell'italianizzazione del nome
sloveno Cèscje,
una forma aferetica del nome slavo
Francèscje
(Francesca). |
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CESETTI
CESI
CESINI |
Cesetti ha un ceppo nel Piceno a Montegiorgio, Serviglisano,
Montappone e Sant'Elpidio a Mare, con una discreta presenza
anche nel maceratese a Mogliano, un secondo ceppo lo presenta in
Lazio, a Roma ed a Tuscania nel viterbese, Cesi, molto raro,
sembra avere due ceppi, uno nel brindisino ed uno nel Lazio,
Cesini ha un ceppo ad Ancona e Recanati nel maceratese, uno a
Roma ed uno molto piccolo a Trieste, sembrerebbero tutti
derivare, direttamente o attraverso varie forme ipocoristiche,
dalla Gens latina Cesia,
secondo alcune ipotesi la zona originaria sarebbe Cesi, un
castello umbro dal quale sarebbe fuggito il Pietro Cesi
capostipite della nobile famiglia romana, altri addirittura
fanno risalire le origini ad un tale
Ceso o
Ciso,
figlio di Temeno re di Micene e di Argo (1190-1100 a.C.). Al
casato dei Cesi appartennero Vescovi, Cardinali, Priori, Conti,
Duchi e Marchesi, sia nel Lazio che in Umbria. (vedi anche
CESINARO) |
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CESINARO |
Cesinaro, assolutamente rarissimo, specifico del teatino,
dovrebbe essere originario di San Giovanni Teatino in provincia
di Chieti, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine
medioevale cesinare,
cioè colui che lavora nelle
cesinas (unità
di misura agricola), leggiamo
negli Statuti di Laurino:
"...et Baiulos qui fuerint pro tempore prpportionaliter
dividendos, et qui eum accusabit habeat de ipsa pena tarenos
tres, et si animalia ibunt ad labores cesinarum ibi forsan
faciandarum .. ..tem si quis fecerit cesinas in territorio
comuni Laurini in Carpineto et Sorbato, solvat Curie tarenos
septem, et medium,...". |
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CESTARA
CESTARI
CESTARO |
Cestara,
rarissimo, sembra di Colliano (SA), Cestari ha un importante
nucleo nel Trentino, in Emilia tra le province di Modena e
Ferrara e nel rovigoto, uno nel torinese ed uno tra napoletano e
salernitano, Cestaro è veneto con un ceppo forse non secondario
nel napoletano e salernitano, dovrebbero tutti derivare dal
mestiere di cestai o venditori di cesti, tracce di queste
cognominizzazioni le troviamo in Veneto fin dal 1600, ad esempio
una famiglia Cestaro è menzionata tra i ricchi possidenti di
Cividale, nel 1700 troviamo a Napoli un tal Jacopo Cestaro
maestro di pittura. |
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CESTER
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Cester è tipico dell'area trevisano, veneziana, con presenze
significative anche nel vicino padovano e pordenonese, la
presenza nel Lazio potrebbe risalire all'esodo forzato di
manovalanza veneta in occasione della bonifica delle paludi
pontine, dovrebbe risalire al termine veneto per
cestaio,
o produttore di cesti, tracce di questa cognominizzazione le
troviamo a Portogruaro nella seconda metà del 1700 con il
calzolaio e poi conciatore di pellami Francesco Cester. |
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CESTRONE
CESTRONI |
Cestrone è specifico del casertano, di Sessa Aurunca,
Roccamonfina, Teano e San Prisco, Cestroni, quasi unico,
sembrerebbe laziale, dovrebbero derivare da un soprannome
originato dal termine medioevale
cestro, cestronis,
la betonica,
una pianta dall'odore di limone utilizzata in passato per la sua
azione specifica contro le cefalee e perchè favorisce la
cicatrizzazione delle ferite, forse ad indicare nel capostipite
un erborista o comunque una specie di medico. |
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CETARELLI
CITAREDO
CITARELLA
CITARELLI
CITARELLO
CITTARELLI
CITTARELLO |
Cetarelli è unico ed è una forma alterata di Citarelli, che ha
un ceppo a Napoli ed uno a Foggia e Bari, Citarella è un cognome
tipicamente meridionale, con un ceppo campano, particolarmente
nel salernitano a Nocera Inferiore, con presenze significative
anche a Nocera Superiore e Pagani, a Napoli e Mugnano di Napoli,
uno ad Aversa nel casertano ed uno a Benevento, ed un ceppo
pugliese a Bari, Citarello è praticamente unico, Cittarelli,
molto raro, è specifico di Terracina nel latinense, Cittarello,
estremamente raro, sembrerebbe del maceratese, Citaredo, quasi
unico, parrebbe campano, tutti questi cognomi dovrebbero
derivare dal mestiere di
citaredo (suonatore
di cetra, dal termine latino
cithara),
ma potrebbero anche derivare dai molti nomi di località che
prendevano il nome dalla presenza di un tempio o di una statua
della Venere Citarea, è anche possibile che in alcuni casi
derivino da una forma ipocoristica del nome, soprannome
medioevale Citara,
troviamo tracce di queste cognominizzazioni a Napoli nella
seconda metà del 1500 con il casato marchionale dei Citarella. |
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CETRARA
CETRARI
CETRARO |
Cetrara e
Cetrari sono praticamente unici, Cetraro è un cognome tipico del
cosentino di Sangineto, Aieta, Praia a Mare e Verbicaro,
dovrebbero derivare dal toponimo Cetraro (CS). |
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CETRULLO
CETRULO
CITRULLO
CITRULO |
Cetrullo è specifico di Pescara, con un piccolo ceppo a
Miglianico nel teatino, Cetrulo ha un ceppo nell'avellinese a
Caposele ed a Sant'Andrea di Conza, e ad Eboli nel salernitano,
Citrullo è unico, Citrulo, praticamente unico, è
dell'avellinese, dovrebbero derivare da soprannomi basati sul
termine latino cetrullus
(anguria),
probabilmente ad indicare nel capostipite un coltivatore di quel
tipo di frutti. |
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CETTI
CETTINI
CETTO |
Cetti ha un ceppo lombardo nel comasco, a Laglio, Lenno, Como e
Tremezzo, e nel bresciano e veronese ed un ceppo toscano nel
fiorentino, pisano e livornese, Cettii è quasi unico, Cetto è
tipicamente trentino, di Levico Terme in particolare, dovrebbero
derivare direttamente o tramite un'ulteriore forma ipocoristica,
da ipocoristici aferetici di nomi come
Dolce,
Lancia,
Lucio,
o altri nomi simili. |
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CEVA
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Ceva è
tipicamente piemontese, dell'alessandrino, di Valenza e Tortona,
dovrebbe derivare dal toponimo cuneese di Ceva, ad indicarlo
probabilmente come luogo di provenienza del capostipite. |
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CEVASCO |
Cevasco è
tipicamente ligure, di Genova in particolare, potrebbe derivare
da una forma arcaica dell'etnico del paese di Ceva (CN), tracce
di questa cognominizzazione le troviamo a Bargagli (GE) fin dal
1500 quando i Cevasco erano una delle due famiglie dominanti pur
non essendo nobili, agli inizi del 1600 Alessandro Invrea
(Doria) Patrizio genovese sposa Maria Cecilia Cevasco, figlia di
Francesco Cevasco. |
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CEVENINI |
Cevenini è tipicamente emiliano, di Bologna in particolare, e
del bolognese, di Sasso Marconi, Casalecchio di Reno, Zola
Predosa, Pianoro, Sal Lazzaro di Savena, Ozzano dell'Emilia e
Medicina, dovrebbe derivare dal nome medioevale
Ceveninus,
di cui abbiamo un esempio d'uso nel 1275 a Bologna, quando, in
un conflitto tra faentini e bolognesi morì tra gli altri un
certo Ceveninus de Çovençonibus: "... In quo quidem supradicto
conflictu mortui fuerunt de magnis et nobilioribus de Bononia,
de parte Geremiorum, scilicet d. Nicholaus Baçaleriis, d.
Rigucius de Galluciis, d. Thomaxinus de Riosti, d. Ugolinus
Çanboni doctor legum, d. Nicholaus de Tencarariis iudex, d.
Sovranus de Stupa, dominus Lanbertinus Pacis, d. Ceveninus de
Çovençonibus et duo sui filii, dominus Lanbertinus Piçella, d.
Ugonittus de Garixinis, d. Guilielmus de Malavoltis, d.
Franciscinus de Ducia, d. Pirulinus domine Hostie, d. Albertus
de Sala, d. Albertus de Caçe et Bartolomeus de Baxacomatre, et
alii infiniti ...", nome la cui originedovrebbe essere celtica e
derivare per betacismo dal termine gallico
cebenna (alture,
montagne), con la stessa
etimologia delle Cevennes francesi. |
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CEVOLANI |
Cevolani
è tipico di Cento nel ferrarese e di Pieve di Cento e Bologna
nel bolognese, dovrebbe derivare dall'etnico del paese di Cevola
nel parmense o di Cevolabbate nel riminese. |
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CHA
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Cognome tipico di Aquila di Arroscia (IM).
integrazioni fornite da
Guillermo Cha - Argentina (tratto da il secolo XIX°)
Racconta lo storico locale Domenico Quartino che Carlo Magno
creò un feudo in Belgio che diede in possesso alla famiglia dei
Cha. "Questi - spiega Quartino - erano amanti della libertà e
decisero di aiutare i greci nella lotta contro i pirati, ma la
spedizione fu una vera catastrofe: furono tutti uccisi. Si salvò
Joannes Cha, monaco a Venezia. Allora Aquila di Arroscia era una
base della Repubblica di Venezia e veniva utilizzata per spiare
la vita di Albenga, che apparteneva ai genovesi. Il Doge,
conosciuta la storia del glorioso feudo, chiese al Papa una
dispensa per Joannes, la ottenne, diede sua figlia in sposa
all'ex monaco e mandò la coppia a governare sul borgo ligure.
Fino a settant'anni fa - ricorda ancora Domenico Ouartino - il
settanta per cento degli abitanti di Aquila di Arroscia era uno
dei Cha e ancora oggi sono abbastanza presenti in paese". |
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CHABAUD
CHABOD |
Chabaud, pressocchè unico è del cuneese, Chabod è tipicamente
valdostano, di Aosta, Saint Pierre, Villeneuve e La Salle,
entrambi derivano dal cognome provenzale
Chabaud
che potrebbe essere derivato da un soprannome originato dal
vocabolo latino caput
(testa),
forse a caratterizzare una testa particolarmente grossa del
capostipite, secondo altri si tratterebbe invece di una forma
contratta derivata dal nome germanico
Theodbald
a sua volta derivato dai germanici
theod (popolo)
e da bald
(coraggio audace)
con il senso di razza audace,
ma è pure possibile che derivi da toponimi con la radice Chabot
come ne esistono alcuni in Francia. |
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CHAPEL
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Molto
molto raro è tipico della zona tra le province di Cuneo e di
Savona, potrebbe essere di origine francese e derivare da
toponimi contenenti il termine Chapelle (Cappella). |
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CHARRIER |
Charrier
è tipico del torinese, di Perosa Argentina in particolare, di
origini francesi, probabilmente originario della Vandea
derivarebbe dal mestiere di carrettiere svolto dal capostipite,
ma in alcuni casi potrebbe trattarsi di una forma tronca del
cognome savoiardo Charriere. |
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CHARRIERE |
Charriere, molto molto raro è tipico di Saint Vincent in Val
d'Aosta, dovrebbe essere un cognome originario dell'alta Savoia
e derivare dal toponimo la Charrière presente sia in Savoia che
altrove in Francia. |
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CHEBARO
CHIBARO
CHIBBARO |
Chebaro sembra essere unico ed è probabilmente dovuto ad un
errore di trascrizione di Chibbaro che assieme al molto più raro
Chibaro è specifico della Sicilia, ed in particolare
dell'agrigentino e del palermitano, dovrebbero tutti derivare
dal nome arabo Akbar
(il grande),
ricordiamo con questo nome il grande persiano Jalaluddin
Muhammad Akbar (1542 - 1605) conquistatore dell'India e che è
considerato il più importante imperatore dell'Impero Mogul.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Chibbaro è cognome siciliano e calabrese che viene dalla voce
siciliana 'chibbu'
= club, circolo.
Rohlfs 75. (n.d.r. ???) |
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CHECCA
CHICCA |
Checca, quasi unico, sembrerebbe laziale o abruzzese, Chicca ha
un ceppo toscano a Vecchiano nel pisano, a Lucca, Massarosa e
Viareggio nel lucchese, a Massa ed a Livorno, ed uno laziale, a
Castel Madama , Roma, Tivoli e Guidonia Montecelio nel romano,
dovrebbero derivare da un soprannome ipocoristico dialettale
aferetico contratto per
Francesca, probabile nome della
madre dei capostipiti. |
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CHECCACCI
CHECCHETTI
CHECCHETTO
CHECCHI
CHECCHINI
CHECCHINO
CHECCO
CHECCONE
CHECCONI
CHECCUCCI |
Checcacci è specifico dell'aretino, di Bibbiena, Pratovecchio,
Arezzo e Castel San Niccolò, di Firenze, Grosseto e Livorno,
Checchetti, molto molto raro, è del padovano, Checchetto tipico
del padovano e veneziano ha un ceppo più definito a Padova,
Checchi è di origine tosco emiliana, Checchini sembrerebbe
veneto, ha un ceppo a Verona e Bussolengo (VR) ed uno a Padova,
ma è presente in maniera significativa anche a Roma, Checchino,
che sembra unico, è dovuto ad un errore di trascrizione del
precedente, Checco è specifico di Motta San Giovanni (RC),
Checcone è probabilmente un'errore di registrazione di Checconi
che ha un ceppo a Cortona (AR) tra aretino e perugino ed uno
romano, Checcucci, probabilmente originario del fiorentino, ha
un grosso ceppo a Firenze e San Casciano In Val Di Pesa, con
presenze significative anche nel senese ed a Foligno (PG),
derivano tutti, direttamente o tramite ipocoristici,
accrescitivi o dispregiativi, da una variazione familiare
dell'aferesi del nome Francesco
e da suoi ipocoristici, di quest'uso parla anche Ludovico
Antonio Muratori nella sua Dissertazione
Dei Nomi e Soprannomi degli Antichi:
"...Né pur noi facciamo altrimenti a' nostri tempi, perché
diciamo Checco invece di Francesco; Goro in vece di Gregorio;
Pippo in vece di Filippo; Meo in vece di Bartolomeo, Ghitta in
vece di Margherita...". |
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CHECCOLA
CHECCOLI |
Checcola è praticamente unico, Checcoli ha un ceppo emiliano ad
Argenta nel ferrarese, a Lugo e Fusignano nel ravennate ed a
Bologna, ed uno molto piccolo a Roma, dovrebbe derivare da una
forma ipocoristica dialettale composita di una forma aferetica
contratta del nome Francesco
o Francesca,
probabile nome dei capostipiti. |
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CHECHI
CHECO |
Chechi è toscano, di Grosseto e Civitella Paganico nel
grossetano e di San Quirico d'Orcia, Montepulciano, Siena e
Radicofani nel senese, Checo, quasi unico, sembrerebbe
friulano, dovrebbero derivare da una forma ipocoristica
aferetica contratta riferita ad un capostipite di nome
Francesco,
che si comprime in Checo
per aferesi. |
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CHECOLA |
Checola ha un ceppo a Paduli nel beneventano ed uno a San Severo
nel foggiano, potrebbe trattarsi di una forma dialettale di un
ipocoristico composito di una forma aferetica contratta del nome
Francesca,
ma non si può escludere che si tratti invece di un'alterazione
del nome ebraico Chalcol. |
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CHECUZ
|
Checuz, assolutamente rarissimo, sembrerebbe veneto, del
trevisano in particolare, dovrebbe derivare da una forma
ipocoristica aferetica contratta dialettale di stampo friulano
riferita ad un capostipite di nome
Francesco,
che dapprima si comprime in
Checo per aferesi e poi al
diminutivo familiare diventa
Checuz, per
Checcuccio. |
|
CHELDI
|
Cheldi, molto molto raro, è specifico del modenese, di Lama
Mocogno in particolare, dovrebbe derivare dalla forma aferetica
del nome medioevale Richelda
o Wischeld
del primo abbiamo un esempio d'uso in un
Breve Libelli
del 1170 a Brescia, dove tra l'altro leggiamo: "Die mercurii .V.
intrante mense agusti. Infra monasterium Sancte Iulie,
constitutum in civitate Brixia. Presencia horum hominum quorum
nomina inferius continentur, per cartam quam sua tenebat manu
domna Richelda, monasterii predicti abbatissa, investivit
Raimundum Pychozum, vice Andręę et Widonis nepotum suorum et
Ottonis et Gerardini similiter nepotum eiusdem ..". |
|
CHELI
CHELLI
CHELLINI
CHELLINO
CHIELI
CHIELLI
CHIELLINI
CHIELLINO
CHIELLO |
Tutti tipici toscani, sia Cheli che Chelli oltre ai vari ceppi
in tutta la regione presentano anche un ceppo bolognese,
Chellini è specifico di Firenze e del fiorentino, di Scandicci,
Greve in Chianti e Tavarnelle Val di Pesa, di Siena e del
senese, di Colle di Val d'Elsa e Monteriggioni, e di Livorno,
Chellino, assolutamente rarissimo, parrebbe del cosentino,
Chieli è specifico della zona tra aretino e perugino, di
Sansepolcro ed Anghiari nell'aretino e di Città di Castello e
San Giustino nel perugino, Chielli ha un piccolo ceppo toscano
ed uno a Noci nel barese, ed a Palagianello nel tarentino,
Chiellini, anch'esso toscano, è specifico di Pisa e del pisano,
di Cascina in particolare, e di Livorno e di Rosignano Marittimo
nel livornese, Chiellino, molto raro, è specifico di Catanzaro e
Carlopoli nel catanzarese, di Cutro nel crotonese e di Cassano
allo Ionio nel cosentino, Chiello ha un ceppo a Vairano Patenora
nel casertano e ad Eboli nel salernitano, uno a Stornarella nel
foggiano ed uno, il più rappresentativo, a Bagheria e Palermo
nel palermitano, dovrebbero tutti derivare, direttamente o
tramite ipocoristici, dall'aferesi del nome
Michele,
o Michiello,
sua forma arcaica, tracce di questa cognominizzazione le
troviamo a San Miniato nel 1300, in un atto del 1336 si legge:
"...Dominorum Della Scala. Existente Maiore Exactore ser Michele
Chelis de Sancto Miniato, et Camerario Dectoro Dellieto...". |
|
CHENAL
|
Tipicamente valdostano, di probabili origini savoiarde, dovrebbe
derivare da un toponimo originato dalla presenza di un canale o
che rappresenti una specie di canale. |
|
CHENET
|
Chenet è
tipico del bellunese, di Concenighe Agordino, Gosaldo Rocca
Pietore e Feltre e di Bassano del Grappa nel vicentino, dovrebbe
derivare dal nome della frazione Chenet di Concenighe Agordino. |
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CHERCHI
CHERCHIA
CHIERCHIA
CHIERCHIO |
Cherchi è decisamente sardo, Chierchia è napoletano, Cherchia e
Chierchio sono rarissimi è dovrebbero essere un errore di
trascrizione di Chierchia, dovrebbero tutti derivare da Kyerikos
nome greco bizantino con il significato di letterato o scrivano.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cherchi è un cognome sardo che corrisponde al nome di un
villaggio medievale Kerki,
situato a 5 km a sud est di Porto Torres, che deriva
probabilmente dal gentilizio latino
Cercius.
M. Pittau, Dizionario dei Cognomi di Sardegna, 1, p. 205.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CHERCHI: cherchi, cherqui,
kerki, kercu, kercos in
logudorese è la quercia da
sughero o il
rovere;
in Campidano la quercia
è detta su ciuèxu
o ciurèxu,
mentre il rovere
è detto su làndiri
'e arròya
> orròli
(dal latino robur),
nelle parlate centrali. In latino abbiamo
quercus
per la quercia
(da sughero). Cognome comune a tutta la Sardegna. La quercia del
resto, è la regina della macchia mediterranea, ed è l'albero più
amato e rispettato dai sardi. Il suo taglio è assolutamente
proibito dalle leggi forestali dell'isola. Il suo sughero è
ancora oggi una risorsa del territorio della Sardegna È
opportuno qui ricordare che vi sono vari centri abitati e
toponimi che portano questo nome. Cerki (detto anche Kerki, o
Querqui, Chercos nelle carte antiche), abitato scomparso,
ubicato tra Sassari e Portotorres. La villa (bidda) in periodo
medioevale appartenne alla Curadorìa di Flumenargia, nel regno
giudicale di Torres. Passò poi al regno di Sardegna, quindi al
regno di Arborea e di nuovo al regno di Sardegna dopo il 1388.
Andò spopolandosi definitivamente nella prima metà del XV°
secolo. Cherchèdu, abitato scomparso, ma che diede poi origine
al centro abitato di Siligo. Cerchìllo ( Therchillo o Terquidu),
abitato scomparso. Il paese si spopolò definitivamente alla fine
del XVII° secolo( i registri parrocchiali alla data del 1691,
attestano: "no tiene habitadores - Di. Sto. Sa. di F. C.
Casula), ed il suo territorio fu inglobato in quello di
Ittireddu. Rimane infine un altro, Cerchillo, che è l'attuale
Berchidda.
Come cognome Cherchi è presente nelle carte antiche, in diverse
varianti. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388,
figurano: Cerchi (de) Joanne, ville Cerchillo(* Cerchillo...
attuale Berchidda. Curatorie de Costa de Valls); Cerchido (de)
Nicolao, ville Zaramonte( * Zaramonte... odierno Chiaramonte.
Contrate de Anglona - Chiaramente); Cerchilo(de) Margiane, major
ville de Dure (Montis Acuti) ( * Dure.distrutto - salto di Bitti
( Contrate Montis Acuti - Ozieri); Cercho Petro, jurato ville
Curie (* Curie.distrutto. Contrate Campitani Simagis); Cercos
Michael, ville Algueri(Alghero); Cerquillo (de)Bonifacio, majore
ville Tinura (* Tinura o Tinnura. Castri Serravallis); Cherqui
(de) Anthonio, majore ville Cerchillo; Cherqui (de) Antonio,
ville Macumerii; Cherqui (de) Baldofino, ville
Culleri(Cuglieri); Cherqui (de) Guantino, jurato ville Alary ( *
Alary. odierno Alai. Contrate Partis Varicati - Barigadu);
Cherqui (de) Gunnario, majore ville Ribechu ( * Ribechu.attuale
Rebecu. Curatorie de Costa de Valls); Cherqui (de) Juliano,
jurato ville Sancto Lussurgio (Santulussurgiu); Cherqui (de)
Marianus, ville Sasseri); Cherqui (de) Nicolao, ville Ribeche;
Cherqui (de) Parisono, ville Macumerii; Cherqui (de) Paulo,
jurato ville Fodrongiani(Fordongianus, famosa per le terme -
l'antica Forum Traiani); Cherqui (de) Petro, jurato ville Alary;
Cherqui (de) Petro, jurato ville Bangios (* Bangios.distrutto.
Bangius: Contrate Campitani Simagis); Cherqui (de) Petro, ville
Anella (* Anella...l'attuale Anela. Curatorie de Anella);
Cherqui (de) Petro, ville Sorridili (* Sorradili.odierno
Sorradile. Contrate Partis Varicati - Barigadu); Cherqui
(de)Gantino, ville Dualche (Dualchi). Anche nel Condaghe di San
Nicola di Trullas XI°, XIII° secolo, sono citati diversi de
Kerci o de Kerki o de Cerchi. Barusone de Kerci (233): teste in
una partizione di beni, compresi homines, cioè i servi ( in
salto di Andronice o Andronike: regione tra Semestene e
Cossoine, verso Pozzomaggiore, nella valle attraversata dal rio,
che attualmente si chiama Andròliga); Kerci Comita( 59 -64 - 159
- 162 - 185) figlio di Iusta Serra etc.; Kerci Furatu (248 -
250); Kerci Gosantine ( 298 - 299) maiore de scolca ( capo della
guarnigione a guardia dei confini), teste in una permuta di
servi; poi abbiamo Maria e Nugolesa de Cerki, sorelle( 176);
Saltaro de Cerki(140), vende una vigna in salto di Fumosa
(Balles de Fumosa - Curatorìa de Vals - Costavalle); Susanna de
Cerki, moglie di Petru de Nurci (142): Positinke (donò) Susanna
de Cerki, sa muliebre de Petru de Nurci, sa terra de
Collectariu, prossa anima sua (per la sua anima ), cun boluntade
(col consenso) dessu maridu e dessos fiios' et de Iorgi Corsu
nce posit II dies ( e due giorni di servitù di Iorgi Corsu);
testes (testimoni) Petru Cancella e Petru de Monte. Nel Condaghe
di Santa Maria di Bonarcado, XI°, XIII° secolo, abbiamo: Kerchi
(de) Comida (97), in una compera: comperei a Petru d'Ardu, fiiu
de Comida Sepis et d'Elene d'Ardu, a Cpmida de Kerchi et a
Goantine su Frate et Elene sa sorre et dilis a 'rresone de XV
bisantes inter berbeges et capras et bacca .(il bisante era una
moneta bizantina generalmente aurea - solidus aureus -, in
corso, in Sardegna, a partire dal 534 sino al periodo giudicale.
Sul suo valore non si è ancora pronunciato nessuno degli
studiosi della lingua sarda e neppure il vocabolario "Treccani"
della Lingua Italiana, che pure riporta il vocabolo. Neppure nel
Web si parla del suo valore. Tenteremo noi, in seguito a più
accurata indagine, di scoprirne il valore, come già abbiamo
fatto per il valore della "lira", nella "Carta de Logu").
Attualmente il cognome Cherchi è presente in 324 Comuni
italiani, di cui 131 in Sardegna: Sassari 402, Cagliari 205,
Alghero 185, Pabillonis 98, etc. |
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CHERICI
CHERICO
CHIERICI
DEL CHERICO
DEL CHIERICO |
Cherici è specifico della zona tra Firenze ed Arezzo, Cherico è
quasi scomparso, forse lombardo, Chierici è tipico emiliano del
parmense e del reggiano in particolare, estremamente raro, Del
Cherico si attesta tra Genova e Livorno, Del Chierico,
altrettanto raro, parrebbe toscano o marchigiano, derivano tutti
da nomi originati dal termine medioevale
clericus
(uomo di chiesa, ma non ordinato
prete), dell'uso di questo nome
si ha traccia ad esempio in uno scritto fiorentino del 1300,
dove si legge: "...Poi gli portò Gierozo di Cherico a chasa
Niccholò detto e ma' poi no. gli avemo noi per niuno
bisongnio..:", ma già dal 1000 principi di questa
cognominizzazione sembrano essere già presenti a Firenze, in un
atto del 1022 viene citato un Alberto Cherico figlio di Acze. |
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CHERINI |
Assolutamente rarissimo, sembrerebbe triestino, dovrebbe
derivare dal nomen latino Quirinius o dal suo derivato
medioevale Chirino. Nello stato veneto, nel 1300, troviamo un
Matteo Querin. |
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CHERMAZ |
Chermaz è
tipicamente giuliano, molto diffuso a Trieste e Muggia, dovrebbe
essere di origine slovena e derivare da una forma contratta
della forma nominale Cédarmaz, forse originata dal toponimo
Cédermas, una frazione di Pulfero nell'udinese, o da un altro
toponimo slavo. |
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CHERSONI |
Chersoni è tipico di Ferrara, Bologna, del bolognese e del
ferrarese, si dovrebbe trattare di capostipiti di origine
bizantina ed il cognome dovrebbe derivare dall'antica città
bizantina di Chersona l'attuale Sebastopoli in Ucraina, anche se
non si può escludere una derivazione dal termine Chersoneso, dal
greco chersónesos,
composto da chersos
(terra asciutta)
e nesos
(isola),
con questo nome i greci identificavano varie zone: il Chersoneso
Taurico era la penisola di Crimea, in Ucraina; il Chersoneso
Tracico era la penisola di Gallipoli in Tracia, situata tra
l'Ellesponto ed il golfo di Salonicco nel Mar Egeo, in Turchia,
probabilmente con la perdita di questi territori da parte
dell'impero romano d'oriente, forse a seguito della calata degli
unni, o successivamente dei turchi, alcuni profughi si
rifugiarono presso l'esarcato bizantino di Ravenna. |
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CHERUBIN
CHERUBINI
CHERUBINO |
Cherubin, tipicamente veneto, del vicentino e del padovano in
particolare, è una forma dialettale di Cherubini, che ha due
zone di grande diffusione, in Lombardia tra bresciano e veronese
e nel centro Italia, tra Toscana, Umbria e Lazio, Cherubino ha
un ceppo a Fondi (LT), uno calabrese a Siderno (RC) ed a
Guardavalle (CZ) ed una piccola presenza nel leccese, derivano
dal nome medioevale Cherubinus
di cui si hanno tracce ad esempio nel 1400 con il santo
Cherubinus de Spoleto, un altro santo con questo nome fu
Cherubino Testa (1451-1479) di Avigliana (TO), a Siena nel 1500
troviamo la cognominizzazione del nome con un tal Cherubinus
domini Cesaris, verso la fine del 1500 tra i giureconsulti umbri
figura Laerzio Cherubini di Norcia. Degno di menzione è
Francesco Cherubini, l'autore del Vocabolario Milanese-Italiano,
scritto agli inizi del 1800. |
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CHESI
CHESO |
Chesi ha un ceppo a Genova, uno a Reggio Emilia e Villa Minozzo
nel reggiano ed uno in Toscana, a Cecina, Rosignano Marittimo e
Livorno nel livornese, a San Miniato e Santa Croce sull'Arno nel
pisano, ad a Castelfiorentino, Certaldo, Gambassi Terme, Empoli
e Firenze nel fiorentino, Cheso, quasi unico, sembrerebbe
veneto, potrebbero derivare da una forma genitiva patronimica
aferetica del nome medioevale
Marchese, o anche da un nome di
località, come quello indicato in questo scritto dell'anno 1160:
"..a meridie habet passus totidem et palmum .i., finis closura
Sancti Pauli. Altera pecia est in loco qui vocatur ad Chese,
habetque hos fines: ab oriente habet passus .xxvi. et medium,
finis terra Mathei Peregrini..". |
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CHESINI |
Chesini è
specifico del veronese, di Verona, Pescantina, San'Ambrogio di
Valpollicella e Fumane, si dovrebbe trattare di una forma
aferetica del cognome Marchesini (vedi MARCHESE). |
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CHESSA
CHESSI |
Chessa è tipico sardo del nord della Sardegna, Chessi, quasi
unico, è probabilmente dovuto ad errori di trascrizione del
precedente, che potrebbe derivare da un nome di località come
scala della Chessa, ma, più probabilmente deriva da un
soprannome originato dal vocabolo
chersa (lentischio).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CHESSA: lentischio
(pistacia lentiscus),
in sardo lentisco.
Il lentischio nei dialetti centro settentrionali viene chiamato
chersa o kersa, dal greco ακέσριλα (akèrsila).
Nei dialetti campidanesi il lentischio è comunemente chiamato
sa moddìtzi
e deriva dal latino mollis,
per le caratteristiche dei suoi rami (flessuosi). Nei tempi
antichi dai semi dei lentischi si ricavava l'olio, generalmente
per le candele, ma anche per la cucina (era detto l'olio dei
poveri). È un cognome abbastanza diffuso in Sardegna, sin dai
tempi antichi. Tra i firmatari della Pace di Eleonora *LPDE del
1388, troviamo: Chessa Gonarius - de Aristanni (Oristano);
Chessa Petro, ville Silano (odierna Silanus - Castri Montis de
Verro). Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, *CSMB, XI°,
XIII° sec., è presente nelle forme Cersa e Kersa: Cersa Comita,
chierico (190), teste in una donazione alle chiese di San
Giorgio e di San Simeone - .donarunt ad sanctu Iorgi et ad
sanctu Simione, pro amore de Deus et de sancta Maria et pro
anima issòro (per la loro anima) e dessos parentes (e dei loro
congiunti).; Kersa Taniel (28), teste in una spartizione di
servi, tra le chiese di San Giorgio di Calcaria e quella di San
Gregorio di Bauladu (fagemus
recordatione de serbos set ankillas c'aviat sanctu Georgici de
Calcaria cun sanctu Gregorii de Bauladu.).
Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, *CSNT XI°, XIII° sec.
troviamo: Kersa Dorbeni K. minore(246). Vende vigna in Scanu:
comporaili a Dorbeni Kersa minore IIII sollos de binia in
Iscanu; et deivili I caballu arçu, caput a caput.(ho comprato da
Dorbeni Kersa.4 soldi di vigna(cfr. un giogo di buoi aveva il
valore di 8 soldi), gli ho ceduto un cavallo arçu (sul cui
significato ed etimo esiste tuttora incertezza: balzano -
Wagner; rossiccio, dall'italiano arso, GSA; da varius e quindi
screziato secondo altri, etc.); ciò che più ci interessa è
sapere che un cavallo (prob. di razza), valeva la metà di un
giogo di buoi(cfr. *CSNT 4,6,23,etc.). Elene Cersa(var. di Kersa
-213), dona un soldo di vigna. Gosantine Cersa (110), dona una
terra(a San Nocola) per l' anima della madre.(positinke I terra
pro anima de sa mama(sic) in monticlu de Subiles: termen a sa de
clesia( nel colle di Subiles confinante con le terre della
chiesa). Nel *CSNT, sono nominati inoltre: Gosantine Cersa
(diverso dal precedente); Ianne Cersa, fratello di Iusta; Iusta
Cersa; Petru Cersa. Attualmente il cognome Chessa è presente in
417 Comuni d'Italia, di cui 145 in Sardegna, con maggiore
diffusione a centro nord: Sassari 894, Cagliari 208, Alghero
170, Nuoro 164, P. Torres 76, Olbia 87, etc. Nel continente è
Roma ad avere il numero più alto di Chessa, con 248; in USA è
presente in 9 Stati, per lo più con un solo nucleo familiare a
testa. |
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CHIA
CHIO |
Chia ha un ceppo veneziano ed uno sardo nel Medio Campidano, a
Villacidro soprattutto, ma anche a Serramanna, il ceppo
veneziano dovrebbe derivare, con il quasi unico Chio, da una
forma arcaica del nome dell'isola greca di Χόρα Chora (l'attuale
Chio).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CHIA: di significato ed etimo incerti. Il Nurra lo fa derivare
dai Chj
della Ionia; il canonico Spano, ne intravede l'etimo fenicio,
confrontando Chia con Cea,
da Gha
= valle.
In periodo medioevale Chia era un centro abitato, villa, bidda,
presso l'omonima torre antibarbaresca, fortificazione del Regno
di Sardegna. Appartenne alla Curadorìa di Nora o Parte Nora, nel
regno giudicale di Càlari. In seguito alle numerose incursioni
barbaresche, nonostante fosse stata costruita , nel 1639, la
torre costiera, i paese andò spopolandosi. Oggi è un bellissimo
villaggio costiero, turistico - balneare, nel territorio del
Comune di Domus De Maria, nel Basso Sulcis( vedi nelWeb). Il
cognome Chia è attualmente presente in 31 Comuni italiani, di
cui 11 in Sardegna: Villacidro 60, Serramanna 18, San Gavino 5,
Gonnosfanadiga 4, etc. |
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CHIABAUDO
CHIABOTTI
CHIABOTTO |
Chiabaudo, molto raro, è specifico di Venaus (TO), Chiabotti è
assolutamente rarissimo, Chiabotto è decisamente più diffuso,
sono tutti sicuramente piemontesi.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Chiabaudo, rarissimo, è originario di Venaus (TO), Chiabotti,
anch'esso estremamente raro, ha un ceppo maggiore fra il
torinese e il novarese, Chiabotto, più comune dei precedenti, è
più tipicamente piemontese, con un nucleo principale nel
torinese, tutti questi cognomi dovrebbero derivare dal nome
medievale Chiabaudo
o Chiabotto,
che, attraverso la mediazione del francese Chabaud o
Chabot,
attinge direttamente al personale germanico
Garibald
(da cui anche il famoso Garibaldi; per il significato del nome,
vedi il cognome Garibaldi). Per capire meglio il complesso
passaggio dal germanico Garibald al piemontese Chiabaudo o
Chiabotto, bisogna innanzitutto ricordare che molti cognomi
piemontesi hanno subito una forte influenza dall'onomastica
franco-provenzale (citando solo pochi esempi, basti pensare alla
corrispondenza fra i nomi Gerbaudo/Gerbaud, Ghio/Guy,
Giraudo/Giraud e Rinaudo/Rinaud, riscontrabili anche al di fuori
del Piemonte). Partendo dall'onomastica francese, allora, va
detto che in Francia il germanico Garibald ha conosciuto diversi
adattamenti, quali Gerbald,
Gerbaud, Gerbot, Chabaud, Chabot,
etc: gli ultimi due, in particolar modo, si spiegano come
varianti fonetiche di Gerbaud e Gerbot, dovute alla pronuncia
franco-provenzale dei prefissi
Ger- e
Cha-; di
qui, infine, è facile immaginare la successiva italianizzazione
in Chiabaudo e Chiabotto. Per quanta riguarda i cognomi in
questione, dunque, si tratterebbe delle cognominizzazioni dei
nomi personali dei capostipiti. |
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CHIABOLOTTI |
Chiabolotti è specifico di Perugia, si potrebbe trattare di
un'antica forma etnica, che attraverso un processo di betacismo
indichi gente proveniente da Chiavano di Cascia nel perugino. |
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CHIABRA
CHIABRANDO |
Chiabra,
rarissimo sembra essere genovese, Chiabrando dovrebbe essere
della zona tra torinese e cuneese, derivano dal termine
dialettale chiabra (capra). |
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CHIACCHIO |
Chiacchio ha un grosso ceppo nel napoletano, soprattutto a Grumo
Nevano, ma anche a Frattamaggiore, Napoli, Casandrino e Cardito
e nel vicino casertano a Sant'Arpino, presenta anche un ceppo
lucano ai confini con il cosentino, a Lauria ed Episcopia nel
potentino, la derivazione è di difficile interpretazione, si può
ipotizzare una sorta di contrazione del nome franco
Childerico,
ma non si può del tutto escludere una connessione con il nome
celtico, germanico Kiach
o con una forma aferetica famigliare del nome
Francesco,
la famiglia Chiacchio a Frattamaggiore era annoverata tra le
famiglie nobili. |
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CHIACIG |
Chiacig, estremamente raro, è delle valli del Natisone in
Friuli, nell'udinese, dovrebbe derivare dall'italianizzazione
del cognome slavo Čjačič, che a sua volta dovrebbe derivare da
un'alterazione patronimica in
-ig della voce slava
čáča chiàchia
(papà, babbo),
forse ad identificare il figlio di un personaggio di rilievo. |
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CHIAFFARATA |
Cognome
di origine barese, deriva probabilmente da un soprannome
dialettale. |
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CHIAI
|
Estremamente raro, tipico sardo, è specifico della zona di
Arbatax (NU).
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Chiai può essere variante del cognome Quai o anche corrispondere
al gallurese 'chjái'
= chiave,
e quindi derivare dal latino 'clavis'.
M. Pittau, Dizionario dei Cognomi di Sardegna, 1, p. 207. |
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CHIAINI
CHIAINO |
Assolutamente rarissimi, quasi unici, di origine incerta,
potrebbero essere di origini campane, di derivazione dubbia,
potrebbero derivare da toponimi come Chiaio, località di Dragoni
(CE). |
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CHIALCHIA |
Chialchia, molto molto raro, è friulano, sembrerebbe specifico
di Castions di Strada nell'udinese, potrebbe derivare da
un'alterazione generata dalla trascrizione italiana della voce
slava čáča chiàchia
(papà, babbo),
forse ad identificare un personaggio emergente fra gli altri per
autorità o carisma. |
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CHIANA
DELLA CHIANA |
Sia
Chiana che Della Chiana sono quasi unici, dovrebbero derivare da
soprannomi stanti ad indicare che le famiglie provenivano dalla
chiana (piana, pianura). |
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CHIANALE |
Tipico del Piemonte occidentale.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
molto raro è tipico del Piemonte, deriva dal toponimo Chianale
(CN). |
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CHIANCA
CHIANCONE |
Chianca è
tipico di Ariano Irpino (AV), Chiancone, molto raro, dovrebbe
avere un ceppo in Campania, tra avellinese e salernitano e un
nucleo secondario nella zona di confine tra materano, barese e
tarantino, i ceppi campani dovrebbero derivare dal toponimo
Chianche (AV), mentre l'altro ceppo sembrerebbe originario della
zona di Canosa di Puglia (BA) e dovrebbe avere la stessa
etimologia del nome del paese di Chianche, cioè il termine
medioevale semidialettale, comune all'avellinese, materano e
barese chianche (lastre di pietra); si può presumere che il
cognome nasca come identificativo di località (abitare dove
esisteva un lastricato) ad esempio a Bitonto la Chianca è una
zona dove si trovano dei resti romani con lastroni di pietra
(chianconi). Da un scritto del 1585, relativo ai confini tra i
territori di Bitonto, Bari e Modugno: "...fino ad una strada
qual va ad quadrivio de Chianca...". |
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CHIANDUSSI
CHIANDUSSO |
Chiandussi, molto raro, è specifico dell'udinese, così come il
molto più raro Chiandusso, dovrebbero derivare da ipocoristici
friulani in -us
del nome Cjandi
o Chiandi
versione friulana del nome Candido, varrebbe quindi per i
Candidini. |
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CHIANELLA
CHIANELLI
CHIANELLO |
Chianella ha un ceppo umbro, nel perugino a Foligno ed a Perugia
ed a Terni ed uno nel leccese a Gallipoli, Chianelli ha un ceppo
a Perugia, uno a Palermo ed uno nel cosentino a Rende, Chianello
è specifico di Palermo, e del cosentino, di Paola e San Lucido
con un ceppo secondario anche a Roma, i ceppi umbri dovrebbero
derivare dalla Val di Chiana, con un chiaro riferimento alla
provenienza geografica del capostipite, il ceppo romano potrebbe
derivare dal toponimo viterbese Chianello, i ceppi meridionali
dovrebbero invece derivare da soprannomi originati da
ipocoristici del termine dialettale
chiane (piano,
adagio, lento), con probabili
riferimenti a caratteristiche comportamentali del capostipite. |
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CHIANESE
CHIANESI |
Chianese
è tipicamente campano soprattutto del casertano e del
napoletano, con un piccolo ceppo anche nel reggino e messinese
ed uno a Roma, Chianesi è chiaramente dovuto ad errori di
trascrizione del precedente, potrebbero derivare da etnici di
località come Chiano Rosario nel Cilento o Chiano di Camerota
nel salernitano o Chiano di Tocco Caudio nel beneventano o
Chiano d'Abbiento nell'avellinese o Chiano nel trapanese. |
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CHIANI
CHIANINI
CHIANO |
Chiani ha un nucleo tra Roma e Viterbo ed una presenza
significativa nell'alto fiorentino, Chianini è rarissimo ed è
probabilmente toscano, Chiano è praticamente unico, si può
ipotizzare che provengano dall'aferesi di nomi bizantini o tardo
latini come Eutychianus
si ricorda un Eutichiano Papa dal 275 al 283.
integrazioni fornite da
Giacomo Ganza / Villa di Tirano (SO)
vista la collocazione geografica potrebbe fare pensare anche a
un toponimo della provincia di Arezzo La Val di Chiana, il solco
vallivo del fiume Chiani. La Chianina è una razza di mucche
originaria della valle citata. Sono bovine completamente
bianche, molto buone per la carne. Allevate in Toscana fin da
epoche immemorabili, oggi sono allevate anche nelle Americhe. |
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CHIAPELLA
CHIAPPA
CHIAPPELLA
CHIAPPELLI
CHIAPPELLINI
CHIAPPERI
CHIAPPERINI
CHIAPPERINO
CHIAPPERO
CHIAPPINI
CHIAPPINO |
Chiapella è di origine cuneese, Chiappella ha un ceppo
salernitano ed uno ligure, Chiappelli è tipico della zona
appenninica tra modenese e pistoiese, Chiappa ha un ceppo nella
provincia di Ancona uno nella bergamasca ed è possibile che ne
esistano altri, Chiappellini è milanese, Chiapperi, molto molto
raro, ha presente nel Piemonte settentrionale orientale ed a
Roma, Chiapperini ha un ceppo genovese, uno piacentino, uno
ternano, uno romano, ma il nucleo principale è nel barese, a
Terlizzi, Bari, Bitonto e Molfetta, Chiapperino è esclusivamente
del barese, di Andria, Terlizzi e Bitonto, Chiappero è
tipicamente piemontese, del torinese e del cuneese, Chiappini è
molto diffuso in tutto il centronord, mentre Chiappino è
specifico dell'alessandrino e del vicino genovese, . L'origine
di questi cognomi è da individuare in soprannomi derivati dal
vocabolo germanico klappa
(trappola)
o da quello latino medioevale
clapare (catturare),
sarebbe quindi legato in qualche modo alla caccia. |
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CHIAPPETTA
CHIAPPETTE
CHIAPPETTI
CHIAPPETTO |
Chiappetta ha un ceppo a Napoli e nel napoletano ed uno, molto
consistente, nel cosentino, a Rende, Montalto Uffugo, Cosenza,
Marano Marchesato, Lattarico, Paola, Tortora e Fiumefreddo
Bruzio, ma ben presente in tutto il resto del cosentino,
Chiappette è praticamente unico, Chiappetti è specifico di
Napoli, Chiappetto, quasi unico, sembrerebbe piemontese,
dovrebbe derivare da soprannomi basati sul termine meridionale
chiappa,
chiappo
(roccia o qualsiasi altra cosa
piatta). |
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CHIAPPUZZI
CHIAPPUZZO
CHIAPUZZI
CHIAPUZZO |
Sia
Chiappuzzi che Chiappuzzo, Chiapuzzi e Chiapuzzo sono
assolutamente rarissimi e sembrano originari della zona tra
Pavia e Tortona (AL), dovrebbero derivare dal nome del monte
Chiappo situato tra le province di Alessandria e Pavia. |
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CHIARA
|
Chiara ha
vari ceppi in Piemonte, Veneto, Puglia e Sicilia, possono
derivare dal nome mediovale Clara (luminosa), ma è pure
possibile una derivazione dai vari toponimi contenenti la radice
Chiara. |
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CHIARADIA
CHIARADIO |
Chiaradia ha un ceppo tra trevigiano e pordenonese, ed uno
nell'area coperta dal barese, materano, potentino e cosentino,
Chiaradio, quasi unico, è del cosentino, questi cognomi
dovrebbero derivare dall'italianizzazione del nome medioevale
Claradeus,
con il significato di illuminato
dalla Luce Divina,
Chiaro in Dio. |
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CHIARAMELLA
CHIARAMELLO |
Chiaramella, ormai presente solo nel milanese, assolutamente
rarissimo dovrebbe essere di origini piemontesi, come
alterazione del cognome Chiaramello, che è tipico del cuneese,
di Fossano, Cuneo, Cervere, Savigliano e Centallo, anche se
troviamo antiche tracce meridionali, nel beneventano e nel
ragusano, dovrebbero derivare dal nome medioevale franco
Claramelle,
una forma alterata del nome
Clarabelle. |
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CHIARAMONTE
CHIARAMONTI
CHIAROMONTE
CHIAROMONTI |
Chiaramonte è decisamente siciliano e dovrebbe derivare dal nome
del paese di Chiaramonte Gulfi, molto diffuso in tutta l'isola,
anche se lo è particolarmente a Palermo e Siracusa, e presenta
un ceppo anche a Genova ed uno nel veronese, a Bovolone, Verona
e Villafranca di Verona, Chiaramonti ha un ceppo a Viddalba nel
sassarese, che dovrebbe derivare dal toponimo Chiaramonti sempre
in provincia di Sassari, ed un ceppo in Toscana, a Prato e
vernio nel pratese, a Firenze a Pistoia ed a Castel San Niccolò
nell'aretino, Chiaromonte ha un piccolo ceppo a Napoli, ed uno
in Puglia ad Altamura, Gravina di Puglia e Sannicandro di Bari
nel barese, a Poggio Imperiale, San Severo e Foggia nel foggiano
ed a Taranto, che dovrebbe derivare dal nome del paese di
Chiaromonte nel potentino, Chiaromonti è quasi unico, e dovrebbe
essere dovuto ad un errore di trascrizione del precedente, tutti
questi toponimi dovrebbero prendere il nome da quello del casato
normanno dei Clairmont,
che tradotto significa appunto
chiaro monte. |
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CHIARANI |
Chiarani
è tipico del basso trentino, di Arco, Drena, Riva del Garda e
Dro, potrebbe derivare dal nome del paese trevigiano di
Chiarano, forse il luogo d'origine del capostipite. |
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CHIARANTANO |
Chiarantano, estremamente raro, sembrerebbe calabrese, del
reggino in particolare, dovrebbe derivare dal nome dialettale
del paese di Chiaranzano, una frazione di San Sostene nel
catanzarese. |
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CHIARAVALLOTI |
Tipico
calabrese è specifico di Catanzaro, Soverato e Satriano (CZ) e
di Crotone, dovrebbero derivare dal toponimo Chiaravalle
Centrale (CZ). |
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CHIARAVALLOTTI |
Molto
molto raro sembrerebbe tipico del sudmilanese e dovrebbe
derivare dal nome della località Chiaravalle (MI), le presenze
calabresi dovrebbero essere dovute ad errori di trascrizione del
più diffuso Chiaravalloti. |
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CHIARELLA
CHIARELLI
CHIARELLO |
Chiarella ha un ceppo importante a Borgia (CZ) ed a Catanzaro ed
uno a Polignano A Mare e Molfetta (BA) e nel foggiano, Chiarelli
è panitaliano, Chiarello ha ceppi sparsi per l'Italia, nel
vicentino, nel Salento, in Calabria ed in Sicilia, derivano dal
nome medioevale Clarella
-Clarellus di cui abbiamo un
esempio nella Cronica
di Salimbene da Parma nel 1200: "...In isto autem exercitu erat
quidam frater laycus ex Ordine Minorum, natione Paduanus, nomine
Clarellus, quem vidi et bene cognovi...". |
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CHIARENA |
Chiarena,
molto raro, è specifico del cuneese, di Dogliani in particolare,
dovrebbe derivare dal nome lella località Chiarene, nei pressi
di Novello a circa una decina di chilometri da Dogliani,
località probabilmente da cui era giunto il capostipite. |
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CHIARETTI
CHIARETTO |
Chiaretti è specifico del reatino, nel Lazio, Chiaretto, molto
raro, è tipico di Padova e del suo circondario, dovrebbero
derivare dal cognomen latino
Clarus. Tracce di questo
cognomen si hanno fin dai tempi di Diocleziano, (284-305d.C.) in
una lapide si legge: "...Dedicata d(ominis) n(ostris)
Diocletiano et Maximiano Aug(ustis) co(n)s(ulibus) VII Idus
Iunias ......... Geggius
Fortunius / Sempronius Faor / Iulius Clarus / Antonius Gorgonius
/ Aurelius Tertius / Servius Crescens.......". |
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CHIARI
CHIARINI
CHIARITO
CHIARO
CHIARUGI |
Chiari ha un ceppo bergamasco, uno parmense ed uno toscano ed
umbro, Chiarini ha un nucleo nel bresciano ed uno importante
nell'area che comprende il bolognese, il ferrarese, il
ravennate, il fiorentino ed il pistoiese, Chiaro ha un grosso
ceppo nel napoletano, uno nel veneziano ed uno nel reggino,
Chiarito ha un ceppo a Bari e ad Acquaviva delle Fonti nel
barese ed uno a Ginestra e Ripacandida nel potentino, Chiarugi è
tipicamente toscano, dell'area che comprende il fiorentino in
primis, il pisano ed il livornese, possono derivare,
direttamente o tramite varie forme ipocoristiche, dal nome
mediovale Clarus
(luminoso),
da soprannomi indicanti quelli
del Chiaro, nome di località
abbastanza presente in Italia, o anche da soprannomi generati da
toponimi come Chiari nel bresciano o Chiarone nel grossetano. |
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CHIARIELLO |
Tipico
campano, del napoletano e di Sant'Antimo e dintorni in
particolare, ha un ceppo anche a Barletta nel barese, dovrebbe
derivare da un soprannome. |
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CHIARIGLIONE |
Chiariglione, tipico di Torino, dovrebbe derivare dal cognome
francese Chiarillon,
che dovrebbe aver avuto origine dall'antico nome di un paese
francese non meglio identificato, ne la
Historia de las guerras civiles de Francia
possiamo leggere: "...Marchava el exercito con grande orden y
llegando la vanguardia a veynte y uno de Mayo a Bogensi, ed
Senor de Chiarillon con sus tropas. se adelantò para tomar
lengua, y reconocer los caminos del Pays, mientras Monsiur de
Savoja con trecientas lansas, y cien cavallos ligeros, iva a
juntarle con el exercito del Duque de Umena. ..". |
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CHIARION
CHIARON
CHIAROTTO |
Chiarion è originario di Rovigo, Chiaron è fiorentino, Chiarotto
è veneto, possono derivare dal nome mediovale Claro (luminoso),
o anche da soprannomi generati da toponimi come Chiari (BS) o
Chiarone (GR).
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Chiarion è cognome veneto che secondo Olivieri 134 potrebbe
derivare dal nome del saraceno
Clarione dell'onomastica
carolingia. |
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CHIARLA
CHIARLE
CHIARLI
CHIARLO
CHIARLONE |
Chiarla, molto molto raro, è del cuneese, Chiarle è tipicamente
piemontese, del cuneese in particolare, Chiarli, molto più raro,
ha un piccolo ceppo a Riccione (RN), Chiarlo, sempre piemontese
è dell'alessandrino, con presenze significative anche nel
genovese, Chiarlone è specifico del savonese.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nel nome medievale
Chiarle
o Chiarlo,
che, attraverso la mediazione del francese
Charles,
nasce da un'italianizzazione del personale germanico
Karl,
meglio conosciuto nella forma
Carlo (vedi Carli). In
conclusione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni dei nomi
personali dei capostipiti.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
CHIARLI - II cognome, vivo soprattutto a Modena, muove dal
personale latino Clarus
(all'aggettivo latino clarus
«chiaro, famoso, illustre»),
attraverso il derivato Clarulus
(con sincope di -u-) presente in documenti medievali. Da Clarus
è nato il cognome Chiari, nonché Chiarelli, Chiarini, Chiaretti,
ecc., tutti scarsamente rappresentati in area modenese.
integrazioni fornite da
Duilio Chiarle
Il cognome Chiarle è ben descritto, ma troppo legato alle
varianti Chiarli, Chiarla ed altri. E' certamente vero che
discende dal franco "Karl" ma occorre dire che il cognome
Chiarle compare in Piemonte, nelle zone Aleramiche, già prima
del mille (dopo il mille si trovano già anche in provincia di
Torino, ad esempio al servizio dei Visconti di Baratonia, che
appartenevano alla piccola nobiltà Aleramica). Secondo il
compianto scrittore e studioso Antonio Bodrero, il cognome
Chiarle deriva direttamente da Carlo Magno, dato che
probabilmente i capostipiti ne erano al servizio, fatto provato
dal fatto che uomini di cognome Chiarle compaiono sempre al
servizio di nobili Aleramici (i quali avevano ascendenze
Carolinge) e pare esistano prove di questa continuità in
documenti antichissimi. Quindi più che di ascendenze francesi
occorre parlare di ascendenze franche. Due i Chiarle famosi: un
governatore napoleonico di Exilles (in val di Susa) ed un
maggiore d'artiglieria eroe della prima guerra mondiale che dà
il nome ad una casema alpina di Aosta. |
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CHIATTA
CHIATTI
CHIATTO |
Chiatta è quasi unico, Chiatti è tipico della fascia centrale,
di Perugia e Città di Castello nel perugino, di Bucine
nell'aretino, di Marta nel viterbese e di Roma, Chiatto è tipico
di Grumo Nevano nel napoletano, possono derivare da forme
aferetiche dialettali riconducibili al nome
Francesco,
ma in alcuni casi possono anche derivare da soprannomi originati
dal termine dialettale chiatta,
chiatto
(grasso, obeso). |
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CHIAVACCI |
Chiavacci è tipicamente toscano, del fiorentino, pistoiese e
livornese, con un ceppo anche nel viterbese e nel romano, questo
cognome potrebbe avere almeno due possibili origini, da un
soprannome scherzoso originato dall'antico termine toscano
chiavaccio
(membro virile all'opera),
al più semplice riferimento al mestiere dell'artigiano
produttore di chiavacci
o chiavistelli
e serrature. |
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CHIAVAI |
Chiavai,
assolutamente molto raro, tipicamente toscano, dovrebbe derivare
dal mestiere del capostipite, probabilmente un fabbro
specializzato nel produrre chiavi e serrature. |
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CHIAVARI
CHIAVERI |
Chiavari
è del Lazio con un possibile ceppo nelle Marche, Chiaveri è
originario del novarese e del milanese. Questi cognomi possono
aver avuto origine da soprannomi legati al mestiere di
fabbricante di chiavi o a toponimi come Chiavari (GE) o Chiavano
(PG). |
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CHIAVASSA |
Chiavassa
è tipicamente piemontese del cuneese, di Savigliano,
Cavallermaggiore, Fossano, Busca, Genola e Marene, e di Torino,
dovrebbe derivare dal nome dialettale del paese di Chiavazza,
una frazione di Biella, probabilmente il paese d'origine dei
capostipiti. |
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CHIAVAZZA |
Chiavazza
è tipicamente piemontese, di Sommariva del Bosco , Savigliano e
Casalgrasso nel cuneese e di Torino, Carmagnola e Collegno nel
torinese, dovrebbe derivare dal nome del paese di Chiavazza nel
biellese, probabile luogo di provenienza dei capostipiti. |
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CHIAVAZZO |
Chiavazzo
sembrerebbe specifico di Angri nel salernitano, con presenze
significative anche a Scafati, Sant`Antonio Abate e Caivano,
potrebbe derivare da un nome di località, ma molto più
probabilmente deriva da un soprannome originato dal mestiere di
artigiano costruttore di serrature o chiavistelli. |
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CHIAVEGATI
CHIAVEGATO |
Chiavegati, quasi unico, è probabilmente dovuto ad errori di
trascrizione di Chiavegato, che è un tipico cognome veneto,
specifico di Verona e del veronese, di Bovolone, Gazzo Veronese,
San Giovanni Lupatoto, Cerea ed Isola della Scala, con un ceppo
anche a Taglio di Po nel rovigoto ed a Padova, dovrebbe derivare
dal termine veneto arcaico
chiavegato utilizzato per
indicare l'addetto alla chiusura ed apertura della saracinesca o
chiavega
di canali d'irrigazione o navigabili, si deve però ricordare
anche che con il termine
chiavegato o
chiavagate
si indicava anche, come significato gergale, quello di
buono a nulla. |
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CHIAVES |
Chiaves,
assolutamente rarissimo, sembrerebbe del torinese, dovrebbe
derivare dal toponimo Chiaves di Monastero di Lanzo nel
torinese. |
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CHIAVON
CHIAVONE
CHIAVONI |
Chiavon, molto raro, è specifico dell'udinese, di Pozzuolo del
Friuli e di Udine, Chiavone, molto più raro, è sempre
dell'udinese, di Buttrio in particolare, Chiavoni è tipico della
fascia centrale che comprende il maceratese, il perugino ed il
romano, potrebbero derivare in qualche caso dal nome del
torrente Chiavon
nel vicentino, o anche, e molto più probabilmente, da una forma
aferetica del termine schiavon
(slavo),
forse ad indicare un'origine
schiavona (slovena)
dei capostipiti. |
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CHICCHI
CHICCHINI
CHICCHINO
CHICCONE
CHICCONI |
Chicchi ha un ceppo nel lucchese a Camaiore e Massarosa,
presenza a Massa ed a Vicchio nel fiorentino, Chicchini, quasi
unico, è del perugino, Chicchino e Chiccone sembrerebbero unici,
Chicconi ha presenze nel mantovano e nel sassarese, dovrebbe
trattarsi di forme aferetiche, anche ipocoristiche o
accrescitive, derivate dal nome
Francesco, il ceppo sardo
potrebbe derivare da un soprannome basato sul termine
chicconi
(tizzoni ardenti, brace). |
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CHICCHIRICCO
CHICCHIRICCO'
CHICCHIRICHI
CHICCHIRICHI'
CHICHIRICCO
CHICHIRICCO'
CHICHIRICHI
CHICHIRICO
CHICHIRICO' |
Chicchirichì, quasi unico, è abruzzese, forse del teramano,
Chichiriccò, estremamente raro, sembrerebbe del pescarese,
Chicchirichi, assolutamente rarissimo, ha qualche presenza in
Emilia e nel Lazio, Chicchiricco, Chichiricco, Chichirichi,
Chichirico, Chichiricò e Chicchiriccò sono praticamente unici,
tutti questi cognomi potrebbero derivare da soprannomi originati
dal termine spagnolo dialettale
chichirico (neoricco,
di uno che ostenta ricchezza e fasulle nobili origini). |
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CHICCHIRILLO
CHIRCHIRILLO
CIRCHIRILLO |
Tutti decisamente siciliani, Chicchirillo, assolutamente
rarissimo, è specifico del palermitano, Chirchirillo è specifico
del palermitano, di Trabia e di Altavilla Milicia, Circhirillo è
originario della zona, di Alessandria della Rocca
nell'agrigentino e di Palermo, tutti questi cognomi dovrebbero
derivare da soprannomi basati sul termine dialettale siciliano
chicchrìddru
(cima di un monte, cocuzzolo
della montagna, ma anche della testa),
forse ad indicare che i capostipiti provenissero da una zona
molto elevata di un monte o che avessero una particolare
conformazione del capo con la parte superiore più convessa. |
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CHICCO
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Chicco ha un ceppo nel torinese a Torino, Carmagnola e Carignano
ed a Polonghera nel cuneese, un ceppo a Trieste, ad Udine ed a
Monfalcone nel goriziano, ed un ceppo in Puglia nel barese ad
Andria e Bari, dovrebbe trattarsi dell'italianizzazione del
cognome sloveno Cich,
che potrebbe essere derivato da un soprannome basato sul termine
slavo cík,
una forma diminutiva del termine
cikec (bue). |
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CHICHIZOLA |
Chichizola, molto molto raro, è ligure, di Rapallo in
particolare, dove si hanno tracce di questa cognominizzazione
almeno dal 1500, l'origine etimologica è oscura. |
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CHICOLI |
Probabilmente è pugliese, potrebbe derivare da un soprannome
dialettale. |
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CHIEA
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Chiea è specifico del bennunese, sembrerebbe di Gosaldo, Sedico
e feltre, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal
vocabolo ladino chiehla
che richiama cose dolci e golose, ma anche un aspetto rotondetto
del capostipite. |
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CHIEPPI |
Originario dell'area milanese e pavese, potrebbe derivare da un
soprannome collegato al vocabolo medioevale clipeus (scudo), con
modificazioni dialettali. |
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CHIERA
CHIERI |
Chiera.
abbastanza poco diffuso, ha un ceppo principale in Calabria dal
catanzarese al reggino, ed uno nel cuneese nella zona di
Mondovì, Chieri è quasi scomparso, dovrebbero derivare da un
francesismo medioevale chiero per biondo o chiaro di carnagione,
in alcuni casi è possibile una derivazione da toponimi come
Chieri (TO) o Monchiero (CN). |
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CHIEREGATI
CHIEREGATO
CHIERICATI
CHIERICATO
CHIERIGATI
CHIERIGATO |
Chieregati sembra specifico del rovigoto, di Trecenta in
particolare, Chieregato ha un nucleo a Chioggia (VE) ed uno a
Badia Polesine (RO), Chiericati, molto raro, è specifico della
zona che comprende l'alto modenese, il mantovano ed il
ferrarese, Chiericato, molto molto raro, è tipico dell'area
veronese, padovana, Chierigati e Chierigato sono solo forme
dovute ad errori di trascrizione, dovrebbero derivare
dall'essere il capostipite figlio di un
clericus,
vocabolo medioevale per definire un uomo di chiesa, non
ordinato prete, o dall'esserlo egli stesso, la terminazione in
-ato
in Veneto ed in -ati
in Emilia e nella Lombardia orientale ha molto spesso valore
patronimico sostituendo l'espressione
figlio di..
Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo agli inizi del
1500 a Fabriano dove un certo Franciscus Chierigatus di Vicenza
è Locumtenens Cardinalis. |
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CHIEREGHIN
CHIEREGHINI |
Chiereghin è tipicamente veneto, di Chioggia nel veneziano in
particolare, con un ceppo anche a Porto Tolle nel rovigoto ed a
Venezia, Chiereghini è assolutamente rarissimo, probabilmente
del nord Italia, forse lombardo del mantovano, dovrebbero
derivare, direttamente o tramite una forma dialettale, da
un'alterazione del nome medioevale
Chierichino
(vedi CHIERICHINI), di quest'uso abbiamo un esempio a Salò nel
bresciano in una sentenza del 1615: "..Lucia moglie di
Chiereghin Combon da Gargnano et Giacomo del quondam Zuane de
Rossi da Castion bergamasco, solito habitare in questa Riviera
nella cassina nel luoco detto il corpaione della degagna..", ma
potrebbero derivare anche da ipocoristici del termine greco
bizantino kyericos
con il significato di letterato
o scrivano,
troviamo tracce di queste cognominizzazioni a Mantova nel 1600.
integrazioni fornite da
Benito Chereguini (Spagna)
sono risalito fino al 1660 circa nella ricerca delle mie radici
ho trovato un mio antenato, Giulio Antonio Chiereghini, nato a
Genova tra il 1660 ed il 1670, questi fu console della Republica
di Genova a Cartagena (Spagna) dal 1713 al 1738. |
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CHIERICHETTI |
Un ceppo
nel milanese e comasco ed uno nella provincia di Roma, deriva
dal nome latino Quiricus (dedicato al Signore). |
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CHIERICHINI |
Chierichini è tipicamente romano, dovrebbe derivare dal nome
medioevale Chierichino di cui abbiamo un esempio in una lettera
di Francesco Sforza inviata a Gabriele Bossi, castellano della
rocca di Bergolo: "...Per compiacere ala toa rechiesta siamo
contenti et per questa nostra te concedimo piena licentia che
tucta volta te accada per bisogno de quella rocha o per altri
tuoi facti, lassando lì Chierichino, tuo fratello, te possi
absentare da quella et andare tu vorrai liberamente senza alcuna
ritentione...". |
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CHIERICO
CHIRICO
CHIRIGO |
Chierico abbastanza raro sembrerebbe del barese, Chirico sembra
avere più ceppi, sulla costiera campana, nella zona che
comprende le province di Taranto e Brindisi, nel reggino,
messinese e catanzarese, Chirigo è praticamente unico,
dovrebbero derivare, direttamente o attraverso accrescitivi, dal
nome medioevale Chirico
derivato dal vocabolo greco bizantino
Kyericos
con il significato di letterato
o scrivano. |
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CHIERZI |
Chierzi, molto raro, è tipico dell'agordino nel bellunese, di
Agordo e Belluno, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale
arcaico per chierici,
ma usato anche per indicare qualcuno un poco calvo, probabile
caratteristica fisica del capostipite. |
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CHIESA
CHIESE
CHIESI
CHIESINI
CHIESINO |
Chiesa è
presente in tutt'Italia, ma è più diffuso nell'area occidentale
del nord, si individuano anche due probabili ceppi nel Lazio e
nel catanese, Chiese, quasi unico, sembrerebbe pugliese, Chiesi,
meno diffuso, ha un ceppo emiliano, soprattutto nel reggiano, ed
un ceppo nel fiorentino, Chiesini e Chiesino, sono praticamente
unici, dovrebbero derivare da soprannomi connessi a toponimi
contenenti il vocabolo Chiesa, come Chiesa di Rossano nel
massese, Chiesa Nuova nel ferrarese, Chiesanuova nel torinese,
Chiesanuova Uzzanese nel pistoiese, ecc., non si può comunque
escludere che possano essere nati da soprannomi originate da
comportamenti di particolare devozione da parte dei capostipiti. |
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CHIESSI |
Chiessi,
molto molto raro, è tipicamente emiliano, dell'area che
comprende il modenese ed il reggiano, molto difficile una
correlazione con il toponimo di Chiessi sull'isola d'Elba, e
pure con il paese svizzero di Chiesso (l'attuale Ces), anche se
questa ipotesi potrebbe anche essere presa in considerazione. |
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CHIETERA |
Chietera è specifico di Matera, potrebbe derivare da
un'alterazione del termine greco κιθάρα kithara (cetra),
forse ad identificare nei capostipiti dei musici. |
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CHIGGI
CHIGGIO |
Chiggi è quasi unico, Chiggio è specifico di Anguillara Veneta
nel rovigoto, dovrebbero derivare da soprannomi basati sul
termine veneto arcaico chiggiar
(pettinare il lino, o la canapa),
probabilmente ad indicare che il mestiere dei capostipiti fosse
appunto quello di rifinitori dei filati di lino o di canapa. |
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CHIGHINE
CHIGHINI
CINELLU
CINISU
CINUS |
Chighine è tipico del sassarese, di Sassari, Cheremule ed Usini,
con un ceppo anche ad Olbia e Cagliari, Chighini è specifico di
Meana Sardo, di Sassari e Porto Torres nel sassarese, dovrebbero
entrambi derivare da soprannomi originati dal termine sardo
chighinì
(briciola),
forse motivato da una corporatura particolarmente minuta del
capostipite, Cinellu, molto raro, ha un ceppo a Bono e Sassari
nel sassarese ed a Cagliari, Cinisu è praticamente unico e
parrebbe del Medio Campidano, Cinus è specifico del sud della
Sardegna, ha un ceppo nel cagliaritano, a Monastir, Burcei,
Quartu Sant'Elena, Sinnai, Cagliari,Villasalto, Muravera,
Selargius, Villaputzu ed Assemini, a Sant'Anna Arresi
nell'iglesiente ed a San Gavino Monreale nel Medio Campidano.
integrazioni fornite da
Franco Pettinato
Nel Dizionario dei Cognomi di Sardegna di M. Pittau il cognome
Chighine viene connesso al sostantivo sardo
chìghine
(cenere mista a frammenti di
carbone) quindi parrebbe
connesso ad un nome di mestiere. In Sardegna è presente anche il
toponimo Chighinele.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CHIGHINE; CHIGHINI; CINELLU; CINUS; CINISU:
kixìna, kinìya, cinìxa, cinìja, chijìna,
cinìsu, cinìxu, cixìnu, cinus,
etc. sono le tante variante sarde per dire
cenere o
anche color cenere,
come i sinonimi canu
e murru;
questi ultimi riferiti generalmente al colore dei capelli. Qui
in Campidano però usiamo l'espressione: colori
de gigìna,
per indicare il colore delle
ceneri
ardenti e
gigìna,
è chiaro, corrisponde al logudorese
chighìna.
La radice di cinus
è comunque legata al greco κόνις, che significa anche
polvere.
Cixinèdda
o Cinixèdda
o Kinijèdda
o Chighinèdda
è la Cenerentola
delle fiabe. Chighine e chighini sono propriamente delle parlate
dell'alto Logudoro; cinus, cinisu, cinìxu del centro sud
dell'isola. Esiste Cinisu come cognome, anche se rarissimo e in
un solo Comune sardo: a Villacidro, con circa 9 presenze. Pure
cinellu significa cenerino, color cenere. Tutte le varianti
derivano dal latino cinus o cinis e delle varie trasformazioni
subite nelle lingue romanze; citiamo ad esempio il toscano
cinigia, il rumeno cenusia. Nelle carte antiche rinveniamo due
firmatari della Pace di Eleonora, LPDE, del 1388 con la variante
Cinus: Cinus Nicolao, ville Selluri (Sanluri - Seddori) - e
Chinus (?) Margiano, ville Selluri -(** Selluri - Sedduri -
Seddori: odierno Sanluri. Et ego Capula Marcus .sindicus, actor
et procurator ville Selluri.seu a Petro De Castay, locuntenente
capitanei et Margiano Costa, locuntenente potestatis terre
Selluri et omnibus habitatoribus dicte terre, congregatis. X die
januarii 1388). Attualmente Ghighine è presente in 59 Comuni
italiani, di cui 26 in Sardegna: Sassari 44, Cheremule 30,
Cagliari 24, Olbia 18, etc. Chighini è presente in 21 Comuni
italiani, di cui 11 in Sardegna: Meana Sardo 29, Sassari 17,
Porto Torres 125, etc. Cinus è presente in 98 Comuni, di cui 41
in Sardegna: Monastir 71, Burcei 70, Quartu S. E. 58, Sinnai 54,
Cagliari 32, etc. Cinellu è presente in 18 Comuni italiani, di
cui 11 in Sardegna: Bono 14, Cagliari 13, Sassari 12, etc. |
|
CHIGI
|
Assolutamente rarissimo, probabilmente di origine senese, nel
1400 il famosissimo mecenate e banchiere Agostino Chigi diede
inizio al ceppo romano della famiglia cui appartenne anche il
Papa Alessandro VII°. (vedi CHIGGI) |
|
CHIGNOLA |
Chignola è tipico del veronese, di Caprino Veronese, Costermano
e Verona, dovrebbe derivare da un nome di località originato dal
termine dialettale chignol
(cuneo, zeppa)
o anche da un soprannome con la stessa origine. |
|
CHIGNOLI |
Chignoli
sembrerebbe specifico di Vaprio D`adda (MI), dovrebbe derivare
dal toponimo Chignolo d'Isola (BG), più difficilmente dal
toponimo Chignolo Po' (PV), tracce di questa cognominizzazione
le troviamo a Milano nel 1600 circa quando nasce il pittore
Gerolamo Chignoli ed a Calcio (BG) in una lettera del 1706
indirizzata al capitano Chignoli, comandante di Calcio. |
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CHILELLI |
Dovrebbe
essere originario del cosentino, potrebbe derivare da un
soprannome dialettale. |
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CHILLE'
CHILLEMI |
Chillè è tipico di Messina e del messinese, di Torregrotta,
Rometta e Monforte San Giorgio, Chillemi, specifico di Messina e
Barcellona Pozzo di Gotto, Santa Teresa di Riva, Casalvecchio
Siculo, Furci Siculo, Savoca, Giardini Naxos e Terme Vigliatore
nel messinese, ha pure un ceppo a Catania ed uno a Palermo.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nel nome medievale
Chillé
o Chillemi,
che, attraverso la mediazione del francese
Guillé o
Guilhem,
nasce da un'italianizzazione del personale germanico
Wilhelm,
meglio conosciuto nella forma
Guglielmo (vedi Guglielmi). In
conclusione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni dei nomi
personali dei capostipiti. |
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CHILLON
CHILLONI |
Chillon ha un ceppo nel padovano, soprattutto a Cadoneghe ed uno
secondario a Cisterna di Latina, prodotto probabilmente
dall'emigrazione forzata dei veneti per la bonifica delle Paludi
Pontine, Chilloni, praticamente unico, parrebbe emiliano, si
dovrebbe trattare di forme aferetiche di maggiorativi del nome
Achille,
probabilmente portato dal capostipite, cui si può anche
ragionevolmente ascrivere una corporatura superiore alla media. |
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CHILO'
|
Molto
molto raro, parrebbe veneto, si potrebbe trattare di una forma
tronca e contratta del cognome Chillon. |
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CHIMENTI
CHIMENTO
CHIUMENTI
CHIUMENTO |
Chimenti è presente a macchia di leopardo nel paese, ha nuclei
importanti in Toscana, a Roma e dintorni, nel barese e
tarentino, nel cosentino e nel palermitano, con presenze anche
nel torinese e nel milanese, Chimento ha ceppi nel vicentino,
nelle province di Roma e Latina, nel cosentino e nel barese,
Chiumenti, molto raro, ha ceppi nel vicentino e nel foggiano,
così come il più diffuso Chiumento, dovrebbero tutti derivare da
modificazioni del nomen latino
Clemens, Clementis, di cui
abbiamo un esempio nelle
Historiae di Tacito:
"...Suedius Clemens ambitioso imperio regebat, ut adversus
modestiam disciplinae corruptus, ita proeliorum avidus. non
Italia adiri nec loca sedesque patriae videbantur...", dell'uso
di questo tipo di modifica del nome abbiamo un esempio a Firenze
nel 1434 in un registro leggiamo: "Opere cum consilio Chimentis
Cipriani ser Nigi". |
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CHIMERA
CHIMERI |
Chimera, molto raro, ha un ceppo piemontese, uno siciliano ed
uno romano, Chimeri, ancora più raro, ha un ceppo genovese.
ipotesi fornite da
Stefano Ferrazzi
Chimera, raro, è diffuso maggiormente in Sicilia, con ceppi
maggiori nel nisseno, nel palermitano e nel catanese, ma è
presente a bassissima frequenza anche nel nord e centro nord del
paese, Chimeri, rarissimo, si riscontra quasi esclusivamente a
Genova e a Roma, entrambi questi cognomi derivano dal nome
medievale Chimera,
nato in riferimento all'omonima creatura mitologica dalla testa
di leone, la coda di serpente e una seconda testa di capra sulla
schiena (anche se altri la descrivono con una testa di leone, un
corpo di capra e una coda di serpente o di drago). In
conclusione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni dei nomi
personali dei capostipiti. |
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CHIMISSO |
Chimisso
è specifico della provincia di Campobasso, di Campomarino in
particolare, è un cognome di chiara origine Arbërësh (albanese). |
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CHINA
CHINELLI
CHINELLO
CHINI
CHINNI
CHINNO
CHINO |
China ha un piccolo ceppo nell'udinese, uno a Monte Romano nel
viterbese ed uno a Roma, esiste un ceppo siciliano nell'isola di
Lipari, Chinelli che sembrerebbe tipicamente lombardo del
bergamasco,e sudmilanese, ha un ceppo anche nel piacentino ed
uno nel barese, Chinello è specifico del padovano, Chini è molto
diffuso in trentino e nel vicino bresciano, nel milanese, in
Toscana, soprattutto nel fiorentino, e nel Lazio, Chinni ha un
ceppo nel bolognese appenninico, uno a Roma, uno nel teatino ed
uno nel foggiano, Chinno, quasi unico, sembrerebbe del foggiano,
Chino, molto raro, ha un ceppo veneto nel padovano e veneziano
ed uno in Piemonte, tutti questi cognomi dovrebbero derivare da
forme aferetiche e da loro ipocoristici di un ipocoristico del
nome Francesco
o Luca,
diventati prima Franceschino,
o Luchino
nelle loro forme ipocoristiche, quindi
Chino per
aferesi, ed in alcuni casi per un ulteriore ipocoristico
Chinello,
o per alterazione dialettale
Chinno. |
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CHINAGLIA |
Chinaglia è tipico del rovigoto, padovano e veronese, con un
ceppo, probabilmente non secondario, nel milanese, varesotto e
pavese, si dovrebbe trattare di una forma collettiva in
-aglia
(anticamente il suffisso non aveva valore peggiorativo, ma
collettivo), riferita ai figli di un Francesco diventato Chino
per aferesi, quindi Chinaglia intendendo con ciò i Chini, cioè i
suoi figli. |
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CHINCARINI |
Tipico di Malcesine (VR) di etimologia incerta.
integrazioni fornite da
Paolo Chincarini
si hanno tracce di questa cognominizzazione a Malcesine almeno
dal 1600 con Philippus Chincarinus, rettore del Santuario della
Madonna della Corona in Monte Balbo dal 1623 al 1635; troviamo
dal 1718 al 1726 un Michele Chincarini Parroco a Malcesine,
Francesco Chincarini di Malcesine è scrittore della seconda metà
del 1700.
Fonte bibliografica D.G.
Borsatti - Malcesine - Storia illustrazioni documenti. |
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CHINDAMO |
Chindamo è tipicamente calabrese del reggino, di Melicucco,
Laureana del Borrello, Cinquefrondi, Giffone, Galatro, Anoia e
Rosarno, dovrebbe derivare da un soprannome grecanico originato
da un'alterazione del termine greco antico κίνδυνος kindynos
(avventura, impresa pericolosa,
pericolo), forse a ricordare la
partecipazione del capostipite ad una particolare impresa. |
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CHINDEMI |
Chindemi è specifico della Sicilia, ha un piccolo ceppo a
Messina ed a Rosolini nel siracusano, con sparute presenze nel
reggino, potrebbe derivare da un soprannome originato dal
termine greco κίνδυνος (kindynos)
che significa pericolo, o anche dal verbo sempre greco κεντέω (kenteo)
che significa pungere o spronare. |
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CHINELLATO |
Chinellato è tipico dell'area veneziano, trevisana, di Venezia
in particolare e di Martellago, Spinea, Mirano, Mira, Marcon,
Salzano, Scorzè e San Donà di Piave nel veneziano e di Mogliano
Veneto, Casale sul Sile e Roncade nel trevisano, si dovrebbe
trattare di una forma patronimica in
-ato,
dove il suffisso sta per il
figlio di, riferito ad un
ipocoristico del nome Francesco
(vedi CHINA), probabile nome del padre del capostipite. |
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CHINIGO
CHINIGO' |
Chinigo, estremamente raro è del cosentino, Chinigò, leggermente
meno raro, parrebbe specifico di San Giorgio Albanese e
Corigliano Calabro sempre nel cosentino.
integrazioni fornite da
Vittorio Chinigò
il cognome Chinigò è originario di San Giorgio Albanese, di
sicura origine medievale, dovrebbe risalire a quando alcune
popolazioni balcaniche lasciarono le montagne ai confini tra
Grecia ed Albania per sfuggire all'invasione turca. Il cognome
rifletterebbe l'attività del capostipite, infatti in greco
κυνηγετής kynegetes significa
cacciatore. |
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CHINNICI |
Chinnici, decisamente siciliano, del palermitano, soprattutto di
Belmonte Mezzagno, Palermo e Misilmeri, e di Catania e
Misterbianco nel catanese, dovrebbe derivare da un nome
anticamente attribuito al quindicesimo figlio
Chìnnici
in dialetto quindici, con l'accento sulla prima vocale,
modificazioni successive hanno poi portato ad una pronuncia
piana del cognome. |
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CHINOSI |
Chinosi
ha presenze nel sudmilanese e lodigiano e nel piacentino, in
particolare a Bettola, Farini e Vigolzone, dovrebbe trattarsi di
una forma etnica aferetica riferita a capostipiti che
provenissero dal vicino paese di Montechino, sempre nel
piacentino. |
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CHINZI
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Chinzi ha un piccolo ceppo a Palermo e presenze
nell'agrigentino, in particolare ad Aragona, potrebbe derivare
da una forma dialettale del praenomen latino
Quintius,
o Quintus,
portato ad esempio dal poeta Quintius Horatius Flaccus,
praenomen normalmente attribuito al quinto figlio di una
famiglia, forse ad indicare che il capostipite fosse appunto il
quinto figlio o che comunque portasse quel nome, tracce antiche
di questa cognominizzazioni le troviamo ad esempio nel 1400 a
Safi sull'isola di Malta. |
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CHIOCHIA |
Molto raro è specifico di Taranto, potrebbe derivare dal
vocabolo spagnolo chocho (sciocco, brontolone) anche se è poco
probabile.
integrazioni da parte di
Cristina Chiochia
Si ritrova in documenti del 1600 sulle armi gentilizie in
Piemonte, ma, si dice che Chiochia sia un cognome proveniente
dalla Magna Grecia, quando i primi coloni greci provenienti
dall'isola di Chio arrivarono a Taranto e, a seguito del
raddoppiamento, divennero Chio Chios ovvero provenienti
dall'isola di Chio. I documenti invece lo fanno risalire al
paesino di Costigliole di Saluzzo,dove erano Nobili della zona,
con uno stemma singolare: uno scudo spaccato d'azzurro e d'oro
con due rose d'argento sopra l'azzurro ed una rossa sopra l'oro.
ho trovato che: chiochiaro e chiochiero, che è una voce ancora
viva nell'icastico linguaggio popolare (napoletano però..), è
voce usata per indicare il
melenso, sciocco babbeo di zucca vuota,
accompagnata per solito da un gesto offensivo consistente nel
far muovere velocemente ed alternativamente l'avambraccio a
dritta e mancina, tenendo la mano destra drizzata verso l'alto
con le dita unite in modo che il polpastrello del pollice ,
tocchi contemporaneamente tutti gli altri; etimologicamente più
che allo spagnolo chocho =molle, vuoto, pare che debba riferirsi
al latino cochlea
= conchiglia, considerata nel momento che sia vuotata del suo
frutto;non è però da scartar l'ipotesi che la parola, giacché è
usata anche per designare lo zotico villano, possa collegarsi
alla voce chiochia
che è variante di ciocia
(termine dall'etimo sconosciuto, di ambito laziale usato per
indicare un particolare tipo di calzatura indossata dai
contadini) alla voce chiochia unendo il tipico suffisso di
competenza aro/ero si arriva ai nostri chiochiaro/chiochiero;
resta invece comunque confermata da molti la provenienza arcaica
greca con raddoppiamento. |
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CHIOCCHIO |
Chiocchio ha un ceppo abruzzese a Cocullo nell'aquilano ed uno a
Roma, l'origine etimologica è controversa, l'ipotesi più
semplice propone una derivazione dal nome del paese di
Chiocchio, una frazione del paese di Greve in Chianti nel
fiorentino, una seconda ipotesi ne propone la derivazione da un
soprannome basato sul termine latino
cochlea (chiocciola),
una terza ipotesi ne propone la derivazione da un soprannome
dialettale basato su di un termine per
gocciolio,
anche se questa sembra essere l'ipotesi meno probabile, troviamo
tracce di questa cognominizzazione nel reatino, nella prima metà
del 1600, con un Settimio Chiocchio citato in una atto di
donazione. |
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CHIODA
CHIODARELLI
CHIODAROLI
CHIODI
CHIODINI
CHIODO |
Bergamasco Chioda e dell'area piacentino lodigiana Chiodaroli,
Chiodarelli, molto molto raro, sembrerebbe avere un ceppo nel
mantovano ed uno nel padovano, Chiodi è molto diffuso in pianura
padana, con ceppi anche nelle Marche, Abruzzo e Lazio, Chiodini
ha un ceppo lombardo tra bresciano, bergamasco, milanese,
varesotto e pavese, un ceppo tra modenese, bolognese e ravennate
ed uno tra fiorentino, aretino e perugino, Chiodo sembrerebbe
originario del cosentino, ma con ceppi anche in Lombardia,
potrebbero essere originati da soprannomi legati al mestiere di
produttori o venditori di chiodi, o, in alcuni casi, legati al
toponimo Chiuduno nel bergamasco, ma la cosa più probabile è che
derivino dalla forma tronca del nome franco
Chlodowig
(Clodoveo).
Troviamo tracce di questa cognominizzazione con il letterato
Johannes Baptista Chiodinus che visse tra la seconda metà del
1500 e gli inizi del 1600.
integrazioni fornite da
Francesca Chiodo
i Chiodo della provincia di Cosenza sono originari della Val
Chisone in Piemonte, migrati nell'isola alloglotta provenzale di
Torano Castello; si diffusero nel resto della provincia di
Cosenza dopo essere sfuggiti al massacro di valdesi perpetrato
nel 1561 dal marchese Salvatore Spinelli di Fuscaldo (CS). |
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CHIOETTO |
Chioetto, assolutamente rarissimo, sembrerebbe specifico
dell'area padovana, dovrebbe derivare da un soprannome originato
dal termine veneto arcaico
chioèto (piccolo
chiodo). |
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CHIOGNA |
Tipico di
Trento e della frazione di Gardolo in particolare, deriva da un
soprannome originato da una modificazione dialettale del termine
colonia per indicare una famiglia di coloni (servi della gleba). |
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CHIOLA
|
Sembrerebbe avere un nucleo originario nel pescarese, dove la
famiglia nobile Chiola, diede il nome ad un castello medioevale
Castello di Chiola a LoretoAprutino (PE), si trovano inoltre un
ceppo nel salernitano ed uno in Piemonte. |
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CHIOLO
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Chiolo è un cognome decisamente siciliana, dell'area
agrigentino, nisseno palermitana, di Mazzarino nel nisseno e di
Ravanusa nell'agrigentino in particolare, l'origine etimologica
è oscura, potrebbe derivare dall'aferesi di nomi di località, ma
è pure possibile una derivazione da soprannomi neogreci
originati da caratteristiche fisiche del capostipite, come le
grosse labbra (chilà). |
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CHIONA
CHIONE
CHIONI
CHIONNA
CHIONNE
CHIONNI
CHIONNO
CHIONO |
Chiona, quasi unico, è piemontese, Chione, praticamente unico, è
anch'esso piemontese, Chioni è decisamente toscano ed è
specifico di Montignose nel massese e di Massa e Forte dei Marmi
nel lucchese, Chionna sembrerebbe originario del Salento, del
brindisino in particolare, di Latiano, Francavilla Fontana,
Brindisi, San Vito dei Normanni e Mesagne e di Lizzano nel
tarentino, Chionne ha un ceppo nella zona di confine tra
perugino e ternano, a Castiglione del Lago e Città della Pieve
nel perugino ed a Fabro nel ternano, con un ceppo anche a Roma,
Chionni ha un piccolissimo ceppo nel bresciano ed uno nel
romano, Chionno, quasi unico, è salentino, Chiono, molto molto
raro, è piemontese, della zona di Torino, Valperga e Favria nel
torinese, dovrebbero derivare da varie forme aferetiche del nome
medioevale Marchionus
o Marchione
(vedi MARCHIONE ), anche se non si possono escludere derivazioni
da nomi di località come la Contrada Chiona di Spello nel
perugino. |
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CHIONCHIO |
Specifico
di Vieste (FG), molto molto raro, dovrebbe derivare dal fatto di
essere la famiglia originaria dell'isola di Chio (vedi commento
a CHIOCHIA) |
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CHIOSI
CHIOSINI
CHIOSO |
Chiosi ha un ceppo toscano, a Figline Valdarno nel fiorentino ed
a San Giovanni Valdarno nell'aretino, ed uno campano a Napoli,
Chiosini, quasi unico, parrebbe piemontese, così come il meno
raro Chioso, potrebbero derivare, direttamente o tramite un
ipocoristico, dal cognome di origini toponomastiche francese
Chioux,
ma molto più probabilmente derivano dal nbome medioevale
Closius. |
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CHIOVE
CHIOVE' |
Chiove è praticamente unico, dovrebbe essere dovuto ad un errore
di trascrizione di Chiovè, che è specifico di Grammichele nel
catanese, e che dovrebbe derivare da un soprannome dialettale
con il significato di chiodino. |
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CHIOZZA |
Chiozza
ha un ceppo a Venezia ed uno a Genova, dovrebbe derivare dal
nome dialettale arcaico della città di Chioggia, probabile luogo
d'origine dei capostipiti. |
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CHIOZZOTTI
CHIOZZOTTO |
Chiozzotti è quasi unico, Chiozzotto, molto molto raro è di
Venezia e Chioggia, dovrebbero derivare dall'etnico dialettale
arcaico della città di Choggia, probabile luogo d'origine del
capostipite, ricordiamo le goldoniane
Chiozzotte,
commedia più nota come Le
Baruffe Chiozzotte: "...Semo
donne da ben, e semo donne onorate; ma semo aliegre, e volemo
stare aliegre, e volemo balare, e volemo saltare. E volemo che
tutti posse dire: e viva le Chiozotte, e viva le Chiozotte!". |
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CHIRCHIO
CHIRCO |
Chirchio, assolutamente rarissimo, è del palermitano, Chirco è
tipicamente siciliano del trapanese e in particolare di Marsala,
con un ceppo anche nel palermitano a Cinisi e Palermo, si
dovrebbe trattare di forme modificate del cognome Chirico e
derivare quindi dal nome medioevale
Chiricus
derivato dal vocabolo greco bizantino
Kyericos
con il significato di letterato o scrivano. |
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CHIRELEISON
CHIRIELEISON |
Chirieleison è tipico del messinese e di Alì Terme in
particolare, Chireleison, una modificazione del precedente, è
sempre del messinese, ma di Itala, dovrebbederivare dalla forma
liturgica cattolica di origine greca, che significa Signore abbi
pietà, si dovrebbe trattare di cognomi attribuiti a bambini
abbandonati, ma è pure possibile che derivino da un nome
attribuito al proprio figlio da genitori molto devoti e poco
colti. |
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CHIRI
CHIRINI
CHIRO
CHIROLLI
CHIROLLO
CHIROTTI |
Chiri ha un ceppo piemontese a Torino ed Alpignano nel torinese
ed a Barge nel cuneese, ed uno nel leccese a Sanarica ed a Muro
Leccese soprattutto, Chirini, Chiro e Chirotti sono praticamente
unici, Chirolli, quasi unico, ha qualche presenza nel
napoletano, Chirollo ha un ceppo nel napoletano ad Afragola e
Castello di Cisterna, tutti questi cognomi dovrebbero derivare,
direttamente o tramite varie forme ipocoristiche, dal nome greco
Chiros,
o da forme etniche della città di
Chiros in
Grecia o da quella di Chirus
in Romania o, più probabilmente, da soprannomi basati sul
termine greco chiros
(mano),
forse ad indicare delle particolari caratteristiche fisiche dei
capostipiti. |
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CHIRIACO
CHIRIACO' |
Chiriaco è calabrese, di Catanzaro, Crotone e Maida (CZ),
Chiriacò è tipico del Salento, di Sternatia, Lecce e Cutrofiano
nel leccese e di Brindisi.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
l'origine di questi cognomi va ricercata nel nome medievale
Chiriaco,
che, assieme alla variante
Chiriacò, nasce da un
adattamento del personale greco
Kyriakos, col significato di
devoto al Signore
(si tratta dell'equivalente greco del nome
Domenico):
dal punto di vista etimologico, infatti, il nome
Kyriakos
è composto dal termine Kyrios
(Signore)
con l'aggiunta del suffisso
-akos, di valore aggettivale
(ad indicare un rapporto d'appartenenza, anche in senso
figurato). Detto questo, comunque, bisogna fare una precisazione
riguardo ai cognomi Chiriaco e Chiriacò: considerandone la
distribuzione geografica, queste famiglie sembrano avere o una
discendenza arbëreshë (più probabilmente greco-albanese) o
un'origine grika, soprattutto nel reggino e nel leccese. In
conclusione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni dei nomi
personali dei capostipiti. |
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CHIRIATTI
CHIRIATTO |
Chiriatti è tipicamente salentino del leccese, di Martano e
Copertino soprattutto, ma anche di Lecce, Nardò, Melendugno,
Carpignano Salentino, Galatina, Calimera, Minervino di Lecce ed
Aradeo, e di Cellino San Marco e San Pietro Vernotico nel
brindisino, Chiriatto, praticamente unico, è del leccese,
dovrebbero derivare da un soprannome probabilmente originato dal
mestiere di banditore svolto dai capostipiti, rifacendosi al
termine greco antico κηρύττω kerytto (bandire,
annunciare), ma è pure
possibile una derivazione dal termine greco antico κύριος
kyrios (padrone, arbitro). |
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CHIRICI |
Chirici è tipicamente toscano, con un ceppo a Livorno ed uno a
Firenze, dovrebbe derivare dal nome medioevale latino
Quiricus,
magari in qualche caso anche come alterazione del nome
provenzale Quilicus. |
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CHIRICOSTA
CIRICOSTA |
Chiricosta sembra specifico di Ardore (RC) e del vicino
Sant`Ilario dello Ionio, Ciricosta è tipico di Melicucco e
Rosarno sempre nel reggino.
ipotesi fornite da
Alessio Bruno Bedini
Cognome diffuso in modo esclusivo nella zona Locri (RC) - Gerace
(RC) con un alta incidenza nella citta di Ardore (RC). Dai dati
in mio possesso risulta una famiglia nobile originaria di Locri
(RC). Etimologicamente nel dialetto reggino la "chirica" è la
parte superiore di qualcosa.
ipotesi fornite da
Stefano Ferrazzi
L'origine dei cognomi Chiricosta e Ciricosta, in realtà, va
ricercata nei dialetti greci del sud, dove l'espressione
chiri/ciri
Costa (dal greco kyrie Costas)
significa letteralmente signor
Costa (come avviene in cognomi
quali Serantoni, Sergianni, Sernicola, etc):
Costa,
infatti, è un nome greco di antica tradizione e, al di là della
stessa Grecia (dove è ancora in uso come nome di persona), pare
che, un tempo, godesse di una certa fama anche nel nostro paese
(per una spiegazione più approfondita sul nome, vedi il cognome
Costa). Per quanto riguarda i cognomi in questione, dunque, si
tratta delle cognominizzazioni dei nomi personali dei
capostipiti. |
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CHIRIGU |
Estremamente raro è tipico della zona sudoccidentale della
Sardegna, Iglesias (CA) e Santedi (CA), deriva da una
modificazione dialettale del nome medioevale Chirico derivato
dal vocabolo greco bizantino Kyericos (letterato o scrivano).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CHIRIGU: chirigu, chiricu,
clericu, clerigu =
chierico, del clero.
Dal latino clericus.
Troviamo il vocabolo nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado,
CSMB (189 - 190): testes Goantine Cappai clerigu et Comita Kersa
clerigu.Ricordiamo però che in alcune parti della Sardegna
chirigu
è la lupinella
o fieno santo
> onobrychis viciaefolia; e
chirigu è anche il
pisello selvatico
> lathyrus aphaca, che qui in Campidano chiamiamo comunemente
su pisu de coloru.
Come cognome Chirigu è presente in 17 Comuni italiani, di cui 9
in Sardegna: Santadi 17, Iglesias 13, Olbia 6, etc. |
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CHIRIZZI |
Tipico del Salento dovrebbe trattarsi di una modificazione del
cognome greco Kiritsi
o Kiritsis,
ma è pure possibile derivi da un soprannome originato dal
vocabolo greco koritsi
(ragazza, fanciulla). |
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CHIRONE
CHIRONI |
Chirone, molto raro ha un ceppo nel napoletano ed uno nel
brindisino, Chironi ha un ceppo nel salento leccese ed uno tra
nuorese e sassarese in Sardegna, dovrebbero derivare dal nome
greco Chirone,
ricordiamo famosissimo il Chirone centauro figlio di Filiara e
di Crono (il padre di tutti gli Dei), Chirone, secondo la
mitologia, fu il primo ad utilizzare le erbe nella cura delle
malattie; secondo un'altra ipotesi il ceppo sardo del cognome
Chironi dovrebbe invece derivare dal cognome basco
Quirony. |
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CHIRRA
CHIRRI |
Chirra, assolutamente rarissimo, è tipicamente sardo, Chirri,
sempre sardo, è ancora più raro, quasi unico, potrebbero
derivare dal termine sardo logudorese
chirra (mandria
di capretti, ma anche coperta),
forse ad indicare nei capostipiti dei pastori.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CHIRRA: Sa kirra,
in log., sa cirra
in camp. è il recinto coperto di
frasche per metterci gli agnelli o i capretti.
In centro Sardegna il recinto dei capretti si chiama edìli o
edàli; nel sud dell'isola lo chiamano s'ebiu, ma è senz'altro la
versione errata di ediu;
dal latino haedus
= capretto.
Il vocabolo è derivato dal latino
cirrus,
con riferimento alle frasche che coprono i recinti o
kirras.
Ricordiamo però che Chirra o Kirra o Quirra è il nome di un
centro abitato scomparso, che fu capoluogo della omonima
Curadorìa o Parte di, nel regno giudicale di Càlari prima , in
quello di Gallura poi. Nel 1288 passò a possedimento coloniale
della repubblica di Pisa. Nel 1324 passò al Regno catalano -
aragonese di Sardegna. Nel 1317 don Alfonso d'Aragona istituì la
Contea di Quirra. I primi conti di Quirra furono i Carroz e poi
i Centelles. Con Cristoforo Centelles, nel 1627 la Contea
passerà a Marchesato. Nel 1726 subentrano i Catalan e
successivamente gli Osorio, sino al 1839, allorquando il
Marchesato di Quirra passerà al Regno di Piemonte e di Sardegna.
Il Marchesato di Quirra è citato nel testo di Giovanni Francesco
Fara "De Rebus Sardois - In Sardinia Chorographiam - 156/35".
Oggi rimane la bellissima Torre di Quirra, che si erge su uno
dei tratti più caratteristici delle coste della Sardegna - vedi
nel Web - Il Castello di Quirra. Il cognome è presente nelle
carte antiche della Sardegna. Tra i firmatari della Pace di
Eleonora del 1388, abbiamo Chirras (de) Antiogho, ville
Ecclesiarum. (Villa di Chiesa - Iglesias). Attualmente il
cognome è presente in 42 Comuni italiani, di cui 22 della
Sardegna: Lei 12, Macomer 11, Santa Giusta 9, etc. |
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CHISARI |
Chisari è tipicamente siciliano, specifico del catanese, di
Catania, Paternò, Belpasso, Biancavilla, Mascalucia e Gravina di
Catania, dovrebbe derivare da un soprannome grecanico basato sul
termine greco antico kiseris
(pomice),
probabilmente ad identificare una caratteristica del luogo di
provenienza dei capostipiti, o al mestiere di raccoglitore di
pietra pomice. |
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CHISENA |
Chisena è tipicamente pugliese, di Martina Franca, Grottaglie e
Laterza nel tarantino e di Latiano nel brindisino, con un
piccolo ceppo a Matera ed a Palazzo San Gervasio nel potentino,
potrebbe derivare dai cognomi slavi
Kisen e
Kizena. |
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CHISO
CHISU |
Chiso, quasi unico, parrebbe del centro Italia, ed è
probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione di Chisu, che
è invece tipicamente sardo.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CHISU: potrebbe essere una variante di
Ghisu =
pettirosso
(vedi Ghisu). In sardo la parola
chisu o
kisu
può derivare dal verbo kisìre,
nel significato di zittire,
far tacere.
Quindi chisu significherebbe cenno per imporre il silenzio( col
dito indice in verticale sulla punta del naso)! E solitamente si
aggiunge: "Ssh.citu"! (Ssh.zitto!). Kis, kis o chis, chis è
invece il richiamo, con qualcosa che abbiamo in mano, da offrire
a chi ci sta di fronte, bambino o anche piccolo animale!
Crediamo che in tutti i casi si tratti di una onomatopea.
Attualmente il cognome è presente in 25 Comuni italiani, di cui
11 in Sardegna: Orosei 43, Nuoro 27, Siniscola 20, Orani 8, etc. |
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CHITARI
CHITARRA
CHITARRINI
CHITARRO
CHITARRONI |
Chitari e
Chitarra, quasi unici sembrerebbero siciliani con un
piccolissimo ceppo a Piazza Armerina nell'ennese per il secondo,
Chitarrini, molto raro, è laziale, con presenze nel viterbese ed
a Roma, Chitarro è quasi unico, Chitarroni, assolutamente
rarissimo sembrerebbe dell'anconetano, tutti questi cognomi, che
si riferiscono al nome di strumenti musicali a corde, il
chitarrone non era altri che una sorta di liuto, fanno pensare
che possano derivare da soprannomi riferiti a capostipiti che
suonassero appunto quel tipo di strumenti. |
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CHITI
CHITO |
Chiti è tipicamente toscano, particolarmente della zona che
comprende le province di Pistoia, Prato e Firenze, Chito
sembrerebbe specifico di Matera, dovrebbero derivare dal nome
medioevale Chito
di cui abbiamo un esempio nell'Archivio di Stato di Milano in un
atto del 1491: "...Bernardus filius quondam Antonius Barufi
Iohannes filius quondam Albertoli Bossi Chito de la Cassina
Magni...". |
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CHITTI
CHITTO
CHITTO' |
Chitti, molto molto raro, ha un ceppo tra milanese, pavese e
piacentino, Chitto, molto più raro, sembrerebbe lombardo, Chittò
è tipicamente lombardo, di Brescia ed Urago d'Oglio nel
bresciano. di Isola Dovarese nel cremonese e di Cormano nel
milanese, potrebbero derivare da soprannomi basati sul termine
dialettale lombardo arcaico
chitti, chitto (baciapile,
religioso all'eccesso), ma
molto più probabilmente derivano da forme aferetiche contratte
di ipocoristici del nome
Francesco, ma potrebbero anche
derivare da soprannomi originati dal termine lombardo dialettale
arcaico chit
(pulcino, bambino).
(vedi anche CHITI) |
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CHIUCH
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Chiuch è un cognome tipico dell'area orientale dell'udinese,
dovrebbe derivare da soprannomi originati dal vocabolo slavo
cuk
o kiuk
(gufo). |
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CHIUCCHI
CHIUCCONI |
Chiucchi è tipico dell'anconetano e maceratese, di Fabriano e
Cerreto d'Esi nell'anconetano e di Apiro e Matelica nel
maceratese, Chiucconi, estremamente raro, è marchigiano,
sembrerebbe dell'anconetano, dovrebbero derivare, direttamente o
tramite un accrescitivo, da un soprannome basato sul termine
dialettale romagnolo e marchigiano
chiucco (tonto,
sciocco). |
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CHIUSANI
CHIUSANO |
Chiusani,
assolutamente rarissimo, è probabilmente dovuto ad errori di
trascrizione di Chiusano, che ha un ceppo piemontese, ad Asti e
Torino, ed uno nell'area laziale, campana, a Fondi nel
latinense, a Sant`Angelo dei Lombardi nell'avellinese, ad
Anacapri nel napoletano ed a Caserta, si potrebbe trattare di
forme etniche di paesi come Chiusa nell'avellinese, Chiusano
d'Asti nell'astigiano, Chiusa di San Michele nel torinese,
Chiusano di San Domenico nell'avellinese o altri simili. |
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CHIUSAROLI |
Chiusaroli ha un ceppo a Recanati ed uno ad Osimo e Loreto
nell'anconetano, ed un ceppo nel viterbese a Viterbo e Vetralla,
dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine
chiusarolo
(custode delle chiuse,
aprendo le quali veniva attivato normalmente un mulino),
probabilmente occupazione dei capostipiti. |
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CHIUSSI |
Chiussi è
specifico dell'area reggiano, parmense, di Poviglio nel reggiano
in particolare, potrebbe derivare da un soprannome dialettale
arcaico riferito a chi operava sulle cateratte artificiali, o
piccole chiuse, dei canali d'irrigazione. |
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CHIUSSO |
Chiusso, molto raro, è tipico di Venezia e del paese confinante
di Cavallino Treporti, dovrebbe derivare da un soprannome
originato dal vocabolo veneziano arcaico
chiusso (uccello
notturno), ma anche
dormiglione
se riferito ad un uomo, probabilmente a sottolineare
quest'abitudine caratteristica del capostipite. |
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CHIVU
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Cognome raro presente nel padovano.
integrazionie e
precisazioni fornite da Giacomo Ganza / Villa di Tirano (SO)
Si tratta di un cognome rumeno, che risulta presente in numerose
province del paese balcanico, assieme a Chivulescu. La forma
cognominale con terminazione in U potrebbe trarre in inganno
suggerendo il dubbio su di una possibile origine sarda, peraltro
da escludere. |
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CHIZIO
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Chizio, assolutamente rarissimo, sembrerebbe di Mestre, dovrebbe
derivare da un soprannome originato da un vocabolo veneziano
arcaico per cagnolino. |
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CHIZZOLIN
CHIZZOLINI |
Chizzolin, praticamente unico, è veneto, Chizzolini è tipico del
mantovano, di Castel Goffredo in particolare, con presenze anche
nel vicino bresciano e veronese, dovrebbero derivare da
soprannomi originati dall'italianizzazione del termine lombardo
arcaico chissolì
o chissolin
che significa chiocciolina,
ma che assumeva, nel mantovano, veronese e bresciano, il
significato di focaccia
o schiacciatina
fatta di pasta senza lievito, forse ad identificare nel
capostipite un fornaio. |
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CHMET
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Chmet, specifico di Trieste, di origini instriane, dovrebbe
derivare da un soprannome dialettale slavo con il significato di
tronco,
forse a causa di un aspetto fisico del capostipite
particolarmente imponente. |
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CIABATTI
CIABATTINI
CIABATTONI
CIAVATTINI |
Ciabatti è decisamente toscano, molto diffuso a Prato, a
Firenze, Calenzano e Scandicci nel fiorentino, a Bibbiena,
Chiusi della Verna, Arezzo, Poppi e Castel Focognano
nell'aretino, a Sovicile e Siena nel senese, a Livorno, Pisa ed
a Grosseto, Ciabattini è anch'esso tipicamente toscano,
Ciabattoni è specifico della zona tra Piceno e teramano,
Ciavattini ha un ceppo tra Marche ed aretino, nel grossetano e
nel Lazio centrosettentrionale, dovrebbero derivare da
soprannomi originati dal mestiere di
ciabattino
o calzolaio,
si hanno tracce del cognome Ciabattoni a Corropoli nel teramano
fin dal 1700. |
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CIABOTTI |
Ciabotti ha un ceppo a Pesaro e Fano nel pesarese ed uno a Roma,
dovrebbe trattarsi di un'italianizzazione del nome di origini
francesi Chabot
(pronuncia ciabòt), che a sua volta dovrebbe essere nato da
un'alterazione del nome medioevale germanico
Haribald
composto dai termini hari
(esercito)
e bald
(ardito, coraggioso),
con il significato di il più
coraggioso dell'esercito,
esiste anche la teoria che possa trattarsi di un'alterazione del
cognome Ciabatti
(vedi CIABATTI). |
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CIACCAFAVA |
Ciaccafava sembrerebbe marchigiano, di Montemarciano e
Senigallia nell'anconetano, dovrebbe derivare da un soprannome
con il significato di schiacciafave, cioè di colui che produce
il purè di fave per la minestra di fave tipica dell'Italia
centrale, ma il termine aveva anche un secondo significato
offensivo di scansafatiche. |
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CIACCI
CIACCIA
CIACCIO |
Ciacci è tipico della zona che comprende l'urbinate, il
perugino, il senese ed il grossetano, Ciaccia ha un ceppo a Roma
e nell'aquilano, a Celano e ad Avezzano, un ceppo a Campobasso,
ed uno, il più consistente in Puglia, a Taranto, Maruggio e
Lizzano nel tarentino, a Fasano e Brindisi nel brindisino, a
Monopoli, Altamura, Gravina in Puglia, Mola di Bari e Bari nel
barese, a Torremaggiore nel foggiano ed a Castrignano del Capo
nel leccese, Ciaccio ha un nucleo siciliano nel palermitano e
nell'agrigentino a Sciacca in particolare, ed un ceppo nel
catanzarese, potrebbero derivare in qualche caso da un
soprannome basato sul termine dialettale
ciaccio (bleso,
che male pronuncia qualche consonante, soprattutto la lettera
esse), ma molto più probabilmente derivano dal nome medioevale
Ciaccio, Ciaccia,
una forma ipocoristica contratta derivata dal nome
Franciscus,
tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Siena nel 1140
quando Campanese de' Ciacci è podestà della città, Carife (AV)
nel 1646 Laura Ciaccio, vedova del beneventano Francesco
Capobianco, acquisisce la Signoria di quelle terre e sempre nel
1600 a Ciminna (PA): "...Margarita
Ciaccio, relicta del quondam, quale volendo ire all'incontro a
quella Santa Figura, ..." e ad
Arezzo: "...Per lettera del 7 di settembre 1684 il Sig. Giulio
Giannerini scrive di aver dato a Suor Maria Diomira scudi
quarantatre, de' quali riscosse venticinque da' Saracini e
diciotto dal Ciacci, a conto di frutti di censi....". |
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CIAFFONE
CIAFFONI
CIAFONE |
Ciaffone ha un ceppo a Rosignano Marittimo nel livornese, uno a
Luco dei Marsi ed Avezzano nell'aquilano ed uno a Roma e Campoli
Appennino nel frusinate, Ciaffoni ha un ceppo tra ascolano e
teramano, ad Ascoli Piceno ed a Teramo ed Alba Adriatica e
Controguerra nel teramano, ed uno a Roma ed Anagni nel
frusinate, Ciafone è caratteristico di Sicignano degli Alburni
nel salernitano, dovrebbero derivare da nomi di località come la
contrada Ciafone o Castello Ciaffone di Offida nel Piceno o
Colle Ciaffone di Veroli nel frusinate, ma non si può escludere
che in qualche caso possano derivare da soprannomi originati
dall'italianizzazione del termine spagnolo
chanflòn
(arruffone, grossolano),
la cui pronuncia suonerebbe come
ciaflon,
con la prima n appena accennata, praticamente muta. |
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CIALFI
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Cialfi è specifico dell'area aquilana, di Montereale e L'Aquila
e di Roma, dovrebbe derivare dal nome medioevale
Cialfo,
una forma aferetica contratta ed alterata del nome Ricolfo, di
quest'uso abbiamo un esempio in un contratto di compravendita
del 1339 a Siena, dove compare come testimone alla firma del
contratto un certo Cialfo di Tatino. (vedi anche CIOLFI) |
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CIAMARRA
CIAMARRI |
Ciamarra è tipico della fascia centrale che comprende le Marche,
nel maceratese a Tolentino ed Urbisaglia, l'Umbria a Spoleto nel
perugino, e Roma, con un ceppo anche nella provincia di
Campobasso a Torella del Sannio e Campobasso, Ciamarri,
praticamente unico, è marchigiano, dovrebbe trattarsi di
un'errata trascrizione del precedente, che dovrebbe derivare da
un come composto dal nome Gianni
alterato e compresso in
Cia-
probabilmente aggiunto al termine longobardo
marr (cavallo),
forse con il significato di
Gianni lo stalliere o qualcosa
di simile. |
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CIAMBELLOTTI
CIAMBELOTTI |
Ciambellotti è tipicamente toscano, di Prato e di Campi Bisenzio
e Firenze nel fiorentino, Ciambelotti, che sembrerebbe unico, è
del fiorentino, potrebbero derivare da un soprannome basato su
di un'alterazione dialettale del termine latino medioevale
camelotum
(un tipo di stoffa molto grezza
e ruvida usata ad esempio per i
sai dei monaci), secondo un'altra ipotesi deriverebbero invece
dal nome del ciambellotto
una sorta di dolce
della zona toscano, marchigiana. |
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CIAMPA
CIAMPELLI
CIAMPI
CIAMPITTI
CIAMPO
CIAMPOLI
CIAMPONE
CIAMPONI |
Ciampa ha ceppi a Roma, nell'aquilano, tra napoletano ed
avellinese, nel potentino e nel reggino, Ciampelli è tipico
dell'aretino, di Poppi e Bibbiena, e di Citta` Di Castello ed
Umbertide nel perugino, Ciampi è proprio dell'alta Toscana, con
un ceppo anche nell'avellinese, Ciampitti ha un ceppo molisano a
frosolone nell'iserniese ed uno, probabilmente secondario, a
Roma, Ciampoli sembra avere un nucleo abruzzese ed uno toscano,
Ciampo, molto raro, sembrerebbe barese, Ciampone ha un ceppo a
Termoli nel campobassano, uno nel beneventano, soprattutto a
Morcone ed uno a Foggia, Ciamponi, assolutamente rarissimo, ha
un ceppo abruzzese ed uno toscoemiliano, dovrebbero tutti
derivare, direttamente o tramite ipocoristici anche dialettali,
dal nome Ciampo,
Ciampolo,
che sono corruzioni dialettali del nome Gianpaolo, di cui si
hanno tracce fin dal medioevo, nel 1291, in un atto di procura
che cita Dante Alighieri troviamo un Guiduccio di Ciampolo da
Petrognano, lo stesso Dante cita un Ciampolo di Navarra
nell'Inferno, tra i barattieri, Ciampolo del Cavalier Albizzo fu
supremo Capitano della parte Guelfa di Siena nel 1261; in un
atto di matrimonio del 1601 stilato a Montefusco (AV) si
congiungono in matrimonio Terenzio Ciampo e Vittoria Camerino.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Ciampi e Ciampo derivano dalla voce antica italiana
ciampo (dalle
gambe storte). Cfr. D.
Olivieri, I cognomi della Venezia Euganea, 1924, p. 233
integrazione fornita da
Alberto Ciampelli
I Ciampelli residenti nella provincia di Perugia sono in vari
gradi parenti fra loro, da ricordi tramandati in famiglia l'
origine è da ricercarsi in Toscana, Città di Castello non è
lontana da Sansepolcro e dal Casentino. Con questo cognome è da
ricordare il pittore Agostino vissuto nel XVI° secolo.
integrazioni fornite da
Gianfranco Nassisi
Esiste una consistente presenza di Ciampi nel Foggiano, dove il
termine ciampa
significa zampa - piede
e dovrebbe far riferimento ad una caratteristica anatomica ben
precisa, così come l'accrescitivo Ciampone (piede grosso) e il
diminutivo Ciampitti (piede piccolo). |
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CIANCAGLIONE
CIANCAGLIONI |
Ciancaglione, molto molto raro, è specifico del teramano, di
Roseto degli Abruzzi e Teramo, Ciancaglioni ha un ceppo romano
ed uno nel reatino ad Amatrice, dovrebbero derivare da un
soprannome dialettale che sottolineasse il difetto della
balbuzie, cui erano probabilmente soggetti i capostipiti. |
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CIANCARELLA
CIANCARELLI |
Ciancarella ha un ceppo nell'aquilano e nel romano, Ciancarelli
ha un ceppo nel pescarese ed aquilano, nel reatino, nel
frusinate e nel romano, dovrebbero derivare da soprannomi basati
sul termine ipocoristico dialettale
ciancarello
(balbuziente
o anche zoppicante),
probabilmente un difetto riscontrabile nei capostipiti. |
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CIANCI
CIANCIO
CIANCIULLI
CIANCIULLO
DE CIANCIO
DI CIANCIO |
Cianci è tipico della fascia che comprende: Abruzzi, Molise,
Lazio, Campania , Basilicata e Puglia, Ciancio è specifico della
Campania litoranea, Calabria e Sicilia sud orientale, Cianciulli
è tipicamente campano, soprattutto di Avella ed Andretta
nell'avellinese, di Napoli e di San Giuseppe Vesuviano nel
napoletano e di Battipaglia, Giffoni Valle Piana, Acerno e
Montecorvino Rovella nel salernitano, Cianciullo, molto più
raro, ha un piccolo ceppo in Molise a Campobasso e Jelsi ed uno
ancora più piccolo nel salernitano a Nocera Inferiore, De
Ciancio, rarissimo, sembra cosentino, Di Ciancio, altrettanto
raro, parrebbe laziale, dovrebbero derivare, direttamente o
tramite ipocoristici dialettali o con l'aggiunta di particelle
patronimiche De
o Di,
dal nomen latino Ciancius,
di cui abbiamo tracce ad esempio nel Codice Diplomatico
Longobardo sotto l'anno 768: "...demettere deueatis Cianci, et
aueas petias de terra prope areas de filii Pertualdi, qui mihi
obuine da filii quondam Ermerisci...". Esempio di questa
cognominizzazione lo troviamo a Perugia, dove nell'albo degli
iscritti alla locale università nell'anno 1582 si trova un certo
Flaminius Ciancius dell'agro romano. |
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CIANCIAMINO
CIANCIMINO |
Cianciamino è praticamente unico, si tratta probabilmente
dell'errore di trascrizione del più diffuso Ciancimino, che è
tipico della Sicilia occidentale, di Sciacca e Ribera
nell'agrigentino e di Belmonte Mezzagno e Palermo nel
palermitano, si potrebbe trattare di una forma ipocoristica del
nome Ciancio
(vedi CIANCI). |
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CIANFERRA |
Assolutamente rarissimo, quasi unico, probabilmente abruzzese
della provincia dell'Aquila.
integrazioni fornite da
Walter Cianferra (Caracas)
Il cognome Cianferra sarebbe di origine
francese. Un certo Jean Phillippe Cianferra combattè in Abruzzo
militando nell'esercito di Napoleone. |
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CIANFLONE
CIANFRONE |
Cianflone è calabrese, della provincia di Catanzaro, di
Serrastretta e Lamezia Terme in particolare, Cianfrone ha un
ceppo nel teatino a Mozzagrogna, Lanciano e Crecchio ed uno nel
salernitano ad Agropoli, tracce di queste cognominizzazioni le
troviamo nella Locride fin dagli inizi del 1600 con il notaio
Gabriele Cianflone.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cianflone è cognome calabrese che viene dalla voce dialettale 'cianfruni'
= antica moneta d'oro,
ma ipotizzabile anche la derivazione dallo spagnolo 'chanflόn'
= grossolano.
Rohlfs 77. |
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CIANI
CIANO |
Ciani è diffuso in tutta Italia, Ciano è proprio della provincia
di Latina e di Napoli, dovrebbero derivare o da soprannomi
legati a toponimi quali: Ciano (CZ), Ciano d'Enza (RE), Ciano
del Montello (TV) o anche a diminutivi del nome Luciano.
Questa interessante
teoria ci è stata comunicata dal Sig. Giancarlo Ciani
I cognomi Ciani-Ciarn-Cian-Cyani-Cjan-Khjani-Kins-Kinz-ecc."
differiscono sostanzialmente dai cognomi "Ciano - o dotati di
simile prefisso" e, diffusissimi in area alpina soprattutto
nord-orientale (Friuli V.G, Austria, Slovenia, Croazia), da qui
provengono, affondando le loro origini in epoca celtica; in tale
zona geografica, infatti, erano prevalentemente insediate (in
modo certo e comprovato almeno dal VI° secolo a.C.) le
popolazioni/tribù dei "kiarns"
da cui, tra l'altro, il nome di "Carnia, Carinzia-Karnten,
Carniola Slovena ecc.". Il cognome, ovviamente "italianizzato",
"Ciani" così come scritto, è attualmente rintracciabile secondo
una linea discendente da nord-est verso l'area
centro-meridionale in copia alla direzione di movimento che,
verso sud appunto, seguirono le sopra citate tribù galliche
(peraltro con caratteristiche differenti ai ceppi celti presenti
nel resto del nord dell'attuale Italia, causa la barriera
costituita dai popoli abitatori dell'area ora più o meno
corrispondente al Veneto). |
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CIANNI
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Cianni ha un ceppo nel romano a Roma ed a Valmontone e Capena,
ed un ceppo nel cosentino a Cetraro, Belvedere Marittimo,
Sangineto e Sant`Agata di Esaro, dovrebbe trattarsi di una forma
ipocoristica contratta riferibile al nome medioevale
Cantius e
soprattutto al nome Canzianus.
(vedi anche CIANI) |
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CIAPETTI
CIAPI
CIAPIN
CIAPINI
CIAPPETTA
CIAPPETTI
CIAPPI
CIAPPINI
CIAPPONI |
Ciapetti ha un ceppo lombardo a Castegnato nel bresciano, uno
toscano nel fiorentino, a Firenze, Reggello, Sesto Fiorentino e
Pontassieve e d a Prato e Montemurlo nel pratese, ed uno
laziale, a Soriano nel Cimino nel viterbese ed a Roma, Ciapi,
molto molto raro, è decisamente toscano, dell'area fiorentino,
aretina, Ciapin sembra essere unico, Ciapini, sempre toscano, ha
un ceppo a Livorno ed uno nel pratese, Ciappetta ha un piccolo
ceppo romano ed uno a Cassano allo Ionio nel cosentino,
Ciappetti, quasi unico, è del centro Italia, Ciappi è tipico di
Firenze e del fiorentino, con un ceppo anche a Poggibonsi nel
senese, Ciappini ha un ceppo nel sondriese in particolare a Val
Masino ed uno in Romagna a Ravenna, Cesena, Cesenatico e Rimini,
Ciapponi ha un ceppo nella Lombardia settentrionale, in
particolare a Morbegno, tutti questi cognomi dovrebbero
derivare, direttamente o tramite varie forme ipocoristiche od
accrescitive, anche dialettali, dal nome medioevale
Ciapo, o
Ciappo,
una forma aferetica alterata del nome
Jacopo,
modificata dalla lingua toscana antica: ".. potrebbe credersi
avesse il nome d' Jacopo, donde per corruzione ne venisse
Ciaffo, come anche ai giorni nostri ne viene Ciapo..", di
quest'uso abbiamo un esempio nella seconda metà del 1300 con il
Podestà di Siena è poi divenuto Capitano di ventura Ciappo (de'
Ciappi) da Narni, di cui leggiamo ad esempio nella nuova Cronica
di Matteo Villani: ".. Onde il comune prese oneste cagioni e'
rivocarono il capitano e 'l suo consiglio , e in suo luogo
mandarono il potestà con altri cittadini, il quale fu messer
Ciappo da Narni, uomo d'arme valoroso, e sentito assai. Il quale
avendo da Firenze molti maestri di legname e di cave,
prestamente fece cignere la terra di fossi e di steccati ..". |
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CIAPRINI |
Ciaprini ha un piccolo ceppo a Scurcola Marsicana nell'aquilano
ed uno a Roma, potrebbe derivare da un'alterazione dialettale
del termine caprino,
ad indicare forse che il capostipite, abruzzese, facesse il
pastore di capre. |
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CIARALLI
CIARALLO |
Ciaralli è decisamente romano, mentre Ciarallo, molto più raro
sembrerebbe molisano e abruzzese, dovrebbe derivare da un
soprannome dialettale originato dal vocabolo molisano abruzzese
ciarallo
così era chiamato tra Abruzzo e Molise l'ultimo di sette figli
maschi, che con il rito chiamato
inciaramazione
veniva educato a prendere ed addomesticare i serpenti, senza
correre alcun pericolo.
integrazioni fornite da
Eleonora Ciaralli
intorno all'VIII° secolo, appaiono in Sicilia, in Calabria e
nella Marsica operatori e terapeuti specializzati nei morsi di
serpente che vengono indicati come
ciaralli,
probabilmente da un termine bizantino che ha il valore di
suonatori di corno,
di quel corno che serviva a incantare i serpenti. A Cocullo e in
altri paesi marsicani, i Ciaralli derivavano il loro miracoloso
potere da una facoltà ereditariamente trasmessa e attestata da
segni particolari: si narra di un prete marsicano che aveva
potere di guaritore antiofidico ed era nato con i segni di un
serpente sulla schiena. Sono questi i Sandomenicani o Ciaralli
di San Domenico, che si distinsero dagli omonimi operatori
siciliani e pugliesi, detti Ciaralli della Casa San Paolo.
Intorno al XVI° secolo, la figura di San Domenico, per vicende
che non conosciamo bene, si carica di tutta la tradizione
marsicana dei serpenti. Protettore di uomini e animali, lascia a
Cocullo il ferro della sua mula e il suo dente molare che sono
conservati nella chiesa locale. Per assicurarsi la guarigione
dai mali e l'immunità dai morsi di cane e di serpente, tuttora,
nel corso della festa, i fedeli baciano la reliquia del dente,
mentre con il ferro di mula si toccavano gli animali ammalati. |
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CIARAMELLA |
Specifico della fascia che va da Campobasso a Napoli
comprendendo beneventano e casertano, deriva da un soprannome
dialettale originato dal vocabolo
ciaramella,
una specie particolare specie di rustico flauto od oboe della
valle del Velino, tipicamente usata nelle feste popolari
napoletane. |
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CIARAMIDARO |
Ciaramidaro, molto molto raro, probabilmente del trapanese,
sicuramente siciliano dovrebbe derivare dal mestiere di
costruttore di keramidos
(dal greco) cioè di tegole. |
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CIARAVELLA
CIARAVELLO |
Ciaravella sembrerebbe siciliano, con un piccolo ceppo a
Cianciana ed Agrigento nell'agrigentino ed a Palermo, Ciaravello
è quasi unico, dovrebbero derivare da un'alterazione dialettale
del termine ciaramella
(vedi CIARAMELLA) e starebbero forse ad indicare che i
capostipiti fossero dei suonatori di questo tipo di strumento a
fiato, forse dei pastori. |
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CIARAVINO |
Ciaravino è tipico della Sicilia sudoccidentale, di
Castellammare del Golfo ed Erice nel trapanese e di Palermo,
potrebbe derivare da una forma ipocoristica di un soprannome
derivato dal termine arcaico
ceraulo o
ciraulo
che significa sia incantatore di
serpenti che
imbroglione, a loro volta
derivati dal termine greco
keraùles (suonatore
di flauto, incantatore), (vedi
CELAURO). |
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CIARCIA |
Assolutamente specifico della zona di Venticano e Pietradefusi
(AV), potrebbe derivare dalla forma arcaica del nome spagnolo
Garcia ricordiamo a titolo di esempio il monarca della casa
reale di Navarra Carcia Ramirez (1134-1150) anche se non è
trascurabile una derivazione dal nome celtico Ciarcius
integrazioni fornite da
Michelangelo Ciarcia
Ciarcia deriva da Garçia di origine spagnolo. La C iniziale è
chiaramente un errore degli scrivani dell'epoca e rappresenta la
G con la sua stanghetta confusa con la lettera I. La cediglia è
sparita... Per cui oggi Ciarcia con l'accento sulla prima A. |
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CIARDI
CIARDIELLO
CIARDINI
CIARDINO
CIARDO
CIARDULLI
CIARDULLO |
Ciardi sembra avere più ceppi, nel fiorentino, nel Lazio, in
Campania ed in Puglia, Ciardiello, tipico di Napoli, di
Pietrastornina e San Martino Valle Caudina nell'avellinese e di
Piedimonte Matese e Parete nel casertano, Ciardini è fiorentino,
Ciardino, praticamente unico, è campano, Ciardulli ha un ceppo a
Roma ed uno ad Aversa nel casertano, a Napoli e ad Ariano Irpino
nell'avellinese, Ciardullo ha un ceppo a Roma e Mentana nel
romano, ma il nucleo più consistente è nel cosentino a Cosenza,
Luzzi, Dipignano, Montalto Uffugo, San Marco Argentano e
Carolei, dovrebbero tutti derivare, direttamente o tramite forme
ipocoristiche, anche dialettali, dal nome medioevale
Ciardo,
aferesi del nome Ricciardo,
variante arcaica del nome
Riccardo, o da un suo
ipocoristico dialettale, Ciardo è invece tipico del Salento e
potrebbe anche derivare da un nome di località , è presente ad
esempio a Castrignano del Capo (LE) una frazione con questo
nome. Traccia di questo nome la troviamo ad esempio a Siena nel
1300 con il notaio Ser Pietro di Ciardo, esempio di questa
cognominizzazione si trova a Firenze nel 1400 dove troviamo un
Giuliano Ciardi da Tavola, del contado di Firenze, a Solofra
(AV) nel 1500 c'è un tal Ciardo de Garzillo che in un atto
dichiara: "... di posedere una terra arbustata fruttifera sita
in località lo castagnito confinante con i beni degli eredi del
quondam Brando Pirolo, con la via ed altri beni con un censo di
grana 17.". |
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CIARLA
CIARLE
CIARLI
CIARLO |
Ciarla ha un ceppo nel romano, soprattutto a Velletri ed a Roma,
e nel latinense a Latina e Cisterna di Latina, un ceppo nel
campobassano a Ripabottoni e Santa Croce di Magliano, ed uno
campano, a Fragneto Monforte nel beneventano, a Montemiletto ed
Avellino nell'avellinese ed a Napoli, Ciarle è praticamente
unico, Ciarli, assolutamente rarissimo, sembrerebbe romano,
Ciarlo ha un ceppo ligure, a Savona ed a Quiliano, Vado Ligure e
Varazze nel savonese ed a Cogoleto nel genovese, uno laziale, a
Sezze nel latinense ed a Roma, ed uno campano nel beneventano, a
Cerreto Sannita, Faicchio, Pontelandolfo e Morcone, dovrebbero
derivara dal nome medioevale
Ciarlo,
Ciarla, a
sua volta derivato dall'italianizzazione del nome francese
Charles
(la pronuncia del fonema cha
è cia),
nome di cui abbiamo un esempio d'uso nel
Novellino
di Masuccio Salernitano: "...Dico adunque che nel tempo che lo
duca Rainere d'Angioia, emolo de la quieta pace, da la potencia
col senno insiemi del divo principe re don Alfonso fu di Napoli
e dal regno cacciato, como le piacque, per certo tempo in
Fiorenza se raffisse; dove tra gli altri francisi, che a sì gran
perdita e curso naufragio l'accompagnarno, fuoro dui valerusi e
acconci cavalieri, l'uno chiamato Filippo de Lincurto e l'altro
Ciarlo d'Amboia....". |
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CIARMATORE
CIARMATORI |
Ciarmatore è specifico del latinense, di Roccagorga e Sonnino,
Ciarmatori ha un ceppo marchigiano nell'anconetano a Jesi,
Ancona e Chiaravalle, ed uno nel viterbese a Marta e Viterbo ed
a Roma, dovrebbero derivare dall'antico termine italiano
ciarmare
(predire il futuro, ma anche
incantare i serpenti), forse
con il senso di ciarlatano più che di indovino, il
ciarmatore
o ciurmatore,
detti anche ciaralli,
erano degli imbonitori ed imbroglioni
che, dicendo di essere in grado di guarire le persone morsicate
da serpenti velenosi, approfittavano della credulità popolare
rifilando patacche di vario genere, amuleti ed immaginette. |
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CIARRAPICO |
Ciarrapico, quasi unico, parrebbe abruzzese, improbabile una
derivazione dal nome celtico
Cerebig, più ipotizzabile una
derivazione da un soprannome basato sul termine dialettale
abruzzese ciarrapìche
(brinata del mattino). |
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CIATTI
CIATTO |
Ciatti è un cognome tipico della Toscana, di Prato, Firenze e
Scandicci nel fiorentino e di Siena e Pistoia, e del Lazio, di
Roma, Rieti e Viterbo in particolare, Ciatto ha un ceppo nel
padovano ed uno nella Sicilia orientale, potrebbero derivare da
una forma aferetica di un ipocoristico del nome
Felice,
da Felice a Feliciatto e quindi per aferesi Ciatto e Ciatti
intendendo nella forma plurale la famiglia del Ciatto, la
probabilità che questa derivazione sia corretta è anche
supportata dalla notevole ricorrenza del nome Felice nell'ambito
delle famiglie Ciatti. Tracce di queste cognominizzazioni le
troviamo ad esempio in un attto dell'anno 1416 a Pisa, dove
viene citato un rilegatore di nome Niccolò figlio di un certo
Ciatto di Firenze: "Actum Pisis in studio primi solarii domus
habitationis mey Iuliani notarii suprascripti, posita in
cappella sancti Sebastiani kinziche, presentibus Geminiano
Vinario quondam Iohannis de cappella sancte Christine, Niccolao
alias Niccolo ligatore quondam Ciatti de Florentia, habitatore
Pisarum in cappella sancti Sebastiani suprascripta ...". |
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CIAVAGLIA
CIAVAGLIO
CIAVAGLIOLI |
Ciavaglia è ben diffuso nella fascia che comprende Marche,
Umbria e Lazio, in particolare a Fano (PU), a Nocera Umbra e
Gualdo Tadino nel perugino ed a Roma, Pastena nel frusinate e
Cisterna di Latina nel latinense, Ciavaglioli, assolutamente
rarissimo, parrebbe di Albano Laziale (RM), Ciavaglio, ormai
scomparso in Italia, sembrerebbe della zona tra il teatino ed il
molisano.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi, Maria Rosaria Fierli e Antonella Faragalli
L'origine di questi cognomi va ricercata nel soprannome o nome
medievale Ciavaglia,
che, al pari dei più comuni
Tartaglia,
Biagio e
Balbo,
significa letteralmente
balbuziente: in questo
contesto, però, va notato che il termine
ciavaglia
(ancora in uso in alcuni dialetti) viene spesso usato in
riferimento alla parlata dei bambini, che, non sapendo
pronunciare bene le parole, tendono a esprimersi in modo
stentato o grammaticalmente scorretto (seguendo questa ipotesi,
allora, viene da pensare a un soprannome o a un nome da
intendere in senso affettivo e, in un certo senso, anche
scherzoso). Dal punto di vista etimologico, comunque, il termine
ciavaglia
consiste in un deverbale del verbo
ciavagliare,
che, assieme a verbi quali
tartagliare,
ciangottare,
barbugliare,
farfugliare,
etc, sembra trarre origine da una voce onomatopeica. Per quanto
riguarda i cognomi in questione, dunque, si tratta delle
cognominizzazioni o dei nomi personali dei capostipiti o di
soprannomi ad essi attribuiti. |
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CIAVARELLA
CIAVARELLI
CIAVARELLO
CIAVARRELLA |
Ciavarella è tipico del foggiano San Marco In Lamis, Foggia, San
Severo, Sannicandro Garganico, San Giovanni Rotondo e
Torremaggiore e di Noicattaro nel barese, Ciavarelli, molto
molto raro, sembra abruzzese, Ciavarello, assolutamente
rarissimo, sembrerebbe del palermitano, Ciavarrella è di
Sannicandro Garganico (FG).
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Ciavarella, distribuito in larga parte della penisola, ha un
nucleo principale nel foggiano e uno minore nel barese,
Ciavarrella, molto più raro, è originario di Sannicandro
Garganico (FG), Ciavarello, rarissimo, ha una presenza maggiore
a Corleone, Ciavarelli è diffuso per lo più nel teramano e nel
chietino, tutti questi cognomi derivano dal termine
ciavarello
o ciavarella,
voce arcaica o dialettale col significato di capretto/a:
l'origine di questo vocabolo va ricercata nell'antico francese
chevrel/elle
(italianizzato appunto in ciavarello/a, ma non solo), con uguale
significato. Il cognome, dunque, deriva o dal mestiere svolto
dal capostipite (probabilmente un pastore o un capraio) oppure
da una sua caratteristica fisica o comportamentale (talvolta,
infatti, il termine ciavarello/a poteva essere utilizzato anche
come soprannome per un ragazzo o una ragazza, come a voler
indicare una similitudine fra la giovinezza degli esseri umani e
la tenera età dei capretti). |
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CIAVATTA
CIAVATTE
CIAVATTI |
Ciavatta è distribuito nella fascia centrale che comprende il
viterbese, il romano, il reatino, l'aquilano e teramano, il
teatino ed il campobassano, Ciavatte è praticamente unico,
Ciavatti ha un ceppo nel riminese, a Rimini e Riccione, ed uno a
Roma, esiste la possibilità che derivino da soprannomi originati
dal termine ciavatta,
forma betacistica dialettale per
ciabatta,
ma , molto più probabilmente, derivano da una forma alterata
arcaica del nome arcaico
Giobatta (Giovanni
Battista), nome probabilmente
portato dai capostipiti. |
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CIAVATTONE
CIAVATTONI |
Ciavattone è tipico del casertano, di San Nicola la Strada e
Caserta, Ciavattoni, praticamente unico, dovrebbe essere dovuto
ad un'errata trascrizione del precedente, dovrebbe trattarsi di
una forma accrescitiva del nome
Ciavatta (vedi CIAVATTA). |
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CIAVOLA
CIAVOLI
CIAVOLINO
CIAVOLO |
Ciavola ha un ceppo nell'aquilano a L'Aquila e Scoppitto, uno a
Roma e Morlito nel romano ed uno in Sicilia a Carlentini nel
siracusano ed a Catania, Ciavoli, praticamente unico, è del
romano, Ciavolino ha un piccolo ceppo a Civitavecchia nel romano
ed uno consistente a Torre del Greco nel napoletano, Ciavolo,
anch'esso unico, è del napoletano, questi cognomi in qualche
caso potrebbero derivare dal nome di località come Ciavola nel
trapanese, Torre delle Ciavole nel messinese, Ciavola nel
cosentino o Serra delle Ciavole nel potentino, ma normalmente
derivano da soprannomi originati dal termine dialettale
ciavola
(gazza). |
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CIAVUCCO |
Ciavucco, quasi unico, ha qualche presenza in Abruzzo nel
teramano, dovrebbe derivare dall'italianizzazione del cognome
turco Chavouch,
originario della regione armena dello Javakhk, cognome che
potrebbe essere giunto in Italia in occasione dell'invasione
dell'anno 1064 ad opera dei turchi Selgiuchidi o al più tardi
tra il 1602 ed il 1604 con l'opera di bonifica etnica effettuata
sempre dai turchi sui cristiani armeni. |
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CIBELLA |
Cibella è specifico di Favara e Ribera nell'agrigentino,
dovrebbe derivare da modificazioni dialettali del termine arabo
gebel
(montagna)
ed indicare probabilmente che il capostipite arrivava dai monti.
(vedi anche GIBELLA) |
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CIBELLI
CIBELLO |
Cibelli ha un piccolo ceppo a Lenola nel latinense ed a Roma, il
grosso è nella Campania settentrionale, a Napoli e Procida (NA),
con ceppi anche nel salernitano a Mercato San Severino Salerno e
Castel San Giorgio e nel foggiano a Cerignola, Foggia e Troia,
Cibello è quasi unico, dovrebbe derivare o dall'aferesi di nomi
medioevali come Dulcibellus,
di cui abbiamo un esempio in questo testo che fa riferimento ad
un contemporaneo di Pico della Mirandola: "...Joannis Francisci
Pici Mirandulae Domini, Concordiaeque Comitis, Liber de
Providentia Dei contra Philosophastros. Anno a Partu Virginis
MDVIII.NO. Novemb. In suburbio Novi .... Librum hunc de
providentia dei . . . Benedictus Dulcibellus Manguis Carpensis
exscripsit, stamneis usus calamis...", o al fatto che la
famiglia abitasse in prossimità di templi dedicati alla dea
romana Cibele. |
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CIBIEN
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Cibien è specifico di Belluno e di Sedico, Limana e Trichiana
nel bellunese, il cognome dovrebbe derivare da una forma
dialettale del nome del paese di Cibiana di Cadore, il cui
toponimo sembrerebbe derivare da un
ager cipianum.
cioè dal nome di una proprietà fondiaria di epoca romana
riferita ad un Cipius
o Cepius. |
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CIBRA
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Tipico del milanese e lodigiano potrebbe derivare da un
soprannome originato dal termine arcaico
cibra
(capra). |
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CIBRARIO
CIBRARO |
Cibrario è tipico di Torino e del canavese.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Cibrario è tipicamente torinese, Cibraro, quasi unico, si
riscontra esclusivamente a Milano, entrambi questi cognomi
derivano dal termine dialettale
cibrario o
cibraro,
col significato di capraio
o guardiano di capre.
Personaggio
famoso fu lo storico e statista piemontese Luigi Cibrario (nato
a Torino nel 1802 e morto a Trobiolo nel 1870), noto anche come
poeta minore nel corso del XIX secolo. Per quanto riguarda i
cognomi Cibrario e Cibraro, si tratta comunque della
cognominizzazione di un nome di mestiere attribuito al
capostipite. |
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CICALA
CIGALA |
Cicala è tipico del centrosud, del Lazio centromeridionale, del
casertano e napoletano, della Puglia, in particolare del barese
e tarentino, del potentino e salernitano, della Calabria ed in
particolare della Sicilia, del messinese e catanese, Cigala ha
un ceppo lombardo nel basso bresciano, cremonese, lodigiano,
piacentino e parmense, ed uno siciliano nel messinese, in alcuni
casi potrebbero derivare dal toponimo Cicala nel catanzarese o
dall'antico toponimo Castel Cicala nel nolano, ma , molto più
probabilmente, derivano da italianizzazioni di nomi o cognomi
arabi, come ad esempio Jalal
o Khalil,
o ebraici come Kelaiah,
Kehelahath
o Jucal,
nel De Bello Contra Turcas
si può leggere: "..Sinan Chicala cur Hibraimo in officio ducis &
Primo Visiriatu successerit. Cur ab iisdem officiis depositus &
in Bursiam relegatus. Cur Venetis non faveat. De Meccha. Ratio
una praesentis belli Turcici declaratur..", un principio di
queste cognominizzazioni le troviamo in un Decreto della Curia
Imperiale di Federico II del 1230: "..Herricum de Vineis tunc
temporis Castellanum Scafati, et Castellimaris roboratum
subscriptionibus Gualterii de Bauclumo Judicis Salerni, et
Gualterii Judicis Summae, in quo vidimus contineri, quod
Notarius Thomas de Cicala
constitutus ab eodem D. Herrico procurator pro parte Curiae
proposuit contra D. Palmerium Episcopum Stabiensem..", nel
testamento di un ebreo catanese del 1392 si legge: "In nomine
Domini amen. Anno dominice incarnacionis millesimo trecentesimo
nonagesimo secundo mense augusti vicesimo septimo die eiusdem
quintedecime indicionis regnante serenissima domina domina
nostra regina Maria Dei gracia excellentissima regina Sicilie ac
ducissa ducatuum Athenarum et Neopatrie regni eius vero anno
sexto decimo, feliciter, amen. Nos Iohannes Pissis iudex
civitatis Cathanie Antonius de Prothopapa puplicus eiusdem
civitatis Cathanie notarius et testes infrascripti, delicet
Grison di lu Presti, Aronus Actonus, Muximellus Sala, Vita
David, Merdoc Ginar, Iusep Chicala, Iacob David, Merdoc Levi et
Sabbatinus de Messana ad hoc vocati specialiter et rogati
presenti scripto puplico notum facimus...". |
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CICARDI
CICARDO
CICCARDI
CICCARDINI |
Cicardi è specifico del milanese, di Milano e Triuggio nel
milanese e di Erba nel comasco, Cicardo è decisamente siciliano,
con ceppi a Vittoria nel ragusano, a Caltanissetta ed a Gangi e
Palermo nel palermitano, Ciccardi, molto raro sembra avere oltre
al nucleo salentino a Galatina nel leccese in particolare, anche
un ceppo, forse non secondario, nel milanese, Ciccardini è
presente oggi nel comasco e nelle Marche, dovrebbero derivare
dal nome medioevale tedesco
Sieghard, divenuto poi Siccardo
e di lì Ciccardo, nome chederiva dall'unione dei termini
medioevali tedeschi sieg
(vittoria)
ed hard
(duro,
coraggioso), secondo un'altra
ipotesi i ceppi meridionali potrebbero invece derivare dal nome
medioevale francese Chicard.
(vedi Siccardi) |
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CICCARELLA
CICCARELLI
CICCARELLO
CICCHELI
CICCHELLA
CICCHELLI
CICCHELLO
CICCORELLA
CICCORELLI |
Ciccarella,
molto raro, ha un ceppo nella zona dell'Aquila, uno nell'area
di Trivento nel campobassano ed uno a Roma, Ciccarelli è tipico
della fascia che comprende le Marche meridionali, l'Abruzzo, il
Molise, il Lazio, la Campania e la Puglia, Ciccarello
sembrerebbe siciliano, Ciccheli, ormai scomparso in Italia,
sembrerebbe del teatino, Cicchella è tipicamente campano, ha un
ceppo ad Avellino, uno nel casertano a Maddaloni e Marcianise e
nel napoletano ad Acerra e Torre del Greco, Cicchelli ha un
piccolo ceppo nel pescarese, a Scafa e San Valentino in Abruzzo
Citeriore, un ceppo a Bari e Minervino Murge nel barese, ed uno
nel potentino a Sant'Arcangelo, San Chirico Raparo e Venosa,
Cicchello, estremamente raro, sembrerebbe del vibonese,
Ciccorella, quasi unico, sembrerebbe pugliese, Ciccorelli è
decisamente foggiano, dovrebbero tutti derivare da modificazioni
dialettali dell'ipocoristico di varie forme aferetiche del nome
Franciscus
o Francisca,
che viene prima ridotto per aferesi a
Ciscus o
Cisca,
poi italianizzato in Cicco
o Cicca,
dai quali proviene poi la forma ipocoristica
Ciccarella,
Cicchella
o Ciccorella
e le varianti al maschile. |
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CICCIA
CICCIO |
Ciccia ha un ceppo nel catanese ed uno nel genovese, Ciccio,
molto molto raro, sembrerebbe siracusano, dovrebbero derivare da
soprannomi.
integrazioni fornite da
Carmelo Ciccia autore di "I cognomi di Paternò: oltre 2000
cognomi di Sicilia e d'altrove"
Ciccia. "Francesca" (ipocoristico dialett., femm. di Cicciu).
Accentrato a Paternò, dov'è uno dei cognomi tipici, questo
cognome è presente in 123 comuni di 14 regioni italiane (con
maggior frequenza in Sicilia, Calabria e Lombardia) e in 12
Stati esteri (con maggior frequenza in Canadà, Argentina e Stati
Uniti d'America). Per quanto riguarda il comune di Paternò, in
Pagine Bianche del 2000 figuravano 78 abbonati di cognome Ciccia
e nel sito d'Internet sicilia.indettaglio.it ammontano a 368 le
persone che hanno tale cognome: numeri neanche immaginabili in
qualsiasi altra località dov'è presente lo stesso cognome, il
quale fa di Paternò il quartier generale dei Ciccia. Il nome
personale Francesco/a ha prodotto alcune abbrev. familiari:
Cecco/a, Cesco/a, Ciccio/a, Ciccu/a, che nelle lingue locali
assumono varianti particolari: ad es. a Malta Cikku/a è nome
d'anagrafe, come Ciccio/a tuttora in Italia. C'è poi una serie
d'alterati, come Ceccarello/a, Ciccarello/a, Cicciarello/a, ecc.
Dunque nell'Italia Merid. Ciccia è un matronimico (= "figlio/a
di Francesca") ed esclude il significato di "carne" che il
Rohlfs nel 1979 aveva erroneamente ipotizzato per la Calabria,
mentre nel 1983 per la Sicilia ha corretto l'errore. La
spiegazione Cicciu = "Francesco" si trova già nel Caglià del
1840 (a pag. 44), mentre la spiegazione Ciccia = "Francesca" è
espressamente fornita dal Biundi nel lontano 1857 (a pag. 2
dell'appendice al suo dizionario) e seguita dal Rohlfs nel 1983,
dal Ciccia nel 1987 (1^ edizione del presente libro), dal
Micciché nel 1991 e dal Caracausi nel 1993. A sua volta
Francesca, derivante dal lat. Francisca o Fràncica =
"appartenente alla popolazione dei Franchi", "oriunda o
proveniente dalla Francia", è dovuto alla devozione verso S.
Francesco (d'Assisi e -- nell'Italia Merid. -- di Paola). Si
segnala infine il monte Ciccia, vicino a Messina. · Frequenza: a
Paternò 26°. · Attestaz.: Ciccia console, non meglio
identificato, 1157, e Gualfreduccio Ciccia, capitano di custodia
di Porta Travallii di Siena 10 , 1281 (Studio Araldico di
Genova); Gherardo Ciccia de' Lamberti, Siena, 1260 (Giovanni
Villani, Nuova Cronica al 1260, VII 77 1). · Famiglia già
iscritta nella Mastra delle nobili famiglie patornesi. (Savasta)
· Pers.: Carmelo Ciccia, preside, scrittore e saggista; Nino
Franco Ciccia, giurista; il suddetto Gherardo Ciccia, ghibellino
fiorentino che, quale braccio destro di Farinata degli Uberti,
cooperò alla battaglia di Montaperti; Antonio Ciccia, di Siderno
(RC), nel 1707 castellano della torre costiera; Bonaventura
Ciccia, di Gerace (RC), nel 1712 padre provinciale dei
conventuali; Alfio Ciccia, di Catania, presidente del distretto
scolastico di Paternò, cultore d'archeologia e autore di testi
scolastici; Giosuè Ciccia, di Monasterace (RC), saggista e
poeta; Matilde Ciccia, di Milano, campionessa di pattinaggio
artistico, presentatrice della RAI-TV e pittrice; Antonio
Ciccia, di Melito di Porto Salvo (RC), tributarista e autore di
testi giuridici; Benedetto Ciccia, di Calargius (CA), autore di
pubblicazioni medico-scientif.; Calogero Ciccia, di Messina,
poeta. |
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CICCIARI |
Cicciari è specifico del messinese, di Barcellona Pozzo di Gotto
e San Filippo del Mela, dovrebbe derivare dal termine greco
Κιρκος kirkos (sparviero,
sia come uccello che come nome personale, come ad esempio
Circe,
la maga omerica), forse indicando nel capostipite un falconiere. |
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CICCIOMASCOLO |
Ciccomascolo è specifico della penisola garganica, di Vico del
Gargano in particolare e di Rodi Garganico e Lesina, dovrebbe
derivare dal nome composto dai nomi
Francesco,
nella sua forma ipocoristica aferetica e contratta di
Cicco,
alterata poi dal dialetto, aggiunto al nome
Mascolo
(vedi MASCOLI), nome probabilmente portato dal capostipite, ma
potrebbe anche derivare da
Ciccio inteso come
piccolo,
sempre aggiunto al nome Mascolo. |
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CICCIOMESSERE |
Cicciomessere è un cognome tipico di Bitonto nel barese,
dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine
ciccio
che sta affettuosamente per
piccolo e
messere (signore),
con il significato quindi di
signorino. |
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CICCIONE
CICCIONI
CICIONE
CICIONI |
Ciccione, abbastanza raro, ha un ceppo ligure, soprattutto nel
savonese ed uno nel latinese, Ciccioni, leggermente meno raro,
ha un ceppo tra riminese e pesarese, in particolare a Sant'Agata
Feltria, ed uno tra ternano e viterbese, in particolare a
Viterbo, Cicione è tipicamente laziale di Formia nel latinense,
con un ceppo anche a Roma, Cicioni ha un piccolo ceppo a
Rimini, uno umbro tra perugino, a Marsciano, Perugia e Foligno,
e ternano a San Venanzo, uno nel teramano, a Giulianova,
Mosciano Sant'Angelo e Bellante, ed uno a Roma, questi cognomi
dovrebbero derivare da forme ipocoristiche accrescitive derivate
da alterazioni dialettali del nome
Francesco. |
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CICCIRELLI
CICCIRELLO
CICIRELLI
CICIRELLO |
Ciccirelli, praticamente unico, è probabilmente dovuto ad
un'errata trascizione come Ciccirello, che è quasi unico,
dovrebbe trattarsi di alterazioni dei cognomi Cicirelli o
Cicirello, Cicirelli ha un grosso ceppo ad Altamura nel barese
ed uno piccolo a Torano Castello nel cosentino, Cicirello ha un
ceppo ad Alcamo nel trapanese, uno a Sant'Agata di Militello e
Gioiosa Marea nel messinese, uno a Palermo, uno a Ribera
nell'agrigentino ed uno ad Acquaviva Platani nel nisseno,
dovrebbe trattarsi di forme ipocoristiche derivate dallla forma
aferetica, tipicamente meridionale
Ciccio,
forma dialettale per Francesco,
nome probabilmente portato dai capostipiti. |
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CICCO
CICCOTTI
CICCOTTO |
Cicco ha ceppi, nel romano a Nettuno ed a Roma, nel napoletano a
Napoli e Casoria nel napoletano, nel barese ad Andria, nel
catanzarese a Martirano Lombardo, San Mango d'Aquino e Lamezia
Terme ed a Villa San Giovanni nel reggino, con un piccolo ceppo
a Gangi nel palermitano, Ciccotti è tipico del Lazio, di Roma e
Guidonia Montecelio nel romano, di Anagni nel frusinate, di
Canino nel viterbese e di Aprilia nel latinense, Ciccotto è
tipicamente siciliano diell'agrigentino, di Favara e
Castrofilippo, dovrebbero derivare, direttamente o tramite una
forma ipocoristica, dalla forma aferetica del nome
Franciscus,
Ciscus, italianizzata poi in
Cicco. |
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CICCOLECCHIA
CICOLECCHIA |
Ciccolecchia, praticamente unico, è una forma alterata del
cognome Cicolecchia, che è specifico di Gravina in Puglia nel
barese, e che dovrebbe derivare da una forma ipocoristica
dialettale leggermente dispregiativa, originatasi da una forma
aferetica Cicco
del nome Francesco. |
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CICCOLELLA
CICCOLELLI
CICOLELLA |
Ciccolella ha un ceppo a Formia nel latinense ed a Roma, uno a
Napoli, ma il nucleo principale è in Puglia a Molfetta e nel
resto del barese, Ciccolelli, quasi unico, è dovuto ad un'errata
trascrizione del precedente, Cicolella è specifico di Foggia e
di Cerignola nel foggiano.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nel nome medievale
Ciccolella,
che, nell'onomastica arcaica, sembra nascere da un ipocoristico
del nome Cicca
(abbreviazione popolare di
Francesca):
quest'ipotesi, in effetti, considera il suffisso
-olella
come un doppio ipocoristico (-ola
+
-ella),
ma, a dire il vero, va detto che questa desinenza non è affatto
comune nei cognomi italiani (benché grammaticalmente non vi sia
alcun errore). Più probabilmente, allora, il personale
Ciccolella nasce dall'unione fra i nomi
Cicca e
Colella
(aferesi di Nicolella),
tenendo conto che, un tempo, il nome
Colella
era molto diffuso nel sud e centro-sud Italia (vedi Colella). In
conclusione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni dei nomi
personali delle capostipiti, anche se, a ben vedere, non è
escluso che Ciccolella sia ugualmente un nome da uomo (l'uscita
in -ella,
in questo senso, potrebbe riflettere il suffisso
-a del
nome Nicola,
che, com'è noto, è un nome principalmente maschile in Italia,
per lo meno nella sua forma base e non ipocoristica). |
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CICCONE
CICCONI |
Ciccone è
specifico della fascia che comprende Lazio, Abruzzo, Molise,
Campania e foggiano, con un ceppo autonomo anche nel reggino,
Cicconi è concentrato nella zona che comprende le Marche
meridionali, l'Abruzzo settentrionale ed il Lazio, dovrebbero
derivare da modificazioni dialettali dell'accrescitivo
dell'aferesi del nome Francesco. |
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CICCOPAOLI
CICCOPAOLO |
Sia
Ciccopaoli che Ciccopaolo sono quasi unici, sembrerebbero del
reatino, dovrebbero derivare dal nome dei capostipiti, composti
probabilmente dal nome Francesco
contratto per aferesi ipocoristica in
Cicco e
dal nome Paolo. |
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CICCOTOSTO |
Ciccotosto è tipico del teatino, del vicino pescarese e
campobassano, di Vasto e San Salvo nel teatino, di Pescara e di
Montenero di Bisaccia nel campobassano, dovrebbe derivare da
capostipiti di nome Francesco,
trasformato per aferesi e contrazione ipocoristica in
Cicco,
cui venne aggiunto l'attributo di
tosto,
cioè di duro, di forte e resistente. |
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CICCU
CICU |
Ciccu, abbastanza raro, è tipicamente sardo, di Cagliari e di
Marrubiu e Terralba nell'oristanese, Cicu, sempre sardo, ha un
ceppo a terralba e marrubiu nell'oristanese, a Sassari e Sorso
nel sassarese ed a Cagliari e Teulada nel cagliaritano,
dovrebbero derivare da forme ipocoristiche, aferetiche,
contratte del nome Francesco.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CICCU; CICU: di etimologia e significato incerti. In latino
ciccum
prende il significato di
pellicola, che nella melagrana
separa i granelli. In senso figurato significa
cosa di poco valore,
da cui deriva cicca,
che tanto in italiano quanto in sardo significa
qualcosa che vale ben poco.
In sardo tzìccu, tzikkèddu,
significa un poco,
di vino ad esempio: unu
tzikkèddu de binu =
un goccio di vino.
Da un anziano di Ales apprendiamo che il suo bisnonno era
conosciuto con nome de Kiccu
o
de Kicu,
cioè de Franciscu
= di Francesco.
Questa ultima è per noi le versione più accettabile. Franciscu o
Francischu, nelle carte antiche è frequente come nome, come
cognome lo troviamo tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE
del 1388: Francischu (de) Puciarello, ville Ecclesiarum (Villa
di Chiesa = Iglesias). Attualmente il cognome Ciccu è presente
in 44 Comuni italiani di cui 21 in Sardegna: Cagliari 29,
Marrubiu 20, Terralba 10, etc. Cicu è presente in 45 Comuni
italiani, di cui 19 in Sardegna: Terralba 33, Sassari 29,
Cagliari 27, Marrubiu 23, etc. Nella penisola è presente ( in 97
Comuni) il cognome Cicco, che dovrebbe derivare sempre da
Chicco
= vezzeggiativo( ipocoristico) di
Francesco. |
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CICCULLI
CICCULLO |
Cicculli, quasi unico, ha presenze nel potentino, Ciccullo ha un
ceppo ad Avellino ed a Salerno e Cava de' Tirreni nel
salernitano, presenze nel potentino e nel siracusano, dovrebbero
derivare da forme ipocoristiche dialettali del nome Ciccu, una
forma aferetica dialettale contratta del nome
Francesco,
secondo un'altra ipotesi deriverebbero invece da una forma
ipocoristica dialettale del termine grecanico
circos (cerchio,
cupola). |
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CICERI
CICERO
LO CICERO |
Tipicamente lombardo Ciceri, ma con possibili altri ceppi nel
sassarese e in provincia di Firenze, mentre Cicero è sicuramente
siciliano, così come Lo Cicero che è molto diffuso in tutta
l'isola, particolarmente a Palermo ed in provincia a Villabate e
Monreale, a Adrano nel catanese ed a Casteltermini
nell'agrigentino, potrebbero derivare da soprannomi legati al
vocabolo dialettale cicer
(tazzine)
il ceppo lombardo, quindi relative al mestiere di venditore o
produttore di stoviglie, mentre tutti gli altri dovrebbero
derivare da soprannomi originati dal vocabolo
cicer
(cece) o dal nome medioevale
Cicerus di cui abbiamo un
esempio nel Codex cavensis
diplomaticus sotto l'anno 955:
"...In nomine domini vicesimo secundo anno principatus domni
nostri Gisolfi gloriosi principis, mense ianuarius tertiadecima
indictione. memoratorium factum a me mirandus filius quondam
Ruscinii, eo quod ante presentia Guaiferi Castaldei et aliis
subscripti testes per bonam convenientiam guadia mihi dederunt
Petrus et Cicerus germani filii quondam Lademari, et mediatorem
mihi posuerunt amatus filius Comperti...". |
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CICERONE
CICERONI |
Cicerone ha un ceppo tra Avezzano e L'Aquila, uno a Roma, uno
principale a Sesto Campano (IS) ed in Sicilia a Palermo e
Vittoria (RG), Ciceroni ha un nucleo principale a Roma ed uno
forse non secondario a Ravenna, dovrebbero tutti derivare dal
cognomen latino Cicero Ciceronis
il famosissimo Marcus Tullius
Cicero (Cicerone) nato ad
Arpino (FR) il 3 gennaio del 106 a.C., anche questo cognome
deriva dal vocabolo latino cicer
(cece). |
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CICHELLI
CICHELLO |
Cichelli, assolutamente rarissimo, sembrerebbe del teatino,
Cichello, non molto comune, è del vibonese, di Mileto e Dinami,
si dovrebbe trattare di forme ipocoristiche aferetiche derivate
da forme dialettali spagnoleggianti riferite a capostipiti che
probabilmente si fossero chiamati
Francesco,
o da alterazioni del nome medioevale
Franciscus. |
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CICIGOI
CICIGOJ |
Cicigoi è tipico dell'udinese e del goriziano, di Cividale del
Friuli, Premariacco e San Giovanni al Natisone nell'udinese e di
Gorizia, Cicigoj, praticamente unico, è una forma più arcaica
del primo, dovrebbero derivare dall'antico nome di un paese
sloveno, a sua volta derivato dal vocabolo slavo
ĉika (mucca). |
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CICO
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Cico, assolutamente rarissimo è specifico di Torino e di
Corsione nell'astigiano.
integrazioni fornite da
Daniele Zaia
Tipico del piccolo comune di Corsione, (Asti) deriva dal
piemontese cicu
diminutivo del nome Francesco. |
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CICOGNA
CICOGNANI
CICOGNINI
CIGOGNINI |
Cicogna
è presente nella penisola a macchie di leopardo, sicuro un ceppo
veneto, ed uno umbro, ma potrebbe essercene uno anche nel
milanese, Cicognani è decisamente romagnolo, con massima
concentrazione nel ravennate e forlivese e presenze
significative anche nel bolognese e riminese, Cicognini è del
centro sud della Lombardia, Cigognini è proprio del milanese e
del lodigiano. Questi cognomi deriverebbero da soprannomi legati
al fatto che una cicogna nidificasse sulla casa del capostipite,
o derivati da toponimi come Cicognara (MN) o Cicognolo (CR). Lo
stemma è quello dei Cicogna Conti di Peltrengo.
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CICOIRA |
Cicoira è specifico di Calitri nell'avellinese, dovrebbe
derivare da un soprannome dialettale basato sul termine
cicoira
(cicoria,
insalata mangereccia), forse perchè il capostipite ne fosse un
gran produttore. |
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CICORIA |
Cicoria ha molti ceppi, uno a Perugia, uno nel viterbese a
Montefiascone, Viterbo e Marta ed a Roma, uno a Palazzo San
Gervasio e Ruvo del Monte nel potentino ed uno in Puglia, a
Bari, Sammichele di Bari e Minervino Murge nel barese, a Foggia
ed a Carovigno nel brindisino, dovrebbe derivare da un
soprannome basato sul termine
cicoria (una famiglia di piante
di insalata e verdura mangerecce), forse perchè i capostipiti ne
fossero stati grandi mangiatori, grandi raccoglitori delle
varietà selvatiche, o grandi produttori. |
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CICUTA
CICUTO |
Cicuta è specifico di Pordenone e Bicinicco nel pordenonese,
Cicuto è tipico della zona tra veneziano e Friuli, di Fossalta
di Portogruaro, San Michele al Tagliamento e Portogruaro nel
veneziano, di Latisana e Torviscosa nell'udinese e di Cordovado,
Arba e Chions nel pordenonese, potrebbero essere forme
ipocoristiche dialettali friulane del nome
Francesco,
che dapprima sarebbe diventato
Francescut, poi per aferesi
Cescut,
quindi per contrazione Cicut,
italianizzato in Cicuta
ed in Cicuto. |
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CICUTTINI
CUTTINI |
Entrambi specifici dell'udinese, Cicuttini è meno diffuso ed è
tipico di Cividale del Friuli, Remanzacco ed Udine, Cuttini è
tipico di Pasian di Prato e di Udine, dovrebbero derivare
direttamente o tramite una forma aferetica da ipocoristici
friulani aferetici del nome
Franciscus, improbabile un
riferimento alla forma slava cikec (bue). |
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CIENO
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Estremamente raro, è specifico del veronese.
integrazioni fornite da
Mario Cieno
Di etimologia incerta, ma probabilmente legata ad origini simili
a quelle del cognome Ciani, probabilmente legato alle
popolazioni cimbriche o celtiche stanziatesi nell'area della
Lessinia veronese (13 comuni). |
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CIERVO
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Ciervo ha un ceppo tra Monsummano Terme e Quarrata nel pistoiese
e Prato, uno nel latinense, ad Aprilia e Latina, ed a Roma, ed
uno in Campania nel beneventano, a Sant'Agata dei Goti, Dugenta,
Moiano e Frasso Telesino, a Napoli ed a Laurino nel salernitano,
dovrebbe derivare dal nome spagnolo
Ciervo (Cervo),
ma è anche possibile una connessione con il termine laziale
ciervo, una specie di dolce rappresentante un gallo, che si
prepara con l'equinozio di primavera. |
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CIFALDI
CIFALDO
GIFALDI |
Cifaldi ha un piccolo ceppo a Teramo, uno a Roma, uno
nell'avellinese a Montaguto ed Ariano Irpino ed a Campolattaro
nel beneventano, ed uno in Puglia nel foggiano, a Foggia, Orta
Nova, Cerignola, Stornara e Lucera, Cifaldo e Gifaldi sono
praticamente unici e sembrerebbero campani, si dovrebbe trattare
di un'italianizzazione del nome normanno
Giffard,
latinizzato prima in Giphaldus,
quindi in Cifaldo,
nome probabilmente portato dai capostipiti. |
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CIFANI
SIFANI
SIFANO |
Cifani ha piccoli ceppi a Fermo nel Piceno, in Abruzzo in
particolare a Goriano Sicoli (AQ) ed a Roma e Ladispoli (RM),
Sifani e Sifano sono unici, dovrebbero tutti derivare dal nome
medioevale Cifanus
o Sifanus
di cui abbiamo un esempio nello scrittore germanico Cifanus
Laurentius (1510-1579). |
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CIFONE
CIFONI
CIFUNI |
Cifone,
molto raro, è di origine meridionale, sembrerebbe casertano, con
un possibile ceppo nel tarantino, Cifoni è tipicamente
abruzzese, assolutamente rarissimo, sembra specifico di Teramo,
Cifuni, meno raro, ha un ceppo nel napoletano, a Napoli,
Cercola, Sant'Anastasia e San Giorgio a Cremano, ed uno ad
Accettura nel materano, dovrebbero derivare da soprannomi
dialettali stanti ad indicare probabilmente un portamento
incurvato e ingobbito dei capostipiti. |
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CIGAGNA
CIGANA |
Cigagna, estremamente raro, è della zona di confine tra le
province di Treviso e Pordenone, di origini oscure, potrebbe
derivare da un soprannome dialettale del cognome Cigana, che,
diffuso nel pordenonese a Pasiano di Pordenone, Sacile e Prata
di Pordenone, Torre di Mosto nel veneziano e Mottadi Livenza e
Gaiarine nel trevigiano, sembra sia stato originato da
un'alterazione medioevale del termine croato
ciganoj (zingaro),
o anche da una modificazione del cognome rumeno
Cicanea,
ma quest'ultima ipotesi è molto meno probabile, un'importante
traccia di questo cognome la troviamo a Motta di Livenza nel
trevigiano, nel 1401, quando la Madonna apparve al contadino
Giovanni Cigagna, secondo alcuni, o Cigana, secondo altri,
chiedendo che in quel luogo venisse edificata una chiesa, cosa
che avvenne nel secolo successivo. |
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CIGALOTTI
CIGALOTTO |
Cigalotti, assolutamente rarissimo, ha un piccolo ceppo nel
basso trentino ed uno nel verbanese, Cigalotto, altrettanto
raro, sembrerebbe specifico di Udine, dovrebbero derivare in
alcuni casi da forme etniche del toponimo Cigole nel bresciano,
in molti altri da una forma ipocoristica del nome medioevale
Cichala
o Cighala. |
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CIGLIUTI
CIGLIUTO
CIGLIUTTI |
Cigliuti,
molto molto raro, ha un ceppo ad Asti ed uno nel savonese, in
particolare a Millesimo, Cigliuto, praticamente unico, è
probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione, Cigliutti,
molto raro, è tipico di Savona e del savonese, con un ceppo
anche a Mondovì ed Alba nel cuneese, si potrebbe trattare di
forme etniche locali del toponimo Cigliè nel cuneese, anche se
non si può escludere che possano anche derivare da soprannomi
originati dal fatto che il capostipite fosse dotato di ciglia
molto folte. |
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CIGNA
CIGNI
CIGNO |
Cigna ha presenze in Piemonte, a Genova, in Toscana, a Campi
Bisenzio e Firenze nel fiorentino ed a Poggibonsi nel senese, e
ceppi in Sicilia, a Canicattì nell'agrigentino, a Palermo, a
Raddusa e Catania nel catanese ed a Caltanissetta, Riesi, San
Cataldo e Serradifalco nel nisseno, questi ceppi siciliani
potrebbero derivare da un soprannome basato su di una
traslitterazione del termine siciliano
cinga (cinghia),
Cigni ha un ceppo a Reggio Emilia, uno piccolo a Rimini, uno in
Toscana, a Pomarance nel pisano, a Sovicille e Siena nel senese,
a Cecina nel livornese ed a Firenze, Cigno, decisamente più
raro, ha un ceppo siciliano a Gangi e Palermo nel palermitano,
dovrebbero derivare dal nome del capostipite, probabilmente
riferibile al nome latino Cygnus,
derivato dal nome greco Cycnos
(Cigno). |
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CIGNACCHI
CIGNACCO |
Cignacchi, assolutamente rarissimo, sembrerebbe avere delle
presenze nel mantovano, Cignacco è invece tipicamente friulano,
molto raro, ha un piccolo ceppo a Pordenone ed uno a Cividale
del Friuli ed a Premariacco nell'udinese, dovrebbero derivare da
un nome di località della zona del Natisone. |
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CIGNOLI |
Cignoli è
specifico del pavese, di Voghera, Pavia, Broni e Casteggio,
dovrebbe derivare dal nome della frazione Cignolo di Santa
Margherita di Staffora sempre nel pavese, probabile luogo
d'origine del capostipite. |
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CIGOLI
CIGOLINI |
Certamente cremonese Cigoli, mentre Cigolini ha un ceppo
bresciano, uno del milanese e lodigiano ed uno toscano,
deriverebbero da soprannomi legati a vocaboli dialettali,
probabilmente di carattere agricolo. Il Cigolini bresciano
potrebbe essere disceso dal toponimo Cigole (BS). |
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CILANO
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Di
origine siciliana (vedi CELANI).
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cilano è un cognome siciliano variante di
Celano
che viene dal toponimo omonimo (AQ). L'origine è forse il
personale latino Caelus
o Celius. |
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CILEA
CILIA |
Cilea, molto molto raro, è specifico di Reggio Calabria, Cilia
invece è decisamente siciliano, diffuso in tutta l'isola, anche
se con massima concentrazione nel ragusano, potrebbero derivare,
direttamente o tramite modificazioni dialettali, per aferesi dal
nome latino Caecilia,
cognomen della Gens Metilia,
ricordiamo Santa Cecilia martirizzata nell'anno 232.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cilìa è un cognome calabrese e siciliano che viene dal dialetto
grecanico della zona di Bova in Calabria:
cilìa =
ventre
(dal greco καλία). |
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CILENTI
CILENTO
CILIENTO |
Cilenti ha un nucleo Foiano Di Val Fortore nel beneventano ed un
ceppo nella zona di Rodi Garganico e Vico Del Gargano (FG) ,
Cilento, non molto comune, è tipico della fascia litoranea della
Campania e del cosentino, Ciliento oltre al ceppo campano ne ha
uno in Basilicata e nel foggiano, derivano o direttamente o
tramite modificazioni dialettali dal nome della regione campana
omonima, il Cilento (seu Cilenti, de Cilento) discendono dai
Normanni d'Altavilla, di Napoli e di Sicilia.
integrazioni fornite da
Fabio Paolucci - da "I cognomi di Colle Sannita"
La Famiglia Cilenti di Foiano Valfortore in provincia di
Benevento vanta origini antiche e nobilissime: è discendente
diretta della regale stirpe normanna dei d'Hauteville, meglio
nota con il cognome italianizzato Altavilla. Gli Altavilla
discesero in Italia nel 1035, quando cinque figli del
capostipite Tancredi decisero di muoversi dalla Normandia. Nel
1042 Guglielmo, detto "Braccio di Ferro", progenitore dei
Cilenti di Foioano Valfoltore, conquistò i territori di Melfi
che poi passarono a Umfredo nominato conte di Puglia. Suoi
fratelli erano Roberto il Guiscardo e Ruggero, padre,
quest'ultimo, di Ruggero II re di Sicilia., nonno a sua volta di
Federico II di Svevia (perché Costanza d'Altavilla, figlia di
Ruggero II aveva sposato Enrico VI di Svevia). Il predetto
Guglielmo fu scomunicato da Papa Innocenzo, per cui si rifugiò
con la famiglia a Roccadaspide in provincia di Salerno: fu qui
che vennero soprannominati "del Cilento". Questo ramo degli
Altavilla, imparentato con gli Aragonesi, tornò alla corte di
Napoli durante il potere regio di Federico d'Aragona che nel
1442 sostituì gli Angioini. Si accesero però le dure lotte per
il potere tra Angioini e Aragonesi: fu così che nel 1447
Giovanni il Rosso d'Altavilla, detto del Cilento, si trasferì a
Foiano Valfortore nel 1447 per tenersi lontano dalle lotte
politiche che avrebbero inevitabilmente travolto anche la sua
famiglia. A Foiano nacque nel 1469 Andrea, detto Andreotto,
capostipite dei Cilenti. Il figlio di Andrea, Giovannangelo
Cilenti, con Bolla Papale di Pio V, fu nominato Conte con il
diritto di tramandare il titolo nobiliare "ad infinitum".
Genealogia del Ramo Cilenti imparentato con i Meomartini di
Colle Sannita: Andrea o Andreotto, Giovannangelo, Domenico, XXX,
Antonio, Domenico, Pietro, Giovanni, Saverio (e Maria de
Girolami), Pietro Antonio Giuseppe (e Chiara Martini), Luca (e
Emanuela Girolami), Alfonso Pasquale Andrea Giuseppe (marito di
Emilia Meomartini), Emanuele Luca, Aldo, Emanuele, Aldo .
Ramo imparentato con i Barbieri di Colle Sannita: Andrea o
Andreotto, Giovannangelo, Domenico, XXX, Antonio, Domenico,
Pietro, Giovanni, Saverio (e Maria de Girolami), Pietro Antonio
Giuseppe (e Chiara Martini), Giovannangelo (e Maria Giuseppa
Ferrari), Saverio (sposato con Teresa Barbieri fu Don Pasquale e
Donna Concezione Torsili Pignatelli, la cui ava materna Carolina
Meomartini era cugina di Don Giuseppe Nicola, padre di Donna
Emilia Meomartini sposata con il conte Alfonso Pasquale Andrea
Giuseppe Cilenti). Il ramo si è estinto. |
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CILFONE
CILFONI |
Cilfone,
molto raro, sembrerebbe specifico di San Marco La Catola (FG),
Cilfoni, assolutamente rarissimo, è probabilmente dovuto ad
errori di trascrizione, dovrebbero essere di origini albanesi e
derivare dal toponimo Montecilfone (CB). |
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CILIBERTI
CILIBERTO |
Ciliberti è tipico dell'Italia meridionale peninsulare, del
napoletano, salernitano, potentino, cosentino, foggiano e
barese, in particolare, Ciliberto ha un ceppo nel napoletano,
uno in Calabria, in particolare tra valentiano, catanzarese e
crotonese, ed uno in Sicilia, in particolare nel messinese e
soprattutto nell'agrigentino, derivano da una modificazione
dialettale del nome medioevale
Gilibertus (vedi Giliberti),
troviamo tracce di queste cognominizzazioni nel valentiano fin
da almeno il 1700 con un certo Antonio Ciliberti, quondam
Domenico facente parte del locale parlamento. |
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CILLA
CILLI
CILLO
DE CILLIS
DE CILLO
DI CILLO |
Cilla ha un ceppo nel foggiano a San Paolo Di Civitate e Poggio
Imperiale ed uno nel potentino a Genzano Di Lucania, Cilli
sembra avere un nucleo in Abruzzo, particolarmente a San Salvo
(CH) e a Montesilvano (PE) ed un ceppo nel barese, Cillo ha
ceppi nel napoletano, avellinese, potentino ed in Puglia, De
Cillis è decisamente pugliese, soprattutto del barese, di
Bisceglie e Trani, ma anche del foggiano, brindisino e leccese,
De Cillo è quasi unico, Di Cillo, abbastanza raro, ha un ceppo a
Ripamolisani nel campobassano ed uno a Bari, dovrebbero tutti
derivare, direttamente o attraverso forme patronimiche in
De o
Di
dal nome greco
Cilla.
Tracce di questa cognominizzazione le troviamo nel pescarese fin
dal 1700.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cilli può avere alla base il nome
Cilli,
antico popolo italico sottomesso agli Japigi, antichissimi
abitanti della regione pugliese, oppure il toponimo
Cilla,
antica città dell'Eolia e città medievale del XII secolo, o
Celje,
città slovena a NE di Lubiana o l'aggettivo greco
Kýllos =
curvo, storto, monco, storpio.
Minervini 148. |
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CIMA
CIMATTI
CIMETTI |
Cima è diffuso nel Lazio, nel forlivese, nel lucchese e a
macchia di leopardo nel nord centro occidentale, Cimatti è
specifico romagnolo, del ravennate tra Faenza e Ravenna in
particolare, Cimetti è specifico di Grosio nel sondriese e di
Olgiate Comasco e Bizzarrone nel comasco, dovrebbero tutti
derivare, direttamente o tramite ipocoristici o forme
patronimiche, dal nome medioevale
Cima di
cui abbiamo un esempio a Firenze, in uno scritto del 13 luglio
1273 leggiamo: "Item MCCLXXIII, indictione prima, die XIII
iulii. Actum Florentie in ecclesia Sancti Laurentii presentibus
testibus presbitero Guidone canonico ipsius ecclesie Sancti
Laurentii, Guidalocto quondam domini Rigalecti et Cima quondam
domini Lacopi Morandi. ...". Traccia di questa cognominizzazione
la troviamo a Forlì nel 1600 con lo stampatore Giovanni Cimatti
(1626-1667). |
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CIMADUOMO |
Cognome assolutamente rarissimo, presente in un unico ceppo
distribuito su Foggia, Rimini, Ferrara, Modena e Napoli
(Piscinola).
informazioni inviate da
Leandro Cimaduomo |
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CIMAN
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Molto
raro è tipico di San Giovanni Ilarione (VR), potrebbe derivare
dall'aferesi del termine latino decimanum utilizzato come
indicatore di località: "Ab hoc exemplo antiqui mensuras agrorum
normalibus longitudinibus incluserunt. Primum duos limites
constituerunt: unum, qui ab oriente in occidentem dirigeret.
Hunc appellaverunt duo[de]cimanum ideo, quod terram in duas
partes dividat et ab eo omnis ager nominetur. Alterum a
meridiano ad septentrionem; quem kardinem nominaverunt a mundi
kardine[m]. Duo[de]cimanum postea decimanum appellaverunt. ". |
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CIMAROSTI
CIMAROSTO
CIMARRUSTI
CIMARRUSTO
CIMARUSTI
CIMMARRUSTI
CIMMARUSTI |
Cimarosti raro è tipico del veneziano e Friuli occidentale,
Cimarosto, rarissimo, è veneziano, Cimarrusto estremamente raro
sembra foggiano, Cimarrusti sempre molto raro è tipico della
zona che comprende barese, materano e tarentino, Cimarusti è
assolutamente rarissimo, dovrebbe essere del barese, Cimmarrusti
e Cimmarusti, molto rari, sono tipici del barese, zona di
Valenzano in particolare, dovrebbero derivare da soprannomi,
come si potrebbe arguire da questo pezzo tratto dal Baldus di
Teofilo Folengo, scrittore nato a Mantova nel 1491: "...Alter
erat Baldi Compagnus nomine Cingar, Cingar scampasoga,
Cimarostus,... ... accortusque, ladro, semper truffare
paratus...".
integrazioni fornite da
Marco Cimarosti
esisteva una famiglia Zimarost (tipica la trasformazione della
lettera C in Z nella lingua scritta dei documenti tirolesi del
tempo) nel 1492 a Malè, Val di Sole trento: "Ser Laurentio
Zimarost di Ser Antonio" compare come
regolano
nelle carte di regola di Malè, il titolo ser indica la
professione di notaio, il fatto che sia
regolano
indica che la famiglia faceva parte della comunità da molto
tempo.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cimarrusti è un cognome pugliese composto del cognome base
Cima
+ 'arrusti'
che nel dialetto calabrese significa 'rapa'
o 'broccolo'.
Minervini 148. |
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CIMAROTTA
CIMMAROTTA |
Cimarotta
è unico, dovrebbe trattarsi di un'errata trascrizione di
Cimmarotta, che, assolutamente rarissimo, è specifico del
napoletano, e che dovrebbe essere una forma etnica grecanica
stante ad indicare che il capostipite provenisse da una località
come, a solo titolo di esempio, Cimarro nel reatino, o un'altra
con un nome simile. |
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CIMBARLE
CIMBERLA
CIMBERLE |
Cimberla e Ciambarle sono praticamente unici e sono
probabilmente dovuti ad errori di trascrizione di Cimberle,
estremamente raro, che sembrerebbe avere un ceppo nell'altipiano
di Asiago ed uno, probabilmente secondario, nel torinese,
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
D. Olivieri nel suo I cognomi
della Venezia Euganea, p.201'
fa derivare il cognome simile Cimerle dalla voce
zimberle
= falegname,
usuale nella zona dei sette comuni.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Questi cognomi, in realtà, si prestano a diverse ipotesi
riguardo al loro significato. Da una parte, la proposta di D.
Olivieri pare, infatti, essere giustificata: il termine
zimberle/cimberle
potrebbe provenire da una voce dialettale derivata dall'antico
tedesco zimber,
cioè legno, ed indicare, dunque, il mestiere di falegname,
carpentiere (l'equivalente del cognome tedesco Zimmerman e delle
sue varianti). D'altra parte, però, non è da escludere
l'ipotesi, proposta da altri studiosi, di un'origine latina del
termine cimberle:
secondo J. Grzega (Materialien zu einem etymologischen
Wörterbuch des Dolomitenladinischen), questo vocabolo deriva,
infatti, dal latino cymbalum,
col significato di cembalo. Nell'antichità, i cembali (detti
anche cimbali o cimberli) erano degli strumenti musicali formati
da due piatti concavi percossi l'uno contro l'altro per produrre
musica; più tardi il termine andò ad indicare, in generale, un
tamburello a sonagli. Ora, siccome la parola cimbali deriva da
un sostantivo neutro latino, cioè cymbalum, questo termine
potrebbe essere entrato nella lingua italiana sia in forma
maschile che femminile (almeno in un primo momento o in alcune
aree del paese) e di qui le varianti cimberli e cimberle. Se
così fosse, allora, si possono ricavare due interpretazioni
dall'etimologia di questi cognomi: la prima è che essi siano
nati da un soprannome attribuito a un suonatore di cembali o,
forse, a un fabbricante di questi strumenti; la seconda,
proposta da Grzega, è che essi derivino invece da un soprannome
scherzoso attribuito a una persona spesso ubriaca,
interpretazione, questa, che ricalca l'espressione 'essere
in cimberli', cioè 'essere
ubriaco', poiché lo stare in
compagnia al suono dei cembali evoca l'idea di allegria, di
euforia e, per estensione, di ubriachezza. In conclusione, i
cognomi Cimbarle, Cimberla e Cimberle potrebbero essere nati o
da nomi di mestiere, come quello del falegname, del suonatore di
cembali o del fabbricante di tali strumenti, oppure da un
soprannome col significato di ebbro, ubriaco (benché,
personalmente, penso che possa riferirsi anche al significato di
allegro o festaiolo). |
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CIMBRI
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Abbastanza raro, presente solo nel centro e nord Italia,
dovrebbe fare riferimento all'origine cimbrica del capostipite
(i cimbri erano un popolo germanico, provenente dalla penisola
danese, che dìscesero in Italia e della cui lingua resta traccia
nel veneto, nell'altipiano di Asiago, dove è ancora parlata), ma
potrebbe anche essere derivato da un soprannome legato al
toponimo Cimbro (VA) o Cimbergo (BS). |
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CIMIGOTTO |
Cimigotto
sembrerebbe specifico di Marano Lagunare nell'udinese, dovrebbe
derivare da un soprannome dialettale con il significato di molto
miope, forse sottolineando il fatto che il capostipite ci
vedesse veramente molto poco. |
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CIMINI
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Cimini è
specifico della fascia centrale che comprende Lazio, Marche
meridionali, Umbria ed Abruzzo, dovrebbe derivare dal nome dei
monti Cimini. |
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CIMINO
CIMMINI
CIMMINO |
Cimino è diffuso in tutto il sud, Cimmini assolutamente
rarissimo, dovrebbe essere un derivato di Cimmino che è tipico
campano, del napoletano e casertano in particolare, potrebbero
derivare da forme ipocoristiche dell'aferesi di nomi come
Decimius o Ecimius.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cimino è cognome siciliano che si rifà alla pianta del 'comino'
o 'cumino',
latino cyminu(m),
greco kýminon. |
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CIMOLI
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Cimoli ha un ceppo tra le province di La Spezia e di Massa ed
uno, molto piccolo, nel tarantino, dovrebbe derivare da
soprannomi originati dal termine
cimolo,
nome della pianta del pino cembro, ma, soprattutto il ceppo
pugliese, potrebbe anche originare dal nome dell'isola greca di
Cimolo. |
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CIMONE
CIMONI |
Cimone, molto molto raro, ha un ceppo nel teatino in Abruzzo ed
uno nel messinese, Cimoni, altrettanto raro sembrerebbe tipico
del grossetano, in alcuni casi potrebbe derivare dalla zona del
monte Cimone nell'appennino tra modenese e Toscana, ma la cosa
più probabile è che derivino dal nome latino di origine greca
Cimon,
di cui abbiamo un esempio negli scritti dello storico romano
Cornelio Nepote: "...Cimon, Miltiadis filius, Atheniensis, duro
admodum initio usus est adulescentiae. Nam cumpater eius litem
aestimatam populo solvere non potuisset ob eamque causam in
vinclis publicisdecessisset, Cimon eadem custodia tenebatur
neque legibus Atheniensium emitti poterat, nisipecuniam, qua
pater multatus erat, solvisset. ...".
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cimone è un cognome messinese dal vocabolo siciliano 'cimuni'
= parte più alta della canna da
pesca. Rohlfs 71. (n.d.r.
???) |
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CINA
CINEL
CINELLA
CINELLI
CINELLO
CINI
CININI
CINO
CINOTTI |
Cina ha un ceppo palermitano ed uno secondario romano, Cinella,
quasi unico, è del napoletano, Cinel è tipicamente veneto, del
trevisano, a Castelfranco Veneto, Crocetta del MOntello e
Montebelluna e del vicentino, a Rossano Veneto e Cassola, con un
piccolo ceppo anche nel veneziano a San Michele al Tagliamento,
Cinelli è molto diffuso in tutta l'Italia peninsulare, ma
sommamente in Toscana e Lazio, Cinello è invece specifico
dell'udinese, con un ceppo anche nel trevigiano, Cini è
tipicamente toscano, dove è diffusissimo, ma con ceppi anche nel
bolognese, nel veneziano e nel romano, Cinini ha un ceppo a
Livorno e qualche presenza nel bresciano, Cino ha un ceppo nel
napoletano, uno nel barese ed uno nel leccese, uno nel cosentino
ed uno in Sicilia, soprattutto nell'agrigentino e nisseno.
Tutti questi cognomi dovrebbero derivare da forme aferetiche
semplici o da loro ipocoristici, anche dialettali, di un
ipocoristico di nomi come Pace,
Rinuccio, Leone, Barone o altri
simili, Pace
ad esempio diventato prima
Pacino, nella sua forma
ipocoristica, quindi Cino
per aferesi, ed in alcuni casi per un ulteriore ipocoristico
Cinello
o Cinino.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Cinella, rarissimo, ha un ceppo nel maceratese e uno nel
napoletano, Cinelli, praticamente panitaliano, ha una maggiore
concentrazione fra il nord e il centro nord del paese, con
nuclei principali nel bresciano, nel bolognese, nel fiorentino,
nel grossetano, nel pistoiese, nel senese, nel frusinate, nel
romano e nell'ascolano, ma nuclei non secondari si riscontrano
anche nel beneventano, nel salernitano e nel cosentino, Cinello,
molto più raro del precedente, è diffuso soprattutto
nell'udinese e, in misura minore, nel trevigiano, Cinellu,
anch'esso molto raro, è specifico della Sardegna, dove si trova
maggiormente nel cagliaritano e nel sassarese, tutti questi
cognomi derivano dal vezzeggiativo del nome medievale
Cino,
nato per aferesi da nomi quali Alcino, Baroncino, Leoncino,
Pacino, etc. Si tratta, dunque, delle cognominizzazioni dei nomi
personali dei capostipiti. |
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CINAGLIA |
Specifico del Piceno, dovrebbe derivare da una forma collettiva
in -aglia,
intendendo quindi i Cini (vedi CINI), anche se è pure possibile
una derivazione da un nome di località ora scomparso. |
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CINANNI |
Cinanni, estremamente raro, sembrerebbe tipico del reggino,
dovrebbe derivare da un soprannome dialettale originato da un
alterazione grecanica del termine greco antico χήνος cenos
(orbo). |
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CINARDI
CINARDO |
Cinardi ha un ceppo a Roma ed a Rieti ed uno ad Adrano nel
catanese ed a Gela nel nisseno, Cinardo, più raro, ha un piccolo
ceppo a Roma ed uno a Mazzarino e Gela nel nisseno, dovrebbero
derivare dal nome medioevale germanico
Chenardus
o Chinardus,
di cui abbiamo un esempio in un atto del 1163: "...Treverensibus
quotannis inde solvantur. sicque statvimus. ut ipse locus ab
abbate de Arenstein legitime electo in dei servicio ordinetur.
.... quorum hec sunt nomina: Alessander. Bruno/Buron. Ioannis.
Vulmarus. Archidiaconi. Phaldericus magister scolarum. Sifridus
prepositus s. Castoris. Siccerus s. Maritimini. Chernicus s.
Eucharii. Chenardus Epternacensis. Reinhaldus s. Marien.
Codephreidus s. Martini. Adelelmuth Medeolarencis. .... Acta
sunt hec Trevirus, anno incarnationis dominice M.C.LXIII.
Indictione X. Epacta XXV. Concurrente I. Rogatu et petitione
Ludovici cemitis in Arenstein. qui eiusdem loci ecclesiam a
fundamento construxit.". Tracce di queste cognominizzazioni le
troviamo a Bari in un documento del 1247 dove Filippo Cinardo
cipriota è castellano di Bari: "...In castro Bari sit
castellanus Philippus Cinardus et conferant ad custodiam eius
secundum formam idem Philippus...".
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cinardo è cognome catanese che corrisponde a
Ginard,
cognome in Catalogna. Rohlfs 71. |
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CINATEMPO
GINATEMPO |
Cinatempo, estremamente rarissimo, parrebbe di Alghero,
Ginatempo, molto molto raro, è specifico di Porto Torres, di
origini assolutamente oscure. |
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CINCINNATI
CINCINNATO |
Cincinnati è assolutamente rarissimo, parrebbe dell'Italia
centrale, Cincinnato, leggermente meno raro, sembrerebbe più
della zona tra Lazio e Campania, potrebbero derivare
dall'antichissimo cognomen latino
Cincinnatus,
ricordiamo ad esempio Lucius
Quinctius Cincinnatus nato
prima del 520 a.C., ma potrebbero anche derivare da soprannomi
originati dal vocabolo latino
cincinnatus (riccioluto). |
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CINCOTTO |
Cincotto,
molto molto raro, sembrerebbe specifico di Venezia e Musile di
Piave nel veneziano e di Zenson di Piave nel trevisano, con
antiche presenze anche nell'udinese, dovrebbe derivare da una
forma ipocoristica dialettale italianizzata di un nome o più
probabilmente soprannome attribuito al quinto figlio. |
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CINGANO |
Cingano è tipicamente veneto, particolarmente diffuso a Vicenza
ed a Padova, dovrebbe denunciare un'origine zingara delle
famiglie, con il termine veneto arcaico
cingano
si definiva anticamente lo
zingaro, ma il vocabolo assunse
anche il significato di furbo
e destro di mano,
tracce antiche di questa cognominizzazione le troviamo verso la
fine del 1600 in una registrazione battesimale: "..Justina ex
Joanne Cingano et Antonia Coniugibus heri legitime orta,
baptizata est ab Reverendissimo Domino Purpurino Cipriotto
Canonico et Patrini fuere Hyeronimus Smundi et Catharina filia
quondam Baptistae Beltrame dicti Poder; Pasqualinus Gobbo
Canonicus et Curatus hic fideliter adnotavi...". |
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CINIERI |
Originario del brindisino |
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CINISELLI |
Originario della provincia di Milano, deriva da un soprannome
legato al toponimo Cinisello Balsamo (MI). |
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CINNA
CINNI
CINNO |
Sembrerebbero settentrionali, Cinna e Cinno sono ormai quasi
scomparsi, Cinni è assolutamente rarissimo, dovrebbero derivare
dal cognomen latino Cinna,
citato ad esempio in un carme di Catullo: "Veste putat fieri
cultissima carmina Cinna: // corporis a cultu iudicat ingenium,
// hac ratione, cupit vates quia Cinna videri. // Dic mihi:
"Quid Cinna stultius esse potest?", o anche da nomi basati sul
termine latino cinnus,
una forma aferetica di cincinnus
(ricciolo). |
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CINQUANTA |
Un ceppo,
il più numeroso nel milanese e lodigiano, un altro nella
provincia di Massa ed un terzo in quella di Latina. Potrebbe
derivare da un soprannome legato ad un episodio nel quale
ricorre il vocabolo o il concetto di cinquanta. |
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CINQUEGRANA |
Tipico
della zona che comprende il casertano ed il napoletano, dovrebbe
derivare dal nome di una località come Cinquegrana di Castel di
Iudica (AV). |
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CINQUE
CINQUETTI
CINQUINI
CINQUINO |
Cinque è molto diffuso in Lazio, Abruzzo, Puglia, ma soprattutto
in Campania nel napoletano e nel salernitano, Cinquetti è di
origine veronese, con un possibile ceppo nel cremonese, Cinquini
tipico della provincia di Lucca, di Viareggio in particolare, ha
un ceppo probabilmente secondario anche in Lombardia, Cinquino,
molto raro, sembrerebbe pugliese, con presenze anche in
Abruzzo, potrebbero derivare direttamente o tramite
modificazioni da un soprannome legato ad un episodio nel quale
ricorre il vocabolo o il concetto di cinque, come ad esempio
essere nati i capostipiti il cinque di un determinato mese.
Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nel 1308 in un
documento redatto a Cagliari riguardante alcuni rapporti con dei
cittadini pisani: "...Et etiam illas alias libras octingentas
triginta unam et solidos quinque denariorum pisanorum minutorum
capitalis et earum penam dupli et expensas quas et quos Johannes
Cinquinus, quondam Pericioli Cinquini, et Vannes
Actavellium...".
interpretazione
modificata con il contributo di Benedetto Zanchi e Giovanni
Vezzelli |
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CINTI
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Tipico
della fascia centrale che comprende Marche, Umbria e Lazio, ha
un ceppo importante anche nel bolognese, dovrebbe derivare
dall'aferesi di un nome come Giacinto. |
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CINTOLA
CINTOLI
CINTOLO |
Cintola è quasi unico, Cintoli è specifico del ragusano, di
Pozzallo e Scicli, Cintolo è sempre del ragusano, ma specifico
di Ragusa, di origini etimologiche oscure, potrebbero derivare
da ipocoristici di forme aferetiche del nome greco
Hyacinthus
o dell'equivalente italiano
Giacinto. |
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CINTOLESI |
Cintolesi
è tipicamente toscano, di Carmignano nel pratese, di Livorno,
Lastra a Signa nel fiorentino e di Capannori nel lucchese,
dovrebbe derivare dal nome del paese di Cintolese nel pistoiese. |
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CINZANO |
Cinzano, estremamente raro è tipicamente piemontese, dovrebbe
derivare dal nome dei paesi di Cinzano nel torinese o di Cinzano
d'Alba nel cuneese, a loro volta probabilmente derivati dal
fatto di essere delle proprietà terriere della
Gens Cinthia. |
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CO
CO' |
Sia Cò che Co
sembrerebbero di origine bresciana, ma potrebbe sussistere anche
un ceppo piacentino, dovrebbero derivare da un soprannome
dialettale generato dal vocabolo
cò
(testa) che potrebbe essere
relativo a caratteristiche fisiche o intellettive del
capostipite. |
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COANA |
Assolutamente
rarissimo, sembrerebbe veneziano, probabilmente di origini
albanesi, tracce di questa cognominizzazione si trovano a
Venezia fin dal 1700. |
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COATI
COATO
COATTI
COATTO |
Coati è tipico di
Verona, San Pietro in Cariano e Marano di Valpolicella, Coato,
assolutamente rarissimo, parrebbe del veneziano, Coatti, oltre
al ceppo veronese ne ha uno romagnolo nel ferrarese ad Argenta e
Ferrara e nel ravennate, a Ravenna ed Alfonsine, Coatto ha un
ceppo a Verona, Sant`Ambrogio di Valpolicella e Negrar,
dovrebbero tutti derivare dal termine latino
coactus (costretto,
forzato), la cui attribuzione è forse risalente
all'epoca del dominio ostrogoto, quando gli schiavi vennero
trasformati in servi della gleba, liberi, ma costretti al lavoro
dei campi al servizio dei feudatari. |
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COBAU |
Cobau, molto raro,
è tipico di Trieste, di origini etimologiche oscure, potrebbe
forse derivare da una forma etnica slovena relativa a paesi
dell'udinese come Kobijak o Kobiunjak o Krvavi in Slovenia. |
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COBBE |
Cobbe è specifico
del basso trentino, di Rovereto e Vallarsa, con un ceppo anche a
Bolzano, potrebbe derivare da una forma aferetica del nome
Giacobbe, ma è pure possibile che derivi da un soprannome
originato dalla deformazione del termine cimbro
chiobe (fede). |
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COBIANCHI
COBIANCO |
Cobianchi ha un
ceppo lombardo nel milanese e nel pavese ed uno emiliano nel
parmense e tra bolognese e ferrarese e nel veneto rovigoto,
Cobianco ha un piccolo ceppo nel milanese ed uno ancora più
piccolo nel rovigoto, dovrebbero derivare da soprannomi
dialettali attribuiti al capostipite, probabilmente canuto, cioè
dalla testa (cò) bianca. |
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COCCHI
COCCO
COCHI
COCO |
Cocchi ha un
nucleo tra Emilia ed alta Toscana, con ceppi anche in Lombardia
e nel Lazio, Cocco è tipicamente panitaliano con un nucleo
importantissimo in Sardegna, Coco. anch'esso panitaliano ha un
grosso nucleo in Sicilia ed in Puglia, Cocchi, non molto comune,
sembrerebbe tipico dell'area romano, latinense, derivano tutti
dal nome medioevale Coccus
o Cochus di cui
troviamo un esempio negli Annales Pisani
all'anno 1159: "...A. D. MCLVIIII.
Coccus
consul duas turres in estate in portu Magnali incepit et fontem
ad Sanctum Stefanum de portu Pisano pro utilitate marinariorum
ordinavit et munivit..." e nel
Codice Diplomatico della Lombardia medievale in un atto
di vendita del 1192 scritto in Melegnano come teste è citato un
Martinus Cochus. Un principio di questa cognominizzazione la
troviamo fin dal XII° secolo in Lombardia nel
Codice Diplomatico della Lombardia
medievale in una Carta venditionis redatta a Milano
leggiamo: "...habet semper iure et ratione
ab omni contradicente homine et maxime a Gibuino et a Bontempo
germanos, filios quondam Iohannis
Cocco...".
integrazioni fornite da Giovanni
Vezzelli
Cocchi è patronimico dal personale medievale
Coccus, Cocculus (sec. XI), al
quale va ascritto un particolare significato affettivo, come
l'italiano còcco, còccolo,
usato nei riguardi dei bambini e di persone care. Un Cokinus,
teste ad un atto del vescovo di Modena Enrico, è citato nel
1161. Col cognome Cocchi va anche il suo derivato Cocconi,
presente a Carpi e in area reggiana. Fonte: F. Violi, Cognomi a
Modena e nel Modenese. |
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COCCI
COCCIA
COCCIO
COCCIONE
COCCIONI |
Cocci, non comune,
ha ceppi nel pratese, fiorentino, aretino, pesarese e riminese,
nel perugino, maceratese ed ascolano e nel romano, Coccia è
molto diffuso soprattutto nell'Italia Centrale, ha un piccolo
ceppo nel riminese, ma il grosso è tra perugino, anconetano,
maceratese, ascolano, tutti gli Abruzzi, tutto il Lazio, il
campobassano, il napoletano ed il foggiano, Coccio, quasi unico
è del centro Italia, Coccione ha un ceppo a Pescara ed a
Poggiofiorito nel teatino, Coccioni ha qualche presenza nelle
Marche ed un ceppo nel romano a Roma e Tivoli, dovrebbero
derivare, direttamente o tramite una forma accrescitiva, dal
nome latino Coccius, il nome
gentilizio della Gens Cocceia,
che aveva possedimenti in centro Italia e nel beneventano,
anche se non si può escludere che in qualche caso possano
derivare da forme ipocoristiche dialettali originate da
espressioni aferetiche contratte originate dal nome
Francesco. Troviamo trecce di
queste cognominizzazioni nel 1400 con lo storico veneziano
Marcus Antonius Coccius Sabellicus (1436-1506). |
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COCCIOLONE |
Cocciolone è
specifico de L'Aquila, potrebbe derivare da un soprannome, del
quale abbiamo alcuni esempi d'uso in Abruzzo, o anche dal nome
del paese di Occhiarvullo Cocciolone nell'iserniese, forse luogo
d'origine del capostipite. |
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COCCODÈ
COCCODI
COCCODI' |
Coccodè è
praticamente unico, così come Coccodì, Coccodi, estremamente
raro, è tipico del cagliaritano, di San Sperate e Monastir,
dovrebbero derivare da soprannomi originati dal verso della
gallina, coccodè, a questi
soprannomi veniva anticamente attribuito un significato di
timido e
codardo, forse volendo così
sottolineare una caratteristica comportamentale del capostipite. |
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COCCOLLONE
COCCOLONE |
Coccollone è
specifico di Fonni nel nuorese, Coccolone, quasi unico, è una
variante dovuta probabilmente ad un errore di trascrizione del
precedente, potrebbero derivare da un soprannome originato da un
termine sardo logudurese per
nanerottolo, probabilmente a sottolineare una statura
particolarmente bassa del capostipite.
integrazioni fornite da Giuseppe
Concas
COCCOLLONE; COCCOLONE: a coccoloni
(coccollǒi), significa
in spalla, portare a coccolone,
nei dialetti centrali ed in Logudoro(Wagner) = portare in spalla
con le gambe intorno al collo, che noi in Campidano chiamiamo
a peis in coddu, con le gambe
sulle spalle strette intorno al collo. Qui in Campidano ( e non
solo) inoltre, per trasportare un sacco, generalmente pieno a
metà, o di granaglie, o di olive o di mandorle o d'altro, con
uno spago si lega l'estremità del sacco stesso in modo da
ricavare una specie di "cappuccio"
> cugullòni
>
cugullǒi ( in latino
cucullus), da mettere in testa,
ed il resto sulle spalle. Facendo dei buchi appropriati nel
sacco ( ad esempio per metter fuori la testa e le gambe) si può
trasportare benissimo e comodamente anche un bambino, non con le
gambe strette intorno al collo, bensì ai fianchi del
trasportatore. Siamo convinti, infine (non in perfetto accordo
con il Wagner) che "a coccollone" dei dialetti centrali,
corrisponda esattamente a questo modo di trasportare una
persona, verosimilmente un bambino(soprattutto nei sentieri di
montagna). Attualmente il cognome Coccolone è presente in 11
Comuni italiani, di cui 10 in Sardegna: Fonni 57, Nuoro 15,
Cagliari 8, etc. Coccolone è presente in 5 Comuni della
Sardegna: Fonni14, Villanovatruschedu 8, Oristano 3. |
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COCCONCELLI
COCCONI |
Cocconcelli
dovrebbe essere emiliano, delle provincie di Parma e Piacenza,
Cocconi specifico della provincia di reggio Emilia, l'origine
dei cognomi fa riferimento a soprannomi derivati dal vocabolo
cocco (coccolo), o a derivazioni dal nome medioevale Coccolus. |
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COCEANIC
COCEANIG
KOCIANCIC
KOCJANCIC |
Coceanic, quasi
unico, Coceanig, molto molto raro sono dell'udinese, Kociancic,
praticamente unico, è una diversa forma di Kocjancic che è
specifico del goriziano e del triestino si tratta di forme
italiane del cognome slavo Kocjanic
patronimico derivato da Kocjan
la forma slava del nome latino
Cantianus (Canziano), la devozione a San Canziano,
santo nativo di Aquileia (UD) è molto diffusa in tutto il Friuli
ed in Slovenia. |
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COCETTA
COCETTI |
Cocetta è
tipicamente friulano, di Gonars, Bicinicco ed Udine nell'udinese
e di Capriva del Friuli nel goriziano, Cocetti, molto raro, è
giuliano di Trieste, dovrebbero derivare da ipocoristici
dell'italianizzazione del nome slavo
Kocjan (Canziano). |
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COCLI
COCLITE
COCLITI |
Cocli è
praticamente unico, Coclite, molto raro, ha un ceppo nel
teramano ed uno nel leccese, Cocliti, quasi unico, è presente
solo nel piacentino, dovrebbero derivare dal nome latino
Cocles, Coclitis (che ha il
significato di scontroso e rozzo)
di cui abbiamo un illustre esempio nell'Orazio Coclite citato in
Ab Urbe condita di Tito
Livio: "...Cum hostes adessent, pro se
quisque in urbem ex agris demigrant, urbem ipsam saepiunt
praesidiis. Alia muris, alia Tiberi obiecto videbantur tuta:
pons sublicius iter paene hostibus dedit, ni unus vir fuisset,
Horatius Cocles;
id munimentum illo die fortuna urbis Romanae habuit......". |
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COCOZZA |
Tipicamente
campano, ha forse un ceppo secondario nel barese, dovrebbe
derivare da un soprannome scherzoso legato al vocabolo
dialettale cocozza (zucchina); tracce di questa
cognominizzazione le troviamo a Napoli agli inizi del 1700 con
Donato Cocozza costruttore del Palazzo Partanna in Piazza dei
Martiri; tra i Cocozza troviamo Marchesi e Baroni. |
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COCULLO
COCULO |
Cocullo è quasi
scomparso, Coculo è tipico della provincia romana, di Artena in
particolare, dovrebbero derivare dal toponimo Cocullo
nell'aquilano, ma è anche possibile una derivazione da
soprannomi originati dal termine latino
cucullus (copricapo). |
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COCUZZA |
Decisamente
siciliano, deriva da un soprannome generato dal vocabolo
dialettale cocuzza (testa), o, se più antico, può derivare dal
vocabolo greco kokkuzo (canto come un gallo). |
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CODA
CODE
CODI
CODO |
Coda ha un ceppo
piemontese, uno nel milanese e pavese, uno nel napoletano e
salernitano, uno nel foggiano, nel barese e nel tarantino ed uno
in Sardegna, ad Ilbono in Ogliastra, a Doniri e Cagliari nel
cagliaritano ed a Sassari, Code è quasi unico, sembrerebbe
sardo, Codi, praticamente unico, sembrerebbe romano, Codo, molto
molto raro, sembrerebbe avere un piccolo ceppo nel torinese ed
uno nel rovigoto, dovrebbero derivare da nomi di località come
quella di cui abbiamo un esempio d'uso in uno scritto del 1145:
"..que predictus Pelavicinus marchio una
cum uxore sua de terris sui iuris pro
remedio animarum suarum prefato monasterio de Columba
concesserunt et suis propriis manibus posuerunt et scripti sui
munimine confirmarunt, nos quoque auc(toritat)e apostolica
roboramus et, ne quis ea mutare vel transferre presumat,
prohibemus, v(idelicet) sicut rivus de Pontior(e) transit, usque
in via que vadit ad Seolum, et sicut ipsa confinia po(s)ita sunt
desuper Salecetum usque ad viam que vadit ad Castelionem, et
sicut eadem via vadit desuper Cauda
de Luxerdo usque in rivum, et sicut
ipse rivus vadit usque ad Budracum, et sicut ipsum Budracum
vadit usque ad canalem de Bergondione, et sicut canale vadit
usque ad clusam eiusdem Burgodionis..", o come il paese
di Cauda nel lucchese. |
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CODARI
CODAZZA
CODAZZI |
Codari è proprio
delle provincie di Milano e Varese, proprio delle provincie di
Milano e Pavia Codazza, di Milano Cremona, Lodi e Sondrio
Codazzi. Questi cognomi dovrebbero derivare da soprannomi
originati da vocaboli dialettali legati al vocabolo cod (cote,
pietra per affilare) e potrebbero far riferimento al mestiere di
arrotino. |
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CODDURA
COLLIRI
COLLORA
COLLURA
COLLURA' |
Coddura è
specifico di Palermo, Colliri e Collora, praticamente unici,
sono del palermitano, Collura è molto diffuso in Sicilia, nel
palermitano, a Palermo, Prizzi e Corleone, nell'agrigentino ad
Agrigento, Aragona, Canicattì, Favara, Grotte, Racalmuto e
Ravanusa, a Gela, Sutera e Niscemi nel nisseno, a Pachino nel
siracusano ed a San Marco D`Alunzio nel messinese, Collurà,
estremamente raro, è del messinese, dovrebbero derivare da
soprannomi dialettali grecanici basati sul termime greco antico
κολλύρα kollùra (focaccia,
pane biscottato), probabilmente ad indicare nei
capostipiti dei panettieri. |
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CODEBO
CODEBO' |
Codebo è quasi
unico, Codebò, assolutamente rarissimo, sembrerebbe dell'Italia
settentrionale centroccidentale, dovrebbe derivare da un
soprannome dialettale riferito ad un
cò
(capo) dei
bò (buoi),
probabilmente ad indicare un contadino che per arare i campi
aggiogasse dei buoi all'aratro, con un significato simile a
quello del cognome Aratore. |
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CODECA'
CODECASA |
Della provincia di
Cremona, Lodi e Milano con presenza significativa anche in
provincia di Ferrara Codecà, Codecasa è concentrato in
Lombardia, con probabile origine dall'area compresa tra le
provincie di Milano e Lodi, presenta un possibile ceppo anche in
provincia di Lucca. L'origine di questi cognomi è comune,
essendo il primo la contrazione dialettale del secondo, potrebbe
fare riferimento alla casa dove viveva un arrotinoo dove
venivano vendute le coti, pietre per affilare.
integrazioni fornite da G. C.
Codecà
Codecà, nobile famiglia con il rango ducale dal 1170, deriva dal
dialetto lombardo Co De Cà
(il capo di casa). Attenzione! alcuni, sopratutto sul suolo
lombardo a Milano più che altro, non hanno diritto a questo
titolo. |
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CODEGA |
Tipico della
fascia che dalla Valtellina arriva a Lecco e Milano, dovrebbe
derivare da un soprannome dialettale legato al vocabolo codega =
cotenna. Tracce di questa cognominizzazione nel sondriese le
troviamo fin dal 1500, in un atto del 1566 vengono citati gli
eredi di un certo Giacomo Codega detto Pomina del Cedrasco.
integrazioni fornite da Giacomo
Ganza / Villa di Tirano (SO)
è presente sia in provincia di Sondrio che nella vicina
provincia di Lecco. Però in pratica i Codega sono concentrati
solo in due comuni: Premana (LC) e Colorina (SO). Poco numerosi
sono i Codega milanesi. Questo cognome probabilmente deriva da
un soprannome individuale o famigliare che ha la sua origine
nella parola lombarda codega o cudega, ovvero la cotenna dei
maiali, però la codega è anche il tappeto erboso dei prati. |
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CODEGHINI |
Originario
dell'area compresa tra Piacenza, Lodi e Milano, può derivare da
un soprannome legato al vocabolo dialettale codeghin
(cotechino), quelli dei cotechini, cioè chi era abile a produrre
cotechini o chi aveva vissuto un fatto collegabile a dei
cotechini. |
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CODEGLIA |
Codeglia è
specifico di Riccò del Golfo di Spezia, dovrebbe derivare dal
nome del paese di Codeglia, una frazione di Riccò del Golfo
situata a circa quattro chilometri dal paese. |
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CODELEONCINI |
Codeleoncini è
tipico della provincia di Milano, dovrebbe derivare da un
soprannome che facesse riferimento ad una casa (co),
con particolari caratteristiche architettoniche, presenza di
decorazioni o statue rappresentanti dei leoni, o
all'appartenenza alla famiglia dei figli di un tale Leone. |
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CODEN |
Coden è specifico
dell'area che comprende il Veneto orientale ed il Friuli, con
maggior concentrazione nel trevisano e pordenonese, ed
esattamente a Salgareda e Ponte di Piave nel trevisano ed a
Fiume Veneto e Porcia nel pordenonese, si può ipotizzare una
derivazione dal nome del paese di Codenzano nel bellunese,
probabile luogo d'origine del capostipite, ma non si può del
tutto escludere anche una possibile derivazione dal termine
sloveno koder (dai
capelli ricci), forse una caratteristica del
capostipite. |
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CODERONE
CODERONI |
Coderone è unico e
sembrerebbe romano, Coderoni è concentrato nel Lazio, in
provincia di Roma e Rieti, questi cognomi dovrebbero derivare da
soprannomi derivati dal nome di un antico gioco da bambini, il
coderone, citato ad esempio
nella Istoria della Citta di Viterbo,
p. 213. Folio, Roma, 1742: ".. Non
giuocare a zara, ne ad altro giuoco di dadi, fa de' giuochi che
usano i faaciulli ; agli aliossi, alia trottola, a' ferri, a
Naibi, a' coderone,
e simili, ..", forse per identificare i capostipiti come
dei giocherelloni. |
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CODESPOTI
CODISPOTI |
Codespoti,
assolutamente rarissimo, tipico del reggino, è dovuto ad
un'alterazione del cognome Codispoti, che è molto diffuso nel
catanzarese a Sant`Andrea Apostolo dello Ionio, Catanzaro e San
Sostene, a Strongoli nel crotonese ed a Bovalino e Careri nel
reggino, questi cognomi dovrebbero derivare da soprannomi
originati dal verbo greco oikodespoteô
(essere padrone di casa)
cioè essere despotes (signore,
capo di casa), probabilmente rivolti a capostipiti
particolarmente quotati nell'ambiente in cui vivevano. |
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CODEVICO
CODEVIGO |
Codevico,
assolutamente rarissimo, sembrerebbe avere un piccolissimo ceppo
lombardo ed uno toscano, Codevigo sembrerebbe ormai scomparso in
Italia, questi cognomi dovrebbero derivare da un soprannome
dialettale riferito ad un cò
(capo) di un
vico (villaggio),
o ad un capostipite degno di un simile soprannome. |
|
CODEVILLA |
Codevilla è
caratteristico della zona che comprende il milanese, il pavese,
l'alessandrino ed il genovese, dovrebbe derivare da un
soprannome dialettale riferito ad un
cò
(capo) di una
villa, che in latino significa
podere, comunità agricola, o
ad un capostipite degno di un simile soprannome. |
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CODIN
CODINI
CODINO |
Codin quasi unico,
è del veneziano, Codini ha un ceppo tra novarese e milanese,uno
in Umbria nel perugino ed uno a Roma, Codino ha un ceppo nel
savonese ed uno tra viterbese e romano, dovrebbero derivare dal
nome medioevale, di probabile origine bizantina,
Codinus o dal cognomen latino
Cotinus. |
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CODIROLI |
Codiroli è
assolutamente rarissimo, dovrebbe derivare dall'attività di
venditore ambulante di coti
(pietra per affilarele falci). |
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CODOGNO |
Codogno ha un
piccolo ceppo nel lodigiano e nell'alessandrino, uno altrettanto
piccolo nell'udinese ed uno più consistente nel padovano,
soprattutto a Casalserugo, Conselve, Padova, Vigonza ed
Albignasego, potrebbe derivare dal nome
Cothoneum cioè proprietà di
Cotta (nome latino) ad indicare
o uno schiavo affrancato di un Cotta o uno proveniente da
proprietà terriere di un Cotta, in alcuni casi è pure possibile
una derivazione da toponimi come Codogno (LO). |
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CODONESU |
Codonesu,
tipicamente sardo, del cagliaritano, è specifico di Villaputzu e
Muravera, potrebbe derivare da un soprannome dialettale sardo
basato sul termine codone (mercorella,
erba fetida). |
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COELI |
Molto raro è
tipico del veronese.
integrazioni fornite da Fabio
Paolucci
è un cognome veneto, presente in maniera più massiccia a Verona
e provincia. L'origine del cognome è a mio avviso da attribuire
al termine latino coeliacus,
attribuito in senso canzonatorio a
chi
è affetto da flusso celiaco. L'aggettivo latino
coelioticus significa, infatti,
purgativo.
integrazioni fornite da Gianna
Ferrari De Salvo
secondo il linguista veronese Rapelli, (G. Rapelli,
I cognomi di Verona e del
Veronese-panorama etimologico-storico, Verona 1995)
da un nome di località foggiato sul trentino
coèl (scoglio). |
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COEN
COHEN
COIN
CUIN |
Coen ha un ceppo
milanese, uno anconetano ed uno romano, Cohen ha un ceppo
milanese, uno romano ed uno brindisino, Coin è decisamente
veneziano, Cuin è quasi unico, si tratta di cognomi di origine
israelitica che si richiamano alla caratteristica di appartenere
ad una famiglia di sacerdoti, in ebraico
kohen = sacerdote officiante. |
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COFANI |
Cofani è tipico di
Fabriano nell'anconetano, con un ceppo a Roma e Frascati nel
romano, potrebbe derivare da una forma aferetica del nome del
paese di Radicofani nel senese. |
|
COFANO |
Cofano è
decisamente pugliese, è molto diffuso a Fasano nel brindisino,
ma ha presenze significative, anche se molto meno incidenti, nel
tarantino a Grottaglie, Taranto, Massafra e Martina Franca, a
Sant'Eramo in Colle e Monopoli nel barese ed a San Pietro in
Lama nel leccese, con un piccolo ceppo a Roma, l'origine
potrebbe essere da un soprannome grecanico originato dal termine
greco antico κοϋφον kufon
(leggero, vuoto), o potrebbe
anche trattarsi di un'italianizzazione del nome normanno
Koffen. |
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COFFA |
Coffa è
tipicamente siciliano, del siracusano, in particolare, di Avola,
Siracusa e Ferla, potrebbe derivare da un soprannome grecanico
originato dal termine greco antico κωφή
kofè (sordo),
nato probabilmente dal fatto che il capostipite fosse sordo. |
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COFFANI |
Coffani,
tipicamente lombardo, è specifico dell'area tra il basso
bresciano ed il mantovano, di Montichiari nel bresciano e di
Medole, Goito e Mantova nel mantovano, potrebbe derivare da un
soprannome originato dal termine dialettale lombardo
coffèn o
coffàn (tipo di
baule che conteneva il corredo
da sposa, sorta di grossa cesta di
vimini con coperchio a cerniera), forse per il fatto
di essere i capostipiti dei panierai o degli artigiani che
lavorassero il giunco. |
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COFFEN |
Coffen, molto
raro, è specifico di Domegge di Cadore nel bellunese, di origini
oscure, potrebbe derivare da un soprannome originato dal termine
medioevale germanico a.a.t. cofna
(ceruleo, lucente). |
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COFFERATI |
Cognome specifico
dell'area compresa tra le provincie di Milano, Lodi e Piacenza,
dovrebbe derivare da soprannomi dialettali relativi alla
provenienza, cò feratt (casa
del fabbro ). |
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COFFETTI |
Abbastanza raro è
specifico della zona bresciano bergamasca, potrebbe derivare da
un soprannome legato al vocabolo medioevale gofus (grossolano),
riferito a caratteristiche del capostipite, come anche ad un
soprannome originato dal vocabolo dialettale
coff o
goff (sgualcito
). |
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COFONE |
Cofone è specifico
del cosentino, di Acri in particolare e di Corigliano Calabro,
San Demetrio Corone, Spezzano Albanese e Rose, potrebbe secondo
alcuni derivare da un soprannome dialettale calabrese originato
dal termine cufuni o
cofoni (malandato,
cagionevole di salute), ma molto più probabilmente
deriva dall'alterazione del nome di un antico toponimo normanno,
o dall'italianizzazione di un nome germanico originato dal
termine medioevale germanico a.a.t.
cofna (ceruleo, lucente),
troviamo tracce illustri di questa cognominizzazione
nell'undicesimo secolo con il Conte Simone Cofone di Acri, conte
di Acri e di Padia (una frazione di Bisignano) e di parte della
Sila, che combattè bizantini e saraceni al seguito del Re
normanno Roberto il Guiscardo. |
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COGA
COGHE |
Coga è tipico di
Tresnuraghes nell'oristanese, Coghe è anch'esso sardo, tipico
del cagliaritano, di Ussana, Cagliari ed Uta, di Carbonia, di
Nuoro e di Norbello nell'oristanese.
integrazioni fornite da Giuseppe
Concas
COGA; COGHE: sa còga è
la strega ed è il femminile di
cogu =
stregone, dal latino
cocus o meglio
coquus; da
coquere: in sardo
cokere nei dialetti centrali e
in Logudoro, coiri o
coi in Campidano. Coghe
sembrerebbe il plurale di coga, che però in sardo suona cogas.
Mantiene comunque la radice coq-
di coquere. Cogas è il nome
antico di Codaruìna, che costituisce attualmente il centro
storico di Valledoria. Cogas o is cogas esiste come toponimo,
come anche coghinas, che deriva sempre dalla radice coq-.si
tratta di cognomi presenti nei documenti antichi della lingua
sarda. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388,
figurano: Coghe Januario - de Castri Januensis (** Castri
Januensis Civitas (Castel Genovese - Castel Sardo). Omnibus
habitantibus .in ville de Coginas ... die undecima januarii
.1388, in posse De Valle Anthoni filii); Coghe Julianus, ville
Sasseri (** Sasseri.Sassari. Et nos Pugioni Anthonius et De
Lacon Salatinus, cives Sasseri, sindici, actores et
procuratores.Marringoni Arsòcus potestas ac capitanus civitatis
Sasseri. Omnes cives congregatis in civitate Sasseri, apud
ecclesiam Sancte Caterine.presentibus Corda Jacobo, Magnispesa
Francisco, De Mascara Francisco. In die XIII mensis Januarii
MCCCLXXXVIII - 1388); Coghe Parisono, jurato ville Gorare (*
Gorare...Odierna Borore. Marghine de Gociano); Coghe Petro,
ville Sarule (* Sarule.odierna Sarule. Curatorie Dore); Coghe
Petrus, sindicus , actor et procurator etc.etc. Macumerii et
Curatorie de Marghine de Gociano). Attualmente il cognome Coga è
presente in 9 Comuni italiani, di cui 2 in Sardegna :
Tresnuraghes 16, Suni 2. Coghe è presente in 40 Comuni italiani,
di cui 22 in Sardegna: Ussana 35, Cagliari 32, Carbonia 14, Uta
12, Nuoro 12, etc. |
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COGLIANESE |
Specifico di
Oliveto Citra nel salernitano, ai confini con la provincia di
Avellino, deriva dall'aferesi dell'etnico del paese di
Mercogliano nell'avellinese. |
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COGLIANI
COGLIANO |
Cogliani
sembrerebbe specifico di Grottaminarda nell'avellinese,
Cogliano, più diffuso, oltre al ceppo avellinese a Gesualdo e
Grottaminarda, ne possiede uno a Carpi nel modenese, il ceppo
avellinese potrebbe derivare da una forma aferetica del nome del
paese di Mercogliano, sempre nell'avellinese, o anche da una
forma dialettale del nome del paese di Colliano nel salernitano,
mentre il ceppo modenese potrebbe derivare dal nome medioevale
Colianus. |
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COGLIATI |
Cognome della
Lombardia e propriamente dell'area compresa tra le provincie di
Milano, Varese, Como, Lecco e Bergamo, deriva dal toponimo
Cogliate nel milanese. |
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COGNETTI
COGNETTO
COGNI |
Cognetti molto
raro sembra avere un ceppo nel milanese, uno nel barese ed uno
in provincia di Roma, Cognetto molto più raro sembrerebbe avere
un ceppo calabrese ed uno, probabilmente secondario nel
milanese, Cogni sembra tipico del sudmilanese e piacentino,
potrebbero essere derivati da soprannomi originati dal vocabolo
cogno (una specie di barile) e starebbe ad indicare il mestiere
di produttori o venditori di barili, un'altra ipotesi lo
collegherebbe al toponimo Cogno (BS).
integrazioni fornite da NH dott.
Paolo Cognetti
il cognome Cognetti ha origine in Barletta dove compare alla
fine del 1100. I Cognetti hanno come culla di origine la
Bretagna e scesero all'inizio del millennio al seguito di
Guglielmo d'Altavilla con le schiere normanne. Il casato
annovera molti Cavalieri di Malta ed uomini illustri. lo stemma
Cognetti lo si può ammirare in Barletta riprodotto su molti
sarcofaghi e mura, in chiese e su palazzi. i Cognetti si
distribuirono con un ramo in Calabria nel 1700 mentre altri
restarono a Bari e poi in Toscana, parallelamente a costoro vi
furono i Cognetti del Piemonte (ramo che risulta estinto) ed i
Cognetti di Milano che provengono anch'essi da Bari e dalla
Calabria. Il ceppo romano è un ramo cadetto pur sempre
proveniente in epoca remota dalle Puglie. |
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COGODI |
Cogodi,
assolutamente rarissimo, è tipicamente sardo del cagliaritano,
di Pimentel, Senorbì e Mandas, potrebbe derivare da un
soprannome dialettale sardo per piccolo pollastrello.
integrazioni fornite da Giuseppe
Concas
COGODI: cogòdi è sinonimo di
cugùdula e quindi di
cugudda (
vedi il cognome Cugudda). Nel dizionario botanico sardo
di Peppino Congia, Ed. Zonza, con nome
cugùdula c'è la "trinciatela"
(hyoseris radiata) e il cardo
(cynara cardunculus). Abbiamo chiarito, nell'analisi del
cognome Cugudda, che, nel caso di cynara cardunculus, a cui
abbiamo aggiunto silvestris, si può risalire al latino
cucutia =
carciofino selvatico =
sa cugùtzua in campidanese.
Attualmente il cognome Cogodi è presente in 20 Comuni italiani,
di cui 13 in Sardegna: Pimentel 6, Senorbì 6, Mandas 5, etc. |
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COGOI
KOGOI
KOGOJ |
Cogoi è tipico del
basso udinese, di Muzzana del Turgnano, Lestizza, Mortegliano e
Manzano, è presente anche a Trieste, Kogoj è tipico di Gorizia e
Savogna d`Isonzo (GO), Kogoi è presente invece nell'udinese,
potrebbe derivare dal vocabolo friulano
cogói sorta di rete di canapa
per la cattura di pesci d'acqua dolce. |
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COGOLI
COGOLO |
Cogoli è tipico
del lombardoveneto, del bresciano in particolare, di Trenzano,
Fiesse, Bagnolo Mella e Brescia, Cogolo, molto più raro è del
Triveneto, potrebbero derivare da una delle varie località
chiamate Cogola e Cogolo, ma è anche possibile una derivazione
da soprannomi originati dall'antico vocabolo italiano
cogolo (pietra
bianca levigata di fiume, scoglio di torrente) stante
forse ad identificare la località dove il capostipite risiedeva. |
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COGONI |
Cogoni è tipico
della Sardegna meridionale, del cagliaritano ed in particolare
di Quartu Sant'Elena, Selargius, Cagliari, Monserrato, ma
comunque ben presente anche ad Assemini, Villasimius, Capoterra,
Maracalagonis, Sestu e Sinnai, ed a Gesturi nel Medio Campidano,
ad Aritzo nel nuorese e ad Iglesia, potrebbe derivare da un
soprannome originato dal termine sardo
cogònu (rinsecchito),
forse ad identificare una caratteristica fisica del capostipite.
integrazioni fornite da Giuseppe
Concas
COGONI: cogoni in logudorese
significa generalmente pane grosso
fatto di farina e cruschello, di forma più o meno
rotonda, che qui in Campidano chiamiamo
civràxu,
pane nero. Per accostamento ed
in senso figurato significa anche
risentimento, dispiacere. Deriva probabilmente dal
latino coquere =
cuocere >
cokere in log.;
coi in camp. Potrebbe trarre
origine anche dal latino coccum
= bacca, coccola, cosa rotonda;
anche perché sa cocca è una
specie di focaccia a ciambella;
su coccòi in campidanese,
detto anche su scetti, è
il pane di semola, a corona o a
ciambella, di pasta dura. Potrebbe derivare dal mestiere di
panificatore del capostipite. Come cognome è presente negli
antichi documenti da noi consultati. Tra i firmatari della Pace
di Eleonora, LPDE del 1388, figurano: Cogoni Andrea, jurato
ville Sella. (* Sella.distrutto - Diocesi di S. Giusta, Contrate
Partis de Guilcier); Cogoni Saro, jurato ville Sancte
Juste(Santa Giusta - Partis di Guilcier); Cogoni Troisco, jurato
ville Aidu(* Aidu. Aido.odierno Aidomaggiore. Contrate Partis de
Guilcier). Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT XI°,
XIII° sec., è presente nella variante Cocone: > Cocone Guantine
( 163 - partizione di servi)), servo nella domo di Olvesa: .E
remanserun in comune latus de Margarita et pede de Palma et pede
de Stephano de Silki, et pede et dua dies de Pisana , et duas
dies de Guantine Cocone et duas dies de Petru Cossa. >Cocone
Iorgia( 280), serva moglie di Petru Kerellu, servo di San
Nicola. > Cocone Mariane (291), servo, passa in tramutu
(scambio) a San Nicola. Nel Condaghe di San Pietro di Silki,
CSPS, XI°, XIII° secolo, abbiamo: Cocone Gosantine (120) (sa
muiere, liera de Romanja, kertu de servis - lite per la
partizione di servi): Ego presbiteru Furatu de Bosa, ki kertai
cun Comita de Varda pro fiios de Gosantine Cocone, ki fuit servu
integru (al 100%) de scu. Petru et issa muiere (la moglie) fuit
liera (libera) de Romanja, et binki in su fetu (figli).in corona
de iudike Gunnari, in Nurra..> Nel Condaghe di Santa Maria di
Bonarcado, CSMB, XI°, XIII° secolo, abbiamo, Cocone Goantine
(40), teste in una donazione (postura): posit Iorgi Capai terra
de Gavini Capra a clesia (de Sancta Maria). Testes Johanne Capai
et Goantine Cocone et Gavine Capai. > Cogone Iorgi(29), teste in
uno scambio di servi tra la chiesa di Sanctu Georgii e quella
di Sanctu Gregorii. Nella storia ricordiamo Cogoni Francesco, di
Quartu S. E. vescovo di Ozieri dal 1939 al 1975, già arcidiacono
e cancelliere nell'archidiocesi di Cagliari. Cogoni Giovanni, di
Quartu S. E. vescovo della diocesi di Iglesias, dal 1970 al
1992. Cogoni Giuseppe di Pirri - Cagliari, arcivescovo
dell'archidiocesi di Oristano dal 1938 al 1947, uomo di grande
zelo e cultura e non solo religiosa. Tra le sue cose ricordiamo
la fondazione del giornale il Quotidiano Sardo, a carattere
regionale(Di. Sto. Sa. di F. C. Casula). Attualmente il cognome
Cogoni è presente in 126 Comuni italiani, di cui 50 in Sardegna:
Quartu S. E. 393, Selargius 153, Cagliari 135, Monserrato 99,
etc. |
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COGORNO |
Cognome del
genovese e alessandrino, deriva da un soprannome legato al
toponimo Cogorno (GE). |
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COGOTTI |
Cogotti,
tipicamente sardo, è specifico di Cagliari e del cagliaritano, e
di Sant'Anna Arresi e Piscinas nell'iglesiente e di Villacidro
nel Medio Campidano, dovrebbe derivare da un soprannome
originato dal termine sardo cogotti
(pollastro).
integrazioni fornite da Giuseppe
Concas
COGOTTI: cogòtti, cogotèddu,
significano gallo, galletto.
Sono voci onomatopeiche, da cocò, cocò (pollastro), presente
anche in latino. Non è presente nelle carte antiche della lingua
sarda, da noi consultate. Attualmente il cognome Cogotti è
presente in 67 Comuni italiani, di cui 34 in Sardegna: Cagliari
108, Santannarresi 77, Piscinas 27, etc. |
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COI
COIS |
Coi ha un ceppo
nel veneziano, a Santa Maria di Sala, Mirano e Venezia, uno nel
leccese a Parabita, Salve e Racale, ed uno nel nuorese ad Orani
e Nuoro, Cois è specifico del cagliaritano, di Sarroch,
Cagliari, Selargius. Quartu Sant'Elena e Capoterra, con un
piccolo ceppo anche a Carbonia.
integrazioni fornite da Giuseppe
Concas
COI; COIS: di significato ed etimo incerti.
Còi e
còiri sono le voci campidanesi per
cokere dei dialetti centrali =
cuocere; dal latino
coquere. Potrebbero derivare da
čóni >
čóĭ (ciòni,
nel nuorese) = fringuello
(onomatopea). Coni
(
Cǒi), è inoltre il nome di un
centro abitato scomparso. Era sito in agro di Nurallào. Il
ritrovamento di numerosi resti del periodo nuragico, fa pensare
ad un centro preistorico e quindi alla radice nominale "goi" o
"coi" (altura), dell'iberico antico. In periodo medioevale
appartenne alla Curadorìa di Valenza, nel regno giudicale di
Arborea. Non sappiamo quando il paese (villa - bidda) fu
abbandonato. Tra i firmatari della Pace di Eleonora del 1388,
troviamo Coni come cognome, preceduto da "de" ad indicare la
provenienza: Coni (de) Joanne, ville Ecclesiarum (** Villa
Ecclesiarum.odierno Iglesias. Et ego De Nelli Pelipaparius
Ludovicus, civis et habitator terre et Ville
Ecclesiarum.sindicus, procurator universitatis Ville
Ecclesiarum.seu a Formenyino Joanne, capitano, camerlengo Ville
Ecclesiarum di Sigerro. Omnibus habitatoribus dicte terre Ville
Ecclesiarum, congregatis in Curia Magna.in posse Virde Andree,
quondam Virde Joannis de Civitate Sasseri.nona die januarii
1388; Coni (de) Joanne, ville Gonnos de Codina ( * Gonnos de
Codina.Gonnoscodina. Partis de Montibus). Attualmente il cognome
Coi è presente in 51 Comuni italiani, di cui 6 in
Sardegna(nuorese): Orani 40, Nuoro 27, Sarule 5 etc. Coi ha
inoltre i ceppi più consistenti in Puglia ed in Veneto, ma non
ne conosciamo né il significato, né l'estimo. Cois, più
propriamente sardo, è presente in 50 Comuni italiani, di cui 23
in Sardegna: Sarroch 82, Cagliari 40, Selargius 39, etc. |
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COIA |
Tipico delle
province di Roma e Latina nel Lazio, di quella d'Isernia in
Molise e del Salento, potrebbe trattarsi di una modificazione
del nome Cola (aferesi di Nicola) o del cognome Gioia, secondo
alcuni deriverebbe da modificazioni del cognome spagnolo Goja. |
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COIANA
COJANA |
Coiana è tipico
del cagliaritano, di Cagliari, Quartu Sant'Elena e Capoterra,
Cojana, assolutamente rarissimo, è di Cagliari, dovrebbero
derivare da soprannomi originati dal termine sardo logudorese
cojana (coda,
alla fine, per ultimo).
integrazioni fornite da Giuseppe
Concas
COIANA: coiana/u, coyana/u, codiana/u,
assume diversi significati, ma tutti simili, perché provengono
dalla voce latina cauda. =
coda. Sa cou o sa coa in
sardo. Inoltre cou o coa è detto un estremo lembo di terra - Coa
Nueddas in agro di Guspini, ma proviene dai dialetti centrali:
Santulussurgiu. Nel significato di lembo di terra lo troviamo
anche nei Condaghi: e calat su erriu dessa coa jossu de funtana
longa, CSMB, XI°, XIII° sec. (cap. 172). Sa cou/a de s'arjola, è
la vagliatura, il residuo del grano nell'aia. Accòu/a =
indietro. Sa coa/u è anche il grembo di una mamma. In cou de
mamma = in grembo a mamma. Coiana/u,
coidana/u, cuaina/u =
tardiva/o, riferito soprattutto ai prodotti
ortofrutticoli; in senso figurato:
pigro, poltrone, riferito ad animali e persone.
Scoittài/re significa dimenar la coda; sculettare riferito alle
"ragazze"! Is coidanas (f. pl.) sono inoltre gli ornamenti che
si mettevano alle orecchie dei buoi, durante le sfilate dei
carri. Non avendolo trovato nelle carte antiche consultate,
supponiamo si tratti di un cognome relativamente recente.
Attualmente è presente in 27 Comuni italiani, di cui 15 in
Sardegna: Cagliari 92, Quartu 20, Capoterra 12, Monserrato 9,
Gonnosfanadiga 6. |
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COICO |
Coico ha qualche
presenza in Campania ed un piccolo ceppo a Palermo, dovrebbe
derivare da un nome o soprannome grecanico basato sul termine
greco antico koicos (foglia
di palma). |
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COINO
COINU |
Entrambi
tipicamente sardi, Coino, quasi unico, è del sassarese, Coinu è
del nuorese, di Fonni, Nuoro ed Ottana, con un ceppo a Sassari
ed uno a Cagliari, dovrebbero derivare da un soprannome basato
sul termine sardo dialettale nuorese
coinu (seguace, accolito),
non è dato sapere di chi o che cosa fossero seguaci i
capostipiti. |
|
COIRA |
Coira ha un ceppo
a Lonate Ceppino nel varesotto e nel comasco a Villa Guardia e
Lurate Caccivio, dovrebbe derivare dal nome della città svizzera
di Coira nel cantone dei Grigioni, una città molto antica, forse
la più antica della Svizzera, da cui probabilmente fossero
provenuti i capostipiti. |
|
COIRO |
Coiro ha un ceppo
a Gaeta nel latinense, uno a Sessa Aurunca nel casertano ed uno
nel salernitano a Sant'Arsenio e Sala Consilina, un ceppo nel
potentino a Marsico nuovo, Paterno, Marsicovetere e Potenza, ed
uno piccolo a Torregrotta e Monforte San Giorgio nel messinese,
dovrebbe derivare da un soprannome basato sul vocabolo francese
cuir (cuoio),
le ipotesi circa le motivazioni possono essere molteplici, e
vanno da caratteristiche della pelle dei capostipiti, che poteva
essere particolarmente abbronzata ed incartapecorita, al fatto
che gli stessi fossero artigiani della lavorazione delle pelli o
ne facessero la concia o il commercio. |
|
COL
|
Col
ha sparute presenze in Piemonte nel torinese, ed un piccolo
ceppo a Fontanelle nel trevigiano e nel vicino pordenonese,
dovrebbero derivare dalla toponomastica, cioè dal fatto che i
capostipiti provenissero da paesi contenenti la radice
Col o
Colle,
o che fossero originari di una zona collinare.
integrazioni fornite da
Gaetan Gilliard
Il ceppo dei Col pare provenire dalla famiglia Colli della
Lombardia e più precisamente da Pavia/Vigevano e Milano, dove
questi comparivano già nel 1152: alcuni erano sostenitori
dell'Imperatore Federico Barbarossa, altri della Lega dei
Comuni. Da questo ceppo originario deriva la famiglia Colli
della zona di Alessandria, che passò in Francia e trasformò il
suo cognome in Coli per poi produrre nel 1500 un ramo detto Col
in Mocchie (località di montagna un tempo comune indipendente e
dal 1937 annesso al Comune di Condove). In seguito un Michele
Col si stabilisce da Mocchie ad Avigliana nel 1650; il cognome
si ripete poi in vari atti notarili in Valle di Susa tra il 1690
ed il 1700. Lo stemma di questa famiglia recava 3 colli o monti
verdi in campo argento in punta.
Fonte: libro “Famiglie celebri di Susa ed
Avigliana\", scritto dal Padre Bacco intorno al 1850 |
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COLA
COLI
COLO |
Cola è
abbastanza comune nella fascia centrale del Lazio, Marche e
bassa Romagna, con ceppi anche nel napoletano e nella zona
centrale del nord Italia, Coli è molto diffuso in Emilia,
soprattutto nel reggiano, in Toscana, in particolare nel
fiorentino e nel pisano, nel pesarese, nel perugino, nel
viterbese e nel romano, Colo è assolutamente rarissimo, derivano
tutti dall'aferesi del nome Nicola o Nicolo. |
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COLABATTISTA |
Colabattista, molto molto raro, parrebbe della fascia che
comprende Abruzzo e Lazio, ha un piccolo ceppo a Terracina e
Sezze nel latinense, dovrebbe derivare dal nome composto
Nicola
e Battista,
per aferesi del primo ed unione al secondo, nome probabilmente
portato dal capostipite. |
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COLABELLI
COLABELLO |
Colabelli è assolutamente rarissimo, sembrerebbe laziale,
Colabello è specifico di Monte San Biagio nel latinense, con
qualche presenza anche in Puglia, dovrebbe trattarsi di un nome
composto attribuito al capostipite dai genitori, la consuetudine
di aggiungere il suffisso o il prefisso
Bello al
nome era abbastanza diffuso nell'area abruzzese, laziale,
molisana e pugliese. |
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COLACCI
COLACE
COLACI
COLACINO |
Colacci sembra specifico di Bojano nel campobassano, Colace,
abbastanza raro, ha un ceppo nel tarentino, uno a Vibo Valentia
ed uno nel napoletano, Colaci ha un nucleo in Puglia,
soprattutto nell'estremità meridionale del Salento ed un ceppo
Tra Vibo Valentia ed Acquaro sempre nel vibonese, Colacino è
tipicamente calabrese, di Catanzaro e del catanzarese a Tiriolo,
Marcellinara e Lamezia Terme, e del crotonese a Cutro, Crotone e
Verzino, dovrebbero derivare, direttamente o tramite forme
ipocoristiche, da modificazioni dell'aferesi nel nome greco
Nicolaus,
la terminazione aci
è una modificazione del suffisso ipocoristico greco
akion, akis,
ma è anche possibile, in alcuni casi, che possa trattarsi di una
derivazione da un soprannome originato dal vocabolo greco
kolax
(adulatore).
Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nella seconda
metà del 1300 a Soleto (LE) con l'architetto Francesco Colaci da
Surbo costruttore nel 1397 della guglia degli Orsini, il
monumento romanico-gotico più celebre di Soleto. |
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COLACICCHI
COLACICCO |
Colacicchi è tipicamente laziale di Roma in particolare,
Colacicco ha piccoli ceppi nell'area che comprende il romano, il
latinense, il frusinate, il casertano, il napoletano e
l'avellinese, ma il nucleo principale è nella zona del barese,
tarentino e materano, dovrebbero deribare dal nome composto dai
nomi Nicola,
nella sua classica forma aferetica
Cola, e
Francesco,
nella forma aferetica ed ipocoristica
Cicco. |
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COLACRESI
COLOCRESI |
Cognomi così rari da poter essere considerati unici, non è
individuabile una zona d'origine, anche se si può identificare
con molta probabilità nella Calabria, un'ipotesi sull'origine
del nome è in una modificazione dialettale del termine latino
incola Locris
(abitante
della Locride) e starebbe ad
indicare un origine dalla zona centrale della Grecia, ma è pure
possibile una derivazione da un soprannome originato da
alterazioni dei termini greci
kalòs (bello,
grazioso, buono) uniti alla
radice tronca di chrysafi
(oro),
che farebbe intendere che il nome del capostipite fosse
bello o pregiato come l'oro.
integrazioni fornite da
icolasen@virgilio.it
Il cognome Colacresi è molto raro poichè le poche persone che lo
portano appartengono ad un unico ceppo, è specifico calabrese
della zona di Locri e Careri, esattamente dove si insediarono le
prime colonie greche. Un'ipotesi di uno studioso di greco e
latino sostiene che derivi da COLA ( figlio) e CRESO che fu un
antico re mitologico. I tratti somatici di questa famiglia sono
molto particolari e dissimili dai comuni tratti italiani.
integrazioni fornite da
Matteo Gangemi - Presidente Centro Studi Colocrisi
Il cognome Colocrisi di impronta greca, era abbastanza diffuso
nelle varie parrocchie del territorio di Sambatello(RC). LA
famiglia Colocrisi ha dato alla Chiesa alcuni sacerdoti, tra i
quali Don Agostino Colocrisi, nato a Diminniti di Sambatello
(RC), che morì in uno degli ultimi giorni del mese di dicembre
del 1726. Autore di un poema sacro stampato in 5 copie a
Venezia nel 1704 sulla vita di Gesù in 47 canti per un totale di
ben 350 ottave.L'unica copia rimasta in originale si trova in
custodia alla Biblioteca Comunale di Reggio Calabria. In campo
amministrativo figurano dei sindaci, tra i quali quello che fece
ricostruire una casa per i pellegrini nei pressi del Santuario
della Madonna di Polsi in Reggio Calabria. A Sambatello esiste
la via Agostino Colocrisi e, a tenere viva la memoria del poeta,
dal 1975 è sorto il Centro Studi
A.Colocrisi"
che svolge attività culturale per l'elevazione culturale e
sociale del territorio.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Colacresi è cognome di Reggio Calabria, potrebbe derivare da
Cola
(Nicola) + Crisi
che sarebbe italianizzazione del cognome greco
Chrysis. |
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COLAFATI
COLAFATO |
Colafati, assolutamente rarissimo, sembrerebbe specifico di
Lamezia Terme nel catanzarese, e di Filadelfia nel vibonese,
Colafato, molto molto raro, sembrerebbe specifico di Pizzo nel
vibonese, con qualche presenza anche in Molise, dovrebbero
derivare da un termine grecanico composto dall'aferesi del nome
Nicola,
con l'aggiunta del suffisso ????? fatis (fama,
detto, chiamato), con il
significato o di Nicola il
famoso o anche di
quello detto Nicola. |
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COLAFEMMINA |
Colafemmina è specifico di Acquaviva Delle Fonti nel barese, si
tratta molto probabilmente di un matronimico.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
L'origine di questo cognome va ricercata nel nome medievale
Colafemmina,
nato da un adattamento femminile del nome Nicola (attraverso la
sua aferesi in Cola). In conclusione, dunque, si tratta della
cognominizzazione del nome personale della capostipite. |
|
COLAFERRO |
Colaferro è un cognome ormai quasi estinto in Italia, dovrebbe
essere di origini meridionali, si dovrebbe trattare del nome
composto dall'aferesi di Nicola
con l'aggiunta del nome medioevale
Ferro
(vedi FERRI), ma è pure possibile che il cognome individui un
capostipite di nome Cola
(Nicola) che faceva il fabbro o che comunque lavorava il ferro. |
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COLAFRANCESCO |
Colafrancesco ha un ceppo a Roma e frusinate, ad Arce e Ceccano,
ed uno molto piccolo nel foggiano a Rodi Garganico e Vico del
Gargano, dovrebbe derivare dal fatto che il capostipite si
chiamasse con il doppio nome di Nicola, per aferesi Cola, e
Francesco. |
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COLAGIOVANNI
COLAIANNI
COLAJANNI
COLANNI
COLIANNI |
Colagiovanni ha ceppi in Lazio a Roma e nel frusinate a
Vallecorsa soprattutto, ed in Molise a Campobasso e provincia,
Colaianni ha ceppi in Sicilia, tra Enna e Catania, nel barese,
nell'aquilano ed in provincia di Roma, Colajanni è anch'esso
tipicamente siciliano, del palermitano, del nisseno, dell'ennese
e del catanese, Colanni è praticamente unico e dovrebbe derivare
da errori di trascrizione anagrafica, Colianni sembra
tipicamente siciliano di Calascibetta nell'ennese, derivano
tutti da capostipiti con il nome doppio formato dal nome
Nicola,
nella sua forma aferetica Cola
e dal nome Giovanni,
anche nella sua alterazione aferetica dialettale
Ianni o
Janni,
o da sue contrazioni dialettali. |
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COLAIACOVO |
Colaiacovo ha un ceppo abruzzese a Pratola Peligna (AQ), uno a
Roma ed uno ad Aliano nel materano, deriva dal nome composto
dall'aferesi del nome Nicola con l'aggiunta di Jacopo attraverso
una modificazione dialettale. |
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COLAIOLI |
Colaioli, quasi unico, sembrerebbe del romano, si hanno tracce
di questa cognominizzazione con il notaio di Calvi nell'Umbria
Dominicus Colaiolus operante dal 1603 al 1613, il cognome
dovrebbe derivare da una forma aferetica di un ipocoristico
patronimico del nome medioevale
Nicolaio. |
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COLALELLA
COLALELLI |
Colalella, quasi unico, potrebbe essere abruzzese, Colalelli è
tipicamente laziale, di Casperia nel reatino e di Roma,
dovrebbero derivare da capostipiti il cui nome fosse dato
dall'unione del nome Nicola,
Cola
per aferesi, con l'aggiunta di forme ipocoristiche aferetiche
rappresentate dal nome Lello
(vedi LELLI). |
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COLALILLO |
Colalillo è specifico di Bojano nel campobassano, si dovrebbe
trattare di una forma ipocoristica dialettale del nome
Colangelo,
nome composto dai nomi Nicola,
in forma aferetica Cola,
ed Angelo,
l'aferesi del cui ipocoristico
Angelillo è appunto
Lillo. |
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COLAMARINO |
Colamarino ha un ceppo a Roma, uno a Sulmona e Pescocostanzo
nell'aquilano ed a Furci e San Salvo nel teatino, ed uno, il più
consistente, a Torre del Greco nel napoletano, dovrebbe derivare
dal nome composto dalla fusione dei nomi
Nicola
per aferesi Cola
e Marino,
probabile nome del capostipite. |
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COLAMARTINO |
Specifico
di Bisceglie (BA), deriva dalla fusione dei nomi Nicola per
aferesi Cola e Martino, e dovrebbe riferirsi ai nomi del
capostipite. |
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COLAMONACO
COLAMONICI
COLAMONICO |
Colamonaco è specifico di Altamura e di Sant'Eramo in Colle nel
barese, Colamonici, molto molto raro, è di Napoli e di Maddaloni
nel casertano, Colamonico è di Sant'Eramo in Colle e Valenzano
nel barese e di Castellaneta nel tarantino, dovrebbero tutti
derivare da capostipiti di nome
Nicola, Cola per aferesi, che
fossero monaci o preti di rito ortodosso. |
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COLANARDI |
Assolutamente rarissimo, potrebbe essere del foggiano, dovrebbe
derivare dall'unione delle aferesi dei nomi Nicola e Leonardo ed
identificare la famiglia il cui capostipite ere figlio di un
Nicola Leonardo. |
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COLANERI
COLANERO
COLANIERI |
Colaneri
è specifico dell'area che comprende l'aquilano, il teatino ed il
Molise, Frosolone nell'iserniese e Castiglione Messer Marino e
Vasto nel teatino e Scanno nell'aquilano, Colanero è tipico del
teatino, soprattutto di Lanciano, Colanieri, praticamente unico,
è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione, dovrebbero
derivare da soprannomi originati dal fatto di essere i
capostipiti mori di capelli o scuri di carnagione e di chiamarsi
Nicola, Cola per aferesi. |
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COLANGELI
COLANGELO
COLANGIUOLO |
Colangeli è tipico della fascia che conprende le province di
Roma, Rieti e l'Aquila, Colangelo è diffuso in tutta l'area che
comprende Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata e Puglia,
Colangiuolo, quasi unico, è del foggiano, derivano, direttamente
o attraverso modificazioni dialettali, dall'aferesi del nome
composto Nicola Angelo,
tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Paganica (AQ)
fin dal 1500, nella numerazione dei fuochi del Castrum Paganice
nell'anno 1508 è citata una famiglia de Colangelo. |
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COLANINNO |
Colaninno, decisamente pugliese, in particolare del barese, di
Acquaviva delle Fonti, Bitonto, Gioia del Colle, Gravina in
Puglia e Cassano delle Murge, e di Palagianello nel tarentino e
Fasano nel brindisino, si dovrebbe trattare di una forma
ipocoristica dialettale dell'aferesi del nome Nicola. |
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COLANTONI
COLANTONIO
COLANTUONI
COLANTUONO |
Colantoni è specifico dell'area che comprende Terni e Stroncone
(TR), l'Abruzzo, in particolare Villetta Barrea (AQ) e l'Aquila
ed il pescarese, ed il Lazio a Roma soprattutto, con un ceppo
anche a San Mauro Castelverde (PA), Colantonio è tipico
dell'Abruzzo, nel chietino di Casalanguida, Vasto, Atessa,
Paglieta e Lanciano e nel pescarese di Pescara e Loreto
Aprutino, del Lazio di Roma ed Arce nel frusinate e del
napoletano di Torre del Greco e Napoli, Colantuoni è tipico
della zona di Pietradefusi, Montemiletto e Venticano (AV),
Colantuono ha un ceppo laziale tra le province di Roma e di
Latina, un ceppo molisano ed uno principale tra le province di
Napoli e di Avellino, derivano dal nome composto Nicola Antonio
attraverso l'aferesi del primo e la modificazione dialettale del
secondo, tracce di quest'uso le troviamo in Campania fin dal
1500, in un atto del 1524 si legge: "...P. Angelo de Giaquinto,
Colantuono de Giliberto, Bello de Giliberto, Luisi de Civita de
Cippaloni...".
integrazioni fornite da
Andrea Ferreri - Milano
Colantuono ha alla base il nome Nicola (del quale Cola è
l'ipocoristico aferetico) unitamente al nome Antonio (del quale
Antuono è una modificazione). Diffuso in Campania a Napoli e
prov. (Torre del Greco, Ercolano) e nella provincia di Avellino
(Villanova del Battista, Lioni). Altri ceppi nel Lazio a Roma e
prov. (Anzio, Fiumicino) e nella provincia di Latina (Fondi,
Monte San Biagio); Nel Molise nella provincia di Campobasso
(Spinete) e di Isernia (Frosolone, Cerro al Volturno); in
Puglia nella provincia di Bari (Grumo Appula) e a Foggia e
provincia (Orta Nova); In Abruzzo nella provincia di Chieti
(Tollo). Un nucleo a Salandra (Matera). |
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COLAO
COLAU |
Colao sembrerebbe tipico del catanzarese e crotonese, di Simeri
Crichi, Catanzaro, Soveria Simeri, Sellia Marina e Sersale nel
catanzarese e di Cotronei, Crotone e Roccabernarda nel
crotonese, Colau è unico, l'ipotesi più probabile porterebbe ad
una forma aferetica del nome
Nicolao, forse portato dal
capostipite, la meno probabile propone una derivazione dal
termine portoghese arcaico colao
(consigliere). |
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COLAPIETRA
COLAPIETRO |
Colapietra è tipico di San Severo (FG), Colapietro ha ceppi a
Roma e Ceccano (FR), a Pietramelara (CE) ed in Puglia a Turi,
Sammichele Di Bari e Bari, a San Pietro In Lama (LE) ed a
Taranto, dovrebbero derivare dal nome composto
Colapietro,
originato dall'unione dell'aferesi del nome Nicola con Pietro,
portato dai capostipiti, esempi dell'uso di questo nome si
trovano a Conversano (BA) in un procedimento penale del 1644:
"Pro Iosephi Lampignani contra clericum Donatum Antonium de
Colapietro", tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a
Napoli in una lettera di credito del 1767: "Nostri di Banco
conto d'intrade pagate ducati quattro tarì 1, grana 11 al
maestro Pietro Colapietro Cassiere maggiore di nostro Banco...". |
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COLAPINTO |
Colapinto è tipicamente pugliese, del barese, in particolare di
Gioia Del Colle e Bitonto, dovrebbe derivare da un capostipite
di nome Nicola, Cola per aferesi, che si caratterizzava o per la
carnagione molto scura (pinto)
o per altre caratteristiche che potessero indicarlo come di
colore. |
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COLAPRETE |
Colaprete
è tipicamente abruzzese di Sulmona nell'aquilano e di Chieti,
dovrebbe derivare da un capostipite di nome NIcola, Cola per
aferesi, e probabilmente prete ortodosso, secondo un'altra
ipotesi il capostipite avrebbe invece avuto un nome composto dai
nomi Nicola e Pietro, alterato questo dal dialetto. |
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COLARUOTOLO |
Tipico di
Gaeta (LT), dovrebbe derivare da un capostipite di nome Nicola
da cui per aferesi Cola e di cognome Ruotolo (vedi Ruotolo). |
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COLARUSSO |
Colarusso è tipico dell'iserniese, nel beneventano,
dell'avellinese e del napoletano.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
L'origine di questo cognome va ricercata nel nome medievale
Colarusso,
nato dall'unione dei nomi Cola
(aferesi di Nicola) e Russo
(vedi Russa). In conclusione, dunque, si tratta della
cognominizzazione dei nomi personali dei capostipiti. |
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COLASACCO |
Colasacco, tipicamente abruzzese, molto molto raro, è specifico
di Capestrano nell'aquilano, dovrebbe derivare dal nome portato
dal capostipite, probabilmente composto dal nome
Cola,
forma aferetica del nome Nicola
e dal nome Sacco,
forma aferetica del nome Isacco. |
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COLASANTA
COLASANTE
COLASANTI
COLASANTO |
Colasanta è unico e dovrebbe essere dovuto ad un'errata
trascrizione di uno dei seguenti, Colasante ha un ceppo
abruzzese, nel teatino a Guardiagrele, Pretoro e Casoli, nel
pescarese, a Pescara, Nocciano e Montesilvano e ad Introdacqua
nell'aquilano, uno romano, uno nel salernitano a Nocera
Inferiore, Salerno ed Angri, ed uno a Molfetta nel barese,
Colasanti è un cognome abruzzese e laziale, particolarmente
concentrato in provincia di Rieti, Roma e Frosinone, Colasanto è
tipico pugliese, con un nucleo nel barese concentrato a Terlizzi
ed uno a Lucera nel foggiano, derivano da una riduzione
aferetica Cola
del nome Nicola
e starebbe quindi per quelli di
san Nicola (rione, contrada
...) o anche dal nome composto
Colasante, o
Colasanto,
unione dell'aferesi del nome
Nicola con il nome
Sante o
Santo.
Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Cerchio
nell'aquilano nel 1600 con un certo Pietro Antonio Colasanti
citato in un atto di compravendita. |
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COLASURDO |
Colasurdo
ha un ceppo nella provincia di Campobasso, particolarmente a
Morrone del Sannio, ma con presenze significative anche a
Termoli e Campobasso, presenta inoltre un ceppo nel potentino a
Potenza, Viggiano ed Atri, dovrebbe derivare da un soprannome
originato probabilmente dal fatto che il capostipite di nome
Nicola, Cola per aferesi, fosse sordo. |
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COLATRELLA |
Colatrella è caratteristico dell'avellinese, di Caposele e di
Gesualdo, di origini etimologiche oscure. |
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COLAUTTI
COLAUTTO |
Colautti è specifico del Friuli Venezia Giulia, con ceppi
nell'udinese ad Udine, Tarcento, Tavagnacco e San Giorgio di
Nogaro, a Monfalcone nel goriziano, a Fiume Veneto, Spilimbergo,
Pordenone, Castelnovo del Friuli e Zoppola nel pordenonese ed a
Trieste, Colautto, molto più raro, ha unceppo ad Udine e Ronchis
nell'udinese, si tratta di forme patronimiche tipicamente
friulane, dove il suffisso -utti
ed -utto
stanno per il figlio di,
riferiti a capostipiti il cui padre si fosse chiamato
Nicola,
Cola
per aferesi. |
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COLAVECCHI
COLAVECCHIA
COLLAVECCHIO |
Colavecchi è specifico di Piglio, Anagni e Serrone nel frusinate
e di Roma, Colavecchia ha presenze nel romano, nel latinense e
nel napoletano, con un ceppo a Limosano e Campobasso nel
campobassano, Colavecchio ha un ceppo romano ed uno a Frosolone
nell'iserniese, dovrebbero derivare da capostipiti chiamati
Nicola,
Cola
per aferesi, di età avanzata, tanto da essere considerati per la
loro epoca vecchi. |
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COLAVIN
COLAVINI
COLLAVIN
COLLAVINI
COLLAVINO |
Questi cognomi sono tutti tipicamente friulani dell'udinese,
Colavin è quasi unico, Colavini, ancora più raro, è
probabilmente dovuto ad errori di trascrizione, Collavin è
specifico di San Giorgio di Nogaro, Collavini è caratteristico
di Bertiolo e Rivignano, Collavino è di San Daniele del Friuli
in particolare, potrebbero derivare, ed è l'ipotesi più
probabile, da forme ipocoristiche, anche dialettali, del nome
Colau,
una forma aferetica tronca del nome medioevale
Nicolaus,
nome probabilmente portato dai capostipiti, ma non si può
escludere, seppure non molto probabile, che possa trattarsi di
soprannomi attribuiti a persone particolarmente attente al
risparmio, tanto da raccogliere le
scolavùre
(colature della cera delle
candele). |
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COLAVITA
COLAVITI
COLAVITO
COLAVITTI
COLAVITTO |
Colavita è tipico del campobassano, di Sant'Elia a Pianisi in
particolare, con buone presenze anche a Termoli, Campobasso e
Colletorto, ed a Foggia, Colaviti è quasi unico, sembrerebbe
veneto come Colavitti che ha un nucleo a Teglio Veneto e
Concordia Sagittaria nel veneziano, con presenze anche nel
barese, Colavitto ha un ceppo tra San Michele al Tagliamento
(VE) e Latisana (UD) ed uno a Monopoli (BA), Colavito è
decisamente pugliese, del barese, Gravina In Puglia, Grumo
Appula, Barletta, Bari e Cassano Delle Murge con ceppi anche a
Taranto e nel tarentino, dovrebbero tutti derivare dal nome
composto Nicola
e Vito
o Vittorio,
i cognomi dovrebbero nascere da capostipiti con quel tipo di
nomi composti formati dall'aferesi del primo e dalla troncatura
del secondo, ma in alcuni casi potrebbe anche derivare da una
riduzione del nome Nicola
e dall'unione con il cognomen medioevale
Vitellius
e starebbe quindi per quelli di Nicola dei Vitelii. |
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COLAVOLPE |
Specifico
di Amalfi e Nocera Superiore (SA), dovrebbe derivare da un
soprannome originato dall'aferesi del nome Nicola con il
suffisso volpe, forse a caratterizzare una particolare furbizia
del capostipite. |
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COLAZZI
COLAZZO
COLELLA
COLELLI
COLELLO
COLETTA
COLETTI
COLETTO
COLINI
COLINO |
Colazzi è quasi unico, Colazzo è tipico del leccese, con
presenze in quasi tutta la Puglia, Colella è molto diffuso nella
fascia che comprende Lazio, Abruzzo, Molise, Campania e Puglia,
Colelli, molto meno diffuso, ha ceppi in provincia di Roma,
nella Puglia, foggiano e Salento in particolare e nel
catanzarese, Colello è estremamente raro, Coletta è diffuso in
tutt'Italia, soprattutto nella parte centro meridionale, Coletti
è diffuso in tutto il centronord, con particolare diffusione
nella fascia centrale che comprende Umbria, Abruzzo e Lazio,
Coletto ha un ceppo veneto, in particolare nel padovano, con
buone presenze anche nel trevisano e nel veneziano ed un ceppo
nel barese, Colini, assolutamente rarissimo, ha un piccolo ceppo
tra anconetano e perugino, a Trieste e nel romano, Colino, quasi
altrettanto raro, ha un piccolo ceppo a Trieste, uno a Sessa
Aurunca nel casertano ed uno a San Nicandro Garganico nel
foggiano, derivano tutti da modificazioni più o meno dialettali
di ipocoristici dell'aferesi del nome
Nicola.
Troviamo tracce di questo nome a Napoli nel 1300 con un certo
Colella de Altoculto elencato tra gli addetti della Zecca. |
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COLCIAGO |
Colciago
è tipicamente brianzolo di Carate Brianza nel milanese con buona
concentrazione anche a Seregno, Giussano, Verano Brianza e
Milano, dovrebbe derivare dal nome del toponimo Colciago di
Lurago d'Erba nel comasco, in piena Brianza. |
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COLDANI |
Tipicamente milanese e lodigiano |
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COLECCHIA
COLICCHIA |
Colecchia
ha un ceppo romano, uno tra teatino, aquilano, Molise e
foggiano, Colicchia sembra avere due ceppi, in Abruzzo, Campania
ed in Sicilia, dovrebbero derivare da una modificazione
ipocoristica dell'aferesi del nome Nicola, tracce di questo
cognome le troviamo a Napoli din dal 1600. |
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COLIBRETTI
COLIBRI
COLIBRO |
Colibretti, cognome molto raro, dovrebbe essere di origini
pavesi, Colibri, quasi unico, è dell'Italia centrale, Colibro,
assolutamente rarissimo, sembrerebbe dell'alessandrino, al
confine con il pavese, dovrebbero derivare, direttamente o
tramite ipocoristici, da soprannomi basati sul termine greco
antico colibrion
(scricciolo),
probabilmente motivato dalla struttura minuta dei capostipiti. |
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COLITTA
COLITTI
COLITTO |
Colitta
ha un ceppo a Galatone nel leccese, con presenza significative
anche a Grottaglie nel tarentino ed a Roma, Colitti ha un ceppo
a Roma, uno a Campobasso ed uno ad Ugento nel leccese, Colitta
ha un ceppo a Campobasso e Fossalto nel campobassano ed a Roma,
si dovrebbe trattare di forme aferetiche dialettali di un
ipocoristico del nome Nicola. |
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COLLA
|
Cognome
particolarmente concentrato nell'Italia settentrionale, si
individuano più aree originarie, dalla provincia di Parma a
quella di Treviso, a quella di Genova, Alessandria ed Asti,
potrebbe esserci anche un ceppo nella Sicilia occidentale,
potrebbe essere originato da soprannomi legati a toponimi quali:
Colla (MS) - (CZ) - (ME). |
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COLLACCHI
COLLACCHIONI |
Collacchi è laziale del romano, di Roma, Gavignano, Colleferro e
Segni, Collacchioni è tipicamente toscano di San Godenzo nel
fiorentino e di Prato, questi cognomi dovrebbero derivare
direttamente o tramite forme ipocoristiche accrescitive di
soprannomi basati sul termine medioevale bizantino
collachium
(zona fortificata),
importante era nel 1300 il Collachium o castello di Rodi, zona
dove risiedeva il Gran Maestro dell'Ordine dei Cavalieri, si
potrebbe quindi ipotizzare un'origine bizantina dei capostipiti
o perlomeno che i capostipiti vivessero nel
Collacchio
cittadino, con questo termine, in epoca tardo medioevale, si
identificava quella parte delle città fortificate, come Rodi,
Malta, ma anche Lucca, L'Aquila, Gallicano nel Lazio e molte
altre, riservata ai cavalieri, il che potebbe far supporre in
qualche caso un'appartenenza delle famiglie alla nobiltà
militare. |
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COLLALUNGA |
Collalunga, assolutamente rarissimo, sembrerebbe tipicamente
romano, dovrebbe derivare da una forma dialettale del toponimo
Collelungo nell'aquilano. |
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COLLASIUS |
Presente
solo a Melegnano, è unico |
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COLLE
COLLI
COLLO |
Colle
è specifico dell'area veneto, friulana, del bellunese
soprattutto, del trevisano, del pordenonese e dell'udinese,
Colli sembra avere due ceppi, nel milanese e pavese e nel
reggiano, Collo sembrerebbe piemontese, potrebbero derivare da
uno dei moltissimi toponimi italiani contenenti il termine
Colle, è anche possibile, ma molto improbabile che derivino dal
nome celtico Coll.
Esempio di questa cognominizzazione si trova nel Codice
Diplomatico della Lombardia Medioevale sotto l'anno 1179, dove
si legge: "...Placuit itaque bona convenit voluntate inter
Strimidum qui dicitur Collum, de loco Gudi Antibiagi...".
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Colli è la cognominizzazione del nome personale medievale
Collus,
d'origine soprannominale, dal lat.
collum «collo»,
a indicarne la lunghezza o la grossezza fuori dell'ordinario. In
una carta modenese del 1138 è ricordato un «Albertus qui vocatur
Collo.de loco Purcile»; altro Collus è menzionato come teste nel
1165 e un « Andreas Colli » nel 1183, ecc. Fonte: F. Violi,
Cognomi a Modena e nel Modenese. |
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COLLECCHI
COLLECCHIA |
Collecchi
ha un ceppo a Parma che dovrebbe derivare dal nome del paese di
Collecchio nel parmense, ed un piccolissimo ceppo nell'area che
comprende il lucchese in particolare, il pisano ed il livornese,
questo ceppo potrebbe derivare dal nome del paese di Collecchia
di Fivizzano nel massese, così come lo stesso cognome
Collecchia, che è specifico di Tresana, Aulla e Massa sempre nel
massese. |
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COLLEONI |
Assolutamente
tipico del bergamasco, le tesi sull'origine del cognome sono
diverse, una sostiene che derivi da capileonis (teste di leone
presenti nello stemma del casato), un'altra farebbe derivare il
cognome dal nomen latino Colius, un'altra preferisce l'idea dei
tre testicoli che Bartolomeo Colleoni, noto condottiero nato nel
1400, si vantava di possedere Tracce di questa
cognominizzazione si trovano già nel 1300 a Martinengo (BG), in
una pergamena si può leggere: "...in hospicio heredum quondam
dom. Federici de Collionibus civitatis Pergami..." e questo
porterebbe a preferire la prima delle tre ipotesi sulla
derivazione del cognome. |
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COLLETTA
COLLETTI
COLLETTO |
Colletta è presente a macchia di leopardo un pò in tutt'Italia,
Colletti sembra avere oltre al nucleo principale nella Sicilia
occidentale, anche un ceppo originario nel Lazio tra le province
di Rieti e di Roma ed uno nel bolognese, Colletto, molto raro,
ha un ceppo nel palermitano ed uno nel veneziano, dovrebbero
derivare da modificazioni dell'aferesi del nome Nicola, troviamo
tracce di questa cognominizzazione a Giuliana (PA) nel 1500 con
il notaio Giacomo Colletti, nel veneziano nella seconda metà del
1700 con il compositore Giuseppe Colletti.
integrazioni fornite da
Umberto
Colletti è un cognome originario dell'Irpinia in particolare da
Montemiletto (mos milthum), si rilevano notizie fin dal 1600. I
Colletti furono tra i grandi liberali dei moti del 1860 della
regione, in parte selvaggiamente sterminati con altri dai
sostenitori, fuorilegge dei filoborbonici. |
|
COLLINA
COLLINI
COLLINO |
Collina ha un nucleo principale nel bolognese che si espande
alle vicine province di Ravenna e Modena, uno nel Piceno ed uno
nel salernitano, Collini ha un nucleo nel trentino e nella zona
confinante del bresciano, uno nell'udinese, uno nel fiorentino
ed aree viciniori ed uno nel Piceno, Collino ha un ceppo
nell'udinese ed uno nel Piemonte centrooccidentale, dovrebbero
derivare dal nomen latino
Collinus di cui abbiamo un esempio in un antico registro di
carico e scarico: "...L(ucius) Lucilius Collinus prof(essus) est
praed(ia) rustica HS LXXV(milium) DCCCCLXXV n(ummum) accipere
debet ...", tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nel
1600: "...Antonius Collinus impudentissime veritatem historiae
Magorum negavit, quam in Evangelium Matthaei intrusam fuisse
probare conatus est. ...". |
|
COLLOCA |
Colloca, tipicamente calabrese, del vibonese, di Mileto,
Cessaniti e Briatico, dovrebbe derivare dal cognome greco
Kolokas,
che a sua volta deriva da un'alterazione del nome Nicola. |
|
COLLODI |
Collodi è
tipico della provincia di Lucca in prossimità del pistoiese, di
Altopascio e Porcari, dovrebbe derivare dal toponimo Collodi di
Pescia (PT). |
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COLLODO |
Collodo è
tipicamente veneto del trevisano, di Mogliano Veneto e Roncade
in particolare, dovrebbe derivare dal nome ungherese Köllod,
proponendo una possibile origine magiara del capostipite. |
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COLLOSTIDE |
Collostide praticamente unico è del bellunese, potrebbe derivare
da una trasformazione per italianizzazione della voce ladina
costholz
(parte superiore del carro
simile a quello dei pionieri americani),
si potrebbe anche ipotizzare una derivazione dal termine latino
colostrum
(secrezione delle mammelle o
primo latte), ipotizzando
quindi che si tratti di un soprannome che identificava una balia
di professione. |
|
COLLU
|
Collu è diffusissimo nella Sardegna meridionale, nel Medio
Campidano, nell'iglesiente, nel cagliaritano ed anche
nell'Ogliastra.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
COLLU: crediamo sia originario del Medio Campidano e
propriamente di Villacidro, che conta il numero più alto di
Collu. Non sappiamo con certezza che cosa significa. Potrebbe
derivare dal latino collum
= collo,
o dall'italiano collo,
che significa collo (parte del corpo che sorregge la testa) o
anche involto, imballo di oggetti etc. Gli stessi abitanti di
Villacidro che portano questo nome, non ne conoscono il
significato. Il sardo coddu, che traduce il latino collum,
indica non solo il collo, ma tutta la regione delle spalle:
portai a coddu significa appunto portare in spalla. Il solo
collo è detto su tzùgu, sa mola de si tzùgu. Ma coddu in sardo
significa anche collina, altura e però deriva dal latino collis
= collina. Ricordiamo inoltre che cotza ed anche colla è
chiamato lo scroto, la borsa dei maschi. Dal latino colea. Da
cui deriva collùdu, non castrato. Attualmente il cognome Collu è
presente in 216 Comuni italiani, di cui 86 in Sardegna:
Villacidro 182, Cagliari 181, Assemini 159, San Sperate 157,
Quartu 141, Gonnosfanadiga 107, etc.
integrazioni fornite da
Fabrizio Collu
troviamo tracce del cognome Collu (difusissimo a
Sanluri,Villacidro,Samassi e Decimoputzu), a Sanluri negli
scritti riguardanti i lavori di manutenzione e ampliamento del
castello, già nel XIV° secolo, nella forma Coll (che fà pensare
ad un'origine catalana dovuta probabilmente a una operazione di
ripopolamento e iberizzazione ad opera dei vincitori aragonesi),
confermato nel censimento fiscale del 1786, ancora scritto in
spagnolo, pur trovandoci svincolati dalla corona d'Aragona già
da 56 anni ed essendo stati annessi al Regno dei Savoia. In
Catalonia il cognome Coll è ancora molto diffuso. |
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COLMEGNA |
Colmegna
è specifico dell'area che comprende il varesotto, il comasco ed
il nordmilanese, dovrebbe derivare dal nome del paese di
Colmegna nel varesotto. |
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COLNAGHI
COLNAGO |
Colnaghi
è un cognome lombardo, particolarmente dell'area compresa tra le
provincie di Pavia, Milano, Lecco e Bergamo, Colnago è più
tipico del milanese e del bergamasco, dovrebbero essere stati
originati da soprannomi legati al toponimo Colnago (MI). |
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COLO'
|
Ha un
ceppo nel basso trentino, uno nel foggiano e uno nel torinese,
deriva dall'aferesi del nome Nicolò. Personaggio famoso il
discesista eno Colò.campione del mondo. |
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COLOFEO |
Colofeo, quasi unico, specifico del leccese, potrebbe derivare
dall'incapacità del trascrittore di leggere il nome Colosseo, la
s
nel 1500 e 1600 era scritta in modo molto simile ad una
f. |
|
COLOGNA
COLOGNESE
COLOGNESI
COLOGNI
COLOGNO |
Cologna è
tipico del trentino, Colognese ha un ceppo nel veronese,
Colognesi, ha un ceppo nel milanese ed uno nel rovigoto, Cologni
è tipico della zona tra Milano e Bergamo, Cologno è rarissimo e
sembrerebbe specifico di San Severo (FG), dovrebbero derivare
dai vari toponimi contenenti la radice Cologn-, come ad esempio
Cologna (TN), Cologna Veneta (VR), Cologno al Serio (BG),
Cologno Monzese (MI), Colognola ai Colli (VR) ecc. |
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COLOGNORI |
Colognori, molto molto raro, è specifico del lucchese, di
Gallicano in particolare, dovrebbe trattarsi di una forma etnica
dialettale riferita a capostipiti provenienti da Colognora nel
lucchese, come Colognora frazione di Capannori, ma anche di
Pescaglia o di Villa Basilica, tutti nel lucchese. |
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COLOMBA
COLOMBELLA
COLOMBELLI
COLOMBI
COLOMBINA
COLOMBINI
COLOMBINO
COLOMBO
COLUMBO |
Colomba
ha vari ceppi, nel torinese e cuneese, nell'udinese, nel leccese
ed iun Sicilia, nel trapanese, palermitano e catanese,
Colombella, quasi unico, è meridionale, Colombelli è
caratteristico del milanese, di Milano e Pozzuolo Martesana, e
del bergamasco, di Zanica, Stezzano e Bergamo, Colombi è
concentrato in modo massiccio in Lombardia, ma si individuano
ceppi anche in Liguria, Toscana ed Emilia, Colombina, molto
molto raro, sembrerebbe del vicentino, Colombini è soprattutto
lombardo, ma è presente in modo pesante anche nella provincia di
Verona, in Liguria, e Toscana, Colombino ha un ceppo tra
savonese e genovese, un ceppo fiorentino ed uno a Sassari e nel
sassarese, Colombo è un cognome panitaliano anche se
prevalentemente presente al centro nord ed in Sicilia, Columbo
ha un ceppo a Bari ed uno a Comiso nel ragusano. Tutti questi
cognomi dovrebbero derivare, direttamente o tramite varie forme
ipocoristiche, dal nome tardo latino
Columbus,
Columba,
dal suo ipocoristico Columbinus,
Columbina,
ma anche da soprannomi legati a toponimi quali: Colombano nel
rovigoto o San Colombano nel milanese immerso nel lodigiano, o
altri simili, si deve tener presente poi che in provincia di
Milano, ai trovatelli veniva a volte dato un cognome simile,
relativo all'essere loro, senza colpa e puri come colombe.
integrazioni fornite da
Mario Colombo - Gruppo Ricerche Storiche Borsano
Nei secoli scorsi, il simbolo dell'Ospedale Maggiore di Milano,
da cui dipendeva il Brefotrofio (Pia Casa degli Esposti e delle
Partorienti in Santa Caterina alla Ruota) era una colomba,
perciò era invalsa l'abitudine di chiamare
culumbìtt
(o colombitt,
nella grafia usata dal Cherubini nel suo vocabolario dialettale)
i piccoli ospiti. Da questa abitudine popolare derivò quella,
diventata regola fino al 1825, di attribuire ai piccoli, sempre
e sistematicamente, il cognome Colombo (o anche Colombi o
Colombini). La colomba sullo stemma della "Ca' Granda" deriva
dall'essere l'ospedale dedicato alla beata vergine Maria
"Annunciata". Ancora oggi sul portale d'ingresso dell'Università
Statale (Via Sforza e Festa del Perdono) è visibile il
bassorilievo che porta l'arcangelo Gabriele su un lato, la
vergine Maria sull'altro e al centro lo Spirito santo "in forma
di colomba". |
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COLOMBAI |
Colombai,
estremamente raro, ha un piccolo ceppo nel pisano ed uno nel
napoletano, dovrebbe derivare da un soprannome indicante che i
capostipiti abitassero nei pressi di chi allevava colombi, o che
questa stessa fosse la loro attività. |
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COLOMBANI
COLOMBANO |
Colombani ha un ceppo nel sudmilanese e lodigiano ed uno nel
ferrarese, Colombano è tipico del Piemonte occidentale,
dovrebbero derivare dal nome medioevale latino
Colombanus
di cui abbiamo un esempio nei registri inquisitori di Bormio
(SO) sotto l'anno 1630: "...Coram ut supra citatus comparuit
Colombanus della Scala, filius quondam Burmii...", ricordiamo
San Colombano (540?- 615) monaco di origini irlandesi che nel
600 fondò l'abbazia di Bobbio nel piacentino, ma è pure
possibile una derivazione dal toponimo San Colombano (LO). |
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COLOMBARI
COLOMBARINI
COLOMBARO |
Colombari
ha un ceppo nel milanese, uno nel veronese, ma il nucleo più
consistente è in Emilia e Romagna, nel reggiano, modenese,
bolognese soprattutto, ferrarese e riminese, Colombarini è
tipico del bolognese, Colombaro ha piccoli ceppi tra torinese ed
astigiano, nel vicentino, nell'udinese, ed un ceppo a San Salvo
nel teatino, potrebbero derivare, direttamente o tramite
ipocoristici, dall'attività di allevatori di colombi, o anche da
un toponimo come Colombare (BG) - (BS), Casale Colombaro nel
novarese o Colombaro nel modenese. |
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COLOMBATTI |
Colombatti, cognome estremamente raro, è dell'Italia
settentrionale, probabilmente del torinese, se ne trovano tracce
a Varisella, con presenze anche in Veneto, dovrebbe derivare da
un soprannome originato dal termine dialettale settentrionale
colombatt
(colombaccio, piccione selvatico),
termine utilizzato anche per indicare una persona credulona. |
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COLOMBERA |
Decisamente trevigiano, dovrebbe derivare da un nome di località
identificata da una colombaia, colombera è un termine usato per
indicare una costruzione di forma quadrata, adibita
all'allevamento dei piccioni e dei colombi, situata sopra il
tetto o vicino ad esso. Tracce di questa cognominizzazione la
troviamo in Valtellina fin dal 1500, in un atto notarile del
1567 di un certo Gio. Battista Colombera. |
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COLOMBERI
COLOMBERO |
Colomberi. quasi unico è del cuneese, Colombero è tipicamente
piemontese, di Cuneo e Costigliole Saluzzo nel cuneese, entrambi
i cognomi dovrebbero derivare dal mestiere di allevatore di
colombi o piccioni viaggiatori, probabilmente svolto dai
capostipiti. |
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COLONGI |
Colongi, assolutamente rarissimo, sembrerebbe del latinense,
dobvrebbe derivare dal nome medioevale latino
Colongius
di sui abbiamo un esempio in questo scritto del XVI° secolo: "..
Riverius Massonius summae pietatis et eruditionis vir, Ecclesiae
Parisinae Reformatae prima iecit fundamenta: quibus
superaedificârunt Iacobus Riparius, Andegavensis, tum Colongius,
qui coetu auctô Collegam sibi legit Antonium Sadeelem Baronem,
Iuvenem non multum 20. annos egressum, sed eruditione et zelô
admirabiliem. ..". |
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COLONNA |
Molto
diffuso in tutto il centrosud, ma in particolare nel Lazio ed in
Puglia, in alcuni casi può derivare dal toponimo Colonna (RM),
in altri dal fatto di abitare in prossimità di una colonna, in
altri casi dall'essere considerato una colonna e quindi di avere
ad esempio nel proprio stemma appunto una colonna, ricordiamo i
principi Colonna, casato romano che dovrebbero il loro cognome
al fatto di abitare nei pressi della colonna traiana, secondo
altri il cognome sarebbe stato originato dal castello della
Colonna, situato sui Colli Albani, che la famiglia possedeva fin
dall'XI° secolo, il primo Colonna di cui si hanno notizie certe
è stato Petrus de Columna della seconda metà del secolo XI° di
questa famiglia fecero parte Cardinali e Principi e perfino un
Papa Martino V° al secolo Oddone Colonna, che fu Papa dal 1417
al 1431, di massimo rilievo è stato anche Marcantonio Colonna
Ammiraglio Generale e Viceré di Sicilia, eroe della battaglia di
Lepanto, il 7 ottobre 1571, la nave ammiraglia di Colonna
sbaragliò infatti la flotta turca. Al suo ritorno a Roma, papa
Gregorio XIII° lo riconfermò Capitano generale della flotta
pontificia. |
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COLONNACCHI |
Colonnacchi è specifico di Livorno, dovrebbe derivare dal
cognome greco Kolonakis
, che a sua volta deriva dal nome di uno dei quartieri di Atene. |
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COLORI
COLORO
COLORU |
Colori, molto molto raro, ha presenze sparse qua e là, in
Lombardia, in Emilia, nel perugino ed in Puglia, Coloro, forse
del cuneese, sembrerebbe quasi unico, Coloru, assolutamente
rarissimo è specifico del nord della Sardegna dovrebbero tutti
derivare da soprannomi originati dal termine tardo latino
colorus
(colorato),
il terzo potrebbe anche derivare dal nome del toponimo
oristanese di Bucca Colorus.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
COLORU: biscia, serpentello, non
velenoso. Deriva dal latino
colùber.
Si dice anche, colòvru,
colòvuru, colòvra, cabòru. Come
cognome è attualmente in 25 Comuni italiani, di cui 10 in
Sardegna: Nule 9, Ozieri 9, Iglesias 8, etc. |
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COLOSETTI
COLOSI
COLOSIO
COLOSO |
Colosetti, molto molto raro, è tipico dell'udinese, Colosi ha un
ceppo principale tra messinese e reggino e nella Sicilia
orientale, ed uno nel grossetano, Colosio, decisamente lombardo,
del bresciano e del bergamasco, è molto diffuso a Botticino,
Brescia, Borgosatollo, Travagliato e Provaglio D`iseo nel
bresciano ed a Tavernola Bergamasca nel bergamasco, Coloso,
quasi unico, potrebbe essere marchigiano, derivano tutti da
modificazione dialettali dell'aferesi del nome Nicola. Tracce
di questa cognominizzazione le troviamo a Bovalino (RC) in un
atto della fine del 1600, dove si legge: "Die decimo septimo
mensis iunii, secundae inditionis, millesimo seicentesimo
nonagesimo quarto, in terra Bobalini et prope in marittima
...per esequtione delle cose predette li sopradetti capitani e
marinari infrascribendi ... Costantino Colosi, Diego Casentino,
Diego Tomasello...".
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Colosi è un cognome tipico della Sicilia orientale, è
l'abbreviazione di Nicolosi,
comune in provincia di Catania. Rohlfs 74. |
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COLOSIMI
COLOSIMO |
Colosimi è assolutamente rarissimo, Colosimo è caratteristico
della Calabria, della provincia di Catanzaro soprattutto di
Petronà, Soveria Mannelli, Cropani e Catanzaro, con presenze
significative anche a Colosimi nel cosentino ed a Crotone,
secondo alcuni deriverebbe da un soprannome di origine greca con
il significato di uomo dal
sedere curvo, secondo altri
prenderebbe il nome dal paese di Colosimi nel cosentino, mentre
è storicamente accertato il contrario e cioè che Colosimi abbia
preso il suo nome dalla famiglia Colosimo che lo avrebbe fondato
e sul quale avrebbe esercitato Signoria, l'ipotesi più
plausibile è una derivazione da modificazioni dell'aferesi del
nome Nicola. |
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COLOSSEO
COLOSSI
COLOSSO |
Colosseo, estremamente raro, parrebbe avere un ceppo nel
torinese ed uno nel sassarese, Colossi ha un ceppo nel bresciano
ed uno piccolissimo nel barese, Colosso ha un ceppo a San Donà
di Piave ed uno piccolissimo nel leccese, dovrebbero tutti
derivare dal nome tardo latino
Colossus o dal greco
Kolossos. |
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COLOTTI
COLOTTO |
Colotti ha un ceppo nell'area che comprende il bergamasco, il
bresciano ed il trentino ed uno nel foggiano, Colotto è presente
in modo sporadico nel Veneto orientale, ma il ceppo principale è
a Lerici nello spezzino, dovrebbero derivare da
Colottus
una forma ipocoristica dell'aferesi del nome
Nicola,
del cui uso abbiamo un esempio in un'antica iscrizione presente
nella Chiesa di San Francesco a Lerici, dove si può leggere:
"Colottus, Muzius e Jacopellus erunt". |
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COLPANI
COLPANO |
Colpani è tipicamente lombardo, del bergamasco, di Caravaggio,
Bergamo, Romano di Lombardia, Treviglio, Bariano, Pagazzano,
Mozzanica, Covo e Brignano Gera d'Adda, e del bresciano, di
Brescia, San Zeno Naviglio e Flero, Colpano, quasi unico,
dovrebbe essere dovuto ad errate trascrizioni del precedente,
dovrebbero derivare da un nome di località
Colpano,
di cui si hanno tracce a Melzo in uno scritto del 1602: "...Item
possidet sedimen in quo exercentur ludus litterarius, ubi
habitat praeceptor, et in quo adest Camera Congregationis, cui
coheret a duabus partibus strata, ab alia Bapt.a Abondioli et ab
alia illorum de Colpano...". |
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COLTRARO
CULTRARO |
Coltraro è molto raro ed è specifico catanese, Cultraro,
abbastanza raro, è tipico del catanese e siracusano, potrebbe
derivare da un soprannome originato da un mestiere, il venditore
di coperte. Troviamo a Catania, nella seconda metà del 1600 un
notaio Giacinto Coltraro, nell'archivio del convento dei padri
domenicani, a Catania, si legge di "...casaleni di Cultraro...",
nel 1865 un Mario Coltraro, lascia in eredità all'Università di
Catania i fondi necessari per l'ampliamento dell'Orto Botanico.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Coltraro è un cognome siciliano che indica 'chi fa o vende
coltri'. Rohlfs 74. |
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COLUCCELLI
COLUCCELLO
COLUCELLI
COLUCELLO |
Coluccelli è tipico del foggiano, di Ascoli Satriano e foggia in
particolare, Coluccello, più raro, è del Salento, di Brindisi e
di Morciano Di Leuca nel leccese, Colucelli è quasi unico,
Colucciello è tipico campano, del napoletano e dell'avellinese.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nel nome medievale
Coluccello,
nato o dall'unione dei nomi
Nicola e
Uccello
(vedi Uccelli) oppure dal vezzeggiativo del nome medievale
Coluccio,
che dovrebbe derivare a sua volta da un ipocoristico del nome
Nicola (quest'ultima ipotesi sembra essere la più probabile, se
si considera l'alta diffusione del cognome Colucci nel sud
Italia). Per quanto riguarda i cognomi in questione, dunque, si
tratta delle cognominizzazioni dei nomi personali dei
capostipiti. |
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COLUCCI
COLUCCINI
COLUCCINO
COLUCCIO |
Colucci è tipico del centro sud peninsulare, ma con ceppi anche
in Toscana ed Emilia, Coluccini ha un ceppo nel lucchese, a
Pietrasanta, Camaiore e Massarosa, e piccoli ceppi nel
maceratese, a Terni ed a Roma, Coluccino, molto raro, è tipico
di Avellino, Coluccio molto più raro sembra avere due ceppi
nell'avellinese e nel reggino, derivano dal nome medioevale
Colutius
e anche dall'aferesi di modificazioni ipocoristiche del nome
Nicola.
Questo nome era portato già prima del 1000 come si evince da
un'iscrizione presente sul frontale della chiesa di San Matteo
di Scala (SA) nella costiera amalfitana: "DEVOTIONE COLUTII DE
BONETO - VIRI SENATORIS ANNO 963" e a Firenze nel 1300 un notaio
e giudice portava quel nome: "...Tragedia quedam de casu Cesene
composita per Ser Colutium de Stignano....". |
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COLUCCIA |
Di
origine leccese, deriva da una riduzione del nome Nicola . |
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COLUGNATTI |
Assolutamente rarissimo, dovrebbe essere del basso udinese,
dovrebbe derivare dal toponimo Colugna di Tavagnacco (UD). |
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COLUMBRO |
Molto raro sembrerebbe originario della provincia di Benevento,
dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine
columbro
(dal latino coluber, colubris),
sorta di serpente. |
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COLUSSI
COLUSSO |
Colussi è
decisamente friulano, Colusso più trevigiano e veneto,
dovrebbero derivare da una modificazione dialettale dell'aferesi
del nome Nicola. Nel 1600 i conti Colussi erano feudatari
nell'udinese. |
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COLZANI |
Tipico di Giussano e Seregno nel milanese, con ceppi importanti
anche a Inverigo, Cantù, Mariano Comense e Cabiate nel comasco,
ed a Cassago Brianza e Barzanò nel lecchese.
integrazioni fornite da
Simone Colzani
Il cognome Colzani, frequente nell'Alto Milanese, deriva dal
paese di Colzano, facente parte del comune brianzolo di Veduggio
con Colzano (MI) L'origine del toponimo (in latino
Caltianus)
va forse ravvisata nella pianta
Caltha, ranuncolacea piuttosto
abbondante nei terreni circostanti e prospicienti il fiume
Lambro. |
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COLZATO |
Colzato, assolutamente rarissimo, sicuramente veneto, ha un
piccolo ceppo nel veronese ed uno nel trevigiano, si dovrebbe
trattare di una forma patronimica in
-ato
riferita ad un padre del capostipite il cui nome medioevale
fosse Colzius
o Colgius,
nome di cui abbiamo un esempio in questo scritto tratto dal
De Propheticis Revelationibus
di Adomnán
(627 - 704) : "...Alia itidem nocte, quidam de fratribus,
Colgius nomine, filius Aido Draigniche, de Nepotibus Fechreg,
cujus in primo fecimus mentionem, casu ad januam ecclesiae,
aliis dormientibus, devenit, ibidemque aliquamdiu stans orabat.
Tum proinde subito totam videt ecclesiam coelesti luce repleri:
quae scilicet fulguralis lux dicto citius ab ejus recessit
oculis. Sanctum vero Columbam hora eadem intra ecclesiam orantem
ignorabat...". |
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COMACCHI
COMACCHIO |
Comacchi è quasi unico, Comacchio è tipico del trevisano, di
Castelfranco Veneto, con piccoli ceppi anche a Castello di
Godego e Loria, si potrebbe ipotizzare una derivazione dal
toponimo Comacchio (FE), ma potrebbe anche derivare da nomi di
località ora scomparse che si basassero sulla radice celtica
Kom,
Komos. |
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COMAND
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Specifico
di Mortegliano (UD). |
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COMANDE' |
Comandè sembrerebbe specifico della Sicilia settentrionale, di
Palermo e Monreale nel palermitano e di Messina e Palmi nel
reggino, potrebbe derivare dal termine vallone
comandeus
(comandante),
termine giunto in Sicilia con gli angioini, il vallone è un
dialetto francese della cosiddetta lingua d'oil parlato in una
zona adiacente a quella angioina, si potrebbe però anche
trattare di una forma aferetica dialettale di una modificazione
del nome Giacomo. Personaggio di rilievo del 1500 fu il pittore
Francesco Comandè, leggiamo nel libro
Memorie de' pittori messinesi e degli
esteri che in Messina fiorirono
dal ...: "...Francesco Comandè è vero, che non fu il fondatore
della nuova scuola , non essendo mai uscito da Messina, pingendo
egli di un misto di Polidoro, e di Paolo, ma influì molto
anch'esso al rinnovamento del gusto. Nato in Messina, forse da
Stefano sopra cennato, discendente dall'antica famiglia de'
Comandeo, verso il 1568, passò la sua infanzia nella scuola di
Guinaccia ...". |
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COMANDI |
Specifico
del grossetano. |
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COMANDU' |
Due i
ceppi, uno delle provincie di Torino e Cuneo, l'altro delle
provincie di Milano e Lodi, potrebbe derivare da una modifica
dialettale contratta del nome Giacomo. Giacomand, Giacomass e
Giacomù sono delle espressioni dialettali che si riferiscono al
nome Giacomo, Giacomandù non è improbabile come deformazione
dialettale di Giacomand e Comandù è l'aferesi di Giacomandù.
Tracce di questo cognome risalgono al 1700: un padre Comandù nel
1708 si trovava nella missione di San Javier a Mulege in
Messico, nel 1782 il pittore Giovanni Comandù dipingeva una tela
per la chiesa di Santa Croce a Rivoli (TO). |
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COMARO
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Assolutamente rarissimo, dovrebbe essere veneto, potrebbe
derivare da un toponimo ormai scomparso derivato dal latino
Comarius, come ad esempio Gomarolo (VI). |
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COMAROLI |
Sembra
avere due nuclei, uno nel bresciano ed uno nel Monferrato, il
secondo dovrebbe derivare dal toponimo Portacomero (AT) l'antica
Curtis Comarii, mentre il primo dovrebbe derivare direttamente
dal nome latino Comarius, di cui si hanno tracce ad esempio in
una lapide che riporta: "D(is) M(anibus) s(acrum)Comarius
pos(ui) memoriam
[co]niugi m[e]ae Silvin(a)e [q]uis pervixs(it)[m]ecu(m) annos
[X]XV sit ti(bi) [t]e[rra
levis]". Personaggio notevole con questo nome fu nel II° secolo
d.C. il famoso alchimista greco bizantino Comarius. |
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COMASCHI
COMASCO |
Comaschi
è tipico del milanese e pavese, Comasco è quasi unico,
dovrebbero derivare dall'etnico della città di Como (comasco) ad
indicare probabilmente la provenienza della famiglia. |
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COMASNI |
Dovrebbe
essere lodigiano, potrebbe derivare da una modifica dialettale
contratta del nome Giacomo. |
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COMBERIATI
COMBERIATO |
Comberiati è tipico calabrese, della zona tra Crotone e
Catanzaro, con un possibile ceppo nel genovese, Comberiato,
quasi unico, è del crotonese. |
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COMBI
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Tipico della provincia di Lecco e nordmilanese. Tracce di questa
cognominizzazione le troviamo a Venezia verso la fine del 1500
con lo stampatore ed editore Sebastiano Combi.
integrazioni fornite da
Giacomo Ganza / Villa di Tirano (SO)
Cognome presente soprattutto nel Lecchese, in particolare in
Valsassina: Cassina Valsassina (LC), Barzio (LC), Cremeno (LC) e
a Lecco. In provincia di Milano sono presenti in modo rilevante
solo ad Abbiategrasso e nel capoluogo. Molto sporadica la
diffusione nelle province di Bergamo e Sondrio. Il cognome
deriva dalla toponomastica. Dante Olivieri segnala la contrada
di Bormio, Combo, e sostiene che il cognome deriverebbe da una
parola dialettale che significa "valle,vallata". Parola che a
dire il vero sembrerebbe sconosciuta nei dialetti lombardi. A
titolo di curiosità il cognome francese Lacombe e il britannico
Combe derivano anch'essi dalla toponomastica locale, da parole
che nelle rispettive lingue significano appunto "valle". |
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COMELLA
COMELLI
COMELLO
COMETTI
COMOTTI
COMOTTO
COMMELLA |
Comella ha un ceppo a Gianico nel bresciano, uno nel casertano a
Casaluce, Aversa e Sessa Aurunca e nel napoletano a Sant'Antimo
e Napoli, ed uno, il più consistente, in Sicilia nel
palermitano, a Termini Imerese in particolare ed a Palermo e
Caltavuturo, Comelli ha molti i ceppi, nell'udinese, nel
milanese e nel pavese, al confine tra le provincie di Bergamo e
Brescia, in provincia di Genova ed in Emilia, Comello è
caratteristico dell'udinese, soprattutto di Reana del Rojale,
Cometti è invece specifico solo della zona che comprende la
Lombardia centrosettentrionale ed il Piemonte nordorientale,
Comotti è tipicamente lombardo dell'area che comprende il
bergamasco ed il milanese, Comotto, molto meno comune, ha un
ceppo nel torinese, biellese ed astigiano ed uno a Genova e
Serra Riccò nel genovese, Commella, praticamente unico, dovrebbe
essere semplicemente dovuto ad un'errata trascrizione del primo,
dovrebbero tutti derivare da modifiche aferetiche di
ipocoristici del nome Giacomo,
o Giacoma.
Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad esempio a
Tirano nel sondriese, dove nel 1726 è Degano della Comunità di
Tirano un certo Giacomo Cometti delli Baruffini figlio di un
precedente Decano della città sempre di nome Giacomo Cometti.
integrazioni fornite da
Luciano Comelli
Il cognome Comelli di ceppo friulano è il risultato
dell'italianizzazione (piuttosto antica) del friulano
Comel,
peraltro ancora esistente sopratutto nell'area del Goriziano (ex
austroungarico, dove per ovvi motivi storici vi è la piu alta
concentrazione di cognomi friulani non italianizzati). Il
friulano Comel sembra derivare, più che dal nome Giacomo
piuttosto da elementi toponomastici, si veda in particolare
l'area del Comelico (in friulano moderno
Comieli o
Cumieli,
ma in ladino Comiel)
ed il toponimo carnico (peraltro vicino) di Comeglians (in
friulano Comelians). |
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COMENSOLI
COMINCIOLI |
Comensoli
è tipico dell'alto bresciano, di Bienno ed Edolo in particolare,
Comincioli ha un ceppo ad Antegnate (BG) e il nucleo tra
Provaglio Val Sabbia, Cevo, Brescia e Toscolano Maderno, si
potrebbe trattare di etnici del toponimo Cominello di Lonato
(BS). |
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COMERI
COMERIO |
Comeri, estremamente raro, parrebbe della zona tra varesotto e
novarese, Comerio è tipico del nordmilanese e basso varesotto,
zona di Legnano (MI), Busto Arsizio e Gallarate (VA), dovrebbero
derivare dal toponimo Comerio nel varesotto, ma potrebbero anche
derivare dal nome medioevale
Comerius, ricordiamo con questo
nome Comerius protovescovo di Tarragona in Spagna della fine del
quarto secolo. |
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COMES
COMITA
COMITE
COMITI
COMITINI
COMITINO
COMITO |
Comes è un cognome tipicamente pugliese, del barese e di
Monopoli in particolare, con presenze significative anche a
Polignano A Mare nel barese, Ostuni e Francavilla Fontana nel
brindisino e Castellaneta e Manduria nel tarantino, Comita,
quasi unico ha una sparuta presenza in Campania ed in Calabria,
Comite ha un ceppo a Roma, uno nel salernitano ad Agropoli ed
Ogliastro Cilento ed a Napoli ed uno a Crosia, Rossano e
Caloveto nel cosentino, Comiti ha un ceppo ligure ed uno sardo
nella zona de La Maddalena nel sassarese, Comitini è specifico
di Ragusa e del ragusano, di Vittoria e Coimiso, Comitino è
praticamente unico, Comito ha un ceppo romano, uno calabrese ed
uno siciliano tra palermitano ed ennese, dovrebbero derivare,
direttamente o tramite ipocoristici, dal termine latino
comes,
comitis
(compagno, compare,
ma anche conte),
sia usato come nome in epoca medioevale, che come attributo del
nome (vedi COMITANGELO). Un esempio di quest'uso lo troviamo a
Lipari in questa Bolla papale del 1375: "...Item Nobilis
Antonyus de Comito dictus Bacalar capitaneus civitatis
Liparensis recepit fructus redditus, et proventus ínsulae
Lipariensis tribus annis tempore Domini Iohannis Graffei , qui
fructus valere possunt annuatim circa sexaginta uncías...". |
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COMETA
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Cometa è tipicamente pugliese, di Taranto, Grottaglie, San
Giorgio Ionico e Monteiasi nel tarantino, di Bari e Monopoli nel
barese, di Francavilla Fontana nel brindisino e di Presicce nel
leccese, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine
arabo qumayt
(bandana, piccola fascia di
tessuto), ad identificare forse
il fatto che il capostipite fosse solito indossare questo tipo
di copricapo. |
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COMI
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Comi ha
un grosso nucleo tra lecchese, a Missaglia, Merate e Lomagna, e
bergamasco Calusco D`Adda, Cisano Bergamasco, Villa D`Adda,
Mapello e Carvico, con un ceppo a Milano Triuggio e Cornate
D`Adda, un ceppo nel Salento a Castrignano Dei Greci (LE) e
Salve (LE) ed uno a Caraffa di Catanzaro in Calabria, dovrebbero
derivare dall'aferesi di nomi come Giacomo. |
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COMICI
KOMIC |
Comici, molto molto raro, ha un ceppo a Pinzano al Tagliamento
nel pordenonese e nell'udinese ed uno a Trieste, Komic è tipico
di Gorizia e di San Floriano del Collio nel goriziano, questi
cognomi dovrebbero derivare dal cognome croato
Komic,
che dovrebbe derivare dal nome del paese di Komic vicino a
Udbina in Croazia. |
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COMIN
COMINA
COMINI
COMINO
COMINU |
Comin è tipicamente veneto, diffuso soprattutto nel trevisano e
veneziano, ma ben presente in tutte le altre province venete,
nel pordenonese, nell'udinese e nel triestino, con un ceppo
secondario nel romano, frutto dell'emigrazione veneta in
occasione della bonifica Pontina, Comina ha qualche presenza in
Sardegna nell'oristanese e nel cagliaritano, in Trentino e nel
bellunese, con un ceppo nel pordenonese a Montereale Valcellina
e Maniago, Comini è tipicamente lombardo, molto presente a
Mandello Del Lario nel lecchese e nel bresciano, con un ceppo
anche nell'udinese ed a Genova, Comino è tipicamente piemontese,
di Torino, Mondovì nel cuneese e del cuneese intero, con un
ceppo anche nell'udinese, Cominu è decisamente sardo, della
provincia di Oristano, dovrebbero derivare tutti dall'aferesi di
diminutivi, anche dialettali, del nome
Giacomo
e Giacoma. |
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COMINARDI |
Cominardi è tipicamente lombardo del bresciano, di Erbusco,
Palazzolo sull'Oglio, Brescia, Castelcovati e Ghedi, dovrebbero
derivare dal nome medioevale
Cominardus di cui troviamo
tracce almeno dal 1200, una forma patronimica aferetica del nome
Giacomo,
probabilmente portato dal padre del capostipite, il suffisso
-ard-
in questo caso indica appartenenza. |
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COMINATI
COMINATO |
Cominati, quasi unico, sembrerebbe lombardo, potrebbe trattarsi
di forme alterate del cognome Cominato, che è tipicamente
veneto, di Rovigo, Adria e San Martino di Venezze nel rovigoto,
di Correzzola e Boara Pisani nel padovano e di Cona e Cavarzere
nel veneziano, e che dovrebbe essere una forma patronimica
tipicamente veneta, dove il suffisso
-ato
stesse per il figlio di,
riferito a capostipiti il cui padre si fosse chiamato
Comino,
una forma aferetica ipocoristica del nome
Giacomo. |
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COMINELLI
COMINETTI |
Cominelli
è tipico del bergamasco e del bresciano, Cominetti, anch'esso
lombardo, è più tipico del cremonese, di Cremona, Soncino,
Annicco e Grumello Cremonese e di Palazzolo Sull`oglio e
Travagliato nel bresciano, dovrebbero derivare da modificazioni
ipocoristiche dell'aferesi del nome Giacomo, ma in alcuni casi
derivano da toponimi come Cominello di Lonato nel bresciano o
Cominello di Sorisole nel bergamasco. |
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COMINOTTI
COMINOTTO
COMIOTTO |
Cominotti è tipicamente lombardo, del bresciano e del mantovano
in particolare, con massima concentrazione a Mantova, Milano e
Brescia, Cominotto ha un ceppo a Venezia ed uno a Spilimbergo
nel pordenonese, con presenze significative anche nell'udinese a
Dignano, San Daniele del Friuli e Rive d'Arcano ed a Trieste,
Comiotto è specifico di Mel nel bellunese, con presenze
significative anche a Istrana nel trevisano, dovrebbe derivare
da forme ipocoristiche complesse dell'aferesi del nome
Giacomo. |
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COMIRAN |
Cognome
quasi scomparso, potrebbe essere veneto. |
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COMITANGELO |
Comitangelo è specifico di Barletta nel barese, dovrebbe
derivare dall'unione del termine latino
comes,
comitis
(vedi COMES), con il nome Angelo,
probabilmente portato dal capostipite, si tratterebbe dunque di
qualcosa come l'attuale compare Angelo. |
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COMIZZOLI |
Specifico
delle provincie di Milano e Lodi, dovrebbe essere stato
originato da soprannomi legati al toponimo Comazzo (LO). |
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COMO
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Sembrerebbe avere più nuclei, nell'alessandrino, nell'Italia
centrale e nella Sicilia sudoccidentale, dovrebbero derivare
dall'aferesi del nome Giacomo; esiste poi un ceppo nellazona tra
Milano Como e Varese, che dovrebbe derivare dal toponimo
omonimo. |
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COMPAGNA
COMPAGNI
COMPAGNIN
COMPAGNINI
COMPAGNINO
COMPAGNO |
Compagna, estremamente raro, è dell'area casertano, napoletana,
Compagni ha un ceppo a Verona, uno nel mantovano ed uno a
Formigine e Sassuolo nel modenese ed a Casalgrande nel reggiano,
Compagnin è tipicamente veneto del padovano, di Padova,
Casalserugo, Legnaro e Codevigo, Compagnini sembrerebbe
siciliano del catanese, di Palagonia, Catania e San Giovanni la
Punta, Compagnino è anch'esso del catanese, di Militello in Val
di Catania, Catania, Scordia, Licodia Eubea e Palagonia,
Compagno ha un ceppo veneto nel veneziano, a Camponogara,
Vigonovo, Venezia, Fossò, Dolo, Campagna Lupia e Mira, uno nel
Lazio, a Roma, nel latinense, a Sezze, Terracina, Pontinia e
Latina ed a Vallecorsa nel frusinate, ed uno, il più consistente
in Sicilia a Palermo, dovrebbero derivare, direttamente o
tramite ipocoristici anche dialettali, dal nome medioevale
Compagnus,
forma aferetica del nome
Boncompagnus (vedi
BONCOMPAGNI), di cui abbiamo un esempio d'uso a Firenze nel 1201
con Compagnus Arrigucci citato tra gli appartenenti al gruppo
consolare cittadino. |
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COMPAGNONE
COMPAGNONI |
Compagnone ha un ceppo tra frusinate, casertano e napoletano ed
altri in Sicilia tra ennese e catanese, Compagnoni è specifico
lombardo con un nucleo importante in Valtellina, con un ceppo
anche nelle Marche, dovrebbero derivare da soprannomi originati
dal vocabolo compagno,
come pure è possibile che derivino dall'aferesi di cognomi come
Boncompagni. Tracce di questi cognomi si hanno già dal 1300,
come si legge in un atto notarile di Bormio del 1334:
"...afictatus sit ser Compagnono ser Grassi perticas XV terre in
summo roncho ...". |
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COMPARIN
COMPARINI |
Comparin
è abbastanza raro ed è tipico del vicentino, Comparini ha nuclei
in Toscana, un ceppo tra veronese e mantovano ed uno a Roma,
dovrebbero derivare da un soprannome originato da un rapporto di
quasi parentela (padrino). Tracce di questa cognominizzazione
le troviamo a Roma nel 1500 in una sentenza del 1578 tra i
testimoni troviamo: "...Et questo fu quanto disse presenti li
sotto scritti testimonii: Messer Vincenzo Cenciolini,
Confortatori Messer Thomaso Bachanti, Messer Bartolomeo
Comparini...", a Prato nel 1500 con Andrea di Girolamo
Comparini, berrettaio e lanaiolo. |
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COMPIERCHIO |
Compierchio è specifico di Cerignola nel foggiano, l'origine
etimologica è oscura, si potrebbe ipotizzare una relazione con
un'alterazione di un termine francese per
padrino,
troviamo tracce nel foggiano di questa cognominizzazione già
agli inizi del 1600 con il pastore Donato Compierchio. |
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COMPOSTELLA |
Compostella ha un nucleo trentino soprattutto a Spiazzo, uno
veneto nel vicentino a Bassano del Grappa e Nove e nel trevisano
a Castello di Godego ed un ceppo napoletano, potrebbe derivare
dal toponimo Santiago de Compostela, capoluogo della Galizia in
Spagna, sede di un famosissimo Santuario, in molti casi si
tratta di cognomi attribuiti dalla devozione popolare a
trovatelli affidandoli alla protezione di San Giacomo. |
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COMUNELLI
COMUNELLO |
Comunelli, assolutamente rarissimo, sembrerebbe toscano, con
presenze nel lucchese e nell'aretino, Comunello è invece veneto,
di Rosà, Cassola e Bassano del Grappa nel vicentino e di
Treviso, dovrebbe trattarsi di forme ipocoristiche originatesi
dal nome medioevale Comunianus
(vedi COMUNIAN). |
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COMUNIAN
COMUNIANI |
Comunian è tipicamente veneto, del padovano, di Padova, Tribano,
Conselve, Candiana, Monselice e Brugine, Comuniani, praticamente
unico, è probabilmente dovuto ad un'errata trascrizione del
precedente, dovrebbero derivare dal nome medioevale
Comunianus,
derivato dal nome greco Chumnos,
di questo nome abbiamo un esempio verso il 1180 quando Manuele
imperatore di Bisanzio inviò un certo Comunianus con altri due
ambasciatori presso il regno d'Aragona, per proporre un
matrimonio tra la propria figlia ed il Re d'Aragona, esiste però
anche la possibilità che prendano il nome da località di
proprietà della Gens Cominia,
nomi di cui abbiamo un esempio in un atto di
Commutatio
dell'anno 915 a Bergamo: "...hoc est curtem unam domocultilis in
loco et fundo qui dicitur Flaponica, iuris predicte ecclesie
Sancti Alexandri, cum casis et rebus masaritiis ad ipsam curtem
pertinente positis in vicis et fundis Materno et in Casa Alta,
Mazina, Pratiolo, Turmo et in vico Sarcolani, Staciano,
Comuniano, Cadamello, Palliano, ut dictum est predicta curte cum
iamdictis masaritiis et nominatas locas sicut superius legitur,
tam casis, curtis, ortis, areis, clausuris, campis, pratis,
silvis, stallareis, castanetis, cerretis, roboretis, terris
fructiferis et infructiferis, pascuis, usibus aquarum quod sunt
ut dictum est in predicto loco...". |
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COMUZZI
COMUZZO |
Sia
Comuzzi che Comuzzo sono tipici dell'udinese, dovrebbero
derivare dall'aferesi di diminutivi dal nome Giacomo, tracce
della famiglia Comuzzi si trovano fin dal 1400 nel comune di
Lestizza (UD) dove vengono citati fra i notabili del paese.
integrazioni fornite da
Caterina Comuzzi
Cognome tipico della bassa pianura friulana, in particolare dei
comuni di Rivignano, S.Giorgio di Nogaro e di Carlino. |
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CONATI
CONATO |
Conati è tipico del veronese, di Fumane, San Pietro in Cariano,
Verona e Negrar, così come Conato che oltre al ceppo di Verona,
ne ha anche uno nel napoletano, potrebbero derivare da forme
patronimiche in -ati
o -ato,
riferite a capostipiti i cui padri si chiamassero
Conus
(vedi CONI), nel 1268, in un atto, leggiamo: "In Nomine Domini
Jesu Christi. Anno Incarnationis Dominicae 1268. Regnante
inclito Domino nostro Carolo Dei gratia Hierusalem et Siciliae
Rege Ducatus Apuliae et Principatus Capuae Provinciae et
Folfarcheriae (sic) et Pedimontis Comite, Regni vero eius anno
III Mense Madii Indictione duodecima. Nos Rogerius de Puteo
Castrimaris de Stabia Iudex, Gulielmus Iacta publicus eiusdem
Civitatis Notarius, Simeon de Longa, Tomasius Conus, Trasemune
Certa testes ad hoc specialiter vocati et rogati; Per hoc
scriptum notum facimus, quod Magnificus Dominus Ioannes de
Rogata miles vir praeclarus de Civitate Paduae ...", in alcuni
casi potrebbe invece trattarsi di una forma etnica derivata dal
comune di Cona nel veneziano, o dal nome della località Cona di
Sant'Anna d'Alfaedo nel veronese. |
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CONCA
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La
diffusione è abbastanza vasta e molte sono le aree di
radicamento, in provincia di Caserta, di Catanzaro, di Bari e
nella zona compresa tra le provincie di Pavia, Lodi, Milano e
Cremona. Le derivazioni sono molteplici, l'origine dei cognomi
settentrionali, dovrebbe far riferimento a caratteristiche di
località, in dialetto conca (chiusa) indica il meccanismo di
regolazione delle acque di un canale. I cognomi meridionali è
più probabile che provengano da soprannomi legati a toponimi
quali: Conca Casale (IS), Conca d'Oro (TA), Conca dei Marini
(SA) e Conca della Campania (CE). |
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CONCAS
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Concas è diffusissimo in tutta la Sardegna, in particolare in
quella centromeridionale, deriva dal termine dialettale sardo
conca
che significa testa,
ma è pure possibile che derivi da nomi di località come Is
Concas de Margini frazione di Pompu (OR), traccia di questo
cognome le troviamo a Uras (OR) fin dal 1600.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CONCA/S: conca, scodella,
caverna, grotta, testa. Dal
latino concha.
In greco abbiamo κονκοσ
(concos)
, sempre nel significato di
conca, vaso, ma in maniera
specifica di cranio, testa, capo.
Generalmente in Campidano prende il significato di testa:
segai sa conca
= rompere la testa
(fig.) rompere l'anima,
la pazienza etc. Sa conca de su
genùghu (la testa del
ginocchio, è la rotula;
sa conca de su fusu è la cocca del fuso; conca 'e mallu sono i
girini della rana; conca 'e moru è un uccellino, la capinera; is
concheddas de is didus sono le nocche; conch''e arròcca
significa testa dura; acconcai significa mettersi in testa di
fare una cosa; isconkiai significa far dondolare il capo, in
segno di incertezza, mista a preoccupazione; su concheddu è
anche il glande del membro virile. Sconcau significa avventato,
senza testa. Sa conca, is/sas concas etc. sono toponimi molto
frequenti in tutta la Sardegna. Tra i firmatari della Pace di
Eleonora, *LPDE del 1388, sono presenti: Conca Bernardo, ville
Curchuris; Conca Gonnario - ville Terrenove(Olbia); Concas
Francisco, ville Selluri(Sanluri - Seddòri); Concas Margiano,
ville de Sardara ; Conchas Comita, jurato ville Sii Majore
(Siamaggiore) ; Conchas Joanne, ville Mahara (Villamar). Nella
Storia moderna ricordiamo: Concas Giuseppe Stanislao, vescovo di
Bosa dal 1759 al 1762 *DiStoSa(Dizionario Storico Sardo).
Attualmente è presente in Italia in 263 Comuni, di cui 106 in
Sardigna. È presente inoltre in tre Stati USA: Illinois, New
York e Florida, con un nucleo familiare ciascuno. In Sardegna ha
una maggiore diffusione nel centro sud, a parte Sassari. È
difficile sapere dove abbia avuto origine, notiamo però che
Arbus, un centro abitato di 7500 abitanti, del Medio Campidano,
conta il numero più alto con 255; seguono Cagliari (208),
Gonnosfanadiga (181), Sassari (181), Quartu S. E. (135). |
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CONCETTI
CONCETTO |
Concetti parrebbe specifico del Piceno, di Fermo, Grottammare,
Falerone, Campofilone e Porto Sant`Elpidio, Concetto, molto più
raro, sembrerebbe specifico di Giulianova nel teramano, derivano
dai nomi medioevali Concetta
e Concetto,
originati dal culto dell' Immacola Concezione (concepito senza
peccato). |
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CONCHEDDA |
Conchedda, molto raro, sembrerebbe tipico di Nuoro e di Tertenia
nell'Ogliastra.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CONCHEDDA: dal latino concha;
ha diversi significati:
catinella di terra cotta o
di sughero
che in Campidano chiamiano
metzòba, che però deriva da
mitzòla
(un bellissimo termine, coniato in Campidano) che a sua volta
deriva da mitza
= sorgente;
sa mitzola
è appunto la catinella di
sughero che si lasciava,
generalmente appesa a lato della sorgente, per i viandanti che
vi si recavano a dissetarsi. In Campidano, il termine
concheddas
viene usato per indicare (vedi Concas)
le nocche delle dita,
is concheddas de is didus
o anche i cardi selvatici
= is concheddas de gurèu.
Conchèdda
è inoltre sinonimo di sventato,
sempre distratto, con la testa fra le nuvole.
Ritroviamo il cognome Conchèdda nelle carte antiche: tra i
firmatari della Pace di Eleonora del 1388 figurano: Conchedda
Joanne, jurato (guardia giurata, collaboratore del majore) ville
Busache ( Busachi -Contrate Partis Varicati); Conchedda Nicolao,
jurato ville Busache. Si tratta di un cognome raro, attualmente
presente in 23 Comuni d'Italia, di cui 7 in Sardegna: Nuoro 24,
Tertenia 23, Sassari 6, Sanluri 6, etc. |
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CONCILI
CONCILIA
CONCILIO |
Concili, praticamente unico e Concilia che lo è quasi sono
probabilmente dovuti ad un'errata trascrizione di Concilio, che
è un tipico cognome campano, di Baronissi, Salerno, Scafati,
Battipaglia, Pontecagnano Faiano, Eboli e Fisciano nel
salernitano e di Napoli, Giugliano di Campania e Casoria nel
napoletano, dovrebbe derivare dal nome medioevale
Concilius,
di cui abbiamo un esempio d'uso in questo scritto del 1619:
"..Alexander episcopus, servas servorum Dei... Conquesti sunt
nobis dilectifilit nostri fratres lerosolimitani Hospitalis,
quod Concilius et Medina, parrochiani tui, villas eorum de valle
Carona violenta manu frangere, homines suos occidere et predam
ipsis auferre presumunt.....". |
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CONCINA
CONCINI |
Concina ha un ceppo nel novarese e nel pavese, uno nell'area
friulana, nel pordenonese e soprattutto nell'udinese, con
presenze anche nel goriziano e nel triestino e nel veneziano,
Concini è tipicamente trentino, di Tuenno in particolare,
dovrebbero derivare dal nome medioevale
Concinus,
Concina,
forma contratta di un ipocoristico del nome
Concepcion,
ricordiamo con questo nome il fiorentino Concinus Concini (1575
- 1617) marchese d'Ancre e maresciallo di Francia. |
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CONCONE
CONCONI |
Concone, molto molto raro, ha un piccolo ceppo siciliano a
Partinico nel palermitano, Conconi ha un ceppo lombardo, nel
varesotto, comasco e milanese, uno molto piccolo a Casina nel
reggiano ed uno nel sassarese, in particolare a Sassari e
Sedini, può derivare, soprattutto al nord, dal fatto di abitare
le famiglie vicino ad una grossa
conca (bacino
di raccordo tra due diversi corsi d'acqua di altezze diverse),
o dal fatto di essere i capostipiti produttori di grosse
conche
(vasi dove conservare
normalmente alimenti, o anche
grossi bacili per il bucato).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CONCONI: può derivare da conca,
che tanto in campidanese, quanto in logudorese significa
scodella;
conca de ortigu
= recipiente di sughero
altrimenti detto casiddu
o casillu,
anche perché li usavano per mungere.
Sa conca
è inoltre una valle profonda,
una caverna, una grotta. Infine
sa conca
è la testa:
capìtha, cabìtza;
in catalano abbiamo conca
e cabèza.
Conconi potrebbe quindi significare
testa grande!
In latino concha
= conchiglia, vaso.
In greco κόγχη, con lo stesso significato latino. Però Conconi
può essere anche una variante di
cuncuìnu,
concoìnu,
usato nelle espressioni fradis
cuncuinus/concoinus o
sorris cuncuinas/concoinas
= fratelli e sorelle dello
stesso padre, ma di diversa
madre. Ricordiamo poi che
conconi è chiamato, soprattutto
nel nuorese, il girino della
rana, altrimenti detto conca 'e
mallu, per la sua testa grossa e tonda. Non sappiamo che cosa
significhi e che etimo abbia Conconi nella penisola. Attualmente
il cognome Conconi è presente in 104 Comuni italiani, di cui 14
in Sdegna: Sassi 23, Sedini 13, Castelsardo 8, etc. |
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CONCORDI
CONCORDIA
CONCORDIO |
Concordia ha un piccolo ceppo a Riccione nel riminese, uno a
Roma e Nepi nel viterbese, uno in Abruzzo a Giulianova nel
teramano, a Popoli e Pescara nel pescarese ed a Pratola Peligna
nell'aquilano, ed uno a Bari ed a Gallipoli nel leccese,
Concordi e Concordio sono assolutamente rarissimi ed entrambi
del centro Italia, dovrebbero derivare dal nome tardo latino
Concordius,
Concordia,
ricordiamo Sanctus Concordius di Spoleto, martire del secondo
secolo: "Concordius quia in se concordiam habuerit virtutum
expulsa discordia vitiorum, vel Concordius quasi cum corpore
dius, id est deus, quia existens in corpore deus et beatus
fuit.". |
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CONCU
|
Concu è diffuso in tutta la Sardegna, in particolare in quella
centromeridionale a Cagliari e Quartu Sant'Elena nel
cagliaritano, a San Gavino Monreale, Sanluri e Samassi nel Medio
Campidano, Gonnostramatza e Oristano nell'oristanese ed a Nuoro,
deriva dal termine dialettale sardo
conca che
significa testa.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CONCU; dal latino concha
o ancor meglio dal greco κονκοσ
(concos).
Nel Logudorese concu
è la parte della testa del
maiale, cucinata a parte. A
Nuoro su concu
è il trogolo
di legno per dare da mangiare al maiale.
Cuncu o
concu
è inoltre una voce di rispetto, col significato di
zio,
signore, padrone, che secondo alcuni studiosi deriva dal
catalano conco, con lo stesso significato. A nostro parere
deriva più direttamente dal greco
κονκοσ
nel significato di "capostipite"
di una famiglia di proprietari terrieri. Non dimentichiamo però
che il catalano conco
deriva dallo stesso termine greco. Tra i firmatari della Pace di
Eleonora, *LPDE del 1388 troviamo: Conchu Nicolao, ville Selluri
(Seddòri - Sanluri); Conco Petro, jurato ville Turri (odierno
Turri - Contrate Marmille). Attualmente Concu è presente in 133
Comuni italiani, di cui 65 della Sardigna. Cagliari ne conta il
maggior numero con 97, seguono San Gavino Monreale (67), Sanluri
( 50), etc. |
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CONCUDU |
Concudu, molto molto raro, sembrerebbe tipico della provincia di
Oristano in particolare.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CONCUDU: se deriva da conca nel significato di testa, potrebbe
significare con la testa grande!. In botanica
sa concùda
è la margheritina bianca dei
prati (pratolina),detta inoltre
sa sitzia,
(Sitzia è anche cognome). È un cognome molto raro; presente in
16 Comuni d'Italia di cui 12 in Sardegna, per lo più della zona
di Oristano, che ne conta il maggior numero con 9; segue Busachi
con 8, etc. |
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CONDEMI |
Condemi ha un piccolo ceppo napoletano, ma il nucleo è calabrese
nel reggino, a Condofuri e Brancaleone, dovrebbe derivare da un
soprannome originato dal termine greco
kontos (corto),
forse a caratterizzare un'aspetto del capostipite. |
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CONDIPODARO
CONDIPODERO |
Entrambi tipicamente siciliani, specifici del messinese,
Condipodaro, estremamente raro, ha un piccolissimo ceppo ad
Acquedolci, Condipodero ha un ceppo a Brolo, dovrebbero derivare
da un soprannome grecanico con il significato di
dai piedi corti,
probabilmente sottolineando così una caratteristica fisica dei
capostipiti. |
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CONDO'
CUNDO' |
Entrambi tipici calabresi, Condò ha un ceppo a Soverato (CZ) e
nel reggino a San Giorgio Morgeto, Polistena, Cinquefrondi e
Anoia, Cundò invece, assolutamente rarissimo, sembrerebbe più
specifico della provincia di Catanzaro, dovrebbero derivare da
un soprannome originato dal termine greco
kontòs (corto)
ad indicare probabilmente che il capostipite era di piccola
statura. |
|
CONDOLEO |
Tipico calabrese, di Rosarno (RC) in particolar modo, dovrebbe
derivare o dall'omonimo cognome greco o dal termine greco
kontòs
(corto)
ad indicare che il capostipite di nome Leo (Leone) era di
piccola statura. |
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CONDOLUCI |
Condoluci ha un piccolo ceppo nell'imperiese, a San Remo e a
Ventimiglia, ed un ceppo, più consistente, nel reggino, a
Melicucco, Polistena, Rosarno e Cinquefrondi, dovrebbe derivare
da un soprannome grecanico basato sul termine greco
Condò Loýces
che significa il basso Luca,
intendendo così che i capostipiti si chiamassero
Luca e
fossero bassi di statura. |
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CONDORELLI |
Condorelli è tipicamente siciliano, specifico del catanese, di
Catania e Misterbianco in particolare, ma anche di Acireale,
Paternò, Gravina di Catania, Motta Sant'Anastasia, Mascalucia,
San Giovanni la Punta, Aci Castello e Tremestiere Etneo, con un
ceppo anche a Gela nel nisseno, dovrebbe derivare da una forma
ipocoristica italianizzata del termine grecanico
chondròs
(grosso, panciuto),
un'alterazione della radice greca antica
kontos (brevilineo,
corto), che costituisce anche
una seconda ipotesi di derivazione, mentre l'ipotesi di una
derivazione dal termine greco antico
kontoforos
(armato di lancia o lancere)
non ci sembra condivisibile. (vedi anche CONDO' e CONDRO) |
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CONDOSTA |
Condosta, estremamente raro è calabrese, potrebbe derivare da
una forma greco dialettale per Costante il basso, originato dal
termine greco kontòs
(corto)
e dall'aferesi del nome Konstas,
riferendosi probabilmente al nome e ad una caratteristica fisica
del capostipite. |
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CONDRO
CONDRO'
CUNDRO'
CUNTRO
CUNTRO' |
Condro, quasi unico, dovrebbe essere un errore di trascrizione
di Condrò che è specifico del reggino, di Taurianova, Sinopoli e
Seminara, Cundrò, assolutamente rarissimo, è del catanese,
Cuntro, praticamente unico, dovrebbe essere dovuto ad un errore
di trascrizione di Cuntrò, che è tipico di Catania e del
catanese, tutti questi cognomi dovrebbero derivare da soprannomi
originati dal termine grecho χόνδρός chondròs (grasso),
forse a sottolineare questa caratteristica fisica nei
capostipiti, secondo alcuni si può anche trattare di alterazioni
dialettali del termine neogreco
kondo che significa anche
basso e corto.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Condrò è un cognome molto raro, originario del reggino, deriva
dal termine greco chondros,
col significato di grosso. Si tratta, dunque, della
cognominizzazione di un soprannome attribuito al capostipite in
base a delle sue caratteristiche fisiche. |
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CONEGLIAN
CONEGLIANI
CONEGLIANO |
Coneglian, assolutamente rarissimo, è tipicamente veneto, del
rovigoto in particolare, Conegliani e Conegliano sono quasi
unici e dovrebbero essere dovuti ad alterazioni del cognome
precedente operate da ufficiali anagrafici, che probabilmente
interpretarono la terminazione in
-an del
cognome come un errore dovuto ad una pronuncia dialettale,
cognome che deriva ovviamente dal nome veneto del paese
trevisano di Conegliano. Troviamo tracce di queste
cognominizzazioni nel 1700 con il pellicciaio Iseppo Conegliano,
la comunità ebraica a Conegliano tra il 1600 ed il 1700 era
molto fiorente, verso la fine del 1700 troviamo l'ebreo Emanuele
Conegliano, librettista d'Opera convertitosi poi al
cristianesimo. |
|
CONFALONE |
Nel
Lazio ha un ceppo a Roma ed uno a Posta (RI), uno a Napoli, uno
a Maiori (SA) ed uno in Sicilia, dovrebbe derivare dal termine
medioevale confalone
(insegna di battaglia) derivato dal vocabolo alto germanico
gundfano
ottenuto dall'unione dei due vocaboli longobardi
ghan
(uccidere, combattere) e fahno
(insegna).
integrazioni e stemma
forniti da Angelo Tajani
Nobile
famiglia originaria di Scala, sulle alture alle spalle di
Amalfi. Già nel 1172 viene citato in un atto notarile il nome
di un Costantino, figlio del domino Leone de Compalone. Il
cognome potrebbe avere origine da un Leone o dalla parola
longobarda da Gundfano, vessillo di guerra, da dove deriva il
termine confalone nella forma arcaica e gonfalone nella forma
moderna . Un Nicolò, nel 1275, fa parte di una certa cerchia di
benestanti che elargisce una consistente somma in prestito al re
Carlo I d'Angiò ricevendo in pegno la corona del sovrano. Per
il matrimonio di Aniello, detto il Saggese, con Tiziola
Muscettola, si trasferisce nel 1389 a Ravello, dove stabilisce
la propria risidenza nel famoso palazzo Confalone in località
Tuoro. La famiglia si distingue nella vita sociale e
amministrativa del Regno di Napoli, dove alcuni membri della
famiglia si rivelano valenti giuristi. Priamo, nipote del
Saggese, è documentato giudice a Ravello nel 1454. Giovan
Battista nel 1615 fu eletto giudice ed in seguito promosso
presidente della Camera della Sommaria a Napoli. Egli libera
Amalfi dall'infeudazione ai duchi Piccolomini con una strenua
difesa in opposizione alla volontà di re Filippo IV. Il figlio
Carlo, cavaliere gerosolimitano non professo, fu marchese della
Petina e vicerè della provincia di Lucera nel 1659. Don Vincenzo
Paolo, duca di Grottaminarda per successione Citarella, sposa
Immacolata Gironda dei principi di Canneto. Nel 1600 due rami
della famiglia lasciano Ravello e si trasferscono a Maiori, dove
ancora oggi uno di esso è presente. |
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CONFALONIERI |
Molto
diffuso in Lombardia, ma presente anche nel resto del territorio
italiano, un ceppo forse nel piacentino ai confini con la
Lombardia e nel genovese. Dovrebbe essere stato originato da
soprannomi derivanti dal fatto di essere stato il capostipite o
gonfaloniere (portabandiera) o appartenente ad una famiglia di
un gonfaloniere. Gonfaloniere era anche un magistrato cittadino,
quindi non è escluso che chi porta questo cognome ne abbia avuto
uno per antenato. Della nobile famiglia Confalonieri di
Piacenza si trovano tracce fin dal XI° secolo quando Lantelmo
Confalonieri partecipò alla prima crociata come vessillifero dei
combattenti piacentini in Terra Santa. Nel comune di Carpaneto
Piacentino (PC) si trova un castello chiamato Torre
Confalonieri, proprietà dei Confalonieri fin dal 1200. In un
atto di compravendita del 1392 redatto dal notaio Pietro
Taccola, si legge che un tal Cristoforo Confalonieri cede metà
del vecchio castello di Celleri, ormai in rovina, a Marsilio
Confalonieri. Nel 1520 Gian Luigi Confalonieri fece costruire in
una delle quattro torri del castello un oratorio dedicato a San
Corrado. Nel registro dei benefattori dell'Ospedale di Piacenza,
si legge che Confalonieri Girolamo, con atto del notaio Luca
Porro del 25 novembre 1549, lasciava all' ospedale parte del
fondo "Ponte Tidone" per un totale di 750 pertiche. |
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CONFETTURA |
Cognome
molto raro di origine catanese, dovrebbe derivare dal mestiere
di produttore alimentare. |
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CONFORTI
CONFORTO
CONFUORTO |
Conforti
è panitaliano, Conforto è un cognome abbastanza diffuso in tutta
Italia, ma è più consueto nel meridione, Confuorto è una
variante tipica del napoletano, questi sono tutti cognomi
beneauguranti derivati da nomi attribuiti a dei trovatelli, a
conferma dell'uso di questo nome, troviamo citato nel 1500 in un
atto redatto a Solofra (AV) un tale Conforto Troisio: "...terre
Solofre proprie in loco ubi dicitur li casali delli Burrelli
iuxta bona venerabilis ecclesia Monasteri S. Augustini, iuxta
bona magistri Robini de Petrone, iuxta bona Conforto de Troisio,
iuxta bona heredi quendam Nicolai de Troisio ...". |
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CONGERA
CONGIA
CONGIU |
Congera, molto raro, è specifico del cagliaritano, Congia è
specifico del Medio Campidano, in particolare di Sanluri, ma
anche di San Gavino Monreale e Villacidro, di Cagliari e di
Fluminimaggiore ed Iglesias nell'iglesiente, Congiu è tipico
sardo, dovrebbero derivare da soprannomi originati dal vocabolo
cóngia
o cóngiu
che è il termine della lingua sarda per definire un certo tipo
di boccale di terra cotta,
quindi starebbe ad indicare, con molta probabilità, il mestiere
di vasaio, ma è anche possibile che faccia riferimento ad
aneddoti richiamati alla memoria da quel termine.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CONGIA; CONGIU: su condzu
(log.), su congiu
(camp.) è un vaso di terracotta
ed è anche misura di liquidi,
equivalente a tre litri
(dello stesso valore di s'imbùdu).
Viene dal latino congius.
In Campidanese su congiali
o cungiali
o conjale
o coniale/i,
è la brocca,
detta anche sa mariga.
Su cungiabèddu
è una piccola brocca
> sa marighèdda.
Ricordiamo inoltre che Congiu è il nome di un paese medioevale,
villa, bidda, non più esistente: era sito nel territorio
dell'attuale San Vero Congius (100 anime - frazione di Simaxis
(OR), un tempo autonomo; si trova ad un lato del fiume Tirso;
in seguito alla inondazione del 1918 e alla distruzione del
paese, i superstiti si trasferirono all'altra sponda del fiume,
per maggior sicurezza. Sulle vicende dell'inondazione del 1918,
, rimane famosa la commedia sarda di Antonio Garau -
"Basciùra"). Sul significato e l'etimo di Congia, manteniamo
comunque riserve. Come cognome, anche se in diverse varianti, è
presente negli antichi documenti da noi consultati. Tra i
firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figurano:
Congia (de) Guantino, jurato ville Sernische
(*Sernische.distrutto. Senusthe? Semische? Semiste? Campitani
Majoris); Congiu Anthonius - de Aristanni (Oristano: ***
Aristanni: elenco dei nomi dei firmatari della PETIZIONE. Omnes
cives mercatores et habitatores dicte civitatis.nisi pastores
bestiaminum et quorum dificulter demorari non
poterant.congregati. Porta la data : die XIIII mensis Januarii
M°. CCC°. LXXXVIII° et etc); Congiu Guantino, ville Montis
Leonis (* Montis Leonis.odierno Monteleone Roccadoria.
Caputabas). Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB,
XI°, XIII° secolo abbiamo, al cap. 97, Terico Coniale e
Samaridanu Coniali, testimoni in una compera: comporei a Petru
d'Ardu, fiiu de Comita Sepis e d'Elene d'Ardu, a Comida de
Kerchi.etc. Sempre nel CSMB, al cap. 55: comporeilli a Mariane
Zokella et assu ciu (zio) terra, tenendo a saltu (nei pressi del
salto) meu e fegilli tremisse a complilli (glielo ho pagato in
tre volte). Teste Troodori Cuniale. Nel Condaghe di San Nicola
di Trullas, XI°, XIII°, secolo abbiamo: Conia (de) Ianne,
presbiteru (prete), teste in una permuta di terre: tramutai cun
su archiepiscopu donnu Albertu. Ego deilli su saltu de Campeta
(Campeda), latus et buchellu (la metà e un quarto = tre quarti),
etc.Al cap. 46 è citata Conia Iorgia, serva nella domo di Iusta
de Capacennor a Borgonani (villa scomparsa, ubicata
probabilmente nella Curadorìa di Caputabas - regione della
Sardegna che oggi comprende i Comuni di Bessùde, Cherèmule,
Cossoine, Giave, Mara, Monteleone Roccadoria, Padria,
Pozzomaggiore, Romana e Tiesi). Attualmente il cognome Congia è
presente in 95 Comuni italiani, di cui 43 in Sardegna: Sanluri
187, Cagliari 92, Fluminimaggiore 77, Iglesias 72, etc. Congiu è
presente in 444 Comuni italiani, di cui 166 in Sardegna:
Cagliari 418, Oliena 207, Quartu 176, Capoterra 133, Villasalto
98, etc. |
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CONGI
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Congi è tipico del cosentino, di San Giovanni in Fiore in
particolare, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal
termine latino congius,
unità di misura di capacità,
utilizzata dagli antichi romani per il vino, leggiamo nei
documenti pistoiesi del 1301: "..Diedi a Va(n)ni Bonafedi da
Chasore p(er) uno co(n)gio di vino che co(n)peramo da llui, dì
xiij d'abrile...", probabilmente il capostipite era un vinaio. |
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CONGREGALLI |
Congregalli è assolutamente rarissimo, probabilmente dell'Italia
settentrionale, forse del Veneto e del Friuli, dovrebbe derivare
dal termine tardo latino
congregales (affini,
appartenenti alla stessa congregazione, congresso o
confraternita). |
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CONI
CONIO
CONO |
Coni ha un nucleo in Sardegna, soprattutto nella parte
centromeridionale dell'isola, a Fonni nel nuorese, a Turri (MD),
a Ussassai nell'Ogliastra, a Laconi nell'oristanese, e a
Nurallao nel cagliaritano, uno a Bondeno nel ferrarese ed uno a
Roma, San Vito Romano ed Anzio in provincia di Roma, Conio è
sicuramente ligure dell'imperiese, di Taggia, Pompeiana e San
Remo, Cono, molto raro, parrebbe siciliano di Geraci Siculo nel
palermitano, con un ceppo anche nell'ennese a Regalbuto ed
Aidone, dovrebbero tutti derivare dal nome medioevale
Conus di
cui abbiamo un esempio in un
Libellum del novembre 1136 a
Milano: "...Libellum quod fecit Conus qui dicitur Burro in manu
Iohannis qui dicitur de Carcani de loco Vicomercato.. ut in Dei
nomine debeat dare sicut a presenti dedit ipse Conus eidem
Iohanni ad habendum et tenendum seu censum reddendum libellario
nomine usque ad annos viginti et novem expletos..". |
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CONIGLI
CONIGLIO
CONIGLIONE
CUNIGLIO |
Conigli, assolutamente rarissimo, sembrerebbe dell'anconetano,
Coniglio è diffusissimo in Sicilia nel palermitano,
nell'agrigentino, nel catanese, nel nisseno, a Siracusa ed a
Nicosia nell'ennese, ed in Calabria è presente a Scandale e
Cotronei nel crotonese, a Bivongi, Pazzano, Caulonia, Stilo e
Monasterace nel reggino ed a Chiaravalle Centrale nel
catanzarese, Coniglione è tipicamente siciliano di Catania e del
catanese, Cuniglio sembrerebbe avere un piccolissimo ceppo nel
cuneese ed uno nel materano, dovrebbero derivare, direttamente o
tramite una forma accrescitiva, o modifiche dialettali, dal
soprannome e nome medioevale
Coniglio. |
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CONIGLIARO |
Conigliaro è tipicamente siciliano, di Palermo in particolare e
di Carini, San Giuseppe Jato, Monreale e Cefalù nel palermitano,
di Siracusa e di Porto Empedocle nell'agrigentino, dovrebbe
derivare da un soprannome motivato dal fatto che i capostipiti
facessero gli allevatori di conigli. |
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CONOSCENTE
CONOSCENTI |
Conoscente è assolutamente rarissimo, Conoscenti parrebbe tipico
di Palermo e di Castelbuono (PA).
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Conoscente, rarissimo, sembra essere d'origini siciliane,
Conoscenti è tipico per lo più del palermitano, ma si riscontra
anche nel nord e centro nord del paese, entrambi questi cognomi
derivano dal termine conoscente,
che qui molto probabilmente va inteso nel suo significato
letterale (ormai caduto in disuso) di persona accorta, saggia,
avveduta. Si tratta, dunque, delle cognominizzazioni di
soprannomi attribuiti ai capostipiti. |
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CONSALES
CONSALVI
CONSALVO
GONSALVES
GONSALVI
GONSALVO |
Consales ha un ceppo a Roma ed a Cassino nel frusinate, nel
casertano a Mondragone e Sessa Aurunca e nel napoletano a
Mariglianella, Napoli e Portici, in Puglia ha un ceppo a Foggia
ed uno a Brindisi ed in Sicilia a Palermo, nel siracusano, a
Noto, Pachino e Rosolini, ed a Paceco nel trapanese, Consalvi ha
un ceppo a Perugia, Marsciano e Deruta nel perugino ed a Terni,
in Abruzzo ha un ceppo nel teatino a Francavilla al Mare ed a
Pescara, e Nel Lazio ha un grosso ceppo a Roma ed a Cerveteri,
Artena, Subiaco e Fiumicino nel romano, nel latinense a Cisterna
di Latina, Terracina e Sezze e nel frusinate a Filettino,
Consalvo ha vari ceppi nel centrosud, a Roma, a Casoli nel
teatino, a Foggia, a Capurso e Bari nel barese ed a San Pietro
Vernotico nel brindisino, in Campania nel salernitano a Cava de'
Tirreni, Eboli, Salerno, Nocera Inferiore, Roccapiemonte e
Casalbuono ed a Napoli, ed in Sicilia, a Paternò nel catanese, a
Vittoria nel ragusano ed a Francavilla di Sicilia nel messinese,
Gonsalvo è praticamente unico, Gonsalves e Gonsalvi, che si
trovano nell'Italia settentrionale lo sono quasi, tutti questi
cognomi dovrebbero derivare da alterazioni del cognome spagnolo
Gonçalves,
una forma patronimica del nome catalano
Gonçal, o
del castigliano Gonzalo
che significano
combattente, lottatore. |
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CONSANI
CONSANO |
Consani è tipicamente toscano, di Lucca in particolare e di
Capannori e Pescaglia nel lucchese, di Calci, Pisa e San
Giuliano Terme nel pisano, di Pescia nel pistoiese, di Livorno e
di Firenze, con un piccolo ceppo anche a Genova, Consano è
praticamente unico, potrebbe trattarsi di un'alterazione
dialettale del toponimo Conzano nell'alessandrino, ma la cosa
più probabile è che si tratti di una forma etnica riferita all'ager
consanus presso Orbetello nel
grossetano, l'uso di questo identificatore etnico lo troviamo
nella seconda Orazione di Cicerone contro Verre, anche se
riferito ad una località diversa: "..Gavius hic quem dico,
Consanus, cum in illo numero civium Romanorum ab isto in vincla
coniectus esset et nescio qua ratione clam e lautumiis
profugisset Messanamque venisset, qui tam prope iam Italiam et
moenia Reginorum, civium Romanorum, videret et ex illo metu
mortis ac tenebris quasi luce libertatis et odore aliquo legum
recreatus revixisset, loqui Messanae et queri coepit se civem
Romanum in vincla coniectum, sibi recta iter esse Romam, Verri
se praesto advenienti futurum. ...". |
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CONSENSI |
Specifico
del piacentino |
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CONSIGLI
CONSIGLIO |
Consigli
ha ceppi a Parma, Berceto (PR) e nel parmense, in Toscana a
Seravezza (LU) ed a Firenze e nel frusinate a Sora, Consiglio è
un cognome abbastanza raro diffuso in tutto il sud, con un
nucleo importante in Sicilia, dovrebbero derivare dal nome
medioevale Consilius,
di cui abbiamo un esempio in una pergamena pisana del 1209: "In
nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti amen. Hec sunt nomina
Pisanorum civium qui pacem compositam inter civitatem Pisanam et
civitatem Massilie iuraverunt sicut in tenore pacis continetur..
..Orlandus calthularius, Melanensis, Consilius tinctor, Ughuicio
Bellandi, Iordanus iudex, ...", o da nomi augurali legati alla
Madonna del Buon Consiglio. |
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CONSIGLIERE
CONSIGLIERI
CONSIGLIERO |
Consigliere è tipico del genovese, di Genova e di Pieve Ligure,
Consiglieri ha un ceppo a Piacenza, uno, molto piccolo, a Genova
e nel genovese ed uno a Taranto, Consigliero, assolutamente
rarissimo, è campano, questi cognomi dovrebbero derivare dal
fatto che i capostipiti fossero stati dei Consiglieri, cioè
avessero fatto parte del Consiglio cittadino o del Consiglio
ducale. |
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CONSOLANDI |
Consolandi è tipicamente lombardo dell'area delle province di
Brescia, Bergamo, Milano, Cremona e Lodi, potrevve derivare da
un nome medioevale attribuito ad un figlio nato dopo la morte di
un fratello o del marito. |
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CONSOLARI
CONSOLARO |
Consolari, quasi unico, è friulano, Consolaro è veneto, del
vicentino in particolare, di Arzignano, Crespadoro, Chiampo,
Valdagno e Vicenza e di Verona, dovrebbero derivare dal fatto
che i capostipiti avessero avuto un incarico
consolare,
cioè fossero stati uno dei tre patrizi incaricati di risolvere
in prima istanza delle controversie mercantili in nome della
Repubblica Serenissima di Venezia. |
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CONSOLE
CONSOLI
CONSOLINI
CONSOLINO
CONSOLO
CUNSOLO
DI CONSOLO
LOCONSOLE
LO CONSOLO
LOCONSOLO |
Consoli ha ceppi importanti nel catanese, nella provincia di
Roma, e in tutto il sud ed un nucleo autonomo in Lombardia,
Consolini è specifico della zona che comprende le province di
Brescia, Verona, Mantova, Reggio, Modena e Bologna, Consolino,
rarissimo, sembrerebbe siciliano, con un ceppo anche nel basso
cuneese, Consolo è siciliano, del messinese e catanese in
particolare, Cunsolo ha un ceppo calabrese nel catanzarese in
particolare, ma anche nel vibonese e reggino, ed uno siciliano
nella parte orientale dell'isola, nel catanese soprattutto, Di
Consolo è estremamente raro, Loconsole è tipicamente pugliese di
Bari in particolare, Console è tipico del sud, della Puglia e
del barese in particolare, Lo Consolo è quasi unico, Loconsolo,
molto molto raro, ha un ceppo a Melfi nel potentino ed uno a
Bisceglie ed Altamura nel barese, dovrebbero tutti derivare,
direttamente o tramite alterazioni dialettali, da soprannomi o
nomi originati dal termine latino
Consul (console,
magistrato di altissimo livello)
come ad esempio il nome Consolo
che troviamo ad esempio in un Lodo arbitrale del 2 gennaio 1233
dove viene citato un Consolo Martini, sindaco "castri Montis
Abbatis." nell'urbinate, è anche possibile che il cognome
dipenda dal fatto che la famiglia era al servizio di un Console. |
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CONSONNI |
Assolutamente lombardo soprattutto delle provincie di Milano,
Varese, Como, Lecco e Bergamo, deriva da un soprannome originato
dal toponimo Consonno (CO). |
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CONSORTE
CONSORTI |
Consorte è tipicamente abruzzese di Chieti e Pescara, con
presenze significative anche a Montesilvano nel pescarese, ed a
L'Aquila, con un piccolo ceppo anche a Roma e nel romano,
Consorti ha un ceppo nell'area che comprende il Piceno ed il
teramano, in particolare a San Benedetto del Tronto (AP) e
Martinsicuro (TE), con presenze significative anche a Corropoli,
Alba Adriatica e Sant'Omero nel teramano e ad Ortona nel
teatino, presenta anche un grosso ceppo a Roma e nell'area
reatino, romana, dovrebbero essere di origine longobarda e
derivare dal termine medioevale
consorte, inteso come
compagno di squadra,
appartenente allo stesso gruppo
e, presso i longobardi,
soprattutto nelle Marche ed in Abruzzo, veniva così chiamato
un membro della stessa fara
(1),
come vediamo utilizzato in questo
libellus
dell'anno 1164 a Pavia: "Anno dominice incarnacionis millesimo
centesimo sexagesimo quarto, nono die mensis aprilis, indictione
duodecima. In Christi nomine placuit atque convenit inter
Ysenbardum filium quondam Boniiohannis de Pillizaria et Albertum
filium eiusdem Ysembardi, necnon inter Albertonum filium quondam
Oberti, de loco Cervini, et Addam filium quondam Martini Zuconi
de eodem loco Cervini, qui sunt missi suorum consortum, et
Albertonus est missus presbiteri Iohannis de ecclesia Sancte
Marie de loco Ydoli et missus Celsi, et inter Balduinum filium
quondam Oberti, et inter Petrum filium quondam Bruni, per se et
per suos consortes de loco Cibergo ....", la stessa accezione è
passata al vocabolo moderno consorteria, i
consortes
in epoca medioevale godevano del privilegio
dominatus loci
sui territori della loro giurisdizione, cioè di un diritto che
riguardava le strade, i corsi d'acqua con le competenze sui
mulini di una percentuale del macinato, i campi a pascolo ed i
boschi e foreste, quindi i capostipiti probabilmente rivestivano
cariche feudali con queste prerogative.
Note: (1) La fara era l'unità
fondamentale dell'organizzazione sociale e militare dei
Longobardi, era costituita da un gruppo omogeneo e compatto di
famiglie provenienti dallo stesso clan gentilizio, formava un
contingente di quelli che oggi chiameremmo truppe scelte ed
aveva potere feudale sul proprio territorio. |
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CONSUMI
CONSUMO |
Consumi è
tipicamente toscano, in particolare di Firenze e Pelago nel
fiorentino, di Montemignaio nell'aretino e di Poggibonsi nel
senese, Consumo, quasi unico, è probabilmente dovuto ad errori
di trascrizione del precedente, dovrebbero derivare da l nome
della zona della Consuma, un'area impervia lungo l'antica
mulattiera che metteva in comunicazione il Valdarno con la
vallata del Casentino ed esattamente i territori di Pelago con
quelli di Montemugnai. |
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CONTADIN
CONTADINI
CONTADINO |
Contadin è tipico della zona tra vicentino e padovano di Lozzo
Atestino (PD) e Agugliaro (VI), Contadini è della fascia che
comprende Marche, Umbria e Lazio, Contadino è specifico di
Catania.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nel nome medievale
Contadino,
che, al pari di altri vecchi nomi come Campagnolo, Pagano,
Villano, etc, va inteso nel senso etnico di
proveniente dal contado,
dalla campagna. Dal punto di vista storico, tracce di questo
nome si trovano a Siena nel 1218, quando in un atto di
compravendita viene citato un certo Contadino di Beringhieri.
Per quanto riguarda i cognomi in questione, dunque, si tratta
delle cognominizzazioni dei nomi personali dei capostipiti,
anche se in alcuni casi non è esclusa una derivazione da
soprannomi o da nomi di mestiere. |
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CONTALDI
CONTALDO
CONTARDI
CONTARDO |
Contaldi
e Contaldo sono tipici della zona del salernitano ai confini con
il napoletano, anche se Contaldo sembra avere un ceppo anche nel
Salento, Contardo è specifico dell'udinese e Contardi è tipico
della Lombardia centro meridionale, tutti questi cognomi
derivano dal nome longobardo Gunthard, in uso anche presso i
Normanni. Abbiamo tracce in Lombardia dell'uso di questo nome,
già dal 1100 con un Contardo de Butisino (Botticino (BS)), nel
pavese, nel 1200 troviamo il nobile estense Contardo fatto poi
santo. |
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CONTARIN
CONTARINI
CONTARINO |
Contarin, decisamente veneto, è tipico del trevisano, di Riese
Pio Decimo, Loria e Castelfranco Veneto, con un ceppo anche a
San Donà di Piave e Musile di Piave nel veneziano, ed a
Galzignano Terme e Due Carrare nel padovano, Contarini ha un
ceppo veneto, soprattutto nel padovano, con presenze anche nel
vicino veronese e veneziano, un ceppo romagnolo, soprattutto nel
ravennate ma anche nel ferrarese e riminise, ed uno tra romano e
latinense, probabilmente secondario, Contarino è tipicamente
siciliano, del messinese e soprattutto del catanese, dovrebbero
tutti derivare da forme ipocoristiche dell'italianizzazione
dialettale del nome medioevale
Conterius o
Conterus,
derivati dal nome germanico
Gunter.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Contarino è anche cognome siciliano e calabrese. In questo caso
è la italianizzazione del cognome greco
Kontarínis
da 'kontàrion'
= giavellotto.
Rohlfs 74. |
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CONTE
CONTI
CONTIN
CONTINI
CONTINO
LO CONTE
LOCONTE |
Molto diffusi in tutt'Italia Conte e Conti, con una prevalenza
centro settentrionale, Sicilia e Sardegna per il secondo, Contin
è specifico del Veneto e del Friuli, in particolare del
padovano, ma anche del veneziano e dell'udinese, Contini è
sommamente rappresentato in Sardegna, ma è comunque presente in
modo significativo nel resto d'Italia, Contino ha un nucleo
principale in Sicilia, ma presenta ceppi anche nel Salento, nel
foggiano, in Campania e nel Lazio, Lo Conte ha un ceppo
principale in Irpinia ad Ariano Irpino (AV) con presenze
secondarie anche a Roma, nel foggiano ed in Sicilia a Mussomeli
(CL) in particolare, Loconte è invece tipico di Andria (BA) e
del barese. Questi cognomi dovrebbero derivare direttamente o
tramite ipocoristici o dal nome medioevale
Conte, o
da soprannomi legati al fatto di essere i capostipiti in qualche
modo connessi con dei Conti, o perchè al loro servizio, o per
gli atteggiamenti, o per la somiglianza fisica, o per altri
motivi simili. |
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CONTEDUCA |
Conteduca è tipicamente pugliese, di Barletta, Modugno e
Bitritto nel barese, di Fasano nel brindisino e di Manfredonia
nel foggiano, l'origine etimologica potrebbe essere da un
soprannome originati dagli atteggiamenti dei capostipiti,
difficilmente dall'essere stati questi alle dipendenze di un
nobile, troviamo tracce di questa cognominizzazione a Conversano
nel barese in una registrazione giudiziaria del 1682:
"Informatio criminalis de venditione salis contra don Ioannem
Spinelli instante Angelo
Conteduca fundichiero
(fundichiero = gestore di un fondaco o magazzino)". |
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CONTEGNO |
Contegno,
assolutamente rarissimo, sembrerebbe specifico di Napoli,
dovrebbe trattarsi di un cognome di fantasia attribuito ad un
trovatello da un funzionario di un orfanotrofio borbonico. |
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CONTENTA
CONTENTE
CONTENTI
CONTENTO |
Contenta ha un ceppo a Roma ed a Patrica nel frusinate ed uno in
Sicilia a Brolo, Gioiosa Marea e Piraino nel messinese, Contente
è un cognome specifico del salernitano, di Perdifumo in
particolare, Contenti ha vari piccoli ceppi nell'aretino, nelle
Marche, in Umbria ed a Roma, Contento ha un ceppo triestino, uno
abruzzese a Pescara, L'Aquila e Lanciano nel teatino, uno a Roma
ed a Sezze nel latinense, uno a Napoli e Castellammare di Stabia
nel napoletano ed a Nocera Inferiore nel salernitano, ed uno nel
barese, a Monopoli, Alberobello, Castellana Grotte e Trani, con
un piccolo ceppo anche a Fasano nel brindisino, dovrebbero
derivare dal nome medioevale
Contentus,
Contenta,
con il significato di contento,
soddisfatto, attribuito da
genitori, che auspicassero per il proprio figlio un avvenire
ricco di soddisfazioni, potrebbero anche derivare da nomi di
località. |
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CONTER
CONTERI
CONTERIO
CONTIERI
CONTIERO
GONTERO |
Conter ha un ceppo a Brescia e Rovato (BS) ed uno a Livo (TN),
Conteri è assolutamente rarissimo, Conterio, altrettanto raro,
parrebbe dell'area varesotto verbanese, Contieri, molto molto
raro, ha ceppi soprattutto in Campania, Contiero ha un ceppo nel
milanese ed uno in Veneto, soprattutto nel padovano e rovigoto,
Gontero è specifico del torinese, di Cumiana, Bussoleno e
Piossasco, dovrebbero tutti derivare da variazioni del nome
medioevale germanico Gunter
che diventò latinizzandosi
Gontierus,
Gonterus
o Conterus,
dell'uso di questi nomi abbiamo un esempio in uno scritto
dell'anno 1145: "...Sed nec Gonterus prepositus nec Teodericus,
successor eius, patrui sui filius, licet ecclesie sue
ferventissimi amatores extiterint et in secularibus satis
potentes fuerint, hoc honore digni non fuerunt, ut per eos
tantum opus consumaretur. Nam et hic honor alii repositus
erat...". |
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CONTERNO |
Cognome specifico del cuneese, della zona di Alba verso le
Langhe, sembra avere un ceppo anche tra vicentino e veronese,
integrazione di Luigi
Colombo
Prima di tutto i Conterno mi sembrano piemontesi della provincia
di Cuneo. Esiste però anche un ramo veronese molto meno
numeroso, potrebbero venire da un'italianizzazione di cognomi
stranieri: come Kunter o Konter, ma è pure possibile che come il
cognome tedesco Gunter derivi da un vecchio nome germanico.
integrazione di Andrea
Ferreri
è un cognome che mi è familiare dal momento che è il 1° in
ordine di frequenza nel comune di Monforte d'Alba (Cuneo) del
quale sono originario. Dalle ricerche archivistiche che abbiamo
svolto nella parrocchia "Beata
Vergine (Santa Maria) della Neve"
di Monforte è emerso che il cognome Conterno è presente nel
comune sin dal XVII° secolo. E' uno dei cognomi più antichi di
Monforte, insieme a Zabaldano, Ferrero, Manzone, etc. Le forme
attraverso le quali è stato registrato nel corso dei secoli
sono: Conternus, De Conternis,
Conternis, Conterni, Conterno.
Le famiglie Conterno di Monforte pare che provenissero da
Monchiero (Cuneo), piccolo comune un tempo inglobato in
Monforte. Anche se i registri purtroppo non ne danno la
conferma, in quanto gli archivi relativi al 16° secolo sono
praticamente illeggibili, noi propendiamo per l'origine del
cognome, come già sottolineato da Luigi Colombo, da un nome
germanico. Tale ipotesi giustificherebbe peraltro anche
l'esistenza del ceppo veronese dei Conterno. Inizialmente si
riteneva che il cognome avesse alla base il toponimo cuneese
Conterno, località di Monchiero. Pare invece che sia stato il
cognome a determinare il nome della località e non viceversa. |
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CONTE
ROSITO
CONTEROSITO |
Conterosito, assolutamente rarissimo, sembrerebbe specifico di
Matera, così come il quasi unico Conte Rosito.
integrazioni forniti da
Salvatore Conterosito
Il cognome Conterosito arriva in Italia a Tolve (PZ) da Buenos
Aires in Argentina , dove è nato mio nonno Conte Rosito (Jose)
Giuseppe. Conte Rosito Jose ha avuto sei figli tutti nati a
Tolve (PZ): Donato (morto a Tolve); Ferdinando (morto in
Inghilterra), Rocco Giuseppe (mio padre morto a Chieri); Antonio
(morto a Matera), Umberto (morto a Matera) e Vittoria (morta a
Gorgonzola) unica figlia femmina. Tutti i Conte Rosito o
Conterosito, per errore di trascrizione, sono cugini di primo e
di secondo o terzo grado. |
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CONTESSA
CONTISSA |
Contessa è molto diffusa nel ternano, nel Lazio
centrosettentrionale, nel napoletano, nel palermitano ed in
Puglia, Contissa, molto più raro, sembrerebbe dell'agrigentino,
dovrebbero derivare dal nome medioevale
Contissa
o Contessa,
di cui abbiamo un esempio nel
Codice diplomatico della Lombardia medievale
in una Carta vendicionis
del 1147 a Milano: "Anno dominice incarnationis milleximo
centeximo quadrageximo septimo, tercio kalendas magii,
indictione decima. Constat nos Rolandum qui dicor Megenani et
Contissam, iugales, atque Oriciam, relictam quondam Nicolai
Megenani, et Mortarium, filium ipsius Oricie et suprascripti
quondam Nicolai, omnes de civitate Mediolani...", si tratterebbe
quindi di un matronimico, ma è pure possibile una derivazione in
alcuni casi da toponimi come Contessa (AV), Contessa Entellina
(PA) o simili. |
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CONTINISIO |
Tipico barese, potrebbe derivare da un soprannome connesso in
qualche modo con il vocabolo conte (vedi Conte).
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Continisio è cognome pugliese che è la giustapposizione dei
cognomi Conti
e Nisio.
Il secondo è la cognominizzazione del personale
Nisio,
forma abbreviata di Dionisio
< greco Diónisos.
Minervini 348. |
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CONTO
|
Conto, estremamente raro sembrerebbe piemontese, del torinese in
particolare di Cuceglio, con un piccolo ceppo campano, dovrebbe
derivare dal nome e soprannome medioevale
Contus di
cui abbiamo un esempio d'uso nel veronese in una registrazione
del 1484 dove leggiamo di un Lazarus dictus Contus quondam
Bertoloti. |
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CONTRADA |
Contrada,
tipicamente campano, ha un ceppo a Napoli ed uno a Montefalcione
e Candida nell'avellinese, dovrebbe derivare da un soprannome
stante ad indicare un'origine del capostipite da una contrada
paesana. |
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CONTRI
CONTRINI
CONTRINO
CONTRO |
Contri parrebbe di origine modenese, ma esistono probabili ceppi
anche nelle provincie di Grosseto, Firenze, Bologna e Vicenza.
Contrini è specifico dell'area bresciano, trentina, Contrino è
tipicamente siciliano dell'agrigentino, di Naro, Favara,
Aragona, Palma di Montechiaro, Canicattì e Ravanusa, Contro è
tipèicamente veneto, in particolare del vicentino, del veneziano
e del rovigoto fino al ferrarese, dovrebbero tutti derivare,
direttamente o attraverso ipocoristici, da forme aferetiche del
nome Bonincontro
(vedi BONCONTE).
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Il cognome Contri, ben rappresentato a Riolunato, è forma
aferetica del nome proprio medievale
Bonincontro:
uno dei tanti nomi beneauguranti dati ai figli. Fonte: F. Violi,
Cognomi a Modena e nel Modenese. |
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CONTRISCIANI |
Abbastanza raro è tipico del teramano, è difficile individuare
una possibile origine, anche se si potrebbe ipotizzare una
derivazione da una modificazione dialettale dal toponimo
Scontrone nell'aquilano. |
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CONTRUCCI |
Contrucci ha un ceppo nel lucchese a Bagni di Lucca ed uno nel
viterbese ad Ischia di Castro e Canino, dovrebbe derivare da una
forma ipocoristica aferetica del nome medioevale
Bonincontro
(vedi BONCONTE), probabilmente il nome dei capostipiti. |
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CONTU
|
Contu è tipicamente sardo, molto diffuso in tutta l'isola,
nessuna zona esclusa, dovrebbe derivare da un soprannome
originato dal termine sardo
contu (conto,
calcolo, competenza, pertinenza),
forse ad indicare che i capostipiti fossero degli amministratori
di qualche proprietario terriero o di qualche nobile. |
|
CONTURSI
CONTURSO |
Contursi
è tipicamente campano e pugliese, di Nocera Inferiore, Salerno,
Battipaglia, Scafati e Baronissi nel salernitano, di Napoli e di
Solofra (AV), di Cassano Delle Murge e Ruvo di Puglia nel barese
e di Taranto, Conturso, molto raro, sembra specifico di Pozzuoli
e Napoli, dovrebbero derivare dal toponimo Contursi Terme nel
salernitano. |
|
CONVENTI
CONVENTO |
Conventi
è tipico di Goro nel ferrarese, Convento invece è specifico di
Campolongo Maggiore e Campagna Lupia nel veneziano e di
Arzergrande e Piove di Sacco nel Padovano, questi cognomi
dovrebbero riferirsi a dei trovatelli affidati ad un convento e
che venivano quindi indicati come quelli del convento,
dovrebbero essere perciò antecedenti al 1730, quando
l'Imperatrice Maria Teresa d'Austria impose definitivamente
l'uso del cognome. |
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CONVERSANO |
Conversano è decisamente pugliese con massima concentrazione ad
Andria nel barese, Fasano nel brindisino, Carmiano e Calimera
nel leccese, e con un ceppo anche ad Eboli nel salernitano ed
uno a Genzano di Lucania nel potentino, dovrebbe derivare dal
nome del toponimo Conversano nel barese. |
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CONVERSI
CONVERSO |
Conversi, abbastanza raro potrebbe essere originario del
parmigiano, Converso sembra avere più ceppi nel cosentino, nel
napoletano e nel barese, uno nella zona di confine tra le
province di Venezia e Rovigo, derivano dal termine medioevale,
usato anche come nome, conversus
(convertito)
che indicava inizialmente chi
aveva scelto la vita monastica in età adulta,
ma, dopo il X° secolo, stette ad indicare il
religioso non ordinato prete
e addetto a lavori manuali. L'uso del termine è citato ad
esempio in questa lettera del 1333 scritta a Firenze: "...Frater
Iohannes Conversus filius olim Bracchetti de Campi fuit morum
maturitate nec non et precipua honestate prepoIlens. Hic
effectus est in ordine bonus carpentarius et índustrius in
edificiis construendis....". Tracce di questa cognominizzazione
si trovano a Bologna fin dalla fine del 1200 con un certo
Giacomo Conversi. |
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CONVERSINI
CONVERTINI
CONVERTINO |
Conversini, molto molto raro, ha un piccolo ceppo a Foligno e
Valtopina nel perugino ed uno a Tarquinia nel viterbese,
Convertini è decisamente pugliese, molto diffuso nel barese, nel
brindisino e nel tarentino, Convertino, ha un nucleo pugliese
nel barese, brindisino e tarentino, con ceppi secondari a
Torino, Roma e Milano, questi cognomi dovrebbero derivare dal
nome medioevale Conversinus
o Convertinus,
una forma ipocoristica di
Conversus (vedi CONVERSI),
tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Firenze nella
seconda metà del 1300 con il professore di retorica e notaio
Johannes Convertinus o Conversinus. |
|
CONZA
CONZI
CONZO |
Conza è specifico del napoletano, di Poggiomarino, Boscoreale e
Napoli, Conzi rarissimo potrebbe essere genovese, Conzo sembra
anch'esso napoletano, potrebbero derivare da soprannomi
dialettali legati al vocabolo
conza o
conzo (palamito
= attrezzatura da pesca), forse ad identificare i capostipiti
come pescatori. |
|
CONZATO |
Conzato è tipicamente del vicentino, di Schio, Vicenza e
Breganze, potrebbe derivare da un soprannome originato dal
termine ladino conzal
(capanna, catapecchia),
forse a sottolineare l'estrema povertà della famiglia, in questo
caso il suffisso -ato
avrebbe valore di proprietà o appartenenza. |
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COPAT
|
Ha
un ceppo trentino ed uno friulano, dovrebbero entrambi derivare
da modificazioni dialettali dell'aferesi del nome Iacopo, ma è
pure possibile un legame con il mestiere di produttore di tegole
(copi
in dialetto). |
|
COPELLI |
Dovrebbe
essere originario della provincia di Parma, dovrebbe derivare
dall'aferesi del nome Iacopo, come riduzione del diminutivo. |
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COPERTINO |
Tipico
del basso barese, dovrebbe derivare dal toponimo Copertino (LE). |
|
COPES
|
Copes è
tipicamente lombardo, del sondriese e del comasco, di Verceia
(SO), dove si trovano le tracce più antiche risalenti almeno al
1700, di Sorico (CO) e di Dubino (SO), di origine etimologica
oscura. |
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COPPA
COPPI
COPPO |
Coppa
è panitaliano, diffuso a macchia di leopardo sia al sud, che al
centro ed al nord, Coppi è diffuso in tutto il centro nord con
un ceppo anche nel barese, Coppo ha un nucleo in Piemonte ed uno
tra padovano e veneziano, derivano dal nome medioevale italiano
Coppo,
Coppa,
come possiamo vedere a San Gimignano (SI): "...frate Iohanní
condam domini Coppi de Sancto Geminiano...". Troviamo tracce di
questa cognominizzazione nel 1200 a Venezia con un certo
Malgherito Coppo, nel 1300 troviamo in Valdarno uno Stoldo di
Coppo, il casato dei Coppa annovera fra i suoi titoli quello di
conti di Valmacca e consignori di Brusasco sempre nel
Monferrato.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Coppi è il nome proprio medievale
Coppus
(sec. XIII), d'origine soprannominale dal 'coppo'
«recipiente panciuto di terra
cotta per olio; orcio», che
applicato a persona dovette significare «panciuto».
Il cognome è vivo soprattutto a Modena e a Fiumalbo. Fonte: F.
Violi, Cognomi a Modena e nel Modenese. |
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COPPARI |
Coppari
sembra essere originario dell'area coperta dalle provincie di
Ancona e Macerata, potrebbe derivare da soprannomi legati al
mestiere di produttori di coppe, ed in qualche caso potrebbe
anche derivare dal toponimo Copparo (FE). |
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COPPINI |
Sembrerebbe provenire dal fiorentino e pistoiese, ma forse
esiste un ceppo anche in provincia di Brescia, dovrebbe
derivare dal nome Iacopo, come riduzione del diminutivo.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
II cognome Coppini può tanto essere diminutivo di
Coppi
quanto derivare da coppino
«occipite; nuca»,
dalla voce italiana settentrionale
copìn «collottola;
cuticagna», pur essa in
funzione soprannominale. Fonte: F. Violi, Cognomi a Modena e nel
Modenese. |
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COPPOLA
COPPOLINA
COPPOLINO |
Coppola
è presente in tutt'Italia, particolarmente diffuso al centro
sud, Coppolina, assolutamente rarissimo, sembrerebbe del
messinese, ed è probabilmente dovuto ad errori di trascrizione
di Coppolino, decisamente siciliano, particolarmente diffuso nel
messinese, a Barcellona Pozzo di Gotto, Messina, Milazzo e
Castroreale, possono derivare da soprannomi legati al vocabolo
dialettale meridionale coppola
(berretto)
o, in alcuni casi possono derivare dal vocabolo
coppa,
come riferimento ad un elemento presente nello stemma del
casato. Fin dal 1100 a Scala (SA) si trovano tracce di una
famiglia Coppola, nel 1255 Palmerio Coppola è giudice della
città di Castellamare di Stabia. |
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COPPOLARO |
Coppolaro
ha un ceppo a Scandicci (FI) e Firenze, ed uno nel beneventano a
Tocco Caudio e Montesarchio, dovrebbe derivare da un soprannome
originato dal mestiere di cappellaio svolto dal capostipite. |
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COPPONE
COPPONI |
Coppone, assolutamente rarissimo, sembrerebbe del Salento, di
Botrugno nel leccese in particolare, Copponi, leggermente meno
raro, è tipico della fascia centrale che comprende Marche,
Umbria e romano, con un ceppo a Roma e Civitavecchia, potrebbe
trattarsi di una forma accrescitiva dell'aferesi del nome
Jacopo,
come pure di particolari forme etniche di paesi come Coppo nel
perugino e nell'anconetano. |
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COPPOTELLI |
La sua
origine è laziale, delle provincie di Roma e Frosinone, potrebbe
derivare da un soprannome legato al vocabolo dialettale
meridionale coppola (berretto). |
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CORÀ
CORRÀ |
Corà è tipico del
vicentino, di Vicenza, Lendinara, Sovizzo, Valdagno, Schio e
Asiago, Corrà è molto più diffuso non solo nel vicentino, ma
anche nel veronese e nel trentino, si dovrebbe trattare di forme
dialettali dell'apocope del nome
Corrado, dove l'accento sulla
a finale sostituisce la
terminazione in -ado. |
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CORAGGI
CORAGGIO |
Coraggi, molto
raro, è tipicamente umbro, Coraggio ha un ceppo romano ed uno
nel frusinate, ma la maggiore diffusione la troviamo in Campania
a Napoli e Castellammare di Stabia nel napoletano ed a Salerno,
Roccagloriosa e Pagani nel salernitano, dovrebbero derivare da
forme aferetiche del nome medioevale
Boncoraggio (vedi BONCORAGGIO). |
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CORAI |
Tipico di
Pordenone potrebbe derivare da un soprannome dialettale legato
al vocabolo coraggio, ma più probabilmente deriva da una
modificazione dialettale del nome Corrado. |
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CORAIN |
Tipico del
veronese è molto raro, probabilmente deriva da una modificazione
dialettale del nome Corradino. |
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CORALLI |
Coralli ha un
ceppo nella zona che comprende il bolognese, il fiorentino ed il
ravennate ed un altro tra romano e reatino, potrebbero derivare
dalla Gens Corellia, o anche
dal nome Corallus
di cui
abbiamo un esempio a Roma agli inizi del 1600 con il notaio
Corallus Simon Petrus. |
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CORALLO |
Corallo ha un
ceppo pugliese a Bari, Lecce e Taranto in particolare ed un
ceppo siciliano a Paternò, Gela e Palermo, ma il nucleo
principale è nel ragusano a Ragusa, Comiso, Vittoria, Modica ed
Ispica, dovrebbero derivare da soprannomi derivati dal mestiere
del capostipite, in qualche modo connesso con il corallo, o per
la pesca o per la lavorazione, o potrebbero anche derivare
direttamente dal nome Corallo
portato dal capostipite, nome di cui abbiamo un esempio in
quest'atto del 1614: "...per il prezzo di
scudi 1626 moneta
compresi il laudemio et altro, come per
instromento rogato per li atti del
Corallo notaro di Campidoglio...". |
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CORAPI |
Sembra specifico
del catanzarese, potrebbe derivare da un toponimo germanico
Corapia ricordiamo nel X° secolo i Conti Von Corapia, come è
pure possibile che derivi dal nome spagnolo Corapia.
integrazioni fornite da
Francesco Corapi
cognome specificatamente dei comuni di San Sostene e Davoli in
provincia di Catanzaro, fino alla fina degli anni 50 nel comune
di San Sostene era il cognome più diffuso. Come riportato nel
testo sui cognomi calabresi il termine corapi
corrisponde a corvo, derivato dal greco
koraki
e poi
italianizzato. |
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CORASANITI |
Corasaniti è
tipicamente calabrese, della provincia di Catanzaro, di Davoli,
San Sostene e Catanzaro, e di Crotone, dovrebbe derivare da un
nome grecanico di località, non meglio identificabile, legato al
termine greco κόραξ (korax)
corvo, forse Khora in
Grecia.
integrazioni fornite da Giovanni
Vezzelli
Corasaniti è un cognome calabrese che significa 'gente
di *Corasano'; cfr. nel sec. XII Stephanus de
Corasiano in zona di Stilo. Rohlfs, 86. |
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CORATELLI |
Coratelli
sembrerebbe di origine barese, dovrebbe derivare da un
soprannome originato dal toponimo Corato (BA). |
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CORATO |
Corato è tipico
del vicentino, di Vicenza, Monteviale, Arzignano, Creazzo e
Nogarole Vicentino, si dovrebbe trattare di una forma
patronimica tipica veneta in -ato stante ad indicare famiglia
dei figli di un Corà o
Corrado (vedi CORA').
integrazioni fornite da Giovanni
Vezzelli
Per la sparuta presenza meridionale del cognome Corato, si può
ipotizzare un'origine locale dal toponimo pugliese Corato, in
provincia di Bari. |
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CORAZZA
CORAZZE
CORAZZI
CORAZZINI
CORAZZO |
Corazza è diffuso
in tutto il nord ed in provincia di Roma, è particolarmente
presente nel veneto ed in provincia di Bologna e Ferrara,
Corazzi è invece tipico della fascia centrale che comprende il
riminese, il pesarese, il fiorentino, l'aretinoed il perugino
con un ceppo anche a Roma, Corazze è unico mentre Corazzo lo è
quasi, Corazzini è presente in maniera sporadica nell'Italia
centrosettentrionale, con piccoli ceppi a Massa, a Roma e nel
pescarese a Pescara e Popoli, dovrebbero derivare dal nome
medioevale Coraza di cui abbiamo un esempio in
Coraza canonarius in palatio Pupii,
citato in un testo dell'epoca, o anche con Coraza Ubaldini che
nel 1302 venne esiliato, assieme al poeta Dante Alighieri, da
Firenze, come si può leggere nella
Cronica di Dino Compagni: "...Del
mese d'aprile 1302, avendo fatti richiedere molti cittadini
ghibellini, e guelfi di Parte bianca, condannò gli Uberti, la
famiglia degli Scolari, de' Lamberti, delli Abati, Soldanieri,
Rinaldeschi, Migliorelli, Tebaldini: e sbandì e confinò tutta la
famiglia de' Cerchi; messer Baldo, messer Biligiardo, Baldo di
messer Talano e Baschiera Tosinghi; messer Goccia e 'l
figliuolo, Corso di messer Forese, e Baldinaccio Adimari; messer
Vanni de' Mozi, messer Manetto e Vieri Scali, Naldo Gherardini,
i Conti da Gangalandi, messer Neri da Gaville, messer Lapo
Salterelli, messer Donato di messer Alberto Ristori, Orlanduccio
Orlandi, Dante Allighieri che era anbasciadore a Roma, i
figliuoli di Lapo Arrighi, i Ruffoli, gli Angelotti, gli
Ammuniti, Lapo del Biondo e' figliuoli, Giovangiacotto
Malispini, i Tedaldi, il Coraza
Ubaldini, ser Petracca di ser
Parenzo dall'Ancisa, notaio alle Rinformagioni; Masino
Cavalcanti e alcuno suo consorto; messer Betto Gherardini,
Donato e Teghia Finiguerri, Nuccio Galigai e Tignoso de' Macci;
e molti altri: che furno più di uomini DC, i quali andorono
stentando per lo mondo, chi qua e chi là....", ma possono
anche essere stati originati, direttamente o tramite
ipocoristici da soprannomi legati al vocabolo
corazza, derivanti dal fatto
che il capostipite avesse militato nell'esercito, o da episodi
che facessero riferimento ad una particolare resistenza fisica o
morale dello stesso. Troviamo tracce di queste cognominizzazioni
a Bologna agli inizi del 1700 con Ercole Corazzi letterato e
scienziato, o anche a Cortona (AR) con Galeotto Corazzi. |
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CORBA |
Tipico della
provincia di Pordenone, di Montereale Valcellina in particolare,
dovrebbe derivare da un soprannome originato dal vocabolo serbo
korba (zuppa,
brodaglia e per estensione
sciocco, tonto), non è da escludersi comunque una
diversa origine dall'antico vocabolo italiano
corba (cesta). |
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CORBANI
CORBARA
CORBARI |
La provincia di
Cremona e di La Spezia e Massa Carrara sono le aree di
provenienza di Corbani, mentre Corbari dovrebbe essere
originario della provincia di Cremona, Corbara ha un ceppo tra
forlivese, cesenate e ravennate ed uno nel napoletano, l'origine
di questi cognomi potrebbe essere da soprannomi legati al
mestiere di fabbricante o venditore di cesti,
corbis in latino significa
cesto, ma in alcuni casi è pure
possibile prendere in considerazione una derivazione da Toponimi
come Corbara nel salernitano o nel casertano. |
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CORBASCIO |
Corbascio è
tipicamente pugliese, di Monopoli, Locorotondo e Castellana
Grotte nel barese e di Fasano nel brindisino, potrebbe derivare
da un soprannome basto sul termine arabo
qurbash o sul vocabolo arabo
egiziano korbasch, entrambi
indicano un particolare tipo di frusta
con molte code di pelle d'ippopotamo, strumento anticamente
utilizzato per punire gli schiavi ai remi nelle navi saracene. |
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CORBELLA
CORBELLI
CORBELLINI
CORBELLINO
CORBELLO |
Corbella è proprio
della Lombardia occidentale, soprattutto nel comasco e milanese,
Corbelli ha un ceppo nel bresciano, uno tra reggiano e modenese,
uno nel pistoiese, uno nel riminese ed uno nel cosentino,
Corbellini dovrebbe essere originario dell'area coperta dalle
provincie di Milano, Pavia, Lodi e Piacenza, Corbellino,
assolutamente rarissimo è probabilmente ad un errore di
trascrizione, Corbello, anch'esso estremamente raro, sembrerebbe
tipico dell'Irpinia. Questi cognomi dovrebbero derivare da
soprannomi connessi con il vocabolo latino
corbis (cesto),
o per il mestiere svolto o per episodi diversi.
integrazioni fornite da Roberto
Lobsang Corbella
I Corbella italiani derivano da
immigrazioni dalla Catalogna (Spagna) effettuate nel medioevo o
forse ancora prima: Corbella è nome di un clan celtibero
chiamato in antico catalano "CORBELLA" ovvero "falce" dal latino
"curvus" nome dato loro dai romani per la forma dei loro
pugnali, stabilita a Tarragona. Dopo le invasioni barbariche il
clan si disperse ricomparendo nel primo medioevo come famiglia
di cavalieri nobili con titolo di "Hidalgos". Nel 1300 diversi
membri della famiglia combatterono come cavalieri di ventura
nelle forze dei Visconti in Valdossola e ebbero in feudo il
paesino che ancora porta il loro nome situato nell'alta Val
Onsernone (oggi in Canton Ticino, CH) da lì nel 1700 alcuni
membri della famiglia emigrarono a Lomazzo (CO) e da lì a
MIlano. Stemma di famiglia: un albero di rovere verde con un
levriero bianco e marrone legato con il guinzaglio al tronco su
fondo oro.
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CORBETTA |
Particolarmente
concentrato nelle provincie di Como, Lecco, Milano, deriva da un
soprannome originato dal toponimo Corbetta (MI). |
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CORBI
CORBIN
CORBINI
CORBINO
CORBO |
Corbi è tipico di
Roma e di Cori e Sezze in provincia di Latina, con un ceppo
anche a Napoli, Corbin, assolutamente rarissimo, parerebbe del
padovano o veneziano, Corbini sembrerebbe specifico di Siena,
Corbino ha un ceppo a Roma ed uno a Ischia, ma il nucleo
principale sembrerebbe in Sicilia a Scordia (CT) e Vittoria
(RG), Corbo, tipicamente campano, ha ceppi a Roma, in Molise,
nel foggiano, nel potentino, nell'agrigentino e nel nisseno,
Corboni sembra essere unico, dovrebbero tutti derivare o
direttamente o tramite ipocoristici dal nome medioevale
Corbus di cui abbiamo un
esempio nell'anno 604 : "...Anno 9 regni
Theuderici nascitur ei filius de concubina, nomine Corbus. Cum
jam Protadius genere Romanus vehementer ab omnibus in palatio
veneraretur...", un principio di questa cognominizzazione
la troviamo nel Codice Diplomatico
della Lombardia medioevale in un
Libellus del 1148 a Milano: "Anno
dominice incarnationis millesimo centesimo quadragesimo octavo,
tertio die mensis aprilis, indictione undecima. Placuit atque
convenit inter Petrum qui dicitur de la Mamma et Guifredum qui dicitur Corbus,
ambo de civitate Mediolani, nec non et inter Petrum qui dicitur
de Barzago, de suprascripta civitate...".
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CORBISIERI
CORBISIERO
CORBUSIERO |
Corbisieri,
assolutamente rarissimo, presente in misura limitatissima nel
napoletano, avellinese, foggiano e potentino, è dovuto
probabilmente ad errori di trascrizione di Corbisiero, che è
tipico del napoletano e dell'avellinese, di Marzano di Nola e
Mugnano del Cardinale (AV) e di Marigliano, Nola e Visciano
(NA), Corbusiero è praticamente unico, potrebbero derivare dal
mestiere di cestaio, secondo altri deriva invece dal vocabolo
tardo latino corbiceus
(specifico
del corvo, dal latino
corbus)
e starebbe ad indicare caratteristiche o atteggiamenti
particolari del capostipite.
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CORBU
CROBU |
Corbu, molto raro,
è tipico di Nuoro, Crobu è specifico della Sardegna occidentale,
dovrebbero derivare da un soprannome originato dal vocabolo
latino corbus (corvo),
ma è pure possibile un collegamento con il nome di località sul
monte Crobu nella zona di Carbonia.
integrazioni fornite da Giuseppe
Concas
CROBU: crobu, corbu, corvu è
il corvo, dal latino
corvus. Qui in Campidano
su crobu (o su latzu) è anche
il laccio o trappola che si
prepara per catturare la selvaggina: con filo, che può essere di
spago, di nailon, o addirittura d'acciaio, per i cinghiali.
Accrobai =
prendere, catturare con il laccio.
In senso figurato, riferito ad animali ed anche a persone si
dice: si funt accrobàus =
sono in amplesso;
accrobàus ke cabaxèttas =
accoppiati come due lucertole!
È frequente in Sardegna come toponimo:
niu de crobu;
sa paba de is crobus;
funtàna de crobu;
nuraghe de crobu
(citato nel testo del Fara " In Sardiniae Chorographiam" 126/25
: Flumen Balnei oritur ex regionis Carici, non procul a Norace
Corbi et in mare decurrit); etc. Come cognome è presente nelle
carte antiche da noi consultate, generalmente nell'uscita corbu.
Tra i firmatari della pace di Eleonora, LPDE del 1388,
figurano: Corbu Arçoco, majore ville Oddini. (* Oddini
.distrutto (anche Ollini), del Salto di Orotelli. Curatorie
Dore); Corbu Chalituto - ville Terrenove(Olbia); Corbu
Cogotti(?), jurato ville Sancte Juste(Santa Giusta); Corbu
Joanne, jurato ville Sindia(Sindia); Corbu Comita, jurato ville
Mogoreda(Mogorella); Corbu Maniello, jurato ville Sindia; Corbu
Nicolao - ville de Donani; (* Donani.esistente, Contrate Montis
Acuti - Ozieri); Corbu Nicolaus, ville Sasseri; Corbu Sisto,
ville Sporlacu ( * Sporlacu.l'odierna Isporlatu. Curatorie de
Anella). Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, XI°, XIII°
secolo, sono presenti: Corbu Barbara( 167) in una partizione di
servi: et remanserunt depus custa partizione ad comuni (e
rimasero in comune, dopo questa partizione, tra la chiesa di
Santa Maria di Oristano e quella di Santa Maria di
Bonarcado)..et Barbara (serva), fiia de Petru Corbu et de Iorgia
Martalu.Testes.; Corbu (de) Comita ( 186) in una donazione (a
Santa Maria): donaitimi Barbara de Urri et ipsas sorres, ki
stant in Donigalia noa (Campiotani Majoris - Donigala
Fenugheddu) et in Sacte Eru (San Vero) sa parzone ispiro,
kìhaviant tenendo assa de Trodori Gaza et ae s'atera parte ad
Petru De Syi. Corbu Iohanne presbiteru (prete) ( 81), testimone
in una compera di servi: comporeilli. Nel Condaghe di San Pietro
di Silki, XI°, XIII° secolo, è citata una località: Riu de Janne
Corbu ( nei pressi di Putzu Passaris: villa - bidda medioevale
oggi scomparsa, che si trovava con molte probabilità tra l'agro
di Romana e quello di Cheremule). Nella storia ricordiamo: Crobu
Emanuele di Bono; fu amico e segretario privato di Giommaria
Angioy (Di. Sto. Sa di F. C. Casula). Attualmente il cognome
Crobu è presente in 118 Comuni italiani, di cui 612 in Sardegna:
Oristano 74, Cagliari 70, Zerfaliu 39, etc. |
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CORCAGNANI |
Corcagnani, molto
molto raro, è specifico del piacentino, dovrebbe derivare dal
nome del paese di Corcagnano, una frazione di Parma.
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CORCIULO |
Corciulo è
specifico del leccese, di Gallipoli, Salve, Melendugno,
Melissano, Tricase e Lecce, con un piccolo ceppo anche a Napoli,
potrebbe trattarsi di un'italianizzazione del cognome slavo
Korciul o
Korciol, che indicherebbe una
provenienza del capostipite dall'isola dalmata di Korkula,
attualmente in Croazia.
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CORDA
CORDANI
CORDINI
CORDONE
CORDONI |
Corda
è tipico sardo, e potrebbe derivare dal vocabolo dialettale
corda (visceri), probabilmente come soprannome legato al
mestiere di beccaio, Cordani è piacentino, Cordini dovrebbe
essere della zona tra Milano e Pavia, Cordone ha un ceppo
palermitano, uno napoletano ed uno molisano, Cordoni ha tre
ceppi, uno nell'area delle provincie di Bergamo, Milano e Lodi,
uno nella provincia di Teramo ed uno nella provincia di Lucca e
dovrebbero tutti derivare dalla
Gens
Cordia o dal cognomen latino
Cordus o dal nomen
Cordius, di cui abbiamo un
esempio nello storico latino Iunius
Cordus: "...Sed priusquam de
actibus eorum loquar, placet aliqua dici de moribus atque
genere, non eo modo quo Iunius
Cordus est persecutus omnia, sed
illo quo Suetonius Tranquillus et Valerius Marcellinus, quamvis
Curius Fortunatianus, qui omnem hanc historiam perscripsit...".
integrazioni fornite da Giuseppe
Concas
CORDA: corda in logudorese,
codra in campidanese.
Is codras o
cordas de su tzugu =
i tendini del collo (le corde
del collo. In spagnolo cuerdas.
In latino chorda significa
più che altro corda di strumento
musicale >
non didicit
tangere chordas =
non sa
suonare la cetra; in greco
χορδή cordì.
Sa corda
o còrdule (log.) o
còrdula (camp.) sono
gli intestini della pecora intrecciati ed
arrostiti > in latino
chordula intestinorum. Corda, in lingua sarda non
assume mai il significato di fune o spago. Come cognome è
presente negli antichi documenti della lingua sarda. Tra i
firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figurano: Corda
Barc¢olo - de Bosa (** Bosa: omnibus civibus et habitatoribus
civitatis Bose.nisi pastores.congregatis intus Ecclesiam Beate
Marie Virginis .die XV Januarii 1388; Corda Costantino, ville
Laconi(** Laconi.et Contrate Partis Alença et etc. seu Atara
Barçolo, officiali Curatorie de Parte Alença. In posse Penna
Ambrosii et filii Guiducii (Penna) notari...die XII januarii
1388; nisi pastores bestiarium et etc); Corda Elia, jurato ville
Cossein. (* Cossein.odierno Cossoine. Contrate Caputabas); Corda
Jacobo - de Castri Januensis(Castelsardo); Corda Jinetino, ville
Laconi; Corda Mariano, ville Macumerii(Macomer); Corda Nicolao -
de Castri Januensis; Corda Parisono officiali Curatorie de
Anella; Corda Sargiu(?) Mariano, ville Macumerii; Corda Simone,
jurato ville Sancto Lussurgio(Santulussurgiu). Nel Condaghe di
Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI°, XIII° secolo, abbiamo:
Corda Iorgi (160); in un atto di donazione; "In nomine
Domini.ego presbiteru Remundinu de Varca, ki mi fazo manago
(uomo senza grazia)ad hora de sa morte in sancta Maria de
Bonarcado, in manu dessu priore donnu Ianne Meloni e dessos
monagos suos set cun boluntade dessu donnu meu donnu Ugo
archiepiscopu de Arbore. Et poniove ad sancta Maria una libra de
argentu laborata....et issa parzone dessa vinia de Cinnìga
porkile, ki parzo cun sorre mia Saracina tenendo assa vinia de
Iorgi Corda. Testes:...Attualmente il cognome Corda è presente
in 457 Comuni italiani, di cui 139 in Sardegna: Cagliari 374,
Nuoro 226, Sassari 160, Quartu 147, Olbia 99, etc. |
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CORDARA
CORDARI
CORDARO
CORDERA
CORDERI
CORDERIO
CORDERO |
Cordara è
specifico dell'area che comprende il milanese, il pavese,
l'alessandrino, l'astigiano, il torinese ed il cuneese, Cordari
potrebbe essere ascolano, Cordaro è specifico siciliano, Cordera
è tipico del torinese e del biellese, Corderi e Corderio sono
praticamente unici, Cordero, molto diffuso è tipicamente
piemontese, del cuneese e del torinese, di Torino e Priocca (CN)
in particolare, dovrebbero tutti derivare da un soprannome, più
o meno dialettale, legato al mestiere del produttore o venditore
di corde. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo
nell'astigiano nel 1700 con il Padre Gesuita ed umanista Giulio
Cesare Cordara. |
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CORDEDDA
CORDEDDU
CORDELLA |
Cordedda è
tipicamente sardo, di Sassari e Banari nel sassarese, di
Serramanna nel Medio Campidano e di Selargius e Villasor nel
cagliaritano, Cordeddu è specifico del cagliaritano, di
Cagliari, Selargius, San Basilio, Suelli, Quartu Sant'Elena e
San Sperate, Cordella ha un ceppo originario delle Puglie,
province di Lecce e Brindisi, ed uno della provincia di Napoli,
dovrebbero derivare da soprannomi dialettali.
integrazioni fornite da Giuseppe
Concas
CORDEDDA; CORDEDDU; CORDELLA: sa
codrèdda, sa cordella, su cordèddu o
codrèddu, è
una cordicella, un cordoncino.
Qui in Campidano preferiamo il termine
cardiòba o
cardiòla
o cadriòba =
funicella, spago. Derivano
tutti dal catalano cordilla
o anche dall'italiano antico cordiglio.
Anche cordella è voce antica regionale, ancora frequente,
soprattutto in Veneto. Deriva sempre da
corda italiano e da
chorda latino. Troviamo i
cognomi nei documenti antichi della lingua sarda. Tra i
firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, troviamo:
Cordedda Joanne, ville de Sardara (** SARDARA MONTIS
REGALIS...11 GENNAIO 1388, et ego...Gadulesu Margiano habitator
velle Sardara, sindicus actor et procurator universitatis
Contrate Montis Regalis et villarum et etc. In posse Virde
Andrea, Virde Joanne, de Civitate Sasseri, notarii publici, die
XI Januarii 1388); Cordedda Michele, ville Selluri (** Selluri -
Sedduri - Seddori: odierno Sanluri. Et ego Capula Marcus
.sindicus, actor et procurator ville Selluri.seu a Petro De
Castay, locuntenente capitanei et Margiano Costa, locuntenente
potestatis terre Selluri et omnibus habitatoribus dicte terre,
congregatis. X die januarii 1388); Cordedda Petro, ville de
Sardara; Cordedda Petro, ville Selluri; Cordella Joanne, jurato
ville Salansi (* Salanis.distrutto. Campitani Majoris).
Attualmente il cognome Crdedda è presente in 53 Comuni italiani,
di cui 18 in Sardegna: Sassari 53, Serramanna 37, Banari 23,
etc. Cordeddu è presente in 21 Comuni sardi: Cagliari 54,
Selargius 43, San Basiglio 38, etc. Cardella è presente in 238
Comuni italiani, di cui 15 in Sardegna: Sassari 38, Buschi 11,
Cagliari 10, etc. |
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CORDELLI
CORDELLINI
CORDELLO |
Cordelli ha un
ceppo a Cantiano nell'urbinate, con preesenze anche a
Montevarchi nell'aretino ed a Marsciano nel perugino, ed un
ceppo a Roma ed a Grotte di Castro nel viterbese, Cordello,
quasi unico, forse romano, dovrebbe essere dovuto ad un'errata
trascrizione del precedente, Cordellini, quasi unico,
sembrerebbe dell'area umbro, laziale, potrebbero derivare,
direttamente o tramite un ipocoristico, dal nome medioevale
Cordellus (cuoricino). |
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CORDESCHI
CORDESCO
CORDISCHI
CORDISCO |
Cordeschi, è
specifico della zona che comprende le province de l'Aquila,
Rieti e Roma, in particolare dell'Aquila e Montereale
nell'aquilano, di Roma e di Magliano Sabina e Pescorocchiano nel
reatino, Cordesco, assolutamente rarissimo, è del pescarese,
Cordischi ha un ceppo romano ed uno nell'aquilano a San
Benedetto dei Marsi, Pescina e Gioia dei Marsi, Cordisco ha un
ceppo nel teatino a San Salvo e Vasto, con presenze a Roccaraso
nell'aquilano, ha un grosso ceppo nel campobassano a
Montefalcone nel Sannio, Termoli e Campobasso, nel foggiano, a
Foggia ed Ascoli Satriano, ed a Rapolla nel potentino,
dovrebbero derivare dal toponimo abruzzese di
Cordesco nel teramano, un
principio di queste cognominizzazioni lo troviamo a Montemassi
nel senese fin dal 1300 in un atto: "...Agresto
da Montemassi ane la metia per non diviso d'una pezza di terra
lavoratia posta nela corte detta e contrata dela Casellina, ala
quale da l'una parte è el fossato, dal'altra del'eredi del
Buglia, dal'altra de Ugolino da
Cordesco; la quale pezza di terra è
in tutto, una cum ser Vanni di Toro, .xiiii. staia a tavola, la
parte del detto Agresto .vii. staia a tavola....", nel
1366 in un atto del 12 aprile, redatto in Roma, si legge: "...Item
simili modo et forma renumptiavit et refutavit dictus Nucius
dicto Laurentio, presenti et recipienti vice et nomine Cecchi
Falconis de regione Montium,
Cordeschi de regione Sancti Angeli
et aliorum sociorum eorum, quorum nomina pro specificatione sint
et esse intelligatur, et mihi notario ut publice persone
recipienti et stipulanti pro eis...". |
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CORDI
CORDI'
CORDO |
Cordi ha un ceppo
in Valle d'Aosta, dove potrabbe essere nato
dall'italianizzazione del cognome francese
Cordié, che signidica
letteralmente cordaio, ed uno nel reggino, Cordì è specifico del
reggino, di San Giorgio Morgeto, Locri, Siderno, Gioia Tauro,
Roccella Ionica e Melicucco, Cordo, quasi unico, è meridionale,
potrebbero derivare da un soprannome greco originato dal
vocabolo greco antico χορδή cordì
(corda di cetra),
forse ad indicare che il capostipite fosse un cantore o un
suonatore di uno strumento musicale a corde. |
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CORDOLA |
Cordola sembra
specifico della Bassa Valle Susa nel torinese, di Condove in
particolare, presenta un ceppo anche a Taranto, potrebbe
derivare dal nome della frazione Cordole nello stesso comune di
Condove, ma più probabilmente si tratta di un matronimico che
deriva da un ipocoristico femminile del cognomen latino
Cordus o del nomen latino
Cordius (vedi
Corda).
integrazioni fornite da Gianni
Cordola
Cordola potrebbe derivare dal toponimo Cordola, borgata di
Condove, ma è più probabile in rapporto alla sua etimologia che
derivi dal vocabolo celtico
Cordd
o
Kordd stante ad
indicare un clan gallico, soprannome mutato in
Korda o
Corda nel Gallico Cisalpino e
latinizzato nel cognomen latino
Cordus
o nel nomen Cordius da cui
dovrebbero derivare con le alterazioni, varianti e troncamenti
intervenute nei tempi i cognomi italiani Cordola, Corda,
Cordani, Cordella, Cordini, Cordone, Cordoni, Cordova (nobili
marchesi di Palermo) e quelli stranieri Cordule (famiglia di
cavalieri localizzata in Allemagne), Cordelois de Wittenburg
(famiglia nobile local. Rotterdam) e Cordelles (famiglia nobile
di Espagne), Cordelier (famiglia nobile local. in Francia a
Picardie, Champagne e Forez), Cordell (local. Suffolk),
Cordelere (local. Brabant), Cordelian, Cordelien. Cordola
potrebbe anche derivare da un soprannome legato al mestiere del
produttore o venditore di corde: dall'inglese
cord (corda)
abbrev: di corderoy che è
forse dal francese corde du
roi, velluto di trama a coste costituito da un ordito di fili
intrecciato; oppure dal francese
Cordeliers denominazione dei frati minori conventuali
e derivato di cordelle (cordicella),
per il cingolo che i frati portano intorno alla vita; ed anche
da cordella voce antica
indicante nastro o cordoncino
intrecciato. |
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CORDOVANA
CORDOVANI
CORDOVANO |
Cordovana, molto
raro, parrebbe siciliano, di Nicosia (EWN), Catania, Tremestieri
Etneo (CT) e Mazzarino (CL), Cordovani ha un ceppo toscano a
Bibbiena (AR) ed uno laziale a Celleno (VT), Cordovano è quasi
unico, potrebbero derivare da soprannomi derivati dal termine
arcaico cordovana
o
cordovano (tipo di pelle
conciata per fare scarpe, spesso di capretto) ad
intendere forse che il capostipite fosse un artigiano, in alcuni
casi potrebbe trattarsi dell'etnico della città spagnola di
Cordova.
integrazioni fornite da Giovanni
Vezzelli
Cordovana è cognome catanese che significa 'donna
di Cordova' (gr.
Kurdoánis),
la città spagnola. Rohlfs, 75. |
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COREA |
Tipico di
Catanzaro e Sellia Marina (CZ), potrebbe derivare da un
soprannome originato dal vocabolo greco
crea (carne),
forse ad indicare il mestiere di macellaio.
integrazioni fornite da Giovanni
Verdegiglio
cognome diffuso sull'altopiano della Sila (molto meno sulla
costa del catanzarese): pare più probabile che derivi dal greco
choreos (artista-ballo-ballerino-ballata-persona
di spettacolo).
integrazioni fornite da Giovanni
Vezzelli
Corèa è cognome calabrese dal cognome greco
Κορέας (Corèas).
Rohlfs, 86. |
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CORELLI
CORI
CORINI
CORINO
CORIO |
Corelli ha vari
ceppi, nell'area emiliano, romagnolo pesarese, nel romano,
latinense e frusinate, nel napoletano e nel brindisino, Cori è
diffuso in tutta la fascia centrale, tipico del Lazio con un
ceppo nelle Marche e nell'alto Abruzzo, potrebbe avere un nucleo
originario anche nella provincia di Caltanissetta, dovrebbe
derivare, perlomeno il ceppo laziale, dal toponimo Cori (LT),
Corini ha un ceppo nella Lombardia orientale, in particolare nel
bresciano, con ramificazioni anche nel parmense e piacentino, un
ceppo nel teramano ed uno nel romano, Corino è specifico del
Piemonte e della Liguria centroccidentali, del torinese e
cuneese in particolare, con un ceppo nel romano ed uno nel
cosentino, Corio ha un ceppo nel milanese e varesotto, uno nel
torinese, alessandrino, astigiano, genovese e savonese, un
piccolo ceppo nel romano ed uno nel reggino e nella Sicilia
orientale, tutti questi cognomi dovrebbero derivare,
direttamente o tramite diverse forme ipocoristiche, dal nome
personale latino Corius di
cui abbiamo un esempio in epoca medioevale a Milano con
Bernardinus Corius Mediolanensis
historicus sub nomine Aicardi scriptoris eorum temporum, autore
della historia Mediolanensium. |
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CORESE |
Corese,
assolutamente rarissimo, dovrebbe essere laziale e deravare dal
nome del paese di Corese Terra, una frazione di Fara in Sabina
nel reatino, probabile luogo d'origine del capostipite. |
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CORGNATI |
Tipico di Torino e
dintorni e di Livorno Ferraris (VC) e dintorni, dovrebbe
derivare dal nome arcaico del toponimo Cuorgnè (TO) i cui
abitanti si chiamano cuorgnatesi.
integrazioni fornite da Stefano
Ferrazzi
Molto raro, è tipico del vercellese e torinese, potrebbe
derivare dal toponimo Corgnate di Bobbio (PC). |
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CORIANI
CORIANO |
Coriani è
tipicamente emiliano, di Castellarano nel reggiano e di Sassuolo
nel modenese, Coriano è quasi unico, dovrebbero derivare dal
toponimo Coriano (RE), ma è pure possibile una derivazione dal
termine corianus
o curianus (proprietà
della Curia Diocesana). |
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CORICA
CORICO |
Corica è tipico
della zona dello stretto di Messina, di Taurianova, Polistena e
Cinquefrondi nel reggino e di Barcellona Pozzo di Gotto, Messina
e Sinagra nel messinese, con un ceppo anche nel palermitano a
Palermo e Trabia, Corico, praticamente unico, è siciliano,
dovrebbero derivare da un nome o soprannome grecanico basato sul
termine greco antico korax, korakos
(corvo). |
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CORIGLIANI
CORIGLIANO |
Corigliano,
apparentemente unico, è probabilmente dovuto ad errori di
trascrizione del cognome Corigliano che è tipico del Salento, di
Salice Salentino (LE) e di Lizzano (TA), e della Calabria, di
Crotone, San Mauro Marchesato e Rocca di Neto nel crotonese, di
Mileto e Nicotera (VV) e di Villa San Giovanni nel reggino,
dovrebbero derivare dai toponimi Corigliano d'Otranto (LE) o
Corigliano Calabro (CS). |
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CORIOLANI
CORIOLANO |
Tutti rarissimi,
potrebbero derivare dall'etnico del toponimo volscio Corioli nel
Lazio, ma più probabilmente originano dal nome del capostipite
legato al cognomen latino Coriolanus,
non è da escludersi anche una derivazione dalla
Gens Corellia. |
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CORIZZA |
Corizza è tipico
di Roma e provincia, potrebbe derivare da un soprannome
originato dalla voce italiana corizza
(raffreddore, infiammazione delle fossa
nasali con notevole produzione di muco) forse ad
indicare che il capostipite ne era spesso affetto o a
sottolinearne spiacevoli aspetti comportamentali. |
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CORLEONE |
Tipico
palermitano, deriva dal toponimo omonimo in provincia di
Palermo. Cognome reso famoso dal film il Padrino. |
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CORLETA
CORLETO |
Corleta, ormai
quasi scomparso in Italia, sembrerebbe originario del
salernitano, dovrebbe derivare dal toponimo Corleto Monforte nel
salernitano, ma potrebbe in alcuni casi trattarsi di un errore
di trascrizione del più comune Corleto, tipico del potentino, di
Pignola, Sasso di Castalda, Potenza e Miglionico e che deriva
invece dal toponimo Corleto Perticara nel potentino. |
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CORLIANO
CORLIANO' |
Corliano, quasi
unico, è del leccese, dovrebbe essere una variante del cognome
Corlianò, decisamente più diffuso, presente in particolare a
Calimera nel leccese, dove è ben presente anche a Martano, Lecce
e Melendugno, ha un ceppo anche a Brindisi.
integrazioni fornite da Stefano
Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nel termine
corlianò, che, in dialetto
grecanico, ha il significato di
coriglianese,
proveniente da
Corigliano d'Otranto (in provincia di Lecce): va
notato, infatti, che Corigliano d'Otranto - un tempo noto come
Corliano - è un comune grecanico appartenente alla cosiddetta
Grecìa Salentina, un'area del Salento che, storicamente, è stata
soggetta a una forte influenza greca (ancora oggi, in quest'area
della Puglia, si mantiene vivo il dialetto griko o grecanico).
In conclusione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni dei
soprannomi etnici attribuiti ai capostipiti. |
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CORNA
CORNI
CORNO |
Corna è
tipicamente bergamasco, Corni sembrerebbe modenese, Corno oltre
al ceppo milanese sembrerebbe averne anche uno cosentino,
dovrebbero derivare dai vari toponimi contenenti la radice Corn-
tipo Corna Imagna, Cornalba e Cornale, tutti in provincia di
Bergamo, o Cornate d'Adda (MI) o Corno Giovine (LO).
integrazioni fornite da Giacomo
Ganza
"Corna" è una parola diffusa in tutta la
parte montana della Lombardia (da Bergamo a Brescia, a Como e
Sondrio) significa dirupo, ma soprattutto masso, quelle enormi
pietre che i fiumi trasportano durante le piene. Pertanto è
possibile una derivazione da una caratteristica della località.
integrazioni fornite da Giovanni
Vezzelli
II cognome Corni può essere tanto un soprannome, dato ad un
individuo con protuberanza frontale, quanto derivare da
toponimo. Si veda, ad esempio, Corna Imagna nel Bergamasco.
Buona la sua diffusione a Modena. Fonte: F. Violi, Cognomi a
Modena e nel Modenese. |
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CORNACCHIA
CORNACCHI
CORNACCHINI
CORNACCHIO
CORNACCHIONE
CORNACCHIONI |
Cornacchia è molto
diffuso nel ravennate, in Lazio, Abruzzo, Campania e Puglia,
Cornacchi come Cornacchioni è quasi unico, Cornacchini invece ha
un ceppo friulano, uno romagnolo e nel pesarese, nell'aretino e
nel perugino, Cornacchio è assolutamente rarissimo, Cornacchione
ha un ceppo tra bolognese e ravennate ed uno in provincia di
Campobasso. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad
esempio a Soragna (PR) dove nell'anno 1230 fu notaio del Sacro
Palazzo un certo Bernardo Cornacchia e a Tirano (SO) dove nella
seconda metà del 1500 troviamo il Notaio Giovanni Francesco
Cornacchi fu Cristoforo di Tirano.
integrazioni fornite da Stefano
Ferrazzi
Cornacchia, presente da nord a sud della penisola, ha nuclei
principali nel barese, nel foggiano, nel leccese,
nell'avellinese, nel chietino, nell'aquilano, nel teramano e nel
ravennate, Cornacchi, quasi unico, si riscontra per lo più nel
bolognese e nel triestino, Cornacchio, rarissimo, ha un ceppo
maggiore nel foggiano, Cornacchini ha ceppi sparsi fra il nord e
il centro nord, il più grande dei quali si trova nell'udinese,
Cornacchione è più tipicamente campobassano e, in misura minore,
bolognese e ravennate, tutti questi cognomi derivano dal nome
medievale Cornacchia, la cui
diffusione in Italia si deve probabilmente all'influenza della
cultura germanica, dove la cornacchia (e, più generalmente,
anche il corvo) era considerata come un animale quasi sacro;
solo per curiosità, inoltre, va detto che lo stesso nome Rocco,
d'origine germanica, sembra appunto significare corvo o
cornacchia. Per quanto riguarda i cognomi in questione, dunque,
si tratta delle cognominizzazioni dei nomi personali dei
capostipiti.
integrazioni fornite da Giovanni
Vezzelli
Cornacchia, Cornacchione e Cornacchioni derivano dal latino
parlato *cornacula = "cornacchia".
Nomignolo per chi aveva una voce sgradevole o per indicare una
persona ciarliera e importuna. |
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CORNACCHIOLA
CORNACCHIOLI |
Cornacchiola ha un
ceppo a Rieti ed uno a Roma, Cornacchioli, estremamente raro,
sembrerebbe del barese, dovrebbero derivare da nomi di località
chiamate Cornacchiola, come ne è presente una a Roma ed a
Cerveteri, o Cornacchiolo a Castel del Monte nel barese. |
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CORNAGGIA |
Cornaggia è
tipicamente lombardo, con un ceppo principale nel sondriese a
Cosio Valtellino e Morbegno, presenze a Milano, Pavia e nel
lodigiano, dovrebbe derivare da una forma dialettale lombarda
del nome medioevale Cornacchia
(vedi CORNACCHIA). |
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CORNAGHI |
Specifico della
provincia di Milano, potrebbe derivare da un soprannome
originato dal toponimo Cornate d'Adda (MI) o anche Cornale (BG)
- (PV). |
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CORNAGLIA |
Cornaglia
sembrerebbe tipico piemontese, di Torino, Bra (CN), Fossano (CN)
ed Alessandria, dovrebbe derivare da nomi di località simili a
Cornale, molto presenti sia nel torinese che nell'alessandrino e
nel cuneese.
integrazioni fornite da Daniele
Zaia
il cognome Cornaglia potrebbe anche derivare dalla parola
piemontese "curnaja", (tale
il soprannome dialettale di questa famiglia) voce che, indica
per l'appunto la cornacchia grigia. |
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CORNALBA |
Tipico lombardo
dell'areale delle provincie di Milano, Pavia e Lodi, potrebbe
derivare da un soprannome originato dal toponimo Cornalba (BG). |
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CORNALE |
Cornale è tipico
del vicentino, di Recoaro Terme e Valdagno, dovrebbe derivare da
nomi di località derivati da cornus,
o corniolo, quindi riferiti
ad una zona ricca di cornioli. |
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CORNALI |
Tipicamente
lombardo particolarmente di Almenno San Bartolomeo, Strozza,
Almenno San Salvatore e Gorle nella bergamasca, Castenedolo e
Brescia nel bresciano e di Milano, dovrebbe derivare da toponimi
come Cornale (PV), Cornale di Pradalunga (BG), o Cornaleto (CR),
tracce di questa cognominizzazione le troviamo ad esempio già
nel 1184 a Sartirana (PV) come si evince da un
Breve investiture per massaricium
contenuto nel
Codice diplomatico
della Lombardia medievale: "...Item
investivit eum medietatem aliarum peciarum quatuor indivise a
Petro Cornali.
Prima quarum est medietas braide Loirani, que medietas est
iugera tria et dimidia..."..
integrazioni fornite da Luigi
Colombo
Sicuramente deriva da nomi di località.alla cui base ci
potrebbe essere o la parola corna
che in Lombardia assume il significato di masso, roccia, oppure
il nome di un arbusto il corniolo,
dal legno durissimo usato in passato per confezionare certe
parti delle macchine utensili o di attrezzi usati in agricoltura
(vedere la parola dialettale lombarda "cornàl"). |
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CORNARA
CORNARI
CORNARO
CORNER
CORNERO |
Cornara, molto
raro, ha un ceppo nel nordest del milanese ed uno nel genovese,
Cornari è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione del
successivo, Cornaro è tipico del bergamasco, della zona di
Ponteranica in particolare, Corner, assolutamente rarissimo
dovrebbe essere veneziano, Cornero parrebbe genovese con un
ceppo anche tra cuneese e torinese, potrebbero derivare dal
termine latino cornius (corniolo),
in qualche caso, soprattutto i ceppi liguri e piemontesi
potrebbero derivare dal termine provenzale
cornard (sciocco,
credulone), ma, più probabilmente derivano dalla
gens Cornelia, tracce di questa
cognominizzazione le troviamo a Venezia nel 1400 con il patrizio
veneziano Marco Cornaro, padre della famosa Caterina Cornaro
(1454-1510) regina di Cipro, di Armenia e di Gerusalemme, nella
stessa epoca i Corner erano una delle famiglie più ricche ed
influenti del patriziato della Serenissima e sempre nella
Repubblica Veneta nel 1500 troviamo l'erudito Janus Cornarus
(1500-1558), nel mezzo del 1500 è Vescovo di Bergamo il
Cardinale Luigi Cornaro; un Marco Cornero fu podestà di Bergamo
tra la fine del 1500 e gli inizi del 1600. |
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CORNELI
CORNELIA
CORNELLI
CORNELIO |
Corneli è tipico
della fascia centrale che comprende Marche, Umbria, Abruzzo e
Lazio, in particolare di Silvi nel teramano, Cornelia è unico,
Cornelli è tipico del bergamasco, del milanese e del piacentino,
Cornelio ha un ceppo a Pavone Canavese nel torinese, uno a Scafa
nel pescarese e Celano nell'aquilano, uno a Roma ed uno a
Floridia nel siracusano, dovrebbero derivare dalla
Gens romana Cornelia, ma è pure
possibile una derivazione dal nomen latino
Cornelius di cui abbiamo un
illustre esempio nello storico latino del primo secolo Publius
Cornelius Tacitus. |
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CORNETTI |
Cornetti dovrebbe
essere bresciano, con un piccolo ceppo piemontese.
integrazioni fornite da Giovanni
Vezzelli
Oltre che a un diminutivo di corno, per il cognome Cornetti si
può agevolmente risalire al nome locale
Cornetti, in comune di Balme
(TO). |
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CORNIA |
Cornia è
tipicamente emiliano, del reggiano, bolognese e soprattutto
modenese, potrebbe derivare dal nome del monte Cornia nella
media Valle del Taro nel parmense. |
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CORODDA |
Corodda, quasi
unico, tipico del centro della Sardegna, potrebbe trattarsi di
una forma matronimica e derivare da una forma arcaica di un nome
originato dal termine sardo logodurese
coro (cuore), che
starebbe per amata.
integrazioni fornite da Giuseppe
Concas
CORODDA; Corolla: significa coroncina:
dall'italiano, o dal latino corolla
= piccola corona. Ricordiamo
che in agro di Oniferi (NU) esiste una torre nuragica:
Nuraghe Coròdda [ vedi nel Web
Nuraghe Corodda - Oniferi > ippovie Sardegna<]. Non abbiamo
trovato il cognome Coròdda nelle carte antiche da noi
consultate, ma solo come vocabolo e come nome del Nuraghe - nel
voc. Del canonico G. Spano, ripreso dal DES del Wagner.
Attualmente il cognome Coròdda è presente in due Comuni della
Sardegna: Galtelli e Simaxis, con un solo nucleo familiare a
testa. Nel nord Italia il cognome Corolla, è presente in 19
Comuni, con i ceppi più consistenti in Lombardia e Piemonte. Non
è da escludere che Corodda, sardo provenga da Corolla
piemontese. |
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COROLI |
Coroli,
assolutamente rarissimo, è del sudmilanese, del pavese e del
piacentino, dovrebbe trattarsi di una forma arcaica del nome
franco Carolus, dovuta
probabilmente ad un'errata interpretazione della scrittura,
troviamo un esempio negli Annales
Boiorum, dove esiste la compresenza delle due forme
infatti vi possiamo leggere "..Lotharius
Carolo bellum indicit, Ludodouicus fratres conciliare studet.
Bohemi reprimuntur. Corolus
Gisalpertum regno pellit, qui Ludouico deprecatore a Lothario
veniam impetrat. Pax Lotharii cum Carolo. .." ed il
Corolus è sicuramente dovuto ad un errore di interpretazione del
testo da parte dell'amanuense. |
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CORONA
CORONELLA
CORONELLI
CORONELLO |
Corona è presente
un pò in tutt'Italia, ha ceppi con origini diverse, in Sardegna,
nel tarantino, in Campania e nel palermitano, Coronella ha un
ceppo nel casertano e napoletano ed uno nel catanese e
siracusano, Coronelli ha un ceppo nel barese a Triggiano e
Capurso, Coronello, assolutamente rarissimo, parrebbe campano,
dovrebbero derivare, direttamente o tramite ipocoristici, dal
termine corona inteso come
organo di governo, un pò come giudice o baglio o capitaneo, ma è
pure possibile una derivazione dal termine spagnolo
coronel (colonnello),
sia forse ad indicare che i capostipiti appartenessero alla
gerarchia militare, sia in tono scherzoso a caratterizzarne il
comportamento, nel Trentino potrebbe derivare da toponimi come
Mezzacorona (TN), e così via. Tracce di queste cognominizzazioni
le troviamo a Solofra (AV) nella seconda metà del 1400 con un
certo Nardello de Corona.
integrazioni fornite da Giuseppe
Concas
CORONA: significa corona e deriva dal latino
corona, dal greco
κορώνη (coròne).
Si tratta di un cognome diffuso in tutta Italia, in 857 Comuni,
di cui 139 in Sardegna: Cagliari 308, Maracalagonis 189, Quartu
149, Selargius 94. Nella penisola: Roma ne conta 389, Palermo
230, Milano 141, Torino 137, Napoli 135, etc. etc. E' un termine
usato in tantissime espressioni: una corona di fiori; la corona
d'alloro dei poeti e anticamente dei generali vincitori a Roma;
la corona (d'oro) del re, o per metonimia il sovrano stesso; la
corona dei frati, francescani e domenicani, che delimita la
tonsura; un insieme di persone disposte in cerchio; e tante
altre. Ma nella storia medioevale della Sardegna il termine
Corona, con lettera maiuscola, assume particolari significati.
Nei regni giudicali di Càlari, Torres, Gallura e Arborea ed
anche nel successivo Regno catalano - aragonese di Sardegna, "Sa
Corona", era un'assise
giudicante ed era così chiamata perché all'inizio, i
giudici, si riunivano in cerchio. Nella Carta de Logu, di
Arborea (la prima raccolta di leggi scritte in lingua sarda, in
198 capitoli; redatta per ordine di Mariano IV° ed emanata nel
1392 dalla figlia Eleonora), le Coronas attive sono 5, con
diverse funzioni: "Sa Corona" de Mayori de Villa; si tratta di
un tribunale territoriale, giudiziario ed amministrativo,
formato da una giuria, presieduta dal Mayori de Villa
(amministratore, sindaco), composta da giurati, il cui numero
varia a secondo della grandezza della Villa, cioè del numero
degli abitanti. La Corona de Mayori de Villa non si riuniva di
domenica e neppure negli altri giorni festivi. La "Corona" de
Portu,: tribunale di 4 membri, presieduta da un funzionario del
regno, il Mayori de Portu, che aveva la vigilanza sui prodotti
in commercio; puniva le frodi, fissava il giusto prezzo delle
merci, ispezionava i pesi e le misure; non si riuniva nei giorni
festivi. La "Corona de Kita de Berrùda, era senza dubbio un
tribunale militare. La Kita de Berrùda era infatti costituita da
un corpo di guardia o meglio da una vera e propria guarnigione
di "lieros de caballu" (uomini armati, forniti di cavallo,
addestrati alla battaglia e di "berrùda" , arma tipica dei
"lieros" (uomini liberi), che era costituita da una lunga asta,
generalmente di legno, con la punta metallica. La "Corona" de
Curatore: era un tribunale composto da circa 5 "Curatori" >
magistrati per casi giudiziari, penali e civili, ma che avevano
anche il compito di eleggere i magistrati della Corona de Logu,
che era il Tribunale Maggiore del Regno, che interveniva nelle
cause più rilevanti; questa era presieduta direttamente dal
Giudice. La "Corona" de Armentario de Logu; quando la Corona de
Logu era presieduta dal massimo funzionario (dopo il Giudice)
del regno: solitamente per i casi di natura amministrativa ed
economica. Le "Corone", tutte, non si riunivano nei giorni
festivi. Corona, come cognome è presente negli antichi documenti
della lingua sarda. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE
del 1388, figurano: Corona (de) Andrea, jurato ville Ville
Longe ( * Ville Longe.Villalonga: distrutto. Campitani Majoris);
Corona (de) Benedicto, ville Lunamadrona ( * Lunamadrona.odierno
Lunamatrona. Contrate Marmille); Corona(de) Joanne, jurato ville
Solgono ( * Solgono.odierno Sorgono. Mandrolisay e Barbagia di
Belvì); Corona(de) Mursino, jurato ville Ville Longe. Nel
Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI°, XIII°,
figurano: Corona (de) Micale (214), e Corona (de) Orzocco (150).
Nella storia contemporanea citiamo, Corona Armando(noto
Armandino): ( Villaputzu - 1921 . Ca), politico; presidente del
Consiglio della Regione Autonoma della Sardegna; assessore
regionale; presidente della Massoneria Italiana; laureato in
medicina e chirurgia presso la Facoltà di Medicina di Cagliari.
Ha esercitato la professione di medico sino al 1969; dopodichè
si è dedicato all'attività imprenditoriale e politica. |
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CORONATO |
Sembra avere due
ceppi, nell'alto foggiano e nel potentino, il ceppo foggiano
potrebbe derivare dal toponimo Borgo Incoronata (FG), tracce di
questa cognominizzazione si trovano a Teramo nel 1488, in un
atto si legge: "...Iulius de Scorciatis
locumtenens et Franciscus Coronatus
pro magistro actorum Capitanei Terami". |
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CORONEI
CORONEO
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Coronei è
praticamente unico e dovrebbe essere dovuto ad un errore di
trascrizione del cognome Coroneo che sembrerebbe tipico del
Salento, della zona di Galatina (LE) e potrebbe derivare dal
nomen latino Coroneus di cui
abbiamo un esempio nelle Metamorphosi
di Publio Ovidio Nasone: "...nam me
Phocaica clarus tellure Coroneus
(nota loquor) genuit...", ma
molto più probabilmente deriva dall'etnico di Koronè città greca
della Morea nel Peloponneso.
integrazioni fornite da Guido
Massacci
Esistono anche minime presenze del cognome Coroneo in Sardegna e
Sicilia. I Coroneo sardi, di Cagliari, per lo più, e i Coroneo
siciliani di origine cagliaritana, hanno una origine diversa dai
Coroneo pugliesi: discendono infatti dai francesi Joseph, Jean,
e Claude Codonel, giunti a Cagliari all'inizio del XVIII° secolo
dalla Provenza, probabilmente da Le Puy Sainte Reparade, presso
Aix En Provence; il cognome fu trasformato in Codoneo nel corso
del XVIII secolo e in Coroneo intorno al 1800. |
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CORONGIU |
Tipico sardo è
diffuso in tutta l'isola, dovrebbe derivare da un soprannome
originato dal vocabolo sardo corongiu
che significa piccola collina rocciosa
o grosso masso, generato forse dall'abitare la
famiglia in prossimità di una roccia o anche forse da
peculiarità del carattere del capostipite, in alcuni casi
potrebbe derivare dal toponimo Corongiu (CA).
integrazioni fornite da Giuseppe
Concas
CORONGIU: il suo significato è di
grossa pietra,
sasso di
notevoli dimensioni, rupe, roccione di montagna.
Deriva senza dubbio dal latino corona:
corona montium, suggerisce il Wagner. Come toponimo è
frequente in tutto il territorio della Sardegna. Proprio sul
centro abitato di Gonnosfanadiga, circondata a est, sud e ovest
dalla montagna, domina, si fa per dire, un grosso roccione detto
appunto "Corongiu de Mayori". Non dimentichiamo inoltre il nome
dell'antica città greca Coronea
(in Beozia - Кορώνεια), circondata
da monti. In periodo medioevale, in Sardegna esistevano ben tre
centri abitati (villae - biddas) con questo nome: Corongiu o
Corogno, abitato scomparso (villa - bidda), appartenente alla
Curadorìa di Campidano o Civita, nel regno giudicale di Càlari;
era ubicato in località Santa Itròxa (Santa Vittoria), nei
pressi della casa cantoniera "Corongiu", al 18° Km. della S.
Statale 125. Fu abbandonato verso la fine del XIV° secolo.
Corognu o Corongiu, abitato scomparso (villa - bidda)
appartenente alla Curadorìa di Dolia o Parte Olla, nel regno
giudicale di Càlari; era ubicato nei pressi di Monastir; andò
spopolandosi verso la metà del XV° secolo. Corongiu o Coronio,
abitato scomparso (villa - bidda ), ubicato tra Iglesias e
Carbonia; appartenente alla Curadorìa di Cixerri, nel regno
giudicale di Cagliari; fece parte poi dei possedimenti di
Ugolino della Gherardesca, conte di Donoratico; quando il
territorio tornò a far parte, dopo il 1409, del Regno di
Sardegna, catalano - aragonese, il paese era ormai spopolato
(Di. Sto. Sa. di Francesco Cesare Casula). Corongii Castrum (il
castello di Corongiu - di Sigerro o Cixerri), è citato nel "de
Rebus Sardois IV" - 80/1 - di Giovanni Francesco Fara:
.presidio optimisque ducibus castro Sasseris, Calarsi, Quirrae,
Corongii, Santadi, Geriti .Ed ancora: Corongiu (Curatoria del
Campidano), è citato, nella stessa opera del Fara (82/6), et
oppidum.Corongii.Come cognome è presente nelle carte antiche
della Sardegna. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del
1388, abbiamo: Corongiu (de) Barisono, jurato ville
Mogoreda(Mogorella); Corongiu (de) Gonnario, jurato ville
Spasulèe. (* Spasulèe .scomparso. Espasulè - Ispasulè.
Mandrolisay o Barbagia di Belvì); Corongiu (de) Joanne, ville
Solgono(Sorgono); Corongiu (de) Nicolao, ville Mahara
(Villamar). Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI°,
XIII° secolo, abbiamo, Petru de Coroniu (71), teste in una
donazione a Santa Maria della Regina d'Arborea donna
Algarburs:.do a Sancta Maria de Bonarcatu su latus (la metà del
servizio) ki avia in Lugia, sa fiia de Egizu Figos, et latus de
Maria fiia de Lugia.pro sa anima de Berringeri de Scol. Donna
Algarburs, regina d'Arboera, moglie del giudice Barisone de
Serra. (Barisone I de Lacon - Serra, primogenito di Comita III
de Lacon - Serra. Sposò in prime nozze Pellegrina de Lacon,
dalla quale ebbe 5 figli. Spinto dal suo desiderio politico di
unificazione del regno di Sardegna, nel 1157, ripudiò la moglie
Pellegrina, per sposare in seconde nozze Algarbursa De Bas
figlia del nobile catalano Poncio de Cervera de Bas, cognato di
Berengario IV, conte di Barcellona, re designato alla corona
d'Aragona (per saperne di più vedi Di. Sto. Sa. di F. C.
Casula). A pagina 324/15, della sua opera "De Rebus Sardois II",
Ioanne Franciscus Fara, riporta una notizia in parte diversa
rispetto al Di. Sto. Sa. > Barison Lacon, defunto patri iudex
arborensis successit et prius Peregrinam Laconem uxorem
duxit..deinde Peregrina defuncta (non ripudiata quindi),
secundis nuptis cum Aglbursa se coniunxit.Attualmente il cognome
Corongiu è presente in 118 Comuni italiani, di cui 62 in
Sardegna: Quartu S. E. 70, Laconi 66, Cagliari 59, etc. |
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CORPI
CORPO
CORPUS
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Corpi è
praticamente quasi scomparso, Corpo, molto molto raro, sembra
napoletano, Corpus sembrerebbe avere oltre al ceppo salentino,
anche uno probabilmente veneziano, dovrebbe derivare dal nome
augurale cristiano Corpus Christi o Corpi Santi, a volte usato
per battezzare un trovatello.
integrazioni fornite da Carlo
Corpi
La famigli Corpi è di origine genovese o veneziana. Si attesta
la presenza di alcuni Corpi, presso Istanbul nel 1830. Dove
erano proprietari di uno splendido Palazzo eretto nel 1873 nel
distretto Tepebasi di Istanbul: Palazzo Corpi, appunto.
integrazioni fornite da Guido
Buldrini
Palazzo Corpi (in turco Korpi Sarayi) è stato costruito
dall'armatore Ignazio Corpi, ed è oggi proprietà del governo
degli Stati Uniti che vi hanno il loro Consolato dopo il
trasferimento dell'Ambasciata ad Ankara nel 1937. Curiosamente
si tratta della prima proprietà immobiliare acquistata
all'estero dal governo americano. Appartiene invece ancora ai
Corpi una delle più grandi cappelle, ma in stato di quasi
abbandono, nel cimitero cattolico di Feriköy, sempre a Istanbul. |
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CORRADA
CORRADAZZI
CORRADAZZO
CORRADELLI
CORRADENGO
CORRADETTI
CORRADI
CORRADIN
CORRADINA
CORRADINI
CORRADINO
CORRADO
CORRADONE
CORRADONI
CORRADOSSI
CORRADUCCI
CURRADI
CURRADINI
CURRADO
GURRADO |
Corrada
è specifico delle provincie di Milano e Lodi, sia Corradazzi che
Corradazzo estremamente rari, sono del nord Italia, Corradelli,
molto molto raro, è tipico di San Benedetto Po nel mantovano,
Corradengo, rarissimo sembrerebbe avere oltre al ceppo
piemontese anche uno palermitano, Corradetti è tipico della
fascia centrale che comprende il maceratese, il Piceno, il
teramano, il reatino ed il romano, Corradi è proprio dell'area
occidentale del Veneto, Lombardia centro orientale,Emilia e
Liguria, Corradin è molto diffuso in tutto il Veneto, in
particolare nel vicentino e padovano, Corradina, assolutamente
rarissimo, sembrerebbe friulano, Corradini è di tutto il centro
nord, Corradino ha un ceppo nel novarese, uno nel genovese, uno
a Roma, uno nel salernitano, uno nel barese ed uno nel
palermitano,Corrado è panitaliano, Corradone e Corradoni sono
estremamente rari, Corradossi è tipicamente toscano, del
fiorentino, di Firenze, Pontassieve, Rufina e Pelago,
Corraducci, molto molto raro, è di Pesaro e del pesarese,
Curradi è fiorentino, Curradini, assolutamente rarissimo,
sembrerebbe del lombardoveneto, Currado parrebbe avere un ceppo
tra cuneese ed alessandrino ed uno calabrese a Curinga (CZ),
Gurrado è tipico dell'area che comprende il barese, il tarentino
e soprattutto il materano. Questi cognomi dovrebbero tutti
derivare, direttamente o tramite varie forme ipocoristiche,
accrescitive o patronimiche cumulative, dal nome medioevale
Curradus molto diffuso nel
tardo medioevo, nome che si è poi modificato in Corrado . Tracce
di queste cognominizzazioni le troviamo nel 1200 nel cuneese
dove i Corradenghi esercitano potestà feudale suil territorio di
Monforte d'Alba (CN) e a Reggio Emilia nel 1500 con un certo
Sebastiano Corrado, precettore di lettere greche e latine.
integrazioni fornite da Giovanni
Vezzelli
Corradi viene dal personale germanico Konrad/Conrad composto da
althochdeutsch kuoni =
ardito (ted.
kühn) + althochdeutsch
rat =
consiglio (ted.
Rat),
latinizzatosi in Conradus, Corradus,
nome tra i preferiti nel medioevo con il significato di ardito
consigliere. Cfr. Giovanni Vezzelli: Cognomi romagnoli di
origine barbarico - germanica, Il Sodalizio, Rimini, 1988 |
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CORRAO
CORRAU
CURRAO
CURRAU |
Corrao è tipico
siciliano, del palermitano soprattutto, Corrau, praticamente
unico, è probabilmente dovuto da un errore di trascrizione del
precedente, Currao ha un ceppo calabrese, in particolar modo a
Catanzaro, ed uno siciliano ad Adrano, Bronte e Randazzo nel
catanese, con ceppi anche a Messina e Malvagna (ME), Currau è
probabilmente nato da errori di trascrizione, derivano tutti da
modificazioni dialettali del nome Corrado, in alcuni casi
possono derivare da nomi di località come il Lago calabrese
Currao. |
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CORREALE
CORREALI |
Il
ceppo principale dei Correale è in Campania, a Napoli, Casoria,
San Giuseppe Vesuviano, Marano di Napoli, Giugliano in Campania
e Torre Annunziata nel napoletano, a Roccapiemonte, Salerno,
Vallo della Lucania, Ceraso e Sarno nel salernitano e ad
Avellino, ha un piccolo ceppo a Foggia e Manfredonia nel
foggiano ed in Calabria a Crotone, Catanzaro ed a Siderno e
Gioiosa Ionica nel reggino, Correali è unico è dovrebbe essere
dovuto ad un'errata trascrizione del precedente, che dovrebbe
derivare dal termine latino curiale,
una sorta di antico notaio (vedi
CURIALE), i Correale, di origini napoletane, furono
feudatari di Gioia del Colle nel salernitano, |
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CORREDDU |
Tipico della
provincia di Sassari, potrebbe derivare da un soprannome
originato dal vocabolo sardo correddas
(fragore ottenuto suonando un corno
marino in occasione delle seconde nozze di un vedovo)
forse ad indicare che il capostipite aveva preso moglie per una
seconda volta.
integrazioni fornite da Giuseppe
Concas
CORREDDU: corrèddu, corrèdda, corrinu
significano di corno, da
corru, a sua volta dal latino
cornu.
Su correddu o
sa corrèdda sono in genere
delle scatoline fatte di corno,
per metterci i gioielli o più comunemente per metterci il
tabacco: tabacchiere. Sa corrèdda
è inoltre il tritone marino;
is corrèddas sono
gli schiamazzi ed i suoni (con
dei corni) che si fanno davanti alla casa di un vedovo che
riprende moglie! Nelle carte antiche della lingua sarda non
abbiamo trovato il cognome Corrèddu, però tra i firmatari della
Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figurano Corru e Corredda:
Corru Comita , ville Sasseri; Corru Guantinus, ville Sasseri;
Corredda (de) Furado, ville Selluri (** Selluri - Sedduri -
Seddori: odierno Sanluri. Et ego Capula Marcus .sindicus, actor
et procurator ville Selluri.seu a Petro De Castay, locuntenente
capitanei et Margiano Costa, locuntenente potestatis terre
Selluri et omnibus habitatoribus dicte terre, congregatis. X die
januarii 1388); Corredda Nicolao, ville Selluri. Attualmente il
cognome Corrèddu è presente in 38 Comuni italiani, di cui 13 in
Sardegna (nord - ovest): Alghero 113, Sassari 62,
Villanovamonteleone 59, etc. |
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CORREGGI
CORREGGIA
CORREGGIO
DA CORREGGIO |
Correggi, molto
raro, è tipico del reggiano, di Busana in particolare, Correggia
ha un ceppo piemontese tra Canale (CN) e Torino, un ceppo
campano a Mondragone nel casertano e soprattutto a Sant`Antimo
nel napoletano, Correggio è quasi unico, Da Correggio, molto
molto raro, parrebbe torinese, dovrebbero tutti derivare dal
toponimo Correggio (RE), nella forma moderna o dalla sua forma
antica di "in castro Coregia";
esiste un Casato nobile, che dovrebbe risalire a prima del 1000,
e che deve la sua nobiltà a meriti conquistati combattendo per
Matilde di Canossa il capostipite dovrebbe essere un Wido da
Coregia, che già in un atto dell'anno 1009 risulta feudatario di
quel territorio: "...Frogerio et Adalberto
germani, filiis quondam Widonis de comitatu Reiense.. ..donamus
tibi Sigheri presbyter et rectores Sancti Michaelis archangeli
sito ubi dicitur Corregia finibus regiense...".
integrazioni fornite da Giovanni
Vezzelli
Correggio è sia toponimo che cognome, entrambi derivano dal
termine 'corrigia' = «striscia
di terra emergente da acquitrini», una sorta di
argini delle paludi bonificate vicino alle quali si sviluppò
l'abitato. |
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CORRENTE
CORRENTI |
Corrente è
tipicamente meridionale, ha un ceppo siciliano, uno nel
cosentino, uno nel tarentino, uno nel salernitano ed uno tra
romano, latinense e casertano, Correnti ha un nucleo siciliano
ed un ceppo nel milanese cui appartenne il famoso Cesare
Correnti (1815 - 1888) che fu tra gli organizzatori delle 5
giornate di Milano e divenne segretario del Governo provvisorio
di Lombardia, fu successivamente un senatore del Regno d'Italia
e presidente della Società Geografica Italiana dal 1873 al 1879. |
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CORRIA
CORRIAS
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Corria
è quasi unico, Corrias invece è diffusissimo in tutta la
Sardegna, casato nobile che ricevette nel 1644 il titolo di
Nobile Sardo e di Cavaliere Ereditario con l'autorizzazione a
fregiarsi del titolo di Don, dovrebbe derivare dal termine sardo
corria (correggia,
ma anche cardine, laccio in pelle,
stringa, striscia di terra come misura lineare) (al
plurale corrias), forse ad
identificare la terra di cui era proprietaria la famiglia, come
una striscia stretta e lunga.
integrazioni fornite da Giuseppe
Concas
CORRIA; CORRIAS: corrìa =
correggia, di pelle o d'altro.
Dal latino corrigia. Una
corria de terra è una
striscia di terra.
Corriàtzu =
di pelle dura: si dice anche di
persona. Iscorriàu =
sbrindellato.
Su pantaloni iscorriàu =
il calzone sfilacciato, rattoppato:
oggi va di moda! Kirriòlu, o
corriòlu de arròba =
striscia di tela. Come cognome
è presente negli antichi documenti della lingua sarda. Tra i
firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, abbiamo: Corria
Andrea, jurato ville Busache (Busachi); Corria Barçòlo, ville
Mahara (Villamar); Corria Barisono, ville Selluri (Seddòri -
Sanluri) Corria Jurato, jurato ville Salanis ( *
Salanis.distrutto. Campitani Majoris); Corrìa Saraceno, majore
(amministratore, sindaco) ville Sii Majore ( * Sii
Majore.odierno Siamaggiore. Campitani Majoris); Corria Truisco,
jurato ville Simala (Partis de Montibus). Nel Condaghe di San
Nicola di Trullas, XI°, XIII° secolo, figura: Corria Ianne
(117), servo "integru" di San Nicola, viene ucciso da Mariane
Cancella. Ego presbiteru Salomone ki nce ponio in stu codice
certo ki feci pro homine ki occisit Mariane Cancella: a Iane
Corria, ki fuit integru de Sanctu Nichola.(segue) Pertanto, in
cambio il giudice (Barusone de Laccon) mi diede latus (la metà
del servizio) più due giorni di Mariane e latus e duas dies de
anbas sas fiias (la metà e due giorni delle sue due figlie). Nel
Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI°, XIII° secolo,
abbiamo: Corria Furatu (70), mandatore de clesia (rappresentante
giudiziale di una chiesa), teste in una compera (comporeilli).
Nel "De Rebus Sardois IV (14/8 )" di Giovanni Francesco Fara,
figura un certo Corria Guillelmus: morto deinde Bonifacio, 1304
(si tratta di papa Bonifacio VIII° ), Iacobus rex legatos misit
Vitalem Villanovam et Guillelmum Corriam, qui Benedicto XI°,
pontifici creato, pro regno Sardiniae et Corsicae fidei
iuramentum praestarent (prestassero giuramento in nome del regno
di Sardegna e di Corsica);.Nella storia ricordiamo Corrias
Efisio(1911 - 1975) politico, presidente della Giunta Regionale
per ben 5 volte e del Consiglio della Regione Autonoma della
Sardegna per due volte. Personalmente ricordo Corrias
Vincenzino, fratello del presidente Efisio, poiché è stato il
mio professore di latino e greco al liceo classico di Villacidro
(vedi nel Web - Giuseppe Concas -
racconti: ιχθύς ισχύς;). Attualmente il cognome Corria è
molto raro ed è presente in 5 Comuni Italiani, di cui 2 in
Sardegna: Orgosolo 5, Nuoro 3. Corrias è invece presente in 333
Comuni italiani, di cui 126 in Sardegna: Cagliari 249, Quartu S.
E. 147, Siniscola 103, etc. |
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CORRIDONI |
Corridoni è tipico
della fascia centrale che comprende le Marche meridionali,
l'Umbria ed il Lazio settentrionale, Macerata, Serravalle di
Chienti, Mogliano e Camerino nel maceratese, il perugino, Roma e
Pomezia nel romano e Tarquinia nel viterbese, dovrebbe derivare
dal nome latino Corido, Coridonis,
citato da Virgilio nella sua seconda ecloga: "..Hic
historia pastoris Coridonis
describitur: ille iuvinem Alexem adamat et pro eo canit, sed
Corido
non curatur..", nome probabilmente portato dai
capostipiti. |
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CORRIDORI |
Corridori ha il
ceppo principale a Grosseto e nel grossetano a Roccalbegna,
Scansano e Magliano in Toscana, presenta un ceppo anche a
Milano, Provaglio d'Iseo nel bresciano e Goito nel mantovano, ed
a Roma, Genazzano e Ciampino nel romano e ad Alatrie Morolo nel
frusinate, dovrebbe derivare dal termine medioevale
curritores, milizia a cavallo,
molto agile e veloce, specializzata in scorrerie: "...Item,
sub eodem anno, die mercurii VI mensis iunii, sicut fuerat
ordinatum, dominus Aço marchio Estensis, cum militibus et
popularibus Mutine et Regii, et maxenatis suis militum et
peditum, equitavit in comitatu Bononie ad terram, que vocatur
Crespelanum, et misit suos
curritores veniendo versus Bononiam
usque ad burgum Panicalis. Ex alia parte dominus Franciscus
frater predicti domini marchionis, cum comuni et hominibus
Ferarie et eorum exforcio, equitaverunt in comitatu Bononie ad
terram Peole et ad Altedium et per illas contratas, incendendo
et conburendo domos, et capiendo homines et boves, et multa
danpna inferendo...", venivano così chiamate anche i
messaggeri a cavallo. |
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CORRU
CORRU' |
Corru è quasi
unico, parrebbe dell'alessandrino, Corrù è caratteristico del
lodigiano, di Cavenago d'Adda, Lodi e Mairago, dovrebbe derivare
da un soprannome dialettale originato da un arnese tipico
utilizzato anticamente dai produttori di funi o cordai, il
corriö. |
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CORSA |
Molto raro
sembrerebbe tipico dell'area di Brindisi. |
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CORSARI
CORSARO |
Corsari,
assolutamente rarissimo, sembrerebbe dovuto ad errori di
trascrizione del cognome Corsaro operati negli uffici anagrafe
del centronord, Corsaro è invece specifico dell'area reggina,
valentiana, messinese e catanese, difficile una derivazione dal
termine corsaro (pirata), più probabilmente può essere stato
originato dal mestiere di scrivano svolto dal capostipite, nel
primo medioevo il cursarius
era uno scrivano altamente qualificato e veloce, ma con il
termine cursarius
o corsarius si
identificava più tardi anche una persona esperta nel
rintracciare le tracce. |
|
CORSELLI
CORSELLO
CORSETTI
CORSETTO
CORSI
CORSINELLI
CORSINI
CORSINO
CORSO
DAL CORSO |
Corselli, Corselli
e Corsello sono tipicamente siciliani, del palermitano e
trapanese il primo e del palermitano e agrigentino e del
catanese e siracusano il secondo, Corsetti ha un ceppo nel
bresciano, uno nell'aretino e nel grossetano, uno tra maceratese
e Piceno ed uno tra aquilano, romano, frusinate e latinense, uno
nel napoletano ed uno nel palermitano, Corsetto è tipico
dell'avellinese, di Serino in particolare, Corsinelli è
praticamente unico, Corsi e Corsini sono diffusissimi al
centronord, Corsino ha ceppi in Sicilia e nel foggiano, Corso è
presente sia al sud che al nord, Dal Corso ha un grosso ceppo
nel veronese ed uno tra padovano e veneziano, derivano tutti,
direttamente o tramite ipocoristici più o meno complessi o forme
patronimiche, come Dal Corso dove il
Dal sta per
figlio di,
o ipocoristiche, dal nome medioevale
Corsus di cui abbiamo un esempio in un atto redatto
in Pisa nel 1210: "...elegit et constituit
Corsum
quondam fratrem Forestani et Garsendam eius uxorem et filiam
quondam Bonvassalli Ansoaldi, presentes et suscipientes..."
e Corsino citato sempre nel 1200 a Firenze: "...Corsinus
comes da Gangalandi dei gratia Vulterranorum potestas...".
Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nel 1600 a
Firenze: "...Nerius
Corsinus Archiepiscopus Damiatensis
Camere Apostolice Thesaurarius Generalis ac
Decimarum...Collector Generalis......". |
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CORTAZZA
CORTAZZI
CORTAZZO |
Cortazza è quasi
unico, Cortazzi è assolutamente rarissimo, Cortazzo, il più
diffuso, ha un ceppo nel salernitano a Cannalonga in paricolare,
a Vallo della Lucania e ad Agropoli, dovrebbero derivare da
toponimi contenenti il riferimento a Corte o da nomi di località
che facciano riferimento al termine medioevale
corte (vedi
CORTE). |
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CORTE
CORTI
CORTINI
CORTUCCI |
Corte
è molto diffuso in tutt'Italia, soprattutto in Sicilia a
Poggioreale (TP), nel Lazio a Roma, Formia (LT) e Coreno Ausonio
(FR), in Piemonte a Novi Ligure (AL) e Torino ed in Liguria a
Genova, Corti è diffuso in tutto il centro nord, ha un ceppo
importante in Lombardia ed uno in Toscana, Cortini ha un ceppo
tra forlivese e ravennate ed uno nel fiorentino, Cortucci è
specifico di Ancona e di Jesi nell'anconetano, dovrebbero tutti
derivare, direttamente o tramite varie forme ipocoristiche, dal
termine medioevale corte
tipica organizzazione agraria risalente all'amministrazione dei
Franchi, probabilmente ad indicare che i capostipiti fossero
appunto provenienti da una corte.
(vedi Della Corte) |
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CORTECCI
CORTECCIA |
Cortecci ha
piccoli ceppi in Toscana, a Grosseto, Civitella Paganico e
Roccastrada nel grossetano ed a San Giovanni Valdarno
nell'aretino, ha un piccolo ceppo a Spoleto nel perugino ed uno
a Roma, Corteccia è praticamente unico, dovrebbero derivare da
nomi di località, come Corteccia di Castelnuovo della Berardenga
nel senese. |
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CORTEGGIANI
CORTEGGIANO
CORTEGIANI
CORTEGIANO
CORTIGIANI
CORTIGIANO |
Corteggiani, molto
raro, è tipico di Roma e del romano, Corteggiano, molto molto
raro, ha un ceppo a Roma, uno a Napoli ed uno nel foggiano,
Cortegiani ha un ceppo a Roma ed uno a Mompeo nel reatino ed uno
a Palermo, Cortegiano, quasi unico, è del centro Italia,
Cortigiani è tipicamente toscano, di Firenze e del senese, di
Poggibonsi, Colle Val d'Elsa e Siena, Cortigiano, più raro, è
specifico di Bari, dovrebbero tutti derivare dal fatto che alla
famiglia appartenessero dei cortigiani, cioè persone che
orbitavano nella corte papale, ducale o reale, come personaggi
di contorno, o come accompagnatori di qualche nobile. |
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CORTELAZZI
CORTELLAZZI |
Cortelazzi ha un
ceppo nel milanese ed uno tra cremonese, bresciano e mantovano,
Cortellazzi sembrerebbe tipicamente lombardo anch'esso, in
particolare del basso bresciano, cremonese e mantovano,
dovrebbero derivare da un soprannome originato dal termine
dialettale lombardo cörtelass
(coltellaccio,
ma anche
tipo di lama dell'aratro), forse ad indicare nei
capostipiti dei lavoranti agricoli. |
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CORTELAZZO |
Cortelazzo è
tipico del padovano con maggior concentrazione a Montagnana,
dovrebbe derivare da un nome di località come ad esempio
Cortelazzo di Jesolo nel veneziano. |
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CORTELLI
CORTELLINI |
Cortelli ha ceppi
nel perugino, nell'aquilano e nel romano, Cortellini sembra
avere tre ceppi, nel trentino occidentale, nel milanese e nel
teramano, dovrebbero derivare da toponimi contenenti la radice
Corte, come Corte (TN), Corte de' Cortesi (CR), Corte Palasio
(LO), Piano di Corte (TE), Santa Maria a Corte (AP), Casale
della Corte (RM) o simili. Tracce di questa cognominizzazione si
trova a Cento (BO) nel 1540, nel libro
Memoria Delle cose di Cento Raccolte Dal Il.mo Padre Don Biagio
Bagni Centese dove si legge: "...l'anno
seguente mille cinquecento quaranta alli noue di Genaro à due
hore di notte, s'accese il fuoco munitione della Rocca ne sì sà
il modo, ne la causa; et facendo grandissimo strepito, e danno,
ui concorse molto popolo per aiutare, ma era tanta la furia del
fuoco, che non poterono saluare ne la roba, ne li seruitori del
Cameslengo, quali furono abbruciati miseramente, due erano da
Cento, Antonio, e Bastiano
Cortellini, il terzo era
forastiero....". |
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CORTELLO |
Cortello ha un
piccolo ceppo a Portogruaro ed Eraclea nel veneziano, ma il
ceppo principale è nel vicino udinese a Latisana e Lignano
Sabbiadoro, dovrebbe derivare dal nome del paese di Cortello,
vicino a Palmanova nell'udinese. |
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CORTENOVA
CORTINOVI
CORTINOVIS |
Cortenova,
estremamente raro, sembra specifico di Mandello Del Lario (LC),
Cortinovi è assolutamente rarissimo e dovrebbe trattarsi di
un'errore di trascrizione di Cortinovis che è ben diffuso ed è
tipico del bergamasco e di Bergamo in particolare, dovrebbero
derivare dal toponimo Cortenuova (BG), tracce di queste
cognominizzazioni le troviamo a Bergamo in una pergamena del
1468 (Biblioteca Camai) nella quale un certo Zanino fu Venturino
Cortinovis della Costa, abitante. in Borgo Sant´Antonio, si
impegna, obbligando tutti i propri beni, a pagare a Martino fu
Bonomo Cabrini L. 99 per una fornitura di formaggio,
nell'Archivio di Stato di Venezia, tra i notai della Repubblica
Serenissima, negli anni 1504/1510, figura un certo Cortinovis
Bernardo. |
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CORTES
CORTIS |
Cortes,
assolutamente rarissimo, ha presenze sparse in Sardegna, Cortis,
decisamente sardo, abbastanza raro, ha un ceppo a Cagliari e
Capoterra nel cagliaritano, a Terralba nell'oristanese ed a
Villanovafranca nel Medio Campidano.
integrazioni fornite da Giuseppe
Concas
CORTE; CORTES; CORTI; CORTIS: corte,
corti o anche
cotti,
in sardo ha il significato di recinto
degli animali, ma talvolta anche di
cortile. Nelle case dei
villaggi della Sardegna, ad esempio, c'era il doppio cortile, sa
corti de basciu e sa corti de susu, detti inoltre, sa pràtza de
bàsciu e sa pràtza de sùsu. Nella Sardegna medievale sa corte
era lo spazio, più o meno recintato dedicato al pascolo e riposo
delle greggi di bestiame minuto: pecore o capre. In italiano,
come in sardo ha inoltre il significato di Corte o Curia, cioè
di reggia o Sede Amministrativa di Giustizia. Derivano tutti dal
latino cohortis = cortile, recinto, chiuso, ma anche stuolo,
folla, turba etc. Il termine "còrti" compare nelle carte antiche
della Sardegna, nei suoi vari usi: nella Carta de Logu di
Arborea, abbiamo: sa Corti de Spendiu >.mandit ( il reo, per
essere giudicato).in Aristanis a sa Corti de Spendiu (la voce
"spendiu" è di etimo incerto, secondo la maggior parte degli
studiosi della lingua sarda; noi crediamo si tratti della
trascrizione errata di "speddiu" nel senso giustizia = corte
suprema di giustizia, per un condannato a morte > spèddiu, da
speddiai = spellare, ma usato nel senso di giustiziare,
condannare a morte). Sempre nella Carta de Logu, il termine
"corte" ha diversi significati, seppure simili: corte come
reggia; corte come alto collegio giudiziario; corte come curia o
luogo dove si amministra la giustizia. In tutta la Sardegna,
corte nel Logudoro e corti in Campidano, sono toponimi molto
frequenti: sa corti de is bois = il recinto dei buoi, etc. Come
cognomi sono diffusi in tutta la Sardegna sin dal primo medioevo
e sono presenti negli antichi documenti della lingua sarda. Tra
i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figurano:
Cortis (de) Benedicto, ville Mahara ( * Mahara - Barbaraquesa
.Arbarei - Villamar. Contrate Marmille); Cortis (de) Gunnario,
ville Fodorachi ( * Fodorachi.distrutto: villaggio del Meylogu.
Contrate de Ardar et Meylogu); Cortis (de) Seraphino, jurato
ville Petra Veurra (* Petra Veurra.distrutto. Campitani
Majoris); Cortis (de)- Ventura Franciscus - de Aristanni (***
Aristanni= Oristano: elenco dei nomi dei firmatari della
PETIZIONE. Omnes cives mercatores et habitatores dicte
civitatis.nisi pastores bestiaminum et quorum dificulter
demorari non poterant.congregati. Porta la data : die XIIII
mensis Januarii M°. CCC°. LXXXVIII° et etc.). Nel Condaghe di
Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI° ; XIII° secolo, abbiamo:
(1°) - Corte (de) Comida, mandatore de Rennu (71°)[nei regni
giudicali della Sardegna medioevale, il mandatore de Rennu era
l'inviato dello Stato, cioè l'incaricato delle ambasciate, dei
messaggi, delle citazioni regie]: ego donna Algaburs, regina de
Logu d'Arbore ( si tratta della, seconda moglie del giudice
Barisone de Serra, sposata, in seconde nozze, nel 1157,
successivamente alla morte della prima, Pellegrina de Laccon).
ki lli dono (donazione di servi) a Sancta Maria de Bonarcatu su
latus (la metà del servizio) ki avìa in Lugìa, sa fiia de Egizu
Figos .Bennit Comida de Corte, mandatore de Sancte Eru (San
Vero) a Bonarcatu per comandamentu dessa donna(Algabursa) et
positilla in sa manu dessu Priore Armannu.(2°) - Corte Iorgi
(70), teste in un acquisto di terre, da parte del Priore
Armanno: ego prior...comporeilli (ho comprato) a Abisatu et
Corsa Cankella.plaza in Collevane.(località in agro di
Bonarcado). Attualmente il cognome Corte è presente in 196
Comuni italiani, ma in soli 3 in Sardegna: Cagliari 19,
Maracalagonis 3 Quartu S. E. 3. Cortes è presente in 22 Comuni
italiani, di cui 10 in Sardegna: Cagliari 13, Benetutti 9,
Quartu 9, etc. Corti è presente in 948 Comuni italiani, con i
ceppi maggiori in Lombardia e Toscana. In Sardegna è presente in
12 Comuni: Monserrato 12, Sassari 11, Cagliari 11, etc. Cortis è
presente in 58 Comuni italiani di cui 19 in Sardegna: Cagliari
29, Terralba 17, Villanovafranca 16, etc. |
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CORTESE
CORTESI
CORTESINI |
Cortese
è diffuso in tutt'Italia, Cortesi è specifico di Lombardia e
Romagna, con ceppi anche nel fiorentino ed a Roma, Cortesini
oltre al nucleo romano con un ceppo anche a Marino, ne ha uno
anche nel cremonese, possono essere originati da soprannomi
derivanti dal fatto di essere a servizio alla corte di qualche
signorotto, come è possibile che derivino da uno dei tanti
toponimi con la radice Corte-, come Corte (PD) - (TN) o Corte
Brugnatella (PC), Corte de' Cortesi (CR), Corte Palasio (LO), o
uno dei tanti altri.
integrazioni fornite da Angelo
Cortesi
Cortesi è un cognome sufficentemente diffuso in Italia, ma la
mia famiglia discende da un Corradus
Cortesius pincipe di Bretagna che giunse in italia
nel III° secolo d.c. a Vicus Abenza, un toponimo ora scomparso
nella zona di Ferrara, a capo di una legazione che doveva
conferire con il vescovo di quella località. A Ferrara sembrava
esserci un castello dei Cortesi luogo della sovranità popolare.
Da quel che mi risulta i Cortesi di quel ramo sono solamente
nobili e servitori dell'Impero, lo stemma della casata è d'oro
alla torre al naturale con leone illeopardito brandente la spada
terrazzato di verde, cimiero l'aqula d'imperio. Tracce della
casata dei Cortesi possono ritrovarsi lungo la via Francigena da
Ravenna, in Toscana a Sangimignano (torre del diavolo o dei
Cortesi) ed a Todi (più esattamente Casigliano) dove, narra la
leggenda, la moglie di Angelo Cortesi usava farsi il bagno nel
latte di asina per mantenere la giovinezza. |
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CORTIANA |
Cortiana
sembrerebbe originariodel vicentino, di Schio, Valli del
Pasubio, Torrebelvicino, Isola Vicentina e Posina, il cognome
dovrebbe derivare dal nome del paese di Cortiana, una frazione
di Valli del Pasubio sempre nel vicentino, probabilmente il
luogo d'origine dei capostipiti. |
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CORTONA |
Cortona è
specifico del perugino, di Perugia e di Assisi, dovrebbe
derivare dal nome della città di Cortona nell'aretino,
probabilmente il luogo d'origine dei capostipiti. |
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CORTONE
CORTONI |
Cortone, molto
raro, ha un piccolo ceppo a Napoli e Casalnuovo di Napoli nel
napoletano ed uno a Bari, Cortoni ha un piccolo ceppo nel
viterbese ed uno a Roma e Cave nel romano, potrebbero derivare
dal nome medioevale Cortone,
nome che a sua volta deriva dal nome del
cortone un'uccello
rapace, una specie di falco, in qualche caso si può
ipotizzare una derivazione dal nome della città aretina di
Cortona. |
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CORUZZI
CORUZZO |
Coruzzi
sembrerebbe avere un ceppo emiliano nel parmense a Parma,
Langhirano, Felino, Calestano, Montechiarugolo e Fontevivo, ed
un ceppo abruzzese nel teramano a Montorio al Vomano, Coruzzo,
quasi unico, prrebbe essere il frutto di un'errata trascrizione
del precedente, potrebbe derivare da un nome dialettale arcaico
Coruzzo (Cuoricino),
attribuito da genitori molto felici di aver avuto quel figlio
cui tenevano come al proprio cuore, cioè alla propria vita. |
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CORVAGLIA
CORVAGLIO |
Corvaglia è
tipicamente salentino, particolarmente diffuso nel leccese a
Spongano, Racale, Poggiardo e Diso, ma comunque ben presente
anche a Taurisano, Lecce, Casarano, Melissano, Minervino di
Lecce, Ruffano, Specchia e Uggiano la Chiesa e nel tarentino a
Taranto e Manduria, Corvaglio è quasi unico, di dovrebbe
trattare di un'italianizzazione del termine croato arcaico
horvatski (croato,
della Croazia), probabile terra d'origine dei
capostipiti, che fuggirono forse con l'arrivo degli ottomani
nelle vicinanze del loro paese. |
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CORVAIA
CORVAJA |
Corvaia è
tipicamente siciliano, con un grosso ceppo a Palermo, nel
messinese a Graniti e Messina, ed a Siracusa, Corvaja,
estremamente raro, è del catanese e messinese, l'origine di
questi cognomi potrebbe essere dal toponimo Corvaia nel
lucchese, o da altri simili, la famiglia Corvaja è stata una
delle più antiche e nobili di Taormina, ed annovera dal 1600 sia
amministratori che magistrati e letterati, Corvaia è stato
invece un nobile casato lucchese che dettenne il titolo di
marchese in Sicilia nel messinese. |
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CORVASCE
CORVASCI
CORVASCIO
CROVASCE
CROVASCIO |
Corvasce è
specifico del barese, dove è molto diffuso a Barletta, con buone
presenze anche a bari, Trani e Canosa di Puglia, Corvasci,
praticamente unico, sembrerebbe essere dovuto ad errori di
trascrizione del precedente, come gli appena meno rari Corvascio
e Crovasce, Crovascio sempre rarissimo, è specifico di San Vito
dei Normanni nel brindisino.
integrazioni di Stefano Ferrazzi
Tenendo conto della provenienza geografica (più tipicamente
pugliese), i cognomi Corvasce, Crovascio, etc sembrano nascere
da un'italianizzazione - dialettale - dell'etnonimo
hrvatski (horvatski
in forma arcaica), che, in lingua serbo-croata, significa
letteralmente croato -
hrvatski, per la precisione, ha
valore d'aggettivo, mentre hrvat
ha valore di sostantivo (vedi Croati e
Horvat). Va notato, a questo proposito, che in epoca
antica la Croazia era anche nota col nome Corvazia o Crovazia
(dal croato Hrvatska o
Horvatska) e, in questo senso,
non impossibile che il termine corvasce
o corvascio rappresenti un
antico etnonimo dialettale per un cittadino o un immigrante
croato (tratto appunto dallo slavo
horvatski): l'uscita in
-asce o
-ascio,
in effetti, potrebbe riflettere un adattamento eufonico del
suffisso -atski, addolcito
in -asce/-ascio per renderlo più accessibile alla pronuncia
italiana o, meglio, ancora dialettale - si tenga presente che i
cognomi pugliesi ricorrono spesso al suono della
-sc-, sia nelle
italianizzazioni dei cognomi stranieri (spesso proprio slavi)
sia nelle versioni dialettali di alcuni cognomi italiani. Va poi
aggiunto, a questo proposito, che anche in italiano il termine
Croazia risente di un adattamento eufonico della desinenza
-atska, adattata in -azia proprio per renderne più facile la
pronuncia. Al di là della questione etimologica, ad ogni modo,
l'ipotesi di un'origine slava si appoggia anche sulla
distribuzione geografica dei cognomi in questione, diffusi
prevalentemente nelle Puglie: in questa regione, in effetti, vi
è un gran numero di cognomi slavi (italianizzati nel corso dei
secoli), che, in molti casi, sembrano venire proprio dall'area
balcanica, soprattutto dai territori della ex-Jugoslavia - anche
se, forse, vi è un ulteriore presenza di altri cognomi
provenienti dall'Est Europa, presumibilmente fino su nell'area
mitteleuropea (ad esempio si pensi al cognome Ungaro, molto
diffuso in terra pugliese). |
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CORVATTA
CORVATTI |
Corvatta è tipico
della provincia di Macerata, di Recanati, Tolentino e Porto
Recanati in particolare, Corvatti è quasi unico, dovrebbero
derivare dal fatto che probabilmente i capostipiti provenissero
dalla Corvatia (Croazia). |
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CORVELLI
CORVELLO |
Corvelli è tipico
del foggiano, di Lucera in particolare, Corvello, quasi unico, è
probabilmente dovuto ad una diversa trascrizione del precedente,
che dovrebbe derivare dal nome medioevale
Corvellus, un ipocoristico del
nome Corvus (vedi
CORVI), in qualche caso si può anche ipotizzare che possa
derivare dal nome del paese di Corvello di Gioia del Colle nel
barese. |
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CORVETTA
CORVETTI
CORVETTO |
Corvetta, molto
molto raro, sembrerebbe specifico di Bolzano, Corvetti,
leggermente meno raro, ha un piccolo ceppo nel bresciano a
Bedizzole ed a Pescina nell'aquilano, Corvetto ha un
piccolissimo ceppo nel sud della Sardegna a Portoscuso
nell'iglesiente ed a Cagliari e Sinnai nel cagliaritano, ed un
ceppo più significativo a Brindisi, l'origine di questi cognomi
può in alcuni casi derivare dall'italianizzazione del termine
slavo hrvat (croato),
indicando un'origine del capostipite da quella regione
balcanica, in altri casi deriva invece da una forma ipocoristica
del nome medioevale Corvo,
derivato dal cognomen latino Corvus
(vedi CORVI). |
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CORVI
CORVINA
CORVINI
CORVINO
CORVO |
Corvi è diffuso in
Lombardia, soprattutto in provincia di Sondrio, nel piacentino,
nel ternano e nel Lazxio, Corvina è quasi unico, Corvini sembra
essere originario della zona fra Ferrara e Bologna, Corvino è
molto diffuso in Campania, Puglia, soprattutto nel foggiano e
nel Salento e nel cosentino, Corvo è diffuso in Lazio, Molise,
Campania e Sicilia, dovrebbero derivare dal cognomen latino
Corvus o dal suo ipocoristico
Corvinus, di questi nomi
abbiamo un esempio negli Hannales
di Tacito: "...mox rerum potitus ob
magnitudinem populi ac tarda legum auxilia sumpsit e
consularibus qui coerceret servitia et quod civium audacia
turbidum, nisi vim metuat. primusque Messala Corvinus
eam potestatem et paucos intra dies finem accepit quasi nescius
exercendi...", e nel Codice Diplomatico della Lombardia
Medioevale sotto l'anno 1158 a Milano: "...tam
iudicatis quam non iudicatis, volo et ordino ut sint errogatarii
Corvus
presbiter ac prepositus ecclesie et canonice Sancti Laurentii et
Vivianus presbiter ipsius ecclesie et prefatus Arnaldus de la
Porta...", tracce di queste cognominizzazioni le troviamo
già nel 1189 a Castiglione in una Carta venditionis: "Anno
ab incarnatione domini nostri Iesu Christi millesimo centesimo
octuagesimo nono, octavo kalendas iunii, indicione septima.
Venditionem fecerunt ad proprium de proprietario et ad libellum
de libellaria Anselminus, filius quondam Castelli de Cuzego, et
Virida eius uxor, qui professi sunt se lege vivere
Longobardorum, ipso namque viro et Mondoaldo suo ei cui supra
Viride uxori sue consentiente et subter confirmante et iusta
legem una cum notitia de propinquioribus parentibus meis, hi
sunt Guido Corvus
pater meus et ...". |
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COS
COSOLO
COSS
KOS
QUOS |
Cos
è tipico dell'udinese di Faedis in particolare, Cosolo,
anch'esso dell'udinese, di San Canzian d`Isonzo e Rive d'Arcano,
e di Monfalcone e Ronchi dei Legionari nel goriziano, Coss,
anch'esso tipico dell'udinese, sembrerebbe caratteristico di
Resia e di Udine, Kos, molto più raro, è sempre friulano, Quos è
praticamente unico ed è una forma dialettale dei precedenti,
dovrebbero tutti derivare, direttamente o attraverso una forma
ipocoristica, da soprannomi originati dal vocabolo slavo
kos (merlo
e in senso lato finto tonto) |
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COSCA
COSCO |
Cosca è decisamente siciliano, di Gela nel nisseno con un ceppo
anche a Chiaramonte Gulfi nel ragusano, Cosco è tipico del
catanzarese, dovrebbero derivare dall cognomen latino
Cosco,
Cosconis,
come leggiamo su di una lapide dell'antica Roma: "P(ublius)
Cosco P(ubli) Gal(eria) Ars(ensis) mil(es) l(egionis) X
g(eminae) (centuria) Etrili an(norum) XXXX aeror(um) XI h(ic)
s(itus) est ", "ma è pure possibile un'origine spagnola,
ricordiamo ad esempio dai carteggi di Cristoforo Colombo:
"...invictissimi Fernandi Hispaniarum Regis missus fuerat ad
magnificum dominum Raphaelem Sanxis, eiusdem serenissimi Regis
thesaurarium, missa, quam nobilis ac litteratus vir Aliander de
Cosco ...".
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cosco è un cognome che viene dalla voce dialettale calabrese 'coscu'
= querciola
Rohlfs 87. |
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COSCARELLA
COSCARELLI
COSCARELLO |
Molto raro Coscarella, ancora più raro Coscarelli, quasi
scomparso Coscarello, sono tutti e tre specifici del cosentino,
dovrebbero derivare da nomi di località, come ad esempio la
frazione Coscaro di Conflenti (CZ), o anche come derivazione del
cognomen latino Cosco. (vedi Cosco)
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Coscarella è cognome che viene dalla voce dialettale calabrese 'coscarella'
= capinera.
Rohlfs 87. |
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COSENTINI
COSENTINO |
Cosentini, molto raro ha un nucleo calabrese nel cosentino ed un
ceppo forse non secondario nel ragusano ,Cosentino è diffuso in
tutto il sud, derivano dall'etnico di Cosenza. |
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COSENZA
COSENZI
COSENZO
CUSENZA |
Cosenza è
molto diffuso in Calabria e Sicilia, ma presenta ceppi
significativi anche in Campania, Abruzzo e Lazio, Cosenzi, quasi
unico, è probabilmente il frutto di errori di trascrizione, così
come Cosenzo, Cusenza ha un grosso nucleo nella Sicilia
occidentale ed uno nel Gargano a San Giovanni Rotondo (FG),
tutti questi cognomi dovrebbero derivare dal toponimo Cosenza
direttamente o attraverso modificazioni dialettali. |
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COSIMI
COSIMINI
COSIMO |
Cosimi è tipico della fascia litoranea toscana e del Lazio, di
Roma in particolar modo, Cosimini, molto raro, sembra specifico
della provincia di Lucca, Cosimo ha un ceppo a Napoli e nel
napoletano ed uno nel crotonese a Rocca di Neto e Belvedere di
Spinello soprattutto, derivano dal nome medioevale
Cosimus
di cui abbiamo un esempio in quest'atto del 1418 a Firenze:
"...pro quo et suis precibus et mandatis fideiussit Cosimus
Iohannis Biccii de Medicis campsor de Florentia ..."; un
importante ed illustre esempio fu Cosimo De' Medici (1389-1464)
nonno di Lorenzo il Magnifico. |
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COSINI
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Originario della provincia di La Spezia, dovrebbe derivare da un
soprannome legato al toponimo Cosio di Arroscia (IM). |
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COSMACINI |
Estremamente raro è tipico dell'udinese, deriva dal cognome
sloveno Kosmacin
a sua volta derivato dal vocabolo slavo
kosmac (uomo
peloso, barbuto). |
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COSMA
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Cosma ha un ceppo veneto, nel vicentino, padovano, trevisano e
soprattutto veneziano, un ceppo romano ed uno pugliese, nel
barese, tarentino, brindisino e leccese, dovrebbe derivare dal
nome greco Kosmas,
ricordiamo i Santi Kosmas e Damianus. |
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COSMAI
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Cosmai è tipico di Bisceglie nel barese, dovrebbe derivare dal
nome greco Kosmas,
ma è anche da prendere in considerazione una probabile
derivazione dal nome normanno
Gossmann, data la notevole
presenza slava in loco non si può neppure trascurare una
derivazioe da un soprannome originato dal vocabolo slavo
kosmac
(uomo peloso, barbuto), tracce di questa cognominizzazioni si
riscontrano nel barese fin dal 1600. |
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COSMI
COSMO
DE COSMI
DE COSMO |
Cosmi ha un ceppo a Rimini ed uno nel Lazio, a Roma, Latina ed
Aprilia, Cosmo ha un ceppo a Venezia e nel veneziano ed un
nucleo principali a Bari e barese, De Cosmi, estremamente raro,
sembrerebbe del romano, De Cosmo, un poco più diffuso, parrebbe
pugliese, di Bari in particolare e di Foggia, dovrebbero
derivare da modificazioni del nome normanno
Gossmann
e forse, in alcuni casi, soprattutto al nord, dalla contrazione
del nome Cosimo,
o da forme patronimiche con il
De che sta per figlio di. |
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COSOLETO |
Dovrebbe
essere della provincia di Reggio Calabria, dovrebbe derivare da
un soprannome legato al toponimo Cosoleto (RC). |
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COSPOLICI
CUSPILICI
CUSPOLICI |
Cospolici, molto raro, è specifico di Palermo, Cuspilici e
Cuspolici, quasi unici, sono entrambi siciliani.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
dovrebbero derivare dal cognome slavo
Kuspilić
o Kuspilic,
cognome che dovrebbe provenire dall'isola dalmata di Curzola
(Korčula in croato), famosa, ad esempio, per la battaglia di
Curzola in cui Marco Polo venne fatto prigioniero dai genovesi. |
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COSSA
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Si
individuano tre ceppi, uno in provincia di Sassari, uno nel
leccese ed uno nell'udinese, quest'ultimo probabilmente è
un'italianizzazione del cognome sloveno Kos, molto diffuso.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cossa è un cognome sardo che può corrispondere al femminile
dell'etnico Cossu/a
= Còrso/a,
cioè "nativo/a della Corsica",
che deriva dal latino 'Corsus-a';
oppure al sostantivo 'cossa/coscia'
= coscia,
che deriva dal latino 'coxa'.
M. Pittau, Dizionario dei Cognomi di Sardegna, 1, p. 248
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
COSSA: cossa,
nei dialetti centrali è la
coscia;
cóscia
(con la o aperta), in campidanese;
coxa in
latino. Il termine coscèri
è sinonimo di feminàxu,
bagassèri =
donnaiolo.
A Ploaghe is cossas, sono le campane di bronzo delle vacche.
Troviamo il cognome nei documenti antichi della lingua sarda.
Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI°, XIII° secolo,
figurano: Cossa Maria e Cossa Petru(163), in una spartizione di
terre e di servi tra donna Preziosa de Athen e San
Nicola:.parcivimus nos paris sa domo d'Olvesa (probabilmente in
agro di Trullas), a boluntade de pare.Ego (Petru, priore di S.
Nicola ), levai latus (metà, del servizio) di Iusta de Ribu, et
pede(un terzo) de Maria Cossa et pede de Sistu su fiiu;.Et
remanserunt in comune latus de Margarita et pede de Palma et
pede de Sthefano de Silki et pede et duas dies de Pisana, et
duas dies de Guantine Cocone et duos(?) dies de Petru Cossa( che
pure risulta essere ancora un bambino).Attualmente il cognome
Cossa è presente in 206 Comuni italiani, di cui 30 in Sardegna:
Sassari 65, P. Torres 15, Sestu 12, etc. E' presente in quasi
tutte le regioni italiane. Nella penisola troviamo i ceppi più
consistenti in Puglia (Lecce e prov.) e in Lombardia (Milano e
prov.). Anche qui il significato rimane quello di coscia (lat.
coxa). Nella terminologia medica è rimasto il termine cossalgia,
per coxalgia, per indicare il dolore dell'anca. |
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COSSALTER |
Specifico
di Feltre (BL), dovrebbe derivare da un antico toponimo simile a
Cossalto (VE). |
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COSSETTI
COSSETTO |
Cossetti, molto raro, ha un piccolo ceppo nel bresciano, uno in
Friuli ed uno nel Piceno, Cossetto, estremamente raro, ha un
ceppo nel torinese ed uno triestino.
ipotesi pervenutaci da
Gabriele Cossetti
Con ogni probabilità i cognomi : COSS, COSSA, COSSALE, COSSALI,
COSSALTER, COSSANDI, COSSAR, COSSARA, COSSARI, COSSARINI,
COSSARIZZA, COSSARO, COSSART, COSSATO, COSSAVELLA, COSSE',
COSSEDDU, COSSELLI, COSSELLU, COSSENTINO, COSSER, COSSERAT,
COSSETA, COSSETTA, COSSETTI, COSSETTINI, COSSETTO, COSSI,
COSSIA, COSSIANI, COSSIAU, COSSICH, COSSIDENTE, COSSIERS,
COSSIGA, COSSIGNANI, COSSINA, COSSINI, COSSINO, COSSIO, COSSIRA,
COSSIRI, COSSO, COSSOLINI, COSSOLO, COSSON, COSSONI, COSSOTTO,
COSSOVEL, COSSOVICH, COSSU, COSSUTTO, COSSUTTA, COSSUTTI,
COSSUZIO, ecc. come pure i nomi di località
:COSSAINE(SS),COSSANO BELBO (CN), COSSANO CANAVESE (TO), COSSATO
(VC), COSSERIA (SV), COSSIGNANO (AP), COSSOGNO (NO), COSSOMBRATO
(AT), COSSU (NU), ecc. sono in relazione con l'antico nome
romano dei COSSUS, gente appartenente ad una delle sedici tribù
rustiche più antiche, ossia quella dei CORNELI (nome di origine
etnica che significa oriunda di CORNE' colle nell'Agro
Tusculano). Il ramo più antico è quello dei MALUGINENSES, dal
quale si staccarono poi le famiglie dei COSSI e degli ARVINA, e
quindi quella degli SCIPIONES. Il soprannome tipico dei COSSI è
RUTILUS (rosso,fulvo,brillante,splendente) forse in relazione
alla caratteristica fisica delle gote rosse o rossori di altro
tipo, come in relazione a caratteristiche fisiche è il nome
COSSUS : 'tarlo del legno' di probabile origine etrusca "Ab
antiquis dicebantur natura rugosi corporis homines, a
similitudine vermium ligno editorum, qui cossi
appellantur"-Festo, 36-II. Ne "LE STORIE" di TITO LIVIO vengono
menzionati : AULO CORNELIUS COSSUS - Riporta le Spoglie Ottime
nel 428 a.C. di Larte Tolumnio re dei Veienti - Pontefice
Massimo nel 431 a.C. - Console nel 428 a.C. - Tribuno militare
con potere consolare nel 426 a.C. - Governatore a Roma tra il
426 e il 413 a.C. - Maestro di Cavalleria tra il 426 e il 413
a.C. - Console nel 413 a.C. GNEO CORNELIUS COSSUS -Tribuno
militare con potere consolare nel 414 a.C. - Console nel 409
a.C. - Tribuno militare con potere consolare nel 406 a.C. -
Governatore a Roma nel 405 a.C. - Tribuno militare con potere
consolare nel 404 e 401 a.C. PUBLIO CORNELIUS COSSUS -Tribuno
militare con potere consolare nel 408 a.C. - Dittatore nel 407
a.C. - Tribuno militare con potere consolare nel 406,395,394a.C.
AULO CORNELIUS COSSUS -Dittatore nel 385 a.C. - Fa arrestare
Marco Manlio Capitolino - Celebra il trionfo sui Volsci ed
abdica. AULO CORNELIUS ARVINA COSSUS -Maestro della Cavalleria
nel 353 e 349 a.C. - Console nel 343 a.C. - Conduce un
esercito nel Sannio e viene salvato dalla sconfitta da DECIO
MURE - Console ne 333 e 332 a.C. - Dittatore nel 322 a.C. ,
trionfa sui Sanniti. Le centuriazioni (assegnazione ai veterani
dei territori espropriati ai vinti) devono aver disperso questa
gente romana nelle zone più ricche quali la ROMAGNA (zona dei
Romani), Francia, Spagna e Romania. In queste zone devono
essersi verificate le differenziazioni dall'antico cognome sotto
l'effetto delle forme dialettali. I COSSETTI del centro Italia
sono notai e soldati di ventura venuti al sud forse
contemporaneamente alle comunità di Bolognola o di Villanova di
Accumoli. BOLOGNOLA: corrisponde a piccola Bologna, in quanto
fondata da ghibellini cacciati da Bologna tra il XIII ed il XIV
secolo (1274 d.c. in Historie di Pompeo Vizani). Ma vi sono
altri centri che possono far richiamo a questa origine come
Villanova sopra Accumoli (RI) e Villanova di Castenaso (BO).
COSSETTI può farsi derivare da COSSUS con l'aggiunta di etnici o
toponimi quali -attus (cossattus), -etum (cossetum), -ittus
(cossittus), -ottus (cossottus) antichi suffissi vezzeggiativi
usati per indicare il nome di abitanti di precise località.
bibliografia:
DIZIONARIO DEGLI ETNICI E
DI TOPONIMI ITALIANI PATRON EDITORE - BOLOGNA di CAPPELLO e
TRAVAGLINI
FESTO POMPEO -
clossografo originario di Narbona, scrisse l'epitome di 20 libri
nell'opera di VERRIO FLACCO "De Verborum Significatu". (Epoca
sec. II o III d.c.) |
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COSSI
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Cossi ha un grosso ceppo a Sondalo nel sondriese, con un piccolo
ceppo a Venezia ed a Trieste, dovrebbe derivare dal nomen latino
Cossus
di cui abbiamo un esempio in un'elegia di Properzio: "...forte
super portae dux Veiens astitit arcem colloquiumque sua fretus
ab urbe dedit: dumque aries murum cornu pulsabat aeno, uinea qua
ductum longa tegebat opus, Cossus ait "forti melius concurrere
campo." nec mora fit, plano sistit uterque gradum. di Latias
iuuere manus, desecta Tolumni ceruix Romanos sanguine lauit
equos. ...", il ceppo veneto e triestino potrebbe invece
derivare o dal cognome sloveno
Kos, o dalla sua forma
patronimica slava Kossic. |
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COSSU
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Tipicamente sardo, deriva da un soprannome legato al vocabolo
dialettale cossu (tinozza, catino), potrebbe anche derivare dal
vocabolo dialettale.cossu (della Corsica).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
COSSU: su cossu,
in camp.; su cosso
in log. = corpetto
(del costume femminile), o
camicia di lusso; especie de
gipò (gippone), dal catalano cos
= cuerpo.
Cossiu in campidanese e barbaricino, cossu in logudorese è anche
il tino o bacinella di ceramica per il bucato; dal catalano
cossi = vas de terra cuita per a rentar roba; in aragonese
cocio; dall'italiano coccio = terra cotta ordinaria. Su cossu è
inoltre la cruna dell'ago, dal catalano cos = su cù de s'agu.
Ricordiamo poi che Cossu o Cossi è il nome di un antico centro
abitato, abbandonato: villa (bidda) medioevale, ubicata presso
il monte Cossu, in agro di Isili; appartenne alla Curadorìa di
Siurgus, nel regno giudicale di Càlari; fece poi parte del Regno
catalano - aragonese di Sardegna; andò definitivamente
spopolandosi alla fine del XVI° secolo (Di. Sto. Sa); se ne fa
menzione anche nell'opera di I. F Fara, "In Sardiniae
Chorographiam" pag. 218/4. Cognome diffuso in tutta la Sardegna,
con varianti e derivati, sin dai tempi antichi. Tra i firmatari
della Pace di Eleonora del 1388, figurano: Cossu (de) Anthonio,
ville Laconi (** Laconi.et Contrate Partis Alença et etc. seu
Atara Barçolo, officiali Curatorie de Parte Alença. In posse
Penna Ambrosii et filii Guiducii (Penna) notari...die XII
januarii 1388.( nisi pastores bestiarium) et etc.); Cossu (de)
Joanne, ville Iscopediu(Escovedu - Partis de Montibus); Cossu
Barçòlu, jurato ville Gestori( Gesturi - Contrate Marmille);
Cossu Comita, majore ville Nuraci Niello( Nuragi Nieddu -
Campitani Mayoris); Cossu Guantinus - de Aristanni ( ***
Aristanni: segue l'elenco dei nomi dei firmatari della
PETIZIONE.Omnes cives mercatores et habitatores dicte
civitatis.nisi pastores bestiaminum et quorum dificulter
demorari non poterant.congregati. Porta la data : die XIIII
mensis Januarii M°. CCC°. LXXXVIII° et etc; Cossu Joanne, jurato
ville Orani; Cossu Joanne, ville Forru (* Forru.Villanova Forru;
Bidda Noa de Forru; Collinas. Partis de Montibus); Cossu
Juliano, jurato ville Barumela (* Barumela.Mogorella? Partis de
Montibus); Cossu Nicolao, ville Tuyli (* Tuyli.odierno Tuili.
Contrate Marmille); Cossu Petro - de Bosa. Nella storia
ricordiamo Cossu, frà Giovanni Antonio, (Cuglieri 1725 - 1796).
Oltre agli studi religiosi, coltivò anche quelli di fisica, per
cui ebbe l'incarico di docente di Fisica Sperimentale
nell'Università di Cagliari. Nel 1786 fu nominato vescovo di
Bosa e in quelli anni fondò il Seminario Diocesano a Cuglieri.
Cossu Giuseppe, cagliaritano (1939 - 1837): storico ed
economista, partecipò all'opera riformistica condotta dal
ministro Gianbattista Lorenzo Bogino. Può essere considerato il
primo grande economista sardo dei tempi moderni. Pubblicò
numerose opere di carattere economico ed inoltre, in lingua
sarda l'opera: " Istruzionis pro is amministradores de is Montis
Granaticus de is biddas dipendentis de sa Reali Giunta Diocesana
de Casteddu". Il suo libro più famoso resta comunque: " La
coltivazione dei gelsi e la propagazione dei filugelli in
Sardegna."; redatto con l'intento di avviare nell'isola la
manifattura della seta. (Di. Sto. Sa. - di F. C. Casula).
Attualmente il cognome Cossu è presente in 640 Comuni italiani,
di cui 227/377, in Sardegna: Sassari 813, Cagliari 474, Tempio
236, Olbia 204, etc. Nella penisola è Roma ad avere il numero
più alto di Cossu, con ben 422. |
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COSSUTTA
COSSUTTI |
Cossutta è tipico di Trieste e del goriziano, ma ha un ceppo
anche a Montereale Valcellina (PN), Cossutti ha un ceppo a
Trieste ed uno nell'udinese, dovrebbero derivare da un
soprannome originato dal diminutivo dialettale del vocabolo
slavo kos
(merlo)
inteso anche come figlio del merlo (soprannome), si può prendere
in considerazione, anche se è da ritenersi non molto probabile
una derivazione dalla Gens latina
Cossutia
che ricordiamo era imparentata con la Gens Giulia, molto
radicata in quella zona essendo di questa gens la prima moglie
di Caio Giulio Cesare.
ipotesi fornita da I.
Marangon
in friulano cossa
e il diminuitivo cossuta
significano paniere. I cognomi Cossutti e Cossutta sembrano
proprio derivare da Cossuta dove la doppia s è doppia solo in
apparenza perchè indica solo il suono tipico della esse (???).
Dico così perchè è quanto di solito accade con i cognomi che
finiscono in -utti o -utta, che sono in un certo senso la
semplice italianizzazione di espressioni o parole friulane in
cui si è raddoppiata la consonante e modificata o aggiunta la
vocale finale.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cossutta è la forma italianizzata dell'originario cognome
sloveno e croato Kosuta
da 'kosúta'
= cerva,
ma in parte si tratta anche dell'originale cognome romanzo
friulano Cossùtta
proveniente da Malniso di Montereale Cellina (Pordenone),
derivato dalla voce friulana 'cossùta'
= piccola gerla, piccolo cesto,
diminutivo di 'còs',
prestito dello sloveno 'kos'
di uguale significato. M. Bonifacio, Cognomi triestini, p. 102. |
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COSTA
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Diffuso moltissimo in tutt'Italia, dovrebbe derivare da
soprannomi originati da toponimi quali: Costa (TV), Costa
Calcinara (PD), Costa d'Arcevia (AN) e tantissimi altri.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Sull'origine del cognome Costa, in realtà, confluiscono per lo
meno due ipotesi, che, sommate l'una all'altra, ne giustificano
l'altissima frequenza nell'intero paese. Da una parte, infatti,
la toponomastica ha sicuramente avuto un ruolo determinante
nella formazione del cognome, data la grande quantità di
toponimi formati dalla radice
costa (a dire il vero, se ne
riscontrano per lo più nel nord Italia, ma questo non esclude
un'origine topografica anche per le famiglie Costa del sud, ad
indicare cioè la conformazione del territorio da cui provenivano
i capostipiti): il termine costa,
infatti, non indica soltanto il
litorale marino, ma anche
la riva di un fiume,
di un lago
o ancora la fiancata d'un monte
e questo spiega allora la vasta diffusione del cognome anche
nell'entroterra del paese. Passando, invece, alla seconda
ipotesi, va detto che in molti casi il cognome Costa deriva dal
nome greco Costas
o Kostas,
nato per apocope dal nome
Konstantinos (il latino
Constantinus,
diminutivo di Constans,
col significato di fermo,
costante; cfr. Fermo e
Durante); la diffusione di questo nome nell'intera Europa (per
lo più continentale) è dovuta soprattutto alla figura di
Costantino il Grande (272 d.C. - 337 d.C.), il primo imperatore
cristiano dell'Impero Romano (in suo onore Bisanzio venne
rinominata Costantinopoli). Va detto, allora, che quest'ipotesi
d'origine onomastica può essere applicata soprattutto alle
famiglie Costa meridionali, in seguito all'antica presenza delle
colonie della Magna Grecia (che ha molto influito sulla
formazione di parecchi cognomi del sud), ma non è affatto
escluso che il nome Costa fosse usato anche nel nord e nel
centro nord del paese (come avviene nei casi dei nomi greci di
lunga tradizione). In conclusione, dunque, Costa deriva dalla
cognominizzazione o di soprannomi d'origine toponomastica o dei
nomi personali dei capostipiti.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
COSTA: è un cognome largamente diffuso in tutta Italia, ma a
secondo della Regione in cui è presente, assume diversi
significati, riconducibili comunque alla stessa radice nominale
e alla stessa etimologia, che ha come base il latino
costa. In
italiano costa
è sinonimo di costola, fianco,
lato, riga orizzontale, dorso, bordo, nervatura, costiera,
riviera, etc. Anche in sardo
assume, per lo più gli stessi significati dell'italiano. Nei
cognomi sardi però solitamente significa
altura, costa de monti
(fianco della montagna), tanto è che nei documenti antichi della
lingua sarda è preceduto sempre da "de",
ad indicare la provenienza. In tutta la Sardegna è inoltre
frequente come toponimo. Tra i firmatari della Pace di Eleonora
LPDE del 1388, figurano: Costa (de) Petro, ville Selluri (**
Selluri - Sedduri - Seddori: odierno Sanluri. Et ego Capula
Marcus .sindicus, actor et procurator ville Selluri.seu a Petro
De Castay, locuntenente capitanei et Margiano Costa,
locuntenente potestatis terre Selluri et omnibus habitatoribus
dicte terre, congregatis. X die januarii 1388); Costa "de"
Joannes, ville Algueri. (** Ville Algueri.odierno Alghero.
Camella Bernardus, Bos Franciscus, Ferret Anthonius sindici,
actores et procuratores.et nos, superius nominati: Serra (de)
Thomas, major camere; Pancie Comita, sub cancellarius; Caso
Anthonio procuratores.et singulos homines civitatum Sasseri et
Ville Ecclesiarum ac loci Telluri et locorum Mole de Posata et
Iscle de Galtelì ac Contrate de Baronia .et ego De Vieri Jacobus
praedictus tutor et curator datus et etiam adsignatus nobili
Mariano filio (di Eleonora e Brancaleone Doria). Fideiussores
Donnum De Villa Gonnarium et Donnum Musca Bartholomeum, cives
Aristanni. Presentibus: Marinella Torbino, Polvirella Anthonio,
Sirgo Barçòlo, civibus Aristanni. In die vigesima mensis
Januarii, anno millesimo CCCLXXXVIII - 1388). Nella storia
ricordiamo: Costa Enrico (Sassari 1841 - 1909), scrittore,
letterato e giornalista. Fu amministratore e archivista del
Comune di Sassari. Le sue opere più importanti sono: "l'Archivio
del Comune di Sassari" e molte altre note e numerosi articoli,
sulla sua città, ma l'opera maggiore è "Sassari - storia,
tradizione, personaggi", dalle origini fino al 1885. Ricordiamo
inoltre: Costa Vittorio Amedeo, balio e conte della Trinità,
vicerè di Sardegna dal 1755 al 1758; Costa Francesco Luigi,
balio e conte della Trinità, vicerè di Sardegna dal 1763 al
1767. Attualmente il cognome Costa è presente in 2560 Comuni, di
cui 59 in Sardegna: Cagliari 235, Nuoro 92, Sassari 80, etc.
Nella penisola è Roma ad avere il numero più alto con 1411;
seguono: Genova 1237, Milano 998, Torino 755, Napoli 445, etc.
In Sicilia Messina ne conta 1208, Palermo 1166, etc. |
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COSTABILE |
Particolarmente diffuso tra napoletano, salernitano e cosentino
dovrebbe derivare o dal nome
Costabile o dalla carica
bizantina, poi passata in uso nel medioevo, di
Comes Stabulae
(funzionario incaricato dell'amministrazioni delle stalle
reali), tracce di questa cognominizzazione le troviamo in uno
degli scritti ferraresi del 1500: "...Tunc omnes summi viri
auctoritate, exemplo, oratione Casellae commoti, certatim
humeros suos et colla feretro meo subiecerunt: ipse praetor
urbanus, ipse Lodovicus Casella, referendarius tanti ducis,
Paulus Costabilis, Ferrariensis rei publicae gubernator, ...".
integrazioni fornite da
Vincenzo Costabile
San Costabile, terzo abate della badia (abbazia) di Cava dei
Tirreni nel salernitano, patrono di Castellabbate nel
salernitano. |
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COSTACURTA |
Tipico
della zona tra vicentino e trevisano, dovrebbe derivare da un
toponimo contrapposto ad esempio a Costalunga (TV) o Costalunga
(VR) come Costa Curta (BL) ad esempio. |
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COSTAGUTA |
Costaguta, molto raro, sicuramente ligure del genovese, dovrebbe
derivare dal nome del quartiere Costaguta di Rapallo un sestiere
storico della città ligure. |
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COSTAMAGNA |
Tipico
del Piemonte occidentale, torinese e cuneese in particolare,
dovrebbe derivare dal toponimo Costamagna di Lequio Tanaro (CN). |
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COSTANTE
COSTANTI |
Costante è presente a macchia di leopardo in tutto il sud,
Costanti, decisamente più raro, è del centro, del Lazio in
particolare, derivano dal nomen latino
Constans,
Constantis
ricordiamo l'Imperatore romano
Flavius Iulius Constans figlio
terzogenito di Costantino, imperatore dal 337 al 350: "...Hic
Magnentius patre Britanno apud Laetos in Gallia natus, occiso
iam Constante, imperatorium habitum in Gallia induit,
Britanniamque in suas partes pellexit...". |
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COSTANTIN
COSTANTINI
COSTANTINO |
Costantin è tipico delle province di Padova, Venezia, Treviso,
Belluno e Pordenone, particolarmente presente a Forno di Zoldo
(BL), Venezia, Montagnana (PD), Montebelluna (TV) e Maniago
(PN), gli altri due cognomi sono diffusi in tutt'Italia, ma
Costantini particolarmente nella fascia centrale mentre
Costantino lo è al sud, questi cognomi dovrebbero tutti derivare
dal cognomen latino Costantinus.
Nel 1200, troviamo una famiglia Costantini annoverata tra i
patrizi di Venezia. |
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COSTANTINOPOLI |
Costantinopoli è assolutamente rarissimo, di probabile origine
ebraica, si trova a Roma ed a Milano. |
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COSTANZA
COSTANZI
COSTANZO
DE COSTANZO
DI COSTANZO |
Sia
Costanza che Costanzo sono diffusi in tutt'Italia, ma la loro
origine dovrebbe essere meridionale, Costanzi invece ha un ceppo
nell'area tra trentino, veronese e bresciano, ed un altro nella
fascia che comprende Marche, Umbria e Lazio, De Costanzo è
napoletano come il molto più diffuso Di Costanzo che oltre che
ad essere molto presente a Napoli lo è anche a Barano d`Ischia,
Pozzuoli, Volla, Cercola, Casamicciola Terme e Casalnuovo di
Napoli, possono derivare dal cognomen latino
Costantius,
di cui abbiamo un illustre esempio con l'imperatore romano
Gaius Flavius Valerius
Costantius, più noto come
Costanzo Cloro (250 - 306), ma è pure possibile una derivazione
da soprannomi legati al concetto di costanza, o da toponimi. |
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COSTANZINI
COSTANZINO |
Costanzini è tipico del modenese, di Modena, Vignola, Savignano
sul Panaro, Castelnuovo Rangone e Spilamberto, Costanzino è
decisamente siciliano, dell'agrigentino, di Palma di
Montechiaro, Canicattì e Licata, dovrebbero derivare da
modificazioni del cognomen latino
Costantinus
o da ipocoristici del nome
Costanzo. |
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COSTARELLA
COSTARELLI |
Costarella, molto molto raro, è specifico del reggino,
Costarelli ha un nucleo nella zona che comprende le province di
Perugia ed Ancona e ceppi in Sicilia ad Acireale (CT) e a Gela
(CL), potrebbero derivare da toponimi contenenti la radice
Costa-, tracce di questa cognominizzazione le troviamo nella
seconda metà del 1600 nel reggino con don Giovanni Costarello
parroco di Castellace di Oppido Mamertina (RC).
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Costarella è cognome calabrese che significa 'costola'.
Rohlfs, 87. |
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COSTELLA
COSTELLI
COSTELLO |
Costella ha un ceppo veneto nel trevigiano e bellunese e nel
vicino pordenonese, di Vittorio Veneto e Mansuè nel trevigiano,
di Pieve di Cadore nel bellunese, e di Fiume Veneto e Sacile nel
pordenonese, uno nel parmense a Borgo Val di Taro, ai confini
con la Liguria ed uno a Genova, Costelli, molto raro, ha un
piccolo ceppo lombardo, nell'area che comprende il varesotto, il
milanese ed il bergamasco, Costello, ormai quasi unico, che
dovrebbe essere stato originario della Campania e della Sicilia,
sembrerebbe oggi presente solo in Piemonte, questi cognomi
potrebbero derivare in qualche caso dal nome medioevale
Costellus,
ma molto spesso hanno origine da forme ipocoristiche di nomi di
località (vedi COSTA).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
COSTELLA: non si tratta di un cognome propriamente sardo; il
numero più alto di presenze si registra in Veneto (Vittorio
Veneto 29). Per significato ed estimo crediamo derivi dal latino
costa
e ne sia il diminutivo. L'arrivo del cognome in Sardegna
(esclusivamente ad Arborea - 19 - prov. di Oristano), risale
agli anni 20 del secolo scorso, al tempo della Bonifica della
Piana di Terralba [per saperne di più vedi "l'Arboreino - dalle
paludi alla Bonifica del Terralbese - da Mussolinia ad Arborea
2000 - di Michele Angioni - Ed. PTM di Mogoro o vedi nel Web
l'arborea di Michele Angioni]. Non abbiamo però la certezza che
il primo Costella in Sardegna sia arrivato negli anni 20 del
'900, perché tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del
1388 abbiamo un certo Costedda, che supponiamo sia la
trascrizione in sardo di Costella: Costedda Petro, ville Selluri
(** Selluri - Sedduri - Seddori: odierno Sanluri. Et ego Capula
Marcus .sindicus, actor et procurator ville Selluri.seu a Petro
De Castay, locuntenente capitanei et Margiano Costa,
locuntenente potestatis terre Selluri et omnibus habitatoribus
dicte terre, congregatis. X die januarii 1388). |
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COSTENARO |
Sembra
avere due ceppi distinti, nel novarese e nel vicentino, dovrebbe
derivare da un indicatore di località stante ad indicare chi
viveva vicino ad una costa, intesa come bordo di una vallata, di
una collina, di un fiume, ecc. |
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COSTETTI |
Costetti è tipicamente emiliano del reggiano, di Castelnovo ne'
Monti, Reggio nell'Emilia, Vetto e Quattro Castella, potrebbe
derivare da una forma ipocoristica del termine dialettale
reggiano arcaico costi
(costole),
forse ad indicare nel capostipite una persona molto magra, tanto
da avere le costole in bell'evidenza. |
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COSTIGLIOLA |
Costigliola è molto diffuso nel napoletano, in particolare a
Bacoli e Pozzuoli, ma con buone concentrazioni anche a Monte di
Procida, Napoli e Quarto, dovrebbe derivare da un nome di
località. |
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COSTUCCI |
Assolutamente rarissimo, quasi unico. |
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COSZACH |
Tipico della valle del Natisone nell'udinese è molto molto raro,
deriva dal cognome sloveno arcaico
Hoszak,
l'attuale Hoscan,
che a sua volta deriva dall'etnico del toponimo slavo
Hostne (Costne),
una località del comune di Grimacco (UD). |
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COTA
COTE
COTI |
Cota sembrerebbe pugliese, con un ceppo nel foggiano a San
Severo e Mattinata, ed uno piccolo nel leccese a Lecce e
Taviano, Cote è quasi unico, Coti ha un ceppo a Casarano nel
leccese ed uno molto piccolo, forse secondario a Morengo nel
bergamasco ed a Crema nel cremonese, potrebbero derivare da un
soprannome originato dal termine albanese arcaico
kota (cosa
da poco, inutile), troviamo
anche rare presenze nel sondriese, dove l'origine potrebbe
essere dal vocabolo dialettale
cota (pietra
per affilare), forse ad
indicare che il capostipite facesse di mestiere il contadino,
spesso visto con in mano la pietra per affilare la falce. |
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COTELLA
COTELLI
COTELLO |
Cotella è tipico di Genova e Campomorone (GE), con ceppi,
probabilmente secondari, anche nel torinese, Cotelli è specifico
del bresciano, di Gardone Val Trompia, Brescia, Bagnolo Mella,
Sarezzo e Corzano, Cotello, quasi unico e probabilmente dovuto
ad un errore di trascrizione del precedente, potrebbero derivare
da un soprannome originato da un ipocoristico del termine
cote (pietra
usata per affilare lame) forse
dovuto ad un caratteristico modo di affilare la falce,
probabilmente denotando un'origine contadina. |
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COTICA
COTTICA
CUTICA
CUTTICA |
Cotica, assolutamente rarissimo, parrebbe avere un ceppo nel
milanese ed uno tra anconetano e maceratese, Cottica, solo
leggermente meno raro, ha un ceppo tra milanese e cremonese, ed
uno a Verbania, Cutica è quasi unico e sicuramente piemontese,
Cuttica, il più diffuso di questi cognomi, tipicamente
piemontese, ha un ceppo nell'alessandrino ad Alessandria e
Quargnento, a Torino ed a Genova, dovrebbero derivare da
soprannomi originati dal termine dialettale
codega o
cuttega,
che significano sia cotenna del
maiale che sona superficiale di
un prato erboso, dove l'erba forma
zolle compatte
trattenute dalle radici dell'erba. Troviamo tracce di queste
cognominizzazioni nella seconda metà del 1500 a Milano, dove
opera il notaio Gian Giacomo Cottica e a Cassago Brianza con una
certa Clemenza Cottica, citata come beneficiaria in un
testamento del 1608 e, sempre a Bologna nel 1645 troviamo
Rettore il milanese Giovannandrea Cottica: "Die 14 septembris
1645. Admodum Rev. Pater D. Andreas Cotica Rector huius domus
advenit, suffectus loco". |
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COTIGNOLA |
Estremamente raro, parrebbe originario della Campania, dovrebbe
derivare da un soprannome legato alle mele cotogne, più
difficile la derivazione dal toponimo Cotignola (RA).
Personaggio degno di nota del 1400 è il Capitano di ventura
Micheletto Cotignola (o da Cotignola) |
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COTOGNI
COTOGNO
COTUGNO |
Cotogni ha un ceppo romano, Cotogno, molto raro, ha un ceppo ad
Anzio, Cotugno è tipicamente meridionale, con ceppi importanti
tra iserniese, casertano, beneventano e napoletano e foggiano in
particolare, con presenze comunque significative anche nel
barese, tarentino e materano ed un ceppo tra reggino e
messinese, dovrebbero derivare da nomi di località o dalla
presenza di piante di mele cotogne nelle vicinanze
dell'abitazione dei capostipiti, ma non si può escludere in
alcuni casi una derivazione da soprannomi originati dal termine
arabo qutun
(cotone),
forse perchè il mestiere dei capostipiti avesse in qualche modo
connessioni con quella fibra tessile, Cotugno in molti casi è di
origini spagnole, derivando dal cognome
Cotuņo
tipico dell'area di Toledo. |
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COTRONA |
Cotrona tipico del reggino, dovrebbe derivare da
Cotrona,
il nome latino della città di Crotone, come possiamo leggere
nella Historia Romana
di Paolo Diacono: "...Quinto Gulone Favio Pictore consulibus
Picentes bellum commovere et ab insequentibus consulibus Publio
Sempronio, Appio Claudio victi sunt; et de his triumphatum est.
Conditae a Romanis civitates Ariminus in Gallia et Beneventum in
Samnio. Tunc etiam a Romanis Cotrona invaditur. Eo tempore
pluribus locis e fontibus cruor fluxit et de nubibus in specie
pluviae lac descendit. ..". |
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COTRONEI
COTRONEO |
Entrambi
tipici del reggino, dovrebbero derivare dal toponimo Cotronei
nel crotonese, o dall'etnico arcaico di Crotone (vedi Cotrona). |
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COTRUFFO
COTRUFO |
Cotruffo, praticamente unico, dovrebbe essere dovuto ad
un'errata trascrizione di Cotrufo, che ha un ceppo a Napoli, uno
molto piccolo a Matera ed uno in Puglia a Manfredonia nel
foggiano e ad Acquaviva delle Fonti e Bari nel barese, e che
dovrebbe derivare da un nome o soprannome grecanico basato su di
un'alterazione del termine greco antico κόττυφος kottyfos
(merlo). |
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COTTA
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Ha
un ceppo nella provincia di Imperia ed uno nel comasco, dovrebbe
derivare dal cognomen latino Cotta, portato ad esempio da
Aurelio Cotta Console del I° secolo avanti Cristo: "...Aurelius
Cotta consul, cum ad opus equites necessitate cogente iussisset
accedere eorumque pars detractasset imperium, questus apud
censores effecit, ut notarentur; a patribus deinde obtinuit..."
integrazioni fornite da
Giancarlo Mainardi
il cognome Cotta Ramusino trae origine intorno al 1600 da due
insediamenti originari dell'area della Lomellina nel pavese,
entrambi di cognome Cotta e fra loro imparentati. Gli
appartenenti all'uno dei rami erano di carattere rissoso,
intollerante, i componenti del secondo ramo erano invece di
carattere pacifico, mite e tranquillo. Per distinguersi dal
primo ramo nella comunità rurale, i componenti del secondo ramo
adottarono il simbolo di un ramo d'ulivo, (nel dialetto di
Lomellina ramoscello si dice ramusin) simbolo di pace, e con
tale simbolo marchiarono gli attrezzi agricoli, le botti, i
carri e quant'altro. Il simbolo divenne poi cognome allorché i
capi famiglia fecero battezzare i nuovi nati con il distinguo:
Cotta Ramusino. Tradizione orale dalla Lomellina, 1970 circa, e
Dizionario Pavese-Italiano. |
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COTTI
COTTINI |
Cotti
dovrebbe essere bolognese, ma con un ceppo anche nel bresciano
ed uno nel parmense, Cottini ha un ceppo nel verbanese, uno nel
bergamasco, uno nel veronese ed uno tra urbinate, Umbria,
aretino e senese, potrebbero derivare, direttamente o tramite
ipocoristici, dalla contrazione di una variazione del nome
Menico. |
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COTTITTO |
Cottitto è tipicamente siciliano, di Palma di Montichiaro
nell'agrigentino, dovrebbe derivare da un soprannome grecanico
basato su di un'alterazione del termine greco antico κόττυφος
kottyfos (merlo). |
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COTTONE
COTTONI |
Cottone è tipicamente siciliano, molto diffuso in particolare a
Palermo, Balestrate (PA ) e Villabate (PA), ad Alcamo (TP), ad
Adrano (CT) e nell'agrigentino a Sciacca, Caltabellotta e
Realmonte, Cottoni è assolutamente rarissimo, dovrebbero
derivare da soprannomi originati dal vocabolo dialettale
cuttuni
(cotone),
forse ad indicare il mestiere del capostipite. |
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COTTU
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Cottu, decisamente sardo, è tipico del nuorese, di Ollolai in
particolare e di Nuoro e Gavoi, dovrebbe derivare da un
soprannome dialettale nuorese basato sul termine
cottu,
che significa sia cotto,
che maturo
e abbronzato,
forse una caratteristica del capostipite. |
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COTTURA
COTURA |
Cottura è
tipicamente piemontese, Cotura è quasi unico, dovrebbero
derivare dall'italianizzazione dei cognomi francesi Cottour o
Cotour, che dovrebbero derivare dalla toponomastica,
probabilmente brettone. |
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COUTANDIN |
Abbastanza raro, sembrerebbe tipico della zona di Perosa
Argentina (TO), dovrebbe essere di origini occitane e
deriverebbe dal mestiere di guardiano dei campi
coutaudier
in antico provenzale. |
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COTZA
|
Specifico del cagliaritano dovrebbe derivare da un soprannome
originato dal vocabolo sardo
còtza (mitile,
cozza, ma anche
cuneo).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
COTZA; COZZA: all'origine era senz'altro
Cotza, e
quindi Cozza
risulta come errore di trascrizione anagrafica. L'etimo ed il
significato del termine lasciano spazi aperti, per il fatto che
codza, cozza, cotza, cotssa,
hanno diversi significati e quindi origini diverse, a secondo
delle varie aree linguistiche della Sardegna. Esempio
còtza in
campidanese può significare
cuneo, cavicchia, bietta dell'aratro,
che in logudorese è detto còtta
o còndzu.
Sa marra est scotzàda
(iscondzàda - log.) = la zappa
ha perso il cuneo.
Su pippiu tenit su bratzu sconciàu
(iscontzàu, iscottàu) = il
bambino ha il braccio slogato.
Quindi accotzai
significa mettere il cuneo
o anche sostenere.
In senso figurato, raccomandare.
Da accotzai
deriva anche cotzìna,
che è l'insieme delle radici di
un albero.
Cotzìna
in senso figurato significa uomo
balordo e stupido.
Cotza in
campidanese è la crocchia
o acconciatura dei capelli delle donne; crocchia deriva dal
latino cordulare,
mettere in tondo: un crocchio di persone = un gruppo di persone
disposte in cerchio. Sa cotza
o codza
in log.
colla in campid. È lo
scroto
o borsa dei maschi, da cui deriva
cotzùdu
(log.), collùdu
(camp.) = non castrato;
e quindi codzòne
in log. callòni
in camp., ma nel significato di
testicolo. Abbiamo in altre
parti chiarito che il termine dispregiativo sardo calloni, non
significa testicolo, bensì uomo da poco, facchino, portaborse e
deriva dal latino calonis = garzone, servo, sguattero, scudiero.
Infine is cozzas, sono le cozze di mare, cioè i mitili, che
tutti conosciamo. I cognomi Cotza e Cozza non sono presenti
nelle carte antiche da noi esaminate. Attualmente Cotza è
presente in 136 Comuni italiani, di cui 56 in Sardegna: Cagliari
100, Villasalto 71, Uras 36, etc. Cozza è presente in 382 Comuni
italiani, di cui 8 in Sardegna: Cagliari 10, Mandas 5,
Maracalagonis 3. Ribadiamo: è nostra convinzione che il cognome
Cozza in Sardegna derivi dall'errata trascrizione anagrafica di
Cotza. Cozza (chiaramente col significato di mitilo), è diffuso
in tutta la penisola, con ceppi consistenti in Calabria, in
Veneto, in Lombardia, in Piemonte etc. |
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COVA
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Cova è tipico di Milano e del milanese, con un ceppo anche a
Varese, uno nel Trentino ed uno nel ferrarese, dovrebbe derivare
da un soprannome originato dal vocabolo lombardo
cova,
coa (coda). |
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COVATI
|
Covati è tipico del piacentino di Coli e Piacenza, parrebbe di
origini bresciane, dovrebbero derivare dal nome medioevale
Covatus
di cui abbiamo un esempio in una
Carta donationis
del 1200 a Milano: "...Signum + manuum Medii superstantis
ecclesie Sancte Tegle et Covati Cadenarii et Guaschi Maistri qui
dicitur de Senago, testium. ...", in epoca medioevale i Covati
sarebbero stati Signori dell'area che attualmente si chiama
Castelcovati nel bresciano, tracce di questa cognominizzazione
le troviamo ad esempio nel 1400 in uno scritto: "...Exemplum
vero codicis Othoboniani Joannes Odo Covatus ad nonas martias
MCCCCLXVIII raptim exaravit, ut ille in calce opusculi
notavit...". |
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COVATO
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Covato è tipico di Modica nel ragusano e di Ispica, potrebbe
derivare dal nome medioevale
Covatus (vedi COVATI). |
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COVELLI
COVELLO |
Covelli ha un ceppo nel bergamasco, uno tra romano e latinense,
ma il nucleo è nell'area che comprende napoletano, salernitano,
potentino, Puglia, cosentino, crotonese e catanzarese, Covello
sembra tipico del cosentino e del palermitano, dovrebbero
derivare da una forma ipocoristica dell'aferesi di una
variazione del nome Iacopo,
modificato prima in Iacovo,
poi in Covo,
quindi in Covello.
ipotesi fornita da
Filippo Covelli
molti dei Covelli del ceppo bergamasco, come quelli del paese di
Songavazzo, e comuni limitrofi prendono il loro cognome dal
paese di Covo, a est della provincia di Bergamo. Il paese viene
spesso nominato Covello ancora oggi. |
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COVER
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Originario della zona tra Treviso e Pordenone, potrebbe derivare
da un soprannome originato da un vocabolo slavo kovec (mastro
ferraio), oppure dal toponimo Covolo (TV). |
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COVERI
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Originario dell'area compresa tra Firenze e Forlì |
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COVI
COVO |
Covi è tipico del Trentino, di Fondo, Trento, Bolzano e
Sarnonico (TN), Covo è unico, dovrebbero derivare da un nome
medioevale Covus
non meglio identificato, ma è pure possibile una derivazione da
un soprannome originato dal vocabolo dialettale
covo,
covi (covone,
covoni di paglia o fieno),
tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Soncino nella
seconda metà del 1500 con il Notaio Ottavio Covus. |
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COVIELLO |
Coviello è molto diffuso in Campania, potentino e barese,
potrebbe derivare da una modificazione dialettale del nome
Covello
(vedi COVELLI), ma l'ipotesi più probabile è una derivazione da
un soprannome originato dal nome della maschera del teatro
dialettale centromeridionale
Coviello (servo
astuto, ruffiano, cialtrone)
personaggio che si trova anche nella commedia di Molière,
il Borghese Gentiluomo. |
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COVINI
COVINO |
Covini è tipico dell'area milanese e pavese, Covino è
tipicamente campano, dell'area napoletano, avellinese
soprattutto, questi cognomi dovrebbero derivare da ipocoristici
dell'aferesi di nomi come Iacopo
(vedi COVELLI). |
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COVIOLI |
Tipico
bergamasco, dovrebbe essere originato da un soprannome
discendente dal toponimo Covo (BG). |
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COVONI
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Originario fiorentino, dovrebbe derivare dal nome Iacopo. |
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COVRE
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Tipico della zona tra Conegliano nel trevisano e Sacile nel
pordenonese.
integrazioni fornite da
Damiana Covre
il cognome deriva dal latino
cuprum (rame)
con lenimento e spirantizzazione della consonante. Da notare lo
spagnolo cobre
e il portoghese covre
che significano appunto rame. |
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COX
COXE |
Entrambi probabilmente di origini francesi, Cox è presente in
particolare a Roma, Coxe, estremamente raro, è del cuneese e
savonese, dovrebbero derivare dal cognome francese
Cox, a
sua volta derivato da un soprannome, che sembrerebbe volesse
significare fanfarone, ma anche seduttore. |
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COZZA
COZZI
COZZO |
Cozza è
tipico calabrese, del cosentino in particolare, Cozzi è diffuso
a macchia di leopardo in tutta l'Italia peninsulare, Cozzo
dovrebbe essere originario della provincia di Messina,
dovrebbero derivare da modificazioni dell'aferesi contratta del
nome Jacopo, ma è pure possibile che derivino da soprannomi
originati dal fatto di essere il capostipite monco. |
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COZZAGLIO |
Cozzaglio
è specifico del bresciano, di Tremosine in particolare, dovrebbe
derivare da un nome di località non meglio identificabile. |
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COZZOLINO |
Cozzolino
è tipico campano, con un ceppo anche nel Lazio e nel cosentino,
si tratta di una forma ipocoristica dell'aferesi sincopata di
nomi come Jacopo. |
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COZZUBBO
CUZZUBBO |
Cozzubbo è tipicamente siciliano, di Giarre e Paternò nel
catanese, Cuzzubbo, quasi unico, ha qualche presenza nel
napoletano e nell'area messinese e catanese, dovrebbero derivare
da un soprannome basato sul termine dialettale
cuzzùpu,
che significa sia paniere largo
e privo di manici, sia, come
estensione, ragazzotto piccolo
di statura, e forse questa
potrebbe essere l'origine del soprannome riferito ad un
capostipite molto basso. |
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COZZULA |
Tipico del sassarese, dovrebbe derivare da un soprannome
originato dal vocabolo sardo
cozzula (focaccia). |
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COZZUOL |
Cozzuol,
assolutamente rarissimo, parrebbe del trevigiano, potrebbe
derivare da una forma dialettale aferetica contratta di un
ipocoristico complesso del nome Iacopo, da Iacopuzzo,
Iacopuzzuolo, Cozzuolo e quindi Cozzuol. |
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CRABA
CRABU |
Craba è tipico delle province di Oristano, zona di Zerfaliu
(OR), Siapiccia e Villaurbana, e del sassarese, dintorni di
Tula, Crabu, sempre sardo, è specifico più del cagliaritano, di
Cagliari, Mandas ed Isili, dovrebbero derivare da soprannomi
originati dal vocabolo sardo
craba (capra),
ma è pure possibile che in qualche caso derivino da nomi di
località come Sa Craba nel cagliaritano. (vedi anche CABRAS) |
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CRACCHI
CRACCO
GRACCHI
GRACCO |
Cracchi, molto raro, è bolognese, Cracco è tipicamente veneto,
del veronese e vicentino, soprattutto di Valdagno nel vicentino,
ma anche di Cornedo Vicentino, Arzignano, Vicenza, Brendola,
Chiampo, Trissino, Brogliano, Altissimo e Sovizzo sempre nel
vicentino e di Verona, Vestenanova, San Martino Buonalbergo e
Tregnago nel veronese, Gracchi, assolutamente rarissimo, è
presente qua e là nell'Italia settentrionale, Gracco,
leggermente meno raro, sembrerebbe avere un piccolo ceppo in
Friuli ed uno nel napoletano, dovrebbero derivare dal cognomen
latino Cracchus
o Gracchus,
di cui abbiamo svariati esempi, uno dei quali è questo: "..
Tiberius Cracchus cum comitia consularia habuisset, dicerentque
Etrusci augures rem in augurio experti vitio Coss. creatos
fuisse, Gracchusque ut ineptos et insanos Etruscos incesseret,
abiens in provinciam Senatui rescripsit, veridicos, non autem
insanos Etruscos esse. ..". |
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CRACO'
|
Cracò è tipicamente siciliano, specifico di San Fratello nel
messinese, con un piccolo ceppo anche nell'agrigentino a
Sciacca, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine
dialettale siciliano cracò
originato da un'alterazione del vocabolo grecanico
calcòs (fabbro),
stando così probabilmente ad indicare quale fosse stata la
professione dei capostipiti. |
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CRAIGHERO |
Specifico
dell'alto udinese, zona di Ligosullo e Tolmezzo (UD), deriva
dall'essere stati i capostipiti soldati mercenari, al seguito
del colonnello Kreig, questi venivano chiamati all'epoca
Kraighers. |
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CRAMARO |
Cramaro, molto molto raro è specifico dell'udinese.
integrazioni fornite da
Pietro Bortolotti
Cramaro è un cognome tipico dell'alto Friuli: i
cramàrs
infatti erano coloro (soprattutto originari della Carnia), che
si recavano all'estero a svolgere il mestiere di venditori
ambulanti. Il vocabolo cramars
deriva dal tedesco kram,
(merce, roba). |
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CRAMER
CRAMERI
CRAMERO
CRAMEROTTI
KRAMER |
Cramer ha varie presenze sparse qua e là in Lombardia, basso
Trentino, Veneto, udinese ed a Trieste, Crameri, assolutamente
rarissimo, sembrerebbe della Lombardia nordorientale, Cramero è
unico, Cramerotti ha un ceppo trentino ad Aldeno e Trento ed uno
ad Aprilia nel latinense, probabilmente conseguenza
dell'emigrazione triveneta in occasione della bonifica Pontina,
Kramer ha varie presenze sparse qua e là in tutta l'Italia
settentrionale, dovrebbero derivare, direttamente o tramite una
forma ipocoristica, dal termine germanico
kramer (merciao,
bottegaio, mercivendolo),
probabilmente a sottolineare l'attività dei capostipiti. |
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CRANCHI
CRANCO |
Cranchi,
tipicamente lombardo, è concentrato nell'area di Bellagio nel
comasco, anche se presenta un ceppo, probabilmente secondario, a
Sermide nel mantovano, Cranco è quasi unico, di etimologia
oscura, si potrebbe assimilare al termine granchio o cancro, o
forse al tedesco kranke (ammalato), ma senza alcun riferimento
concreto. |
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CRAPANZANO |
Crapanzano è tipicamente siciliano, particolarmente concentrato
nel trapanese, agrigentino, nisseno ed ennese, si dovrebbe
trattare di un cognome originario della Catalogna, che vanta
anche un casato nobile, un Palascino Crapanzano sarebbe arrivato
in Sicilia dalla Spagna nella seconda metà del 1200 e si sarebbe
posto al servizio di Re Manfredi di Sicilia, successivamente
Guglielmo Crapanzano avrebbe esercitato potere feudale su
Marsala.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Crapanzano è cognome calabrese e siciliano che viene dal
toponimo Carpanzano in provincia di Cosenza. |
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CRAPULLI |
Crapulli, assolutamente rarissimo, parrebbe del materano, di
Gorgoglione, Stigliano e Matera in particolare, dovrebbe
derivare dal termine greco
kraipale (gozzovigliare,
darsi ai bagordi), forse a
caratterizzare il comportamentio del capostipite.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Crapulli è un cognome lucano che significa 'capretto.
Fonte: G. Rohlfs, Dizionario storico dei cognomi in Lucania,
1985. |
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CRASCI
CRASCI'
CRAXI |
Crascì, molto raro, è di Tortorici e Capo d'Orlando nel
messinese, Crasci, assolutamente rarissimo, è tipico della
Sicilia settentrionale, Craxi, altrettanto raro, è più specifico
della parte orientale dell'isola, ed è una forma arcaica del
precedente, dovrebbero derivare dal vocabolo greco
κρασί (vino)
ad intendere probabilmente che il capostipite di mestiere
facesse il vinaio. |
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CRAST
CRASTI
CRASTIC
CRASTICH
KRASTI
KRASTIC
KRASTICH |
Crast, assolutamente rarossomo, è dell'udinese, Crasti,
abbastanza raro, è tipicamente giuliano, di Trieste in
particolare,cosi come il rarissimo Crastich, Crastic è
praticamente unico, così come Krasti, Krastic e Krastich,
dovrebbero tutti derivare, direttamente o nelle tipiche forme
patronimiche slave in -ic
o in -ich,
dove questi suffissi hanno il valore di
il figlio di,
dal cognome slavo Hrast,
a sua volta derivato dal vocabolo slavo
hrast (quercia),
l'origine dovrebbe quindi essere da un soprannome, che potrebbe
essere stato motivato da una particolare robustezza del
capostipite, o riferirsi al valore religioso e spirituale
dell'albero e del bosco di querce presso gli antichi, con un
riferimento forse ad una posizione nella gerarchia religiosa da
parte del capostipite, o a una sua vicinanza geografica o
provenienza da una località chiamata Hrast. |
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CRASTA
CRASTU
CRASTUS |
Crasta è tipico del sassarese, di Berchidda in particolare,
Crastu è quasi unico, mentre Crastus sembrerebbe specifico
dell'iglesiente, di Sant'Antioco soprattutto.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CRASTA: abba
(acqua)
cràsta:
è il liquido residuo della
frangitura e spremitura delle olive.
In centro Sardegna (Nuoro) lo chiamano, s'abba 'e cràstu.
Secondo lo studioso Massimo Pittau deriva dal latino castrum,
inteso come pietra, sasso, granito. In riferimento alla macina o
mola di pietra granitica. Questa ipotesi non convince il Wagner
(M. L. Wagner D. E. S.), che opta per il vocabolo latino crassus
= grasso, sporco, oleoso. Il nostro parere si discosta dall'uno
e dall'altro. Sappiamo che i monaci bizantini, non solo
importarono molti innesti di ulivi, ma introdussero in Sardegna
tecniche avanzate per ottenere l'olio dalle olive e dai
lentischi. Riteniamo che il termine cràsta sia arrivato con loro
e derivi dal greco κλάω (clào) = frangere, spezzare, il cui
aggettivo verbale è κλαστόσ (clastòs). È ben vero che la
frantumazione avviene con la pietra (il granito), ma tra
castrum e clastòs passa una bella differenza! Non lo ritroviamo
nelle carte antiche come cognome, ma esistono ancora i ruderi
(in agro di Monti) del castello di Crasta, che però è la
trascrizione con metatesi di Castra(vedi Castra o Castro).
Attualmente il cognome Crasta, è presente in 36 Comuni
italiani, di cui 11/377 in Sardegna: Berchidda 62, Sassari 12,
Cagliari 11, Nule 9, Olbia 6, Pattàda 6, etc. Nel Continente è
Napoli ad avere il maggior numero con 49 Crasta, non di
provenienza sarda, pertanto con etimologia e significato
probabilmente diversi da quelli citati.
CRASTU: per significato ed etimologia vedi Crasta. Il cognome
Crastu è attualmente presente in 3 Comuni d'Italia, di cui 2 in
Sardegna: Ottana 3, San Giovanni Suergiu 3; e 1 nel Lazio a
Roma, con 5 presenze.
CRASTUS: per etimologia e significato vedi Crasta. Attualmente è
presente solo in 3 Comuni della Sardegna: Sant'Antioco con 28,
Cagliari con 5, Porto Torres con 3. Su Crastus facciamo una
piccola osservazione: nel gioco delle monete, o, ad esempio,
prima di una partita di calcio, per la scelta del campo, o del
calcio iniziale si fa a "testa o croce" che in sardo si dice a
gruxis o grastus (crastus, in alcuni paesi). Le monete
medioevali (anche quelle sarde)solitamente avevano sul diritto i
segni del casato che rappresentavano (ad esempio un castello -
qui il termine deriverebbe da castra o castrum = castello,
roccaforte - crastus o grastus) e sul rovescio la croce
(gruxis). Vedi Castro. |
|
CRAVERI
CRAVERO |
Craveri è
una forma dovuta probabilmente ad errori di trascrizioine del
cognome Cravero che dovrebbe derivare da un soprannome originato
dal mestiere di pastore di capre svolto dai capostipiti. |
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CRAVOTTA
CRAVERO |
Cravotta
è siciliano, di San Cataldo e Caltanissetta nel nisseno e di
Barrafranca e Villarosa nell'ennese, dovrebbe derivare da un
soprannome dialettale indicante un'origine croata dei
capostipiti. |
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CREA
CRIA |
Crea è un cognome tipico del reggino, Cria, praticamente unico,
è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione del
precedente, che dovrebbe derivare da un soprannome originato dal
vocabolo greco creas
(carne),
forse ad indicare il mestiere di macellaio. |
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CREACO
CRIACO |
Creaco è specifico del reggino, di Campo Calabro e Villa San
Giovanni, Criaco, più diffuso è specifico di Africo, sempre nel
reggino, potrebbero derivare da un soprannome grecanico per
macellaio
(vedi CREA). |
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CREAZZI
CREAZZO |
Creazzi è tipico di Avio (TN), Creazzo è specifico del vicentino
di Vicenza e di Montecchio Maggiore, potrebbero derivare da nomi
di località originate da termini dialettali derivati dal termine
latino cretaceus
(cretaceo,
dove è presente in modo massiccio la creta) come ad esempio
Creazzo (VI). |
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CRECCHIO
DE CRECCHIO
DI CRECCHIO |
Crecchio è assolutamente rarissimo, Di Crecchio, sempre
assolutamente rarissimo, è anch'esso specifico di Chieti, De
Crecchio, comunque raro, ha un piccolo ceppo a Lanciano e
Chieti, sempre nel teatino ed uno a Napoli, dovrebbero tutti
derivare dal nome del paese di Crecchio nel teatino ed il
Di o
il De
starebbero ad indicare appunto la provenienza del capostipite da
quel paese. |
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CREDA
CREDI |
Creda,
quasi unico, sembrerebbe emiliano, Credi, estremamente raro, è
tipico del bolognese e di Montese nel modenese, dovrebbero
derivare dal toponimo Creda (BO). |
|
CREDO
|
Credo
rarissimo è napoletano, dovrebbe derivare da toponimi come Santa
Maria del Credo (CS). |
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CREMA
|
Tipico
della zona che comprende Lombardia sudorientale e Veneto,
presenta un ceppo anche in Molise, dovrebbe derivare dal
toponimo Crema (CR). |
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CREMAGNANI |
Cremagnani è tipico milanese, possono esserci all'origine del
cognome sia legami al toponimo Crema (CR) che al vocabolo
dialettale magnan (stagnaio). |
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CREMASCHI
CREMASCO |
Cremaschi è tipicamente lombardo, dell'area che comprende il
milanese, il bergamasco, il cremonese, il lodigiano ed il
pavese, con un piccolo ceppo anche tra mantovano e modenese,
Cremasco è specificatamente veneto, dell'area tra vicentino e
trevisano, dovrebbero derivare o dall'etnico di Crema (cremasco)
o da uno dei tanti toponimi contenenti la radice cremasco, il
cremasco costituiva il confine dello Stato veneto prima con il
Ducato e poi con lo Stato di Milano, quindi non deve stupire la
presenza di cremaschi in Veneto, infatti la libera circolazione
degli uomini era garantita nell'ambito della Serenissima
Repubblica veneta. |
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CREMASCOLI |
Originario del lodigiano, deriva da un soprannome collegato al
toponimo Crema (CR) o a quello di Monte Cremasco (CR). |
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CREMISI |
Cremisi,
assolutamente rarissimo, sembrerebbe tipicamente livornese, con
qualche presenza anche nel fiorentino e nel romano, dovrebbe
essere di origine ebraico siciliana, avrebbe origine
dall'attività di tintori tessili svolta dalle famiglie. |
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CREMONA |
Molto diffuso in Lombardia ed Emilia, deriva dal toponimo
omonimo.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Cremona è un etnico dal poleonimo Cremona, attestato in
iscrizioni e in autori latini della classicità. L'etimologia è
incerta: il suffisso "ona" è frequente nei toponimi prelatini,
la radice "cram-"
potrebbe forse derivare da "carra"
(sasso),
anch'esso prelatino. |
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CREMONCINI
CREMONI
CREMONIN
CREMONINI
CREMONINO |
Cremoncini, assolutamente rarisimo, sembrerebbe aver avuto due
ceppi uno in Lombardia ed uno tra spezzino e carrarese, Cremoni
ha qualche presenza nel veronese e nell'urbinate, un piccolo
ceppo a Livorno, nel livornese, nel pisano ed a Firenze,
Cremonin, assolutamente rarissimo, è veneto, Cremonini sembra
tipico emiliano, del modenese e bolognese soprattutto, Cremonino
quasi scomparso, potrebbe essere del Italia nordoccidentale,
dovrebbero derivare, direttamente o attraverso varie forme
ipocoristiche anche dialettali, dal nome medioevale
Cremonius,
attribuito sia come riferimento alla città di Cremona, sia come
alterazione del cognomen latino
Cremutius o del nome celtico
Greme
o della sua forma francona
Kremon, improbabile
un'alterazione del cognome ebraico Cremona. Troviamo tracce di
queste cognominizzazioni a Padova nel 1600 con Cæsar Cremonius
(1550-1631) il Cesare Cremonini che fino al 1631 insegnò
filosofia aristotelica ad indirizzo averroistico, troviamo poi
nel 1700, nel reggiano, il nobile casato dei Cremonini. |
|
CREMONESE
CREMONESI |
Cremonese
ha un nucleo veneto e ceppi nel pescarese e nel basso Lazio,
Cremonesi, probabilmente originario di Cremona, è diffusissimo
in tutta la Lombardia, dovrebbero derivare dall'etnico di
Cremona. |
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CRENNA
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Molto
raro è tipico del varesotto, deriva dal toponimo Crenna di
Gallarate (VA), della famiglia Crenna si hanno tracce nel
varesotto già nel 1500. |
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CREPALDI
CREPALDO |
Crepaldi è tipico di Lombardia, milanese e varesotto e Veneto,
veneziano e rovigoto, Crepaldo sembrerebbe unico, dovrebbero
derivare da una forma contratta del nome medioevale
Garipaldus,
di cui abbiamo un esempio nella
Historia Langobardorum di Paolo
Diacono: "...unde Garipaldus transiturus erat, evaginatum ensem
sub amictu tenens, cum iuxta eum Garipald venisset, ut
pertransiret, ipse, elevato amictu, toto adnisu eodem ense in
cervice percussit caputque eius protinus amputavit....", ma
potrebbe anche derivare da toponimi come Crepaldo (VE).
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Crepaldo è un cognome veneto che dovrebbe deriva dal nome
germanico Haribald,
(per il mutamento C/H si veda CLODOVEO < Hlod-). Non esclusa
però una derivazione dal toponimo Crepaldo in provincia di
Venezia. Olivieri 159.
integrazioni fornite da
Emanuele Crepaldi - Adria (RO)
Ho condotto un'indagine presso l'archivio anagrafico della
chiesa Santa Maria Assunta di Adria (RO). Esistono documenti
risalenti al 1264 (circa); dalla consultazione del 3° libro (dal
1290 circa e successivi) si possono trovare registrate le
nascite dei primi Crepaldo. Con il passare degli anni le
nascite di bambini con cognome Crepaldo vanno in progressivo
aumento dai 50-60 ogni 10 anni dagli inizi del 1600, fino ai 140
(sempre ogni 10 anni) del 1798. Tutti gli atti di nascita dopo
tale data venivano trascritti in italiano e non più in latino e
il cognome divenne Crepaldi. Da notare che un ceppo dei Crepaldo
tuttora esistente si trova nel Veneziano in particolare a San
Donà di Piave. ad Eraclea fu dato il nome anche ad una località
Ponte Crepaldo. Mi è stato tramandato da generazioni che i
Crepaldo arrivarono a Venezia nel secolo 13°, ma che a causa di
due gravi pestilenze si diffusero inizialmente sul territorio di
Adria e Cavarzere e poi successivamente su tutto il territorio
Veneto e italiano. Esisteva anche una pergamena tramandata da
generazioni e poi andata perduta a causa dei frequenti
traslochi, che dava la cittadinanza ai primi Crepaldo. |
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CREPAX
CREPAZ |
Crepax,
molto molto raro, sembrerebbe veneziano, Crepaz è tipico
dell'Alto Adige, di Brunico e Bolzano, potrebbero derivare dal
nome della località Crepaz di Livinallongo o della Malga Crepaz
nei pressi di Campolongo, entrambe nel bellunese. |
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CRESCENZI
CRESCENZIO
CRESCENZO |
Crescenzi ha un grosso nucleo a Roma, Frosinone e tra Lazio ed
Abruzzo, un ceppo nel salernitano ed uno nel foggiano,
Crescenzio ha due ceppi uno padovano ed uno brindisino,
Crescenzo sembrerebbe specifico del salernitano, derivano dal
nomen latino Crescentius
di cui abbiamo un esempio in San Crescenzio martirizzato sotto
Diocleziano. |
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CRESCI
CRESCINI
CRESCIO
CRESCITELLI |
Cresci, non molto comune, sembra avere un ceppo in Toscana, nel
fiorentino e nel massese ed uno in Basilicata, Crescini sembra
tipico del bresciano, con un ceppo anche nel parmense, Crescio,
molto raro, ha un ceppo tra alessandrino e genovese ed uno,
probabilmente secondario, nel sassarese, Crescitelli, molto
raro, è specifico di Altavilla Irpina (AV), dovrebbero derivare
dal nome medioevale Crescius
di cui si hanno tracce ad esempio a Firenze nel V° secolo con un
vescovo con questo nome; si ricorda il beato Crescio, terziario
francescano, nato a Foligno nel 1243, o anche nel 1500 in una
lettera leggiamo: "Nicolaus Crescius Florentinus monachus
cisterciensis Antonio Lanfredino Florentino civi illustri
salutem. Multa quidem sunt, Antoni Lanfredine, et in philosophia
et in theologia, cum obscure dicta, tum ad cognoscendum
difficilia....". Esempio di questa cognominizzazione lo si ha a
San MIniato (FI) nel 1480 con il vicario Andrea Cresci di
Crescio.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Crescini è cCognome veneto; per Olivieri 134 potrebbe derivare
da Criscino,
nome di Santo (sec. III). |
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CRESCIMANNI
CRESCIMANNO
CRISCIMANNI
CRISCIMANNO |
Crescimanni, assolutamente rarissimo, parrebbe della Sicilia
occidentale, Crescimanno, un poco meno raro, è di Palermo e del
palermitano, Criscimanni ha un ceppo a Roma, Criscimanno,
estremamente raro è siciliano, potrebbero derivare da una
fusione del termine greco krasi (vino) con il termine medioevale
di origine germanica manno (uomo) ed intendere che il mestiere
del capostipite era quello di vinaio.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Molto opinabile l'interpretazione di G. Rohlfs 88 che suggerisce
la derivazione dal toponimo Crescimanno in provincia di
Agrigento (che non esiste) o, in forma dubitativa, dal
napoletano criscemunno
= crescimento (?). Più probabile invece la derivazione
germanica, originariamente forse
Kressmann/Cressmann,
sulla cui interpretazione vi sono diverse teorie: secondo una,
il nome verrebbe dal termine
Kresse, un
tipo di pesce,
secondo un'altra verrebbe dallo slavo e avrebbe la stessa
origine del cognome polacco
Karczmarz (oste).
Anche il cognome Kretschmann viene dal temine slavo 'kretscham'
= osteria. |
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CRESCIMBENE
CRESCIMBENI |
Crescimbene è molto raro e sembrerebbe romano, Crescimbeni un pò
più diffuso sembre avere più ceppi, nel bresciano, nel
fiorentino, nel maceratese ed in provincia di Roma, dovrebbero
derivare da un nome beneaugurale. Tracce di questa
cognominizzazione si hanno a Macerata nel XIII° secolo con il
poeta Giovanni Battista Crescimbeni, personaggio illustre è
stato anche Giovanni Mario Crescimbeni, letterato maceratese del
1600 autore della Historia della volgar poesia. |
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CRESPI
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Tipicamente milanese, diffusissimo a Busto Arsizio (VA), esiste
un ceppo anche in provincia d'Imperia, deriva da soprannomi
legati a toponimi quali Crespi d'Adda (BG), o a caratteristiche
somatiche, quali il tipo di capelli. Nel 1550 troviamo Pietro
Antonio Crespi, nativo di Busto Arsizio, che venne ordinato
sacerdote dall'Arcivescovo Carlo Borromeo e che divenne nel 1581
parroco di Morazzone (VA), nel 1585 fu eletto Prete Canonico nel
Borgo di Busto Arsizio, sempre a Busto Arsizio (VA), nel 1600,
troviamo un notaio di nome Francesco Crespi de Roberti, e un
nobile avvocato Gabriele Crespi, pittore famoso, grande
protagonista della pittura milanese, fu Daniele Crespi, detto il
Raffaello Lombardo, nacque a Busto nel 1597 e morì di peste a
Milano nel 1630. Fu uno dei maggiori artisti del '600 lombardo. |
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CRESPIATICO |
Originario della zona tra le provincie di Cremona e di Lodi,
deriva da un soprannome derivato dal toponimo Crespiatica (LO). |
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CRESTA
CRESTE
CRESTI
CRESTO |
Cresta ha un ceppo tra alessandrino e genovese, uno nel ternano
ed uno nell'avellinese, Creste è quasi unico, Cresti è
decisamente toscano, Cresto è tipico del torinese, si dovrebbe
trattare di forme dialettali arcaiche del nome
Christus. |
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CRESTANI
CRESTANINI |
Crestani è molto diffuso in tutto il settentrione, soprattutto
nel Veneto e nel vicentino in particolare, Crestanini,
assolutamente rarissimo, è specifico dell'area veronese,
mantovana, la derivazione etimologica non è chiara, essendo
molte le possibili origini, direttamente o tramite una forma
contratta dell'ipocoristico del nome
Cristiano,
al vocabolo dialettale veneto per
marito, maritino,
all'etnico di paesi come Cresta in Alto Adige, e così via. |
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CRETA
CRETAIO |
Creta è
tipico del viterbese, di Vasanello e Gallese e di Roma, con un
ceppo anche a Cusano Mutri e San Salvatore Telesino nel
beneventano ed a Pietravairano nel casertano, ed uno a Lucera
nel foggiano, Cretaio, assolutamente rarissimo, potrebbe essere
del ternano, dovrebbero derivare dal mestiere di estrattore di
creta o di argilla, sia per usi edili che per scultura, svolto
dai capostipiti, per il ceppo campano e pugliese si potrebbe
anche ipotizzare un'origine dal nome antico della città di
Creta, si potrebbe allora trattare di capostipiti, cittadini
della Repubblica di Venezia, costretti a fuggire dall'isola di
Creta, dominio veneziano, a seguito dell'invasione da parte dei
turchi avvenuta nel 1669. |
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CRETELLA
CRETELLI
CRITELLI
CRITELLO |
Cretella anche se ha un ceppo romano, che potrebbe derivare dal
nome della località di Porta Cretella nel romano, è tipicamente
campano, di Napoli e Casalnuovo di Napoli nel napoletano, di
Succivo e Sant'Arpino nel casertano e di Scafati, Maiori, Amalfi
ed Atrani nel salernitano, Cretelli è praticamente unico,
Critelli è tipicamente calabrese, di Catanzaro soprattutto e nel
catanzarese di Tiriolo, Simeri Crichi, Marcellinara e
Gimigliano, di Cariati nel cosentino e di Crotone, Critello,
assolutamente molto più raro, è specifico di Catanzaro,
dovrebbero tutti derivare da forme ipocoristiche del nome greco
Kretheus,
nome del re mitologico di Iolco, città da cui partì la
spedizione degli Argonauti. |
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CRETI
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Creti sembrerebbe un cognome salentino, con un ceppo anche in
Romagna ed in Toscana, che potrebbe derivare dal toponimo Creti
di Budrio nel bolognese, e Creti di Cortona nell'aretino, o
dalle Creti senesi, un ceppo a Roma ed a Milano, probabilmente
secondari, al sud il cognome potrebbe derivare dal nome latino
Cretheus
o direttamente dal nome greco originario
Κρηδεΰς
ricordiamo con questo nome il mitologico nonno del famoso
Giasone del vello d'oro, Creteo eroe tessalo, figlio di Eolo ed
Enarete, fratello di Salmoneo ed Atamante, ma molto più
probabilmente deriva dal nome di
Creti (Creta),
l'antico nome della città di Candia, l'attuale Ηράκλειο.,
probabile luogo d'origine del capostipite. |
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CREUSO
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Creuso è un cognome tipico del padovano, di Piove di Sacco,
Battaglia Terme e Montegrotto Terme soprattutto, potrebbe
derivare da Creusus,
nome portato ad esempio da un re della Lidia nella seconda metà
del VI° secolo avanti Cristo, molto più famosa è la forma
femminile di questo nome Creusa,
nome della moglie di Enea e madre di Ascanio. |
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CREVANI |
Crevani,
molto molto raro, è tipico del basso vogherese, ai confini con
il piacentino, zona di Zavattarello e Romagnese (PV), dovrebbe
derivare da un nome di località individuato da una creva (crepa,
fenditura nel terreno). |
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CREVATIN
CREVATINI |
Crevatin
è tipico della Venezia Giulia, di Trieste e Muggia, starebbero
ad indicare una provenienza croata cioè dovrebbero identificare
i capostipiti come originari della Croazia, ma è pure possibile
un'origine comunque balcanicai, quasi unico, è del goriziano,
dovrebbero indicare una provenienza croata, cioè dovrebbero
identificare i capostipiti come originari della Croazia, ma è
pure possibile un'origine comunque balcanica (vedi anche
CROATI). |
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CRIALESI |
Due i
ceppi uno in provincia d'Ancona, uno in provincia di Roma,
potrebbe essere stato originato dal toponimo Crio (FE). |
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CRIBIO
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Molto
raro è specifico del milanese, della zona di Rescaldina,
potrebbe derivare da un soprannome originato da una storpiatura
del nome di Cristo. |
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CRICCA
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Cricca ha quattro ceppi distinti, uno molto piccolo nel veronese
a Mozzecane, uno a Carrara e Massa, uno nel ravennate a Lugo,
Ravenna e Massa Lombarda e ad Imola nel bolognese, ed uno a
Castelpagano nel beneventano, dovrebbe derivare dal nome,
soprannome medioevale Cricha
di cui abbiamo un esempio nel registro dei morti di peste nella
bergamasca dell'anno 1512, dove tra l'altro si legge: "...La
sorella del Cricha, fiola de Michel da Castion...". |
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CRICCHIO
LO CRICCHIO |
Sia
Cricchio che Lo Cricchio sono siciliani, Cricchio è specifico di
Palermo, con un piccolo ceppo nel trapanese a Mazara del Vallo
ed Alcamo, Lo Cricchio è specifico del palermitano, di
Terrasini, Palermo, Carini, Partinico e Monreale, dovrebbero
derivare da soprannomi basati sul termine dialettale siciliano
cricchio
(capriccio),
forse a sottolineare caratteristiche particolari dei
capostipiti. |
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CRICELLA
CRICELLI |
Cricella, praticamente unico, è calabrese, Cricelli è
tipicamente calabrese, di Catanzaro, di Caulonia e Roccella
Ionica nel reggino e di Ricadi nel vibonese, dovrebbero
derivaare da un soprannome grecanico basato sul termine greco
antico cricellion
(piccolo anello o cerchio),
forse ad indicare nei capostipiti dei produttori di
braccialetti. |
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CRIFASI
CRIFO
CRIFO' |
Crifasi, tipicamente siciliano del palermitano, di San Cipirello
e Palermo, con presenze anche nel trapanese, Crifo, quasi unico,
dovrebbe essere il prodotto di errate trascrizioni del cognome
Crifò, che è tipicamente siciliano del messinese, di Gioiosa
Marea, Messina e Patti, con un ceppo anche a Lentini nel
siracusano ed a Catania, e che dovrebbero derivare da un
soprannome grecanico basato sul termine greco antico κρυφαΐος
kryfaios (nascosto,
clandestino, segreto), forse ad
indicare che il capostipite fosse un tipo molto riservato, o che
provenisse da un luogo segreto. |
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CRIM
CRIMI
KRIMI |
Crim, ormai scomparso in Italia, era presente a Palermo nei
primi del 1900, Crimi è decisamente siciliano, molto diffuso nel
messinese e catanese e nel trapanese, Krimi sembrerebbe unico,
dovrebbero derivare dal nome greco
Klimis (Clemente),
dove per un fenomeno di rotacismo la elle si è modificata in
erre, ma è pure possibile una derivazione dal nome arabo K'rim,
Karim. |
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CRIMALDI
CRIMALDO |
Crimaldi è decisamente siciliano di Palermo e di San Marco
D'Alunzio, Sant'Agata di Militello e San Pier Niceto nel
messinese, e di Mazara del Vallo nel trapanese, con un grosso
ceppo anche nel napoletano ad Acerra, Brusciano e Napoli,
Crimaldo, che parrebbe unico, è sicuramente campano, dovrebbero
derivare da alterazioni dialettali del nome medioevale franco
Grimald
o del nome longobardo Grimoald. |
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CRIPPA
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Cognome tipicamente lombardo ha una presenza significativa anche
in Liguria, dovrebbe derivare da soprannomi legati al toponimo
Crippa (CO).
integrazioni fornite da
Andrea Balzarotti
Il cognome Crippa è un toponimo antichissimo, prelatino.
Klapp/Krapp
= roccia, sasso
e lo si ritrova nel milanese
ciapp,
ciapèl
cioè coccio,
terracotta; nel cantone svizzero ticinese
ciapa =
sasso, roccia;
nel friulano klapp
e nel canavesano ciapera
con il significato di luogo ciottoloso. Crippa è una frazione di
Sirtori. Nell'elenco del 1377 delle casate nobili milanesi, più
volte ricordato, si trova una famiglia de Creppa. Nell'elenco
dei Nocevento dell'Aurea Repubblica Ambrosiana appare un solo de
Creppa. Il cognome si è, dunque, diffuso più tardi in Brianza. |
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CRISA'
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Crisà è decisamente siciliano, del messinese, in particolare di
Patti e Capo d`Orlando e di Palermo, con un ceppo anche nel
crotonese a Petilia Policastro, potrebbero derivare
dall'idronimo Chrysas,
attualmente chiamato Del Dittaino, che è un fiume della Sicilia
centrale, importante affluente del Simeto, e che si potrebbe
ipotizzare come possibile luogo d'origine della famiglia, ma è
pure possibile che derivino dal nome del dio neogreco
Chrysas,
che veniva venerato in Sicilia come dio dei buoni auspici, dio
citato da Cicerone nelle
Verrinae, e con il qual nome
sarebbe stato chiamato il capostipite, secondo altri deriverebbe
invece dal termine greco chrysòs
(oro)
ad intendere quindi un mestiere probabile di orefice. |
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CRISAFI
CRISAFIO |
Crisafi è siciliano, del catanese e messinese in particolare,
Crisafio, assolutamente rarissimo è ormai presente solo nel
romano, in Toscana e nel nord milanese, ma il ceppo originario è
molisano o calabrese, derivano dal nome greco
Chrysophalos
(Macarius Chrysophalus). Traccia di questa cognominizzazione la
troviamo in Sicilia verso la seconda metà del 1300 con il
messinese Calogero Crisafi, che nel 1398 divenne Barone di
Comiso.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Crisafi è cognome siciliano dal cognome greco
Chrysáphis;
si veda il sostantivo 'krisáfi'
= 'oro',
del dialetto grecanico della zona di Bova in Calabria e il
neogreco 'chrysáphi'
con lo stesso significato. Rohlfs 77. |
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CRISAFULLI |
Crisafulli è tipico della Sicilia orientale, messinese e
catanese, deriva dal nome greco Chrysophalos. (vedi Crisafi)
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Crisafulli è cognome siciliano vezzeggiativo di
Crisafi,
dal greco chrysaphúllion
= piccolo oro.
Rohlfs 77. |
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CRISALDI |
Assolutamente rarissimo sembrerebbe originario della zona di
confine tra pavese e milanese, deriva dal nome longobardo
Crisaldo o Crisoaldo. |
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CRISANTE
CRISANTI
CRISANTO
CRISANZIO |
Crisante è specifico dell'area pescarese in Abruzzo, di
Montesilvano e Pescara in particolare, ma anche di Cepagatti,
Pianella e Spoltore, Crisanti sembra avere due zone d'origine,
in Umbria e nell'alto Lazio e nel palermitano, Crisanto, molto
raro, non si riesce ad individuarne una zona d'origine,
Crisanzio, praticamente unico, è pugliese, dovrebbero tutti
derivare dal nome greco
Chrysantos, o dal suo
corrispondente latino Chrisante,
di cui abbiamo un ricordo nelle giaculatorie in latino:
"...Sancte Sebastiane intercede pro eo Sancte Chrisante
intercede pro eo Sancte Hermes intercede pro eo...", ricordiamo
San Crisanto martire romano del terzo secolo, questo nome veniva
usato ad esempio nel 1700 a Rodi Garganico (FG), dove troviamo
un certo Crisanto Iacullo citato in una lapide votiva.
integrazioni fornite da
Adriano Crisanti
Il cognome Crisanti probabilmente proviene dal greco Crisantos
(crisos = dorato e antos = fiore). Si ritrova nel Trimalcione di
Petronio, citando ai fratelli Crisantos. |
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CRISCI
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Probabilmente originario delle provincie di Napoli e Caserta,
potrebbe derivare dal toponimo Crisci nel casertano, ma non si
può comunque escludere che possa anche derivare dal cognomen
latino Criscius
o Crixsius,
nel 1200 ad Amalfi troviamo un Criscius Amalfitanus magister
procurator, ad Afragola, in una sentenza del 1271 è citato in
qualità di coimputato un Criscius de Presbitero.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Il cognome Crisci, alla cui base sta una forma imperativale del
verbo latino cresco,
viene dal personale medievale
Crissius e
Crescius,
diffusi in tutta Italia. Fonte: F. Violi, Cognomi a Modena e nel
Modenese. |
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CRISCINO |
Criscino è specifico di Vittoria nel ragusano, dovrebbe derivare
dal nome grecanico Chrysinos,
probabilmente portato dal capostipite, nome che dovrebbe
significare fatto d'oro, preziosissimo. |
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CRISCIONE |
Cognome siciliano, con un nucleo in provincia di Ragusa e
Catania, forse con un ceppo anche in provincia di Caserta,
potrebbe derivare da un soprannome originato da una
modificazione dialettale del vocabolo
crescione
(tipo di pianta),
ma è pure possibile una derivazione dal cognomen latino
Criscius.
(vedi Crisci) |
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CRISCITI
CRISCITO |
Crisciti è quasi unico, Criscito è assolutamente rarissimo,
sembrerebbero entrambi del salernitano, dovrebbe trattarsi,
secondo l'uso greco con terminazione in
-ita, di
etnici del paese di Crisci nel casertano, probabile luogo
d'origine dei capostipiti. |
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CRISCONIO |
Crisconio, assolutamente rartissimo è proprio del salernitano,
dovrebbe derivare dal nome latino Crisconius di cui abbiamo un
esempio nell'anno 435: "...Nam Crisconius Villaregiensis
episcopus, plebe sua derelicta, Tuburniensem invasit ecclesiam,
et usque hodie commonitus, secundum quod statutum fuerat
relinquere eandem quam invaserat plebem contempsit adversus
statuta quae pronuntiata fuerant....". |
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CRISCUOLO |
Di
origine campana, probabilmente dell'areale tra Napoli e Salerno,
già nel 1500 un pittore originario di Gaeta portava questo
cognome. |
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CRISONA' |
Crisonà, quasi unico, sembrerebbe calabrese, potrebbe derivare
dal nome greco Crisone, nome di un maratoneta che disputò molte
olimpiadi tra il quinto ed il quarto secolo prima di Cristo, ma
potrebbe anche semplicemente derivare da un soprannome originato
dalla contrazione e modificazione del vocabolo greco
chrysafenios
(dorato),
forse ad indicare il mestiere di orafo svolto dal capostipite. |
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CRISOSTOMI
CRISOSTOMO |
Crisostomi ha un ceppo principale a Terni con derivazioni nel
Lazio, Crisostomo, molto molto raro, sembrerebbe specifico di
Tricase (LE), deriva dal nome Crisostomo derivato dal latino di
origine bizantina Chrysostomus (originariamente un soprannome
che significava bocca d'oro), ricordiamo San Giovanni
Crisostomo (345 ca.-407): "...Unum itaque dicens, omnia
declaravit; at vero Matthaeus et Marcus et vestitu et cinctu et
cibo prophetam declarare voluerunt. Chrysostomus. Verbum autem
Dei hic mandatum esse dicitur....". |
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CRISPI
CRISPINI
CRISPINO
CRISPO |
Crispi diffuso a macchia di leopardo in tutto il sud ha un ceppo
importante in Sicilia nel catanese, Crispini rarissimo
sembrerebbe umbro, Crispino diffuso in tutto il sud ha un ceppo
nel napoletano e casertano, uno nel cosentino ed uno nel
catanese, Crispo ha un ceppo in Campania ed uno in Calabria,
derivano tutti dal cognomen latino
Crispus o
dal suo diminutivo Crispinus,
questo nome è citato ad esempio da Svetonio: "...Passienus
Crispus, municeps Viselliensis, tirocinio suo in senatu ita
coepit:..." storico latino vissuto nel I° e II° secolo d.C.,
mentre il secondo viene ricordato dal Console romano dal 354 al
351 a.C. Titus Quinctius Poenus Capitolinus Crispinus.
integrazioni fornite da
Maurizio Crispini
Ho fatto delle ricerche genealogiche: il mio ceppo risiede dal
1450/1500 nelle Marche in provincia di Macerata; penso che il
ceppo umbro maggiormente localizzato a Spoleto derivi dal nostro
ma ovviamente non c'è sicurezza per scarsità d'informazioni. |
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CRISPOLDI
CRISPOLTI |
Crispoldi, molto raro, sembrerebbe tipicamente umbro, con un
ceppo a Terni ed uno a Spoleto nel perugino, una buona presenza
a Roma è probabilmente non secondaria, Crispolti, ancora più
raro, ha un ceppo a Perugia ed uno a Roma, dovrebbero derivare
dal nome medioevale Crispoldo,
santo il cui culto è presente nel perugino, ricordiamo che San
Crispoldo da Gerusalemme, martirizzato nell'anno 58, fu il primo
vescovo di Foligno nel perugino. |
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CRISTADORO |
Cristadoro ha un ceppo romano ed uno, molto piccolo, nel
palermitano, dovrebbe derivare dal nome medioevale
Christadorus,
di cui abbiamo un esempio d'uso in un atto pugliese dell'anno
1111: "In nomine Domini eterni salvatoris nostri Iesu Christi
atque Spiritus Sancti. Ego Fulco de Balungerio notum facio
quoniam domnum Christadorum Ammiratum et preco nobilissimum me
requisisse de casale quod alias fuit Kiccini Porcelli quod
dicitur Sancti Apollinaris et est secus fluvium Conchilis in iis
mansis ...". |
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CRISTALDI |
Cognome
siciliano, tipico del catanese, con un ceppo secondario tra
brindisino e leccese, forse ha un ceppo anche nella Calabria
settentrionale, deriva dal nome longobardo Cristaldo. Troviamo
verso la fine del 1400 nel brindisino un Cristaldo Panza, tra i
notabili della marca brindisina. La cognominizzazione di questo
nome è già riscontrabile nel 1500, a Lecce troviamo una Caterina
Castaldo, di probabile origini siciliane. |
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CRISTALLI
CRISTALLINI
CRISTALLINO
CRISTALLO |
Cristalli ha un ceppo a Piacenza e nel piacentino, uno nel
marchigiano a Cerreto d`Esi (AN) ed uno pugliese a San Severo
(FG), Cristallini ha un ceppo a Perugia ed uno a Roma,
Cristallino, molto molto raro, parrebbe campano, Cristallo è
tipico della zona tra Altamura (BA) e Matera, con un ceppo anche
a Barletta (BA), dovrebbero tutti derivare dal nome tardo
medioevale Crystallus
o Cristallo, simbolo di purezza e di bellezza. |
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CRISTANI
CRISTANO |
Cristani oltre al nucleo veronese ha un ceppo anche nel
mantovano e nel bresciano, Cristano è quasi unico, dovrebbero
derivare dal nome medioevale
Christanus di cui abbiamo un
esempio nell'anno 1183: "Anno dominicae incarnationis MCLXXXIII
Christanus, archiepiscopus Moguntinus, moritur in transalpinis
partibus, preliator, sicut dicunt, opinatissimus, qui uicem
gesserat plenam imperatoris siue in expedicionibus, siue in
omnibus regni negociis...". |
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CRISTI
CRISTO |
Cristi ha un ceppo a Ferrara ed a Bologna, ed uno molto piccolo
a Naro nell'agrigentino, Cristo ha un ceppo sull'isola di Ponza
nel latinense, uno a Napoli ed uno a Tortolì nell'Ogliastra e ad
Olbia, potrebbero derivare per apocope da capostipiti di nome
Christophorus
o Christobolus,
o aventi proprio il nome greco
Christos. |
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CRISTIANI
CRISTIANO |
Cristiani
sembra avere un ceppo nel bolognese, uno nel sud milanese e
pavese ed uno nel Lazio, Cristiano, specifico meridionale, con
un importante nucleo nel napoletano, derivano dal nome
Cristianus, in uso presso i Franchi già ai tempi di Carlo Magno,
si cita a titolo di esempio: "...Eo tempore erat quidam de
Lothariis nomine Cristianus, qui videns regi cuncta prospere
procedere, quaesivit,..."; riferendosi ad avvenimenti del 1165,
leggiamo: "...Cristianus cancellarius et comes Gonzolinus
ceperunt Maritimam et Campaniam, praeter Anagniam quam
devastaverunt..." |
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CRISTINA
CRISTINI
CRISTINO |
Cristina ha un ceppo tra varesotto e verbanese ed uno in Sicilia
tra messinese e palermitano, Cristini ha un ceppo nella
Lombardia orientale, soprattutto nel bresciano e nel vicino
veronese ed un ceppo nel Lazio centromeridionale, soprattutto
nel romano e nel frusinate, Cristino invece sembra specifico
dell'avellinese, del foggiano e del barese, dovrebbero derivare
dal nome medioevale Christinus
di cui abbiamo un esempio in questo testo del 1291: "..super
cameram sitam super operatorium domus quondam Christini
barbitonsoris predicti..". |
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CRISTINZIO
DI CRISTINZI
DI CRISTINZIO |
Cristinzio è caratteristico di Monteroduni in provincia di
Isernia, Di Cristinzi è specifico di Montaquila, sempre
nell'iserniese, Di Cristinzio, sempre molisano, sembrerebbe
unico, dovrebbero derivare direttamente o tramite forma
patronimiche dove il Di- sta per il figlio di, dal nome
medioevale Christinius
o Christintius,
una forma arcaica nel nome che diventerà poi Cristiano o
Cristino, molto più diffuso nella sua forma femminile Cristina. |
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CRISTADORO
CRISTODARO
CRISTODORO |
Cristadoro ha un ceppo a Roma e presenze distribuite in tutta la
Sicilia, Cristodaro ha un ceppo ad Isola di Capo Rizzuto nel
crotonese ed uno nel palermitano a Polizzi Generosa e Palermo,
Cristodoro ha un piccolo ceppo nel napoletano ed uno ancora più
piccolo nel palermitano, tutti questi cognomi dovrebbero
derivare, direttamente o attraverso alterazioni dialettali, dal
nome greco Cristòdoros,
che significa dono di Cristo. |
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CRISTOFALETTI
CRISTOFALI
CRISTOFALO
CRISTOFOLETTI
CRISTOFOLETTO
CRISTOFOLI
CRISTOFOLINI
CRISTOFOLO |
Cristofaletti, molto raro, ha un ceppo nel veronese, Cristofali
è unico, Cristofalo ha ceppi al sud, nel palermitano, nel
cosentino, catanzarese e crotonese, nel tarentino e nel Salento,
Cristofoletti ha un ceppo nel Trentino ed uno nel bresciano,
presenta un ceppo anche nel varesotto a Venegono Superiore,
Cristofoletto, molto molto raro, parrebbe del trevisano, di
Monastier di Treviso in particolare, Cristofoli ha un ceppo nel
veronese ed uno nel veneziano, trevigiano e nel Friuli,
Cristofolini ha un ceppo trentino a Trento, Fornace e Pergine
Valsugana, con presenze, probabilmente secondarie, nel
bresciano, Cristofolo, assolutamente rarissimo, è trevigiano,
derivano tutti direttamente o tramite ipocoristici dal nome
bizantino Christophalus
o Christopholus,
forme arcaiche per Cristoforo, o anche da alterazioni del nome
Christopoulos
(figlio di Cristo). |
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CRISTOFANI
CRISTOFANO |
Cristofani è specifico dell'Italia centrale, sembrerebbe avere
più ceppi, nel Lazio, in Romagna e nel lucchese, Cristofano,
decisamente più raro, sembra tipico del Molise ai confini con la
Campania, dovrebbero derivare dal nome beneaugurale
Christhophanus.
L'uso della forma volgare di questo nome è già in auge a Pisa
nei primi anni del 1400, dove Cristofano di Gherardo di Dino,
maestro d'abaco, scrive nel 1446 la sua Pratica geometriae :
"...Qui incomincia la pratica della geometria di M.o Lunardo
Pisano ...". Il cognome Cristofani era già in uso nel 1500,
quando a Lucca operava il notaio Nicolao Cristofani i cui
registri sono conservati nell'archivio di Stato di Lucca. |
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CRISTOFARI
CRISTOFARO
CRISTOFERI
CRISTOFERO
CRISTOFORETTI
CRISTOFORI
CRISTOFORONI |
Cristofari ha un nucleo importante nel Lazio ed un ceppo non
secondario nel vicentino, Cristofaro è tipico del sud,
Cristoferi, molto raro, ha un ceppo nel ravennate ed uno nel
vicentino, Cristofero è praticamente unico e probabilmente si
tratta di un errore di trascrizione di Cristofaro, Cristoforetti
è specifico del trentino, di Avio in particolare, ma anche di
Rovereto, Trento, Taio e Mori, Cristofori ha un nucleo emiliano
tra bolognese e ferrarese ed uno nel viterbese, Cristoforoni,
assolutamente rarissimo ha presenze in Liguria ed in Lombardia,
derivano tutti, direttamente o tramite ipocoristici o
accrescitivi, dal nome bizantino
Christopharus
o Christophorus
vedi ad esempio il famosissimo Christophorus Colombus, le forme
con il Di-
stanno ad indicare le famiglie di figli di un Christophorus o
Christopharus. Tracce di questa cognominizzazione le troviamo a
Vicenza con il testamento Castellini Cristofaro, datato 16
giugno 1502, a Canelli (AT) nel 1600: "...don Antonio Cristofari
curato, et parocho di San Marciano alli molto magnifici signori
Consiglieri della Cità di Canelli...". |
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CRIVELLARI
CRIVELLARO
CRIVELLI
CRIVELLINI
CRIVELLINO
CRIVELLO |
Crivellari e Crivellaro sono del nord, Crivelli è
specificatamente lombardo, Crivellini è presente qua e là
nell'Italia centrosettentrionale, con un piccolo ceppo in Emilia
ed uno a Roma, Crivellino, quasi unico, sembrerebbe ligure,
Crivello è specifico invece del palermitano soprattutto e del
trapanese, questi cognomi potrebbero derivare, direttamente o
tramite ipocoristici, da soprannomi originati dal vocabolo
dialettale antico crivell
(stampo per dar forma ai
cappelli) e potrebbero far
quindi riferimento al mestiere di cappellaio, come
potrebbero essere legati al vocabolo
crivello
(setaccio) ed essere quindi indicatori del mestiere di
mugnaio svolto dal capostipite.
integrazioni fornite da
Andrea Balzarotti
Il cognome Crivelli si potrebbe far risalire ai
crivelli
cioè ai setacci: fabbricanti dunque. Il più antico
rappresentante sinora ritrovato è un Pietro fu Arderico "qui
dicitur Cribello" che appare in una pergamena milanese del 1086.
Abbiamo poi Uberto Crivelli, vescovo di Vercelli, arcivescovo di
Milano nel 1186 e poi papa col nome di Urbano III. Tra i
cavalieri lombardi che aiutarono il comune di Alba in guerra nel
1229 c'è Petrus Crivellus qui habitat in loco Parabiago. Fra i
prigionieri della battaglia di Cortenova (1237), fatti da Ferico
II e mandati nel regno di Napoli, compaiono ben sette Crivelli.
Nel giuramento di fedeltà prestato dai Milanesi alla Santa Sede,
nel 1266, vi sono otto Crivelli. Nell'elenco delle schiatte
nobili milanesi del 1377 sono rappresentati ben quattro rami
della famiglia: de Cribellis, de Cribelli de Parabiago, de
Cribellis de Uboldo, de Cribellis de Narviano. Sono presenti nel
Consiglio dei Novecento dell'Aurea Repubblica Ambrosiana (1447)
in dodici. Saranno poi presenti presso la corte sforzesca: nel
1497 Ludovico Sforza dona il feudo di Nesso e la sua pieve
all'amante Lucrezia Crivelli; sono inoltre elencati in otto tra
i 41 a cui Luigi XII, re di Francia, confisca i beni il 25
agosto 1500. Sono iscritti nella Matricola dei Mercanti di lana
di Milano in venti tra il Trecento ed il Cinquecento.Il
Casanova, nel suo Dizionario Feudale, riporta: 1647, il feudo di
Rancate, Ponte d'Albiate, Calò, Rosnigo; Briosco ecc., è
concesso a Tiberio Crivelli; 1655: il feudo d'Agliate è concesso
a Flaminio Crivelli col titolo di marchese; 1655: il feudo di
Verano con Robbiano è concesso al marchese Flaminio Crivelli;
1669: il feudo di Nerviano è concesso al capitano Prospero
Crivelli; 1676: il feudo di Varedo con Masciago è concesso al
giureconsulto collegiato questore marchese Flaminio Crivelli;
1677 il feudo della corte di Casale con Canzo, Caslino,
Castelmarte, Proserpio, Longone, ecc: è concesso al marchese
Flaminio Crivelli; 1683: il feudo di Carugate è concesso al
marchese questore Flaminio Crivelli; 1691: il feudo di Lambrugo
è concesso al marchese Enea Crivelli; 1691: il feudo di
Castellanza è concesso al giureconsulto collegiato Giovanni
Crivelli; 1717: diploma dell'imperatore Carlo VI per la
concessione del feudo d'Ossolaro (Cremona) al conte Giuseppe
Angelo Crivelli; 1755: diploma dell'imperatrice Maria Teresa per
la concessione del feudo di Luino e Quattro Valli col titolo di
conte al conte Antonio Crivelli." |
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CRIVELLER |
Criveller, tipico del trevigiano, di Casale sul Sile e Treviso,
ha un piccolo ceppo anche nel latinense, frutto dell'emigrazione
forzata in epoca fascista in occasione della bonifica delle
Paludi Pontine, dovrebbe derivare dal termine dialettale per chi
usa il setaccio, probabilmente dovuto al fatto che il
capostipite prestava servizio presso un mugnaio. Tracce molto
antiche di questa cognominizzazione le troviamo nel 1245 quando
in un processo per eresia troviamo citato come teste un certo
Guillelmus Criveller. |
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CRÒ |
Crò
ha un piccolissimo ceppo a Napoli e nel napoletano e qualche
presenza nella Sicilia sudorientale, dovrebbe essere di origini
normanne e derivare da un soprannome basato sul termine
dialettale brettone croc
(uncino)
o crotz
(gruccia). |
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CROATI
CROATO
CROATTI
CROATTINI
CROATTINO
CROATTO
CROVATI
CROVATIN
CROVATINI
CROVATO
CROVATTI
CROVATTO |
Croati e
Croato sono talmente rari da poter essere considerati quasi
unici, Croatti è specifico della bassa Romagna, di Rimini e
Sant'Arcangelo di Romagna nel riminese, di Cervia nel ravennate
e di Borghi e Cesenatico nel cesenate, Croatto è caratteristico
di Udine e dell'udinese, di Tarcento, Reana del Rojale, Attimis
e Povoletto, Croattini è specifico di Udine, Croattino, quasi
unico, è anch'esso dell'udinese, Crovati è praticamente unico,
Crovatin e Crovatini, anch'essi estremamente rari e quasi unici,
sono invece il primo dell'udinese, il secondo giuliano, Crovato,
il meno raro, è tipico invece del pordenonese, con presenza
significative anche nel trevigiano e veneziano, Crovatti e
Crovatto, entrambi assolutamente rarissimi, sono tipici
dell'udinese, starebbero ad indicare una provenienza croata cioè
dovrebbero identificare i capostipiti come originari della
Croazia, ma è pure possibile un'origine comunque balcanica in
quanto, con il termine croato, in epoca tardo medioevale si
indicavano spesso, soprattutto nell'area della Repubblica
Serenissima, i profughi dalle terre occupate dai saraceni,
durante la loro espansione dalla Turchia nei Balcani, fin quasi
a raggiungere Vienna, un principio di queste cognominizzazioni
lo troviamo ad esempio nel 1600 con: "...Zechius Croatinus haud
obscuns parentibus ortus,...". |
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CROBIS
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Crobis, assolutamente rarissimo, è del sud della Sardegna.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CROBIS: cognome molto raro; le persone che lo portano sono circa
18 in tutta Italia: 14 in Sardegna: San Gavino 9 e Cagliari 5, e
4 nella penisola, di cui due a Vigevano, in Lombardia, e due a
Cesena , in Emilia Romagna. Sappiamo con certezza che il cognome
Cròbis è originario di San Gavino e che, i circa 18 che lo
portano, appartengono ad un unico ceppo. La voce
cròbis
significa corbe,
cioè ceste di paglia,
che compongono il cosiddetto,
strexu de fenu =
recipienti di paglia,
tradizionali della Sardegna e non solo:
cròbis, crobèddas, pobìnas, canistèddas.
In latino corbis.
Un tempo San Gavino Monreale, era uno dei tanti centri del Medio
Campidano, nel quale si confezionavano le ceste di paglia. Per
saperne di più, vedi nel Web Giuseppe Concas,
DICIUS, Detti e Proverbi del Campidano di
Sardegna, parte 28^: "tristu
e miserinu s'arriccu, su poburu jei s'arrangiat"). |
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CROBU
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(vedi
CORBU) |
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CROCCO
CROCCOLI
CROCCOLO
CROCO
CROCOLI |
Crocco è diffuso in modo disomogeneo in tutta la penisola,
nell'alessandrino e nel genovese, nel vicentino, veronese,
padovano, rovigoto e veneziano, in Campania, soprattutto nel
casertano e beneventano, in Basilicata e in particolare nel
cosentino e nel catanzarese, Croccoli sembra unico, Croccolo è
estremamente raro, sono una forma ipocoristica del precedente,
Croco, assolutamente rarissimo, parrebbe del napoletano,
Crocoli, molto molto raro, è romano, tutti questi cognomi
dovrebbero derivare dal nome di mestiere del tintore, originato
dal termine latino crocus
(zafferano, giallo),
ricordiamo che il nome scientifico dello zafferano è crocus
sativus, ma è anche probabile che, in molti casi, individuino
famiglie ebraiche, caratterizzate da soprannomi originati
dall'editto di Papa Paolo IV° che aveva imposto agli ebrei di
portare un berretto giallo, editto che aveva effetto
particolarmente nei territori dello stato pontificio, ma anche
nella Serenissima e cattolica Repubblica Veneta e nel sud degli
angioini e degli aragonesi. Un importante esponente di queste
famiglie è stato il bandito lucano Carmine Crocco (1830 -
1905), nato a Rionero in Vulture nel potentino.
integrazioni fornite da
Marco Russo
non è da escludere che nell'area estremo meridionale il cognome
Crocco derivi più semplicemente dal termine dialettale "croccu"
(Rohlfs) derivato a sua volta dal latino "croccus",
con cui i calabresi indicano più comunemente
un gancio,
un uncino
o comunque un ferro ricurvo.
Nel dialetto calabrese, sempre nella variante estremo
meridionale, il "crocco"
può essere anche un bastone.
Inoltre può assumere un connotato metaforico, tra gli anziani
calabresi si era soliti dare del "crocco"
a qualcuno quando si voleva indicare una persona i cui tratti
caratteriali dominanti sono l'ottusità e la testardaggine.
Notando le connessioni di cui sopra non è da escludere che il
capostipite sia stato un fabbricatore di ganci, uncini, aghi,
attaccapanni e bastoni oppure che abbia avuto un uncino in
sostituzione di una mano o di un intero arto amputato o che
abbia avuto la schiena storta. |
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CROCE
CROCETTA
CROCETTI
CROCETTO
CROCI
CROCINI
CROCIONI |
Croce è diffuso in tutt'Italia, Croci tipico del centro nord,
nordovest Lombardia ed Emilia in particolare, Crocini è
tipicamente toscano, particolarmente di Arezzo, dell'aretino e
del senese, Crocioni è umbro, di Città di Castello e Perugia in
particolare e di Giove e Terni nel ternano, Crocetta ha un ceppo
tra trevisano e padovano, uno tra pescarese e teatino, uno nel
romano, uno nele napoletano, nel barese e piccoli ceppi in
Sicilia, Crocetti ha un ceppo tra spezzino e lucchese, uno
toscano, uno nell'area che comprende Marche, Abruzzo, Umbria e
Lazio, Crocetto, molto molto raro, ha un piccolo ceppo nel
napoletano ed uno nel potentino, possono essere originati da
soprannomi legati ad uno dei tanti toponimi contenenti il
vocabolo Croce o Crocetta, come Croce di Casale (AP), Croce di
Magara (CS), Croce di Monte Colombo (FO), Crocetta di Fornelli
(IS), Crocetta di Perano (CH) e molti altri ancora, come
potrebbero pure derivare da soprannomi legati a fatti religiosi.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
In alternativa all'ipotesi proposta (che, comunque, non è
affatto da escludere), i cognomi Croce, Croci, etc potrebbero
derivare dal nome medievale
Croce, che, in ambito
religioso, allude naturalmente alla crocifissione di Gesù Cristo
(evento centrale dell'intero Cristianesimo): l'emblema della
croce, in effetti, occupa un posto d'assoluta importanza nella
simbologia cristiana e, in questo senso, la stessa onomastica
religiosa gli rende omaggio, anche al di fuori dell'Italia (a
titolo d'esempio, basti pensare al nome greco
Stavros,
equivalente all'italiano Croce, che ancora oggi è molto diffuso
in Grecia). Detto questo, comunque, va aggiunta un'ultima
osservazione riguardo al cognome Croce: secondo alcune fonti,
questo cognome nasconderebbe talvolta un'origine arbëreshë,
trattandosi probabilmente di una traduzione del nome albanese
Stavri,
equivalente al greco Stavros (questa fonte, che non esclude
un'origine greco-albanese, varrebbe soprattutto nel sud Italia
e, a maggior ragione, in quelle provincie che storicamente hanno
ospitato diverse comunità arbëreshë).
ipotesi fornita da Enrico
Franzil
Il cognome Croce
potrebbe derivare da un soprannome attribuito a chi avsse avuto
le ciglia incrociate (ciglia cioè che si prolungavano verso
l'interno dove il naso si congiunge con la fronte). Nelle
credenze popolari a questo aspetto del viso venivano attribuiti
dei significati particolari. Un mio studente, molti anni fa,
aveva evidentemente ereditato dagli antenati delle vistose
ciglia incrociate e portava il cognome
Crose, fu
allora che pensai ad questa possibile relazione. |
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CROCIANELLI
CROCIANI
CROCIANO
CRUCIANELLI
CRUCIANI
CRUCIANO |
Crocianelli è specifico di Roma, Crociani è tipico del
forlivese, cesenate, Toscana, Umbria e Lazio, Crociano è quasi
unico, Crucianelli è tipico della zona che comprende anconetano,
maceratese e perugino, con presenze anche nel romano, Cruciani è
tipico della fascia centrale che comprende Marche, Umbria, Lazio
ed Abruzzo, Cruciano, assolutamente rarissimo è specifico di
Sannicandro Garganico nel foggiano, derivano, direttamente o
tramite un ipocoristico, dal nome medioevale
Crucianus
di cui abbiamo un esempio nel grossetano nel 1500: "...Hoc
Dominicus Johannetti Sindicus, Crucianus Antonelli, Jacobus
Venturi et Bernardinus Catena Priores Comitatis Orbetelli
admirati cum ineo genere officij...", tracce di queste
cognominizzazioni le troviamo ad Ancona nella seconda metà del
1600 in una causa dove l'attore è un certo Sante Cruciano.
integrazioni fornite da
Cruciano Giallombardo
Il Nome Cruciano è ancora molto usato ad esempio in Sicilia e,
in particolare, a Montemaggiore Belsito (PA). Il significato di
questo nome è portatore di croce,
il Santo si festeggia il 3 maggio e il 14 settembre, in
corrispondenza dei festeggiamenti del S.S.Crocifisso. |
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CROCIATI
CROCIATO
CRUCIATI
CRUCIATO |
Crociati
è specifico dell'area che comprende il forlivese, il riminese ed
il pesarese, ed è particolarmente diffuso a Bellaria Igea
Marina, Cesena, Rimini Savignano sul Rubicone e Novafeltria,
Crociato è quasi unico, Cruciati è praticamente unico, Cruciato,
estremamente raro, è specifico di San Pietro in Lama nel
leccese, tutti questi cognomi dovrebbero derivare da soprannomi
originati dall'essere stati i capostipiti connessi in qualche
modo con manifestazioni religiose, non necessariamente le
Crociate vere e proprie, ma molto più probabilmente
confraternite che adottassero la croce come loro segno
distintivo. |
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CROCICCHIA |
Specifico di Capranica (VT) con un ceppo probabilmente
secondario anche a Roma, potrebbe derivare dal toponimo
Crocicchia di Urbino (PU) o anche Crocicchie di Lisciano Niccone
(PG).
notizie ulteriori
fornite da Pio Crocicchia
l'origine del cognome e in Capranica (VT) con diffusione anche a
Roma da non oltre 50 anni ed in 4-5 stati U.S.A. come frutto
dell'emigrazione dei primi del '900; nei testi storici
capranichesi questo cognome viene riportato gia dal 1700. |
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CROGNALE |
Specifico
della zona di Castel Frentano e Lanciano (CH), dovrebbe derivare
dal termine locale crognale (corniolo), Crognale è anche il nome
di un'antica Contrada di Lanciano da cui è pure possibile che
qualcuno possa aver derivato il cognome. Casato baronale
risalente almeno al XII° secolo nel 1500 fu feudatario dei
territori di Arielli (CH) e Poggiofiorito (CH). |
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CROPELLI |
Tipico
bresciano, potrebbe derivare da toponimi come Gropello (PV),
tracce di questa cognominizzazione le troviamo in questo testo
del 1534: "...His medius (nisi me animus fallit) interiectus
erat Gulielmus Saeua, uir admodum honestus, Gallicaeque
probitatis plurimum in se habens; aderat etiam Augustinus
Mainardus, pietate et doctrina clarus, Galeacius Gropellus,
iuris peritus, Claudius Figonus, Laura Barbatus, uiri clarissimi
et in omni doctrinae genere excellentes....". |
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CROPI
CRUPI |
Cropi è praticamente unico, dovrebbe trattarsi di un errore di
trascrizione del più comune Crupi che è tipico della Calabria
meridionale e della Sicilia orientale, della zona dello stretto
in particolare, potrebbe derivare da un soprannome originato dal
vocabolo greco kouroupes
(tosato, rasato),
ma è pure possibile che possa derivare da un soprannome
originato dal vocabolo siciliano
crupu (letame)
derivato dal termine greco
κόπρος (escremento),
indicando forse così il mestiere del capostipite. |
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CROSA
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Crosa è tipico dell'area ligure, piemontese, dovrebbe derivare
dal nome del paese biellese di Crosa, o dal nome della Val
Crosa, il nome di questo paese deriva dal fatto di essere
situato ad una crosa
(crocevia
in dialetto piemontese) di strade percorse anticamente dalla
transumanza. |
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CROSARA
CROSERA |
Crosara è decisamente veneto, di Chioggia e Venezia nel
veneziano, e del vicentino, di Valdagno, Cornedo Vicentino,
Monte di Malo, Lugo di Vicenza, Malo, Vicenza e Zugliano,
Crosera è del veneziano, di Venezia, San Donà di Piave e Meolo,
dovrebbero derivare dal nome di uno dei tanti paesi veneti
chiamati Crosara, come ad esempio Crosara di Bolzano Vicentino,
Crosara di Marostica e Crosara di Valdagno nel vicentino ed
altri simili, ma può anche derivare dal fatto di abitare il
capostipite nei pressi di una
crosara, o
crosera,
che in veneto arcaico significa crocevia, crocicchio. |
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CROSARIOL |
Crosariol è specifico del veneziano, di Santo Stino di Livenza e
di Annone Veneto, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale
veneto basato sul termine veneziano arcaico
crosariol
(quello della crosara, quello
dell'incrocio), stante ad
indicare che il capostipite abitasse in prossimità di un
particolare quadrivio o crocicchio. |
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CROSSIGNANI |
Specifico
milanese potrebbe derivare da nomi di località come Crosignano
(PC). |
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CROTALI |
Crotali, assolutamente rarissimo, è del centro Italia, potrebbe
derivare da un soprannome originato dal termine
crotali (cimbali),
forse ad indicare nei capostipiti degli artisti girovaghi. |
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CROTT
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Assolutamente rarissimo, sembrerebbe toscano. |
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CROTTA
CROTTI
CROTTO |
Crotta ha un ceppo lombardo a Lecco, uno a Romagnese (PV), ed in
Piemonte a Chiaverano (TO), Crotti è dell'area lombardo
emiliana, con grossa concentrazione nell'area compresa tra le
provincie di Brescia, Bergamo e Cremona, Crotto, molto raro, è
della provincia di Torino, dovrebbero derivare da un soprannome
dipendente da toponimi come Crotta d'Adda (CR) o Crotto (CO) o
anche da nomi di località identificabile dalla presenza di una
grotta o crotto,
Crottus
era anche un nome maschile in uso nel medioevo, tracce di queste
cognominizzazioni le troviamo a Milano in un atto del 1113 dove
compare come testimone: "Signum + manuum ...Crotto da
Canova...", più tardi nella seconda metà del 1300 alla Corte dei
Visconti è Segretario Ducale Ludovico Crotto, nel 1400 da
Dominus Michele di Ser Antonio de Crottus de Bondiono (abitante
a Ponte in Valtellina, che si trasferì nel castello di
Bellaguarda dando origine ai nobili Crotti di Mazzo, a Mazzo
(SO) nel 1600 Giovanni Abbondio Crotto è Decano della comunità
di Mazzo per l'anno 1616. |
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CRUCCAS
CURCAS |
Cruccas è specifico dell'iglesiente, di Perdaxius, Iglesias e
Tratalias, Curcas, assolutamente rarissimo, è di Carbonia,
dovrebbero derivare per metatesi da toponimi come Curcuris
nell'oristanese.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CRUCCAS; CURCAS: di significato ed etimo incerti. Secondo lo
studioso Giovanni Spano deriva dalla voce fenicia
CUR =
città.
Ma potrebbe significare croce
e quindi derivare dal latino
crux. Pertanto potrebbe essere
la variante sarda di Croce, diffuso in 906 Comuni italiani. Non
dimentichiamo che Curcas
o Crucca
o Curcaso
è inoltre il nome di un antichissimo centro abitato, oggi
abbandonato, di origine romana. In periodo medioevale appartenne
alla Curadorìa di Flumenargia, nel regno giudicale di Torres.
Dal 1238 fece parte dei possedimenti dei Doria. All'inizio del
1300 andò spopolandosi e verso la metà del secolo fu
definitivamente abbandonato. È frequente, come cognome, negli
antichi documenti della lingua sarda ed è sempre preceduto da
"de", ad indicare la provenienza. Tra i firmatari della Pace di
Eleonora, LPDE del 1388, figurano: Curcas (de) Comita, ville
Desilo (* Desilo.odierno Desulo. Mandrolisay o Barbagia di
Belvì); Curcas (de) Creyndeu, majore (amministratore, sindaco)
ville Bilbì (* Bilbì.odierno Belvì. Mandrolisay o Barbagia di
Belvì); Curcas (de) Gasparro, jurato ville Solgono (*
Solgono.odierno Sorgono. Mandrolisay e Barbagia di Belvì);
Curcas (de) Joanne, jurato ville Bilbì; Curcas(de)Nicolao,
jurato ville Seercela ( *Seercela.distrutto. Sarcela - Serzele.
Partis de Montibus); Curcha (de) Simeone, jurato ville
Masudas(Masullas - Partis de Montibus); Curchas (de) Basilio,
ville Selluri (** Selluri - Sedduri - Seddori: odierno Sanluri.
Et ego Capula Marcus .sindicus, actor et procurator ville
Selluri.seu a Petro De Castay, locuntenente capitanei et
Margiano Costa, locuntenente potestatis terre Selluri et omnibus
habitatoribus dicte terre, congregatis. X die januarii 1388);
Curchas (de) Francisco, ville Selluri; Curchas (de) Guantino,
jurato ville Simagis de Sancto Juliano (* Simagis de Sancto
Juliano.distrutto. Simaxis di su. Contrate Campitani Simagis;
Curchas (de) Guantino, ville Cerchillo ( * Cerchillo... attuale
Berchidda. Curatorie de Costa de Valls); Curchas (de) Hugolino,
ville Genadas ( * Genadas.villaggio distrutto(Laconi ..Contrate
partis Alença); Curchas (de) Joanne, ville de Sardara (**
SARDARA MONTIS REGALIS...11 GENNAIO 1388, et ego...Gadulesu
Margiano habitator velle Sardara, sindicus actor et procurator
universitatis Contrate Montis Regalis et villarum et etc. In
posse Virde Andrea, Virde Joanne, de Civitate Sasseri, notarii
publici, die XI Januarii 1388); Curchas (de) Laorencio, jurato
ville Goçula ( * Goçula .distrutto. Goçuna: Partis de
Montibus); Curchas (de) Laorencio, ville Laconi (** Laconi.et
Contrate Partis Alença et etc. seu Atara Barçolo, officiali
Curatorie de Parte Alença. In posse Penna Ambrosii et filii
Guiducii (Penna) notari...die XII januarii 1388.( nisi pastores
bestiarium et etc); Curchas (de) Leorio, majore ville Serdis de
Monte (* Serdis de Monte.distrutto. Partis de Montibus); Curchas
(de) Leorio, ville Laconi ; Curchas (de) Petro, castellano
majore Castri Serravallis(il castello si trova presso la città
di Bosa e fu edificato dai Malaspina). Curchas (de) Petro,
jurato ville Laconi; Curchas (de) Philipo; Curchas (de)
Salvatore, jurato ville Oçana ( * Oçana.odierno Ottana.
Curatorie Dore); Curchas (de) Stefano, ville de Sardara; Curchas
De) Gunario, jurato ville Gistorlu * Gistorlu...villaggio
distrutto(Anglona). Contrate de Anglona - Chiaramente); Curchas
Petro, ville Gemessi ( * Gemussi.distrutto: Jemussi o Gimussa?
Partis de Montibus); Curchas(de) Gantino, ville de Sardara. Il
nome del centro abitato, Curcas o Curcaso è presente nel
Condaghe di San Pietro di Silki, CSPS, XI°, XIII° secolo: (42,
45, 85): (postura de servos = donazione di servi).et ego
presbiteru Ithoccor de Frauile, ki tenni corona de iudike
Gosantine in Curcaso.Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, al
cap. 284, in una permuta di servi: Tramutai cun Gosantine de
Thori de Curcas, cum boluntade dessa mujere donna Anna, fiia de
donnu Petru de serra, fiiu de donnu Dorbeni. Isse deitimi (mi
diede) latus (la metà, del servizio) de Ythoccor Thule; e t ego
deili latus de Gosantine Leppore, fiiu de Petru Biote. Testes. (
seguono i testimoni). Attualmente il cognome Cruccas è presente
in 40 Comuni italiani, di cui 22 in Sardegna (con maggior
frequenza nel Sulcis Iglesiente): Perdaxius 25, Iglesias 19,
Tratalias 14, Cagliari 23, Guspini 11; etc. Curcas è presente
in 5 Comuni della Sardegna: Carbonia 17, Siniscola 3,
Decimoputzu 3, etc. |
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CRUCCU
CURCU |
Entrambi tipicamente sardi, Cruccu è tipico di San Gavino
Monreale nel Medio Campidano, Curcu è specifico dell'oristanese,
di Cuglieri e Scano di Montiferro, potrebbe derivare da un
soprannome originato da un arcaico termine
cruccu o
curcu
(nodo).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CRUCCU; CURCU: di significato ed etimo incerti. Nella lingua
sarda, tanto in logudorese, quanto in campidanese esiste la voce
croccu,
che significa gancio, arpione,
uncino e deriva dal tardo
latino croccus.
Non sappiamo altro. Sono cognomi poco diffusi. Cruccu ha il
ceppo più consistente a San Gavino Monreale, con un cinquantina
di presenze; Curcu conta il numero più alto di presenze a
Cuglieri, con 35 ed a Scano Montiferro con 18. Tra i firmatari
della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, troviamo: Curchu (de)
Petro, jurato ville de Sardara ** SARDARA MONTIS REGALIS...11
GENNAIO 1388, et ego...Gadulesu Margiano habitator velle
Sardara, sindicus actor et procurator universitatis Contrate
Montis Regalis et villarum et etc. In posse Virde Andrea, Virde
Joanne, de Civitate Sasseri, notarii publici, die XI Januarii
1388); Curchu Gantino, ville Selluri (* Selluri - Sedduri -
Seddori: odierno Sanluri. Et ego Capula Marcus .sindicus, actor
et procurator ville Selluri.seu a Petro De Castay, locuntenente
capitanei et Margiano Costa, locuntenente potestatis terre
Selluri et omnibus habitatoribus dicte terre, congregatis. X die
januarii 1388). Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, al
capitolo 213, figura un certo Curçu Ianne, proprietario di una
vigna in località n agro di Consedin (Cossoine): positinke
(diede) Elene Cersa, socra (suocera) di Presnaci Virde .i.
sollu (un soldo aureo sardo) de vinia in Mandra, in pedale
(sotto) de sa binia de Ianne Curçu. Testes.Osservazione:
Curçu,
potrebbe derivare da curtzu
o curtu
= corto,
dal latino curtus.
Curtu esiste come cognome (vedi Curtu). Attualmente Cruccu è
presente in 31 Comuni italiani, di cui 15 in Sardegna: San
Gavino Monreale 49, San Giovanni Suergiu 14, San Nicola
d'Arcidano 12, etc. Curcu è presente in 19 Comuni italiani, di
cui 8 in Sardegna: Cuglieri 35, Scano Montiferro 18, Furti 11,
etc. |
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CRUCILLA
CRUCILLA' |
Crucilla
è quasi unico, dovrebbe essere una forma alterata di Crucillà,
che è specifico di San Cataldo nel nisseno e di Palermo, che
dovrebbe essere di origini arabe non meglio identificate. |
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CRUDELE
CRUDELI |
Crudele ha un ceppo ad Isernia ed uno a Barletta e Triggiano nel
barese, Crudeli ha un ceppo nel forlivese ed uno tra carrarese e
lucchese, dovrebbero derivare dal nome medioevale
Crudelis
di cui abbiamo un esempio in una
Carta venditionis
del 1143 a Rosate (MI): "...Signum + manuum Villani Mura atque
Durii .. ..Trinkerii qui dicitur Serene atque Boccarini Avocatus
et Arderici Crudelis testium. ". |
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CRUGLIANO |
Crugliano
è specifico di Crotone, potrebbe derivare da una forma
dialettale per Corigliano, si potrebbe ipotizzare una
provenienza dei capostipiti dalla città di Corigliano Calabro. |
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CRUSAFIO |
Crusafio è tipico del leccese, di Matino in particolare,
dovrebbe derivare dal nome greco
Chrysáphis,
a sua volta derivato dal termine greco antico
krisáfi (aureo). |
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CRUSCA
CRUSCHI
CRUSCO |
Crusca, assolutamente rarissimo, sembrerebbe di origini
meridionali, dell'area salernitana e lucana e della Sicilia,
Cruschi ha un ceppo a Cutrofiano nel leccese, Crusco ha un ceppo
a Sapri nel salernitano ed a Napoli, a Maratea e Muro Lucano nel
potentino ed a Grisolia, Santa Maria del Cedro, Diamante e
Scalea nel cosentino, dovrebbero derivare da un soprannome
basato sul termine dialettale lucano e calabrese
crùscu (duro,
rude), probabilmente a
sottolineare dei comportamenti dei capostipiti. |
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CUALLO
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Cuallo è
un cognome ormai scomparso in Italia, sembrerebbe essere di
origini campane, se ne hanno tracce a fine 1800 a Nola nel
napoletano, l'origine etimologica è oscura. |
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CUBEDDU |
Cubeddu è specifico della Sardegna settentrionale, ma ha anche
un ceppo a Cagliari, dovrebbe derivare dal diminutivo di
cuba (mastello
per la fermentazione del mosto).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CUBEDDU; CUBELLO; CUPELLO:
cubeddu o
cubedda,
ha il significato di tinozzo,
detto anche cubidìna
e viene da cuba
o cupa
= botte, tino;
dal latino cupa.
Cubone/i
o cupone/i
= grosso tino
o botte ad un solo fondo,
per la fermentazione del mosto con le vinacce. Attualmente il
cognome Cubeddu è presente in 133 Comuni italiani, di cui 56 in
Sardegna: Sassari 217, Seneghe 103, Cagliari 62, Olbia 46, etc.
Il cognome Cubello è presente in 33 Comuni italiani, di cui
nessuno in Sardegna. Il cognome Cubello è però presente nei
documenti antichi sardi del medioevo: Cubello Deiana Costanza
figlia di un nobile spagnolo Cubèl di Valenza e di una
nobildonna sarda del casato dei Deiana; sposò, verso la metà del
1300 il "donikello" Salvatore dei Bas-Serra di Arborea, dal
quale ebbe tre figli, con i quali inizia la dinastia sarda dei
Cubello; a partire da Leonardo primo marchese di Oristano del
Regno Catalano Aragonese di Sardegna; Antonio (figlio di
Leonardo), secondo marchese di Oristano; Salvatore, fratello di
Antonio, terzo marchese di Oristano, etc. (Di. Sto. Sa di F.
Cesare Casula). Anche il testo del Fara, "de Rebus Sardois II"
riporta Leonardo ed Antonio, marchesi di Oristano: anno 1420,
Leonardus Cubello fuit marchio Aristanis, a Petro Torrella
prorege 4 kal. Aprilis et comes Gotiani creatus uxoremque duxit
Quiricam Decana, ex qua duos filios habuit, Antonium et
Salvatorem et 5 idus novembris anni 1427 obiit. I Cubello non
sono citati nei Condaghi e ciò conferma quanto detto,
sull'origine del cognome. Cubeddu potrebbe essere la versione in
sardo di Cubello, ma non abbiamo alcuna prova per dimostrarlo.
Il cognome Cupello è presente in 41 Comuni italiani, di cui
nessuno in Sardegna. Ma compare tra i firmatari della Pace di
Eleonora, LPDE del 1388: Cupello Joanne - ville
Terrenove(Olbia). |
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CUBONI
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Tipico sardo, ha un ceppo a Lanusei (NU) ed uno nel
cagliaritano, dovrebbe derivare dal vocabolo sardo
su cuboni
(grosso mastello per la
fermentazione del mosto).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CUBONI: da cuba
o cupa
= botte, tino,
che qui in Campidano chiamiamo comunemente
carràda,
dall'italiano antico carrata.
In latino abbiamo cupa.
Cubone/i
o cupone/i
= grossa botte
(vedi Cubeddu). Attualmente il cognome è presente in 48 Comuni
italiani, di cui 25 in Sardegna: Lanusei 103, Cagliari 46,
Selargius 27, etc. Non figura negli antichi documenti della
Sardegna, nei quali è però presente cupa, nel significato
appunto di botte: nel Condaghe di San Pietro di Silki, CSPS,
XI°, XIII° secolo (40, 309, 358 ) cupa de uinu, e cupas de uinu
(44); nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI°, XIII°
secolo: cupa de vinu (38; nella Carta de Logu, al cap. 127,
abbiamo cuba de vjno over carràda. |
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CUCCA
CUCCO
CUCCU
CUCCUS |
Cucca è cognome sardo del nuorese, con un possibile ceppo in
provincia di Caserta che potrebbe derivare come contrazione dal
toponimo Cuccaro Vetere (SA), Cucco è distribuito in
tutt'Italia, Cuccu è tipico della Sardegna meridionale e
sudoccidentale, Cuccus, assolutamente rarissimo, è cagliaritano,
potrebbero derivare da un soprannome dialettale legato al
vocabolo sardo cuccu
(cuculo).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CUCCU; CUCCUS: cuccu
in sardo ha diversi significati:
cuculo;
dal latino cuculus.;
in greco κόκκυξ. Candu cantat
su cuccu est codendi sa ceresia
= quando canta il cuculo le
ciliegie stanno maturando.
Su cuccumeu
in alcune parti è la civetta,
da noi è il gufo.
Cuccu è il nome di un pesce di mare, il pesce prete, non
documentato in latino, ma presente nel greco (κόκκυξ). Su cuccu
o meglio, is cuccus
è il pane per i cani.
Cuccu è inoltre il fiore del melograno. Chi porta questo cognome
può scegliere liberamente. Aggiungiamo poi che Cuccu è il nome
di due centri abitati scomparsi: Cuccu Marròccu (conosciuto
anche come Ròcho Marròcho), villa (bidda) medioevale sita in
agro di Iglesias; appartenne alla Curadorìa di Sulcis, nel regno
giudicale di Càlari e dal 1258 fu possedimento signorile dei
pisani della Gherardesca. Andò spopolandosi alla fine del XIV°
secolo, a causa della guerra tra il regno catalano aragonese di
Sardegna ed il regno giudicale di Arborea. L'altro centro
abitato che portava questo nome era Muntcort, detto anche Cuccu,
che lo storico Giovanni Francesco Fara nell'opera "in Sardiniae
Corographiam", chiama Montis Curtei (188/ 24).memoratum
caeteraque oppida Massadae, Montis Curtei, , Sanctae Victoriae,
Mociatni,.paese, villa(bidda) medioevale, sito in agro di
Villanova Monteleone. Appartenne alla Curadorìa di Nurcàra, nel
regno giudicale di Torres. È documentato nelle fonti solo sino
al 1439. Il cognome Cuccu è presente negli antichi documenti
della lingua sarda. Tra i firmatari della Pace di Eleonora,
LPDE, del 1388, figurano: Cuchu Andrea, ville Ecclesiarum(Villa
di Chiesa - Iglesias); Cuchu Gonario, ville Curchuris (*
Curchuris.Curcuris: Partis de Montibus); Cuchu Guantinus -de
Aristanni(Oristano); Cuchu Leone, ville Selluri(Seddori -
Sanluri); Cuchu Petro, ville de Sardara (** Burgi Castri Montis
Regalis - Castello di Monreale - Sardara). Nel Condaghe di Santa
Maria di Bonarcado, CSMB, XI°, XIII° secolo, figura: Cucu
Gosantine (92), coinvolto come testimone nella rivendicazione di
una terra (su padru de Sanctu Symione), da parte del priore
Alibertu ginivesu (genovese) priore de Bonarcado.Nel Condaghe di
San Nicola di Trullas, CSNT, XI°, XIII° secolo, compare: Cuccu
Ianne (331), teste in una lite per la spartizione di servi; Ego
Iuvanne Aspru, vicariu et priore de Trullas kertai cun donnu
Gosantine Alfanu in Corona (tribunale) de donnu Saltaro Tortu in
Faules pro Iusta Toroti et.Testes: .et Ianne Cuccu et tocta
corona. Nella storia ricordiamo Cuccu fra Giacomo (era nato a
Pisa) vescovo della diocesi di Santa Giusta, oggi scomparsa,
dal 1340, al 1348(Di.Sto.Sa di F. C. Casula). Attualmente il
cognome Cuccu è presente in 332 Comuni italiani, di cui 145 in
Sardegna: Cagliari 241, Iglesias 138, Villacidro 113, Carbonia
87, San Vito 85, Quartu S. E. 76, Oristano 60, etc. Cuccus è
presente solo in 8 Comuni italiani, di cui 7 in Sardegna: Sinnai
19, Quartu 6, Cagliari 5, etc. |
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CUCCARESE |
Cuccarese è tipico di Senise nel potentino e di Tursi e Policoro
nel materano, dovrebbe trattarsi di una forma etnica relativa al
paese di Cuccaro Vetere nel salernitano, la cui origine
etimologica dovrebbe essere da un antico termine sannita per
appuntito,
posto in cima. |
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CUCCHETTI
CUCCHIANI |
Cucchetti e Cucchiani, sono tipici del milanese, dovrebbero
derivare da soprannomi legati al toponimo Moncucco (MI). |
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CUCCHI
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Ha un
nucleo lombardo soprattutto tra milanese e bresciano, un ceppo
romagnolo, nel forlivese in particolare e nel marchigiano ed uno
in provincia di Roma, potrebbe derivare da soprannomi originati
da nomi di località, cuccus sta ad indicare una cima
tondeggiante, ma, più probabilmente deriva dal termine cucco
(l'uccello cuculo); personaggio illustre è stato il pittore del
1600 Giovanni Antonio Cucchi. |
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CUCCHIA |
Cucchia, molto molto raro, ha un piccolissimo ceppo nel teatino
ed uno, ancora più piccolo nel ragusano, dovrebbe essere di
origini albanesi e derivare da un soprannome basato sul vocabolo
albanese kuqi
(rosso),
probabilmente ad indicare che il capostipite fosse rosso di
capelli. |
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CUCCHIARI
CUCCHIARO |
Cucchiari sembrerebbe specifico di Marta nel viterbese e di
Roma, Cucchiaro è tipicamente friulano, di Trasaghis, Gemona del
Friuli, Tolmezzo ed Osoppo nell'udinese, con un ceppo anche a
Roma, l'origine di questi cognomi dovrebbe essere diversa, il
ceppo friulano dovrebbe derivare da un soprannome originato dal
mestiere del capostipite derivato dal termine tedesco
kutscher
(cocchiere, vetturino)
o dal suo equivalente friulano
cùcjar, il cognome Cucchiaro è
presente nell'area di Gemona e dintorni almeno dal 1500, i ceppi
laziali potrebbero derivare da soprannomi originati dal termine
medioevale latino cucchiarius
scritto a volte anche cugiarius,
alterazione del vocabolo latino
coclearium, che significa
cucchiaio. |
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CUCCI
CUCCIA
CUCCIO |
Cucci è tipicamente pugliese, con ceppi anche nel cosentino ed
in Sicilia, nel palermitano e nell'ennese, Cuccia , tipicamente
siciliano, è del palermitano in particolare, Cuccio, anch'esso
del palermitano, è specifico di Palermo e Ficarazzi.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi - alcune informazioni sono tratte dal sito
www.ancestry.com
D'origine arbëreshë, questi cognomi nascono da diverse
italianizzazioni del cognome albanese
Kuqi,
che, tratto dalla radice kuq,
significa letteralmente rosso
(per una spiegazione più approfondita, vedi Russa): dal punto di
vista etimologico, infatti, va notato che la
q
albanese ha un suono difficilmente adattabile in italiano (la
pronuncia approssimativa è quella di una
ch
aspirata), cosicché, al momento di italianizzare il cognome, si
è dovuto ripiegare su suffissi quali
-ucci,
-uccia
ed -uccio,
più comuni nell'onomastica italiana (lo stesso, talvolta, capita
con nomi e cognomi d'origine greca, quando, cioè, la lettera
k
viene adattata con una c
dolce, come nel caso di
Kyriakos/Ciriaco e Kalokyris/Calaciura). Dal punto di vista
storico, comunque, i cognomi Cucci e Cuccia compaiono sia in
Calabria che in Sicilia già dalla metà del 1400, in seguito
all'emigrazione dei fratelli Giovanni e Basilio Reres (i figli
del nobile condottiero albanese Demetrio Reres); secondo alcune
ricerche, inoltre, pare che almeno una parte delle famiglie Kuqi
provenissero da Himarë, nella prefettura di Vlorë, da dove
emigrò appunto nel XV o XVI secolo. Senza nulla togliere a
quest'ipotesi, comunque, va detto che talvolta i cognomi Cucci,
Cuccia e Cuccio potrebbero anche derivare dal nome medievale
Cuccio,
che, assieme al femminile Cuccia,
rappresenta un ipocoristico aferetico di nomi quali
Enrico,
Federico,
Teodorico,
Talarico,
etc (tutti nomi terminanti in
-co, spesso d'origine
germanica): qualora fosse valida, comunque, quest'ipotesi
varrebbe per lo più nel nord Italia, considerata la frequenza di
cognomi albanesi sparsi per il sud (in effetti, i ceppi maggiori
di queste famiglie si trovano nel Meridione e, cosa ancora più
importante, sono tipici di quelle province che storicamente
hanno ospitato diverse comunità arbëreshë). |
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CUCCIARI |
Cucciari ha un ceppo in Gallura, ad Arzachena, Olbia,
Sant'Antonio in Gallura e Luogosanto, con un ceppo anche a
Sassari ed uno a Roma.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CUCCIARI: cucciàri
= cucchiaio.
Dallo spagnolo antico cuchàr;
piemontese cuciàr.
Qui in Campidano cullèra,
dal catalano cullèra
(cutzèra).
Cucciarìnu, coccerìnu
= cucchiaino.
Cucceròni, cocceròni
= cucchiaione, mestolo,
che qui in Campidano chiamiamo altrimenti
sa turra,
dal latino trulla → trudda →
turùdda → turra. Il cognome
potrebbe essere riferito ad un fabbricante di cucchiai (di
legno!). Qui in Campidano il cucchiaio di legno (generalmente di
erica) lo chiamiamo su cragallu(in Campidano); corcariu,
corcardzu( in centro Sardegna)Corcàriu deriva dal latino
coclearium; ma (secondo noi), non cragàllu. Per questo
suggeriamo una parola composta da cra'-'e-callu = grosso
cucchiaio di legno (spatola) per mescolare il caglio(su callu,
dal latino coàgulum), nei pentoloni (is caddaxus) di rame, per
fare il formaggio. Nei documenti antichi in nostro possesso, il
cognome Cucciàri non è presente. Attualmente lo troviamo in 25
Comuni d'Italia, di cui 14 in Sardegna: Arzachena 36, Olbia 28,
S. A. di Gallura 18, Luogosanto 18, Sassari 15, etc. |
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CUCCULIU
CUCCULLIU |
Cucculiu è praticamente unico, Cucculliu, assolutamente
rarissimo, è specifico di Budoni in Gallura.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CUCCULIU; CUCCULLIU: probabilmente da
cucculìnu
o cucculìna
= piccola pentola, tegamino
etc. in latino coculum,
da cokere
= cuocere,
dal latino coquere.
Sa cucculìa
o cucculìna
o cuccubìa
o cuccubìna
è anche l'allodola:
probabilmente dal verbo latino
cuccubire, che però richiama il
verso del gufo o della civetta. Infine in latino c'è
cucullio - onis
= cappuccio,
che da in sardo cugullòni.
Su cugulloni de su saccu
= l'angolo del sacco,
dove appunto si infila la testa per trasportarlo, quando il
sacco è pieno a metà circa, ad es. di olive o d'altro (a
scaparroni). Per ora non
sappiamo altro. Cucculliu e Cucculiu sono molto rari: il primo è
presente in soli due Comuni sardi: Budoni con 29, Alghero con 3.
Cucculiu è presente a Torino, con un nucleo familiare (di
Budoni) e a Budoni con 12. In realtà i Cucculliu e i Cucculiu
appartengono allo stesso ceppo, vi è solo trascrizione
anagrafica diversa. |
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CUCCUREDDU
CUCCURU |
Cuccureddu è tipico del sassarese, di Ittiri e di Alghero,
Cuccuru è tipicamente sardo specifico anch'esso della parte
nordoccidentale dell'isola, di Sassari, Pozzomaggiore, Alghero
ed Usini nel sassarese, con un piccolo ceppo anche a Sindia nel
nuorese, a Cagliari e ad Olbia, Cuccureddu è tipico del
sassarese, di Ittiri e di Alghero, dovrebbe derivare da un
soprannome originato dalla provenienza della famiglia dalla
sommità di un monte, legato perciò al vocabolo sardo
cúccuru (cima,
cocuzzolo, colmo), espresso sia
direttamente che tramite una forma ipocoristica.
integrazii fornite da
Giuseppe Concas
CUCCURU; CUCCUREDDU: cùccuru,
generalmente è la cima della
montagna:
su cùccuru de su monti;
oppure è sinonimo di collina
o montagna:
su cùccuru;
u' cuccureddu/a
= una collinetta.
Pieno sino all'orlo = prènu a cùccuru; portai a cùccuru =
portare in testa. Accuccurài = riempire sino all'orlo. Sa cùcca
o su cùccuru è anche la testa: una scuccuràda o scuccàda =
manrovescio sulla testa. Tantissimi toponimi sardi hanno come
base "cùccuru" nel significato di monte, colle: su Cuccuru de
Sennòris; Cuccuru 'e Fenugu; Cuccuru de Killèlla; Cuccuru 'e
Cauli; etc. etc. (toponimi del Monte Linas - Sardegna sud
occidentale). Per l'etimo,
cuccuru potrebbe derivare dal
verbo greco ??? (kòo),
dal participio ????????? (kùkuron)
= luogo elevato, rialzo. Il famoso linguista J.
Hubschmid, propone il basco
kukur =
cima.
Nell'antico provenzale (Francia meridionale)
cuguron =
le haut de la tête
(la parte alta della testa).
Non abbiamo riscontrato i due cognomi nelle carte antiche da noi
consultate. Nelle quali compare invece come toponimo e come
centro abitato: la località Cuccuru Nuraxi, in agro di Settimo
San Pietro, contiene i resti di un complesso nuragico e di un
"bellissimo" pozzo sacro; Cuccuru è il nome di un centro abitato
scomparso (villa - bidda, medioevale, i cui resti si trovano nei
pressi di Domus de Maria), che appartenne alla Curadorìa ( o
Parte di) di Nora, del regno giudicale di Càlari (Di.Sto.Sa di
Francesco Cesare Casula). Il centro abitato è citato nel "De
Rebus Sardois III" di Giovanni Francesco Fara: (86/20)
Franciscus Rubeus, qui habebat oppida Sirochi, Petrae Salis,
Garabionis, Sanctae Mariae et Cuchi, Curatorie Norae. Cucur,
altro centro abitato medioevale scomparso. Appartenne alla
Curadorìa di Taras del regno giudicale di Gallura. Attualmente
il cognome Cuccuru è presente in 112 Comuni italiani, di cui 49
in Sardegna: Sassari 172, Pozzomaggiore 128, Alghero 36, Usini
33, etc. Cuccureddu è presente in 43 Comuni italiani, di cui 25
in Sardegna: Sassari 101, Ittiri 29, Alghero 28, etc. |
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CUCCURULLO |
Cuccurullo è tipico di Napoli e del napoletano, di Casoria,
Torredel Greco e Massa Lubrense, e del salernitano, di Salerno,
Angri, Nocera Inferiore e Cava de' Tirreni, dovrebbe trattarsi
di una forma etnica dialettale ad indicare capostipiti
provenienti dal paese di Cuccaro Vetere nel salernitano. |
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CUCINATO |
Cucinato
è estremamente raro e sembrerebbe del vicentino. (vedi Cusin) |
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CUCINIELLO |
Tipico
della zona tra napoletano ed alto salernitano, dovrebbe derivare
da un soprannome legato al vocabolo cucina o cugina, cognome
famoso a Napoli fin dal 1700, nel Museo di San Martino si
conserva ancora il grande presepe Cuciniello dal nome del suo
collezionista. |
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CUCINOTTA |
Tipico
del messinese. ma presente in modo significativo anche nel
reggino e nel catanese, dovrebbe derivare o da modificazioni del
termine cugina, ma è pure possibile una derivazione da
modificazioni dell'aferesi di vezzeggiativi di nomi come Enrico,
Malrico ecc. |
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CUCOVAZ |
Estremamente raro è tipico dell'udinese, di origine slovena
deriva da un soprannome collegato con il vocabolo slavo
kukec
(tarlo). |
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CUCUGLIATA |
Cognome assolutamente rarissimo, quasi unico, potrebbe derivare
da un soprannome dialettale con il significato di appisolata,
addormentata.
integrazioni fornite da
Antonella Cucugliata
cognome rarissimo, (si segnala il Torrente Cucugliata a San
Filippo del Mela (Messina), la famiglia origina da Santa
Caterina di Villarmosa (Caltanissetta), in cui rimane un piccolo
nucleo, alcuni altri sono emigrati a inizio 1900 a New York ove
tuttora risiedono. Un piccolo ramo della famiglia è a Roma e
Fiumicino. Il nome potrebbe essere di origine araba.
integrazione di Enzo Papa
Nelle parlate della Bassa Calabria ionica la
cucugliata
è la grandinata
(i cùcuglia,
plurale, sono l'insieme dei
grani di grandine. Cucugliata,
come cognome, può essere un'allusione a comportamenti impulsivi
e improvvisamente rovinosi. |
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CUCURACHI |
Cucurachi
è specifico del Salento, di Caprarica Di Lecce, Veglie,
Monteroni Di Lecce, Lecce e Lizzanello nel leccese, dovrebbe
derivare dal cognome greco Koukourakis. |
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CUCUSI
CUGUSI |
Cucusi, quasi unico, dovrebbe essere una forma alterata del
cognome Cugusi, che è decisamente sardo, di Fonni e di Gavoi nel
nuorese, con ceppi anche a Cagliari ed a Sassari, e che dovrebbe
derivare da un soprannome basato sul termine arcaico sardo
kugúsa
(appio d'acqua o ranino,
crescione), o anche dal nome
medioevale Cucusa,
da quello stesso termine derivato, nome del cui uso abbiamo un
esempio nei testi medioevali campidanesi: ".Et dedilloi donna
Cucusa de Sii, mulieri de donnu Saltori de Unali corrogla, a
Sanctu Jorgi de Suelli omnia cantu aeda in sa billa de Sestu.",
ricordiamo inoltre che Cucusa
è anche un nome di località: "...vesindado de Cucusa..." è
citato in un atto del 1737 a Mamoiada nel nuorese. |
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CUCUZZA
CUCUZZELLA
CUCUZZO |
Cucuzza è tipicamente siciliano, di Palagonia, Grammichele,
Caltagirone e Catania nel catanese, di Palermo, Carini,
Montelepre e Belmonte Mezzagno nel palermitano. di Scicli nel
ragusano, e di Rosolini nel siracusano, Cucuzzella, molto più
raro, è sempre siciliano, di Vittoria e Comiso nel ragusano e di
Ribera e Casteltermini nell'agrigentino, Cucuzzo, quasi unico, è
probabilmente il frutto di errori di trascrizione delle anagrafi
laziali, dovrebbero derivare, direttamente o tramite
ipocoristici, da soprannomi originati dal termine dialettale
siciliano cucuzza
(zucca),
forse ad evidenziare particolari fisici come la forma allungata
della testa o caratteristiche comportamentali del capostipite. |
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CUDA
CUDO |
Cuda è tipicamente meridionale, ha un ceppo nel salernitano a
Futani ed Ascea, uno nel catanzarese a Lamezia Terme. Falerna,
Gizzeria, Andali, Catanzaro e Martirano Lombardo e nel crotonese
a Mesoraca e Petilia Policastro, ed un ceppo nel nisseno a
Caltanissetta e Mazzarino, Cudo, quasi unico, è del catanzarese,
l'origine di questi cognomi potrebbe essere da un soprannome
derivato dal termine greco
koutos (κουτός) che significa
sciocco,
citrullo,
balordo,
forse ad identificare una caratteristica comportamentale del
capostipite. |
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CUDIA
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Cudia è
tipicamente siciliano, del trapanese, di Marsala, Castelvetrano,
Petrosino, Alcamo e Mazara del Vallo, con un ceppo anche a
Palermo, dovrebbe derivare dal nome di Cudia, un antico feudo
posto tra Erice e Trapani, probabile zona d'origine dei
capostipiti. |
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CUDICINI
CUDICIO |
Cudicio è
tipicamente friulano dell'udinese, di Torreano soprattutto e di
Cividale del Friuli, Cudicini, assolutamente rarissimo, è
tipicamente friulano, dovrebbe trattarsi per entrambi di una
forma etnica riferita alla località di Čudići in Croazia. |
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CUFFARI
CUFFARO |
Entrambi tipicamente siciliani Cuffari ha un ceppo catanese ed
uno a Caronia (ME), Cuffaro è più tipico di Raffadali (AG) con
ceppi anche ad Agrigento, Palermo, Bagheria (PA) e Scicli
(RG), possono derivare dal mestiere di produttore o venditore di
coffe
(panieri di vimini), nel ragusano potrebbe esserci
un'origine diversa il cùffaro
è il nome locale del grecale
(vento freddo, violento e secco proveniente da nordest), questo
termine deriva dal vocabolo arabo
kuffar (gli
infedeli, i traditori, quelli di cui non puoi fidarti)
e potrebbe caratterizzare una caratteristica comportamentale del
capostipite. |
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CUFFINI |
Cuffini è un cognome specifico dello spezzino, di La Spezia e
Bolano in particolare, potrebbe derivare da un soprannome
originato dal termine dialettale medioevale
cuffino o coffin
(cestino, paniere di vimini),
forse ad indicare nel capostipite un produttore di ceste, non si
può però ignorare una possibile connessione con il termine basso
latino cuphia,
la moderna cuffia,
che potrebbe caratterizzare l'abitudine del capostipite a
mostrarsi con quel tipo di copricapo, un principio di questa
cognominizzazione le troviamo nell'astigiano in un decumento del
1283, dove viene citato come testimone un tale "Iacobus
Cuffinus, clericus ecclesie Sancti Cristofori de Corseono". |
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CUGGIA
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Assolutamente rarissimo, sembrerebbe specifico del sassarese e
di Ossi (SS) in particolare, dovrebbe derivare da un soprannome
legato al vocabolo logudorese
cuggia (cuccia).
integrazioni fornite da
Bruno Cugglia
cognome presente a Nizza (Francia) fin dal 1400. |
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CUGLIARA |
Cugliari
ha un ceppo a Mileto nel vibonese, potrebbe derivare da un
soprannome originato dal mestiere di fabbricante di cucchiai
forse svolto dal capostipite. |
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CUGLIARI |
Cugliara è tipicamente sardo di Cagliari, dovrebbe derivare da
un soprannome basato sul termine sardo meridionale
cugliara
(mestolo, cucchiaione). |
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CUGNONE
CUGNONI |
Cugnone è
praticamente unico, Cugnoni,. assolutamente rarissimo, è tipico
del verbanese, dovrebbero derivare da un nome di località, come
Cugnone frazione di Valprato Soana (TO). |
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CUGUDDA |
Cugudda è molto raro, tipico della Sardegna centromeridionale,
dovrebbe derivare dal termine sardo campidanese
cugùdda (riccio
della castagna), forse per
rappresentare le caratteristiche di capostipiti particolarmente
irsuti, o a sottolineare un carattere spinoso del capostipite,
che però in fondo fosse una pasta d'uomo.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CUGUDDA: su cuguddu,
in Campidanese è il cappuccio.
A Fonni su cukuddu
è il mantello di orbace con
cappuccio: dal latino
cucullus.A
Tonara sa cruccùdda
è la crocchia
delle donne (sa cotza in Campidanese). In logudorese,
Curkùddu
ha inoltre il significato di
treccia ed in senso lato anche
di intestino.
Ancora in Campidanese sa cugùdda
è il riccio della castagna.
Accuguddàu
significa incappucciato.
Il cognome potrebbe derivare da una delle varie sfumature,
riconducibili, tutte al cucullus
latino = cappuccio.
Ma non dimentichiamo che con la voce cugùdda o cugùdula è
denominata la trinciatela (hyoseris radiata) e il cardo (cynara
cardunculus). Se riflettiamo ulteriormente sul significato e
sull'etimo di cugudda, ci si presenta un'altra possibilità e
cioè che derivino dal latino
cucutia: voce che il professor
Ferruccio Calonghi, luminare della lingua latina, nel suo
vocabolario definisce: cucutia,
frutto a noi sconosciuto,
presente nelle opere di Plinio e Valerio Massimo. * Cucutia
altro non è che il frutto (carciofino) del cardo selvatico e
cioè il cynara cardunculus silvestris, su menzionato, che qui
nella Sardegna meridionale chiamiamo sa cugùtzua. Ritroviamo il
cognome tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del
1388(anche se con la varianteCuculla): Cuculla Gonnario, jurato
ville Sammungleo (* Sammungleo.odierno Samugheo. Mandrolisay o
Barbagia di Belvì). Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, XI°,
XIII° secolo, figurano inoltre: Cucuta Ianne (306), servo di San
Nicola, proprietario di una vigna in Narbones, da lui venduta
senza il consenso del priore: il priore del monastero pertanto
ne rivendica la proprietà; Cucutu Petru(252 - 287); e Cucutu
Andria(241, 252 e 287), servi in Mularia (l'attuale Mulargia).
Attualmente il cognome Cugudda è presente in 17 Comuni italiani,
di cui 11 in Sardegna: Neoneli 14, Samugheo 8, Tortoli 8, etc.
Se osserviamo ancora possiamo notare che il Cuculla Gonnario del
LPDE del 1388 è proprio di Samugheo! |
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CUGURRA |
Cugurra è specifico di Sassari. dovrebbe derivare da un
soprannome originato dal termine sardo logudorese
cugùrra (forbicina,
tipo di insetto).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CUGURRA: cucùrra
nei dialetti centrali, cugùrra
in Campidano e Logudoro. Sa
cugùrra è
il bruco;
sa cugurra frucaxàda
è la forfecchia.
Sa cugùrra
per eccellenza è il bruco dei
cavoli, una peste per gli
ortolani. L'etimo di cugùrra o cucùrra, resta ancora
nell'incertezza. Il Wagner lo definisce vocabolo preromano.
Potrebbe derivare da curri-curri
(che corre, dal latino currere),
ma è il nome che si da solitamente al millepiedi. Il cognome è
presente nei documenti antichi della lingua sarda. Tra i
firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figura: Cucurra
Petro, ville Illorai (* Illorai...villaggio attuale. Curatorie
de Anella). Nel condaghe di Santa Maria di Bonarcado, XI°, XIII°
secolo, abbiamo: Cugurra Orzoco (104), in una lite per la
spartizione della servitù: ego Nocolaus, prior de Sancta Maria
de Bonarcadu, facio recordazione de kertu(lite) qui fecit
megu(mecum = con me)Orzoco Cugurra, in corona de logu
(tribunale) de sanctu Petru (san Pietro di Silki) etc. etc.
Cugurra Furadu, sposo a Maria Caidana(Coiana) (137) (una vendita
di terre): et ego monagu Benedictu, regendo (sostituto priore)
sa domo de Bonarcatu, comporei (ho comprato) ad (da) Maria
Caidana et assu maridu (dal marito)Furatu Cugurra, vinia tenendo
(dalla parte di )assa de sanctu Symione(San Simeone) etc.
Cugurra Melleos (115), in una spartizione di servi): ego iudice
Orzoco de Zori, potestando logu d'Arboree (giudice del tribunale
d'Arborea) fazo recordatione pèro fiios de jorgiLongu ki siant
serbos de Sancta Corona totos tres.tra i testes (testimoni)
figura Melleos Cugurra. Qui da noi in Medio Campidano il cognome
Cugurra esiste come soprannome. Attualmente il cognome Cugurra è
presente in 23 Comuni italiani, di cui 6 in Sardegna: Sassari
47, P. Torres 3, Oristano 3, etc. |
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CUIANI
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Cuiani,
assolutamente rarissimo, sembrerebbe della zona tra aretino e
perugino, dovrebbe derivare dal nome della località Villa Cuiano
nei pressi di Cortona nell'aretino. |
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CUIUS
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Cuius è specifico di Grammichele nel catanese, dovrebbe
trattarsi di un cognome attribuito a figli di ignoti, il termine
cuius
(letteralmente in latino
significa di chi?) veniva
evidentemente attribuito nella zona ai bambini abbandonati, cioè
a figli di chi?. |
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CULEDDU |
Culeddu è tipicamente sardo, di Bono nel sassarese soprattutto.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CULEDDU: un cognome non facile da portare, poiché significa "ficcanaso"
e deriva da culo;
culus
in latino. A meno che non gli si conosca altro significato e
atro etimo! Non abbiamo altro da aggiungere. Attualmente il
cognome Culeddu è presente in 33 Comuni italiani, di cui 15 in
Sardegna: Bono 28, Sassari 23, Cagliari 8, etc. |
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CULIN
CULLIN |
Sia Culin
che Cullin, molto molto rari, sono cognomi originari del
trevisano e del vicino basso Friuli, dovrebbero derivare da una
forma aferetica di un ipocoristico del nome Nicola, di quest'uso
abbiamo un esempio in uno scritto dell'anno 1203 nel territorio
della Repubblica veneta: "...Accepimus autem, quod cum nuper
Venerabilis frater noster Spalatensis Archiepiscopus Patarenos
non paucos de Spalatensi et Traguriensi Civitatibus effugasset,
nobilis vir Culinus Banus Bossinus iniquitati eorum non solum
tutum latibulum, sed et presidium contulit manifestum...". |
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CULOS
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Tipico
friulano, specifico della ristrettissima zona che comprende
Casarsa della Delizia, San Vito al Tagliamento e loro
circondario, potrebbe derivare da una modificazione dialettale
del nome medioevale Colossus, come pure da una modificazione
dialettale dell'aferesi del nome Nicola. |
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CULOSI
CULOSO |
Tipico
del catanese Culosi, del messinese Culoso, di origine molto
incerta, si può ipotizzare una derivazione dal toponimo Culon
città giudea di Palestina, ma più probabilmente discendono da
una modificazione dialettale dell'aferesi del nome Nicola. |
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CULLOTTA
CULOTTA
CULOTTI
CULOTTO |
Culotta è specifico del palermitano, di Cefalù in particolare di
Palermo, di Lascari, di Pollina e di Collesano, Cullotta,
assolutamente rarissimo, anch'esso siciliano, è dovuto ad
un'errata trascrizione del precedente, Culotti e Culotto, quasi
unici, sono forme alterate del primo, dovrebbero essere di
origini normanne e derivare dal termine medioevale francese
culot
(basso di statura),
ad indicare probabilmente che i capostipiti avessero questa
caratteristica. |
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CULMONE
CURMONA |
Culmone, tipicamente siciliano, di Delia e Caltanissetta nel
nisseno e di Alcamo, Calatafimi e Poggioreale nel trapanese,
Curmona, quasi unico, è siciliano dell'agrigentino, dovrebbero
derivare da un soprannome basato sul termine dialettale
curmùne
(tronco d'albero, massiccio),
probabilmente ad indicare che i capostipiti avessero una
struttura fisica imponente. |
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CULTORE
CULTORI |
Sia
Cultore che Cultori sono quasi unici, tipici dell'Italia
settentrionale, dovrebbero derivare dal termine latino
cultor,
cultoris
(agricoltore, contadino),
ad indicare probabilmente l'attività dei capostipiti. |
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CULTRONE |
Cultrone è specifico di Vittoria nel ragusano, potrebbe derivare
dal termine latino cultro,
cultronis (coltello
usato dagli antichi romani per uccidere animali per un
sacrificio), vocabolo usato ad
esempio nell'Eudemia
di Janus Nicius Aerithraeus: "...At illa, tanquam praedivinans
quid futurum esset, dum ille in fenestra foribus injuriam factam
queritur, furtim e lecto desiluerat ac rubrica in eum usum
quaesita dexteram impleverat. Venit ergo ille amenti similis,
clamans: 'Itane pessima? Ante meos oculos amatorculum mihi tuum
adducis?' unaque opera femur illi dexterum et brachium lato
cultro percussit...", forse ad identificare il mestiere del
capostipite come quello di un macellaio. |
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CUM
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Cum
è specificatamente friulano, dell'udinese e del goriziano,
dovrebbe derivare da una forma apocopaica del cognome Altesino
ed austriaco Cumer
(vedi CUMER) |
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CUMER
CUMERLOTTI
CUMERO
KUMER |
Cumer è tipico di Rovereto (TN), Cumerlotti quasi unico è
dell'Alto Adige, Cumero, assolutamente rarissimo è dell'udinese,
Kumer sembrerebbe praticamente unico, derivano da un soprannome
proveniente dal vocabolo dialettale
cumer (macilento,
sofferente), originato dal
vocabolo tedesco kummer
(pena, afflizione)
e stava a caratterizzare probabilmente la persona estremamente
magra del capostipite.
tesi fornite da
Ferruccio Cumer
secondo accreditati ricercatori delle provincia autonoma di
Trento Cumer è un cognome originatosi tra le popolazioni di
stirpe germanica stabilitesi nei secoli passati in Trentino. Ha
alla sua base il nome di persona
Cummar /
Kummar,
dal gotico Guma
/ Gummar,
che significa maschio, uomo,
virile (affine, come
significato, al Marius
latino e all'Andréas
greco). Nelle sue varie forme, il cognome è tipico delle aree
linguistiche cimbre del Trentino e del Veneto (i Sette Comuni
dell'Altopiano di Asiago, in provincia di Vicenza, e i Tredici
Comuni della Lessinia, in provincia di Verona). Cumer si è
originato ed è tuttora diffuso nella Vallarsa. La forma Comer
era un tempo tipica di Folgaria, dove ora è estinta. Da
Cumerle,
diminutivo di Cumer
(il piccolo Cumer, il giovane
Cumer), sono derivati
Cumerlotti (in provincia di Trento; è originario della Vallarsa,
dove esiste la frazione omonima), Cumerlato (nei Sette Comuni),
Comerlati (nei Tredici Comuni). |
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CUMINETTI
CUMINETTO
CUMINI
CUMINO |
Cuminetti, estremamente raro sembra del bergamasco, Cuminetto è
praticamente unico, Cumini. molto raro, è specifico friulano
della zona tra Udine e Cividale, Cumino, anch'esso molto raro, è
tipico di Torino e dintorni, derivano tutti dal nome medioevale
Cuminus di cui abbiamo un esempio nel Codice Diplomatico della
Lombardia medievale a Milano nell'anno 1153: "...Placuit atque
convenit inter Adelardum diaconum de ordine maiore Sancte
Mediolanensis Ecclesie filium quondam Lanfranci qui dicitur
Cuminus, nec non et inter Iohannem qui dicitur da Muzane de
civitate Mediolani...". Tracce di questa cognominizzazione le
troviamo a Villa d'Adda (BG) fin dalla fine del 1300 dove i
Cumini sono citati tra le famiglie ghibelline della città, nello
stesso periodo troviamo dei Cumini ad Artegna (UD). |
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CUMMO
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Cummo è tipico di Canicattì nell'agrigentino, potrebbe essere di
origini slave e derivare da alterazioni dialettali del nome
gotico Guma,
ma è anche possibile che derivi dal nome medioevale
Cummo di
cui abbiamo un esempio d'uso in un atto del 1166 in Lombardia,
dove possiamo leggere: "...et posuit ei fideiussores Unfredum
qui dicitur de Cummo de Varisio et Deuseumadiuvet de Busti
communiter...". |
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CUNA
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Originario del Leccese, dovrebbe derivare dal nome di una
località. |
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CUNDARI |
Ha
un ceppo cosentino, uno nel reggino ed uno nel messinese.
integrazioni fornite da
Stefano Ferrazzi
Cognome tipicamente siciliano e calabrese, con ceppi maggiori
nel messinese, nel cosentino e nel reggino, Cundari è un cognome
di origine greca che deriva dall'aggettivo
kunduros,
col significato di corto.
Si tratta, quindi, della cognominizzazione di un soprannome
indicante caratteristiche fisiche del capostipite. |
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CUNEGATI
CUNEGATO
CUNEGATTI
CUNEGO
CUNICO |
Cunegati e Cunegato sono tipici della zona a ovest di Schio
(VI) e sono estremamente rari, Cunegatti sempre molto raro è
tipico del veronese, zona di Vestena Nuova e Badia Calavena, con
un ceppo anche in Lombardia, Cunego. rarissimo è proprio della
zona di Verona e di Villafranca, Cunico è ben diffuso nel
veronese, e vicentino soprattutto, in particolare a Vicenza,
Asiago, Caldogno, Gambellara e Schio nel vicentino, e a San
Bonifacio nel veronese, potrebbero derivare dal nome germanico
Kunegund,
o da un soprannome, poi divenuto nome, originato dal termine
medioevale germanico (a.a.t.)
kuning o
kunig (Re,sovrano,
Signore di un territorio, governatore).
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Sono tutti cognomi di origine cimbra. Cunego è diffuso nel
Veronese (in Lessinia e a Dossobuono), oltre che a Rovereto, Ala
e Trento; Cunico è diffuso in tutto il Vicentino, soprattutto
nella zona collinare. La forma Cùnego compare dapprima a Recoaro
e a Badia Calavena (forse contemporanea nelle colonie cimbre
trentine); essa risale al diffuso soprannome medio alto tedesco
(1050-1500 d.C.) Kùnig,
Chunech
e simili, significante Re.
Il soprannome era riferito al vincitore di gare importanti, al
Re di una brigata di amici. Fonte: Giovanni Rapelli, Cognomi di
Verona e del Veronese. |
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CUNEGONDA
CUNEGONDI |
Quasi unico Cunegonda sembrerebbe dell'estremo sud, Cunegondi,
estrememente raro sembrerebbe parmense,.potrebbero derivare dal
nome germanico Cunegund.
integrazioni fornite da
Massimo Cunegondi
Il cognome Cunegondi, per quanto riguarda il ceppo parmense (nel
quale tutti i Cunegondi sono parenti), non deriva dal germanico
Cunegund ma dal ritrovamento di un orfano, che divenne il
capostipite della famiglia, nel giorno di Santa Cunegonda nel
tardo ottocento. |
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CUNEO
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Cuneo è
specifico del genovese, Cunei, assolutamente rarissimo dovrebbe
essere dovuto ad un errore di trascrizione del primo, dovrebbe
derivare dal toponimo piemontese Cuneo. |
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CUNGI
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Cungi è
tipicamente toscano dell'aretino, di Monte San Savino, Bibbiena
e Caprese Michelangelo, potrebbe derivare da nomi di località
con quel nome situate vicino a Sansepolcro nell'aretino, tracce
di questa cognominizzazione le troviamo a Sansepolcro
nell'aretino agli inizi del 1500 con i pittori Giovan Battista e
Leonardo Cungi e nella seconda metà dello stesso secolo con il
pittore Francesco Cungi. |
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CUNIAL
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Cognome tipico di Possagno (TV).
notizie ulteriori
fornite da Giancarlo Cunial
Il cognome deriva da quello della borgata di Possagno che ha
forma di cuneo (in loco qui dicitur cunealis, 1076). |
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CUNIETTI |
Assolutamente rarissimo sembrerebbe dell'alessandrino, troviamo
tracce di questa cognominizzazione con un Leopoldo Cunietti,
elencato tra gli amministratori della città di Alessandria
nominati dall'esercito napoleonico nel 1798.
integrazioni fornite da
Arnaldo Cunietti
Cunietti è originario da Castelnuovo Bormida (AL). Cognome unico
di questo paese che appare all'incirca verso il 1630/1640.
Originariamente questa famiglia si denominava Chinetti e appare
per la prima volta con questo cognome in un censimento del
1489/90. Chinetti e voce d'origine incerta, probabilmente
derivata dal nome Melchiorre, attraverso le forme Marchiodi,
Chiodi, Chionio, Chionetti, Chinetti.(Vedere
La famiglia Cunietti di Castelnuovo e
Capriata - Cinque secoli di storia. 1489-1999
Acqui Terme 2001.- Autore: Arnaldo Cunietti-Ferrando. Esemplare
nella biblioteca del Archivo Storico di Alessandria). |
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CUOCO
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Cognome
campano, dovrebbe derivare da un soprannome dipendente da un
mestiere. |
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CUOGHI
CUOGO |
Cuoghi è tipico dell'areea che comprende le province di Verona,
Mantova, Rovigo, Ferrara, Bologna e soprattutto Modena, Cuogo è
decisamente veneto, di Salzano, Noale e Santa Maria di Sala nel
veneziano e di Massanzago nel padovano, dovrebbero derivare dal
termine veneto cuogo
(cuoco),
del cui uso abbiamo un esempio anche ne
i Rusteghi
di Carlo Goldoni: "..E se el cuogo de sior Lunardo non ha
provisto salvadeghi, a tola no ghe n'ha da esser, e no ghe ne
sarà. Semo tuti desmesteghi, tuti boni amici, con tanto de cuor.
Stemo aliegri, magnemo, bevemo, e femo un prindese alla salute
de tuti queli, che con tanta bontà, e cortesia n'ha ascoltà,
n'ha sofferto, e n'ha compatìo. ..", si tratta dunque di
cognominizzazioni originate probabilmente dal mestiere del
capostipite. |
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CUOLLO
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Cuollo,
assolutamente rarissimo, è specifico del napoletano,dovrebbe
derivare da un soprannome attribuito al capostipite,
probabilmente a causa di un suo collo particolarmente grosso. |
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CUOMO
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Tipico
campano, del napoletano in particolare, deriva dalla contrazione
del nome dialettale Cuosimo (Cosimo), tracce di questa
cognominizzazione si trovano a Napoli e Stabia fin dal 1600. |
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CUONZO
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Cuonzo è specifico del barese, di Bari, Barletta dovrebbe
derivare dal nome pugliese
Cuonzo, una forma dialettale
aferetica del nome latino di origini greche
Acuntius
(vedi DI CUONZO). |
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CUORDIFEDE |
Assolutamente rarissimo è napoletano.
integrazioni fornite da
Fabio Paolucci
Cuordifede è un cognome rarissimo, presente solo a Napoli e con
ogni probabilità appartenente ad un unico nucleo familiare. Dal
punto di vista etimologico è chiara la derivazione da un
soprannome legato ad una peculiarità caratteriale del
capostipite propenso spesso e volentieri a far del bene. Non
sarebbe da escludere la recente formazione del cognome in
ambienti ecclesiastici, dove molto spesso venivano abbandonati i
cosiddetti figli di nessuno
o figli del peccato
che venivano salvati e allevati poi da frati e monache: a
costoro spettava anche il compito di dare un nome e un cognome
agli sventurati infanti salvati e il più delle volte, oltre ai
soliti Esposito, Proietti o degli Infanti, assegnavano nomi
legati al Cristianesimo (nomi di Santi del giorno del
ritrovamento oppure nomi dettati dallo spirito cattolico, come
può essere, in questo caso, l'espressione cognominizzata
Cuor di fede). |
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CUORGENTILE |
Il
cognome Cuorgentile ormai scomparso, sembrerebbe essere stato
di Castellammare di Stabia nel napoletano, si dovrebbe trattare
di un cognome attribuito a fanciulli abbandonati da parte di
un'associazione di carità. |
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CUOZZO
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Cuozzo è
tipicamente campano, con un grosso ceppo a Napoli, ma con
presenze significative anche nel napoletano a melito di Napoli,
Giugliano di Campania, Mugnano di Napoli e Marano di Napoli, nel
salernitano ad Acerno, Valva, Battipaglia, Salerno, Eboli e
Pellezzano, nel Beneventano a Moiano e Sant'Agata dei Goti, e
nell'avellinese a Caposele, ha ceppi anche a Roma, a Sant'Elia
Fiumerapido nel frusinate e ad Aprilia nel latinense, ed uno
piccolo anche nel foggiano a San Severo, dovrebbe derivare da un
nome di località identificabile dall'aspetto a punta della cima,
o anche da un soprannome dialettale probabilmente riferito
all'aspetto fisico del capostipite. |
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CUPAIOLI
CUPAIOLO
CUPAIUOLI
CUPAIUOLO |
Cupaioli
è specifico della zona di Cupello e Vasto nel teatino, Cupaiolo
ha un ceppo nel teatino a San Buono, Vasto e San Salvo, ed un
ceppo a San Severo nel foggiano, Cupaiuoli è praticamente unico,
sembrerebbe del foggiano, Cupaiuolo è assolutamente rarissimo,
sembrerebbero di origini abruzzesi, forse del teatino, potrebbe
trattarsi di varie alterazioni di una forma etnica arcaica del
paese di Cupello in provincia di Chieti. |
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CUPELLI
CUPELLINI
CUPELLO
CUPELLONI |
Cupelli ha presenze nel Piceno, uno ceppo nel romano a Roma e
Moricone e nel viterbese a Vetralla e Viterbo ed un ceppo nel
cosentino a Lago, Cosenza, Amantea e Mendicino, Cupellini è
specifico di Monte Porzio Catone, Roma e Mentana nel romano, con
un piccolo ceppo anche a Ferrara, Cupello ha un ceppo nel
ternano ad Orvieto, Allerona e Castel Viscardo, qualche presenza
a Roma ed un ceppo a Paola , San Lucido e Fuscaldo nel
cosentino, Cupelloni è tipicamente laziale di Nepi nel viterbese
e di Roma e Fiumicino nel romano, dovrebbero derivare,
direttamente o tramite dorme ipocoristiche o accrescitive, da
zone come Valle Cupella nel frusinate o Colle Cupellone nel
romano o da paesi come Cupello nel teatino, non si può comunque
escludere che possano derivare da soprannomi basati sul mestiere
di fabbricanti di tegole svolto dai capostipiti, soprannome
originatosi dal termine latino
cupella (oggetto a forma di
piccolo barile
e per estensione tegola). |
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CUPERTINO
DE CUPERTINIS |
Cupertino è tipicamente pugliese, di Sammichele di Bari,
Casamassima e Locorotondo nel barese, di Fasano nel brindisino e
di Foggia, De Cupertinis è specifico di Nardò nel leccese,
dovrebbero derivare dall'antico nome
Cupertino,
di epoca bizantina, del paese leccese di Copertino, indicandolo
come luogo d'origine dei capostipiti. |
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CUPIDI
CUPIDO |
Cupidi ha un piccolo ceppo nel pratese e nel pisano ed uno tra
viterbese e romano, Cupido, abbastanza raro, è specifico
dell'Italia centromeridionale, con un ceppo tra anconetano e
maceratese, uno tra ternano, viterbese e romano, uno nel
teatino, e piccolissimi ceppi sparsi in Campania, Calabria e
Sicilia, l'origine di questi cognomi potrebbe essere dal nome
del dio romano dell'amore e dell'erotismo
Cupidus
figlio di Venere e Giove, nome probabilmente attribuito ai
capostipiti, come potrebbe derivare da un nome o soprannome
originato dal verbo latino cupio
(desiderare, bramare). |
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CUPOLO
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Cupolo è
tipico di Sicignano degli Alburni nel salernitano e soprattutto
di Sant'Angelo le Fratte nel potentino, potrebbe derivare dal
nome di paesi come Sant'Angelo a Cupolo nel beneventano, o nella
contrada di Cupolo vicino ad Aversa nel casertano, ma molto più
probabilmente deriva da nomi di località come Cupolo di
Castelmezzano nel potentino, o Aia del Cupolo sempre nel
potentino, probabili paesi d'origine del capostipite. |
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CUPPARI
CUPPARO |
Cuppari è
tipicamente calabrese, specifico della provincia di Reggio
Calabria, ed in particolare di Laureana del Borrello e Bova
Marina, Cupparo è specifico della zona del potentino ai confini
con il cosentino, di Francavilla in Sinni in particolare,
dovrebbero derivare da un soprannome legato al mestiere del
capostipite, forse un artigiano produttore di catini e bacili. |
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CUPPERI |
Cupperi, estremamente raro, è del ragusano, soprattutto di
Ragusa, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul mestiere
del capostipite, probabilmente un
coppiere
o servo di tavola di qualche nobile, anche se non si può
escludere che possa invece riferirsi al fatto che le coppe le
producesse. |
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CUPPI
CUPPINI |
Cuppi è tipicamente emiliano del bolognese, di Bologna, Monte
San Pietro e Sasso Marconi, Cuppini ha un ceppo emiliano, a
Bologna e nel bolognese a San Lazzaro di Savena, ed uno laziale,
a Ferentino nel frusinate ed a Lariano e Roma nel romano,
dovrebbero derivare , direttamente o tramite un ipocoristico,
dal nome medioevale Cuppus,
di cui troviamo tracce nel parmense nell'anno 1254 in un lascito
testamentario o confessione
maioris ecclesie, Armanus Marencus de Petrascremola,
nel quale viene concesso un lascito di una vigna ad un tale
Cuppus Dalianus de Casellis de
Pado. |
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CUPPO
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Cuppo, quasi unico, è tipicamente giuliano, di Trieste in
particolare, dovrebbe derivare dall'italianizzazione del cognome
sloveno Kuppon. |
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CUPPONE |
Cuppone ha un ceppo a Neviano, Galatone, Nardò ed Aradeo nel
leccese ed a Brindisi, ed un piccolo ceppo a Catania, potrebbe
derivare da nomi di località, pensiamo al monte Cuppone nel
cosentino o alla Contrada Cuppone di Castrovillari, ma potrebbe
anche derivare da nomi germanici come
Koppon o
da cognomi slavi o albanesi come
Kuppen o
Kuppon,
non si può escludere inoltre una possibile derivazione da un
soprannome. |
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CURA'
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Curà,
molto raro, è specifico dell'alto parmense, di Albareto e Borgo
Val di Taro, dovrebbe derivare da un nome dialettale di località
come Curà nel rovigoto. |
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CURATELLI |
Curatelli, quasi unico, parrebbe della Basilicata dovrebbe
derivare dal toponimo barese di Corato.
integrazioni fornite da
Francesco Curatelli
Il cognome Curatelli è ad origine singola; è stata infatti
accertata la sua derivazione dal cognome Coratelli per modifica
della o in u (a causa delle inflessioni dialettali) in un paese
della Basilicata in cui il capostipite si era trasferito da
Andria nel 1700 Mio padre Emilio, nativo di Montalbano Jonico
(MT), andò alla ricerca negli archivi parrocchiali del suo
paese, risalendo fino al XVIIIé secolo, quando il capostipite
Domenico Coratelli (ancora con la "o") si stabilì a Gallicchio
(PZ) dalla nativa Andria (vicino a Corato, da cui certamente
derivò il cognome originario). Mio padre riuscì a trovare negli
archivi parrocchiali (unica fonte delle informazioni prima della
legislazione napoleonica del primo '800) gli atti di matrimonio
e altri successivi (testimoni di nozze o battesimi) in cui si
vede come gradualmente avvenne il cambio in Curatelli (nei
dialetti lucani c'è questa tendenza a pronunciare la o come u).
Infatti vi è un atto intermedio in cui nel testo del documento
l'estensore dell'atto ha scritto Domenico Curatelli, e
l'interessato si firmò Domenico Coratelli. Questo cognome si è
poi trasmesso ai discendenti che vivono in Italia (ormai sparsi
in molti posti) ed in Argentina. |
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CURATOLA
CURATOLO
DEL CURATOLO
DELCURATOLO |
Curatola è tipico del reggino, Curatolo ha un ceppo nel Gargano
nella zona di Cagnano Varano nel foggiano e di Sannicandro
Garganico, ed uno in Sicilia a Caltanissetta ed a Marsala nel
trapanese, Del Curatolo e Delcuratolo sono specifici di Barletta
e di Trani nel barese, dovrebbero derivare, direttamente o
attraverso una forma patronimica dove il prefisso
Del- stia
per il figlio di,
riferito ad un capostipite il cui padre svolgesse il compito di
intendente,
dovrebbero infatti derivare tutti da alterazioni del termine
bizantino kourator
(intendente). |
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CURCI
CURCIO |
Curci è tipico del sud peninsulare, della Puglia in particolare
e del napoletano, con un possibile ceppo lombardo ma originario
del veneziano, Curcio è più diffuso in tutto il sud Campania,
Calabria e Sicilia, deriva da soprannomi originati da vocaboli
dialettali che possono significare sia corto (basso di statura),
sia l'organo sessuale femminile, in pugliese curciu. Traccia di
questa cognominizzazione la troviamo a Paternopoli (AV) nel 1600
con Giacomo Curcio Procuratore della Cappella del Rosario della
locale chiesa della Beata Vergine Maria, a Venezia sempre nel
1600 troviamo il liutaio Zuanne Curci.
integrazioni fornite da
Giuseppe Curcio
curcio o curci nel dialetto di Pedace (CS), dove ho tracce di
parenti fin dal 1700, vuol dire corto e grasso insieme e indica
anche le castagne non innestate, che sono appunto corte e
chiatte.,
anche alcune forme di unghie delle mani vengono chiamate così. |
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CURCURUTO |
Curcuruto
è tipicamente siciliano del messinese in particolare, di
Taormina, Messina, Letojanni, Mongiuffi Melia, Santa Teresa di
Riva e Giardini Naxos, con un piccolo ceppo anche nel catanese a
Fiumefreddo di Sicilia e Calatabiano, dovrebbe trattarsi della
forma dialettale di origine grecanica indicante chi proveniva
dal paese Curcuraci di Messina, probabile luogo d'origine dei
capostipiti. |
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CURI
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Un ceppo
ascolano, uno romano ed uno leccese, il ceppo romano dovrebbe
derivare da un soprannome legato al toponimo Cura (VT), quello
ascolano dal toponimo Curetta (AP), quello leccese potrebbe
derivare da una deformazione del toponimo Cursi (LE). |
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CURIA
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Curia ha un ceppo calabrese a Rossano, San Giovanni in Fiore,
Cariati, Corigliano Calabro, Crosia e Cosenza nel cosentino, ed
un ceppo nel trapanese a Castelvetrano, Salemi e Marsala, a
Catania, ad Aidone nell'ennese ed a Partinico nel palermitano,
dovrebbe derivare da un soprannome grecanico basato sul termine
κουρεύς kureis (barbiere),
probabilmente indicando così che questo fosse il mestiere dei
capostipiti. |
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CURIALE
CURIALI |
Curiale ha un ceppo a Roma, nel foggiano, in particolare a
Foggia e Lucera, nel reggino a Riace ed in Sicilia a
Castelvetrano nel trapanese, a Palermo, a Catania ed a Ragusa,
Curiali è quasi unico, dovrebbero derivare dal termine latino
curiale,
una sorta di antico notaio,
dell'uso di questo termine abbiamo un esempio nel
Codex diplomaticus Cavensis
: "..In nomine Domini vicesimoprimo anno principatus domni
nostri Gisulfi gloriosi principis, mense iunio, quintadecima
indictione. Ante me Petrum iudicem Ursus filius quondam Iannacii
Atrianensis, qui dictus est Curiale..". |
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CURIO
CURIONE
CURIONI |
Curio è
assolutamente rarissimo, Curione, abbastanza raro, ha ceppi nel
barese e nel palermitano, Curioni un pò meno raro, sembrerebbe
tipico del nordmilanese, varesotto e comasco, derivano dal
cognomen latino Curio (Curionis) di cui abbiamo un esempio nel
De Bello Gallico di Giulio Cesare: "...Qua in fuga Fabius
Pelignus quidam ex infimis ordinibus de exercitu Curionis primus
agmen fugientium consecutus magna voce Varum nomine appellans
requirebat...". Tracce di questa cognominizzazione le troviamo
nel 1200 a Gallarate, dove i Curioni sono annoverati tra i
nobili della città, nel 1300 nel comasco con Bertrame Curione
nativo di Asso (CO) in qualità di prevosto di Dervio (LC):
"...In nomine domini Anno a nativitate eiusdem millesimo
trecentesimo sexagesimo septimo Indictione quinta - die decimo
septimo mensis Januarij In presentia mei notarij testiumque
infrascriptorum ad hoc vocatorum et rogatorum dominus presbiter
Bertramus Curionus prepositus ecclesie sancti petri de Dervio
suo nomine proprio...". |
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CURIALE |
Potrebbe
avere due ceppi uno siciliano ed uno pugliese, potrebbe essere
derivato da un soprannome legato al termine latino curialis (di
pertinenza di un raggruppamento giudiziario, ecclesiastico o
amministrativo). |
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CURIGLIANO |
Curigliano, molto raro, è tipicamente calabrese, con un piccolo
ceppo a Catanzaro, dovrebbe derivare da una forma dialettale del
nome del paese di Corigliano Calabro nel cosentino, probabile
luogo d'origine dei capostipiti. |
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CURINGA |
Curinga è tipicamente calabrese del reggino, di Cittanova,
Rizziconi e Galatro in particolare, dovrebbe derivare dal nome
del paese di Curinga in provincia di Catanzaro, probabile luogo
d'origine dei capostipiti, il nome del paese dovrebbe derivare
dal termine dialettale curinghe
(arengo,
luogo di raduno dei maggiorenti del paese), a sua volta derivato
dal termine germanico hring
(cerchio,
normalmente di saggi). |
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CURLETTA |
Curletta, assolutamente rarissimo, è specifico del maceratese di
Civitanova Marche in particolare, e di Sant'Elpidio a Mare nel
Piceno, potrebbe derivare dal cognome greco
Kourleta,
cosa più probabile, o anche dal cognome polacco
Kurleta,
a sua volta derivato dal nome
Kuryl (Carlo). |
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CURLO
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Curlo è tipico di
Fasano nel brindisino e di Taranto, potrebbe derivare dal nome
normanno Curly,
o da un'alterazione del nome slavo
Curyl. |
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CURONE
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Curone sembra essere specifico di Castelnuovo Scrivia, potrebbe
derivare dall'idronomo Curone, un torrente della zona, ma molto
più probabilmente deriva dal nome latino
Curo, Curonis
di cui abbiamo un esempio in questo testo del 1231: "...Ceterum
si quispiam de rebus eiusdem predicti Curonis minus vel maius
retinuisse probabitur, eundem vigore iuramenti nobis prestiti
iudicamus...".
integrazioni fornite da
Massimiliano Jattoni
Antica famiglia piemontese, originaria di Dernice e Fabbrica
Curone di cui ressero la Signoria. Uno dei rami principali
trasferito a Castelnuovo Scrivia (AL) già nel 1300
(documentazione cartari di rivalta) un Valentino Curone Medico
nel 1436 chiarì e capì come si diffondeva la peste. Diversi
cavalieri nell'Ordine di Malta, hanno dato lustro alla famiglia.
Imparentati con le famiglie Scarabelli della Mirandola, Grassi,
Bassi, Stella di cui ereditarono le armi.
Arma: Inquartato: nel primo e nel quarto: di rosso alla croce
d'argento sormontata da uno scudetto d'oro caricato da una "C"
gotica di nero; nel secondo: d'azzurro al gufo nascente con le
ali alzate e spiegate di nero; nel terzo: partito: nel 1°
d'argento alla stella (5) d'oro; nel 2° scaccato di nero e
d'argento. Capo d'oro all'aquila di S.Giovanni al naturale.
Motto: AB ORIENTE ET OCCIDENTE SEMPER FIDELIS. |
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CUROTTI
CUROTTO |
Curotti,
rarissimo, è piacentino, Curotto, tipico del genovese, è molto
raro, dovrebbero derivare dal nome celtico Cur o dal suo
corrispondente latino Curius. |
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CURRELI |
Tipicamente sardo, è diffuso in tutta l'isola, dovrebbe derivare
da una modificazione del nome sardo
Correli (Cornelio). |
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CURRIDORI |
Curridori è tipicamente sardo di Villacidro nel Medio Campidano,
con un ceppo anche a Vallermosa nel cagliaritano.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CURRIDORI: corridore e viene dal latino
cùrrere =
correre, andar di fretta.
Andài cùrri, cùrri
= andar correndo.
Su cùrri, cùrri
è il mille
piedi o un qualsiasi insetto
che cammina con una certa velocità:
su babbalòtti.
Cuaddu curridòri
= cavallo da corsa;
è detto anche il giovanotto che va spesso e volentieri dietro le
gonnelle! Currèra = corsa. Ad esempio, quando un bambino entra
in casa di fretta, trova la madre che gli chiede: "E ita est
custa currèra"? = "Perché tanta fretta"? Currèra a trivas =
gara di corsa. Sa scurrentzia = dissenteria. Come cognome non
l'abbiamo trovato negli antichi documenti, ove è presente come
sostantivo: su curritòre
era il corriere, il postino,
colui che consegnava le lettere
e spesso era anche il banditore. Attualmente il cognome è
presente in 25 Comuni italiani, di cui 13 in Sardegna:
Villacidro 127, Vallermosa 15, Cagliari 5, Maracalagonis 3,
Domusnovas 3, etc. E'chiaramente originario di Villacidro e
provengono da questo anche i Corridori degli altri centri. Due
sono le ipotesi: 1) che il cognome Curridori sia derivato
dall'antico curritòre
= corriere, postino;
2) che provenga dalla Toscana, provincia di Grosseto, dove si
attesta il più grosso ceppo del cognome Corridori, passato in
Sardegna a Curridori. |
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CURRO'
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Di
origini siciliane.
integrazioni fornite da
Andrea Ferreri
Di origine messinese di Milazzo in particolare, deriva da una
forma dialettale del nome Corrado. |
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CURSIETTI |
Assolutamente rarissimo, potrebbe essere di origini laziali,
deriva da una modificazione del cognomen latino Curtius,
trasformatosi nel medioevale Curzio e da questo in Cursio, una
seconda ipotesi lo fa derivare dall'aferesi del cognome Accursio
(vedi). |
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CURSIO
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Specifico
del foggiano, della zona tra San Severo, Apricena e San Marco in
Lamis, potrebbe derivare dal nomen latino Cursius di cui abbiamo
un esempio in un testo del 1204: "...Cursius carceri perpetuo
adjudicatus remansit; proditores vice promissi auri ab Hugone
suspensi sunt, eorumque bona direpta...", o anche dall'aferesi
del nome Accursio (vedi), ma è pure possibile una modificazione
dialettale del cognome Curcio. |
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CURTI
CURTIS
CURTO |
Curti è diffuso in tutt'Italia, Curtis, molto raro, sembra
specifico di Cervaro (FR), Curto ha ceppi in tutto il sud, in
provincia di Roma, in quella di Belluno ed in Piemonte,
dovrebbero tutti aver avuto origine da un soprannome legato alla
bassa statura del capostipite, il cognome Curtis potrebbe anche
derivare dal sostantivo medioevale
curtis (della
Corte) intendendo
l'appartenenza alla corte di un nobile. |
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CURTOLI
CURTOLO |
Curtoli, quasi unico, sembrerebbe piemontese, ed è probabilmente
dovuto ad un'errata trascrizione del cognome Curtolo, che è
tipicamente veneto del trevisano, di Breda di Piave, Conegliano,
Treviso e Carbonera, potrebbe derivare da un soprannome basato
sul termine dialettale arcaico
curtolo (tipo
di martello usato dai calderai
per spianare la lamiera), magari ad indicare il mestiere del
capostipite, ma potrebbe anche derivare da una forma
ipocoristica del termine dialettale
curto (corto,
basso), forse ad indicare una
caratteristica fisica del capostipite. |
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CURTU
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Curtu, assolutamente rarissimo, sembrerebbe specifico della
parte settentrionale della Sardegna.
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CURTU: significa corto e deriva dall'italiano corto e quindi dal
latino curtus.
In Campidano usiamo la variante
curtzu o
crutzu,
con metatesi. Cognome raro, presente in 8 Comuni italiani, di
cui 6 in Sardegna: Alà dei Sardi 14, Olbia 3, Sarroch 3, etc. |
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CURZI
CURZIO |
Curzi è specifico della fascia che comprende il riminese, il
pesarese, l'anconetano, il maceratese, l'ascolano ed il
teramano, con un grosso ceppo anche a Roma e nel romano, Curzio,
molto meno comune, ha qualche presenza nel rovigoto ed un ceppo
a Napoli, Melito di Napoli e Sant'Antimo nel napoletano, questi
cognomi dovrebbero derivare dalla
Gens Curtia
o dal suo nomen gentilizio
Curtius. |
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CUSANELLI
CUSANI
CUSANO |
Cusanelli
è tipico di Pietraroja nel beneventano, Cusani, molto raro, ha
forse un ceppo milanese ed uno campano, Cusano è tipicamente
campano, dovrebbero derivare da toponimi come Cusano Milanino
(MI) e soprattutto come Cusano Mutri nel beneventano. |
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CUSCONA
CUSCONA'
CUSCUNA
CUSCUNA' |
Cuscona, assolutamente rarissimo, ormai quasi limitato al
catanese, sembrerebbe essere stato originario del messinese,
Cusconà, quasi unico, parrebbe calabrese del reggino, Cuscuna,
assolutamente rarissimo ha un piccolissimo ceppo nel reggino ed
uno nel catanese, Cuscunà ha un ceppo nel reggino a Locri ed uno
nel catanese a Motta Sant'Anastasia e Catania, questi cognomi
dovrebbero derivare dal cognome turcoalbanese
Kuskuni,
o più probabilmente dalla sua variante greca e albanese
Kuskunàs,
come è pure possibile una derivazione da un soprannome basato
sul termine grecanico coyscoynàs
(allevatore di porci)
ad indicare forse il mestiere dei capostipiti. |
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CUSCUSA |
Cuscusa, decisamente sardo, ha un ceppo nell'oristanese a
Paulilatino, ad Iglesias ed a Macomer nel nuorese, potrebbe
derivare da un soprannome originato dal termine sardo logudorese
cuscusa
o cuscuso
(una specie di minestra a base di semolino).
integrazioni fornite da
Giuseppe Concas
CUSCUSA: cuscusa, cuscusone/i:
con queste voci sono denominate
parti di alcune erbe selvatiche,
in genere spighe di cereali: l'orzo
murino (hordeum
murinum), il forasacco
(bromus), la lappa o lappola (arctium lappa). Queste hanno tutte
dei frutti (le parti delle spighe) che si attaccano ai calzoni,
alle magliette, ai vestiti in genere. Sono fastidiosissimi
perché penetrano nei calzoni, nelle calze delle scarpe sino a
pungere la pelle. Sono assai pericolosi quando penetrano nelle
narici dei cani, perché vanno sempre più a fondo. Quando una
persona si rende fastidiosa e insistente diciamo comunemente:"
Esti peus de u' cuscusòni"
( E' peggiore di un
..) Forse il cognome deriva dalle
caratteristiche del cuscusòni. "Non mene voglia chi porta questo
cognome, per la mia osservazione"! Sul loro etimo permane
incertezza: forse si tratta di onomatopee. Il Wagner mette punto
di domanda! Ma non dimentichiamo che il cuscus o cuscussù è una
pietanza tipica del nord Africa, a base di semola di grano,
selvatico un tempo: dal berbero
kuskus. Per il momento non
sappiamo altro. Attualmente il cognome Cuscusa è presente in 36
Comuni italiani, di cui 19 in Sardegna: Paulilatino 34, Iglesias
16, Macomer 14, etc. |
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CUSIMANO
CUSMA'
CUSMANO
CUSUMANO |
Sono tutti cognomi di origine siciliana, Cusimano è molto
presente nel palermitano, ma ha grossi ceppi anche
nell'agrigentinmo, nisseno, catanese e messinese, Cusmà, quasi
unico, è del messinese, Cusmano ha un ceppo a Palermo, uno
nell'agrigentino, uno nel catanese ed uno nel messinese,
Cusumano è il più diffuso, soprattutto nel trapanese,
agrigentino, palermitano, catanese e messinese, ma ben presente
comunque in tutto il resto dell'isola, con sparute presenze solo
nell'ennese, dovrebbero tutti derivare da una latinizzazione (Cosmanus)
del nome greco Kosmas,
si ricordino i SS Cosma e Damiano, da Cosmanus si è arrivati poi
a Cusmano e poi a Cusimano e Cusumano. |
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CUSIN
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Cusin è tipico del padovano e veneziano, dovrebbe derivare da un
soprannome dialettale per cugino.
integrazioni fornite da
Livio Morpurgo
il cognome è di origine ebreo Sefardita e proviene dal
Portogallo da dove è partito verso l'italia quando ne furono
cacciati tutti gli ebrei nel 1492. |
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CUSINATI
CUSINATO
CUSINI |
Cusinati assolutamente rarissimo e Cusinato sono di origine
padovana, Cusini è tipico della Valtellina, dovrebbero dipendere
da un soprannome dialettale.
integrazioni fornite da
Giacomo Ganza / Villa di Tirano (SO)
Questi cognomi derivano da un vocabolo dialettale significante
cugino (legame di parentela).
integrazioni fornite da
Paolo Cucinato Alzate Brianza (Co)
Si possono fare parecchie ipotesi, su questi cognomi. La
famiglia Cusinato era originaria di Bassano del Grappa (VI)
almeno fin dal 1259: una iscrizione romana che elenca i nomi
componenti di una centuria riporta "....Aulus Cusinius Clarus
munificies......"; da Dante Olivieri (Toponomastica veneta) un
certo Cusinius risulta essere il fondatore del paese di
Cusignana di Arcade
(Tv); il cognome Cusin è elencato tra i cognomi di origine
ebraica il significato è : figlio di Kus (Chus), ossia Saulle,
figlio di Cam. Re Davide scrive una lamentazione in suo
proposito (Bibbia salmo 7:1 ); in un atto notarile di Bassano
del 1259 ( F.Scarmoncin) risulta testimone un Pietro Cosino; in
un atto notarile del 1316 risulta testimone Albertino, figlio
di Cusin da Crespano (G. Farronato); nel 1508 esistono i Cuxin,
sempre a Bassano nella Rosà (G. Farronato); nel 1550 esistono i
Cuxinus, sempre della Rosà (G.Farronato); secondo il F.Signori
(toponomastica storica bassanese) i Cusin della Rosà danno il
nome alla contrada dei Cusinati
tuttora esistente come frazione di Rosà, comune del bassanese.
La nostra famiglia era Cusinato
fino al 1810/20. Da allora in poi nei registri di stato civile
(S.Maria in Colle di Bassano) venne variato in
Cucinato,
mentre il cognome originario non alterato continua in altre
località del Veneto. Ultima ipotesi da non trascurare: in una
regione della Croazia, 100 km a sud di Zagabria esiste il
cognome Kucinic in diversi paesi della zona (scritto anche
Kuchinich).Un uomo politico americano, distintosi nell'ultima
campagna elettorale
USA, Dennis Kuchinich, è di dichiarate origini croate. Una mia
trisavola (1789) era di origine dalmata. Quindi, visto le
ipotesi sopraesposte, ho ritenuto abbastanza semplicistico e
sbrigativo far derivare il cognome in questione solo dalla forma
dialettale di cugino = cusin, che è realistica, ma non completa. |
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CUSMA
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Cusma è tipicamente giuliano, di Trieste in particolare, deriva
dal nome slavo Kusma,
a sua volta derivato dal nome greco
Kosmas,
ricordiamo i Santi Kosmas e Damianus. |
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CUSSA
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Cussa, quasi unico, è del cuneese, dovrebbero derivare dal nome
latino di origini germaniche
Cussa o
Kussa di
cui troviamo tracce in un cippo funerario ai piedi dello
Stelvio: "PONTICO // GERMANI . F // ET . CVSSAE // GRAECI . F //
CAMUNNIS // MEDUSSA // GRAECI . F // SORORI // HIC SITI SUNT",
nome che può anche essere femminile: "...Item Stephanus Drasych
vendidit Johanni sutori unum fundum pro debitis Kussa mulieris,
tempore dicti Johannis....". |
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CUTARELLA
CUTARELLI |
Cutarella, molto molto raro, è del napoletano, così come il
leggermente più diffuso Cutarelli che è tipico di Napoli, con un
ceppo anche a Roma, potrebbe derivare da una forma ipocoristica
di un soprannome originato dal termine greco κιθάρα (kithara),
cetra,
forse perchè il capostipite ne fosse un suonatore. |
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CUTI
CUTO |
Cuti, molto raro, è specifico del palermitano, di Palermo in
particolare e di Casteldaccia, Cuto è praticamente unico,
potrebbero derivare dal nome ebraico
Cuth o
anche dal nome ebraico Kittim,
tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad esempio a
Gallipoli in una registrazione di battesimo del 1608, del figlio
di un tale Quintiliano Cuti e di Caterina sua moglie. |
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CUTIETTA |
Cutietta è specifico di Carini nel palermitano, famiglia
importante della città fin dal 1700, l'origine del cognome
potrebbe essere da un soprannome originato da un'alterazione del
termine dialettale siciliano
cutieddu (coltello). |
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CUTINI
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Cutini è tipico dell'area che comprende le province di Arezzo,
Perugia, Macerata ed il Piceno, con un ceppo anche tra romano ed
aquilano, l'origine di questo cognome potrebbe essere dal popolo
dei Cutini,
abitanti anticamente la città sannita di Cutina nell'aquilano,
di cui parla Tito Livio nel Libro ottavo del suo
Ab Urbe Condita:
"...refugerent hostes sed iam ne uallo quidem ac fossis freti
dilaberentur in oppida, situ urbium moenibusque se defensuri.
postremo oppida quoque ui expugnare adortus, primo Cutinam
ingenti ardore militum a uolnerum ira quod haud fere quisquam
integer proelio excesserat, scalis cepit, deinde Cingiliam.
utriusque urbis praedam militibus, quod eos neque portae nec
muri hostium arcuerant, concessit...", non si può comunque
escludere, anche se meno probabile, una derivazione attraverso
ipocoristici dalla Gens etrusca
Cutu (vedi CUZZI). |
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CUTINO
|
Cutino, abbastanza raro, è specifico del palermitano, di Palermo
e di Isola delle Femmine e di Alcamo nel trapanese, con un ceppo
anche tra napoletano e salernitano potrebbe derivare da forme
ipocoristiche del nome ebraico
Cuth o
Kittim
(vedi CUTI), l'ipotesi che farebbe derivare invece quaesto
cognome da un soprannome originato dal termine ungaro
kut (fontana),
facendolo risalire all'epoca dell'imperatore Federico,
sembrerebbe molto poco credibile. |
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CUTOLO
CUTULI |
Cutolo è tipico del napoletano di Ottaviano, San Giuseppe
Vesuviano e Napoli, Cutuli, tipicamente siciliano, ha un ceppo
nel catanese ed uno tra messinese e reggino, dovrebbero derivare
da soprannomi originati dal termine greco arcaico
kutylè (oggetto
cavo, scavato, coppa). |
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CUTONE
|
Cutone ha
un ceppo ad Isernia ed uno, molto più piccolo, a Lucera nel
foggiano, il cognome dovrebbe derivare da un soprannome
dialettale, probabilmente nato dal fatto che il capostipite
commerciasse in cotone, troviamo tracce di questa
cognominizzazione a Pascarola nel napoletano in una
registrazione dell'anno 1271: "..Die V octobris XV ind. apud
Melfiam. Nicolao de Rugeth et Isabelle uxori, heredibus etc.
[conceduntur] bona que fuerunt quondam Iacobe Cutone, existentia
in Aversa. (Inter que bona: .... in villa Pascarole petia una
terre iuxta domum Martini de Rahone de eadem villa et hortum
Roberti Capicis, et ibi nemus quod fuit Iohannis de Rebursa;
item in pertinentiis Palude Carbonarie terra una iuxta terram
Sergii de Iudice de Neapoli et terram heredum Henrici de Sancto
Arcangelo; item terra una iuxta terram Petri Visconti; item
iardenum unum iuxta terram Roberti Capicis et ortum Andree de
Thomasio...". |
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CUTRIGNELLI |
Cutrignelli è specificatamente barese, potrebbe trattarsi di una
forma etnica arcaica per crotonesi, ma molto più probabilmnete
si tratta di un soprannome originato dal termine grecanico
cutra
(vasellame cotto d'argilla),
probabilmente ad indicare che il mestiere dei capostipiti fosse
quello di produttori di stoviglie in argilla cotta al forno. |
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CUTRONE
CUTRONI |
Cutrone ha un ceppo molisano a Toro e Campobasso, uno importante
nel barese a Palo Del Colle, Bari e Modugno ed in Sicilia a
Corleone nel palermitano e nel ragusano a Chiaramonte Gulfi,
Acate, Ragusa e Comiso, Cutroni, estremamente raro, parrebbe del
messinese, dovrebbero derivare da soprannomi originati dal
vocabolo della Magna Grecia
cutra (oggetto
prodotto con l'argilla), è
anche possibile un collegamento con il nome meridionale della
città di Crotone che è appunto Cutrone. |
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CUTROPIA
CUTRUPIA |
Cutropia e Cutrupia sono specifici del messinese, in particolare
di Barcellona Pozzo di Gotto, il primo ha anche un ceppo a
Milazzo il secondo a Terme Vigliatore, tracce di queste
cognominizzazioni le troviamo con l'Arciprete Cutropia agli
inizi del 1700 a Barcellona Pozzo di Gotto, potrebbero derivare,
direttamente o tramite un ipocoristico, dal termine greco
kostropòs
(alla maniera di Kos
o anche originario di Kos
l'isola greca di Coo
nel Dodecanneso), indicandone probabilmente l'origine da parte
dei capostipiti, secondo un'altra ipotesi deriverebbero invece
da soprannomi basati sul termine dialettale
cutrùpu (piccola
brocca). |
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CUTRUFELLI
CUTRUFO |
Cutrufelli, assolutamente rarissimo, è dell'area messinese
catanese, Cutrufo ha un ceppo a Siracusa ed a Noto nel
siracusano ed a Catania, dovrebbero derivare, direttamente o
tramite una forma ipocoristica, da soprannomi basati sul termine
dialettale cutrùfo
(caraffa). |
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CUTAIA
CUTTAIA |
Entrambi tipicamente siciliani, Cutaia ha un ceppo nel nisseno a
Riesi ed a Caltanissetta, nell'agrigentino, ad Agrigento,
Grotte, Canicattì, Racalmuto, Porto Empedocle e Palma di
Montichiaro, e nel palermitano, a Termini Imerese e Palermo,
Cuttaia è specifico di Licata nell'agrigentino, dovrebbero
derivare da un soprannome basato sul termine arabo
quttayah
(cima di un piccolo monte). |
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CUZZI
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Molto molto raro, con un ceppo nell'udinese ed altri in giro per
l'Italia, potrebbe essere di origini latine e derivare dal
praenomen romano Cutius, originato dalla gens Cutu etrusca, di
cui abbiamo un esempio negli
Annales di Tacito: "...cum
velut munere deum tres biremes adpulere ad usus commeantium illo
mari. et erat isdem regionibus Cutius Lupus quaestor, cui
provinci a vetere ex more calles evenerant...", ma è pure
possibile una derivazione dall'aferesi di una modificazione del
nome Marco, Marcuzzo, dei Marcuzzi, Cuzzi. Tracce di questa
cognominizzazione le troviamo a Rovigno in Istria fin dal 1600. |
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CUZZOCREA |
Tipico del reggino, dovrebbe derivare da un soprannome di
origine greca cuzzocrea
(carne mozzata), dal greco
koutsos (tagliato) e
krea (carne),
forse in ricordo di un episodio di guerra o di un disastro
durante la pesca, ma anche, e non lo si può assolutamente
escludere, che derivi da un soprannome atto ad identificare il
capostipite come un ebreo circonciso. |
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CUZZOLIN
CUZZOLINA
CUZZOLINI
CUZZOLINO |
Cuzzolin è tipicamente veneto e friulano, con massima
concentrazione nel veneziano, a San Donà di Piave, Venezia,
Iesolo, Portogruaro, Noventa di Piave ed Annone Veneto,
Cuzzolina, è unico, del salernitano, Cuzzolini è quasi unico,
Cuzzolino ha un ceppo a San Gregorio Magno nel salernitano, con
presenze anche nel cosentino, dovrebbero derivare da forme
ipocoristiche nate dal termine greco
koutsos (tagliato,
forse circonciso), ma il ceppo veneto potrebbe anche derivare da
un soprannome dialettale con il significato di
cucciolino. |
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CUZZUOL |
Cuzzuol, estremamente raro, è del trevigiano, dovrebbe derivare
da un soprannome dialettale originato dal termine dialettale
trevigiano arcaico cuzzuol
(cuccia per animali domestici,
il fatto di accovacciarsi). |
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CUZZUPE
CUZZUPE' |
Cuzzupe, quasi unico, è siciliano, così come il più diffuso
Cuzzupè, che è specifico del messinese, di Milazzo, San Filippo
del Mela, Torregrotta, Messina e Pace del Mela, dovrebbero
derivare da un soprannome dialettale basato sul termine
dialettale calabro, siciliano arcaico di origini grecaniche
kuzzùpa
(focaccia),
probabilmente ad indicare nei capostipiti dei produttori di
questo tipo di alimento. |
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CUZZUPOLI |
Cuzzupoli, molto molto raro, è tipico del reggino, di Palmi in
particolare, dovrebbe derivare da un soprannome originato
dall'unione dei termini greci
koutsos (tagliato)
e poulos
(figlio),
probabilmente utilizzato per indicare nel capostipite il figlio
di un ebreo circonciso (vedi CUZZOCREA) |
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